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News


23/04/2020
Lettera aperta in memoria del Prof. Lorenzo Acquarone

Lettera aperta in memoria 
del Prof. Lorenzo Acquarone
 
 di Vincenzo Caputi Jambrenghi
Caro Lorenzino,
perdona anzitutto il diminuitivo con il quale, d’altra parte, tutti i Tuoi amici Ti hanno sempre chiamato affettuosamente.
Desidero ricordare, pensando a Te come mi capita spesso dopo la Tua scomparsa, un episodio che, fuori dell’Università e del Foro, ha coinvolto entrambi durante la vigenza della Commissione bicamerale per le riforme costituzionali istituita con la legge costituzionale del 24 gennaio 1997, n. 1.
L’onorevole Boato, del Gruppo Misto Verdi-Ulivo, aveva presentato al Comitato “Sistema delle garanzie”, articolazione della bicamerale, la proposta di abolizione della Corte dei conti con relativa abrogazione delle tre norme costituzionali che la prevedono.
La Commissione aveva aperto le audizioni su tale proposta e per la Corte dei conti era stato ascoltato il giovedì 17 aprile 1997 il dott. Furio Pasqualucci, presidente dell’Associazione Magistrati della Corte.
Al termine questi, evidentemente sentendo puzza di bruciato, aveva chiesto e ottenuto che in un’aula di lavoro del Senato si tenesse poco dopo un incontro chiarificatore tra l’on. Boato ed i suoi alleati da una parte, esponenti della magistratura contabile dall’altra, con la partecipazione di professori universitari in funzione di garanti della discussione giuridica.
Sei stato designato unanimemente, in quanto grande giurista con altrettanto rilevante esperienza parlamentare, a presiedere la riunione prevista per le ore 9,00; il gruppo dei professori era composto da Te, dal processualista sommo on. professore Giovanni Conso, processualpenalista e dai professori Vincenzo Cerulli Irelli, amministrativista, Sergio Mattarella, istituzionalista e da chi Ti scrive.
Sta di fatto che alle 9,00, entrato in aula, Ti vedo parlare, con la Tua loquela irresistibile, con il gruppo dei magistrati contabili. “Sono mortificato ma non posso restare, perché è stata fissata per questa mattina alle ore 12 presso il Tribunale penale di Milano una causa per violazioni urbanistiche nella quale devo difendere un antico amico, mio cliente, nel corso di un’udienza che è programmata per le ore 12,00. Il cliente mi aspetta giù in taxi perché dobbiamo raggiungere l’aeroporto dell’Urbe e volare verso Milano. Perdonate, ma sono venuto a scusarmi perché non sorgesse il dubbio di un mio voluto disimpegno”.
Nella delusione generale, ci stavamo salutando quando il presidente Pasqualucci si avvicina a me con un grande sorriso: “Professore, deve presiedere lei, ho parlato anche con i colleghi”. Prima che potessi protestare Tu hai esclamato: “Ottima scelta, presidente” e sei volato via facendomi l’occhiolino. Addio, ho pensato, con la Tua consueta generosità mi avevi tagliato la strada di un discessusche inutilmente tentai comunque di perorare presso il prof. Conso, invocando anche l’aiuto del più giovane professore Mattarella che era seduto accanto a lui e sorrideva..... ma niente da fare.
Allora prendo il Tuo posto e, dopo i saluti di prammatica, “On. Boato, siamo qui oggi per approfondire i concetti della sua proposta, la prego senz’altro di intervenire, per illustrarla”.
Ma Boato “Signor presidente, io ho ben poco da dire se non che queste persone sedute di fronte nelle ultime tre settimane mi hanno tempestato di telefonate chiedendomi di rinunciare alla mia proposta, uno perché rimanendo senza lavoro non raggiungerebbe l’età pensionabile, altri perché hanno famiglia numerosa da mantenere, altri ancora perché sono troppo anziani per intraprendere un altro lavoro....”.
A questo punto circa quaranta persone si levano in piedi uscendo dall’aula per raggiungere, in un silenzio spettrale, una stanza adiacente ... si sente da lontano soltanto qualche parola.... “Ma come si permette? Di chi sta parlando? Dove siamo arrivati!”.
La riunione sulla proposta Boato era, dunque, terminata prima di cominciare: ma io sentivo il peso della Tua investitura, ed anche perché cerco sempre di non arrendermi di fronte alle avversità, sfoderai un mezzo sorriso e “On. Boato, non può andar perduta una preziosa occasione come questa per affrontare un problema istituzionale che prescinde - direi che in ogni caso deve prescindere - dalle contingenze, come quella della sgradevole invasione telefonica di alcune persone interessate, episodi ai quali lei si è riferito... Vedevo, mentre parlavo, un certo ritorno di serenità sul viso dell’on.le che, quasi convinto (mah!) dalle mie parole e con voce, questa volta pacata, “Ma presidente, anch’io sono venuto qui per parlare della proposta....” …. “Allora parliamone e basta, non le pare? Mi consente di provare a convincere i magistrati a tornare in aula?”
 “Per me va bene!” , la sua risposta, non proprio immediata, ma alla fine convinta.
Per me va bene (?.)...” ho pensato io nel levarmi in piedi per raggiungere gli avventiniani “Cari signori, lasciatemi dire che è proprio necessario tornare in aula superando il singolare episodio che ha causato la vostra protesta dignitosa : Boato si è dichiarato a favore di una ripresa della riunione, dicendosi spiacente (…..) di quanto accaduto: se tornate, per lui “va bene”, ha dichiarato”.
Dopo una breve consultazione fra loro i magistrati rientrano in aula nel silenzio generale (“nell’interesse pubblico dobbiamo mettere da parte anche la dignità”, si sente salire dal gruppo una voce lontana).
Finalmente Boato prende la parola illustrando che, ad onta delle sue tradizioni, la Corte dei conti non ottiene risultati concreti e rilevanti, mentre il costo del suo servizio è eccessivo. Subito dopo interviene il prof. Conso, sottolineando che il problema del costo del servizio non è insolubile e che i risultati dell’attività della Corte sono individuabili anche nella coercizione indiretta (“se non ci fosse, che fine farebbe l’erario pubblico in pochi mesi?”).
Il prof. Cerulli Irelli esprime le sue idee con forza: chi governa non può amare i controlli sulla propria attività, ma un’analisi delle istituzioni costituzionali esclude in radice l’ammissibilità stessa della proposta di soppressione della Corte. Subito dopo l’on. prof. Mattarella, avverte una chiamata in causa dal precedente intervento e, condividendone l’impostazione, dimostra che l’interesse generale al controllo del percorso del denaro pubblico non può che essere affidato ad una magistratura imparziale che coadiuva il parlamento nella ricerca costante della legalità, così come del bene comune e condanna alla restituzione i responsabili di danno erariale.
Furio Pasqualucci, eminente giurista della Corte, ringrazia me e tutta la componente universitaria per le chiare prese di posizione in favore della sopravvivenza della Corte dei conti ed esprime l’auspicio che il Comitato delle garanzie, del quale fa parte l’on. Boato, non relazioni alla Commissione bicamerale in senso favorevole alla proposta “sovversiva”.
Dopo due interventi orientati all’abolizione è toccato a me concludere: posso dirTi che prima di parlare ho pensato a Te e ho richiamato subito la sfortunata evenienza che ci aveva privato della presenza del nostro presidente “naturale”; compensata, tuttavia, almeno in gran parte, dal livello dei singoli interventi, anche quelli di Boato e dei suoi sodali, mentre una riunione dall’inizio tempestoso si concludeva in una profusione generale di sorrisi.
Nel lasciare la sala Ti ho dedicato un pensiero grato che in un colloquio telefonico del giorno dopo ho approfondito nel racconto della mia semibugia- tuttavia efficace - che ha suscitato un Tuo commento ironico “bravo, ci voleva!”.
Ti saluto con grande affetto.
Vincenzo
 
 
 
 

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