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29/07/2019
Considerazioni a margine dell'ordinanza del Consiglio di Stato, sez. V, 7.1.2019, n. 138

ABSTRACT
Il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, effettuato dalla sezione quinta del Consiglio di Stato, fa riemergere un dibattito, mai sopito, in ordine alla disciplina dell’in house providing. In particolare, il commento si sofferma sui due dubbi di legittimità euro-unitaria sollevati dall’ordinanza. In primo luogo, nell’analizzare la compatibilità dell’articolo 192, comma 2, del Codice dei contratti pubblici, approvato con d.lgs. n. 50 del 2016, con la normativa comunitaria, si affronta la problematica in ordine al rapporto tra la tutela della concorrenza e la libertà di autodeterminazione della pubblica amministrazione, al fine di comprendere se l’affidamento in house rappresenti un’eccezione alla regola dell’evidenza pubblica, ovvero una delle tre normali forme organizzative dei servizi pubblici locali, la cui scelta è rimessa alla valutazione discrezionale della pubblica amministrazione. In secondo luogo, si analizza l’interpretazione ricavata dai giudici remittenti dalla disposizione nazionale oggetto di censura (art. 4, comma 1, del Testo Unico delle società partecipate, approvato con d.lgs. n. 175 del 2016), la quale, diversamente interpretata, potrebbe salvarsi dai dubbi di legittimità euro-unitaria.
 
 

Considerazioni a margine dell'ordinanza del Consiglio di Stato, sez. V, 7 gennaio 2019, n. 138 di Maria Letizia Siciliano