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News


19/03/2019
Tutela dei beni culturali e storici

1.Il giudice amministrativo deve verificare l’eventuale incidenza sostanziale dell’omessa partecipazione procedimentale sul contenuto dell’atto finale. Ne consegue che l’interessato che lamenta la violazione dell’obbligo di comunicazione dell’avvio del procedimento ha anche l’onere di allegare e dimostrare che, grazie alla comunicazione, egli avrebbe potuto sottoporre all’amministrazione elementi che avrebbero potuto condurla a una diversa determinazione da quella che invece ha assunto. Gli elementi di legittimità possono, invece, essere allegati anche nel solo processo, con la conseguenza che il giudizio sul vizio procedimentale, se fondatamente lamentato, assorbe il giudizio sulla fondatezza della domanda giudiziale. Se invece la domanda, basata su un siffatto motivo, è infondata, il vizio di mancata comunicazione procedimentale non rileva perché la comunicazione, ove effettuata, comunque non avrebbe potuto condurre all’adozione di un provvedimento diverso – a proposito di una tale doglianza - da quello in concreto adottato.

 

2.Nell’ ordinamento italiano per costante elaborazione pretoria non trova riconoscimento la teoria c.d. del "one shot" (viceversa ammessa in altri ordinamenti). Detta regola prevede che l’Amministrazione possa pronunciarsi negativamente una sola volta, facendo in detta occasione emergere tutte le possibili motivazioni che si oppongono all’accoglimento della istanza del privato. Nel sistema italiano il principio è stato “temperato” accordandosi all’Amministrazione due chances: si è infatti costantemente affermato che l'annullamento di un provvedimento amministrativo a carattere discrezionale che abbia negato la soddisfazione di un interesse legittimo pretensivo non determina la sicura soddisfazione del bene della vita, ma obbliga semplicemente l'amministrazione a rinnovare il procedimento tenendo conto della portata conformativa della sentenza.

 

3.Affinchè la valutazione dell’amministrazione preposta alla tutela del vincolo risulti ragionevole, essa deve avere per obiettivo la tutela in concreto del bene protetto e non l'inutile evocazione di un valore astratto: ne deriva che il giudizio di comparazione fra l'opera da realizzare e il contesto da difendere va compiuto tenendo presente le reali caratteristiche dell’intervento e le condizioni dell'area in cui esso è inserito.

 

4.La situazione di compromissione dei valori storici ed identitari ad opera di preesistenti realizzazioni maggiormente richiede che nuovi interventi non pregiudichino ancor più l'ambito protetto. Nondimeno, la prevenzione di ulteriori interventi incompatibili con l’esigenza di tutela del bene deve essere effettiva e non solo teorica: è per questo che la valutazione dell'Amministrazione deve essere riferita alla circostante realtà attuale.

T.A.R. Campania - Napoli - Sezione VII - Sentenza 18 marzo 2019*