Direzione Scientifica:
Prof. Avv. Angelo Clarizia
Prof. Avv. Giuseppe Morbidelli

Codice ISSN:
1972-3431

Redazione:
Giustamm
redazione.giustamm@gmail.com

Editore:
Editoriale Scientifica S.r.l. editoriale.abbonamenti@gmail.com

Direttore Responsabile:
Prof. Avv. Alfonso Celotto

Iscrizione presso
il Tribunale di Roma al n. 106 del
22/10/2020

News


07/03/2019
Rimessa alla Adunanza Plenaria il chiarimento degli strumenti e termini del controllo giudiziale nell' applicazione della penalità di mora

1.La penalità è riconducibile a una misura coercitiva indiretta a carattere pecuniario, inquadrabile nell’ambito delle pene private o delle sanzioni civile indirette, volta a vincere la resistenza del debitore per indurlo ad adempiere all’obbligo sancito a suo carico dalla decisione del giudice. L’istituto - in origine estraneo all’ordinamento processuale italiano - ha il suo antecedente prossimo nell’art. 614-bis (Misure di coercizione indiretta) Cod. proc. civ. La sua collocazione concettuale risponde al modello di matrice francese delle astreintes, quale strumento di coercizione indiretta, pecuniario, disposto dal giudice affinché l’obbligato, sotto quella comminatoria, adempia all’obbligo impostogli dalla sentenza di cognizione. La natura strumentale e sanzionatoria della misura - che mira non a compensare il pregiudizio cagionato dalla mancata esecuzione della sentenza ma a sanzionare l’inosservanza alla statuizione giudiziaria e così indurre il debitore all’adempimento - ne esclude la funzione riparatoria: la sua funzione infatti è tutta deterrente e di prevenzione del protrarsi dell’inadempimento. 

 

2.Quale punto di diritto che ha dato e può dar luogo a contrasti giurisprudenziali, si impone la rimessione alla Adunanza Plenaria in ordine alla necessità di chiarire quali siano gli strumenti e i termini del controllo giudiziale circa la “non manifesta iniquità” e l’insussistenza di “altre ragioni ostative” nell’applicazione della penalità di mora a norma dell’art. 114, comma 4, lett. e), Cod. proc. am. Più in particolare, è dubbio se tale controllo debba avvenire nella sola fase di comminatoria della misura, senza che poi più possa il giudice intervenire alla luce di modalità e tempi di avvenuto adempimento e di altri fatti sopravvenuti, a causa di una cristallizzazione della decisione in una sorta di giudicato intangibile; oppure se la misura possa, per dette o altre ragioni, essere poi ridefinita, in fase di attuazione, attraverso lo strumento dei chiarimenti sulle modalità d’ottemperanza o altre forme; ponendosi, in questa seconda ipotesi, l’ulteriore quesito circa la portata degli effetti della pronuncia modificativa: segnatamente, in ordine alla possibilità che la revisione della misura possa avere effetto anche retroattivo, incidendo – in ragione dell’avvenuta soddisfazione dell’interessato e delle sue modalità - sul debito già maturato per via delle pregresse violazioni, inosservanze o ritardi dell’amministrazione

Consiglio di Stato - Sezione V - Ordinanza 4 marzo 2019*