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il Tribunale di Roma al n. 106 del
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News


01/03/2019
Omessa autorizzazione allo svolgimento di incarichi esterni

1.L’art. 6, comma 10, legge n. 240/2010 (cd. riforma Gelmini), per i professori e i ricercatori a tempo pieno, espressamente subordina alla previa autorizzazione del rettore lo svolgimento delle funzioni didattiche e di ricerca, nonché di compiti istituzionali e gestionali senza vincolo di subordinazione presso enti pubblici e privati senza scopo di lucro, purché non si determinino situazioni di conflitto di interesse con l’Università di appartenenza, ed a condizione comunque che l’attività non rappresenti detrimento delle attività didattiche, scientifiche e gestionali affidate dall’Università cui i predetti appartengono.

 

2.Gli incarichi esterni del docente universitario sono rigidamente regolati da condizioni normative, che devono essere prudentemente saggiate dall’organo competente, ossia dal Rettore, previa istanza documentata da parte del docente a tempo pieno, che aneli ai suddetti incarichi esterni, da autorizzarsi specificamente: tanto esclude ogni ipotesi di autoreferenziale presunzione di rilascio di qualsivoglia autorizzazione implicita o generalizzata.

 

3.La richiesta o comunque l’ottenimento della prevista autorizzazione a svolgere incarichi esterni inerisce al rapporto di lavoro ed agli adempimenti che il lavoratore, anche quando ricopra qualifiche elevate, come quelle di docente universitario, è specificamente tenuto nei confronti dall’amministrazione presso cui presta l’attività lavorativa: tanto comporta un obbligo di diligenza professionale (art. 13, comma 1°, d.P.R. n. 3 del 1957, art. 2104 c.c., 2129 c.c.) che richiede – data la tendenziale esclusività del rapporto di impiego pubblico (art. 13, comma 2°, d.P.R. n. 3 del 1957), ricollegata anche a precetti di rango costituzionale (art. 98, comma 1°, Cost.) – un onere di particolare attenzione da parte del pubblico dipendente, che deve discernere e ben apprezzare quando svolge attività presso strutture diverse dal suo luogo ordinario e quotidiano di lavoro.

 

4.La disposizione normativa, di cui all’art. 53, comma 8, d.lgs n. 165 del 2001, che prevede il “riversamento” all’amministrazione datrice di lavoro delle somme percepite, per l’incarico non autorizzato, comporta l’adozione di un provvedimento autoritativo di ingiunzione, volto al recupero delle dette somme a favore dell’amministrazione, collegato alla responsabilità per inadempimento grave di un obbligo contrattuale (ancorché trovi fonte nell’atto di nomina) del prestatore di lavoro. Pertanto, non viene inflitta una sanzione amministrativa o penale, per le quali trovino applicazione rispettivamente i principi (sostanzialmente omologhi) in tema di responsabilità, di cui alla legge n. 689 del 1981 o quelli di cui al codice penale, bensì viene adottato un provvedimento inerente alla gestione del rapporto di lavoro.

T.A.R. Puglia - Bari - Sezione II - Sentenza 27 febbraio 2019*