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News


27/02/2019
La distinzione tra le tre tipologie di impianti fotovoltaici - non integrati, parzialmente integrati e integrati architettonicamente – non appare violativa di legge né idonea a introdurre un criterio discriminatorio o irragionevole.

1 . La distinzione tra le tre tipologie di impianti fotovoltaici - non integrati, parzialmente integrati e integrati architettonicamente – operata dal d.m. 19 febbraio 2007 in applicazione del d. lgs. 387/2003 nonché della direttiva CE 2001/77/CE, non appare violativa di legge né idonea a introdurre un criterio discriminatorio o irragionevole. La presenza di arredo viario, superfici esterne e la destinazione dell’edificio possono essere, infatti, elementi idonei ad incidere sull’entità dell’incentivazione e delle agevolazioni concesse analogamente alla potenza dell’impianto.

 

2 . In ossequio a quanto previsto dall’art. 2, comma 1, lett. b2, del d.m. 19 febbraio 2007, l’impianto fotovoltaico “parzialmente integrato” si definisce come l'impianto i cui moduli sono posizionati, secondo le tipologie elencate nell’Allegato 2 del d.m. in parola, su elementi di arredo urbano e viario, superfici esterne degli involucri di edifici, fabbricati, strutture edilizie di qualsiasi funzione e destinazione.

 

Conforme: TAR Lazio 3091/2018

 

3. Requisito centrale per un impianto fotovoltaico “parzialmente integrato” ai sensi della tipologia specifica n. 2, prevista dall’allegato 2 del d.m. 19 febbraio 2007, è che il modulo risulti installato in modo “complanare” alla superficie di appoggio, ossia – secondo il significato proprio della parola utilizzata – in modo che giaccia sul medesimo piano, aderendovi perfettamente. Non è ammesso, pertanto, che i moduli risultino sollevati rispetto al piano lasciando un’intercapedine misurata secondo quanto richiesto dalle caratteristiche della superficie d’appoggio; in tal modo, derogando al requisiti imposto dal d.m. 19 febbraio 2007, si creerebbe invero incertezza in ordine all’effettiva ricorrenza, in concreto, della figura dell’impianto “parzialmente integrato”.

 

 

4. Il GSE, per giurisprudenza amministrativa consolidata, dispone del potere di interpretare le norme in materia di regimi incentivanti in favore delle energie rinnovabili anche attraverso l’adozione di atti generali assimilabili alle circolari interpretative.

 

 

5. A differenza di una circolare interpretativa, con la quale viene fornita agli operatori economici una guida trasparente e pubblica sulle nozioni e le definizioni applicate dal GSE, nonché un criterio oggettivo e non discriminatorio, la norma UNI 8627:2012, richiamata dalla “Guida agli interventi validi ai fini del riconoscimento dell’integrazione architettonica del fotovoltaico” del GSE di aprile 2009, non ponendosi in contrasto con il d.m. 19 febbraio 2007 fornisce chiarimenti ed effettua scelte ermeneutiche sul requisito e la nozione di tetto piano alle quali sarebbe, altrimenti, dovuto pervenire autonomamente il GSE in sede di applicazione delle relative disposizioni.

 

 

6. In materia di impianti fotovoltaici parzialmente integrati, il d.m. 19 febbraio 2007, in applicazione della direttiva CE 2001/77/CE, privilegia l’incentivazione di impianti i cui moduli sono posizionati e integrati sulle superfici esterne degli involucri degli edifici e negli elementi di arredo urbano e viario. La relazione con la scelta architettonica, in considerazione del diverso impatto della allocazione dell’impianto, pertanto non appare irragionevole o illogica né contrastante con le disposizioni interne ed europee.

T.A.R. Lazio - Roma - Sezione III ter - Sentenza 14 febbraio 2019*