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News


26/02/2019
Sulla riduzione della discrezionalità amministrativa in via sostanziale e processuale

Nel tempo attuale è concretamente tangibile l’evoluzione della Giustizia Amministrativa da strumento di garanzia della legalità della azione amministrativa a giurisdizione preordinata alla tutela di pretese sostanziali.

Avendo riguardo alla concezione soggettiva della tutela e alla centralità processuale della situazione soggettiva rispetto all’interesse alla legittimità dell’azione amministrativa, sembra ormai potersi «capovolgere definitivamente l’allocazione tradizionale delle due situazioni soggettive, entrambe attive, che si muovono nel processo, e ci si può forse spingere ad affermare che è l’interesse alla mera legittimità ad essere divenuto un interesse occasionalmente protetto, cioè protetto di riflesso in sede di tutela della situazione di interesse legittimo».

 

All’esito dell’evoluzione giurisprudenziale e normativa culminata con il nuovo codice del processo amministrativo, il sistema delle tutele è stato segnato dai sviluppi che si pongono tutti in direzione di una maggiore “effettività” del sindacato del giudice amministrativo, sia nei casi in cui il provvedimento viene confermato, sia nei casi in cui l’interesse legittimo viene ritenuto leso.

 

Preso atto che il CPA prefigura un sistema aperto di tutele e non di azioni tipiche; che risultano valorizzata al massimo grado le potenzialità cognitive dell’azione di annullamento; che è ormai acquisita la possibilità per il giudice di spingersi “oltre” la rappresentazione dei fatti forniti dal procedimento amministrativo; che al giudice della cognizione è stato attribuito il potere di disporre misure idonee ad assicurare l’attuazione del giudicato, si può concludere che la giurisdizione amministrativo è “piena”, nel senso che il giudice ha il potere di riformare in qualsiasi punto, in fatto come in diritto, la decisione impugnata resa dall’autorità amministrativa.

 

L’impostazione di fondo, avallata dalla giurisprudenza dell’Adunanza Plenaria, è nel senso che l’efficacia oggettiva del giudicato amministrativo non esclude in assoluto la possibilità di riedizione sfavorevole del potere, anche in assenza di sopravvenienze.

 

Per scongiurare il pericolo che la crisi di cooperazione tra amministrazione e cittadino possa risolversi in una defatigante alternanza tra procedimento e processo, senza che sia possibile addivenire ad una definizione positiva del conflitto, con grave dispendio di risorse pubbliche e private, occorre fare innovativamente riferimento al modello, emergente dal CPA, che disvela la legittima possibilità di affermare la riduzione progressiva della discrezionalità amministrativa, in via sostanziale e processuale.

Consiglio di Stato - Sezione VI - Sentenza 25 febbraio 2019*