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News


02/12/2018
L'associazionismo sindacale nell’ambito delle Forze Armate Italiane, associazione come proiezione espansa della persona umana.

Il parere del Consiglio di Stato n. 2756 del 23 novembre 2018 si pronuncia su una questione aperta, relativa all’associazionismo sindacale nell’ambito delle Forze Armate Italiane, che sottende la centralità del valore democraticamente fondante espresso dall’art. 18 della Costituzione in tema di libertà, appunto, di associazione come proiezione espansa della persona umana.

Sulla questione è intervenuta la Consulta (sentenza n. 120/2018) rilevando la illegittimità costituzione della totale preclusione per i militari di costituire sindacati.

La sentenza costituzionale costituisce il presupposto del parere ed è, in quanto tale, ben sintetizzata nello stesso.

Vale qui sottolineare come la declaratoria di incostituzionalità formulata nella sentenza n. 120/2018 citata (Va dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 1475, comma 2, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell'ordinamento militare), in quanto prevede che «I militari non possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale o aderire ad altre associazioni sindacali» invece di prevedere che «I militari possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale alle condizioni e con i limiti fissati dalla legge; non possono aderire ad altre associazioni sindacali.) ribalti la precedente pronuncia della stessa Consulta (n. 449/1999) sulla base – giova evidenziarlo - di un mutato scenario ordinamentale, soprattutto di carattere internazionale.

La Corte infatti, nella pronuncia n. 120/2018 dichiara di adeguarsi ai parametri della Cedu e della Carta Sociale Europea entrambe orientate al pieno riconoscimento della libertà di associazionismo sindacale, pur con delle “restrizioni legittime”.

In particolare, per quanto attiene alla Carta Sociale Europea, molto interessanti sono le relative affermazioni nella sentenza n. 120/2018: cit.: “10.- Nell'ordinanza di rimessione si deduce anche la violazione della Carta sociale europea, oggetto di revisione nel 1996, che riunisce in un solo trattato i diritti riconosciuti dalla versione originaria del 1961 e quelli che sono stati aggiunti attraverso il Protocollo addizionale del 5 maggio 1988, entrato in vigore il 4 settembre 1992.

10.1.- Ai fini dell'ammissibilità dell'evocazione di tale parametro interposto, va rilevato che esso presenta spiccati elementi di specialità rispetto ai normali accordi internazionali, elementi che la collegano alla CEDU. Se quest'ultima, infatti, ha inteso costituire un «sistema di tutela uniforme» dei diritti fondamentali civili e politici (sentenza n. 349 del 2007), la Carta ne costituisce il naturale completamento sul piano sociale poiché, come si legge nel preambolo, gli Stati membri del Consiglio d'Europa hanno voluto estendere la tutela anche ai diritti sociali, ricordando il carattere indivisibile di tutti i diritti dell'uomo.

Per queste sue caratteristiche la Carta, dunque, deve qualificarsi fonte internazionale, ai sensi dell'art. 117, primo comma, Cost. Essa è priva di effetto diretto e la sua applicazione non può avvenire immediatamente ad opera del giudice comune ma richiede l'intervento di questa Corte, cui va prospettata la questione di legittimità costituzionale, per violazione del citato primo comma dell'art. 117 Cost., della norma nazionale ritenuta in contrasto con la Carta. Ciò tanto più in considerazione del fatto che la sua struttura si caratterizza prevalentemente come affermazione di princìpi ad attuazione progressiva, imponendo in tal modo una particolare attenzione nella verifica dei tempi e dei modi della loro attuazione.

10.2.- Peraltro l'art. 5 della Carta sociale ha un contenuto puntuale. La sua rubrica reca «Diritti sindacali», e prevede che: «Per garantire o promuovere la libertà dei lavoratori e dei datori di lavoro di costituire organizzazioni locali, nazionali o internazionali per la protezione dei loro interessi economici e sociali ed aderire a queste organizzazioni, le Parti s'impegnano affinché la legislazione nazionale non pregiudichi questa libertà né sia applicata in modo da pregiudicarla. La misura in cui le garanzie previste nel presente articolo si applicheranno alla polizia sarà determinata dalla legislazione o dalla regolamentazione nazionale. Il principio dell'applicazione di queste garanzie ai membri delle forze armate e la misura in cui sarebbero applicate a questa categoria di persone è parimenti determinata dalla legislazione o dalla regolamentazione nazionale».

La norma ha, dunque, un contenuto simile a quello corrispondente della CEDU e, conseguentemente, si deve egualmente concludere che sia incompatibile con essa l'esclusione nei confronti dei militari del diritto di associazione sindacale da parte degli Stati sottoscrittori.

11.- Alla stregua di entrambi i parametri, vincolanti ai sensi dell'art. 117, primo comma, Cost., va riconosciuto ai militari il diritto di costituire associazioni professionali a carattere sindacale.”

In argomento, si riporta altresì per la connessione il testo della sentenza del Consiglio di Stato n. 5845/2017 sulla possibilità per il personale militare di inscriversi ai partiti politici.
 

Alessandro Pagano
 

REDAZIONE - Approfondimento tematico 2 dicembre 2018*