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News


01/12/2018
L’operatività del riparto fra G.O. e G. A

CORTE DI CASSAZIONE - SEZIONI UNITE - Sentenza 2 novembre 2018, n. 28053  
Schirò, Pres., Frasca Est.

 

​Da un caso giudiziario (apparentemente) semplice è scaturita la complessa sentenza delle Sezioni Unite n. 28053/2018 che ha fornito l’occasione alla Corte di precisare sub specie l’operatività del riparto fra G.O. e G. A.

Il tutto trae origine dalla richiesta di pagamento intimata ad una ASL per prestazioni sanitarie riabilitative che un centro medico polispecialistico, in regime di cd. accreditamento provvisorio, aveva effettuato.

Nell’atto di opposizione al decreto monitorio accolto, la ASL aveva eccepito il difetto di giurisdizione, deducendo, nel merito, che la somma non era dovuta in quanto eccedente il tetto di spesa stabilito sia dalla stessa ASL intimata, che da delibere regionali.

Sommariamente delineata la vicenda, la trama del ragionamento sviluppato dalla Corte Suprema può così schematizzarsi:

- la normativa di riferimento è costituita dall’art. 133 comma 1 lett. c) del CPA secondo cui sono devolute alla giurisdizione del G.A. “…le controversie in materia di pubblici servizi relative a concessioni di pubblici servizi, escluse quelle concernenti indennità, canoni ed altri corrispettivi..”;

- posto che la giurisdizione si radica in base alla domanda (art. 5 CPC) ne consegue che se la domanda “sostanziale” (il cd petitum sostanziale) è perimetrata dalla sola richiesta di pagamento del corrispettivo dovuto, la giurisdizione va radicata – stante la riserva espressa dall’art. 133 cit. – presso il G.O.;

- se, per contro, la domanda contiene contestazioni anche di atti amministrativi (tipicamente: delibere della ASL con cui il centro è convenzionato), il G.O. dovrà trattenere la giurisdizione sulla richiesta pecuniaria e declinarla per quanto attiene alla domanda di annullamento degli atti amministrativi rientranti nella giurisdizione esclusiva del G.A.: il G.O. utilizzerà lo strumento di cui all’art. 295 CPC per modulare diacronicamente le relative pronunce;

- vale sottolineare – come la sentenza avverte – che il G.O. non potrebbe mai disapplicare l’atto amministrativo incidente sulla vicenda: l’art. 5 della LAC esclude infatti tale disapplicazione in un processo in cui sia implicata una p.A., sicchè risulta vanificata la portata generalizzante dell’accertamento incidentale ex art. 34 CPC.

quid juris se la p.A. eccepisce che il suo comportamento non solutorio dipende da un provvedimento amministrativo?

E’ la parte della presente sentenza che merita la maggiore attenzione perché completa la descrizione del meccanismo del riparto, valutando anche questa eventualità.

Per le Sezioni Unite:

- l’eccezione non rileva ai fini del riparto, dominato dall’esame della domanda;

- il G.O., come già riferito, non potrebbe disapplicare l’atto amministrativo;

- gli è consentito tuttavia riscontrare il provvedimento amministrativo quale “fatto” incluso nell’oggetto del contendere (e non rilevante sul riparto): potrà, in altri termini, come per ogni altro “fatto”, stabilirne la incidenza sulla richiesta patrimoniale così decidendo per la fondatezza o meno della pretesa patrimoniale azionata.

Vale ribadire che non si abilita il giudice (ordinario) a sindacare la legittimità dell’atto amministrativo e quindi a disapplicarlo, ma soltanto a considerarlo quale “fatto rilevante” se effettivamente incidente sulla pretesa, ovvero “irrilevante”, se l’esame dell’atto (tal quale) si dimostrasse non ricollegabile al comportamento inadempiente dalla ASL.

Alessandro Pagano

 

 

 

Corte di Cassazione - Sezioni unite - Sentenza 2 novembre 2018*