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22/10/2020

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22/10/2020
Sentenza 6 ottobre 2020 n. 152 CORTE DEI CONTI - sez. GIUR. - Lombardia


1. In caso di espletamento di attività extralavorative remunerate e non autorizzate dal datore da parte di un pubblico dipendente, qualora costui rifiuti di riversare alla propria amministrazione, in base all’art. 53, co.7 e 7-bis, d.lgs. 30 marzo 2001 n. 165, gli importi percepiti, la giurisdizione spetta sempre alla Corte dei Conti anche per gli introiti anteriori alla introduzione del comma 7-bis nell’art.53 cit. ad opera della legge n. 190 del 2012, essendo norma ricognitiva del pregresso indirizzo giurisprudenziale favorevole alla giurisdizione contabile.
 
2.A fronte di un danno cagionato alla P.A. da un pubblico dipendente, è proponibile sia l’azione civile nei suoi confronti da parte della P.A. danneggiata, sia la doverosa e officiosa azione della Procura contabile, ma non può essere adottata una doppia condanna, in ossequio al ne bis in idem.
 
3.In caso di espletamento di attività extralavorative remunerate e non autorizzate dal datore da parte di un pubblico dipendente, sull’obbligo di riversare alla propria amministrazione gli importi percepiti in base al novello art. 53, co.7 bis, d.lgs. 30 marzo 2001 n. 165, ha giurisdizione la Corte dei Conti secondo il regime dell’ordinario giudizio di cognizione e non di quello sanzionatorio di cui agli artt. 133 segg., d. lgs. 26 agosto 2016 n. 174.
 
4.Ai primari ospedalieri che siano anche professori universitari a tempo pieno, in base all’art.5 d.lgs. n. 517/1999,  all’art.6, co.10 l. n.240 del 2010, più largheggiante rispetto al previgente art.11, co.5, d.P.R. n.382 del 1980, non è consentito l’espletamento di attività libero-professionale, e l’eventuale comunicazione al Rettore ed il suo avallo non rilevano sulla colpa grave, non potendo un atto amministrativo derogare ad un divieto legislativo assoluto.
 
5. Qualora un primario ospedaliero e professore universitario a tempo pieno, comunichi al Rettore, ricevendone avallo, l’espletamento di attività extralavorative vietate, la circostanza non esclude la colpa grave, ma implica una conoscenza datoriale che fa decorrere la prescrizione del credito erariale, con conseguente corresponsabilità dei vertici universitari nel danno residuo in caso di parziale prescrizione del credito.
 
6. A fronte dell’espletamento da parte di primario ospedaliero e professori universitari a tempo pieno di attività libero-professionali vietate dalla legge Gelmini, oltre al danno erariale previsto dall’art.53, co.7, d.lgs. n.165 del 2001, si configura un ulteriore e cumulativo danno per le maggiorazioni stipendiali percepite quale professore a tempo pieno rispetto a quelle spettanti al professore a tempo definito.
 
7.In caso di espletamento di attività extralavorative remunerate e non autorizzate dal datore da parte di un pubblico dipendente, l’obbligo di riversare alla propria amministrazione gli importi percepiti in base all’art.53, co.7 e 7 bis, d.lgs. 30 marzo 2001 n. 165, impone un calcolo al netto e non al lordo delle somme da versare, essendoci già stato un prelievo fiscale a favore della P.A. al momento della erogazione e della dichiarazione dei redditi.
 
8. L’art.21, d.l. n.76 del 2020 (conv.to in l. n.120 del 2020), nel limitare attraverso il c.d. scudo erariale la responsabilità amministrativo-contabile al solo dolo (per condotte commissive, ha natura di norma sostanziale ed è quindi inapplicabile a fatti pregressi alla sua entrata in vigore ovvero al 17 luglio 2020.
 

 

Corte dei Conti - Sezione giurisdizionale per la regione Lombardia - Sentenza 6 ottobre 2020*