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Articoli e Note
n. 4 -2010 - © copyright

 

NAZARENO SAITTA

Il codice che poteva essere…


Che non serva proprio a niente, non direi, come, invece, afferma Antonio Romano Tassone.
Direi piuttosto che la delusione, che già il progetto aveva suscitato, è aumentata.
Ma quel che sconcerta è, soprattutto il modus operandi, che porta il Consiglio dei Ministri ad esaminare, nella sua prima seduta, un testo tanto falcidiato (vi siete accorti a cosa si è ridotto l’articolo riguardante il giusto processo?).
Ma chi l’ha falcidiato? In quale sede? Con quanta legittimazione e legittimità?
Se la paternità del progetto licenziato dalla speciale Commissione mista di magistrati, docenti ed avvocati (si fa per dire!) era attribuibile alla Commissione stessa, chi si assume la paternità di questo “nuovo” progetto, ridotto e stravolto? Come si fa a ritenere che si possa prescindere dal parere che di solito formula su testi del genere il Consiglio di Stato (perché “incorporato” nella Commissione) una volta che i consulenti di Palazzo Spada avevano assentito uno schema di decreto del tutto diverso, caratterizzato soprattutto dalle novità che vi si erano introdotte e che, invece, sono state ex abrupto depennate? E poi, chi ha eliminato l’azione di adempimento se non chi sarebbe stato proprio il principale destinatario di quella condanna cui l’esercizio di quell’azione avrebbe potuto portare?
Le azioni ammissibili contro la pubblica amministrazione, da sei, si sono ridotte a tre: via accertamento, via adempimento, via esecuzione!
Che significato attribuire alla soppressione della disposizione sul dovere di lealtà e probità delle parti e dei loro difensori?
E quanti, quanti articoli, faticosamente elaborati in Commissione, sono stati completamente riscritti, con modifiche sostanziali che così sono state sottratte al parere del Consiglio di Stato (oltre che della commissione, come pur previsto dalla norma di delegazione)?
Ecc. ecc. ecc.

 

(pubblicato il 16.4.2010)

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