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	<title>980 Archivi - Giustamm</title>
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	<title>980 Archivi - Giustamm</title>
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	<item>
		<title>Sulla nozione di manufatti precari.</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sulla-nozione-di-manufatti-precari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2022 17:51:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sulla-nozione-di-manufatti-precari/">Sulla nozione di manufatti precari.</a></p>
<p>Edilizia e urbanistica &#8211; Manufatti precari &#8211; Art. 6, comma 1, lett. e – bis d.p.r. 380/01 &#8211; Nozione. La natura precaria dei manufatti trova la sua definizione nell’art. 6, comma 1, lett. e – bis d.p.r. 380/01 nei seguenti termini: “le opere stagionali e quelle dirette a soddisfare obiettive esigenze,</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sulla-nozione-di-manufatti-precari/">Sulla nozione di manufatti precari.</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sulla-nozione-di-manufatti-precari/">Sulla nozione di manufatti precari.</a></p>
<p style="text-align: justify;">Edilizia e urbanistica &#8211; Manufatti precari &#8211; Art. 6, comma 1, lett. e – bis d.p.r. 380/01 &#8211; Nozione.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">La natura precaria dei manufatti trova la sua definizione nell’art. 6, comma 1, lett. e – bis d.p.r. 380/01 nei seguenti termini: <em>“le opere stagionali e quelle dirette a soddisfare obiettive esigenze, contingenti e temporanee, purché destinate ad essere immediatamente rimosse al cessare della temporanea necessità e, comunque, entro un termine non superiore a centottanta giorni comprensivo dei tempi di allestimento e smontaggio del manufatto, previa comunicazione di avvio dei lavori all’amministrazione comunale”. </em>Su questa base, deve considerarsi legittimo provvedimento di diniego opposto dalla p.a. rispetto alla richiesta di titolo abilitativo in sanatoria per il mantenimento di fabbricato prefabbricato, alla luce della natura confessoria della stabilità dell’opera della stessa domanda di sanatoria,  non avendo senso chiedere la sanatoria di un manufatto destinato ad essere rimosso di lì a poco.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Pres. Morbelli &#8211; Est. Morbelli</p>
<hr />
<p style="text-align: center;">REPUBBLICA ITALIANA</p>
<p style="text-align: center;">IN NOME DEL POPOLO ITALIANO</p>
<p style="text-align: center;">Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria</p>
<p style="text-align: center;">(Sezione Seconda)</p>
<p style="text-align: justify;">ha pronunciato la presente</p>
<p style="text-align: center;">SENTENZA</p>
<p style="text-align: justify;">sul ricorso numero di registro generale 421 del 2012, proposto da<br />
Mino Rocca, rappresentato e difeso dagli avvocati Roberto Giromini, Federico Pardini, con domicilio eletto presso lo studio Augusto Tortorelli in Genova, via Macaggi 21/5;</p>
<p style="text-align: center;"><em>contro</em></p>
<p style="text-align: justify;">Comune di Monterosso al Mare, non costituito in giudizio;</p>
<p style="text-align: center;"><em>per l’annullamento</em></p>
<p style="text-align: justify;">provvedimento 18 febbraio 2012 avente ad oggetto richiesta di titolo abilitativo in sanatoria per il mantenimento di fabbricato prefabbricato.</p>
<p style="text-align: justify;">Visti il ricorso e i relativi allegati;</p>
<p style="text-align: justify;">Visti tutti gli atti della causa;</p>
<p style="text-align: justify;">Relatore nell’udienza smaltimento del giorno 3 novembre 2022 il dott. Luca Morbelli e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;</p>
<p style="text-align: justify;">Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.</p>
<p style="text-align: center;">FATTO e DIRITTO</p>
<p style="text-align: justify;">Il ricorrente ha impugnato il provvedimento in epigrafe recante diniego di titolo abilitativo in sanatoria.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ricorrente sostiene che il manufatto avrebbe natura precaria di talchè la sua irrilevanza edilizia (primo motivo) e ambientale (secondo motivo).</p>
<p style="text-align: justify;">Non si è costituita l’amministrazione intimata.</p>
<p style="text-align: justify;">All’udienza pubblica del 3 novembre 2022 il ricorso è passato in decisione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ricorso non è fondato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ricorrente sostiene la natura precaria del manufatto. La natura precaria dei manufatti trova la sua definizione nell’art. 6, comma 1, lett. e – bis d.p.r. 380/01 nei seguenti termini: <em>“le opere stagionali e quelle dirette a soddisfare obiettive esigenze, contingenti e temporanee, purché destinate ad essere immediatamente rimosse al cessare della temporanea necessità e, comunque, entro un termine non superiore a centottanta giorni comprensivo dei tempi di allestimento e smontaggio del manufatto, previa comunicazione di avvio dei lavori all’amministrazione comunale”</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale norma, pur se sopravvenuta alla vicenda per cui è causa, costituisce un utile strumento ermeneutico per la qualificazione del manufatto oggetto di controversia.</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare deve escludersi che il manufatto in questione, costituito da un box prefabbricato collocato sul terreno e adibito a deposito di attrezzi agricoli, possa essere considerato alla stregua di un’opera precaria.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ lo stesso ricorrente ad ammettere che il box è in loco da molti anni con ciò contraddicendo la natura precaria dell’opera. Peraltro la stessa domanda di sanatoria appare confessoria della stabilità dell’opera non avendo senso chiedere la sanatoria di un manufatto destinato ad essere rimosso di lì a poco.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione il ricorso deve essere respinto.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si fa luogo a statuizione sulle spese di giudizio stante la mancata costituzione in giudizio dell’amministrazione intimata.</p>
<p style="text-align: center;">P.Q.M.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.</p>
<p style="text-align: justify;">Nulla per le spese.</p>
<p style="text-align: justify;">Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Così deciso in Genova nella camera di consiglio del giorno 3 novembre 2022 con l’intervento dei magistrati:</p>
<p style="text-align: justify;">Luca Morbelli, Presidente, Estensore</p>
<p style="text-align: justify;">Angelo Vitali, Consigliere</p>
<p style="text-align: justify;">Richard Goso, Consigliere</p>
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		<item>
		<title>T.A.R. Lombardia &#8211; Milano &#8211; Sezione II &#8211; Sentenza &#8211; 1/6/2020 n.980</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/t-a-r-lombardia-milano-sezione-ii-sentenza-1-6-2020-n-980/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2020 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/t-a-r-lombardia-milano-sezione-ii-sentenza-1-6-2020-n-980/">T.A.R. Lombardia &#8211; Milano &#8211; Sezione II &#8211; Sentenza &#8211; 1/6/2020 n.980</a></p>
<p>Italo Caso, Presidente Antonio De Vita, Consigliere, Estensore Atti di pianificazione urbanistica: è necessario che i limiti alla libera insediabilità  siano proporzionali e finalizzati alla tutela dell&#8217;ambiente urbano e alla salvaguardia del territorio. 1. Edilizia ed urbanistica- strumenti pianificatori succedutisi nel tempo- legittimità  degli interventi edilizi attuali &#8211; verifica della</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/t-a-r-lombardia-milano-sezione-ii-sentenza-1-6-2020-n-980/">T.A.R. Lombardia &#8211; Milano &#8211; Sezione II &#8211; Sentenza &#8211; 1/6/2020 n.980</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/t-a-r-lombardia-milano-sezione-ii-sentenza-1-6-2020-n-980/">T.A.R. Lombardia &#8211; Milano &#8211; Sezione II &#8211; Sentenza &#8211; 1/6/2020 n.980</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">Italo Caso, Presidente Antonio De Vita, Consigliere, Estensore</span></p>
<hr />
<p>Atti di pianificazione urbanistica:  è necessario che i limiti alla libera insediabilità   siano proporzionali e finalizzati alla  tutela dell&#8217;ambiente urbano e alla salvaguardia del territorio.</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;">1. Edilizia ed urbanistica- strumenti pianificatori succedutisi nel tempo- legittimità  degli interventi edilizi attuali &#8211; verifica della disciplina vigente- è necessaria.<br /> <br /> 2. Edilizia ed Urbanistica- atti di pianificazione urbanistica- limiti imposti per la tutela dell&#8217;ambiente urbano e la salvaguardia del territorio- proporzionalità  e finalizzazione degli stessi &#8211; è necessaria.<br /> </span></p>
<hr />
<div style="text-align: justify;"> <br /> 1. I<em>n materia urbanistica, il succedersi nel tempo di differenti strumenti pianificatori, recanti discipline anche molto diverse tra di loro, impone di verificare, di regola e salvo esplicite eccezioni, la legittimità  degli interventi avendo riguardo alla disciplina vigente al momento in cui si effettua l&#8217;intervento edilizio .</em><br /> <br /> <br /> 2. i <em>limiti imposti dagli atti di pianificazione urbanistica alla libera insediabilità  di funzioni in un certo ambito territoriale devono risultare correlati e proporzionati ad effettive e superiori esigenze legate alla tutela dell&#8217;ambiente urbano o alla salvaguardia dell&#8217;ordinato assetto del territorio, dovendosi, in caso contrario, reputare che tali limitazioni non siano riconducibili a motivi imperativi di interesse generale e siano, perciò, illegittime </em>.</div>
<hr />
<p><span style="color: #999999;"></span></p>
<hr />
<div style="text-align: justify;">Pubblicato il 01/06/2020<br /> <strong>N. 00980/2020 REG.PROV.COLL.</strong><br /> <strong>N. 02213/2019 REG.RIC.</strong><br /> <strong>N. 02296/2019 REG.RIC.</strong><br /> <strong>N. 02431/2019 REG.RIC.</strong></p>
<p> <strong>SENTENZA</strong><br /> sul ricorso numero di registro generale 2213 del 2019, proposto da <br /> &#8211; Edilombarda S.r.l., in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dagli Avv.ti Vittorio Sala, Emanuela Beacco e Marta Giuditta Sala e domiciliata ai sensi dell&#8217;art. 25 cod. proc. amm.; <br /> <strong><em>contro</em></strong><br /> &#8211; il Comune di Seregno, in persona del Sindaco pro-tempore, rappresentato e difeso dagli Avv.ti Guido Bardelli e Vincenzo Andrea Piscopo ed elettivamente domiciliato presso lo studio del primo in Milano, Via Visconti di Modrone n. 12; <br /> <strong><em>nei confronti</em></strong><br /> &#8211; Studio Radiologico Bernasconi S.r.l., in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso dagli Avv.ti Bruno Santamaria e Tommaso Santamaria ed elettivamente domiciliato presso lo studio degli stessi in Milano, Galleria del Corso n. 2;<br /> &#8211; Lab.Fit Medical Wellness S.r.l., in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso dagli Avv.ti. Ermanno Ciampani e Gloria Molteni ed elettivamente domiciliato presso lo studio degli stessi in Milano, Via Besana n. 11;<br /> &#8211; Studio Dentistico Seregno, in persona del legale rappresentante pro-tempore, non costituito in giudizio; <br /> <br /> sul ricorso numero di registro generale 2296 del 2019, proposto da <br /> &#8211; Lab.Fit Medical Wellness S.r.l., in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso dagli Avv.ti. Ermanno Ciampani e Gloria Molteni ed elettivamente domiciliato presso lo studio degli stessi in Milano, Via Besana n. 11; <br /> <strong><em>contro</em></strong><br /> &#8211; il Comune di Seregno, in persona del Sindaco pro-tempore, rappresentato e difeso dagli Avv.ti Guido Bardelli e Vincenzo Andrea Piscopo ed elettivamente domiciliato presso lo studio del primo in Milano, Via Visconti di Modrone n. 12; <br /> <strong><em>nei confronti</em></strong><br /> &#8211; Studio Radiologico Bernasconi S.r.l., in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso dagli Avv.ti Bruno Santamaria e Tommaso Santamaria ed elettivamente domiciliato presso lo studio degli stessi in Milano, Galleria del Corso n. 2; <br /> <br /> sul ricorso numero di registro generale 2431 del 2019, proposto da <br /> &#8211; Associazione professionale &#8220;Studio Dentistico Seregno dei Dottori Enrico Clemente, Pier Francesco Polleri e Camillo Polleri&#8221;, in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dagli Avv.ti Cristina Carnielli e Francesco Versaci ed elettivamente domiciliata presso lo studio degli stessi in Milano, Via Bigli n. 19; <br /> <strong><em>contro</em></strong><br /> &#8211; il Comune di Seregno, in persona del Sindaco pro-tempore, rappresentato e difeso dagli Avv.ti Guido Bardelli e Vincenzo Andrea Piscopo ed elettivamente domiciliato presso lo studio del primo in Milano, Via Visconti di Modrone n. 12; <br /> <strong><em>nei confronti</em></strong><br /> &#8211; Edilombarda S.r.l., in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dagli Avv.ti Vittorio Sala, Emanuela Beacco e Marta Giuditta Sala e domiciliata ai sensi dell&#8217;art. 25 cod. proc. amm.; <br /> &#8211; Lab.Fit Medical Wellness S.r.l., in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso dagli Avv.ti Ermanno Ciampani e Gloria Molteni ed elettivamente domiciliato presso lo studio degli stessi in Milano, Via Besana n. 11; <br /> &#8211; Studio Radiologico Bernasconi S.r.l., in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso dagli Avv.ti Bruno Santamaria e Tommaso Santamaria ed elettivamente domiciliato presso lo studio degli stessi in Milano, Galleria del Corso n. 2; <br /> <strong><em>per l&#8217;annullamento</em></strong><br /> quanto al ricorso n. 2213 del 2019:<br /> &#8211; dell&#8217;ordinanza n. 199 del 14 agosto 2019, notificata in pari data, con la quale il Comune di Seregno &#8211; disponendo l&#8217;annullamento in autotutela delle S.C.I.A 526/2017 &#8211; 750/2017; 72/2017 e 92/2017 &#8211; ha ingiunto alla ricorrente la rimozione &#8220;dei vizi delle procedure amministrative&#8221;, diffidando alla prosecuzione dell&#8217;attività  in essere nell&#8217;immobile di Seregno, in Via Solferino;<br /> &#8211; del provvedimento del 14 agosto 2019 &#8211; pratica EDI/2019/00016/ABU &#8220;Contestazione inadempimenti&#8221; del Dirigente dell&#8217;Area servizi per il territorio, lo sviluppo economico e la cultura &#8211; notificato il 14 agosto a mezzo p.e.c., con il quale il Comune di Seregno ha contestato ad Edilombarda l&#8217;inadempimento alle obbligazioni assunte con atto unilaterale d&#8217;obbligo del 31 luglio 2013, con diffida alla caducazione dei contratti di vendita e locazione in essere;<br /> &#8211; del parere dell&#8217;Avvocatura Civica citato nei predetti provvedimenti amministrativi;<br /> &#8211; dell&#8217;avviso di avvio del procedimento del 25 febbraio 2019;<br /> &#8211; della comunicazione del 2 luglio 2018 dello Sportello Unico Edilizia del Comune di Seregno;<br /> &#8211; del verbale di sopralluogo del 25 giugno 2018 prot. 36571;<br /> &#8211; occorrendo, del P.G.T. del Comune di Seregno;<br /> quanto al ricorso n. 2296 del 2019:<br /> &#8211; dell&#8217;ordinanza 14 agosto 2019, n. 199 (Pratica n. EDI/2019/00016/ABU) notificata in pari data dal Comune di Seregno a Lab Fit Medical Wellness S.r.l. e recante &#8220;Immobile via Solferino, 150 &#8211; porzioni poste al piano primo contraddistinte ai subalterni n. 703-704-705 del mapp. 537, fg. 42 e al subalterno n. 15 del mapp. 537, fg. 42. Ordinanza ingiunzione&#8221;;<br /> &#8211; della conseguente ordinanza 14 agosto 2019 (Pratica n. EDI/2019/00016/ABU), notificata in pari data dal Comune di Seregno a Lab.Fit Medical Wellness s.r.l. e recante &#8220;Immobile via Solferino, 150 &#8211; porzioni poste al piano primo contraddistinte ai subalterni n. 703-704-705 del mapp. 537, fg. 42 e al subalterno n. 15, del mapp. 537, fg. 42. Contestazione inadempimenti&#8221;;<br /> &#8211; di qualsiasi altro atto presupposto, consequenziale e/o connesso, compresi (i) l&#8217;avviso di avvio del procedimento del 25 febbraio 2019, (ii) la comunicazione dello Sportello Edilizia del 2 luglio 2018 e (iii) il parere dell&#8217;Avvocatura Civica citato nei predetti provvedimenti amministrativi;<br /> quanto al ricorso n. 2431 del 2019:<br /> &#8211; dell&#8217;ordinanza del Dirigente dell&#8217;Area Gestione Servizi per il Territorio, lo Sviluppo Economico e la Cultura del Comune di Seregno n. 199 del 14 agosto 2019, avente ad oggetto &#8220;Immobile via Solferino, 150 &#8211; porzioni poste al piano primo contraddistinte ai subalterni n. 703-704-705 del mapp. 537, fg. 42 e al subalterno n. 15 del mapp. 537, fg. 42. Ordinanza ingiunzione&#8221;; <br /> &#8211; del provvedimento emesso dal Dirigente dell&#8217;Area Gestione Servizi per il Territorio, lo Sviluppo Economico e la Cultura del Comune di Seregno in data 14 agosto 2019 &#8211; Pratica n. EDI/2019/00016/ABU, recante &#8220;Contestazione inadempimenti&#8221;;<br /> &#8211; del provvedimento emesso dal Dirigente dell&#8217;Area Gestione Servizi per il Territorio, lo Sviluppo Economico e la Cultura del Comune di Seregno in data 25 febbraio 2019, recante &#8220;Comunicazione di avvio del procedimento L. 241/90&#8221;; <br /> &#8211; di ogni altro atto e/o provvedimento presupposto, conseguenziale o comunque connesso, ivi compresi, (i) la comunicazione dello Sportello Unico Edilizia del Comune di Seregno in data 2 luglio 2018 e (ii) il parere dell&#8217;Avvocatura Civica citato nei predetti provvedimenti.<br /> <br /> Visti i ricorsi e i relativi allegati;<br /> Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Seregno e dello Studio Radiologico Bernasconi S.r.l., con riferimento a tutti i ricorsi, di Edilombarda e Lab.Fit Medical Wellness S.r.l., con riguardo al ricorso R.G. n. 2431/2019, di Edilombarda, con riguardo al ricorso R.G. n. 2296/2019, e di Lab.Fit Medical Wellness S.r.l., con riguardo al ricorso R.G. n. 2213/2019;<br /> Vista l&#8217;ordinanza n. 1521/2019 con cui è stata accolta la domanda cautelare formulata con il ricorso R.G. n. 2213/2019 e fissata l&#8217;udienza pubblica per la trattazione del merito del ricorso;<br /> Vista l&#8217;ordinanza n. 1526/2019 con cui è stata accolta la domanda cautelare formulata con il ricorso R.G. n. 2296/2019 e fissata l&#8217;udienza pubblica per la trattazione del merito del ricorso;<br /> Vista l&#8217;ordinanza n. 1653/2019 con cui è stata accolta la domanda cautelare formulata con il ricorso R.G. n. 2431/2019 e fissata l&#8217;udienza pubblica per la trattazione del merito del ricorso;<br /> Visti tutti gli atti della causa;<br /> Designato relatore il consigliere Antonio De Vita;<br /> Tenutasi l&#8217;udienza in data 12 maggio 2020, senza discussione orale e mediante collegamento da remoto in audioconferenza, ai sensi dell&#8217;art. 84, commi 5 e 6, del decreto legge n. 18 del 2020, convertito in legge n. 27 del 2020, come specificato nel verbale;<br /> Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.<br /> <br /> FATTO<br /> 1. Con i ricorsi indicati in epigrafe, ritualmente notificati e depositati, le parti ricorrenti hanno impugnato, separatamente e ciascuna per proprio conto, l&#8217;ordinanza del Dirigente dell&#8217;Area Gestione Servizi per il Territorio, lo Sviluppo Economico e la Cultura del Comune di Seregno n. 199 del 14 agosto 2019, avente ad oggetto &#8220;Immobile via Solferino, 150 &#8211; porzioni poste al piano primo contraddistinte ai subalterni n. 703-704-705 del mapp. 537, fg. 42 e al subalterno n. 15 del mapp. 537, fg. 42. Ordinanza ingiunzione&#8221;, unitamente al provvedimento emesso dal Dirigente dell&#8217;Area Gestione Servizi per il Territorio, lo Sviluppo Economico e la Cultura del Comune di Seregno in data 14 agosto 2019 &#8211; Pratica n. EDI/2019/00016/ABU, recante &#8220;Contestazione inadempimenti&#8221;, attraverso il quale è stato contestato l&#8217;inadempimento alle obbligazioni assunte con atto unilaterale d&#8217;obbligo del 31 luglio 2013, con diffida alla caducazione dei contratti di vendita e locazione in essere.<br /> 2. La società  Edilombarda S.r.l. ha realizzato su un&#8217;area di sua proprietà , situata in Seregno, Via Colzani (foglio 42, mappale 533), tramite il rilascio di un permesso di costruire richiesto nel luglio 2012, un edificio distribuito su due piani fuori terra, oltre un piano interrato, destinato ad ospitare un centro di analisi, diagnosi e medico specialistico: attualmente il piano primo è occupato da Lab.Fit (sub. 703,704 e 705) e dallo Studio Dentistico Seregno (sub. 15), mentre il piano terreno dallo Studio Radiologico Bernasconi. Poichè il vigente strumento urbanistico (Piano Regolatore Generale risalente al 2000) classificava il mappale in zona &#8220;S/SO-AC-AS&#8221; &#8211; Zone per servizi ed attrezzature di interesse collettivo, disciplinate dall&#8217;art. 13 delle N.T.A., al fine di ottenere il permesso di costruire, in data 13 dicembre 2012, Edilombarda sottoscriveva un atto unilaterale con cui si obbligava «per sè successori ed aventi causa in qualità  di &#8220;Costruttore dell&#8217;immobile a destinazione vincolata&#8221; a vendere e/o concedere in locazione la costruzione secondo le previsioni di Piano Regolatore Generale vigente unicamente a soggetti pubblici o privati che dimostrino di possedere i requisiti di cui all&#8217;art. 13 delle Norme Tecniche di Attuazione di P.R.G. vigente nel Comune di Seregno (concessionari di pubblici servizi quali l&#8217;accreditamento ASL o altra autorizzazione rilasciata da una Pubblica Amministrazione in materia sanitaria)Â». Sulla scorta di ciò, in data 28 dicembre 2012, il Comune ha rilasciato il permesso di costruire n. 137/2012 per la realizzazione del Centro medico. Nel maggio del 2013, Edilombarda ha presentato una d.i.a. (229/2013) di variante generale al Permesso di costruire n. 137/2012, per completare il primo piano e per ampliare e successivamente organizzare e distribuire diversamente gli spazi del Centro, accompagnandoli con la sottoscrizione di un ulteriore atto di vincolo ex art. 13 delle N.T.A. del P.R.G. per la porzione al piano primo. Con un successivo atto unilaterale d&#8217;obbligo, datato 31 luglio 2013, Edilombarda ha confermato, anche con riguardo ai contenuti della d.i.a., il proprio impegno al rispetto delle previsioni di cui al citato art. 13. Con l&#8217;approvazione del nuovo P.G.T., divenuto efficace nel mese di gennaio 2015, è stata confermata la destinazione a standard per servizi sanitari dell&#8217;area di Via Colzani, tuttavia eliminando ogni riferimento all&#8217;obbligo di insediarvi solo soggetti convenzionati con il servizio sanitario nazionale e prospettando perciò la possibilità  di collocarvi studi medici privati, come previsto dall&#8217;art. 4.2 del Piano dei Servizi. Con una d.i.a. di completamento, n. 484 del 6 agosto 2015, finalizzata a garantire adeguati spazi di fruibilità  per i diversi ambulatori di progetto e per la Farmacia San Carlo è stato modificato l&#8217;assetto distributivo del primo piano; tale modifica è stata seguita, in data 6 ottobre 2015, dalla sottoscrizione di un terzo atto unilaterale d&#8217;obbligo da parte di Edilombarda, contenente l&#8217;impegno sulla destinazione a servizi, con la specificazione della facoltà  di insediare anche studi medici privati, visto che non vi è alcun riferimento a qualsivoglia requisito/forma di accreditamento al servizio sanitario nazionale. Con la s.c.i.a. n. 526 del 26 luglio 2017 è stata prevista una differente realizzazione dei tavolati divisori, mentre con la s.c.i.a. n. 750 del 22 novembre 2017 sono state apportate lievi variazioni interne agli ambienti situati al primo piano; infine, in data 28 novembre 2017 è stata presentata la dichiarazione di fine lavori e il successivo 7 dicembre 2017, la s.c.i.a. per l&#8217;agibilità  (n. 92). Con contratto stipulato il 20 febbraio 2017, Edilombarda ha locato i subalterni n. 703, 704 e 705 del mapp. 537, fg. 42 del piano primo alla Lab.Fit Medical Wellness S.r.l., struttura sanitaria poliambulatoriale regolarmente autorizzata dall&#8217;Azienda per la Tutela della Salute (A.T.S.) di Monza e Brianza, e il 2 novembre 2017 ha alienato il subalterno 15, situato sempre al primo piano, allo Studio Dentistico Seregno, che in data 1° marzo 2018 ha presentato una s.c.i.a. per una istanza di autorizzazione ex art. 15 della legge regionale n. 33 del 2009 per l&#8217;attivazione di uno studio medico dentistico.<br /> A seguito di segnalazione dello Studio Radiologico Bernasconi, odierno controinteressato, il Comune di Seregno, dopo aver appurato che nè Lab.Fit Medical Wellness S.r.l. nè lo Studio Dentistico Seregno esercitano attività  accreditate, ha avviato un procedimento di autotutela, culminato con la comunicazione, datata 25 febbraio 2019, avente ad oggetto la contestazione nei confronti di Edilombarda dell&#8217;inadempimento relativo alle obbligazioni assunte con gli atti di obbligo, prospettando di conseguenza l&#8217;annullamento delle ss.cc.ii.aa. presentate nel 2017, con correlata inibizione delle relative attività . Dopo che Edilombarda e Lab.Fit hanno presentato le proprie osservazioni, controbattendo alle conclusioni raggiunte dal Comune di Seregno, quest&#8217;ultimo ha adottato gli atti impugnati attraverso i ricorsi indicati in epigrafe, con cui ha annullato le ss.cc.ii.aa. risalenti al 2017 ed ha diffidato alla caducazione dei contratti di locazione e di compravendita in essere, pena l&#8217;applicazione di sanzioni.<br /> Assumendo l&#8217;illegittimità  dei provvedimenti comunali inibitori, le ricorrenti ne hanno chiesto l&#8217;annullamento per violazione di svariate disposizioni di legge e per eccesso di potere sotto differenti profili, segnalando la rilevanza ai fini della risoluzione del contenzioso anche delle sentenze n. 1502/2016 di questa Sezione e n. 5942/2018 della Quarta Sezione del Consiglio di Stato, che ha confermato la prima. <br /> Si sono costituiti in giudizio il Comune di Seregno e lo Studio Radiologico Bernasconi S.r.l., con riferimento a tutti i ricorsi, chiedendone il rigetto; Edilombarda e Lab.Fit Medical Wellness S.r.l. si sono costituite con riguardo al ricorso R.G. n. 2431/2019, di cui hanno chiesto l&#8217;accoglimento; Edilombarda si è costituita con riguardo al ricorso R.G. n. 2296/2019, di cui ha chiesto l&#8217;accoglimento; Lab.Fit Medical Wellness S.r.l. si è costituita con riguardo al ricorso R.G. n. 2213/2019, di cui ha chiesto l&#8217;accoglimento.<br /> Con l&#8217;ordinanza n. 1521/2019 è stata accolta la domanda cautelare formulata con il ricorso R.G. n. 2213/2019 ed è stata fissata l&#8217;udienza pubblica per la trattazione del merito del ricorso; con l&#8217;ordinanza n. 1526/2019 è stata accolta la domanda cautelare formulata con il ricorso R.G. n. 2296/2019 ed è stata fissata l&#8217;udienza pubblica per la trattazione del merito del ricorso; infine, con l&#8217;ordinanza n. 1653/2019 è stata accolta la domanda cautelare formulata con il ricorso R.G. n. 2431/2019 ed è stata fissata l&#8217;udienza pubblica per la trattazione del merito del ricorso.<br /> In prossimità  dell&#8217;udienza di merito, i difensori delle parti hanno depositato memorie e documentazione a sostegno delle rispettive posizioni; in particolare, la difesa di Edilombarda ha chiesto la trattazione congiunta dei ricorsi R.G. n. 2213/2019 e R.G. n. 2296/2019, stante la loro stretta connessione; anche la difesa di Lab.Fit Medical Wellness ha chiesto la trattazione congiunta dei ricorsi R.G. n. 2213/2019, R.G. n. 2296/2019 e R.G. n. 2431/2019, in ragione della loro stretta connessione.<br /> All&#8217;udienza del 12 maggio 2020, svoltasi senza discussione orale e mediante collegamento da remoto in audioconferenza, ai sensi dell&#8217;art. 84, commi 5 e 6, del decreto legge n. 18 del 2020, convertito in legge n. 27 del 2020, le cause sono state trattenute in decisione.<br /> DIRITTO<br /> 1. In via preliminare, va disposta la riunione dei ricorsi indicati in epigrafe, attesa la loro connessione oggettiva e parzialmente anche soggettiva, trattandosi dell&#8217;impugnazione dei medesimi atti da parte di soggetti che si trovano nell&#8217;identica posizione, in quanto tutti destinatari dei predetti atti.<br /> 2. Ãˆ altresì¬ opportuno evidenziare che la trattazione dei ricorsi avverrà  contestualmente poichè, in larga misura, le censure proposte negli stessi presentano il medesimo contenuto.<br /> 3. Con la prima doglianza, di pressochè identico tenore in tutti i ricorsi, si assume l&#8217;illegittimità  dei provvedimenti impugnati, poichè il Comune avrebbe ritenuto &#8211; nonostante l&#8217;approvazione di un nuovo P.G.T., efficace dal mese di gennaio 2015 &#8211; la perdurante vigenza dell&#8217;art. 13 delle N.T.A. del previgente P.R.G., che impedirebbe l&#8217;insediamento nell&#8217;immobile realizzato da Edilombarda di enti non accreditati con il SSN e quindi degli studi privati o di quanti siano comunque titolari di &#8220;altra autorizzazione rilasciata da una Pubblica Amministrazione in materia sanitaria&#8221;, senza tener conto della circostanza che gli impegni, assunti da Edilombarda con gli atti d&#8217;obbligo del 2012 e del 2013, sarebbero stati superati da quelli contenuti nell&#8217;atto d&#8217;obbligo del 6 ottobre 2015, che, sul presupposto dell&#8217;entrata in vigore del nuovo P.G.T. e del venir meno dei vincoli di cui al previgente strumento pianificatorio, ha preso atto di tale nuovo regime urbanistico ed ha previsto di cedere le rimanenti unità  del primo piano ad &#8220;esercenti attività  mediche sia in accreditamento col SSN che NON&#8221;.<br /> 3.1. La doglianza è fondata.<br /> Secondo gli Uffici comunali il fondamento degli atti impugnati va rinvenuto nella circostanza che il vincolo di destinazione gravante sui locali dell&#8217;immobile di Via Colzani, ossia l&#8217;obbligo di insediarvi soltanto soggetti concessionari di pubblici servizi, discendente dall&#8217;art. 13 delle N.T.A. del previgente P.R.G., non è venuto meno in seguito all&#8217;entrata in vigore, nel mese di gennaio 2015, del P.G.T.<br /> Il citato art. 13.1 delle N.T.A. stabiliva che «<em>gli interventi su tali </em>aree [tra cui la &#8220;S/SO-AC-AS&#8221; &#8211; Zona per servizi ed attrezzature di interesse collettivo, in cui è situato l&#8217;immobile realizzato da Edilombarda]Â <em>possono essere promossi dalle Amministrazione pubbliche individuate all&#8217;art. 1, comma 2, del D.Lvo 3 febbraio 1993 n. 29 ovvero da altri soggetti, privati o pubblici, concessionari di pubblici servizi o di opere pubbliche, fatto salvo quanto previsto dalla L.R. 9 maggio 1992, n. 20 a proposito degli edifici di culto e delle attrezzature destinate a servizi religiosi</em>» (all. 8 al ricorso Edilombarda). Con l&#8217;atto unilaterale d&#8217;obbligo del 13 dicembre 2012, Edilombarda si obbligava «<em>per sè successori ed aventi causa in qualità  di &#8220;Costruttore dell&#8217;immobile a destinazione vincolata&#8221; a vendere e/o concedere in locazione la costruzione (&#038;) &#8211; secondo le previsioni di Piano Regolatore Generale vigente &#8211; unicamente a soggetti pubblici o privati che dimostrino di possedere i requisiti di cui all&#8217;art. 13 delle Norme Tecniche di Attuazione di P.R.G. vigente nel Comune di Seregno (concessionari di pubblici servizi quali l&#8217;accreditamento ASL o altra autorizzazione rilasciata da una Pubblica Amministrazione in materia sanitaria)</em>» (all. 5 al ricorso Edilombarda); in seguito a ciò, il Comune ha rilasciato il permesso di costruire n. 137/2012 del 28 dicembre 2012. Dopo una d.i.a. in variante del maggio 2013, seguita da un ulteriore atto d&#8217;obbligo datato 31 luglio 2013 (all. 6 al ricorso Edilombarda), che ha sostanzialmente confermato gli impegni giÃ  in precedenza assunti, in data 28 gennaio 2015 è entrato in vigore il P.G.T. che ha classificato l&#8217;immobile di Via Colzani nell&#8217;ambito dei &#8220;Servizi-Servizi sanitari &#8211; codice SN&#8221;. A tal proposito, l&#8217;art. 4, comma 2, del Piano dei Servizi stabilisce che «<em>i privati possono proporsi per la realizzazione diretta delle seguenti attrezzature e servizi previste dal Piano (&#038;) servizi sanitari», </em>mentre il successivo art. 6, comma 2, precisa che <em>«costituiscono dotazioni territoriali gli spazi e le attrezzature pubbliche, realizzate tramite iniziativa pubblica diretta o cedute al comune negli ambiti di trasformazione, nei piani attuativi e nei permessi di costruire convenzionati nonchè le attrezzature, anche private, di uso pubblico o di interesse generale (la cui fruizione universale sia regolata da apposito atto di asservimento o da regolamento d&#8217;uso, ovvero da atto di accreditamento dell&#8217;organismo competente in base alla legislazione di settore o che venga garantita da soggetti privati non accreditati anche in caso di convenzioni o atti di vincolo eventualmente stipulati antecedentemente al PGT, nella misura in cui assicurino lo svolgimento delle attività  cui sono destinati a favore della popolazione residente nel comune e di quella non residente eventualmente servita)</em>» (all. 8a al ricorso Edilombarda). In conseguenza di tale mutamento di disciplina &#8211; certamente ampliativa rispetto al disposto di cui all&#8217;art. 9, comma 10, della legge regionale n. 12 del 2005, in quanto per il Piano dei servizi le dotazioni territoriali possono essere garantite anche da soggetti privati non accreditati, ma debitamente autorizzati a svolgere attività  in campo sanitario [Lab.Fit. è stata autorizzata dall&#8217;A.T.S. della Brianza quale struttura sanitaria poliambulatoriale (all. 19 al ricorso Edilombarda) e lo Studio Dentistico Seregno ha conseguito il titolo autorizzativo a svolgere attività  medica odontoiatrica, mediante s.c.i.a. presentata alla predetta A.T.S. della Brianza il 1° marzo 2018 (all. 4 al ricorso Studio Dentistico Seregno)], previa stipula di convenzioni o di atti di vincolo &#8211; Edilombarda in data 6 ottobre 2015 ha sottoscritto un terzo atto unilaterale d&#8217;obbligo con il quale ha evidenziato l&#8217;intenzione di insediare nell&#8217;immobile di Via Colzani &#8211; indicato come un centro di servizi sanitari dall&#8217;art. 12, comma 4, del Piano dei Servizi &#8211; anche studi medici privati, considerato che «<em>il PRG, in base al quale erano stati sottoscritti gli atti unilaterali d&#8217;obbligo sopra ricordati, ha cessato la sua efficacia con la pubblicazione sul BURL Serie Avvisi e Concorsi n. 5 del 28 gennaio 2015 del PGtà </em>[e conseguentemente]Â <em>ai sensi del combinato disposto dell&#8217;Art. 6 comma 2, unitamente all&#8217;art. 12 comma 4, dell&#8217;apparato normativo Titolo I &#8220;Disposizioni generali e indirizzo programmatico&#8221; del vigente PGT, Piano dei Servizi, nulla pìù è previsto in termini vincolistici per il previsto &#8220;Centro dei Servizi Sanitari di Via Colzani&#8221; di prossima ultimazione, diversamente dalle previsioni dell&#8217;art. 13 punti 1.1. e 1.2. delle NTA del decaduto PRG. </em>(&#038;.)Â <em>Tuttavia la sottoscritta Edilombarda srl intende obbligarsi al fine di cedere le rimanenti SLP del 1° piano di detto Centro Servizi di Via Colzani a soggetti, persone fisiche o giuridiche, esercenti attività  mediche sia in accreditamento col SSN che NON al solo fine di rendere un servizio sanitario alla collettività  tutta (residenti e non residenti a Seregno) il pìù ampio possibile, alle migliori condizioni</em>» (all. 7 del ricorso Edilombarda).<br /> In ragione dei richiamati presupposti, risulta illegittima la pretesa comunale di applicare in via ultrattiva la disciplina di cui al previgente strumento urbanistico («<em>il procedimento amministrativo è regolato dal principio </em>tempus regit actum<em>, con la conseguenza che la legittimità  degli atti del procedimento deve essere valutata con riferimento alle norme vigenti al tempo in cui l&#8217;atto terminale, ovvero l&#8217;atto che conclude una autonoma fase del procedimento, è stato adottato</em>»: Consiglio di Stato, III, 6 dicembre 2019, n. 8348; in materia edilizia, T.A.R. Campania, Napoli, II, 22 febbraio 2019, n. 1041), nonostante Edilombarda abbia presentato una d.i.a. in variante, n. 484 del 6 agosto 2015 (all. 13 al ricorso Edilombarda), e poi sottoscritto in data 6 ottobre 2015 un atto unilaterale d&#8217;obbligo &#8211; peraltro non tenuto affatto in considerazione nella sua portata sostanziale nei provvedimenti impugnati &#8211; con il quale si è impegnata ad attuare le previsioni contenute nel nuovo P.G.T., in particolare quelle di cui agli artt. 4, comma 2, e 6, comma 2, del Piano dei Servizi. Sebbene infatti non risulti l&#8217;avvenuta trasmissione agli Uffici comunali del predetto atto d&#8217;obbligo, lo stesso, oltre ad essere stato registrato presso l&#8217;Agenzia delle Entrate (all. 7a al ricorso Edilombarda), è stato depositato, in data 4 aprile 2016, nel giudizio R.G. n. 2138/2015, incardinato presso questa Sezione e in cui il Comune di Seregno era parte, conclusosi poi con la sentenza n. 1502/2016; quindi vi è la certezza che un tale atto sia entrato, molto tempo prima dell&#8217;avvio del procedimento di autotutela, nella sfera di conoscenza degli Uffici comunali, che, ove avessero ritenuto di contestarlo, avrebbero dovuto provvedervi tempestivamente. Del resto, qualora non avesse voluto consentire al privato di modificare unilateralmente gli obblighi assunti, l&#8217;Amministrazione avrebbe dovuto optare per l&#8217;utilizzo di uno strumento di natura pattizia o convenzionale, emendabile soltanto con il contestuale intervento sia del privato che della parte pubblica; mentre la previsione della sottoscrizione di un atto (unilaterale) d&#8217;obbligo non impedisce alla parte privata di modificarne unilateralmente e legittimamente il contenuto, purchè ciò risulti compatibile con le prescrizioni vigenti in tale momento. Ciò è coerente con il consolidato orientamento giurisprudenziale, secondo il quale l&#8217;atto unilaterale d&#8217;obbligo si inserisce nella sequenza procedimentale che poi sfocia nel provvedimento finale dell&#8217;Amministrazione (o in un&#8217;attività  allo stesso equiparata, come avviene con la s.c.i.a.), che rimane l&#8217;unico dotato dei caratteri dell&#8217;autoritarietà : «<em>l&#8217;atto con il quale un proprietario-costruttore si sia impegnato nei confronti del Comune, ai fini del rilascio della concessione edilizia, a conferire una particolare destinazione a determinate superfici non costituisce un contratto di diritto privato, non è riconducibile alla figura del contratto a favore di terzi, di cui all&#8217;articolo 1411 cod. civ., nè ha specifica autonomia e natura di fonte negoziale del regolamento dei contrapposti interessi delle parti stipulanti, configurandosi come atto intermedio del procedimento amministrativo volto al conseguimento del provvedimento finale, dal quale promanano poteri autoritativi della pubblica amministrazione</em>» (Cass. civ., II, 18 settembre 2013, n. 21396; anche Cass., SS.UU., 20 aprile 2007, n. 9360; Consiglio di Stato, IV, 26 novembre 2013, n. 5628).<br /> Oltretutto non può non rilevarsi come, in materia urbanistica, il succedersi nel tempo di differenti strumenti pianificatori, recanti discipline anche molto diverse tra di loro, impone di verificare, di regola e salvo esplicite eccezioni, la legittimità  degli interventi avendo riguardo alla disciplina vigente al momento in cui si effettua l&#8217;intervento edilizio (cfr. T.A.R. Puglia, Bari, III, 18 luglio 2017, n. 833).<br /> Infine, i limiti imposti dagli atti di pianificazione urbanistica alla libera insediabilità  di funzioni in un certo ambito territoriale &#8211; nel caso di specie comunque omogenee rispetto a quelle previste nello strumento pianificatorio &#8211; devono risultare correlati e proporzionati ad effettive e superiori esigenze legate alla tutela dell&#8217;ambiente urbano o alla salvaguardia dell&#8217;ordinato assetto del territorio, dovendosi, in caso contrario, reputare che tali limitazioni non siano riconducibili a motivi imperativi di interesse generale e siano, perciò, illegittime (cfr. Consiglio di Stato, IV, 1° giugno 2018, n. 3314).<br /> 3.2. Da ciò discende la fondatezza dell&#8217;esaminato motivo.<br /> 4. Con la seconda censura dei ricorsi si assume l&#8217;illegittimità  dell&#8217;atto di annullamento della s.c.i.a. che, non avendo natura provvedimentale, non avrebbe potuto essere oggetto di annullamento e, in ogni caso, la sua adozione sarebbe avvenuta in violazione del termine di cui all&#8217;art. 21 nonies della legge n. 241 del 1990 e in assenza di ragioni di pubblico interesse.<br /> 4.1. La doglianza è fondata.<br /> A prescindere dalla circostanza che la segnalazione certificata di inizio attività  non ha natura provvedimentale e non può per tale ragione essere oggetto di annullamento (cfr. T.A.R. Campania, Salerno, II, 17 luglio 2019, n. 1298), nella fattispecie de qua l&#8217;intervento di autotutela è stato posto in essere oltre il termine massimo di diciotto mesi previsto dall&#8217;art. 21 nonies della legge n. 241 del 1990, visto che l&#8217;atto finale è stato adottato in data 14 agosto 2019, mentre le ss.cc.ii.aa. oggetto di &#8220;annullamento&#8221; risalgono ad un periodo che va dal 26 luglio 2017 al 7 dicembre 2017.<br /> Gli Uffici comunali, al fine di neutralizzare il superamento del termine dei diciotto mesi e sostenere la legittimità  dell&#8217;attività  di autotutela posta in essere, hanno invocato l&#8217;applicazione del comma 2-bis dell&#8217;art. 21 nonies, secondo il quale «<em>i provvedimenti amministrativi conseguiti sulla base di false rappresentazioni dei fatti o di dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell&#8217;atto di notorietà  false o mendaci (&#038;) possono essere annullati dall&#8217;amministrazione anche dopo la scadenza del termine di diciotto mesi di cui al comma 1 &#038;</em>».<br /> Tuttavia nella specie non risulta applicabile il citato comma 2-bis, visto che nessuna falsa rappresentazione è stata posta in essere da Edilombarda, che, dapprima, attraverso la d.i.a. n. 484 del 6 agosto 2015 (all. 13 al ricorso Edilombarda), ha provveduto a conferire un diverso assetto al primo piano per garantire adeguati spazi di fruibilità  ai diversi ambulatori di progetto, ossia quelli in cui si sono poi installati Lab.Fit e lo Studio Dentistico Seregno, oltre che alla Farmacia San Carlo, e successivamente con l&#8217;atto d&#8217;obbligo del 6 ottobre 2015 &#8211; come giÃ  segnalato in precedenza, registrato presso l&#8217;Agenzia delle Entrate (all. 7a al ricorso Edilombarda), oltre che depositato, in data 4 aprile 2016, nel giudizio R.G. n. 2138/2015 &#8211; si è vincolata a cedere le rimanenti porzioni del primo piano del Centro Servizi di Via Colzani «<em>a soggetti, persone fisiche o giuridiche, esercenti attività  mediche sia in accreditamento col SSN che NON</em>». Quindi nella specie non sussistono i presupposti per l&#8217;applicazione del comma 2-bis dell&#8217;art. 21 nonies della legge n. 241 del 1990, perchè non vi è stata alcuna falsa rappresentazione in senso proprio, correlata al dolo o alla colpa grave della parte istante (cfr. Consiglio di Stato, VI, 4 febbraio 2019, n. 849; V, 27 giugno 2018, n. 3940; T.A.R. Campania, Salerno, II, 13 maggio 2020, n. 494; T.A.R. Puglia, Lecce, I, 25 marzo 2020, n. 398; T.A.R. Campania, Napoli, II, 11 febbraio 2020, n. 672). D&#8217;altra parte, seppure si fosse in presenza di un errore interpretativo compiuto dalla parte in relazione alla disciplina urbanistico-edilizia applicabile alla fattispecie, lo stesso non darebbe luogo ad alcuna falsa rappresentazione tale da giustificare l&#8217;attivazione da parte del Comune dei poteri di autotutela oltre il termine di cui all&#8217;art. 21 nonies (cfr. Consiglio di Stato, VI, 31 agosto 2016, n. 3762). <br /> Inoltre, per ritenere la tempestività  dell&#8217;atto di autotutela nemmeno si può far riferimento alla circostanza che l&#8217;avviso di avvio del procedimento è stato trasmesso alle parti private in data 25 febbraio 2019, ovvero prima del decorso del termine di diciotto mesi dalla presentazione della s.c.i.a. del 22 novembre 2017, visto che la comunicazione di avvio del procedimento di annullamento d&#8217;ufficio di un titolo edilizio non è idonea a garantire il rispetto del termine di diciotto mesi, trattandosi di termine perentorio ai fini dell&#8217;adozione dell&#8217;atto definitivo di autotutela (cfr. T.A.R. Calabria Catanzaro, II, 10 aprile 2019, n. 716; T.A.R. Lombardia, Milano, I, 2 luglio 2018, n. 1637; T.A.R. Puglia, Bari, III, 17 marzo 2016, n. 351).<br /> Infine, la presenza di titoli edilizi validi ed efficaci esclude la possibilità  per il Comune di applicare i poteri di vigilanza sull&#8217;attività  urbanistico-edilizia ai sensi dell&#8217;art. 27 del D.P.R. n. 380 del 2001, visto che la sussistenza di un titolo legittimo rende conforme all&#8217;ordinamento l&#8217;attività  edilizia posta in essere.<br /> 4.2. Ne discende l&#8217;accoglimento anche dello scrutinato motivo.<br /> 5. La fondatezza delle predette doglianze determina, previo assorbimento delle restanti censure, l&#8217;accoglimento dei ricorsi e l&#8217;annullamento degli atti impugnati.<br /> 6. Avuto riguardo alle peculiarità  delle controversie, le spese di giudizio possono essere compensate tra le parti, fatta salva la rifusione del contributo unificato corrisposto per ogni ricorso in favore delle parti ricorrenti da porre a carico del Comune di Seregno.<br /> P.Q.M.<br /> Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando, previa riunione dei ricorsi indicati in epigrafe, li accoglie e, per l&#8217;effetto, annulla gli atti con gli stessi ricorsi impugnati.<br /> Spese compensate, fatta salva la rifusione del contributo unificato corrisposto per ogni ricorso in favore delle parti ricorrenti e a carico del Comune di Seregno.<br /> Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall&#8217;autorità  amministrativa.<br /> Così¬ deciso in Milano nella camera di consiglio del 12 maggio 2020, tenutasi mediante collegamento da remoto in audioconferenza, secondo quanto disposto dall&#8217;art. 84, comma 6, del decreto legge n. 18 del 2020, convertito in legge n. 27 del 2020, e dal decreto n. 6 del 19 marzo 2020 del Presidente del T.A.R. per la Lombardia, sede di Milano, con l&#8217;intervento dei magistrati:<br /> Italo Caso, Presidente<br /> Antonio De Vita, Consigliere, Estensore<br /> Lorenzo Cordi&#8217;, Referendario</p>
<p> </p></div>
<p> Â <br /> </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/t-a-r-lombardia-milano-sezione-ii-sentenza-1-6-2020-n-980/">T.A.R. Lombardia &#8211; Milano &#8211; Sezione II &#8211; Sentenza &#8211; 1/6/2020 n.980</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>T.A.R. Toscana &#8211; Firenze &#8211; Sezione II &#8211; Sentenza &#8211; 24/7/2017 n.980</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/t-a-r-toscana-firenze-sezione-ii-sentenza-24-7-2017-n-980/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jul 2017 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/t-a-r-toscana-firenze-sezione-ii-sentenza-24-7-2017-n-980/">T.A.R. Toscana &#8211; Firenze &#8211; Sezione II &#8211; Sentenza &#8211; 24/7/2017 n.980</a></p>
<p>S. Romano, Pres., A. Cacciari, Est. Il provvedimento di decadenza dall’assegnazione di sede farmaceutica ha effetto sanzionatorio e non vincolato, per cui nulla osta a che vengano prese in esame altresì le circostanze che dimostrino la non imputabilità all’interessato del fatto integrante il presupposto della decadenza stessa. 1. Igiene e</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/t-a-r-toscana-firenze-sezione-ii-sentenza-24-7-2017-n-980/">T.A.R. Toscana &#8211; Firenze &#8211; Sezione II &#8211; Sentenza &#8211; 24/7/2017 n.980</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">S. Romano, Pres., A. Cacciari, Est.</span></p>
<hr />
<p>Il provvedimento di decadenza dall’assegnazione di sede farmaceutica ha effetto sanzionatorio e non vincolato, per cui nulla osta a che vengano prese in esame altresì le circostanze che dimostrino la non imputabilità all’interessato del fatto integrante il presupposto della decadenza stessa.</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">1. Igiene e sanità – Farmacie – Previsione della decadenza dall’assegnazione di sede farmaceutica per mancata attivazione del servizio &#8211; Finalità&nbsp;</p>
<p>2. Igiene e sanità – Farmacie – Provvedimento di decadenza dall’assegnazione di sede farmaceutica- Natura- &nbsp;Atto ablatorio ad efficacia costitutiva.</p>
<p>3. Igiene e sanità – Farmacie – Provvedimento di decadenza dall’assegnazione di sede farmaceutica- &nbsp;Carattere sanzionatorio e non vincolato del provvedimento- Valutazione di tutte le circostanze di fatto da parte dell’amministrazione procedente- Necessità- Fattispecie.<br />
&nbsp;</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<div style="text-align: justify;"><strong>1. Il provvedimento di decadenza dall’assegnazione di sede farmaceutica, in base all’articolo 14, comma 4, della Legge della Regione Toscana 25 febbraio 2000, n. 16, ha la funzione di impedire che una volta assegnata la sede, il farmacista rimanga inerte per un eccessivo periodo di tempo omettendo di attivare il servizio. Poiché lo svolgimento di questo attiene ad un interesse pubblico preminente, è stato previsto che a quello inerte subentri altro farmacista più solerte, nell’abito della graduatoria concorsuale svolta. Trattasi di provvedimento sanzionatorio che colpisce l’inattività del farmacista assegnatario ed è giustificato dal fatto che esercitare la farmacia è non solo un diritto ma anche un onere.</strong></div>
<div style="text-align: justify;"><strong>&nbsp;<br />
2. Il provvedimento di decadenza consiste nel ritiro di un provvedimento a causa dell&#8217;inadempimento, da parte del destinatario, di obblighi con lo stesso imposti o del mancato esercizio delle facoltà derivanti dal provvedimento medesimo (decadenza sanzionatoria), o del venir meno dei requisiti di idoneità del destinatario stesso (decadenza accertativa). Trattasi di atto ablatorio, ad efficacia costitutiva, che non comporta un riesame dell&#8217;atto alla stregua della sua legittimità o opportunità, bensì una valutazione negativa del comportamento tenuto dal destinatario durante lo svolgimento del rapporto (anch’esso discrezionale) mediante il quale viene eliminato un altro atto amministrativo estinguendo il rapporto cui si era dato vita con quest’ultimo.<br />
&nbsp;<br />
3. Il carattere sanzionatorio dell’istituto della decadenza non solo consente, ma impone, una valutazione dell’amministrazione procedente, che deve prendere in esame anche tutte le circostanze che dimostrino la eventuale non imputabilità all’interessato del fatto integrante presupposto della stessa. Nel caso di specie la Regione avrebbe dovuto esaminare la posizione delle ricorrenti/assegnatarie alla luce del comportamento assunto dal Comune che, insistendo nell’errore di delimitare la sede farmaceutica in misura ridotta, avrebbe loro impedito di utilizzare l’intero arco di tempo previsto per l’apertura della sede.</strong></div>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p>Pubblicato il 24/07/2017<br />
<strong>N. 00980/2017 REG.PROV.COLL.</strong><br />
<strong>N. 01361/2016 REG.RIC.</strong><br />
<strong><img decoding="async" alt="http://plutone:8099/DocumentiGA/Firenze/Sezione%202/2016/201601361/Provvedimenti/stemma.jpg" height="109" src="data:image/png;base64,/9j/4AAQSkZJRgABAQEAeAB4AAD/2wBDAAoHBwkHBgoJCAkLCwoMDxkQDw4ODx4WFxIZJCAmJSMgIyIoLTkwKCo2KyIjMkQyNjs9QEBAJjBGS0U+Sjk/QD3/wAALCABtAF8BAREA/8QAHwAAAQUBAQEBAQEAAAAAAAAAAAECAwQFBgcICQoL/8QAtRAAAgEDAwIEAwUFBAQAAAF9AQIDAAQRBRIhMUEGE1FhByJxFDKBkaEII0KxwRVS0fAkM2JyggkKFhcYGRolJicoKSo0NTY3ODk6Q0RFRkdISUpTVFVWV1hZWmNkZWZnaGlqc3R1dnd4eXqDhIWGh4iJipKTlJWWl5iZmqKjpKWmp6ipqrKztLW2t7i5usLDxMXGx8jJytLT1NXW19jZ2uHi4+Tl5ufo6erx8vP09fb3+Pn6/9oACAEBAAA/APZqQ1natrdlo0SSXsuzccKAMk/hVLWfEtvpu2KDbNcyLvVN2Ao9TXLy6ne6qXS4uJVLIfLCN5abvU+1dT4Su7m80CBr2IxzR5jLE53gfxD2Nc749eRb6CO+uXj0yYABM4QuDnDH6VjaZrl3o7zTxedHbhgIklbMTr7V12kePtGv1WO6uY7O73bTDI3f2PpXSQ3ENwgeCVJUzjcjAjP4VNS0mfyqrf30VjZzXEzAJEhYjua8x8Qa5dHSJL/yVN9qEgitUPOxc9h6VnaTa6iurXFpPsvL+XbKZEySQRnGewFbWnyxDUkGrKTGrbG2ngfX2re1bxU8M0cOjmMxonJK8Z7AVN/wken3eiE6hFHNcAEGB0zlvbNcpBoU1zZ3S6C7K8IMhtbr5157Ke1ZFrZ213dWkMkFqJkt282TA+R+gBHqK0tM1O98OXLz2EUQsQ4juoWJ4P8AeX616xFKJY0dCCrgEEGniqt9eLY2rzOu4qOFHVj2FeV+Iby7t/E0NvczOftsfm3CBsrGAcj8BUFlqVre6sbzUZUgtbeJvssbddg6n/gRqzot/dobnUYZPs73xyQB91B90D04q9aaddXpKwRNISckkdT9ahuh9hdo58KyNggetWLbTbi+DtbxCTy+CO9Nhmu9MuS8LvBKRggjqPQ1zPiKKOC/g1WRJWk83dO8XBI+lWNV1O3urHztP8sSvjcjAoZFPt3Nb2i6pc+HZfLhkdrCMqJkuD8y57qfTmvS43EiKyEMrDII7iuY8SXLz6rb2cT48tC7Y9TwP0JryXxfrr3WtXNjZxt5+5bbze7Afwj6mtu601LHQk0+4jEup3pRZJCOI1HJUemK7bw94aSeJLi6XEI4RPX6118cSQoEiUIoHAAribTTF1fxFfiVd0UW7Geznoat+CleG4u4Xzuj+U/UHFdFqGl22oxFJoxu6hgORXnHi3TJtJsbtGAZSh2MemKybhUvLO2ElrIz21uHjJXgkjHy1dtbtpbVZdSAeWNPs8sLAZYHpiu38DahHd6GYEfc1pIYiAfu+1UNYuY7TXtQuZskQxIwx7Ka850LEWrXWr6tEiRWYM6KOfMkflfx5rdhla6ul1K6GCRlEfsD1z7muws/GtuqqlzEFA4BjPH5Vs23iTTLpcpdxg/3WOKi8OWvkwXFyw+e6maTP+z2qGNIdK8SXcsrrHDcxhwWOBuHWpLnxbpVvkLOJSOgT/Gua8Q69b69YvZvCqxOPvE/MK42bUrvRrq2jvH3WxIjS4HZPRh2NR6fqtudT1GFg1zdPIZIscA49Peu48ASkavfKYVhDQpIQn3WJPJ+tUviTcy6fPKYo963SJG/sPUVy9hp3meVbuCYIXMsin+J+wP0FdNa6cdW82GFopJE+9Dn5se1aulaimnOtprFkgQHCzmPp/vf411sdnZSKrxwQsp5DBRz71aVQgCqAFFMlginIEsaPjpuHSs3U5dL0qDzbmGHP8KBRub2FcjNbXfiC6V47IRRKfkRVwB9T3NYHiC3hnjutMkliNyvRAwPzdRXNSyXzwwXtsIIbyPIZR8rDaMEkd8ivSPhfd2w0ISXE8H227YvsB5AHb+tZmo24/syO6urovI8fmRySnIjl6kfQiqKxxaX4ZfV2nLebKS8TepGRir3hKEw6rolxtK3E3meex/iz0Fem3FrDcoUnjWRcdxmsnTo47PWpbKxdvISPfJGTkKT0wf6Vt59Oaa+4odh+bHFYmkWVpqCm9uR592GKvv/AISD0A7Vp37fZdKupIQFMcLMuB0IFeBW9tMlibi48o3M7/aYrgHnlsbT9aveNLO3h1ZWtpJWkghxLLgbWbjIA/Gr+mXESWNjJpyxxzqzAxTLtYfL6/rXS3Gjrcw3ujXBH71TEn+yy/cP41x1sX1FrhrhgXsoPKmhfhPMHAbH0Fdabr7BqGiynGzz8EjsMCu51jVE06wMqkGRx+7A7msrwxIlvpNxqN5IFM8hdnY9varFtf3WuM7WJNvapwJXHMh9h6VJY66ouzY6kogux0P8Eg9Qf6VmNdtofiuZWOLa6w59MnvVzxrfPa+EbxrdwJJIyqEc8Hqfyryez8OJBpnl3V01wlygAC8FXHK49uaZ4a06MxNPeJKZreRxHMzbo2bt9a7nw/pUWp+Ii9wuY0txIylcfvDwT+VbPi+0e1hOr2ytvhG6XaMnA6H+leS+KkMviBbyzmaKw1CNZpHTovY8fWte11drzVYrS4jKy2yMwbqpBxgj8q3Lq5uLiAI0hYxqVjBPSr2l2d3rk0FtM5+zwAZVfup/9eu+gt0t4EiiACIMAVleItFXVLUvGo8+MZU+vtXDXU15LJDHO28QArl/vAenvUlzfSzwxpcSF44xtUH0rg9R1xo0nhiZvIhlzBIDhvdR7Vu+H0ZPC0UV1v2TyG46gCMD39zXpfge2uE0QXN6v+k3LlySOdufl/SuhZVZSrAFW6g9DXiXxR0P+yr62t7GVTbTMXW1X7yE9f8AgNZfhzWha31rHJbeZNArRecx48o8YIPXB712sGmXzxsI7SV/JA3n/D1p1lqNzYsWtpWjOfmBHf3FayeL79R8yxsfXFRXHinUZhtV1jGOdorLihur+5KwxvNM3LY7e5NUdYW4sdPupJIWQqpiJYYwT6eprg1sJZt6QW0jvFFuRQMgDuzeleg/DLRBrmlW17fSK0NnMVSEHO8jpuFergAABeB6CuM+IE17MLLTtNu5Laecli0R5IFcOtoE8TaaNd843Ec6KJnbcp56ZrpPGXw2N5LJfaEsYkb5nt2OA3+6a5m28e+I/D1uNLkhRZoDjFwvzqPT3Fa/h4tqyJf3sYe2Mha4ih5dDnuOwrb1/SLazaKbT5beOB0JIkmwM9iKs22i6TL4bF1JcxNKw/4+EfcA3oK5qPxDfeH7+6it4BvEPmys7DKoOny9s1hXmra98QLiJLW2894gCBEcRxn1J9a77RPC6+HPB1//AGo6PeXEbNcSg+3QGuBs9LmubEJp4uLaFBudoyQxr1bwbfNdeHoRNK0s0P7ty3U46Z/Cs/xPZ3ljqS61ap56BNkqbcmMeqisYS2mqworskkZJklduDnsB6GrsGqato7pbWLR6hbSLuiMxIZPbPeuf1rw/f8AiW5kvtT8mAlgitH96PHao7HwxFZ28l8s91JKh8tljcpu+uOtLqug2UOhR3cpJuYD5hSWQnC5yBg1f8T6VajSdM1WyBhtp9m+3iYom49GAHfNYuo+CLG5luW+3TrIuA7MS24ntWn4d/tHwalxBaQwSROqyOrnBHGAcj1rRurjVNecNqSD7NGQWt4T+R96Y9/Bpzm3sY5TfuuxIwAd/pxXT+FdGudNS4ur0gXV2Qzxr91OOn1roCnX3rmdb8F218HmsSLW5PXaPlf6iucex120vIDNYyyeR8qCLlcVNef25FZyzSWsNvHuDkzSBeR7Vwt34v1m9YQW/wC6lLERRxrlnauq0n4ZX2qabFe65fym9dg/kPygHowqbxj4K14+TqWm3v2h7UcWmMIuP7ormdH8U3Ut4LW9+zI0j/NJIdvzjsfQ12ctlqtzBvn07z98ewSQSg5Gcikj0zWb6XyYbOSyRgN0sn8OK6rQ/DNpoql0zLdP9+d+WP09K2MU6mk/MB696THvXIfEPQYdS0tb2SWRZbU/KAflP1FZfw08I2MUR11y0t47MqF+Qg9q9D6ZPpRjkVwHjb4fabql7Fexk200rYk2KCG98etdX4c0ODw9pEVjbSSSIo3FpGySTWrjrSilr//Z" width="95" /></strong><br />
<strong>REPUBBLICA ITALIANA</strong><br />
<strong>IN NOME DEL POPOLO ITALIANO</strong><br />
<strong>Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana</strong><br />
<strong>(Sezione Seconda)</strong><br />
ha pronunciato la presente<br />
<strong>SENTENZA</strong><br />
sul ricorso numero di registro generale 1361 del 2016, proposto da:<br />
Maria Maddalena Ruocco e Annalisa Annunziata, rappresentate e difese dagli avvocati Antonia De Lisio e Bruno Riccardo Nicoloso, con domicilio eletto presso il secondo in Firenze, via A. Giacomini 4;<br />
<strong><em>contro</em></strong><br />
la Regione Toscana in persona del Presidente in carica della Giunta, rappresentata e difesa dall&#8217;avv. Antonio Fazzi ed elettivamente domiciliata presso l’Avvocatura Regionale in Firenze, piazza dell&#8217;Unità Italiana 1;<br />
il Comune di Calenzano in persona del Sindaco in carica, non costituito in giudizio;<br />
il Ministero della salute in persona del Ministro in carica, non costituito in giudizio;<br />
<strong><em>nei confronti di</em></strong><br />
Silvia Bava, non costituita in giudizio;<br />
<strong><em>per l&#8217;annullamento</em></strong><br />
&#8211; del decreto dirigenziale 1301 del 24 marzo 2016 reso dalla Regione Toscana &#8211; settore Politiche del farmaco e notificato a mezzo pec in data 29.3.2016, con cui si dichiarava la candidatura in forma associata composta da Ruocco Maria Maddalena (referente)<br />
&#8211; dell&#8217;avviso pubblicato sulla piattaforma ministeriale e sul sito regionale in data 12.4.2016, avente ad oggetto l’inizio del secondo interpello, e in particolare dell&#8217;elenco allegato nella parte in cui inserisce la sede di Calenzano 5;<br />
&#8211; del decreto dirigenziale 4996 del 23 giugno 2016 reso dalla Regione Toscana &#8211; settore Politiche del farmaco, pubblicato sul BURT 27 del 6.7.2016, con il quale si assegnava la sede di Calenzano 5 alla candidatura associata avente quale referente la dr.ss<br />
&nbsp;<br />
Visti il ricorso e i relativi allegati;<br />
Visto l&#8217;atto di costituzione in giudizio della Regione Toscana;<br />
Vista la memoria difensiva regionale;<br />
Visti tutti gli atti della causa;<br />
Relatore nell&#8217;udienza pubblica del giorno 11 luglio 2017 il dott. Alessandro Cacciari e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;<br />
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.<br />
&nbsp;<br />
FATTO e DIRITTO<br />
1. Le odierne ricorrenti hanno partecipato in forma associata al concorso straordinario per sedi farmaceutiche nella Regione Toscana di cui al decreto dirigenziale 24 ottobre 2012, n. 5008, e con successivo decreto dirigenziale 21 agosto 2015, n. 3851, hanno avuto assegnata la sede n. 5 di Calenzano. Il bando di concorso individuava la sede nell’area compresa tra le vie Garibaldi, Bartoline, Mia Martini e piazza de André ma l’ufficio comunale competente ha poi precisato che detta sede comprendeva le sole vie Garibaldi e Bartoline fino all’intersecazione della via Provinciale, in base ad una planimetria che veniva consegnata ma è poi risultata non essere allegata alla delibera istitutiva della sede stessa. L’errore è stato riconosciuto dal Comune solo il 23 dicembre 2015 con specifica nota, nella quale ha rilevato che l’insediamento della nuova farmacia non poteva essere limitato nel senso sopradescritto: solo allora, quindi, le ricorrenti hanno potuto avviare le ricerche per reperire i locali ove aprire l’esercizio. Queste non hanno dato esito immediato e nelle more è intervenuto il provvedimento regionale di decadenza, irrogato poiché era scaduto il termine ultimo (9 marzo 2016) per l’apertura della farmacia. Il provvedimento è stato quindi impugnato con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica; la Regione ha formalizzato atto di opposizione pervenuto al difensore delle ricorrenti il 1° settembre 2016 ed esse, insistendo nel gravame, si sono costituite presso questo Tribunale Amministrativo con atto notificato il 27 ottobre 2016 e depositato il 2 novembre 2016. Lamentano che l’inutile decorso del termine per l’apertura della farmacia sarebbe addebitabile al Comune, che insistendo nell’errore di delimitare la sede farmaceutica in misura ridotta avrebbe loro impedito di utilizzare l’intero arco di tempo previsto per l’apertura della sede. Sotto questo profilo, il provvedimento regionale impugnato sarebbe viziato da difetto di istruttoria e carenza di motivazione.<br />
Si è costituita la Regione Toscana eccependo che il provvedimento comunale sarebbe consequenziale al mancato rilascio dell’autorizzazione comunale e costituirebbe atto vincolato nella sua emanazione. Le ricorrenti, a suo dire, avrebbero dovuto contestare giudizialmente il comportamento omissivo del Comune, e sotto questo profilo il ricorso sarebbe inammissibile.<br />
Alla camera di consiglio stabilita per la trattazione della domanda cautelare, quest’ultima è stata oggetto di rinuncia.<br />
All’udienza dell’11 luglio 2017 la causa è stata trattenuta in decisione.<br />
2. Il ricorso è fondato e deve essere accolto.<br />
Il provvedimento di decadenza dall’assegnazione di sede farmaceutica, in base all’articolo 14, comma 4, della Legge della Regione Toscana 25 febbraio 2000, n. 16, ha la funzione di impedire che una volta assegnata la sede, il farmacista rimanga inerte per un eccessivo periodo di tempo omettendo di attivare il servizio. Poiché lo svolgimento di questo attiene ad un interesse pubblico preminente, è stato previsto che a quello inerte subentri altro farmacista più solerte, nell’abito della graduatoria concorsuale svolta. Trattasi di provvedimento sanzionatorio che colpisce l’inattività del farmacista assegnatario ed è giustificato dal fatto che esercitare la farmacia è non solo un diritto ma anche un onere.<br />
Questo istituto deve essere inquadrato nella categoria della “pronuncia di decadenza” che consiste nel ritiro di un provvedimento a causa dell&#8217;inadempimento, da parte del destinatario, di obblighi con lo stesso imposti o del mancato esercizio delle facoltà derivanti dal provvedimento medesimo (decadenza sanzionatoria), o del venir meno dei requisiti di idoneità del destinatario stesso (decadenza accertativa), ipotesi quest’ultima che non rileva nella presente sede. Trattasi di atto ablatorio ad efficacia costitutiva mediante il quale viene eliminato un altro atto amministrativo e conseguentemente ne vengono a cessare gli effetti; in particolare, viene ad estinguersi il rapporto a cui si era dato vita con il secondo. La pronuncia di decadenza si differenzia dagli altri atti di ritiro, quali l&#8217;annullamento o la revoca, perché non comporta un riesame dell&#8217;atto alla stregua della sua legittimità o opportunità, bensì una valutazione negativa del comportamento tenuto dal destinatario durante lo svolgimento del rapporto (T.A.R. Abruzzo Pescara I, 10 gennaio 2012 n. 6). Trattasi quindi di atto a carattere sanzionatorio che non è vincolato, come pretende la difesa regionale, ma presuppone la spendita di discrezionalità per effettuare la valutazione suddetta.<br />
Stante tale caratterizzazione della decadenza di cui si tratta in questa sede, nulla osta a che vengano prese in esame circostanze le quali dimostrino la non imputabilità all’interessato del fatto integrante presupposto della stessa e anzi, il carattere sanzionatorio dell’istituto non solo consente, ma impone tale valutazione all’amministrazione procedente. Per tali motivi la Regione avrebbe dovuto esaminare la posizione delle ricorrenti (anche) alla luce del comportamento assunto dal Comune di Calenzano e prorogare il termine di decadenza corrispondentemente al periodo in cui questo ha persistito nel proprio errore. In altri termini, il superamento del periodo di sei mesi consentiti per aprire la farmacia nella sede assegnata, decorrenti dalla pubblicazione del provvedimento di assegnazione sul Bollettino Ufficiale Regionale, non è imputabile alle ricorrenti e di tanto la Regione avrebbe dovuto tenere conto, in base al generalissimo principio secondo il quale nessuno può essere chiamato a rispondere per un fatto determinato da altri.<br />
Il ricorso deve pertanto essere accolto, con annullamento dei provvedimenti impugnati.<br />
Le spese processuali vengono liquidate nella misura di € 3.000,00 (tremila) oltre accessori di legge a favore delle ricorrenti, in solido tra loro, e a carico della Regione Toscana e del Comune di Calenzano in solido tra loro. Le spese vengono invece compensate nei confronti del Ministero della Salute e della controinteressata cui non è imputabile l’emanazione dei provvedimenti annullati.<br />
P.Q.M.<br />
il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla i provvedimenti impugnati.<br />
Condanna la Regione Toscana e il Comune di Calenzano, in solido tra loro, al pagamento delle spese processuali nella misura di € 3.000,00 (tremila), oltre accessori di legge, a favore delle ricorrenti in solido tra loro; spese compensate per il Ministero della Salute e la controinteressata.<br />
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall&#8217;autorità amministrativa.<br />
Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 11 luglio 2017 con l&#8217;intervento dei magistrati:<br />
Saverio Romano, Presidente<br />
Luigi Viola, Consigliere<br />
Alessandro Cacciari, Consigliere, Estensore</p>
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 100%;" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>L&#8217;ESTENSORE</strong></td>
<td>&nbsp;</td>
<td><strong>IL PRESIDENTE</strong></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Alessandro Cacciari</strong></td>
<td>&nbsp;</td>
<td><strong>Saverio Romano</strong></td>
</tr>
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<td>&nbsp;</td>
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<tr>
<td>&nbsp;</td>
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</tbody>
</table>
<p>IL SEGRETARIO<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/t-a-r-toscana-firenze-sezione-ii-sentenza-24-7-2017-n-980/">T.A.R. Toscana &#8211; Firenze &#8211; Sezione II &#8211; Sentenza &#8211; 24/7/2017 n.980</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>T.A.R. Toscana &#8211; Firenze &#8211; Sezione I &#8211; Sentenza &#8211; 29/6/2015 n.980</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/t-a-r-toscana-firenze-sezione-i-sentenza-29-6-2015-n-980/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jun 2015 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/t-a-r-toscana-firenze-sezione-i-sentenza-29-6-2015-n-980/">T.A.R. Toscana &#8211; Firenze &#8211; Sezione I &#8211; Sentenza &#8211; 29/6/2015 n.980</a></p>
<p>Pres. A. Pozzi, Est. P. Grauso Comune di Forte dei Marmi, Comune di Montignoso, Comune di Pietrasanta (Avv.ti G. Turri e R.Righi) contro Versilia Golf S.p.a. (Avv.ti S. Grassi, G. Succi, A. Salustri e F. Elefante) e nei confronti dell’Associazione Sportiva Versilia Golf Club (Avv.ti A. Dianda ed E. Burlamacchi)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/t-a-r-toscana-firenze-sezione-i-sentenza-29-6-2015-n-980/">T.A.R. Toscana &#8211; Firenze &#8211; Sezione I &#8211; Sentenza &#8211; 29/6/2015 n.980</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/t-a-r-toscana-firenze-sezione-i-sentenza-29-6-2015-n-980/">T.A.R. Toscana &#8211; Firenze &#8211; Sezione I &#8211; Sentenza &#8211; 29/6/2015 n.980</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">Pres. A. Pozzi, Est. P. Grauso<br /> Comune di Forte dei Marmi, Comune di Montignoso, Comune di Pietrasanta (Avv.ti G. Turri e R.Righi) contro Versilia Golf S.p.a. (Avv.ti S. Grassi, G. Succi, A. Salustri e F. Elefante) e nei confronti dell’Associazione Sportiva Versilia Golf Club (Avv.ti A. Dianda ed E. Burlamacchi) e Forte dei Marmi Golf Club Società Sportiva Dilettantistica (non costituita)</span></p>
<hr />
<p>sulla natura delle convenzioni urbanistiche e sulla giurisdizione esclusiva del g.a. per le relative controversie e sulle azioni civilistiche esperibili</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Giustizia amministrativa &#8211; Convenzioni urbanistiche – Natura &#8211; Giurisdizione esclusiva del G.A.  ex art. 133 co. 1 lett. a) n. 2 c.p.a.– Sussiste – Azioni esperibili</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>Le convenzioni urbanistiche rientrano nella categoria degli accordi sostitutivi o integrativi di provvedimento disciplinati dall’art. 11 della legge n. 241/1990, che rappresentano moduli consensuali di esercizio del potere amministrativo sottoposti ai principi del codice civile in materia di obbligazioni e contratti in quanto compatibili, fisiologica alternativa alla definizione unilaterale del procedimento ad opera dell’amministrazione. Esse sono riconducibili al modello generale della convenzione di lottizzazione di cui all’art. 28 della legge n. 1150/1942. Quale che ne sia il contenuto, si tratta di obblighi pur sempre strumentali alla positiva conclusione del procedimento e, in ultima analisi, accessivi al rilascio dei titoli abilitanti la realizzazione dell’intervento edilizio, quando non sostitutivi dei titoli stessi.  Proprio l’unitarietà del programma negoziale confluito nell’accordo e l’inscindibilità delle posizioni soggettive che ne scaturiscono giustifica la devoluzione della fattispecie alla giurisdizione esclusiva del G.A. disciplinata dall’art. 133 co. 1 lett. a) n. 2 c.p.a.. In caso di lesione di diritti soggettivi sono pertanto esperibili le azioni civilistiche di risoluzione e di risarcimento del danno, ovvero quella di esatto adempimento e l’azione costitutiva ai sensi dell’art. 2932 c.c..</p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p><b></p>
<p align=center>REPUBBLICA ITALIANA<br />
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO</p>
<p>Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana<br />
(Sezione Prima)</p>
<p></p>
<p align=justify>
</b>ha pronunciato la presente<br />
<b><P ALIGN=CENTER>SENTENZA</p>
<p>
<P ALIGN=JUSTIFY><br />
</b>sul ricorso numero di registro generale 1422 del 2013, proposto da:<br />
Comune di Forte dei Marmi, Comune di Montignoso, Comune di Pietrasanta, ciascuno in persona del rispettivo Sindaco <i>pro tempore</i>, rappresentati e difesi dagli avv.ti Giuliano Turri e Roberto Righi, con domicilio eletto presso lo studio del secondo in Firenze, Via Lamarmora 14; </p>
<p align=center>contro</p>
<p></p>
<p align=justify>
Versilia Golf S.p.a., in persona del legale rappresentante <i>pro tempore</i>, rappresentata e difesa dagli avv.ti Stefano Grassi, Gianpiero Succi, Alessandro Salustri e Fabio Elefante, con domicilio eletto presso lo studio del primo in Firenze, Via G. La Pira 21; </p>
<p align=center>nei confronti di</p>
<p></p>
<p align=justify>
Associazione Sportiva Versilia Golf Club, in persona del legale rappresentante <i>pro tempore</i>, rappresentata e difesa dagli avv.ti Andrea Dianda ed Elisa Burlamacchi, con domicilio eletto presso lo studio della seconda in Firenze, Via degli Artisti 20; </p>
<p>Forte dei Marmi Golf Club Società Sportiva Dilettantistica;</p>
<p align=center>per l&#8217;accertamento</p>
<p></p>
<p align=justify>
&#8211; dell&#8217;inadempimento della Versilia Golf S.p.a. all’obbligo derivante dall&#8217;art. 4 delle convenzioni stipulate con i Comuni ricorrenti, secondo il quale &#8220;Tutti gli impianti e le strutture del complesso sportivo saranno gestite da un&#8217;Associazione Sportiva a<br />
&#8211; dell&#8217;obbligo di cui all&#8217;art. 5 delle suddette convenzioni per cui: &#8220;Il Sindaco, od un suo rappresentante, potra&#8217; partecipare alle sedute del Consiglio Direttivo di detta Associazione sportiva, se ed in quanto tale partecipazione sia compatibile con le n<br />
<br />
Visti il ricorso e i relativi allegati;<br />
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Versilia Golf S.p.a. e dell’Associazione Sportiva Versilia Golf Club;<br />
Viste le memorie difensive;<br />
Visti tutti gli atti della causa;<br />
Relatore nell&#8217;udienza pubblica del giorno 10 aprile 2015 il dott. Pierpaolo Grauso e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;<br />
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.</p>
<p><b></p>
<p align=center>FATTO e DIRITTO</p>
<p></p>
<p align=justify>
</b>1. Tra il 1986 e il 1987, la Versilia Golf S.p.a. ha stipulato con le amministrazioni comunali di Forte dei Marmi, Montignoso e Pietrasanta – odierne ricorrenti – tre distinte convenzioni urbanistiche volte a disciplinare la realizzazione di un campo da golf su di una vasta area di sua proprietà, della complessiva estensione di oltre 500.000 mq, ricadente nel territorio di quei Comuni. Le convenzioni predette, aventi contenuto omologo, prevedevano fra l’altro che gli impianti e le strutture del complesso sportivo venissero gestite da un’associazione sportiva affiliata alla Federazione Italiana Golf, la quale avrebbe dovuto svolgere senza fini di lucro attività di ordine educativo, sportivo e sociale e promuovere la divulgazione del gioco del golf anche in collaborazione con le amministrazioni stipulanti; a queste ultime le convenzioni garantivano, in maniera corrispondente, la partecipazione alle sedute del consiglio direttivo dell’associazione sportiva.<br />
Nel maggio del 2011, la Versilia Sport S.p.a. ha costituito una società sportiva dilettantistica da essa interamente controllata e denominata Forte dei Marmi Golf Club S.r.l., subentrata nella gestione del campo da golf all’Associazione Sportiva Versilia Golf Club, che dal 1999 era locataria dell’impianto. Con l’atto introduttivo del presente giudizio, i Comuni ricorrenti lamentano che l’affidamento della gestione alla neo costituita società sportiva comporterebbe la violazione dei vincoli assunti da Versilia Golf S.p.a., vanificando la loro facoltà di partecipare alle sedute del consiglio direttivo e di cooperare con il gestore al fine di agevolare la promozione dell’attività golfistica, e impedendo loro di disporre della struttura per proprie iniziative di carattere ricreativo, formativo e culturale, come pure stabilito dalle convenzioni; e chiedono pertanto che, accertata la sussistenza delle violazioni dedotte, la società intimata sia condannata all’adempimento degli obblighi in questione, con riserva delle consequenziali azioni risarcitorie. <br />
1.1. Si è costituita in giudizio la Versilia Golf S.p.a., la quale eccepisce il difetto di giurisdizione del giudice adito e, nel merito, resiste alle domande avversarie, chiedendone il rigetto. <br />
È altresì intervenuta <i>ad adiuvandum</i> l’Associazione Sportiva Versilia Golf Club, che conclude per l’accoglimento del ricorso.<br />
1.2. La causa è stata discussa e trattenuta per la decisione nella pubblica udienza del 10 aprile 2015, preceduta al deposito di documenti, memorie difensive e repliche. <br />
2. Come già anticipato, i Comuni ricorrenti agiscono per l’adempimento delle convenzioni – qualificate come “urbanistiche” – da essi stipulate con la Versilia Golf S.p.a., nell’ambito dell’attuazione dei rispettivi strumenti urbanistici, onde consentire la realizzazione del campo da golf oggi gestito dalla società sportiva dilettantistica Forte dei Marmi Golf Club S.r.l.. Proprio l’affidamento della gestione a detta società sportiva, subentrata all’Associazione Sportiva Versilia Golf Club, darebbe luogo alla violazione degli artt. 4 e 5 delle convenzioni, in virtù dei quali l’impianto dovrebbe essere gestito da un’associazione sportiva senza fine di lucro per lo svolgimento di attività di ordine educativo, sportivo e sociale, con la collaborazione delle amministrazioni comunali interessate, la cui facoltà di partecipare alle sedute dell’organo direttivo dell’associazione stessa sarebbe oggi frustrata dalla forma di amministrazione prescelta dall’attuale gestore dell’impianto (amministratore unico). Violato sarebbe, di conseguenza, anche l’art. 6 delle convenzioni, che riconosce ai Comuni la facoltà di disporre del campo per proprie iniziative di carattere ricreativo, formativo e culturale, stante l’impossibilità per i Comuni di partecipare all’amministrazione della struttura. <br />
2.1. In via pregiudiziale, la società resistente eccepisce il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo. Pacifica la natura urbanistica delle convenzioni intercorse con le amministrazioni ricorrenti, occorrerebbe infatti distinguere fra clausole la cui esecuzione implica l’esercizio anche mediato di pubblici poteri, o vi afferisce, e clausole svincolate dall’esercizio di poteri autoritativi: solo le prime potrebbero dare vita a controversie ricadenti nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo in materia di accordi <i>ex</i> art. 11 della legge n. 241/1990, ai sensi dell’art. 133 co. 1 lett. a) n. 2 c.p.a., mentre le seconde ricadrebbero nella giurisdizione del giudice ordinario; e, nella specie, l’esercizio delle facoltà rivendicate dai Comuni ricorrenti si caratterizzerebbe proprio per l’assenza di profili di autoritatività nell’azione amministrativa, ciò che condurrebbe ad affermare l’estraneità della lite alla cognizione del tribunale adito. <br />
2.1.1. L’eccezione è infondata. <br />
2.1.2. Le convenzioni urbanistiche rientrano nella categoria degli accordi sostitutivi o integrativi di provvedimento disciplinati dall’art. 11 della legge n. 241/1990, che rappresentano moduli consensuali di esercizio del potere amministrativo sottoposti ai principi del codice civile in materia di obbligazioni e contratti in quanto compatibili, fisiologica alternativa alla definizione unilaterale del procedimento ad opera dell’amministrazione. Esse sono riconducibili al modello generale della convenzione di lottizzazione di cui all’art. 28 della legge n. 1150/1942 (per tutte, cfr. Cons. Stato, sez. IV, 8 luglio 2013, n. 3597).<br />
Lo scambio dei consensi che caratterizza gli accordi amministrativi li rende certamente idonei a definire un complessivo assetto di interessi e rapporti fra la parte pubblica e la parte privata mediante la riconduzione al loro interno non soltanto della spendita del potere amministrativo, ma anche di vere e proprie obbligazioni civilistiche, realizzandosi nell’accordo quella interdipendenza del momento potestativo e del momento contrattuale vero e proprio che va oltre la tradizionale teorica del doppio grado e della scomposizione della fattispecie in segmenti giustapposti di matrice eterogenea. In altri termini, se l’accordo presuppone – dal lato dell’amministrazione – l’esistenza di un potere, del quale costituisce una manifestazione mediata (cfr. Corte Cost., 6 luglio 2004, n. 204), gli obblighi che da esso scaturiscono non possono non risentire, sul piano della giustificazione causale, dell’inserimento in un più ampio programma negoziale non solo funzionalizzato al perseguimento di un pubblico interesse, ma connotato dall’immanenza del potere, che “colora” l’intera fattispecie e non permette di distinguere fra clausole implicanti la spendita delle prerogative pubblicistiche dell’amministrazione e clausole che, invece, costituiscono fonte di obbligazioni civilistiche vere e proprie. Quale che ne sia il contenuto, si tratta di obblighi pur sempre strumentali alla positiva conclusione del procedimento e, in ultima analisi, accessivi al rilascio dei titoli abilitanti la realizzazione dell’intervento edilizio, quando non sostitutivi dei titoli stessi (è proprio l’unitarietà del programma negoziale confluito nell’accordo e l’inscindibilità delle posizioni soggettive che ne scaturiscono a giustificare la devoluzione della fattispecie alla giurisdizione esclusiva del G.A.). <br />
2.1.3. Deve conseguentemente concordarsi con la giurisprudenza amministrativa che, riconosciuta l’attitudine dell’accordo amministrativo a costituire (anche) fonte di obbligazioni civilistiche, per l’ipotesi di inadempimento della parte pubblica o della parte privata ammette, in sede di giurisdizione esclusiva disciplinata dall’art. 133 co. 1 lett. a) n. 2 c.p.a., e anche laddove vengano in discussione questioni su diritti soggettivi, la praticabilità di tutti i rimedi offerti dall’ordinamento a un creditore che derivi la sua posizione da un contratto di diritto privato per poter realizzare coattivamente il proprio interesse, ivi comprese le azioni civilistiche di risoluzione e di risarcimento del danno, ovvero quella di esatto adempimento e l’azione costitutiva ai sensi dell’art. 2932 c.c. (fra le altre, cfr. Cons. Stato, A.P., 28 luglio 2012, n. 28; id., sez. IV, 4 maggio 2010, n. 2568). <br />
Del resto, la stessa Corte regolatrice ha da tempo riconosciuto che la giurisdizione esclusiva in tema di formazione, conclusione ed esecuzione di accordi amministrativi, già sancita dall’art. 11 co. 5 della legge n. 241/1990, si configura come correlata non tanto a una materia determinata, quanto alla peculiare tipologia di atto (così Cass. civ., SS.UU., 25 maggio 2007, n. 12186, e, più di recente, 9 marzo 2012, n. 3689); e, da ultimo, ha definitivamente chiarito che le convenzioni stipulate fra amministrazioni e soggetti aspiranti al rilascio di titoli edilizi, qualora costituiscano un momento necessario del procedimento amministrativo, non presentano una connotazione di autonoma fonte negoziale di regolamento dei contrapposti interessi, e le relative controversie sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo; da ciò cui segue, come corollario indefettibile, “il riconoscimento al suo giudice naturale della tutela di tutte le situazioni giuridiche sottoposte al suo esame al fine di tutelare in concreto l&#8217;interesse sostanziale della parte” (cfr. Cass. civ., SS.UU., 9 marzo 2015, n. 4368, che respinge il ricorso avverso la citata A.P. n. 28/2012).<br />
A conclusioni differenti non induce la giurisprudenza invocata dalla società resistente, la quale, da un lato con riferimento alla controversia originata dall’escussione di una polizza fideiussoria posta a garanzia del versamento di oneri di urbanizzazione dovuti in forza di una convenzione urbanistica, ha escluso la sussistenza della giurisdizione esclusiva del G.A. in considerazione dell’autonomia dell’obbligazione fideiussoria da quella principale, anche in punto di giurisdizione (Cass. civ., SS.UU., 23 febbraio 2010, n. 4319); e dall’altro, analogamente, ha negato la giurisdizione del giudice amministrativo sul presupposto della qualificazione in termini di contratto di diritto privato (garanzia a prima richiesta) e non di accordo procedimentale della convenzione oggetto del giudizio (Cons. Stato, sez. V, 26 ottobre 2011, n. 5711), con soluzioni che in ambedue i casi appaiono del tutto coerenti, in punto di principi applicati, con quella qui adottata. <br />
3. Nel merito, la resistente Versilia Golf S.p.a. sostiene che le obbligazioni azionate dai ricorrenti sarebbero oramai estinte per prescrizione decennale, decorrente dal 1989, anno in cui l’attività del campo da golf ha avuto inizio e i Comuni hanno potuto, perciò, esercitare le facoltà ad essi riconosciute in via convenzionale; facoltà che, peraltro, non sarebbero mai state concretamente esercitate prima del 2012, quando il Comune di Forte dei Marmi ha chiesto di verificare la possibilità di disporre dell’impianto per l’organizzazione di eventi nell’interesse della collettività locale. <br />
In subordine, la resistente oppone la nullità delle obbligazioni in questione, stante il loro carattere di perpetuità, incompatibile con i principi generali ricavabili dalla disciplina del codice civile, e comunque l’indeterminatezza del loro contenuto. <br />
In ulteriore subordine, è contestata la sussistenza dell’inadempimento dedotto, atteso che nell’unica occasione in cui uno dei Comuni ha chiesto di verificare la disponibilità dell’impianto, la richiesta sarebbe stata immediatamente evasa sia dalla Versilia Golf, sia dal gestore del campo. Mai la società resistente si sarebbe opposta all’esercizio delle facoltà rivendicate dai Comuni, né, al contrario di quanto sostenuto dai ricorrenti, il trasferimento della gestione ad una società sportiva amministrata da un amministratore unico, e non da un consiglio d’amministrazione, pregiudicherebbe la possibilità di interloquire con l’organo di gestione per le finalità di ordine sociale contemplate dalle convenzioni. <br />
3.1. La decisione della controversia richiede una più ravvicinata analisi delle clausole convenzionali in contestazione. <br />
3.1.1. L’art. 4 delle convenzioni intercorse fra i Comuni ricorrenti e la società Versilia Golf prevede che gli impianti e le strutture del campo da golf siano “gestite da un’Associazioni Sportiva affiliata alla Federazione Italiana Golf che si impegni a rispettarne le prescrizioni statutarie e che, senza avere fini di lucro, svolgerà attività di ordine educativo, sportivo e sociale, promuovendo a ogni livello la divulgazione del gioco del Golf ed agevolando, con la collaborazione dell’Amministrazione Comunale, un’attività giovanile promozionale di ampio respiro”. Ai sensi del successivo art. 5, quindi, “Il Sindaco, od un suo rappresentante, potrà partecipare alle sedute del Consiglio Direttivo di detta Associazione Sportiva, se e in quanto tale partecipazione sia compatibile con le norme dello Statuto della Federazione Italiana Golf”; mentre l’art. 6 riconosce alle amministrazioni comunali la “facoltà di disporre di ogni struttura ed impianto del Complesso Sportivo per proprie iniziative di carattere ricreativo, formativo e culturale, compatibilmente con l’attività del complesso stesso, e non in contrasto con ogni altra attività prevista dal calendario di gara della Federazione Gioco del Golf”. <br />
Sono, con manifesta evidenza, clausole dettate nell’interesse delle amministrazioni ed operanti alla stregua di prescrizioni apposte ai titoli abilitativi dell’intervento, nel senso di condizionarne il rilascio: l’obbligo dei proprietari dell’impianto di attenersi a una determinata forma di gestione, non lucrativa, diretta al perseguimento di finalità di ordine educativo, sociale e promozionale dell’attività sportiva, e aperta alla partecipazione degli stessi Comuni concedenti, risponde infatti agli interessi collettivi di cui questi ultimi sono portatori, e che rappresentano un presupposto causale dell’accordo. <br />
Tali interessi, al contempo, concorrono a determinare il contenuto dell’impegno assunto dalla parte privata, la cui peculiarità risiede nell’oggetto delle prestazioni e degli obblighi di comportamento imposti alla resistente, insuscettibili di essere agevolmente inquadrati nella categoria delle obbligazioni civilistiche per la difficoltà di intravedervi l’indefettibile requisito della patrimonialità della prestazione, richiesta dall’art. 1174 c.c. (il rilievo vale anche per la disponibilità della struttura garantita ai Comuni dall’art. delle convenzioni, la quale, pur idonea a essere patrimonialmente valutata, è data comunque nel limite della compatibilità con l’attività dell’impianto e della non interferenza con i calendari di gara, ciò che rende problematico attribuire ad essa un valore economico o, secondo altra impostazione, riconoscere nella prestazione un comportamento negoziabile). <br />
3.1.2. In disparte i problemi classificatori e dogmatici, ai fini di causa non può non osservarsi che, dalla sua apertura e fino al 2011, l’impianto è stato gestito dall’associazione sportiva Versilia Golf Club, risultandone perciò puntualmente adempiuto l’obbligo di cui all’art. 4 delle convenzioni <i>inter partes</i>. La prescrizione, pertanto, va fatta decorrere dal momento dell’affidamento della gestione alla società sportiva Forte dei Marmi Golf Club, vale a dire dal momento in cui la resistente ha posto in essere la condotta asseritamente impeditiva dell’interesse riconosciuto ai Comuni dal citato art. 4, essendo noto che la prescrizione non decorre prima che, nell’ambito del rapporto giuridico, si sia manifestato un fatto di opposizione al diritto del titolare, tale da rendere attuale la possibilità di ricorrere agli strumenti di tutela offerti dall’ordinamento (art. 2935 c.c.). <br />
Quanto alle facoltà dei Comuni disciplinate dagli artt. 5 e 6 delle convenzioni, e ai corrispondenti obblighi di <i>pati</i> a carico della società Versilia Golf, esse non formano oggetto di autonome pretese, ma costituiscono, appunto, facoltà inerenti le modalità di gestione concordate fra le parti ai fini del buon esito del procedimento volto alla realizzazione dell’impianto. In questo senso, è sufficiente rilevare come la partecipazione dei Sindaci alle sedute dell’organo direttivo del soggetto gestore dell’impianto, disciplinata dall’art. 5 delle convenzioni, non sia altro che una (delle possibili) modalità di esplicazione del ruolo collaborativo assegnato ai Comuni dal precedente art. 4; così come la disponibilità dell’impianto per iniziative promosse dai Comuni, di cui all’art. 6, a sua volta, non è che una concreta manifestazione dell’impegno a svolgere attività di utilità collettiva assunto dalla resistente a norma del medesimo art. 4. Come tali dette prerogative e facoltà, ancorché non esercitate, in forza dei principi generali non si estinguono per prescrizione se non unitamente al diritto cui ineriscono. <br />
3.1.3. La circostanza che gli obblighi assunti a norma degli artt. 4, 5 e 6 delle convenzioni siano destinati a gravare sulla società resistente – e sugli eventuali aventi causa – senza previsione di termini finali è strettamente connaturata dell’interesse pubblico sotteso alla realizzazione dell’impianto, e al cui perseguimento la stipula delle convenzioni e il successivo rilascio dei titoli abilitativi sono dichiaratamente condizionati. Salvi diversi accordi fra le parti (sempre nel rispetto dell’interesse pubblico), il peso di quegli obblighi verrà meno solo al cessare della destinazione impressa al compendio immobiliare in virtù degli atti convenzionali di cui qui si discute, né tale affermazione contrasta con l’invocato divieto di assunzione di vincoli perpetui, atteso che la durata del vincolo coincide, fisiologicamente, con quella del rapporto originato dalle convenzioni, ovvero della destinazione urbanistica dei terreni attualmente occupati dal campo da golf (correlativamente, ogni violazione di quegli obblighi integra inadempimento delle convenzioni, con ogni conseguenza anche in punto di risoluzione delle stesse). <br />
Laddove invece, come sembra intendere la resistente, si volesse attribuire al divieto il significato di impedire comunque la costituzione di un vincolo dalla durata non determinabile <i>ex ante</i>, ma solo <i>ex post</i>, non potrebbe che concludersi per la sua incompatibilità con il regime degli accordi in questione e per la sua inapplicabilità, ai sensi dell’art. 11 co. 2 della legge n. 241/1990. <br />
3.1.4. Va esclusa, infine, l’indeterminatezza delle prestazioni convenzionalmente imposte alla resistente, le quali, lo si è detto, nel loro nucleo essenziale consistono nell’affidamento della gestione a un soggetto non lucrativo, tenuto al perseguimento di alcuni individuati interessi generali (svolgimento di attività di ordine educativo, sportivo e sociale; promozione e divulgazione del gioco del golf; utilizzo dell’impianto per iniziative promosse dai Comuni) e aperto al contributo delle amministrazioni concedenti, anche attraverso il confronto diretto fra i rappresentanti di queste ultime e gli organi direttivi del soggetto gestore. <br />
3.2. Proprio con riferimento al nucleo essenziale delle prestazioni a carico della società Versilia Golf va peraltro esclusa la sussistenza del denunciato inadempimento. <br />
3.2.1. Il nuovo gestore dell’impianto, la società sportiva dilettantistica Forte dei Marmi Golf Club, non ha scopi di lucro e per oggetto sociale presenta “l’organizzazione di attività sportive dilettantistiche, compresa l’attività didattica, anche attraverso attività agonistica e dilettantistica, dello sport del golf, nel quadro, con la finalità e con l’osservanza delle norme e delle direttive della Federazione Italiana Golf affiliata C.O.N.I.”. Lo statuto della società, ribadito quanto previsto dall’atto costitutivo, precisa come scopi istituzionali della società siano “la promozione, organizzazione e partecipazione ad iniziative di supporto alla promozione ed all’immagine della Società Sportiva e dei suoi scopi; stabilire accordi e/o convenzioni con altre associazioni, società ed enti pubblici o privati, per la raccolta di mezzi, per l’organizzazione di iniziative e manifestazioni o per la partecipazione ad esse”. <br />
Per questi aspetti, non può allora dubitarsi della rispondenza del nuovo gestore ai requisiti soggettivi richiesti dall’art. 4 delle convenzioni, posto che il passaggio dalla forma associativa a quella societaria è sostanzialmente neutro rispetto agli obiettivi perseguiti dalla previsione pattizia, e si giustifica in virtù della tendenziale equiparazione operata dall’art. 90 della legge n. 289/2002, che estende alle società sportive dilettantistiche costituite in società di capitali senza fine di lucro le disposizioni tributarie riguardanti le associazioni sportive dilettantistiche e la possibilità di affiliazione alle federazioni sportive nazionali. <br />
3.2.2. I Comuni ricorrenti censurano la scelta del modello di amministrazione affidata a un amministratore unico, anziché a un consiglio di amministrazione, pur alternativamente previsto dallo statuto della società sportiva, ciò che avrebbe vanificato la facoltà di collaborazione riconosciuta alle amministrazioni comunali, compromettendone la partecipazione alle sedute del consiglio direttivo dell’associazione sportiva. <br />
La censura è tuttavia superabile alla luce dei contenuti rivestiti dalle facoltà assicurate al Comuni ricorrenti dagli artt. 4 e 5 delle convenzioni in termini di partecipazione alla gestione dell’impianto. <br />
La “partecipazione alle sedute del Consiglio Direttivo” di cui all’art. 5 non assegna ai Comuni un ruolo decisionale diretto ai fini della gestione, essendo pacifico che ad essa non si accompagni né la titolarità del voto, né il diritto a nominare uno dei componenti dell’organo direttivo o di amministrazione del soggetto gestore. La partecipazione esprime, piuttosto, un ruolo collaborativo e di interlocuzione nel quale si attua, come detto, la collaborazione fra il gestore dell’impianto e le amministrazioni in funzione del perseguimento di quegli obiettivi di interesse generale ai quali il gestore, a norma delle convenzioni, è comunque obbligato a cooperare; con la conseguenza che esso continua ad essere spendibile anche in presenza di un amministratore unico, secondo le medesime prassi già seguite in passato per la partecipazione dei Sindaci alle sedute del direttivo dell’associazione sportiva, ovvero secondo nuove prassi che, tenuto conto delle caratteristiche del modello di amministrazione attualmente in essere, consentano ai Sindaci di interloquire con la società sportiva e di svolgere appieno e in modo efficace il proprio compito di sollecitazione e impulso a tutela degli interessi contemplati dalle convenzioni (è evidente, a tacer d’altro, che ogni decisione in qualche modo interferente con quegli interessi non potrà essere assunta dal soggetto gestore se non previa interlocuzione con i Sindaci o i loro delegati). <br />
Al riguardo va peraltro precisato che, pur non essendo il gestore dell’impianto parte delle convenzioni, Versilia Golf S.p.a. è comunque tenuta a far sì che queste siano integralmente osservate; e, anche a voler ricostruire la fattispecie in termini di promessa del fatto del terzo, l’eventuale inadempimento del gestore si traduce in inadempimento colpevole di Versilia Golf, in forza del principio secondo cui, qualora la promessa del fatto del terzo si inserisca in un negozio a prestazioni corrispettive, con effetti integrativi dell&#8217;obbligazione gravante su uno dei contraenti a vantaggio dell&#8217;altro, sì da condizionare la funzionalità causale del contratto stesso, l&#8217;autonomia dei due negozi deve, per questa compenetrazione causale, ritenersi venuta meno e il mancato adempimento del terzo – libero, in quanto estraneo alla promessa di compiere o non compiere il fatto promesso – diviene inadempimento colpevole del promittente: cfr. Cass. civ., sez. III, 16 marzo 1999, n. 2348; id., sez. II, 27 marzo 1996, n. 2699). <br />
3.2.3. Allo stesso modo, non vi è ragione di ritenere che la presenza dell’amministratore unico in luogo di una pluralità di amministratori riuniti in consiglio possa impedire ai Comuni di esercitare la facoltà di disporre della struttura e dell’impianto per le proprie iniziative, nei limiti stabiliti dall’art. 6 delle convenzioni. L’unica difformità, non sostanziale, rispetto al modello delineato dalle convenzioni risiede nel destinatario della richiesta, che va pur sempre individuato nell’organo gestorio della società sportiva. <br />
4. Le considerazioni svolte conducono al rigetto del ricorso nel merito. <br />
4.1. Le spese di lite possono tuttavia essere compensate fra tutte le parti in causa, stante la estrema peculiarità della vicenda controversa. <br />
<b><P ALIGN=CENTER>P.Q.M.</p>
<p>
<P ALIGN=JUSTIFY><br />
</b>Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Prima), definitivamente pronunciando, respinge il ricorso.<br />
Spese compensate. <br />
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall&#8217;autorità amministrativa.</p>
<p>Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 10 aprile 2015 con l&#8217;intervento dei magistrati:<br />
Armando Pozzi, Presidente<br />
Gianluca Bellucci, Consigliere<br />
Pierpaolo Grauso, Consigliere, Estensore</p>
<p align=center>DEPOSITATA IN SEGRETERIA<br />
Il 29/06/2015</p>
<p></p>
<p align=justify>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/t-a-r-toscana-firenze-sezione-i-sentenza-29-6-2015-n-980/">T.A.R. Toscana &#8211; Firenze &#8211; Sezione I &#8211; Sentenza &#8211; 29/6/2015 n.980</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>T.A.R. Piemonte &#8211; Torino &#8211; Sezione I &#8211; Sentenza &#8211; 24/8/2012 n.980</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-piemonte-torino-sezione-i-sentenza-24-8-2012-n-980/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Aug 2012 22:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-piemonte-torino-sezione-i-sentenza-24-8-2012-n-980/</guid>

					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-piemonte-torino-sezione-i-sentenza-24-8-2012-n-980/">T.A.R. Piemonte &#8211; Torino &#8211; Sezione I &#8211; Sentenza &#8211; 24/8/2012 n.980</a></p>
<p>Presidente Balucani – Est. Malanetto Cooperativa Senza Frontiere S.C.S. (avv.ti Gili, Alba) c. ASL To 1 (avv.ti Scaparone, Picco) e Cooperativa Sanabil S.C.S.(avv. Carozzo) sul risarcimento in caso di annullamento della revoca di aggiudicazione in presenza di annullamento di contratto per violazioni di capitolato 1. – Contratti P.A. – Appalto</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-piemonte-torino-sezione-i-sentenza-24-8-2012-n-980/">T.A.R. Piemonte &#8211; Torino &#8211; Sezione I &#8211; Sentenza &#8211; 24/8/2012 n.980</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">Presidente Balucani – Est. Malanetto<br /> Cooperativa Senza Frontiere S.C.S. (avv.ti Gili, Alba) c. ASL To 1 (avv.ti Scaparone, Picco) e Cooperativa Sanabil S.C.S.(avv. Carozzo)</span></p>
<hr />
<p>sul risarcimento in caso di annullamento della revoca di aggiudicazione in presenza di annullamento di contratto per violazioni di capitolato</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">1. – Contratti P.A. – Appalto di servizi – Annullamento revoca aggiudicazione – Nuove gare indette successivamente – Illegittimità derivata.	</p>
<p>2. &#8211; Contratti P.A. – Appalto di servizi – Illegittimità revoca aggiudicazione – Effetti in caso di contratto annullato per violazioni di capitolato – Risarcimento – Esclusione ad eccezione del periodo intercorrente tra annullamento revoca e annullamento contratto.	</p>
<p>3. &#8211; Contratti P.A. – Appalto di servizi – Risarcimento danni – Utile di impresa – Calcolo.</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>1. – Sono illegittimi per illegittimità derivata le nuove gare indette per l’affidamento degli stessi servizi relativamente ai quali è stata annullata la revoca dell’aggiudicazione a favore dell’aggiudicataria.	</p>
<p>2. – L’illegittimità della revoca dell’aggiudicazione non ha effetto sulla risoluzione del contratto disposta per inadempimenti a prescrizioni di capitolato e pertanto non permette di accogliere la domanda di risarcimento danni, se non per il periodo intercorrente tra l’illegittima revoca e l’annullamento del contratto.	</p>
<p>3. – Il mancato utile può essere calcolato alla luce di quanto mensilmente in media ricavato dal servizio, dedotti i costi.</p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
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		<item>
		<title>Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 2/3/2011 n.980</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-ordinanza-sospensiva-2-3-2011-n-980/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 23:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-ordinanza-sospensiva-2-3-2011-n-980/</guid>

					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-ordinanza-sospensiva-2-3-2011-n-980/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 2/3/2011 n.980</a></p>
<p>Va sospeso il provvedimento di rimpatrio assistito di minore con reinserimento presso i nonni materni, sulla base della sentenza del Tribunale per i minorenni di Roma e tenuta presente la necessità di assicurare tutela all’interesse della minore, che ha valore preminente. (G.S.) N. 00980/2011 REG.PROV.CAU. N. 09821/2010 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-ordinanza-sospensiva-2-3-2011-n-980/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 2/3/2011 n.980</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;"></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Va sospeso il provvedimento di rimpatrio assistito di minore con reinserimento presso i nonni materni, sulla base della sentenza del Tribunale per i minorenni di Roma e tenuta presente la necessità di assicurare tutela all’interesse della minore, che ha valore preminente. (G.S.)</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p>N. 00980/2011 REG.PROV.CAU.<br />	<br />
N. 09821/2010 REG.RIC.           	</p>
<p align=center><b>REPUBBLICA ITALIANA<br />	<br />
Il Consiglio di Stato<br />	<br />
in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)</b></p>
<p>ha pronunciato la presente	</p>
<p align=center><b>ORDINANZA</b></p>
<p>sul ricorso numero di registro generale 9821 del 2010, proposto da:<br />	<br />
<b>Francesca Romana Baldacci</b>, rappresentata e difesa dall&#8217;avvocatro Pietro Annese, presso lo stesso elettivamente domiciliata in Roma, viale G. Mazzini 134;	</p>
<p align=center>contro</p>
<p><b>Ministero dell&#8217;interno</b> in persona del Ministro in carica, rappresentato e difeso dall&#8217;Avvocatura generale dello Stato, domiciliataria in Roma, via dei Portoghesi, 12; 	</p>
<p>e con l&#8217;intervento di<br />	<br />
ad adiuvandum:<br />	<br />
<b>Maria Rosaria Renzi</b>; 	</p>
<p>per la riforma<br />	<br />
dell&#8217; ordinanza cautelare del T.A.R. LAZIO &#8211; ROMA: SEZIONE II QUA n. 03196/2010, resa tra le parti, concernente PROVVEDIMENTO DI RIMPATRIO ASSISTITO DI MINORE	</p>
<p>Visto l&#8217;art. 62 cod. proc. amm;	</p>
<p>Vista la impugnata ordinanza cautelare del Tribunale amministrativo regionale di reiezione della domanda cautelare presentata dalla parte ricorrente in primo grado;	</p>
<p>Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Amministrazione appellata;	</p>
<p>Visti tutti gli atti della causa;	</p>
<p>Relatore nella camera di consiglio del giorno 1 marzo 2011 il consigliere Roberta Vigotti e udito per l’appellante l’avvocato Pomarici per delega dell’avvocato Annese;	</p>
<p>Vista al documentazione versata in atti anche in ottemperanza della precedente ordinanza istruttoria 18 gennaio 2011, n. 399 di questa Sezione, in particolare, la sentenza del Tribunale per i minorenni di Roma in data 17 gennaio 2011 e tenuto presente la necessità di assicurare tutela all’interesse della minore, che ha valore preminente;	</p>
<p align=center><b>P.Q.M.<br /></b></p>
<p>Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), accoglie l’istanza cautelare avanzata con l’appello e, per l&#8217;effetto, in riforma dell&#8217;ordinanza impugnata, accoglie l&#8217;istanza cautelare proposta in primo grado e sospende l’efficacia del provvedimento oggetto del giudizio.<br />	<br />
Compensa tra le parti le spese della presente fase del giudizio.	</p>
<p>La presente ordinanza sarà eseguita dall&#8217;Amministrazione ed è depositata presso la segreteria della Sezione che provvederà a darne comunicazione alle parti.	</p>
<p>Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 1 marzo 2011 con l&#8217;intervento dei magistrati:<br />	<br />
Giuseppe Severini, Presidente<br />	<br />
Maurizio Meschino, Consigliere<br />	<br />
Claudio Contessa, Consigliere<br />	<br />
Fabio Taormina, Consigliere<br />	<br />
Roberta Vigotti, Consigliere, Estensore	</p>
<p>L&#8217;ESTENSORE   IL PRESIDENTE 	</p>
<p>DEPOSITATA IN SEGRETERIA<br />	<br />
Il 02/03/2011	</p>
<p>IL SEGRETARIO<br />	<br />
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-ordinanza-sospensiva-2-3-2011-n-980/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 2/3/2011 n.980</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana &#8211; Sezione Giurisdizionale &#8211; Sentenza &#8211; 22/10/2009 n.980</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/consiglio-di-giustizia-amministrativa-per-la-regione-siciliana-sezione-giurisdizionale-sentenza-22-10-2009-n-980/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 22:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/consiglio-di-giustizia-amministrativa-per-la-regione-siciliana-sezione-giurisdizionale-sentenza-22-10-2009-n-980/</guid>

					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/consiglio-di-giustizia-amministrativa-per-la-regione-siciliana-sezione-giurisdizionale-sentenza-22-10-2009-n-980/">Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana &#8211; Sezione Giurisdizionale &#8211; Sentenza &#8211; 22/10/2009 n.980</a></p>
<p>Pres. Virgilio, Est. Millemaggi Cogliani G. Costanzo, S. Giambrone (Avv.ti C. Assennato, G. Liguori) c/ Ministero dello Sviluppo Economico (Avv. dello Stato) sul difetto di legittimazione del socio di una società in amministrazione straordinaria a ricorrere avverso gli atti di liquidazione dei singoli beni della stessa 1. Processo amministrativo &#8211;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/consiglio-di-giustizia-amministrativa-per-la-regione-siciliana-sezione-giurisdizionale-sentenza-22-10-2009-n-980/">Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana &#8211; Sezione Giurisdizionale &#8211; Sentenza &#8211; 22/10/2009 n.980</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/consiglio-di-giustizia-amministrativa-per-la-regione-siciliana-sezione-giurisdizionale-sentenza-22-10-2009-n-980/">Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana &#8211; Sezione Giurisdizionale &#8211; Sentenza &#8211; 22/10/2009 n.980</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">Pres. Virgilio,  Est. Millemaggi Cogliani<br /> G. Costanzo, S. Giambrone (Avv.ti C. Assennato, G. Liguori) c/ Ministero dello Sviluppo Economico (Avv. dello Stato)</span></p>
<hr />
<p>sul difetto di legittimazione del socio di una società in amministrazione straordinaria a ricorrere avverso gli atti di liquidazione dei singoli beni della stessa</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">1. Processo amministrativo &#8211; Società &#8211; Amministrazione straordinaria &#8211; Liquidazione dei beni &#8211;  Ricorso &#8211; Singolo socio &#8211; Legittimazione ad agire &#8211; Non sussiste &#8211; Ragione &#8211; Interesse di fatto. 	</p>
<p>2. Processo Amministrativo-Società di capitali &#8211; Holding di tipo personale &#8211; Configurabilità &#8211; Presupposti &#8211; Posizione di erede del socio fondatore &#8211; Irrilevanza – Legittimazione a ricorrere &#8211; Conseguenze.</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>1. La qualità di socio di una società non è idonea ad individuare in capo al singolo un interesse legittimo distinto da quello proprio della società e non legittima, pertanto, la proposizione di autonomo ricorso contro il provvedimento lesivo di interessi della società (nella specie trattasi del provvedimento di autorizzazione all’attivazione della procedura di vendita dei singoli beni o cespiti della società in amministrazione straordinaria). Difatti riguardo ai provvedimenti amministrativi lesivi degli interessi della società è la società stessa che deve eventualmente insorgere, potendo, nelle persone dei soci, individuarsi soltanto interessi di mero fatto all’accoglimento dei ricorsi proposti dalle società incise, che consentono loro la proposizione di atti di intervento ad adiuvandum, ma non di impugnazioni in via autonoma.	</p>
<p>2. Ricorre una holding di tipo personale solo nel caso in cui una persona fisica, che abbia una posizione dominante di più società di capitali in forza della maggioranza di quote o partecipazioni azionarie detenute, svolga anche, professionalmente, con stabile organizzazione, l’indirizzo, il controllo e il coordinamento delle società medesime (non limitandosi così al mero esercizio dei poteri inerenti alla qualità di socio). Ciò premesso la mera qualità di erede del socio fondatore di una società di capitali non vale a configurare la suddetta holding, di guisa da conferire a tale soggetto una posizione soggettiva differenziata, rilevante ai fini della legittimazione ad agire nel giudizio avverso atti ritenuti lesivi della medesima società.</p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p><b></p>
<p align=center>REPUBBLICA ITALIANA<br />	<br />
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO</p>
<p>Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana<br />	<br />
in sede giurisdizionale</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b>ha pronunciato la seguente<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>DECISIONE</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>sul ricorso in appello n. 773 del 2007, proposto da<br />	<br />
Ing. <B>GIUSEPPE COSTANZO</B>, nella qualità di erede del Grand. uff. CARMELO COSTANZA e liquidatore in carica e socio comproprietario della ZEUTRON s.p.a. in amministrazione straordinaria in base al D.M. Industria del 24 ottobre 1996, intestatario del capitale sociale nella misura del 16,2557% e a sua volta controllante l’86% di TELEJONICA s.r.l. in amministrazione straordinaria in base al D.M. del 5 dicembre 1996, nonché il 96,37% della F.lli COSTANZO s.p.a. e nella qualità di socio comproprietario per un ulteriore 16,67% della FIN.IT s.p.a in amministrazione straordianaria in virtù di D.M. 30 dicembre 1996 a sua volta controllante il residuo 3,63% della F.lli COSTANZO s.p.a in amministrazione straordinaria giusta D.M. 30 marzo 1996, nonché quale socio conproprietario della FIMALZ s.p.a in amministrazione straordinaria giusta D.M. 9 agosto 1996 a sua volta controllante la PAT 2 s.r.l. in amministrazione straordinaria giusta D.M. 5 giugno 1997;<br />	<br />
&#8211; Rag. <B>SALVATORE GIAMBRONE</B>, nella qualità di liquidatore in carica della FIMALZ s.p.a. sopra specificata;<br />	<br />
rappresentati e difesi dagli avv.ti Carmelo Assennato e Giovanni Liguori, con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo, in Palermo, via Principe di Villafranca n. 91; 	</p>
<p align=center>contro</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
&#8211; il <B>MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO</B>, in persona del Ministro in carica, rappresentato e difeso dall’Avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo, presso i cui uffici, in via A. De Gasperi, 81, è per legge domiciliato;<br />	<br />
&#8211; l’<b>AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA DELLA “TELEJONICA s.r.l.”, l’AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA DELLA F.LLI COSTANZO s.p.a. e l’AMMINISTRAZIONE STRAORDINA-RIA DELLA “PAT 2 s.r.l.”</b>, in persona dei rispettivi commissari liquidatori pro tempore, rapprese	</p>
<p align=center>e nei confronti di </p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
&#8211; <b>TELE SICILIA COLOR RETE 8 s.r.l.</b>, subentrata alla soc. “Telecroma 2000”, in persona del legale rappresentante in carica, rappresentata e difesa dell’avv. Salvo Zappalà, con domicilio eletto in Palermo, via Trentacoste n. 89, presso lo studio Allo<br />
&#8211; <b>IMPREGILO s.p.a.</b>, in persona del legale rappresentante in carica, rappresentata e difesa dall’avv. Paolo Nitti, con domicilio eletto in Palermo, via Gen. Streva n. 14, presso lo studio dell’avv. Carlo Landolina;<br />	<br />
&#8211; Ing. <b>NINO FERRARI &#8211; COSTRUZIONI GENERALI s.r.l.</b> in persona del legale rappresentante pro tempore, non costituita in giudizio;	</p>
<p align=center>per la riforma</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione II della Sezione staccata di Catania, n. 594/2006 del 13 aprile 2006;</p>
<p>Visto il ricorso in appello di cui in epigrafe;<br />	<br />
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dello Sviluppo Economico e delle soc. in amministrazione straordinaria Telejonica s.r.l. e Pat 2 s.r.l. nonché delle società Tele Sicilia Color Rete 8 s.r.l. e Impregilo s.p.a.<br />	<br />
Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;<br />	<br />
Visti gli atti tutti della causa;<br />	<br />
Relatore il Consigliere Chiarenza Millemaggi Cogliani; uditi, altresì, alla pubblica udienza del 12 marzo 2009 l’avv. C. Assennato, l’avv. dello Stato Dell’Aira, l’avv. S. Mazza, su delega dell’avv. S. Zappalà e l’avv. M. Virzì, su delega dell’avv. N. Pitti;<br />	<br />
Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue.<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>FATTO</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>1.1. Con sentenza n. 594/2006 del 13 aprile 2006, la Sezione II della Sezione staccata di Catania del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia ha dichiarato inammissibili, previa riunione, i ricorsi nn. 4227/99, 4301/99 e 5276/00 R.G. della Sezione staccata anzidetta, proposti rispettivamente: <br />	<br />
A) – il primo (ric. n. 4227/99) &#8211; dall’Ing. Giuseppe Costanzo, congiuntamente ad altri consorti, nella qualità di soci proprietari della “ZEUTRON S.p.A” in amministrazione straordinaria, a sua volta controllante l’86% della “Telejonica” s.r.l.; dallo stesso Ing. Giuseppe Costanzo, unitamente al Grand. Uff. Pasquale Costanzo, nella diversa qualità di Liquidatori pro-tempore della “Zeutron” s.p.a.; e da Castrogiovanni Arturo n.q. di Presidente in carica del Consiglio di Amministrazione della Telefonica s.r.l. – per l’annullamento del (mai comunicato) provvedimento del 22.6.1999, con cui il Ministro dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato, ha autorizzato l’attivazione della procedura di vendita del complesso aziendale della Telefonica s.r.l. e, con esso, dell’avviso pubblicato sugli organi di stampa, del verbale di aggiudicazione del 21.7.1999, del provvedimento del Ministero Industria assenziente la stipula dell’atto di vendita, nonché del riferito bando e di ogni altro atto presupposto, connesso ovvero consequenziale (ric. n. 4227/99);<br />	<br />
	B) – il secondo (ric. n. 4301/99) – dal medesimo Ing. Giuseppe Costanzo, e consorti, nella qualità di soci proprietari della FIMALZ S.p.A., in amministrazione straordinaria a sua volta controllante la PAT 2 s.r.l., in amministrazione straordinaria, nonché da Giambrone Salvo, nella qualità di Liquidatore pro-tempore della FIMALZ S.p.a. – per l’annullamento del (mai comunicato) provvedimento con cui il Ministro dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato, ha autorizzato l’attivazione della procedura di vendita unitariamente o a lotti separati dei beni afferenti il complesso aziendale della PAT 2 s.r.l. e, con esso, dell’avviso pubblicato sugli organi di stampa, dei Decreti interministeriali di sottoposizione della PAT2 s.r.l. ad Amministrazione straordinaria, del programma di sviluppo della procedura e del piano di risanamento; dell’eventuale provvedimento di aggiudicazione e successivo provvedimento dell’Autorità di Vigilanza assenziente la stipula dell’atto di vendita;<br />
C) – il terzo ricorso (n. 5276/00) – dal suddetto Ing. Giuseppe Costanzo, e consorti nella qualità di soci proprietari della ZEUTRON S.P.A. in Amministrazione straordinaria, a sua volta controllante il 96,37% della “F.lli Costanzo” S.p.A., dallo stesso Giuseppe Costanzo ed altri nella qualità di soci proprietari di 50% della FIN.IT S.p.A. in Amministrazione Straordinaria, a sua volta controllante il residuo 3,63% della F.lli COSTANZO s.p.a., nonché, con il Grand Uff. Pasquale Costanzo, nella qualità di liquidatori in carica della ZEUTRON S.p.a. – per l’annullamento del provvedimento del 2 ottobre 2000 (mai comunicato) che autorizza a rinnovare il procedimento di vendita del complesso aziendale relativo all’attività edile della “F.lli Costanzo” S.p.a., non più unitariamente ma suddiviso in due rami, “Altri Lavori Pubblici” e “Alta Velocità”, nonché del relativo disciplinare di vendita e con esso, degli atti presupposti e connessi, del decreto 14.12.2000 del Direttore Generale del Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato (conosciuto integralmente solo il 2 febbraio 2001, con cui il Commissario Straordinario della “F.LLI COSTANZO” S.p.A. è stato autorizzato a vendere le attività aziendali relative al settore costruzioni accettando le offerte avanzate da IMPREGILO S.p.A. ed Ing. NINO FERRARI s.r.l. con riferimento rispettivamente al ramo aziendale “Grandi Lavori” ed al ramo “altri Lavori Pubblici” nella configurazione di cui al programma autorizzato in data 1 giugno 2000, con le modalità di cui all’istanza del Commissario), nonché di detta istanza-relazione del 5 dicembre 2000 e di ogni atto presupposto, connesso, consequenziale, compresi i verbali n. 2 del 20.11.2000 e n. 3 del 21.11.2000.<br />	<br />
2. L’anzidetta sentenza è impugnata, in questa sede dall’ing. Giuseppe Costanzo &#8211; il quale dichiara di agire nella qualità di erede del Grand.uff. Carmelo Costanza e di liquidatore in carica e socio comproprietario della ZEUTRON s.p.a., &#8211; e dal Rag. Salvatore Giambrone, nella qualità di liquidatore in carica della FIMALZ s.p.a..<br />	<br />
È dedotta l’erroneità ed illegittimità della declaratoria di inammissibilità per difetto di legittimazione attiva in relazione alla pretesa rilevanza dell’interesse dei soci al risanamento delle società cui ineriscono gli atti di liquidazione posti in essere in sede di amministrazione controllata, che non potrebbe essere negato, sulla base dell’art. 1/6 del decreto legge 30 gennaio 1979 n. 26, convertito in legge 3 aprile 1979 n. 95, senza incorrere in violazione della stessa norma, o, al limite, senza dover riconoscere fondato il dubbio di illegittimità dell’articolo in questione per contrasto con gli art. 24/1, 113, 42/2 e 3/1 Cost. nella parte in cui, disciplinando la procedura di amministrazione straordinaria con richiamo esclusivamente alla legge fallimentare, in tema di liquidazione coatta amministrativa, non consente all’amministratore ed al singolo socio, anche quale erede del fondatore, in caso di paventata liquidazione di società o di raggruppamenti di società sottoposte ad amministrazione straordinaria o di beni o complessi aziendali delle medesime, di tutelare le proprie legittime aspettative alla restituzione dell’impresa risanata o alla massimazione dei residui attivi derivanti dalla cessione o alienazione a terzi, azionando davanti al giudice amministrativo il proprio interesse legittimo al corretto, diligente e ordinario svolgimento delle procedure di legge da parte del commissario incaricatone, laddove si assuma come nel caso in esame, che tale svolgimento è stato scorretto e formalmente e sostanzialmente inadeguato ai dettami della legge e, in ogni caso, lesivo di legittime aspettative. Per tali profili, dunque è chiesta, in subordine la rimessione della questione alla Corte Costituzionale. <br />	<br />
Ad ogni buon conto, sono riproposte interamente le censure dedotte con i tre ricorsi di primo grado riuniti ed i motivi aggiunti. <br />	<br />
3. Il Ministero dello sviluppo economico, l’Amministrazione straordinaria della Telejonica s.r.l., e le società Telesiciliacolor-Rete 8 e Impregilo si sono costituiti per resistere all’appello. Le prime due propongono anche appello incidentale per la parte in cui la sentenza di primo grado ha rinvenuto l’esistenza di fondate ragioni per compensare le spese del giudizio malgrado la soccombenza e la giurisprudenza nel frattempo formatasi sulle pretese via via azionate in giudizio dai soci delle società del gruppo Costanzo in amministrazione straordinaria.<br />	<br />
Successivamente la causa, chiamata alla pubblica udienza del 12 marzo 2009 è stata trattenuta in decisione.<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>DIRITTO</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>	1. Gli attuali appellanti agiscono nella qualità di liquidatori nominati rispettivamente dalle società Zeutron s.p.a. e Fimalz s.p.a. prima che le stesse fossero poste in amministrazione straordinaria.<br />
	L’ing. Costanzo agisce anche spendendo la sua qualità di socio della società di cui era stato nominato liquidatore e della F.lli Costanzo s.p.a., oltre che come erede del “socio fondatore” dal quale avrebbero preso vita il complesso delle società facenti capo al “Gruppo Costanzo” e come “socio comproprietario” della Fimalz s.p.a.<br />
	E’ evidenziato, dagli appellanti, come ciascuna delle società summenzionate, sia, a sua volta, detentrice di pacchetti azionari o di quote sociali di controllo di società facenti parte del c.d. “Gruppo Costanzo”.<br />
	Sono note, al Consiglio le vicende relative alla amministrazione straordinaria in questione.<br />
Nei presenti giudizi, la cui incardinazione in primo grado è risalente agli anni 1999 e 2000, non può ignorarsi inoltre il passaggio della gestione dalla fase della “amministrazione straordinaria” a quella liquidatoria, sulla base dell’art. 7 della legge 12 dicembre 2002, che ha fatto cessare i meccanismi (e le finalità) dell’amministrazione straordinaria &#8211; con ciò ovviando alle perplessità insorte in sede comunitaria circa la conformità al Trattato delle misure di salvataggio delle grandi imprese in crisi cui si ispirava la precedente legislazione &#8211; con obiettivi essenzialmente liquidatori. Rafforzati, poi, dall’art. 1, comma 498 della successiva legge 27 dicembre 2006 n. 296 (in tema, da ultimo, CGA, n. 187/2009 sul ricorso in appello n. 1327/2007).<br />	<br />
	Nella controversia in esame, si ritiene in primo luogo di dovere tenere distinta la posizione del sig. Salvo (o Salvatore) Giambrone, in quanto, in primo grado, lo stesso è presente in giudizio, nella qualità di liquidatore in carica della soc. Fimalz s.p.a., soltanto nel solo ricorso n. 4301 del 1999, cosicché in tali limiti è ammissibile l’appello dallo stesso proposto congiuntamente all’ing. Costanzo.<br />
	Parimenti, deve essere tenuto in debita considerazione l’oggetto distinto dei tre ricorsi (riuniti dal giudice di primo grado) in quanto, il ricorso n. 4227/99 investe l’attivazione della procedura di vendita del complesso aziendale di Telejonica s.r.l., il ricorso n. 4301/1999 concerne la procedura di vendita di beni afferenti il complesso aziendale della Pat 2 s.r.l. ed infine, il ricorso n. 5276/2000 ha ad oggetto il procedimento di vendita del complesso aziendale edile della “F.lli Costanzo” s.p.a..<br />
	Tanto serve a chiarire che, avuto riguardo alle società cui afferiscono i provvedimenti impugnati e le relative operazioni di liquidazione, né l’uno né l’altro degli attuali appellanti, in ragione della qualità dichiarata, assume la posizione di organo rappresentativo delle società alla quale appartengono i beni la cui liquidazione lederebbe, secondo la prospettazione degli appellanti, l’interesse della società (in ipotesi, legittimo e meritevole di tutela) al risanamento. </p>
<p>	2. Ne consegue la constatazione che la sentenza impugnata ha considerato correttamente il presupposto da cui è scaturita la declaratoria di inammissibilità: i tre ricorsi, infatti, sono proposti da soggetti i quali rivestono posizione di “soci” della F.lli Costanzo o di società controllanti le altre società i cui beni vengono ad essere incisi dalle procedure di liquidazione.<br />
E’ irrilevante che sia stata spesa, fra l’altro, la qualità di rappresentanti legali di società controllanti, le quali, a loro volta, compaiono nel presente giudizio, soltanto nella qualità di soci e (sia pure in posizione dominante) delle società in amministrazione straordinaria.</p>
<p>3. Quanto alla particolare posizione con la quale si presenta, fra l’altro, l’ing. Costanzo, in appello (quale erede del socio fondatore della F.lli Costanzo e del “Gruppo”), occorre anche chiarire che essa non è idonea a conferire al medesimo significativa qualificazione della posizione soggettiva, ai fini della legittimazione sostanziale e processuale. <br />	<br />
Bisogna, infatti, condividere, in argomento, l’obiezione difensiva delle resistenti, secondo cui, nel caso di cui si tratta, mancano elementi che possano fare rinvenire, nei rapporti fra il defunto genitore dell’attuale appellante e le società in amministrazione controllata, le caratterizzazioni di una holding di tipo personale, da cui poter fare discendere una qualche differenziazione della posizione soggettiva del dante causa, ed ora, del suo erede.<br />	<br />
L’istituito in questione ricorre nel caso in cui una persona fisica, che abbia una posizione dominante di più società di capitali in forza della maggioranza di quote o partecipazioni azionarie detenute, svolga anche, professionalmente, con stabile organizzazione, l’indiriz-zo, il controllo e il coordinamento delle società medesime (non limitandosi così al mero esercizio dei poteri inerenti alla qualità di socio).<br />	<br />
Tale caratterizzazione non si rinviene nel caso in esame.<br />	<br />
Non sembra inutile, peraltro, precisare che &#8211; a parte l’insussi-stenza dei presupposti essenziali alla configurabilità della holding personale (desumili dalla giurisprudenza formatasi sulla in materia; per tutte, fra le ultime, Cass. civ., I Sez., 9 agosto 2002, n. 12113 e precedenti conformi ivi citati) &#8211; l’eventuale esistenza di un assetto di tal genere è visto con disfavore dall’ordinamento, in quanto si risolve in una anomalia del sistema societario, dalla quale derivano misure di natura che, in senso lato, possono definirsi sanzionatorie, quali, l’estensione derogatoria della responsabilità e del fallimento, e non anche la tutela privilegiata del socio.</p>
<p>4. In via ulteriore, deve essere chiarito che la posizione di “<i>proprietario</i>” (pro quota) della soc. Zeutron, con cui si presenta in giudizio l’ing. Costanzo, ancorché ponga suggestivamente in evidenza la titolarità del diritto reale (di cui azione e quote sono rappresentative), non ne caratterizza, in maniera differenziata la posizione di socio, rispetto alla soggettività che è propria delle società di capitale. </p>
<p>5. Ciò premesso, la controversia (per il suo oggetto e in termini di legittimazione attiva dei ricorrenti) appare in tutto coincidente con altre, relative alla liquidazione di beni di società del c.d. Gruppo Costanzo in amministrazione straordinaria, intorno alle quali &#8211; come gli stessi appellanti riconoscono &#8211; è andato formandosi un orientamento consolidato di questo Consiglio condiviso nella sentenza gravata e dal quale non vi è ragione di discostarsi, in questa sede.<br />	<br />
Ci si riferisce, in particolare, all’orientamento espresso nelle decisioni CGA nn. 176/2001 e 336/2003, confermato anche di recente – con le particolarità del caso – dalla più recente decisione n. 187/2009.<br />	<br />
E’ stato sufficientemente chiarito che:<br />	<br />
&#8211; la qualità di socio di una società non risulta idonea ad individuare in capo al singolo un interesse legittimo distinto da quello proprio della società e non legittima, pertanto, la proposizione di autonomo ricorso contro il provvedimento lesivo di inte<br />
&#8211; riguardo ai provvedimenti amministrativi lesivi degli interessi della società è la società stessa che deve eventualmente insorgere (attraverso i suoi organi ordinari, tuttora esistenti e legittimati);<br />	<br />
&#8211; nelle persone dei soci possono individuarsi soltanto interessi di mero fatto all’accoglimento dei ricorsi proposti delle società incise, che consentono loro la proposizione di atti di intervento <i>ad adiuvandum</i>, ma non di impugnazioni in via autono<br />
<br />	<br />
6. L’apertura che si riviene, nelle citate decisioni, alla configurabilità di posizioni di interesse legittimo in capo ai singoli soci, nella differente ipotesi in cui, con provvedimento amministrativo sia disposto autoritativamente lo scioglimento e la liquidazione della società in amministrazione straordinaria (da tenersi distinta dalle operazioni di liquidazione di singoli beni o cespiti nel corso dell’amministrazione straordinaria), è estranea al presente giudizio, indipendentemente dalla considerazione che la scelta liquidatoria é stata effettuata, dallo stesso legislatore nazionale, con la legge n. 273/2002 (sopravvenuta nelle more).</p>
<p>7. Gli appellanti ritengono che il problema del difetto di legittimazione attiva sia superabile attraverso il controllo di legittimità costituzionale dell’art. 1/6 del decreto legge 30 gennaio 1979 n. 26, convertito in legge 3 aprile 1979 n. 95, in relazione agli art. 24/1, 113, 42/2 e 3/1 Cost..<br />	<br />
Essi avanzano il dubbio che la disposizione citata sia viziata, per contrasto con la Costituzione, in quanto, col sottoporre le procedure di risanamento delle grandi imprese in crisi alle regole dei procedimenti concorsuali, si sarebbe sottratto al controllo diretto dei soci il corretto esercizio delle operazioni di volta in volta autorizzate, nell’ambito dell’anzidetta amministrazione.<br />	<br />
La questione è manifestamente inammissibile, in quanto:<br />	<br />
&#8211; la norma in parola è intervenuta, con disposizione di favore, nell&#8217;interesse obiettivo dell&#8217;impresa, già di per sé in situazione di grave dissesto, e come tale assoggettata alle norme di cui all’art. 1 del R.D. 16 marzo 1942 n. 267, e non di quello pers<br />
&#8211; la sottoposizione agli artt. 195 e seguenti ed all&#8217;art. 237 della legge fallimentare (in quanto non previsto dal decreto legge n. 26/79) del relativo procedimento non fa che ricondurre, le situazioni di dissesto imprenditoriale, nell’alveo naturale dell<br />
&#8211; l’accertato difetto di legittimazione attiva non dipende dalla norma sospettata di illegittimità costituzionale dovendosi fare discendere, al contrario, siffatto arresto, direttamente ed immediatamente dalle regole di diritto comune in tema di società d<br />
&#8211; l’interesse al risanamento dei singoli soci (già irrilevante alla stregua degli obiettivi alla base della legge n. 26 del 1979) è del tutto inattuale per effetto della sopravvenienza della legge n. 273/2002 (art. 7). </p>
<p>8. Sulla base delle considerazioni che precedono, l’appello deve essere respinto ed a carico degli appellanti, in solido, devono essere poste le spese di entrambi i gradi del giudizio, in favore dei resistenti costituiti in appello, nella misura liquidata in dispositivo.<br />	<br />
L’appello incidentale è interamente assorbito.<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>P.Q.M.</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale, definitivamente pronunciando, respinge l’appello in epigrafe;<br />	<br />
Condanna gli appellanti in solido e nella qualità, al pagamento &#8211; in favore dei resistenti Ministero dello sviluppo economico, soc. Telefonica s.r.l. e Pat2 s.r.l. in amministrazione straordinaria costituite congiuntamente, Impregilo s.p.a., e Tele Sicilia Color Rete 8 s.r.l. &#8211; delle spese di entrambi i gradi del giudizio che si liquidano in complessivi € 12.000,00 (dodicimila) da attribuirsi in ragione di € 3.000,00 (tremila//00) in favore di ciascuna delle parti autonomamente costituite nel presente giudizio di appello, aumentate di IVA e CPA per le parti private e, ove dovuti, di contributi previdenziali e fiscali, in favore dell’Amministrazione statale;<br />	<br />
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall&#8217;Autorità amministrativa.</p>
<p>Così deciso in Palermo, addì 12 marzo 2009, dal Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana in sede giurisdizionale, in camera di consiglio con l&#8217;intervento dei Signori: Riccardo Virgilio, Presidente, Raffaele Maria De Lipsis, Chiarenza Millemaggi Cogliani, estensore, Antonino Corsaro, Filippo Salvia, Componenti.	</p>
<p align=center>Depositata in segreteria<br />	<br />
il  22 ottobre  2009</p>
<p align=justify>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/consiglio-di-giustizia-amministrativa-per-la-regione-siciliana-sezione-giurisdizionale-sentenza-22-10-2009-n-980/">Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana &#8211; Sezione Giurisdizionale &#8211; Sentenza &#8211; 22/10/2009 n.980</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione I bis &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 6/2/2004 n.980</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzauno/t-a-r-lazio-roma-sezione-i-bis-ordinanza-sospensiva-6-2-2004-n-980/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Feb 2004 23:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/giurisprudenzauno/t-a-r-lazio-roma-sezione-i-bis-ordinanza-sospensiva-6-2-2004-n-980/</guid>

					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzauno/t-a-r-lazio-roma-sezione-i-bis-ordinanza-sospensiva-6-2-2004-n-980/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione I bis &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 6/2/2004 n.980</a></p>
<p>Pubblico impiego &#8211; istanza di trasferimento per assistenza familiare disabile ex lege 104/1992 – tutela cautelare &#8211; rigetto. Vedi anche: CONSIGLIO DI STATO, SEZ. IV – Ordinanza n. 2254 del 18 maggio 2004 REPUBBLICA ITALIANA TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALEPER IL LAZIOROMA &#8211; SEZIONE PRIMA BIS Registro Ordinanze: 980/2004 Registro Generale:1009/2004 nelle</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzauno/t-a-r-lazio-roma-sezione-i-bis-ordinanza-sospensiva-6-2-2004-n-980/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione I bis &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 6/2/2004 n.980</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzauno/t-a-r-lazio-roma-sezione-i-bis-ordinanza-sospensiva-6-2-2004-n-980/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione I bis &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 6/2/2004 n.980</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;"></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Pubblico impiego  &#8211; istanza di trasferimento per assistenza familiare disabile ex lege 104/1992 – tutela cautelare &#8211; rigetto.</span></span></span></p>
<hr />
<p>Vedi anche: CONSIGLIO DI STATO, SEZ. IV – <a href="/ga/id/2004/5/4046/g">Ordinanza n. 2254 del 18 maggio 2004</a></p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p align=center><b>REPUBBLICA ITALIANA<br />
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE<br />PER IL LAZIO<br />ROMA &#8211; SEZIONE PRIMA BIS</b></p>
<p>Registro Ordinanze: 980/2004<br />
Registro Generale:1009/2004<br />
nelle persone dei Signori:<br />
CESARE MASTROCOLA Presidente<br />ELENA STANIZZI Primo Ref. , relatore<br />
DONATELLA SCALA Primo Ref.<br />ha pronunciato la seguente</p>
<p align=center><b>ORDINANZA</b></p>
<p>nella Camera di Consiglio del 16 Febbraio 2004<br />
Visto il ricorso 1009/2004 proposto da:<br />
<b>MARCHESI MAURO </b><br />
rappresentato e difeso da:<br />
OLIVETI AVV. FRANCESCOLONGO AVV. LUCIO FILIPPOcon domicilio eletto in ROMAVIA CUNFIDA, 20presso<br />
OLIVETI AVV. FRANCESCO</p>
<p align=center>contro</p>
<p><b>MINISTERO DELLA DIFESA </b><br />
rappresentato e difeso da: AVVOCATURA DELLO STATOcon domicilio eletto in ROMA VIA DEI PORTOGHESI, 12<br />
per l&#8217;annullamento,<br />previa sospensione dell&#8217;esecuzione,<br />
del provvedimento prot. N. 01/1752/1532 VSP del 9/12/03 con cui il Capo Ufficio Maggiorità e Personale della Compagnia Comando e Supporto Logistico del 132° Reggimento Carri ha comunicato al ricorrente che lo SME – Rip. Uff. Imp. Mil. Tr., con lettera n° 3109/291/FB007164 del 30/10/03, aveva deciso che la domanda intesa ad ottenere il trasferimento ai sensi della legge 5/2/1992 n. 104, non trovava possibilità di accoglimento; di tutti i provvedimenti presupposti, prodromici, connessi e consequenziali ed, in particolare della lettera n° 3109/291/FB007164 del 30/10/03;<br />
Visti gli atti e i documenti depositati con il ricorso;<br />Vista la domanda di sospensione della esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dal ricorrente;<br />
Visto l&#8217;atto di costituzione in giudizio di:</p>
<p>MINISTERO DELLA DIFESA<br />
Udito il relatore Primo Ref. ELENA STANIZZI e udito altresì per la parte ricorrente l’avv. Longo Filippo;</p>
<p>Visti gli artt. 19 e 21, u.c., della Legge 6 dicembre 1971, n. 1034, e l&#8217;art. 36 del R.D. 17 agosto 1907, n. 642;</p>
<p>Ritenuto che non sussistono le ragioni richieste dalla legge per l&#8217;accoglimento della sospensiva;</p>
<p>Vista la motivazione sottesa al gravato provvedimento;</p>
<p align=center><b>P.Q.M.</b></p>
<p>il Tribunale Amministrativo Regionale &#8211; Sezione Prima Bis</p>
<p>RIGETTA la suindicata domanda incidentale di sospensione.</p>
<p>La presente ordinanza sarà eseguita dalla Amministrazione ed è depositata presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.</p>
<p>ROMA , li 16 Febbraio 2004</p>
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