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	<title>1482 Archivi - Giustamm</title>
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	<title>1482 Archivi - Giustamm</title>
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	<item>
		<title>T.A.R. Puglia &#8211; Bari &#8211; Sezione II &#8211; Sentenza &#8211; 11/11/2019 n.1482</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/t-a-r-puglia-bari-sezione-ii-sentenza-11-11-2019-n-1482/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Nov 2019 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/t-a-r-puglia-bari-sezione-ii-sentenza-11-11-2019-n-1482/">T.A.R. Puglia &#8211; Bari &#8211; Sezione II &#8211; Sentenza &#8211; 11/11/2019 n.1482</a></p>
<p>Giuseppina Adamo, Presidente, Lorenzo Ieva, Referendario, Estensore; PARTI: (Omissis, rappresentato e difeso dagli avvocati Emilio Toma e Loredana Papa c. Ministero della difesa, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall&#8217;Avvocatura distrettuale dello Stato) La riconoscibilità  di un danno biologico differenziale, ulteriore rispetto alle prestazioni previdenziali-assistenziali comunque</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/t-a-r-puglia-bari-sezione-ii-sentenza-11-11-2019-n-1482/">T.A.R. Puglia &#8211; Bari &#8211; Sezione II &#8211; Sentenza &#8211; 11/11/2019 n.1482</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/t-a-r-puglia-bari-sezione-ii-sentenza-11-11-2019-n-1482/">T.A.R. Puglia &#8211; Bari &#8211; Sezione II &#8211; Sentenza &#8211; 11/11/2019 n.1482</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">Giuseppina Adamo, Presidente, Lorenzo Ieva, Referendario, Estensore; PARTI:  (Omissis, rappresentato e difeso dagli avvocati Emilio Toma e Loredana Papa c. Ministero della difesa, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall&#8217;Avvocatura distrettuale dello Stato)</span></p>
<hr />
<p>La riconoscibilità  di un danno biologico differenziale, ulteriore rispetto alle prestazioni previdenziali-assistenziali comunque elargite a carico della Finanza Pubblica, necessita di una specifica prova.</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;">1.- Processo amministrativo &#8211; azione risarcitoria &#8211; danno biologico differenziale &#8211; riconoscibilità .<br /> </span></p>
<hr />
<div style="text-align: justify;"><em>La riconoscibilità  di un danno biologico differenziale, ulteriore rispetto alle prestazioni previdenziali-assistenziali comunque elargite a carico della Finanza Pubblica, necessita di una specifica prova, che incombe sul ricorrente, circa l&#8217;anÂ e ilÂ quantumÂ della domanda risarcitoria e tanto più¹ deve valere, quando le prestazioni hanno una acclarata natura risarcitoria, come quelle riconducibili alla pensione privilegiata tabellare e all&#8217;indennità Â una tantumcorrisposte al militare di leva.<br /> Segnatamente, è dalla comparazione fra le somme corrisposte a titolo di pensione privilegiata tabellare, rese omogenee attraverso la capitalizzazione, e l&#8217;entità  del risarcimento computato secondo i criteri civilistici, che è possibile apprezzare se esistano differenze, tali da legittimare il riconoscimento di un danno biologico &#8220;differenziale&#8221;.</em></div>
<hr />
<p><span style="color: #999999;"></span></p>
<hr />
<div style="text-align: justify;">Pubblicato il 11/11/2019<br /> <strong>N. 01482/2019 REG.PROV.COLL.</strong><br /> <strong>N. 00817/2014 REG.RIC.</strong></p>
<p> <strong>SENTENZA</strong><br /> sul ricorso numero di registro generale 817 del 2014, proposto dal sig. -OMISSIS-, rappresentato e difeso dagli avvocati Emilio Toma e Loredana Papa, con domicilio eletto presso lo studio dell&#8217;avv. Emilio Toma in Bari alla via Marchese di Montrone n. 60 e con domicilio digitale come da P.E.C. iscritta al registro generale degli indirizzi elettronici (ReGIndE);<br /> <strong><em>contro</em></strong><br /> Ministero della difesa, in persona del legale rappresentante <em>pro tempore</em>, rappresentato e difeso dall&#8217;Avvocatura distrettuale dello Stato, domiciliataria <em>ex lege</em>Â in Bari alla via Melo n. 97;<br /> <strong><em>per il risarcimento dei danni</em></strong><br /> subiti per l&#8217;illegittimo esercizio dell&#8217;attività  amministrativa posta in essere dal Ministero della Difesa, come acclarata dalla sentenza della Corte dei conti di Bari n. &#8211;<em>omissis</em>-, che ha riconosciuto il diritto a conseguire, a decorrere dal congedo, in relazione all&#8217;infermità  &#8220;-<em>omissis</em>-&#8221; ascrivibili alla VIII categoria di cui alla tabella A), la pensione privilegiata tabellare, in luogo dell&#8217;indennità  una tantum concessa con il decreto ministeriale n. 159 dell&#8217;11.3.1977 (ferma restando la prescrizione dei ratei anteriori al 16.11.2001) e che ha riconosciuto, altresì, il diritto a conseguire per l&#8217;infermità  &#8220;-<em>omissis</em>-&#8220;, come interdipendente dalla -OMISSIS-, giù  ascritta a causa di servizio, a decorrere dall&#8217;1.2.1999, una indennità  una tantum pari a cinque annualità  di pensione di VIII categoria.<br /> Visti il ricorso e i relativi allegati;<br /> Visto l&#8217;atto di costituzione in giudizio del Ministero della Difesa;<br /> Visti tutti gli atti della causa;<br /> Relatore nell&#8217;udienza smaltimento del giorno 8 ottobre 2019 il dott. Lorenzo Ieva e udita l&#8217;avv. Loredana Papa;<br /> Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.<br /> FATTO e DIRITTO<br /> 1.- Con il ricorso depositato in data 24 giugno 2014, il sig. &#8211;<em>Omissis</em>&#8211; ricorreva contro il Ministero della difesa, per ottenere la condanna dell&#8217;Amministrazione al risarcimento dei danni subiti nel corso del servizio di leva svolto dall&#8217;incorporamento, avvenuto il 23 settembre 1972, e il collocamento in congedo, avvenuto in via anticipata, dopo circa sei mesi di servizio, ossia in data 19 marzo 1973, a causa delle contratte infermità  derivanti dalla sofferta &#8220;-<em>omissis</em>-&#8220;.<br /> 2.- In particolare, l&#8217;azione risarcitoria per l&#8217;illegittima attività  dell&#8217;Amministrazione della difesa e per l&#8217;illegittimo provvedimento di congedo è stata introdotta a seguito della sentenza della Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Puglia, &#8211;<em>omissis</em>-, che ha riconosciuto al ricorrente, militare di leva in congedo, il diritto a conseguire, per l&#8217;infermità  &#8220;-<em>omissis</em>-&#8220;, ascrivibili alla VIII categoria, tabella A, la pensione privilegiata, in luogo della giù  concessa indennità  una tantum, e, inoltre, per l&#8217;infermità  di &#8220;-<em>omissis</em>-&#8220;, interdipendente dalla contratta &#8211;<em>omissis</em>&#8211; (riconosciuta dipendente da causa di servizio dal 1° febbraio 1999), un&#8217;indennità  una tantum pari a cinque annualità  di pensione di VIII categoria. Il ricorso è stato rigettato per le altre richieste.<br /> 3.-<em>Ergo</em>, conseguite le indennità  di legge, che hanno una consistenza risarcitoria, risolvendosi la concessione della pensione privilegiata e dell&#8217;indennità Â <em>una tantum</em>, conseguenti alla contrazione di un&#8217;infermità  nell&#8217;espletamento del servizio militare di leva, in emolumenti che hanno <em>recte</em>Â la funzione di compensare, tramite una specifica prestazione economica posta a carico dello Stato o degli istituti predisposti o integrati dalla Stato (art. 38 Cost.), la menomazione conseguita.<br /> La giurisprudenza prevalente, che si è pronunciata, a vari fini, circa la qualificazione della <em>pensione privilegiata tabellare</em>Â per menomazioni riportate, a causa del servizio militare di leva obbligatorio, ha sempre riconosciuto la sua consistenza risarcitoria.<br /> Invero, il calcolo della pensione privilegiata (artt. 64 e seguenti del d.P.R. 29 dicembre 1973 n. 1092), qualora spettante al militare di leva, viene propriamente definita &#8220;privilegiata tabellare&#8221; (e non semplicemente &#8220;privilegiata ordinaria&#8221;) ed è rapportata alle tabelle per il calcolo delle pensioni di guerra di indiscussa funzione risarcitoria (d.P.R. 23 dicembre 1978 n. 915, come modificato dal d.P.R. 30 dicembre 1981 n. 834; art. 1 legge 2 maggio 1984 n. 111) e spetta al militare di leva, che sia divenuto inidoneo al servizio, per infermità  derivanti da causa di servizio, indipendentemente dalla responsabilità  dell&#8217;amministrazione (Cass., sez. lav., 15 settembre 2017 n. 21511; Cass., sez. III civ., 16 febbraio 1991 n. 1637).<br /> Tanto è avvenuto in ordine alla cumulabilità  con altre indennità  previdenziali (Cass., sez. lav., &#8211;<em>Omissis</em>-), ai fini fiscali (Cass., sez. trib., 30 dicembre &#8211;<em>Omissis</em>-; Cass., sez. trib., &#8211;<em>Omissis</em>-; Corte dei conti, sez. reg. giurisd. Lombardia, &#8211;<em>Omissis</em>-), ai fini dello stesso riconoscimento da parte della giurisprudenza della Corte dei conti (ex multis, cfr. Corte dei conti, sez. reg. giurisd. Puglia, &#8211;<em>Omissis</em>-).<br /> La giurisprudenza (Cass., sez. III, 13 maggio 2004 n. 9094), inoltre, indipendente dalla qualificazione giuridica in senso risarcitorio o meno delle prestazioni riconosciute, fa sempre applicazione puntuale del principio della <em>compensatio lucro cum damno</em>, onde evitare sovracompensazioni del danno patito, mediante il ricorso a plurimi riconoscimenti di tutela sia di tipo privato-assicurativo (Cass., sez. un. civ., 22 maggio 2018 n. 12565), sia a matrice pubblico-previdenziale (Cass., sez. un. civ., 22 maggio 2018 n. 12566 e n. 12567).<br /> Segnatamente, il principio seguito è quello di impedire che un unico fatto generatore di danno possa determinare un arricchimento ingiustificato del soggetto percettore (Cons. St., Ad. plen., 23 febbraio 2018 n. 1), il quale va sì indennizzato e/o risarcito per il pregiudizio subito, se del caso, anche attraverso l&#8217;intervento compensatore di appositi Istituti previdenziali e assistenziali, predisposti o integrati dallo Stato (art. 38 Cost.), con oneri che comunque restano a carico della collettività , ma tutto ciù² giammai può finir per determinare locupletazioni o utili aggiuntivi.<br /> La soluzione individuata è stata indi quella di circoscrivere al c.d. &#8220;danno differenziale&#8221;, sia di natura patrimoniale sia biologica, specificamente dimostrato dal danneggiato, lo spazio possibile per l&#8217;ulteriore risarcimento, ogni qual volta intervenga una misura pubblica, di tipo comunque assicurativo-sociale (art. 1886 codice civile), anche a parziale compensazione del danno patito, con la necessità  della prova rigorosa delÂ <em>quantum</em>Â di danno effettivamente residui, dopo la corresponsione delle prestazioni indennitarie.<br /> 4.- Tuttavia, nel presente ricorso, il ricorrente ha agito in giudizio, al fine di vedersi riconosciuto un ulteriore risarcimento a titolo di <em>danno biologico</em>, ascrivibile alla circostanza per la quale sarebbe stato leso dalla pronuncia dei pareri degli organi sanitari dell&#8217;Amministrazione della difesa e dagli atti adottati da quest&#8217;ultima, circa il suo stato di salute, ritenendolo guarito e ritenuto idoneo, omettendo &#8211; ancora a suo dire &#8211; di rilevare l&#8217;effettiva gravità  della patologia contratta.<br /> 5.- Orbene, ritiene il Collegio che l&#8217;azione risarcitoria introdotta non sia fondata per una pluralità  di ragioni, come di seguito esaminate.<br /> 5.1.-<em>In limine</em>, va verificato se la richiesta del danno biologico ulteriore e &#8220;differenziale&#8221;, rispetto alle prestazioni erogate dallo Stato, abbia <em>ex se </em>un fondamento e soprattutto se sia provato o quantomeno siano stati allegati sufficienti elementi per la sua prova e quantificazione.<br /> Tanto in quanto, la giurisprudenza (Cass., sez. un. civ., 16 settembre 1995 n. 9779; Cass., sez. III civ., 4 gennaio 2002 n. 64; Cass., sez. III civ., 13 maggio 2004 n. 9094), che ha affrontato <em>funditusÂ </em>la questione della riconoscibilità  di un danno biologico differenziale, ulteriore rispetto alle prestazioni previdenziali-assistenziali comunque elargite a carico della finanza pubblica, ha stabilito che occorra una specifica prova, che incombe sul ricorrente, circa l&#8217;<em>anÂ </em>e ilÂ <em>quantumÂ </em>della domanda risarcitoria e tanto più¹ deve valere, quando le prestazioni hanno una acclarata natura risarcitoria, come quelle riconducibili alla pensione privilegiata tabellare e all&#8217;indennità Â <em>una tantum</em>Â corrisposte al militare di leva.<br /> Segnatamente, è dalla comparazione (Cass., sez. III civ., 13 maggio 2004 n. 9094) fra le somme corrisposte a titolo di pensione privilegiata tabellare, rese omogenee attraverso la capitalizzazione, e l&#8217;entità  del risarcimento computato secondo i criteri civilistici, che è possibile apprezzare se esistano differenze, tali da legittimare il riconoscimento di un danno biologico &#8220;differenziale&#8221;.<br /> Le conclusioni raggiunte dalla giurisprudenza riflettono un&#8217;impostazione che ha validità  sul piano generale ogni qual volta si ponga la questione di riconoscere un danno biologico ulteriore e diverso, quanto a poste dedotte (Cass., sez. lav., 8 aprile 2019 n. 9744), rispetto a quello che ha trovato ristoro, mediante il riconoscimento di indennità  o di prestazioni di qualsivoglia consistenza a carico dello Stato o di Istituti pubblici predisposti o integrati dallo Stato.<br /> Nel caso di specie, agli atti del ricorso, non v&#8217;è alcun elemento o fattore che possa far apprezzare la sussistenza di un danno differenziale, non essendo stati specificati i singoli profili di danno non coperti dal ristoro risarcitorio pubblico (Cass., sez. lav., 2 aprile 2019 n. 9112).<br /> D&#8217;altro canto, le infermità , per le quali si inferisce l&#8217;esistenza di un danno biologico da risarcirsi in via ulteriore, sono &#8211; come riepilogato in epigrafe &#8211; &#8220;-<em>omissis</em>-&#8221; (ossia &#8211;<em>omissis</em>-) ritenute valide per la pensione privilegiata e poi una &#8220;-<em>omissis</em>-&#8221; (ossia la &#8211;<em>omissis</em>-), che peraltro ha originato la concessione dell&#8217;indennità  una tantum e non giù  un&#8217;altra quota di pensione privilegiata.<br /> <em>Ex se </em>non è possibile apprezzare dalla semplice indicazione di simili infermità  se esista e quale sia l&#8217;ulteriore risarcimento del danno biologico, nè è possibile inferire le stesse ad omissioni, peraltro non specificate, degli organi medico-sanitari del Ministero della difesa, che all&#8217;epoca, nella funzione medico-legale che gli è propria, disposero parere favorevole al collocamento in congedo anticipato, esaurendo quanto di propria competenza.<br /> Peraltro, le predette infermità  si sono manifestate successivamente nel tempo.<br /> 5.2.- Inoltre, il Collegio ritiene, passando alla disamina degli elementi dell&#8217;azione risarcitoria, che nella fattispecie dedotta, non siano comunque evincibili:Â <em>a)</em>Â alcun fatto doloso o colposo;  <em>b)</em>Â un nesso di causalità  adeguato;  <em>c)</em>Â il danno ingiusto.<br /> 5.2.1.- Non sussiste il fatto colposo della P.A., poichè l&#8217;Amministrazione militare ha rilevato la grave patologia in questione e ha posto il militare di leva in congedo, in via anticipata, dopo solo sei mesi, rispetto alla durata normale della ferma obbligatoria. Ciù² in una situazione in cui le patologie contratte dal ricorrente consistono in conseguenziali infermità  ulteriori derivanti dalla &#8220;-OMISSIS-&#8220;, che si possono manifestare o meno, a seconda dei pazienti e dei casi, anche molto tempo dopo la normale guarigione clinica.<br /> Peraltro, simili patologie virulente sono variamente apprezzabili sotto il profilo tecnico medico-legale e determinano nel tempo diverse diagnosi e prognosi. Nessun altro onere era dunque ascrivibile all&#8217;Amministrazione della difesa, che una volta appurato lo stato di malattia e di infermità  ha disposto la cessazione dal servizio di leva, in via anticipata, collocando il militare in congedo, con la formula di prassi e tenendo anche conto, che la &#8220;-OMISSIS-&#8221; può o meno dare conseguenze ulteriori, più¹ o meno invalidanti, secondo un&#8217;assai multiforme casistica scientificamente non prevedibile, nè preventivabile.<br /> Indi, una volta cessato dal servizio militare attivo, allo stesso ricorrente incombeva l&#8217;onere di provvedere alle proprie migliori cure e approfondimenti del caso, tramite il S.S.N.<br /> 5.2.2.- Non sussiste inoltre il nesso di causalità  adeguata, poichè l&#8217;Amministrazione della difesa ha fatto tutto quanto doveva in consimili fattispecie, rispetto ai compiti d&#8217;istituto, ossia una volta accertata la patologia e giudicata quindi impossibile la prosecuzione del servizio di leva, ha collocato il militare in congedo. Posto il militare in congedo, competeva ad altri e all&#8217;iniziativa dello stesso provvedere alle migliori cure possibili.<br /> 5.2.3.- Non sussiste infine il danno ingiusto lamentato, ossia un danno biologico differenziale, poichè &#8211; come giù  rammentato <em>in limine</em>Â &#8211; il danno occorso al militare è stato compensato, mediante le prestazioni risarcitorie in godimento, null&#8217;altro essendo stato dimostrato che spetti.<br /> Per altro verso, va pur detto che, mediante il ricorso alla giurisdizione contabile, il sig. -OMISSIS- ha ottenuto la riforma, peraltro parziale, degli atti che ha impugnato e quindi ha potuto percepire quanto gli spettava, con il riconoscimento degli interessi maturati nelle more.<br /> 6.- In conclusione, il ricorso per la domanda risarcitoria introdotta va respinto, siccome infondata, non sussistendo alcuna illegittimità  dell&#8217;azione amministrativa ravvisabile a carico della P.A., fonte di danno biologico, nè lo stesso è stato dimostrato sussistente nella misura del danno differenziale ulteriore rispetto alle prestazioni pubbliche risarcitorie giù  in godimento. Le spese vanno comunque compensate, stante la particolarità  della fattispecie e complessità  delle questioni poste.<br /> P.Q.M.<br /> il Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, sezione II, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.<br /> Spese compensate.<br /> Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall&#8217;Autorità  amministrativa.<br /> Ritenuto che sussistano i presupposti di cui di cui all&#8217;articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e all&#8217;articolo 9, paragrafi 1 e 4, del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016 e all&#8217;articolo 2-<em>septies</em>Â del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, come modificato dal decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 101, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all&#8217;oscuramento delle generalità  nonchè di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque ivi citate.</div>
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		<title>T.A.R. Toscana &#8211; Firenze &#8211; Sezione II &#8211; Sentenza &#8211; 17/10/2016 n.1482</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/t-a-r-toscana-firenze-sezione-ii-sentenza-17-10-2016-n-1482/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Oct 2016 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/t-a-r-toscana-firenze-sezione-ii-sentenza-17-10-2016-n-1482/">T.A.R. Toscana &#8211; Firenze &#8211; Sezione II &#8211; Sentenza &#8211; 17/10/2016 n.1482</a></p>
<p>S. Romano, Pres. L. Viola, Est. Sull&#8217;illegittimità del rigetto dell’istanza di differimento del procedimento di valutazione di impatto ambientale connotato da una oggettiva complessità che la stessa amministrazione non ha contribuito a superare, e sulla distinzione tra controinteressato &#8220;originario&#8221; e “sopravvenuto” ai fini della notifica del ricorso 1. Cave e</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/t-a-r-toscana-firenze-sezione-ii-sentenza-17-10-2016-n-1482/">T.A.R. Toscana &#8211; Firenze &#8211; Sezione II &#8211; Sentenza &#8211; 17/10/2016 n.1482</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">S. Romano, Pres. L. Viola, Est.</span></p>
<hr />
<p>Sull&#8217;illegittimità del rigetto dell’istanza di differimento del procedimento di valutazione di impatto ambientale connotato da una oggettiva complessità che la stessa amministrazione non ha contribuito a superare, e sulla distinzione tra  controinteressato &#8220;originario&#8221; e “sopravvenuto” ai fini della notifica del ricorso</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="color:#B22222;">1. Cave e Miniere &#8211; Attività di ricerca di risorse geotermiche &#8211; Necessità di una preliminare procedura di V.I.A &#8211; Rigetto dell’istanza di differimento di una V.I.A. oggettivamente complessa &#8211; Illegittimità.</p>
<p>2. Giurisdizione e competenza &#8211; Provvedimento ministeriale con effetti circoscritti nell’ambito del territorio regionale &#8211; Competenza della Corte territoriale.</p>
<p>3. Processo amministrativo &#8211; Sopravvenienza di controinteressati &#8211; Non comporta inammissibilità del ricorso originario.</span></div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<div style="text-align: justify;"><strong>1. Il rigetto di un’istanza di differimento della procedura di VIA, fondato sul richiamo dei termini di cui all’art. 2,&nbsp; l. 241/90 (che peraltro non sono perentori) e sulla apodittica considerazione della inesistenza di cause di “forza maggiore”, è illegittimo, soprattutto se la procedura in questione presenta una serie di difficoltà originate dall’incertezza normativa e fattuale che&nbsp; caratterizza la materia delle risorse geotermiche, difficoltà, inoltre, che il Ministero dello Sviluppo economico non ha contribuito per nulla a chiarire, non avendo riscontrato la nota di chiarimenti presentata dalla ricorrente.</p>
<p>2. Sussiste la competenza del TAR per la Toscana a decidere sul ricorso proposto avverso un provvedimento emesso dal Ministero dello Sviluppo Economico ma i cui effetti sono però limitati all’ambito territoriale della Regione.</p>
<p>3. La categoria del controinteressato si individua, secondo univoca giurisprudenza, nel necessario concorso del cd. elemento formale (l’indicazione nominativa nel provvedimento impugnato o, almeno, la facile individuabilità, sulla base del contenuto dell’atto) e del cd. elemento sostanziale (ovvero l’interesse qualificato alla conservazione dell&#8217;assetto recato dal provvedimento impugnato). Nel caso di specie, l’interveniente ad opponendum ha presentato la propria istanza di partecipazione alla procedura solo dopo il rigetto dell’istanza della ricorrente. Se quindi è possibile ravvisare nella posizione soggettiva dell’interveniente ad opponendum gli elementi costitutivi della categoria del cd. controinteressato sopravvenuto (riconosciuta dalla giurisprudenza, a partire da da Cons. Stato, ad. plen. 11 gennaio 2007, n. 2) non altrettanto è possibile dire per la categoria di controinteressato originario. Deve pertanto essere esclusa la necessità di notificare il ricorso ad un controinteressato non citato o desumibile dagli atti impugnati e che è sopravvenuto solo in un secondo momento, con conseguente infondatezza dell’eccezione di inammissibilità del ricorso.</strong></div>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p><strong>N. 01482/2016 REG.PROV.COLL.</strong><br />
<strong>N. 02037/2015 REG.RIC.</strong><br />
<strong><img decoding="async" alt="http://plutone:8099/DocumentiGA/Firenze/Sezione%202/2015/201502037/Provvedimenti/stemma.jpg" height="87" src="data:image/png;base64,/9j/4AAQSkZJRgABAgEASABIAAD//gECqMJ+A8wBAADMAQAAoAIAAIwBAACgAgAAVAYAADACAAAwAgAAVAYAAAAQAABmBgAANAUAAGYGAACACgAAQBQAAIALAABACgAAQAoAAIALAABAFAAAgB0AAIAOAAAADAAAgAsAAAAMAACADgAAgB0AAMA5AABAFQAAgA8AAIANAACADQAAgA8AAEAVAADAOQAAwCkAAIAWAABAEQAAwA8AAEARAACAFgAAwCkAAEAsAAAAGQAAQBQAAEAUAAAAGQAAQCwAAEAxAACAHQAAwBkAAIAdAABAMQAAwDkAAIAlAACAJQAAwDkAAMBJAACANgAAwEkAAABrAAAAawAAANIAAP/AABEIAFcATAMBIgACEQEDEQH/2wCEAAUDAwQDAwUEBAQFBQUGBw0IBwcHBxALDAkNExAUExIQEhIVFx4ZFRYcFhISGiMaHB8gISIhFBklJyQgJx4hISABBQUFBwYHDwgIDyAVEhUVICAgICAgICAgICAgICAgICAgICAgICAgICAgICAgICAgICAgICAgICAgICAgICAgIP/EAaIAAAEFAQEBAQEBAAAAAAAAAAABAgMEBQYHCAkKCxAAAgEDAwIEAwUFBAQAAAF9AQIDAAQRBRIhMUEGE1FhByJxFDKBkaEII0KxwRVS0fAkM2JyggkKFhcYGRolJicoKSo0NTY3ODk6Q0RFRkdISUpTVFVWV1hZWmNkZWZnaGlqc3R1dnd4eXqDhIWGh4iJipKTlJWWl5iZmqKjpKWmp6ipqrKztLW2t7i5usLDxMXGx8jJytLT1NXW19jZ2uHi4+Tl5ufo6erx8vP09fb3+Pn6AQADAQEBAQEBAQEBAAAAAAAAAQIDBAUGBwgJCgsRAAIBAgQEAwQHBQQEAAECdwABAgMRBAUhMQYSQVEHYXETIjKBCBRCkaGxwQkjM1LwFWJy0QoWJDThJfEXGBkaJicoKSo1Njc4OTpDREVGR0hJSlNUVVZXWFlaY2RlZmdoaWpzdHV2d3h5eoKDhIWGh4iJipKTlJWWl5iZmqKjpKWmp6ipqrKztLW2t7i5usLDxMXGx8jJytLT1NXW19jZ2uLj5OXm5+jp6vLz9PX29/j5+v/aAAwDAQACEQMRAD8A+y6rajqNrpVnNd3kyQQQoXkkc4VVA5Jo1LUbfSrCe9upViggjMkjseFUDJNeEeOvi7p3jg24iuLnTtD03zLrWBMuyTdG3yxMPUEKceskfpQB2F98fdIsbGdpdNvLe/a6+zafZTgCS7yivvCrkqoDAnIyOOM8Vwmp+M9c8Tz41bUZI7WdWEaW8jxRxkjCttjbcwB6AtljwD/DXmS+GZ7zXrDxLrN29nrviHVnfzJbh/LtLTYd6Mi9VX90CehbjjGa7m2uYPC3igX+g3r6jDaujRS3UeBN8o34BGVB5GRg4x1oA93+Gaa3F4G0uLxHGi6lHAI5Cu7LqvCM2ckMVAJHOCSK+evihY6zoPjC8OqG+/tC5uxDpurXtzJBA8RYyCOKZTiNgpZdgHJXOTWx4k8X6x4l1ganJdPaSIirDFBI4RNpJ5Geck8+wqz4w+ImteLbdIbq2svIiQ5tzCssc79iyuDj0GOnPNAC6P8AtI3/AIJums/FGk6pf6ZEvy3Fvau88YzhSeMSKeQGyDlW68V6/wCCPit4Y8eyy2+kXcwu4Y1kltbq3eCVFPfa4GQDwSMgGvmj4oad4f8ACccmr+D5L66sL+OFtQtYp3ElkI5A7lVkyArc8ZyCOOCaNYna2hh8SWc15pLRItzYNFc+X5ErsWeOVQQwRi2cMMZGMnigD7DHIorkfh78UdH8fWii2M1jqCxh5tPvFEc8YIHzbepXn7w4rrsj1FAHm/xM8Rw/21a6LLEs1pAiXl2GOFHzHbu9QqxyPj1Va+RdO1hfGHja60bRX+2vqV5Jq1zOW/0eKTJaPf8A7ESncf7z8dhXvfxl1RtPHjeSNHmvrnbp1pEpxueWCKJBk8DmRz+deRfC2Gw8H+GT9gsRHr/iMNNHEQW+y2kbbULntubLH+9txQB1fhXQdW8SeM9Qjivm1k2hXSbCbyljXyYgC7YXgAyFsnvtFe6eGfgrpdhGk2sOb64xlowdsY/Dqa4D4S+M/Dvw2sDp9xbb5MbWuRKpfHU5U46nJPua9a0n4o+EdYG2312yjf8AuTSiNv1NAHieseHrm71HX77TwsVlo8xaWJV4ZWkKYHso3MfoPWvR/Cvw20LxV4JsLmWFre7eMhp4jgkgkcjoa2PAPhqF/C2otdxBhrNxPPICP+Wbkqg/74x+dQeCvEWkeDPCEOm65q9na3NlJLBIssyqzFXYA7evIwfxoA8s+Ifw1vNCgmsb8efYXStEJ04BBHQ+hxXkVtpz33gNLJdeluYvPuFlt9RZZQlvG7AFQfnQgKvzZ6MeOOfpvxh8YfCGp6ZcabGDqCSrtyGVFB7EE88fSvnG71I+BTawX9pbXGkyXMipfsgbYs0mXWXIyAM5DA7TtAIB5oA7XQvEy2txa+MNHbydjpdw/av3jS5BWe23A5HGCB2IzyOn1JZ3Md3axXETK0cqB0IPUEZFfEmgeItO8QT6vp00k17eDUpl8i3bZHFDN+53hj2Ab72AR0PUGvqf4F3z3/ws0V5BMpiR4FSXO9FSRkVWPcgKBnvigDwf9pC5bW/FUlppV3aXOk3Za6vJY3BERihKbtw4G1lwR1zt9RWRoUNppNo2r3CtuvvKWIRRl3WEALDEgHouOB3zWv42EEfhXSjFYww2322ztL6V22i1k27BMcDoVZ4m9wvpVTSLyPxV8RtIvNIsk0nStNXBgdApa7jEcEhCf3QXOD3J9qAPSvDvhPWdEt7bxR4Wistc0y/iWcxtEB5yEcEqRlWxxkZ9CDXpvhXWtB8UQMILCG3u4cfaLSaBVlhPuMdPQjg1mfAoQr8KtEihIZYY3i69NsjDH6VNa6rB4l+IxitFRoNFtm82ZRy0shwFB9AFbI9cUAdkiBFCqAFAwAB0rO1dtH021m1DU0s4ooxuklmReB7n9KS+8T6Vpl3HaXd9BDM+MIzYxngZ9ATwM4yeKxviLcDTdLs9e8kTJpt2k0sZGcxnKMR7gNuz/s0AcV4hi1z4kE2Oh6Amn6M3DXE0IikuB+Iyq+w5PfHSvHfirHoOk3174Dub0XM5t0ineC3YxW0jj5FZsYB+6a+urK9t76yju7eRXhkQOjDoRXwb4r1TT/EfjLx7JosF/fXF3qN3JKsRJS5jWRBFsH99CXfj+6KAMTxDda1Y3ARdTW011bdY9QtEtB+9DOiDG35XBwr8jOc19pfD34heF7bwraabatdW6afGlqVuLZomYhFO7HvuB+pNfKeoC6+LXjCHxFoFimh2ReMafcXNiixQqkjokY253yMzDr3B7AV6F4a8B+IPG9vcarY2d1bReasBWyuWSLfHFGjAKw42spTjj5aAO7+Jvhe1s9Uv9BvgqaX4khkt7dsACORzlfxWU5HfEnopx4H8Kfic+m6ukGv2sdvDpANpd3cjAl5muFclz1GfLkOemT1yRn7O8f8AgbSfiF4bn0TVkby3IkhlQ4kgkXlJEPZlPIr4J8by6h4f+Kevxawltf6fDO9rqCWIzFOr8yYOOJMgyYP3WHoKAPob4Y/EK+8MfD3+yoBva6Tz4ZQeIWkO58e3zHHvVzwL4w1K106bSfDtpIdW1O7O+5lXiMD5RtB6ngtuPAz3rifh5HN4l8O6Uui6VfOqwJaY2AtJIoJ3tg7ULRmNuoB6jvXV+HvEGpeB9ZllSzSO7jHlyxXUJ3KOuPUZ9R196APbPDngaz0rQpbC9H26a8Gb6af52nYjnJPbsB2rz7X7/VPh8114b1VZtU8O3sLxwMxzLChGMKT97bx8p/A9qtxfHq6EeJNGh39PlmIH8q5rxn8TL/xbZ/Zbm0tLe2Rt4wpLLjvk9PwFACeC/ije6H4Tn04RtI8if6M7DHlE/e4POO4rxnXfF1l4KguNEJWVoJVvIlLYDwuzB1LAHaQCVOfvKQOor0e70DWba2imn0i9iimUujNGUDKvLZP8AxnlsYHPavnbXbC78U6zfTW9nd3LXBmuUiSPO9U+6nH3URMEk8ZBBOaAPSvh7e2mifD6w1iO2aMyS3F7d28U2GniVt0bRqM7Pn2rj/e5FfXnw98ODw34RsbF3LykNPM2MfvJGLv/AOPMRXhP7K/gR/GvhHQ/E+tyRPp1rEbeCxU5EskUmEkkxjhcEhTkZbPpX0soIGB0oA8K+OOm6r488bw6VpGt32nQaLZC4uXhneOIys2QkgUjPygd+Ac1y3wY8F+Gbq88TeFvGWiw2dzrSW8sEjynF0RvO+NzyJAWDevPevWviX8KptfuTrnh+WG31UIEnhmyIb1R0V8dGxwG544+nmM+qxxX13ofi3Sfsl1Mkk0xuuSGC/u2i29cEDBU9zmgDkvGfw98ffsu3Vx4i8Ia5DcaPeN5DMLYGRCclfMiwVbGDh15HPGOtL4dfEqHxdqn9peN9f024vTIkgt7jbbx38SKBt8wAqHGPuEDOMZ5OO4ttB0TxDZ6dda9rur3aBJDHFd6kzeUwBAIBPcAj8e/fEk1PwB4L066kW90jTZpVj+ztbRZkhO0bzjGcZGOOfmNAGv4s1/4e33iKzi8MalcTR3kKMdP0vS5rl+Ml9u0gA7OoHTbTfi94t+Gljp0snhq/wBPhuLW13Txq5VZc5xHtA3NLkYIyu0H5iOBXPad8SrPxLq/hNPDmmXi22n6grDWrqMwQOindMMn7zHLAKvPzYpur/EzwVr/AMRPE72axWSTeXFHaalD5Re43DzZQjfdBUDrgkk8UAYc3xg+IHxm1WDwBo+sWeoLqMMXmeVGYYA20u6s5AYKoGCozu2nk17B4J+Eul/Ab4e67eeKtXg1PVNTtDa7lQgBNpCW8QJLEZPt+lcxB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width="76" /></strong><br />
<strong>REPUBBLICA ITALIANA</strong><br />
<strong>IN NOME DEL POPOLO ITALIANO</strong><br />
<strong>Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana</strong><br />
<strong>(Sezione Seconda)</strong><br />
ha pronunciato la presente<br />
<strong>SENTENZA</strong><br />
sul ricorso numero di registro generale 2037 del 2015, proposto da:<br />
Lucignano Pilot Project s.r.l., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avvocati Angelita Paciscopi C.F. PCSNLT75T64E715J, Anna Cordoni C.F. CRDNNA74B59E715O, con domicilio eletto presso Rossano Bagnoli in Firenze, via Repetti, 14;<br />
<strong><em>contro</em></strong><br />
Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero dell&#8217;Ambiente e della Tutela del Territorio, in persona dei legali rappresentanti p.t., rappresentati e difesi per legge dall&#8217;Avvocatura Distrettuale dello Stato di Firenze, domiciliata in Firenze, via degli Arazzieri 4;<br />
<strong><em>e con l&#8217;intervento di</em></strong><br />
ad opponendum:<br />
Ggp-Graziella Green Power, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avvocati Giovanni Gulina C.F. GLNGNN70T19I726Y, Andrea Cuccurullo C.F. CCCNDR54M16A952B, con domicilio eletto presso Andrea Cuccurullo in Firenze, lungarno A. Vespucci n. 20;<br />
<strong><em>per l&#8217;annullamento</em></strong><br />
&#8211; del provvedimento emesso dal Ministero dello Sviluppo Economico &#8211; Direzione Generale per le risorse minerarie ed energetiche, Divisione VI, Titoli minerari cd idrocarburi, geotermia, cave e miniere, BUIG,cartografia e statistiche a firma del Direttore G<br />
&#8211; del provvedimento di revoca della procedibilità dell&#8217;istanza di VIA emesso dal Ministero dell&#8217;ambiente e della tutela del territorio e del mare (prot. n. DVA-2015-0020828) del 06/08/2015;<br />
&#8211; di ogni altro atto presupposto e successivo o altrimenti connesso.<br />
Visti il ricorso e i relativi allegati;<br />
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dello Sviluppo Economico e di Ministero dell&#8217;Ambiente e della Tutela del Territorio;<br />
Visto l’intervento ad opponendum di Ggp-Graziella Green Power;<br />
Viste le memorie difensive;<br />
Visti tutti gli atti della causa;<br />
Relatore nell&#8217;udienza pubblica del giorno 5 ottobre 2016 il dott. Luigi Viola e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;<br />
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.<br />
&nbsp;<br />
FATTO e DIRITTO<br />
In data 24 agosto 2011, il Raggruppamento Temporaneo di Imprese costituito dalle società Geonergy s.r.l e Co.svi.g s.c.a.r.l, (che ha poi dato vita alla società ricorrente Lucignano Pilot Project s.r.l.), presentava l’istanza di permesso di risorse geotermiche denominata “Lucignano”, ricadente nel territorio della Provincia di Siena, finalizzato alla sperimentazione di un impianto pilota ai sensi del d.lgs. 11 febbraio 2010 n. 22, come modificato dal d.lgs. 3 marzo 2011 n. 28.<br />
Solo in data 3 agosto 2012 il Ministero dello Sviluppo economico approvava in via preliminare l’istanza, specificando di aver provveduto ad acquisire in merito alla predetta istanza il parere favorevole della Commissione per gli idrocarburi e le risorse minerarie (cd. CIRM), espresso nella seduta del 3 luglio 2012.<br />
Seguiva ulteriore carteggio tra la società ricorrente e il Ministero dello Sviluppo economico finalizzato alla chiarificazione della problematica della potenza nominale dell’impianto in questione, da valutarsi sulla base della normativa nel frattempo sopravvenuta.<br />
Con nota 14 maggio 2015 prot. n. 0010555, il Ministero dello Sviluppo economico-Divisione VI, AOOO Energia comunicava alla ricorrente il preavviso di rigetto dell’istanza in questione, a seguito della mancanza di una qualche &lt;<notizia a="" adempimenti="" agli="" al="" ambientale="" cui="" di="" impatto="" in="" materia="" ministero="" progetto="" questo="" relativa="" relativi="" trattasi="" valutazione="">&gt;.<br />
La società ricorrente rispondeva con una prima nota dd. 21 maggio 2015 che, sulla base di una motivazione molto articolata, esponeva le molte difficoltà di carattere normativo e fattuale (tra cui anche l’omessa risposta del Ministero ad una richiesta di chiarimenti presentata in data 4 marzo 2015) che avevano rallentato l’iter del procedimento e impedito la presentazione della richiesta di V.I.A.; con la successiva nota 4 giugno 2015, la Lucignano Pilot Project s.r.l. assicurava che la richiesta di V.I.A. sarebbe stata presentata entro il 24 luglio 2015 (come, in effetti, avvenuto).<br />
Con il provvedimento 14 luglio 2015 prot. n. 0015137, il Ministero dello Sviluppo economico-Divisione VI, AOOO Energia disponeva però il rigetto dell’istanza della Lucignano Pilot Project s.r.l. e dichiarava non ammissibile l’istanza di differimento dei termini di presentazione della procedura di V.I.A. presentata dalla ricorrente sulla base di generica motivazione in ordine alla mancanza di cause di forza maggiore (&lt;<nell’ambito a="" di="" societ="">&gt;) e alla generica incompatibilità dell’istanza di differimento &lt;<con 1990="" 2="" 241="" al="" art.="" cui="" della="" di="" le="" legge="" n.="" normative="" previsioni="" richiamato="">&gt;.<br />
A seguito del rigetto dell’istanza, anche il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare-D.G. Valutazioni e autorizzazioni ambientali, con provvedimento 6 agosto 2015 prot. DVA-2015-0020828, revocava l’apertura del procedimento di V.I.A. disposta con una nota (in particolare, si tratta della nota 5 agosto 2015 prot. DVA-2015-0020567) di appena un giorno prima.<br />
Seguiva la nota 26 agosto 2015 prot. DVA-2015-0021769 del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare-D.G. Valutazioni e autorizzazioni ambientali che riscontrava la richiesta di revoca/annullamento del provvedimento 6 agosto 2015 prot. DVA-2015-0020828 presentata dalla ricorrente, assegnando alla stessa un termine ex art. 10-bis della l. 7 agosto 1990, n. 241 per presentare osservazioni; a dire dell’Avvocatura di Stato, il procedimento in questione era poi negativamente definito dalla successiva nota 28 settembre 2015 prot. DVA-2015-24255 del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare-D.G. Valutazioni e autorizzazioni ambientali che non risulta però versata in giudizio e che ha comunque garantito la riconsiderazione dell’istanza alla luce di eventuali novità derivanti dalla presente vicenda giurisdizionale.<br />
Gli atti meglio specificati in epigrafe erano impugnati dalla ricorrente, con ricorso presentato al T.A.R. Lazio, sede di Roma, per: 1) eccesso di potere per disparità di trattamento e violazione del legittimo affidamento; 2) eccesso di potere per illogicità manifesta, contraddittorietà e travisamento dei fatti, carenza di motivazione e violazione del legittimo affidamento sotto altro profilo; 3) violazione art. 2 l. 241 del 1990 e dell’art. 29, comma 1 del d.lgs. 152 del 2006, eccesso di potere per illogicità manifesta.<br />
Con ordinanza 27 novembre 2015 n. 13468, la Sezione III-ter del T.A.R. Lazio, sede di Roma dichiarava la propria incompetenza territoriale nei confronti del T.A.R. della Toscana, rilevando &lt;<che all="" della="" regione="" sono="" territoriale="" toscana="">&gt;; di conseguenza, il ricorso era riassunto avanti al T.A.R. Toscana.<br />
Si costituivano in giudizio i Ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, controdeducendo sul merito del ricorso e formulando eccezione preliminare di incompetenza terroriale del T.A.R. della Toscana nei confronti del T.A.R. Lazio, sede di Roma.<br />
Con ordinanza 21 gennaio 2016 n. 49, la Sezione accoglieva l’istanza cautelare proposta con il ricorso e sospendeva l’esecuzione degli atti impugnati.<br />
Dopo la concessione della tutela cautelare, interveniva in giudizio ad opponendum la GGP-Graziella Green Power s.p.a. (che, a seguito dell’accoglimento dell’istanza cautelare proposta dalla ricorrente, si è vista sospendere, con la nota 2 febbraio 2016 prot. n. 0002740 del Ministero della sviluppo economico-AOO Energia, il provvedimento di ammissione al programma in sostituzione della Lucignano Pilot Project s.r.l.), formulando eccezione preliminare di inammissibilità del ricorso a seguito dell’omessa notifica al controinteressato ed instando per il rigetto del ricorso.<br />
In via preliminare, la Sezione deve ribadire la propria competenza territoriale a decidere del presente ricorso; del tutto esattamente, la competenza del T.A.R. Toscana è stata riconosciuta dalla già citata ordinanza 27 novembre 2015 n. 13468 della Sezione III-ter del T.A.R. Lazio, sede di Roma e le generiche argomentazioni dell’Avvocatura dello Stato non appaiono idonee a determinare l’accoglimento dell’eccezione di incompetenza (neanche nell’unica forma oggi possibile, ovvero nella richiesta d’ufficio del regolamento di competenza ai sensi dell’art. 15, 5° comma c.p.a.), apparendo del tutto indubbio come si tratti di provvedimento con effetti &lt;<limitati all="" della="" regione="" territoriale="" toscana="">&gt;.<br />
Sempre in via preliminare si deve poi procedere al rigetto dell’eccezione preliminare di inammissibilità del ricorso a seguito dell’omessa notifica al controinteressato sollevata dall’interveniente ad opponendum GGP-Graziella Green Power s.p.a.<br />
A questo proposito, la Sezione deve, infatti, dare applicazione ai tradizionali principi in materia di individuazione della categoria di controinteressato, individuati, da univoca giurisprudenza (tra le tante, si vedano Cons. Stato, sez. V, 22 marzo 2016, n. 1184; T.A.R. Lombardia, Milano, sez. III, 11 marzo 2016, n. 507; T.A.R. Campania, Napoli, sez. I, 7 marzo 2016, n. 1207; T.A.R. Lazio, Roma, sez. II, 4 marzo 2016, n. 2865), nel necessario concorso del cd. elemento formale (l’indicazione nominativa nel provvedimento impugnato o, almeno, la facile individuabilità, sulla base del contenuto dell’atto) e del cd. elemento sostanziale (ovvero l’interesse qualificato alla conservazione dell&#8217;assetto recato dal provvedimento impugnato).<br />
Nel caso di specie, manca assolutamente il cd. elemento formale, non essendo per nulla citata l’interveniente ad opponendum nei provvedimenti impugnati con il presente ricorso (soprattutto, nel provvedimento 14 luglio 2015 prot. n. 0015137 del Ministero dello Sviluppo economico-Divisione VI, AOOO Energia che ha originato la vicenda giurisdizionale) e non essendo comunque possibile desumerne la sussistenza dal contenuto dei provvedimenti impugnati o da altra documentazione; l’interveniente ad opponendum ha, infatti, presentato la propria istanza di partecipazione alla procedura solo in data 4 agosto 2015 (ovvero dopo il rigetto dell’istanza della ricorrente), ha completato la domanda in data 10 novembre 2015 (data a partire dalla quale la domanda è stata presa in carica dal Ministero competente) ed è stata ammessa alla procedura solo in data 25 novembre 2015 (dati tutti desumibili dal doc. n. 2 depositato dall’interveniente).<br />
Se quindi è possibile ravvisare nella posizione soggettiva dell’interveniente ad opponendum gli elementi costitutivi della categoria del cd. controinteressato sopravvenuto riconosciuta dalla giurisprudenza, a partire da da Cons. Stato, ad. plen. 11 gennaio 2007, n. 2 (con conseguenziale ammissibilità dell’intervento espletato nel giudizio), non altrettanto è possibile dire per la categoria di controinteressato originario; deve pertanto essere esclusa la necessità di notificare il ricorso ad un controinteressato non citato o desumibile dagli atti impugnati e che è sopravvenuto solo in un secondo momento.<br />
Nel merito, il secondo e terzo motivo di ricorso sono poi fondati e devono pertanto essere accolti.<br />
Già nella parte in fatto della sentenza è stato sottolineato come la società ricorrente abbia riscontrato il preavviso di rigetto comunicato dall’Amministrazione procedente (la nota 14 maggio 2015 prot. n. 0010555 del Ministero dello Sviluppo economico-Divisione VI, AOOO Energia) con una prima nota dd. 21 maggio 2015 che, sulla base di una motivazione molto articolata, esponeva le molte difficoltà di carattere normativo e fattuale (tra cui anche l’omessa risposta del Ministero ad una richiesta di chiarimenti presentata in data 4 marzo 2015) che avevano rallentato l’iter del procedimento e impedito la presentazione della richiesta di V.I.A.; ed in effetti, si tratta di una nota che evidenzia una serie di difficoltà originate dall’incertezza normativa e fattuale che ha caratterizzato la materia (oggi puntualizzate da T.A.R. Lazio, Roma sez. III ter 13 settembre 2016, n. 9702, emessa in fattispecie assolutamente identica) che il Ministero dello Sviluppo economico non ha contribuito per nulla a chiarire, non avendo riscontrato la nota di chiarimenti presentata dalla ricorrente.<br />
Pur in presenza delle dette incertezze normative, la ricorrente ha poi assicurato comunque, con la successiva nota 4 giugno 2015, che la richiesta di V.I.A. sarebbe stata presentata entro il 24 luglio 2015 (come, in effetti, avvenuto).<br />
Il provvedimento di rigetto dell’istanza (e di inammissibilità dell’istanza di differimento dei termini di presentazione della V.I.A.) emanato dal Ministero dello Sviluppo economico non ha però operato una considerazione sostanziale delle giustificazioni fornite dalla ricorrente, limitandosi a rilevare apoditticamente la mancanza di cause di forza maggiore (senza ulteriore motivazione in ordine alle ragioni che portavano a ritenere infondate le incertezze e difficoltà lamentate dalla ricorrente); sostanzialmente incomprensibile è poi il richiamo della previsione dell’art. 2 della l. 7 agosto 1990, n. 241, in considerazione della natura non perentoria dei termini per la conclusione del procedimento e della sostanziale mancata esplicitazione di ragioni imperative che portavano a ritenere impossibile l’ulteriore prolungamento di un procedimento che, all’epoca, era già vicino ai quattro anni (in senso analogo, si veda la già citata T.A.R. Lazio, Roma sez. III ter 13 settembre 2016, n. 9702).<br />
Troppo formalistica è poi l’obiezione formulata dall’interveniente ad opponendum; il fatto che la ricorrente abbia presentato comunque la richiesta di V.I.A. pur in presenza di incertezze normative, non significa, infatti, automaticamente che dette incertezze non sussistessero e fossero da ritenersi ab origine infondate.<br />
Deve pertanto essere disposto l’annullamento del provvedimento 14 luglio 2015 prot. n. 0015137 del Ministero dello Sviluppo economico-Divisione VI, AOOO Energia; secondo i meccanismi dell’invalidità derivata, l’annullamento del detto provvedimento importa poi l’annullamento del provvedimento 6 agosto 2015 prot. DVA-2015-0020828 del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare-D.G. Valutazioni e autorizzazioni ambientali, che si presenta meramente conseguenziale rispetto al provvedimento di rigetto dell’istanza e che non risulta espressamente revocato dalle successive determinazioni del M.A.T.T.M., provvedimento che<br />
continua a mantenere il proprio effetto lesivo anche dopo che il Ministero ha manifestato la propria disponibilità a rivedere la chiusura della procedura di V.I.A. agli esiti del presente contenzioso.<br />
Le spese di giudizio devono essere poste a carico delle Amministrazioni resistenti e liquidate, come da dispositivo; sussistono ragioni per procedere alla compensazione delle spese di giudizio nei confronti dell’interveniente ad opponendum.<br />
P.Q.M.<br />
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie, come da motivazione e, per l’effetto, dispone l’annullamento del provvedimento 14 luglio 2015 prot. n. 0015137 del Ministero dello Sviluppo economico-Divisione VI, AOOO Energia e del provvedimento 6 agosto 2015 prot. DVA-2015-0020828 del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare-D.G. Valutazioni e autorizzazioni ambientali.<br />
Condanna le Amministrazioni resistenti, alla corresponsione, alla società resistente, della somma di € 3.000,00, a titolo di spese del giudizio.<br />
Compensa le spese di giudizio nei confronti dell’interveniente ad opponendum.<br />
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall&#8217;autorità amministrativa.<br />
Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 5 ottobre 2016 con l&#8217;intervento dei magistrati:<br />
Saverio Romano, Presidente<br />
Luigi Viola, Consigliere, Estensore<br />
Alessandro Cacciari, Consigliere</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 100%;" width="100%">
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<td><strong>L&#8217;ESTENSORE</strong></td>
<td>&nbsp;</td>
<td><strong>IL PRESIDENTE</strong></td>
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<td><strong>Luigi Viola</strong></td>
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<td><strong>Saverio Romano</strong></td>
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</tbody>
</table>
<p>IL SEGRETARIO<br />
&nbsp;</limitati></che></con></nell’ambito></notizia></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/t-a-r-toscana-firenze-sezione-ii-sentenza-17-10-2016-n-1482/">T.A.R. Toscana &#8211; Firenze &#8211; Sezione II &#8211; Sentenza &#8211; 17/10/2016 n.1482</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Consiglio di Stato &#8211; Sezione IV &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 5/4/2011 n.1482</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-iv-ordinanza-sospensiva-5-4-2011-n-1482/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-iv-ordinanza-sospensiva-5-4-2011-n-1482/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione IV &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 5/4/2011 n.1482</a></p>
<p>Va sospesa l&#8217;ordinanza comunale avente ad oggetto lottizzazione abusiva (art. 30, comma 7, del DPR n. 380/2001) nonche&#8217; acquisizione gratuita al patrimonio comunale dell&#8217;area sulla qual insiste la struttura turistica denominata campeggio &#8220;Il Veliero&#8221;, se la natura complessa della questione comporta che essa debba essere necessariamente approfondita in tempi brevi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-iv-ordinanza-sospensiva-5-4-2011-n-1482/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione IV &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 5/4/2011 n.1482</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-iv-ordinanza-sospensiva-5-4-2011-n-1482/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione IV &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 5/4/2011 n.1482</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;"></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Va sospesa l&#8217;ordinanza comunale avente ad oggetto lottizzazione abusiva (art. 30, comma 7, del DPR n. 380/2001) nonche&#8217; acquisizione gratuita al patrimonio comunale dell&#8217;area sulla qual insiste la struttura turistica denominata campeggio &#8220;Il Veliero&#8221;, se la natura complessa della questione comporta che essa debba essere necessariamente approfondita in tempi brevi nella fase successiva fase di merito, e che in attesa della pronuncia del giudice di primo grado appare opportuno procedere all’accoglimento della domanda cautelare. In primo grado era stato escluso il “periculum in mora”, in quanto, da un lato, si era già verificata l’acquisizione gratuita definitiva dell’immobile, con trascrizione, e, dall’altro, nessun pregiudizio grave e irreparabile sembra potersi connettere al solo provvedimento di immissione in possesso, non avendo comunque la società ricorrente titolo per fruire dell’area in questione, avendone perso la proprietà. (G.S.)</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p>N. 01482/2011 REG.PROV.CAU.<br />	<br />
N. 01961/2011 REG.RIC.           	</p>
<p align=center><b>REPUBBLICA ITALIANA<br />	<br />
Il Consiglio di Stato<br />	<br />
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)</b></p>
<p>ha pronunciato la presente	</p>
<p align=center><b>ORDINANZA</b></p>
<p>sul ricorso numero di registro generale 1961 del 2011, proposto da:<br />	<br />
<b>Aurelia Parco Vacanze il Veliero Soc. Coop., </b>in persona del legale rappresentante,rappresentato e difeso dagli avv.ti Tommaso Di Nitto, Alfredo Irti, Luisa Torchia, Duccio M. Traina, con domicilio eletto in Roma presso lo studio legale dei primi due “Prof.avv.Luisa Torchia ed altri s.t.p.”, via Sannio n.65;	</p>
<p align=center>contro</p>
<p><b>Comune di Follonica</b>, in persona del sindaco in carica, rappresentato e difeso dagli avv. Andreina Degli Espositi, Riccardo Villata, con domicilio eletto presso Riccardo Villata in Roma, via L. Bissolati, 76; 	</p>
<p>nei confronti di<br />	<br />
<b>Dmc S.r.l., Ville Rouge Italy S.r.l.</b> in persona dei rispettivi legali rappresentanti, non costituiti; 	</p>
<p>per la riforma<br />	<br />
dell&#8217; ordinanza cautelare del T.A.R. TOSCANA &#8211; FIRENZE: SEZIONE III n. 00294/2011, resa tra le parti, concernente dell&#8217; ordinanza cautelare del T.A.R. TOSCANA &#8211; FIRENZE: SEZIONE III n. 00294/2011, resa tra le parti, concernente SOSPENSIONE LOTTIZZAZIONE ABUSIVA &#8211; MCP	</p>
<p>Visto l&#8217;art. 62 cod. proc. amm;	</p>
<p>Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;	</p>
<p>Visti tutti gli atti della causa;	</p>
<p>Visto l&#8217;atto di costituzione in giudizio di Comune di Follonica;	</p>
<p>Vista la impugnata ordinanza cautelare del Tribunale amministrativo regionale di reiezione della domanda cautelare presentata dalla parte ricorrente in primo grado;	</p>
<p>Viste le memorie difensive;	</p>
<p>Relatore nella camera di consiglio del giorno 5 aprile 2011 il cons. Sandro Aureli e uditi per le parti gli avvocati Tommaso Di Nitto, Duccio M. Traina e Riccardo Villata;	</p>
<p>Considerato che la discussione odierna ha fatto emergere profili in fatto ed in diritto che inducono a ritenere la domanda della parte attrice non sfornita di fumus boni juris.	</p>
<p>Considerato, alla luce di quanto precede, che la natura complessa della questione in controversia comporta che essa debba essere necessariamente approfondita in tempi brevi nella fase successiva fase di merito.	</p>
<p>Ritenuto che in attesa della pronuncia del giudice di primo grado appare opportuno procedere	</p>
<p>all’accoglimento della domanda cautelare.	</p>
<p align=center><b>P.Q.M.<br /></b></p>
<p>Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)<br />	<br />
Accoglie l&#8217;appello (Ricorso numero: 1961/2011) e, per l&#8217;effetto, in riforma dell&#8217;ordinanza impugnata, accoglie l&#8217;istanza cautelare in primo grado.<br />	<br />
Ordina che a cura della segreteria la presente ordinanza sia trasmessa al Tar per la sollecita fissazione dell&#8217;udienza di merito ai sensi dell&#8217;art. 55, comma 10, cod. proc. amm.<br />	<br />
Spese compensate.	</p>
<p>La presente ordinanza sarà eseguita dall&#8217;Amministrazione ed è depositata presso la segreteria della Sezione che provvederà a darne comunicazione alle parti.	</p>
<p>Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 5 aprile 2011 con l&#8217;intervento dei magistrati:<br />	<br />
Paolo Numerico, Presidente<br />	<br />
Sergio De Felice, Consigliere<br />	<br />
Sandro Aureli, Consigliere, Estensore<br />	<br />
Raffaele Potenza, Consigliere<br />	<br />
Guido Romano, Consigliere	</p>
<p>L&#8217;ESTENSORE   IL PRESIDENTE 	</p>
<p>DEPOSITATA IN SEGRETERIA<br />	<br />
Il 05/04/2011	</p>
<p>IL SEGRETARIO<br />	<br />
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-iv-ordinanza-sospensiva-5-4-2011-n-1482/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione IV &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 5/4/2011 n.1482</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>T.A.R. Piemonte &#8211; Torino &#8211; Sezione I &#8211; Sentenza &#8211; 23/5/2009 n.1482</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-piemonte-torino-sezione-i-sentenza-23-5-2009-n-1482/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2009 22:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-piemonte-torino-sezione-i-sentenza-23-5-2009-n-1482/</guid>

					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-piemonte-torino-sezione-i-sentenza-23-5-2009-n-1482/">T.A.R. Piemonte &#8211; Torino &#8211; Sezione I &#8211; Sentenza &#8211; 23/5/2009 n.1482</a></p>
<p>Pres. Bianchi – Est. Lotti So.Ge.Si. spa (avv.ti Zanetti, Ristagno) c. Amiat spa (avv.ti Fasano, Piacentini) e Lavanderie dell’Alto Adige spa sull&#8217;illegittimità della segnalazione all&#8217;Autorità nei casi in cui il concorrente in buona fede ritenga di possedere il requisito in realtà carente 1. – Contratti p.a. – Appalto di servizi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-piemonte-torino-sezione-i-sentenza-23-5-2009-n-1482/">T.A.R. Piemonte &#8211; Torino &#8211; Sezione I &#8211; Sentenza &#8211; 23/5/2009 n.1482</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-piemonte-torino-sezione-i-sentenza-23-5-2009-n-1482/">T.A.R. Piemonte &#8211; Torino &#8211; Sezione I &#8211; Sentenza &#8211; 23/5/2009 n.1482</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">Pres. Bianchi – Est. Lotti<br /> So.Ge.Si. spa (avv.ti Zanetti, Ristagno) c. Amiat spa (avv.ti Fasano, Piacentini) e Lavanderie dell’Alto Adige spa</span></p>
<hr />
<p>sull&#8217;illegittimità della segnalazione all&#8217;Autorità nei casi in cui il concorrente in buona fede ritenga di possedere il requisito in realtà carente</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">1. – Contratti p.a. – Appalto di servizi – Termine per comprovare il possesso requisiti – Natura – Perentoria.	</p>
<p>2. – Contratti p.a. – Appalto di servizi – Mancanza di un requisito – Buona fede – Esclusione – Segnalazione all’Autorità – Illegittimità.</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>1. – Il termine di dieci giorni previsto per il concorrente dall’art. 48 d.lgs. 163/2006 per comprovare il possesso dei requisiti di capacità tecnica ed economica è perentorio e il mancato rispetto comporta l’esclusione dalla gara.	</p>
<p>2. – Nei casi in cui il concorrente possieda il requisito richiesto dal bando di gara ma in buona fede erri nel comprovarlo, mentre è legittimo che venga escluso dalla gara non è legittimo segnalare la circostanza all’Autorità di Vigilanza.</p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p>Per visualizzare il testo del documento <a href="/static/pdf/g/14344_14344.pdf">clicca qui</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-piemonte-torino-sezione-i-sentenza-23-5-2009-n-1482/">T.A.R. Piemonte &#8211; Torino &#8211; Sezione I &#8211; Sentenza &#8211; 23/5/2009 n.1482</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>T.A.R. Campania &#8211; Napoli &#8211; Sezione IV &#8211; Sentenza &#8211; 2/3/2005 n.1482</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzauno/t-a-r-campania-napoli-sezione-iv-sentenza-2-3-2005-n-1482/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Mar 2005 23:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/giurisprudenzauno/t-a-r-campania-napoli-sezione-iv-sentenza-2-3-2005-n-1482/</guid>

					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzauno/t-a-r-campania-napoli-sezione-iv-sentenza-2-3-2005-n-1482/">T.A.R. Campania &#8211; Napoli &#8211; Sezione IV &#8211; Sentenza &#8211; 2/3/2005 n.1482</a></p>
<p>Pres. Monteleone, est. D’Alessio Di Iorio Salvatore ed altri (Avv.ti Renato Parlato e Mario Reffo) c. Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Avvocatura dello Stato) sulla natura e sui termini di emanazione del decreto ministeriale di annullamento dell&#8217;autorizzazione paesaggistica in aree protette 1. Beni culturali ed ambientali –</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzauno/t-a-r-campania-napoli-sezione-iv-sentenza-2-3-2005-n-1482/">T.A.R. Campania &#8211; Napoli &#8211; Sezione IV &#8211; Sentenza &#8211; 2/3/2005 n.1482</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzauno/t-a-r-campania-napoli-sezione-iv-sentenza-2-3-2005-n-1482/">T.A.R. Campania &#8211; Napoli &#8211; Sezione IV &#8211; Sentenza &#8211; 2/3/2005 n.1482</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">Pres. Monteleone, est. D’Alessio<br /> Di Iorio Salvatore ed altri (Avv.ti Renato Parlato e Mario Reffo) c. Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Avvocatura dello Stato)</span></p>
<hr />
<p>sulla natura e sui termini di emanazione del decreto ministeriale di annullamento dell&#8217;autorizzazione paesaggistica in aree protette</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">1. Beni culturali ed ambientali – Decreto ministeriale di annullamento di autorizzazione paesaggistica in zona protetta – Termine di 60 giorni per l’adozione – Dies a quo – Decorre dalla data di ricezione dell’autorizzazione e della documentazione necessaria per istruire la pratica.</p>
<p>2. Beni culturali ed ambientali – Decreto ministeriale di annullamento di autorizzazione paesaggistica in zona protetta – Termine di 60 giorni per l’adozione – Dies a quo – In caso di assenza di delega per l’esercizio del potere di controllo alla Soprintendenza – Decorre dal momento di ricezione degli atti da parte dell’Amministrazione centrale.</p>
<p>3. Beni culturali ed ambientali – Decreto ministeriale di annullamento di autorizzazione paesaggistica in zona protetta – Natura di atto recettizio – Esclusione – Conseguenze.</p>
<p>4. Beni culturali ed ambientali – Decreto ministeriale di annullamento di nulla osta paesaggistico – Sindacato sulla legittimità dell’autorizzazione – Legittimità.</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>1. Il termine di sessanta giorni previsto per l’adozione da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali del decreto di annullamento di un’autorizzazione paesaggistica in una zona protetta, ai sensi dell’art. 82 del D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, come modificato dalla legge 8 agosto 1985, n. 431 (oggi art. 159 del D. Lgs. 22 gennaio 2004 n. 42, recante il Codice dei Beni culturali e del paesaggio), decorre dalla data in cui la pratica, corredata dalla relativa documentazione completa, perviene al protocollo dei competenti Uffici del Ministero. Perché il termine inizi a decorrere è pertanto necessario che al Ministero (ed oggi alle Soprintendenze) sia trasmessa l’autorizzazione concessa completa di tutta la documentazione necessaria per l’esercizio della funzione di controllo.</p>
<p>2. Il termine di sessanta giorni entro il quale, ai sensi dell&#8217; art. 82 comma 9 D.P.R. 24 luglio 1977 n. 616, nel testo integrato dall&#8217;art. 1 della legge 8 agosto 1985 n. 431, può essere annullato il nulla osta paesaggistico comincia a decorrere da quando tale provvedimento è giunto nei suoi dati integrali al Ministro o alla Soprintendenza qualora la competenza a procedere al controllo sia stata demandata all&#8217;organo periferico mentre, in assenza di una delega alle Soprintendenze all’esercizio del relativo potere, si deve ritenere che il termine decorra dalla data di ricezione, da parte dell&#8217;Amministrazione centrale, del provvedimento autorizzativo completo dell&#8217;intera documentazione.</p>
<p>3. Il provvedimento ministeriale di annullamento del nulla osta paesaggistico non ha natura di atto recettizio, e quindi il termine perentorio di sessanta giorni, a tal fine previsto dall’art. 82, comma 9, del D.P.R. 24 luglio 1977 n. 616, attiene al solo esercizio del potere di annullamento da parte dell&#8217;Amministrazione statale e non anche alla sua comunicazione o notificazione ai destinatari del provvedimento stesso, con la conseguenza che è irrilevante la fase di comunicazione che costituisce un incombente esterno rispetto al perfezionamento dell’iter procedurale relativo al controllo ministeriale.</p>
<p>4. Il potere di annullamento ministeriale di un nulla osta paesaggistico rilasciato per la realizzazione di un intervento edilizio in zona vincolata, pur non comportando un riesame complessivo delle valutazioni tecnico discrezionali compiute dalla Regione o dalle amministrazioni locali delegate, tale da consentire la sovrapposizione o la sostituzione di una valutazione di merito del Ministero a quella compiuta in sede di rilascio dell&#8217;autorizzazione, estrinsecandosi in un controllo di legittimità, si estende a tutte le ipotesi riconducibili all&#8217;eccesso di potere, con la conseguente possibilità per il Ministero di espletare un puntuale e penetrante sindacato sull&#8217;esercizio delle funzioni amministrative connesse al potere autorizzatorio.</p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p align=center><b>REPUBBLICA   ITALIANA<br />
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO</b></p>
<p align=center><b>IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE DELLA CAMPANIA<br />
NAPOLI, SEZIONE 4^</b></p>
<p>composto dai signori magistrati:<br />
		Nicolò Monteleone			Presidente<br />
	&#8211;	Dante D&#8217;Alessio			Consigliere est.<br />
	&#8211;	Rosa Perna				Referendario<br />
ha pronunciato la seguente</p>
<p align=center><b>SENTENZA</b></p>
<p>sul ricorso n. 11676 del 1994 R.G., proposto da</p>
<p><b>DI IORIO Salvatore, DI IORIO Umberto e DI IORIO Bruno</b>, anche nella qualità di Amministratore, il primo, e soci gli altri, della Società Hotel Vulcano, rappresentati e difesi dall’avvocato Renato Parlato e dall’avvocato Mario Reffo, con domicilio eletto in Napoli, via Toledo n. 256,</p>
<p align=center>contro</p>
<p>il <b>Ministero per i Beni Culturali e Ambientali (ora Ministero per i Beni e le Attività Culturali)</b>, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato, con sede in Napoli, via Diaz, n. 11,</p>
<p>per l&#8217;annullamento<br />
	del decreto ministeriale, in data 16 aprile 1994, di annullamento del decreto del Sindaco del Comune di Serrara Fontana n. 6400 del 31.8.1992, con il quale era stato espresso parere favorevole, ai sensi dell’art. 32 della legge n. 47 del 1985, al rilascio del condono edilizio in favore del complesso alberghiero “Hotel Vulcano” di proprietà dei ricorrenti, sito in località S. Angelo del Comune di Serrara Fontana, alla via Fondolillo.																																																																																												</p>
<p>	Visto il ricorso ed i relativi allegati;<br />	<br />
	visti gli atti tutti di causa;<br />	<br />
	vista la costituzione in giudizio dell’Avvocatura dello Stato;<br />	<br />
	relatore alla Pubblica Udienza del 9 febbraio 2005 il Consigliere Dante D&#8217;Alessio;<br />	<br />
	udito altresì l’avvocato Mario Reffo, per i ricorrenti;<br />	<br />
	Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:																																																																																												</p>
<p align=center><b>FATTO</b></p>
<p>	I ricorrenti, Di Iorio Salvatore, Di Iorio Umberto e Di Iorio Bruno, anche nella qualità di Amministratore, il primo, e soci gli altri, della Società Hotel Vulcano, avevano presentato al Comune di Serrara Fontana domanda di condono edilizio per opere realizzate nella indicata struttura alberghiera, sita in località S. Angelo, alla via Fondolillo, in assenza o in difformità dai titoli abilitativi.<br />	<br />
	Con il ricorso in esame hanno impugnato il decreto del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, in data 16 aprile 1994, di annullamento del decreto del Sindaco del Comune di Serrara Fontana n. 6400 del 31.8.1992, con il quale era stato espresso parere favorevole, ai sensi dell’art. 32 della legge n. 47 del 1985, al rilascio del condono edilizio per le opere realizzate, e ne hanno chiesto l’annullamento perché illegittimo sotto diversi profili. <br />	<br />
	Si è costituita in giudizio l’Avvocatura dello Stato che ha chiesto il rigetto del ricorso perché infondato.<br />	<br />
	Con sentenza interlocutoria n. 2667 del 15 ottobre 1999 questa Sezione ha disposto la sospensione del presente giudizio, ai sensi dell’art. 295 del c.p.c., nelle more della definizione, da parte dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, della questione riguardante la possibilità per l’autorità preposta alla tutela di un vincolo paesaggistico di esprimere il proprio parere sulla condonabilità di opere eseguite anteriormente all’apposizione del vincolo.<br />	<br />
	Alla Pubblica Udienza del 9 febbraio 2005 il ricorso è quindi passato nuovamente in decisione.																																																																																												</p>
<p align=center><b>DIRITTO</b></p>
<p>1.- I ricorrenti Di Iorio Salvatore, Di Iorio Umberto e Di Iorio Bruno hanno impugnato il decreto con il quale il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali (ora Ministero per i Beni e le Attività Culturali), in data 16 aprile 1994, ha annullato il decreto n. 6400 del 31.8.1992 con il quale il Sindaco del Comune di Serrara Fontana aveva rilasciato il parere favorevole per i profili paesaggistici, ai sensi dell’art. 32 della legge n. 47 del 1985, per il condono edilizio richiesto dagli stessi ricorrenti per opere di ampliamento dell’Hotel Vulcano, sito in località S.Angelo del Comune di Serrara Fontana, alla via Fondolillo, realizzate in assenza o in difformità dai titoli abilitativi.</p>
<p>	2.- Il Ministro per i Beni Culturali e Ambientali, nel decreto impugnato, dopo aver rilevato che il Sindaco del Comune di Serrara Fontana aveva ritenuto di dover condividere il parere espresso dalla Commissione Edilizia Integrata che sulle opere oggetto della domanda di condono aveva osservato che  &#8220;trattasi di modifiche interne e modesti ampliamenti, in parte interrati, di un complesso alberghiero la cui costruzione avvenne sulla base di autorizzazioni paesistiche successive, l’ultima delle quali è quella n. 4676 del 2.10.1969, le quali non hanno prodotto una sostanziale alterazione dei caratteri architettonici e paesistici rispetto a quanto già autorizzato…&#8221; ha rilevato che, come da nota della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Napoli, &#8220;rispetto al grafico approvato dal Comune di Serrara Fontana con concessione edilizia del 29.1.1970, rilasciata a seguito del nulla-osta della Soprintendenza suddetta n. 4676 del 2.10.1969, risultano sopraelevati ed ampliati abusivamente due livelli, oltre ad ampliamenti relativi a superfici di livelli preesistenti&#8221; ed ha quindi affermato che &#8220;dette opere, realizzate in zona di particolare pregio ambientale e paesaggistico, sono da ritenersi eccessive per altezza e volumetria&#8221;, con la conseguenza che &#8220;il provvedimento in esame approva la permanenza delle sopra citate opere abusive che causano l’alterazione dei tratti paesaggistici della località protetta che sono la ragione stessa per cui la località è sottoposta a vincolo… e consente una modifica del provvedimento di vincolo paesaggistico posto con D.M. 9.1.1958 in violazione di quanto prescritto dall’art. 82 III co. del D.P.R. 616/1977&#8221; ed inoltre che &#8220;nelle more dell’adozione del Piano Territoriale Paesistico, vanificherebbe …le finalità di cui al D.M. 28.3.1985 e degli artt. 1 bis e 1 quinquies della legge 431/85&#8221;. <br />	<br />
	Il Ministero ha quindi concluso che il provvedimento del Sindaco del Comune di Serrara Fontana &#8220;è da ritenersi illegittimo perché viziato da eccesso di potere sotto il profilo della carenza di motivazione, nonché da violazione di legge perché in contrasto con l’art. 82 III co. del D.P.R. 616/1977 e con gli artt. 1 bis e 1 quinquies della legge 431/85&#8221;. 																																																																																												</p>
<p>	3.- I ricorrenti signori Di Iorio hanno sostenuto l’illegittimità sotto diversi profili dell’indicato decreto.<br />	<br />
	Al riguardo si devono preliminarmente esaminare le censure con le quali i ricorrenti lamentano il tardivo esercizio del potere ministeriale di annullamento delle autorizzazioni paesaggistiche, per la violazione e falsa applicazione dell’art. 82 del D.P.R. n. 616 del 1977, come modificato dall’art. 1 del D.L. 27.6.1985 n. 312 convertito in legge 8.8.1985 n. 431.<br />	<br />
	Con un primo profilo del primo motivo di ricorso i ricorrenti sostengono innanzitutto che il Ministero ha annullato il decreto del Sindaco del Comune di Serrara Fontana oltre il termine perentorio di 60 giorni concesso dalla legge per l’esercizio del relativo potere.<br />	<br />
	La censura non è fondata.<br />	<br />
	Si deve, al riguardo ricordare che, per giurisprudenza consolidata (fra le tante, Consiglio di Stato sez. VI^, n. 7285 dell’11 novembre 2004, T.A.R. Campania, Sez. IV, 12 marzo 2002, n. 1269), il termine di sessanta giorni previsto per l’adozione da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali del decreto di annullamento di un’autorizzazione paesaggistica in una zona protetta, ai sensi dell’art. 82 del D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616, come modificato dalla legge 8 agosto 1985, n. 431 (oggi art. 159 del D. Lgs. 22 gennaio 2004 n. 42, recante il Codice dei Beni culturali e del paesaggio), decorre dalla data in cui la pratica, corredata dalla relativa documentazione completa, perviene al protocollo dei competenti Uffici del Ministero. Perché il termine inizi a decorrere è pertanto necessario che al Ministero (ed oggi alle Soprintendenze) sia trasmessa l’autorizzazione concessa completa di tutta la documentazione necessaria per l’esercizio della funzione di controllo. <br />	<br />
	Qualora tale documentazione non consenta l’esercizio della funzione è fatta salva la possibilità per il Ministero di disporre le integrazioni istruttorie necessarie, che interrompono il predetto termine perentorio (Consiglio di Stato sez. VI^, n. 1162 dell’8/3/2000). Non sono ammesse invece sospensioni o interruzioni non giustificate del predetto termine perentorio, né può esserne surrettiziamente prorogato l&#8217;inizio (giurisprudenza consolidata, fra le tante Consiglio di Stato sez. VI^, n. 2777 del 15/5/2000).																																																																																												</p>
<p>	4.- In particolare è stato chiarito che il termine di sessanta giorni entro il quale, ai sensi dell&#8217; art. 82 comma 9 D.P.R. 24 luglio 1977 n. 616, nel testo integrato dall&#8217;art. 1 della legge 8 agosto 1985 n. 431, può essere annullato il nulla osta paesaggistico comincia a decorrere da quando tale provvedimento è giunto nei suoi dati integrali al Ministro o alla Soprintendenza qualora la competenza a procedere al controllo sia stata demandata all&#8217;organo periferico (Consiglio di Stato sez. VI^, n. 592 del 6 febbraio 2003).<br />	<br />
	In assenza di una delega alle Soprintendenze all’esercizio del relativo potere, si deve quindi ritenere che il termine decorra dalla data di ricezione, da parte dell&#8217;Amministrazione centrale, del provvedimento autorizzativo completo dell&#8217;intera documentazione (Consiglio di Stato sez. V^, n. 829 del 17 febbraio 2003). Ai fini della decorrenza del dies a quo, pertanto, non rileva l&#8217;arrivo degli atti alla Soprintendenza, occorrendo invece che gli atti pervengano al Ministero, inteso come amministrazione centrale (Consiglio di Stato, sez.VI, 6 ottobre 1999, n. 1319, 6 giugno 2003, n. 3186).																																																																																												</p>
<p>	5.- Applicando tali principi al caso di specie, si può rilevare dagli atti di causa che la documentazione idonea a consentire la puntuale verifica della legittimità dell’autorizzazione rilasciata dal Sindaco del Comune di Serrara Fontana, è pervenuta completa al Ministero per i Beni Culturali e Ambientali solo in data 16.2.1994, prot. 5474 e che l’annullamento dell’autorizzazione paesistica è stato disposto con l’impugnato decreto del 16 aprile 1994. Ne consegue che, in assenza di una delega alla Soprintendenza periferica, la funzione di controllo della legittimità dell’autorizzazione paesaggistica risulta correttamente esercitata nel termine dei sessanta giorni concessi dalla normativa su richiamata, decorrenti dalla ricezione da parte dell&#8217;Amministrazione centrale della documentazione necessaria all’esercizio della funzione medesima.																																																																																												</p>
<p>	6. Con un secondo profilo del primo motivo di ricorso i ricorrenti hanno poi sostenuto l’illegittimità del decreto impugnato in quanto lo stesso è stato comunque comunicato oltre il termine perentorio di 60 giorni mentre il decreto di annullamento dell’autorizzazione paesaggistica, avendo natura recettizia, doveva non solo essere adottato ma anche comunicato al destinatario entro il predetto termine perentorio.<br />	<br />
	Anche tale censura non è fondata. <br />	<br />
	Dopo qualche iniziale oscillazione, infatti, la giurisprudenza oramai consolidata ritiene che il provvedimento ministeriale di annullamento del nulla osta paesaggistico non ha natura di atto recettizio, e quindi il termine perentorio di sessanta giorni, a tal fine previsto dall’art. 82, comma 9, del D.P.R. 24 luglio 1977 n. 616, attiene al solo esercizio del potere di annullamento da parte dell&#8217;Amministrazione statale e non anche alla sua comunicazione o notificazione ai destinatari del provvedimento stesso, con la conseguenza che è irrilevante la fase di comunicazione che costituisce un incombente esterno rispetto al perfezionamento dell’iter procedurale relativo al controllo ministeriale (fra le tante: Consiglio di Stato, sez. VI^ n. 4639 del 4 settembre 2001, n. 685 del 13 febbraio 2001, n. 6192 del 20 novembre 2000, T.A.R. Campania Napoli, sez. I, 27 settembre 2004, n. 12569).																																																																																												</p>
<p>	7.- Con il secondo e centrale motivo i ricorrenti hanno poi sostenuto che illegittimamente il Ministero, disattendendo le valutazioni compiute dal Comune di Serrara Fontana, ha compiuto, con il decreto impugnato, valutazioni di merito che, per giurisprudenza costante, non le sono consentite nell’esercizio del potere di controllo sulle autorizzazioni paesaggistiche rilasciate.<br />	<br />
	La censura, che può essere esaminata insieme alla ulteriore censura riguardante la motivazione del decreto impugnato sollevata con il quinto motivo di ricorso, non risulta fondata.<br />	<br />
	Al riguardo si deve partire con il ricordare che, come sostenuto dai ricorrenti, effettivamente, per principio oramai pacifico, il potere di annullamento delle autorizzazioni paesaggistiche attribuito al Ministero per i Beni e le Attività Culturali dall&#8217;art. 82 del D.P.R. n. 616 del 1977 (oggi art. 159 del D. Lgs. 22 gennaio 2004 n. 42, recante il Codice dei Beni culturali e del paesaggio), non comporta un riesame complessivo delle valutazioni tecnico discrezionali compiute dalla Regione (o dall’ente locale delegato), tale da consentire la sovrapposizione o sostituzione di una propria valutazione di merito a quella compiuta in sede di rilascio dell&#8217;autorizzazione dalla Regione (o dall’ente locale delegato), ma si estrinseca in un controllo di mera legittimità dell&#8217;amministrazione autorizzante, che peraltro può riguardare tutti i possibili vizi dell&#8217;eccesso di potere (fra le tante Consiglio di Stato, sez. VI^ n. 5099 dell’11 settembre 2003, n. 4766 del 22 agosto 2003, Consiglio di Stato Adunanza Plenaria n. 9 del 14 dicembre 2001).<br />	<br />
	Peraltro, posto che la funzione dell’autorizzazione non è quella di rimuovere il vincolo, ma di accertare in concreto la compatibilità dell&#8217;intervento prospettato con le imprescindibili esigenze di tutela e di conservazione dei valori ambientali e paesistici che costituiscono la ragion d’essere del vincolo stesso, l&#8217;annullamento dell’autorizzazione è giustificato quando la valutazione di compatibilità si traduce in una “obiettiva deroga” e, quindi, in un&#8217;autorizzazione illegittima per sviamento o travisamento. <br />	<br />
	Considerato ora che il rilascio dell’autorizzazione paesistica presuppone una valutazione complessa  che &#8211;come si è detto&#8211;  prende le mosse dal vincolo  e si conclude con un giudizio di compatibilità dell’intervento prospettato con il vincolo stesso, il provvedimento autorizzatorio deve essere corredato da un’analitica motivazione da cui si possa chiaramente evincere non solo che tale valutazione è stata effettuata, ma anche come è stata effettuata. Tale considerazione s’impone non solo in forza dell’art. 3 della legge n. 241/1990, ma soprattutto in ragione dell’estensione del sindacato sulla autorizzazione paesistica a tutti i vizi di legittimità, compreso l’eccesso di potere. Ne consegue che una autorizzazione paesistica priva di motivazione o con una motivazione apodittica o soltanto apparente o incongrua può costituire il sintomo da cui l’Autorità statale inferisce che il rilascio dell’autorizzazione paesistica si risolve in realtà in una “obiettiva deroga” rispetto al vincolo.																																																																																												</p>
<p>	8.- Anche questa Sezione ha di recente affermato che il potere di annullamento ministeriale di un nulla osta paesaggistico rilasciato per la realizzazione di un intervento edilizio in zona vincolata, pur non comportando un riesame complessivo delle valutazioni tecnico discrezionali compiute dalla Regione o dalle amministrazioni locali delegate, tale da consentire la sovrapposizione o la sostituzione di una valutazione di merito del Ministero a quella compiuta in sede di rilascio dell&#8217;autorizzazione, estrinsecandosi in un controllo di legittimità, si estende a tutte le ipotesi riconducibili all&#8217;eccesso di potere, con la conseguente possibilità per il Ministero di espletare un puntuale e penetrante sindacato sull&#8217;esercizio delle funzioni amministrative connesse al potere autorizzatorio (T.A.R. Campania Napoli, sez. IV, 29 gennaio 2004, n. 857, 27 gennaio 2004, n. 493).																																																																																												</p>
<p>	9.- Si deve poi aggiungere che tali principi, secondo giurisprudenza costante, devono essere applicati anche nel caso di rilascio di un parere favorevole, ai sensi dell’art. 32 della legge 28 febbraio 1985 n. 47, nel procedimento avviato per la sanatoria di interventi su area paesaggisticamente vincolata in quanto il parere reso dall&#8217;autorità competente alla gestione del vincolo non si differenzia ontologicamente e funzionalmente dall&#8217;autorizzazione o dal nulla osta paesaggistico ai fini della soggezione al potere statale di annullamento (Consiglio di Stato, Sez. VI, 6 giugno 2003, n. 3186; 19 giugno 2001, n. 3233).																																																																																												</p>
<p>	10.- Applicando gli indicati principi al caso di specie, si deve osservare che il parere favorevole ai fini paesaggistici rilasciato dal Sindaco del Comune di Serrara Fontana nel procedimento avviato con la domanda di condono avanzata dai ricorrenti è motivato, per relationem, con il rinvio al parere favorevole reso dalla Commissione edilizia integrata che, come già in precedenza indicato, ha considerato le opere oggetto di sanatoria &#8220;modifiche interne e modesti ampliamenti, in parte interrati, di un complesso alberghiero la cui costruzione avvenne sulla base di autorizzazioni paesistiche successive, l’ultima delle quali è quella n. 4676 del 2.10.1969, le quali non hanno prodotto una sostanziale alterazione dei caratteri architettonici e paesistici rispetto a quanto già autorizzato&#8221;. <br />	<br />
	Secondo il Comune di Serrara Fontana le opere oggetto della domanda di condono avrebbero quindi comportato solo “modesti ampliamenti, in parte interrati” di una struttura regolarmente autorizzata (anche dalla competente Soprintendenza) e quindi in definitiva non avrebbero determinato “una sostanziale alterazione” del quadro paesaggistico “già autorizzato”.																																																																																												</p>
<p>	11.- Ma, in relazione a quanto affermato dal Comune di Serrara Fontana nel parere in questione, si deve osservare che, come da documentazione in atti, le opere oggetto della domanda di condono edilizio hanno riguardato ampliamenti per 115 mq al 1° piano Interrato (prima non esistente), per 160 mq. al 2° piano Interrato (prima unico piano interrato ed ora diventato seminterrato), per 57 mq. al piano Terra, per 65 mq. al piano Primo, per 62 mq. al piano Secondo ed infine per 84 mq. al piano Terzo (prima inesistente).<br />	<br />
	Complessivamente la domanda oggetto di condono ha riguardato quindi opere per circa 550 (cinquecentocinquanta) mq. e circa 1800 mc. in un edificio che era su tre livelli ed è stato trasformato in cinque livelli.<br />	<br />
	Tali opere, realizzate in assenza dei necessari titoli abilitativi in un’area (S. Angelo) che nell’isola d’Ischia è fra quelle di maggiore pregio paesistico, per dimensioni e tipologia, non possono ritenersi certo irrilevanti sotto il profilo paesaggistico e hanno determinato una sicura alterazione dei caratteri paesistici oggetto di tutela anche se si fa riferimento all’immobile già in precedenza autorizzato. <br />	<br />
	Deve pertanto ritenersi irrazionale la valutazione di compatibilità compiuta dal Comune di Serrara Fontana ed incontestabile, come affermato dal Ministero dei Beni Culturali, l’illegittimità del provvedimento sindacale che risulta viziato da eccesso di potere sotto il profilo della carenza di motivazione, nonché da violazione di legge per il contrasto con le disposizioni di tutela dettate dalle leggi ed oggetto dei decreti ministeriali di vincolo.																																																																																												</p>
<p>	12.- In particolare, deve ritenersi manifestamente illogica la valutazione espressa dalla Commissione Edilizia Integrata, (e per relationem) riportata nel decreto autorizzativo del Sindaco del Comune di Serrara Fontana laddove ha ritenuto le opere oggetto della domanda di condono non contrastanti con il contesto paesistico avendo comportato &#8220;modifiche interne e modesti ampliamenti, in parte interrati&#8221;. Tale valutazione non può trovare infatti giustificazione in relazione alle dimensioni delle opere realizzate abusivamente in un contesto di rilevante valore paesaggistico. <br />	<br />
	Né gli ampliamenti posti in essere possono ritenersi modesti (e quindi essere valutati ininfluenti ai fini paesistici) in relazione alle dimensioni della struttura in precedenza autorizzata, anche con il nulla-osta della Soprintendenza n. 4676 del 2.10.1969, considerato che la struttura alberghiera regolarmente autorizzata (pur sviluppando una superficie complessiva di 2.195 mq.) risultava comunque progettata su soli tre piani (dei quali uno interrato) mentre con le opere oggetto della domanda di condono la struttura alberghiera è stata trasformata con un significativo ampliamento (per circa 550 mq. complessivi) ed anche con l’aggiunta di due livelli che hanno portato l’immobile a svilupparsi su complessivi cinque livelli (dei quali solo uno interrato) in luogo dei tre livelli originari.<br />	<br />
	Alla luce delle esposte considerazioni non può pertanto ritenersi che nella fattispecie in esame il Ministero per i Beni Culturali abbia sovrapposto o sostituito una propria valutazione di merito a quella compiuta dal Comune di Serrara Fontana in sede di rilascio dell&#8217;autorizzazione paesaggistica, dovendosi ritenere che, come sostenuto dal Ministero, il parere favorevole rilasciato dal Comune di Serrara Fontana risultava affetto da evidenti vizi di legittimità. 																																																																																												</p>
<p>	13.- Non possono poi incidere sulla legittimità del provvedimento impugnato le censure contenute nel terzo e nel quarto motivo di ricorso, secondo cui risulterebbe erroneo il riferimento contenuto nel decreto ai vincoli imposti con la legge n. 431 del 1985. Infatti l’area oggetto dell’impugnato decreto risultava comunque già vincolata e dichiarata di notevole interesse pubblico, con la conseguente applicazione delle disposizioni di tutela, con il D.M. 9.1.1958 richiamato sia nelle premesse che nella motivazione dello stesso decreto impugnato. Il richiamo alle finalità di cui al successivo D.M. 28.3.1985 e ai vincoli di immodificabilità temporanea imposti con la legge n. 431 del 1985 costituiscono pertanto solo ulteriori profili di una motivazione che, come si è detto, trova comunque il suo presupposto nella lesione del bene tutelato già con il D.M. 9.1.1958. <br />	<br />
	Si deve peraltro aggiungere che, come è stato poi chiarito, in sede di rilascio della concessione edilizia in sanatoria per opere ricadenti in zone sottoposte a vincolo, l&#8217;obbligo di acquisire il parere da parte dell&#8217;Autorità preposta alla tutela del vincolo, previsto dall&#8217;art. 32 della legge 28 febbraio 1985 n. 47, sussiste in relazione all&#8217;esistenza del vincolo al momento in cui deve essere valutata la domanda di condono, a prescindere dall&#8217;epoca della sua introduzione, e quindi anche per le opere eseguite anteriormente all&#8217;apposizione del vincolo stesso (Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria  22 luglio 1999 n. 20, Sez. VI, n. 5688 del 1 ottobre 2003).																																																																																												</p>
<p>	14.- In conclusione, per tutto quanto esposto, deve ritenersi esente dalle censure sollevate l’impugnato decreto di annullamento dell’autorizzazione paesistica rilasciata dal Comune di Serrara Fontana in relazione alla domanda di condono edilizio avanzata dai ricorrenti.<br />	<br />
	Il ricorso deve essere quindi respinto.<br />	<br />
	Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.																																																																																												</p>
<p align=center><b>P.Q.M.</b></p>
<p>	Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, sede di Napoli sez. IV^, respinge il ricorso in epigrafe n. 11676 del 1994 R.G., proposto da DI IORIO Salvatore, DI IORIO Umberto e DI IORIO Bruno, anche nella qualità di Amministratore, il primo, e soci gli altri, della Società Hotel Vulcano.<br />	<br />
	Condanna i ricorrenti al pagamento di € 1.500 (millecinquecento) in favore dell’Amministrazione resistente, per spese e competenze di giudizio.<br />	<br />
	Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall&#8217;autorità amministrativa.																																																																																												</p>
<p>	Così deciso in Napoli, nella Camera di Consiglio del 9 febbraio 2005.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzauno/t-a-r-campania-napoli-sezione-iv-sentenza-2-3-2005-n-1482/">T.A.R. Campania &#8211; Napoli &#8211; Sezione IV &#8211; Sentenza &#8211; 2/3/2005 n.1482</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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