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	<title>ATTO AMMINISTRATIVO Archivi - Giustamm</title>
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	<title>ATTO AMMINISTRATIVO Archivi - Giustamm</title>
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		<title>Sull&#8217;autorizzazione degli impianti di accumulo elettrochimico &#8220;stand-alone&#8221;.</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sullautorizzazione-degli-impianti-di-accumulo-elettrochimico-stand-alone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2026 11:38:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sullautorizzazione-degli-impianti-di-accumulo-elettrochimico-stand-alone/">Sull&#8217;autorizzazione degli impianti di accumulo elettrochimico &#8220;stand-alone&#8221;.</a></p>
<p>Atto amministrativo &#8211; Impianti di accumulo elettrochimico &#8220;stand-alone&#8221; &#8211; Autorizzazione &#8211; Art. 1, comma 2-quater, del d.l. n. 7/2002 &#8211; Rinvi all&#8217;art. 12 del d.lgs. n. 387/2003 &#8211; Portata. Il rinvio operato dall&#8217;art. 1, comma 2-quater, del d.l. n. 7/2002 all&#8217;art. 12 del d.lgs. n. 387/2003 per l&#8217;autorizzazione degli impianti</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sullautorizzazione-degli-impianti-di-accumulo-elettrochimico-stand-alone/">Sull&#8217;autorizzazione degli impianti di accumulo elettrochimico &#8220;stand-alone&#8221;.</a></p>
<p style="text-align: justify;">Atto amministrativo &#8211; Impianti di accumulo elettrochimico &#8220;stand-alone&#8221; &#8211; Autorizzazione &#8211; Art. 1, comma 2-<em>quater</em>, del d.l. n. 7/2002 &#8211; Rinvi all&#8217;art. 12 del d.lgs. n. 387/2003 &#8211; Portata.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Il rinvio operato dall&#8217;art. 1, comma 2-<em>quater</em>, del d.l. n. 7/2002 all&#8217;art. 12 del d.lgs. n. 387/2003 per l&#8217;autorizzazione degli impianti di accumulo elettrochimico &#8220;stand-alone&#8221; non è limitato alla sola individuazione della tipologia del titolo abilitativo, ma recepisce l&#8217;intera disciplina del procedimento unico, ivi compreso il termine massimo di conclusione pari a sessanta giorni . Ai fini dell&#8217;accertamento dell&#8217;illegittimità del silenzio-inadempimento, non rileva la qualificazione perentoria o ordinatoria di detto termine — questione attinente alla diversa ipotesi della validità del provvedimento adottato tardivamente — né valgono a escludere l&#8217;inadempimento le difficoltà organizzative interne dell&#8217;Amministrazione (quali l&#8217;elevato numero di istanze, la carenza di organico o l&#8217;introduzione di nuove piattaforme informatiche), le integrazioni documentali volontarie dell&#8217;istante o l&#8217;inerzia di taluni enti coinvolti nella conferenza di servizi semplificata; resta peraltro preclusa al giudice, ai sensi dell&#8217;art. 31, comma 3, c.p.a., la condanna diretta al rilascio dell&#8217;Autorizzazione Unica laddove l&#8217;istruttoria non sia conclusa e residuino margini di valutazione in capo all&#8217;Amministrazione procedente e agli altri enti partecipanti.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Pres. Raiola &#8211; Est. Zampicinini</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.giustamm.it/wp-content/uploads/2026/11/202602039_01.pdf">202602039_01</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Sul c.d. Daspo fuori contesto.</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sul-c-d-daspo-fuori-contesto-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2026 10:59:27 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/?post_type=cpt_387&#038;p=90996</guid>

					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sul-c-d-daspo-fuori-contesto-2/">Sul c.d. Daspo fuori contesto.</a></p>
<p>Atto amministrativo &#8211; “Daspo fuori contesto” &#8211; Presupposti di adozione &#8211; Finalità. Il c.d. “Daspo fuori contesto” è l&#8217;atto adottato indipendentemente dalla realizzazione di condotte violente in occasione o a causa di manifestazioni sportive, qualora, per effetto della condanna o anche solo della denuncia per uno dei reati indicati nella</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sul-c-d-daspo-fuori-contesto-2/">Sul c.d. Daspo fuori contesto.</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sul-c-d-daspo-fuori-contesto-2/">Sul c.d. Daspo fuori contesto.</a></p>
<p style="text-align: justify;">Atto amministrativo &#8211; “Daspo fuori contesto” &#8211; Presupposti di adozione &#8211; Finalità.</p>
<hr />
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Il c.d. “Daspo fuori contesto” è l&#8217;atto adottato indipendentemente dalla realizzazione di condotte violente in occasione o a causa di manifestazioni sportive, qualora, per effetto della condanna o anche solo della denuncia per uno dei reati indicati nella disposizione, venga formulato, a seguito della realizzazione di condotte violente, un giudizio di pericolosità nei confronti del soggetto che si sia reso autore di condotte violente, al quale sia necessario, proprio per la sua pericolosità (desunta da tali condanne o denunce e dalla nuova realizzazione di condotte violente), impedire l&#8217;accesso ai luoghi destinati a ospitare manifestazioni sportive e imporre anche la misura di prevenzione atipica dell&#8217;obbligo di presentazione, allo scopo di evitare che all&#8217;interno delle tifoserie si verifichino infiltrazioni di soggetti sospettati di terrorismo o comunque ritenuti pericolosi, e anche di prevenire, in tal modo, la realizzazione di attentati in luoghi ad alta densità sociale. È evidente, pertanto, l’intenzione del legislatore di impedire l’accesso ai luoghi ove si svolgono le manifestazioni sportive a soggetti che, per indole delinquenziale e tipologia di reati commessi, potrebbero costituire un serio pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica, qualora si trovassero in particolari contesti, ove usualmente si riscontra la presenza di numerose persone, prevedendo quindi un’azione, da parte della P.A. anticipatoria in grado di scongiurare il verificarsi di reati che metterebbero in pericolo il bene “sicurezza pubblica”. Dal dettato normativo risulta che la possibilità di irrogare la misura in questione è del tutto sganciata ad un comportamento “contra legem” del soggetto tenuto in epoca successiva alla denuncia o condanna considerata a tal fine. Scopo della misura preventiva &#8211; che per l&#8217;assenza dell&#8217;occasionalità con l&#8217;evento sportivo viene anche definita “Daspo fuori contesto” &#8211; è quello di evitare che all&#8217;interno delle tifoserie si verifichino infiltrazioni di soggetti sospettati di terrorismo o comunque ritenuti pericolosi, e anche di prevenire, in tal modo, la realizzazione di attentati in luoghi ad alta densità sociale ovvero ulteriori eventi pregiudizievoli.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Pres. Passarelli Di Napoli &#8211; Est. Imbesi</p>
<hr />
<p class="repubblica" style="text-align: center;">REPUBBLICA ITALIANA</p>
<p class="innome" style="text-align: center;">IN NOME DEL POPOLO ITALIANO</p>
<p class="sezione" style="text-align: center;">Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania</p>
<p class="sezione" style="text-align: center;">(Sezione Quinta)</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">ha pronunciato la presente</p>
<p class="sezione" style="text-align: center;">SENTENZA</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">sul ricorso numero di registro generale 4423 del 2023, proposto da<br />
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall&#8217;avvocato Mario Caliendo, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;</p>
<p class="contro" style="text-align: center;">contro</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ministero dell&#8217;Interno, Questura di Napoli, in persona dei legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi dall&#8217;Avvocatura Distrettuale Napoli, domiciliataria ex lege in Napoli, via Diaz 11;</p>
<p class="contro" style="text-align: center;">per l&#8217;annullamento</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">&#8211; del divieto di accesso alle manifestazioni sportive – “Daspo” prot. -OMISSIS-, notificato in data 14 settembre 2023, con cui la Questura di Napoli – Divisione Polizia Anticrimine ha disposto nei confronti del ricorrente ai sensi dell’art. 6 della L. n. 401 del 1989 e successive modifiche il divieto di accedere agli impianti del territorio ove si disputano gli incontri di calcio di qualsiasi categoria e luoghi ad essi interessati per la durata di anni 5 (CINQUE) dalla data di notifica del provvedimento.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">&#8211; di ogni altro atto preordinato, connesso e/o conseguente se ed in quanto lesivo degli interessi del ricorrente;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visti il ricorso e i relativi allegati;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell&#8217;Interno e della Questura di Napoli;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visti tutti gli atti della causa;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visto l&#8217;art. 87, comma 4-bis, cod.proc.amm.;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Relatore all&#8217;udienza straordinaria di smaltimento dell&#8217;arretrato del giorno 8 ottobre 2026 la dott.ssa Rosaria Natalia Fausta Imbesi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.</p>
<p class="fatto" style="text-align: center;">FATTO e DIRITTO</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">È impugnato il provvedimento in epigrafe, emesso il 5 settembre 2023, preceduto da comunicazione di avvio del procedimento, adottato ai sensi dell’art. 6, comma 1, della L. n. 401 del 1989 avente ad oggetto il divieto di accesso alle manifestazioni sportive e agli impianti sportivi indicati in atti e siti sul territorio nazionale ed estero, con durata di anni 5.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">A sostegno della gravata azione amministrativa è stata addotta la sussistenza dei presupposti di cui alla citata disposizione, secondo cui il provvedimento di divieto di accesso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive può essere adottato anche &#8220;<i>nei confronti di coloro che risultino denunciati o condannati, anche con sentenza non definitiva, nel corso dei cinque anni precedenti&#8221;</i> per il reato di cui all&#8217;articolo 416 bis codice penale <i>&#8220;anche se il fatto non è stato commesso in occasione o a causa di manifestazioni sportive&#8221;</i>.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Tanto in ragione del fatto che il ricorrente è stato condannato, con sentenza del 17 dicembre 2019 della Corte di Appello di Napoli (definitiva il 18 novembre 2021), ad anni 4, mesi 7, giorni 10 di reclusione perché responsabile dei reati di concorso in associazione di tipo mafioso e di estorsione continuata in concorso aggravata dal metodo mafioso e dall&#8217;appartenenza ad associazione di tipo mafioso (art.110, 416 bis commi 1, 3, 4, 5, 6 e 8 c.p. — art.81, 110, 629 c.2 in rel. all&#8217;art.628 c.3 n.1 e n.3 c.p., art.7 L.203/91).</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Dall’esame del provvedimento emerge che lo strumento del “Daspo” è stato ritenuto esperibile nei confronti del ricorrente (frequentatore dello stadio <i>&#8220;Diego Armando Maradona&#8221; </i>di Napoli) richiamando un orientamento giurisprudenziale che ne estende l’ambito di applicazione anche a fatti non commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive, qualora le persone denunciate o condannate siano ritenute potenzialmente pericolose per l’ordinario e pacifico svolgimento delle manifestazioni sportive. Inoltre, l’amministrazione ha dato atto che il ricorrente <i>“già condannato nel 2012 per il reato di porto di armi od oggetti atti ad offendere — circostanza che evidenzia la pericolosità nel tempo del soggetto soprattutto per la tipologia del reato, già tipizzato dalla norma e considerato ostativo per la frequentazione dei luoghi ove si svolgono manifestazioni sportive — è persona che ha fatto parte di una associazione armata di tipo mafioso, per conto della quale si è reso responsabile di un reato di grave allarme sociale e connotato da elementi di violenza e/o minaccia quale quello estorsivo, peraltro aggravato dal metodo mafioso”.</i><i></i></p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Parte ricorrente deduce violazione di legge ed eccesso di potere sotto i diversi profili del difetto di istruttoria, difetto di motivazione, illogicità e violazione dei principi di proporzionalità e ragionevolezza, violazione del principio del <i>ne bis in idem</i> e, in sintesi, svolge le seguenti argomentazioni censorie:</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">&#8211; Il provvedimento sarebbe stato adottato in carenza dei presupposti, sulla base di un giudizio meramente probabilistico e parziale, fondato esclusivamente sulla tipologia dei reati contestati al ricorrente, peraltro risalenti ad epoca remota, senza effettuare una adeguata valutazione sulla “pericolosità concreta” del ricorrente ed in assenza di una adeguata istruttoria, senza tenere conto: i) che i fatti contestati son risalenti a oltre dieci anni prima rispetto all’adozione del Daspo; ii) che non esistono recenti episodi di violenza o comportamenti antisportivi; iii) che le pene già scontate hanno sortito un effetto rieducativo nei confronti del ricorrente, il quale svolge stabilmente attività lavorativa ed è pienamente inserito nel tessuto sociale;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">&#8211; la durata quinquennale del Daspo sarebbe sproporzionata, in considerazione della remota datazione dei reati contestati, della assenza di ulteriori episodi e della condotta di vita successiva del ricorrente;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">&#8211; Il ricorso sostiene che il DASPO costituisca una seconda sanzione fondata sugli stessi fatti già giudicati penalmente e per i quali il ricorrente ha già scontato la pena. Viene richiamata la giurisprudenza della Corte EDU (Grande Stevens, Engel, A e B c. Norvegia) per sostenere che vi sarebbe un&#8217;inammissibile duplicazione sanzionatoria.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">&#8211; Sostiene il ricorrente che la sanzione amministrativa inflitta presupporrebbe implicitamente che la pena già eseguita non abbia avuto alcun effetto rieducativo, in contrasto con l&#8217;art. 27 Cost. e con i principi costituzionali sul reinserimento sociale del condannato.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Si è costituita in giudizio l’amministrazione che, in punto di fatto, rappresenta che il giudizio sulla pericolosità del Panico si è basato sulla rilevanza dei reati a lui ascritti, che, contrariamente a quanto affermato dal ricorrente, sono stati accertati e non solo contestati, attesa la pronuncia di condanna a carico del medesimo. Riguardo ai fatti che hanno portato alla predetta condanna, il ricorrente è stato ritenuto soggetto capace di estrinsecare comportamenti tipici da determinare turbamento dell’ordine e della sicurezza pubblica in quanto riconosciuto colpevole di fare parte di un’organizzazione criminale connotata dal vincolo associativo ex art. 416 bis co.1, avendo manifestato un’indole violenta attraverso i tipici atteggiamenti che caratterizzano l’art. 629 comma 2 in relazione all’art. 628 comma 3 nn. 1 e 3 c.p., caratterizzati proprio da “violenza o minaccia”.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Con memoria depositata in data 7 agosto 2026 il ricorrente insiste per l’accoglimento del gravame.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">All’udienza di smaltimento dell’8 ottobre 2026 la causa è stata trattenuta in decisione.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Nel merito, il ricorso è infondato.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Va premesso che il provvedimento impugnato è riconducibile al c.d. “Daspo fuori contesto” cioè adottato indipendentemente dalla realizzazione di condotte violente in occasione o a causa di manifestazioni sportive, qualora, per effetto della condanna o anche solo della denuncia per uno dei reati indicati nella disposizione, venga formulato, a seguito della realizzazione di condotte violente, un giudizio di pericolosità nei confronti del soggetto che si sia reso autore di condotte violente, al quale sia necessario, proprio per la sua pericolosità (desunta da tali condanne o denunce e dalla nuova realizzazione di condotte violente), impedire l&#8217;accesso ai luoghi destinati a ospitare manifestazioni sportive e imporre anche la misura di prevenzione atipica dell&#8217;obbligo di presentazione, allo scopo di evitare che all&#8217;interno delle tifoserie si verifichino infiltrazioni di soggetti sospettati di terrorismo o comunque ritenuti pericolosi, e anche di prevenire, in tal modo, la realizzazione di attentati in luoghi ad alta densità sociale (Consiglio di Stato, sez. III, n. 6719 del 2025; Cass. pen., sez. III, n. 2278 del 2021). È evidente, pertanto, l’intenzione del legislatore di impedire l’accesso ai luoghi ove si svolgono le manifestazioni sportive a soggetti che, per indole delinquenziale e tipologia di reati commessi, potrebbero costituire un serio pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica, qualora si trovassero in particolari contesti, ove usualmente si riscontra la presenza di numerose persone, prevedendo quindi un’azione, da parte della P.A. anticipatoria in grado di scongiurare il verificarsi di reati che metterebbero in pericolo il bene “sicurezza pubblica”.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Dal dettato normativo risulta che la possibilità di irrogare la misura in questione è del tutto sganciata ad un comportamento “contra legem” del soggetto tenuto in epoca successiva alla denuncia o condanna considerata a tal fine.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Scopo della misura preventiva &#8211; che per l&#8217;assenza dell&#8217;occasionalità con l&#8217;evento sportivo viene anche definita &#8220;Daspo fuori contesto&#8221; &#8211; è quello di evitare che all&#8217;interno delle tifoserie si verifichino infiltrazioni di soggetti sospettati di terrorismo o comunque ritenuti pericolosi, e anche di prevenire, in tal modo, la realizzazione di attentati in luoghi ad alta densità sociale (Cass. Pen., sez. III, sent. n. 2278/2021; T.A.R. Marche, n. 152/2024) ovvero ulteriori eventi pregiudizievoli.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">In altri termini, il solo fatto che un soggetto abbia posto in essere una determinata condotta, riconducibile a una delle fattispecie di reato elencate nella disposizione, e che sia stato condannato per questo, rappresenta un presupposto sufficiente affinché il Questore, ritenuta la pericolosità del soggetto, gli vieti di accedere ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive (T.A.R. Liguria, n. 1058/2022).</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Alla luce delle fissate coordinate interpretative, l’impugnato provvedimento non si palesa affatto arbitrario o ingiustificato essendo, al contrario, basato su una corretta lettura e interpretazione dell&#8217;art. 6, comma 1, della L. n. 401/1989, tale da indurre a ritenere che la presenza del ricorrente alle manifestazioni calcistiche possa costituire un motivo di turbativa per il regolare svolgimento delle gare stesse, con pericolo concreto per l&#8217;ordine e la sicurezza pubblica di quei luoghi, in vista della tutela della incolumità dei partecipanti alle manifestazioni sportive (T.A.R. Campania, Napoli, sez. V, n. 6043/2023; n. 5682/2024).</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Nel caso in esame, infatti, il provvedimento impugnato è stato adottato nei confronti del ricorrente, frequentatore dello stadio “Diego Armando Maradona” di Napoli, sul rilievo della sua condanna (divenuta definitiva il 18 novembre 2021) ad anni 4, mesi 7, giorni 10 di reclusione perché responsabile dei reati di concorso in associazione di tipo mafioso e di estorsione continuata in concorso aggravata dal metodo mafioso e dall&#8217;appartenenza ad associazione di tipo mafioso (art.110, 416 bis commi 1, 3, 4, 5, 6 e 8 c.p. — art.81, 110, 629 c.2 in rel. all&#8217;art.628 c.3 n.1 e n.3 c.p., art.7 L.203/91), nonché tenuto conto della “pericolosità nel tempo” del ricorrente, già condannato nel 2012 per il reato di porto di armi od oggetti atti ad offendere.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">L&#8217;Amministrazione, invero, non si è limitata al mero richiamo formale delle condanne ma ha valorizzato la natura dei delitti contestati, caratterizzati da elevata capacità offensiva e da stabile inserimento in contesti criminali organizzati.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Non si ravvisa neppure il difetto di motivazione del provvedimento in quanto, a ben vedere, il Questore, in diritto, ha richiamato la norma che costituiva il fondamento e il limite del proprio potere e, in fatto, ha dato conto della sentenza di condanna a carico del ricorrente e degli ulteriori procedimenti denotativi della pericolosità sociale, consentendo così di comprendere i parametri in base ai quali ha effettuato la valutazione di pericolosità e ha determinato la durata della misura, secondo considerazioni che rientrano nella sua discrezionalità e che, date le circostanze, non appaiono manifestamente irragionevoli o arbitrarie.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Correttamente, quindi, è stato disposto l’allontanamento del ricorrente dalle manifestazioni sportive in un contesto quale lo stadio, frequentato da gruppi eterogenei di soggetti, anche facinorosi, dove la commissione di condotte illecite verrebbero agevolate da circostanze collettive favorevoli (es.: incitazioni della tifoseria, disappunto per la condotta in campo dei calciatori, contrarietà alle decisioni arbitrali).</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Non persuadono le ulteriori argomentazioni con cui si contesta la ricorrenza dei presupposti di legge per l’adozione del Daspo.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Con riferimento alla presunta tardiva adozione del provvedimento, deve rilevarsi che, ai sensi dell’art. 6, comma 1, lett. c), della L. n. 401 del 1989, il provvedimento interdittivo di cui si controverte può essere adottato nei confronti di coloro che risultino denunciati o condannati, anche con sentenza non definitiva, nel corso dei cinque anni precedenti per i reati ivi indicati. Nel caso in esame la sentenza della Corte d’Appello di Napoli è divenuta irrevocabile nel novembre 2021; pertanto, l’emissione del Daspo dopo due anni è pienamente legittima in quanto contenuta nel limite temporale previsto dalla citata previsione.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">A ciò si aggiunge che la distanza temporale dai fatti non è, di per sé sola, sufficiente ad escludere la persistenza della pericolosità, soprattutto quando si tratti di reati associativi di stampo mafioso che, per struttura e modalità organizzative, manifestano una peculiare attitudine a rivelare una personalità incline all&#8217;impiego della forza intimidatrice e della violenza.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Parimenti immune da censure si appalesa la determinazione della durata della misura, fissata in anni 5 (cinque), atteso che la stessa risulta congrua e proporzionata rispetto alla gravità dei reati commessi dal ricorrente, alla personalità del soggetto e alla modalità della condotta.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">La misura disposta si palesa altresì proporzionata in relazione alla sua durata (5 anni) e all’estensione del contenuto del divieto, considerato che esso trova applicazione limitatamente ai giorni in cui si svolgono manifestazioni sportive e per un numero di ore limitate (tre ore prima l’inizio e tre ore dopo la fine delle gare) sicché non si concretizza alcuna irragionevole limitazione della libertà di circolazione dell’interessato, se non nella misura in cui essa persegue la finalità dell’istituto che, come si è visto, è quella di prevenire infiltrazioni di soggetti pericolosi e, quindi, tutelare l’ordine pubblico (cfr., Tar Napoli, sez. V, 25 ottobre 2024 n. 5682).</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Va poi aggiunto &#8211; quanto alla presunta violazione del principio del <i>ne bis in idem</i> per la ritenuta natura di sanzione “sostanzialmente” penale del Daspo, secondo i richiamati criteri di “Engel” e al presunto contrasto con l’art. 4 protocollo 7 della CEDU &#8211; che la Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo (sez. I, 8 novembre 2018, Seražin c. Croazia) ha escluso la natura di sanzione &#8220;sostanzialmente&#8221; penale del divieto di accedere agli eventi sportivi, trattandosi di una misura avente principalmente natura preventiva piuttosto che punitiva, volta cioè a prevenire una violenza futura, con conseguente non applicabilità dell’art. 7 (nel caso considerato dai giudici di Strasburgo, ai fini dell’applicazione del principio del <i>ne bis in idem</i>).</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Con riferimento, poi, alla ritenuta violazione del principio della funzione rieducativa della pena, l&#8217;avvenuta espiazione della pena non elimina automaticamente la possibilità di applicare misure preventive fondate su una valutazione autonoma di pericolosità.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">In definitiva, l’amministrazione ha esercitato il proprio potere sulla base di un adeguato supporto istruttorio e in coerenza con i presupposti normativi di cui all’art. 6 della L. n. 401 del 1989, sicché il provvedimento impugnato deve ritenersi legittimo.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Il gravame, pertanto, va rigettato, con conseguente condanna di parte ricorrente, in applicazione del criterio della soccombenza, al pagamento delle spese di giudizio nella misura indicata in dispositivo.</p>
<p class="fatto" style="text-align: center;">P.Q.M.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando, rigetta il ricorso in epigrafe.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali in favore della parte resistente costituita, che liquida in € 2.000,00 (duemila/00) oltre accessori di legge.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall&#8217;autorità amministrativa.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all&#8217;articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e dell’articolo 10 del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all&#8217;oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare le persone indicate nel presente provvedimento.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 8 ottobre 2026, tenutasi da remoto ai sensi dell’art. 87, comma 4-bis, c.p.a., con l&#8217;intervento dei magistrati:</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Guglielmo Passarelli Di Napoli, Presidente</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Gianmario Palliggiano, Consigliere</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Rosaria Natalia Fausta Imbesi, Referendario, Estensore</p>
<p>Views: 1</p><p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sul-c-d-daspo-fuori-contesto-2/">Sul c.d. Daspo fuori contesto.</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sull&#8217;estensione della disciplina sul ritiro del passaporto ai documenti equipollenti.</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sullestensione-della-disciplina-sul-ritiro-del-passaporto-ai-documenti-equipollenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 07:24:52 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/?post_type=cpt_387&#038;p=90971</guid>

					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sullestensione-della-disciplina-sul-ritiro-del-passaporto-ai-documenti-equipollenti/">Sull&#8217;estensione della disciplina sul ritiro del passaporto ai documenti equipollenti.</a></p>
<p>Atto amministrativo &#8211; Rilascio del passaporto &#8211; Art. 3 della legge n. 1185 del 1967 &#8211; Estensione analogica &#8211; Documenti equipollenti. L’art. 2 del d.P.R. n. 649 del 1974 estende la disciplina dell&#8217;art. 3 della legge n. 1185 del 1967 (Norme sui passaporti) ai documenti equipollenti al passaporto ai fini</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sullestensione-della-disciplina-sul-ritiro-del-passaporto-ai-documenti-equipollenti/">Sull&#8217;estensione della disciplina sul ritiro del passaporto ai documenti equipollenti.</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sullestensione-della-disciplina-sul-ritiro-del-passaporto-ai-documenti-equipollenti/">Sull&#8217;estensione della disciplina sul ritiro del passaporto ai documenti equipollenti.</a></p>
<p style="text-align: justify;">Atto amministrativo &#8211; Rilascio del passaporto &#8211; Art. 3 della legge n. 1185 del 1967 &#8211; Estensione analogica &#8211; Documenti equipollenti.</p>
<hr />
<p class="popolo" style="text-align: justify;">L’art. 2 del d.P.R. n. 649 del 1974 estende la disciplina dell&#8217;art. 3 della legge n. 1185 del 1967 (Norme sui passaporti) ai documenti equipollenti al passaporto ai fini dell’uscita dal territorio nazionale, con conseguente ritiro/invalidazione anche della carta di identità. Come noto, la misura opera nella fase esecutiva della condanna e ha una funzione strumentale e preventiva in quanto è diretta ad assicurare l’effettiva espiazione della pena a carico dell’interessato, evitando che questi possa lasciare il Paese nelle more dell’effettiva esecuzione della pena. Il divieto di espatrio che consegue all’applicazione delle richiamate disposizioni normative è, infatti, preordinato ad assicurare l’effettività della condanna penale, avendo lo scopo di garantire che il condannato non si sottragga all’esecuzione della pena recandosi in luoghi sui quali non è esercitata la sovranità dello Stato italiano. In tale contesto la normativa legittima il diniego del documento d’espatrio in tutti i casi in cui si debba soddisfare una pena restrittiva della libertà personale, ponendo l’accento non sulla circostanza che la si stia espiando, ma solo sulla condizione di doverla espiare. Il tenore testuale delle disposizioni, con l’utilizzo dei verbi all’indicativo suggerisce che la revoca del passaporto per l&#8217;espiazione di una pena detentiva costituisca un provvedimento di natura vincolata.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Pres. Aru &#8211; Est. Mattei</p>
<hr />
<p class="repubblica" style="text-align: center;">REPUBBLICA ITALIANA</p>
<p class="innome" style="text-align: center;">IN NOME DEL POPOLO ITALIANO</p>
<p class="sezione" style="text-align: center;">Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio</p>
<p class="sezione" style="text-align: center;">(Sezione Prima Ter)</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">ha pronunciato la presente</p>
<p class="sezione" style="text-align: center;">SENTENZA</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">sul ricorso numero di registro generale 11717 del 2023, proposto da<br />
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall’avvocato Fabio Calo&#8217;, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;</p>
<p class="contro" style="text-align: center;">contro</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ministero dell’Interno, in persona del Ministro in carica, rappresentato e difeso <i>ope legis</i> dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui uffici è domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, 12;</p>
<p class="contro" style="text-align: center;">per l’annullamento</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">dell’ordinanza del Questore di Roma con cui veniva ordinata la consegna del passaporto n. -OMISSIS- rilasciato dalla Questura di Roma il 22.11.2017 nonché l’esibizione della carta di identità n. -OMISSIS- rilasciata dal Comune di Roma in data 05.02.2016 e di ogni altro documento riconosciuto equipollente al passaporto ai fini dell’uscita dal territorio della Repubblica, per consentire l’annotazione dell’inibitoria di cui all’art. 2, comma 1, del D.P.R. n. 649/1974, con l’avvertenza che, in caso di rifiuto, si sarebbe proceduto ai sensi dell’art. 17 secondo comma T.U. delle leggi di P.S. approvato con R.D. 18.06.1931 n. 773.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visti il ricorso e i relativi allegati;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell’Interno;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visti tutti gli atti della causa;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visto l’art. 87, comma 4-<i>bis</i>, cod. proc. amm.;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Relatore all’udienza straordinaria di smaltimento dell’arretrato del giorno 25 settembre 2026 il dott. Enrico Mattei e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.</p>
<p class="fatto" style="text-align: center;">FATTO e DIRITTO</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Con il ricorso in epigrafe si contesta la legittimità del dell’ordinanza del Questore di Roma con cui veniva ordinata all’odierno ricorrente la consegna del passaporto e l’esibizione della carta di identità e di ogni altro documento riconosciuto equipollente al passaporto ai fini dell’uscita dal territorio della Repubblica, per consentire l’annotazione dell’inibitoria di cui all’art. 2, comma 1, del D.P.R. n. 649/1974, con l’avvertenza che, in caso di rifiuto, si sarebbe proceduto ai sensi dell’art. 17 secondo comma T.U. delle leggi di P.S. approvato con R.D. 18.06.1931 n. 773.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Il provvedimento impugnato trae origine dal presupposto che il ricorrente risulta gravato da un provvedimento definitivo di condanna emesso in data 15.10.2015 dal Tribunale Penale di Roma, sez. VI, nel procedimento RGNR -OMISSIS- – sentenza n. -OMISSIS-, confermato dalla Sentenza della Corte di Appello di Roma, Sez. 2, n. -OMISSIS- del 12.10.2017, definitiva in data 14.05.2019 a seguito di declaratoria di inammissibilità del ricorso per Cassazione dichiarata con ordinanza n. -OMISSIS-</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Con unico motivo di doglianza, il ricorrente contesta l’ordine di sospensione del passaporto ritenendolo viziato per <i>“violazione dell’art. 3 della legge n. 1185/1967 e degli artt. 3 e 111 della Costituzione”</i>, in quanto comportante la sospensione dei documenti validi per l’espatrio – per un tempo indefinito e ben maggiore rispetto agli otto mesi per i quali lo stesso ricorrente è stato condannato.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Il Ministero dell’Interno si è costituito in giudizio chiedendo il rigetto del ricorso.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Con ordinanza cautelare n. 6067 del 15 settembre 2023 è stata respinta la domanda di sospensione dell’efficacia del provvedimento impugnato, apparendo il ricorso <i>“sfornito di fumus atteso che la formulazione normativa non consente margini all’Amministrazione per valutare le prospettazioni del ricorrente sulle affermate lungaggini che avrebbero caratterizzato la sua vicenda processuale, né, sempre ad una sommaria delibazione, appare porsi in insanabile contrasto con norme di matrice costituzionale o eurounitaria (v.si in termini TAR Lazio n. 8015/2014)”</i>.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">All’udienza di smaltimento dell’arretrato del giorno 25 settembre 2026, la causa è passata in decisione.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Tanto premesso, il Collegio ritiene, in linea con quanto rilevato in sede di rigetto della domanda cautelare, che l’Amministrazione si sia correttamente determinata in senso sfavorevole per il richiedente.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Sul piano normativo, viene in evidenza la legge n. 1185 del 1967 (Norme sui passaporti), la quale all&#8217;art. 3 prevede che: <i>“Non possono ottenere il passaporto: [&#8230;] d) coloro che debbano espiare una pena restrittiva della libertà personale o soddisfare una multa o ammenda, salvo per questi ultimi il nulla osta dell&#8217;autorità che deve curare l&#8217;esecuzione della sentenza, sempreché la multa o l&#8217;ammenda non siano già state convertite in pena restrittiva della libertà personale, o la loro conversione non importi una pena superiore a mesi 1 di reclusione o 2 di arresto”</i>. L’art. 12, comma 1, inoltre, dispone che: <i>“Il passaporto è ritirato [&#8230;] quando sopravvengono circostanze che ai sensi della presente legge ne avrebbero legittimato il diniego”</i>.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Da ultimo, l’art. 2 del d.P.R. n. 649 del 1974 estende la suddetta disciplina ai documenti equipollenti al passaporto ai fini dell’uscita dal territorio nazionale, con conseguente ritiro/invalidazione anche della carta di identità.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Come noto, la misura opera nella fase esecutiva della condanna e ha una funzione strumentale e preventiva in quanto è diretta ad assicurare l’effettiva espiazione della pena a carico dell’interessato, evitando che questi possa lasciare il Paese nelle more dell’effettiva esecuzione della pena.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Il divieto di espatrio che consegue all’applicazione delle richiamate disposizioni normative è, infatti, preordinato ad assicurare l’effettività della condanna penale, avendo lo scopo di garantire che il condannato non si sottragga all’esecuzione della pena recandosi in luoghi sui quali non è esercitata la sovranità dello Stato italiano (<i>ex multis</i>, Tar Lombardia, sez. I, n. 796/2021; Tar Campania, sez. I, n. 129/2019; Tar Lombardia, sez. I, n. 1417/2018; Tar Lombardia, sez. I, n. 398/2018).</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">In tale contesto la normativa legittima il diniego del documento d’espatrio in tutti i casi in cui si debba soddisfare una pena restrittiva della libertà personale, ponendo l’accento non sulla circostanza che la si stia espiando, ma solo sulla condizione di doverla espiare.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Il tenore testuale delle disposizioni, con l’utilizzo dei verbi all’indicativo, come evidenziato dal Consiglio di Stato, <i>“suggerisce che la revoca del passaporto per l&#8217;espiazione di una pena detentiva costituisca un provvedimento di natura vincolata”</i> (Cons. Stato, sez. III, n. 5389/2025).</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">In questo senso è orientata la giurisprudenza oramai consolidata, che ha respinto la tesi &#8211; propugnata anche dall’odierno ricorrente &#8211; per cui l’Amministrazione dell’Interno disporrebbe, in questa materia, di margini di discrezionalità, ritenendo di dover escludere la possibilità di ogni apprezzamento discrezionale, riferito vuoi alla gravità dei reati, vuoi alla personalità del condannato, o altro (vedi, Cons. Stato, Sez. III, 6 giugno 2012, n. 3348).</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Tale giurisprudenza ha confermato che il carattere vincolato del provvedimento non viene meno neppure nei casi di sospensione della pena detentiva o di modalità di esecuzione alternative al carcere, quale l&#8217;affidamento in prova ai servizi sociali.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Applicando le suesposte coordinate giurisprudenziali al caso di specie, ritiene il Collegio infondate le censure mosse con il ricorso, patendo il ricorrente una condanna definitiva in sede penale a misure detentive e pecuniarie, con correlativo ordine di esecuzione emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma ed attualmente sospeso, rispetto alla quale pende richiesta di applicazione di misure alternative tuttora in valutazione presso il competente Tribunale di sorveglianza.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Il provvedimento impugnato appare pertanto ritualmente adottato in applicazione del combinato dell’art. 2 D.P.R. n. 649/1974 con gli artt. 12 e 3 lett. d) L. n. 1185/1967 da cui risulta che: <i>“Non possono ottenere il passaporto: d) coloro che debbano espiare una pena restrittiva della libertà personale o soddisfare una multa o ammenda &#8230;”</i>.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Il ricorso deve, dunque, essere respinto, in quanto infondato.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Sussistono giustificate ragioni, tenuto conto della specificità della fattispecie esaminata, per disporre la compensazione delle spese di lite.</p>
<p class="fatto" style="text-align: center;">P.Q.M.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Ter), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Spese compensate.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (e degli articoli 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016), a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità e di ogni altro elemento idoneo ad identificare il ricorrente.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 25 settembre 2026 con l’intervento dei magistrati:</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Tito Aru, Presidente</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Enrico Mattei, Consigliere, Estensore</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Agatino Giuseppe Lanzafame, Primo Referendario</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Sulla sospensione cautelare delle ordinanze contingibili e urgenti.</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sulla-sospensione-cautelare-delle-ordinanze-contingibili-e-urgenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 07:47:39 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/?post_type=cpt_387&#038;p=90925</guid>

					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sulla-sospensione-cautelare-delle-ordinanze-contingibili-e-urgenti/">Sulla sospensione cautelare delle ordinanze contingibili e urgenti.</a></p>
<p>Atto amministrativo &#8211; Ordinanza contingibile e urgente &#8211; Trasferimento di un apiario &#8211; Istruttoria &#8211; Difetto &#8211; Sospensione cautelare. Deve essere sospesa l&#8217;efficacia di un ordinanza contingibile e urgente adottata per il trasferimento immediato e la delocalizzazione di un apiario nel caso in cui, e ferme le ulteriori determinazioni amministrative</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sulla-sospensione-cautelare-delle-ordinanze-contingibili-e-urgenti/">Sulla sospensione cautelare delle ordinanze contingibili e urgenti.</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sulla-sospensione-cautelare-delle-ordinanze-contingibili-e-urgenti/">Sulla sospensione cautelare delle ordinanze contingibili e urgenti.</a></p>
<p style="text-align: justify;">Atto amministrativo &#8211; Ordinanza contingibile e urgente &#8211; Trasferimento di un apiario &#8211; Istruttoria &#8211; Difetto &#8211; Sospensione cautelare.</p>
<hr />
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Deve essere sospesa l&#8217;efficacia di un ordinanza contingibile e urgente adottata per il trasferimento immediato e la delocalizzazione di un apiario nel caso in cui, e ferme le ulteriori determinazioni amministrative  non risulta che vi siano state interlocuzioni con la competente ASL in relazione alla valutazione della sussistenza di situazioni di pericolo effettivo per la salute dei residenti rispetto alle quali non siano praticabili strumenti ordinari di intervento, di modo che l’ordinanza impugnata difetta della necessaria adeguata motivazione sui fondamentali elementi fattuali idonei a giustificarla, tenuto conto che il potere di ordinanza contingibile e urgente presuppone necessariamente situazioni non tipizzate dalla legge di pericolo effettivo, la cui sussistenza deve essere suffragata da istruttoria adeguata e da congrua motivazione.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Pres. Caso &#8211; Est. Lipari</p>
<hr />
<p class="repubblica" style="text-align: center;">REPUBBLICA ITALIANA</p>
<p class="sezione" style="text-align: center;">Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria</p>
<p class="sezione" style="text-align: center;">(Sezione Prima)</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">ha pronunciato la presente</p>
<p class="sezione" style="text-align: center;">ORDINANZA</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">sul ricorso numero di registro generale 815 del 2026, proposto da</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Alice Bacigalupo, in proprio ed in qualità di legale rappresentante dell’omonima ditta individuale, rappresentata e difesa dagli avvocati Filippo Traviglia, Giulia Fiore, con domicilio digitale come da pec da registri di giustizia;</p>
<p class="contro" style="text-align: center;">contro</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Comune di Uscio, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Gianemilio Genovesi, Alessandro Ricca, con domicilio digitale come da pec da registri di giustizia;<br />
Comando Carabinieri Forestale di Cicagna, non costituito in giudizio;<br />
Ministero della Difesa, Arma dei Carabinieri, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentati e difesi dall&#8217;Avvocatura Distrettuale dello Stato, con domicilio in Genova, v.le Brigate Partigiane, 2;</p>
<p class="contro" style="text-align: center;">nei confronti</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Andrea Oliva, Noemi Alocci, Comando Stazione Carabinieri di Uscio, Asl 3 Genovese – S.C. Sanità Animale e S.C. Igiene e Sanità Pubblica, Asl 4 Ligure – S.C. Sanità Animale, Marina Olcese, non costituiti in giudizio;</p>
<p class="contro" style="text-align: center;">per l&#8217;annullamento</p>
<p class="previa" style="text-align: center;">previa sospensione dell&#8217;efficacia,</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">​- dell’ordinanza del Sindaco del Comune di Uscio n. 7 del 7 agosto 2026, avente ad oggetto «Cessazione dell’attività di apiario sito nel Comune di Uscio – Ordinanza contingibile e urgente ai sensi dell’art. 54 del D.Lgs. 267/2000 per il trasferimento immediato e la delocalizzazione dell’apiario situato in Via Carlo Arnaldi (Fg. 12, Part. 1116) a tutela della pubblica incolumità e della salute pubblica»;- di ogni altro atto e/o provvedimento antecedente, connesso o consequenziale e, fra questi, per quanto occorrer possa, la relazione d’aggiornamento della Regione Carabinieri Forestale Liguria &#8211; Nucleo di Cicagna (prot. n. CC-FGE43114-0001011 del 6 agosto 2026, avente ad oggetto «Relazione d’aggiornamento ed esito sopralluoghi per grave e persistente criticità di pubblica incolumità &#8211; Apiario cod. IT063DE022 in Via Carlo Arnaldi, Uscio (GE)»), l’ulteriore relazione della Regione Carabinieri Forestale Liguria, ogni ulteriore atto e/o provvedimento antecedente, connesso o consequenziale, anche di portata e contenuto sconosciuti.​</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visti il ricorso e i relativi allegati;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visti gli atti di costituzione in giudizio di Comune di Uscio e di Ministero della Difesa e di Arma dei Carabinieri;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Vista la domanda di sospensione dell&#8217;esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dalla parte ricorrente;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visto l&#8217;art. 55 cod. proc. amm.;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visti tutti gli atti della causa;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ritenuta la propria giurisdizione e competenza;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Relatore nella camera di consiglio del giorno 7 ottobre 2026 il dott. Andrea Lipari e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Premesso che:</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">&#8211; parte ricorrente ha impugnato l’ordinanza ex art. 54 del D.lgs. 267/200 per il trasferimento immediato e la delocalizzazione dell’apiario censito al progressivo n. 6 della BDN, sito nel Comune di Uscio;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ritenuto che sussista il <i>fumus boni iuris</i> giacché, ad una prima delibazione propria della presente fase di giudizio, e ferme le ulteriori determinazioni amministrative:</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">&#8211; non risulta che vi siano state interlocuzioni con la competente ASL in relazione alla valutazione della sussistenza di situazioni di pericolo effettivo per la salute dei residenti rispetto alle quali non siano praticabili strumenti ordinari di intervento;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">&#8211; l’ordinanza impugnata difetta quindi della necessaria adeguata motivazione sui fondamentali elementi fattuali idonei a giustificarla, tenuto conto che il potere di ordinanza contingibile e urgente presuppone necessariamente situazioni non tipizzate dalla legge di pericolo effettivo, la cui sussistenza deve essere suffragata da istruttoria adeguata e da congrua motivazione;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ritenuto che sussista altresì il <i>periculum in mora</i>, in ragione dell’impossibilità di spostare in sicurezza l’apiario;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ritenuto, pertanto, di accogliere l’istanza cautelare, sospendendo i provvedimenti impugnati;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ritenuto che le spese della presente fase debbano essere integralmente compensate tra le parti in ragione della particolarità della fattispecie;</p>
<p class="fatto" style="text-align: center;">P.Q.M.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Prima):</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">&#8211; accoglie la domanda cautelare presentata dalla parte ricorrente e, per l’effetto, sospende i provvedimenti impugnati;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">&#8211; compensa le spese della presente fase;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">&#8211; fissa per la trattazione del merito del ricorso la pubblica udienza del 7 aprile 2027.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">La presente ordinanza sarà eseguita dall&#8217;Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Così deciso in Genova nella camera di consiglio del giorno 7 ottobre 2026 con l&#8217;intervento dei magistrati:</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Italo Caso, Presidente</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Marcello Bolognesi, Primo Referendario</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Andrea Lipari, Referendario, Estensore</p>
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		<item>
		<title>Sul recupero di contributi pubblici erogati in assenza del presupposto.</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sul-recupero-di-contributi-pubblici-erogati-in-assenza-del-presupposto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 08:20:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sul-recupero-di-contributi-pubblici-erogati-in-assenza-del-presupposto/">Sul recupero di contributi pubblici erogati in assenza del presupposto.</a></p>
<p>Atto amministrativo &#8211; Contrbuti pubblici &#8211; Erogazione &#8211; Assenza di presupposto &#8211; Recupero da parte della p.a. &#8211; Motivazione &#8211; Non necessità. Ai fini del recupero da parte della P.A. di contributi erogati assenza del presupposto, non è necessaria l’indicazione nel provvedimento della motivazione specifica sulle eventuali ragioni d’interesse pubblico</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sul-recupero-di-contributi-pubblici-erogati-in-assenza-del-presupposto/">Sul recupero di contributi pubblici erogati in assenza del presupposto.</a></p>
<p style="text-align: justify;">Atto amministrativo &#8211; Contrbuti pubblici &#8211; Erogazione &#8211; Assenza di presupposto &#8211; Recupero da parte della p.a. &#8211; Motivazione &#8211; Non necessità.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Ai fini del recupero da parte della P.A. di contributi erogati assenza del presupposto, non è necessaria l’indicazione nel provvedimento della motivazione specifica sulle eventuali ragioni d’interesse pubblico concreto e attuale o di comparazione con quello del debitore, in quanto la ripetizione dell&#8217;indebito non costituisce una funzione d&#8217;autotutela ex artt. 21-<em>quinquies</em> o 21-<em>nonies</em> della l. n. 241 del 1990, ma doveroso esercizio di un potere vincolato. Invero, in caso di indebita erogazione di denaro pubblico l’affidamento del percettore delle somme e la stessa buona fede non sono di ostacolo all’esercizio, da parte dell’amministrazione, del potere-dovere di recupero, in linea con il canone costituzionale di buon andamento, né l’amministrazione è tenuta a fornire un’ulteriore motivazione sull’elemento soggettivo riconducibile all’interessato o all’interesse pubblico al recupero che è rinvenibile <em>in re ipsa</em>, dovendo peraltro, ribadirsi che la doverosità del recupero non incontra nemmeno i limiti mutuabili dalla disciplina che governa l’esercizio del potere di autotutela.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Pres. (f.f.) Tarantino &#8211; Est. Boscarino</p>
<hr />
<p class="repubblica" style="text-align: center;">REPUBBLICA ITALIANA</p>
<p class="innome" style="text-align: center;">IN NOME DEL POPOLO ITALIANO</p>
<p class="sezione" style="text-align: center;">Il Consiglio di Stato</p>
<p class="sezione" style="text-align: center;">in sede giurisdizionale (Sezione Seconda)</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">ha pronunciato la presente</p>
<p class="sezione" style="text-align: center;">SENTENZA</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">sul ricorso numero di registro generale 9786 del 2025, proposto da<br />
Eco Puglia Energia S.r.l., in persona del legale rappresentante <i>pro tempore</i>, rappresentata e difesa dall&#8217;avvocato Carlo Comandè, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;</p>
<p class="contro" style="text-align: center;">contro</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, non costituito in giudizio;<br />
Ministero dell&#8217;ambiente e della sicurezza energetica, Ministero delle imprese e del made in Italy, in persona dei rispettivi legali rappresentanti <i>pro tempore</i>, rappresentati e difesi <i>ex lege</i> dall&#8217;Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria in Roma, via dei Portoghesi, 12;<br />
Gestore dei Servizi Energetici &#8211; Gse S.P.A, in persona del legale rappresentante <i>pro tempore</i>, rappresentato e difeso dagli avvocati Sergio Fidanzia, Angelo Gigliola e Antonio Pugliese, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;</p>
<p class="contro" style="text-align: center;">per la riforma</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione terza ter, n. 21150 del 26 novembre 2025, resa tra le parti.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell&#8217;ambiente e della sicurezza energetica, del Ministero delle imprese e del made in Italy e del Gestore dei Servizi Energetici &#8211; Gse S.P.A;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visti tutti gli atti della causa;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Relatore nell&#8217;udienza pubblica del giorno 15 settembre 2026 il Cons. Maria Stella Boscarino e uditi per le parti gli avvocati Carlo Comandè, Sergio Fidanzia e Angelo Gigliola;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.</p>
<p class="fatto" style="text-align: center;">FATTO</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">1. L’oggetto del giudizio è costituito dalla determinazione GSE/P20250016784 del 14 febbraio 2025, avente ad oggetto “<i>Regolazione delle partite economiche successive alla richiesta di rinuncia agli incentivi, ai sensi dell’art. 3 comma 9 del DM 4 luglio 2019, relativa alla Convenzione FER201261, associata all’impianto IM_0912166 nella titolarità di Eco Puglia Energia S.r.l</i>.”, a mezzo della quale il Gestore ha regolato le partite economiche a seguito della richiesta di rinuncia agli incentivi &#8211; formulata ai sensi dell’art. 3 comma 9 del DM 4 luglio 2019.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">2. Per una migliore comprensione della vicenda – alla stregua della documentazione acquisita al fascicolo d’ufficio e delle circostanze di fatto riportate negli scritti difensivi e non specificamente contestate dalle rispettive controparti &#8211; si rappresenta quanto segue.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">2.1. La società appellante detiene un impianto di produzione di energia elettrica da fonte eolica sito nel Comune di Foggia, con potenza nominale pari a 12750 kW ed entrato in esercizio in data 5 agosto 2020.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">2.2. L’impianto in questione ha ottenuto il riconoscimento della tariffa incentivante ai sensi del DM 4 luglio 2019, con lettera prot. GSEWEB/P20210145517 in data 11 marzo 2021, con conseguente stipula del contratto &#8211; identificato con codice FER201261 – in data 25 marzo 2021.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">2.3. A seguito del notevole aumento del costo dell’energia elettrica, in data 23 dicembre 2021 la società ha formulato rinuncia all’incentivo esercitando il diritto di recesso di cui agli artt. 16, co. 2 della Convenzione e 3, co. 9, del DM 4 Luglio 2019.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">2.5. Successivamente alla regolarizzazione dei rapporti economici, con nota prot. GSE/P20250016784 del 14 febbraio 2025 il Gestore ha rilevato che “<i>alla data di chiusura della Convenzione, sono stati emessi documenti contabili non in linea con gli importi dovuti</i>”.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">2.6. Pertanto, ritenendo di aver corrisposto somme non dovute, il Gestore ha richiesto la restituzione della somma pari ad Euro 1.647.183,53 corrispondente alla somma degli importi dovuti dalla Società al GSE, a titolo di differenza tra prezzo zonale orario e incentivo, decurtata dalle somme fruite dalla società a titolo di incentivo.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">3. Con il ricorso introduttivo del giudizio di primo grado (affidato a due autonomi motivi estesi da pagina 6 a pagina 27 del gravame) la società ha lamentato:</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">I- «<i>Violazione e falsa applicazione dell’articolo 21 nonies della l.n. 241/1990 per mancanza dei presupposti per l’esercizio del potere di annullamento in autotutela – violazione del principio di certezza del diritto e legittimo affidamento – violazione dei principi di buona fede</i>»;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">II- «<i>Violazione e falsa applicazione dell’articolo 3, comma 9 e dell’articolo 7 del d.m. 4 luglio 2019 &#8211; violazione e falsa applicazione del regolamento operativo – violazione e falsa applicazione dell’art. 23 e 24 del d.lgs. 28/2011 – violazione e falsa applicazione dei principi di massima diffusione delle fonti rinnovabili</i>»;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">3.1. In via subordinata, ha denunciato la contrarietà dell’art. 3, comma 9 e dell’art. 7 del d.m. 4 luglio 2019 con gli articoli 23 e 24 del D.Lgs. n. 28 del 2011 e con la normativa eurounitaria.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">4. L’impugnata sentenza – T.A.R. per il Lazio, Sez. III ter, n. 21150/2025 del 26 novembre 2025 &#8211; ha:</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">a) respinto il ricorso;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">c) compensato fra le parti le spese di lite.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">5. La Società ha interposto appello, notificato in data 22 dicembre 2025, affidato a due motivi di ricorso &#8211; estesi da pagina 6 a pagina 33 e corredati da domanda cautelare – criticando puntualmente le motivazioni a sostengo dell’impugnata sentenza. In particolare, nel riproporre i motivi già formulati nel primo grado di giudizio, la società ha contestato:</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">a) la statuizione del T.A.R. nella parte in cui ha escluso l’applicazione dell’art 21 <i>nonies</i> della legge 241/1990 in ragione della natura privatistica della convenzione stipulata tra la società ed il Gestore. La società ha precisato che nel caso in esame l’attività posta in essere dal GSE integra la fattispecie dell’esercizio di poteri pubblici, con conseguente estensione applicativa della norma citata. In particolare, la società ricorrente ha rilevato che il potere di verifica esercitato dal GSE ai fini dell’accertamento delle condizioni per il corretto esercizio del recesso da parte della Società deve considerarsi di natura marcatamente pubblicistica;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">b) il rigetto del secondo motivo di ricorso, in ragione di una errata interpretazione dell’art. 3 comma 9 del DM 4 luglio 2019, la quale si porrebbe in contrasto con gli artt. 3 della direttiva n. 2009/28/CE e 4 della direttiva n. 2018/2001/UE, nonché con gli artt. 23 e 24 del d.lgs. n. 28/2011. L’appellante ha dunque rilevato che la rinuncia deve essere considerata quale “<i>strumento per consentire agli operatori di neutralizzare tali effetti negativi, nonché di rispondere ai segnali di mercato, evitando inutili distorsioni dello stesso</i>”, ponendo la società nella medesima situazione nella quale si sarebbe trovata qualora non avesse sottoscritto la convenzione.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">6. Le amministrazioni statali si sono costituite in data 29 dicembre 2025 con atto di stile, richiedendo il rigetto dell’appello.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">7. Si è costituito il Gestore in data 16 gennaio 2026 per resistere, chiedendo altresì il rigetto dell’istanza cautelare formulata dall’appellante.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">8. Nel corso del procedimento:</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">a) è stata depositata dal Gestore memoria difensiva del 16 gennaio 2026;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">b) è stata accolta la domanda cautelare ai sensi dell’art. 55, comma 10, c.p.a., ai soli fini della sollecita discussione del giudizio di merito;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">c) il Gestore e la società ricorrente hanno depositato memorie difensive in data 15 luglio 2026;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">d) la società ricorrente ha depositato una memoria di replica in data 23 luglio 2026;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">e) il Gestore ha depositato una memoria di replica in data 24 luglio 2026.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">9. All’udienza pubblica del 15 settembre 2026 le parti hanno discusso la causa che è stata trattenuta in decisione.</p>
<p class="fatto" style="text-align: center;">DIRITTO</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">10. Il Collegio ritiene l’appello infondato.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">10.1. L’appellante premette che, in data 25.03.2021, la Società stipulava con il GSE il “Contratto per il riconoscimento delle tariffe incentivanti all’energia elettrica prodotta da impianti eolici on shore, solari fotovoltaici, idroelettrici e a gas residuati dai processi di depurazione” (di seguito “Convenzione”) ai sensi dell’art. 24 del D.lgs. 28/2011, del D.M. 4 luglio 2019 e del D.M. 23 giugno 2016.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Il meccanismo incentivante di cui al Decreto è quello c.d. “a due vie”.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">La Convezione prevedeva una durata ventennale, con espressa facoltà di recesso, disciplinata dall’art.16, in virtù della previsione di cui all’art. 3.9 del D.M. 4 luglio 2019.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">10.2. Per comprendere il contesto in cui la previsione convenzionale oggetto di causa s’inserisce, occorre ricordare che il decreto ministeriale del 4 luglio 2019 prevede due differenti meccanismi incentivanti, in funzione della potenza dell’impianto: il primo è rappresentato dal ritiro dell’energia elettrica prodotta da parte del GSE, il quale eroga all’operatore la tariffa a questi spettante; il secondo è costituito dall’attribuzione all’impresa di un incentivo, calcolato come differenza tra la tariffa spettante e il prezzo zonale orario, che, se positiva (ossia quando la prima è superiore al secondo), integra il ricavo connesso alla vendita sul mercato dell’energia prodotta, mentre, quando è negativa (ossia quando la tariffa è inferiore al prezzo di mercato), comporta che l’impresa non solo non percepisca alcuna sovvenzione, ma debba versare la differenza al GSE (c.d. sistema “a due vie”).</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">10.3. Venendo al contenzioso in esame, come eccepito dal GSE, le disposizioni del D.M. 4.7.2019 sono state traslate anche nei contratti-tipo e, quindi, pure nella Convenzione sottoscritta dall’appellante, che infatti ripropone la metodologia di calcolo descritta dal citato D.M. al suo art. 4.1, specificando altresì che il GSE avrebbe conguagliato o chiesto all’operatore la restituzione della “<i>differenza, qualora negativa, tra la suddetta tariffa incentivante e il prezzo zonale orario di cui alla Deliberazione ARERA n. 111/06</i>”. Per quanto invece attiene alla facoltà di recesso da parte dell’operatore, la medesima è stata disciplinata dall’art. 16 della Convenzione, ove è stata prevista la possibilità – a favore dell’operatore privato – di disdire il contratto “<i>in ogni momento della sua vigenza, previo invio di disdetta secondo le modalità indicate nel successivo Art. 18 “Comunicazioni”, con preavviso di almeno 60 giorni. Ai fini della decorrenza del termine di preavviso farà fede la data di invio della richiesta di disdetta</i>”. Il secondo comma del medesimo articolo ha specificato le conseguenze da ricollegare all’esercizio della disdetta unilaterale, imponendo “<i>la restituzione degli incentivi netti riconosciuti ai sensi del presente Contratto, fino al momento di esercizio dell’opzione</i>”.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">10.4. A proposito di tale ultima previsione, e con riferimento al secondo motivo di ricorso (che viene qui esaminato prioritariamente), il T.A.R. adito si è così espresso:</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">&lt; <i>16. Dall’analisi compiuta al punto 11 della motivazione si ricava la natura complessiva dell’operazione sottesa alla Convenzione. Il privato operatore al fine di remunerare l’investimento accetta, in forza della Convenzione stipulata con il Gestore, di godere di una tariffa incentivante fissa per tutta la durata del periodo contrattuale sia che il prezzo zonale medio orario dell’energia sia inferiore sia che questo sia superiore rispetto alla tariffa fissa. Posto che è consentito all’operatore di vendere sul libero mercato l’energia prodotta, la Convenzione ha il vantaggio di assicurare al privato la remunerazione prevista dalla tariffa quando il prezzo zonale orario (al quale potrebbe vendere l’energia) sia ad essa inferiore così da garantirgli un’entrata monetaria fissa, a prescindere dall’andamento del mercato. Difatti qualora l’operatore in questione vendesse l’energia a quel prezzo di mercato riceverebbe un ricavo complessivo inferiore. Il Gestore, quindi, si impegna a colmare quel gap valoriale così da garantire al privato un’entrata fissa costante, ponendolo al riparo dalle fisiologiche fluttuazioni del prezzo dell’energia.</i><i></i></p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;"><i>16.1. Viceversa, quando il prezzo zonale orario supera la tariffa incentivante (fissa), il privato potrebbe vendere l’energia prodotta (e nella sua disponibilità) ad un prezzo uguale o superiore rispetto alla tariffa, garantendosi ricavi (anche) assai superiori rispetto a quelli ottenibili dalla tariffa fissa. In questo caso, aver aderito alla Convenzione fa sì che il privato non possa lucrare sul rialzo dell’andamento del prezzo dell’energia avendo lui accettato una tariffa a copertura dell’investimento costante nel tempo di durata del contratto tale per cui sarà chiamato a restituire il surplus derivante dalla differenza tra prezzo zonale orario e tariffa incentivante. Tale gap, che viene impropriamente definito “incentivo negativo”, ha la funzione di riequilibrare il rapporto per il quale il privato si è obbligato a (ed ha accettato di) ricevere un’entrata monetaria fissa e garantita per tutta la durata del rapporto ed evitare illegittime locupletazioni a danno dell’amministrazione (nello stesso senso si è pronunciata questa Sezione con la sentenza n. 5138/2025).</i><i></i></p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;"><i>16.2. In tale quadro, a seguito di un’eventuale recesso (consentito solo all’operatore), risulta pienamente giustificato, e in linea con lo spirito della normativa sugli incentivi energetici, che l’operatore sia chiamato a restituire i soli “incentivi netti” percepiti durante la vita del rapporto, vale a dire quelli ottenuti dal Gestore nel periodo in cui la tariffa fissa superava il prezzo zonale orario, mentre sia escluso che il G.S.E. restituisca quanto ricevuto (o ometta di richiedere quanto dovuto) al fine di evitare arricchimenti derivanti dall’aver venduto (o avuto la possibilità di vendere), nel frattempo, l’energia autonomamente prodotta ad un prezzo superiore alla tariffa fissa stabilita. Del resto, il recesso, a differenza della risoluzione che travolge gli effetti medio tempore prodotti obbligando le parti a reciproche restituzioni, opera (generalmente) ex nunc salvo che le parti aderiscano a specifiche “deroghe”, espresse chiaramente, come in questo caso, dall’art. 16 del più volte citato D.M., secondo il quale “[i]l recesso di cui al comma precedente comporta la restituzione degli incentivi netti riconosciuti ai sensi del presente Contratto, fino al momento di esercizio dell’opzione ed è condizionato alla verifica da parte del GSE dell’avvenuta restituzione ai sensi dell’art. 3, comma 9 del Decreto”.</i> &gt;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">10.5. L’appellante contesta, anzitutto, che la corretta interpretazione dell’art. 3 comma 9 del DM 4 luglio 2019 sia quella proposta dal GSE e condivisa dal T.A.R.; d’altra parte, tale esegesi si porrebbe in contrasto con la normativa unionale ed interna rubricata.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Inoltre, osserva, la rinuncia aveva consentito, correttamente, alla Società di porsi nella medesima situazione nella quale si sarebbe trovata se non avesse mai sottoscritto la Convenzione e, dunque, la rinuncia aveva avuto l’efficacia retroattiva prevista dal Decreto. L’appellante, ancora, argomenta come il meccanismo di compensazione a due vie, per essere coerente con il sistema e con la finalità degli incentivi, deve garantire una facoltà di rinuncia piena, che consenta all’operatore di rientrare nel libero mercato, senza subire gli effetti pregiudizievoli della Convenzione e dunque, restituendo quanto percepito e ottenendo a sua volta la restituzione di quanto versato in esecuzione delle obbligazioni sorte dalla Convenzione. Diversamente, come avvenuto nel caso di specie e come affermato dal TAR Lazio nella sentenza appellata, la Convenzione costituirebbe un mezzo per intrappolare gli operatori del settore delle energie rinnovabili in un regime in cui eventuali extraprofitti generati dalle anomale fluttuazioni del mercato vanno versati al GSE anche se la Società intende rinunciare restituendo quanto percepito.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">11. Il Collegio osserva, in primo luogo, che l’esegesi proposta dall’appellante non può essere condivisa.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">11.1. Questa Sezione, con recente decisione n. 6514/2026 del 12/08/2026, occupandosi della problematica della liquidazione del differenziale tra incentivo e costo zonale orario del prezzo dell’energia di segno negativo ed alla prospettazione secondo cui la restituzione degli incentivi conseguente al recesso dal contratto dovrebbe essere intesa sia per gli incentivi positivi che per quelli negativi, ha approfondito la problematica e condiviso l’interpretazione oggi contestata dall’appellante, in particolare affermando che:</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">&lt; <i>la richiamata formula dell’art. 16 della Convenzione, alla luce del suo tratto testuale, invariabilmente impone la restituzione degli incentivi netti riconosciuti in caso di recesso. Detto articolo, infatti, come evidenziato dal GSE, testualmente prevede la facoltà per l’Operatore di “recedere dal presente Contratto, in ogni momento della sua vigenza, previo invio di disdetta secondo le modalità indicate nel successivo Art. 18 “Comunicazioni”, con preavviso di almeno 60 giorni. Ai fini della decorrenza del termine di preavviso farà fede la data di invio della richiesta di disdetta”. Il secondo comma dispone che “il recesso di cui al comma precedente comporta la restituzione degli incentivi netti riconosciuti ai sensi del presente Contratto, fino al momento di esercizio dell&#8217;opzione ed è condizionato alla verifica da parte del GSE dell&#8217;avvenuta restituzione ai sensi dell&#8217;art. 3, comma 9 del Decreto”. Ne consegue che, come controdedotto, il recesso comporta un preciso onere restitutorio, essendo quest’ultimo il “costo” che l’operatore che decida di recedere anticipatamente è tenuto a sostenere. Per giunta lo stesso comma sottopone la validità del recesso ad un controllo da compiere da parte del GSE dell’avvenuta restituzione. La parte appellata ha poi correttamente valorizzato il paragrafo 3.2.6 delle Regole applicative del Decreto per l’accesso agli incentivi 4 luglio 2019, il quale dispone che “l’art.3.9 del DM201 9 introduce la possibilità di rinuncia, da parte del Soggetto Responsabile, al diritto agli incentivi prima del termine del periodo contrattualizzato (salvo restituzione degli incentivi netti fruiti fino al momento dell&#8217;esercizio dell&#8217;opzione, tale valore sarà reso disponibile dal GSE, previa specifica richiesta da parte del Soggetto Responsabile, che volesse valutare tale facoltà)”. Viene in considerazione, quindi, una statuizione chiara e specifica che denota la correttezza dell’operato del GSE contestato da parte appellante con il motivo in esame. La stessa formula dell’art 16, comma 2, non può essere intesa se non in maniera conforme a tale previsione che appunto contempla soltanto un recesso di natura unilaterale invece che un’obbligazione bilaterale, con conseguente obbligo restitutorio. Quanto argomentato da parte appellante valorizzando il tratto lessicale, asseritamente generico, dell’art. 16 non può, quindi, indurre a conclusioni di segno favorevole alle proprie prospettazioni</i>. &gt;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">11.2. Deve quindi ribadirsi che l’interpretazione della Convenzione e, ancor prima, della corrispondente disposizione di cui al D.M. 4 luglio 2019 è quella proposta dal G.S.E.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">12. Come sopra esposto, la parte appellante, in subordine, ne adduce l’illegittimità alla stregua della normativa unionale ed interna.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">12.1. Il Collegio ritiene però che tale ambito di indagine sia precluso, in presenza di una Convenzione liberamente sottoscritta dalla parte.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">12.2. Come chiarito da questa Sezione (sentenza del 9 febbraio 2026, n. 1006), per quanto riguarda le convenzioni concluse con il GSE, la Corte di Giustizia ha evidenziato che le convenzioni concluse con i proprietari degli impianti fotovoltaici interessati entrati in esercizio prima del 31 dicembre 2012 si limitavano a prevedere le condizioni pratiche dell’erogazione degli incentivi, assegnati sotto forma di una precedente decisione amministrativa adottata dal GSE (cfr. par. 49 della sentenza del 15 aprile 2021).</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Si trattava, dunque, di contratti di diritto pubblico facenti seguito a un atto amministrativo.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">In relazione agli incentivi per gli impianti entrati in esercizio successivamente al 31 dicembre 2012, la Corte di Giustizia ha osservato che tali incentivi erano «assegnati», come risulta dalla formulazione dell’art. 24, comma 2, lett. d), del decreto legislativo n. 28/2011, mediante contratti di diritto privato stipulati tra il GSE e gli enti responsabili degli impianti interessati, sulla base di un contratto-tipo definito dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas (cfr. par. 50 della sentenza del 15 aprile 2021).</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">12.3. Ebbene, come sopra ricordato, l’art.16 della Convenzione ha richiamato in sede contrattuale la disposizione di cui al D.M. 4.7.2019, determinante, sul punto, il contenuto del contratto.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">La parte privata, con la sottoscrizione dell’accordo, e dopo aver compiuto le proprie valutazioni di convenienza, ha liberamente accettato (anche) le previsioni in tema di rinuncia e recesso, manifestando – volontariamente e necessariamente – la propria acquiescenza ai provvedimenti (tra cui il DM 4.7.2019) che ne costituiscono presupposto necessario (cfr. Cons. Stato, sez. III, 21 aprile 2023, n. 4076), poiché, come recentemente ribadito dall’Adunanza plenaria di questo Consiglio di Stato, sentenza 30 luglio 2026, n. 6, l’acquiescenza è un istituto che opera sul piano dell’interesse ad agire e della legittimazione al ricorso, compatibile con gli artt. 24 e 113 Cost. allorquando derivi da una scelta libera e consapevole (Cons. Stato, sez. III, 15 dicembre 2025, n. 9908; 18 giugno 2024, n. 5458; 2 novembre 2022, n. 9455; 18 gennaio 2018, n. 321).</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">12.4. Nel caso in esame, sussistono tutti i presupposti per l’applicazione di tale istituto, che pur non previsto in una norma espressa, è stato nel tempo affinato dalla giurisprudenza (cfr. Cons. Stato, Ad plen., 29 gennaio 2016, n. 1), per la quale è necessaria:</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">&#8211; una condotta (espressa o tacita) univoca sulla irrefutabile volontà di accettare gli effetti e l’operatività del provvedimento;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">&#8211; una volizione libera, successiva o contestuale all’emanazione del provvedimento astrattamente lesivo;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">&#8211; l’irrilevanza della contingente tolleranza manifestata anche attraverso il compimento di attività necessarie per fronteggiare gli effetti del provvedimento lesivo in una logica soggettiva di riduzione del pregiudizio;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">&#8211; la manifestazione di volontà abdicativa, quale si esprime nell’adesione alla bozza di accordo che preveda la clausola, costituisce il frutto di una valutazione di convenienza della parte privata, che non si concretizza in un condizionamento trasmodante i fisiologici limiti in cui esso si manifestano anche nei rapporti tra privati dotati, eventualmente, di non identica forza contrattuale (cfr. Cons. Stato, sez. III, 5 dicembre 2019, n. 8318).</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">In conseguenza di ciò, la limitazione all’impugnazione degli atti a monte non deriva da una disposizione normativa o da un provvedimento amministrativo, ma è un effetto dell’accordo, frutto del consenso dell’imprenditore, che ne accetta consapevolmente e volontariamente il contenuto e le conseguenze, ivi compresa la mancata contestazione e l’acquiescenza agli atti presupposti; con conseguente assenza di contrasto con l’art. 113 Cost.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">12.5. Né le censure sollevate dall’appellante avverso il DM 4.7.2019 possono condurre ad una ipotesi di nullità del contratto ai sensi dell’art. 1419 del codice civile, non essendo ravvisabile alcuna delle fattispecie di cui agli artt. 1346 e 1419 c.c., e posto che nello specifico vengono in rilievo diritti patrimoniali disponibili.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Né a diversa conseguenza condurrebbe l’ipotetica contrarietà del D.M. 4.7.2019 al diritto unionale, avendo la giurisprudenza chiarito che la violazione del diritto eurounionale, al pari della violazione di legge domestica (e addirittura al pari del caso del provvedimento c.d. incostituzionale), si risolve “solamente” in un motivo di annullabilità dell’atto, non di sua nullità Cons. Stato, VI, n.1670/2025, con la conseguenza che, se il provvedimento (che per primo è inficiato dal vizio) non è tempestivamente impugnato, il vizio non è più contestabile oltre termine, né è contestabile impugnando formalmente atti a valle rispetto a quelli nei confronti del quale si sarebbe potuto (e quindi dovuto) già far valere il vizio, posto che la violazione del diritto europeo implica un vizio d’illegittimità con conseguente annullabilità dell’atto amministrativo con esso contrastante e da ciò discende la conseguenza, sul piano processuale, dell’onere dell’impugnazione entro il termine di decadenza di sessanta giorni, pena l’inoppugnabilità del provvedimento stesso (Sez. II, n. 8049/2025).</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Dalla piana applicazione degli istituti processuali consegue, nel caso in esame, che l’intervenuta acquiescenza discendente dalla sottoscrizione del contratto determina la carenza di interesse ad impugnare gli atti amministrativi di determinazione del contenuto del contratto stesso (oltretutto mai contestato).</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Tanto esime il Collegio dall’indugiare nell’esame dei profili argomentati con il secondo motivo di appello.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">13. Viene, quindi, in esame il primo motivo.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">13.1. Dall’esposizione fin qui offerta deriva la piana esclusione della ricorrenza dei profili sottoposti dall’appellante.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Infatti, l’azione volta al recupero dei fondi non può inquadrarsi nella fattispecie di atto di autotutela, trattandosi della ricorrenza di un indebito oggettivo, in relazione ad un contratto di diritto privato.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">13.2. Al riguardo, come già affermato da questa Sezione II (sentenza del 13 gennaio 2025, n. 217), la ripetizione d’indebito costituisce un atto di natura privatistica ai sensi dell’art. 2033 c.c. e non l’esercizio di una potestà amministrativa, sicché ad essa non è applicabile la disciplina che prescrive i presupposti per l’esercizio dei poteri di autotutela.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Non può inoltre fondatamente predicarsi alcuna violazione del legittimo affidamento dell’interessata e del canone di buona fede oggettiva in materia di ripetizione dell’indebito, giacché «<i>ai fini del recupero da parte della P.A. di contributi erogati assenza del presupposto, non è necessaria l’indicazione nel provvedimento della motivazione specifica sulle eventuali ragioni d’interesse pubblico concreto e attuale o di comparazione con quello del debitore, in quanto la ripetizione dell&#8217;indebito non costituisce una funzione d&#8217;autotutela ex artt. 21-quinquies o 21-nonies della l. n. 241 del 1990, ma doveroso esercizio di un potere vincolato</i>» (Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 11 giugno 2024, n. 5183; nello stesso senso Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 20 ottobre 2023, n. 9115) e «<i>in caso di indebita erogazione di denaro pubblico l’affidamento del percettore delle somme e la stessa buona fede non sono di ostacolo all’esercizio, da parte dell’amministrazione, del potere-dovere di recupero, in linea con il canone costituzionale di buon andamento, né l’amministrazione è tenuta a fornire un’ulteriore motivazione sull’elemento soggettivo riconducibile all’interessato o all’interesse pubblico al recupero che è rinvenibile in re ipsa, dovendo qui, peraltro, ribadirsi che la doverosità del recupero non incontra nemmeno i limiti mutuabili dalla disciplina che governa l’esercizio del potere di autotutela, atteso che, nel caso in esame, difetta, in apice, un atto amministrativo da ritirare</i>» (Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 23 dicembre 2019, n. 8737).</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">La circostanza che il GSE sia pervenuto ad un “ripensamento postumo”, come insistentemente lamentato dall’appellante, non sposta l’inquadramento del potere esercitato dall’ambito civilistico in cui si estrinseca, nell’arco temporale prescrizionale.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ne consegue la complessiva infondatezza del primo motivo di appello.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">14. Conclusivamente il gravame dev’essere respinto.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">La complessità e novità della questione, per la cui risoluzione si è fatto riferimento a decisioni recentissime, giustifica l’integrale compensazione delle spese di giudizio.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">15. Le questioni vagliate esauriscono la vicenda sottoposta al Collegio, essendo stati esaminati tutti gli aspetti rilevanti a norma dell&#8217;art. 112 c.p.c., in aderenza al principio sostanziale di corrispondenza tra il chiesto e pronunciato, come chiarito dalla giurisprudenza costante (per tutte: Consiglio di Stato sez. II, n.8247/2023 e giur. ivi richiamata). Gli specifici argomenti secondari non espressamente esaminati sono stati pertanto ritenuti non rilevanti ai fini della decisione e comunque inidonei a supportare una conclusione di tipo diverso.</p>
<p class="fatto" style="text-align: center;">P.Q.M.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sull&#8217;appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Spese compensate.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall&#8217;autorità amministrativa.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 15 settembre 2026 con l&#8217;intervento dei magistrati:</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">2Luigi Massimiliano Tarantino, Presidente FF</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Giovanni Sabbato, Consigliere</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Francesco Guarracino, Consigliere</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Giancarlo Carmelo Pezzuto, Consigliere</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Maria Stella Boscarino, Consigliere, Estensore</p>
<p>Views: 5</p><p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sul-recupero-di-contributi-pubblici-erogati-in-assenza-del-presupposto/">Sul recupero di contributi pubblici erogati in assenza del presupposto.</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sull&#8217;onere di impugnare la valutazione medica di inidoneità nel caso in cui il diniego di licenza di porto d&#8217;armi si fondi esclusivamente sul giudizio medico.</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sullonere-di-impugnare-la-valutazione-medica-di-inidoneita-nel-caso-in-cui-il-diniego-di-licenza-di-porto-darmi-si-fondi-esclusivamente-sul-giudizio-medico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 10:19:01 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/?post_type=cpt_387&#038;p=90878</guid>

					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sullonere-di-impugnare-la-valutazione-medica-di-inidoneita-nel-caso-in-cui-il-diniego-di-licenza-di-porto-darmi-si-fondi-esclusivamente-sul-giudizio-medico/">Sull&#8217;onere di impugnare la valutazione medica di inidoneità nel caso in cui il diniego di licenza di porto d&#8217;armi si fondi esclusivamente sul giudizio medico.</a></p>
<p>&#8211; Atto amministrativo &#8211; Licenza di porto d&#8217;armi &#8211; Inidoneità &#8211; Valutazione medica &#8211; Autonoma lesività. &#8211; Processo &#8211; Processo amministrativo &#8211; Atto presupposto &#8211; Onere di impugnazione &#8211; Ricorso &#8211; Inammissibilità. &#8211; Deve essere dichiarato inammissibile il ricorso proposto per l&#8217;annullamento del provvedimento di diniego della licenza di guardia</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sullonere-di-impugnare-la-valutazione-medica-di-inidoneita-nel-caso-in-cui-il-diniego-di-licenza-di-porto-darmi-si-fondi-esclusivamente-sul-giudizio-medico/">Sull&#8217;onere di impugnare la valutazione medica di inidoneità nel caso in cui il diniego di licenza di porto d&#8217;armi si fondi esclusivamente sul giudizio medico.</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sullonere-di-impugnare-la-valutazione-medica-di-inidoneita-nel-caso-in-cui-il-diniego-di-licenza-di-porto-darmi-si-fondi-esclusivamente-sul-giudizio-medico/">Sull&#8217;onere di impugnare la valutazione medica di inidoneità nel caso in cui il diniego di licenza di porto d&#8217;armi si fondi esclusivamente sul giudizio medico.</a></p>
<ol>
<li style="text-align: justify;">&#8211; Atto amministrativo &#8211; Licenza di porto d&#8217;armi &#8211; Inidoneità &#8211; Valutazione medica &#8211; Autonoma lesività.</li>
<li style="text-align: justify;">&#8211; Processo &#8211; Processo amministrativo &#8211; Atto presupposto &#8211; Onere di impugnazione &#8211; Ricorso &#8211; Inammissibilità.</li>
</ol>
<hr />
<ol style="text-align: justify;">
<li class="popolo">&#8211; Deve essere dichiarato inammissibile il ricorso proposto per l&#8217;annullamento del provvedimento di diniego della licenza di guardia giurata laddove la determinazione prefettizia avversata si fonda in via esclusiva sul giudizio di assenza in capo al ricorrente dei requisiti psico-fisici minimi necessari per la licenza di porto d’armi per difesa personale, quale formulato dal competente Collegio medico e quest’ultimo atto, che configura l’antecedente giuridico alla base del provvedimento impugnato, immediatamente lesivo nei confronti del ricorrente, non è stato oggetto di impugnativa, avendo il ricorrente indirizzato il proprio ricorso esclusivamente avverso il decreto prefettizio.</li>
<li class="popolo">&#8211; In caso di omessa impugnazione del provvedimento presupposto e autonomamente lesivo, divenuto inoppugnabile, è inammissibile l&#8217;impugnazione dell&#8217;atto consequenziale per vizi riconducibili all&#8217;atto presupposto. In detta ipotesi, infatti, il ricorso avverso l&#8217;atto presupponente è ammissibile solo nella misura in cui si facciano valere vizi propri ed autonomi di tale atto, mentre è inammissibile ove si intenda far valere con esso vizi dell&#8217;atto presupposto immediatamente lesivo e non impugnato. Ove poi la vicenda amministrativa si snodi, come nella fattispecie, attraverso una pluralità di atti, di cui uno, più risalente, costituisce il presupposto per l&#8217;emanazione dell&#8217;atto successivo, la mancata impugnazione dell&#8217;atto presupposto ed immediatamente lesivo rende inammissibile, a causa di una originaria carenza di interesse, il ricorso che sia stato proposto avverso gli atti consequenziali o esecutivi.</li>
</ol>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Pres. (f.f.) Lattanzi &#8211; Est. Simone</p>
<hr />
<p class="repubblica" style="text-align: center;">REPUBBLICA ITALIANA</p>
<p class="innome" style="text-align: center;">IN NOME DEL POPOLO ITALIANO</p>
<p class="sezione" style="text-align: center;">Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio</p>
<p class="sezione" style="text-align: center;">(Sezione Prima Ter)</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">ha pronunciato la presente</p>
<p class="sezione" style="text-align: center;">SENTENZA</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">sul ricorso numero di registro generale 10733 del 2023, proposto da -OMISSIS-, rappresentato e difeso dall&#8217;avvocato Gaetano Maria Polselli, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Fiumicino, via Arsia 14;</p>
<p class="contro" style="text-align: center;">contro</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ministero dell&#8217;Interno, Prefettura di Viterbo, in persona dei rispettivi legali rappresentanti <i>pro tempore</i>, rappresentati e difesi dall&#8217;Avvocatura Generale dello Stato, presso la cui sede domiciliano <i>ex lege</i> in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;</p>
<p class="contro" style="text-align: center;">per l&#8217;annullamento</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">del Decreto Prot. Uscita n. -OMISSIS- del -OMISSIS- emesso dal Prefetto della Provincia di Viterbo e avente ad oggetto la richiesta per il rilascio del decreto di approvazione della licenza -OMISSIS- in favore del sig. -OMISSIS- (per uso -OMISSIS-) ed il conseguenziale rigetto della stessa dal Prefetto di Viterbo, notificata il -OMISSIS- e di ogni altro atto connesso, presupposto e consequenziale.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visti il ricorso e i relativi allegati;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visto gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell&#8217;Interno e della Prefettura di Viterbo;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visti tutti gli atti della causa;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visto l&#8217;art. 87, comma 4-bis, cod. proc. amm.;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Relatore all&#8217;udienza straordinaria di smaltimento dell&#8217;arretrato del giorno 11 settembre 2026 la dott.ssa Silvia Simone e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.</p>
<p class="fatto" style="text-align: center;">FATTO e DIRITTO</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">1. Con il ricorso all’esame il sig. -OMISSIS-ha agito per l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, del Decreto Prot. n. -OMISSIS- del -OMISSIS- con cui il Prefetto di Viterbo ha respinto la richiesta di rilascio della licenza -OMISSIS-, presentata in suo favore dall’Istituto di vigilanza-OMISSIS-.”, presso il quale lo stesso ricorrente era occupato.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">2. Il provvedimento impugnato è motivato in ragione del fatto che: “<i>VISTI gli atti d&#8217;ufficio, dai quali si rileva che il predetto, sottoposto in data-OMISSIS- a visita medica collegiale presso il Collegio Medico Legale Aziendale Porto d&#8217;Armi della ASL di Viterbo, per la verifica dei requisiti richiesti dall&#8217;art. 2 del D.M. Sanità del 28 aprile 1998 e per i relativi accertamenti clinici per poter ottenere il porto d&#8217;armi per uso di difesa personale connesso all&#8217;attività di guardia particolare giurata, è risultato &#8220;non in possesso dei requisiti psicofisici minimi per -OMISSIS-”.</i></p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">3. Il ricorrente, assumendo la lesività del gravato provvedimento di diniego della licenza, tra l&#8217;altro per l&#8217;intima correlazione con l&#8217;attività professionale, in quanto idoneo ad incidere negativamente sulla sua attività lavorativa, lo ha impugnato, articolando avverso il medesimo le seguenti due censure:</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">I. eccesso di potere per mancanza di valida motivazione e difetto di istruttoria; violazione degli artt. 3 e ss. della L. 241/1990. Sostiene il ricorrente che il provvedimento prefettizio si limiterebbe ad affermare che il sig. -OMISSIS-non sia in possesso dei requisiti psicofisici minimi per la licenza del porto d’armi senza tuttavia specificare di quali requisiti lo stesso sia carente e riportandosi in via generica al diniego del Questore; congiuntamente al ricorso gerarchico al Prefetto il ricorrente avrebbe infatti allegato documentazione, anche successiva al decreto del Questore di Viterbo, che attesterebbe l’esistenza dei requisiti psicofisici per ottenere il porto d’armi, documentazione che non è stata considerata dall’Amministrazione, con conseguente deficit istruttorio;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">II. violazione del diritto di difesa per non aver l’amministrazione, in contrasto con l’art. 10 della legge n. 241/90, valutato la documentazione medica fornita dal ricorrente e per non aver disposto la nuova visita medico legale richiesta nel corso del procedimento.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">4. In data 5 settembre 2023 si sono costituiti in giudizio il Ministero dell’Interno e la Prefettura di Viterbo, depositando una relazione con cui si riscostruisce nel dettaglio la cronologia dei fatti contenziosi e chiedendo il rigetto del ricorso.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">5. Con ordinanza n. -OMISSIS- del 13 settembre 2023 l’istanza cautelare di parte ricorrente è stata respinta.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">6. In vista dell’udienza di merito le parti del giudizio non hanno depositato ulteriori scritti difensivi.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">7. All’udienza straordinaria per lo smaltimento dell’arretrato dell’11 settembre 2026, svoltasi tramite collegamento da remoto ex art. 87, comma 4-bis, cod. proc. amm., dato avviso alle parti ex art. 73, comma 3, cod. proc. amm., della possibile improcedibilità del ricorso per la mancata impugnazione del certificato Collegio Medico Legale Aziendale Porto d&#8217;Armi della ASL di Viterbo, la causa è stata trattenuta in decisione.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">8. Come rilevato in sede di udienza, il ricorso è improcedibile (<i>rectius</i>, inammissibile) per carenza di interesse originaria, attesa la mancata impugnazione in sede giudiziale del certificato Collegio Medico Legale Aziendale Porto d&#8217;Armi della ASL di Viterbo, da intendersi quale atto presupposto del provvedimento prefettizio impugnato.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">9. Dalla piana lettura del provvedimento di diniego della licenza di guardia giurata oggetto dell’impugnativa si evince, infatti, che la determinazione prefettizia avversata si fonda in via esclusiva sul giudizio di assenza in capo al ricorrente dei requisiti psico-fisici minimi necessari per la licenza di porto d’armi per difesa personale, quale formulato dal Collegio medico Legale Aziendale Porto d&#8217;Armi della ASL di Viterbo; quest’ultimo atto, che configura l’antecedente giuridico alla base del provvedimento impugnato, immediatamente lesivo nei confronti del ricorrente, non è stato oggetto di impugnativa, avendo il ricorrente indirizzato il proprio ricorso esclusivamente avverso il decreto prefettizio del -OMISSIS-.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">9.1. Tanto vale a rendere il ricorso inammissibile per carenza di interesse, atteso che, per giurisprudenza consolidata (cfr. tra gli altri Consiglio di Stato, sez. II, n. 10356/2024; Tar Lazio, sez. I, n. 22006/2024), “<i>In caso di omessa impugnazione del provvedimento presupposto e autonomamente lesivo, divenuto inoppugnabile, è inammissibile l&#8217;impugnazione dell&#8217;atto consequenziale per vizi riconducibili all&#8217;atto presupposto. In detta ipotesi, infatti, il ricorso avverso l&#8217;atto presupponente è ammissibile solo nella misura in cui si facciano valere vizi propri ed autonomi di tale atto, mentre è inammissibile ove si intenda far valere con esso vizi dell&#8217;atto presupposto immediatamente lesivo e non impugnato. Ove poi la vicenda amministrativa si snodi, come nella fattispecie, attraverso una pluralità di atti, di cui uno, più risalente, costituisce il presupposto per l&#8217;emanazione dell&#8217;atto successivo, la mancata impugnazione dell&#8217;atto presupposto ed immediatamente lesivo rende inammissibile, a causa di una originaria carenza di interesse, il ricorso che sia stato proposto avverso gli atti consequenziali o esecutivi</i>”.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">10. Il ricorso è, in ogni caso, infondato nel merito, atteso che, come già evidenziato in sede cautelare, il provvedimento impugnato è motivato riportandosi al giudizio negativo espresso all’esito della visita medica ai sensi dell’art. 2 DM 28.4.1998, documento noto al ricorrente, tanto da averlo impugnato in via gerarchica il 20 dicembre 2022 ex art. 4 DM cit. (vedi all. 9 al ricorso) ed è stato, altresì, ribadito nelle controdeduzioni depositate in atti il 7 settembre 2023, dove è cronologicamente ripercorsa la vicenda e viene dato atto della valutazione che l’amministrazione ha compiuto pure sulla documentazione depositata nel procedimento dal ricorrente; per altro verso, gli atti prodotti a seguito del preavviso di rigetto non scalfiscono il responso medico collegiale negativo del 22 novembre 2022 espresso ai sensi dell’art. 2 DM cit.; peraltro, il responso medico risulta essere stato oggetto di ricorso gerarchico, ma la difesa non ha dato atto di quale sia stato l’esito di questo gravame ai sensi dell’art. 4 DM cit.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">11. Tanto considerato, il ricorso va dichiarato inammissibile e, comunque, infondato.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">12. Le peculiarità della fattispecie giustificano la compensazione delle spese di lite.</p>
<p class="fatto" style="text-align: center;">P.Q.M.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Ter), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile e comunque infondato.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Spese di lite compensate.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall&#8217;autorità amministrativa.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all&#8217;articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e dell’articolo 9, paragrafo 1, del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all&#8217;oscuramento delle generalità, nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare il ricorrente.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 11 settembre 2026, con l&#8217;intervento dei magistrati:</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Claudia Lattanzi, Presidente FF</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Francesco Elefante, Consigliere</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Silvia Simone, Referendario, Estensore</p>
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		<item>
		<title>Sull&#8217;esito negativo dell&#8217;esame di maturità.</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sullesito-negativo-dellesame-di-maturita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 07:52:17 +0000</pubDate>
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<p>Atto amministrativo &#8211; Scuola &#8211; Esame di maturità &#8211; Esito negativo &#8211; Violazione del P.D.P. Può essere accolta la domanda cautelare proposta avverso gli esiti finali negativi degli Esami di Maturità, laddove il ricorso risulti assistito dal fumus boni iuris quanto meno con riferimento alla dedotta violazione del P.D.P., in</p>
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<p style="text-align: justify;">Atto amministrativo &#8211; Scuola &#8211; Esame di maturità &#8211; Esito negativo &#8211; Violazione del P.D.P.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Può essere accolta la domanda cautelare proposta avverso gli esiti finali negativi degli Esami di Maturità, laddove il ricorso risulti assistito dal <i>fumus boni iuris </i>quanto meno con riferimento alla dedotta violazione del P.D.P., in quanto non risulta chiaro se la Commissione esaminatrice abbia effettivamente (e in che modo) dato esecuzione alle prescrizioni ivi contenute, ciò non evincendosi inequivocabilmente dai verbali di correzione delle prove scritte e degli orali, nonché dalle griglie di valutazione adottate, nulla avendo dedotto l’Amministrazione Scolastica a riguardo, e dal <i>periculum in mora</i>, in considerazione del mancato conseguimento del diploma di scuola superiore e dell’inevitabile ripetizione dell’anno scolastico, conseguentemente disponendo &#8211; in via cautelare ed urgente &#8211; una nuova valutazione dell’alunno da parte della Commissione d’esame, sulla base delle prove già espletate, previa redazione di griglie di valutazione personalizzate in conformità con il P.D.P.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Pres. Tricarico &#8211; Est. Martone</p>
<hr />
<p class="repubblica" style="text-align: center;">REPUBBLICA ITALIANA</p>
<p class="sezione" style="text-align: center;">Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio</p>
<p class="sezione" style="text-align: center;">(Sezione Quarta Bis)</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">ha pronunciato la presente</p>
<p class="sezione" style="text-align: center;">ORDINANZA</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">sul ricorso numero di registro generale 8652 del 2026, proposto da</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall&#8217;avvocato Antonio Landi, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;</p>
<p class="contro" style="text-align: center;">contro</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ministero dell&#8217;Istruzione e del Merito e Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio, in persona dei rispettivi legali rappresentanti <i>pro tempore</i>, rappresentati e difesi dall&#8217;Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria <i>ex lege</i> in Roma, via dei Portoghesi, 12;<br />
Collegio San Giuseppe &#8211; Istituto De Merode, in persona del legale rappresentante <i>pro tempore</i>, rappresentato e difeso dall&#8217;avvocato Dario Perugini, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;</p>
<p class="contro" style="text-align: center;">nei confronti</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">D&#8217;Angelo Alessandro, non costituito in giudizio;</p>
<p class="contro" style="text-align: center;">per l&#8217;annullamento,</p>
<p class="previa" style="text-align: center;">previa sospensione dell&#8217;efficacia,</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">&#8211; degli esiti finali degli Esami di Maturità, svolti presso il Liceo S. Giuseppe &#8211; Istituto De Merode, Commissione RMLI02150 (“Commissione d’Esame”), Classe &#8211; Sede: -OMISSIS-, di cui al “Verbale n. 16 della Riunione della Commissione d’Esame relativa all’attribuzione del voto finale”, del 6 luglio 2026, relativamente alla parte in cui la Commissione d’Esame ha assegnato alla parte ricorrente un punteggio finale pari a 55/60 e, di conseguenza ha dichiarato che il medesimo “non [ha] superato l’esame di maturità, avendo riportato un voto complessivo inferiore a sessanta centesimi”;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">&#8211; del Verbale n. 8 di “Inizio delle operazioni di correzione e di valutazione delle prove scritte” del 20 giugno 2026, relativo alle operazioni di correzione e di valutazione delle Prove Scritte, mediante il quale la predetta Commissione ha assegnato alla parte ricorrente un punteggio pari a 8/20;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">&#8211; del Verbale n. 8bis di “Inizio delle operazioni di correzione e di valutazione delle prove scritte” del 20 giugno 2026, relativo alle operazioni di correzione e di valutazione delle prove scritte, mediante il quale la predetta Commissione ha assegnato alla parte ricorrente un punteggio pari a 8/20;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">&#8211; del Verbale n. 11 “relativo allo svolgimento dei colloqui e all’attribuzione dei punteggi”, del 1° luglio 2026, mediante il quale la predetta Commissione ha assegnato alla parte ricorrente un punteggio pari a 12/20;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">&#8211; ove occorrer possa, tutti i provvedimenti presupposti, connessi e consequenziali, ancorché non conosciuti;</p>
<p class="popolo" style="text-align: center;"><i>nonché </i></p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">&#8211; del “Riscontro all’istanza di accesso del 20/07/2026 relativa alla posizione dell’alunno ricorrente” fornita dal Collegio S. Giuseppe &#8211; Istituto De Merode, in data 4 agosto 2026, con la quale quest’ultimo ha ritenuto di non “consentire l’accesso agli ulteriori documenti qui di seguito indicati: &#8211; copia degli elaborati di tutti gli altri candidati della classe dell’interessato; &#8211; copia dei verbali della Commissione d’Esame relativi alle prove orali di tutti gli altri candidati della classe dell’interessato, con l’assegnazione dei relativi punteggi”;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visti il ricorso e i relativi allegati;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell&#8217;Istruzione e del Merito, dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio e del Collegio San Giuseppe &#8211; Istituto De Merode;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Vista la domanda di sospensione dell&#8217;efficacia dei provvedimenti impugnati, presentata in via incidentale dalla parte ricorrente;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visto l&#8217;art. 55 cod. proc. amm.;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visti tutti gli atti della causa;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ritenuta la propria giurisdizione e competenza;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Relatore nella Camera di Consiglio del giorno 9 settembre 2026 il dott. Marco Martone e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Considerato che il ricorso, alla stregua di una delibazione sommaria propria della presente fase cautelare del giudizio, risulta assistito dal <i>fumus boni iuris </i>quanto meno con riferimento alla dedotta violazione del P.D.P., in quanto non risulta chiaro se la Commissione esaminatrice abbia effettivamente (e in che modo) dato esecuzione alle prescrizioni ivi contenute, ciò non evincendosi inequivocabilmente dai verbali di correzione delle prove scritte e degli orali, nonché dalle griglie di valutazione adottate, nulla avendo dedotto l’Amministrazione Scolastica a riguardo;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ritenuto, altresì, sussistente il lamentato <i>periculum in mora</i>, in considerazione del mancato conseguimento del diploma di scuola superiore e dell’inevitabile ripetizione dell’anno scolastico;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ritenuto, conseguentemente, di dover accogliere l’istanza cautelare incidentalmente proposta e di disporre &#8211; in via cautelare ed urgente &#8211; una nuova valutazione dell’alunno da parte della Commissione d’esame, sulla base delle prove già espletate, previa redazione di griglie di valutazione personalizzate in conformità con il P.D.P.;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ritenuto di assegnare per tale incombente termine di giorni 15 (quindici), decorrente dalla notifica ovvero dalla comunicazione in via amministrativa della presente ordinanza;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ritenuto che le spese della presente fase cautelare debbano essere compensate;</p>
<p class="fatto" style="text-align: center;">P.Q.M.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Quarta <i>Bis</i>) accoglie l’istanza cautelare proposta dalla parte ricorrente e, per l’effetto, previa sospensione nei limiti dell’interesse dei provvedimenti impugnati, dispone il riesame del giudizio della parte ricorrente nei sensi e nei termini indicati in motivazione;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Manda al Presidente della Sezione V quater per la fissazione dell’udienza pubblica.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Compensa le spese della fase cautelare del giudizio.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">La presente ordinanza sarà eseguita dall&#8217;Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all&#8217;articolo 52, commi 1 e 2, del Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e dell’articolo 9, paragrafo 1, del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all&#8217;oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare la parte ricorrente.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Così deciso in Roma nella Camera di Consiglio del giorno 9 settembre 2026 con l&#8217;intervento dei magistrati:</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Rita Tricarico, Presidente</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Luca De Gennaro, Consigliere</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Marco Martone, Referendario, Estensore</p>
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		<title>Sulla nozione di &#8220;documentazione amministrativa&#8221;.</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sulla-nozione-di-documentazione-amministrativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 09:18:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sulla-nozione-di-documentazione-amministrativa/">Sulla nozione di &#8220;documentazione amministrativa&#8221;.</a></p>
<p>Atto amministrativo &#8211; Documentazione antimafia &#8211; Nozione. Il sistema della “documentazione antimafia” deve essere ricostruito nei termini che si procede a esporre. La documentazione antimafia è costituita dalla “comunicazione antimafia” e dalla “informazione antimafia”. La prima consiste nell&#8217;attestazione della sussistenza o meno di una delle cause di decadenza, sospensione o</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sulla-nozione-di-documentazione-amministrativa/">Sulla nozione di &#8220;documentazione amministrativa&#8221;.</a></p>
<p style="text-align: justify;">Atto amministrativo &#8211; Documentazione antimafia &#8211; Nozione.</p>
<hr />
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Il sistema della “documentazione antimafia” deve essere ricostruito nei termini che si procede a esporre. La documentazione antimafia è costituita dalla “comunicazione antimafia” e dalla “informazione antimafia”. La prima consiste nell&#8217;attestazione della sussistenza o meno di una delle cause di decadenza, sospensione o divieto di cui all&#8217;art. 67 del medesimo d.lgs. n. 159 del 2011; la seconda, oltre a queste circostanze, può rappresentare anche la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi di un’impresa soggetta ai controlli in materia.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Pres. Severini &#8211; Est. Valletta</p>
<hr />
<p class="repubblica" style="text-align: center;">REPUBBLICA ITALIANA</p>
<p class="innome" style="text-align: center;">IN NOME DEL POPOLO ITALIANO</p>
<p class="sezione" style="text-align: center;">Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania</p>
<p class="sezione" style="text-align: center;">(Sezione Prima)</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">ha pronunciato la presente</p>
<p class="sezione" style="text-align: center;">SENTENZA</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">sul ricorso numero di registro generale 1125 del 2023, proposto da<br />
-OMISSIS-, in persona del legale rappresentante <i>pro tempore</i>, rappresenta e difesa dall&#8217;avvocato Mario Caliendo, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;</p>
<p class="contro" style="text-align: center;">contro</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Prefettura di Caserta, Ministero Interno, in persona del legale rappresentante <i>pro tempore</i>, rappresentati e difesi dall&#8217;Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;<br />
Albo Gestori Ambientali di Napoli, non costituito in giudizio;</p>
<p class="contro" style="text-align: center;">per l&#8217;annullamento</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">A) del provvedimento del 9.1.23 adottato a carico della -OMISSIS- con sede a -OMISSIS-(CE) indirizzo -OMISSIS- C. F. -OMISSIS- e recante la cancellazione dall&#8217;Albo nazionale Gestori Ambientali relativamente all&#8217;iscrizione in categoria 4 classe C a decorrere dalla data del 9.1.2 per sopravvenuta carenza del requisito di cui all&#8217;art. 10, comma 2, lettera f) del decreto ministeriale 03/06/2014 n.120;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">B) dell&#8217;art. 10, comma 2, lettera f) del decreto ministeriale 03/06/2014 n.120;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">C) e, per quanto occorra, della comunicazione antimafia interdittiva adottata sulla scorta della Informativa Interdittiva Antimafia del Prefetto di Caserta, Cat.12b.16/ANT/AREA 1^prot. n.-OMISSIS-emessa nei confronti della “-OMISSIS-” e da cui emergerebbe il pericolo di permeabilità mafiosa della impresa;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visti il ricorso e i relativi allegati;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visti gli atti di costituzione in giudizio della Prefettura di Caserta e del Ministero dell’Interno;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visti tutti gli atti della causa;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visto l&#8217;art. 87, comma 4-bis, cod.proc.amm.;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Relatore all&#8217;udienza straordinaria di smaltimento dell&#8217;arretrato del giorno 9 giugno 2026, celebratasi da remoto, la dott.ssa Daria Valletta e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.</p>
<p class="fatto" style="text-align: center;">FATTO</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">La società ricorrente ha impugnato il provvedimento del 9.01.23 recante la cancellazione della deducente dall&#8217;Albo nazionale Gestori Ambientali relativamente all&#8217;iscrizione in categoria 4, classe C, per sopravvenuta carenza del requisito di cui all&#8217;art. 10, comma 2, lettera f) del decreto ministeriale 03/06/2014 n.120; ha, inoltre, impugnato la disposizione da ultimo citata, nonché la comunicazione interdittiva adottata sulla scorta dell’Informativa Interdittiva Antimafia del Prefetto di Caserta, Cat.12b.16/ANT/AREA 1^prot. n.-OMISSIS-.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Di seguito i motivi di censura:</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">1) si osserva che il presupposto per la cancellazione delle imprese dall’Albo Gestori Ambientali è esclusivamente l’emissione di una comunicazione antimafia interdittiva, mentre l’informativa antimafia interdittiva avrebbe solo effetti inibitori rispetto ad appalti pubblici di valore sopra le soglie comunitarie, così come disciplinato dall’art.91 del Codice antimafia: di conseguenza, nel caso di specie, non sussistevano i presupposti per la cancellazione della ricorrente dall’Albo;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">2) si aggiunge che, ove l’art.89 bis del Codice Antimafia andasse interpretato nel senso di equiparare <i>quoad effectum</i>, l’informativa e la comunicazione antimafia interdittiva, la norma sarebbe incostituzionale;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">3) con il terzo mezzo di censura si ribadiscono e approfondiscono i motivi di contrasto della disposizione con il dettato costituzionale;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">4) si aggiunge, infine, che la disposta cancellazione non sarebbe neppure imposta dalla normativa speciale in materia di iscrizione all’Albo Gestori Ambientali.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Si è costituito il Ministero resistente, eccependo il proprio difetto di legittimazione passiva e chiedendo la reiezione del gravame.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">All’udienza straordinaria del 8 giugno 2026, celebratasi da remoto, la causa è stata trattenuta in decisione.</p>
<p class="fatto" style="text-align: center;">DIRITTO</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">1. Il presente giudizio verte intorno alla legittimità del provvedimento, in data 9.01.23, con il quale è stata disposta la cancellazione della deducente dall&#8217;Albo nazionale dei Gestori Ambientali.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Le censure svolte dalla ricorrente si appuntano, in sostanza, sulla carenza dei presupposti normativi necessari per procedere a tale cancellazione: si aggiunge che le norme di riferimento (e, segnatamente l’art. 89 bis del Codice Antimafia), ove interpretate diversamente dalla lettura che la ricorrente propone, sarebbero in contrasto con il dettato costituzionale.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Occorre, rilevare che, nel corso del giudizio, il Collegio ha disposto un’attività istruttoria a carico delle Amministrazioni resistenti, al fine di chiarire e aggiornare gli elementi posti alla base delle decisioni assunte, che in questa sede si contestano.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">In ottemperanza all’ordine collegiale è stata depositata la nota prot. n. -OMISSIS- dell’Ufficio Territoriale del Governo di Caserta, con la quale è stata comunicata la perdurante efficacia (alla data della nota in commento) della misura interdittiva prefettizia del 29.09.2023.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Successivamente al deposito di tale nota non vi è stata alcuna attività difensiva da parte della ricorrente.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">2. Ciò posto, il gravame è da respingere.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">La cancellazione della società ricorrente dall’Albo dei Gestori ambientali è conseguita, legittimamente, all’adozione nei relativi riguardi dell’informativa antimafia prefettizia (peraltro confermata anche all’esito del procedimento di riesame avviato dall’interessata: cfr. documentazione depositata dall’U.T.G. di Caserta in data 23.09.2025).</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">La ricorrente si duole, in sostanza, del fatto che la sola informativa non giustificherebbe il provvedimento assunto: tale assunto non è condivisibile, come costantemente ritenuto dalla giurisprudenza che si è espressa sul punto.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">In proposito, è possibile richiamare la recente pronuncia di questo Tar, con la quale si è, su punto, osservato: “<i>Dopo l&#8217;introduzione dell&#8217; articolo 89-bis del d.lgs. 159/2011 l&#8217;interdittiva antimafia può essere adottata anche nei confronti di imprese che operano nel settore privato: secondo la giurisprudenza, l&#8217;articolo 89-bis, d.lgs. n. 159/2011, si interpreta nel senso che l&#8217;informazione antimafia produce i medesimi effetti della comunicazione antimafia anche nelle ipotesi in cui manchi un rapporto contrattuale con la P.A. Sotto questo profilo, quindi, la revoca delle autorizzazioni anche se abilitanti l&#8217;esercizio dell&#8217;attività imprenditoriale nei confronti dei privati, discende direttamente, secondo il meccanismo vincolante di cui all&#8217; articolo 67 del d.lgs. n. 159/2011, dall&#8217;adozione dell&#8217;informazione interdittiva antimafia ed è legata alla perduranza di quest&#8217;ultima”</i> (cfr. T.A.R. Napoli Campania sez. I, 1/10/2025, n. 6520).</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ciò vale a destituire di fondamento tanto il primo quanto il quarto mezzo di censura.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Neppure è condivisibile quanto si deduce in relazione all’incostituzionalità della norma citata, ove interpretata nei sensi che precedono.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">La ricorrente afferma, infatti, che l’art. 89 bis del codice antimafia, così letto, si porrebbe in contrasto con il dettato degli artt. 1, 3, 21, 25, 27, 41 e 42 della Costituzione, in quanto le libertà costituzionalmente garantite di cui alle norme citate verrebbero represse a fronte di una misura amministrativa emessa al di fuori dei controlli e delle garanzie giurisdizionali, e sulla base di una disposizione avente come <i>ratio</i> quella di evitare che il soggetto che ne sia attinto abbia contatti con la Pubblica Amministrazione.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Il Collegio osserva sul punto che il sistema della “documentazione antimafia” deve essere ricostruito nei termini che si procede a esporre.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">La documentazione antimafia è costituita dalla “comunicazione antimafia” e dalla “informazione antimafia”. La prima consiste nell&#8217;attestazione della sussistenza o meno di una delle cause di decadenza, sospensione o divieto di cui all&#8217;art. 67 del medesimo d.lgs. n. 159 del 2011; la seconda, oltre a queste circostanze, può rappresentare anche la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi di un’impresa soggetta ai controlli in materia.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Il sistema rappresenta una forma di tutela avanzata avverso il fenomeno della penetrazione della mafia nell’economia legale. L’emissione dei provvedimenti comporta, tra l’altro, l’esclusione di un imprenditore dalla titolarità di rapporti contrattuali con le Pubbliche amministrazioni determinando a suo carico una particolare forma di incapacità giuridica (Cons. St., A.P., 6 aprile 2018, n. 3). L’interdittiva antimafia costituisce una misura volta alla salvaguardia dell’ordine pubblico economico, della libera concorrenza tra le imprese e del buon andamento della Pubblica amministrazione e si pone a tutela sia dei principi di legalità, imparzialità e buon andamento di cui all’art. 97 Cost., sia dello svolgimento leale e corretto della concorrenza tra le stesse imprese nel mercato, sia, infine, del corretto utilizzo delle risorse pubbliche.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">L’informazione, a differenza della comunicazione, si fonda su una valutazione ampiamente discrezionale circa la sussistenza o meno di tentativi di infiltrazione mafiosa, che muove dall’analisi e dalla valorizzazione di specifici elementi fattuali i quali rappresentano obiettivi indici sintomatici di connessioni o collegamenti con associazioni criminali. L’art. 84, comma 4, d.lgs. n. 159 del 2011 prevede che tali elementi vengano desunti dal contenuto di atti giudiziari; da accertamenti di polizia o da vicende imprenditoriali particolarmente sintomatiche di un intento elusivo; l’art. 91, comma 6, del medesimo decreto prevede poi che il Prefetto possa desumere il tentativo di infiltrazione mafiosa anche da provvedimenti di condanna non definitiva per reati strumentali all&#8217;attività delle organizzazioni criminali, unitamente ad altri elementi dai quali emerga che l&#8217;attività d&#8217;impresa possa, anche in modo indiretto, agevolare le attività criminose o esserne in qualche modo condizionata.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ciò premesso, da quanto precede si desume che, diversamente da quanto opina la ricorrente, la <i>ratio</i> a fondamento della disposizione in commento si coglie non solo nella tutela del buon andamento della P.A., ma anche sul piano della garanzia del libero esplicarsi della concorrenza tra imprese operanti sul mercato, sicché la cancellazione dall’albo si giustifica anche allorquando non vi siano rapporti contrattuali con la P.A., operando l’impresa colpita nel solo settore privato.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">3. Conclusivamente, il ricorso deve essere respinto.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Quanto al regolamento delle spese di lite, in considerazione della complessiva vicenda in commento, se ne giustifica la compensazione tra le parti.</p>
<p class="fatto" style="text-align: center;">P.Q.M.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Spese compensate.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall&#8217;autorità amministrativa.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 9 giugno 2026, celebratasi da remoto, con l&#8217;intervento dei magistrati:</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Paolo Severini, Presidente</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Angela Fontana, Consigliere</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Daria Valletta, Primo Referendario, Estensore</p>
<p>Views: 1</p><p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sulla-nozione-di-documentazione-amministrativa/">Sulla nozione di &#8220;documentazione amministrativa&#8221;.</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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		<item>
		<title>Sulla natura giuridica del provvedimento di concessione della cittadinanza.</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sulla-natura-giuridica-del-provvedimento-di-concessione-della-cittadinanza-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 11:32:02 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/?post_type=cpt_387&#038;p=90816</guid>

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<p>Atto amministrativo &#8211; Cittadinanza &#8211; Provvedimento di concessione &#8211; Natura giuridica &#8211; Atto di alta amministrazione. Il provvedimento di concessione della cittadinanza, ai sensi dell&#8217;art. 9, comma 1, lett. f), l. n. 91 del 1992, costituisce esplicazione del potere sovrano dello Stato di ampliare il numero dei propri cittadini e</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sulla-natura-giuridica-del-provvedimento-di-concessione-della-cittadinanza-2/">Sulla natura giuridica del provvedimento di concessione della cittadinanza.</a></p>
<p style="text-align: justify;">Atto amministrativo &#8211; Cittadinanza &#8211; Provvedimento di concessione &#8211; Natura giuridica &#8211; Atto di alta amministrazione.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Il provvedimento di concessione della cittadinanza, ai sensi dell&#8217;art. 9, comma 1, lett. f), l. n. 91 del 1992, costituisce esplicazione del potere sovrano dello Stato di ampliare il numero dei propri cittadini e si qualifica quale atto squisitamente discrezionale di alta amministrazione, condizionato all&#8217;esistenza di un interesse pubblico che con lo stesso atto si intende raggiungere e da uno status &lt;&lt;illesae dignitatis&gt;&gt;, morale e civile, dello straniero richiedente, cui non corrisponde un diritto soggettivo all&#8217;acquisto della cittadinanza.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Pres. Savoia &#8211; Est. Savoia</p>
<hr />
<p class="repubblica" style="text-align: center;">REPUBBLICA ITALIANA</p>
<p class="innome" style="text-align: center;">IN NOME DEL POPOLO ITALIANO</p>
<p class="sezione" style="text-align: center;">Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio</p>
<p class="sezione" style="text-align: center;">(Sezione Quinta Bis)</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">ha pronunciato la presente</p>
<p class="sezione" style="text-align: center;">SENTENZA</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">sul ricorso numero di registro generale 5860 del 2023, proposto da<br />
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall&#8217;avvocato Davide Ascari, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in -OMISSIS-, corso Duomo,20;</p>
<p class="contro" style="text-align: center;">contro</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ministero dell&#8217;Interno, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall&#8217;Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;</p>
<p class="contro" style="text-align: center;">per l&#8217;annullamento</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">del decreto di rigetto dell&#8217;istanza di richiesta di concessione della cittadinanza italiana, ai sensi dell&#8217;art. 9, della legge 5 febbraio 1992, n. 91, emesso in data 21.02.2023 da parte del Ministero dell&#8217;Interno (-OMISSIS-)</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visti il ricorso e i relativi allegati;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visto l&#8217;atto di costituzione in giudizio di Ministero dell&#8217;Interno;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visti tutti gli atti della causa;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visto l&#8217;art. 87, comma 4-bis, cod.proc.amm.;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Relatore all&#8217;udienza straordinaria di smaltimento dell&#8217;arretrato del giorno 22 maggio 2026 il dott. Riccardo Savoia e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">La Signora -OMISSIS- impugnava il decreto di rigetto dell&#8217;istanza di richiesta di concessione della cittadinanza italiana, ai sensi dell&#8217;art. 9, della legge 5 febbraio 1992, n. 91, emesso in data-OMISSIS- da parte del Ministero dell’Interno e notificato in data -OMISSIS-, sulla base dei seguenti motivi:</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">&#8211; VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE ART. 9, 1°, lett. f), della legge n. 91/1992 E DEI PRINCIPI GENERALI IN MATERIA DI CONCESSIONE DELLA CITTADINANZA ITALIANA.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">&#8211; ECCESSO DI POTERE PER CARENZA DI ISTRUTTORIA E DI MOTIVAZIONE; VIOLAZIONE DEGLI ARTICOLI 3 E 7 DELLA LEGGE N. 241 DEL 1990; TRAVISAMENTO DEI FATTI; ERRONEA VALUTAZIONE DEI FATTI; VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE DELL’ART 6 DELLA LEGGE N. 91 DEL 1992.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">&#8211; SUSSISTENZA DEI REQUISITI PER LA CONCESSIONE DELLA CITTADINANZA ITALIANA.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">In particolare in data -OMISSIS- la richiedente presentava presso la Prefettura di -OMISSIS- istanza di richiesta concessione di cittadinanza italiana ai sensi dell&#8217;art. 9, ella L. 5.02.92 n. 91 (-OMISSIS-).</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Il Ministero dell&#8217;Interno, tuttavia, con decreto emesso in data-OMISSIS-, notificato il -OMISSIS-, rigettava l’istanza in quanto a carico dell’istante risulta emessa la Sentenza del Tribunale in composizione Monocratica di -OMISSIS- datata il -OMISSIS-, irrevocabile il -OMISSIS-, a seguito del provvedimento di inammissibilità della Corte di Cassazione del -OMISSIS-, per il reato di violazione delle norme sulla disciplina igienica della produzione vendita delle sostanze alimentari e delle bevande (art. 5 lett. b l. 30/04/1962 n. 283).</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Con ricorso notificato in data -OMISSIS- la ricorrente impugnava il suddetto decreto.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">In data-OMISSIS- si instaurava il presente giudizio.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">In data -OMISSIS- si costituiva ritualmente il Ministero dell’Interno.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Con ordinanza n. -OMISSIS- del -OMISSIS- il Collegio rigettava la domanda cautelare.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">All’odierna udienza la causa è passata in decisione.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Il ricorso è infondato.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Preliminarmente, occorre evidenziare che ai sensi dell’art. 9, comma 1, della legge n. 91/1992 l’acquisizione dello status di cittadino italiano per naturalizzazione è oggetto di un provvedimento di concessione, che presuppone un’amplissima discrezionalità in capo all’Amministrazione (T.A.R. Lazio, Roma, sez. V bis, n. 2943, 2944, 2947, 3018, 3471, 5130 del 2022).</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Tale discrezionalità si esplica, in particolare, in un potere valutativo in ordine al definitivo inserimento dell’istante all’interno della comunità nazionale, in quanto al conferimento dello status civitatis è collegata una capacità giuridica speciale, propria del cittadino, che comporta non solo diritti consistenti, sostanzialmente, nei “diritti politici” di elettorato attivo e passivo e nella possibilità di assunzione di cariche pubbliche, ma anche doveri nei confronti dello Stato-comunità, con implicazioni d’ordine politico-amministrativo. Si tratta, in altri termini, di determinazioni che rappresentano un’esplicazione del potere sovrano dello Stato di ampliare il numero dei propri cittadini (cfr. Consiglio di Stato, AG, n. 9/1999 del 10.6.1999; sez. IV n. 798/1999; n. 4460/2000; n. 195/2005; sez, I, 3.12.2008 n. 1796/08; sez. VI, n. 3006/2011; Sez. III, n. 6374/2018; n. 1390/2019, n. 4121/2021; TAR Lazio, Sez. II quater, n. 10588 e 10590 del 2012; n. 3920/2013; 4199/2013).</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">L’interesse dell’istante a ottenere la cittadinanza deve, pertanto, necessariamente coniugarsi con l’interesse pubblico a inserire lo stesso a pieno titolo nella comunità nazionale.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Deve, infatti, rilevarsi che per consolidata giurisprudenza, che il provvedimento di concessione della cittadinanza, ai sensi dell&#8217;art. 9, comma 1, lett. f), l. n. 91 del 1992, costituisce esplicazione del potere sovrano dello Stato di ampliare il numero dei propri cittadini e si qualifica quale atto squisitamente discrezionale di alta amministrazione, condizionato all&#8217;esistenza di un interesse pubblico che con lo stesso atto si intende raggiungere e da uno status &lt;&lt;illesae dignitatis&gt;&gt;, morale e civile, dello straniero richiedente, cui non corrisponde un diritto soggettivo all&#8217;acquisto della cittadinanza.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Pertanto, la valutazione ampiamente discrezionale, sindacabile nei ristretti ambiti del controllo estrinseco e formale, si traduce in un apprezzamento di opportunità, circa lo stabile inserimento dello straniero nella comunità nazionale, sulle ragioni che lo inducono a chiedere la nazionalità italiana e riguardo alle sue possibilità di rispettare i doveri che derivano dall&#8217;appartenenza alla comunità nazionale, rilevando tutti gli aspetti da cui è possibile desumere l&#8217;integrazione del richiedente nella comunità nazionale, sotto il profilo della conoscenza e osservanza delle regole giuridiche, civili e culturali che farebbero dello straniero un buon cittadino” (Cons. Stato, Sez III, n. 3409/2022).</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Secondo l’orientamento consolidato del Consiglio di Stato, la valutazione dell’Amministrazione competente in sede di procedimento di riconoscimento della cittadinanza ha “matrice squisitamente</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">discrezionale” ed ai fini del suo compimento “viene in rilievo l&#8217;interesse superiore dell&#8217;ordinamento a non attribuire lo &lt;&lt;status&gt;&gt; di cittadino a chi non offra piene garanzie di rispettare i valori fondamentali sui quali si fonda la comunità statuale” (ex multis Cons. Stato, Sez. III: n.6720/2021; n. 2102/2019 e n. 6704/2018).</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Orbene nella specie la ricorrente risulta aver riportato una condanna infradecennale- e il fatto che sia pronosticata una istanza di riabilitazione non esclude la sussistenza al momento della valutazione della domanda di una circostanza ostativa-, rafforzata dalla mancata indicazione della stessa nella domanda, con l’ulteriore violazione di elementari principi di <i>clare loqui</i> riconnessi alla normativa ex dpr 445/2000, sicchè la determinazione negativa è congruamente motivata, restando sempre ammissibile la ripresentazione della domanda una volta eliminata la ridetta causa ostativa.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Il ricorso va dunque respinto, potendosi compensare le spese di lite.</p>
<p class="fatto" style="text-align: center;">P.Q.M.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Quinta Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Spese compensate.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall&#8217;autorità amministrativa.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ritenuto che sussistano i presupposti di cui di cui all&#8217;articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e all&#8217;articolo 9, paragrafi 1 e 4, del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016 e all’articolo 2-septies del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, come modificato dal decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 101, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all&#8217;oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque ivi citate.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 22 maggio 2026 con l&#8217;intervento dei magistrati:</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Riccardo Savoia, Presidente, Estensore</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Giovanni Ricchiuto, Consigliere</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Antonietta Giudice, Primo Referendario</p>
<p>Views: 2</p><p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sulla-natura-giuridica-del-provvedimento-di-concessione-della-cittadinanza-2/">Sulla natura giuridica del provvedimento di concessione della cittadinanza.</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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		<item>
		<title>Sull&#8217;insussistenza dell&#8217;obbligo di provvedere della p.a. a fronte di istanze di annullamento in autotutela dei privati.</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sullinsussistenza-dellobbligo-di-provvedere-della-p-a-a-fronte-di-istanze-di-annullamento-in-autotutela-dei-privati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 09:08:13 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/?post_type=cpt_387&#038;p=90810</guid>

					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sullinsussistenza-dellobbligo-di-provvedere-della-p-a-a-fronte-di-istanze-di-annullamento-in-autotutela-dei-privati/">Sull&#8217;insussistenza dell&#8217;obbligo di provvedere della p.a. a fronte di istanze di annullamento in autotutela dei privati.</a></p>
<p>Atto amministrativo &#8211; Riesame &#8211; Istanza di autotutela &#8211; Obbligo di provvedere della p.a. &#8211; Insussistenza. L’istanza di autotutela, volta a provocare un riesame degli atti dell’Amministrazione, non è idonea a provocare un obbligo di provvedere della PA, la cui inerzia sia stigmatizzabile con ricorso avverso il silenzio. Invero, in</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sullinsussistenza-dellobbligo-di-provvedere-della-p-a-a-fronte-di-istanze-di-annullamento-in-autotutela-dei-privati/">Sull&#8217;insussistenza dell&#8217;obbligo di provvedere della p.a. a fronte di istanze di annullamento in autotutela dei privati.</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenza/sullinsussistenza-dellobbligo-di-provvedere-della-p-a-a-fronte-di-istanze-di-annullamento-in-autotutela-dei-privati/">Sull&#8217;insussistenza dell&#8217;obbligo di provvedere della p.a. a fronte di istanze di annullamento in autotutela dei privati.</a></p>
<p style="text-align: justify;">Atto amministrativo &#8211; Riesame &#8211; Istanza di autotutela &#8211; Obbligo di provvedere della p.a. &#8211; Insussistenza.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">L’istanza di autotutela, volta a provocare un riesame degli atti dell’Amministrazione, non è idonea a provocare un obbligo di provvedere della PA, la cui inerzia sia stigmatizzabile con ricorso avverso il silenzio. Invero, in caso di presentazione di istanza di autotutela, l&#8217;Amministrazione non ha l&#8217;obbligo di pronunciarsi in maniera esplicita in quanto costituisce una manifestazione tipica della discrezionalità amministrativa, di cui è titolare in via esclusiva l&#8217;amministrazione per la tutela dell&#8217;interesse pubblico; non è quindi configurabile un obbligo di provvedere a fronte di istanze di riesame di atti precedentemente emanati, conseguente alla natura officiosa e ampiamente discrezionale, soprattutto nell&#8217;<em>an</em>, del potere di autotutela ed al fatto che, rispetto all&#8217;esercizio di tale potere, il privato può avanzare solo mere sollecitazioni o segnalazioni prive di valore giuridicamente cogente.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Pres. Caminiti &#8211; Est. Raganella</p>
<hr />
<p class="repubblica" style="text-align: center;">REPUBBLICA ITALIANA</p>
<p class="innome" style="text-align: center;">IN NOME DEL POPOLO ITALIANO</p>
<p class="sezione" style="text-align: center;">Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio</p>
<p class="sezione" style="text-align: center;">(Sezione Quarta Quater)</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">ha pronunciato la presente</p>
<p class="sezione" style="text-align: center;">SENTENZA</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">sul ricorso numero di registro generale 5021 del 2026, proposto da<br />
Armando Francesco Ruzzetto, rappresentato e difeso dall&#8217;avvocato Guido Rimini, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;</p>
<p class="contro" style="text-align: center;">contro</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ministero dell&#8217;Agricoltura della Sovranita&#8217; Alimentare e delle Foreste, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall&#8217;Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;</p>
<p class="contro" style="text-align: justify;">Per l’impugnazione del silenzio-inadempimento serbato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste sulle istanze presentate dal ricorrente in data 22 ottobre 2025 e 7 gennaio 2026, volte ad ottenere il riesame e/o la motivazione della mancata nomina quale Handicapper nei convegni di corse al galoppo.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visti il ricorso e i relativi allegati;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visto l&#8217;atto di costituzione in giudizio di Ministero dell&#8217;Agricoltura della Sovranita&#8217; Alimentare e delle Foreste;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Visti tutti gli atti della causa;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Relatore nella camera di consiglio del giorno 8 luglio 2026 il dott. Emiliano Raganella e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.</p>
<p class="fatto" style="text-align: center;">FATTO e DIRITTO</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Parte ricorrente ha impugnato il silenzio-inadempimento serbato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste sulle istanze presentate in data 22 ottobre 2025 e 7 gennaio 2026, volte ad ottenere il riesame e/o la motivazione della mancata nomina quale Handicapper nei convegni di corse al galoppo.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Il Sig. Ruzzetto riferisce di essere un funzionario di gara iscritto, sin dalla sua istituzione, nella Sezione III – Funzionari di gara e nella Sezione IV – Handicapper dell’Elenco dei giudici addetti al controllo e disciplina delle corse al galoppo, di cui all’art. 4 del D.M. n. 11930 del 23 febbraio 2015. Egli risulta essere il funzionario con la maggiore anzianità di iscrizione nella sezione IV.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Per anni, e ininterrottamente per oltre un anno fino a maggio 2025, il ricorrente ha svolto con comprovata competenza e professionalità il ruolo di Handicapper, figura tecnica di primario rilievo nell’ambito delle corse al galoppo.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Con nota PEC del 19 maggio 2025, il Sig. Ruzzetto comunicava una “indisponibilità momentanea” all’incarico di Handicapper per i mesi di giugno, luglio e agosto 2025, confermando la piena disponibilità per altre tipologie di nomine.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ciononostante, a partire dal mese di settembre 2025 e per tutti i mesi successivi (ottobre, novembre e dicembre 2025, gennaio e febbraio 2026), è stato sistematicamente escluso dai decreti di nomina dei funzionari di gara per il ruolo di Handicapper, a fronte della nomina di altri quattro colleghi di più recente iscrizione nell’elenco.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Presentava al Ministero resistente due formali istanze: – in data 22 ottobre 2025, un’istanza di riesame per la mancata nomina relativa ai mesi di novembre e dicembre 2025, con la quale chiedeva una verifica della regolarità dei criteri applicati e, in subordine, una motivazione scritta e dettagliata delle ragioni della sua esclusione; – in data 7 gennaio 2026, un’istanza di riesame in autotutela relativa alla mancata nomina per i mesi di gennaio e febbraio 2026, con la quale reiterava la richiesta di riesame del provvedimento e, in subordine, di una motivazione esplicita.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Riferisce che entrambe le istanze, regolarmente pervenute all’Amministrazione, sono rimaste inevase.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Si è costituita l’Amministrazione resistente chiedendo il rigetto del ricorso.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Alla camera di consiglio dell’8 luglio 2026 il ricorso è stato trattenuto in decisione.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Per le condivisibili argomentazioni sostenute dall’amministrazione resistente, il ricorso è infondato perché manca l’ubi consistam dell’azione avverso il silenzio, ossia l’obbligo di provvedere dell’Amministrazione ai sensi degli artt. 2, L. 241/1990 e 31 c.p.a.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Le due istanze, sulla cui base parte ricorrente agisce ex art.31 c.p.a., sono delle mere istanze di riesame o di autotutela.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Dunque, l’odierno contenzioso ha ad oggetto il preteso obbligo di provvedere del Ministero, che scaturirebbe dalla proposizione di due istanze di autotutela, volte a provocare la revisione di scelte effettuate dall’Amministrazione.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">E’principio consolidato nella giurisprudenza amministrativa che l’istanza di autotutela, volta a provocare un riesame degli atti dell’Amministrazione, non è idonea a provocare un obbligo di provvedere della PA, la cui inerzia sia stigmatizzabile con ricorso avverso il silenzio. Il Consiglio di Stato ha affermato quanto di seguito (Cons. St., Sez. VI, sent. N. 311/2025): “ <i>È sufficiente sul punto richiamare il granitico orientamento anche di questa Sezione secondo cui “In caso di presentazione di istanza di autotutela, l&#8217;Amministrazione non ha l&#8217;obbligo di pronunciarsi in maniera esplicita in quanto costituisce una manifestazione tipica della discrezionalità amministrativa, di cui è titolare in via esclusiva l&#8217;amministrazione per la tutela dell&#8217;interesse pubblico; non è quindi configurabile un obbligo di provvedere a fronte di istanze di riesame di atti precedentemente emanati, conseguente alla natura officiosa e ampiamente discrezionale, soprattutto nell&#8217;an, del potere di autotutela ed al fatto che, rispetto all&#8217;esercizio di tale potere, il privato può avanzare solo mere sollecitazioni o segnalazioni prive di valore giuridicamente cogente” (Consiglio di Stato sez. IV, 21/05/2024, n.4518).</i><i></i></p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Il ricorso, pertanto, deve essere respinto, con compensazione delle spese di lite, attesa la peculiarità delle questioni trattate.</p>
<p class="fatto" style="text-align: center;">P.Q.M.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Quarta Quater), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Spese compensate.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall&#8217;autorità amministrativa.</p>
<p class="popolo" style="text-align: justify;">Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 8 luglio 2026 con l&#8217;intervento dei magistrati:</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Mariangela Caminiti, Presidente</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Salvatore Gatto Costantino, Consigliere</p>
<p class="tabula" style="text-align: justify;">Emiliano Raganella, Consigliere, Estensore</p>
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