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	<title>Tribunale dell&#039;Unione europea Archivi - Giustamm</title>
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	<title>Tribunale dell&#039;Unione europea Archivi - Giustamm</title>
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		<title>Tribunale dell&#8217;Unione europea &#8211; Sentenza &#8211; 19/12/2019 n.T-211/18</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/tribunale-dellunione-europea-sentenza-19-12-2019-n-t-211-18/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Dec 2019 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/tribunale-dellunione-europea-sentenza-19-12-2019-n-t-211-18/">Tribunale dell&#8217;Unione europea &#8211; Sentenza &#8211; 19/12/2019 n.T-211/18</a></p>
<p>Pres. Est. D. Spielmann 1. Medicinali ad uso umano &#8211; Autorizzazione all&#8217;immissione in commercio (AIC) &#8211; Decisione della Commissione a norma del regolamento n. 726/2004 &#8211; In genere &#8211; Avvenuta autorizzazione in paesi terzi &#8211; Rilevanza &#8211; Esclusione.Â 2. Medicinali ad uso umano &#8211; Autorizzazione all&#8217;immissione in commercio (AIC) &#8211;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/tribunale-dellunione-europea-sentenza-19-12-2019-n-t-211-18/">Tribunale dell&#8217;Unione europea &#8211; Sentenza &#8211; 19/12/2019 n.T-211/18</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/tribunale-dellunione-europea-sentenza-19-12-2019-n-t-211-18/">Tribunale dell&#8217;Unione europea &#8211; Sentenza &#8211; 19/12/2019 n.T-211/18</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">Pres. Est. D. Spielmann</span></p>
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<p><span style="color: #ff0000;"></p>
<div style="text-align: justify;">1. Medicinali ad uso umano &#8211; Autorizzazione all&#8217;immissione in commercio (AIC) &#8211; Decisione della Commissione a norma del regolamento n. 726/2004 &#8211; In genere &#8211; Avvenuta autorizzazione in paesi terzi &#8211; Rilevanza &#8211; Esclusione.Â 2. Medicinali ad uso umano &#8211; Autorizzazione all&#8217;immissione in commercio (AIC) &#8211; Procedimento &#8211; Onere della prova degli effetti terapeutici positivi e dei rischi &#8211; Spettanza &#8211; Al richiedente.Â 3. Medicinali ad uso umano &#8211; Autorizzazione all&#8217;immissione in commercio &#8211; Discrezionalità  &#8211; Ampiezza &#8211; Sindacato giurisdizionale &#8211; Caratteri &#8211; Effettivo esercizio della discrezionalità  &#8211; Conseguenze &#8211; Obbligo di motivazione &#8211; Contenuto.Â 4. Medicinali ad uso umano &#8211; Autorizzazione all&#8217;immissione in commercio &#8211; Parere del Comitato per i medicinali ad uso umano (CHMP) &#8211; Impugnabilità  &#8211; Esclusione. &#8211; Conseguenze &#8211; Irricevibilità .Â </div>
<p></span></p>
<hr />
<div style="text-align: justify;"><em>1. La decisione di rilasciare o meno una autorizzazione all&#8217;immissione in commercio deve basarsi su un elevato livello di tutela della salute pubblica, deve essere adottata esclusivamente in base ai criteri di sicurezza, efficacia e innocuità  derivanti dalle disposizioni del diritto Unione europea applicabili e la circostanza che il medicinale sia stato giù  autorizzato in paesi terzi non può essere invocato come argomento.Â 2. Grava sul richiedente l&#8217;autorizzazione l&#8217;onere di dimostrare l&#8217;innocuità  e l&#8217;efficacia del medicinale per il quale chiede l&#8217;AIC, provando che il medicinale presenta un rapporto rischio/beneficio favorevole.Â 3. Le autorità  dell&#8217;unione europea dispongono di un ampio potere discrezionale in ordine alla valutazione degli elementi di fatto di ordine scientifico e tecnico altamente complessi per determinare la natura e l&#8217;ampiezza delle misure che esse adottano e, pertanto, il sindacato del giudice deve limitarsi a valutare l&#8217;errore manifesto, lo sviamento di potere o l&#8217;evidente superamento dei limiti del loro potere discrezionale nè può sostituirsi alla valutazione degli elementi di fatto di ordine scientifico e tecnico. Le autorità  dell&#8217;Unione devono tuttavia, per il tramite della motivazione del provvedimento, essere in grado di dimostrare di aver effettivamente esercitato la discrezionalità  loro rimessa, valutando tutti i profili rilevanti nella caso di specie e stabilendo un nesso comprensibile tra accertamenti scientifici e conclusioni che ne scaturiscono. 4. E&#8217; irricevibile il ricorso nella parte in cui volto all&#8217;impugnazione del parere reso nel corso del procedimento di autorizzazione all&#8217;immissione in commercio dal Comitato per i medicinali ad uso umano (CHMP) poichè si tratta di una atto preparatorio che non fissa definitivamente la posizione della Commissione e che non è, pertanto, autonomamente impugnabile costituendo invece parte integrante della motivazione della decisione finale.Â </em></div>
<p> Â <br /> </p>
<hr />
<p><span style="color: #999999;"></span></p>
<hr />
<div style="text-align: justify;"> SENTENZA DEL TRIBUNALE (Sesta Sezione)<br /> 19 dicembre 2019<br />«Medicinali per uso umano &#8211; Domanda di autorizzazione all&#8217;immissione in commercio del medicinale FanaptumÂ &#8211; iloperidone &#8211; Decisione di rifiuto della Commissione &#8211; Regolamento (CE) n.Â 726/2004Â &#8211; Valutazione scientifica dei rischi e benefici di un medicinale &#8211; Obbligo di motivazione &#8211; Errore manifesto di valutazione &#8211; Proporzionalità Â &#8211; Parità  di trattamento»<br /> Nella causa T-211/18,<br /> <strong>Vanda Pharmaceuticals Ltd,</strong>Â con sede in Londra (Regno Unito), rappresentata da M.Â Meulenbelt, B.Â Natens, A.-S.Â Melin e C.Â Muttin, avvocati,<br /> ricorrente,<br /> contro<br /> <strong>Commissione europea,</strong>Â rappresentata da L.Â Haasbeek e A.Â Sipos, in qualità  di agenti,<br /> convenuta,<br /> avente ad oggetto una domanda fondata sull&#8217;articolo 263Â TFUE e diretta all&#8217;annullamento, da un lato, della decisione di esecuzione C (2018) 252 final della Commissione, del 15 gennaio 2018, recante diniego di autorizzazione all&#8217;immissione in commercio, ai sensi del regolamento (CE) n.Â 726/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 31 marzo 2004, che stabilisce le procedure comunitarie per l&#8217;autorizzazione e la sorveglianza dei medicinali per uso umano e veterinario, e che istituisce l&#8217;agenzia europea per i medicinali (GU 2004, LÂ 136, pag.Â 1), per il medicinale per uso umano FanaptumÂ &#8211; iloperidone e, dall&#8217;altro, del parere nonchè della relazione di valutazione del comitato per i medicinali per uso umano dell&#8217;Agenzia europea per i medicinali (EMA) del 9 novembre 2017,<br /> IL TRIBUNALE (Sesta Sezione),<br /> composto da D.Â Spielmann (relatore), facente funzione di presidente, Z.Â Csehi e O.Â Spineanu-Matei, giudici,<br /> cancelliere: P.Â Cullen, amministratore<br /> vista la fase scritta del procedimento e in seguito all&#8217;udienza dell&#8217;8 luglio 2019,<br /> ha pronunciato la seguente<br /> <strong>Sentenza</strong><br /> <strong>Â Fatti</strong><br /> <a>1</a>Â Â Â Â  La ricorrente, Vanda Pharmaceuticals Ltd, negli Stati Uniti è titolare di un&#8217;autorizzazione all&#8217;immissione in commercio (in prosieguo: l&#8217;«AIC») per il medicinale Fanaptum, che contiene la sostanza attiva iloperidone (in prosieguo: l&#8217;«iloperidone»).<br /> <a>2</a>Â Â Â Â Â Â Â Â Il medicinale Fanaptum, indicato per il trattamento dei sintomi della schizofrenia negli adulti, ha un profilo corrispondente ad un antipsicotico cosiddetto di «seconda generazione». E&#8217; commercializzato negli Stati Uniti dal 2010, nonchè in Israele e in Messico dal 2012.<br /> <a>3</a>Â Â Â Â Â Â Â Â Il 4 dicembre 2015, la ricorrente ha presentato all&#8217;Agenzia europea dei medicinali (EMA) una domanda di AIC del medicinale Fanaptum, in applicazione dell&#8217;articolo 4 del regolamento (CE) n.Â 726/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del 31 marzo 2004 che istituisce procedure comunitarie per l&#8217;autorizzazione e la sorveglianza dei medicinali per uso umano e veterinario, e che istituisce l&#8217;agenzia europea per i medicinali (GU 2004, LÂ 136, pag.Â 1), quale modificato.<br /> <a>4</a>Â Â Â Â Â Â Â Â Tale domanda, presentata a norma dell&#8217;articolo 3, paragrafo 2, lettera a), del regolamento n.Â 726/2004, si basava su un fascicolo composto da informazioni amministrative, dati qualitativi esaurienti, dati clinici e non clinici basati su proprie sperimentazioni e studi condotti dalla ricorrente e da riferimenti bibliografici che sostituiscono e avvalorano determinate sperimentazioni o studi.<br /> <a>5</a>Â Â Â Â Â Â Â Â Il 5 maggio 2017, l&#8217;EMA ha istituito un gruppo scientifico consultivo incaricato di trattare le questioni sollevate dal comitato per i medicinali per uso umano (in prosieguo: il «CHMP»). In tale contesto, la ricorrente ha diffuso una nota informativa e ha effettuato una presentazione.<br /> <a>6</a>Â Â Â Â Â Â Â Â Il 17 maggio 2017, la ricorrente ha fornito una spiegazione orale al CHMP. Ha trattato le questioni in sospeso attraverso una presentazione.<br /> <a>7</a>Â Â Â Â Â Â Â Â Il 20 luglio 2017, il CHMP ha emesso un parere negativo e ha adottato una relazione di valutazione, raccomandando il rifiuto di AIC per il medicinale Fanaptum.<br /> <a>8</a>Â Â Â Â Â Â Â Â Il 27 luglio 2017, la ricorrente ha chiesto all&#8217;EMA di riesaminare il parere negativo del CHMP del 20 luglio 2017. Il 26 settembre 2017, la ricorrente ha presentato una motivazione dettagliata a sostegno di detta domanda di riesame.<br /> <a>9</a>Â Â Â Â Â Â Â Â Il 30 ottobre 2017, è stato istituito un altro gruppo scientifico consultivo per trattare le questioni sollevate dal CHMP durante la procedura di riesame relativa all&#8217;iloperidone. In tale contesto, la ricorrente ha effettuato una presentazione.<br /> <a>10</a>Â Â Â Â Â Â Il 5 novembre 2017, l&#8217;ultima relazione di valutazione congiunta è stata distribuita a tutti i membri del CHMP. Il 6 novembre 2017, la ricorrente ha ricevuto la «relazione di valutazione congiunta aggiornata dei correlatori sui motivi invocati a sostegno della procedura di riesame», datata 11 ottobre 2017.<br /> <a>11</a>Â Â Â Â Â Â Il 6 novembre 2017, la ricorrente ha ricevuto il verbale della riunione del gruppo scientifico consultivo dell&#8217;ottobre 2017. La ricorrente ha presentato le proprie osservazioni in merito a tale verbale in pari data.<br /> <a>12</a>Â Â Â Â Â Â Il 7 novembre 2017, la ricorrente ha fornito una spiegazione orale al CHMP.<br /> <a>13</a>Â Â Â Â Â Â Durante tale audizione, il CHMP e la ricorrente hanno esaminato i motivi dettagliati del riesame. La ricorrente ha spiegato la sua domanda di riesame mediante una presentazione.<br /> <a>14</a>Â Â Â Â Â Â Il 9 novembre 2017, sono stati forniti alla ricorrente un documento intitolato «Conclusioni scientifiche e motivi di rifiuto» contenente il parere dell&#8217;EMA formulato dal CHMP (in prosieguo: il «parere del CHMP») nonchè la relazione di valutazione scientifica del CHMP (in prosieguo: la «relazione di valutazione del CHMP»).<br /> <a>15</a>Â Â Â Â Â Â Il 15 gennaio 2018, la Commissione europea ha adottato la decisione di esecuzione C (2018) 252 final recante diniego di un&#8217;AIC a norma del regolamento n.Â 726/2004 per il «FanaptumÂ &#8211; iloperidone», un medicinale per uso umano (in prosieguo: la «decisione di esecuzione»), notificata alla ricorrente il 16 gennaio 2018.<br /> <a>16</a>Â Â Â Â Â Â L&#8217;allegato I della decisione di esecuzione, intitolato «Conclusioni scientifiche e motivi di rifiuto presentati dall&#8217;EMa», che corrisponde al parere del CHMP, afferma in particolare quanto segue:<br />«Tenuto conto di tutti i dati clinici e non clinici disponibili (compreso lo studio completo dedicato all&#8217;intervallo QTc, il programma clinico globale e i casi di morti cardiache/improvvise rimaste senza spiegazione, nelle sperimentazioni cliniche e dopo l&#8217;immissione in commercio), l&#8217;iloperidone possiede un notevole potenziale aritmogeno in funzione dell&#8217;esposizione. Si ritiene che le [misure di minimizzazione del rischio] proposte non consentano di affrontare adeguatamente il rischio individuato in questo caso specifico. Di conseguenza, la sicurezza dell&#8217;iloperidone non è stata sufficientemente dimostrata.<br /> Peraltro, l&#8217;efficacia dell&#8217;iloperidone è moderata. Inoltre, il medicinale ha mostrato un inizio lento di azione, che costituisce una preoccupazione maggiore per il trattamento di un&#8217;acuta esacerbazione della schizofrenia. Di conseguenza, e tenendo conto della sicurezza globale e del profilo di efficacia dell&#8217;iloperidone, è impossibile identificare la popolazione di pazienti per i quali il beneficio del trattamento sarebbe considerato superiore ai principali problemi di sicurezza.<br /> Tenuto conto degli elementi che precedono, il rapporto rischio/beneficio dell&#8217;iloperidone è considerato negativo».<br /> <strong>Â Procedimento e conclusioni delle parti</strong><br /> <a>17</a>Â Â Â Â Â Â Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 26 marzo 2018, la ricorrente ha proposto il presente ricorso.<br /> <a>18</a>Â Â Â Â Â Â Con atto depositato presso la cancelleria del Tribunale il 4 maggio 2018, la ricorrente ha presentato una domanda motivata, ai sensi dell&#8217;articolo 66 del regolamento di procedura del Tribunale, affinchè taluni dati contenuti in allegato al ricorso non siano menzionati nei documenti attinenti alla presente causa che potrebbero essere accessibili al pubblico. Alla luce delle precisazioni fornite dalla ricorrente, è stato deciso di dare seguito favorevole a tale richiesta.<br /> <a>19</a>Â Â Â Â Â Â Con atto depositato presso la cancelleria del Tribunale il 13 luglio 2018, la Commissione ha depositato il controricorso.<br /> <a>20</a>Â Â Â Â Â Â La replica è stata depositata presso la cancelleria del Tribunale il 18 settembre 2018.<br /> <a>21</a>Â Â Â Â Â Â Il 30 ottobre 2018, la Commissione ha depositato presso la cancelleria del Tribunale una controreplica, in seguito alla quale è stata chiusa la fase scritta del procedimento.<br /> <a>22</a>Â Â Â Â Â Â Con atto depositato presso la cancelleria del Tribunale il 27 novembre 2018, la ricorrente ha chiesto lo svolgimento di un&#8217;udienza di discussione, ai sensi dell&#8217;articolo 106, paragrafo 2, del regolamento di procedura.<br /> <a>23</a>Â Â Â Â Â Â Su proposta del giudice relatore, il Tribunale (Sesta Sezione) ha deciso di avviare la fase orale e, nell&#8217;ambito delle misure di organizzazione del procedimento previste dall&#8217;articolo 89 del regolamento di procedura, ha posto taluni quesiti alle parti ai fini di una risposta scritta. Le parti hanno ottemperato a tali misure entro il termine impartito.<br /> <a>24</a>Â Â Â Â Â Â Le parti hanno svolto le loro difese orali e hanno risposto ai quesiti posti dal Tribunale all&#8217;udienza dell&#8217;8 luglio 2019.<br /> <a>25</a>Â Â Â Â Â Â La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:<br /> -Â Â Â Â Â Â Â dichiarare il ricorso ricevibile;<br /> -Â Â Â Â Â Â Â annullare, da un lato, la decisione di esecuzione e, dall&#8217;altro, il parere e la relazione di valutazione del CHMP del 9 novembre 2017;<br /> -Â Â Â Â Â Â Â in subordine, annullare unicamente la decisione di esecuzione;<br /> -Â Â Â Â Â Â Â condannare la Commissione alle spese.<br /> <a>26</a>Â Â Â Â Â Â La Commissione chiede che il Tribunale voglia:<br /> -Â Â Â Â Â Â Â respingere il ricorso in quanto parzialmente irricevibile e, ad ogni modo, infondato;<br /> -Â Â Â Â Â Â Â condannare la ricorrente alle spese.<br /> <strong>Â In diritto</strong><br /> <em>Â <strong>Sulla ricevibilità </strong></em><br /> <a>27</a>Â Â Â Â Â Â La Commissione eccepisce l&#8217;irricevibilità  del presente ricorso di annullamento nella parte in cui è diretto contro il parere e la relazione di valutazione del CHMP. Essa sostiene che, sebbene, per giurisprudenza costante, questi due atti costituiscano parte integrante della decisione di esecuzione, tuttavia essi costituiscono solo misure preparatorie di tale decisione. Nella sua controreplica, la Commissione precisa che, sebbene nella replica la ricorrente sembri affermare di non aver mai inteso chiedere l&#8217;annullamento del parere e della relazione di valutazione del CHMP in modo indipendente, tale intenzione non emerge chiaramente dalle conclusioni presentate nel ricorso.<br /> <a>28</a>Â Â Â Â Â Â La ricorrente osserva che la Commissione non contesta la ricevibilità  del presente ricorso nella parte in cui è diretto contro la decisione di esecuzione. Contrariamente a quanto lascerebbe intendere la Commissione, essa ritiene inoltre di non sostenere che il parere e la relazione di valutazione del CHMP debbano «essere oggetto di un ricorso di annullamento distinto e indipendente». Poichè, conformemente alla giurisprudenza, il parere e la relazione di valutazione del CHMP costituiscono parte integrante della decisione di esecuzione, l&#8217;atto impugnato sarebbe costituito da questi tre atti.<br /> <a>29</a>Â Â Â Â Â Â Secondo una giurisprudenza consolidata, solo i provvedimenti che fissano definitivamente la posizione dell&#8217;istituzione al termine di questa procedura costituiscono atti impugnabili ai sensi dell&#8217;articolo 263Â TFUE, ad eccezione dei «provvedimenti intermedi il cui scopo è quello di preparare la decisione finale» (sentenza dell&#8217;11 novembre 1981, IBM/Commissione, 60/81, EU:C:1981:264, punto 10; v. anche sentenze del 26 gennaio 2010, Internationaler Hilfsfonds/Commissione, C-362/08Â P, EU:C:2010:40, punto 52 e giurisprudenza ivi citata, e del 15 marzo 2017, Stichting Woonpunt e a./Commissione, C-415/15Â P, EU:C:2017:216, punto 44 e giurisprudenza ivi citata).<br /> <a>30</a>Â Â Â Â Â Â Dalla giurisprudenza risulta inoltre che, nell&#8217;ambito della procedura di esame di una domanda di AIC, il parere scientifico finale &#8211; nella fattispecie il parere del CHMPÂ &#8211; costituisce una misura intermedia il cui obiettivo è quello di preparare la decisione su tale domanda. Si tratta di un atto preparatorio che non fissa definitivamente la posizione della Commissione e che non è dunque un atto impugnabile ai sensi della giurisprudenza citata al precedente punto 29 (v., in tal senso, sentenza del 18 dicembre 2003, Olivieri/Commissione e EMEA, T-326/99, EU:T:2003:351, punto 53).<br /> <a>31</a>Â Â Â Â Â Â Queste considerazioni si applicano mutatis mutandis alla relazione di valutazione del CHMP, che a sua volta fa parte del parere del CHMP. Un parere o una relazione di valutazione del CHMP non può essere considerato l&#8217;atto definitivo, poichè il suo unico scopo è quello di preparare il progetto di decisione della Commissione conformemente all&#8217;articolo 10, paragrafo 1, del regolamento n.Â 726/2004 e la decisione definitiva della Commissione, che deve essere adottata sulla base dell&#8217;articolo 10, paragrafo 2, del regolamento n.Â 726/2004.<br /> <a>32</a>Â Â Â Â Â Â Inoltre, dalla giurisprudenza risulta che, nella misura in cui una decisione costituisce una mera conferma del parere dell&#8217;EMA, il contenuto di tale parere, come d&#8217;altronde quello della relazione di valutazione su cui si basa, costituisce parte integrante della motivazione di tale decisione, in particolare per quanto riguarda la valutazione scientifica del medicinale in questione (sentenza dell&#8217;11 giugno 2015, Laboratoires CTRS/Commissione, T-452/14, non pubblicata, EU:T:2015:373, punto 60; v. anche, in tal senso, sentenza del 18 dicembre 2003, Olivieri/Commissione e EMEA, T-326/99, EU:T:2003:351, punto 55).<br /> <a>33</a>Â Â Â Â Â Â Di conseguenza, nè il parere del CHMP nè la sua relazione di valutazione, che sono collegabili alla decisione di esecuzione, possono essere oggetto di un ricorso di annullamento distinto e indipendente. Infatti, le domande di annullamento del parere e della relazione del CHMP sono prive di contenuto autonomo e di fatto si confondono con quelle dirette contro la decisione di esecuzione.<br /> <a>34</a>Â Â Â Â Â Â Di conseguenza, e sebbene la ricorrente abbia indicato in udienza che con il presente ricorso non intendeva chiedere «separatamente» l&#8217;annullamento del parere e della relazione di valutazione del CHMP, il ricorso di annullamento deve essere dichiarato irricevibile nella parte in cui è diretto contro il parere e la relazione di valutazione del CHMP.Â Per contro, il presente ricorso è ricevibile nella parte in cui è diretto contro la decisione di esecuzione (in prosieguo: la «decisione impugnata»).<br /> <a>35</a>Â Â Â Â Â Â Ciù² premesso, nel valutare la motivazione e la fondatezza della decisione impugnata, occorre tener conto del parere e della relazione di valutazione del CHMP.Â Infatti, nei limiti in cui tale decisione è una mera conferma del parere dell&#8217;EMA, il contenuto di tale parere, come d&#8217;altronde quello della relazione di valutazione su cui si basa, costituisce parte integrante della motivazione della suddetta decisione, in particolare per quanto riguarda la valutazione scientifica del medicinale di cui trattasi.<br /> <a>36</a>Â Â Â Â Â Â Per quanto riguarda la versione esatta della relazione di valutazione da prendere in considerazione, questione oggetto di discussioni tra le parti, si tratta senz&#8217;altro della relazione del CHMP del 9 novembre 2017.<br /> <a>37</a>Â Â Â Â Â Â Infatti, poichè, come indicato nel considerando 23 del regolamento n.Â 726/2004, «[l]&#8217;elaborazione dei pareri dell'[EMA] su ogni questione relativa ai medicinali per uso umano dovrebbe spettare esclusivamente a un comitato per i medicinali per uso umano» e non ai singoli membri di tale comitato, la «relazione di valutazione congiunta aggiornata dei correlatori sui motivi invocati ai fini delle procedure di riesame» dell&#8217;11 ottobre 2017, che, come sostiene la ricorrente, sarebbe stata distribuita a tutti i membri del CHMP il 5 novembre 2017, in linea di principio, non può essere presa in considerazione come «ultima relazione di valutazione».<br /> <a>38</a>Â Â Â Â Â Â Come giustamente rilevato dalla Commissione, la relazione di cui trattasi è un documento che espone i punti di vista dei correlatori e che è stato predisposto per facilitare il dibattito scientifico con la ricorrente e all&#8217;interno dell&#8217;organo collegiale del CHMP. Il suddetto documento non riflette in alcun caso i pareri definitivi del CHMP, in quanto quest&#8217;ultimo si esprime attraverso pareri o raccomandazioni scientifici adottati in modo consensuale o a maggioranza assoluta dei suoi membri.<br /> <a>39</a>Â Â Â Â Â Â Tuttavia, sebbene le relazioni di valutazione intermedie elaborate nell&#8217;ambito della procedura di valutazione, compresi i documenti predisposti dai correlatori, come, nella fattispecie, la «relazione di valutazione congiunta aggiornata» dell&#8217;11 ottobre 2017 elaborata nell&#8217;ambito della procedura di riesame, debbano essere tenute distinte dalla relazione di valutazione definitiva del CHMP, non si può escludere fin dall&#8217;inizio che tali documenti intermedi siano atti a fornire al Tribunale delucidazioni su alcuni aspetti. In particolare, tali documenti possono essere presi in considerazione per determinare se le conclusioni scientifiche adottate in via definitiva dal CHMP nell&#8217;ambito della procedura di esame della domanda di AIC di cui trattasi nel caso di specie non siano viziate da un difetto di motivazione o da errori manifesti di valutazione.<br /> <em>Â <strong>Nel merito</strong></em><br /> <a>40</a>Â Â Â Â Â Â La ricorrente deduce cinque motivi a sostegno del proprio ricorso. Il primo motivo verte sul fatto che la valutazione dei rischi di aritmia che l&#8217;iloperidone potrebbe comportare è viziata da un difetto di motivazione, da un errore manifesto di valutazione e da una violazione del principio della parità  di trattamento. Il secondo motivo verte sul fatto che la valutazione delle misure di minimizzazione del rischio (in prosieguo: le «MMR») proposte per l&#8217;iloperidone è viziata da un difetto di motivazione, da un errore manifesto di valutazione nonchè da una violazione del principio di proporzionalità  sancito all&#8217;articolo 5, paragrafi 1 e 4, TUE, e del principio della parità  di trattamento. Il terzo motivo verte sul fatto che la valutazione delle conseguenze dell&#8217;inizio lento d&#8217;azione dell&#8217;iloperidone è viziata da un difetto di motivazione e da una violazione del principio di proporzionalità . Il quarto motivo verte sul fatto che l&#8217;obbligo di identificare una popolazione per la quale l&#8217;iloperidone darebbe risultati migliori rispetto ad altri prodotti viola i principi di attribuzione e di proporzionalità  (sanciti all&#8217;articolo 5, paragrafi da 1 a 3, TUE), l&#8217;articolo 12 e l&#8217;articolo 81, paragrafo 2, del regolamento n.Â 726/2004 nonchè il principio della parità  di trattamento. Il quinto e ultimo motivo verte sul fatto che la valutazione globale del rapporto rischio/beneficio dell&#8217;iloperidone è viziata da una motivazione insufficiente e, in ogni caso, è manifestamente errata.<br /> <em>Considerazioni preliminari sulla natura e la portata del controllo giurisdizionale</em><br /> <a>41</a>Â Â Â Â Â Â Nel caso di specie, sembra opportuno formulare, in via preliminare, una serie di considerazioni generali riguardanti, in primo luogo, la procedura centralizzata di AIC dei medicinali per uso umano (quale disciplinata in particolare dal regolamento n.Â 726/2004) e, in secondo luogo, la natura e la portata del controllo che il Tribunale è invitato ad effettuare quando un richiedente un&#8217;AIC contesta le conclusioni scientifiche che hanno indotto gli organi competenti a proporre di rifiutare l&#8217;AIC.<br /> -Â Â Â Â Â Â <em>Richiami sulle principali caratteristiche della procedura centralizzata di AIC dei medicinali, quale disciplinata dal regolamento n.Â 726/2004</em><br /> <a>42</a>Â Â Â Â Â Â Dalla motivazione del regolamento n.Â 726/2004 (v. segnatamente il considerando 19) emerge che la procedura centralizzata di autorizzazione dei medicinali ivi prevista si basa su una valutazione scientifica condotta dall&#8217;EMA del più¹ alto livello possibile della qualità , della sicurezza e dell&#8217;efficacia dei medicinali. Infatti, uno dei principali obiettivi del regime di autorizzazione previsto da detta disciplina è di garantire che ai pazienti non vengano somministrati medicinali con un rapporto rischio/beneficio negativo. A tal riguardo, conformemente all&#8217;articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2001/83/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 novembre 2001, recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano (GU 2001, LÂ 311, pag.Â 67), come modificata dalla direttiva 2012/26/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che modifica la direttiva 2001/83 per quanto riguarda la farmacovigilanza (GU 2012, LÂ 299, pag.Â 1), «nessun medicinale può essere immesso in commercio in uno Stato membro senza un&#8217;autorizzazione all&#8217;immissione in commercio delle autorità  competenti di detto Stato membro rilasciata a norma della [suddetta] direttiva oppure senza un&#8217;autorizzazione a norma del regolamento (&#038;) n.Â 726/2004 in combinato disposto con il regolamento (CE) n.Â 1901/2006 [del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativo ai medicinali per uso pediatrico e che modifica il regolamento (CEE) n.Â 1768/92, la direttiva 2001/20/CE, la direttiva 2001/83/CE e il regolamento (CE) n.Â 726/2004 (GU 2006, LÂ 378, pag.Â 1)]».<br /> <a>43</a>Â Â Â Â Â Â Da una lettura congiunta dell&#8217;articolo 1, punto 28Â bis, e dell&#8217;articolo 26 della direttiva 2001/83 nonchè dell&#8217;articolo 12 del regolamento n.Â 726/2004, alla luce del considerando 14 del medesimo regolamento, risulta che l&#8217;AIC è rifiutata quando, dopo la verifica delle informazioni e dei documenti pertinenti, risulta, in particolare, che il rapporto rischio/beneficio del medicinale di cui trattasi non è considerato favorevole. A tal riguardo, si tratta di valutare gli effetti terapeutici positivi del medicinale interessato in relazione ai rischi connessi al suo uso, vale a dire qualsiasi rischio per la salute del paziente o per la salute pubblica connesso alla qualità , alla sicurezza o all&#8217;efficacia del medicinale (v. articolo 1, punto 28, della direttiva 2001/83).<br /> <a>44</a>Â Â Â Â Â Â In tale contesto, l&#8217;onere della prova che ricorrono i presupposti per l&#8217;autorizzazione di un medicinale grava sul richiedente che deve segnatamente fornire dati scientifici al fine di dimostrare l&#8217;innocuità  e l&#8217;efficacia del medicinale (v., in tal senso, sentenza del 26 novembre 2002, Artegodan e a./Commissione, T-74/00, T-76/00, da T-83/00 a T-85/00, T-132/00, T-137/00 e T-141/00, EU:T:2002:283, punti 187 e 188). A tal riguardo, l&#8217;articolo 12, paragrafo 1, del regolamento n.Â 726/2004, prevede espressamente che l&#8217;AIC venga negata qualora, in esito alla verifica delle informazioni e dei documenti sottoposti a norma dell&#8217;articolo 6 del regolamento in parola risulti che il richiedente non abbia dimostrato in misura adeguata o sufficiente la qualità , la sicurezza o l&#8217;efficacia del medicinale per uso umano. In altri termini, non spetta all&#8217;autorità  incaricata dell&#8217;esame dell&#8217;AIC provare che un prodotto non è sicuro, ma al richiedente dell&#8217;AIC dimostrare che il medicinale in questione presenta un rapporto rischio/beneficio favorevole.<br /> <a>45</a>Â Â Â Â Â Â Inoltre, la decisione di rilasciare o meno un&#8217;AIC, che deve basarsi su un elevato livello di tutela della salute pubblica, deve essere adottata esclusivamente in base ai criteri di sicurezza, efficacia e innocuità  derivanti dalle disposizioni del diritto dell&#8217;Unione europea applicabili. Sebbene non si possa escludere che il richiedente un&#8217;AIC possa basarsi su dati pre- e post commercializzazione relativi a paesi terzi, in termini assoluti non si può invocare come argomento la circostanza che un&#8217;AIC è stata rilasciata in tali paesi (v., per analogia, per quanto riguarda l&#8217;ottenimento dello status di medicinale orfano, sentenza del 9 settembre 2010, Now Pharm/Commissione, T-74/08, EU:T:2010:376, punto 57).<br /> <a>46</a>Â Â Â Â Â Â A tal riguardo, va sottolineato che, al pari delle condizioni sostanziali di sospensione o di revoca di un&#8217;AIC, le condizioni di rilascio di un&#8217;AIC devono essere interpretate conformemente al principio generale elaborato dalla giurisprudenza secondo il quale la tutela della salute pubblica deve incontestabilmente assumere un&#8217;importanza preponderante rispetto a considerazioni di ordine economico (v. sentenza del 19 aprile 2012, Artegodan/Commissione, C-221/10Â P, EU:C:2012:216, punto 99 e giurisprudenza ivi citata). Inoltre, il principio di precauzione, che costituisce un principio generale del diritto dell&#8217;Unione, legittima segnatamente la Commissione a limitarsi a dimostrare che sussistono indizi seri e concludenti che consentono ragionevolmente di dubitare dell&#8217;innocuità  del medicinale di cui trattasi o anche dell&#8217;esistenza di un rapporto rischio/beneficio favorevole (v., per analogia, per quanto riguarda le decisioni di sospensione, revoca o modifica di un&#8217;AIC, sentenza del 3 dicembre 2015, PP Nature-Balance Lizenz/Commissione, C-82/15Â P, non pubblicata, EU:C:2015:796, punto 23 e giurisprudenza ivi citata).<br /> <a>47</a>Â Â Â Â Â Â Concretamente e come le parti concordano nel riconoscere, il processo di valutazione di qualsiasi domanda di AIC si basa su diverse fasi di valutazione e di discussione scientifiche con il richiedente l&#8217;AIC. In un primo momento, infatti, i dati presentati nella domanda sono valutati in parallelo da due gruppi indipendenti (i gruppi dei correlatori), che riferiscono le loro prime conclusioni e raccomandazioni. Questi ultimi sono oggetto di una prima valutazione scientifica ad opera del CHMP. A seguito di questa prima valutazione, in un secondo momento, il CHMP avvia una discussione con il richiedente in merito alla valutazione generale, evidenziando eventuali lacune nei dati e nell&#8217;analisi presentate e, se del caso, procedendo ad una o più¹ richieste di informazioni prima di formulare una conclusione definitiva. La conclusione definitiva su una domanda di AIC viene quindi adottata solo dopo vari cicli di discussioni, durante i quali vengono redatti diversi documenti intermedi, tra cui possono esserci le relazioni di alcuni relatori. Questi documenti intermedi rispecchiano solo lo stato di avanzamento della valutazione in una determinata fase. Una volta che il CHMP è soddisfatto della valutazione, siffatte relazioni vengono esaminate criticamente dai valutatori inter pares a livello di comitato e sono modificate sulla base dei risultati delle discussioni del comitato.<br /> <a>48</a>Â Â Â Â Â Â Nell&#8217;ambito di tale processo di valutazione, «l&#8217;elaborazione dei pareri dell'[EMA] su ogni questione relativa ai medicinali per uso umano dovrebbe spettare esclusivamente [al CHMP]» (v. considerando 23 e articolo 5, paragrafo 2, del regolamento n.Â 726/2004). Di conseguenza, i documenti eventualmente redatti dai correlatori &#8211; nella specie, in particolare, la relazione di valutazione congiunta dell&#8217;11 ottobre 2017 (distribuita a tutti i membri del CHMP il successivo 5 novembre) al quale la ricorrente intende, in parte, fare riferimento &#8211; devono essere tenuti distinti dalla relazione di valutazione finale del CHMP su cui si basa la decisione impugnata.<br /> -Â Â Â Â Â Â <em>Sull&#8217;estensione e sulla portata del controllo giurisdizionale</em><br /> <a>49</a>Â Â Â Â Â Â Si impongono inoltre talune precisazioni in merito all&#8217;estensione e alla portata del controllo giurisdizionale che nella specie è oggetto di discussione tra le parti. Nella sua replica, la ricorrente sostiene infatti che la Commissione, proponendo un&#8217;interpretazione eccessivamente restrittiva dell&#8217;estensione del controllo giurisdizionale, tenta una «strategia di opacizzazione» volta a convincere il Tribunale a non esaminare la fondatezza dei motivi dedotti e ad impedirgli di affrontare diverse questioni fondamentali relative alla compatibilità  della decisione impugnata con il diritto dell&#8217;Unione. Orbene, dalla giurisprudenza emergerebbe che il giudice dell&#8217;Unione è in condizione di valutare la legittimità  della valutazione scientifica operata dal CHMP (v., in tal senso, sentenza del 7 marzo 2013, Acino/Commissione, T-539/10, non pubblicata, EU:T:2013:110, punto 92 e giurisprudenza ivi citata) e, se del caso, di verificare se l&#8217;irregolarità  di tale valutazione integra una violazione delle forme sostanziali che inficia la legittimità  della decisione della Commissione (v. in tal senso, sentenza del 26 novembre 2002, Artegodan e a./Commissione, T-74/00, T-76/00, da T-83/00 a T-85/00, T-132/00, T-137/00 e T-141/00, EU:T:2002:283, punto 197).<br /> <a>50</a>Â Â Â Â Â Â A tal riguardo, secondo la giurisprudenza, in linea di principio, occorre distinguere il controllo che il giudice dell&#8217;Unione può essere chiamato ad effettuare, da un lato, sulla legittimità  esterna del parere scientifico del CHMP e, dall&#8217;altro, sull&#8217;esercizio da parte della Commissione del suo potere discrezionale (v., in tal senso, sentenze del 7 marzo 2013, Acino/Commissione, T-539/10, non pubblicata, EU:T:2013:110, punto 92, e dell&#8217;11 dicembre 2014, PP Nature-Balance Lizenz/Commissione, T-189/13, non pubblicata, EU:T:2014:1056, punto 33; v. anche, in tal senso e per analogia, sentenza del 26 novembre 2002, Artegodan e a./Commissione, T-74/00, T-76/00, da T-83/00 a T-85/00, T-132/00, T-137/00 e T-141/00, EU:T:2002:283, punto 199).<br /> <a>51</a>Â Â Â Â Â Â In merito all&#8217;esercizio, da parte della Commissione, del proprio potere discrezionale, occorre rammentare che, per giurisprudenza costante, poichè le autorità  dell&#8217;Unione dispongono di un ampio potere discrezionale, segnatamente quanto alla valutazione degli elementi di fatto di ordine scientifico e tecnico altamente complessi per determinare la natura e l&#8217;ampiezza delle misure che esse adottano, il sindacato del giudice dell&#8217;Unione deve limitarsi ad esaminare se l&#8217;esercizio di un tale potere non sia viziato da un errore manifesto o da uno sviamento di potere o ancora se tali autorità  non abbiano manifestamente oltrepassato i limiti del loro potere discrezionale. In un tale contesto, il giudice dell&#8217;Unione non può, infatti, sostituire la sua valutazione degli elementi di fatto di ordine scientifico e tecnico a quella delle autorità  dell&#8217;Unione, uniche depositarie di tale compito secondo quanto previsto dal Trattato FUE (v., in tal senso, sentenze del 21 luglio 2011, Etimine, C-15/10, EU:C:2011:504, punto 60; del 30 aprile 2015, Polynt e Sitre/ECHA, T-134/13, non pubblicata, EU:T:2015:254, punto 52, e dell&#8217;11 maggio 2017, Deza/ECHA, T-115/15, EU:T:2017:329, punto 163).<br /> <a>52</a>Â Â Â Â Â Â Va precisato che il potere discrezionale delle autorità  dell&#8217;Unione, che implica un controllo giurisdizionale limitato del suo esercizio, non riguarda esclusivamente la natura e la portata delle disposizioni da adottare, ma anche, in una certa misura, l&#8217;accertamento dei dati di base. Tuttavia, un siffatto controllo giurisdizionale, pur avendo portata limitata, richiede che le autorità  dell&#8217;Unione da cui promana l&#8217;atto di cui trattasi siano in grado di dimostrare dinanzi al giudice dell&#8217;Unione che l&#8217;atto è stato adottato attraverso un effettivo esercizio del loro potere discrezionale, che presuppone la valutazione di tutti gli elementi e di tutte le circostanze rilevanti della situazione che tale atto era inteso a disciplinare (v. sentenza dell&#8217;8 luglio 2010, Afton Chemical, C-343/09, EU:C:2010:419, punti 33 e 34 e giurisprudenza ivi citata; sentenze del 30 aprile 2015, Polynt e Sitre/ECHA, T-134/13, non pubblicata, EU:T:2015:254, punto 53, e dell&#8217;11 maggio 2017, Deza/ECHA, T-115/15, EU:T:2017:329, punto 164).<br /> <a>53</a>Â Â Â Â Â Â Per quanto riguarda il controllo giurisdizionale del parere del CHMPÂ &#8211; e per estensione della sua relazione di valutazione &#8211; il Tribunale non può sostituire la propria valutazione a quella del CHMP. Infatti, il controllo giurisdizionale è esercitato solo sulla regolarità  del funzionamento del comitato e sulla coerenza interna e la motivazione del suo parere. Sotto quest&#8217;ultimo profilo, esso consiste nel verificare se siffatti atti contengono una motivazione che consenta di valutare le considerazioni su cui si basano e se stabiliscono un nesso comprensibile tra gli accertamenti medici o scientifici e le conclusioni che ne scaturiscono (v., in tal senso, sentenze del 7 marzo 2013, Acino/Commissione, T-539/10, non pubblicata EU:T:2013:110, punto 93, e del 5 dicembre 2018, Bristol-Myers Squibb Pharma/Commissione e EMA, T-329/16, non pubblicata, EU:T:2018:878, punto 99; v. anche, in tal senso e per analogia, sentenza del 26 novembre 2002, Artegodan e a./Commissione, T-74/00, T-76/00, da T-83/00 a T-85/00, T-132/00, T-137/00 e T-141/00, EU:T:2002:283, punto 200).<br /> <a>54</a>Â Â Â Â Â Â Va tuttavia rilevato che, nel caso di specie, la Commissione non si è discostata dal parere del CHMP, il cui contenuto, così come quello della relazione di valutazione su cui si basa, costituisce parte integrante della motivazione di tale decisione, in particolare per quanto riguarda la valutazione scientifica del medicinale in questione (v. punti 16 e 35 supra). La Commissione ha quindi approvato i rilievi espressi nel suddetto parere. Pertanto, va considerato che il controllo giurisdizionale gravante sul Tribunale, in particolare quello dell&#8217;errore manifesto di valutazione, deve esercitarsi su tutte le considerazioni contenute in tale parere e nella relazione di valutazione summenzionata (v., in tal senso, sentenza del 5 dicembre 2018, Bristol-Myers Squibb Pharma/Commissione e EMA, T-329/16, non pubblicata, EU:T:2018:878, punto 98).<br /> <em>Sul primo motivo, vertente sul fatto che la valutazione dei rischi di aritmia che l&#8217;iloperidone potrebbe comportare è viziata da un difetto di motivazione, da un errore manifesto di valutazione e dalla violazione del principio della parità  di trattamento</em><br /> <a>55</a>Â Â Â Â Â Â Con il primo motivo, la ricorrente afferma, in sostanza, che la decisione impugnata è viziata da un difetto di motivazione, da errori manifesti di valutazione e da una violazione del principio della parità  di trattamento per quanto riguarda la valutazione dei rischi connessi al potenziale aritmogeno dell&#8217;iloperidone derivante dal prolungamento dell&#8217;intervallo QT, un&#8217;alterazione dell&#8217;attività  elettrica del cuore (in prosieguo: l&#8217;«intervallo Qtà»), che può causare una frequenza cardiaca anomala tale da provocare, in determinate circostanze, una prognosi vitale.<br /> <a>56</a>Â Â Â Â Â Â In primo luogo, la ricorrente deduce che la valutazione dei rischi di aritmia effettuata nel caso di specie si discosterebbe dalle linee guida in vigore, segnatamente dagli orientamenti forniti nella valutazione clinica del rischio di prolungamento dell&#8217;intervallo QT/QTc e di effetto proaritmico associato ai medicinali non antiaritmici (<em>CHMP/ICH/2/</em>04,Â <em>note for guidance on the clinical evaluation of QT/QTc interval prolongation and proarrhythmic potential for non-antiarrhytmic drugs</em>; in prosieguo: gli «orientamenti Qtà»), che definiscono i parametri pertinenti ai fini della valutazione dei rischi associati ai medicinali che possono provocare un prolungamento dell&#8217;intervallo QT. In particolare, pur discostandosi dalle conclusioni della relazione di valutazione congiunta dell&#8217;11 ottobre 2017, il CHMP avrebbe omesso, da un lato, di chiarire in che modo i dati e calcoli forniti dalla ricorrente erano stati giudicati non pertinenti e, dall&#8217;altro, di tener conto dell&#8217;esperienza acquisita dopo l&#8217;immissione in commercio dell&#8217;iloperidone.<br /> <a>57</a>Â Â Â Â Â Â In secondo luogo, la ricorrente ritiene che tale valutazione dei rischi non sia conforme alla prassi attuale dell&#8217;EMA e, di conseguenza, violi il principio della parità  di trattamento. In particolare, la ricorrente fa valere che, contrariamente all&#8217;approccio adottato in sede di valutazione di altri prodotti anch&#8217;essi destinati al trattamento della schizofrenia, ossia la lurasidone e il cisapride, il CHMP ha rifiutato di prendere in considerazione i numerosi dati posteriori all&#8217;immissione in commercio da essa forniti ed in particolare le esperienze positive acquisite per l&#8217;iloperidone in altri mercati, anche tenendo conto di un elevato tasso di «sottosegnalazione».<br /> <a>58</a>Â Â Â Â Â Â In terzo luogo, la ricorrente fa valere che, poichè il CHMP non ha esposto le ragioni per cui si è discostato dai dati presentati dalla ricorrente sui due aspetti menzionati al precedente punto 56, le conclusioni del CHMP dovrebbero essere considerate insufficientemente motivate e, in ogni caso, manifestamente errate. In tale contesto, la ricorrente precisa che, in assenza di una motivazione convincente, essa può solo presumere che la decisione di rifiuto in esame nel caso di specie sia stata motivata, da una parte, dall&#8217;affermazione non suffragata del gruppo scientifico consultivo dell&#8217;ottobre 2017, basata sull&#8217;opinione personale di uno dei suoi membri secondo cui l&#8217;iloperidone ha causato un numero «molto elevato» di morti improvvise e inaspettate e, d&#8217;altra parte, dalla partecipazione a tale gruppo di un esperto svolgente funzioni di consulente per un prodotto concorrente dell&#8217;iloperidone.<br /> <a>59</a>Â Â Â Â Â Â La Commissione conclude per il rigetto del primo motivo, che, a suo avviso, tende più¹ ad indicare un disaccordo con le conclusioni scientifiche su cui si basa la decisione impugnata che a rimettere in discussione un difetto di motivazione.<br /> -Â Â Â Â Â Â <em>Sull&#8217;osservanza dell&#8217;obbligo di motivazione</em><br /> <a>60</a>Â Â Â Â Â Â Secondo costante giurisprudenza, la motivazione prescritta dall&#8217;articolo 296, secondo comma, TFUE dev&#8217;essere adeguata alla natura dell&#8217;atto e deve fare emergere in forma chiara e non equivoca l&#8217;iter logico seguito dall&#8217;istituzione da cui esso promana, in modo da consentire agli interessati di conoscere le ragioni del provvedimento adottato e permettere al giudice competente di esercitare il proprio controllo. L&#8217;obbligo di motivazione deve essere valutato in funzione delle circostanze concrete, in particolare del contenuto dell&#8217;atto, della natura dei motivi addotti e dell&#8217;interesse che i destinatari o altre persone che l&#8217;atto riguarda direttamente e individualmente possono avere a ricevere spiegazioni. La motivazione non deve necessariamente specificare tutti gli elementi di fatto e di diritto pertinenti, in quanto l&#8217;accertamento se la motivazione di un atto soddisfi i requisiti di cui all&#8217;articolo 296Â TFUE va effettuato alla luce non solo del suo tenore, ma anche del suo contesto e del complesso delle norme giuridiche che disciplinano la materia interessata (v. sentenze del 2 aprile 1998, Commissione/Sytraval e Brink&#8217;s France, C-367/95Â P, EU:C:1998:154, punto 63 e giurisprudenza ivi citata e del 28 marzo 2017, Rosneft, C-72/15, EU:C:2017:236, punto 122 e giurisprudenza ivi citata).<br /> <a>61</a>Â Â Â Â Â Â Per quanto riguarda più¹ in particolare le decisioni che si pronunciano su un&#8217;AIC, l&#8217;articolo 81, paragrafo 1, del regolamento n.Â 726/2004, in forza del quale ogni decisione di rilascio, rifiuto, modificazione, sospensione, ritiro o revoca di un&#8217;AIC, espone nel dettaglio le ragioni su cui si fonda, è un mero richiamo esplicito dell&#8217;obbligo generale di motivazione previsto dall&#8217;articolo 296, secondo comma, TFUE (v., in tal senso, sentenza del 10 aprile 2014, Acino/Commissione, C-269/13Â P, EU:C:2014:255, punti 121 e 122).<br /> <a>62</a>Â Â Â Â Â Â Nella specie, il rifiuto di rilasciare l&#8217;AIC controversa è stato deciso in base ad una relazione di valutazione del CHMP e del parere del CHMP (quest&#8217;ultimo è stato riportato nell&#8217;allegato I della decisione impugnata sotto il titolo «Conclusioni scientifiche e motivi di rifiuto presentati dall&#8217;EMa»), che, come ricordato nei rilievi preliminari sopra riportati (v. segnatamente punto 32 supra), costituisce parte integrante della suddetta decisione.<br /> <a>63</a>Â Â Â Â Â Â Orbene, da tali atti risulta che sono state chiaramente esposte le ragioni scientifiche, esaminate in diverse decine di pagine, per le quali si ritiene che l&#8217;iloperidone, stante soprattutto il suo potenziale aritmogeno, presentasse rischi per la sicurezza dei pazienti. In particolare, il CHMP, nella sua relazione di valutazione, ha concluso che dai dati presentatigli emergerebbe che, nonostante le MMR proposte, il medicinale di cui trattasi comportava un prolungamento dell&#8217;intervallo QT, che, in determinate situazioni, poteva rivelarsi fatale per il paziente.<br /> <a>64</a>Â Â Â Â Â Â Quanto al parere del CHMP, esso indica, tra i motivi di rifiuto dell&#8217;AIC, quanto segue:<br />«Tenuto conto di tutti i dati clinici e non clinici disponibili (compreso lo studio completo dedicato all&#8217;intervallo QTc, il programma clinico globale e i casi di morti cardiache/ improvvise rimaste senza spiegazione durante le sperimentazioni cliniche e in seguito all&#8217;immissione in commercio), l&#8217;iloperidone possiede un notevole potenziale aritmogeno in funzione dell&#8217;esposizione. Si ritiene che le [MMR] proposte non consentano di far fronte adeguatamente al rischio individuato in questo caso specifico. Di conseguenza, la sicurezza dell&#8217;iloperidone non è stata sufficientemente dimostrata».<br /> <a>65</a>Â Â Â Â Â Â Più¹ in generale, il parere e la relazione di valutazione del CHMP indicano con precisione le ragioni su cui si basa la decisione impugnata. Da essi emerge in forma chiara e inequivocabile l&#8217;iter logico seguito dall&#8217;istituzione da cui essa promana, in modo da consentire alla ricorrente di conoscere le ragioni del provvedimento adottato e da permettere al Tribunale di esercitare il suo controllo. Va inoltre necessariamente osservato che la questione del potenziale aritmogeno dell&#8217;iloperidone, nel caso di specie, è stata al centro delle preoccupazioni espresse dal CHMP in merito alla sicurezza di questa sostanza, sia nel suo primo parere del 20 luglio 2017 che nella sua relazione di valutazione finale del successivo 9 novembre (elaborato nell&#8217;ambito della procedura di riesame a seguito della richiesta della ricorrente). In particolare, il CHMP ha ritenuto che, nonostante le MMR proposte, comprese quelle presentate in fase di riesame della domanda di AIC, il rischio di prolungamento dell&#8217;intervallo QT rimanesse significativo. In particolare, il CHMP aveva ritenuto preoccupante il fatto che la sostanza fosse degradata nell&#8217;organismo mediante enzimi epatici la cui attività  poteva essere ridotta in alcuni pazienti o mediante l&#8217;assunzione di altri farmaci. Poichè l&#8217;entità  di siffatto rischio è stata considerata superiore al beneficio atteso, il CHMP ha confermato il suo parere negativo sull&#8217;AIC dell&#8217;iloperidone.<br /> <a>66</a>Â Â Â Â Â Â Si deve quindi ritenere che il parere e la relazione di valutazione del CHMP su cui si basa la decisione impugnata non siano viziati da un difetto di motivazione, in quanto hanno consentito agli interessati di conoscere le ragioni del provvedimento adottato e hanno consentito al Tribunale di esercitare il suo controllo.<br /> <a>67</a>Â Â Â Â Â Â Risulta quindi che, con i suoi argomenti, la ricorrente intende in realtà  denunciare il fatto che le conclusioni scientifiche adottate dal CHMP sono manifestamente errate e violano il principio della parità  di trattamento.<br /> <a>68</a>Â Â Â Â Â Â E&#8217; alla luce di tali precisazioni preliminari che occorre esaminare le varie censure della ricorrente.<br /> -Â Â Â Â Â Â <em>Sull&#8217;affermazione secondo cui la valutazione dei rischi presentata dall&#8217;iloperidone non è conforme alle linee guida relative al prolungamento dell&#8217;intervallo QT/QTc.</em><br /> <a>69</a>Â Â Â Â Â Â La ricorrente deduce che il CHMP non ha rispettato le linee guida applicabili e, in particolare, gli orientamenti QT, nel valutare la sicurezza dell&#8217;iloperidone.<br /> <a>70</a>Â Â Â Â Â Â In via preliminare, occorre notare che gli organi incaricati in particolare del trattamento delle domande di AIC, tra cui l&#8217;EMA, possono essere chiamati ad elaborare orientamenti destinati non solo ad orientare tale trattamento, ma anche ad informare i richiedenti, per esigenze di trasparenza e prevedibilità , dei parametri di cui si terrà  conto in sede di valutazione dei dati scientifici e tecnici che sono tenuti a fornire a sostegno della loro domanda.<br /> <a>71</a>Â Â Â Â Â Â Sebbene tali «orientamenti» o «linee guida» non siano giuridicamente vincolanti, essi possono essere presi in considerazione, in una certa misura, nella valutazione del rapporto rischio/beneficio di un medicinale a titolo di elementi complementari (v., per analogia, sentenza del 16 ottobre 2003, AstraZeneca, C-223/01, EU:C:2003:546, punto 28). Ciù² vale in particolare quando, come nel caso di specie, sono in gioco questioni tecnicamente o scientificamente complesse.<br /> <a>72</a>Â Â Â Â Â Â Per quanto riguarda gli orientamenti QT, di cui è proprio questione nel caso di specie, la loro ragion d&#8217;essere risiede nella constatazione, ricordata nella loro introduzione, secondo cui alcuni farmaci hanno l&#8217;effetto indesiderato di ritardare la ripolarizzazione cardiaca &#8211; fenomeno che può essere osservato attraverso un prolungamento di quello che viene comunemente designato come l&#8217;intervallo QT sull&#8217;elettrocardiogramma di superficie (in prosieguo: l&#8217;«ECG») &#8211; e, in definitiva, di creare condizioni favorevoli a fenomeni di morte improvvisa.<br /> <a>73</a>Â Â Â Â Â Â Nella specie non si contesta che il potenziale aritmogeno di una sostanza, che può essere rilevato a causa di un prolungamento significativo dell&#8217;intervallo QT/QTc, costituisce un rischio di evidente gravità , al quale dovrebbe essere attribuita particolare importanza nella valutazione dei medicinali preliminare alla loro immissione in commercio. Il punto 5.1 degli orientamenti QT precisa, in tal senso, che «[u]n prolungamento significativo dell&#8217;intervallo QT/QTc, con o senza aritmie documentate, potrebbe giustificare la non approvazione di un medicinale o la sospensione del suo sviluppo clinico, in particolare quando il medicinale non apporta alcun vantaggio evidente rispetto a un trattamento alternativo disponibile e quando siffatto trattamento sembra essere appropriato per la maggior parte dei pazienti».<br /> <a>74</a>Â Â Â Â Â Â Nel caso di specie, con i suoi argomenti, la ricorrente intende, in sostanza, criticare la mancata presa in considerazione degli orientamenti QT per quanto riguarda tre aspetti, vale a dire la definizione dello scenario più¹ sfavorevole, la presa in considerazione dei dati pertinenti e le soglie da utilizzare nella valutazione della sicurezza dei medicinali.<br /> <a>75</a>Â Â Â Â Â Â In primo luogo, per quanto riguarda la presa in considerazione, nel caso di specie, dello «scenario più¹ sfavorevole» (worst case scenario), gli orientamenti QT specificano in particolare che «è importante definire lo &#8220;scenario più¹ sfavorevole&#8221; per i medicinali che hanno mostrato effetti sull&#8217;intervallo QT/QTc nell&#8217;ambito di una valutazione dei rischi (ossia l&#8217;intervallo QT/QTc misurato nella popolazione di pazienti target al momento del massimo effetto del medicinale e nelle condizioni dei tassi sanguini più¹ elevati che possono essere raggiunti durante la terapia)».<br /> <a>76</a>Â Â Â Â Â Â Orbene, senza commettere errori manifesti di valutazione il CHMP ha ritenuto che, nell&#8217;ambito della valutazione dei rischi presentati dall&#8217;iloperidone, lo scenario più¹ sfavorevole riguardava i pazienti cui erano stati prescritti anche farmaci che inibivano leggermente le principali vie metaboliche dell&#8217;iloperidone. Come spiegato dalla Commissione nelle sue memorie scritte, è riconosciuto che il potenziale aritmogeno dell&#8217;iloperidone aumenta in funzione del livello di concentrazione nel sangue di questa sostanza. In altri termini, più¹ lenta è la metabolizzazione dell&#8217;iloperidone, maggiore è l&#8217;esposizione del paziente a siffatta sostanza e, quindi, maggiore è il rischio.<br /> <a>77</a>Â Â Â Â Â Â Contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, per giungere a tale conclusione, il CHMP non si è limitato ad un ragionamento teorico, ma ha preso in considerazione tutti i dati che erano stati portati a sua conoscenza, e in particolare i dati scientifici clinici e non clinici che gli erano stati presentati (v. punti da 81 a 88 supra).<br /> <a>78</a>Â Â Â Â Â Â Inoltre, e in ogni caso, sebbene la definizione dello scenario più¹ sfavorevole, ai sensi degli orientamenti QT, assuma una certa importanza nella valutazione dei rischi posti dai medicinali che comportano un prolungamento dell&#8217;intervallo QT, nel presente caso, risulta che il CHMP abbia concluso che il rapporto rischio/beneficio dell&#8217;iloperidone era negativo indipendentemente dalla popolazione considerata, in quanto è scientificamente difficile identificare a priori una popolazione per la quale la metabolizzazione dell&#8217;iloperidone era ridotta.<br /> <a>79</a>Â Â Â Â Â Â Invitata in udienza a fornire spiegazioni in merito all&#8217;importanza e alla portata della definizione dello «scenario più¹ sfavorevole», la Commissione ha quindi spiegato, senza essere contraddetta su questo punto, che era particolarmente difficile, se non impossibile, definire a priori i fattori inibitori della metabolizzazione dell&#8217;iloperidone, essendo così numerosi e imprevedibili. In particolare, essa ha indicato che l&#8217;assunzione concomitante di prodotti di consumo corrente o diffuso (come ad esempio, camomilla, liquirizia o vitamina D) potrebbe essere tale da rallentare la metabolizzazione dell&#8217;iloperidone &#8211; esponendo così le persone interessate ai rischi posti da questa sostanza sul piano cardiaco &#8211; anche per pazienti che, in linea di principio, dato il loro profilo genetico, sono in grado di metabolizzare rapidamente detta sostanza.<br /> <a>80</a>Â Â Â Â Â Â Ne consegue che non solo la definizione della sottopopolazione per la quale il rischio presentato dall&#8217;iloperidone aumenterebbe non è inficiata da un errore manifesto di valutazione, ma che, inoltre, e in ogni caso, il CHMP ha concluso che detto rischio esisteva indipendentemente dalla popolazione o dallo scenario considerato.<br /> <a>81</a>Â Â Â Â Â Â In secondo luogo, per quanto riguarda gli elementi presi in considerazione dal CHMP per giungere alle sue conclusioni sul potenziale aritmogeno dell&#8217;iloperidone, essi consistono, come menzionato nel parere del CHMP, in quattro fonti di dati. Il CHMP si riferiva infatti a «tutti i dati clinici e non clinici disponibili (compreso lo studio completo dedicato all&#8217;intervallo QTc, [al] programma clinico globale e ai casi di morti cardiache/improvvise rimaste senza spiegazione in sperimentazioni cliniche e dopo l&#8217;immissione in commercio)».<br /> <a>82</a>Â Â Â Â Â Â Anzitutto, per quanto riguarda i dati preclinici, il CHMP ha osservato quanto segue:<br />«L&#8217;iloperidone e il metabolita P88 hanno presentato una maggiore affinità  per il canale hERG rispetto agli altri agenti antipsicotici, così come una potenziale prolungata durata d&#8217;azione, in funzione della concentrazione, nelle fibre di Purkinje del cane. Benchè negli studi sul cane non sia stato osservato alcun effetto sull&#8217;ECG, si considera che l&#8217;iloperidone presenti rischi elevati di comportare torsioni di punta, il che rappresenta un rischio maggiore per la sicurezza dei pazienti».<br /> <a>83</a>Â Â Â Â Â Â Per quanto attiene poi allo studio completo dedicato all&#8217;intervallo QTc, la relazione di valutazione del CHMP afferma quanto segue:<br />«Lo studio completo 2328 dedicato all&#8217;intervallo QTc è reputato dimostrare l&#8217;esistenza di un prolungamento considerevole dell&#8217;intervallo QT.Â Sono stati selezionati pazienti in modo aleatorio al fine di ricevere l&#8217;iloperidone (ILO) 8 mg due volte al giorno, l&#8217;ILO 12 mg due volte al giorno (la dose terapeutica massima raccomandata), l&#8217;ILO 24 mg una volta al giorno, la ziprasidone 80 mg due volte al giorno (testimone positivo) o la quetiapina 375 mg due volte al giorno (testimone negativo) in assenza (periodo 1) e in presenza di un&#8217;inibizione metabolica semplice (periodo 2) e duplice (2D 6 &amp; 3A 4Â &#8211; periodo 3). Il fatto che nessun soggetto in questo studio abbia presentato un valore dell&#8217;intervallo QT o QTc superiore a 500 ms non è necessariamente rassicurante, poichè si tratta di un gruppo di soggetti che non hanno fattori di rischio e che presentavano un intervallo di QT normale alla base e il numero di soggetti partecipanti alla sperimentazione (circa 30 persone per gruppo) era esiguo. L&#8217;osservazione di una variazione del valore dell&#8217;intervallo QTc di oltre 60 ms a Tmax in sette soggetti dei gruppi di trattamento con l&#8217;iloperidone dimostra che esiste un rischio potenziale maggiore per la sicurezza. Occorre anche notare, per quanto riguarda lo stesso studio, che su 94 pazienti esposti all&#8217;iloperidone a diverse dosi senza inibizione metabolica (periodo 1 del trattamento) nella popolazione dell&#8217;intervallo QTc secondario, rispettivamente 43 e 2 pazienti hanno sviluppato un prolungamento dell&#8217;intervallo QTcF di oltre 30 e 60 ms».<br /> <a>84</a>Â Â Â Â Â Â Inoltre, per quanto riguarda il programma clinico globale, nella relazione di valutazione del CHMP vengono formulati i seguenti rilievi:<br />«Per quanto riguarda i dati clinici sulla sicurezza, gruppo &#8220;sicurezza&#8221; 1, il 4,5% dei pazienti trattati con l&#8217;iloperidone, indipendentemente dalla dose (4-24 mg/giorno), ad un certo punto della sperimentazione clinica, ha presentato un prolungamento di oltre 60 ms. Nel gruppo &#8220;ziprasidone&#8221; (160 mg/giorno), detto tasso era dell&#8217;1,6%.<br /> 3 pazienti, ad un certo punto, hanno presentato un intervallo QTcF di oltre 500 ms (gruppo che ha ricevuto 10-16 mg/giorno di iloperidone). Tale risultato non è stato osservato nel gruppo &#8220;ziprasidone&#8221;, anche se meno pazienti sono stati esposti al suddetto medicinale.<br /> (&#038;)<br /> Nel gruppo &#8220;iloperidone&#8221; si sono verificati più¹ decessi che in qualsiasi altro gruppo; inoltre, 6 dei suddetti decessi potrebbero essere correlati al prolungamento dell&#8217;intervallo QT (aritmia, arresto cardiaco improvviso e morte improvvisa). Poichè 4Â 423 pazienti sono stati esposti all&#8217;iloperidone durante il programma di sperimentazione clinica, lo 0,14% di tutti i pazienti è stato vittima di morte improvvisa o di morte legata ad un evento cardiaco, ossia un numero che esprime i danni rispetto a 714. In altri termini, su 714 pazienti trattati con l&#8217;iloperidone, uno sarà  vittima di morte improvvisa o di decesso di origine cardiaca».<br /> <a>85</a>Â Â Â Â Â Â Dall&#8217;insieme dei suddetti dati risulta che, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, è stato dimostrato che l&#8217;iloperidone poteva comportare un rischio di prolungamento dell&#8217;intervallo QT di oltre 30 msÂ &#8211; e non un livello medio compreso tra 5 e 30 msÂ &#8211; il che poteva esporre i pazienti a rischi di torsioni di punta e morte improvvisa.<br /> <a>86</a>Â Â Â Â Â Â Infine, per quanto riguarda i dati post-immissione in commercio e segnatamente i casi di morti cardiache o improvvise rimaste senza spiegazione, registrati negli Stati Uniti, va ricordato che la relazione di valutazione del CHMP afferma quanto segue:<br />«Il 24 agosto 2016, 33 decessi sono stati complessivamente registrati nella banca dati globale americana Vanda di sorveglianza post immissione in commercio. 3 pazienti sono morti nel sonno, 6 sono stati vittime di morte improvvisa, 6 sono deceduti a causa di problemi cardiaci. Gli altri decessi sono dovuti a suicidio (6), motivi ignoti (7), altre ragioni (2) ed embolia polmonare (3)».<br /> <a>87</a>Â Â Â Â Â Â Anche ammettendo, quod non, come sostenuto dalla ricorrente nella sua replica, che il numero di morti cardiache registrate negli Stati Uniti non possa essere considerato «allarmante», il CHMP poteva, senza oltrepassare i limiti del margine di discrezionalità  conferitogli nella valutazione dei dati scientifici ad esso sottoposti, ritenere che esso costituisca un indizio del potenziale pro-aritmico dell&#8217;iloperidone e quindi del rischio posto da tale sostanza in materia di sicurezza.<br /> <a>88</a>Â Â Â Â Â Â Il fatto che il rischio identificato sia «potenziale» giustifica che il CHMP sia indotto a formulare un parere negativo. Contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, il CHMP non può essere tenuto a dimostrare l&#8217;esistenza di un «rischio reale significativo», quale un aumento notevole della mortalità  cardiaca.<br /> <a>89</a>Â Â Â Â Â Â Tenuto conto di tutti questi dati e considerazioni, presi globalmente, risulta che il CHMP sia giunto alla conclusione, senza commettere errori manifesti di valutazione e coerentemente agli accertamenti medici e scientifici da esso effettuati, che esisteva una popolazione di pazienti che un trattamento con l&#8217;iloperidone avrebbe esposto a rischi di sicurezza reali e inaccettabili.<br /> <a>90</a>Â Â Â Â Â Â In terzo luogo, per quanto riguarda la fondatezza dell&#8217;affermazione della ricorrente secondo cui i rischi di prolungamento dell&#8217;intervallo QT associato all&#8217;iloperidone non raggiungevano le «soglie di preoccupazione» definite negli orientamenti QT, va notato che tali orientamenti dispongono che, «[s]e i prolungamenti dell&#8217;intervallo QT/QTc di oltre 500 ms o di oltre 60 ms rispetto al valore di riferimento sono frequentemente utilizzati come soglie per la potenziale sospensione di un medicinale, i criteri esatti prescelti per una data sperimentazione dipendono dal livello di tolleranza dei rischi considerato appropriato per l&#8217;indicazione e il gruppo di pazienti di cui trattasi».<br /> <a>91</a>Â Â Â Â Â Â Ne consegue che gli orientamenti QT non definiscono una soglia che, in termini assoluti, sarebbe rappresentativa di un rischio tale da poter concludere che un medicinale non è sicuro, e ancor meno una soglia il cui superamento sarebbe tale da giustificare un rifiuto di AIC. Pertanto, se, come d&#8217;altronde osservato dal CHMP, «un prolungamento di oltre 60 ms rispetto al valore di riferimento durante un trattamento farmacologico è preoccupante e porterebbe generalmente alla sospensione del medicinale», nulla consente di escludere che un medicinale che comporta un prolungamento dell&#8217;intervallo QT inferiore a detta cifra possa, in determinate circostanze, presentare un rischio in materia di sicurezza.<br /> <a>92</a>Â Â Â Â Â Â Inoltre e in ogni caso, nel suo parere il CHMP ha segnatamente fatto menzione delle seguenti conclusioni:<br />«Durante l&#8217;esame dei risultati dello studio completo dedicato all&#8217;intervallo QTc, su 94 pazienti esposti all&#8217;iloperidone a dosi diverse senza inibizione metabolica nella popolazione secondaria dell&#8217;intervallo QTc, 43 e 2 pazienti hanno sviluppato rispettivamente un prolungamento dell&#8217;intervallo QTcF di oltre 30 e 60 ms».<br /> <a>93</a>Â Â Â Â Â Â Tale conclusione poggia su una serie di dati clinici, menzionati nella relazione di valutazione del CHMP, nei seguenti termini:<br />«Per quanto riguarda i dati clinici sulla sicurezza, gruppo sicurezza 1, durante le sperimentazioni cliniche, ad un certo punto, è stato osservato un aumento superiore a 60 ms per il 4,5% dei pazienti trattati con l&#8217;iloperidone, indipendentemente dalla dose ricevuta (da 4 a 24 mg/giorno). Nel gruppo ziprasidone (160 mg/giorno), tale tasso era dell&#8217;1,6%.<br /> 3 pazienti, ad un certo punto, hanno presentato un intervallo QTcF di oltre 500 ms (gruppo trattato con l&#8217;iloperidone 10-16 mg/giorno). Un simile risultato non è stato osservato nel gruppo &#8220;ziprasidone&#8221;, anche se meno pazienti sono stati esposti a tale medicinale».<br /> <a>94</a>Â Â Â Â Â Â Dai rilievi suesposti emerge che sia il parere che la relazione del CHMP menzionano chiaramente e in conformità  con gli orientamenti QT per quali ragioni taluni risultati degli studi clinici presentati, che includevano diversi metodi di calcolo e di presentazione, indicavano che l&#8217;assunzione di iloperidone rimaneva associata ad un rischio reale di aritmia cardiaca (torsioni di punta) che può causare morte improvvisa.<br /> -Â Â Â Â Â Â <em>Sull&#8217;affermazione secondo cui la relazione di valutazione del CHMP non è in linea con l&#8217;attuale prassi dell&#8217;EMA in quanto non si è tenuto conto dell&#8217;esperienza positiva successivamente alla commercializzazione dell&#8217;iloperidone</em><br /> <a>95</a>Â Â Â Â Â Â La ricorrente fa valere che il CHMP ha rifiutato di prendere in considerazione i dati post-immissione in commercio relativi all&#8217;iloperidone, in particolare i dati raccolti negli Stati Uniti dopo che tale sostanza è stata immessa in commercio. Il suddetto rifiuto non solo sarebbe contrario all&#8217;attuale prassi dell&#8217;EMA, ma violerebbe anche il principio della parità  di trattamento, poichè in passato il CHMP ha tenuto conto di siffatti dati ai fini dell&#8217;autorizzazione di altri medicinali.<br /> <a>96</a>Â Â Â Â Â Â La suddetta argomentazione non può essere accolta.<br /> <a>97</a>Â Â Â Â Â Â In primo luogo, non può essere condivisa l&#8217;affermazione della ricorrente secondo cui, nella fattispecie, l&#8217;EMA non avrebbe tenuto conto dei dati post-immissione in commercio. Dal fascicolo risulta infatti che il CHMP ha effettivamente tenuto conto dell&#8217;esperienza acquisita dopo l&#8217;immissione in commercio dell&#8217;iloperidone, in particolare sul mercato americano, ma l&#8217;ha ritenuta inconcludente.<br /> <a>98</a>Â Â Â Â Â Â Infatti, il punto 2.6 della relazione di valutazione del CHMP menziona, sotto il sottotitolo «Esperienza post-immissione in commercio» (Post marketing experience), quanto segue:<br />«[I]l 24 agosto 2016, 33 decessi sono stati registrati complessivamente nella banca dati globale americana Vanda di sorveglianza post-immissione in commercio. 3 pazienti sono morti nel sonno, 6 sono stati vittime di morte improvvisa, 6 sono deceduti a causa di problemi cardiaci. Gli altri decessi sono dovuti a suicidio, (6), motivi ignoti (7), altre ragioni (2) ed embolia polmonare (3)».<br /> <a>99</a>Â Â Â Â Â Â Tuttavia, in tale relazione viene precisato, nei seguenti termini, che i dati post-immissione in commercio forniti dalla ricorrente non sono stati giudicati attendibili:<br />«Per quanto riguarda l&#8217;esperienza acquisita dopo l&#8217;immissione in commercio, è difficile trarre conclusioni dal calcolo effettuato dalla ricorrente riguardo all&#8217;aumento della mortalità , a causa delle difficoltà  incontrate nella valutazione del tasso di corrispondenza e del presunto tasso di sottodichiarazione. Da un punto di vista qualitativo, secondo il valutatore, e tenendo conto dell&#8217;età  del paziente, del tempo trascorso dall&#8217;inizio del trattamento e delle circostanze di morte, 15 casi potrebbero essere considerati più¹ probabilmente legati all&#8217;iloperidone. Almeno un caso mortale potrebbe essere stato preceduto da un&#8217;aritmia ventricolare e da torsioni di punta».<br /> <a>100</a>Â Â Â Â Come spiegato dalla Commissione nelle sue memorie scritte e chiarito durante l&#8217;udienza di discussione, il CHMP, prima dell&#8217;esame qualitativo dei dati relativi al periodo successivo alla commercializzazione dell&#8217;iloperidone, ha valutato l&#8217;analisi quantitativa degli stessi dati presentati dalla ricorrente.<br /> <a>101</a>Â Â Â Â Tuttavia, si è ritenuto che tale analisi quantitativa fosse poco attendibile, a causa di due lacune metodologiche.<br /> <a>102</a>Â Â Â Â La prima lacuna individuata riguardava la circostanza secondo cui il confronto presentato dalla ricorrente per dimostrare l&#8217;assenza di un aumento della mortalità  si basava su popolazioni non comparabili. La relazione di valutazione del CHMP precisa in tal senso:<br />«I dati disponibili e la mancanza di interscambiabilità  (e in una certa misura di comparabilità ) tra le popolazioni poste a confronto non consente di escludere, confermare o quantificare un aumento della mortalità  cardiaca nel programma di sviluppo clinico».<br /> <a>103</a>Â Â Â Â La seconda lacuna che inficiava l&#8217;analisi quantitativa presentata dalla ricorrente, secondo il CHMP, risiedeva nella circostanza secondo cui la scelta del livello di sottodichiarazione effettuata dalla ricorrente era arbitraria e non poteva essere presa in considerazione. La relazione di valutazione del CHMP, al riguardo, afferma quanto segue:<br />«Del pari, sembra impossibile stimare l&#8217;entità  della sottodichiarazione dei casi di decesso associati all&#8217;iloperidone. Non si può considerare che i dati notificati spontaneamente dopo l&#8217;immissione in commercio forniscano notevoli assicurazioni in merito all&#8217;innocuità  cardiaca. Esistono varie ragioni per cui si può supporre una sottodichiarazione alquanto significativa dei decessi legati all&#8217;iloperidone. In generale è impossibile dimostrare con certezza che la morte cardiaca improvvisa è il risultato di un prolungamento iatrogeno dell&#8217;intervallo QT e di un&#8217;aritmia ventricolare, data l&#8217;assenza di un marcatore post mortem. Anche qualora si sospetti che si tratti di una causa probabile di decesso, un eventuale nesso causale con il trattamento non può essere dichiarato, atteso che il prolungamento dell&#8217;intervallo QT è un effetto ben noto dell&#8217;iloperidone».<br /> <a>104</a>Â Â Â Â E&#8217; importante sottolineare che, dato il margine discrezionale a disposizione degli organi incaricati di esaminare i dati scientifici forniti a sostegno di una domanda di AIC, le conclusioni e le valutazioni del CHMP potrebbero essere censurate solo se fosse dimostrato che esse erano, in base al fascicolo, senza alcun nesso con gli accertamenti medici e scientifici. Orbene, la ricorrente non ha dimostrato per quali motivi si debba concludere che ciù² sia avvenuto nel caso di specie. Non è stata quindi in grado di spiegare per quali motivi i dati quantitativi da essa forniti a sostegno della sua domanda di AIC fossero tali da mettere in discussione la valutazione del potenziale aritmogeno dell&#8217;iloperidone e, quindi, l&#8217;esistenza del rischio individuato dal CHMP.<br /> <a>105</a>Â Â Â Â In tale contesto, va ricordato che l&#8217;imperativo della sicurezza imposto in materia di salute pubblica (v., in tal senso, sentenza del 19 aprile 2012, Artegodan/Commissione, C-221/10Â P, EU:C:2012:216, punto 99 e giurisprudenza ivi citata) implica logicamente che gli organi possano, in presenza di dubbi sull&#8217;attendibilità  delle informazioni fornite a sostegno di una domanda di AIC, propendere a favore di un rifiuto di AIC.<br /> <a>106</a>Â Â Â Â Orbene, nel caso di specie, la ricorrente non è stata in grado di dimostrare che le conclusioni cui era giunto il CHMP in relazione ai dati post-immissione in commercio registrati in paesi terzi, in particolare negli Stati Uniti, erano incoerenti o viziati da un errore di analisi. Su tale punto, la relazione di valutazione del CHMP contiene una motivazione che consente di valutare le considerazioni su cui si basa il parere del CHMP e stabilisce un nesso comprensibile tra gli accertamenti scientifici pertinenti e le conclusioni tratte.<br /> <a>107</a>Â Â Â Â In secondo luogo, la ricorrente non è stata in grado di dimostrare che la Commissione si era discostata dalla prassi seguita fino ad allora nel prendere in considerazione i dati post-immissione in commercio forniti a sostegno delle domande di AIC di taluni medicinali, in particolare la lurasidone e il cisapride. Nel considerare poco convincenti i dati post-immissione in commercio forniti dalla ricorrente, il CHMP non ha opposto a quest&#8217;ultima un rifiuto in via di principio alla presa in considerazione di tali dati per la valutazione dell&#8217;innocuità  dell&#8217;iloperidone, ma ha cercato di verificarne l&#8217;attendibilità  sul piano scientifico.<br /> -Â Â Â Â Â Â <em>Sull&#8217;affermazione secondo cui il CHMP è stato indebitamente influenzato dalle osservazioni del gruppo di esperti ad hoc del 30 ottobre 2017</em><br /> <a>108</a>Â Â Â Â La ricorrente afferma, in sostanza, che, non avendo il CHMP motivato la sua decisione di rifiuto di AIC, essa può solo «presumere» che la decisione impugnata trovi spiegazione in base a due elementi, vale a dire, in primo luogo, l&#8217;affermazione non avvalorata del gruppo scientifico consultivo dell&#8217;ottobre 2017, essa stessa basata sull&#8217;opinione personale di uno dei suoi membri, secondo cui l&#8217;iloperidone ha causato un numero «molto elevato» di morti improvvise e inaspettate e, in secondo luogo, la partecipazione a questo gruppo di un esperto che era consulente di un&#8217;impresa produttrice di un medicinale concorrente rispetto a quello contenente l&#8217;iloperidone.<br /> <a>109</a>Â Â Â Â Siffatta argomentazione non può essere accolta.<br /> <a>110</a>Â Â Â Â In primo luogo, per quanto attiene all&#8217;affermazione secondo cui il CHMP sarebbe stato indebitamente influenzato dal gruppo scientifico consultivo dell&#8217;ottobre 2017, essa non è suffragata da prove.<br /> <a>111</a>Â Â Â Â A tale riguardo, va ricordato che tale gruppo è stato convocato a seguito di una richiesta in tal senso presentata dalla ricorrente a norma dell&#8217;articolo 62, paragrafo 1, del regolamento n.Â 726/2004 nell&#8217;ambito della procedura di riesame.<br /> <a>112</a>Â Â Â Â Come ricordato dalla Commissione, non era dimostrato che tale gruppo di esperti scientifici, che aveva un ruolo puramente consultivo e le cui relazioni non erano quindi vincolanti per il CHMP, abbia avuto un&#8217;influenza indebita nell&#8217;elaborazione della relazione di valutazione del CHMP.<br /> <a>113</a>Â Â Â Â In secondo luogo, occorre pronunciarsi sull&#8217;affermazione secondo cui uno dei membri del gruppo scientifico consultivo dell&#8217;ottobre 2017 aveva esercitato le funzioni di consulente per un prodotto concorrente, sebbene l&#8217;iloperidone fosse in corso di valutazione. Come sottolineato dalla Commissione, secondo la politica dell&#8217;EMA in materia di gestione degli interessi concorrenti, gli esperti che dichiarano di fornire attualmente servizi di consulenza per un prodotto specifico sono autorizzati a partecipare alle riunioni di un gruppo scientifico consultivo o di un gruppo di esperti ad hoc, con la limitazione che non possono partecipare al gruppo quando quest&#8217;ultimo viene consultato sul prodotto specifico dichiarato. Orbene, nel caso di specie, i due gruppi di esperti ad hoc riguardavano l&#8217;iloperidone e non il prodotto incluso nella dichiarazione di interessi dell&#8217;esperto (ossia la cariprazina). Pertanto, dopo aver valutato i documenti della dichiarazione di interessi secondo le procedure stabilite, si è giunti alla conclusione che non sussisteva alcun conflitto di interessi nei confronti dell&#8217;esperto in questione ed egli è stato autorizzato a partecipare a pieno titolo ai due gruppi di esperti ad hoc.<br /> <a>114</a>Â Â Â Â Tuttavia, la ricorrente ha indicato nella sua replica che essa non intendeva fare un&#8217;accusa positiva relativa al «conflitto di interessi», ma solo un tentativo di spiegazione per comprendere il ragionamento seguito dal CHMP in assenza, a suo avviso, di una motivazione convincente nella decisione impugnata.<br /> <a>115</a>Â Â Â Â Invitata in udienza a precisare l&#8217;esatta portata delle sue affermazioni, la ricorrente ha confermato che non intendeva rimettere in discussione una violazione del principio di imparzialità  o un qualsiasi conflitto di interessi, circostanza di cui si è preso atto nel verbale d&#8217;udienza, ma che avrebbe collocato i suoi argomenti sotto il profilo del difetto di motivazione.<br /> <a>116</a>Â Â Â Â Pertanto, devono essere respinte in quanto infondate sia l&#8217;affermazione relativa ad un&#8217;indebita influenza del gruppo scientifico consultivo dell&#8217;ottobre 2017 sul CHMP sia l&#8217;affermazione relativa ad un&#8217;eventuale indebita influenza che avrebbe potuto avere un esperto che ha partecipato a tale gruppo.<br /> <a>117</a>Â Â Â Â Tenuto conto di tutte le considerazioni che precedono, occorre respingere il presente motivo in quanto infondato.<br /> <em>Sul secondo motivo, vertente sul fatto che la valutazione delle MMR proposte per l&#8217;iloperidone è viziata da un difetto di motivazione, da un errore manifesto di valutazione nonchè da una violazione del principio di proporzionalità , sancito dall&#8217;articolo 5, paragrafi 1 e 4, TUE, e del principio della parità  di trattamento</em><br /> <a>118</a>Â Â Â Â Con il secondo motivo, la ricorrente contesta, in sostanza, l&#8217;affermazione secondo cui le «MMR proposte non consentirebbero di affrontare in modo adeguato il rischio individuato (&#038;)», la quale, in definitiva, ha indotto l&#8217;EMA a concludere che nel caso di specie esisteva un rapporto rischio/beneficio negativo. La ricorrente contesta quindi la valutazione delle MMR proposte per l&#8217;iloperidone, tra cui figurava la possibilità  di limitare l&#8217;AIC per tale medicinale al trattamento di seconda linea. Essa sostiene che siffatta valutazione non solo è viziata da un difetto di motivazione e da errori manifesti di valutazione (prima censura), ma viola anche i principi di proporzionalità  e di parità  di trattamento (seconda censura).<br /> <a>119</a>Â Â Â Â La Commissione respinge gli argomenti della ricorrente e conclude per il rigetto del presente motivo.<br /> <a>120</a>Â Â Â Â Prima di esaminare le varie censure sollevate dalla ricorrente nell&#8217;ambito del presente motivo, è importante precisare che le MMR sono generalmente intese a prevenire o ridurre il verificarsi di reazioni avverse, tutto sommato inevitabili, associate all&#8217;esposizione ad un medicinale, o a ridurne la gravità  o l&#8217;impatto sul paziente in caso di reazioni avverse. Tali MMR mirano ad ottimizzare l&#8217;uso sicuro ed efficace di un prodotto farmaceutico durante tutto il suo ciclo di vita. Gli operatori del settore della farmacovigilanza concordano comunemente nel riconoscere che tanto la pianificazione e l&#8217;attuazione delle MMR quanto la valutazione della loro efficacia sono elementi chiave della gestione dei rischi. La sufficienza o meno delle MMR presentate può quindi rivelarsi cruciale in qualsiasi decisione sull&#8217;AIC di un medicinale.<br /> <a>121</a>Â Â Â Â Nel caso di specie, le MMR proposte consistevano non solo in misure «di routine», ossia indicazioni e avvertenze classiche nel foglietto illustrativo e nel riassunto delle caratteristiche del prodotto, ma anche in misure mediche di accompagnamento più¹ avanzate, come l&#8217;uso della genotipizzazione e il monitoraggio mediante ECG.Â Quale complemento di tutte le misure proposte, la ricorrente ha anche fatto valere che doveva essere ipotizzato il ricorso all&#8217;iloperidone come farmaco di seconda linea.<br /> -Â Â Â Â Â Â <em>Sulla censura secondo cui la valutazione delle MMR sarebbe viziata da una violazione dell&#8217;obbligo di motivazione e da errori manifesti di valutazione</em><br /> <a>122</a>Â Â Â Â La ricorrente sostiene che la valutazione delle MMR da essa presentata a sostegno della sua domanda di AIC è viziata da un difetto di motivazione e, in ogni caso, è manifestamente errata. A suo giudizio, il CHMP non avrebbe fornito, nella sua relazione di valutazione, motivi plausibili per cui le MMR proposte, tra cui la possibilità  di limitare l&#8217;AIC al trattamento di seconda linea (ossia per i casi in cui altri prodotti non sono efficaci o non sono tollerati dai pazienti), non sono stati considerati sufficienti per gestire i rischi per la sicurezza presentati dall&#8217;iloperidone.<br /> <a>123</a>Â Â Â Â La ricorrente sottolinea che, per gestire i rischi di prolungamento dell&#8217;intervallo QT, essa ha presentato quattro tipi di MMR frequentemente applicate sul mercato dell&#8217;Unione, in particolare per i prodotti destinati al trattamento della schizofrenia. In primo luogo, essa sostiene di aver incluso, secondo prassi corrente, nel riassunto delle caratteristiche del prodotto e nel foglietto illustrativo destinato ai pazienti avvertenze rigorose e precauzioni d&#8217;uso specifiche che indicano che il prodotto poteva causare un prolungamento dell&#8217;intervallo QT ed avere effetti indesiderati, con la menzione che sono stati segnalati decessi improvvisi. In secondo luogo, essa afferma di avere, in conformità  con la prassi corrente e seguendo sul punto le raccomandazioni del CHMP, menzionato le precauzioni d&#8217;uso, o addirittura controindicazioni, per prevenire la somministrazione di iloperidone a pazienti a rischio relativamente elevato, ossia a pazienti che erano intrinsecamente esposti al rischio di subire effetti indesiderati teoricamente associati ad un prolungamento dell&#8217;intervallo QT. In terzo luogo, essa avrebbe proposto, sempre conformemente alle raccomandazioni del CHMP, di indicare nel riassunto delle caratteristiche del prodotto che la genotipizzazione doveva essere effettuata per tutti i pazienti prima dell&#8217;inizio del trattamento in modo da individuare i pazienti che presentano un determinato genotipo per i quali l&#8217;iloperidone doveva essere controindicato. In quarto luogo, essa avrebbe accettato e proposto di limitare l&#8217;avvio del trattamento con iloperidone agli ambienti con disponibilità  di un cardiologo e di richiedere che il monitoraggio mediante ECG venga effettuato prima e durante il trattamento con iloperidone.<br /> <a>124</a>Â Â Â Â La ricorrente sostiene che la combinazione delle quattro MMR citate nonchè la proposta di limitare il trattamento con iloperidone alla «seconda linea», che essa ha presentato, secondo quanto suggerito dal gruppo scientifico consultivo istituito nel maggio 2017, nell&#8217;ambito della sua richiesta di riesame per mezzo di un complesso algoritmo di trattamento, avrebbe dovuto indurre il CHMP a concludere che i rischi presentati erano adeguatamente gestiti, cosa che non ha fatto. Le conclusioni del CHMP, che non stabilirebbero alcun nesso comprensibile tra gli accertamenti scientifici, sarebbero quindi viziate da un difetto di motivazione e da errori manifesti di valutazione segnatamente in ordine all&#8217;esame delle misure di genotipizzazione e al ricorso all&#8217;ECG, nonchè per quanto riguarda la proposta di uso in seconda linea.<br /> <a>125</a>Â Â Â Â Nella specie, va ricordato che il CHMP ha ritenuto che le MMR proposte non fossero sufficienti per gestire adeguatamente il rischio rilevato, ossia il notevole potenziale aritmogeno dell&#8217;iloperidone.<br /> <a>126</a>Â Â Â Â Il parere del CHMP, riportato nell&#8217;allegato I della decisione impugnata, enuncia sinteticamente quanto segue:<br />«Dato il complesso nesso causale tra l&#8217;esposizione all&#8217;iloperidone ed eventi come le torsioni di punta, compresi elementi sconosciuti ed aleatori ed elementi che possono variare in modo imprevedibile, si ritiene che le [MMR] proposte non consentano di affrontare il rischio individuato nella prassi clinica. Ad esempio, la proposta di effettuare degli ECG al Tmax stimato potrebbe non consentire la determinazione del Tmax effettivo a causa di fattori intrinseci o estrinseci, con conseguente sottostima del prolungamento dell&#8217;intervallo QTcF.<br /> Inoltre, la fattibilità  della corretta attuazione di tutte le misure in tutti gli ambienti clinici è discutibile per ragioni pratiche (ad esempio, la disponibilità  di cardiologi sufficientemente qualificati), come menzionato dagli esperti durante la riunione ad hoc».<br /> <a>127</a>Â Â Â Â Quanto alla relazione di valutazione del CHMP, essa chiarisce i motivi per cui le MMR proposte sono state considerate insufficienti.<br /> <a>128</a>Â Â Â Â In particolare, risulta che, nella fase del primo esame della domanda di AIC di cui trattasi nel caso di specie, il CHMP ha indicato quanto segue:<br />«Alla luce di tutti i dati clinici e non clinici disponibili (compreso lo studio completo dedicato all&#8217;intervallo QTc, il programma clinico globale e i casi di morti cardiache/ improvvise rimaste senza spiegazione durante le sperimentazioni cliniche e dopo l&#8217;immissione in commercio), l&#8217;iloperidone possiede un notevole potenziale aritmogeno in funzione dell&#8217;esposizione. Il fatto che il metabolismo dell&#8217;iloperidone dipenda ampiamente dal CYP3A 4 e dal CYP2D 6 aumenta i rischi di interazioni tra medicinali e rende il metabolismo del medicinale estremamente sensibile ai polimorfismi genetici. Le MMR, quali la genotipizzazione del CYP2D 6 o un monitoraggio ECG avanzato, non sono state giudicate sufficienti per minimizzare tale rischio».<br /> <a>129</a>Â Â Â Â Dalla relazione di valutazione del CHMP risulta altresì che il CHMP, nella fase di riesame della domanda di AIC, ha mantenuto le sue conclusioni secondo cui le MMR proposte non erano sufficienti per i seguenti motivi:<br />«Si riconosce che, per un prodotto di nicchia destinato all&#8217;uso in un numero limitato di pazienti, le MMR proposte appaiono fattibili in alcuni, ma probabilmente non in tutti gli ambienti clinici dell&#8217;UE. Tuttavia, l&#8217;idoneità  delle misure proposte a rispondere adeguatamente ai rischi è contestata in presenza di fonti di variabilità  note e ignote. Alcuni esempi di queste ultime possono essere fornite, ma è impossibile, per definizione, stilarne un elenco esaustivo:<br /> -Â Â Â Â Â Â Â la raccomandazione di eseguire ECG a Tmax potrebbe essere resa impossibile da fattori intrinseci o estrinseci;<br /> -Â Â Â Â Â Â Â una maggiore esposizione con inibitori non controindicati del metabolismo dell&#8217;iloperidone potrebbe variare significativamente in presenza di un debole margine di sicurezza.<br /> Del pari, la proposta volta ad abbassare la soglia di controindicazione del[l&#8217;iloperidone] prendendo come riferimento l&#8217;intervallo QT alla base non può essere accolta a causa della variabilità  di tale misura in uno stesso soggetto all&#8217;interno della popolazione interessata».<br /> <a>130</a>Â Â Â Â Nella parte intitolata «Conclusione e valutazione aggiornata del rapporto rischio/beneficio», riportata al punto 4 della relazione di valutazione del CHMP, quest&#8217;ultimo ha concluso quanto segue:<br />«Tenuto conto di tutti i dati clinici e non clinici disponibili (compreso lo studio completo dedicato all&#8217;intervallo QTc, il programma clinico globale e i casi di morti cardiache/improvvise rimasta senza spiegazione durante le sperimentazioni cliniche e dopo l&#8217;immissione in commercio), l&#8217;iloperidone possiede un notevole potenziale aritmogeno in funzione dell&#8217;esposizione. Si ritiene che le MMR proposte non consentano di affrontare adeguatamente il rischio individuato in questo caso specifico. Pertanto, la sicurezza dell&#8217;iloperidone non è stata sufficientemente dimostrata».<br /> <a>131</a>Â Â Â Â Va rilevato che, da un lato, il parere e la relazione di valutazione del CHMP su cui si basa la decisione impugnata non sono viziati da una motivazione insufficiente per quanto riguarda le MMR e che, dall&#8217;altro, nella sua relazione di valutazione, il CHMP ha formulato, come richiesto dalla giurisprudenza, una serie di motivi plausibili a sostegno della sua conclusione secondo cui le MMR proposte non erano in grado di ovviare agli effetti potenzialmente indesiderati dell&#8217;iloperidone.<br /> <a>132</a>Â Â Â Â In primo luogo, per quanto riguarda le prime due categorie di MMR proposte, denominate «di routine», ossia le indicazioni e le avvertenze contenute nel riassunto delle caratteristiche del prodotto e nel foglietto illustrativo, come specificato dalla Commissione nel controricorso, da tutte queste indicazioni risulta che, data la gravità  del rischio individuato, la pertinenza delle MMR «semplici», quali le avvertenze nel riassunto delle caratteristiche del prodotto e nel foglietto illustrativo, è stata esclusa.<br /> <a>133</a>Â Â Â Â In secondo luogo, per quanto riguarda la MMR consistente nel ricorso alla genotipizzazione, sembra che, in sostanza, il CHMP la ritenga insufficiente per due motivi principali.<br /> <a>134</a>Â Â Â Â In primo luogo, il CHMP ha concluso che la genotipizzazione poteva controllare solo parzialmente i rischi derivanti dall&#8217;esposizione all&#8217;iloperidone. Come spiegato dalla Commissione nelle sue memorie scritte, poichè è noto che questa sostanza ha un potenziale aritmogeno crescente in funzione dell&#8217;esposizione, è risultato che, più¹ alto è il tasso di presenza nel sangue di detta sostanza, maggiore è il rischio di aritmia cardiaca che può essergli fatale. Al contrario, più¹ l&#8217;iloperidone è metabolizzato velocemente, minore è il rischio. Orbene, dai dati portati a conoscenza del CHMP emerge che l&#8217;iloperidone è essenzialmente metabolizzato da due enzimi, ossia il citocromo P450 3A 4 (CYP3A 4) e il citocromo P450 2D 6 (CYP2D 6), che possono essere inibiti in caso di assunzione di farmaci. Orbene, in un caso del genere, la genotipizzazione non consente di individuare con sufficiente affidabilità  i pazienti per i quali l&#8217;assunzione di iloperidone genera rischi significativi.<br /> <a>135</a>Â Â Â Â Tale analisi è chiaramente esposta dal CHMP nella sua relazione di valutazione nei seguenti termini:<br />«Le moltiplicazioni della Cmax per un fattore fino a 2,3 osservate con l&#8217;inibizione metabolica non sono trascurabili e, soprattutto, costituiscono un valore medio; esse non descrivono la misura in cui taluni individui potrebbero presentare un aumento molto più¹ forte della Cmax d&#8217;iloperidone in presenza di potenti inibitori del CYP3A 4 e del CYP2D 6. Ciù² dipende dall&#8217;attività  delle vie metaboliche minori dell&#8217;iloperidone, che potrebbe essere estremamente variabile. In sede di valutazione dei rischi di [torsioni di punta] dovute a un medicinale, l&#8217;effetto medio sulla popolazione è meno rilevante dello scenario più¹ sfavorevole. Non esiste alcun dato che consenta di determinare il probabile effetto sulle concentrazioni di medicinali in pazienti con una debole attività  delle vie metaboliche minori per l&#8217;iloperidone in presenza di leggeri inibitori del CYP3A 4 e del CYP2D 6».<br /> <a>136</a>Â Â Â Â In secondo luogo, e anche ammettendo che l&#8217;esposizione all&#8217;iloperidone possa essere controllata in modo soddisfacente facendo ricorso alla genotipizzazione, dalla relazione di valutazione del CHMP risulta che si è ritenuto che, sebbene esistesse, a priori, un nesso evidente tra il prolungamento dell&#8217;intervallo QT (e quindi il potenziale aritmogeno) e tale esposizione, quest&#8217;ultima non era l&#8217;unico fattore legato all&#8217;uso dell&#8217;iloperidone che poteva provocare effetti quali le torsioni di punta che potevano portare al decesso del paziente. In altre parole, si è ritenuto che il fatto di controllare l&#8217;esposizione all&#8217;iloperidone, segnatamente attraverso la genotipizzazione, non fosse sufficiente a mitigare adeguatamente i rischi associati all&#8217;assunzione di questo medicinale.<br /> <a>137</a>Â Â Â Â Nella relazione di valutazione, il CHMP ha pertanto spiegato quanto segue:<br />«Gli esperti hanno osservato che il nesso causale tra l&#8217;esposizione all&#8217;iloperidone ed eventi come le torsioni di punta era complesso e coinvolgeva elementi sconosciuti o aleatori che, per definizione, sarebbero molto difficili da controllare nell&#8217;ambito di qualsiasi piano di minimizzazione del rischio da attuare in ambito clinico».<br /> <a>138</a>Â Â Â Â In terzo luogo, per quanto riguarda la valutazione della MMR consistente nel ricorso all&#8217;ECG, si applicano mutatis mutandis le conclusioni raggiunte per quanto riguarda il ricorso alla genotipizzazione.<br /> <a>139</a>Â Â Â Â Infatti, il ricorso in tale MMR a «Tmax», che consiste in una stima del tempo trascorso fino al raggiungimento della massima concentrazione plasmatica, è stato considerato non sufficientemente efficace tenuto conto di un certo numero di fattori intrinseci (legati ad ogni paziente) ed estrinseci (legati alla disponibilità  in ambito clinico di un cardiologo per provvedere al monitoraggio dei pazienti affetti da schizofrenia).<br /> <a>140</a>Â Â Â Â Per quanto riguarda il ricorso all&#8217;ECG nella fase iniziale, ossia la fase in cui si prevede di prescrivere l&#8217;iloperidone, il CHMP ha osservato che esso non permetteva necessariamente di ottenere informazioni attendibili sull&#8217;intervallo QT del paziente. La relazione di valutazione del CHMP afferma quindi che «la proposta di abbassare la soglia di controindicazione per l'[iloperidone] prendendo come riferimento l&#8217;intervallo QT nella fase iniziale non può essere accettata, a causa della variabilità  di tale misura nello stesso soggetto all&#8217;interno della popolazione interessata».<br /> <a>141</a>Â Â Â Â In altri termini, secondo il CHMP, poichè i valori raccolti per mezzo di un&#8217;ECG variano notevolmente da un individuo all&#8217;altro e sono quindi imprevedibili, il ricorso al monitoraggio mediante ECG non sembra essere una misura pienamente soddisfacente per controllare gli effetti dell&#8217;assunzione dell&#8217;iloperidone. Non sembra quindi possibile definire un valore che possa fungere da allarme per i professionisti interessati. In definitiva, secondo il CHMP, era quindi lecito dubitare che il ricorso a detto strumento fosse affidabile come mezzo di controllo dei rischi presentati dall&#8217;iloperidone.<br /> <a>142</a>Â Â Â Â In quarto luogo, per quanto riguarda la proposta di utilizzare l&#8217;iloperidone come farmaco di «seconda linea», ossia nel caso in cui il trattamento del paziente con un altro medicinale non sia stato soddisfacente, occorre esaminare, in linea con i rilievi precedenti, se sussiste un nesso comprensibile tra gli accertamenti scientifici portati a conoscenza dell&#8217;EMA e la raccomandazione negativa di cui trattasi nel caso di specie.<br /> <a>143</a>Â Â Â Â A tal proposito, dal fascicolo sottoposto al Tribunale emerge che a seguito del parere negativo espresso dal CHMP il 20 luglio 2017 e a sostegno della sua richiesta di riesame, la ricorrente ha proposto che l&#8217;iloperidone sia «indicato per il trattamento in seconda linea della schizofrenia negli adulti».<br /> <a>144</a>Â Â Â Â In questa prospettiva, la ricorrente aveva ravvisato due sottocategorie della popolazione globale per le quali intendeva dimostrare un rapporto rischio/beneficio positivo per l&#8217;iloperidone, vale a dire, in primo luogo, i pazienti affetti da schizofrenia che si erano stabilizzati e, in secondo luogo, i pazienti che si trovavano in un episodio di crisi acuta e che non potevano essere completamente stabilizzati da un altro medicinale a causa di un problema di tolleranza.<br /> <a>145</a>Â Â Â Â Orbene, il rapporto rischio/beneficio è stato considerato negativo in considerazione dei principali problemi di sicurezza per queste due sottopopolazioni (allo stesso modo in cui lo erano per la popolazione globale). A tal proposito, la relazione di valutazione del CHMP stabilisce un nesso comprensibile tra gli accertamenti medici o scientifici e le conclusioni che contiene riguardo all&#8217;uso dell&#8217;iloperidone come farmaco di seconda linea.<br /> <a>146</a>Â Â Â Â Se, come concordano nel riconoscere le parti, ad oggi esistono ancora esigenze mediche non soddisfatte in pazienti affetti da schizofrenia, in particolare quelli che soffrono di acatisia, ciù² riguarda, secondo i dati forniti durante la procedura di riesame di cui trattasi nel caso di specie, i pazienti che avrebbero bisogno di accedere a un medicinale con nessuna o quasi nessuna propensione a causare un siffatto disturbo. Orbene, ciù² non avviene per quanto riguarda l&#8217;iloperidone, che, come indicato dal CHMP nella sua relazione di valutazione, presenta «una propensione bassa, ma non estremamente bassa, a causare sintomi extrapiramidali in senso lato».<br /> <a>147</a>Â Â Â Â In quinto e ultimo luogo, per quanto riguarda l&#8217;affermazione secondo cui il CHMP non avrebbe fornito le ragioni che spiegano perchè le MMR proposte, considerate nel loro insieme e non separatamente, non sarebbero sufficienti a gestire i rischi per la sicurezza posti dall&#8217;iloperidone, essa è priva di fondamento.<br /> <a>148</a>Â Â Â Â A tal proposito, va ricordato che nel parere del CHMP viene affermato che «[t]enuto conto del complesso nesso causale tra l&#8217;esposizione all&#8217;iloperidone ed eventi come le torsioni di punta, compresi elementi sconosciuti ed aleatori ed elementi che possono variare in modo imprevedibile, si ritiene che le [MMR] proposte non consentano di affrontare adeguatamente il rischio individuato nella prassi clinica».<br /> <a>149</a>Â Â Â Â Come si evince anche dalla posizione del gruppo ad hoc del 30 ottobre 2017, si è giunti alla conclusione che, indipendentemente dalla combinazione delle MMR, un certo numero di pazienti sarebbe esposto a un rischio significativo per la sicurezza associato in particolare allo sviluppo di torsioni di punta. Tra le altre considerazioni, detto gruppo ha rilevato quanto segue:<br />«[G]li esperti hanno osservato che il nesso causale tra l&#8217;esposizione all&#8217;iloperidone ed eventi come le torsioni di punta era complesso e coinvolgeva elementi sconosciuti o aleatori che, per definizione, sarebbero stati molto difficili da controllare nell&#8217;ambito di qualsiasi piano di minimizzazione dei rischi da attuare in ambito clinico. Tenuto conto di siffatte considerazioni e dei dati disponibili, la maggior parte degli esperti ha concluso che era impossibile progettare un insieme di [MMR] che consentirebbero di affrontare adeguatamente i rischi riscontrati e che le misure proposte finirebbero per produrre una falsa impressione di sicurezza».<br /> <a>150</a>Â Â Â Â Alla luce di tutte le considerazioni sopra esposte, si deve ritenere che la conclusione secondo cui le MMR proposte dalla ricorrente ai fini del rilascio di un&#8217;AIC per l&#8217;iloperidone sono insufficienti, non sia viziata da un difetto di motivazione o da errori manifesti di valutazione.<br /> -Â Â Â Â Â Â <em>Sulla censura vertente su una violazione del principio di proporzionalità </em><br /> <a>151</a>Â Â Â Â La ricorrente sostiene che la valutazione delle MMR proposte è contraria al principio di proporzionalità . Essa fa valere che il rifiuto in blocco di tali MMRÂ &#8211; e quindi il rifiuto di rilasciare un&#8217;AICÂ &#8211; va oltre quanto necessario per raggiungere l&#8217;obiettivo di equilibrare rischi e benefici. Tale rifiuto non costituirebbe la misura meno gravosa per una minimizzazione sufficiente dei rischi associati all&#8217;iloperidone. Ad avviso della ricorrente, il CHMP avrebbe potuto imporre le MMR realizzabili per fare in modo che l&#8217;iloperidone fosse prescritto e somministrato in modo da gestire i rischi e garantire un livello accettabile di sicurezza.<br /> <a>152</a>Â Â Â Â Secondo una giurisprudenza costante, il principio di proporzionalità , ora sancito all&#8217;articolo 5Â TUE, esige che gli atti delle istituzioni dell&#8217;Unione siano idonei a realizzare i legittimi obiettivi perseguiti dalla normativa di cui trattasi e non eccedano i limiti di quanto è necessario alla realizzazione di tali obiettivi, fermo restando che, qualora sia possibile una scelta tra più¹ misure appropriate, si deve ricorrere a quella meno gravosa e che gli inconvenienti causati non devono essere sproporzionati rispetto agli scopi perseguiti (v. sentenza del 4 maggio 2016, Pillbox 38, C-477/14, EU:C:2016:324, punto 48 e giurisprudenza ivi citata).<br /> <a>153</a>Â Â Â Â In un settore come quello di cui trattasi nella presente controversia, in cui la pubblica autorità  interessata è chiamata ad effettuare valutazioni complesse, solo la manifesta inidoneità  di una misura adottata in tale settore, in relazione all&#8217;obiettivo che le istituzioni competenti intendono perseguire, può inficiare la legittimità  di tale misura (v., in tal senso, sentenze del 4 maggio 2016, Pillbox 38, C-477/14, EU:C:2016:324, punto 49 e giurisprudenza ivi citata, e del 16 marzo 2016, Dextro Energy/Commissione, T-100/15, EU:T:2016:150, punto 80 e giurisprudenza ivi citata).<br /> <a>154</a>Â Â Â Â Per valutare il rispetto del principio di proporzionalità  nel settore della salute pubblica, occorre tener conto del fatto che la salute e la vita delle persone occupano una posizione preminente fra i beni e gli interessi protetti dal Trattato FUE (v., in tal senso, sentenza del 19 aprile 2012, Artegodan/Commissione, C-221/10Â P, EU:C:2012:216, punto 99 e giurisprudenza ivi citata; v. anche, per analogia, per quanto riguarda il rispetto da parte degli Stati membri di siffatto principio nel settore della salute pubblica, sentenza dell&#8217;8 giugno 2017, Medisanus, C-296/15, EU:C:2017:431, punto 82 e giurisprudenza ivi citata).<br /> <a>155</a>Â Â Â Â Il Tribunale ha statuito che, considerando proprio il carattere esclusivo dei criteri di sicurezza, efficacia e qualità  sanciti nell&#8217;ambito del sistema dell&#8217;Unione di armonizzazione del rilascio e della gestione delle AIC di medicinali, è unicamente in riferimento a tali criteri che si valutava il carattere proporzionato di un provvedimento di sospensione o di revoca di un&#8217;AIC. Ne consegue che gli interessi rilevanti nell&#8217;ambito del controllo di proporzionalità  coincidono con gli interessi connessi alla tutela della salute pubblica presi in considerazione in sede di applicazione della normativa pertinente (v., in tal senso, sentenza del 3 marzo 2010, Artegodan/Commissione, T-429/05, EU:T:2010:60, punto 128).<br /> <a>156</a>Â Â Â Â Nel caso di specie, risulta che gli argomenti sviluppati dalla ricorrente si confondono sostanzialmente con quelli esaminati ai precedenti punti da 125 a 150 nell&#8217;ambito dei rilievi dedicati all&#8217;esame della prima censura del secondo motivo, secondo cui il CHMP avrebbe commesso errori manifesti di valutazione nell&#8217;esame delle MMR proposte per affrontare i problemi di sicurezza associati all&#8217;iloperidone.<br /> <a>157</a>Â Â Â Â Poichè si è ritenuto che tali MMR, prese isolatamente o in combinazione tra loro, non fossero sufficienti per concludere che esisteva un rapporto rischio/beneficio positivo, il CHMP era inevitabilmente indotto a formulare un parere sfavorevole all&#8217;AIC di detto medicinale. In altri termini, poichè, in presenza di un medicinale con un rapporto rischio/beneficio negativo, non esiste un&#8217;alternativa meno gravosa della decisione di dare un seguito sfavorevole ad una domanda di AIC per tale medicinale, non si può sostenere che il rifiuto di AIC, contenuto nella decisione impugnata, è manifestamente sproporzionato.<br /> -Â Â Â Â Â Â <em>Sulla censura vertente su una violazione del principio della parità  di trattamento</em><br /> <a>158</a>Â Â Â Â La ricorrente ritiene che il CHMP abbia violato il principio della parità  di trattamento in quanto ha applicato un trattamento diverso alle MMR proposte per l&#8217;iloperidone rispetto a quello riservato all&#8217;analisi delle MMR proposte per altri medicinali destinati al trattamento della schizofrenia. In particolare, per quanto riguarda il sertindolo, il monitoraggio mediante ECG e il trattamento di seconda linea sarebbero stati accettati come MMR. Del pari, anzichè rifiutare il rilascio di un AIC per la cariprazine, il CHMP avrebbe accettato che i problemi di sicurezza riscontrati per tale medicinale fossero presi in considerazione nelle informazioni relative al prodotto e nelle specifiche di quest&#8217;ultimo.<br /> <a>159</a>Â Â Â Â A tal riguardo, è ben noto che il principio della parità  di trattamento richiede che situazioni comparabili non siano trattate in modo differente e situazioni differenti non siano trattate in modo identico, a meno che un siffatto trattamento non risulti obiettivamente giustificato (v. sentenze del 29 aprile 2004, Novartis Pharmaceuticals, C-106/01, EU:C:2004:245, punto 69 e giurisprudenza ivi citata, del 4 maggio 2016, Pillbox 38, C-477/14, EU:C:2016:324, punto 35 e giurisprudenza ivi citata e del 9 settembre 2010, CSL Behring/Commissione e EMA, T-264/07, EU:T:2010:371, punto 113 e giurisprudenza ivi citata).<br /> <a>160</a>Â Â Â Â Orbene, nella specie, poichè i dati scientifici relativi alla sicurezza dei medicinali sono diversi, non si può parlare di situazioni comparabili.<br /> <a>161</a>Â Â Â Â Per quanto riguarda più¹ precisamente i dati relativi al prolungamento dell&#8217;intervallo QT e, di conseguenza, il potenziale aritmogeno dell&#8217;iloperidone, che hanno assunto un rilievo centrale nella valutazione del rapporto rischio/beneficio di cui trattasi nel caso di specie, dai dati forniti dalla Commissione, dati che non sono stati seriamente contestati dalla ricorrente, risulta che le conclusioni scientifiche divergono da quelle adottate per la cariprazina e il sertindolo. In particolare, per quanto riguarda il sertindolo, la Commissione ha precisato che i dati presentati avevano permesso di escludere l&#8217;esistenza di indicatori di torsioni di punta, il che non era avvenuto nella valutazione dell&#8217;iloperidone. Per quanto riguarda la comparabilità  delle valutazioni scientifiche vertenti rispettivamente sulla cariprazina e sull&#8217;iloperidone, la Commissione ha indicato i motivi per cui sussistono differenze oggettive quanto ai risultati delle analisi sul prolungamento dell&#8217;intervallo QT riguardo alle soglie di sicurezza definite negli orientamenti QT.<br /> <a>162</a>Â Â Â Â Infatti, come emerge dalla relazione di valutazione del CHMP, gli esperti consultati sembrano concordi nel riconoscere che esiste un potenziale aritmogeno significativo per l&#8217;iloperidone a causa del prolungamento dell&#8217;intervallo QT, mentre ciù² non è avvenuto per la cariprazina e il sertindolo.<br /> <a>163</a>Â Â Â Â Inoltre, in risposta al quesito scritto posto dal Tribunale nell&#8217;ambito delle misure di organizzazione del procedimento, la Commissione ha precisato che il sertindolo, il cui rapporto rischio/beneficio non è stato rivalutato dal 2002 in seguito alla sospensione dell&#8217;AIC che lo riguarda, non si ritrova in nessuno dei medicinali autorizzati conformemente alla procedura centralizzata a partire da tale data. In risposta ad un quesito posto in udienza, è stato confermato che i parametri considerati in passato nella valutazione del potenziale aritmogeno di alcune sostanze erano meno rigorosi di quelli attualmente applicabili e che il contesto normativo applicabile in tale settore era cambiato dal 1997.<br /> <a>164</a>Â Â Â Â Da tutte le considerazioni suesposte risulta che l&#8217;affermazione della ricorrente sulla presunta violazione del principio della parità  di trattamento è priva di fondamento e deve essere respinta.<br /> <a>165</a>Â Â Â Â Di conseguenza, occorre respingere il secondo motivo.<br /> <em>Sul terzo motivo, vertente sul fatto che la valutazione delle conseguenze dell&#8217;inizio lento di azione dell&#8217;iloperidone è viziata da un difetto di motivazione e da una violazione del principio di proporzionalità  sancito dall&#8217;articolo 5, paragrafi 1 e 4, TUE</em><br /> <a>166</a>Â Â Â Â La ricorrente sostiene che la valutazione delle conseguenze dell&#8217;inizio lento di azione dell&#8217;iloperidone, che sarebbe intrinsecamente incoerente, è viziata da un difetto di motivazione e da una violazione del principio di proporzionalità . Essa deduce che, nel considerare che questo inizio lento di azione costituiva una «preoccupazione maggiore» per il trattamento di un&#8217;acuta esacerbazione della schizofrenia e, di conseguenza, un ulteriore motivo per rifiutare un AIC per tale medicinale, il CHMP non ha tenuto conto di tre circostanze essenziali. In primo luogo, emergerebbe dalle linee guida sull&#8217;indagine clinica dei medicinali, compresi i preparati a rilascio prolungato nel trattamento della schizofrenia <em>(guideline on clinical investigation of medicinal products, including depot preparations in the treatment of schizophrenia),</em>Â pubblicate dall&#8217;EMA il 20 settembre 2012 (EMA/CHMP/40072/2010 Rev. 1), che indicano che l&#8217;efficacia a breve termine di un medicinale può essere dimostrata mediante una sperimentazione clinica di sei settimane, che un&#8217;efficacia immediata non deve necessariamente essere dimostrata per attestare l&#8217;efficacia dei prodotti destinati al trattamento di tale malattia. In secondo luogo, per quanto riguarda il trattamento di una malattia cronica, l&#8217;inizio d&#8217;azione del medicinale destinato a curarla non dovrebbe svolgere un ruolo decisivo, soprattutto quando è prescritto come farmaco di seconda linea, ossia quando il ricorso ad altri prodotti si è rivelato inefficace o non è stato tollerato. In terzo luogo, nella sua relazione di valutazione lo stesso CHMP avrebbe ammesso che l&#8217;inizio lento d&#8217;azione «non sarebbe, di per sì©, considerato un ostacolo» all&#8217;approvazione dell&#8217;iloperidone. Il CHMP avrebbe quindi ritenuto che tale inizio d&#8217;azione limiterebbe unicamente le situazioni cliniche in cui poteva essere ipotizzato il ricorso al medicinale in parola.<br /> <a>167</a>Â Â Â Â Il Tribunale ricorda che, come si evince dal parere del CHMP (v. punto 16 supra), quest&#8217;ultimo ha concluso che l&#8217;inizio lento d&#8217;azione dell&#8217;iloperidone costituiva «una delle principali preoccupazioni per il trattamento di un&#8217;esacerbazione acuta della schizofrenia».<br /> <a>168</a>Â Â Â Â Anzitutto, per quanto riguarda l&#8217;affermazione secondo cui siffatte conclusioni sarebbero contraddittorie e quindi viziate da un difetto di motivazione, essa si basa su una lettura distorta del parere e della relazione di valutazione del CHMP.<br /> <a>169</a>Â Â Â Â Certamente, nella sua relazione di valutazione il CHMP ha rilevato che «[i]l lento inizio d&#8217;azione riconosciuto, di per sì©, non sarebbe considerato un ostacolo all&#8217;approvazione dell&#8217;iloperidone».<br /> <a>170</a>Â Â Â Â Ciù² non significa, tuttavia, che tale inizio d&#8217;azione non possa avere un impatto sul rapporto rischio/beneficio di un determinato medicinale.<br /> <a>171</a>Â Â Â Â Nel presente caso, nella sua relazione di valutazione il CHMP ha considerato che l&#8217;inizio lento d&#8217;azione dell&#8217;iloperidone potrebbe avere un&#8217;importanza clinica nel trattamento di esacerbazioni acute della schizofrenia, vale a dire nel trattamento dei pazienti della seconda sottopopolazione identificata. Tale constatazione, nelle circostanze del caso di specie, era atta a confermare l&#8217;esistenza di un rapporto rischio/beneficio negativo.<br /> <a>172</a>Â Â Â Â Nella sua relazione di valutazione, il CHMP ha osservato quanto segue:<br />«[L]&#8217;efficacia dell&#8217;iloperidone è moderata. Inoltre, il medicinale ha mostrato un inizio lento d&#8217;azione, il che costituisce una preoccupazione maggiore per il trattamento di un&#8217;acuta esacerbazione della schizofrenia. Di conseguenza, e tenendo conto della sicurezza globale e del profilo di efficacia dell&#8217;iloperidone, è impossibile identificare la popolazione di pazienti per i quali il beneficio del trattamento sarebbe considerato superiore ai principali problemi di sicurezza».<br /> <a>173</a>Â Â Â Â Non convince poi nemmeno l&#8217;affermazione secondo cui il CHMP avrebbe violato il principio di proporzionalità , nei limiti in cui non ha autorizzato &#8211; nè addirittura ipotizzato &#8211; un&#8217;indicazione limitata per l&#8217;iloperidone.<br /> <a>174</a>Â Â Â Â A tale proposito, va rammentato che il principio di proporzionalità  richiede che gli atti delle istituzioni non eccedano i limiti di quanto è idoneo e necessario per la realizzazione degli obiettivi legittimi perseguiti dalla normativa di cui trattasi, fermo restando che, qualora sia possibile una scelta tra più¹ misure appropriate, si deve ricorrere a quella meno gravosa e che gli inconvenienti causati non devono essere sproporzionati rispetto agli scopi perseguiti (v. giurisprudenza ricordata al precedente punto 152).<br /> <a>175</a>Â Â Â Â Per quanto riguarda più¹ precisamente la questione se occorra o meno dare un seguito favorevole a una domanda di AIC di un medicinale, il bilancio rischio/beneficio di tale medicinale, effettuato dalle autorità  incaricate dell&#8217;esame di tale domanda, occupa una posizione centrale. Se si conclude che esiste un rapporto rischio/beneficio negativo, la domanda di AIC deve essere respinta. Come indicato dalla Commissione, la prescrizione di un siffatto medicinale deve essere impedita e non può quindi essere lasciata alla discrezione degli operatori sanitari.<br /> <a>176</a>Â Â Â Â Di conseguenza, nei limiti in cui il CHMP ha espresso un parere sfavorevole sul rapporto rischio/beneficio dell&#8217;iloperidone, non può essere validamente accusato di aver violato il principio di proporzionalità  rifiutando il rilascio di un&#8217;AIC «limitata» per tale medicinale, in quanto quest&#8217;ultima non costituisce una misura «meno gravosa» e «adeguata» ipotizzabile per raggiungere gli obiettivi perseguiti.<br /> <a>177</a>Â Â Â Â Da tutte le considerazioni suesposte emerge che le conclusioni adottate in merito alle conseguenze dell&#8217;inizio d&#8217;azione dell&#8217;iloperidone non sono nè viziate da un difetto di motivazione nè contrarie al principio di proporzionalità .<br /> <a>178</a>Â Â Â Â Pertanto, il terzo motivo non può essere accolto e dev&#8217;essere respinto in quanto infondato.<br /> <em>Sul quarto motivo, vertente sul fatto che l&#8217;obbligo di identificare una popolazione per la quale l&#8217;iloperidone darebbe risultati migliori rispetto ad altri prodotti viola i principi di attribuzione e di proporzionalità  (sanciti all&#8217;articolo 5, paragrafi da 1 a 3, TUE), l&#8217;articolo 12 e l&#8217;articolo 81, paragrafo 2, del regolamento n.Â 726/2004 nonchè il principio della parità  di trattamento</em><br /> <a>179</a>Â Â Â Â La ricorrente afferma, in sostanza, che, imponendole di dimostrare la «superiorità » dell&#8217;iloperidone rispetto ad altri farmaci di seconda linea contro la schizofrenia, la decisione impugnata viola il principio di attribuzione, il principio di sussidiarietà , il principio della parità  di trattamento, nonchè l&#8217;articolo 12 e l&#8217;articolo 81, paragrafo 2, del regolamento n.Â 726/2004, poichè queste ultime disposizioni stabiliscono i motivi precisi per cui una domanda di AIC può essere respinta.<br /> <a>180</a>Â Â Â Â Sotto un primo profilo, la ricorrente sostiene che, imponendole una tale dimostrazione &#8211; in particolare mediante «l&#8217;identificazione di una popolazione» per la quale l&#8217;iloperidone presenta vantaggi unici rispetto ad altri prodotti destinati al trattamento della schizofrenia, e persino rispetto ai prodotti attualmente disponibili nel loro complesso &#8211; il CHMP ha fissato e applicato una condizione supplementare di approvazione. La ricorrente deduce che, sebbene durante la procedura di riesame abbia segnalato che tale condizione era contraria al diritto dell&#8217;Unione, il CHMP l&#8217;avrebbe mantenuta e applicata nella sua relazione di valutazione. Di conseguenza, quest&#8217;ultimo avrebbe violato i principi di attribuzione e di sussidiarietà  nonchè le disposizioni dell&#8217;articolo 12, paragrafo 1, e dell&#8217;articolo 81, paragrafo 2, del regolamento n.Â 726/2004, secondo cui un&#8217;AIC può essere rifiutata solo se il richiedente non ha dimostrato in modo adeguato o sufficiente la qualità , la sicurezza o l&#8217;efficacia del medicinale.<br /> <a>181</a>Â Â Â Â Sotto un secondo profilo, la ricorrente ritiene che, imponendo in modo inedito, nel settore dei prodotti di seconda generazione destinati al trattamento della schizofrenia, requisiti supplementari ai fini del rilascio dell&#8217;AIC per l&#8217;iloperidone, la decisione impugnata viola il principio della parità  di trattamento. A giudizio della ricorrente, il CHMP, fino ad allora, non avrebbe mai richiesto, nella valutazione di tali prodotti, che essi producano risultati migliori, in particolare sul piano della tolleranza e dell&#8217;efficacia terapeutica.<br /> <a>182</a>Â Â Â Â La Commissione contesta gli argomenti della ricorrente e conclude per il rigetto del motivo.<br /> <a>183</a>Â Â Â Â Nel caso di specie, occorre rilevare che gli argomenti addotti dalla ricorrente a sostegno del presente motivo si fondano sull&#8217;erronea premessa secondo cui il CHMP le avrebbe imposto una condizione non prevista dal diritto applicabile ai fini del rilascio dell&#8217;AIC, vale a dire la dimostrazione della superiorità  dell&#8217;iloperidone rispetto ad altri medicinali destinati a curare i sintomi della schizofrenia.<br /> <a>184</a>Â Â Â Â Infatti, da un&#8217;attenta lettura delle ragioni sottese alla decisione impugnata, in particolare della relazione di valutazione del CHMP, emerge chiaramente che è in risposta all&#8217;argomento della ricorrente secondo cui l&#8217;iloperidone rispondeva ad un «bisogno medico non soddisfatto»Â &#8211; in quanto detto medicinale si rivolge a persone affette da un disturbo per il quale non esiste un metodo di trattamento pienamente soddisfacente &#8211; che il CHMP è stato indotto ad effettuare un esame comparativo dei benefici che il suddetto medicinale presentava sul piano terapeutico rispetto ad altri medicinali destinati a curare i sintomi della schizofrenia di seconda generazione attualmente in commercio. In particolare, il CHMP era invitato a precisare se e in quale misura l&#8217;iloperidone presentasse un rischio meno elevato, rispetto ad altri farmaci attualmente disponibili, di causare effetti extrapiramidali, tra cui l&#8217;acatisia.<br /> <a>185</a>Â Â Â Â Di conseguenza, sia le censure relative ad una violazione dei principi di attribuzione e di sussidiarietà  sia quelle relative ad una violazione delle disposizioni del regolamento n.Â 726/2004 sono prive di fondamento. Come giustamente rilevato dalla Commissione, il motivo per cui il CHMP non ha raccomandata l&#8217;AIC per l&#8217;iloperidone risiedeva nel suo rapporto rischio/beneficio negativo e non, come suggerito dalla ricorrente, nel risultato di un confronto operato tra tale sostanza e taluni medicinali autorizzati.<br /> <a>186</a>Â Â Â Â Per quanto attiene all&#8217;affermazione secondo cui la valutazione dell&#8217;iloperidone effettuata dal CHMP è risultata, in violazione del principio della parità  di trattamento, molto più¹ esigente di quelle aventi ad oggetto altri medicinali destinati al trattamento della schizofrenia, essa non sembra essere maggiormente convincente.<br /> <a>187</a>Â Â Â Â A tal riguardo, va sottolineato, in linea con quanto indicato in sede di esame del terzo motivo (v. punto 160 supra), che, essendo diversi i dati scientifici relativi alla sicurezza dei medicinali, non può trattarsi di situazioni comparabili.<br /> <a>188</a>Â Â Â Â Ciù² è tanto più¹ vero in quanto i medicinali in questione appartengono a classi terapeutiche diverse, poichè le considerazioni scientifiche pertinenti per la valutazione della loro sicurezza ed efficacia variano per definizione da un gruppo di malattie all&#8217;altro. In particolare, come indicato dalla Commissione, senza essere contraddetto dalla ricorrente, l&#8217;iloperidone e il cisapride appartengono a classi terapeutiche diverse. L&#8217;iloperidone è un antipsicotico che rientra nell&#8217;area terapeutica dei disturbi del sistema nervoso. Per contro, il cisapride è un medicinale destinato ai disturbi del tratto digestivo e del metabolismo.<br /> <a>189</a>Â Â Â Â In ogni caso, e anche ammettendo che gli organi incaricati di valutare il rapporto rischio/beneficio di un medicinale nell&#8217;ambito di una domanda di AIC presentata secondo la procedura centralizzata si siano mostrati meno rigorosi nell&#8217;identificare i rischi presentati da altri medicinali, ciù² non può essere utilizzato come argomento per giustificare il rilascio di un&#8217;AIC.Â Infatti, la valutazione dell&#8217;efficacia, della sicurezza e dell&#8217;innocuità  di un medicinale deve basarsi su un esame oggettivo delle analisi scientifiche presentate a sostegno di una domanda di AIC e non su un esame comparativo delle valutazioni effettuate da tali organi. Inoltre, è importante dimostrare che il medicinale in questione presenta vantaggi in termini di efficacia e di sicurezza tali da giustificare un rapporto rischio/beneficio positivo.<br /> <a>190</a>Â Â Â Â Alla luce di quanto precede, il quarto motivo deve essere respinto in quanto infondato.<br /> <em>Sul quinto motivo, vertente sul fatto che la valutazione globale del rapporto rischio/beneficio dell&#8217;iloperidone non è sufficientemente motivata e, in ogni caso, è manifestamente errata</em><br /> <a>191</a>Â Â Â Â La ricorrente afferma, in sostanza, che la valutazione globale del rapporto rischio/beneficio dell&#8217;iloperidone effettuata dal CHMP non è sufficientemente motivata e, in ogni caso, è manifestamente errata. Infatti, benchè gli errori e i difetti di motivazione da essa individuati nell&#8217;ambito dei primi quattro motivi del presente ricorso non potessero essere considerati isolatamente come manifesti, essi avrebbero portato, nel loro insieme, a sopravvalutare i rischi e a sottovalutare gli innegabili benefici dell&#8217;iloperidone (ossia una bassa acatisia e una riduzione del tasso di ricaduta) e, di conseguenza, a concludere che il rapporto rischio/beneficio era negativo. La ricorrente fa valere che, oltre a tali benefici, il CHMP sembra aver perso di vista il fatto che la schizofrenia è una malattia grave e l&#8217;importanza dei bisogni non soddisfatti dei pazienti interessati.<br /> <a>192</a>Â Â Â Â La Commissione conclude per il rigetto del motivo.<br /> <a>193</a>Â Â Â Â Va notato che, con il presente motivo, la ricorrente non aggiunge, in sostanza, nulla di nuovo a quanto dedotto nell&#8217;ambito dei primi quattro motivi. La ricorrente si limita infatti ad affermare che il CHMP sembra aver perso di vista la gravità  della malattia costituita dalla schizofrenia, l&#8217;importanza dei bisogni non soddisfatti e i benefici dell&#8217;iloperidone per curarne i sintomi (vale a dire una bassa acatisia e una significativa riduzione dei tassi di ricaduta). Essa ne deduce che siffatti elementi avrebbero dovuto ragionevolmente indurre il CHMP a formulare una raccomandazione positiva all&#8217;AIC di questo medicinale.<br /> <a>194</a>Â Â Â Â A tale riguardo, giova ricordare che la decisione di autorizzare o meno l&#8217;immissione in commercio di un medicinale deve basarsi su un esame esigente della qualità , della sicurezza e dell&#8217;efficacia di quest&#8217;ultimo, il quale esame, in linea di principio, deve basarsi su una valutazione oggettiva dei suoi probabili effetti alla luce dei dati scientifici presentati dai richiedenti l&#8217;AIC. Infatti, è pacifico che alle esigenze imperative di salute pubblica deve essere riconosciuta massima importanza (v. segnatamente punti 45 e 46 supra).<br /> <a>195</a>Â Â Â Â Nel caso di specie, sebbene sia certamente pacifico che sussistono notevoli bisogni medici nei trattamenti farmacologici attualmente disponibili per curare i sintomi della schizofrenia, ciù² non può indurre gli organi incaricati dell&#8217;esame delle domande di AIC loro sottoposte a mostrarsi, nell&#8217;esame del rapporto rischio/beneficio presentato dal medicinale interessato, meno esigenti per quanto riguarda i parametri da prendere in considerazione nella valutazione della sicurezza del medicinale di cui trattasi.<br /> <a>196</a>Â Â Â Â Da quanto precede risulta che il quinto motivo deve essere respinto e, di conseguenza, il ricorso nel suo insieme.<br /> <strong>Â Sulle spese</strong><br /> <a>197</a>Â Â Â Â Ai sensi dell&#8217;articolo 134, paragrafo 1, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poichè la ricorrente è rimasta soccombente, deve essere condannata alle spese, conformemente alla domanda della Commissione.<br /> Per questi motivi,<br /> IL TRIBUNALE (Sesta Sezione),<br /> dichiara e statuisce:<br /> <strong>1) Â Â Â Â Â Il ricorso è respinto.</strong><br /> <strong>2) Â Â Â Â Â Vanda Pharmaceuticals Ltd è condannata alle spese.</strong></div>
<p> Spielmann Csehi Spineanu-Matei  </p>
<div style="text-align: justify;">Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 19 dicembre 2019.</div>
<p> Il cancelliere Â  Â Â Â Â Â Â Il presidente facente funzione  </p>
<div style="text-align: justify;">E.Â Coulon<br /> Indice<br /> Fatti<br /> Procedimento e conclusioni delle parti<br /> In diritto<br /> Sulla ricevibilità Nel merito<br /> Considerazioni preliminari sulla natura e la portata del controllo giurisdizionale<br /> &#8211; Richiami sulle principali caratteristiche della procedura centralizzata di AIC dei medicinali, quale disciplinata dal regolamento n.Â 726/2004<br /> &#8211; Sull&#8217;estensione e sulla portata del controllo giurisdizionale<br /> Sul primo motivo, vertente sul fatto che la valutazione dei rischi di aritmia che l&#8217;iloperidone potrebbe comportare è viziata da un difetto di motivazione, da un errore manifesto di valutazione e dalla violazione del principio della parità  di trattamento<br /> &#8211; Sull&#8217;osservanza dell&#8217;obbligo di motivazione<br /> &#8211; Sull&#8217;affermazione secondo cui la valutazione dei rischi presentata dall&#8217;iloperidone non è conforme alle linee guida relative al prolungamento dell&#8217;intervallo QT/QTc.<br /> &#8211; Sull&#8217;affermazione secondo cui la relazione di valutazione del CHMP non è in linea con l&#8217;attuale prassi dell&#8217;EMA in quanto non si è tenuto conto dell&#8217;esperienza positiva successivamente alla commercializzazione dell&#8217;iloperidone<br /> &#8211; Sull&#8217;affermazione secondo cui il CHMP è stato indebitamente influenzato dalle osservazioni del gruppo di esperti ad hoc del 30 ottobre 2017<br /> Sul secondo motivo, vertente sul fatto che la valutazione delle MMR proposte per l&#8217;iloperidone è viziata da un difetto di motivazione, da un errore manifesto di valutazione nonchè da una violazione del principio di proporzionalità , sancito dall&#8217;articolo 5, paragrafi 1 e 4, TUE, e del principio della parità  di trattamento<br /> &#8211; Sulla censura secondo cui la valutazione delle MMR sarebbe viziata da una violazione dell&#8217;obbligo di motivazione e da errori manifesti di valutazione<br /> &#8211; Sulla censura vertente su una violazione del principio di proporzionalità &#8211; Sulla censura vertente su una violazione del principio della parità  di trattamento<br /> Sul terzo motivo, vertente sul fatto che la valutazione delle conseguenze dell&#8217;inizio lento di azione dell&#8217;iloperidone è viziata da un difetto di motivazione e da una violazione del principio di proporzionalità  sancito dall&#8217;articolo 5, paragrafi 1 e 4, TUE<br /> Sul quarto motivo, vertente sul fatto che l&#8217;obbligo di identificare una popolazione per la quale l&#8217;iloperidone darebbe risultati migliori rispetto ad altri prodotti viola i principi di attribuzione e di proporzionalità  (sanciti all&#8217;articolo 5, paragrafi da 1 a 3, TUE), l&#8217;articolo 12 e l&#8217;articolo 81, paragrafo 2, del regolamento n.Â 726/2004 nonchè il principio della parità  di trattamento.<br /> Sul quinto motivo, vertente sul fatto che la valutazione globale del rapporto rischio/beneficio dell&#8217;iloperidone non è sufficientemente motivata e, in ogni caso, è manifestamente errata.<br /> Sulle spese<br /> </div>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Tribunale dell&#8217;Unione europea &#8211; Sentenza &#8211; 17/12/2015 n.486</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/tribunale-dellunione-europea-sentenza-17-12-2015-n-486/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Dec 2015 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzaquattro/tribunale-dellunione-europea-sentenza-17-12-2015-n-486/">Tribunale dell&#8217;Unione europea &#8211; Sentenza &#8211; 17/12/2015 n.486</a></p>
<p>T-486/11 JUDGMENT OF THE GENERAL COURT (Eighth Chamber) 17&#160;December 2015 (*) (Competition&#160;— Abuse of dominant position&#160;— Polish telecommunications market&#160;— Decision establishing an infringement of Article&#160;102 TFEU&#160;— Conditions imposed by the incumbent operator for allowing paid access for new operators to the network and to wholesale broadband access services&#160;— Legitimate interest</p>
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<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">T-486/11</span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></span></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p>JUDGMENT OF THE GENERAL COURT (Eighth Chamber)<br />
17&nbsp;December 2015 (<a name="Footref*"></a><a href="http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf;jsessionid=9ea7d2dc30dd3142a25a2784467fb800b4a43f2690e9.e34KaxiLc3qMb40Rch0SaxuSb3f0?text=&amp;docid=173107&amp;pageIndex=0&amp;doclang=EN&amp;mode=lst&amp;dir=&amp;occ=first&amp;part=1&amp;cid=233200#Footnote*">*</a>)<br />
(Competition&nbsp;— Abuse of dominant position&nbsp;— Polish telecommunications market&nbsp;— Decision establishing an infringement of Article&nbsp;102 TFEU&nbsp;— Conditions imposed by the incumbent operator for allowing paid access for new operators to the network and to wholesale broadband access services&nbsp;— Legitimate interest in finding that an infringement was committed&nbsp;— Fines&nbsp;— Obligation to state reasons&nbsp;— Gravity of the infringement&nbsp;— Mitigating circumstances&nbsp;— Proportionality&nbsp;— Unlimited jurisdiction&nbsp;— 2006 Guidelines on the method of setting fines)<br />
In Case T&#8209;486/11,<br />
<strong>Orange Polska S.A.,</strong>&nbsp;formerly Telekomunikacja Polska S.A., established in Warsaw (Poland), represented initially by M.&nbsp;Modzelewska de Raad, P.&nbsp;Pa&#347;nik, S.&nbsp;Hautbourg, lawyers, A.&nbsp;Howard, Barrister, and C.&nbsp;Vajda QC, and subsequently by M.&nbsp;Modzelewska de Raad, P.&nbsp;Pa&#347;nik, S.&nbsp;Hautbourg, A.&nbsp;Howard and D.&nbsp;Beard QC,<br />
applicant,<br />
supported by<br />
<strong>Polska Izba Informatyki i Telekomunikacji,</strong>&nbsp;represented initially by P.&nbsp;Rosiak, and subsequently by K.&nbsp;Karasiewicz, lawyers,<br />
intervener,<br />
v<br />
<strong>European Commission,</strong>&nbsp;represented initially by B.&nbsp;Gencarelli, K.&nbsp;Mojzesowicz and G.&nbsp;Koleva, and subsequently by K.&nbsp;Mojzesowicz, G.&nbsp;Koleva et M.&nbsp;Malferrari and finally by G.&nbsp;Koleva, M.&nbsp;Malferrari, É.&nbsp;Gippini Fournier and J.&nbsp;Szczodrowski, acting as Agents,<br />
defendant,<br />
supported by<br />
<strong>European Competitive Telecommunications Association,</strong>&nbsp;represented initially by P.&nbsp;Alexiadis and J.&nbsp;MacKenzie, and subsequently by J.&nbsp;MacKenzie, Solicitors,<br />
intervener,<br />
APPLICATION for the full or partial annulment of Commission Decision C(2011) 4378 final of 22&nbsp;June 2011 relating to a proceeding under Article&nbsp;102 TFEU (Case COMP/39.525&nbsp;— Telekomunikacja Polska) and for a reduction of the fine imposed by the Commission in Article&nbsp;2 of that decision,<br />
THE GENERAL COURT (Eighth Chamber),<br />
composed of D.&nbsp;Gratsias, President, M.&nbsp;Kancheva (Rapporteur) and C.&nbsp;Wetter, Judges,<br />
Registrar: L.&nbsp;Grzegorczyk, Administrator,<br />
having regard to the written procedure and further to the hearing on 26&nbsp;June 2015,<br />
gives the following<br />
<strong>Judgment</strong><br />
<strong>&nbsp;Background to the dispute</strong><br />
<a name="point1">1</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The applicant, Orange Polska S.A., is a telecommunications company created following the acquisition on 7&nbsp;November 2013 by Telekomunikacja Polska S.A.&nbsp;(‘T.P.’) of two companies: Orange Polska sp. z o.o. and Polska Telefonia Komórkowa sp. z o.o. (‘PTK’). The applicant is therefore the legal successor of TP, a telecommunications undertaking incorporated in 1991 following the privatisation of the former State monopoly Poczta Polska, Telegraf i Telefon.<br />
<a name="point2">2</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;On 22&nbsp;June 2011, the European Commission adopted Decision C(2011) 4378 final relating to a proceeding under Article&nbsp;102 TFEU (Case COMP/39.525&nbsp;— Telekomunikacja Polska) (‘the contested decision’), addressed to TP.<br />
<em>1.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The technological, legislative and factual context of the contested decision</em><br />
<a name="point3">3</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The contested decision concerns the provision of wholesale broadband internet access services by means of unbundled access to the local loop in Poland from 2005 to 2009.<br />
<a name="point4">4</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The local loop is the physical twisted metallic pair circuit connecting the network termination point at the subscriber’s premises to the main distribution frame or equivalent facility in the fixed public telephone network.<br />
<a name="point5">5</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Unbundled access to the local loop allows new entrants, usually called ‘alternative operators’ (‘AOs’)&nbsp;— as opposed to the incumbent operators of the telecommunications networks&nbsp;— to use the pre-existing telecommunications infrastructure belonging to those incumbent operators in order to offer various services to end-users, in competition with the incumbent operators. Unbundled access to the local loop has developed and been regulated in the context of the liberalisation of the telecommunications sector. The main reason for that development was the fact that it was not economically viable for AOs to duplicate a telecommunications infrastructure that was comparable in terms of technological performance and geographical coverage to that of the incumbent operators.<br />
<a name="point6">6</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Local loop unbundling in the European Union has been implemented in accordance with the ‘investment ladder’ concept. According to that concept, in order to access the incumbent operator’s network, AOs first choose the least expensive technological solutions, such as the wholesale rental of lines belonging to the incumbent operator. Then, once their client-base has been established, AOs move on to solutions which require more investment in the construction of sections of their own networks which are connected to the incumbent operator’s network. Although the latter solutions are more expensive, they provide AOs with more autonomy from the incumbent operator and make it possible to offer subscribers more complex and varied services.<br />
<a name="point7">7</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The different telecommunications services that can be provided to end-users through the local loop include high bit-rate data transmission services for fixed internet access and for multimedia applications based on digital subscriber line (DSL) technology.<br />
<a name="point8">8</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Fixed broadband internet access can also be provided by means of other technologies using other infrastructures, for example, new loops with high-capacity optical fibre, cable television infrastructure (cable modem technology) or LAN Ethernet networks, the territorial scope of which may be extended by the use of WLAN technologies which allow data transmission by radio waves (Wireless-Fidelity or Wi-Fi). The size of those infrastructures is, however, generally limited and their development involves significant investment.<br />
<a name="point9">9</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The use of pre-existing infrastructure covering very extensive geographical areas therefore explains the popularity of DSL technology as opposed to the alternative technologies. In Poland, from 2005 to 2010, the share of DSL technology in the market for technologies allowing fixed broadband internet access always remained higher than 50%, even though it decreased (from 62% to above 50%).<br />
<a name="point10">10</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;AOs wishing to offer broadband internet access based on DSL technology to end-users may purchase wholesale broadband access products from the incumbent network operator. On the Polish market, during the period covered by the contested decision, two wholesale broadband access products existed, namely unbundled access to the local loop itself (Local Loop Unbundling, or ‘LLU access’) and broadband access (Bitstream access, or ‘BSA’).<br />
<a name="point11">11</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;There are two key differences, apart from the technical arrangements, between LLU and BSA access. First, LLU access requires AOs to construct sections of their own network in order to obtain physical access to the incumbent operator’s network infrastructures. It therefore involves greater investment by AOs. Secondly, it gives AOs greater control over the parameters of the services provided to retail customers, as well as the possibility of offering them both internet access services and voice communication services. BSA, although less expensive, entails more technological constraints for AOs.<br />
<a name="point12">12</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Access to the incumbent operator’s network, whether by LLU or BSA, is a process involving several stages. It is possible to distinguish three main stages of access to the network. At the first stage, AOs negotiate agreements with the incumbent operator regarding the conditions of access to its network. At the second stage, AOs connect to the incumbent operator’s network. At the third stage, AOs request activation of the subscriber lines. Each of those stages of access is divided into several sub-stages which depend inter alia on the technological solutions used for LLU and BSA access. During those three stages, AOs may request the incumbent operator to provide general information regarding its network.<br />
<a name="point13">13</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Local loop unbundling is governed at EU level inter alia by Regulation (EC) No&nbsp;2887/2000 of the European Parliament and of the Council of 18&nbsp;December 2000 on unbundled access to the local loop (OJ 2000 L&nbsp;336, p.&nbsp;4) and Directive 2002/21/EC of the European Parliament and of the Council of 7&nbsp;March 2002 on a common regulatory framework for electronic communications networks and services (Framework Directive) (OJ 2002 L&nbsp;118, p.&nbsp;33). The provisions of those instruments were implemented in Poland even before its accession to the European Union, by successive amendments to the ustawa Prawo telekomunikacyjne (Law on telecommunications).<br />
<a name="point14">14</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In essence, that regulatory framework requires the operator identified by the national regulatory authority as the operator with significant market power, which is generally the incumbent operator, to grant AOs unbundled access to its local loop and to related services under transparent, fair and non-discriminatory conditions that are at least as favourable as the conditions determined in a reference offer. The reference offer is adopted as part of an administrative procedure before the national regulatory authority. The operator with significant market power is required to prepare a draft reference offer and to submit it for approval by that authority. Next, the draft reference offer is subject to consultations with market players. The national regulatory authority has the power to impose changes to the draft reference offer and, at the end of the consultation, it adopts a decision implementing the final reference offer.<br />
<a name="point15">15</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Quite apart from its role in the procedure to identify the operator with significant market power and to adopt the reference offer, the national regulatory authority has other competences. In particular, it acts on its own initiative, or at the request of an interested operator, to ensure non-discrimination, fair competition and economic efficiency in the market and issues binding decisions to resolve disputes between the operator with significant market power and AOs.<br />
<a name="point16">16</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In Poland, the national regulatory authority, namely the President of the Urz&#261;d Regulacji Telekomunikacji i Poczty (Office of Telecommunications and Post Regulation), replaced as of 16&nbsp;January 2006 by the President of the Urz&#261;d Komunikacji Elektronicznej (Office for Electronic Communications) (the national regulatory authority being referred to hereinafter as ‘UKE’), found that TP had significant power in the wholesale market for broadband access. TP was therefore required to ensure that AOs have transparent and non-discriminatory access to its broadband network and to submit reference offers applicable to LLU and BSA access services. Those offers, after having been the subject of consultations with interested parties, were implemented by decisions of the national regulatory authority.&nbsp;The first reference offer relating to LLU access was adopted on 28&nbsp;February 2005 and the first reference offer relating to BSA access services (‘the BSA reference offer’) was adopted on 10&nbsp;May 2006. Those offers have since been amended on several occasions by successive decisions of UKE.&nbsp;<br />
<a name="point17">17</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;From 2005 onwards, the national regulatory authority acted on several occasions to remedy TP’s failures to comply with its regulatory obligations, including by imposing fines upon it. In 2009 UKE initiated a process that was intended to lead to a functional separation of TP.&nbsp;In order to avoid that functional separation, on 22&nbsp;October 2009 TP signed a memorandum of understanding with UKE (‘the agreement with UKE’), in accordance with which it voluntarily undertook, first, to comply with its regulatory obligations, to conclude agreements on conditions of access with AOs in a manner consistent with the relevant reference offers and to comply with the principle of non-discrimination with respect to AOs. In addition, it undertook to introduce a forecasting system for AO orders, to open up access to its applications in order to allow AOs to obtain necessary general information, and to terminate the judicial proceedings that it had brought against UKE’s decisions implementing reference offers or amending agreements on the conditions of access concluded between TP and AOs. Finally, TP undertook to invest in the modernisation of its broadband network in order to allow at least 1&nbsp;200&nbsp;000 new broadband lines to be created.<br />
<em>2.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The administrative procedure</em><br />
<a name="point18">18</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;From 23 to 26&nbsp;September 2008, in cooperation with the Polish competition authority, the Commission carried out inspections at TP’s premises of located in Warsaw (Poland), in accordance with Article&nbsp;20(4) of Council Regulation (EC) No&nbsp;1/2003 of 16&nbsp;December 2002 on the implementation of the rules on competition laid down in Articles [101 TFEU] and [102 TFEU] (OJ 2003 L&nbsp;1, p.&nbsp;1).<br />
<a name="point19">19</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;On 17&nbsp;April 2009, the Commission decided to initiate, against TP, proceedings within the meaning of Article&nbsp;2 of Commission Regulation (EC) No&nbsp;773/2004 of 7&nbsp;April 2004 relating to the conduct of proceedings by the Commission pursuant to Articles [101 TFEU] and [102 TFEU] (OJ 2004 L&nbsp;123, p.&nbsp;18).<br />
<a name="point20">20</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;On 26&nbsp;February 2010, the Commission adopted a statement of objections, to which TP replied on 2&nbsp;June 2010. A hearing was organised on 10&nbsp;September 2010 at the request of TP.<br />
<a name="point21">21</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;On 28&nbsp;January 2011, the Commission sent TP a letter drawing TP’s attention to a number of items of evidence relating to the objections raised by the Commission, stating that it might use those objections in any final decision (‘the letter of facts’). TP replied to that letter by letter of 7&nbsp;March 2011.<br />
<em>3.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The contested decision</em><br />
<a name="point22">22</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;On 22&nbsp;June 2011 the Commission adopted the contested decision, which was notified to TP on 24&nbsp;June 2011. A summary of the decision was published in the&nbsp;<em>Official Journal of the European Union</em>&nbsp;of 9&nbsp;November 2011 (OJ 2011 C&nbsp;324, p.&nbsp;7).<br />
<a name="point23">23</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In the contested decision, the Commission identified three relevant product markets, namely:<br />
–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;the market for wholesale broadband access (the wholesale BSA market),<br />
–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;the market for wholesale (physical) network infrastructure access (including shared or fully unbundled access) at a fixed location (the wholesale LLU market), and<br />
–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;the retail mass market, which is the downstream market of standard broadband products offered at a fixed location by telecommunications operators to their own end-users, whether provided through DSL, cable modem, LAN/WLAN or any other technology, excluding mobile broadband services (recitals 581 to 625 of the contested decision).<br />
<a name="point24">24</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;According to the contested decision, the relevant geographic market covered the entire territory of Poland (recital 626 of the contested decision).<br />
<a name="point25">25</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The Commission found that TP was the only wholesale supplier of BSA and LLU broadband access in Poland. With regard to the retail market, the Commission found that TP held a dominant position since, in terms of revenue, its market share was within the range of 46% to 57% and, in terms of number of lines, its market share was of the order of 40% to 58% (recitals 669, 672 and 904 of the contested decision).<br />
<a name="point26">26</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The Commission took the view that TP had abused its dominant position in the Polish wholesale BSA market and the Polish wholesale LLU market by refusing to give access to its network and to supply BSA and LLU wholesale products (recital 803 and Article&nbsp;1 of the contested decision). The aim of that abuse, which occurred in the wholesale market, was to protect TP’s position in the retail market (recitals 710 and 865 of the contested decision).<br />
<a name="point27">27</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The Commission took the view that TP had developed a strategy, the existence of which was confirmed by various internal documents of TP, to limit competition at all stages of the procedure for accessing its network (recitals 707 to 711 of the contested decision).<br />
<a name="point28">28</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The Commission stated that, in order to achieving that strategy, TP engaged in complex behaviour, consisting of the following five elements:<br />
–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;proposing unreasonable terms to AOs in the agreements concerning access to BSA and LLU products, that is, the exclusion or amendment of contractual clauses and the extension of deadlines to the detriment of AOs (recitals 165 to 295 and 714 to 721 of the contested decision);<br />
–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;delaying the process of negotiating agreements concerning access to BSA and LLU products (recitals 296 to 374 and 722 to 747 of the contested decision);<br />
–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;limiting access to its network (recitals 375 to 443 and 748 to 762 of the contested decision);<br />
–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;limiting access to subscriber lines (recitals 444 to 510 and 763 to 782 of the contested decision);<br />
–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;refusing to provide reliable and accurate general information indispensable for AOs to take decisions regarding access (recitals 511 to 565 and 783 to 792 of the contested decision).<br />
<a name="point29">29</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The Commission stated that TP’s aforementioned practices had had a cumulative effect on the AOs, which encountered obstacles at each stage of the procedure for accessing TP’s wholesale products. The Commission indicated that although, taken individually, each of the obstacles raised by TP might not seem to be very harmful, taken as a whole, they formed a pattern of abusive conduct, the objective of which was to deny AOs access to the wholesale broadband access market (recital 713 of the contested decision).<br />
<a name="point30">30</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The Commission concluded that the abuse committed by TP constituted a single and continuous infringement of Article&nbsp;102 TFEU.&nbsp;It considered that that infringement had started on 3&nbsp;August 2005, the date on which the first negotiations between TP and an AO regarding access to TP’s network on the basis of the reference offer for LLU access had started, and that it had lasted until at least 22&nbsp;October 2009, the date on which, after the Commission had initiated proceedings, the agreement with UKE was signed (Article&nbsp;1 and recital 909 of the contested decision) (‘the period of the infringement’).<br />
<a name="point31">31</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The Commission penalised TP for that infringement of Article&nbsp;102 TFEU by imposing on it a fine calculated in accordance with the rules set out in the Guidelines on the method of setting fines imposed pursuant to Article&nbsp;23(2)(a) of Regulation No&nbsp;1/2003 (OJ 2006 C&nbsp;210, p.&nbsp;2, ‘the 2006 Guidelines’).<br />
<a name="point32">32</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The Commission first determined the basic amount of the fine by calculating 10% of the average value of sales made by TP on the relevant markets and multiplying the number obtained by a factor of 4.2, corresponding to the duration of the infringement determined at four years and two months. The basic amount obtained on the basis of that calculation was EUR&nbsp;136&nbsp;000&nbsp;000 (recitals 898 to 912 of the contested decision).<br />
<a name="point33">33</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Next, the Commission decided not to adjust the basic amount of the fine on the basis of aggravating or mitigating circumstances. In particular, it refused to take into account, by way of mitigating circumstances, the arguments put forward by TP in its letter of 7&nbsp;March 2011 replying to the letter of facts (recitals 914 to 916 of the contested decision).<br />
<a name="point34">34</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Finally, the Commission acknowledged that TP’s conduct, at issue in the contested decision, had also been the subject of decisions of UKE fining TP for breach of its regulatory obligations. In order to take account of those fines, the Commission deducted their amount from the basic amount of the fine and set the final amount of the fine at EUR&nbsp;127&nbsp;554&nbsp;194.<br />
<strong>&nbsp;Procedure and forms of order sought by the parties</strong><br />
<a name="point35">35</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;By application lodged at the Court Registry on 2&nbsp;September 2011, the applicant brought the present action.<br />
<a name="point36">36</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;By document lodged at the Court Registry on 23&nbsp;December 2011, Netia S.A.&nbsp;sought leave to intervene in support of the form of order sought by the Commission.<br />
<a name="point37">37</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;By document lodged at the Court Registry on 28&nbsp;December 2011, Polska Izba Informatyki i Telekomunikacji (‘PIIT’) sought leave to intervene in support of the form of order sought by the applicant.<br />
<a name="point38">38</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The Commission lodged its defence on 13&nbsp;January 2012.<br />
<a name="point39">39</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;By letter of 10&nbsp;February 2012, the applicant requested confidential treatment vis-à-vis Netia and PIIT of certain information in the application and its annexes.<br />
<a name="point40">40</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;By letter of 9&nbsp;March 2012, the applicant requested confidential treatment vis-à-vis Netia and PIIT of certain information in the annexes to the defence.<br />
<a name="point41">41</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;By letter of 4&nbsp;April 2012, the applicant requested confidential treatment vis-à-vis Netia and PIIT of certain information in the reply.<br />
<a name="point42">42</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;By order of 29&nbsp;June 2012, the President of the First Chamber of the Court granted Netia leave to intervene.<br />
<a name="point43">43</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;On 21&nbsp;September 2012 Netia lodged its statement in intervention.<br />
<a name="point44">44</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;By order of 7&nbsp;November 2012, the President of the First Chamber of the Court granted PIIT leave to intervene.<br />
<a name="point45">45</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;By letter of 17&nbsp;December 2012, the applicant requested confidential treatment vis-à-vis Netia and PIIT of certain information in the annexes to the rejoinder. By another letter of the same date, the applicant requested confidential treatment vis-à-vis PIIT of certain information in the annexes to the statement in intervention of Netia.<br />
<a name="point46">46</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;By document lodged at the Registry on 24&nbsp;January 2013, the European Competitive Telecommunications Association (‘ECTA’) sought leave to intervene in support of the form of order sought by the Commission.<br />
<a name="point47">47</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;On 1&nbsp;February 2013, PIIT lodged its statement in intervention. The applicant did not request the confidential treatment of information contained in that statement.<br />
<a name="point48">48</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;By letter of 15&nbsp;February 2013, the applicant raised objections to the intervention of ECTA.<br />
<a name="point49">49</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;By letter of 17&nbsp;March 2013, the Commission submitted its observations on the statement in intervention of PIIT.<br />
<a name="point50">50</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;By letter of 19&nbsp;March 2013, the applicant submitted its observations on Netia’s statement in intervention. The Commission did not submit observations on that statement in intervention.<br />
<a name="point51">51</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;By letter of 14&nbsp;April 2013, the applicant submitted its observations on the statement in intervention of PIIT.<br />
<a name="point52">52</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;By letter of 29&nbsp;May 2013, the applicant requested confidential treatment vis-à-vis Netia and PIIT of certain information in the annexes to its observations on Netia’s statement in intervention.<br />
<a name="point53">53</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;None of the requests for confidential treatment lodged by the applicant has been contested.<br />
<a name="point54">54</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;By order of the President of the First Chamber of the Court of 3&nbsp;September 2013, ECTA was granted leave to intervene in the present case in support of the form of order sought by the Commission, that intervention being limited to the submission of observations during the oral procedure, pursuant to Article&nbsp;116(6) of the Rules of Procedure of 2&nbsp;May 1991.<br />
<a name="point55">55</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;After a change in the composition of the Chambers of the Court, the Judge-Rapporteur was assigned to the Eighth Chamber, to which the present case was, consequently, assigned.<br />
<a name="point56">56</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;By letter of 5&nbsp;November 2014, Netia withdrew its intervention.<br />
<a name="point57">57</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;By letter of 17&nbsp;December 2014, the Commission submitted its observations on the withdrawal of Netia’s intervention.<br />
<a name="point58">58</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;By order of 26&nbsp;February 2015, the President of the Eighth Chamber of the Court removed the intervention of Netia from the Court’s register and ordered Netia to bear its own costs.<br />
<a name="point59">59</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;On hearing the report of the Judge-Rapporteur, the Court (Eighth Chamber) decided to open the oral procedure and, by way of measures of organisation of procedure, asked the parties to respond to certain written questions. The parties complied with that request within the time allowed.<br />
<a name="point60">60</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The parties presented oral argument and answered questions put to them by the Court at the hearing on 26&nbsp;June 2015.<br />
<a name="point61">61</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The applicant, supported by PIIT, claims that the Court should:<br />
–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;principally, annul the contested decision in full;<br />
–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;in the alternative, annul Article&nbsp;2 of the contested decision in full;<br />
–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;in the further alternative, reduce the amount of the fine set out in Article&nbsp;2 of the contested decision;<br />
–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;order the Commission to pay the costs.<br />
<a name="point62">62</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The Commission, supported by ECTA, contends that the Court should:<br />
–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;dismiss the action as unfounded;<br />
–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;order the applicant to pay the costs.<br />
<strong>&nbsp;Law</strong><br />
<em>1.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The scope of the dispute</em><br />
<a name="point63">63</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;By its first and second heads of claim, the applicant requests, principally, the annulment of the contested decision in full and, in the alternative, the annulment of Article&nbsp;2 of the decision. By its third head of claim, the applicant requests that the Court, in the further alternative, adjust the amount of the fine. It is therefore necessary to examine in turn the claim for annulment and the claim for adjustment of the fine.<br />
<a name="point64">64</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;It is important, however, to note at the outset that, in support of its claim for adjustment, the applicant relies on two pleas in law, the first of which alleges an error of law and of assessment with respect to the calculation of the basic amount of the fine, and the second of which alleges errors of law and of assessment as well as a failure to take account of mitigating circumstances. It is clear that those pleas ask the Court to penalise non-compliance with a legal rule and are thus such, if well founded, as to lead to the partial annulment of the contested decision. They thus fall within the Court’s review of legality and not, as such, within its unlimited jurisdiction.<br />
<a name="point65">65</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;It must be recalled that the unlimited jurisdiction conferred, pursuant to Article&nbsp;261 TFEU, on the Court by Article&nbsp;31 of Regulation No&nbsp;1/2003 empowers the Court&nbsp;— in addition to carrying out a mere review of legality of the penalty, which enables the Court only to dismiss the action for annulment or to annul the contested measure&nbsp;— to substitute its own appraisal for the Commission’s and, consequently, to vary the contested measure, even without annulling it, taking into account all the factual circumstances, by amending, in particular, the fine imposed where the question of the amount of the fine is before it (see, to that effect, judgments of 8&nbsp;February 2007 in&nbsp;<em>Groupe Danone&nbsp;</em>v&nbsp;<em>Commission</em>, C&#8209;3/06&nbsp;P, ECR, EU:C:2007:88, paragraphs&nbsp;61 and 62; of 3&nbsp;September 2009 in&nbsp;<em>Prym and Prym Consumer</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, C&#8209;534/07&nbsp;P, ECR, EU:C:2009:505, paragraph&nbsp;86; and of 5&nbsp;October 2011 in&nbsp;<em>Romana Tabacchi</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, T&#8209;11/06, ECR, EU:T:2011:560, paragraph&nbsp;265).<br />
<a name="point66">66</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;It is also apparent from the case-law that an action in which the Court is asked to exercise its unlimited jurisdiction with respect to a decision imposing a penalty, a jurisdiction conferred by Article&nbsp;261 TFEU, but exercised pursuant to Article&nbsp;263 TFEU, necessarily comprises or includes a request for the annulment, in full or in part, of that decision (see, to that effect, order of 9&nbsp;November 2004 in&nbsp;<em>FNICGV</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, T&#8209;252/03, ECR, EU:T:2004:326, paragraph&nbsp;25).<br />
<a name="point67">67</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;It is therefore only after the Court has finished reviewing the legality of the decision referred to it, in the light of the pleas in law submitted to it and of grounds which, where applicable, it has raised of its own motion, that, in the event that it does not annul the decision in full, it is to exercise its unlimited jurisdiction in order, first, to draw the appropriate conclusions from its findings with respect to the lawfulness of that decision and, secondly, to establish, according to the information which has been brought to its attention (see, to that effect, judgments of 8&nbsp;December 2011 in&nbsp;<em>KME Germany and Others</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, C&#8209;389/10&nbsp;P, ECR, EU:C:2011:816, paragraph&nbsp;131, and 10&nbsp;July 2014 in&nbsp;<em>Telefónica and Telefónica de España</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, C&#8209;295/12&nbsp;P, ECR, EU:C:2014:2062, paragraph&nbsp;213), whether it is appropriate, on the date on which it adopts its decision (judgments of 11&nbsp;July 2014,&nbsp;<em>Esso and Others</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, T&#8209;540/08, ECR, EU:T:2014:630, paragraph&nbsp;133;&nbsp;<em>Sasol and Others</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, T&#8209;541/08, ECR, EU:T:2014:628, paragraph&nbsp;438; and&nbsp;<em>RWE and RWE Dea</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, T&#8209;543/08, ECR, EU:T:2014:627, paragraph&nbsp;257), to substitute its own assessment for that of the Commission, so that the amount of the fine is appropriate.<br />
<a name="point68">68</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Consequently, the pleas put forward by the applicant in support of its claim for adjustment will be examined in the light of its claim for annulment, since, in actual fact, they raise questions of pure legality. If those pleas were to prove well founded, bearing in mind that they are not such as to lead to the annulment in full of the contested decision (see paragraph&nbsp;64 above), account would be taken of them by way of the Court’s unlimited jurisdiction. Similarly, if it followed from the examination of those pleas that a particular complaint, relating, for example, to considerations of fairness (see, to that effect, judgment of 17&nbsp;December 1959 in&nbsp;<em>Macchiorlatti Dalmas</em>&nbsp;v&nbsp;<em>High Authority</em>, 1/59, ECR, EU:C:1959:29, p.&nbsp;425), could support that claim for adjustment, that complaint would naturally be examined in that way.<br />
<em>2.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The claim for annulment</em><br />
<em>&nbsp;The claim for the annulment of the contested decision in full</em><br />
<a name="point69">69</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In support of this head of claim, the applicant puts forward a single plea in law, alleging an error of law and a failure to state reasons concerning the existence of a legitimate interest in finding that an infringement was committed in the past.<br />
<a name="point70">70</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In support of that single plea in law&nbsp;— which it is nevertheless appropriate to break down into two separate complaints, since a distinction should be made between the question of the obligation to state reasons, which requires that the contested decision contain the key factual and legal elements in order to show clearly and unequivocally the reasoning of the institution which adopted the measure, and the merits of the reasons given by that institution (judgments of 2&nbsp;April 1998 in&nbsp;<em>Commission</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Sytraval and Brink’s France</em>, C&#8209;367/95&nbsp;P, ECR, EU:C:1998:154, paragraph&nbsp;67, and 16&nbsp;October 2014 in&nbsp;<em>Eurallumina</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, T&#8209;308/11, EU:T:2014:894, paragraph&nbsp;33)&nbsp;— the applicant argues that it is apparent from Article&nbsp;7 of Regulation No&nbsp;1/2003 that, where the Commission takes a decision finding that an infringement was committed in the past, it must establish a legitimate interest in pursuing its investigation and provide an appropriate explanation in its decision. The duty to establish and state reasons for the existence of a legitimate interest is independent of whether, in its decision, the Commission imposes a fine.<br />
<a name="point71">71</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;According to the applicant, that interpretation of Article&nbsp;7 of Regulation No&nbsp;1/2003 complies with the case-law of the Court of Justice, in particular the judgments of 2&nbsp;March 1983 in&nbsp;<em>GVL</em>&nbsp;v<em>Commission</em>&nbsp;(7/82, ECR, EU:C:1983:52) and of 6&nbsp;October 2005 in&nbsp;<em>Sumitomo Chemical and Sumika Fine Chemicals</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>&nbsp;(T&#8209;22/02 and T&#8209;23/02, ECR, EU:T:2005:349). It is also justified by the need to ensure respect for the procedural safeguards provided for by Article&nbsp;6 of the European Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms (‘the ECHR’), signed in Rome on 4&nbsp;November 1950, and Article&nbsp;47 of the Charter of Fundamental Rights of the European Union.<br />
<a name="point72">72</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The applicant recalls that, according to the contested decision, the infringement that TP is alleged to have committed ended on 22&nbsp;October 2009, and thus before the adoption of the contested decision on 22&nbsp;June 2011. Since the Commission did not demonstrate, in the contested decision, its legitimate interest in pursuing the investigation and establishing the existence of that infringement, the decision is vitiated by an error of law and a failure to state reasons and should therefore be annulled in full.<br />
<a name="point73">73</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The Commission disputes the applicant’s arguments and contends that this plea should be rejected.<br />
<a name="point74">74</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In that regard, first, with respect to the complaint alleging failure to state reasons for a legitimate interest in establishing an infringement committed in the past, it should be recalled that, according to Article&nbsp;7(1) of Regulation No&nbsp;1/2003:<br />
‘Where the Commission, acting on a complaint or on its own initiative, finds that there is an infringement of Article [101 TFEU] or of Article [102 TFEU], it may by decision require the undertakings and associations of undertakings concerned to bring such infringement to an end. For this purpose, it may impose on them any behavioural or structural remedies which are proportionate to the infringement committed. &#8230; If the Commission has a legitimate interest in doing so, it may also find that an infringement has been committed in the past.’<br />
<a name="point75">75</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;That provision must be read in the light of the statement of reasons for the Proposal for a Council Regulation on the implementation of the rules on competition laid down in Articles [101 TFEU] and [102 TFEU] and amending Regulations (EEC) No&nbsp;1017/68, (EEC) No&nbsp;2988/74, (EEC) No&nbsp;4056/86 and (EEC) No&nbsp;3975/87 (‘Regulation implementing Articles [101 TFEU] and [102 TFEU]’) (OJ 2000 C&nbsp;365 E, p.&nbsp;284). The statement of reasons relating to Article&nbsp;7 explains that in that provision ‘the Commission is empowered to adopt a decision finding an infringement not only when it orders the termination of an infringement or imposes a fine, but also where the infringement has already come to an end and no fine is imposed. In conformity with the case-law of the Court of Justice, however, the power of the Commission to adopt an infringement decision in such circumstances is limited to cases where it has a legitimate interest in doing so. This may be the case where there is a danger that the addressee might re-offend, or where the case raises new issues clarification of which is in the public interest’.<br />
<a name="point76">76</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;It follows from the above that the Commission must establish the existence of a legitimate interest in finding an infringement where both the infringement has ceased and the Commission does not impose a fine.<br />
<a name="point77">77</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;That conclusion is consistent with the case-law of the Court cited by the applicant in its pleadings and with more recent case-law which, in essence, acknowledges the existence of a link between, on the one hand, the obligation imposed on the Commission to demonstrate a legitimate interest in finding an infringement and, on the other, the time-limit on its power to impose fines. The Court has held that the time-limit on the Commission’s power to impose fines could not affect its implicit power to find that an infringement had been committed. However, the exercise of that implicit power to adopt a decision establishing an infringement after expiry of the limitation period is conditional on the Commission showing a legitimate interest in making such a finding (judgments of 16&nbsp;November 2006 in&nbsp;<em>Peróxidos Orgánicos</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, T&#8209;120/04, ECR, EU:T:2006:350, paragraph&nbsp;18, and of 6&nbsp;February 2014 in&nbsp;<em>Elf Aquitaine</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, T&#8209;40/10, EU:T:2014:61, paragraphs&nbsp;282 and 284 to 287).<br />
<a name="point78">78</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;It follows that the interpretation of Article&nbsp;7(1) of Regulation No&nbsp;1/2003 put forward by the applicant, to the effect that the Commission must show a legitimate interest in finding an infringement which occurred in the past, notwithstanding the fact that it is punishing that infringement by a fine, is incorrect. Since that institution is not subject, in that respect, to the obligation to state reasons, the first complaint of the plea in law must be dismissed.<br />
<a name="point79">79</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Next, inasmuch as, in the present case, it is undisputed that the Commission’s power to impose fines was not time-barred and that the Commission decided to impose a fine on TP, the applicant claims incorrectly that the Commission erred in law in that it failed to show, in the contested decision, the existence of a legitimate interest in finding an infringement which occurred in the past. The second complaint of the first plea in law must therefore also be rejected.<br />
<a name="point80">80</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Consequently, this plea must be dismissed as unfounded, as must, accordingly, the head of claim seeking the annulment in full of the contested decision.<br />
<em>&nbsp;The claim seeking partial annulment of the contested decision</em><br />
<a name="point81">81</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In support of its claim for the partial annulment of the contested decision, the applicant raises two pleas in law. The two pleas incorrectly put forward in support of the claim for adjustment should be added thereto, except with respect to the elements of those pleas which specifically concern unlimited jurisdiction.<br />
&nbsp;The first plea in law<br />
<a name="point82">82</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The first plea is based on Article&nbsp;6 of the ECHR and Article&nbsp;47 of the Charter of Fundamental Rights. According to the applicant, it is apparent from those two articles read together that a fine may be imposed only by an ‘independent and impartial tribunal established by law’ which fulfils all the procedural safeguards provided for in Article&nbsp;6 ECHR.&nbsp;Not only is the Commission not a court, but it combines prosecution and decision-making functions. The fines it imposes, which are indeed manifestly of a ‘criminal’ nature within the meaning of Article&nbsp;6 of the ECHR, are therefore not imposed by a body which is truly independent of the administration and thus infringe the principle of impartiality enshrined in the above provisions.<br />
<a name="point83">83</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The applicant declined to answer the question put by the Court by way of measures of organisation of procedure with respect to the appropriate conclusions to be drawn, in relation to that plea, from the judgments of 8&nbsp;December 2011 in&nbsp;<em>Chalkor</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>&nbsp;(C&#8209;386/10&nbsp;P, ECR, EU:C:2011:815, paragraphs&nbsp;62, 63 and 81) and 18&nbsp;July 2013 in&nbsp;<em>Schindler Holding and Others</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>(C&#8209;501/11&nbsp;P, ECR, EU:C:2013:522, paragraphs&nbsp;33 to 38), of which formal notice was taken at the hearing. The applicant nevertheless asked the Court to exercise its unlimited jurisdiction, in accordance with the principles established in the case-law cited above, and, accordingly, to take account of both Article&nbsp;6 ECHR and Article&nbsp;47 of the Charter of Fundamental Rights, as when examining the arguments put forward in support of the head of claim seeking adjustment of the amount of the fine.<br />
<a name="point84">84</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;It must therefore be held, in respect of the claim for annulment, that the applicant withdrew its first plea and, consequently, that it is no longer necessary for the Court to adjudicate on that plea.<br />
&nbsp;The second plea in law<br />
<a name="point85">85</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The second plea alleges breach of the applicant’s rights of defence. By this plea, the applicant submits that Article&nbsp;2 of the contested decision infringes its right to be heard and its rights of defence, enshrined in Articles&nbsp;41 and 48 of the Charter of Fundamental Rights and Article&nbsp;27 of Regulation No&nbsp;1/2003 and in Articles&nbsp;10 and 15 of Regulation No&nbsp;773/2004.<br />
<a name="point86">86</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;According to the applicant, the case-law of the Court of Justice and of the General Court relating to the required content of the statement of objections is superseded by the provisions of the Charter of Fundamental Rights listed in the previous paragraph. Thus, since the entry into force of the Lisbon Treaty, the Commission is under an obligation to provide in the statement of objections both the factual and legal elements required to prove the infringement and the factual and legal elements which are relevant for the calculation of the amount of the fine. As regards the calculation of the amount of the fine, the Commission is under an obligation to present in the statement of objections not only the key elements required for the determination of the basic amount of the fine, but also the elements of which it takes account for adjustments to the basic amount, namely the facts capable of constituting aggravating and mitigating circumstances. Similarly, the final amount of the fine likely to be imposed on the undertaking in question should, according to the applicant, be set out in the statement of objections. The possibility for the applicant to contest the final amount of the fine before the Court is not sufficient to ensure that the rights flowing from Articles&nbsp;41 and 48 of the Charter of Fundamental Rights are protected.<br />
<a name="point87">87</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In the present case, the Commission is alleged to have infringed the provisions listed in paragraph&nbsp;85 above, by failing to indicate in the statement of objections and in the letter of facts sent to the applicant, the elements that it was going to consider by way of mitigating circumstances. In particular, and despite the arguments submitted by the applicant in that regard during the administrative procedure, the Commission failed to conduct an analysis, in those documents, of the impact of the agreement between the applicant and UKE on the gravity of the infringement or on the level of the fine.<br />
<a name="point88">88</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The Commission disputes the applicant’s arguments and contends that this plea should be rejected.<br />
<a name="point89">89</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;As a preliminary point, it should be noted that, in the contested decision, the Commission did not make any adjustments to the amount of the fine. In recitals 913 to 916 of the contested decision, the Commission rejected the arguments submitted by the applicant during the administrative procedure relating to the existence of mitigating circumstances.<br />
<a name="point90">90</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In that regard, it should be observed that, according to settled case-law, provided that the Commission indicates expressly in the statement of objections that it will consider whether it is appropriate to impose fines on the undertakings concerned and that it also sets out the principal elements of fact and of law that may give rise to a fine, such as the gravity and the duration of the alleged infringement and the fact that it has been committed intentionally or negligently, it respects the undertakings’ right to be heard. In doing so, it provides them with the necessary elements to defend themselves not only against a finding of infringement but also against the fact of being fined (see judgment of 25&nbsp;October 2005 in&nbsp;<em>Groupe Danone&nbsp;</em>v&nbsp;<em>Commission</em>, T&#8209;38/02, ECR, EU:T:2005:367, paragraph&nbsp;50 and the case-law cited).<br />
<a name="point91">91</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Settled case-law further states that so far as the setting of the amount of the fines is concerned, the rights of defence of the undertakings in question are guaranteed before the Commission by virtue of the fact that they have the opportunity to make submissions on the duration, the gravity and the foreseeability of the anti-competitive nature of the infringement. Moreover, undertakings have an additional guarantee, as regards the setting of the amount of the fine, in that the Court has unlimited jurisdiction and may in particular cancel or reduce the fine pursuant to Article&nbsp;31 of Regulation No&nbsp;1/2003. The Court has therefore concluded that the Commission was entitled to confine itself to indicating, without further details, in the statement of objections that it would take account of the individual role played by each undertaking in the agreements in question and that the amount of the fine would reflect any aggravating or mitigating circumstances, since the Guidelines on the method of setting fines detail the circumstances which may be regarded as such (see judgment of 27&nbsp;September 2012 in&nbsp;<em>Koninklijke Wegenbouw Stevin</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, T&#8209;357/06, ECR, EU:T:2012:488, paragraph&nbsp;217 and the case-law cited).<br />
<a name="point92">92</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The arguments raised by the applicant in this plea should be examined in the light of the principles recalled in paragraphs&nbsp;90 and 91 above.<br />
<a name="point93">93</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Before carrying out that examination, it should also be stated, first, that the rules set out in the judgment in&nbsp;<em>Koninklijke Wegenbouw Stevin</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>&nbsp;(cited in paragraph&nbsp;91 above, EU:T:2012:488) apply to both aggravating and mitigating circumstances. The rule laid down by the Court requires the Commission to state, in the statement of objections, that it will take account of the factors that may affect the final amount of the fine, and that includes both aggravating circumstances and mitigating circumstances.<br />
<a name="point94">94</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Secondly, it should be noted that, contrary to what the applicant submits, the principles set out in paragraphs&nbsp;90 and 91 above were not affected by the entry into force of the Lisbon Treaty or by the statements put forward by the Commission in its notice on best practices for the conduct of proceedings concerning Articles&nbsp;101 [TFEU] and 102 TFEU (OJ 2011 C&nbsp;308, p.&nbsp;6).<br />
<a name="point95">95</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;It is clear from the case-law of the Court of Justice, elaborated in the context of the application of Article&nbsp;47 of the Charter of Fundamental Rights, that the entry into force of the Lisbon Treaty, incorporating the Charter of Fundamental Rights into European Union primary law, has not substantially changed the content of the right to a fair trial, as it derives inter alia from Article&nbsp;6 ECHR and as recognised at EU level as a general principle of EU law (see, to that effect, judgment of 3&nbsp;May 2012 in&nbsp;<em>Legris Industries</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, C&#8209;289/11&nbsp;P, EU:C:2012:270, paragraph&nbsp;36 and the case-law cited). Those considerations may be extended to the right to be heard and, more broadly, to the rights of the defence as a whole, relied on by the applicant, to the extent that those rights help to ensure that a fair trial is held.<br />
<a name="point96">96</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Moreover, with respect to the notice on best practices, referred to in paragraph&nbsp;94 above, it is clear that, given the fact that it was published on 20&nbsp;October 2011, that is to say, several months after the adoption of the contested decision, it is not applicable in this case, pursuant to point&nbsp;6 of that notice (see, by analogy, judgment of 17&nbsp;May 2011 in&nbsp;<em>Elf Aquitaine</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, T&#8209;299/08, ECR, EU:T:2011:217, paragraph&nbsp;148).<br />
<a name="point97">97</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;With respect to the application of the rules arising from the case-law referred to in paragraphs&nbsp;90 and 91 above, in the present case, it should be noted, first, that in paragraph&nbsp;522 of the statement of objections, the Commission stated its intention to impose a fine on TP in respect of an abuse characterised as a refusal to provide services. In the following paragraphs of that document, the Commission indicated that it was of the opinion that the abuse by TP had been committed intentionally or negligently and that TP was aware that its conduct could affect competition in the internal market. Secondly, the Commission stated in paragraph&nbsp;524 of the statement of objections that, in determining the amount of the fine, it would take account of all the relevant circumstances of the case, in particular the gravity and duration of the infringement, and that it would apply the rules set out in the 2006 Guidelines. With respect to the gravity of the infringement, the Commission stated, in paragraph&nbsp;528 of the statement of objections, that it would take account of its nature, its actual impact on the market where it was measurable, and the extent of the affected geographic market. With respect to the duration of the infringement, the Commission stated, in paragraph&nbsp;529 of the statement of objections, that the infringement had started at the latest on 3&nbsp;August 2005 and that it had not yet ended. Thirdly, the Commission stated, in paragraph&nbsp;525 of the statement of objections, that the amount of the fine could be affected by a possible taking into account of the aggravating or mitigating circumstances listed in points&nbsp;28 and 29 of those guidelines.<br />
<a name="point98">98</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Furthermore, it is clear from the letter of facts, which is composed of a series of written exchanges between the Commission and TP and which was sent to TP after the hearing, that the Commission provided guidance with respect to the value of sales, as defined in point&nbsp;13 of the 2006 Guidelines, that it was going to use to calculate the basic amount of the fine.<br />
<a name="point99">99</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The items listed in paragraphs&nbsp;97 and 98 above support the conclusion that, in the present case, the Commission observed the principles set out in paragraphs&nbsp;90 and 91 above. The arguments put forward by the applicant do not call that conclusion into question.<br />
<a name="point100">100</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;First, it follows from the case-law cited in paragraphs&nbsp;90 and 91 above that, contrary to what the applicant maintains, the Commission was not required to state the total amount of the fine in the statement of objections.<br />
<a name="point101">101</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Secondly, the Court rejects the applicant’s argument that the Commission should have analysed, in the part of the statement of objections relating to penalties, the impact of the agreement with UKE on the gravity of the infringement or on the amount of the fine.<br />
<a name="point102">102</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;It is apparent from the file that the discussion relating to the taking into account of the agreement with UKE in the calculation of the fine was initiated by TP at an advanced stage of the administrative procedure, after the statement of objections had been sent. Thus, at first, in paragraphs&nbsp;912 to 1009 of the response to the statement of objections, TP put forward the argument that, given the commitments made under the agreement with UKE, the Commission should acknowledge that the signing of that agreement marked the end of the infringement. The Commission shared that point of view in the letter of facts (paragraph&nbsp;27). Secondly, in paragraphs&nbsp;483 and 484 of the letter of 7&nbsp;March 2011, sent in response to the letter of facts, TP put forward an argument that the agreement with UKE could be taken into account as a mitigating circumstance. TP reiterated that argument in a letter dated 6&nbsp;June 2011, which it sent on its own initiative and in which it opined on the expediency of imposing a fine in this case.<br />
<a name="point103">103</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Moreover, the Commission answered all those arguments, submitted after the statement of objections had been sent, in recitals 913 to 916 of the contested decision. Without prejudging the merits of the Commission’s response, which is the subject of the plea alleging failure to take into account mitigating circumstances, it must be held that the fact that the Commission took a position in the contested decision on those arguments submitted after the statement of objections had been sent does not constitute a breach of TP’s right to be heard or of its rights of the defence.<br />
<a name="point104">104</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In the light of the foregoing considerations, the present plea must be rejected as unfounded.<br />
&nbsp;The third plea in law<br />
<a name="point105">105</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The third plea in law, alleging an error of law and of assessment with respect to the calculation of the basic amount of the fine, relates first and foremost to a failure to observe points&nbsp;20 to 22 of the 2006 Guidelines.<br />
<a name="point106">106</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Whilst stating that it does not dispute the existence of the infringement which it is alleged to have committed, the applicant is essentially requesting the Court to review the amount of the fine set out in the contested decision in the light of the principle of proportionality and taking account of the fact that the gravity of the infringement did not warrant the Commission using, in the calculation of the basic amount of the fine, 10% of the value of sales, within the meaning of point&nbsp;13 of the 2006 Guidelines. The applicant’s arguments concerning the disproportionate and therefore inappropriate and inequitable nature of that amount will be considered in the context of the claim for adjustment.<br />
<a name="point107">107</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The present plea consists of two parts, by which the applicant alleges that the Commission, first, did not take due account of the fact that the infringement involved practices with different durations and intensities and, secondly, incorrectly assessed the impact of TP’s conduct on the relevant market.<br />
<a name="point108">108</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Before examining those two parts, it should be noted, first, that pursuant to Article&nbsp;49(3) of the Charter of Fundamental Rights, the severity of penalties must not be disproportionate to the offence.<br />
<a name="point109">109</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In the procedures initiated by the Commission in order to penalise infringements of competition rules, the principle of proportionality requires the Commission to set the fine proportionately to the factors taken into account for the purpose of assessing the gravity of the infringement and to apply those factors in a way which is consistent and objectively justified (judgments in&nbsp;<em>Telefónica and Telefónica de España</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, cited in paragraph&nbsp;67 above, EU:C:2014:2062, paragraph&nbsp;196, and of 5&nbsp;October 2011 in&nbsp;<em>Transcatab</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, T&#8209;39/06, ECR, EU:T:2011:562, paragraph&nbsp;189).<br />
<a name="point110">110</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Next, it should be observed that according to Article&nbsp;23(3) of Regulation No&nbsp;1/2003, in order to determine the amount of a fine, it is necessary to take into account the duration of the infringement as well as its gravity.<br />
<a name="point111">111</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;As regards the gravity of an infringement, there is no binding or exhaustive list of criteria which must be taken into account in the assessment thereof. Nevertheless, it follows from the case-law that the factors capable of affecting the assessment of the gravity of infringements include, not only the particular circumstances of the case, but also its context and the dissuasive effect of fines, the conduct of the undertaking concerned, the role it played in the establishment of the practice in question, the profit which it was able to derive from that practice, its size, the value of the goods concerned and the threat that infringements of that type pose to the objectives of the European Union (judgment of 14&nbsp;October 2010 in&nbsp;<em>Deutsche Telekom</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, C&#8209;280/08&nbsp;P, ECR, EU:C:2010:603, paragraphs&nbsp;273 and 274; see also, judgment of 8&nbsp;December 2011 in&nbsp;<em>KME Germany and Others&nbsp;</em>v&nbsp;<em>Commission</em>, C&#8209;272/09&nbsp;P, ECR, EU:C:2011:810, paragraph&nbsp;96 and the case-law cited).<br />
<a name="point112">112</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The amount of the fine must also reflect objective factors such as the content and duration of the anti-competitive conduct, the number of incidents and their intensity, the extent of the market affected and the damage to the economic public order, as well as the market share of the undertakings responsible and also any repeated infringements (see judgment in&nbsp;<em>KME Germany and Others</em>v&nbsp;<em>Commission</em>, paragraph&nbsp;111 above, EU:C:2011:810, paragraph&nbsp;97 and the case-law cited).<br />
<a name="point113">113</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;According to the 2006 Guidelines, on which the Commission based its calculation of the fine in this case, the gravity of the infringement is taken into account by the Commission in the first stage of the calculation of the fine, that is to say when determining its basic amount. Pursuant to point&nbsp;19 of the 2006 Guidelines, the basic amount of the fine is related to a proportion of the value of sales, depending on the degree of gravity of the infringement, multiplied by the number of years of infringement. According to point&nbsp;20 of the 2006 Guidelines, the Commission is required to assess the gravity of the infringement on a case-by-case basis for each type of infringement, taking account of all the relevant circumstances of the case. According to points&nbsp;21 and 22 of those guidelines, the Commission, as a general rule, sets the proportion of the value of sales taken into account at a level of up to 30%, and, in order to decide whether the proportion of the value of sales to be considered must be at the lower end or at the higher end of that scale, it takes account of factors such as the nature of the infringement, the combined market share of the undertakings concerned, the geographic scope of the infringement and whether or not the infringement has been implemented.<br />
<a name="point114">114</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Finally, as regards the role of the Court in the review of the amount of the fine, it should be recalled that the Court must review the legality of the contested decision on the basis of the evidence adduced by the applicant in support of the pleas in law put forward. In carrying out that review, the Court cannot use the Commission’s margin of discretion&nbsp;— either as regards the choice of factors taken into account in the application of the criteria mentioned in the guidelines or as regards the assessment of those factors&nbsp;— as a basis for dispensing with an in-depth review of the law and of the facts (judgment in&nbsp;<em>KME Germany and Others&nbsp;</em>v&nbsp;<em>Commission</em>, paragraph&nbsp;111 above, EU:C:2011:810, paragraph&nbsp;102).<br />
<a name="point115">115</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The review provided for by the treaties, the limits of which are defined by the case-law referred to in paragraphs&nbsp;65 to 67 and 114 above, which entails a review by the Court of both the law and the facts, and a power to assess the evidence, to annul the contested decision and to alter the amount of a fine, is, contrary to the applicant’s initial assertions, consistent with the requirements of the principle of principle of effective judicial protection set out in Article&nbsp;47 of the Charter of Fundamental Rights (see, to that effect, judgment in&nbsp;<em>Schindler Holding and Others</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, paragraph&nbsp;83 above, EU:C:2013:522, paragraph&nbsp;38 and the case-law cited).<br />
<a name="point116">116</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The arguments put forward by the applicant in the present plea in law must be assessed in the light of these principles.<br />
–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The first part, alleging the failure to have regard to the fact that the duration of the various constituent elements of the infringement and the intensity of that infringement varied over time<br />
<a name="point117">117</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The applicant argues that the Commission erred in law by refusing to take account of the fact that the duration of the various constituent elements of TP’s infringement and its intensity had changed over time, on the grounds that abusive conduct could be observed throughout the infringement. The Commission thus overlooked a relevant parameter for establishing a fine proportionate to the gravity of the infringement, namely the fact that none of the conduct identified as forming part of the constituent elements of the infringement lasted for four years and two months.<br />
<a name="point118">118</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The applicant supports those assertions by many arguments by which it seeks, essentially, to determine the exact duration of certain aspects of TP’s conduct which, taken together, constitute the abuse of a dominant position committed by TP. It maintains that, given the cumulative effect of the errors by the Commission in the calculation of the duration of that conduct, that abuse does not appear to be so serious as to justify the Commission establishing at a level of 10% the proportion of the value of sales constituting the starting point for the calculation of the basic amount of the fine. The applicant thus requests the Court to reduce the amount of the fine imposed on TP.<br />
<a name="point119">119</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The applicant’s arguments focus on four of the five elements constituting the abuse of a dominant position by TP (see paragraph&nbsp;28 above).<br />
<a name="point120">120</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;First, regarding the proposal to AOs of unreasonable terms in the agreements on access to TP’s network in BSA and LLU modes, the applicant submits that the Commission erred in law in finding that that aspect of the abuse had lasted from 3&nbsp;August 2005 to 22&nbsp;October 2009. In particular, with regard to the standard form contracts for BSA access, the applicant claims that version No&nbsp;1 of TP’s standard form contract, which entered into force on 22&nbsp;December 2008, was consistent with the relevant reference offer regarding BSA access. Moreover, with respect to LLU access, version No&nbsp;1 of TP’s standard form contract, which entered into force on 17&nbsp;February 2009, is consistent with the relevant LLU reference offer. Accordingly, it cannot be claimed that TP imposed disadvantageous stipulations on AOs in those contracts after 22&nbsp;December 2008 with respect to BSA access, and 17&nbsp;February 2009 with respect to LLU access. Moreover, several clauses of TP’s standard form contracts which were disadvantageous for AOs were applied for even shorter periods.<br />
<a name="point121">121</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Secondly, as regards the restriction on physical access to TP’s network, the applicant argues, first, that the practice of rejecting AOs’ access orders on procedural and technical grounds tapered down over the period starting in 2007 and ending in 2009. Next, the claim that TP overestimated the investments which AOs needed to make is excessive and affects only a single isolated case. Furthermore, as regards the refusal of access to TP’s premises through installation ducts, the events at issue occurred in 2007. Finally, as regards the practice of delaying the implementation of orders placed by AOs for the construction or modification of the service access nodes (‘SANs’), the applicant submits that the examples given by the Commission in the contested decision are not convincing, that those delays were caused by factors independent of TP and that the Commission does not give any examples of such conduct having occurred after July 2008.<br />
<a name="point122">122</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Thirdly, with respect to the restriction of access to subscriber lines, the applicant submits that the practice lasted for less time than the entire period of the infringement established by the Commission. The refusal to provide BSA services on lines leased wholesale (as part of the wholesale line rental ((‘WLR’)) service, in which the AO provided fixed telephony services) ended in October 2007 and thus lasted only approximately one year, the delays in the repair of faulty lines ended in early 2008 and did not exceed a period of one year, the delays in the implementation of the orders for BSA access lasted only until the fourth quarter of 2007 and the delays in the implementation of the orders for LLU access ended in the first quarter of 2008.<br />
<a name="point123">123</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Fourthly, regarding the refusal to provide AOs with reliable and accurate general information which they needed to make appropriate decisions in order to gain access to broadband products, the applicant submits that, already with effect from 2006, it implemented a number of initiatives seeking to improve the accuracy of its information and to give priority to the locations that the AOs intended to use. Regarding BSA access, the applicant improved access to its IT interface, in particular from March 2007 onwards, and undertook other initiatives, during 2007, to improve, technologically, access to general information. Regarding LLU access, it provided access to general information by sending, at the request of AOs, DVD support media. Regarding the problem of data transmission in an IT format which was difficult to use (‘.pdf’ files), this occurred in isolated cases.<br />
<a name="point124">124</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In that regard, given the complexity of the infringement TP is alleged to have committed and the very detailed nature of the applicant’s arguments, it is appropriate, before commencing their review, to describe the infringement as it is presented in the contested decision.<br />
<a name="point125">125</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In the contested decision, the Commission found that TP had developed a strategy aimed at limiting competition at all stages of the procedure for AOs to access its network, namely during the negotiation of agreements on conditions for access to that network, at the stage of the connection of those AOs to that network and, finally, at the stage of the activation of the subscriber lines. That aim of that strategy, which was implemented in the market for wholesale BSA and LLU broadband access, was to protect TP’s market share on the downstream market, namely the retail market in which telecom operators provide services to their own end-users (recitals 710 to 712 of the contested decision).<br />
<a name="point126">126</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In order to demonstrate the existence of that strategy, the Commission relied, inter alia, on documents taken during inspections at TP’s headquarters and on UKE’s observations on TP’s reply to the statement of objections. It is apparent from those documents, examined in recitals 148 to 155 and 554 to 556 of the contested decision, that the members of TP’s board of directors developed a project aimed at preventing AOs from gaining access to TP’s network, making it as difficult as possible to acquire information about the network’s structure and thus retaining, for as long as possible, TP’s retail clientele. It is apparent, moreover, from those documents that the implementation of that strategy involved, on the one hand, conduct directed against AOs and, on the other, conduct directed against the national regulatory authority, such as the deliberate refusal to cooperate with that authority, the considerable delay in the submission of the BSA reference offer, despite the legal obligation to do so (see paragraph&nbsp;14 above) or the bringing of an action before the administrative courts against all decisions of the authority implementing the reference offers.<br />
<a name="point127">127</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The contested decision provides a detailed description of the conduct adopted by TP in order to implement its strategy. Overall, that conduct was classified by the Commission into five groups constituting the five elements of the abuse of a dominant position, namely, first, the proposal to AOs of unreasonable terms in the agreements for access to the BSA and LLU products; secondly, delays in the process of negotiating agreements on access to BSA and LLU products; thirdly, restricting physical access to TP’s network; fourthly, limiting access to subscriber lines; and fifthly, refusing to provide accurate and reliable information indispensable to AOs to take decisions relating to access (see paragraph&nbsp;28 above).<br />
<a name="point128">128</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;First, regarding the proposal to AOs of unreasonable terms in the agreements for access to BSA and LLU products, in recitals 165 to 295 of the contested decision, the Commission stated that, according to the applicable rules, TP was required to enter into an agreement for access to its network with those AOs that requested BSA or LLU access on terms that were no less favourable for the AOs than the minimum requirements laid down in the BSA and LLU reference offers (see paragraphs&nbsp;11 and 12 above). Notwithstanding that obligation, TP offered standard-form contracts whose terms did not meet the minimum requirements of the relevant reference offers. In that respect, with regard to contracts relating to BSA access, the Commission identified 18 types of contractual clauses affected by TP’s practices which it classified into three categories: first of all, clauses which were favourable to AOs which were contained in the reference offer but deleted from the contracts offered by TP; next, clauses contained in the reference offer and amended to the detriment of AOs in the contracts offered by TP; and, finally, clauses in the reference offer relating to the fixing of certain time periods, amended to the detriment of AOs in the contracts offered by TP.&nbsp;With respect to contracts relating to LLU access, the Commission identified 10 types of contractual clauses affected by TP’s practices which it classified into two categories: first, clauses which were favourable to AOs contained in the reference offer but deleted from the contracts offered by TP, and secondly, clauses contained in the reference offer but amended to the detriment of AOs in the contracts offered by TP.&nbsp;In recitals 714 to 721 of the contested decision, the Commission emphasized that the evidence gathered during the administrative procedure confirmed the repeated and significant nature of the non-compliance with the clauses set out in TP’s reference offers. It stated that, although the reference offers adopted by UKE in 2006 for LLU access and in 2008 for BSA access contained standard form contracts that could be used by TP, TP had agreed to use them only after the signature of the agreement with UKE on 22&nbsp;October 2009.<br />
<a name="point129">129</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Secondly, with respect to the delaying of the negotiation of the agreements on access to BSA and LLU products, by relying on testimonies of AOs active in the Polish market and UKE’s observations collected during the administrative procedure, the Commission identified various delaying tactics implemented by TP in order to avoid concluding contracts with AOs within a reasonable time. First of all, the Commission found that in 70% of cases, TP had not complied with the legal deadline requiring it to conclude the contract for access to its network with AOs within 90 calendar days and that, in many cases, those delays had reached periods exceeding one or even two years. The Commission then found that, on repeated occasions, TP had not complied with the statutory period of three days to send the contract proposal, exceeding it, in many cases, by dozens or even hundreds of days (recitals 300 to 314 of the contested decision). In addition, the Commission identified other delaying tactics, such as the fact that TP was regularly represented at the negotiations by personnel unauthorised to enter into contractual commitments (recitals 315 to 322 of the contested decision) or the fact that it delayed without justification the signing of the contracts (recitals 323 to 329 of the contested decision). Finally, the Commission found that those delaying tactics had led many AOs to involve the regulator in the negotiation process or simply to abandon their plans to connect to TP’s network (recitals 300 and 305 of the contested decision).<br />
<a name="point130">130</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Thirdly, as regards the restriction of physical access to TP’s network, in recitals 375 to 399 of the contested decision, the Commission stated inter alia that, once the contract for access was signed, AOs submitted requests to TP for access to SANs for BSA access and an order for collocation or for correspondence cables for LLU access. The Commission explained that the AOs’ orders had been subject to procedural and technical verifications, following which TP notified AOs of the technical conditions and an estimate of connection costs. Once those conditions were accepted, the AO was in a position, on that basis, to prepare a technical proposal for resubmission to TP (recital 375 of the contested decision).<br />
<a name="point131">131</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The Commission gives examples of TP’s anticompetitive practices implemented at that stage of connecting to its network, relying, in large part, on the testimony of AOs active in the Polish market, the minutes of checks carried out by UKE and the decisions of that authority. In that regard, the Commission stated, first, that TP had rejected, on procedural or technical grounds, many access orders. Those rejections concern 31% of BSA applications for the years 2006 to 2009 and 44% of LLU access requests during the period from 2006 to 2008, the situation having improved in 2009. Regarding LLU access, the Commission also noted cases where, despite a positive technical verification, AOs had not connected to TP’s network, as a result, in particular, of the overestimation by TP of the connection-related costs (recitals 378 to 392 and 749 to 754 of the contested decision). Next, the Commission noted significant delays in the implementation of AOs’ requests, both with respect to the construction or modification of SANs and to the implementation of the orders for LLU access. According to the testimonies relied on by the Commission, those delays, ranging from three to thirteen months even in the case of very simple works, made it impossible for AOs to conduct normal investment planning (recitals 393 to 396 and 755 to 758 of the contested decision). Finally, the Commission noted that PTK, the subsidiary of TP which was active in the relevant markets, did not experience the same access problems to the network of its parent company as other AOs. This confirms, according to the Commission, the ability to ensure faster access to that network (recitals 397 to 399 and 759 to 761 of the contested decision).<br />
<a name="point132">132</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Fourthly, regarding the restriction of access to subscriber lines, in recitals 444 to 510 of the contested decision, the Commission stated that, once connected to a SAN (BSA access) or after having obtained access to a collocation space or having installed a correspondence cable (LLU access), AOs could, in principle, acquire their own customers. In order to do so, they were to send TP an order for the activation of the subscriber’s line, a request which was the subject of a procedural and technical check by TP (recital 444 of the contested decision).<br />
<a name="point133">133</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The Commission has identified, on the basis of the testimony of the AOs, the documents seized during the inspections and the records of the checks carried out by UKE, three types of practices implemented by TP which restricted AOs’ access to subscribers. First, it found that TP rejected a large number of orders for the activation of lines on procedural and technical grounds. Although, during certain periods, the situation improved, those rejections related, generally, to between 30 and 50% of orders from different AOs, with the exception of PTK, the subsidiary of TP (recitals 448 to 467 of the contested decision). Next, the Commission noted the problem of limited availability of subscriber lines as a result, on the one hand, of TP’s refusal to provide BSA access services on WLR lines and, on the other, of delays in the repair of faulty lines. Lastly, the Commission identified delays in the execution of AOs’ orders (recitals 468 to 473 of the contested decision). The Commission observed that these obstacles had been particularly troublesome for AOs, since they affected the direct relationships between AOs and end-users, in particular where the AOs were entering into those relationships, and may thus have had the effect of harming the AOs’ image in their customers’ eyes. According to the Commission, the blocking of BSA access on WLR lines affected AOs all the more since it prevented them from offering their existing clients who used fixed telephony services additional internet access services (recital 470 of the contested decision).<br />
<a name="point134">134</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Fifthly, as regards the refusal to provide accurate and reliable general information which was essential for AOs to be able to make decisions regarding access, the Commission indicated, first of all, that TP was required to provide that information to AOs under the applicable regulations. The Commission stated that that general information related to many technical aspects of TP’s network and also noted that, according to the AOs, the possession of reliable and comprehensive general information was an essential requirement for initiating and continuing the supply of BSA and LLU services to end-users. Next, the Commission recalled that the refusal to provide information relating to the structure of TP’s network was a key element of TP’s strategy to restrict competition at all stages of the procedure for AOs to access its network (see paragraph&nbsp;126 above). Finally, the Commission noted that the problems of access to reliable and accurate general information were manifest at every step of the procedure for access to TP’s network. In that regard, it noted, in particular, that during the first phase of the infringement period, TP did not provide a definition of the general information in the contracts concluded with AOs, and, at a later stage, it used in its contracts a definition that did not match that of the reference offer (recitals 511 to 516 and footnote No&nbsp;828 of the contested decision).<br />
<a name="point135">135</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The Commission described in detail the manner in which TP prevented AOs from gaining access to the general information relating to its network. In that respect, on the basis of numerous accounts of AOs and documents seized during inspections, the Commission stated, first of all, that the quality of the data transmitted by TP to AOs concerning its network was low. Those data were often incorrect or incomplete and did not fulfil the requirements of the reference offers and contracts concluded between TP and the AOs (recitals 517 to 528 of the contested decision). Next, the Commission found cases in which TP had sent the general information to AOs in a format which made them unusable (recitals 529 and 530 of the contested decision). The Commission, furthermore, noted that TP had not complied with its obligation, under the relevant reference offers, to provide AOs with an IT interface allowing access to databases containing general information and providing other features relating to communication between AOs and TP.&nbsp;That interface became operational only from April 2010 (recitals 531 to 534 of the contested decision). Lastly, the Commission noted that there were technological solutions making it possible to ensure access to more accurate and reliable general information and that PTK, TP’s subsidiary, had benefited from such access (recitals 535 to 541 of the contested decision).<br />
<a name="point136">136</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In recital 713 of the contested decision, the Commission stated that TP’s practices, described in paragraphs&nbsp;128 to 135 above, had had a cumulative effect on the AOs, which encountered obstacles at each stage of the procedure for accessing TP’s wholesale products. The Commission indicated that although, taken individually, each of the obstacles raised by TP might not seem to be very harmful, taken as a whole, they formed a pattern of abusive conduct, the objective of which was to deny AOs access to the wholesale broadband access market. In conclusion, the Commission characterised the applicant’s abuse of a dominant position as a single and continuous infringement (Article&nbsp;1 of the contested decision).<br />
<a name="point137">137</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The question of the variable duration and intensity of TP’s conduct is addressed in recitals 903 and 907, which are in the part of the contested decision relating to the setting of the amount of the fine.<br />
<a name="point138">138</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Thus, in recital 903 of the contested decision, the Commission responded to the argument put forward by TP during the administrative procedure that it was appropriate, when assessing the nature of the infringement, to take account of the fact that certain practices it was alleged to have committed lasted for a shorter duration than the total duration of the infringement. That argument was based on a comparison of the infringement that TP was alleged to have committed with the infringement that was the subject of Commission Decision C(2009) 3726 final of 13&nbsp;May 2009 relating to a proceeding under Article&nbsp;82 [EC] and Article&nbsp;54 of the EEA Agreement (Case COMP/C&#8209;3/37.990&nbsp;— Intel) and specifically with the Commission’s observations that, in determining the gravity of the infringement committed by Intel, account was to be taken of the fact that that undertaking’s abusive practices were concentrated in the period from 2002 to 2005 and that, after 2005 until the end of the infringement in December 2007, no more than two individual abuses had been noted (see recital 1785 of the Intel decision). In responding to that argument in recital 903 of the contested decision, the Commission stated that ‘[i]n that context, it need[ed] to be noted, however, that even though the intensity of conduct of TP varie[d] in the period of infringement, abusive conduct [was] noticeable throughout the period of abuse’.<br />
<a name="point139">139</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In recital 907 of the contested decision, the Commission stated that, when considering the gravity of the infringement, it had taken into account the fact that the elements of TP’s abusive conduct had not all been met at the same time. The Commission explained that that circumstance was a logical consequence of the fact that the procedure for obtaining access to the incumbent operator’s wholesale internet broadband access products was spread out in time over several separate and successive stages. The Commission summarised those steps in footnote No&nbsp;1258 of the contested decision as being, first of all, the stage of the negotiation of terms and agreements for access to the network; next, the stage of obtaining physical access to the network; and, lastly, the stage of activating subscriber lines and of obtaining general information. The Commission further stated that AOs could not, for example, have faced problems of physical access to TP’s network before the signature of the contract relating to the conditions for physical access to that network. Similarly, the problems faced by AOs at the stage of obtaining physical access to TP’s network or the stage of activating subscriber lines only began after protracted negotiations for the agreement of those contracts on conditions of access. In addition, both before and after the signing of those contracts, the development of business strategies by the AOs was compromised by the poor quality and incomplete nature of the general information about TP’s network, which TP was required to communicate.<br />
<a name="point140">140</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;At the hearing, in answer to a question from the Court, the applicant clarified the scope of its arguments. It indicated, regarding the argument presented in paragraph&nbsp;117 above, that the content of recital 907 of the contested decision only reflects the fact that the Commission took account of the sequential nature of the infringement. However, it argued, that recital does not make it possible to conclude that the Commission fully took account of the variability in the intensity and duration of TP’s conduct at each stage of the procedure for obtaining access to TP’s network. That is why, in the arguments summarised in paragraphs&nbsp;120 to 123 above, the applicant complains of errors allegedly made by the Commission in the calculation of the duration and intensity of that conduct. TP submits that the examination of those detailed arguments makes it possible to assess correctly the gravity of TP’s infringement.<br />
<a name="point141">141</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In that respect, it is apparent from recital 907 of the contested decision, read together with footnote No&nbsp;1258, that, in assessing the gravity of TP’s alleged abuse of a dominant position, the Commission did take account of the duration and variable intensity of various aspects of TP’s conduct which, taken together, form the constituent elements of that abuse. The Commission explicitly noted that the elements of TP’s abusive conduct had not all occurred simultaneously.<br />
<a name="point142">142</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;That conclusion is supported by an examination of the contested decision as a whole. Indeed, in that decision, the Commission noted on several occasions specific improvements in TP’s conduct and specified the periods, which were shorter than the duration of the period of the infringement, during which specific aspects of TP’s conduct were implemented (see, in particular, recitals 383, 409, 437, 450, 462, 508, 510 and 515 of the contested decision).<br />
<a name="point143">143</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Moreover, contrary to what the applicant submits in the application, recital 903 of the contested decision may not be interpreted as meaning that the Commission refused to take into account the fact that the duration of the different constituent elements of TP’s infringement and the intensity of that infringement varied over time. In that recital, the Commission merely noted that there was a significant difference between the circumstances of the infringement TP is alleged to have committed and the circumstances of the infringement Intel was alleged to have committed, namely the fact that, despite its variability, TP’s unlawful conduct was ongoing in nature and was spread over the entire period of the infringement, while the infringement attributed to Intel was highly concentrated for a certain period, which was substantially shorter than the period of the infringement.<br />
<a name="point144">144</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In view of the above, it cannot be argued that, in assessing the gravity of TP’s infringement, the Commission refused to take into account that the duration of the various constituent elements of TP’s infringement and the intensity of that infringement varied over time.<br />
<a name="point145">145</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Moreover, the review of the merits of the applicant’s detailed arguments, conducted below, does not make it possible to conclude that the Commission made an error of law or of assessment in deciding on the gravity of TP’s infringement.<br />
<a name="point146">146</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In that regard, as a preliminary point, it should be noted that by these arguments the applicant neither disputes the existence of the infringement as such nor its length as established in the contested decision, namely the period between 3&nbsp;August 2005 and 22&nbsp;October 2009. Nor does it call into question the classification of the abuse of a dominant position attributed to TP as a single and continuous infringement, or the existence of a strategy aimed at restricting competition at all stages of the procedure for access to its network.<br />
<a name="point147">147</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Moreover, it is appropriate to reject as founded on a manifestly erroneous reading of the contested decision the arguments by which the applicant claims that the Commission erred in law in stating that the various constituent elements of the infringement attributed to TP lasted as long as the period of the infringement. Those arguments are contradicted by the Commission’s observations set out in the recitals of the contested decision mentioned in paragraphs&nbsp;138, 139 and 142 above.<br />
<a name="point148">148</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;First, regarding the offer of unreasonable terms to AOs in the agreements relating to BSA and LLU access to TP’s network, it should be noted that the arguments presented in the applicant’s pleadings relate to over 30 contractual clauses that were amended or deleted from TP’s contracts relating to BSA and LLU access. The applicant thus submits a precise calculation of the periods during which those clauses were affected by amendments or deleted. However, given the complexity of contracts relating to access to wholesale broadband access products, the gravity and the negative impact of TP’s offer of unreasonable terms in its contracts must be assessed globally, and not on the basis of each of these terms individually.<br />
<a name="point149">149</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Next, it is clear that, by its arguments, the applicant in fact acknowledges that TP offered AOs contracts which were not consistent with numerous provisions of the BSA and LLU reference offers, starting, respectively, from May and June 2006, until, respectively, late 2008 and February 2009. The fact that that practice started after the beginning of the period of the infringement, and ceased before its end, does not reduce the gravity of TP’s offending conduct. Although the applicant claims that the failure to observe the terms of the BSA reference offer began only in May 2006, it does not dispute the fact that the adoption of that reference offer was delayed for several months because of its refusal, in breach of its statutory obligations, to present UKE with a draft reference offer (see paragraphs&nbsp;14 and 126 above). Regarding the end of that element of the infringement, the Commission observes pertinently that the fact that TP stopped proposing unreasonable clauses in its contracts does not mean that it removed those clauses from existing contracts. Unreasonable clauses could therefore continue to apply to the detriment of AOs.<br />
<a name="point150">150</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Finally, that element of the infringement may not be examined without having regard to circumstances not disputed by the applicant, namely the fact that, during the initial stage of the period of the infringement, at the stage of the negotiation of contracts with AOs, TP implemented practices aimed at discouraging them from gaining access to its network, in particular various tactics aimed at delaying contract negotiations and a strategy seeking to make it as difficult as possible for AOs to obtain general information on its network. That finding supports the Commission’s conclusion that the bargaining space left to AOs was very narrow, with AOs thus having to accept the conditions proposed by TP, even though they were contrary to the provisions of the relevant reference offers, or to initiate proceedings before UKE in order to force TP to meet its regulatory obligations, or to decide not to enter the market (recitals 305, 314 and 716 of the contested decision).<br />
<a name="point151">151</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Secondly, with regard to the restriction of physical access to TP’s network, it should be noted, first of all, that neither the fact that some of the practices implemented by TP were shorter in duration than the infringement, nor the fact that those practices were being tapered down throughout that period, shows that the infringement was less serious and that the fine imposed on TP disproportionate. As the Commission points out, TP’s various practices adopted at successive stages of the procedure for access to its network processes were complementary. Furthermore, with respect to the rejection of AOs’ orders for technical or procedural reasons, the Commission expressly acknowledged, in particular in recitals 383 and 409 of the contested decision, an improvement of the situation and the arguments raised by the applicant do not permit the finding that the Commission did not take account of that improvement in determining the amount of the fine. Next, contrary to what the applicant maintains, the problem of overestimating the costs of investments for LLU access did not relate to a single isolated case. That problem was reported by two AOs and noted by UKE in the minutes of a check carried out in 2008. The Commission also notes in that regard that, since, at that time (in 2008), few operators made use of LLU access, the three examples cited are of significant importance and should not be considered exaggerated. Lastly, contrary to what the applicant claims, the evidence gathered by the Commission, in particular the minutes of a check carried out by UKE in October 2007 and the statements of AOs, confirm to the requisite legal standard that TP delayed the implementation of orders for the construction or modification of SANs.<br />
<a name="point152">152</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Thirdly, with respect to the limited access to subscriber lines, the applicant does not dispute the Commission’s observations relating to the rejections of orders on procedural and technical grounds. It merely notes that the problems of availability of WLR lines for BSA access ended in October 2007 and that the problems related to delays in the implementation of orders for BSA and LLU access occurred only in 2007 and early 2008. However, that does not affect the Commission’s conclusion that TP implemented practices designed to limit the access of AOs to subscriber lines, practices which were particularly troublesome for AOs in so far as they affect their direct relationships with end-users. Furthermore, the Commission expressly acknowledged, in particular in recitals 508 and 510 of the contested decision, the fact that the elements of the infringement referred to by the applicant were limited in time and there is nothing to suggest that it did not take that into account in determining the amount of the fine.<br />
<a name="point153">153</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Fourthly, as regards the applicant’s arguments concerning the refusal to provide AOs with accurate and reliable general information, they do not prove that the Commission exaggerated the gravity of the infringement in determining the fine imposed on TP.<br />
<a name="point154">154</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;First of all, the applicant does not dispute the assertions in the contested decision that it was technically possible to ensure access to more accurate and reliable general information and that PTK, a subsidiary of TP, had been able to benefit from that access. The applicant does not deny that the quality of the general information was worst during the first phase of the period of the infringement, that is to say during 2005 and 2006. It is precisely at that time that, together with the delaying tactics used by TP during negotiations with AOs, that practice was the most harmful to AOs, since it prevented them from planning and implementing their business strategies. Next, despite the improvement in the quality of the general information, which was, moreover, acknowledged by the Commission (recital 528 of the contested decision), the contested decision refers to cases, evidenced by the statements of AOs, in which inaccurate or contradictory general information was communicated, and thus still in 2008 and 2009. Similarly, despite the initiatives implemented by TP, the problems of availability of the IT interface allowing access to the databases containing the general information persisted until 2010. Lastly, contrary to what the applicant maintains, the Commission did not exaggerate the extent of the problems with the format of the files containing the data. On the one hand, it stated that those problems had emerged ‘in some instances’ (recital 529 of the contested decision). On the other, those problems, assessed in the context of the general poor quality of the information provided by TP, are an illustration of TP’s general attitude towards AOs.<br />
<a name="point155">155</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Moreover, the Commission acknowledged in the contested decision that TP had implemented initiatives that made it possible to improve the quality of that information, in particular in 2009. There is nothing to suggest that the Commission did not take account of that improvement in determining the amount of the fine.<br />
<a name="point156">156</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In the light of the foregoing, the Court finds that the answer given by the Commission, in recitals 903 and 907 of the contested decision, to TP’s arguments relating to the duration and varying intensity of certain practices which it implemented in breach of the regulatory framework and which were grouped by the Commission into five elements constituting an abuse of a dominant position&nbsp;— arguments that the applicant repeats in essence as part of the present part&nbsp;— is devoid of any error of law or assessment. Contrary to what the applicant maintains, the manner in which the Commission took account of the duration and variable intensity of the anti-competitive conduct attributed to it may not be regarded as infringing the principle of proportionality.<br />
<a name="point157">157</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;It follows that the first part of the present plea must be rejected.<br />
–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The second part, alleging errors vitiating the Commission’s conclusions on the impact of the infringement on the relevant markets<br />
<a name="point158">158</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;By the second part, the applicant, supported by PIIT, submits, first, that the assessment of the nature and gravity of the infringement is based inter alia on the conclusion that TP’s conduct had an actual impact on the relevant markets. According to the case-law, in particular the judgment of 8&nbsp;September 2010 in&nbsp;<em>Deltafina</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, (T&#8209;29/05, ECR, EU:T:2010:355, paragraph&nbsp;248), in such circumstances the Commission must provide specific, credible and adequate evidence for assessing the actual influence which the infringement could have had on the relevant market. In the contested decision, rather than examining the actual effects of TP’s conduct, the Commission merely examined the likely effects of that conduct.<br />
<a name="point159">159</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Secondly, the applicant and PIIT argue that the assessment of the likely effects of TP’s conduct on the relevant markets is incorrect. The Commission’s findings are exaggerated and disregard important factors in assessing the impact of the applicant’s conduct.<br />
<a name="point160">160</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The Commission disputes having based its assessment of the gravity of the infringement on the finding that TP’s practices had a tangible negative impact on the markets concerned. It further disputes the arguments of the applicant and PIIT, according to which it erred in its assessment of the likely effects of the infringement. It therefore argues that the second part of the present plea must therefore be rejected.<br />
<a name="point161">161</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In that regard, first, it should be noted that the applicant&#8217;s arguments are based on a premiss that the rule laid down by the judgment in&nbsp;<em>Deltafina</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, cited in paragraph&nbsp;158 above (EU:T:2010:355, paragraph&nbsp;248), in the context of the application of the Guidelines on the method of setting fines imposed pursuant to Article&nbsp;15(2) of Regulation No&nbsp;17 and Article&nbsp;65(5) [CA] (OJ 1998, C 9, p.&nbsp;3, ‘the 1998 Guidelines’) can be applied to the 2006 Guidelines.<br />
<a name="point162">162</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;It should be recalled that, according to point&nbsp;1.A of the 1998 Guidelines, the Commission, in assessing the gravity of the infringement, had to take into consideration, inter alia, ‘its actual impact on the market, where this can be measured’. In the judgment in&nbsp;<em>Deltafina</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, cited in paragraph&nbsp;158 above (EU:T:2010:355, paragraph&nbsp;248), but also in the judgment in&nbsp;<em>Prym and Prym Consumer</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, cited in paragraph&nbsp;65 above (EU:C:2009:505, paragraphs&nbsp;81 and 82), the EU judicature held that the actual impact of the infringement on the market is, in principle, only an optional element of the assessment of the gravity of the infringement, which may allow the Commission, where it is present, to increase the starting amount of the fine beyond the minimum amount. However, according to the Court of Justice, where the Commission considers it appropriate for the purposes of calculating the fine to take that optional element into account, it cannot just put forward a mere presumption but must provide specific, credible and adequate evidence with which to assess what actual influence the infringement may have had on competition in that market.<br />
<a name="point163">163</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The 2006 Guidelines, applied by the Commission in order to calculate the amount of the fine imposed in this case, no longer provide for the taking account of the ‘actual impact on the market, where this can be measured’ during the assessment of the gravity of a particular infringement. According to point&nbsp;22 of the 2006 Guidelines, in order to decide whether the proportion of the value of sales determined by reference to the gravity should be at the lower end or at the higher end of the scale of up to 30%, the Commission is to have regard to a number of factors, such as the nature of the infringement, the combined market share of all the parties involved, the geographic scope of the infringement and whether or not the infringement has been implemented. It is apparent therefrom that, as a general rule, the Commission is not obliged to take into consideration the actual impact of the infringement on the market when determining the proportion of the value of sales established by reference to gravity. However, since the list of factors in point&nbsp;22 of the guidelines is not exhaustive, the Commission may, if it considers it appropriate to do so, take account of the actual impact of the infringement on the market in order to increase that proportion. In such a case, it is appropriate to consider that the case-law cited in the preceding paragraph also applies in respect of the 2006 Guidelines, so that the Commission must provide specific, credible and adequate evidence making it possible to assess the actual impact that the infringement could have had on competition in that market.<br />
<a name="point164">164</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Secondly, it should be noted that the present part of the first plea contains two sets of argument, the first alleging failure to state reasons. By those arguments, the applicant and PIIT submit that the Commission based its assessment of the gravity of the infringement on the actual negative effects that the infringement by TP had on competition and consumers. They claim that, in the contested decision, the Commission merely examined the likely effects of that infringement and therefore did not provide an adequate statement of reasons, having regard to the judgment in<em>Deltafina</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, cited in paragraph&nbsp;158 above (EU:T:2010:355, paragraph&nbsp;248), with respect to the existence of its actual effects. By the arguments grouped together in the second set, the applicant and PIIT seek to demonstrate errors allegedly committed by the Commission in assessing the likely effects of the infringement.<br />
<a name="point165">165</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;First, as regards the arguments in the first set, it should be recalled that the statement of reasons required under Article&nbsp;296 TFEU for measures of institutions of the European Union must be assessed by reference to the circumstances of the case, in particular the content of the measure in question, the nature of the reasons given and the interest which the addressees of the measure, or other persons to whom it is of direct and individual concern, may have in obtaining explanations (judgment of 25&nbsp;June 2014 in&nbsp;<em>Nexans and Nexans France</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, C&#8209;37/13&nbsp;P, ECR, EU:C:2014:2030, paragraphs&nbsp;31 and 32).<br />
<a name="point166">166</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In the present case, it should be noted that the Commission’s assessment of the gravity of the infringement in recitals 899 to 908 of the contested decision is divided into four parts, the first three relating to the nature of the infringement, market share and the geographical scope of the infringement, the fourth being a summary. In recital 906 of the contested decision within that summary, the Commission stated that, in determining the proportion of the value of sales which was to be retained for the purposes of setting the basic amount of the fine, it had taken into account, in particular, the nature of the infringement, its geographical scope, market share, and the fact that the infringement had been implemented.<br />
<a name="point167">167</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The passage that the applicant disputes is in recital 902 of the contested decision, which is contained in the part on the assessment of the nature of the infringement. In that part, the Commission stated, first of all, that an abuse of a dominant position in the form of a refusal to provide a service, by TP, had been condemned on numerous occasions both by itself and by the Courts of the European Union (recital 899 of the contested decision). It stated that the product markets in question were of considerable economic importance and that they played an important role in building the information society, as broadband connections are a factor which conditions the supply of various digital services to end consumers (recital 900). The Commission also took into account the fact that TP was the only owner of a nationwide telecommunications network and that, accordingly, AOs wishing to provide services based on DSL technology were totally dependent on it (recital 901).<br />
<a name="point168">168</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In recital 902, the Commission noted the following:<br />
‘Also, as described in section VIII.1, conduct of TP may be deemed abusive and aiming at eliminating competition from the retail market or at least delaying their entry and growth on this market. Also, as indicated in [recital] (892), TP was aware of the fact that its conduct infringes the law. That has a negative impact on the competition and consumers who are faced with high prices, poorer choice and limited number of innovative products.’<br />
<a name="point169">169</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The reasons given by the Commission in recitals 899 to 906 of the contested decision leave no room for doubt as to the factors on which the Commission based its assessment of the gravity of the infringement and which are: the nature of the infringement, its geographical scope, the relevant market share held by TP and the implementation of the infringement by TP.&nbsp;Contrary to what the applicant and PIIT argue, the Commission did not state in recital 902 of the contested decision, and neither can it be inferred in any way from that recital, read in the light of the statement of reasons as a whole relating to the gravity of the infringement, that it had taken into account the actual effects of the infringement on the market and on consumers in determining, on the basis of that gravity, the proportion of the value of sales which had to be taken into account for the purposes of fixing the basic amount of the fine. In particular, the sentence referred to by the applicant can only be read as referring, in a general and abstract manner, to the nature of the infringement and to the fact that, to the extent that it was deliberate and was intended to eliminate competition on the retail market or to delay the evolution of that market, it had the capacity to adversely affect competition and consumers.<br />
<a name="point170">170</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In that regard, it should be added that the findings made in the first and second sentences of the recital in question, concerning the elimination of competition in the retail market and the intentional nature of the infringement, are illustrated by the reference, first, to section VIII.1 of the contested decision, in which the Commission describes TP’s strategy of seeking to restrict competition at all stages of the procedure for AOs to access its network and, secondly, to recital 892 of the contested decision, in which it provided reasons for its finding that the infringement had been committed intentionally. By contrast, the last sentence of recital 902 contains no reference to section X.4.4 of the contested decision, in which the Commission presented its comments on the likely effects of the infringement.<br />
<a name="point171">171</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;It follows that the Commission did not take account, in assessing the gravity of the infringement, of the actual effects of TP’s infringement on the relevant markets, nor the likely effects of that infringement, which it examined in section X.4.4 of the contested decision. In accordance with the case-law cited in paragraph&nbsp;162 above, since the Commission did not take into account the actual effects of the infringement in assessing its gravity, it did not have to show the existence of those effects.<br />
<a name="point172">172</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The applicant’s argument, alleging failure to state reasons regarding the demonstration of the actual effects of the infringement for the purposes of assessing its gravity, must therefore be rejected as unfounded.<br />
<a name="point173">173</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Secondly, the arguments grouped together in the second set, in which the applicant and PIIT seek to demonstrate errors made by the Commission in assessing the likely effects of the infringement, must be regarded as ineffective. Since the Commission did not take account of the likely effects of the infringement in assessing its gravity, which it used to determine the proportion of the value of sales taken for the purposes of setting the basic amount of the fine, any errors in the assessment of the likely effects of the infringement cannot have any influence on that basic amount.<br />
<a name="point174">174</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Accordingly, the arguments by which the applicant and PIIT seek to demonstrate that the Commission made errors in assessing the likely effects of the infringement must be rejected as ineffective.<br />
<a name="point175">175</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;It follows that the second part of the present plea must be rejected.<br />
<a name="point176">176</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Furthermore, in order to assess the basic amount of the fine in the light of the principle of proportionality, it should be noted, first, that, according to the case-law of the Court of Justice, the amount of the fine depends not only on the duration, number of incidents and intensity of the anti-competitive conduct, but also on the nature of the infringement, the extent of the market affected and the damage to the economic public order, as well as the relative weight and the market share of the undertakings responsible (see, to that effect, judgment in&nbsp;<em>KME Germany and Others</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, cited in paragraph&nbsp;111 above, EU:C:2011:810, paragraphs&nbsp;96 and 97 and the case-law cited). Secondly, the amount of the fine must also take account of elements such as the deterrent effect of the fine, the undertaking’s conduct and the risk that the infringement poses to the objectives of the Union. Thirdly, the amount of the fine imposed on an undertaking in respect of an infringement relating to competition must be proportionate to the infringement, seen as a whole (see, to that effect, judgment in&nbsp;<em>Transcatab</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, paragraph&nbsp;109 above, EU:T:2011:562, paragraph&nbsp;189).<br />
<a name="point177">177</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Moreover, according to settled case-law, an undertaking in a dominant position has a special responsibility not to allow its conduct to impair genuine, undistorted competition on the internal market. When the existence of a dominant position has its origins in a former legal monopoly, that fact has to be taken into account (judgment of 27&nbsp;March 2012 in&nbsp;<em>Post Danmark</em>, C&#8209;209/10, ECR, EU:C:2012:172, paragraph&nbsp;23).<br />
<a name="point178">178</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In view of the abovementioned case-law, the Court considers that, in the present case, in assessing the proportionality of the fine and, more specifically, the proportionality of the basic amount of the fine, it is essential to take account, first, of the fact that the applicant had a dominant position which owed its origin to the former legal monopoly over both the wholesale market for LLU and BSA broadband access, where it was the sole supplier, and on the retail market.<br />
<a name="point179">179</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Secondly, as stated in paragraphs&nbsp;125 to 136 and 146 to 157 above, and although the duration of some of the anticompetitive conduct by TP was shorter than the period of the infringement, TP’s infringement, whose existence is not contested as such, consisted of multiple, flagrant, persistent and intentional breaches of the regulatory framework which required it, as operator with significant market power, to grant AOs unbundled access to its local loop and to related services under transparent, fair and non-discriminatory terms.<br />
<a name="point180">180</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Thirdly, it is undisputed that TP was aware of the illegality of its conduct, both in regulatory terms, since proceedings were brought and it was found to be in breach by the decisions of the national regulatory authority, confirmed by the final decisions of the national courts, and in terms of competition law, where its practices were designed to prevent or delay the entry of new entrants into the product markets concerned.<br />
<a name="point181">181</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Fourthly, it is clear that the product markets affected by TP’s abusive practices, which are considerable in size, since they extend over the whole territory of one of the largest Member States of the European Union, are markets of great importance both from an economic point of view and from a social point of view, in that access to broadband internet constitutes the key element of the development of the information society.<br />
<a name="point182">182</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;It is apparent from recitals 899 to 902, 904 and 905 of the contested decision that the Commission took account of those elements in the assessment of the gravity of the infringement. In those recitals, the Commission stated, first, that an abuse of a dominant position in the shape of a refusal to provide a service, of which TP was accused, had been repeatedly condemned both by the Commission and by the Courts of the European Union. It stated that the product markets in question were of considerable economic importance and that they played a key role in building the information society. The Commission also took account of the fact that TP was the sole owner of the national telecommunications network and that, accordingly, AOs who wished to provide services based on DSL technology were totally dependent on TP.&nbsp;It was furthermore noted that the aim of TP’s conduct was to eliminate competition in the retail market, or, at least, to delay the entry of newcomers or the evolution of that market, that that conduct was intentional and that it had had a negative impact on competition and consumers (recitals 899 to 902 of the contested decision). Lastly, the Commission took into account the fact that, throughout the period of the infringement, TP had a dominant position not only on the wholesale market, over which it held a monopoly, but also on retail markets, where its market share ranged between 57% and 46% in terms of revenues. The Commission noted in that regard that the difference between TP’s market share and that of the AO holding the highest market share after that of TP was considerable. As regards the geographical extent of the market concerned, the Commission indicated that TP’s infringement extended over the entire territory of Poland (recitals 904 and 905 of the contested decision).<br />
<a name="point183">183</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Those elements, which are not disputed by the applicant, are sufficient to consider that the abuse of a dominant position attributed to TP was a serious infringement.<br />
<a name="point184">184</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Furthermore, it should be recalled that, in the context of the application of the 1998 Guidelines, which made a distinction between very serious, serious and less serious infringements, the Court confirmed the Commission’s assessment that the implementation of a practice of margin squeezing by an incumbent national telecommunications operator should be classified as a very serious infringement and a flagrant abuse of a dominant position (judgment of 29&nbsp;March 2012 in&nbsp;<em>Telefónica and Telefónica de España</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, T&#8209;336/07, ECR, EU:T:2012:172, paragraphs&nbsp;382 to 387). It should be added that the Court confirmed the classification of the infringement at issue as ‘very serious’ for the entire period of the infringement concerned, even though the Commission acknowledged that the gravity of that infringement was not uniform throughout that period (judgment in&nbsp;<em>Telefónica and Telefónica de España</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, EU:T:2012:172, paragraphs&nbsp;417 to 419).<br />
<a name="point185">185</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Although the breach of Article&nbsp;102 TFEU consisting in the use of a margin squeeze is an infringement of a different nature than TP’s infringement, which is a refusal to provide services, that infringement may also be considered a flagrant abuse of particular gravity. In&nbsp;<em>Telefónica and Telefónica de España</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, paragraph&nbsp;184 above (EU:T:2012:172), the classification of the infringement as very serious was founded, in essence, on three elements, namely the fact that the applicant could not ignore the illegality of its conduct, the intentional nature of that conduct, and the fact that the incumbent operator had a virtual monopoly on the wholesale market for broadband access and a very strong dominant position in the retail markets. All those elements are present in this case, since neither the intentional and unlawful conduct of TP nor the size of its relevant market share is disputed.<br />
<a name="point186">186</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In view of the foregoing, the Court considers that, in the light of the particular gravity of TP’s infringement, the Commission did not breach the principle of proportionality by setting at 10% the proportion of the value of sales retained for the purposes of determining the basic amount of the fine imposed on it pursuant to points&nbsp;19 to 22 of the 2006 Guidelines.<br />
<a name="point187">187</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Consequently, the first plea in law of the application must be rejected as unfounded.<br />
&nbsp;The fourth plea in law<br />
<a name="point188">188</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The fourth plea alleges a failure to take mitigating circumstances into consideration. The applicant, supported by PIIT, submits, in that regard, that the Commission made errors of law and of assessment by refusing to take account, by way of mitigating circumstances, of three factors relied on by TP during the administrative procedure, namely, first, ‘considerable’ investments undertaken since the date of the agreement with UKE in order to modernise Polish fixed-line infrastructure for AOs and end-users; secondly, the voluntary cessation of the infringement by TP; and, thirdly, the commitments TP offered to make.<br />
<a name="point189">189</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Furthermore, in the event that the Court does not consider that the variations in the duration and intensity of its conduct, which it put forward in the context of the first part of the third plea, warrant a reduction in the basic amount of the fine, the applicant asks the Court to take account of them as mitigating circumstances.<br />
<a name="point190">190</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The Commission disputes the applicant’s arguments and contends that this plea should be rejected.<br />
<a name="point191">191</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;It is necessary to examine the arguments put forward by the applicant and PIIT in the light of the principles set out in paragraphs&nbsp;110 to 114 above.<br />
–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The investments made by TP since the date of the agreement with UKE<br />
<a name="point192">192</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;With respect to the investments in facilities, the applicant claims that, under the agreement with UKE, it committed to making two types of investments, namely, on the one hand, investments designed to improve AOs’ access to BSA and LLU services, and, on the other hand, investments for the modernisation of the Polish fixed line infrastructure.<br />
<a name="point193">193</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;According to the applicant, the latter of those investments, estimated at EUR&nbsp;761.4 million between October 2009 and the end of 2011, of which close to EUR&nbsp;168.3 million were spent at the end of 2010, should be taken into account as a mitigating circumstance. The applicant submits, in that regard, that those investments are a voluntary measure which goes beyond the measures required to bring to an end the infringement established by the Commission and that they benefited both Polish consumers and AOs. Thus, those investments should be classified as compensation for TP’s infringement, similar to that which was recognised by the Court, as a mitigating circumstance, in its judgment of 30&nbsp;April 2009 in&nbsp;<em>Nintendo and Nintendo of Europe&nbsp;</em>v&nbsp;<em>Commission</em>&nbsp;(T&#8209;13/03, ECR, EU:T:2009:131). Those investments are also comparable to the payments made by private schools in the United Kingdom to an education trust fund in the case decided by the decision of the competition authority of the United Kingdom of 20&nbsp;November 2006 (Case CA 98/05/2006&nbsp;— Independent Schools).<br />
<a name="point194">194</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;At the hearing, both the applicant and PIIT emphasised that over 12% of the investments in the modernisation of TP’s network concerned parts of Poland where there was no infrastructure allowing for fixed access to the internet. Investments in those regions, also known as ‘white spots’ or ‘digital exclusion zones’, are not cost-effective for AOs, in particular because of the economic and legal barriers characterising them. In that regard, PIIT referred to the documents confirming the beneficial effects of TP’s investments for AOs and end-users, annexed to the applicant’s pleadings and to its statement in intervention.<br />
<a name="point195">195</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Furthermore, the applicant argues that the Commission erred in law by refusing to consider those investments as a mitigating circumstance on the ground that they do not change the nature of the infringement. Such a refusal implies that only circumstances which change the nature of the infringement may be described as mitigating circumstances. However, the 2006 Guidelines recognise as possible mitigating circumstances elements which make no difference to the nature of the infringement, such as cooperation with the Commission. The applicant submits that the refusal to take account of those investments also infringes the principle of proportionality.<br />
<a name="point196">196</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In that regard, it should be noted that the investments on which the applicant relies relate to a requirement set out in section 2(1)(k) of the agreement with UKE signed, on the one hand, by the President of UKE and, on the other, by the chairman of the board of TP.&nbsp;According to that section of the agreement, TP undertook to provide the infrastructure for fixed access to broadband internet allowing for the creation of at least 1&nbsp;200&nbsp;000 million new connections, in accordance with the terms set out in the annexes to that agreement.<br />
<a name="point197">197</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;According to the wording of recitals 6 to 9 of the preamble to the agreement:<br />
‘6. The President of [UKE] believes that TP has not been performing its regulatory obligations imposed on it by means of [its] decisions, in particular the non-discrimination obligation with regard to access to TP’s infrastructure.<br />
7. TP was fined several dozen times for, among other things, failure to timely meet the conditions for ensuring telecommunication access; failure to perform the offer defining framework terms of agreements on local loop unbundling and related facilities (RUO offer [reference unbundling offer]); violation of the decision introducing the Bitstream Access [broadband access service] offer; failure to submit instruction of maintenance of regulatory accounting and a description of calculation of costs on the market of call origination in the TP network; failure to perform the “TP Framework Offer of Telecommunication Access Concerning Connection of Networks (RIO offer [reference interconnection offer])” and failure to disclose contents of telecommunication access agreements;<br />
8. In the opinion of the President of DEC, the imposed regulatory obligations related to telecommunication access have not ensured effective competition on relevant markets on which TP holds significant power and the President of [UKE] believes that the absence of effective competition is of durable nature; therefore, the President of [UKE] has begun works designed to impose the obligation of functional separation as a regulatory remedy onto TP;<br />
9. TP has entered into negotiations with telecommunication market actors designed to establish rules of co-operation with [AOs] providing for elimination of anti-competitive and discriminatory conduct of TP on relevant markets on which TP holds significant power, in order to avoid the imposition of the obligation of functional separation.’<br />
<a name="point198">198</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Furthermore, pursuant to section 2(2) of the agreement with UKE, according to the President of UKE, the implementation by TP of all the commitments made under that agreement, in particular, the commitment made in section 2(1)(k) to create 1&nbsp;200&nbsp;000 new connections, could lead to the elimination of the biggest problems he had identified in the telecommunications market as regards access to the telecommunications network, and which are listed in recital 8 of the preamble to the agreement, reproduced in paragraph&nbsp;197 above.<br />
<a name="point199">199</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Given those factors, it must be stated, first, that the investments made by TP cannot be considered to be compensatory measures comparable to those which were accepted by the Commission in the case which is the subject of the judgment in&nbsp;<em>Nintendo and Nintendo of Europe&nbsp;</em>v&nbsp;<em>Commission</em>, paragraph&nbsp;193 above (EU:T:2009:131).<br />
<a name="point200">200</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Contrary to the compensation referred to in the case which gave rise to the judgment in&nbsp;<em>Nintendo and Nintendo of Europe&nbsp;</em>v&nbsp;<em>Commission</em>, paragraph&nbsp;193 above (EU:T:2009:131), the purpose of which was to compensate third parties identified in the statement of objections as having suffered financial harm as a result of the unlawful conduct of the undertakings involved, the creation of new lines and the investments involved therein were not intended to compensate AOs for any damage they might have suffered, but to eliminate from the relevant markets, on which TP was present as an operator with significant market power, what the President of UKE described as ‘the absence of effective competition [of a] durable nature’. Moreover, inasmuch as TP’s investments were intended to create new connections, end-users and AOs who suffered from the effects of TP’s anti-competitive practices were not able to benefit from those investments.<br />
<a name="point201">201</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Nor may the investments carried out by TP be considered as compensatory measures comparable to the payments made by private schools in the UK in case CA 98/05/2006&nbsp;— Independent Schools. It is apparent from the decision of the competition authority of the United Kingdom that the private schools which were penalised for having exchanged information on registration fees entered into a type of settlement with the competition authority, pursuant to which the fine imposed on them was relatively modest. In exchange, the offending schools undertook to contribute to an educational trust fund created specifically for pupils who attended those schools during the academic years for which information on registration fees had been exchanged. The contributions of the relevant schools to the trust fund can be compared to the payments made in the case giving rise to the judgment in&nbsp;<em>Nintendo and Nintendo of Europe</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, paragraph&nbsp;193 above (EU:T:2009:131). However, they are not of the same nature as the investments made by TP, which were not designed to compensate AOs and end&#8209;users who suffered from the effects of TP’s practices.<br />
<a name="point202">202</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Secondly, although the commitments defined in the agreement with UKE were accepted by TP of its own accord, it is clear that they were motivated by TP’s desire to avoid a severe regulatory penalty, namely functional separation, which was contemplated by the competent regulatory authority in order to bring an end to the continuous and repeated infringements of the regulatory framework by TP.&nbsp;In that regard, it should be added that it is clear both from the contested decision and from the wording of the agreement with UKE, reproduced in paragraph&nbsp;197 above, that functional separation was contemplated by UKE since other measures adopted with a view to compelling TP to comply with the regulatory framework, in particular a number of decisions by which UKE imposed fines upon it, proved to be ineffective (see recital 153 of the contested decision). The desire to address the threat of functional separation thus attenuates the voluntary nature of the commitments made in the agreement on which the applicant relies.<br />
<a name="point203">203</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Thirdly, investments, even where they are costly and made in unattractive areas from a commercial point of view, are a normal part of business life and are carried out with a view to a return. Thus, the creation of 1&nbsp;200&nbsp;000 new connections entailed for TP, above all, the possibility of gaining 1&nbsp;200&nbsp;000 new customers in areas where the AOs, which do not have the same size and resources as those of an incumbent operator, could not invest. Accordingly, although the investments in the modernisation and development of the Polish fixed line infrastructure owned by TP indirectly benefited end-users as well as AOs, it must be stated that those investments benefited, first and foremost, TP itself.<br />
<a name="point204">204</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Fourthly, as regards PIIT’s arguments based on the documents annexed to its statement in intervention and the applicant’s pleadings, their implausibility should be noted immediately. The arguments put forward by PIIT in its intervention, which it developed at the hearing, are contradicted by the content of the documents it annexed to its statement in intervention. In particular, UKE’s decision of 28&nbsp;April 2011, appended as Annex 1 to its statement in intervention, which was not disputed by TP before the Polish national courts, relies first of all on the negative effects that TP’s conduct has had on the development of the market for broadband internet access in Poland, especially during the period of the infringement. UKE points out that the regulatory measures implemented did not yield the desired results as regards the termination of the incumbent operator’s discriminatory conduct and as regards the respect for equal treatment of all operators.<br />
<a name="point205">205</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Admittedly, some documents relied on by PIIT confirm that both the AOs and UKE acknowledged the benefits for AOs and end-users of the agreement with UKE, including of the investments it planned. However, those beneficial effects are not such as to justify a reduction in the basic amount of the fine by way of mitigating circumstances.<br />
<a name="point206">206</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The aforementioned beneficial effects may be attributed to the agreement as such and not to the investments in particular. Thus, first of all, in the document setting out the regulatory strategy until 2015, dated November 2012 (Annex 18 to the statement in intervention), UKE acknowledged the beneficial effects for the market of the implementation of all the commitments made by TP in the agreement. Similarly, in its presentation of 20&nbsp;November 2011 on the effects of the agreement it concluded with TP (Annex 23 to the statement in intervention), UKE referred to the beneficial effects, for the AOs and end-users, of the whole agreement. Furthermore, noting that the agreement benefited the AOs and end&#8209;users, in particular, by an extension of the telecommunications infrastructure, by an improvement in the access to that infrastructure, by increased competition in the relevant market and lower prices, UKE noted that it had also brought benefits to TP itself, in particular by enabling it to avoid functional separation and potential litigation relating to the infringement of the principle of non-discrimination. Finally, in its generic report of May 2010 (Annex 3 to the statement in intervention), Netia, which is TP’s biggest competitor on the retail market, acknowledged that the provisions of the agreement on the principle of non-discrimination should enable it to accelerate the activation of new subscriber lines through TP’s network. Regarding TP’s investments in infrastructure, Netia merely indicates that they will increase the size of the market on which it operates.<br />
<a name="point207">207</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The improvement of the situation in the relevant market resulting from the change in TP’s conduct that followed the signature of the agreement with UKE was also taken into account by the Commission. The Commission decided to choose the date of the signature of the agreement as the date of the end of the infringement.<br />
<a name="point208">208</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In the light of those considerations, the Commission cannot be criticized for not having granted TP the benefit of mitigating circumstances in respect of the investments it made in order to modernise Polish fixed line infrastructure. In that regard, it is irrelevant whether only elements that change the nature of the infringement or also elements that do not may be classified as mitigating circumstances.<br />
<a name="point209">209</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;It follows that the refusal to grant the applicant the benefit of mitigating circumstances in respect of the investments undertaken pursuant to the agreement with UKE cannot be considered a breach of point&nbsp;29 of the 2006 Guidelines, nor an infringement of the principle of proportionality.<br />
–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The voluntary termination of the infringement<br />
<a name="point210">210</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The applicant, supported by PIIT, submits that, pursuant to the agreement with UKE, it voluntarily terminated the infringement and maintains that it is contrary to the principle of proportionality and to point&nbsp;29 of the 2006 Guidelines not to take account of that termination as a mitigating circumstances on the ground that it did not terminate the infringement immediately after the Commission’s intervention. It notes in that regard that, from December 2008, that is to say already two months after the Commission’s inspections at its premises, organised from 23 to 26&nbsp;September 2008 and until the signing of the agreement with UKE on 22&nbsp;October 2009, TP was actively engaged in remedying the elements of the abuse noted by the Commission.<br />
<a name="point211">211</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In accordance with the first indent of point&nbsp;29 of the 2006 Guidelines, the basic amount may be reduced where the Commission finds that there are mitigating circumstances, such as the fact that the undertaking concerned provides evidence that it terminated the infringement as soon as the Commission intervened.<br />
<a name="point212">212</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;That provision reproduces, in essence, point&nbsp;3 of the 1998 Guidelines. With respect to that point, the Court held that its purpose was to encourage undertakings to terminate their anti-competitive conduct as soon as the Commission launches an investigation into it (judgment of 13&nbsp;July 2011 in&nbsp;<em>Schindler Holding and Others</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, T&#8209;138/07, ECR, EU:T:2011:362, paragraph&nbsp;274).<br />
<a name="point213">213</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Moreover, according to the case-law, the termination of the infringement as soon as the Commission intervenes can logically constitute a mitigating circumstance only if there are reasons to suppose that the undertakings concerned were encouraged to cease their anti-competitive conduct by the interventions in question (judgment of 26&nbsp;September 2013 in&nbsp;<em>Alliance One International</em>&nbsp;v<em>Commission</em>, C&#8209;679/11&nbsp;P, EU:C:2013:606, paragraph&nbsp;80). In other words, for the termination of the infringement to be recognised as a mitigating circumstance, there must be a causal link between the interventions of the Commission and the termination of the infringement concerned.<br />
<a name="point214">214</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In the present case, it must be stated, first of all, that TP did not terminate the unlawful conduct immediately after the Commission’s first intervention, namely after the inspections at its premises in Warsaw, conducted by the Commission, assisted by the Polish competition authority, from 23 to 26&nbsp;September 2008. Although TP began to comply, gradually, with its regulatory obligations from the end of 2008, it is apparent from recitals 574 and 577 of the contested decision, and it is not disputed by the applicant, that AOs continued to experience difficulties with access to wholesale BSA and LLU broadband access products, as a result of TP’s impugned conduct, and thus well after the signature of the agreement with UKE, which took place on 22&nbsp;October 2009.<br />
<a name="point215">215</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Next, as is clear from recitals 78 and 567 to 571 of the contested decision and point&nbsp;197 above, and is not disputed by the applicant, the main reason for the signature of the agreement with UKE was to avoid the functional separation proposed by UKE because of TP’s persistent disregard for the regulatory requirements relating to access to its network. In view of that element, the causal link, required by the case-law, between the Commission’s inspections and the cessation of TP’s infringement cannot be considered established.<br />
<a name="point216">216</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Finally, although, as was noted in paragraph&nbsp;214 above, after the signature of the agreement with UKE, AOs continued to experience difficulties with access to wholesale products for BSA and LLU broadband access, the Commission acknowledged the importance of that agreement and the fact that it had marked a turning point in TP’s conduct, by choosing the date of its signature as the date on which the infringement had terminated. Thus, the conclusion of that agreement had a significant impact on the calculation of the fine, in that it stopped the multiplier rate applied according to the duration of the infringement.<br />
<a name="point217">217</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In those circumstances, the refusal to grant TP the benefit of the mitigating circumstance provided for in the first indent of point&nbsp;29 of the 2006 Guidelines cannot be regarded either as a breach of that provision or as an infringement of the principle of proportionality.<br />
–&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The commitments proposed by TP<br />
<a name="point218">218</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The applicant states that TP offered to make some commitments, but that offer was rejected by the Commission. It argues that that proposal, though rejected, should be considered as falling under the concept of effective cooperation within the meaning of point&nbsp;29 of the 2006 Guidelines. The Commission’s refusal to take account of that offer of commitments in the calculation of the fine is, furthermore, contrary to the principle of proportionality.<br />
<a name="point219">219</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In accordance with the fourth indent of point&nbsp;29 of the 2006 Guidelines, the basic amount may be reduced where the Commission finds that there are mitigating circumstances, such as where the undertaking concerned has effectively cooperated with the Commission outside the scope of the Leniency Notice and beyond its legal obligation to do so.<br />
<a name="point220">220</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In that regard, it has been consistently held that a reduction in the amount of the fine on grounds of cooperation during the administrative procedure is based on the consideration that such cooperation makes it easier for the Commission to establish an infringement (see judgment of 19&nbsp;May 2010 in&nbsp;<em>Boliden and Others</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, T&#8209;19/05, ECR, EU:T:2010:203, paragraph&nbsp;104 and the case-law cited).<br />
<a name="point221">221</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;While taking account of the case-law cited in paragraph&nbsp;114 above, it should be recalled that the Commission retains a certain discretion in conducting an overall assessment of the importance of any reduction in the amount of fines by way of mitigating circumstances (judgment of 16&nbsp;June 2011 in&nbsp;<em>FMC Foret</em>&nbsp;v&nbsp;<em>Commission</em>, T&#8209;191/06, ECR, EU:T:2011:277, paragraph&nbsp;333). It must be afforded that discretion in particular when it comes to assessing the usefulness of the cooperation of the undertaking concerned in the proceedings, and the level to which that cooperation facilitates its task in establishing an infringement.<br />
<a name="point222">222</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In the present case, the applicant argues that before the adoption of the statement of objections, TP had asked the Commission to discuss an offer of commitments in which it proposed inter alia to make the agreement with UKE legally binding, to provide its wholesale BSA and LLU broadband access services as part of a separate and dedicated business operation, to establish a code of good practice and to establish a monitoring system of its obligations entrusted to an independent agent.<br />
<a name="point223">223</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;However, on the one hand, the Court considers that the commitments proposed by TP were not such as to make it easier for the Commission to establish an infringement. Those commitments related to a promise by TP to improve its conduct and thus referred more to the termination of an infringement whose existence was no longer in doubt.<br />
<a name="point224">224</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Moreover, the Court is of the opinion that the fourth indent of point&nbsp;29 of the 2006 Guidelines may not reasonably be interpreted as meaning that the mere fact that an undertaking offers to make commitments during an administrative procedure is sufficient in order to establish effective cooperation with the Commission which goes beyond obligations to cooperate and, thus, to secure that undertaking a reduction in the amount of the fine. If that were the case, any undertaking finding itself in the applicant’s situation could merely offer to make commitments, regardless of their quality and regardless of whether they facilitate the Commission’s task of establishing the infringement, in order to receive a reduction in the amount of the fine. Such an interpretation is contrary to the ratio legis of point&nbsp;29 of the 2006 Guidelines, which is to encourage undertakings to enter into a close and meaningful cooperation with the Commission.<br />
<a name="point225">225</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In the light of the foregoing, the refusal to grant PT the benefit of the mitigating circumstance provided for in the fourth indent of point&nbsp;29 of the 2006 Guidelines may not be regarded either as a breach of that provision or as an infringement of the principle of proportionality.<br />
<em>3.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;The claim for adjustment</em><br />
<a name="point226">226</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;It should, first of all, be noted that since no irregularity or illegality vitiates the contested decision, the claim for adjustment cannot be accepted in so far as it asks the Court to draw the inference, with respect to the amount of the fine, from those illegalities or irregularities.<br />
<a name="point227">227</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Next, it is appropriate to ascertain, in the light of all the evidence in the file, especially that put forward by the applicant, whether the Court should substitute, under its unlimited jurisdiction, a different amount for the fine than that adopted by the Commission, on the grounds that the latter amount is not appropriate.<br />
<a name="point228">228</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;It is apparent from that examination that, contrary to what the applicant maintains, the manner in which the Commission took account, in the contested decision, of the variations in the duration and intensity of its conduct was appropriate to the circumstances of the case, consistent with the requirements of fairness and devoid of any error or disproportionality.<br />
<a name="point229">229</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Moreover, in accordance with the case-law cited in paragraph&nbsp;67 above, it should be noted that there were no elements unknown to the Commission at the date of the adoption of the contested decision and subsequently brought to the attention of the Court that might justify an adjustment of the amount of the fine.<br />
<a name="point230">230</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In those circumstances, the claim for adjustment submitted by the applicant must be rejected as must, consequently, the application in its entirety.<br />
<strong>&nbsp;Costs</strong><br />
<a name="point231">231</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Under Article&nbsp;134(1) of the Rules of Procedure of the General Court, the unsuccessful party is to be ordered to pay the costs if they have been applied for in the successful party’s pleadings. Since the applicant has been unsuccessful, it must be ordered to pay the costs, in accordance with the form of order sought by the Commission.<br />
<a name="point232">232</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;As the Commission did not request that PIIT be ordered to pay the costs incurred in connection with its intervention, PIIT shall bear only its own costs.<br />
<a name="point233">233</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;ECTA shall bear its own costs, in accordance with Article&nbsp;138(3) of the Rules of Procedure.<br />
ON THOSE GROUNDS<br />
THE GENERAL COURT (Eighth Chamber)<br />
hereby:<br />
<strong>1.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Dismisses the action;</strong><br />
<strong>2.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Orders Orange Polska S.A.&nbsp;to bear its own costs and to pay those of the European Commission;</strong><br />
<strong>3.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Orders Polska Izba Informatyki i Telekomunikacji and the European Competitive Telecommunications Association to bear their own costs.</strong></p>
<table border="0" cellpadding="0" style="width:100.0%;" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td style="width:33.0%;">Gratsias</td>
<td style="width:33.0%;">Kancheva</td>
<td style="width:33.0%;">Wetter</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Delivered in open court in Luxembourg on 17 December 2015.<br />
[Signatures]<br />
&nbsp;<br />
Table of contents<br />
&nbsp;<br />
Background to the dispute<br />
1.&nbsp; The technological, legislative and factual context of the contested decision<br />
2.&nbsp; The administrative procedure<br />
3.&nbsp; The contested decision<br />
Procedure and forms of order sought by the parties<br />
Law<br />
1.&nbsp; The scope of the dispute<br />
2.&nbsp; The claim for annulment<br />
The claim for the annulment of the contested decision in full<br />
The claim seeking partial annulment of the contested decision<br />
The first plea in law<br />
The second plea in law<br />
The third plea in law<br />
–&nbsp; The first part, alleging the failure to have regard to the fact that the duration of the various constituent elements of the infringement and the intensity of that infringement varied over time<br />
–&nbsp; The second part, alleging errors vitiating the Commission’s conclusions on the impact of the infringement on the relevant markets<br />
The fourth plea in law<br />
–&nbsp; The investments made by TP since the date of the agreement with UKE<br />
–&nbsp; The voluntary termination of the infringement<br />
–&nbsp; The commitments proposed by TP<br />
3.&nbsp; The claim for adjustment<br />
Costs<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tribunale dell&#8217;Unione europea &#8211; Sentenza &#8211; 7/3/2012 n.0</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/tribunale-dellunione-europea-sentenza-7-3-2012-n-0/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 23:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/tribunale-dellunione-europea-sentenza-7-3-2012-n-0/</guid>

					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/tribunale-dellunione-europea-sentenza-7-3-2012-n-0/">Tribunale dell&#8217;Unione europea &#8211; Sentenza &#8211; 7/3/2012 n.0</a></p>
<p>Pres. I. LABUCKA – Rel. J. AZIZI relativa alla domanda di annullamento parziale di una decisione della Commissione di non opporsi al regime di prelievi sugli aggregati da cava nel Regno Unito Unione Europea — Aiuti di Stato – Art. 87 TCE — Tassa ambientale sugli aggregati nel Regno Unito</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/tribunale-dellunione-europea-sentenza-7-3-2012-n-0/">Tribunale dell&#8217;Unione europea &#8211; Sentenza &#8211; 7/3/2012 n.0</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">Pres. I. LABUCKA – Rel. J. AZIZI</span></p>
<hr />
<p>relativa alla domanda di annullamento parziale di una decisione della Commissione di non opporsi al regime di prelievi sugli aggregati da cava nel Regno Unito</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Unione Europea — Aiuti di Stato – Art. 87 TCE — Tassa ambientale sugli aggregati nel Regno Unito – Decisione della Commissione di non sollevare obiezioni – Vantaggio – Carattere selettivo — Sussiste</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>La Commissione, secondo il Tribunale (che aveva già giudicato circa la decisione il 13 settembre 2006, sentenza poi annullata dalla Corte di giustizia il 22 dicembre 2008, C 487/06 P) non era legittimata a concludere nella decisione impugnata che i vantaggi che possono sorgere a beneficio di talune imprese in ragione della definizione del campo di applicazione della tassa sugli aggregati (materiali utilizzati nel settore dell’edilizia) sono giustificati dalla natura e dall’economia generale del sistema fiscale. La Commissione ha quindi violato, nella sua decisione, la nozione di aiuto ex art. 87 TCE.</p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p><b></p>
<p align=center>SENTENZA DEL TRIBUNALE (Prima Sezione ampliata)<br />	<br />
</b>7 marzo 2012</p>
<p>	<br />
<b></p>
<p align=justify>	<br />
</b>Nella causa<b> T 210/02 RENV</b>,<br />	<br />
<b><br />	<br />
British Aggregates Association,</b> con sede in Lanark (Regno Unito), rappresentata da C. Pouncey, J. Coombes, solicitors, e L. Van den Hende, avvocato,<br />	<br />
ricorrente,	</p>
<p align=center>contro</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
<b>Commissione europea,</b> rappresentata da M. Afonso, J. Flett e B. Martenczuk, in qualità di agenti,<br />	<br />
convenuta,</p>
<p>sostenuta da<br />	<br />
<b>Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord,</b> rappresentato inizialmente da T. Harris, successivamente da S. Ossowski, in qualità di agenti, assistiti da M. Hall e G. Facenna, barristers,<br />	<br />
interveniente,</p>
<p>avente ad oggetto una domanda di annullamento parziale della decisione del 24 aprile 2002, C (2002) 1478 def., relativa al fascicolo in materia di aiuti di Stato N 863/01 – Regno Unito/Tassa sugli aggregati,<br />	<br />
<b></p>
<p align=center>IL TRIBUNALE (Prima Sezione ampliata),</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b>composto dal sig. J. Azizi (relatore), presidente, dalla sig.ra I. Labucka, dai sigg. S. Frimodt Nielsen, J. Schwarcz e D. Gratsias, giudici,<br />	<br />
cancelliere: sig. N. Rosner, amministratore<br />	<br />
vista la fase scritta del procedimento e in seguito all&#8217;udienza del 16 maggio 2011,<br />	<br />
ha pronunciato la seguente<br />	<br />
<b></p>
<p align=center>Sentenza</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b> <b>Fatti</p>
<p></b>1        I fatti all’origine della controversia sono esposti ai punti da 1 a 25 della sentenza del 13 settembre 2006, British Aggregates/Commissione (T 210/02, Racc. pag. II 2789; in prosieguo: la «sentenza annullata» oppure la «sentenza del Tribunale») nei seguenti termini:<br />	<br />
«1      La British Aggregates Association è un’associazione che raggruppa piccole imprese indipendenti che coltivano cave nel Regno Unito. Essa conta 55 membri, che coltivano più di 100 cave.<br />	<br />
2      Gli aggregati sono materiali granulosi, chimicamente inerti, utilizzati nel settore dell’edilizia e dei lavori pubblici. Essi possono essere utilizzati come tali, ad esempio come materiali da riporto o per massicciate, o mescolati a leganti come il cemento (il che permette di ottenere il calcestruzzo) o il bitume. Taluni materiali naturalmente granulosi come la sabbia e la ghiaia possono essere ottenuti tramite vagliatura. Altri materiali, come la roccia dura, devono essere frantumati prima della vagliatura. Gli aggregati utilizzati per diversi usi devono rispondere alle specifiche corrispondenti e le proprietà fisiche del materiale d’origine determinano se esso si confà all’impiego voluto. Così, le specifiche per i terrapieni sono meno stringenti di quelle per i sottofondi stradali, che a loro volta lo sono meno di quelle per le superfici ad uso intensivo come la pavimentazione stradale o le massicciate ferroviarie. Una più grande varietà di materiali può essere utilizzata come aggregati per gli usi in cui le sollecitazioni sono minori, mentre i materiali che rispondono alle sollecitazioni più elevate sono meno numerosi.</p>
<p><i>Finance Act 2001<br />	<br />
</i>3      Gli artt. 16 49 della seconda parte del Finance Act 2001 (legge finanziaria per l’anno 2001; in prosieguo: la “legge”) ed i suoi allegati 4 10 istituiscono un’Aggregates Levy (tassa sugli aggregati; in prosieguo: l’«AGL» o la «tassa») nel Regno Unito.<br />	<br />
4      Le disposizioni che prevedono l’istituzione dell’AGL sono entrate in vigore il 1° aprile 2002, in applicazione del regolamento di esecuzione della legge.<br />	<br />
5      La legge è stata modificata dagli artt. 129 133 e dall’allegato 38 del Finance Act 2002 (legge finanziaria per l’anno 2002). Le disposizioni così modificate prevedono esenzioni a favore degli scarti (spoils) che derivano dall’estrazione di taluni minerali, in particolare l’ardesia, lo scisto, la ball clay e il caolino. Peraltro, esse aggiungono un periodo transitorio per l’introduzione della tassa in Irlanda del Nord.<br />	<br />
6      L’AGL è applicata nella misura di sterline inglesi (GBP) 1,60 per tonnellata di aggregati che costituiscono oggetto di sfruttamento commerciale (art.16, n. 4, della legge).<br />	<br />
7      L’art. 16, n. 2, della legge come modificata dispone che l’AGL è dovuta non appena un quantitativo di aggregati assoggettati costituisce oggetto di uno sfruttamento commerciale nel Regno Unito, a partire dalla data di entrata in vigore della legge. Essa riguarda dunque sia gli aggregati importati sia quelli estratti nel Regno Unito.<br />	<br />
8      L’art. 13, n. 2, lett. a), del regolamento di esecuzione permette a chi commercializza gli aggregati soggetti alla tassa di beneficiare di uno sgravio fiscale quando sono esportati o trasportati fuori del Regno Unito senza ricevere altro trattamento.<br />	<br />
9      L’art. 17, n. 1, della legge come modificata così dispone:<br />	<br />
“Nella presente parte, ‘aggregati’ designa (fatto salvo l’art. 18 infra) la roccia, la ghiaia o la sabbia, nonché tutti i materiali che vi sono provvisoriamente incorporati o naturalmente mescolati”. <br />	<br />
10      L’art. 17, n. 2, della legge prevede che un aggregato non è tassabile in quattro ipotesi: se ne è espressamente esentato; se è stato precedentemente utilizzato per scopi di costruzione; se è già stato assoggettato ad una tassa sugli aggregati, o se, alla data di entrata in vigore della legge, non si trova nel suo luogo di origine.<br />	<br />
11      L’art. 17, nn.  3 e 4, della legge come modificata prevede taluni casi di esenzione dalla tassa.<br />	<br />
12      Peraltro, l’art. 18, nn. 1, 2 e 3, della legge come modificata designa i processi esentati dalla tassa e i materiali che godono di tale esenzione.<br />	<br />
<i><br />	<br />
Procedimento amministrativo e contenzioso dinanzi al giudice nazionale<br />	<br />
</i>13      Con lettera del 24 settembre 2001 la Commissione ha ricevuto una denuncia (in prosieguo: la “prima denuncia”) proveniente da due imprese che non avevano alcun legame con la ricorrente e che chiedevano che la loro identità non fosse rivelata allo Stato membro interessato, in conformità dell’art. 6, n. 2, del regolamento (CE) del Consiglio, n. 659, recante modalità di applicazione dell’articolo [88] del trattato CE (GU L 83, pag. 1). I denuncianti ritenevano in buona sostanza che costituissero aiuti di Stato l’esclusione di taluni materiali dall’ambito di applicazione dell’AGL, l’esenzione delle esportazioni e le deroghe riguardanti l’Irlanda del Nord.<br />	<br />
14      Con lettera del 20 dicembre 2001 il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord ha notificato alla Commissione il regime di aiuto di Stato denominato “Introduzione per fasi della tassa sugli aggregati in Irlanda del Nord”.<br />	<br />
15      Con lettera del 6 febbraio 2002 la Commissione ha comunicato una sintesi della prima denuncia a tale Stato membro e lo ha invitato, da una parte, a presentare le proprie osservazioni su tale denuncia e, dall’altra, a fornire supplementi di informazione sull’AGL, cosa che esso ha fatto con lettera del 19 febbraio 2002.<br />	<br />
16      L’11 febbraio 2002 la ricorrente ha proposto un ricorso contro l’AGL dinanzi alla High Court of Justice (England &#038; Wales), Queen’s Bench Division [Tribunale di secondo grado d’Inghilterra e del Galles]. Essa faceva valere in particolare la violazione delle norme comunitarie in materia di aiuti di Stato. Con sentenza 19 aprile 2002 la High Court of Justice ha respinto il ricorso, autorizzando la ricorrente ad interporre appello dinanzi alla Court of Appeal (England &#038; Wales) [Corte d’appello d’Inghilterra e del Galles]. A seguito dell’appello effettivamente interposto dalla ricorrente, la Court of Appeal ha ordinato la sospensione del procedimento, tenendo conto della proposizione del presente ricorso dinanzi al Tribunale.<br />	<br />
17      Con lettera del 15 aprile del 2002 la ricorrente aveva nel frattempo depositato una denuncia presso la Commissione contro l’AGL (in prosieguo: la “denuncia della ricorrente”). Essa faceva valere, in sostanza, che l’esclusione di taluni materiali dall’ambito di applicazione dell’AGL nonché l’esenzione delle esportazioni costituivano aiuti di Stato. Quanto alle deroghe riguardanti l’Irlanda del Nord, notificate dalle autorità del Regno Unito, esse sarebbero incompatibili con il mercato comune.<br />	<br />
<i><br />	<br />
Decisione impugnata<br />	<br />
</i>18      Il 24 aprile 2002 la Commissione ha adottato una decisione di non sollevare obiezioni contro l’AGL (in prosieguo: la “decisione impugnata”).<br />	<br />
19      Il 2 maggio 2002 la decisione impugnata è stata comunicata alla ricorrente dalle autorità del Regno Unito e le è stata notificata formalmente dalla Commissione con lettera del 27 giugno 2002.<br />	<br />
20      Nella sua decisione (‘considerando’ 43), la Commissione considera che la tassa non comporta elementi di aiuto di Stato ai sensi dell’art 87, n. 1, CE, in quanto il suo ambito di applicazione è giustificato dalla logica e dalla natura del regime fiscale. Peraltro, essa ritiene che l’esenzione accordata all’Irlanda del Nord, che è stata notificata alla Commissione, sia compatibile con il mercato comune.<br />	<br />
21      Nel descrivere l’ambito di applicazione dell’AGL, la Commissione sottolinea, in sostanza, che tale tassa sarà prelevata sugli aggregati vergini, “definiti come aggregati prodotti a partire da depositi naturali di minerali che sono oggetto di una prima estrazione” e composti “di frammenti di rocce, di sabbie e di ghiaie che possono essere utilizzati allo stato grezzo o dopo trattamento meccanico come la frantumazione, il processo di arricchimento e la vagliatura” (‘considerando’ 8 e 9). Quanto ai materiali esclusi e agli obiettivi perseguiti, essa indica nei ‘considerando’ 11 13 della decisione impugnata:<br />	<br />
“L’AGL non sarà riscossa su materiali che sono sottoprodotti o scarti di altri processi. Secondo le autorità britanniche, figurano tra tali materiali gli scarti di scisto e di caolino, lo sterile, le ceneri, le scorie generate dagli altiforni, gli scarti di vetro e di gomma. Allo stesso modo, essa non colpirà gli aggregati riciclati, categoria in cui rientrano le rocce, sabbie e ghiaie che sono state oggetto di almeno un primo utilizzo (generalmente nel settore dell’edilizia e dei lavori pubblici).<br />	<br />
Secondo le autorità britanniche, l’esclusione di tali materiali dall’ambito di applicazione dell’AGL mira ad incoraggiare il loro impiego in quanto materiali da costruzione e a ridurre l’estrazione eccessiva di aggregati vergini, incoraggiando così una gestione razionale delle risorse.<br />	<br />
Le proiezioni iniziali delle autorità britanniche fanno assegnamento sull’ipotesi che l’AGL permetterà di ridurre il volume della domanda di aggregati vergini di 20 milioni di tonnellate per anno in media, da riferire ad una domanda annuale nel Regno Unito dell’ordine di 230 250 milioni di tonnellate”.<br />	<br />
22      Per quanto riguarda la valutazione relativa all’ambito di applicazione dell’AGL, la decisione impugnata così recita nei ‘considerando’ 29 e 31:<br />	<br />
“La Commissione rileva che l’AGL colpirà soltanto lo sfruttamento commerciale di rocce, sabbie e ghiaie utilizzate in quanto aggregati. Essa non colpirà tali materiali se sono usati per altri fini. L’AGL sarà riscossa soltanto sugli aggregati vergini. L’AGL non sarà riscossa né sugli aggregati estratti in quanto sottoprodotti o scarti di altri processi (aggregati secondari) né sugli aggregati riciclati. Di conseguenza, la Commissione ritiene che l’AGL riguardi soltanto taluni settori di attività e talune imprese. Essa nota dunque che occorre valutare se l’ambito di applicazione dell’AGL sia giustificato dalla logica e dalla struttura del sistema fiscale.<br />	<br />
(…) [I]l Regno Unito, nell’ambito dell’esercizio della sua libertà di determinare il proprio regime fiscale nazionale, ha concepito l’AGL in modo da massimizzare il ricorso ad aggregati riciclati o ad altri prodotti di sostituzione rispetto agli aggregati vergini e da promuovere un uso razionale degli aggregati vergini, risorsa naturale non rinnovabile. I danni ambientali rappresentati dall’estrazione degli aggregati, che il Regno Unito intende limitare mediante l’AGL, comprendono le immissioni sonore, le polveri, i danni alla biodiversità e il degrado visivo”.<br />	<br />
23      La Commissione ne deduce, nel ‘considerando’ 32, che “l’AGL è una tassa specifica, il cui ambito di applicazione è molto limitato, definito dallo Stato membro in funzione delle caratteristiche proprie del settore di attività interessato” e che “[l]a struttura e la portata della tassa riflettono la netta distinzione tra l’estrazione di aggregati vergini, che comporta conseguenze indesiderabili per l’ambiente, e la produzione di aggregati secondari o riciclati, che rappresenta un contributo importante al trattamento delle rocce, ghiaie e sabbie che risultano dall’escavazione, da altri lavori o da trattamenti effettuati legalmente per scopi diversi”.<br />	<br />
24      Per quanto riguarda l’esenzione degli aggregati esportati senza aver subito alcuna trasformazione sul territorio del Regno Unito, la decisione impugnata afferma quanto segue al ‘considerando’ 33:<br />	<br />
“(…) una tale soluzione si giustifica per il fatto che gli aggregati possono essere esentati nel Regno Unito se sono utilizzati nei processi di fabbricazione esentati (ad esempio la produzione del vetro, di plastiche, di carta, di fertilizzanti e di pesticidi). Poiché le autorità britanniche non possono esercitare un controllo sull’impiego degli aggregati al di fuori del loro territorio, l’esenzione delle esportazioni è necessaria per la certezza del diritto degli esportatori di aggregati e per evitare una disparità di trattamento delle esportazioni di aggregati che potrebbero altrimenti beneficiare di un’esenzione all’interno del Regno Unito”.<br />	<br />
25      La Commissione al ‘considerando’ 34 conclude:<br />	<br />
“[È] nella natura e nella sistematica di una tale tassa che essa non sia applicabile agli aggregati secondari, né agli aggregati riciclati. L’imposizione di una tassa sull’estrazione di aggregati vergini contribuirà alla diminuzione dell’estrazione di aggregati primari, a quella dell’impiego di risorse non rinnovabili e delle conseguenze dannose per l’ambiente. La Commissione è quindi dell’avviso che i vantaggi che possono generarsi a beneficio di talune imprese a seguito della determinazione dell’ambito di applicazione dell’AGL siano giustificati dalla natura e dalla struttura generale del regime fiscale”». </p>
<p> <b>Procedimento e conclusioni delle parti</p>
<p></b>2        Con atto introduttivo depositato nella cancelleria del Tribunale il 12 luglio 2002, la ricorrente, la British Aggregate Association, ha proposto un ricorso inteso a far annullare in parte la decisione della Commissione C (2002) 1478 def., del 24 aprile 2002, relativa al fascicolo in materia di aiuti di Stato N 863/01 – Regno Unito/Tassa sugli aggregati (in prosieguo: la «decisione impugnata»).<br />	<br />
3        Con ordinanza del presidente della Seconda Sezione del Tribunale del 28 novembre 2002, il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord è stato ammesso a intervenire a sostegno delle conclusioni della Commissione delle Comunità europee. <br />	<br />
4        A sostegno del suo ricorso, la ricorrente deduce, in primo luogo, la violazione dell’articolo 87, paragrafo 1, CE, in secondo luogo, il difetto di motivazione ai sensi dell’articolo 253 CE, in terzo luogo, la violazione da parte della Commissione dell’obbligo di avviare il procedimento d’indagine formale ai sensi dell’articolo 88, paragrafo 2, CE e, in quarto luogo, la violazione da parte di tale istituzione dei suoi obblighi in occasione dell’esame preliminare ai sensi dell’articolo 88, paragrafo 3, CE. <br />	<br />
5        La Commissione ha contestato la ricevibilità del ricorso affermando che la decisione impugnata non riguardava individualmente la ricorrente ai sensi dell’articolo 230, quarto comma, CE.<br />	<br />
6        Con la sentenza annullata, punto 1 supra, il Tribunale ha dichiarato il ricorso ricevibile per i motivi di cui ai relativi punti 45 68. Peraltro, ha respinto il primo e il secondo motivo, esaminati congiuntamente, quindi il terzo e il quarto motivo con gli argomenti enunciati rispettivamente ai punti 104 156, 163 173, e 177 180 della sentenza annullata, punto 1 supra. Quindi il Tribunale ha respinto il ricorso in toto.<br />	<br />
7        Con atto depositato il 27 novembre 2006, la ricorrente ha proposto un&#8217;impugnazione dinanzi alla Corte intesa a far annullare la sentenza del Tribunale, punto 1 supra, e la decisione impugnata, salvo per quanto riguarda l’esenzione dell’Irlanda del Nord. La Commissione ha proposto un&#8217;impugnazione incidentale chiedendo alla Corte di annullare la suddetta sentenza e di dichiarare il ricorso irricevibile. Il Regno Unito ha concluso per il rigetto dell’impugnazione principale. <br />	<br />
8        Con sentenza del 22 dicembre 2008, British Aggregates/Commissione (C 487/06 P, Racc. pag. I 10505; in prosieguo: la «sentenza su impugnazione»), la Corte ha annullato la sentenza del Tribunale, punto supra 1, e ha rinviato la causa dinanzi ad esso. <br />	<br />
9        La Corte ha confermato integralmente la valutazione del Tribunale riguardo alla ricevibilità del ricorso (sentenza su impugnazione, punto 8 supra, punti 24 58). <br />	<br />
10      Per quanto riguarda il merito, la Corte ha constatato l’esistenza di due errori di diritto del Tribunale. <br />	<br />
11      Secondo la Corte, da un lato, ai punti 115, 117, 120, 121 e 128 della sentenza annullata, punto 1 supra, il Tribunale ha violato la nozione di aiuto, in particolare il criterio della selettività del vantaggio, che non distingue a seconda delle cause o degli obiettivi degli interventi statali, ma li definisce in funzione dei loro effetti. Pertanto il Tribunale non avrebbe potuto prendere in considerazione l’obiettivo ambientale perseguito per giustificare l’esclusione dall’ambito di applicazione dell’articolo 87, paragrafo 1, CE, di misure che comportano un vantaggio selettivo (sentenza su impugnazione, punto 8 supra, punti 82 92). <br />	<br />
12      Dall’altro, la Corte ha considerato che, in particolare ai punti 118, 134, 139, 154 e 171 della sentenza annullata, punto 1 supra, nel giudicare che la Commissione disponeva di un ampio potere discrezionale all’atto dell’applicazione dell’articolo 88, paragrafo 3, CE, il Tribunale era incorso in errore per quanto riguarda il grado di controllo giurisdizionale da esercitare nei confronti della nozione di aiuto, la quale presentava un carattere giuridico e doveva essere interpretata sulla base di elementi obiettivi. Per questa ragione, secondo la Corte, il giudice dell’Unione europea deve, in linea di principio, esercitare un controllo integrale per quanto riguarda la questione se una misura rientri nell’ambito di applicazione dell’articolo 87, paragrafo 1, CE. Tale principio si applica anche alle decisioni adottate dalla Commissione al termine del procedimento di esame preliminare ai sensi dell’articolo 88, paragrafo 3, CE, dal momento che la Commissione è tenuta, senza disporre di margini di discrezionalità, ad avviare il procedimento formale di esame ai sensi del paragrafo 2 di tale articolo quando l’esame preliminare non le consente di superare tutte le difficoltà di valutazione. Secondo la Corte, tale errore di diritto inficia nella sua integralità l’analisi di merito della decisione impugnata effettuata dal Tribunale (sentenza su impugnazione, punto 8 supra, punti 109 115). <br />	<br />
13      La Corte ha altresì accolto una censura relativa al punto 112 della sentenza annullata, punto 1 supra. Il Tribunale ha ivi considerato in sostanza che nell’insieme della decisione impugnata, in particolare al punto 29 della sua motivazione, la Commissione aveva ritenuto che i termini «aggregati primari» designassero essenzialmente aggregati «assoggettati all’AGL», mentre i termini «aggregati secondari» si riferissero essenzialmente agli aggregati «esenti» elencati nella legge. Il Tribunale ne ha dedotto, in particolare, che la Commissione si era limitata ad affermare al suddetto punto che «l’AGL non sarà riscossa sui prodotti derivati o sugli scarti di prima estrazione quando sono esentati dalla legge». Secondo la Corte, così facendo, il Tribunale è incorso in un errore di interpretazione e ha sostituito la propria interpretazione a quella derivante direttamente dalla decisione impugnata, per quanto nessun elemento materiale lo giustificasse (sentenza su impugnazione, punto 8 supra, punti 140 145, in particolare punti 144 e 151). <br />	<br />
14      La Corte ha inoltre accolto una censura relativa al punto 150 della sentenza annullata, punto 1 supra, avente ad oggetto il rispetto dell’obbligo di motivazione ai sensi dell’articolo 253 CE. Secondo la Corte, contrariamente a quanto il Tribunale ha ivi constatato, la motivazione fondata sull’articolo 91 CE non può essere considerata come ricollegantesi ai motivi esposti nella decisione impugnata, relativi all&#8217;assenza di strumenti delle autorità del Regno Unito sull’impiego di materiali in quanto aggregati al di fuori del territorio di tale Stato membro, ma rappresenta in realtà una motivazione differente, fornita a seguito dell’adozione di tale decisione. Pertanto, secondo la Corte, il Tribunale ha violato l’articolo 253 CE prendendo in considerazione tale motivazione a titolo dei motivi enunciati nella decisione impugnata (sentenza su impugnazione, punto 8 supra, punti 172 179, in particolare punto 178).<br />	<br />
15      La Corte ha infine respinto i motivi di ricorso relativi ad errori di diritto vertenti, da un lato, sul mancato avvio del procedimento formale di esame previsto dall’articolo 88, paragrafo 2, CE (sentenza su impugnazione, punto 8 supra, punti 185 189) e, dall’altro, sull’insufficienza di motivazione della decisione impugnata (sentenza su impugnazione, punto 8 supra, punti 192 194). <br />	<br />
16      La Corte ha infine deciso di annullare la sentenza del Tribunale, punto 1 supra, di rinviare la causa dinanzi ad esso a motivo dei due errori di diritto contemplati ai punti 11 e 12 supra e di riservare le spese (sentenza su impugnazione, punto 8 supra, punti 195, 197 e 198).<br />	<br />
17      A seguito del rinvio della presente causa, le parti sono state invitate a presentare le loro osservazioni sulle conseguenze da trarre dalla sentenza su impugnazione, punto 8 supra, ai fini della soluzione della controversia. Conformemente all’articolo 119, paragrafo 1, del regolamento di procedura del Tribunale, la ricorrente, la Commissione e il Regno Unito hanno depositato le loro osservazioni scritte. <br />	<br />
18      La ricorrente chiede che il Tribunale voglia:<br />	<br />
–        annullare la decisione impugnata, salvo per quanto riguarda l’esenzione dell’Irlanda del Nord;<br />	<br />
–        condannare la Commissione alle spese, comprese quelle esposte nell’ambito dell’impugnazione.<br />	<br />
19      La Commissione, sostenuta dal Regno Unito, conclude che il Tribunale voglia:<br />	<br />
–        respingere il ricorso;<br />	<br />
–        condannare il ricorrente alle spese. <br />	<br />
20      Su relazione del giudice relatore, il Tribunale (Prima Sezione ampliata) ha deciso di passare alla fase orale.<br />	<br />
21      Le parti hanno svolto le loro difese orali e risposto ai quesiti orali del Tribunale all’udienza svoltasi il 16 maggio 2011. <br />	<br />
22      Nel corso dell’udienza, il Tribunale ha invitato la Commissione e il Regno Unito, nell’ambito di una misura di organizzazione del procedimento ai sensi dell’articolo 64 del regolamento di procedura, a sottoporgli entro un termine di tre settimane, tutti i documenti o i riferimenti ai documenti già contenuti nel fascicolo amministrativo riferentesi a taluni elementi fattuali del procedimento amministrativo avviato a seguito della notifica della Aggregates Levy (tassa sugli aggregati; in prosieguo: la «AGL» o la «tassa») per quanto riguarda l’estrazione di aggregati «vergini» destinati allo sfruttamento commerciale. Il Tribunale ha così lasciato aperta la fase orale del procedimento, circostanza di cui è stato dato atto nel processo verbale dell’udienza.<br />	<br />
23      Con atto separato depositato nella cancelleria del Tribunale il 30 maggio 2011, la ricorrente ha chiesto al Tribunale di ordinare alla Commissione e al Regno Unito, nell’ambito di misure di organizzazione del procedimento ai sensi dell’articolo 64 del regolamento di procedura, di sottoporre informazioni supplementari circa taluni fatti contestati nel corso dell’udienza. La Commissione e il Regno Unito hanno presentato le loro osservazioni su tale domanda il 13 e il 14 luglio 2011. <br />	<br />
24      Con atti separati, depositati nella cancelleria del Tribunale il 14 giugno 2011, la Commissione e il Regno Unito hanno rispettivamente ottemperato alla domanda di produzione di documenti del Tribunale. La ricorrente ha presentato le sue osservazioni su tali documenti il 18 luglio 2011 e la fase orale del procedimento è stata chiusa. </p>
<p> <b>In diritto</p>
<p></b>1.     <i>Osservazioni preliminari<br />	<br />
</i>25      Avendo la Corte confermato definitivamente la valutazione del Tribunale nella sentenza annullata, punto 1 supra, circa la ricevibilità del ricorso (sentenza su impugnazione, punto 8 supra, punti 24 58), il che è stato riconosciuto dalle parti, si deve constatare che il presente ricorso è ricevibile e limitare la valutazione del Tribunale alla legittimità nel merito della decisione impugnata. <br />	<br />
26      A tal fine, a seguito del rinvio della presente causa per errori di diritto constatati ai punti 82 92, 109 115 della sentenza su impugnazione, punto 8 supra, circa la violazione da parte del Tribunale della nozione di aiuto e del grado di controllo giurisdizionale della decisione impugnata (v. punti 10 12 e 16 supra), il Tribunale è tenuto a riesaminare l’insieme dei fatti pertinenti, oggetto della presente controversia, e di qualificarli ex novo alla luce del divieto di cui all’articolo 87, paragrafo 1, CE. <br />	<br />
27      Il Tribunale ritiene pertanto necessario esaminare il primo motivo, relativo alla violazione dell’articolo 87, paragrafo 1, CE.</p>
<p>2.     <i>Sul primo motivo, relativo alla violazione dell’articolo 87, paragrafo 1, CE <br />	<br />
</i> <i>Riassunto delle osservazioni delle parti a seguito del rinvio<br />	<br />
</i>28      La ricorrente, in sostanza, sostiene che la decisione impugnata è inficiata da una violazione della nozione di aiuto, in particolare del carattere selettivo dei vantaggi derivanti dall’AGL. Né la Commissione né il Regno Unito avrebbero dimostrato che, con riferimento all’obiettivo ambientale perseguito dall’AGL, il trattamento differenziato di taluni aggregati e/o materiali fosse tale da essere giustificato dalla natura, dall’economia generale o dalla logica ambientale della legge. L’incoerenza dell’ambito di applicazione dell’AGL darebbe quindi luogo a vantaggi selettivi, vietati dall’articolo 87, paragrafo 1, CE. Secondo la ricorrente tale incoerenza è confermata, in particolare, dall’esenzione dalla tassa di taluni materiali quali l’ardesia, l’argilla e lo scisto, mentre questi costituiscono «aggregati» ai sensi della legge e gli aggregati di materiali sostituibili sono assoggettati alla tassa. Tuttavia, in assenza di una chiara definizione della nozione di «aggregati», una siffatta esenzione non può essere giustificata dall’argomento secondo cui l’AGL è intesa a incoraggiare un ribaltamento della domanda di aggregati «vergini» verso materiali più rispettosi dell’ambiente, in particolare a promuovere l’uso di aggregati riciclati e di altri prodotti di sostituzione nonché un utilizzo efficace dei suddetti aggregati vergini, risorsa non rinnovabile (punto 31 della decisione impugnata). <br />	<br />
29      Per quanto riguarda l’esenzione delle esportazioni, la ricorrente invita il Tribunale a censurare il ragionamento, di cui al punto 33 della decisione impugnata, secondo cui le autorità del Regno Unito non sarebbero in grado di controllare le esportazioni di aggregati, il che comporterebbe un rischio di disparità di trattamento degli aggregati esportati. Infatti, il 90% degli aggregati esportati ed esentati proverrebbe da un’unica cava di granito, situata a Glensanda in Scozia, della quale nessun prodotto potrebbe essere utilizzato nei procedimenti esentati nel Regno Unito. Quindi, la vera giustificazione di tale esenzione, estranea alla natura e all’economia generale di una tassa ambientale, sarebbe quella di preservare la competitività. L’esenzione delle esportazioni confermerebbe pertanto un vantaggio selettivo ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, CE. <br />	<br />
30      La Commissione replica che, ai fini dell’applicazione dell’articolo 87, paragrafo 1, CE, il Tribunale deve «dapprima valutare l’esistenza di una misura (o di un “sistema”) che non contiene elementi di aiuti di Stato e non tiene conto dell’obiettivo ambientale o della natura o dell’economia generale del sistema». <br />	<br />
31      Infatti, secondo la Commissione, si deve constatare, in un primo tempo, che un onere fiscale eccezionale che grava su un settore limitato non è un aiuto di Stato, senza che si renda necessario valutare gli obiettivi della tassa o la natura dell’economia generale del sistema. Nella specie, gli aggregati sarebbero assoggettati alla tassa, mentre materiali diversi dagli aggregati o che non sono utilizzati in quanto tali non lo sarebbero. Si sarebbe dovuto constatare, in un secondo tempo, che il sistema prevede eccezioni per i prodotti riciclati e per i sostituti degli aggregati vergini, in particolare i materiali di sterro, anche utilizzati come aggregati, e che tali deroghe rientrano nella natura o nell’economia generale del sistema e contribuiscono effettivamente a ridurre ulteriormente l’estrazione dei aggregati vergini. Tuttavia la ricorrente persisterebbe nel suo errore di partenza inteso a far passare l’obiettivo ambientale, che scaturisce dalla natura o dall’economia generale del sistema, dalla seconda alla prima tappa di tale ragionamento. Contrariamente a quanto il Tribunale avrebbe giudicato nella sentenza annullata, punto 1 supra, tale ragionamento si applicherebbe ad ogni tassa che costituisce un onere fiscale eccezionale che grava su un settore limitato, quali ne siano gli obiettivi. La sentenza su impugnazione, punto 8 supra, avrebbe correttamente rilevato tale errore e avrebbe così confermato la decisione impugnata e la posizione della Commissione. <br />	<br />
32      La Commissione contesta l’argomento secondo cui l’AGL non segue una logica coerente in quanto altri settori che hanno analoga incidenza sull’ambiente non sono assoggettati alla tassa (sentenza del Tribunale, punto 1 supra, punti 82, 86 e 87). Un onere fiscale eccezionale che grava su un settore limitato – cioè gli aggregati – non conterrebbe elementi di aiuto di Stato a favore di tutti gli altri settori non assoggettati alla tassa. Tali altri settori non sarebbero stati assoggettati perché o non erano aggregati (carbone, lignite, argilla, caolino, ball clay, ardesia e scisto; sentenza del Tribunale, punto 1 supra, punto 129), o non erano utilizzati in quanto aggregati (calcare destinato alla produzione di cemento e sabbia destinata alla produzione di vetro) (sentenza del Tribunale, punto 1 supra, punti 90 92 e 128, prima frase). Nella sentenza annullata, punto 1 supra, il Tribunale avrebbe correttamente respinto tale argomento della ricorrente e giudicato che in linea di principio competeva allo Stato membro stabilire i beni o i servizi che esso decide di assoggettare, senza che da ciò derivi un aiuto di Stato a favore di altri settori aventi un&#8217;incidenza comparabile sull’ambiente. <br />	<br />
33      Tuttavia il Tribunale avrebbe aggiunto un aspetto che non risulta dalla motivazione della decisione impugnata e che non è invocato dalla Commissione nel corso del procedimento, poiché incompatibile con la costante giurisprudenza (sentenza su impugnazione, punto 8 supra, punti 84, 85 e 87), e cioè l’obiettivo ambientale (sentenza del Tribunale, punto 1 supra, punti 115 e 128). Infatti, il Tribunale avrebbe erroneamente interpretato la motivazione della decisione impugnata come limitata alle tasse ambientali, poiché tale motivazione si applica ad ogni tassa indipendentemente dal suo obiettivo. La Corte avrebbe correttamente rilevato tale errore (sentenza su impugnazione, punto 8 supra, punti 86 e 87). Per correggerlo, il Tribunale dovrebbe eliminare l’obiettivo ambientale da tale parte del suo ragionamento per giungere alla conclusione che un onere fiscale eccezionale che grava su un settore limitato non comporta elementi di aiuto a favore di tutti gli altri settori non assoggettati e che non si ha aiuto di Stato a favore di materiali diversi dagli aggregati e dagli aggregati destinati a impieghi esclusi dall’ambito di applicazione dell’AGL. La Commissione a questo proposito precisa che la sentenza su impugnazione, punto 8 supra, respinge espressamente le varie censure della ricorrente circa il fatto che taluni aggregati sono assoggettati alla tassa e che taluni materiali diversi dagli aggregati o che non sono utilizzati in quanto tali non lo sono.<br />	<br />
34      La Commissione sostiene che il punto 88 della sentenza su impugnazione, punto 8 supra, conferma tale valutazione nel rilevare che l’aggiunta nella sentenza annullata, punto 1 supra, dell’obiettivo ambientale è in contraddizione manifesta con l’esclusione di altri settori dannosi per l’ambiente, come quello del carbone, e con l’invocazione di altri obiettivi per giustificare l’assenza di assoggettamento alla tassa di tali altri settori, tra cui la volontà di preservare la competitività internazionale. A questo proposito la Corte avrebbe giustamente constatato che una siffatta contraddizione non può essere dissipata invocando motivi fondati sulla natura o sull’economia generale del sistema, tanto più che «non è l’obiettivo che conta ma gli effetti» (sentenza su impugnazione, punto 8 supra, punti 84, 85 e 87). <br />	<br />
35      Per quanto riguarda la distinzione operata dal Tribunale ai punti 120 e 121 della sentenza annullata, punto 1 supra, tra il caso di specie e quello all’origine della sentenza dell Corte dell’8 novembre 2001, Adria-Wien Pipeline e Wietersdorfer &#038; Peggauer Zementwerke (C 143/99, Racc. pag. I 8365; in prosieguo: la «sentenza Adria-Wien Pipeline»), la Commissione ricorda che la Corte ha constatato che l’articolo 87, paragrafo 1, CE definisce gli interventi statali in funzione dei loro effetti, quindi a prescindere dalle tecniche utilizzate (sentenza su impugnazione, punto 8 supra, punto 89). Per quanto riguarda gli effetti, la Commissione ricorda che l’AGL è una tassa specifica che grava su un settore limitato, cioè quello degli aggregati (punto 32 della decisione impugnata). Tale caratteristica di onere fiscale eccezionale che grava su un settore limitato giustificherebbe la conclusione che tale tassa non è di per sé – e quale ne sia l’obiettivo – un aiuto di Stato a favore di materiali diversi dagli aggregati o dagli aggregati non utilizzati come tali (sentenza del Tribunale, punto 1 supra, punti 90 92). Secondo la Commissione tale caratteristica costituisce inoltre il «punto di riferimento neutro», o «il sistema», o «la normalità» – che «non comporta di per sé elementi di aiuti di Stato e che non è istituito tenendo presente l’obiettivo della tassa o la natura o l’economia generale del sistema o fondandosi su di essi» –, che consente di determinare se altre esenzioni dall’imposta rientrano o meno nella natura o nell’economia generale del sistema. Orbene, un siffatto settore limitato in quanto punto di riferimento mancherebbe nella situazione all’origine della sentenza Adria-Wien Pipeline, cit., poiché la misura di cui trattasi ha prodotto effetti su gran parte dell’economia generale, il che avrebbe giustificato un differente approccio.<br />	<br />
36      La Commissione invita così il Tribunale a riesaminare, nel rispetto dello standard richiesto di controllo giurisdizionale, in primo luogo, l’individuazione del settore degli aggregati (sentenza del Tribunale, punto 1 supra, punti 75, 90, 91, 110, 138 e 139, e sentenza su impugnazione, punto 8 supra, punti 96 101). Nella specie la Commissione avrebbe basato la sua analisi sul campo di applicazione della tassa quale determinato dal Regno Unito. I materiali diversi dagli aggregati, come il carbone, la lignite, l’argilla, il caolino, il ball clay, l’ardesia e lo scisto, e gli aggregati che non sono utilizzati in quanto tali, in particolare il calcare destinato alla produzione del cemento e la sabbia destinata alla produzione di vetro, non sarebbero assoggettati alla tassa poiché non rientrano nel settore degli aggregati. Non sarebbe pertanto esatto sostenere, come affermato dalla ricorrente, che i materiali di cui trattasi sono tutti aggregati. La sentenza su impugnazione, punto 8 supra (punto 130) confermerebbe pure che taluni materiali non sono assoggettati alla tassa perché non sono degli aggregati. In secondo luogo, tale riesame dovrebbe vertere sull’assoggettamento degli aggregati con alte specificazioni tecniche, come il ghiaino rosso per le piste ciclabili, il rivestimento delle carreggiate e le massicciate delle strade ferrate, in quanto sono aggregati indipendentemente dal fatto che esistano o meno sostituti di tali materiali (sentenza del Tribunale, punto 1 supra, punti 85, 90 92, 135 e 136, e sentenza su impugnazione, punto 8 supra, punti 125, 126, 130 e 131). In terzo luogo, il Tribunale dovrebbe riesaminare l’assoggettamento del calcare e della sabbia «secondari» in quanto sono utilizzati come aggregati indipendentemente dalla loro qualifica o no di prodotti «secondari» di talune cave (sentenza del Tribunale, punto 1 supra, punti 86, 90 92 e 137, e sentenza su impugnazione, punto 8 supra, punto 146 151). In quarto luogo, tale riesame dovrebbe avere ad oggetto il non assoggettamento dei prodotti diversi dagli aggregati e dai materiali di sterro, come l’ardesia, lo scisto, l’argilla, il caolino, il ball clay, il carbone, la lignite, anche quando sono impiegati come aggregati, in quanto l’incentivo a utilizzare sostituti di aggregati vergini rientra nella natura o nell’economia generale del sistema (sentenza del Tribunale, punto 1 supra, punti 83, 94 98 e 130 132, e sentenza su impugnazione, punto 8 supra, punti 152 154 e 160 162). Infine, per quanto riguarda l’esenzione delle esportazioni, la Commissione invita il Tribunale a riesaminare se tale esenzione sia giustificata per i motivi esposti ai punti 22 e 33 della decisione impugnata. <br />	<br />
37      Il Regno Unito contesta in particolare la tesi della ricorrente secondo la quale nozioni essenziali dell’AGL non sono mai state chiaramente definite ed è stato loro attribuito un contenuto diverso a seconda delle circostanze. <br />	<br />
38      Quindi, l’espressione «aggregato primario» sarebbe più frequentemente usata dai gestori di cave per designare l’aggregato primario o principale ivi prodotto. Tali gestori produrrebbero sovente una gamma di aggregati differenti, che varia a seconda della loro proprietà fisica, della loro specificazione tecnica e del loro adattamento in vista di talune applicazioni. Quindi, gli aggregati con elevata specificazione potrebbero essere impiegati per la realizzazione di catrame o di calcestruzzo, mentre aggregati a specificazione più ridotta potrebbero essere adatti per un uso di riporto o zavorra. Gli aggregati primari sarebbero in genere considerati avere valore più elevato, costituire oggetto di una domanda importante e avere un tenore sufficientemente forte da renderli appropriati ad una ampia gamma di applicazioni. L’efficienza economica dell’estrazione dipenderebbe significativamente dalla geologia del sito e, in una certa misura, dalla facilità con cui è possibile istradare sul sito il materiale richiesto per raffinare la materia prima e massimizzarne le sue qualità auspicate. <br />	<br />
39      Per contro, l’espressione «aggregato secondario» sarebbe quella più frequentemente utilizzata dai gestori di cave per designare gli aggregati che costituiscono prodotti derivati dalla produzione degli aggregati primari, che implica sovente un trattamento fisico, quale la frantumazione, la vagliatura, la molatura e la macinatura. In ciascuna fase di tale trattamento, gli aggregati derivati creati non avrebbero un tenore così forte come quello degli aggregati primari e sarebbero quindi separati da questi ultimi. Gli aggregati secondari potrebbero costituire l’oggetto di un trattamento supplementare in più fasi, al fine di raggiungere il loro potenziale massimo in quanto aggregati. Quindi, una gamma di prodotti a tenore diverso e di qualità o di valore sempre più limitati sarebbe prodotta fino a che non viene in essere solo un materiale granulare molto fine, cioè le «particelle fini» il cui uso è limitato e per le quali la domanda è ridotta. Non si tratterebbe pertanto necessariamente di prodotti derivati o di rifiuti. Al contrario, la maggior parte degli aggregati secondari avrebbe un valore e una qualità particolarmente elevati e sarebbero ricercati, di modo che, nella maggior parte dei casi, soltanto le «particelle fini» potrebbero essere qualificate rifiuti. Pertanto il tenore dell’aggregato secondario, più ridotto rispetto a quello dell’aggregato primario, costituisce l’aspetto essenziale che consente di distinguere questi due tipi di aggregati. L’espressione «aggregato secondario» sarebbe talvolta egualmente utilizzata per designare i prodotti derivati da taluni processi di estrazione e di fabbricazione il cui scopo non è produrre aggregati, ma che si concludono inevitabilmente con la produzione di siffatti materiali, come i residui dell’estrazione mineraria, l’estrazione di caolino, la produzione di ardesia, le ceneri di centrali elettriche e le scorie degli altoforni. Questi processi dovrebbero così essere distinti dallo sfruttamento di aggregati. <br />	<br />
40      Il Regno Unito rileva che auspica ridurre l’eliminazione di siffatti prodotti derivati in quanto rifiuti e cerca quindi di incentivarne l’utilizzo in quanto soluzione sostitutiva efficiente per lo sfruttamento degli aggregati in quanto tali. Sebbene l’AGL non definisca tali materiali come «aggregati secondari», tale designazione sarebbe correntemente utilizzata nei settori interessati. La terminologia utilizzata nel settore dello sfruttamento delle cave sarebbe tuttavia tale da indurre in errore, nella misura in cui i materiali assoggettati e non assoggettati sarebbero sovente designati, erroneamente, come rispettivamente aggregati primari e secondari, mentre la categoria degli aggregati assoggettati comprenderebbe aggregati sia primari che secondari. Inoltre, i termini «aggregati vergini» farebbero riferimento agli aggregati sia primari che secondari che non sono stati in precedenza utilizzati poiché sono stati oggetto di recente estrazione. Gli aggregati riciclati non sarebbero pertanto aggregati vergini.<br />	<br />
41      Il Regno Unito contesta l’argomento della ricorrente secondo il quale la Commissione come pure il Regno Unito non avrebbero dimostrato una logica ambientale coerente dell’AGL o avrebbero omesso di accertare che la sua natura e la sua economia generale sono tali da giustificarne il campo di applicazione. Sarebbe pacifico che l’estrazione di aggregati produce molti impatti ambientali negativi, comprese nocività sonore e da polveri, fastidi alla vista, danni alla biodiversità e perdita di attrattività. L’AGL sarebbe intesa a integrare tali costi ambientali nel prezzo degli aggregati per ridurre così lo sfruttamento di aggregati vergini, incoraggiare il loro utilizzo efficiente, l’utilizzo di altri materiali riciclati, nonché l’utilizzo di materiali che altrimenti sarebbero eliminati in quanto rifiuti. Quand’anche l’AGL sia percepita direttamente presso i produttori di aggregati, l’onere della tassa graverebbe in definitiva sugli utenti finali degli aggregati, poiché i detti produttori ripercuotono il costo della tassa sui loro clienti tramite la fissazione del loro prezzo. In questo senso, l’AGL sarebbe una imposta indiretta sui consumatori finali di aggregati vergini. <br />	<br />
42      Il Regno Unito contesta l’esistenza di incoerenze nell’economia generale dell’AGL, che sarebbe all’origine di vantaggi selettivi a favore di taluni settori o prodotti non assoggettati. Il Tribunale non dovrebbe riesaminare, in modo dettagliato, gli argomenti della ricorrente circa la natura, la logica e l’ambito di applicazione dell’AGL, dal momento che la Corte li ha respinti in gran parte, tenuto conto delle valutazioni fattuali sovrane del Tribunale (sentenza su impugnazione, punto 8 supra, punti 94 101). Inoltre, la natura e la logica dell’AGL, nonché i principi ambientali che la giustificano, sarebbero semplici, coerenti e razionali. Quindi, il non assoggettamento di taluni materiali, quali il caolino, il ball clay, l’ardesia e altri rifiuti minerali e industriali discenderebbe dalla natura e dalla struttura globale dell’AGL, il che avrebbe come conseguenza che tale esenzione sfuggirebbe all’applicazione dell’articolo 87, paragrafo 1, CE.<br />	<br />
43      Per quanto riguarda l’esenzione dalla tassa dell’ardesia, dello scisto e del caolino, il Regno Unito sostiene che il procedimento di produzione dell’ardesia e del caolino produce numerosi prodotti derivati dell’aggregato. Inoltre, taluni settori del mercato degli aggregati avrebbero utilizzato con successo siffatti prodotti derivati per sostituire altri aggregati vergini assoggettati all’AGL. Infatti, i procedimenti di estrazione del caolino, dell’ardesia, del carbone e di altri materiali non avrebbero per finalità la produzione di aggregati, ma approderebbero inevitabilmente alla produzione di materiali appropriati per un siffatto uso. Per quanto tali procedimenti di estrazione, in una certa misura, producano rifiuti e siano nocivi per l’ambiente, non esisterebbero strumenti più efficaci per produrre materiali quali l’ardesia e il caolino. Per quanto riguarda l’obiettivo di tutela dell’ambiente dell’AGL, si dovrebbe privilegiare, nella misura del possibile, l’utilizzo, in quanto aggregati, di prodotti derivati di tali procedimenti piuttosto che utilizzare altri aggregati vergini, in particolare quando l&#8217;unica altra possibilità sarebbe eliminare tali prodotti derivati in quanto rifiuti. Infatti, un volume considerevole di materiali derivati di tali procedimenti sarebbe oggi venduto come aggregati non assoggettati all’AGL, mentre prima dell’istituzione della tassa la maggior parte di questi materiali sarebbe stata messa in discarica. Per quanto riguarda l’esenzione di materiali destinati ad utilizzi diversi da aggregati, quale la sabbia di silicio per la fabbricazione del vetro, essa sarebbe applicabile quando due condizioni principali sono cumulativamente soddisfatte, e cioè, da un lato, il fatto che non esiste alcun materiale di sostituzione efficace e, dall’altro, il fatto che il materiale non è utilizzato come aggregato. <br />	<br />
44      Secondo il Regno Unito, in sostanza, gli argomenti della ricorrente circa la conformità o meno dell’AGL al principio «chi inquina paga», l’impatto ambientale dell’estrazione di diversi materiali, la definizione da parte della Commissione del «settore degli aggregati» e l’asserita vera ratio sottostante alle esenzioni di taluni materiali, e cioè il mantenimento della competitività internazionale, sono stati tutti respinti dalla Corte (sentenza su impugnazione, punto 8 supra, punti 99 101, 128 132, 149, 150, 161 e 162) e debbono essere disattesi. Ad ogni modo, tali argomenti sarebbero manifestamente errati, data la natura e la ratio dell’AGL quali supra esposte (sentenza del Tribunale, punto 1 supra, punti 129, 133, 134, 138 e 153). Inoltre, la ricorrente confonderebbe l’uso delle parole «aggregati primari», «aggregati secondari» e «aggregati vergini» e attribuirebbe loro un significato non suffragato da una definizione giuridica prevista dalla legge. </p>
<p> <i>Sulle condizioni di applicazione dell’articolo 87, paragrafo 1, CE <br />	<br />
</i> Sui criteri che regolano il carattere selettivo del vantaggio<br />	<br />
45      Con il primo motivo la ricorrente rimprovera alla Commissione, in sostanza, di aver violato la nozione di aiuto, in particolare i criteri del vantaggio e del suo carattere selettivo ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, CE, e di essere incorsa in errore nell’applicazione di tale nozione. <br />	<br />
46      Per quanto riguarda il criterio del vantaggio, secondo costante giurisprudenza il concetto di aiuto è più ampio di quello di sovvenzione, poiché esso va a designare non soltanto prestazioni positive, come le sovvenzioni stesse, ma anche interventi di Stato che, sotto varie forme, alleviano gli oneri che normalmente gravano sul bilancio di un’impresa e che, di conseguenza, senza essere sovvenzioni in senso stretto, hanno la stessa natura e producono effetti identici (v. sentenze della Corte dell’8 maggio 2003, Italia e SIM 2 Multimedia/Commissione, C 328/99 e C 399/00, Racc. pag. I 4035, punto 35; del 10 gennaio 2006, Cassa di Risparmio di Firenze e a., C 222/04, Racc. pag. I 289, punto 131, e del 15 giugno 2006, Air Liquide Industries Belgium, C 393/04 e C 41/05, Racc. pag. I 5293, punto 29 e la giurisprudenza ivi citata). Per quanto riguarda il settore fiscale, la Corte ha precisato che una misura mediante la quale le pubbliche autorità accordano a determinate imprese un’esenzione fiscale che collochi i beneficiari in una situazione finanziaria più favorevole di quella di altri contribuenti costituisce un aiuto di Stato ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, CE. Allo stesso modo può costituire un aiuto di Stato una misura che conceda a talune imprese una riduzione di imposta o un rinvio del pagamento del tributo normalmente dovuto (v., in tal senso, sentenza Cassa di Risparmio di Firenze e a., cit., punto 132). <br />	<br />
47      Per quanto riguarda il criterio della selettività del vantaggio, si deve esaminare se, nell’ambito di un dato regime giuridico, un provvedimento statale sia idoneo a favorire «talune imprese o talune produzioni» ai sensi dell&#8217;articolo 87, paragrafo 1, CE rispetto ad altre imprese che si trovano in una situazione di fatto e di diritto analoga alla luce dell’obiettivo perseguito dal provvedimento interessato (sentenza Adria-Wien Pipeline, punto 35 supra, punto 41; v., altresì, sentenze della Corte del 3 marzo 2005, Heiser, C 172/03, Racc. pag. I 1627, punto 40 ; del 22 giugno 2006, Belgique e Forum 187/Commissione, C 182/03 e C 217/03, Racc. pag. I 5479, punto 119; del 6 settembre 2006, Portogallo/Commissione, C 88/03, Racc. pag. I 7115, punto 54, e dell’11 settembre 2008, UGT-Rioja e a., da C 428/06 a C 434/06, Racc. pag. I 6747, punto 46). <br />	<br />
48      Tuttavia, non soddisfa tale condizione di selettività un provvedimento che, sebbene costitutivo di un vantaggio per il suo beneficiario, sia giustificato dalla natura o dalla struttura generale del sistema nel quale si inserisce (v., in tal senso, sentenza Adria-Wien Pipeline, punto 35 supra, punto 42, e Portogallo/Commissione, punto 47 supra, punto 52). La Corte ha affermato che uno Stato membro interessato può dimostrare che tale misura discende direttamente dai principi informatori basilari del suo sistema tributario e che, in proposito, va operata una distinzione tra, da un lato, gli obiettivi che perseguono un determinato regime fiscale e che sono ad essa esterni e, dall’altro, i meccanismi inerenti al sistema tributario stesso, necessari per il raggiungimento di tali obiettivi (sentenza Portogallo/Commissione, punto 47 supra, punto 81). Di conseguenza, esenzioni fiscali che siano riconducibili ad uno scopo estraneo al sistema impositivo in cui si collocano non possono sottrarsi alle esigenze derivanti dall’articolo 87, paragrafo 1, CE.<br />	<br />
49      Peraltro, per valutare il carattere selettivo del vantaggio concesso dal provvedimento di cui trattasi, la determinazione del contesto di riferimento assume un’importanza maggiore nel caso delle misure fiscali, dal momento che l’esistenza stessa di un vantaggio può essere accertata solo rispetto ad un livello di tassazione definito «normale» (v., in questo senso, sentenza Portogallo/Commissione, punto 47 supra, punto 56, e sentenza del Tribunale del 1° luglio 2004, Salzgitter/Commissione, T 308/00, Racc. pag. II 1933, punto 81). Infatti la qualificazione di una misura fiscale nazionale come «selettiva» presuppone in un primo momento l’identificazione e il previo esame del regime tributario comune o «normale» applicabile nello Stato membro interessato. È in rapporto a tale regime fiscale comune o «normale» che si deve successivamente valutare e accertare l’eventuale selettività del vantaggio concesso dalla misura fiscale considerata, dimostrando che quest’ultima deroga a tale regime comune, in quanto introduce differenziazioni tra operatori che si trovano, sotto il profilo dell’obiettivo perseguito dal sistema tributario di tale Stato membro, in una situazione di fatto e di diritto analoga. <br />	<br />
50      Occorre pertanto, in un primo momento, individuare i criteri che determinano la tassazione «normale» prevista dall’AGL.<br />	<br />
 Sulla tassazione «normale» prevista dall’AGL<br />	<br />
51      Nella specie, le parti riconoscono che il quadro di riferimento, alla luce del quale debbono essere determinate la tassazione normale e l’esistenza di eventuali vantaggi selettivi, è costituito dall’AGL in quanto tale, la quale ha istituito un regime fiscale specifico applicabile al settore degli aggregati nel Regno Unito. <br />	<br />
52      Tuttavia, contrariamente a quanto sostenuto dalla Commissione (v. punti 31 33 supra), anche supponendo che tale regime possa essere descritto come un «onere fiscale eccezionale limitato ad un settore economico circoscritto», non si sottrae solo per questo fatto al divieto sancito dall’articolo 87, paragrafo 1, CE (v., in questo senso, sentenza Heiser, punto 47 supra, punto 42), poiché tale regime è idoneo ad operare differenziazioni in seno a questo stesso settore che possono integrare i criteri di vantaggio e di selettività ai sensi della giurisprudenza di cui al punto 47 supra. Inoltre, conformemente al carattere giuridico della nozione di aiuto, che deve essere interpretato sulla base di elementi obiettivi (sentenza su impugnazione, punto 8 supra, punto 111), la finalità di una misura di Stato, quale quella di specie, cioè l’obiettivo ambientale o il carattere di ecotassa di un regime fiscale specifico o settoriale, non è sufficiente a sottrarre tale misura di primo acchito alla qualificazione di aiuto ai sensi di tale disposizione (sentenza su impugnazione, punto 8 supra, punto 84), poiché una siffatta misura dev’essere valutata in funzione dei suoi effetti, astrazion fatta dalle sue cause o obiettivi (sentenza su impugnazione, punto 8 supra, punti 85 88). Pertanto la nozione di aiuto ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, CE richiede di esaminare se un regime fiscale specifico o settoriale comporti differenziazioni aventi l’effetto di favorire «talune imprese o talune produzioni» in seno al settore contemplato da tale regime, il che presuppone di stabilire in primo luogo la tassazione «normale» sulla quale esso riposa (v. supra punto 49).<br />	<br />
53      Come risulta in particolare dalle osservazioni scritte del Regno Unito (v. punti 37 43 supra) e dalle risposte delle parti a quesiti orali rivolti dal Tribunale nel corso dell’udienza, il principio di tassazione «normale» sul quale riposa l’AGL è quello dello sfruttamento commerciale nel Regno Unito di un materiale assoggettato in quanto «aggregato» [articolo 16, paragrafi 1 e 2, e articolo 17, paragrafo 1, del Finance Act 2001 (legge finanziaria per l’anno 2001; in prosieguo: la «legge»)], senza che la legge preveda un&#8217;esatta definizione del termine «aggregato» o criteri generali di tassazione che precisino tale termine, in particolare in funzione delle proprietà fisico-chimiche della composizione, della taglia o del valore commerciale dei materiali di cui trattasi. <br />	<br />
54      Si deve a questo proposito precisare che le designazioni di aggregati «vergini», «primari» o «secondari», reiteratamente utilizzati sia nella decisione impugnata sia dalle parti nel corso del procedimento, non sono determinanti, poiché la formulazione delle disposizioni dell’AGL non opera una siffatta distinzione. Infatti, come riconosciuto dal Regno Unito nel corso dell’udienza, da un lato, il regime normale di tassazione dell’AGL non si definisce con riferimento ad una nozione generica di aggregato; dall’altro, la legge esclude dall’ambito di applicazione dell’AGL aggregati che sono derivati da taluni materiali (articolo 17 della legge), a prescindere dalla loro condizione fisica o da taluni processi di estrazione o di produzione («Exempt processes» ai sensi dell’articolo 18 della legge), per il solo motivo che sono destinati all’esportazione (articolo 16, paragrafo 2, della legge). L’AGL contiene anche un elenco di aggregati derivati da materiali o da processi di estrazione o di produzione esentati dalla tassa, quale che sia la loro eventuale appartenenza ad una delle categorie allegate di aggregati (articolo 17, paragrafi 2 4, e articolo 18, paragrafi 1 3, della legge). <br />	<br />
55      Da ciò risulta che il principio di tassazione normale che sottostà all’AGL riposa solo sulla nozione dello sfruttamento commerciale nel Regno Unito di un materiale assoggettato in quanto «aggregato».<br />	<br />
56      Orbene, nella decisione impugnata la Commissione ha manifestamente omesso di tener conto di tale principio di tassazione normale per determinare il carattere selettivo di eventuali vantaggi generati dall’AGL. Quindi la descrizione del campo di applicazione dell’AGL che figura in particolare nella seconda e terza frase del punto 29 della decisione impugnata non corrisponde a tale definizione della tassazione normale. Infatti, a tenore di tali frasi, in sostanza, la tassa può essere percepita solo sugli aggregati «vergini» e non «sugli aggregati estratti in quanto sottoprodotti o scarti di altri procedimenti (aggregati secondari) né sui aggregati riciclati». L’AGL non prevede pertanto una siffatta regola generale di tassazione che opera una distinzione in funzione di tali differenti categorie di aggregati («vergini», «secondari» e «riciclati»).<br />	<br />
57      Tale constatazione non viene rimessa in discussione dal punto 144 della sentenza su impugnazione, punto 8 supra, il quale non contempla la determinazione del principio di tassazione normale che sottostà all’AGL e, a maggior ragione, non dichiara che la decisione impugnata è fondata su una corretta definizione di tale principio. In effetti, la Corte si è ivi limitata a considerare che il Tribunale non era legittimato ad interpretare il punto 29 della decisione impugnata nel senso di enunciare che la nozione di «aggregati primari» designava essenzialmente gli aggregati assoggettati all’AGL e quella di «aggregati secondari» si riferiva essenzialmente agli «aggregati esentati elencati in modo preciso nella legge» (sentenza annullata, punto 1 supra, punto 112). Orbene, ammesso che in questo contesto l’uso delle nozioni di aggregati «primari» e/o «secondari» sia pertinente, il principio di tassazione normale che sottostà all’AGL, quale ricordato supra al punto 55, non esclude assolutamente che un aggregato «secondario» costituisca pure un aggregato «vergine» o che sia, in linea di principio, assoggettato all’AGL, proprio per il motivo che non soddisfa la funzione di «aggregato». Così, contrariamente a quanto categoricamente rilevato dal punto 29 della decisione impugnata, il semplice fatto che gli «aggregati secondari» si ritengano designare gli «aggregati estratti in quanto sottoprodotti o scarti di altri procedimenti» non ha necessariamente come conseguenza che i detti aggregati siano esentati dalla tassa. Altrettanto vale per i materiali «riciclati» dal momento che essi costituiscono aggregati ai sensi dell’AGL (v. punto 55 supra). <br />	<br />
58      Tale valutazione è confermata dalle plausibili spiegazioni fornite dal Regno Unito esposte supra ai punti 37 40 che, come riconosciuto dalla Commissione rispondendo ad una misura di organizzazione del procedimento del Tribunale, corrispondono a quella fornita al punto 19 della notifica dell’AGL, dove, alla stregua della legge, le nozioni di aggregati «primari» e/o «secondari» neppure figurano. In sostanza, da tali spiegazioni risulta che, da un lato, la terminologia utilizzata nella decisione impugnata per designare le differenti categorie di aggregati non corrisponde a quella accolta dall’AGL, ma piuttosto a quella praticata nel settore dello sfruttamento delle cave, e che, dall’altro, esiste un considerevole accavallamento tra la nozione di aggregati «secondari» – alla quale si contrappone quella di aggregati «primari» – e quella di aggregati «vergini». Infatti, secondo il Regno Unito, la nozione di aggregati «vergini» raggruppa sia gli aggregati «primari» sia gli aggregati «secondari», mentre gli aggregati «riciclati» non sono siffatti aggregati «vergini». La ragione di tale accavallamento sarebbe che gli aggregati «secondari» designano spesso gli aggregati che costituiscono prodotti derivati o sottoprodotti della produzione di aggregati «primari», cioè della prima estrazione di taluni materiali del sottosuolo per l’ottenimento di aggregati ai sensi dell’AGL. La differenza principale tra gli aggregati «primari» e gli aggregati «secondari» consisterebbe nella loro rispettiva composizione che determina il loro specifico utilizzo industriale. Quindi, sia gli aggregati «primari» sia gli aggregati «secondari» sarebbero idonei a costituire aggregati «vergini» nella misura in cui siano stati oggetto di una recente estrazione e non abbiano potuto essere utilizzati prima come aggregati. Nel corso dell’udienza, la pertinenza di tale precisazione fornita dal Regno Unito è stata egualmente riconosciuta dalle altre parti. <br />	<br />
59      Da ciò consegue che, contrariamente a quanto esposto al punto 29 della decisione impugnata, l’AGL non prevede esenzioni generalizzate di aggregati «secondari», che sarebbero applicabili a tutti i materiali coperti dalla nozione di «aggregato», ma si limita a ricollegare la qualifica di aggregato esentato sia a materiali precisi, identificati dalla legge per nome, sia a un procedimento specifico di estrazione o di produzione di tali materiali, sia agli aggregati esportati. <br />	<br />
60      Di conseguenza, come dedotto dalla ricorrente (sentenza annullata, punto 1 supra, punto 79) per limitarsi a descrivere, erroneamente, al punto 29 della decisione impugnata il campo di applicazione dell’AGL, la Commissione è partita da una erronea comprensione del principio di tassazione normale che sottostà alla legge e che era tale da inficiare la legittimità della sua valutazione delle esenzioni dalla tassa con riferimento alla nozione di aiuto e, in particolare, del loro carattere eventualmente selettivo ai sensi della giurisprudenza sopra citata ai punti 47 49. <br />	<br />
61      Occorre pertanto esaminare se e in quale misura nella specie tale errore della Commissione abbia viziato la sua valutazione nella decisione impugnata degli altri criteri che disciplinano la selettività del vantaggio ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, CE. Si deve a questo proposito ricordare se la Commissione era legittimata a disattendere l’esistenza di vantaggi sorti da differenziazioni fiscali operate dall’AGL per il solo motivo che «il campo di applicazione dell’AGL» era giustificato dalla sua logica e dalla sua economia generale (v. punti 29, 34 e 43 della decisione impugnata). <br />	<br />
 Sull’esistenza di differenziazioni fiscali operate dall’AGL<br />	<br />
–       Sui criteri che regolano la comparabilità delle situazioni in questione <br />	<br />
62      Si deve ricordare che, per valutare il carattere selettivo dei vantaggi conferiti da un regime fiscale, occorre esaminare se le misure fondate sul suddetto regime siano tali da favorire «talune imprese o talune produzioni» ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, CE rispetto ad altre imprese che si trovano in una situazione di fatto e di diritto analoga con riferimento all’obiettivo perseguito dal provvedimento di cui trattasi (sentenza Adria-Wien Pipeline, punto 35 supra, punto 41).<br />	<br />
63      Come riconosciuto unanimemente dalle parti, in particolare nel corso dell’udienza, l’AGL riposa su un obiettivo principale di tutela ambientale anche se questo non risulta direttamente dalla sua formulazione. <br />	<br />
64      Tale obiettivo consiste essenzialmente nel promuovere, nel settore della costruzione, il ricorso ad aggregati che costituiscono sottoprodotti o scarti derivati da taluni procedimenti (aggregati egualmente detti «secondari»), o ad aggregati riciclati per ridurre in tal modo il ricorso agli aggregati estratti dalle cave (aggregati anch&#8217;essi detti «primari»), risorse naturali non rinnovabili, e, quindi, limitare i danni all’ambiente legati a tale processo estrattivo (in prosieguo: l’«obiettivo del ribaltamento della domanda» o l’«obiettivo ambientale dell’AGL»). A questo proposito la ricorrente si limita a dedurre in sostanza che, tenuto conto dell’incoerenza del campo di applicazione della legge, tale obiettivo non è idoneo ad essere raggiunto sistematicamente e che l’AGL favorisce gli aggregati derivati da taluni materiali rispetto a quelli derivati da altri materiali che si trovano pertanto in una situazione analoga con riferimento a questo stesso obiettivo. Si deve precisare che, alla stregua del principio di tassazione normale che regge l’AGL, quale descritto ai punti 53 55 supra, tale definizione generale dell’obiettivo ambientale dell’AGL, non esplicitata in questi termini nel testo stesso della legge, non opera distinzioni tra le diverse categorie di materiali idonei a produrre siffatti aggregati. <br />	<br />
65      Orbene, è giocoforza constatare che la motivazione figurante nella decisione impugnata è fondata su tale definizione dell’obiettivo ambientale dell’AGL (v. punti 5, 29, 31, 32 e 35 della suddetta decisione; v. altresì sentenza su impugnazione, punto 8 supra, punti 150 e 161). <br />	<br />
66      Del resto, nella specie, non deve essere risolta la questione se l’AGL sia pure guidata dal principio «chi inquina paga», che non risulta né dalla formulazione delle pertinenti disposizioni dell’AGL né dalla motivazione della decisione impugnata (sentenza su impugnazione, punto 8 supra, punti 128 131). Tale principio presupporrebbe che la tassa si applichi in linea di massima ad ogni attività estrattiva di minerali per interiorizzare i costi ambientali prodotti. Orbene, la ricorrente ha riconosciuto nel corso dell’udienza che tale non era il caso. Ad ogni modo, se una siffatta finalità supplementare implicava che la tassa doveva gravare su ogni minerale estratto dal sottosuolo, indipendentemente dal suo sfruttamento commerciale previsto o no in quanto aggregato, essa rischiava non solo di rimettere in discussione il principio di tassazione normale, quale descritto ai punti 53 55 supra, ma anche di ledere la coerente ed efficace attuazione dell’obiettivo di ribaltamento della domanda. <br />	<br />
67      Si deve pertanto verificare se l’AGL prevede un trattamento fiscale più favorevole per talune imprese o produzioni rispetto a quello di altre imprese o produzioni (in prosieguo: la «differenziazione fiscale») le quali, alla luce dell’obiettivo ambientale dell’AGL constatato supra ai punti 63 e 64, si trovano in una situazione di fatto e di diritto analoga. <br />	<br />
68      In effetti, contrariamente a quanto sostenuto a difesa dalla Commissione a seguito del rinvio della presente causa dinanzi al Tribunale (v. supra punti 30 33), nel contesto della valutazione della comparabilità delle situazioni in questione, né la Commissione né il Tribunale possono ignorare tale obiettivo ambientale dell’AGL (sentenza su impugnazione, punto 8 supra, punto 87; sentenza Adria-Wien Pipeline, punto 35 supra, punto 41, e punto 49 supra), dal momento che gli elementi che caratterizzano situazioni differenti e quindi il loro carattere comparabile debbono in particolare essere determinati e valutati alla luce dell’obiettivo e dello scopo dell’atto che istituisce la distinzione di cui trattasi nonché di principi e obiettivi del settore nel quale rientra tale atto (v., in questo senso e per analogia, sentenze del 16 dicembre 2008, Arcelor Atlantique e Lorraine e a., C 127/07, Racc. pag. I 9895, punto 26, e del 12 maggio 2011, Luxembourg/Parlamento e Consiglio, C 176/09, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 32). <br />	<br />
69      Nell’ambito del suo primo motivo, la ricorrente sostiene in particolare che, tenuto conto dell’obiettivo ambientale dell’AGL, l’esclusione dal suo ambito di applicazione di più materiali avrebbe come conseguenza una differenziazione fiscale non giustificata a danno di taluni altri materiali (sentenza annullata, punto 1 supra, punti 81 86). <br />	<br />
70      Si deve pertanto esaminare se dai documenti versati agli atti risulta che, con riferimento all’obiettivo ambientale dell’AGL, tali materiali esentati si trovano in una situazione di fatto e di diritto analoga a quella di altri materiali che sono assoggettati alla tassa. <br />	<br />
–       Sulla comparabilità delle situazioni degli aggregati di argilla, di ardesia, di caolino, di argilla plastica (ball clay) e di scisto con le situazioni di altri aggregati <br />	<br />
71      Per quanto riguarda in particolare gli aggregati di argilla, di ardesia, di caolino, di argilla plastica e di scisto, che sono esentati dalla tassa ai sensi dell’articolo 17, paragrafi 3 e 4, e dell’articolo 18, paragrafo 3, dell’AGL, è giocoforza constatare che la ricorrente giustamente deduce che, qualunque sia la loro qualifica nella prassi commerciale, e cioè aggregati «vergini», «primari» o «secondari», i detti aggregati soddisfano, in linea di principio, il criterio della tassazione normale ai sensi dell’AGL in quanto costituiscono «aggregati» ai sensi della legge. Tale affermazione di principio non è contestata né dalla Commissione né dal Regno Unito, che si sono limitati a sostenere che tali materiali non sono normalmente sfruttati ai fini del loro utilizzo come aggregati. <br />	<br />
72      Tuttavia, nella misura in cui tali aggregati sono utilizzati e sfruttati commercialmente in quanto tali, per esempio nella costruzione di edifici o di strade, essi si trovano in una situazione analoga se non identica ad altri aggregati di sostituzione tassati. A questo proposito né la Commissione né il Regno Unito sono riusciti a rimettere in discussione l’argomento della ricorrente secondo cui, in un siffatto caso, esiste quantomeno un nesso potenziale di concorrenza o di sostituibilità fra tali differenti aggregati ai fini del loro utilizzo o del loro sfruttamento commerciale. Pertanto va respinto l’argomento della Commissione e del Regno Unito secondo cui i materiali come l’ardesia, l’argilla plastica, il caolino e lo scisto sono esclusi dal campo di applicazione dell’AGL in quanto non rientrano nel «settore degli aggregati», non sono «generalmente» o «tradizionalmente» utilizzati in quanto tali, né estratti a tal fine o non intrattengono «rapporti di significativa concorrenza con il settore tassato» (v. punti 32 e 36 supra), poiché l’inserimento di detti materiali nel campo di applicazione della tassa in forza della regola della tassazione normale applicabile (v. punto 55 supra) dipende solo dal loro sfruttamento effettivo e realizzatosi in quanto aggregati. Per di più, la Commissione e il Regno Unito non hanno contestato l’argomento della ricorrente secondo cui esistono nel territorio di tale Stato membro più cave che producono aggregati (primari) di scisto e di ardesia. <br />	<br />
73      È peraltro pacifico che l’estrazione di materiali non tassati, in particolare dell’ardesia e dell’argilla, nuoce all’ambiente altrettanto, se non addirittura di più, che l’estrazione di altri materiali tassati, che è pure idonea a produrre materiali da riporto, rifiuti o altri sottoprodotti da poter essere utilizzati in quanto aggregati (v. supra, punto 41). Pertanto, le parti hanno sottolineato il carattere molto inefficace dell’estrazione dell’ardesia, dell’argilla plastica, del caolino, nonché l’esistenza di giacenze importanti di materiali di sterro e di rifiuti dei suddetti materiali che degradano il paesaggio e, quindi, l’impatto particolarmente dannoso del procedimento di estrazione di cui trattasi sull’ambiente, ragione per cui il legislatore del Regno Unito ha esentato tali materiali dalla tassa al fine di promuoverne l’utilizzo o il ricupero come aggregati (v. punto 43 supra). Gli aggregati di tali differenti materiali si trovano pertanto a priori in una situazione quantomeno comparabile con riferimento all’obiettivo ambientale dell’AGL. <br />	<br />
74      A questo proposito si deve precisare che la Commissione e il Regno Unito non sono riusciti a dimostrare sufficientemente che è proprio il carattere particolarmente nocivo per l’ambiente dell’estrazione dei materiali non tassati a distinguere la loro situazione da quella dei materiali tassati, poiché non forniscono una sufficiente spiegazione a tal proposito né le motivazioni della decisione impugnata, né la lettera del Regno Unito del 19 febbraio 2002, allegata alla risposta scritta della Commissione del 2 dicembre 2005 a quesiti scritti del Tribunale, né le risposte di tali parti ai quesiti orali loro rivolti dal Tribunale nel corso dell’udienza. <br />	<br />
–       Sulla differenziazione fiscale tra situazioni analoghe <br />	<br />
75      Da tutto quanto precede deriva che il fatto di esentare dalla tassa sugli aggregati taluni materiali come l’ardesia, l’argilla plastica, il caolino e lo scisto e di assoggettarvi gli aggregati di altri materiali, mentre, alla luce dell’obiettivo ambientale dell’AGL, tali differenti aggregati si trovano in una situazione comparabile per quanto riguarda il loro utilizzo come «aggregati», integra una differenziazione fiscale idonea a produrre l’esistenza di vantaggi selettivi ai sensi della giurisprudenza sopra contemplata al punto 47. <br />	<br />
76      Pur ammettendo la pertinenza della differenziazione tra aggregati «primari» e «secondari», che non emerge pertanto dalla formulazione della legge (v. supra, punto 54), i produttori di aggregati tassati sostituibili agli aggregati dei materiali esentati si trovano ad essere doppiamente svantaggiati. Infatti, non soltanto gli aggregati tassati sono assoggettati all’AGL, ma subiscono ancora, quantomeno in una misura più consistente dei materiali esentati, le conseguenze economiche dell’effetto del riorientamento della domanda verso gli aggregati «secondari» esentati, che è prodotto dalla sola tassazione degli aggregati assoggettati. <br />	<br />
77      Gli argomenti dedotti dalla Commissione e dal Regno Unito non sono tali da inficiare tale valutazione.<br />	<br />
78      Anzi, a seguito di un preciso quesito rivolto dal Tribunale nel corso dell’udienza, la Commissione e il Regno Unito non hanno fornito spiegazioni circa la questione se l’esenzione degli aggregati di argilla, di ardesia, di caolino, di argilla plastica e di scisto produca necessariamente, nel settore della costruzione, una domanda più rilevante di tali aggregati, cioè un incentivo economico a estrarre ulteriormente aggregati («primari») da tali materiali esentati. Orbene, un tale riorientamento della domanda verso gli aggregati («primari») dei materiali esentati rafforzerebbe gli ineguali effetti economici che la differenziazione fiscale già produce di per sé sullo sfruttamento commerciale degli aggregati sostituibili tassati. Inoltre rischierebbe di mettere a repentaglio l’obiettivo ambientale dell’AGL, che consiste proprio a scoraggiare e a rendere più efficace l’estrazione di aggregati («primari») di taluni materiali, soprattutto dei materiali esentati, e a garantire che le giacenze di materiali di sterro e di rifiuti dei suddetti materiali siano smaltiti. <br />	<br />
79      Si deve pertanto considerare che l’esenzione generale degli aggregati di argilla, di ardesia, di caolino, di argilla plastica e di scisto è all’origine di una differenziazione fiscale a danno degli aggregati sostituibili derivati da altri materiali assoggettati all’AGL. A questo proposito il Regno Unito ha del resto riconosciuto nel corso dell’udienza che esistevano disparità di trattamento rispetto all’AGL, pur affermando che tali differenze potevano essere giustificate dalla natura e dall’economia generale del sistema di tassazione istituito. <br />	<br />
80      Inoltre tale valutazione non è neppure rimessa in discussione dalla circostanza che, ai punti 158 163 della sentenza su impugnazione, punto 8 supra, la Corte non ha censurato il punto 130 della sentenza annullata, punto 1 supra. Infatti, la Corte in tali punti ha risposto ad una censura molto circoscritta della ricorrente, relativa in particolare all&#8217;illegittima sostituzione di motivi asseritamente operata dal Tribunale circa la giustificazione dell’esenzione di taluni materiali come lo scisto, l’ardesia di cattiva qualità, l’argilla e gli scarti di caolino e di argilla plastica, anche quando sono utilizzati come aggregati a seguito della loro estrazione con riferimento agli obiettivi ambientali perseguiti. Pertanto la Corte si è limitata a considerare, solo in questo contesto, che la constatazione del Tribunale secondo la quale tali materiali erano stati «fino ad oggi poco impiegati come aggregati in ragione dei loro elevati costi di trasporto» non era inficiata da errore di diritto, dal momento che «l’incentivo a utilizzare materiali vergini poco utilizzati fino ad ora come aggregati è coerente con l’obiettivo di razionalizzare l’utilizzo degli aggregati», e che quindi «l’incentivo a utilizzare i suddetti materiali non compromette nemmeno la natura e la struttura generale ambientale dell’AGL» (sentenza su impugnazione, punto 8 supra, punto 161; v. altresì conclusioni dell’avvocato generale Mengozzi presentate in tale sentenza, Racc. pag.  I 10521, paragrafi 120 122). La Corte non si è tuttavia pronunciata in questo contesto sulla questione se il riorientamento della domanda a favore degli aggregati derivati da tali materiali esentati era tale da costituire una differenziazione fiscale a danno degli aggregati ottenuti dai materiali assoggettati. <br />	<br />
81      Alla luce di quanto qui considerato, va accolto l’argomento principale della ricorrente secondo cui l’AGL è all’origine di una differenziazione fiscale tra, da un lato, i materiali esentati dalla tassa e, dall’altro, gli aggregati sostituibili derivati da materiali assoggettati, senza che si renda necessario pronunciarsi sulle altre censure e sugli altri argomenti invocati dalla ricorrente a tale riguardo. <br />	<br />
82      Tuttavia tale differenziazione fiscale dà luogo a vantaggi selettivi a favore di talune imprese o produzioni solo a condizione che non possa essere giustificata dalla natura e dall’economia del sistema fiscale istituito dall’AGL (v. punto 48 supra). <br />	<br />
 Sulla giustificazione basata sulla natura o sul sistema generale dell’AGL <br />	<br />
83      Si deve pertanto esaminare se la Commissione era legittimata a considerare che i vantaggi fiscali constatati a favore di taluni produttori o di taluni materiali erano giustificati dalla natura o dal sistema generale dell’AGL, che costituisce l’unico quadro di riferimento pertinente nella specie (v. punti 5, 29, 31 e 32 della decisione impugnata, v. altresì supra punto 51).<br />	<br />
84      Si deve a questo proposito ricordare che una misura in deroga rispetto all’applicazione del sistema fiscale generale può essere giustificata qualora tale misura discenda direttamente dai principi informatori o basilari di tale sistema tributario. In proposito occorre distinguere tra, da un lato, gli obiettivi che persegue un determinato regime fiscale e che sono ad esso esterni e, dall’altro, i meccanismi inerenti al sistema fiscale stesso, che sono necessari per il raggiungimento di tali obiettivi (v., in tal senso, sentenza Portogallo/Commissione, punto 47 supra, punti 80 81). <br />	<br />
85      Come è stato esposto supra ai punti 63 e 64, l’obiettivo ambientale dell’AGL è essenzialmente inteso a promuovere un ribaltamento della domanda nel settore della costruzione degli aggregati detti «primari» verso aggregati detti «secondari», che sono sottoprodotti o scarti di altri procedimenti, nonché verso aggregati «riciclati», senza che questa definizione generale operi una distinzione tra vari materiali idonei a produrre siffatti aggregati. I criteri che determinano il carattere «normale» della tassazione prevista dall’AGL (v. punti 53 54 supra) e tale obiettivo costituiscono pertanto i principi basilari o informatori della legge alla luce dei quali l’eventuale giustificazione di una differenziazione fiscale deve essere valutata. <br />	<br />
86      Orbene, tenuto conto degli elementi forniti dalla ricorrente, la Commissione e il Regno Unito non sono riusciti a dimostrare che la differenziazione fiscale legata all’esenzione degli aggregati di argilla, di ardesia, di caolino, di argilla plastica e di scisto sia giustificata dal principio di tassazione «normale» sul quale riposa l’AGL o alla luce dell’obiettivo ambientale dell’AGL. <br />	<br />
87      Da un lato, tale differenziazione fiscale deroga chiaramente alla logica della tassazione normale dell’AGL, dal momento che gli aggregati dei materiali esentati costituiscono tutti, quantomeno potenzialmente, «aggregati» soggetti allo sfruttamento commerciale ai sensi della legge. <br />	<br />
88      Dall&#8217;altro, tale differenziazione fiscale è tale da ledere l’obiettivo ambientale dell’AGL sotto due aspetti. <br />	<br />
89      In primo luogo, salvo prova contraria che finora non è stata prodotta né dalla Commissione né dal Regno Unito, l’esenzione degli aggregati di argilla, di ardesia, di caolino, d’argilla plastica e di scisto rischiano di produrre, nel settore della costruzione, una maggiore domanda di aggregati «primari» di tale tipo piuttosto che di aggregati «secondari» – e cioè sottoprodotti o scarti di taluni procedimenti, compresi quelli derivati da altri materiali sostituibili ma assoggettati – e pertanto di intensificare l’estrazione dei suddetti aggregati «primari», il che sarebbe in contrasto con l’obiettivo ambientale dell’AGL, che è inteso a incentivare l’utilizzo di questi soli aggregati «secondari» e a evitare la loro discarica o immagazzinaggio (v. punti 78 supra). A questo proposito, fatta salva l’affermazione generale secondo la quale tali materiali non costituiscono «tradizionalmente» o «in genere» aggregati, la Commissione e il Regno Unito non sono stati in grado di rimettere in discussione l’argomento della ricorrente secondo cui esistono nel territorio di tale Stato membro più cave che producono aggregati primari di scisto e di ardesia che sarebbero tali da profittare di tale esenzione nel modo sopra descritto. <br />	<br />
90      In secondo luogo, in tale misura, non è più assicurato un ribaltamento efficace e coerente di tale domanda verso l’utilizzo di aggregati «secondari» e di ogni categoria di materiali, cioè i sottoprodotti e i rifiuti di taluni procedimenti o di aggregati «riciclati», per evitare così la messa a discarica di tali aggregati «secondari» e incentivare una più efficace estrazione degli aggregati «primari» nel loro insieme e non soltanto di quelli derivati da taluni materiali esentati. Orbene, un siffatto risultato sarebbe manifestamente incompatibile con l’obiettivo ambientale dell’AGL quale dedotto dal Regno Unito. Inoltre, in tali condizioni, l’effetto potenzialmente benefico per l’ambiente con riferimento a questo stesso obiettivo, che consiste nell’esaurire, in un primo tempo, le giacenze esistenti di aggregati «secondari» di argilla, di ardesia, di caolino, di argilla plastica e di scisto non è sufficiente a giustificare la differenziazione fiscale constatata, dal momento che, non essendo limitato nel tempo, tale effetto rischia, salvo prova contraria finora non prodotta nella specie da parte del Regno Unito, di creare analoghi problemi di immagazzinaggio dei rifiuti degli aggregati derivati da altri materiali assoggettati alla tassa, la cui domanda è d’ora innanzi deviata, il che sarebbe egualmente in contrasto con l’obiettivo ambientale dell’AGL. <br />	<br />
91      Pertanto, alla luce di tutte le considerazioni di cui sopra, che denotano l’esistenza di vantaggi selettivi ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, CE, la Commissione non era legittimata a concludere ai punti 34 e 43 della decisione impugnata che «i vantaggi che possono sorgere a beneficio di talune imprese in ragione della definizione del campo di applicazione dell’AGL sono giustificati dalla natura e dall’economia generale del sistema fiscale» di cui trattasi. <br />	<br />
92      La Commissione ha quindi violato nella specie la nozione di aiuto ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, CE, di modo che va accolto il primo motivo nella misura in cui verte sull’esistenza di una differenziazione fiscale operata dall’AGL e sull’assenza di giustificazione a tal riguardo dalla natura e dall’economia del regime fiscale di cui trattasi. <br />	<br />
93      Infine il Tribunale ritiene necessario valutare la censura che deduce una violazione della nozione di aiuto per quanto riguarda la valutazione da parte della Commissione dell’esenzione dell’esportazione di aggregati, che riguarda un aspetto della decisione impugnata che non è interessato dalla censura accolta al punto precedente. </p>
<p> <i>Sull’esenzione delle esportazioni degli aggregati <br />	<br />
</i>94      Come risulta dall’articolo 16, paragrafo 2, della legge, l&#8217;ambito di applicazione territoriale dell’AGL è limitato al territorio del Regno Unito, con la conseguenza che ogni commercializzazione di aggregati al di fuori di tale territorio, cioè ogni operazione economica legata alla sua esportazione, è esentata dalla tassa [v. altresì articolo 13, paragrafo 2, lettera a), del regolamento di esecuzione della legge]. Si deve a questo proposito ricordare che la ricorrente invita il Tribunale a censurare il ragionamento di cui al punto 33 della decisione impugnata, secondo il quale le autorità del Regno Unito non sarebbero in grado di controllare le esportazioni di aggregati, il che implicherebbe un rischio di disparità di trattamento degli aggregati esportati (v. punto 29 supra). <br />	<br />
95      Per determinare se l’esenzione delle esportazioni implichi un vantaggio selettivo a favore di talune imprese o produzioni, si deve valutare, conformemente al principio enunciato al punto 47 supra, in un primo momento se gli aggregati esportati e gli aggregati commercializzati nel territorio del Regno Unito si trovano in situazioni comparabili se non identiche. <br />	<br />
96      Si deve a questo proposito ricordare che, nell’ambito del suo esame di cui ai punti 174 178 della sentenza su impugnazione, punto 8 supra, la Corte ha concluso per l’esistenza di un errore di diritto del Tribunale nell’applicazione dell’articolo 253 CE per quanto riguarda l’interpretazione della portata della motivazione esposta al punto 33 della decisione impugnata (sentenza annullata, punto 1 supra, punto 150). La Corte ha in particolare precisato che tale motivazione «si riferisce quindi alla disparità di trattamento che, in mancanza di esenzione degli aggregati esportati, deriverebbe dal fatto che gli aggregati commercializzati nel Regno Unito sono esentati se impiegati per determinati scopi, mentre gli aggregati impiegati per gli stessi scopi nello Stato di importazione sarebbero assoggettati all’AGL a causa dell’assenza di strumenti di controllo delle autorità britanniche sull’impiego degli aggregati al di fuori del Regno Unito» (sentenza su impugnazione, punto 8 supra, punto 176). <br />	<br />
97      Come indicato dalla Commissione al punto 33 della decisione impugnata, tenuto conto dell’oggetto dell’AGL, che è inteso a tassare solo i materiali sfruttati in quanto aggregati, si deve constatare che i materiali commercializzati nel Regno Unito e quelli esportati all’estero si trovano effettivamente in situazioni distinte per il fatto che, a seguito di un’esportazione, l’applicazione del criterio di tassazione determinante, cioè lo sfruttamento commerciale in quanto aggregato, non può in linea di principio più essere verificato dalle autorità del Regno Unito. Infatti queste non potranno o potranno solo difficilmente determinare se un materiale esportato possa essere utilizzato o sfruttato come aggregato, se lo sarà realmente o se esso sarà utilizzato per altri fini, il che dipende altresì dalle specificazioni regolamentari applicabili nel paese di destinazione. A questo proposito non può sortire esito fruttuoso la tesi della ricorrente secondo cui sarebbe particolarmente agevole per le autorità del Regno Unito individuare le proprietà fisico-chimiche dei materiali destinati all’esportazione per determinare così se essi sono idonei o inidonei ad essere utilizzati in procedimenti che consentono di beneficiare di un&#8217;esenzione a titolo dell’AGL. Quand’anche si supponesse che tale sia il caso, come è stato rilevato supra ai punti 53 e 54, la qualificazione di «aggregato» o di materiale esentato non dipende proprio da tale proprietà, ma, in particolare, da una esclusione caso per caso di taluni materiali individuati per nome o derivati da taluni procedimenti dall’ambito di applicazione dell’AGL. Inoltre, il fatto che i materiali esportati e quelli commercializzati nel Regno Unito non si trovano in una situazione comparabile è confermato con riferimento all’obiettivo ambientale dell’AGL (v. punto 63 supra), dal momento che nel caso dell’esportazione, il legislatore e le autorità del Regno Unito non sono in grado di riorientare, mediante una differente tassazione, la domanda di aggregati conformemente a tale obiettivo. <br />	<br />
98      Infine, non è dimostrato l’argomento della ricorrente secondo cui il 90% degli aggregati esportati e quindi esentati proverrebbero da una cava di granito, situata a Glensanda in Scozia, non potrebbero essere utilizzati nei procedimenti esentati nel Regno Unito. Tuttavia, quand’anche fosse dimostrato, tale argomento non basta per rimettere in discussione le considerazioni sopra esposte al punto 97. Infatti, anche se, nel caso del loro sfruttamento commerciale in quanto aggregati nel Regno Unito, tali materiali erano assoggettati alla tassa, tale argomento non atto a dimostrare che le autorità del Regno Unito sono in grado di verificare che, nel paese di destinazione, i materiali esportati si trovano in una situazione di diritto e di fatto in cui sarebbero stati assoggettati all’AGL se avessero costituito oggetto del medesimo sfruttamento nel Regno Unito. <br />	<br />
99      Pertanto, facendo difetto la comparabilità delle situazioni di cui trattasi, la ricorrente non ha dimostrato che l’esenzione delle esportazioni dà luogo a differenziazioni fiscali che possono costituire vantaggi selettivi ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, CE. Non è pertanto necessario esaminare se detta esenzione sia tale da incentivare lo sfruttamento degli aggregati primari e quindi da produrre conseguenze in contrasto con l’obiettivo ambientale dell’AGL, che possano essere giustificate dalla sua natura e dal suo sistema. <br />	<br />
100    Pertanto, tenuto conto di tutto quanto sopra considerato, la ricorrente non ha dimostrato che il punto 33 della decisione impugnata è inficiato da errore in quanto constata, da un lato, l’assenza di possibilità di controllo da parte delle autorità del Regno Unito dell’«utilizzo degli aggregati al di fuori del loro territorio» e, dall’altro, la necessità di «evitare un trattamento iniquo delle esportazioni di aggregati». <br />	<br />
101    Di conseguenza, tale censura dev’essere respinta. Tuttavia, ciò non rimette in discussione l’illegittimità del dispositivo della decisione impugnata, quale risulta dal punto 43, a tenore del quale la Commissione non solleva obiezioni nei confronti dell’AGL nel suo complesso, in quanto il suo campo di applicazione si giustifica con la logica e con la natura del regime fiscale di cui trattasi. <br />	<br />
102    Considerati gli errori nei quali la Commissione è incorsa nell’applicazione della nozione di aiuto, quali constatati supra ai punti 51 92, la decisione impugnata va pertanto annullata, ad eccezione della parte riguardante l’esenzione dell’Irlanda del Nord che non costituisce oggetto della presente controversia, per violazione dell’articolo 87, paragrafo 1, CE, senza che si renda necessario pronunciarsi sul secondo, terzo e quarto motivo. </p>
<p> <b>Sulle spese</p>
<p></b>103    Nella sentenza pronunciata su impugnazione la Corte ha riservato le spese. Spetta pertanto al Tribunale statuire, nella presente sentenza, sull’insieme delle spese afferenti ai diversi procedimenti, conformemente all’art. 121 del regolamento di procedura. <br />	<br />
104    Ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 2, del regolamento di procedura, il soccombente è condannato alle spese se ne è stata fatta domanda. La Commissione, rimasta soccombente, va condannata alle spese sostenute dinanzi alla Corte e al Tribunale conformemente alla domanda della ricorrente. <br />	<br />
105    Ai sensi dell’art. 87, n. 4, primo comma, del regolamento di procedura, gli Stati membri intervenuti nella causa sopportano le proprie spese. Pertanto, il Regno Unito sopporterà le proprie spese sostenute dinanzi alla Corte e al Tribunale.<br />	<br />
<b></p>
<p align=center>Per questi motivi,</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b>IL TRIBUNALE (Prima Sezione ampliata)<br />	<br />
dichiara e statuisce:<br />	<br />
1)      La decisione della Commissione C (2002) 1478 def., del 24 aprile 2002, relativa al fascicolo in materia di aiuti di Stato N. 863/01 – Regno Unito/Tassa sugli aggregati, è annullata, ad eccezione della parte riguardante l’esenzione dell’Irlanda del Nord. <br />	<br />
2)      La Commissione sopporterà le proprie spese nonché quelle sostenute dalla British Aggregates Association dinanzi alla Corte e al Tribunale.<br />	<br />
3)      Il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord sopporterà le proprie spese sostenute dinanzi alla Corte e al Tribunale. </p>
<p>Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 7 marzo 2012.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/tribunale-dellunione-europea-sentenza-7-3-2012-n-0/">Tribunale dell&#8217;Unione europea &#8211; Sentenza &#8211; 7/3/2012 n.0</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tribunale dell&#8217;Unione europea &#8211; Sentenza &#8211; 29/9/2011 n.0</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/tribunale-dellunione-europea-sentenza-29-9-2011-n-0/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 22:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/tribunale-dellunione-europea-sentenza-29-9-2011-n-0/</guid>

					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/tribunale-dellunione-europea-sentenza-29-9-2011-n-0/">Tribunale dell&#8217;Unione europea &#8211; Sentenza &#8211; 29/9/2011 n.0</a></p>
<p>Pres. S. PAPASAVVAS – Rel. V. VADAPALAS avente ad oggetto alcune misure di favore concesse dal governo italiano ad Alitalia Unione europea &#8211; Aiuti di Stato &#8211; Aiuto concesso dalle autorità italiane a Alitalia, Air One e Meridiana &#8211; Ricorso in carenza – Mancata presa di posizione della Commissione &#8211;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/tribunale-dellunione-europea-sentenza-29-9-2011-n-0/">Tribunale dell&#8217;Unione europea &#8211; Sentenza &#8211; 29/9/2011 n.0</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/tribunale-dellunione-europea-sentenza-29-9-2011-n-0/">Tribunale dell&#8217;Unione europea &#8211; Sentenza &#8211; 29/9/2011 n.0</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">Pres. S. PAPASAVVAS – Rel. V. VADAPALAS</span></p>
<hr />
<p>avente ad oggetto alcune misure di favore concesse dal governo italiano ad Alitalia</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Unione europea &#8211;  Aiuti di Stato &#8211; Aiuto concesso dalle autorità italiane a Alitalia, Air One e Meridiana &#8211; Ricorso in carenza – Mancata presa di posizione della Commissione &#8211; Obbligo di agire – Violazione &#8211; Sussiste</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>La Commissione è venuta meno ai suoi obblighi non avendo adottato alcuna decisione sul trasferimento di 100 dipendenti di Alitalia ad Air One e Meridiana, sul versamento degli indennizzi accordati a seguito degli attentati dell’11 settembre e sulla riduzione dei diritti aeroportuali negli aeroporti “pivot”.</p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p align=center>
<b>JUDGMENT OF THE GENERAL COURT (Fifth Chamber)<br />	<br />
</b>29 September 2011</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
In Case T 442/07,<br />	<br />
<b>Ryanair Ltd,</b> established in Dublin (Ireland), represented by E. Vahida and I.-G. Metaxas-Maragkidis, lawyers, applicant,	</p>
<p align=center>v</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
<b>European Commission,</b> represented by L. Flynn, S. Noë and E. Righini, acting as Agents, defendant,</p>
<p>supported by<br />	<br />
<b>Air One SpA, </b>established in Chieti (Italy), represented by M. Merola, C. Santacroce and G. Belotti, lawyers, intervener,</p>
<p>APPLICATION for a declaration that the Commission has failed to act in unlawfully failing to define its position on the applicant’s complaints concerning, first, aid allegedly granted by the Italian Republic to Alitalia, Air One and Meridiana and, second, an alleged infringement of competition law,<br />	<br />
<b></p>
<p align=center>THE GENERAL COURT (Fifth Chamber),</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b>composed of S. Papasavvas, President, V. Vadapalas (Rapporteur) and K. O’Higgins, Judges,<br />	<br />
Registrar: N. Rosner, Administrator,<br />	<br />
having regard to the written procedure and further to the hearing on 17 February 2011,<br />	<br />
gives the following<br />	<br />
<b></p>
<p align=center>Judgment </p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
 Background to the dispute </p>
<p></b>1        On 3 November 2005, the applicant, Ryanair Ltd, sent a letter to the Commission of the European Communities, the subject-matter of which was a ‘complaint against the Italian Government for State aid to Italian Airlines’ (‘the complaint of 3 November 2005’).<br />	<br />
2        In that complaint, the applicant referred to the airlines Volare and Alitalia. The applicant claimed, inter alia, that the Italian Government had written off massive amounts of debt accumulated by Alitalia, financed redundancy payments owed by Italian airlines and granted rebates on fuel costs, through the imposition of charges on all airlines operating in Italy. It also complained of the award to Alitalia of a further amount of EUR 35 million by way of compensation for loss caused by the attacks of 11 September 2001 in the United States. The applicant also called on the Commission Directorate-General for Energy and Transport (‘DG TREN’) to examine the Italian Government’s continuing preferential treatment of Alitalia and, in particular, the compensation granted following the attacks of 11 September 2001 (‘the 9/11 compensation’) and the reduction in airport charges. In that complaint, the applicant also drew attention to the fact that it was still awaiting publication of the Commission Decision of 7 June 2005 on Alitalia&#8217;s industrial restructuring plan, which was finally published on 8 March 2006 (OJ 2006 L 69, p. 1; ‘the decision of 7 June 2005’).<br />	<br />
3        By letter of 23 November 2005, the Commission, through the Director-General of DG TREN, acknowledged receipt of the complaint of 3 November 2005, which was registered on 4 November 2005. In that letter, the Commission addressed only the issue of State aid allegedly granted to Volare.<br />	<br />
4        By letter of 13 December 2005, the subject-matter of which was a ‘complaint against the Italian Government for further State aid to Alitalia’, the applicant drew the Commission’s attention to the fact that the letter of 23 November 2005, by which the Commission acknowledged receipt of the applicant’s complaint of 3 November 2005, had failed to address the issue of the State aid allegedly granted to Alitalia. The applicant therefore reiterated its complaint concerning the 9/11 compensation and the reduction in airport charges. It also complained about the conditions of the transfer of Alitalia Servizi to Fintecna. The applicant again asked when the decision of 7 June 2005 would be published.<br />	<br />
5        On 16 June 2006, the applicant sent a letter to the Commission addressed to the Director of Air Transport within DG TREN, the subject-matter of which was ‘Italian public service obligations’ (‘PSOs’). In that letter, the applicant criticised, in particular, the fact that it was clear from press cuttings that the airlines Air One and Meridiana had taken on 100 Sardinian employees of Alitalia. The applicant expressly requested that that issue be added to its previous complaint. By letter of 26 July 2006, the Director of Air Transport within DG TREN informed the applicant that a formal inquiry had been opened in connection with the PSOs in respect of Sardinia, in accordance with Article 4(3) of Council Regulation (EEC) No 2408/92 of 23 July 1992 on access for Community air carriers to intra-Community air routes (OJ 1992 L 240, p. 8). With regard to the question of the transfer of the 100 Sardinian employees of Alitalia (‘the transfer of the 100 Alitalia employees’), the Director for Air Transport requested the applicant to provide further information, telling it that he would, in the meantime, ask his colleagues in Unit A 4, ‘Internal Market and Competition’, to take the matter up with the Italian authorities.<br />	<br />
6        By letter of 14 August 2006, the applicant acknowledged receipt of the letter of 26 July 2006 and stated that it did not have any more specific information regarding the transfer of the 100 Alitalia employees.<br />	<br />
7        On 10 November and 22 December 2006, the applicant sent the Commission two letters concerning ‘PSOs on routes to Sardinia’ and ‘Recent News from Italy and Greece’, respectively. In the first letter, it stressed the importance of the Commission’s investigation into the introduction of PSO routes. In the second, the applicant reiterated its concerns about the way in which airport policy was developing in Italy.<br />	<br />
8        On 2 August 2007, having received no response to its complaint of 3 November 2005, the applicant sent a letter of formal notice to the Commission, by which it formally called on it to act under Article 232 EC (‘the letter of formal notice’). In that letter, the applicant listed the letters it had sent to the Commission and the measures which it had complained of as constituting State aid. In addition, it requested the Commission to follow the procedures concerning the review of its complaint under Council Regulation (EC) No 659/1999 of 22 March 1999 laying down detailed rules for the application of Article 88 [EC] (OJ 1999 L 83, p. 1), Council Regulation (EC) No 1/2003 of 16 December 2002 on the implementation of the rules on competition laid down in Articles 81 and 82 of the Treaty (OJ 2003 L 1, p. 1) and Commission Regulation (EC) No 773/2004 of 7 April 2004 relating to the conduct of proceedings by the Commission pursuant to Articles 81 and 82 of the EC Treaty (OJ 2004 L 123, p. 18). <br />	<br />
9        By letter of 7 August 2007, the Commission acknowledged receipt of the letter of formal notice and stated that that letter had been passed to DG TREN.<br />	<br />
<b><br />	<br />
 Procedure and forms of order sought </p>
<p></b>10      By application lodged at the Registry of the Court on 30 November 2007, the applicant brought the present action.<br />	<br />
11      By document lodged at the Registry of the Court on 25 March 2008, Air One sought leave to intervene in the present case in partial support of the form of order sought by the Commission. By order of 14 September 2009 the President of the Sixth Chamber granted leave to intervene. By letter of 26 October 2009, Air One informed the Court that it would not submit a statement in intervention but that it reserved the right to put forward its arguments, should it deem appropriate, at the hearing. By letter of 8 February 2011, however, Air One informed the Court that it would not attend the hearing.<br />	<br />
12      Following a change in the composition of the Chambers of the General Court, the Judge-Rapporteur was assigned to the Fifth Chamber, to which the present case was consequently allocated.<br />	<br />
13      By way of measures of organisation of procedure, as provided for in Article 64 of its Rules of Procedure, the Court (Fifth Chamber), on 5 January 2011, put questions to the parties, to which the latter replied within the prescribed period.<br />	<br />
14      The parties presented oral argument and replied to the questions put by the Court at the hearing on 17 February 2011.<br />	<br />
15      The applicant claims that the Court should:<br />	<br />
–        declare, pursuant to Article 232 EC, that the Commission has unlawfully failed to define its position on the complaints of 3 November and 13 December 2005 and of 16 June and 10 November 2006;<br />	<br />
–        order the Commission to pay all the costs, including those incurred by the applicant in the proceedings, even if, after the action is brought, the Commission adopts measures which, in the opinion of the Court, render the action devoid of purpose or if the Court dismisses the application as inadmissible; <br />	<br />
–        adopt any measure which the Court may deem appropriate.<br />	<br />
16      The Commission claims that the Court should:<br />	<br />
–        dismiss the action;<br />	<br />
–        order the applicant to pay the costs.<br />	<br />
17      By letter of 15 April 2008, the applicant requested that the Court adopt measures of organisation of procedure seeking production of certain documents referred to by the Commission in the defence.<br />	<br />
18      In its observations on that letter, lodged at the Court Registry on 30 April 2008, the Commission contended that the Court should reject the applicant’s request for measures of organisation of procedure.<br />	<br />
<b><br />	<br />
 Law </p>
<p></b>19      As a preliminary point, the Court notes that in its action the applicant raises, in essence, seven pleas in law alleging failure of the Commission to act (i) in regard to the transfer of the 100 Alitalia employees, (ii) in regard to the conditions surrounding the transfer of Alitalia Servizi to Fintecna, (iii) in regard to the public financing of Alitalia’s redundancy payments and the failure of the Italian State to obtain the payment of debts owed by Alitalia to Italian airports, (iv) in regard to the 9/11 compensation, (v) in regard to the rebates on fuel costs granted to Italian airlines and to the reductions in airport charges at Italian hub airports, from which Alitalia, in particular, is claimed to have benefited, (vi) in regard to the restrictions on the activities of the applicant and other non-Italian airlines at regional airports and (vii) in regard to an infringement of competition law.<br />	<br />
20      However, by letter of 28 January 2011, confirmed at the hearing, the applicant withdrew its second and seventh pleas concerning the conditions surrounding the transfer of Alitalia Servizi to Fintecna and the infringement of competition law, of which the Court took formal note.<br />	<br />
<i><br />	<br />
 The plea concerning failure to act with regard to the transfer of the 100 Alitalia employees <br />	<br />
</i>21      The Commission argues that a prerequisite for bringing an action for failure to act is that an applicant should have lodged a complaint on the matter concerned – which is not the case in this instance. It questions whether, in fact, the few lines inserted by the applicant in its letter of 16 June 2006 may reasonably be regarded as a complaint. The Commission also maintains that this plea should be declared inadmissible in view of the Court’s case-law, by virtue of which an action for failure to act is admissible only if the institution concerned has first been called on to act through a formal notice. It submits that, although the letter of formal notice did in fact refer to the issue of the transfer of the 100 Alitalia employees, the applicant’s formal and explicit request to act referred to its complaint of 3 November 2005, which did not cover that issue at all. The letter of 16 June 2006, which the applicant now considers to constitute a complaint, is mentioned only as one of the further letters in which the applicant ‘kept the Commission updated and repeatedly requested the Commission to act’. Since it is not sufficiently clear and precise to enable the Commission to ascertain in specific terms the content of the decision which it is being asked to adopt, the letter of formal notice cannot be regarded as formal notice for the purposes of Article 232 EC so far as the issue of the transfer of the 100 Alitalia employees is concerned.<br />	<br />
22      In that regard, the Court recalls that, under the second paragraph of Article 232 EC, an action for failure to act is admissible only if the institution concerned has first been called upon to act. Giving the institution formal notice is an essential procedural requirement the effects of which are, firstly, to cause the two-month period within which the institution is required to define its position to begin to run and, secondly, to delimit any action that might be brought should the institution fail to define its position. Whilst there is no particular requirement as to form, the notice must be sufficiently clear and precise to enable the Commission to ascertain in specific terms the content of the decision which it is being asked to adopt and must make clear that its purpose is to compel the Commission to state its position (Case T 17/96<i> TF1 </i>v <i>Commission </i>[1999] ECR II 1757, paragraph 41).<br />	<br />
23      The Court holds that the letter of formal notice, which expressly refers to Article 232 EC, meets all the abovementioned requirements and may be regarded as a letter of formal notice for the purposes of Article 232 EC so far as the issue of the transfer of the 100 Alitalia employees is concerned.<br />	<br />
24      Indeed, the applicant made clear that it had lodged a complaint on 3 November 2005 and had sent a number of letters to the Commission to keep it updated and to request it to act. Having made a point of mentioning all the letters it had sent the Commission, the applicant set out a full list of the measures about which it believed it had complained in those letters and which, in its view, constituted unlawful State aid. One of the measures mentioned was the transfer of the 100 Alitalia employees, regarding which matter the applicant expressly referred the Commission to its letter of 16 June 2006. The applicant also mentioned that Article 88 EC and Articles 10(1) and 13(1) of Regulation No 659/1999 required the Commission to conduct a diligent and impartial examination of a complaint alleging there to be aid incompatible with the common market. It stated that the Commission was required to adopt a decision declaring (i) that the State measures in question did not amount to aid within the meaning of Article 87(1) EC, (ii) that those measures were to be classified as aid within the meaning of Article 87(1) EC but were compatible with the common market under Article 87(2) and (3) EC, or (iii) that the procedure provided for in Article 88(2) EC had to be initiated. Finally, the applicant alerted the Commission to the fact that the formal notice constituted a step preliminary to proceedings against it under Article 232 EC for failure to act. It indicated to the Commission that if, within two months of receipt of the formal notice, the Commission had not defined its position, the applicant would promptly bring an action before the Court to have the infringement of the EC Treaty established.<br />	<br />
25      Having regard to the content of the letter of formal notice, that letter must be held to constitute ‘formal notice’ for the purposes of Article 232 EC, as it unequivocally calls on the Commission to act with regard to all the measures set out. First, it enabled the Commission to determine the specific measures that it was called upon to take – namely to investigate those measures and adopt a decision. Second, its purpose was to compel the Commission to define its position on the measures complained of. Accordingly, the Commission could not have been unaware that, by sending the letter of formal notice, the applicant intended to bring proceedings for failure to act under Article 232 of the Treaty with regard to all those measures, should the Commission remain silent for two months following receipt of that letter.<br />	<br />
26      Accordingly, the plea alleging failure to act as regards the transfer of the 100 Alitalia employees must be declared admissible.<br />	<br />
27      Since the question whether the Commission was under a duty to act in respect of those various measures is not a condition for the admissibility of the action for failure to act, but a question which must be examined on the merits, it falls to be determined in the present case whether, as the applicant maintains, the Commission unlawfully failed to take any action with regard to the transfer of the 100 Alitalia employees, mentioned in the letter of 16 June 2006.<br />	<br />
28      In that regard, it should be recalled that it is settled case-law that, in order to rule on the substance of a claim for a declaration that the Commission has failed to act, it is necessary to determine whether, at the time when the Commission was formally called upon to define its position within the meaning of Article 232 EC, it was under a duty to act (orders in Case T 126/95 <i>Dumez </i>v <i>Commission </i>[1995] ECR II 2863, paragraph 44, and in Case T 286/97 <i>Goldstein </i>v <i>Commission </i>[1998] ECR II 2629, paragraph 24, and judgment in Case T 95/96 <i>Gestevisión Telecinco </i>v <i>Commission </i>[1998] ECR II 3407, paragraph 71). <br />	<br />
29      In the matter of State aid, the situations in which the Commission is required to act in respect of unlawful aid are governed by Regulation No 659/1999. Article 10(1) of that regulation provides: ‘[w]here the Commission has in its possession information from whatever source regarding alleged unlawful aid, it shall examine that information without delay’. Article 20(2) of the same regulation provides: ‘[a]ny interested party may inform the Commission of any alleged unlawful aid and any alleged misuse of aid’. That provision also states that ‘[w]here the Commission considers that on the basis of the information in its possession there are insufficient grounds for taking a view on the case, it shall inform the interested party thereof’.<br />	<br />
30      Concerning the manner in which the Commission is required to act under Articles 10, 13 and 20 of Regulation No 659/1999, it should be recalled that, at paragraphs 37 to 40 of its judgment in Case C 521/06 P <i>Athinaïki Techniki</i> v <i>Commission </i>[2008] ECR I 5829, the Court of Justice held:<br />	<br />
‘37. … Article 10(1) and the first sentence of Article 20(2) of Regulation No 659/1999 grant to [interested parties] the right to set in motion the preliminary examination stage provided for in Article 88(3) EC, by sending information regarding any allegedly unlawful aid to the Commission, which … is then obliged to examine, without delay, the possible existence of aid and its compatibility with the common market. <br />	<br />
38. Although the parties concerned cannot rely on rights of the defence for that procedure, they do, however, have the right to be associated with it in an adequate manner taking into account the circumstances of the case at issue …<br />	<br />
39. Such an association with that procedure must mean that, where the Commission informs the interested parties, in accordance with Article 20(2) of Regulation No 659/1999, that there are insufficient grounds for taking a view on the case, it is required … to allow the interested parties to submit additional comments within a reasonable period.<br />	<br />
40. Once those comments have been lodged, or the reasonable period has expired, Article 13(1) of Regulation No 659/1999 obliges the Commission to close the preliminary examination stage by adopting a decision pursuant to Article 4(2), (3) or (4) of that regulation, that is to say, a decision stating that aid does not exist; raising no objections, or initiating the formal investigation procedure. Thus, the Commission is not authorised to persist in its failure to act during the preliminary examination stage. Once that stage of the procedure has been completed the Commission is bound either to initiate [the next stage of the investigation], or to adopt a definitive decision [to take no further action on] the complaint …’<br />	<br />
31      In the present case, it is therefore appropriate to determine whether, by the letter of 16 June 2006, the Commission was seised of a complaint or put in possession of information regarding alleged unlawful aid.<br />	<br />
32      The Commission denies that the letter of 16 June 2006 is a complaint on the grounds, inter alia, that the applicant did not use the standard form, made available to interested parties, for reporting allegedly unlawful State aid, and that the letter of 16 June 2006 contains no indication that it was meant to be taken as a complaint. It also denies that it was under a duty to act under Article 10(1) of Regulation No 659/1999, since the letter contained no information regarding unlawful aid within the meaning of that provision.<br />	<br />
33      In that regard, it is to be noted at the outset that, unlike the competition rules laid down in Articles 81 EC and 82 EC, in relation to which the lodging of a complaint is regulated by Regulations Nos 1/2003 and 773/2004, in the case of State aid no specific formal requirement attaches to the lodging of a complaint.<br />	<br />
34      Concerning the Commission’s argument that the letter of 16 June 2006 is not a complaint because the applicant has not used the standard form, the Court considers it to be unfounded. As the applicant correctly maintains, use of that form is not required by any rule of European Union law and consequently cannot be set up as a condition of ‘admissibility’ for lodging a complaint concerning State aid.<br />	<br />
35      As to the Commission’s argument that the letter of 16 June 2006 contained no indication that it was meant to constitute a complaint concerning the transfer of the 100 Alitalia employees, it must be rejected. Indeed, although that letter was headed ‘PSOs’, the applicant clearly referred therein to that transfer as State aid and expressly requested that the Commission add that matter to its previous complaint. The applicant also specifically requested DG TREN to conduct an investigation in order to determine what advantages might have been granted to Air One and Meridiana to convince them to take on the Alitalia employees. It should also be noted that the applicant had reiterated, in its letter of 14 August 2006, that that transfer could be regarded as State aid because it saved ‘Alitalia from having to pay redundancy to these employees’. Contrary to the Commission’s contention, the purpose of the letter of 16 June 2006 was clearly to bring a complaint before the Commission concerning the transfer of the 100 Alitalia employees.<br />	<br />
36      In any event, irrespective of whether or not that complaint was founded, the Court considers that, when it received the letter of 16 June 2006, in which the transfer of the 100 Alitalia employees was clearly identified as State aid (an allegation repeated in the letter of 14 August 2006), the Commission was put in possession of ‘information … regarding alleged unlawful aid’ within the meaning of Article 10(1) of Regulation No 659/1999. Contrary to the Commission’s argument, that provision does not appear open to being interpreted as meaning that the Commission must receive detailed information in order to be regarded as having in its possession information regarding alleged unlawful aid – as is borne out by the wording of Article 20(2) of Regulation No 659/1999. That provision states that ‘[a]ny interested party may inform the Commission of any alleged unlawful aid’. Once it is in possession of the information, the Commission must, if it considers that ‘there are insufficient grounds for taking a view on the case’, inform the interested party that that is the case. It is thus apparent that the European Union legislature does not require that interested parties provide the Commission with detailed information in order for the Commission to be regarded as having in its possession information giving grounds for an examination to be undertaken.<br />	<br />
37      Having regard to the contents of the letter of 16 June 2006, the Court concludes that a complaint, or, at the very least, information regarding alleged unlawful aid, was brought before the Commission. Therefore, according to the judgment cited at paragraph 30 above, the Commission was required to act in accordance with Article 10(1) and the first sentence of Article 20(2) of Regulation No 659/1999, by setting in motion the preliminary examination stage and examining the information without delay. That examination should have led the Commission, according to the same judgment, either to inform the applicant that there were insufficient grounds for taking a view on the case or, in any event, to adopt a decision under Article 4(2), (3) or (4) of Regulation No 659/1999.<br />	<br />
38      In this case, it is common ground that the Commission neither informed the applicant that there were insufficient grounds for taking a view on the case nor adopted a decision under Article 4(2), (3) or (4) of Regulation No 659/1999, although it was required to do so. In the case of the transfer of the 100 Alitalia employees, the Commission had thus failed to act as of 2 October 2007, that date being two months after it was called on to act in that respect in the letter of formal notice.<br />	<br />
39      Consequently, the plea alleging failure to act with regard to that transfer must be held to be founded.<br />	<br />
<i><br />	<br />
 The plea alleging failure to act with regard to (i) the public financing of Alitalia’s redundancy payments and (ii) the failure of the Italian State to obtain the payment of debts owed by Alitalia to Italian airports <br />	<br />
</i>40      The Commission disputes that the applicant lodged a complaint in respect of these measures. In any event, it submits that this plea should be declared inadmissible for the same reasons as those set out at paragraph 21 above, that is to say, that the letter of formal notice cannot be taken to be ‘formal notice’ for the purposes of Article 232 EC.<br />	<br />
41      As regards the argument that the application is inadmissible in so far as it concerns the Commission’s failure to act with regard to the public financing of Alitalia’s redundancy payments and the inability of the Italian State to obtain payment of the debts owed by Alitalia to Italian airports, the Court observes that it was held at paragraph 25 above that, in view of the contents of the letter of formal notice, that letter constituted ‘formal notice’ for the purposes of Article 232 EC, as it unequivocally called on the Commission to act with regard to all the measures listed in the letter, which included the issue of the public financing of the redundancy payments and that of Alitalia’s failure to pay the debts owed to Italian airports.<br />	<br />
42      Accordingly, the plea alleging failure to act with regard to those two measures must be declared admissible.<br />	<br />
43      It should therefore be determined in this instance whether, as the applicant maintains, the Commission unlawfully failed to act with regard to the public financing of Alitalia’s redundancy payments and to the failure of the Italian State to obtain the payment of debts owed by Alitalia to Italian airports.<br />	<br />
44      To that end, it is appropriate to determine whether, at the time when the Commission was formally called upon to define its position within the meaning of Article 232 EC, it was under a duty to act (see paragraph 28 above).<br />	<br />
45      It must be held, firstly, that the Commission is correct in maintaining that no complaint exists so far as those two measures are concerned and, secondly, that nothing in the various letters sent by the applicant to the Commission can be described as ‘information… regarding alleged unlawful aid’ within the meaning of Article 10(1) of Regulation No 659/1999.<br />	<br />
46      Indeed, the complaint of 3 November 2005, which mentioned the financing of redundancy payments owed by airlines in general, the letter of 13 December 2005, which mentioned only the reduction in airport charges to support Alitalia and the transfer of Alitalia Servizi to Fintecna, and the letters of 16 June, 10 November and 22 December 2006, gave no indication that Alitalia had benefited from those measures. As the Commission notes, the only mention of the financing of redundancy payments owed by Alitalia – but not of debts to airports – was in a letter from the applicant dated 5 April 2006, which stated that ‘the Italian Government [had] imposed a national tax on all airlines to finance [EUR] 440 million in redundancy payments to Alitalia’. However, such a statement cannot be regarded as a complaint, or as information within the meaning of Article 10(1) of Regulation No 659/1999. Although, as is clear from paragraph 36 above, the European Union legislature does not require interested parties to provide the Commission with detailed information in order for the Commission to be regarded as having in its possession information giving grounds for an examination to be undertaken, the interested party must, at the very least, specify that the measure complained of is alleged to be unlawful aid. However, that is not the case here. It was only in the letter of formal notice that the applicant claimed, for the first time, that Alitalia had benefited from those measures and that measures of that kind constituted unlawful aid.<br />	<br />
47      It must therefore be concluded that, at the time when the Commission was given formal notice for the purposes of Article 232 EC, it was under no duty to act; consequently, in accordance with the case-law cited at paragraph 28 above, no finding of failure to act can be made against it so far as the public financing of Alitalia’s redundancy payments and the failure of the Italian State to obtain payment of debts owed by Alitalia to Italian airports are concerned.<br />	<br />
48      Accordingly, the plea alleging a failure to act with regard to those measures must be rejected as unfounded.<br />	<br />
<i><br />	<br />
 The plea alleging failure to act with regard to the 9/11 compensation <br />	<br />
</i>49      It should be noted at the outset that the Commission does not dispute that the complaint of 3 November 2003 amounts to a ‘complaint’ with regard to the 9/11 compensation; nor does it dispute that that complaint, which was reiterated in the applicant’s letter of 13 December 2005, formed the subject-matter of a preliminary examination by the Commission. Indeed, it maintains that it acted upon the complaint by questioning the Italian authorities. The Commission argues, however, that the Italian legislation does not constitute a State aid measure, since there has been no transfer of State resources. It adds that the existence or otherwise of legislation which affords the State an option, but which has never been applied, is not a matter for State aid control.<br />	<br />
50      In that regard, it should be observed that, as is apparent from the judgment cited at paragraph 30 above, Article 13 of Regulation No 659/1999 obliges the Commission to close the preliminary examination stage relating to potentially unlawful aid by adopting a decision pursuant to Article 4(2), (3) or (4) of that regulation.<br />	<br />
51      Accordingly, even though the Commission took the view that the Italian legislation did not constitute a State aid measure and that the existence or otherwise of legislation which afforded the State an option, but which was not applied automatically, was not a matter for State aid control, it was required to adopt a decision under Article 4(2), (3) or (4) of Regulation No 659/1999 in order to close the preliminary examination stage.<br />	<br />
52      Since it is common ground that the Commission did not adopt a decision in the case in point, it must be held that, in the case of the 9/11 compensation, it had failed to act as of 2 October 2007, that date being two months after it was called on to act in that respect in the letter of formal notice.<br />	<br />
53      Consequently, the plea alleging failure to act with regard to the 9/11 compensation must be held to be founded.<br />	<br />
<i><br />	<br />
 The plea alleging failure to act with regard to (i) the rebates on fuel costs granted to Italian airlines and (ii) the reductions in airport charges at Italian hub airports, from which Alitalia, in particular, is claimed to have benefited <br />	<br />
</i>54      The Commission denies that it was obliged to take action in respect of these measures since the applicant did not lodge a complaint about them. In any event, it maintains that this plea should be declared inadmissible on the ground of <i>lis pendens </i>since the question of rebates on fuel costs and reductions in airport charges was also raised in Case T 441/07, <i>Ryanair</i> v <i>Commission</i>, in which proceedings were commenced prior to proceedings in this case. At the hearing, the Commission claimed that the fact that the applicant had discontinued its action in Case T 441/07, <i>Ryanair</i> v <i>Commission</i>, (order of the President of the Fifth Chamber of the Court of 5 October 2010 removing the case from the register in Case T 441/07 <i>Ryanair</i> v <i>Commission</i>, not published in the ECR) should none the less not lead the Court to declare the present plea admissible.<br />	<br />
55      The objection of <i>lis pendens</i> raised by the Commission must be rejected at the outset. Contrary to the Commission’s contention at the hearing, that objection has become devoid of purpose since the applicant discontinued its action in Case T 441/07 (see, in that regard, Joined Cases T 254/00, T 270/00 and T 277/00 <i>Hôtel Cipriani and Others </i>v <i>Commission </i>[2008] ECR II 3269, paragraph 43).<br />	<br />
56      Accordingly, this plea must be declared admissible.<br />	<br />
57      It should therefore be determined in this instance whether, as the applicant maintains, the Commission unlawfully failed to act with regard to those measures.<br />	<br />
58      To that end, it is appropriate to determine whether, at the time when the Commission was formally called upon to define its position within the meaning of Article 232 EC, it was under a duty to act (see paragraph 28 above).<br />	<br />
59      The Commission argues that a necessary pre-condition for bringing an action for failure to act with regard to these measures was the lodging of a complaint by the applicant, which did not occur in this instance. The Commission questions whether the one-line allegation in the complaint of 3 November 2005 that there were rebates on fuel costs and reductions in airport charges may reasonably be regarded as a ‘complaint’.<br />	<br />
60      In the defence, the Commission contended that in any event it acted with regard to the substance of that complaint. It stated, at point 42 of the defence, that it had received the complaint of 3 November 2005 on that same date. It made it clear that it had examined it and sent a letter to the Italian authorities on 13 February 2006, requesting them to send information on the new charging system applicable at all Italian airports. Therefore, it submitted that a preliminary examination began immediately. It added, at point 46 of the defence, that, following the applicant’s first letter, several exchanges of correspondence had taken place between it and the Italian authorities in order for the Commission to obtain all the information necessary to take a decision on whether or not to open an investigative procedure. It argues that it is settled case-law that the fact that the national authorities were questioned proves that ‘the Commission did not remain inactive after receiving the applicant’s complaint’. With regard to the duration of the preliminary investigation, the Commission submitted that the 21-month period that elapsed between the complaint of 3 November 2005 and the letter of formal notice was not excessive in view of the particular circumstances of the case, its context, the various procedural stages, the complexity of the case and its importance for the various parties involved.<br />	<br />
61      However, in its reply to a written question of the Court and at the hearing, the Commission sought to clarify the issues of rebates on fuel costs and airport charges which, on its own admission, had been treated ambiguously in the defence. It confirmed that its principal line of defence, with regard to those measures, was that set out in point 41 of the defence – namely that, in the absence of a complaint concerning those measures, it was under no duty to act. In addition, it stated in essence that point 42 of the defence is not to be understood as meaning that it had treated the applicant’s complaint of 3 November 2005 as a complaint giving a right to an investigation. The Commission submits that point 42 merely means that it took action in the framework of a parallel procedure, initiated after complaints were lodged by complainants other than the applicant, during which there was an exchange of correspondence with the Italian authorities. At the hearing, the Commission stated that it was regrettable that it had not mentioned the parallel procedure but maintained that that did not make any difference in this particular case, since, given the contents of the complaint of 3 November 2005, it was not required to act.<br />	<br />
62      In that regard, the Court notes that, with regard to the question of rebates on fuel costs, the Commission is correct in maintaining that no complaint exists. Moreover, nothing in the various letters sent by the applicant to the Commission can be regarded as ‘information … regarding alleged unlawful aid’ within the meaning of Article 10(1) of Regulation No 659/1999.<br />	<br />
63      While the complaint of 3 November 2005 merely mentioned in general terms that the Italian Government had written off very large amounts of accumulated debts for Alitalia, financed redundancy payments owed by Italian airlines and granted rebates on fuel costs through the imposition of taxes on all airlines operating in Italy, the applicant’s subsequent letters made no mention at all of the issue of rebates from which Alitalia, in particular, was said to have benefited. The single sentence in the complaint of 3 November cannot be regarded either as a ‘complaint’ or as information within the meaning of Article 10(1) of Regulation No 659/1999, as the applicant gave no indication that those rebates were to be regarded as unlawful aid. It was only in the letter of formal notice that the applicant claimed, for the first time, that those measures were of benefit to Alitalia and that they constituted State aid.<br />	<br />
64      It must therefore be held that, at the time when the Commission was formally called upon to define its position within the meaning of Article 232 EC, it was under no duty to act with regard to the rebates on fuel costs; consequently, in accordance with the case-law cited at paragraph 28 above, no finding of failure to act can be made against it in that regard.<br />	<br />
65      Concerning the question of the reduction in airport charges from which Alitalia is alleged to have benefited, the Commission’s argument that no complaint was lodged on that matter must be rejected.<br />	<br />
66      Firstly, in the complaint of 3 November 2005, the applicant requested that DG TREN examine the Italian Government’s favourable treatment of Alitalia, and in particular the reduction in airport charges. Secondly, in the letter of 13 December 2005, the applicant drew the Commission’s attention to the fact that the letter of 23 November 2005, in which the Commission acknowledged receipt of the complaint of 3 November 2005, had failed to address the question of the State aid allegedly granted to Alitalia, including, in particular, the reduction in airport charges. In its letter of 13 December 2005, the applicant therefore repeated its complaint concerning the reduction of airport charges to support Alitalia. Contrary to the Commission’s contention, the letters of 3 November and 13 December 2005 must therefore be found clearly to have been intended to bring a complaint before the Commission concerning reductions in airport charges at hub airports, from which Alitalia, in particular, was claimed to have benefited.<br />	<br />
67      In any event, regardless of whether or not that complaint was well founded, the Court considers that the Commission, upon receiving those two letters, was put in possession of ‘information … regarding alleged unlawful aid’ within the meaning of Article 10(1) of Regulation No 659/1999. Therefore, according to the judgment cited at paragraph 30 above, the Commission was required to act in accordance with Article 10(1) and the first sentence of Article 20(2) of Regulation No 659/1999, by setting the preliminary examination stage in motion and examining that information without delay. That examination should have led the Commission, according to the same judgment, either to inform the applicant that there were insufficient grounds for taking a view on the case or, in any event, to adopt a decision under Article 4(2), (3) or (4) of Regulation No 659/1999.<br />	<br />
68      In this instance, the Commission does not deny that it did not undertake an examination, let alone inform the applicant that there were insufficient grounds for taking a view on the case or adopt a decision under Article 4(2), (3) or (4) of Regulation No 659/1999, although it was required to do so. It had thus failed to act as of 2 October 2007, that date being two months after it was called on to act by the letter of formal notice of 2 August 2007.<br />	<br />
69      As a consequence, this plea must be held to be founded in so far as it concerns the reductions in airport charges at hub airports, from which Alitalia, in particular, is claimed to have benefited.<br />	<br />
<i><br />	<br />
 The plea alleging failure to act with regard to the restrictions on the activities of the applicant and other non-Italian airlines at regional airports <br />	<br />
</i>70      The Commission denies that it was under a duty to act with regard to these restrictions. It maintains, in substance, that neither the letter of 10 November nor that of 22 December 2006 referred to the restrictions as constituting State aid. In any event, it maintains that this plea should be declared inadmissible for the same reasons as those mentioned at paragraph 21 above, namely that the letter of formal notice cannot be regarded as a letter of formal notice for the purposes of Article 232 EC.<br />	<br />
71      As regards the argument that the action is inadmissible in so far as it is directed against the Commission’s failure to act with regard to the restrictions on the activities of the applicant and other non-Italian airlines at regional airports, the Court observes that it was held at paragraph 25 above that, in view of the contents of the letter of formal notice, that letter constituted ‘formal notice’ for the purposes of Article 232 EC, as it unequivocally called on the Commission to act with regard to all the measures listed in the letter, which included those restrictions.<br />	<br />
72      Accordingly, this plea must be declared admissible.<br />	<br />
73      It is therefore necessary to ascertain whether, as the applicant maintains, the Commission unlawfully failed to act with regard to the restrictions on the activities of the applicant and other non-Italian airlines at regional airports.<br />	<br />
74      To that end, it is appropriate to examine whether, at the time when the Commission was formally called upon to define its position within the meaning of Article 232 EC, it was under a duty to act (see paragraph 28 above).<br />	<br />
75      It is quite clear, firstly, that the Commission is correct in maintaining that there is neither a complaint nor any other material concerning those restrictions and, secondly, that nothing in the various letters sent by the applicant to the Commission can be regarded as ‘information … regarding alleged unlawful aid’ within the meaning of Article 10(1) of Regulation No 659/1999.<br />	<br />
76      It must therefore be concluded that, at the time when the Commission was given formal notice for the purposes of Article 232 EC, it was under no duty to act; consequently, in accordance with the case-law cited at paragraph 28 above, no finding of failure to act can be made against it so far as the restrictions on the activities of the applicant and other non-Italian airlines at regional airports are concerned.<br />	<br />
77      It follows that the plea alleging failure to act with regard to those restrictions must be rejected as unfounded.<br />	<br />
78      Accordingly, the claim of failure to act can be upheld only in relation to the aid allegedly granted by the Italian Republic in respect of the transfer of the 100 Alitalia employees, the 9/11 compensation and the reductions in airport charges at hub airports, from which Alitalia, in particular, is claimed to have benefited, there being no need to adopt the measures of organisation of procedure requested by the applicant.<br />	<br />
<b><br />	<br />
 Costs </p>
<p></b>79      Under the first subparagraph of Article 87(3) of the Rules of Procedure, where each party succeeds on some and fails on other heads, the Court may order that costs be shared or that each party bear its own costs. In the present case, since each of the parties has failed in part, the Court considers it fair, having regard to the circumstances of the case, to order each party to bear its own costs. Furthermore, the intervener must be ordered to bear its own costs pursuant to the third subparagraph of Article 87(4) of the Rules of Procedure.<br />	<br />
<b></p>
<p align=center>On those grounds,<br />	<br />
</b><br />	<br />
THE GENERAL COURT (Fifth Chamber)</p>
<p>	<br />
<b></p>
<p align=justify>	<br />
</b>hereby:<br />	<br />
1.      Declares that the Commission of the European Communities failed to fulfil its obligations under the EC Treaty by failing to adopt a decision in respect of (i) the transfer of the 100 Alitalia employees, complained of in the letter of 16 June 2006 sent to the Commission by Ryanair Ltd, (ii) the compensation granted following the attacks of 11 September, complained of in the letters of 3 November and 13 December 2005 sent to the Commission by Ryanair, and (iii) the reductions in airport charges at hub airports, from which Alitalia, in particular, is claimed to have benefited, complained of in those letters of 3 November and 13 December 2005; <br />	<br />
2.      Dismisses the action as to the remainder; <br />	<br />
3.      Orders each of the parties, including Air One SpA, to bear its own costs. </p>
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			</item>
		<item>
		<title>Tribunale dell&#8217;Unione europea &#8211; Sentenza &#8211; 31/3/2011 n.0</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/tribunale-dellunione-europea-sentenza-31-3-2011-n-0/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/tribunale-dellunione-europea-sentenza-31-3-2011-n-0/">Tribunale dell&#8217;Unione europea &#8211; Sentenza &#8211; 31/3/2011 n.0</a></p>
<p>Pres. V. VADAPALAS – Sentenza 31 marzo 2011, nel procedimento T&#8209;117/08, Repubblica italiana, sostenuta da Regno di Spagna, interveniente, contro Comitato economico e sociale europeo (CESE), rappresentato inizialmente dal sig. M. Bermejo Garde, successivamente dalla sig.ra M. Arsène, in qualità di agenti, assistiti dall’avv. A. Dal Ferro. avente ad oggetto</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/tribunale-dellunione-europea-sentenza-31-3-2011-n-0/">Tribunale dell&#8217;Unione europea &#8211; Sentenza &#8211; 31/3/2011 n.0</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/tribunale-dellunione-europea-sentenza-31-3-2011-n-0/">Tribunale dell&#8217;Unione europea &#8211; Sentenza &#8211; 31/3/2011 n.0</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">Pres. V. VADAPALAS – Sentenza 31 marzo 2011, nel procedimento T&#8209;117/08, Repubblica italiana, sostenuta da Regno di Spagna, interveniente, contro Comitato economico e sociale europeo (CESE), rappresentato inizialmente dal sig. M. Bermejo Garde, successivamente dalla sig.ra M. Arsène, in qualità di agenti, assistiti dall’avv. A. Dal Ferro.</span></p>
<hr />
<p>avente ad oggetto l&#8217;annullamento, da un lato, dell&#8217;avviso di posto vacante n. 73/07 concernente il posto di segretario generale presso la segreteria del CESE, pubblicato nelle edizioni in lingua inglese, francese e tedesca della Gazzetta ufficiale dell&#8217;Unione europea del 28 dicembre 2007 (GU C 316 A, pag. 1) e, dall&#8217;altro, del corrigendum al suddetto avviso di posto vacante pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell&#8217;Unione europea del 30 gennaio 2008 (GU C 25 A, pag. 19) nelle edizioni in lingua inglese, francese e tedesca</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Regime linguistico – Avviso di posto vacante relativo al posto di segretario generale del CESE – Pubblicazione in tre lingue ufficiali – Informazione relativa all’avviso di posto vacante – Pubblicazione in tutte le lingue ufficiali – Ricorso di annullamento – Ricevibilità – Artt. 12 CE e 290 CE – Art. 12 del RAA – Regolamento n. 1.</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>Il Tribunale annulla l’avviso di posto vacante n. 73/07, concernente un posto di segretario generale presso la segreteria del Comitato economico e sociale europeo (CESE), pubblicato il 28 dicembre 2007, come rettificato il 30 gennaio 2008.</p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p>IL TRIBUNALE (Sesta Sezione),</p>
<p>composto dal sig. V. Vadapalas (relatore), facente funzione di presidente, dalla sig.ra K. Jürimäe e dal sig. L. Truchot, giudici,</p>
<p>cancelliere: sig. J. Palacio González, amministratore principale</p>
<p>vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 14 aprile 2010,</p>
<p>ha pronunciato la seguente</p>
<p>Sentenza </p>
<p> Contesto normativo </p>
<p>1        Gli artt. 12 CE e 290 CE prevedono quanto segue:</p>
<p>«Articolo 12</p>
<p>Nel campo di applicazione del presente trattato, e senza pregiudizio delle disposizioni particolari dallo stesso previste, è vietata ogni discriminazione effettuata in base alla nazionalità.</p>
<p>(…)</p>
<p>Articolo 290</p>
<p>Il regime linguistico delle istituzioni della Comunità è fissato, senza pregiudizio delle disposizioni previste dallo statuto della Corte di giustizia, dal Consiglio, che delibera all’unanimità».</p>
<p>2        L’art. 22 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea proclamata il 7 dicembre 2000 a Nizza (GU C 364, pag. 1; in prosieguo: la «Carta»), prevede quanto segue:</p>
<p>«L’Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica».</p>
<p>3        Gli artt. 1, 4, 5 e 6 del regolamento del Consiglio 15 aprile 1958, n. 1, che stabilisce il regime linguistico della Comunità economica europea (GU 1958, n. 17, pag. 385), nella loro versione applicabile alla fattispecie, così dispongono:</p>
<p>«Articolo 1</p>
<p>Le lingue ufficiali e le lingue di lavoro delle istituzioni dell’Unione sono la lingua bulgara, la lingua ceca, la lingua danese, la lingua estone, la lingua finlandese, la lingua francese, la lingua greca, la lingua inglese, la lingua irlandese, la lingua italiana, la lingua lettone, la lingua lituana, la lingua maltese, la lingua olandese, la lingua polacca, la lingua portoghese, la lingua rumena, la lingua slovacca, la lingua slovena, la lingua spagnola, la lingua svedese, la lingua tedesca e la lingua ungherese.</p>
<p>(…)</p>
<p>Articolo 4</p>
<p>I regolamenti e gli altri testi di portata generale sono redatti nelle lingue ufficiali.</p>
<p>Articolo 5</p>
<p>La Gazzetta ufficiale dell’Unione europea è pubblicata nelle lingue ufficiali.</p>
<p>Articolo 6</p>
<p>Le istituzioni possono determinare le modalità di applicazione del presente regime linguistico nei propri regolamenti interni».</p>
<p>4        L’art. 1, nn. 2 e 3, dell’allegato III allo Statuto dei funzionari delle Comunità europee (in prosieguo: lo «Statuto») recita quanto segue:</p>
<p>«2. Per i concorsi generali, si deve pubblicare un bando di concorso nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee almeno un mese prima del termine entro il quale devono pervenire le candidature e, eventualmente, almeno due mesi prima della data fissata per gli esami. </p>
<p>3. Tutti i concorsi devono essere resi noti nell’ambito delle istituzioni delle tre Comunità europee negli stessi limiti di tempo».</p>
<p>5        L’art. 12 del Regime applicabile agli altri agenti delle Comunità europee (in prosieguo: il «RAA») dispone quanto segue:</p>
<p>«1. L’assunzione degli agenti temporanei deve assicurare all’istituzione la collaborazione di persone dotate delle più alte qualità di competenza, rendimento e integrità, assunte secondo una base geografica quanto più ampia possibile tra i cittadini degli Stati membri delle Comunità».</p>
<p> Fatti </p>
<p>6        Il 28 dicembre 2007 è stato pubblicato, ai sensi dell’art. 2, lett. a), e dell’art. 8 del RAA, l’avviso di posto vacante n. 73/07, relativo al posto di segretario generale del Comitato economico e sociale europeo (CESE) (in prosieguo: l’«avviso di posto vacante controverso»), nelle sole versioni tedesca, inglese e francese della Gazzetta ufficiale (GU C 316 A, pag. 1). L’avviso di posto vacante controverso precisa che il segretario generale sarebbe stato assunto quale agente temporaneo di grado AD 16, terzo scatto. </p>
<p>7        Alla voce «Qualifiche richieste», l’avviso di posto vacante menzionava, in particolare, che occorreva «essere funzionario di ruolo o agente temporaneo in servizio in un’istituzione europea, un organo, ufficio o agenzia» e avere «una conoscenza approfondita di una lingua ufficiale dell’Unione europea ed una conoscenza eccellente di almeno altre due lingue ufficiale dell’Unione europea», precisando che «[p]er ragioni di servizio, la buona conoscenza dell’inglese e/o del francese [era] fortemente auspicata». Alla voce «Termine per la presentazione delle candidature», l’avviso menzionava «il 28 gennaio 2008».</p>
<p>8        Un avviso (in prosieguo: l’«avviso sintetico»), redatto e pubblicato in tutte le lingue ufficiali, parimenti apparso nella Gazzetta ufficiale del 28 dicembre 2007 (GU C 316, pag. 61), ha informato «il personale delle istituzioni europee che l’avviso di vacanza [controverso] [era stato] pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea nelle versioni francese, tedesca e inglese (GU C 316 A del 28.12.2007)».</p>
<p>9        Il 30 gennaio 2008 è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale, nelle sole versioni tedesca, inglese e francese (GU C 25 A, pag. 19), un corrigendum dell’avviso di posto vacante controverso (in prosieguo: il «corrigendum»). In tale corrigendum, il CESE indicava un nuovo termine per la presentazione delle candidature al posto di segretario generale, vale a dire l’8 febbraio 2008. </p>
<p>10      Un avviso di rettifica dell’avviso di posto vacante controverso, redatto e pubblicato in tutte le lingue ufficiali, parimenti apparso nella Gazzetta ufficiale del 30 gennaio 2008 (GU C 25, pag. 21), ha informato «il personale delle istituzioni europee che l’avviso di posto vacante [controverso], pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea nelle versioni francese, tedesca e inglese (GU C 316 A del 28.12.2007), [era] stato modificato (cfr. GU C 25 A del 30.1.2008)».</p>
<p> Procedimento e conclusioni delle parti </p>
<p>11      Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale l’11 marzo 2008, la Repubblica italiana ha introdotto il presente ricorso contro la Commissione delle Comunità europee e il CESE, ai fini dell’annullamento dell’avviso di posto vacante controverso e del suo corrigendum.</p>
<p>12      Con separata istanza depositata presso la cancelleria del Tribunale il 29 aprile 2008, la Commissione ha sollevato un’eccezione di irricevibilità ai sensi dell’art. 114 del regolamento di procedura del Tribunale.</p>
<p>13      Con separato atto depositato presso la cancelleria del Tribunale il 5 giugno 2008, il Regno di Spagna ha chiesto di intervenire a sostegno delle conclusioni della Repubblica italiana. Con ordinanza 11 luglio 2008, il presidente della Sesta Sezione del Tribunale ha ammesso tale intervento.</p>
<p>14      Il 28 agosto 2008, il Regno di Spagna ha depositato la sua memoria di intervento.</p>
<p>15      Con ordinanza 16 dicembre 2008, il Tribunale (Sesta Sezione) ha dichiarato irricevibile il ricorso nella misura in cui era proposto contro la Commissione. </p>
<p>16      Su relazione del giudice relatore, il Tribunale (Sesta Sezione) ha deciso di avviare la fase orale del procedimento e, nell’ambito delle misure di organizzazione del procedimento previste dall’art. 64 del regolamento di procedura, ha invitato le parti a rispondere per iscritto ad alcuni quesiti. Le parti hanno ottemperato.</p>
<p>17      Con lettera dell’11 febbraio 2010, il Regno di Spagna ha indicato che non avrebbe partecipato all’udienza.</p>
<p>18      Le parti hanno svolto le loro difese orali e hanno risposto ai quesiti posti dal Tribunale all’udienza del 14 aprile 2010.</p>
<p>19      A causa dell’impedimento del giudice Tchipev a partecipare al procedimento dopo la chiusura della fase orale, la causa è stata riassegnata al giudice Vadapalas quale giudice relatore ed il giudice Jürimäe è stato designato per integrare la Sezione, in applicazione dell’art. 32, n. 3, del regolamento di procedura.</p>
<p>20      Con ordinanza 8 luglio 2010, il Tribunale (Sesta Sezione) nella sua nuova composizione ha riaperto la fase orale e le parti sono state informate che sarebbero state sentite in occasione di una nuova udienza il 22 settembre 2010.</p>
<p>21      Con lettere, rispettivamente, del 16 e 19 luglio 2010, la Repubblica italiana e il CESE hanno comunicato al Tribunale di rinunciare ad essere sentite un’altra volta.</p>
<p>22      Di conseguenza, il presidente della Sesta Sezione ha deciso di chiudere la fase orale del procedimento.</p>
<p>23      La Repubblica italiana, sostenuta dal Regno di Spagna, chiede che il Tribunale voglia annullare l’avviso di posto vacante e il suo corrigendum.</p>
<p>24      Il Regno di Spagna chiede inoltre che il Tribunale voglia condannare il CESE alle spese. </p>
<p>25      Il CESE chiede che il Tribunale voglia:</p>
<p>–        dichiarare il ricorso irricevibile o respingerlo in quanto infondato;</p>
<p>–        condannare la Repubblica italiana alle spese.</p>
<p> In diritto </p>
<p>1.     Sulla ricevibilità </p>
<p>26      Senza sollevare un’eccezione di irricevibilità ai sensi dell’art. 114 del regolamento di procedura, il CESE contesta la ricevibilità del ricorso in esame, proposto ai sensi dell’art. 230 CE.</p>
<p> Argomenti delle parti </p>
<p>27      Il CESE fa valere che i suoi atti non provengono da alcuna delle istituzioni menzionate all’art. 230, primo comma, CE, e richiama la sentenza della Corte 15 marzo 2005, causa C&#8209;160/03, Spagna/Eurojust (Racc. pag. I&#8209;2077, punti 35&#8209;44). Secondo il CESE, la motivazione di tale sentenza lascerebbe intendere, in sostanza, che il ricorso non è stato dichiarato irricevibile per il solo fatto che Eurojust non ricade tra le summenzionate istituzioni, ma anche in ragione della natura stessa degli atti impugnati, vale a dire i bandi, che non rientrerebbero fra gli atti menzionati all’art. 230 CE.</p>
<p>28      La Repubblica italiana contesta, in sostanza, la carenza di legittimazione passiva del CESE ai sensi dell’art. 230 CE.</p>
<p> Giudizio del Tribunale </p>
<p>29      In limine, occorre rilevare che il CESE non rientra tra le istituzioni di cui all’art. 230, primo comma, CE. Tuttavia, tale rilievo non osta a che il Tribunale controlli la legittimità dei suoi atti. </p>
<p>30      Infatti, come il Tribunale ha rilevato, segnatamente, nelle sentenze 8 ottobre 2008, causa T&#8209;411/06, Sogelma/AER (Racc. pag. II&#8209;2771, punto 36), e 2 marzo 2010, causa T&#8209;70/05, Evropaïki Dynamiki/EMSA (non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 64), riferendosi alla sentenza della Corte 23 aprile 1986, causa 294/83, Les Verts/Parlamento, detta «Les Verts» (Racc. pag. 1339), la Comunità europea è una Comunità di diritto e il Trattato ha istituito un sistema complesso di strumenti di ricorso e di procedure inteso ad affidare alla Corte il controllo della legittimità degli atti delle istituzioni. Il sistema del Trattato consente di proporre un ricorso diretto contro tutte le disposizioni adottate dalle istituzioni e miranti a produrre effetti giuridici. Partendo da tali premesse, la Corte ha pertanto concluso, nella menzionata sentenza Les Verts, che il ricorso per annullamento poteva essere diretto contro gli atti del Parlamento europeo destinati a produrre effetti giuridici nei confronti di terzi, anche se la disposizione del Trattato relativa al ricorso per annullamento, nella versione allora vigente, menzionava solo gli atti del Consiglio dell’Unione europea e della Commissione. Infatti, un’interpretazione di tale disposizione che escludesse gli atti del Parlamento dal novero di quelli impugnabili avrebbe portato, secondo la Corte, ad un risultato contrastante sia con lo spirito del Trattato, quale espresso nell’art. 164 del Trattato CE (divenuto art. 220 CE), sia col sistema dello stesso (v., in tal senso, sentenza Les Verts, cit., punti 23&#8209;25).</p>
<p>31      Da tale sentenza può dedursi il principio generale in forza del quale ogni atto adottato da un organismo dell’Unione, quale il CESE, destinato a produrre effetti giuridici nei confronti di terzi, deve essere suscettibile di controllo giurisdizionale (v., per analogia, sentenza Evropaïki Dynamiki/EMSA, cit., punto 65).</p>
<p>32      È pur vero che la menzionata sentenza Les Verts si limita a far menzione delle istituzioni comunitarie, mentre il CESE, come rilevato al precedente punto 29, non è ricompreso tra le istituzioni menzionate all’art. 230 CE. Tuttavia, occorre rilevare che un organo quale il CESE dispone della competenza di adottare avvisi di posto vacante come quello in oggetto. Orbene, tali atti determinano, nel definire i requisiti relativi all’accesso all’impiego, quali siano i soggetti la cui candidatura può essere presa in considerazione e costituiscono, pertanto, atti lesivi rispetto ai potenziali candidati la cui candidatura sia esclusa da tali requisiti (sentenze della Corte 19 giugno 1975, causa 79/74, Küster/Parlamento, Racc. pag. 725, punti 5&#8209;8, e 11 maggio 1978, causa 25/77, De Roubaix/Commissione, Racc. pag. 1081, punti 7&#8209;9; sentenza del Tribunale 20 novembre 2008, causa T&#8209;185/05, Italia/Commissione, Racc. pag. II&#8209;3207, punto 55). Pertanto, è giocoforza rilevare che la situazione del CESE, organo dotato del potere di adottare atti, come quelli in oggetto, che producono effetti giuridici nei confronti di terzi, è comparabile a quella del Parlamento nella causa che ha dato luogo alla menzionata sentenza Les Verts. Non può dunque ritenersi accettabile, in una comunità di diritto, che atti di tal sorta sfuggano a qualsivoglia controllo giurisdizionale (v., per analogia, sentenza Evropaïki Dynamiki/EMSA, cit., punto 66, e la giurisprudenza ivi citata).</p>
<p>33      Ne consegue che l’avviso di posto vacante controverso adottato dal CESE, destinato a produrre effetti giuridici nei confronti di tutti i candidati la cui candidatura sia esclusa in forza dei requisiti imposti, costituisce un atto impugnabile.</p>
<p>34      Tale conclusione non è infirmata dalla sentenza Spagna/Eurojust, citata supra, richiamata dal CESE, in cui un ricorso di annullamento fondato sull’art. 230 CE avverso bandi per posti di agenti temporanei è stato dichiarato irricevibile, ove la Corte ha rilevato in tale sentenza che l’art. 41 UE, applicabile nel caso di specie, non prevedeva che l’art. 230 CE si applicasse alle disposizioni relative alla cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale di cui al titolo VI del Trattato sull’Unione europea, in cui ricade Eurojust; la competenza della Corte in questa materia è infatti precisata all’art. 35 UE, cui rinvia l’art. 46, lett. b), UE (sentenza Spagna/Eurojust, cit., punto 38).</p>
<p>35      Risulta quindi dall’art. 230, primo comma, CE, come interpretato alla luce della sentenza Les Verts, cit. (punti 23&#8209;25), e della sentenza Sogelma/AER, cit. (punti 36 e 37), che il presente ricorso è ricevibile.</p>
<p>2.     Nel merito </p>
<p>36      A sostegno del presente ricorso, la Repubblica italiana fa valere, sostanzialmente, la violazione degli artt. 1, 4, 5 e 6 del regolamento n. 1, degli artt. 12 CE, 253 CE e 290 CE, dell’art. 6 UE, dell’art. 1, nn. 2 e 3, dell’allegato III dello Statuto, dell’art. 22 della Carta, dell’art. 12 del RAA, dei principi di non discriminazione, del multilinguismo e di tutela del legittimo affidamento, nonché uno sviamento di potere.</p>
<p>37      In primo luogo, il Tribunale esaminerà la questione se il CESE abbia competenza in ordine alla fissazione del regime linguistico dell’avviso di posto vacante controverso ai sensi dell’art. 290 CE. In secondo luogo, sarà esaminata la questione se il CESE, nel determinare tale regime, abbia violato gli artt. 1, 4, 5 e 6 del regolamento n. 1. In terzo luogo, sarà esaminata la questione se la pubblicazione integrale nella Gazzetta ufficiale dell’avviso di posto vacante controverso in tre sole lingue nonché l’indicazione, nell’avviso di posto vacante controverso, della buona conoscenza dell’inglese e/o del francese tra le qualifiche richieste siano in contrasto con i principi di non discriminazione e del multilinguismo. Nell’ipotesi in cui la soluzione di tale questione risultasse negativa, in quarto luogo, sarà esaminato quanto fatto valere in ordine alla violazione del principio di tutela del legittimo affidamento, allo sviamento di potere e al difetto di motivazione.</p>
<p> Sulla violazione dell’art. 290 CE </p>
<p> Argomenti delle parti</p>
<p>38      La Repubblica italiana ritiene che il CESE si sia sostituito al Consiglio per fissare il regime linguistico dell’avviso di posto vacante controverso, in violazione dell’art. 290 CE, mentre avrebbe semplicemente dovuto seguire il regime fissato dal Consiglio con il regolamento n. 1. Peraltro, nessuna delle norme che disciplinano il CESE attribuisce a quest’ultimo alcuna competenza in tema di regime linguistico.</p>
<p>39      Il Regno di Spagna sostiene gli argomenti della Repubblica italiana quanto al difetto di competenza del CESE a modificare il regime linguistico sancito dall’art. 290 CE.</p>
<p>40      Il CESE non contesta che solo il Consiglio può adottare gli atti che definiscono il regime linguistico della Comunità, conformemente all’art. 290 CE. Tuttavia, il CESE sostiene che il Consiglio abbia lasciato, ai sensi dell’art. 6 del regolamento n. 1, un margine alle istituzioni per le loro necessità interne, che il CESE avrebbe utilizzato per la pubblicazione dell’avviso di posto vacante controverso.</p>
<p> Giudizio del Tribunale</p>
<p>41      Il regolamento n. 1, che stabilisce il regime linguistico delle istituzioni, è stato adottato dal Consiglio in applicazione dell’art. 290 CE. L’art. 6 di tale regolamento consente espressamente alle istituzioni di determinare le modalità di applicazione del regime linguistico nei propri regolamenti interni, competenza nell’esercizio della quale occorre del resto riconoscere loro una certa autonomia funzionale, al fine di garantire il loro buon funzionamento (v. conclusioni dell’avvocato generale Poiares Maduro nella causa Spagna/Eurojust, cit., Racc. pag. I&#8209;2079, punto 48, e la giurisprudenza ivi citata)</p>
<p>42      Alla luce delle suesposte considerazioni, occorre concludere che l’avviso di posto vacante controverso non viola l’art. 290 CE, ma è stato adottato in forza della competenza riconosciuta alle istituzioni e agli organi comunitari dall’art. 6 del regolamento n. 1. </p>
<p>43      Ne consegue che il motivo attinente alla violazione dell’art. 290 CE deve essere respinto. </p>
<p> Sulla violazione degli artt. 1, 4, 5 e 6 del regolamento n. 1 </p>
<p> Argomenti delle parti</p>
<p>44      In primo luogo, la Repubblica italiana sostiene che la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’avviso di posto vacante controverso solo in tedesco, inglese e francese sia in contrasto con gli artt. 4 e 5 del regolamento n. 1. Gli atti di portata generale come un avviso di posto vacante, infatti, dovrebbero essere redatti in tutte le lingue ufficiali, conformemente all’art. 4 del regolamento n. 1 e, quindi, essere pubblicati nella Gazzetta ufficiale in tutte le lingue ufficiali, ai sensi dell’art. 5 del regolamento n. 1.</p>
<p>45      L’espressione «testi di portata generale», utilizzata nell’art. 4 del regolamento n. 1, esclude che tale disposizione intenda riferirsi ai soli atti normativi. In tal senso, il regolamento n. 1 prevede che tutte le manifestazioni di volontà delle istituzioni che possano interessare la generalità dei cittadini dell’Unione siano pubblicate nella Gazzetta ufficiale in tutte le lingue ufficiali. Orbene, un avviso di posto vacante sarebbe un atto che presenta tali caratteristiche.</p>
<p>46      La Repubblica italiana osserva parimenti che l’art. 1, nn. 2 e 3, dell’allegato III allo Statuto, che disciplina il luogo di pubblicazione del bando di concorso e il termine di presentazione delle candidature a un concorso, non fornisce alcun elemento circa le lingue in cui il bando deve essere pubblicato. Al contrario l’art. 4 del regolamento n. 1 prevede che i regolamenti e gli altri testi di portata generale devono essere redatti in tutte le lingue ufficiali.</p>
<p>47      In secondo luogo, la Repubblica italiana fa valere che l’indicazione, nell’avviso di posto vacante controverso, di solo due lingue quali lingue di lavoro al CESE sarebbe in contrasto con l’art. 1 del regolamento n. 1, il quale prevede che tutte le lingue nazionali degli Stati membri abbiano rango di lingue ufficiali e di lingue di lavoro. Detta limitazione introdurrebbe, inoltre, una gerarchia tra le lingue degli Stati membri, in contrasto con tale articolo. </p>
<p>48      Tale limitazione non sarebbe giustificata neanche dall’art. 6 del regolamento n. 1. È pur vero che questa disposizione consentirebbe alle istituzioni di determinare le modalità di applicazione del regime linguistico nei loro regolamenti interni. Tale facoltà, tuttavia, riguarderebbe solo il funzionamento interno delle istituzioni e non lo svolgimento dei concorsi esterni diretti all’assunzione del personale chiamato a lavorare al servizio delle istituzioni. Inoltre, nessuna istituzione avrebbe finora adottato un regolamento che prevede l’uso di lingue specifiche al suo interno e ancor meno l’uso del tedesco, dell’inglese o del francese, ove l’unica eccezione è prevista per la Corte di giustizia, ed è oggetto di menzione speciale all’art. 7 del regolamento n. 1.</p>
<p>49      Il Regno di Spagna ritiene che l’art. 6 del regolamento n. 1 consentirebbe alle istituzioni di determinare le modalità di applicazione del regime linguistico nei loro regolamenti interni. Tuttavia, esso aggiunge, in primo luogo, che non esisterebbero regole scritte che indichino l’inglese, il francese e il tedesco come lingue di lavoro interne. In secondo luogo, l’avviso di posto vacante controverso non sarebbe destinato solo al personale delle istituzioni. In terzo luogo, esisterebbe una giurisprudenza della Corte che nega la creazione di priorità tra le lingue (sentenza della Corte 2 aprile 1998, causa C&#8209;296/95, EMU Tabac e a., Racc. pag. I&#8209;1605, punto 36).</p>
<p>50      Il CESE contesta l’insieme degli argomenti della Repubblica italiana. </p>
<p> Giudizio del Tribunale</p>
<p>51      Gli artt. 1, 4 e 5 del regolamento n. 1, invocati dalla ricorrente, non sono applicabili ai rapporti tra le istituzioni e i loro funzionari e agenti, in quanto fissano unicamente il regime linguistico applicabile tra le istituzioni ed uno Stato membro o una persona che ricade nella giurisdizione di uno degli Stati membri (v., in tal senso, sentenze del Tribunale 5 ottobre 2005, causa T&#8209;203/03, Rasmussen/Commissione, Racc. PI pagg. I&#8209;A&#8209;279 e II&#8209;1287, punto 60, e Italia/Commissione, cit., punto 117). Lo stesso vale, pertanto, quanto ai rapporti tra organi come il CESE ed i funzionari e gli altri agenti delle Comunità. </p>
<p>52      I funzionari e gli altri agenti delle Comunità, nonché i candidati a tali posti, infatti, riguardo all’applicazione delle disposizioni dello Statuto, ivi comprese quelle relative all’assunzione nell’ambito di un’istituzione, sono soggetti unicamente alla giurisdizione comunitaria (v., per analogia, sentenze del Tribunale 7 febbraio 2001, causa T&#8209;118/99, Bonaiti Brighina/Commissione, Racc. PI pagg. I&#8209;A&#8209;25 e II&#8209;97, punto 13, e Italia/Commissione, cit., punto 118).</p>
<p>53      L’equiparazione dei candidati a tali posti, in materia di regime linguistico applicabile, ai funzionari e agli altri agenti delle Comunità trova giustificazione nella circostanza che tali candidati si rapportano ad un’istituzione comunitaria unicamente al fine di ottenere un posto di funzionario o agente per il quale talune conoscenze linguistiche sono necessarie e possono essere imposte dalle disposizioni comunitarie applicabili per assegnare il posto di cui è causa (v., per analogia, sentenza Italia/Commissione, cit., punto 119).</p>
<p>54      Ne consegue che gli artt. 1, 4 e 5 del regolamento n. 1 non trovano applicazione all’avviso di posto vacante controverso. </p>
<p>55      L’art. 6 del regolamento n. 1 consente espressamente alle istituzioni di determinare le modalità di applicazione del regime linguistico nei propri regolamenti interni. Ciò premesso, ricade nella responsabilità delle istituzioni la scelta della lingua di comunicazione interna, ove ogni istituzione può imporre tale lingua ai suoi agenti e a coloro che rivendichino tale status (v., in tal senso, le conclusioni dell’avvocato generale Poiares Maduro nella causa Spagna/Eurojust, cit., punto 46). La scelta della lingua di pubblicazione esterna di un avviso di posto vacante ricade parimenti nella responsabilità delle istituzioni (v., in tal senso, sentenza Italia/Commissione, cit., punto 122). </p>
<p>56      Conseguentemente, l’argomento secondo il quale il CESE avrebbe fatto uso di una facoltà che non gli è riconosciuta dall’art. 6 del regolamento n. 1 deve essere respinto. </p>
<p>57      Alla luce di tutte le suesposte considerazioni, il motivo attinente alla violazione degli artt. 1, 4, 5 e 6 del regolamento n. 1 deve essere respinto. </p>
<p> Sulla violazione dei principi di non discriminazione e del multilinguismo </p>
<p> Argomenti delle parti</p>
<p>58      In primo luogo, la Repubblica italiana ritiene che la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’avviso di posto vacante controverso in tre lingue non abbia consentito a tutti i cittadini dell’Unione di prendere conoscenza della sua esistenza in condizioni di parità, secondo il principio di non discriminazione in ragione della cittadinanza sancito dall’art. 12 CE. I cittadini di lingua tedesca, inglese o francese, infatti, sarebbero avvantaggiati rispetto a tutti gli altri cittadini dell’Unione. Tale pubblicazione rappresenterebbe altresì una violazione del rispetto del principio del multilinguismo, sancito dall’art. 6, n. 3, UE, e dall’art. 22 della Carta, secondo cui ciascun cittadino dell’Unione ha il diritto di essere informato nella propria lingua degli atti comunitari che incidono sui suoi diritti, tanto più che legge la Gazzetta ufficiale nella sua lingua materna.</p>
<p>59      La Repubblica italiana sostiene che non rileva il fatto che numerosi cittadini dell’Unione non appartenenti agli Stati membri di lingua tedesca, inglese o francese e, in particolare, cittadini italiani, si siano candidati al posto di segretario generale del CESE avendo avuto notizia della vacanza di tale posto dall’avviso sintetico pubblicato nella Gazzetta ufficiale nelle altre lingue ufficiali lo stesso giorno dell’avviso di posto vacante controverso. Ciò costituirebbe un concorso di circostanze del tutto fortuito che non farebbe venir meno la discriminazione.</p>
<p>60      Una discriminazione in ragione della cittadinanza sussisterebbe del pari per quanto riguarda il termine di presentazione delle candidature al posto di segretario generale del CESE. Infatti, mentre i candidati di lingua tedesca, inglese o francese disponevano del termine di un mese a decorrere dalla pubblicazione dell’avviso di posto vacante controverso nella Gazzetta ufficiale, gli altri candidati disponevano di un termine più breve, essendo venuti a conoscenza dell’avviso dopo aver letto nella loro lingua materna l’avviso sintetico pubblicato nella Gazzetta ufficiale, che rinviava, per la lettura integrale del testo dell’avviso di posto vacante controverso, alle versioni tedesca, inglese e francese della Gazzetta ufficiale. </p>
<p>61      La Repubblica italiana ritiene parimenti che la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’avviso di posto vacante controverso in sole tre lingue sia in contrasto con lo stesso disposto dell’art. 1, nn. 2 e 3, dell’allegato III dello Statuto, dell’art. 12 del RAA, e dell’art. 72, n. 2, del regolamento interno del CESE. </p>
<p>62      La Repubblica italiana sostiene che la necessità di una buona conoscenza dell’inglese o del francese comporterebbe parimenti una palese discriminazione nei confronti delle altre lingue, il che sarebbe contrario al principio di non discriminazione e del multilinguismo. Tale esigenza produrrebbe, inoltre, un’altrettanto palese discriminazione a danno di tutti i cittadini che siano a conoscenza, oltre che della propria, di una seconda e eventualmente anche di una terza, quarta e quinta lingua ufficiale, tra le quali però non si trovino né l’inglese né il francese.</p>
<p>63      La Repubblica italiana sostiene peraltro che un bando di concorso o un avviso di posto vacante costituiscano testi di contenuto esclusivamente giuridico, dai quali il candidato ricava la nozione dei propri diritti e obblighi in relazione ad un atto importante come la partecipazione ad un concorso per l’assunzione nelle istituzioni. Pertanto, i candidati in possesso di una conoscenza approfondita del tedesco, dell’inglese o del francese sarebbero avvantaggiati nella lettura di un bando pubblicato integralmente nella Gazzetta ufficiale in tali tre lingue rispetto a qualsiasi altro candidato che non abbia un’eccellente conoscenza di una di tali tre lingue.</p>
<p>64      Il Regno di Spagna condivide l’argomento dedotto dalla Repubblica italiana secondo cui la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’avviso di posto vacante controverso in sole tre lingue viola l’art. 12 CE e aggiunge che tale tipo di pubblicazione selettiva introdurrebbe un gravissimo precedente se applicato ad altri settori, poiché avrebbe la conseguenza che solo tre versioni linguistiche della Gazzetta ufficiale sarebbero affidabili e complete.</p>
<p>65      Il CESE ricorda che spetta alla Repubblica italiana dimostrare che la pubblicazione dell’avviso di posto vacante controverso nella Gazzetta ufficiale in sole tre lingue abbia impedito a tutti i cittadini dell’Unione di prendere conoscenza dell’esistenza dell’avviso in condizioni di parità o di non discriminazione e segnala che non è stato dedotto alcun elemento di fatto per quanto riguarda tale presunto impedimento.</p>
<p>66      La circostanza che numerosi cittadini dell’Unione non appartenenti agli Stati membri di lingua tedesca, inglese o francese si siano candidati al posto di segretario generale del CESE non costituirebbe la risultante di un concorso di circostanze, ma si spiegherebbe con la pubblicazione dell’avviso sintetico recante menzione della pubblicazione dell’avviso di posto vacante controverso nella Gazzetta ufficiale in tutte le lingue ufficiali. </p>
<p>67      Il CESE ritiene infondato l’argomento della Repubblica italiana, secondo cui i candidati che non abbiano il tedesco, l’inglese o il francese come «prima lingua» disporrebbero di un periodo di tempo più breve rispetto ai candidati germanofoni, anglofoni o francofoni, e sarebbero in tal modo oggetto di una disparità di trattamento ingiustificata. Ciascun potenziale candidato che avesse preso conoscenza dell’avviso di posto vacante controverso mediante l’avviso sintetico pubblicato nella Gazzetta ufficiale nella propria lingua materna avrebbe potuto procurarsi rapidamente la versione integrale dell’avviso di posto vacante controverso. Le persone eventualmente interessate sarebbero persone qualificate, in possesso di una lunga esperienza come funzionari o agenti delle istituzioni e che, pertanto, disporrebbero di tutti gli strumenti necessari per procurarsi facilmente una determinata versione linguistica della Gazzetta ufficiale.</p>
<p>68      Il CESE contesta altresì l’argomento della Repubblica italiana secondo cui la limitazione all’inglese ed al francese comporterebbe una discriminazione nei confronti delle altre lingue ufficiali. In primo luogo, l’inglese e il francese sono, insieme al tedesco, le lingue di lavoro maggiormente utilizzate nelle istituzioni da più di 35 anni. In secondo luogo, i candidati cui si rivolge, in particolare, l’avviso di posto vacante controverso sono funzionari o agenti delle Comunità in possesso di una lunga esperienza di lavoro ad un livello elevato nelle istituzioni e nelle agenzie comunitarie e sono quindi perfettamente in grado di comprendere l’avviso di posto vacante controverso nei minimi dettagli e, pertanto, di essere pienamente informati del suo contenuto preciso.</p>
<p> Giudizio del Tribunale</p>
<p>–       Osservazioni preliminari</p>
<p>69      Occorre rilevare che il presente motivo si articola in due capi. Nell’ambito del primo capo, il Tribunale è chiamato, in sostanza, a pronunciarsi sulla questione se la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’avviso di posto vacante controverso in sole tre lingue, vale a dire il tedesco, l’inglese e il francese, sia conforme ai principi di non discriminazione e del multilinguismo. Nell’ambito del secondo capo, il Tribunale è chiamato a pronunciarsi in ordine alla conformità ai principi di non discriminazione e del multilinguismo dell’indicazione, nell’avviso di posto vacante controverso, di una buona conoscenza dell’inglese e/o del francese tra le qualifiche «fortemente auspicat[e]», e non, come invoca la ricorrente, tra le qualifiche «richieste».</p>
<p>–       Sul primo capo, relativo alla pubblicazione selettiva nella Gazzetta ufficiale dell’avviso di posto vacante controverso </p>
<p>70      In primo luogo, occorre rilevare che non sussiste alcuna disposizione né alcun principio di diritto comunitario che imponga che un avviso di posto vacante come quello in oggetto sia pubblicato sistematicamente nella Gazzetta ufficiale in tutte le lingue ufficiali (v., per analogia, sentenza Italia/Commissione, cit., punto 115).</p>
<p>71      Vero è che il posto da coprire di cui all’avviso di posto vacante controverso è tale da interessare, potenzialmente, candidati che provengono da ogni Stato membro. Tuttavia, come la Corte ha già avuto modo di affermare, i numerosi riferimenti nel Trattato CE all’uso delle lingue non possono essere considerati come la manifestazione di un principio generale di diritto comunitario che garantisce ad ogni cittadino il diritto a che tutto ciò che potrebbe incidere sui suoi interessi sia redatto in ogni caso nella sua lingua (sentenza della Corte 9 settembre 2003, causa C&#8209;361/01 P, Kik/UAMI, Racc. pag. I&#8209;8283, punto 82, nonché sentenza Italia/Commissione, cit., punto 116). </p>
<p>72      In secondo luogo, occorre rilevare che, se è vero che l’amministrazione può legittimamente adottare le misure che le sembrano adeguate al fine di disciplinare alcuni aspetti della procedura di assunzione del personale, ciò non toglie che tali misure non possono sfociare in una discriminazione fondata sulla lingua tra i candidati a un determinato posto (v., per analogia, sentenza Italia/Commissione, cit., punto 127).</p>
<p>73      L’art. 12, n. 1, del RAA, infatti, osta a che l’istituzione esiga da parte dei candidati ad un posto di agente temporaneo la conoscenza perfetta di una determinata lingua ufficiale, allorché tale requisito linguistico abbia l’effetto di riservare detto posto ad una nazionalità determinata senza che ciò sia giustificato da motivi inerenti al funzionamento del servizio (v., per analogia, sentenza della Corte 4 marzo 1964, causa 15/63, Lassalle/Parlamento, Racc. pag. 59, in particolare pagg. 72 e 73, nonché sentenza Italia/Commissione, cit., punto 129).</p>
<p>74      Ne consegue che, se il CESE decide di pubblicare nella Gazzetta ufficiale il testo integrale di un avviso di posto vacante per un posto di segretario generale in alcune lingue, esso deve, al fine di evitare una discriminazione fondata sulla lingua tra i candidati potenzialmente interessati da tale avviso, adottare misure adeguate al fine di informare l’insieme di tali candidati dell’esistenza dell’avviso di posto vacante di cui trattasi e delle edizioni in cui esso è stato pubblicato integralmente (v., per analogia, sentenza Italia/Commissione, cit., punto 130).</p>
<p>75      Nella misura in cui tale requisito risulti soddisfatto, la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale di un avviso di posto vacante in un numero limitato di lingue non è tale da provocare una discriminazione tra i diversi candidati se è pacifico che essi possiedono una sufficiente padronanza di almeno una di queste lingue, tale da consentire loro di prendere utilmente conoscenza del contenuto dell’avviso (v., per analogia, sentenza Italia/Commissione, cit., punto 131).</p>
<p>76      A tale riguardo, occorre ricordare la giurisprudenza secondo la quale la circostanza che documenti indirizzati dall’amministrazione ad uno dei suoi funzionari siano redatti in una lingua diversa dalla lingua madre di tale funzionario o dalla prima lingua straniera scelta dallo stesso non costituisce alcuna violazione dei diritti di tale funzionario, se egli possiede una padronanza della lingua utilizzata dall’amministrazione tale da consentirgli di prendere effettivamente e facilmente conoscenza del contenuto dei documenti in questione. Tale conclusione vale parimenti riguardo all’avviso di posto vacante controverso (v., per analogia, sentenza Italia/Commissione, cit., punto 132, e la giurisprudenza ivi citata).</p>
<p>77      Infatti, quando le necessità del servizio o quelle dell’impiego lo esigono, l’istituzione interessata può legittimamente specificare le lingue di cui è richiesta la conoscenza approfondita o soddisfacente (v., a contrario, sentenza Lassalle/Parlamento, cit., pagg. 72 e 73; v. anche le conclusioni dell’avvocato generale Lagrange relativamente a tale sentenza, Racc. pag. 77, in particolare pag. 94). In quest’ultimo caso, la circostanza che il testo del rispettivo avviso di posto vacante sia unicamente disponibile in tali lingue non è tale da provocare una discriminazione tra candidati, dal momento che essi devono, tutti, avere la padronanza quantomeno di una di queste lingue.</p>
<p>78      Per contro, la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale del testo dell’avviso di posto vacante controverso unicamente in alcune lingue ufficiali, quando invece soggetti che abbiano soltanto conoscenze di altre lingue ufficiali potrebbero presentare la loro candidatura, è tale da condurre, in assenza di altre misure intese a consentire a quest’ultima categoria di candidati potenziali di prendere utilmente conoscenza del contenuto di tale avviso, ad una discriminazione a loro danno (v., per analogia, sentenza Italia/Commissione, cit., punto 135).</p>
<p>79      In tale ipotesi, infatti, i candidati di cui è causa si troverebbero in una posizione meno favorevole rispetto agli altri candidati, dato che non sarebbero in grado di prendere utilmente conoscenza delle qualifiche richieste dall’avviso di posto vacante nonché dei requisiti e delle regole della procedura di assunzione. Orbene, una siffatta conoscenza costituisce un presupposto necessario per la migliore presentazione possibile della loro candidatura, al fine di potersi giovare delle più ampie possibilità di essere scelti per il posto di cui è causa (v., per analogia, sentenza Italia/Commissione, cit., punto 136).</p>
<p>80      Nel caso di specie, dalle disposizioni di cui al punto 3 dell’avviso di posto vacante controverso, citate al precedente punto 7, risulta che la conoscenza dell’inglese e/o del francese è solo «fortemente auspicata», e non imposta. Potenziali candidati al posto di segretario generale del CESE, in possesso di una conoscenza approfondita di una lingua ufficiale e di una conoscenza eccellente di almeno altre due lingue ufficiali diverse da una delle tre lingue di pubblicazione erano pertanto potenzialmente idonei a concorrere e avrebbero dunque potuto presentare la propria candidatura per tale posto, se l’avviso di posto vacante fosse stato pubblicato in una lingua che essi conoscevano e se fossero stati in tal modo informati dell’esistenza del posto da coprire. </p>
<p>81      Inoltre, taluni candidati, pur in possesso di una conoscenza soddisfacente delle lingue tedesca, inglese o francese, non consultano necessariamente le edizioni della Gazzetta ufficiale in una di queste tre lingue, ma consultano quella nella propria lingua madre (v., per analogia, sentenza Italia/Commissione, cit., punto 148).</p>
<p>82      Sussiste pertanto un rischio considerevole che i candidati potenzialmente interessati dall’avviso di posto vacante controverso abbiano consultato solo gli avvisi pubblicati in tutte le lingue ufficiali, vale a dire l’avviso sintetico del 28 dicembre 2007, recante menzione unicamente della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’avviso di posto vacante controverso, e l’avviso di rettifica dell’avviso di posto vacante controverso del 30 gennaio 2008, il quale indicava solo che l’avviso di posto vacante controverso era stato modificato.</p>
<p>83      Non può ritenersi che tali due avvisi, che non presentano alcuna indicazione di rilievo, come la durata e la possibilità di rinnovo del mandato del posto da coprire, i requisiti di ammissione, le qualifiche e l’esperienza professionale richieste, le modalità di selezione e la data limite per la presentazione delle candidature, siano tali da informare sufficientemente i candidati potenziali del contenuto dell’avviso di posto vacante controverso. Orbene, come rilevato al precedente punto 79, una siffatta conoscenza costituisce un presupposto necessario per la migliore presentazione possibile della loro candidatura.</p>
<p>84      A fortiori, i candidati che non conoscano né la lingua tedesca, né quella inglese, né quella francese, ma che possiedano tuttavia le conoscenze linguistiche richieste, non avrebbero mai avuto la possibilità di venire a conoscenza del contenuto integrale del testo dell’avviso di posto vacante controverso. </p>
<p>85      Dall’insieme delle suesposte considerazioni risulta che la pubblicazione nelle sole edizioni tedesca, inglese e francese della Gazzetta ufficiale dell’avviso di posto vacante controverso costituisce una discriminazione in base alla lingua tra candidati potenziali, in contrasto con l’art. 12 CE. </p>
<p>86      Del resto, il CESE ha parimenti violato, indirettamente, l’art. 12 del RAA, atteso che la pubblicazione dell’avviso di posto vacante controverso nelle sole lingue tedesca, inglese e francese è tale da favorire, nell’ambito delle procedure di assunzione, quale agente temporaneo, di un segretario generale, candidati di alcune nazionalità, vale a dire quelli provenienti dai paesi in cui si parlano tali lingue come lingua madre, e da danneggiare quantomeno una parte dei candidati cittadini di altri Stati membri (v., per analogia, sentenza Italia/Commissione, cit., punto 150).</p>
<p>87      Alla luce di quanto sopra, il primo capo del presente motivo deve essere accolto. </p>
<p>88      Pertanto, l’avviso di posto vacante controverso, pubblicato nella Gazzetta ufficiale nelle sole lingue tedesca, inglese e francese, deve essere annullato, senza che occorra procedere all’analisi del secondo capo del presente motivo, né degli altri motivi invocati dalla Repubblica italiana. </p>
<p> Sulle spese </p>
<p>89      Ai sensi dell’art. 87, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Peraltro, ai sensi dell’art. 87, n. 4, primo comma, di detto regolamento, gli Stati membri intervenuti nella causa sopportano le proprie spese.</p>
<p>90      Nel caso di specie, il CESE è rimasto soccombente. Tuttavia, la Repubblica italiana non ha formulato alcuna domanda in ordine alle spese. Ciò premesso, occorre disporre che ciascuna parte sopporti le proprie spese.</p>
<p>Per questi motivi,</p>
<p>IL TRIBUNALE (Sesta Sezione)</p>
<p>dichiara e statuisce:</p>
<p>1)      L’avviso di posto vacante n. 73/07, concernente un posto di segretario generale presso la segreteria del Comitato economico e sociale europeo (CESE), pubblicato il 28 dicembre 2007, come rettificato il 30 gennaio 2008, è annullato. </p>
<p>2)      Ciascuna parte sopporterà le proprie spese. </p>
<p>Vadapalas <br />	<br />
 Jürimäe <br />	<br />
 Truchot</p>
<p>	<br />
Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 31 marzo 2011.</p>
<p>Firme</p>
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		<title>Tribunale dell&#8217;Unione europea &#8211; Sentenza &#8211; 17/2/2011 n.0</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/tribunale-dellunione-europea-sentenza-17-2-2011-n-0/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 23:00:00 +0000</pubDate>
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<p>Pres. N. J. FORWOOD relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l&#8217;esercizio delle attività televisive Diffusione radiotelevisiva – Art. 3 bis della direttiva 89/552/CEE – Misure adottate dal Regno Unito relativamente agli eventi di particolare rilevanza per la società di tale Stato membro</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/tribunale-dellunione-europea-sentenza-17-2-2011-n-0/">Tribunale dell&#8217;Unione europea &#8211; Sentenza &#8211; 17/2/2011 n.0</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">Pres. N. J. FORWOOD</span></p>
<hr />
<p>relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti l&#8217;esercizio delle attività televisive</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Diffusione radiotelevisiva – Art. 3 bis della direttiva 89/552/CEE – Misure adottate dal Regno Unito relativamente agli eventi di particolare rilevanza per la società di tale Stato membro – Coppa del mondo di calcio – Decisione che dichiara le misure compatibili con il diritto comunitario – Motivazione – Artt. 43 CE, 49 CE e 86 CE – Diritto di proprietà</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>Il ricorso è respinto.<br />
La Fédération internationale de football association (FIFA) sopporterà, oltre alle proprie spese, le spese sostenute dalla Commissione europea.<br />
Il Regno del Belgio e il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord sopporteranno le proprie spese.</p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
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		<title>Tribunale dell&#8217;Unione europea &#8211; Sentenza &#8211; 17/2/2011 n.0</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/tribunale-dellunione-europea-sentenza-17-2-2011-n-0-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/tribunale-dellunione-europea-sentenza-17-2-2011-n-0-2/">Tribunale dell&#8217;Unione europea &#8211; Sentenza &#8211; 17/2/2011 n.0</a></p>
<p>Pres. N. J. FORWOOD Diffusione radiotelevisiva – Art. 3 bis della direttiva 89/552/CEE – Misure adottate dal Regno Unito relativamente agli eventi di particolare rilevanza per la società di tale Stato membro – Campionato europeo di calcio – Decisione che dichiara le misure compatibili con il diritto comunitario – Motivazione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/tribunale-dellunione-europea-sentenza-17-2-2011-n-0-2/">Tribunale dell&#8217;Unione europea &#8211; Sentenza &#8211; 17/2/2011 n.0</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">Pres. N. J. FORWOOD</span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Diffusione radiotelevisiva – Art. 3 bis della direttiva 89/552/CEE – Misure adottate dal Regno Unito relativamente agli eventi di particolare rilevanza per la società di tale Stato membro – Campionato europeo di calcio – Decisione che dichiara le misure compatibili con il diritto comunitario – Motivazione – Artt. 49 CE e 86 CE – Diritto di proprietà.</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>Il ricorso è respinto.<br />
L’Union des associations européennes de football (UEFA) sopporterà, oltre alle proprie spese, anche quelle sostenute dalla Commissione europea.<br />
Il Regno del Belgio e il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord sopporteranno le proprie spese.</p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p>Per visualizzare il testo del documento <a href="/static/pdf/g/16666_16666.pdf">clicca qui</a></p>
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