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	<title>21/6/2007 Archivi - Giustamm</title>
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	<title>21/6/2007 Archivi - Giustamm</title>
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	<item>
		<title>T.A.R. Puglia &#8211; Lecce &#8211; Sezione II &#8211; Sentenza &#8211; 21/6/2007 n.2483</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-puglia-lecce-sezione-ii-sentenza-21-6-2007-n-2483/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jun 2007 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-puglia-lecce-sezione-ii-sentenza-21-6-2007-n-2483/">T.A.R. Puglia &#8211; Lecce &#8211; Sezione II &#8211; Sentenza &#8211; 21/6/2007 n.2483</a></p>
<p>Antonio Cavallari – Presidente, Tommaso Capitanio – Estensore. Ciarrocchi e altro (avv.ti F. Massa e F. Cantobelli) c. Comune di Squinzano (avv.ti L. Doria e E. Sticchi Damiani), Intraferr s.r.l. (avv.ti P. Medina, M. Vitone e V. Lopedote). sull&#8217;ipotesi di conferimento di un incarico di progettazione che non comprenda la</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-puglia-lecce-sezione-ii-sentenza-21-6-2007-n-2483/">T.A.R. Puglia &#8211; Lecce &#8211; Sezione II &#8211; Sentenza &#8211; 21/6/2007 n.2483</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-puglia-lecce-sezione-ii-sentenza-21-6-2007-n-2483/">T.A.R. Puglia &#8211; Lecce &#8211; Sezione II &#8211; Sentenza &#8211; 21/6/2007 n.2483</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">Antonio Cavallari – Presidente, Tommaso Capitanio – Estensore.<br /> Ciarrocchi e altro (avv.ti F. Massa e F. Cantobelli) c. Comune di Squinzano (avv.ti L. Doria e E. Sticchi Damiani), Intraferr s.r.l. (avv.ti P. Medina, M. Vitone e V. Lopedote).</span></p>
<hr />
<p>sull&#8217;ipotesi di conferimento di un incarico di progettazione che non comprenda la relazione geologica</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">1. Processo – Processo amministrativo – Art.83, c.p.p. – Interpretazione.</p>
<p>2. Contratti della pubblica amministrazione – Giurisdizione e competenza – Enti locali – Appalti sotto soglia – Affidamenti – Controversie – Giurisdizione del giudice amministrativo.</p>
<p>3. Contratti della pubblica amministrazione – Disciplina normativa – Gara – Affidamento dei servizi di ingegneria ed architettura per l’esecuzione della progettazione di determinati lavori – Partecipazione – Singolo progettista o partecipazione sotto forma r.t.p. – Opera del geologo – Differenze.</p>
<p>4. Contratti della pubblica amministrazione – Disciplina normativa – Incarico di progettazione – Conferimento – Mancata inclusione della relazione geologica – Correttivi.</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>1. L’art. 83 c.p.c., nell’attuale formulazione, consente un minor rigore formale, anche se permane la necessità che i due atti (ricorso e procura) siano “materialmente” (attraverso spillatura o mezzo analogo) congiunti fra loro.<br />
2. Nel settore degli appalti pubblici “sotto soglia” banditi dagli enti locali, non è ammesso l’affidamento in base alle norme del diritto privato, nemmeno quando si tratta di affidamenti “fiduciari”, per cui le amministrazioni interessate debbono comunque svolgere procedimenti amministrativi, sia pure semplificati, con la conseguenza che le controversie inerenti gli affidamenti di tali appalti rientrano comunque nella giurisdizione del giudice amministrativo, se non altro in quella generale di legittimità.</p>
<p>3. In caso di gara indetta per l’affidamento dei servizi di ingegneria ed architettura per l’esecuzione della progettazione di determinati lavori, il fatto che il progettista decida di partecipare da solo alla gara non è di impedimento al pieno rispetto del divieto di subappalto della relazione geologica, potendo il professionista avvalersi (senza violare il divieto di subappalto), dell’opera di un geologo, il cui nominativo e la cui qualifica devono in ogni caso risultare per tabulas dagli elaborati progettuali; mentre, se il professionista decide di partecipare sotto forma di r.t.p. di cui fa parte necessariamente un geologo, ne risulta in parte modificato il regime di responsabilità, nel senso che, trattandosi di r.t.p. verticale, il geologo è direttamente responsabile nei riguardi del committente dell’esatta redazione dell’elaborato di sua competenza.</p>
<p>4. Il conferimento di un incarico di progettazione che non comprenda la relazione geologica deve essere necessariamente accompagnato dal conferimento dell’incarico attinente alla relazione geologica o comunque subordinato alla esecuzione di quest’ultimo, dato che la responsabilità dei lavori incombe sul progettista (come ricorda l’ultima proposizione dell’art. 17 comma 14 quinquies, l. 11 febbraio 1994 n.109), sicchè questi non è in condizione di progettare alcunché se non conosce le condizioni del terreno sul quale dovranno essere eseguiti i lavori; infatti, la relazione geologica costituisce il punto di partenza obbligatorio per tutte le altre attività progettuali successive.</p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p><b></p>
<p align=center>REPUBBLICA ITALIANA<br />
</b>In nome del popolo italiano<br />
<B>TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE <br />
PER LA PUGLIA <br />
LECCE <br />
&#8211; SECONDA SEZIONE  &#8211; <br />
</B></p>
<p>
<b></p>
<p align=justify>
Registro Dec.:    2483/07</b><br />
<b>		Registro Gen.:	</b>1859/2006 <br />	<br />
<b><br />
</b>Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, Seconda Sezione di Lecce, nelle persone dei signori Magistrati:<br />
<b>Antonio CAVALLARI 					Presidente  <br />	<br />
Giulio CASTRIOTA SCANDERBEG		Primo Referendario<br />	<br />
Tommaso CAPITANIO 					Referendario, relatore<br />	<br />
</b>ha pronunciato la seguente </p>
<p><b><P ALIGN=CENTER>SENTENZA</p>
<p>
<P ALIGN=JUSTIFY></p>
<p>A)	</b>sul ricorso n. 1859/2006, proposto da <br />	<br />
<B>MAURIZIO CIARROCCHI, PRIMO FALCIONI, GILBERTO PELLEGRINO</B> e <B>MARCO SCIARRA</B>, rappresentati e difesi dagli avv. Federico Massa e Francesco Cantobelli con domicilio eletto presso lo studio degli stessi, in Lecce, Via Zanardelli, 60, </p>
<p><b></p>
<p align=center>contro
</p>
<p></p>
<p align=justify>
COMUNE di SQUINZANO</b>, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dagli avv. Luigi Doria ed Ernesto Sticchi Damiani, con domicilio eletto presso lo studio del secondo, in Lecce, Via 95° Rgt. Fanteria, 9,  </p>
<p><b>e nei confronti di <br />
INFRATERR S.r.l.</b>, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avv. Pasquale Medina, Marco Vitone e Vito Lopedote, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Anna Maria Ciardo, in Lecce, Via Calabria, 3,</p>
<p align=center>
<p></p>
<p align=justify>
<b>per l&#8217;annullamento, previa sospensione dell&#8217;esecuzione,<br />
&#8211;	</b>della determinazione n. 733 R.G. del 18.9.2006, con cui il Responsabile del Settore Urbanistica, Lavori Pubblici e Ambiente del Comune di Squinzano ha aggiudicato in via definitiva alla Società ITALFERR S.r.l., l’appalto avente ad oggetto la progettazione definitiva ed esecutiva e servizi connessi dei lavori di costruzione della circonvallazione nord dell’abitato di Squinzano, di cui i ricorrenti hanno avuto notizia con nota prot. n. 18427 del 27.10.2006, inviata a mezzo di fax e ricevuta in pari data;<br />	<br />
&#8211;	della determinazione n. 906 R.G. del 10.11.2006, con cui il Responsabile del Settore Urbanistica, Lavori Pubblici e Ambiente del Comune di Squinzano, correggendo la summenzionata determinazione, ha aggiudicato la gara d’appalto alla INFRATERR S.r.l., comunicando a mezzo fax, con propria nota prot. n. EM/9 del 13.11.2006, tale rettifica formale ai ricorrenti;<br />	<br />
&#8211;	del bando di gara, del disciplinare, del verbale di gara del 27.6.2006 e del contratto, laddove nel frattempo stipulato;<br />	<br />
&#8211;	di ogni altro atto presupposto, connesso, consequenziale e/o comunque collegato, in particolare, ove occorra, della deliberazione della Giunta Comunale n. 96 del 2.5.2006, della determinazione del Responsabile del Settore Urbanistica, Lavori Pubblici e Ambiente del Comune di Squinzano n. 382 R.G. del 15.5.2006 e della lett. prot. n. 15868 del 20.9.2006,<br />	<br />
<b></p>
<p align=center>
<p></p>
<p align=justify>
e per la condanna<br />
</b>dell’Amministrazione intimata al risarcimento dei danni cagionati ai ricorrenti a seguito dell’illegittima aggiudicazione della gara;</p>
<p>B)	sui motivi aggiunti al predetto ricorso, notificati in data 24 e 25.1.2007 e depositati in data 6.2.2007, proposti da <br />	<br />
<B>MAURIZIO CIARROCCHI, PRIMO FALCIONI, GILBERTO PELLEGRINO </B>e <B>MARCO SCIARRA</B>, rappresentati e difesi come sopra</p>
<p align=center>Contro
</p>
<p></p>
<p align=justify>
<b>COMUNE di SQUINZANO</b>, rappresentato e difeso come sopra,</p>
<p><b>e nei confronti di <br />
&#8211;	INFRATERR S.r.l.</b>, rappresentata e difesa come sopra;<br />	<br />
&#8211;	<B>MARCELLO DE DONATIS</B>, non costituito,</p>
<p><b>per l’annullamento<br />
&#8211;	</b>della determinazione dirigenziale n. 941 R.G. del 20.11.2006 con cui il Responsabile del Settore Urbanistica, Lavori Pubblici e Ambiente del Comune di Squinzano ha affidato al geologo dott. De Donatis l’incarico di redazione della perizia geologica nell’ambito dell’attività di progettazione relativa alla gara in questione;<br />	<br />
&#8211;	nonché di ogni altro atto presupposto, connesso e/o consequenziale,</p>
<p><b>e per la condanna<br />
</b>dell’Amministrazione intimata al risarcimento dei danni cagionati ai ricorrenti dall’illegittimo affidamento della gara in questione.</p>
<p>Visto il ricorso con i relativi allegati e tutti gli atti di causa;<br />
Vista la domanda cautelare proposta unitamente al ricorso;<br />
Visto l&#8217;atto di costituzione in giudizio del Comune intimato e della controinteressata;<br />
Vista l’ordinanza 28.12.2006, n. 1303, con cui è stata accolta la domanda cautelare;<br />
Visti i motivi aggiunti;<br />
Uditi alla pubblica udienza del 30 maggio 2007 il relatore Ref. Tommaso Capitanio, e, per le parti, gli avv. Cantobelli, Sticchi Damiani (anche in sostituzione di Doria) e Vitone;<br />
Visto il dispositivo di sentenza 1.6.2007, n. 2;</p>
<p><b><P ALIGN=CENTER>FATTO</p>
<p>
<P ALIGN=JUSTIFY><br />
</b><br />
<b>1.</b> I ricorrenti (di cui i signori Ciarrocchi, Sciarra e Pellegrino sono ingegneri, mentre il sig. Falcioni è un geologo) avevano preso parte alla gara indetta dal Comune di Squinzano per l’affidamento dei servizi di ingegneria ed architettura per l’esecuzione della progettazione e servizi connessi, nell’ambito dell’appalto per la realizzazione della circonvallazione nord della cittadina pugliese. La gara si era svolta con il metodo del pubblico incanto, da aggiudicarsi con il criterio del massimo ribasso sull’importo delle prestazioni accessorie descritte nel bando (assistenza giornaliera, verifica e compatibilità con il PUTT, analisi e sostenibilità ambientale, indagini geognostiche). Poiché tutti i professionisti singoli ed i raggruppamenti di professionisti ammessi all’asta avevano offerto la medesima percentuale di ribasso sul prezzo-base palese (100%, quindi non migliorabile ulteriormente) e non essendo <i>ex lege</i> soggetti a ribasso gli importi relativi alle altre prestazioni oggetto dell’affidamento, l’appalto era stato aggiudicato, a seguito di sorteggio effettuato ai sensi dell’art. 77 del R.D. n. 827/1924, alla società INFRATERR S.r.l.<br />
<b>2.</b> Dopo aver inutilmente diffidato il Comune dal procedere all’affidamento dei servizi in argomento in favore dell’aggiudicatario (evidenziando i vizi da cui sarebbe stata affetta la procedura), il raggruppamento composto dai dottori Ciarrocchi, Sciarra, Pellegrino e Falcioni ha adito il TAR, chiedendo l’annullamento della gara per i seguenti motivi:<br />
&#8211; violazione e falsa applicazione degli artt. 16 e 17 della L. n. 109/1994, e degli artt. 25, 62, 63 e 64 del DPR n. 554/1999. Violazione dei principi generali in materia di procedure ad evidenza pubblica. Eccesso di potere per illogicità manifesta, contr<br />
&#8211; carenza di motivazione.<br />
<b>3.</b> Si sono costituiti il Comune di Squinzano e l’aggiudicataria, chiedendo il rigetto del ricorso.<br />
Con ordinanza n. 1303/2006 (confermata dalla Sez. V del Consiglio di Stato con ordinanza n. 1932/2007), la Sezione ha accolto la domanda cautelare, evidenziando che:<br />
&#8211; l’art. 25 del DPR n. 554/1999 prevede espressamente che del progetto definitivo faccia parte integrante la relazione geologica (la quale, in base alla vigente normativa, può essere redatta solo da un geologo iscritto all’Albo);<br />
&#8211; l’art. 16, comma 2, della L. n. 109/1994 stabilisce che il Responsabile del procedimento può, se del caso, omettere uno o più degli adempimenti prescritti dalla legge, laddove uno o più degli elaborati progettuali non siano necessari in relazione allo s<br />
&#8211; nel caso di specie, da un lato il RUP del Comune di Squinzano non si è avvalso della facoltà di cui al citato art. 16, dall’altro il bando di gara (punto II.1.6.) prevede esplicitamente che nell’attività di progettazione per cui è causa sono comprese la<br />
<b>4.</b> In data 24 e 25.1.2007, i ricorrenti hanno notificato (anche al controinteressato De Donatis) motivi aggiunti, chiedendo l’annullamento del provvedimento con cui il Responsabile del Settore LL.PP. del Comune di Squinzano ha affidato al predetto geologo dott. De Donatis l’incarico – di importo inferiore a 20.000,00 Euro – di redazione della relazione geologica relativa all’attività di progettazione dei lavori per cui è causa. Al riguardo, i ricorrenti, oltre a denunciare l’illegittimità derivata dell’atto, evidenziano come l’affidamento in parola confermi le censure già articolate in sede di ricorso introduttivo, avendo l’Amministrazione illegittimamente frazionato un appalto avente carattere sicuramente unitario, essendo la relazione geologica compresa fra gli elaborati da predisporre a cura dei professionisti a cui avrebbe dovuto essere legittimamente affidato l’appalto.<br />
<b>5.</b> Oltre a resistere ai motivi aggiunti ed a riproporre l’eccezione di difetto di giurisdizione del TAR, INFRATERR ha, con memoria depositata il 16.5.2007, eccepito la nullità del ricorso introduttivo e dei motivi aggiunti per inesistenza di una valida procura <i>ad litem</i>. <br />
L’Amministrazione, invece, ha ulteriormente controdedotto alle argomentazioni di parte ricorrente.<br />
Infine, alla pubblica udienza del 30 maggio 2007 la causa è stata trattenuta per la decisione di merito.</p>
<p><b><P ALIGN=CENTER>DIRITTO</p>
<p>
<P ALIGN=JUSTIFY><br />
</b><br />
<b>1.</b> Il ricorso è fondato e va pertanto accolto.<br />
<b>2.</b> Preliminarmente, va esaminata l’eccezione di nullità del mandato <i>ad litem</i>, sollevata dalla controinteressata INFRATERR.<br />
L’eccezione è infondata, per le seguenti ragioni:<br />
&#8211; da un punto di vista fattuale, è innegabile che la procura rilasciata dai ricorrenti ai fini della proposizione del ricorso introduttivo (in cui era stato conferito ai difensori anche il potere di proporre motivi aggiunti, per cui non è stata necessaria<br />
&#8211; l’art. 83, comma 3, c.p.c., a seguito della modifica recata dalla L. 27.5.1997, n. 141, dispone che “<i>La procura speciale può essere anche apposta in calce o a margine della citazione, del ricorso, del controricorso, della comparsa di risposta o d&#8217;int<br />
&#8211; l’art. 83 c.p.c., nell’attuale formulazione, consente quindi un minor rigore formale, anche se permane la necessità che i due atti siano “materialmente” (attraverso spillatura o mezzo analogo) congiunti fra loro, il che nel caso di specie si è verificat<br />
Per quanto precede, il Tribunale ritiene di poter esaminare nel merito il ricorso introduttivo ed i motivi aggiunti.<br />
<b>3. </b>Ugualmente infondata è l’eccezione di difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, motivata sul presupposto che, nel caso di specie, la gara in questione aveva un importo inferiore alla soglia di rilevanza di cui all’art. 65 del DPR n. 554/1999 (200.000,00 Euro).<br />
In effetti, tenuto conto dei dati desumibili dal bando, l’importo a base di gara era superiore a 200.000,00 Euro (precisamente, 151.715,10 Euro per opere stradali, cavalcavia e opere elettriche; 46.768,77 per il coordinamento della sicurezza in fase di progettazione e di esecuzione; 37.000,00 Euro per le prestazioni accessorie, soggette sì a ribasso, ma da computare ai fini della determinazione dell’importo della gara; per un totale di Euro 235.483,87), anche se in sede di approvazione degli atti indittivi il dirigente responsabile afferma che l’importo è superiore a 100.000,00 Euro, ma inferiore alla soglia di rilievo comunitario. <br />
Per cui, tenuto conto del fatto che:<br />
&#8211; gli artt. 62 e 65 del DPR n. 554/1999 (disposizioni inequivocabilmente ricomprese nella nozione di “normativa statale”) impongono l’esperimento di gare per l’aggiudicazione dei servizi di che trattasi, salvo che per gli affidamenti di valore inferiore a<br />
&#8211; l’art. 6 della L. n. 205/2000, ora trasfuso nell’art. 244 del D.Lgs. n. 163/2006, attribuisce alla giurisdizione (esclusiva) del G.A. tutte le controversie relative a procedure di affidamento di lavori, servizi o forniture svolte da soggetti comunque te<br />
&#8211; in ogni caso, nel settore degli appalti pubblici “sotto soglia” banditi dagli enti locali, a differenza di quanto accade per gli enti del SSN (cfr. l’art. 3, comma 1-<i>ter</i> del D.Lgs. 30.12.1992, n. 502 e s.m.i., il quale conferisce alle ASL la faco<br />
<b>4.</b> Passando quindi all’esame del merito della vicenda, come esposto in precedenza, già in sede cautelare il Tribunale ha dato conto, in maniera abbastanza esaustiva, delle ragioni che militano in favore delle tesi di parte ricorrente, ragioni che meritano di essere confermate, anche alla luce delle considerazioni che si andranno a rassegnare. <br />
<b>4.1.</b> Al riguardo, è utile soffermarsi ad esaminare le argomentazioni difensive del Comune di Squinzano, dalla cui confutazione emergeranno in maniera chiara le ragioni a base della presente decisione.<br />
Sostiene il Comune nella memoria difensiva depositata in vista dell’udienza di trattazione che:<br />
&#8211; a voler seguire fino alle estreme conseguenze la tesi fatta propria dal TAR in sede cautelare (che, cioè, ai fini della partecipazione alla presente gara è necessario che partecipino solo raggruppamenti di professionisti di cui faccia parte un geologo),<br />
&#8211; inoltre, il disposto dell’art. 16 della L. n. 109/1994 (nella parte in cui consente al RUP di prescindere dall’acquisizione di taluni elaborati progettuali, quando li ritenga superflui ai fini del singolo appalto), valorizzato nell’ordinanza cautelare n<br />
&#8211; pertanto, il silenzio serbato sul punto dal bando di gara non autorizza ad inferire la necessità di un affidamento contestuale della redazione del progetto e della relazione geologica, ben potendo la stazione appaltante, nel rispetto della normativa, af<br />
&#8211; altro elemento che milita in senso contrario alle tesi dei ricorrenti è dato dal fatto che negli atti indittivi, ai fini della determinazione dell’importo dell’affidamento, si fa riferimento sempre alla L. n. 143/1949 e s.m.i. (recante “<i>Approvazione- né è decisiva la disposizione della L. Merloni (art. 17, comma 14-<i>quinquies</i>) che vieta il subappalto della relazione geologica, essendo la norma neutra ai fini del discorso che si va conducendo e non potendosi ritenere che alla riconosciuta neces<br />
<b>4.2.</b> Pur dovendosi riconoscere una indubbia consistenza alle argomentazioni difensive del Comune di Squinzano  il Tribunale ritiene di dover confermare le statuizioni adottate in sede cautelare, le quali hanno trovato accoglimento anche da parte del giudice cautelare d’appello, il quale ha aggiunto una considerazione che l’odierno Collegio ritiene molto importante e sulla quale si tornerà <i>infra</i>.<br />
<b>4.3.</b> Partendo dai dati di fatto, l’art. 16 della L. n. 109/1994 e l’art. 25 del DPR n. 554/1999 prevedono chiaramente che la relazione geologica fa parte integrante del progetto definitivo e tali norme erano richiamate dal bando di gara, senza alcuna aggiunta o postilla che potesse far pensare ad un richiamo parziale delle norme stesse; inoltre, lo stesso bando di gara richiamava il summenzionato art. 17, comma 14-<i>quinquies</i> della L. n. 109/1994, recante il divieto di subappalto della relazione geologica. Pertanto, sia in base alle norme del codice civile in materia di interpretazione dei contratti, sia in base al principio del <i>clare loqui</i>, si deve ritenere nel giusto un concorrente che, a fronte di siffatte clausole della <i>lex specialis</i>, abbia ritenuto che la relazione geologica facesse parte integrante degli elaborati progettuali. Non ha molto senso, infatti, prevedere in un bando di gara il divieto di subappalto riferito ad una prestazione non compresa nell’oggetto dello stipulando contratto, a meno di non voler ipotizzare un errore nella redazione del bando.  In ogni caso, tenuto conto del rigore formale che deve necessariamente contraddistinguere procedure del genere, a fronte di una norma del bando che richiama una norma di legge la quale prevede a sua volta che la relazione geologica è parte integrante del progetto definitivo, i concorrenti debbono ritenere che la predetta relazione rientri fra gli elaborati da redigere.<br />
Per quanto concerne, invece, l’interpretazione dell’art. 16, comma 2, della L. n. 109/1994, nella parte in cui consente al RUP di prescindere dall’acquisizione degli elaborati progettuali ritenuti superflui (o, al contrario, di prescrivere ulteriori elaborati necessari in relazione al singolo appalto), ritiene il Collegio che la tesi del Comune di Squinzano non abbia alcun aggancio normativo, essendo la prefata disposizione molto più lineare di quanto voglia accreditare l’Amministrazione: la norma, molto semplicemente, da un lato stabilisce che gli elaborati descritti nei commi successivi (riferiti, rispettivamente, al progetto preliminare, a quello definitivo ed a quello esecutivo) sono quelli “di norma” necessari e sufficienti per un adeguato sviluppo dell’attività di progettazione – per cui, in assenza di indicazioni di segno diverso recate dal bando, il concorrente è tenuto ad immaginare che la stazione appaltante richieda proprio quegli elaborati -, dall’altro consente al RUP di ampliare o restringere il numero e/o la tipologia degli elaborati, in base a valutazioni di carattere tecnico (queste ultime sicuramente incensurabili da parte del giudice, salvo che il RUP non sia incorso in un errore manifesto, come ad esempio quando venga ritenuta superflua la relazione geologica nel caso di lavori da realizzare in zona sismica).<br />
Tenuto conto della circostanza (non confutabile) per cui nel caso decida di ampliare il numero degli elaborati, il RUP deve dare conto di tale volontà negli atti indittivi (in modo da mettere i concorrenti in condizione di conoscere l’esatto impegno professionale ad essi richiesto), non si vede perché analoga indicazione non debba essere fornita allorquando il RUP decide che la stazione appaltante può fare a meno di alcuni elaborati progettuali. L’art. 16, comma 2, della L. Merloni non distingue fra “superfluità assoluta” e “superfluità relativa”, per cui <i>ubi lex non distinguit, nec nos distinguere debemus</i>.<br />
<b>4.4.</b> A questo punto, vanno esaminate le determinazioni che l’Autorità di Vigilanza ha adottato sull’argomento.<br />
Nella determinazione n. 19 del 5.4.2000, l’Autorità ha effettivamente affermato che “<i>….il ripristinato generale divieto per il progettista incaricato di ricorrere al subappalto, se non vale per le attività accessorie relative ad indagini geologiche, geotecniche e sismiche per le quali è prevista esplicita deroga al divieto stesso, resta, tuttavia, operante per la redazione della relazione geologica considerata dalla norma come ipotesi a sé stante per la quale è preclusa ogni deroga e vi è, quindi, competenza esclusiva del geologo per quanto attiene alla redazione della suddetta relazione geologica in tutti i casi in cui essa è espressamente richiesta.<br />
Qualora, pertanto, si renda necessaria l’acquisizione alla progettazione di una relazione geologica, l’amministrazione è tenuta ad avvalersi dell’opera professionale del geologo, che sarà reperita o all’interno delle strutture dell’ente ovvero all’esterno ed affiancata a quella del progettista ingegnere, ovvero ancora ricorrendo al conferimento all’esterno dell’incarico di progettazione ad un raggruppamento temporaneo comprendente anche il geologo….</i>”, ma tali asserzioni vanno rapportate alla specifica questione sottoposta all’Organismo di vigilanza (si trattava di rispondere ad una segnalazione dell’Ordine Nazionale dei Geologi, che aveva lamentato la violazione, da parte delle stazioni appaltanti, del divieto di subappalto della relazione geologica), per cui la questione delle modalità attraverso cui affidare l’incarico di redazione dell’elaborato in argomento non era centrale nella motivazione della determinazione n. 19/2000.<br />
Nel successivo atto di regolazione n. 3/2002, si afferma invece che “<i>….la relazione geologica deve obbligatoriamente essere prevista fra la documentazione progettuale in tutti i casi in cui vi sia espressa previsione normativa in tal senso;…per i restanti interventi, la relazione geologica è da considerarsi indispensabile elemento di progetto, ai sensi dell’articolo 25 del DPR 554/99, fatto salvo un contrario avviso del responsabile del procedimento, debitamente motivato; il bando di gara per l’affidamento della progettazione dovrà, di conseguenza, riportare l’indicazione della necessità o meno della relazione geologica per la realizzazione dell’intervento di che trattasi;….qualora il responsabile del procedimento ritenga idonea l’utilizzazione da parte del progettista affidatario di elaborati già esistenti, acquisita la preventiva valutazione di idoneità da parte di un professionista geologo, gli stessi dovranno essere messi a disposizione dei partecipanti alla gara e dovrà essere acquisita specifica dichiarazione di accettazione da parte del progettista candidato da rendere in sede di offerta…</i>” e che “<i>…può ritenersi quindi che la relazione geologica, qualora prevista secondo quanto indicato precedentemente, debba essere redatta esclusivamente da professionista geologo presente nella struttura di progettazione nominativamente individuato con la specifica responsabilità già in sede di offerta e che lo status giuridico caratterizzante il rapporto fra geologo ed affidatario possa essere indifferentemente sia di natura indipendente, sotto forma di associazione temporanea, sia di natura subordinata, in qualità di dipendente, sia di natura parasubordinata, attraverso forme di collaborazione professionale coordinata e continuativa….</i>”, anche se, alla fine l’Autorità conclude che “<i>…Qualora, pertanto, si renda necessaria l’acquisizione della relazione geologica, l’Amministrazione è tenuta ad avvalersi dell’opera professionale del geologo che potrà essere reperita o all’interno della struttura tecnica della stazione appaltante o all’esterno attraverso specifico affidamento riservato a professionisti geologi ovvero ad unico soggetto affidatario dell’incarico di progettazione completo. In tale ultimo caso la presenza del professionista geologo dovrà essere richiesta esplicitamente in fase di bando di gara e la relativa presenza all’interno delle strutture dei soggetti partecipanti dovrà essere accertata dall’Amministrazione. La presenza del geologo potrà manifestarsi sia sotto forma di componente di eventuale associazione temporanea ovvero in qualità di responsabile della prestazione, nominativamente indicato nell’offerta, in organico alla struttura partecipante nel senso espresso nelle precedenti considerazioni…</i>”.<br />
Come si può agevolmente constatare, l’Autorità di Vigilanza ritiene, in modo del tutto condivisibile, che nel bando di gara deve essere espressamente indicata la circostanza che la relazione geologica non è richiesta fra gli elaborati progettuali, il che smentisce le tesi del Comune. Quanto alle restanti questioni affrontate dall’Organo di vigilanza, si rimanda alle considerazioni di cui al successivo punto 4.5. <br />
<b>4.5.</b> Resta da esaminare il profilo forse più controverso dell’intera vicenda, ossia la concreta operatività della regola di cui all’art. 17, comma 14-<i>quinquies</i>, da raccordare con le disposizioni che consentono la partecipazione alle gare per l’affidamento dei servizi di ingegneria ed architettura anche ai singoli professionisti.<br />
Al riguardo, coglie nel segno la difesa dei ricorrenti allorquando afferma che, in base alla vigente normativa, il raggruppamento temporaneo non è l’unico mezzo attraverso il quale un’impresa (se si tratta di appalto di LL.PP., servizi o forniture) o un professionista (se si tratta di gara per l’affidamento di incarichi di progettazione) può avvalersi, ai fini del raggiungimento dei requisiti di partecipazione o della regolare esecuzione dell’appalto, dei mezzi di un&#8217;altra impresa o professionista.<br />
In effetti, come affermato dall’Autorità di Vigilanza nella richiamata determinazione n. 3/2002, lo <i>status</i> giuridico che caratterizza il rapporto fra geologo e tecnico affidatario dell’incarico di progettazione <i>uti singulus</i> può avere indifferentemente natura di rapporto di lavoro dipendente, di associazione temporanea, di rapporto di collaborazione professionale coordinata e continuativa, e così via, essendo rilevante, in caso di partecipazione alla gara del progettista singolo, il fatto che il progettista stesso è, giusta la disposizione dell’ultimo periodo dell’art. 17, comma 14-<i>quinquies</i>, l’unico responsabile dell’attività progettuale.<br />
Pertanto, il fatto che il progettista decida di partecipare da solo alla gara non è di impedimento al pieno rispetto del divieto di subappalto della relazione geologica, potendo il professionista avvalersi, nei modi suindicati (e senza violare il divieto di subappalto), dell’opera di un geologo, il cui nominativo e la cui qualifica devono in ogni caso risultare <i>per tabulas</i> dagli elaborati progettuali. <br />
Se invece il professionista decide di partecipare sotto forma di r.t.p. di cui fa parte necessariamente un geologo, ne risulta in parte modificato il regime di responsabilità, nel senso che, trattandosi di r.t.p. verticale, il geologo è direttamente responsabile nei riguardi del committente dell’esatta redazione dell’elaborato di sua competenza.<br />
<b>4.6.</b> Va pertanto chiarito che nel caso di specie il problema non era tanto quello di accertare se nei raggruppamenti partecipanti alla gara fosse presente obbligatoriamente un geologo (in quanto, come correttamente ritenuto dall’Autorità di Vigilanza, un tale obbligo deve essere imposto dal bando), ma se fra gli elaborati progettuali che i concorrenti si impegnavano a redigere in caso di aggiudicazione vi fosse anche la relazione geologica. Infatti, l’art. 17, comma 8, della L. n. 109/1994 prevede che “<i>Indipendentemente dalla natura giuridica del soggetto affidatario dell&#8217;incarico di cui ai commi 4 e 14, lo stesso deve essere espletato da professionisti iscritti negli appositi albi previsti dai vigenti ordinamenti professionali, personalmente responsabili e nominativamente indicati già in sede di presentazione dell&#8217;offerta, con la specificazione delle rispettive qualificazioni professionali….</i>”. il che significa che l’errore che si deve addebitare alla stazione appaltante è proprio quello di non aver verificato tale circostanza (ossia, l’indicazione, da parte di ciascun concorrente, sia esso singolo professionista, r.t.p. o società di ingegneria, in sede di gara, del nominativo del geologo incarico della redazione della relazione <i>de qua</i>), una volta che gli atti indittivi erano nel senso di richiedere la redazione di tale elaborato, la qual cosa risulta ancora più amplificata a seguito dell’adozione dei provvedimenti impugnati con i motivi aggiunti.<br />
Affidando infatti l’incarico di redazione della perizia geologica dopo l’aggiudicazione del presente appalto, l’Amministrazione ha violato vieppiù il corretto iter procedimentale, il che è stato puntualmente rilevato nell’ordinanza del Consiglio di Stato n. 1932/2007 (recante la conferma dell’ordinanza cautelare del TAR).<br />
Il giudice d’appello ha infatti evidenziato che la procedura per l’affidamento dell’incarico <i>de quo</i> al dott. De Donatis è stata avviata dopo l’attivazione della presente procedura di gara, con ciò volendo sottolineare che, seppure può avere una qualche giustificazione teorica il conferimento dell’incarico di progettazione che non comprenda la relazione geologica pur non escludendola espressamente, nel caso di specie il concreto <i>modus operandi</i> denota un evidente sviamento di potere.<br />
In effetti, il conferimento di un incarico di progettazione che non comprenda la relazione geologica deve essere necessariamente accompagnato dal conferimento dell’incarico attinente alla relazione geologica o comunque subordinato alla esecuzione di quest’ultimo, dato che la responsabilità dei lavori incombe sul progettista (come ricorda l’ultima proposizione dell’art. 17 comma 14 quinquies della L. n. 109/1994), sicchè questi non è in condizione di progettare alcunché se non conosce le condizioni del terreno sul quale dovranno essere eseguiti i lavori.<br />
La relazione geologica costituisce il punto di partenza obbligatorio per tutte le altre attività progettuali successive, non potendosi ovviamente correre il rischio, parafrasando le Sacre Scritture, di “costruire sulla sabbia” (è appena il caso di aggiungere che la sabbia, quale supporto coerente, costituirebbe un ottimo terreno da fondazione, se esistesse in profondità).<br />
Per cui le varie opzioni in base alle quali è possibile addivenire all’individuazione del tecnico incaricato di redigere la relazione geologica valgono per il caso in cui l’affidamento preceda o accompagni l’avvio della procedura finalizzata all’individuazione del progettista e non anche in casi come quello all’esame del TAR, salvo che il bando di gara non contenga le indicazioni di cui si è detto in precedenza.<br />
In conclusione un bando, come quello di specie, che non sia preceduto o accompagnato dal conferimento dell’incarico attinente alla relazione geologica, non può che comprendere quest’ultima.<br />
<b>5.</b> Non sono invece fondate le altre censure, in quanto la normativa applicabile <i>ratione temporis</i> (art. 17, comma 11, della L. n. 109/1994) consente, ma non impone in via esclusiva, il ricorso alla licitazione privata per l’affidamento degli incarichi in questione.<br />
<b>6.</b> L’accoglimento del ricorso per i motivi dianzi indicati costituisce anche risarcimento in forma specifica dell’interesse dei ricorrenti, visto che nelle more del giudizio non risulta essere stato stipulato, né tantomeno eseguito, il contratto con la controinteressata (il quale sarebbe comunque caducato a seguito dell’annullamento dell’aggiudicazione, ai sensi dell’art. 246 del D.Lgs. n. 163/2006), per cui l’Amministrazione ha la possibilità di riprendere l’iter procedurale, ammettendo al sorteggio i soli concorrenti che hanno rispettato le clausole del bando.<br />
<b>7.</b> Conclusivamente, il ricorso va accolto, con conseguente annullamento degli atti impugnati.</p>
<p>
Sussistono tuttavia giusti motivi per disporre la compensazione delle spese di giudizio fra le parti costituite.</p>
<p>
<b><P ALIGN=CENTER>P.Q.M.</p>
<p>
<P ALIGN=JUSTIFY><br />
</b><br />
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia – Seconda Sezione di Lecce – accoglie il ricorso in epigrafe.<br />
Spese compensate.<br />
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità Amministrativa.</p>
<p>Così deciso in Lecce, nella camera di consiglio del 30 maggio 2007.<br />
Dott. Antonio Cavallari &#8211; Presidente<br />
Dott. Tommaso  Capitanio – Estensore</p>
<p>Pubblicata il 21 giugno 2007</p>
<p>Views: 0</p><p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-puglia-lecce-sezione-ii-sentenza-21-6-2007-n-2483/">T.A.R. Puglia &#8211; Lecce &#8211; Sezione II &#8211; Sentenza &#8211; 21/6/2007 n.2483</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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		<item>
		<title>T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione II bis &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.3025</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-ii-bis-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-3025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jun 2007 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-ii-bis-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-3025/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione II bis &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.3025</a></p>
<p>Non va sospeso il provvedimento con cui il comune controdeduce avverso le osservazioni svolte dai ricorrenti in sede di adozione di variante al P.R.G., in ragione della complessità del procedimento, dell’ adesione a patti territoriali ed al coinvolgimento dei differenti interessi. (G.S.) REPUBBLICA ITALIANA TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALEPER IL LAZIOROMA SEZIONE</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-ii-bis-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-3025/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione II bis &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.3025</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;"></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Non va sospeso il provvedimento con cui il comune controdeduce avverso le osservazioni svolte dai ricorrenti in sede di adozione di variante al P.R.G., in ragione della complessità del procedimento, dell’ adesione a patti territoriali ed al coinvolgimento dei differenti interessi. (G.S.)</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p align=center><b>REPUBBLICA  ITALIANA<br />
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE<br />PER IL LAZIO<br />ROMA </b></p>
<p align=center><b>SEZIONE SECONDA BIS</b></p>
<p>Registro Ordinanze: 3025/2007<br />Registro Generale: 4756/2007<br />
nelle persone dei Signori:<br />
PATRIZIO GIULIA Presidente<br />PAOLO RESTAINO Cons.<br />SOLVEIG COGLIANI Cons., relatore<br />
ha pronunciato la seguente</p>
<p align=center><b>ORDINANZA</b></p>
<p>nella Camera di Consiglio  del 21 Giugno 2007<br />
Visto il ricorso 4756/2007  proposto da:<br />
<b>ZEGA MASSIMO ED ALTRI &#8211; DI RENZO VERINO &#8211; GALLUCCIO CONCETTA &#8211; PILONI MASSIMO &#8211; SABATINI LUIGI &#8211; SCOTTO DI NOVELLA ANIELLO &#8211; TOMO&#8217; GIUSEPPE &#8211; TRIBULATI BARBARA &#8211; TRIBULATI RANIERO &#8211; TROMBETTA MASSIMO &#8211; VOLPI GABRIELE</b><br />
rappresentato e difeso da:<br />
MARIANI AVV. LOREDANAcon domicilio eletto in ROMAVIA S. COSTANZA, 27presso MARINI AVV. LUCIA </p>
<p align=center>contro</p>
<p><b>COMUNE DI ALBANO LAZIALE</b>  rappresentato e difeso da:<br />
LAIS AVV. GIULIOcon domicilio eletto in ROMAVIA MONTEVERDI, 20presso la sua sede</p>
<p>per l&#8217;annullamento,<br />
previa sospensione dell&#8217;esecuzione,<br />
della delibera n. 4 del 19.3.2007</p>
<p>Visti gli atti e i documenti depositati con il ricorso;<br />Vista la domanda di sospensione della esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dal ricorrente;<br />
Visto l&#8217;atto di costituzione in giudizio di:<br />
COMUNE DI ALBANO LAZIALE<br />
Udito il relatore Cons. SOLVEIG COGLIANI  e uditi, altresì, i difensori delle parti come da verbale di udienza;<br />
Visti gli artt. 19 e 21, u.c., della Legge 6 dicembre 1971, n. 1034, e l&#8217;art. 36 del R.D. 17 agosto 1907, n. 642;<br />
Considerato che oggetto dell’impugnazione risultano essere le controdeduzioni avverso le osservazioni svolte dalla parte ricorrente  in sede di adozione della variante al PRG;<br />
Considerato che il ricorso non risulta allo stato notificato ad alcun controinteressato;<br />
Considerato che, ad un primo esame,  la Tecno Art Marmi, in quanto interessata all’insediamento industriale derivante dal provvedimento impugnato, appare rivestire la qualità di controinteressato;<br />
Ritenuto, pertanto, che risultano dubbi in ordine all’ammissibilità del ricorso;<br />
Ritenuto che NON pare, allo stato, sussistano i presupposti per l’accoglimento della domanda cautelare, anche in ragione della complessità del procedimento presupposto di  adesione ai Patti territoriali  delle Colline Romane ed al coinvolgimento dei differenti interessi;</p>
<p align=center><b>P.Q.M.<br /></b></p>
<p>RESPINGE la suindicata domanda incidentale di sospensione.</p>
<p>La presente ordinanza sarà eseguita dalla Amministrazione ed è depositata presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.</p>
<p>ROMA, li 21 Giugno 2007</p>
<p>PRESIDENTE<br />
CONSIGLIERE</p>
<p>Views: 0</p><p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-ii-bis-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-3025/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione II bis &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.3025</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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		<title>T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione III ter &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.2995</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-iii-ter-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-2995/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jun 2007 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-iii-ter-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-2995/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione III ter &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.2995</a></p>
<p>Va sospeso il recupero di finanziamenti connessi a procedure edilizie, se il termine imposto per l’attivita’ edilizia e’ contestato con ricorso. Il recupero va poi subordinato a cauzione. (G.S.) REPUBBLICA ITALIANA TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALEPER IL LAZIOROMA SEZIONE TERZA TER Registro Ordinanze: 2995/2007 Registro Generale: 4652/2007 nelle persone dei Signori: FRANCESCO</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-iii-ter-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-2995/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione III ter &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.2995</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-iii-ter-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-2995/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione III ter &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.2995</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;"></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Va sospeso il recupero di finanziamenti connessi a procedure edilizie, se il termine imposto per l’attivita’ edilizia e’ contestato con ricorso. Il recupero va poi subordinato a cauzione. (G.S.)</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p><b>REPUBBLICA  ITALIANA<br />
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE<br />PER IL LAZIO<br />ROMA </b></p>
<p align=center><b>SEZIONE TERZA TER</b></p>
<p>Registro Ordinanze: 2995/2007<br />
Registro Generale:  4652/2007<br />
nelle persone dei Signori:<br />
FRANCESCO CORSARO Presidente<br /> MARIA LUISA DE LEONI Cons., relatore<br />
STEFANO FANTINI Cons.<br />
ha pronunciato la seguente</p>
<p align=center><b>ORDINANZA</b></p>
<p>nella Camera di Consiglio  del 21 Giugno 2007<br />
Visto il ricorso 4652/2007  proposto da:<br />
<b>SOC NUOVA CONCORDIA SRL</b>rappresentata e difesa da:<br />
SCOCA AVV. FRANCO GAETANO &#8211; SCANZANO AVV. FRANCESCO &#8211; STARACE AVV. SERGIOcon domicilio eletto in ROMAVIA XXIV MAGGIO, 43presso CHIOMENTI STUDIO LEGALE </p>
<p align=center>contro</p>
<p><b>CIPE &#8211; COMITATO INTERMINIST. PER LA PROGRAMMAZIONE ECONOMICA </b> rappresentato e difeso da:<br />
AVVOCATURA DELLO STATO con domicilio eletto in ROMAVIA DEI PORTOGHESI, 12presso la sua sede</p>
<p><b>MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO</b> rappresentato e difeso da:<br />
AVVOCATURA DELLO STATO con domicilio eletto in ROMAVIA DEI PORTOGHESI, 12presso la sua sede</p>
<p><b>MINISTERO DELL&#8217;ECONOMIA E DELLE FINANZE</b>  rappresentato e difeso da:<br />
AVVOCATURA DELLO STATO con domicilio eletto in ROMAVIA DEI PORTOGHESI, 12presso la sua sede;</p>
<p>per l&#8217;annullamento,<br />previa sospensione dell&#8217;esecuzione,<br />
&#8211; del decreto di revoca D.M. n. CP 001686 del 05.03.2007, comunicato alla ricorrente in data 20 marzo 2007; nonchè di ogni altro atto indicato nell’epigrafe del ricorso.</p>
<p>Visti gli atti e i documenti depositati con il ricorso;<br />Vista la domanda di sospensione della esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dal ricorrente;<br />
Visto l&#8217;atto di costituzione in giudizio di:<br />
CIPE &#8211; COMITATO INTERMINIST. PER LA PROGRAMMAZIONE ECONOMICA<br />MINISTERO DELL&#8217;ECONOMIA E DELLE FINANZE<br />MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO<br />
Udito il relatore Cons. Maria Luisa DE LEONI e uditi altresì per le parti gli avvocati come da verbale di udienza.<br />
Visti gli artt. 19 e 21, u.c., della Legge 6 dicembre 1971, n. 1034, e l&#8217;art. 36 del R.D. 17 agosto 1907, n. 642;<br />
Considerato che il provvedimento impugnato trova il suo fondamento nella delibera del CIPE n. 45 del 17 maggio 2005 laddove condiziona la proroga di 24 mesi al rilascio delle rispettive concessioni edilizie, purchè queste siano rilasciate entro e non oltre sei mesi dalla data di pubblicazione della medesima delibera (30 giugno 2006);<br />
che la predetta delibera CIPE è stata impugnata con ricorso straordinario al Capo dello Stato, in particolare, relativamente al punto sopra riportato;<br />
che appare, pertanto, opportuno nelle more della definizione del ricorso straordinario, sospendere il provvedimento impugnato, limitatamente al disposto recupero, subordinatamente alla prestazione di idonea garanzia mediante fideiussione rilasciata da soggetto idoneo ai sensi dell’art. 105 del T.U. n. 358/1994.</p>
<p align=center><b>P.Q.M.<br /></b></p>
<p>Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio – Sezione Terza Ter accoglie la suindicata domanda incidentale di sospensione.</p>
<p>La presente ordinanza sarà eseguita dalla Amministrazione ed è depositata presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.</p>
<p>ROMA, li  21 giugno 2007</p>
<p>Il Presidente: Francesco CORSARO<br />
L’Estensore: Maria Luisa DE LEONI</p>
<p>Views: 0</p><p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-iii-ter-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-2995/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione III ter &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.2995</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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		<title>T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione II bis &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.3026</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-ii-bis-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-3026-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jun 2007 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-ii-bis-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-3026-2/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione II bis &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.3026</a></p>
<p>Non va sospeso l’annullamento del silenzio assenso formatosi sulla DIA per realizzazione di una stazione radio base, se l’amministrazione esclude dubbi in merito all’eventuale assenso all’intervento proposto e se sono investite anche problematiche attinenti alla conservazione del patrimonio del centro storico. (G.S.) REPUBBLICA ITALIANA TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALEPER IL LAZIOROMA SEZIONE</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-ii-bis-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-3026-2/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione II bis &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.3026</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-ii-bis-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-3026-2/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione II bis &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.3026</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;"></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Non va sospeso l’annullamento del silenzio assenso formatosi sulla DIA per realizzazione di una stazione radio base, se l’amministrazione esclude dubbi in merito all’eventuale assenso all’intervento proposto e se sono investite anche problematiche attinenti alla conservazione del patrimonio del centro storico. (G.S.)</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p align=center><b>REPUBBLICA  ITALIANA<br />
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE<br />PER IL LAZIO<br />ROMA </b></p>
<p align=center><b>SEZIONE SECONDA BIS</b></p>
<p>Registro Ordinanze: 3026/2007<br />Registro Generale: 4390/2007<br />
nelle persone dei Signori:<br />
PATRIZIO GIULIA Presidente<br />PAOLO RESTAINO Cons.<br />SOLVEIG COGLIANI Cons., relatore<br />
ha pronunciato la seguente</p>
<p align=center><b>ORDINANZA</b></p>
<p>nella Camera di Consiglio  del 21 Giugno 2007<br />
Visto il ricorso 4390/2007  proposto da:<br />
<b>SOC TELECOM ITALIA SPA </b><br />
rappresentato e difeso da:SANINO AVV. MARIO  &#8211; CELANI AVV. CARLOcon domicilio eletto in ROMAV.LE PARIOLI, 180pressoSANINO AVV. MARIO</p>
<p align=center>contro</p>
<p><b>COMUNE DI ACQUAPENDENTE </b><br />
rappresentato e difeso da:VENETTONI AVV. ROBERTOcon domicilio eletto in ROMAVIA CESARE FRACASSINI, 18presso la sua sede</p>
<p>per l&#8217;annullamento,<br />
previa sospensione dell&#8217;esecuzione,<br />
del provvedimento prot. 2981 del 7 marzo 2007<br />
Visti gli atti e i documenti depositati con il ricorso;<br />Vista la domanda di sospensione della esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dal ricorrente;<br />
Visto l&#8217;atto di costituzione in giudizio di:<br />
COMUNE DI ACQUAPENDENTE<br />
Udito il relatore Cons. SOLVEIG COGLIANI  e uditi, altresì, i difensori delle parti come da verbale di udienza;<br />
Visti gli artt. 19 e 21, u.c., della Legge 6 dicembre 1971, n. 1034, e l&#8217;art. 36 del R.D. 17 agosto 1907, n. 642;<br />
considerato che, ad un primo esame, sussistono dubbi in ordine al maturarsi nella fattispecie in esame del silenzio assenso, previsto dal Codice delle   comunicazioni, in considerazione della nota comunale (n. 8985 del 17.8.2006)  e della successiva diffida a non effettuare i lavori (del 29.1.2007 prot. 1196);<br />
Ritenuto, prima facie, che il provvedimento impugnato costituisce manifestazione dell’intento dell’amministrazione di escludere ogni dubbi in merito all’eventuale assenso all’intervento proposto e non ammissione della formazione del silenzio significativo sulla domanda proposta dalla parte privata;<br />
Considerato, peraltro, che la fattispecie in oggetto investe anche problematiche attinenti alla conservazione del patrimonio del centro storico;Ritenuto che NON sussistono i presupposti per l’accoglimento della domanda cautelare;</p>
<p align=center><b>P.Q.M.</b></p>
<p>
RESPINGE la suindicata domanda incidentale di sospensione.</p>
<p>La presente ordinanza sarà eseguita dalla Amministrazione ed è depositata presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.</p>
<p>ROMA, li 21 Giugno 2007</p>
<p>PRESIDENTE<br />
CONSIGLIERE</p>
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		<title>T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione III ter &#8211; Sentenza &#8211; 21/6/2007 n.5645</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-iii-ter-sentenza-21-6-2007-n-5645/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jun 2007 22:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-iii-ter-sentenza-21-6-2007-n-5645/</guid>

					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-iii-ter-sentenza-21-6-2007-n-5645/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione III ter &#8211; Sentenza &#8211; 21/6/2007 n.5645</a></p>
<p>Pres. Corsaro, Est. Fantini A.C. Arezzo s.p.a. (Avv. G. Pesce) c/ Federazione Italiana Giuoco Calcio- F.I.G.C. (Avv.ti M. Gallavotti, L. Medugno), Comitato Olimpico Nazionale Italiano-C.O.N.I. (Avv. A. Angeletti), Lega Nazionale Professionisti di Serie A e B e altri (n.c.) sui rapporti tra giustizia sportiva e giurisdizione statale nelle controversie sulle</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-iii-ter-sentenza-21-6-2007-n-5645/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione III ter &#8211; Sentenza &#8211; 21/6/2007 n.5645</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">Pres. Corsaro,        Est. Fantini<br /> A.C. Arezzo s.p.a. (Avv. G. Pesce) c/ Federazione Italiana Giuoco Calcio- F.I.G.C. (Avv.ti M. Gallavotti, L. Medugno), Comitato Olimpico Nazionale Italiano-C.O.N.I. (Avv. A. Angeletti), Lega Nazionale Professionisti di Serie A e B e altri (n.c.)</span></p>
<hr />
<p>sui rapporti tra giustizia sportiva e giurisdizione statale nelle controversie sulle sanzioni disciplinari sportive. &#8211;&nbsp; Fattispecie relativa alla sanzione di 6 punti di penalizzazione in classifica all&#8217;A.C. Arezzo s.p.a. nel campionato italiano di calcio (Serie B), stagione 2006/2007</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">1.	Giurisdizione e competenza &#8211; Giurisdizione del g.a. &#8211; Sulle controversie relative ad una sanzione disciplinare sportiva – Sussiste – Ragione. 																																																																																												</p>
<p>2.	Ordinamento sportivo – Decisioni della Camera di Conciliazione e di Arbitrato per lo Sport – Sulle controversie tra Federazione e soggetti affiliati &#8211; Ex art. 12 Statuto C.O.N.I. &#8211; Natura sostanziale di provvedimento amministrativo e non di lodo arbitrale &#8211; Sussiste – Ragione.																																																																																												</p>
<p>3.	Giustizia amministrativa – Ricorso successivo alla decisione della Camera di Conciliazione e di Arbitrato per lo Sport – Posizione della Camera Arbitrale – Non è Autorità Resistente &#8211;  Ragione.																																																																																												</p>
<p>4.	Ordinamento sportivo – Procedimento seguito dagli organi di giustizia sportiva – Natura amministrativa – Conseguenze – Disciplina normativa applicabile – Determinazione &#8211; Principi del giusto processo – Inapplicabilità.																																																																																												</p>
<p>5.	Ordinamento sportivo – Procedimento disciplinare – Utilizzabilità delle intercettazioni telefoniche inutilizzabili in sede penale – Sussiste.</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>1.	Ai sensi dell’art. 2, L. 280/2003, sussiste la giurisdizione del g.a. sulle controversie relative ad una sanzione disciplinare sportiva -nella specie consistente nella penalizzazione in classifica dell’Arezzo s.p.a.-, tenuto conto della rilevanza per l’ordinamento giuridico statale delle situazioni giuridiche soggettive geneticamente connesse con la penalizzazione irrogata dall’ordinamento sportivo <sup>1</sup>.																																																																																												</p>
<p>2.	Le decisioni della Camera di Conciliazione e di Arbitrato per lo Sport, organo al quale compete, ex art. 12 dello Statuto C.O.N.I., la pronuncia definitiva sulle controversie che contrappongono una Federazione a soggetti affiliati o tesserati, non costituiscono un lodo arbitrale ma hanno il carattere sostanziale di provvedimento amministrativo, in ragione della natura di interesse legittimo delle posizioni giuridiche azionate<sup>2</sup>.																																																																																												</p>
<p>3.	 Il riconoscimento della natura amministrativa delle decisioni della Camera di Conciliazione e di Arbitrato per lo Sport, non vale a configurare detta Camera come Autorità resistente nel successivo ricorso proposto in sede giurisdizionale, stante la configurabilità della qualifica di contradditore necessario in capo all’Autorità che ha emanato il provvedimento originariamente impugnato -nella specie la F.I.G.C.- e non a quella che ha adottato la decisione giustiziale <sup>3</sup>.																																																																																												</p>
<p>4.	Posto che le decisioni degli organi di giustizia sportiva costituiscono l’epilogo di procedimenti sostanzialmente amministrativi, seppure aventi forma giustiziale, le stesse non possono ritenersi presidiate dalle garanzie del giusto processo, con conseguente applicabilità alla giustizia sportiva, oltre che delle regole sue proprie, previste dalla normativa federale, per analogia, solo di quelle caratterizzanti l’istruttoria procedimentale<sup>4</sup>. Nella specie, pertanto, la circostanza che le persone fisiche componenti la Camera Arbitrale- C.A.F.- siano state nominate post-factum, non integra una violazione del principio del giudice naturale precostituito per legge, di cui all’art. 25 Cost., attesa l’inapplicabilità di detta norma a tali organi.																																																																																												</p>
<p>5.	L’inutilizzabilità in sede penale delle intercettazioni telefoniche, ove acquisite al di fuori dei limiti di ammissibilità previsti dall’art. 266 c.p.p., non può spiegare effetti oltre gli ambiti processuali penali, di guisa che le stesse sono apprezzabili in sede disciplinare -nella specie nel procedimento conclusosi con la penalizzazione inflitta dalla Corte Federale della F.I.G.C. all’A.C. Arezzo S.P.A. <sup>5</sup>  																																																																																												</p>
<p></b>_______________________________________</p>
<p><sup>1</sup> Cfr. Tar Lazio-Sez. IIIter, Sentenza 1 settembre 2006 n. 7910<br />
<sup>2</sup> Cfr. Cons. di Stato-Sez. VI, Sentenza 9 Luglio 2004 n. 5025 ; contra  Id, Sentenza 7 aprile 2005 n. 2571<br />
<sup>3</sup> Cfr., analogicamente, in tema di ricorso amministrativo gerarchico, Cons. di Stato-Sez. VI, 9 febbraio 2006, n. 527. <br />
<sup>4</sup> Cfr. Tar lazio-Sez. IIIter, Sentenza 8 giugno 2007 n. 5280<br />
<sup>5</sup> Cfr, in termini, Tar Puglia-Bari-Sez. I, Sentenza 19 aprile 2001, n. 1199.</p>
<p>&#8212; *** &#8212;</p>
<p><b>Nota redazionale</p>
<p></b>La sentenza è interessante perché affronta alcuni temi cruciali, quali i criteri di nomina delle corti sportive, i casi di nullità del &#8220;lodo&#8221; della Camera di conciliazione e la sua paternità, il confine tra competenza delle corti sportive e giurisdizione amministrativa, e, soprattutto, la legittimità della norma del codice di giustizia sportiva che contempla la responsabilità presunta.  A tale ultimo proposito, il TAR dubita della compatibilità di siffatta figura di responsabilità (&#8220;che pone ben più della responsabilità oggettiva, comunque fondata sul rapporto di causalità&#8221;) con il nostro ordinamento giuridico, ma &#8220;salva&#8221; il sistema ritenendo che la questione avrebbe dovuto essere previamente dedotta dinanzi alla Camera di conciliazione del CONI e dinanzi alle corti sportive.La sentenza, benché rappresenti di certo un monito per la FIGC, per questa parte può senza dubbio essere criticata. Invero, in sede arbitrale, asserisce il Tribunale, la società, lungi dall&#8217;impugnare l&#8217;art 9, co. 3, cit. (o &#8220;almeno contestar(ne) la legittimità&#8221;), si è limitata a dedurre &#8220;l&#8217;insussistenza in concreto di una siffatta responsabilità&#8221; (pag. 20). Ciò che il TAR addebita alla ricorrente non è tanto l&#8217;inosservanza del principio del &#8220;vincolo ai motivi&#8221;, ossia del parallelismo dei motivi tra la fase &#8220;amministrativa&#8221; e la fase giurisdizionale della controversia (un &#8220;tale indirizzo&#8221; può esser interpretato &#8220;non restrittivamente&#8221;: così pag. 17, quarto rigo), quanto il fatto che davanti al Giudice amministrativo è stato impugnato un atto non impugnato davanti alla Camera arbitrale (l&#8217;art. 9 co.<br />
III del codice di giustizia sportiva). La declaratoria di inammissibilità per la ragione sopra indicata è erronea. Il ragionamento del TAR sarebbe plausibile se, nell&#8217;ambito della giustizia sportiva e della controversia insorta in tale ambito, una norma del codice di giustizia sportiva potesse essere impugnata: ma così non è. La Commissione d&#8217;Appello Federale (CAF), competente a giudicare in ultima istanza sulle impugnazioni avverso le decisioni della Commissione disciplinare ed in prima istanza sui procedimenti disciplinari riguardanti i dirigenti federali (art. 26, co. 1, del codice della giustizia sportiva), può giudicare &#8220;sulla legittimità delle norme federali in rapporto allo statuto&#8221;, ma solo in sede consultiva -tanto che il relativo procedimento è instaurato, dal Presidente federale o dal Presidente della Corte federale, d&#8217;ufficio: art. 22 lett. c)-. Le competenze contenziose della CAF sono regolate dal cit. art. 26 che delle norme federali non fa menzione. A sua volta, la Camera di conciliazione e di arbitrato per lo sport, prevista dall&#8217;art. 12 dello statuto del CONI, ha &#8220;competenza, con pronunzia definitiva, sulle controversie che contrappongono una Federazione sportiva nazionale a soggetti affiliati, tesserati o licenziati a condizione che siano stati previamente esauriti i ricorsi interni alla federazione o comunque si tratti di decisioni non soggette ad impugnazione nell&#8217;ambito<br />
della giustizia federale&#8221; (art. 12 cit., co. 4). Più in generale la &#8220;Camera svolge le funzioni ad essa attribuite del presente Regolamento applicando le norme e gli usi dell&#8217;ordinamento sportivo nazionale e internazionale&#8221; (art. 1 co. 7 del regolamento della Camera di conciliazione e arbitrato per lo sport). Quest&#8217;impianto viene confermato dalla legge ai sensi dell&#8217;art. 3 del D.L. n. 220/2003 conv. in L. 280/2003 secondo cui &#8220;è riservato all&#8217;ordinamento sportivo la disciplina delle questioni aventi ad oggetto: a) l&#8217;osservanza e l&#8217;applicazione delle norme regolamentari, organizzative e statutarie dell&#8217;ordinamento sportivo nazionale e della sua articolazione al fine di garantire il corretto svolgimento delle attività sportive&#8230;&#8221;. La giustizia sportiva, alla quale fa riferimento il successivo art. 3, ha la medesima estensione dell&#8217;ordinamento sportivo. Ad essa è quindi rimesso l&#8217;accertamento della &#8220;osservanza e applicazione delle norme regolamentari&#8221;: non certo il sindacato su queste norme, sindacato che implicherebbe il potere di disapplicare o annullare queste norme. Il motivo, pertanto, non era deducibile dinanzi alla giustizia sportiva.</p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p><b></p>
<p align=center>REPUBBLICA    ITALIANA</b><br />
<b>IN NOME DEL POPOLO ITALIANO<br />
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio<br />
– Sezione Terza Ter –</p>
<p></p>
<p align=justify>
</b><br />
Composto dai Magistrati:<br />
Francesco           CORSARO                           Presidente<br />
Giulia                 FERRARI                              Componente<br />
Stefano               FANTINI                              Componente relatore</p>
<p>ha pronunciato la seguente<br />
<b><P ALIGN=CENTER>SENTENZA<br />
</b></p>
<p>
<b><P ALIGN=JUSTIFY><br />
</b>sul ricorso n. 1308 del 2007 Reg. Gen. proposto </p>
<p>dall’<b>A.C. Arezzo S.p.a.,</b> in persona del legale rappresentante pro tempore,   rappresentata e difesa dall’Avv. Giovanni Pesce, presso il quale è elettivamente domiciliata in Roma, alla Via XX Settembre n. 1;</p>
<p align=center>contro<br />
</P><BR></p>
<p align=justify>
 &#8211; <b>Federazione Italiana Giuoco Calcio &#8211; F.I.G.C</b>., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli Avv.ti Mario Gallavotti e Luigi Medugno, presso quest’ultimo elettivamente domiciliata in Roma, alla Via Panama n. 58;<br />
&#8211; <b>Comitato Olimpico Nazionale Italiano &#8211; C.O.N.I.,</b> in persona del Presidente pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avv. Alberto Angeletti, presso il quale è elettivamente domiciliato in Roma, alla Via Giuseppe Pisanelli n. 2; </p>
<p><b></p>
<p align=center>e nei confronti</p>
<p align=justify>
</b><br />
della <b>Lega Nazionale Professionisti di Serie A e B,</b> in persona del legale rappresentante pro tempore, della Camera di Conciliazione e Arbitrato per lo Sport presso il C.O.N.I., in persona del legale rappresentante pro tempore, del Collegio arbitrale, in persona del Presidente pro tempore, del Rimini Calcio F.C. S.r.l., dell’U.C. Albinoleffe S.r.l., della A.C. Cesena S.p.a., del Treviso Football Club 1993 S.r.l., del Brescia Calcio S.p.a., del Frosinone Calcio S.r.l., del Vicenza Calcio S.p.a., della A.S. Bari S.p.a., della U.S. Triestina Calcio S.r.l., della Spezia Calcio S.r.l., della U.S. Lecce S.p.a., della F.C. Crotone S.r.l., della F.C. Modena S.p.a., della Verona Hellas Football Club S.p.a., del Pescara Calcio S.p.a., in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, soggetti tutti non costituiti in giudizio; </p>
<p><b>per l’annullamento</b><br />
&#8211; della decisione resa dalla Camera di Conciliazione e Arbitrato per lo Sport presso il C.O.N.I.  in data 12/12/2006, che ha confermato la decisione della Corte Federale della F.I.G.C., pubblicata l’1/9/06 con cui è stata inflitta alla società ricorrente- della predetta decisione della Corte Federale della F.I.G.C. pubblicata l’1/9/2006;<br />
&#8211; della delibera assunta dalla C.A.F. in data 17/8/2006, che ha inflitto all’Arezzo la sanzione di nove punti;<br />
&#8211; di tutti gli atti del procedimento sanzionatorio, connessi e presupposti, ed in specie dei provvedimenti di nomina della C.A.F. e della Corte Federale assunti dalla F.I.G.C.;<br />
&#8211; nei limiti dell’interesse, dell’art. 32 dello Statuto della F.I.G.C. e dell’art. 21 del codice di giustizia sportiva, nella parte in cui non individuano requisiti oggettivi di nomina alle Corti federali; dell’art. 31 dello Statuto della F.I.G.C. e dell’<br />
<br />
<b>nonché per il risarcimento del danno<br />
</b>cagionato dai provvedimenti impugnati.</p>
<p>Visto il ricorso con i relativi allegati;<br />
Visti gli atti di costituzione in giudizio della F.I.G.C. e del C.O.N.I.;<br />
Visto il ricorso per motivi aggiunti;<br />
Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;<br />
Visti gli atti tutti della causa;<br />
Relatore, alla pubblica udienza del 7/6/2007, il Cons. Stefano Fantini;<br />
Udito l’Avv.  Pesce per la ricorrente, l’Avv. Medugno per la F.I.G.C. e l’Avv. Angeletti per il C.O.N.I.;<br />
Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue.</p>
<p><b><P ALIGN=CENTER>FATTO
</p>
<p>
<P ALIGN=JUSTIFY><br />
</b>Con atto ritualmente notificato e depositato la società sportiva ricorrente ha impugnato gli atti in epigrafe indicati, recanti la comminatoria di una pesante penalizzazione nei propri confronti, a titolo di illecito sportivo, per fatti connessi alla vicenda della c.d. “calciopoli”, insorta nella stagione calcistica 2005/2006.<br />
Il tutto nasce dall’intercettazione di una telefonata intercorsa il 16/5/05 tra il sig. Titomanlio, designato come guardalinee per la delicata partita Arezzo &#8211; Salernitana, disputata il precedente 14/5, e terminata con il risultato di 1 &#8211; 0, ed il sig. Meani, dirigente del Milan ed amico del primo, ove si riferisce di un incontro e di una conversazione intervenuta a Coverciano tra il medesimo Titomanlio ed il sig. Mazzei, vicecommissario della CAN ed incaricato della formazione fisica e tecnica degli assistenti di gioco, nel corso della  quale il Mazzei avrebbe riservatamente rappresentato al proprio interlocutore di seguire con attenzione la competizione sportiva; nel corso della telefonata, inoltre, il Titomanlio riferisce di un paio di episodi di giuoco da lui segnalati  all’arbitro (che non li aveva ritenuti fallosi) inseriti in azioni di gioco che avrebbero potuto portare al pareggio della Salernitana.<br />
Deduce a sostegno del ricorso principale i seguenti motivi di diritto :<br />
1) Violazione del principio del giudice naturale precostituito per legge; violazione dell’art. 25, I comma, della Costituzione; nullità radicale del procedimento.<br />
L’art. 25 della Costituzione impone che siano predeterminati con una norma primaria i meccanismi di individuazione del giudice e che essi non siano soggetti al potere discrezionale di una qualunque Autorità.<br />
Nel caso di specie nessuno di tali requisiti sussiste; alla scelta del giudice si è provveduto post factum, e non già nell’esercizio di un’attività vincolata, ma sulla base di una decisione fondata sull’intuitus personae.<br />
Il principio della precostituzione del giudice per legge non si limita all’identificazione dell’ufficio giudiziario, ma si estende anche all’individuazione del giudice &#8211; persona fisica componente dell’organo giudicante.<br />
Né lo statuto della F.I.G.C., né il codice di giustizia sportiva  prevedono criteri di nomina dei giudici sportivi, tanto della Corte federale, quanto della C.A.F.<br />
2) Violazione dell’art. 102, II comma, della Costituzione; violazione del divieto di istituire giudici straordinari; violazione dell’art. 111 della Costituzione; nullità radicale del procedimento.<br />
Giudice straordinario è quello costituito dopo che si è verificata  la vicenda da giudicare.<br />
Nella fattispecie in esame, è successo che un ufficio che non esiste secondo l’organizzazione giudiziaria stabile dell’ordinamento sezionale è stato creato ad hoc, post factum.<br />
3) Violazione dell’art. 51 del c.p.c.; violazione dell’art. 111, II comma, della Costituzione e dell’art. 6 della C.E.D.U. del 14/11/1950, resa esecutiva in Italia con la legge 4/8/1955, n. 848; nullità radicale delle decisioni assunte nella fase procedimentale.<br />
I giudici che hanno concorso a comporre gli organi che hanno deciso nella presente vicenda di giustizia sportiva non erano imparziali, in ragione delle modalità della loro designazione, e dunque avrebbero dovuto astenersi, alla stregua di quanto disposto dall’art. 51 del c.p.c.<br />
In quanto nominati intuitu personae, senza criteri predeterminati e senza motivazione, i giudici designati dall’Autorità possono avere subito un’indebita influenza.<br />
La violazione dell’obbligo di astensione per “interesse diretto” nella causa determina la nullità delle deliberazioni assunte con il concorso dei giudici che vi si sono sottratti.<br />
4) Violazione del principio di tassatività e delle norme che governano i procedimenti sanzionatori, anche in relazione all’art. 111 della Costituzione.<br />
Alla società ricorrente viene contestata una fattispecie di responsabilità presunta ex art. 9, III comma, del codice di giustizia sportiva.<br />
Si tratta di una figura di responsabilità sconosciuta all’ordinamento, che va anche oltre i confini della già claudicante responsabilità oggettiva.<br />
Inoltre, in linea di principio, la presunzione di responsabilità può essere vinta con la prova di un fatto positivo, ossia con l’adozione di tutte le cautele necessarie; mai un fatto negativo può essere provato da colui in capo al quale è posto l’onere di scagionarsi, salvo non volere istituire una forma di prova impossibile.<br />
Nella vicenda controversa è agevole riscontrare la violazione dei predetti principi, in quanto nessuna relazione esisteva tra la società ed i soggetti intercettati, ed inoltre la società avrebbe dovuto offrire una prova negativa.<br />
5) Violazione dell’ordinamento della giustizia sportiva (art. 30 dello statuto della F.I.G.C.); violazione dell’art. 15 della Costituzione; difetto di istruttoria.<br />
La responsabilità dell’Arezzo è desunta solamente dall’intercettazione di una telefonata intercorsa tra persone ad essa non legate.<br />
Non esiste un fatto specifico da cui ricavare che la partita si è risolta in un certo modo grazie all’intervento del guardialinee, (intervento) che, d’altro canto, è stato condiviso dall’arbitro.<br />
L’utilizzazione delle intercettazioni telefoniche non è prevista dall’ordinamento sportivo e le stesse risultano acquisite da procedimenti penali.<br />
In realtà, le intercettazioni non possono essere utilizzate al di fuori del processo penale; e comunque non sono in grado di porsi quale unico mezzo di prova; il che ridonda anche in difetto di istruttoria.<br />
6) Violazione dell’art. 12 del codice di giustizia sportiva; errore nei presupposti; ingiustizia manifesta.<br />
Ex art. 12, I comma, del codice di giustizia sportiva la società ritenuta responsabile di fatti che hanno influito sul regolare svolgimento di una sola gara non può essere punita con la penalizzazione di punti da scontare in altro campionato.<br />
Ciò comporta che la sanzione gravata è illegittima, oltre che sproporzionata, sia in assoluto, che avuto riguardo alle sanzioni inflitte ad altre squadre di serie A e B parimenti coinvolte in procedimenti disciplinari per fatti di ben maggiore gravità.<br />
7) Violazione degli artt. 6 e 9 del codice di giustizia sportiva; manifesta illogicità e travisamento dei fatti; difetto di istruttoria.<br />
Dalla intercettazione telefonica non si ravvisa la configurabilità degli estremi della fattispecie sanzionata, ed in particolare del tentativo e del conseguimento di un vantaggio.<br />
Con successivo ricorso per motivi aggiunti, ritualmente notificato e depositato,  vengono dedotte le seguenti ulteriori censure :<br />
8) Inesistenza del c.d. lodo per difetto di rituale sottoscrizione; violazione delle regole che presiedono alla formazione e sottoscrizione del lodo arbitrale rituale (artt. 823 e ss. del c.p.c.); violazione dei principi generali che presiedono alla formazione e sottoscrizione dei provvedimenti amministrativi, specie ad opera di organi collegiali c.d. perfetti; violazione e falsa applicazione della natura del c.d. lodo arbitrale, per come inteso dalla giurisprudenza amministrativa.<br />
Il lodo impugnato è stato deliberato in Roma in data 24/11/2006, ma è poi stato sottoscritto dai vari arbitri in diversi luoghi e differenti date.<br />
Ciò significa che il lodo non è stato sottoscritto nel medesimo luogo e nel medesimo momento ad opera di coloro che ne hanno deliberato, in qualità di arbitri, il contenuto.<br />
In realtà, è, questa, una facoltà che è concessa agli arbitri solo in caso di arbitrato rituale (art. 823 c.p.c.), fattispecie non ricorrente nel caso di specie, ove si verte, piuttosto, alla presenza di un provvedimento amministrativo vero e proprio, secondo il prevalente indirizzo giurisprudenziale.<br />
In ragione di ciò, occorre ricordare che per i provvedimenti amministrativi imputabili ad un collegio perfetto è necessaria la contestualità fra deliberazione e sottoscrizione della decisione. <br />
9) Violazione degli artt. 808 ter ed 824 bis del c.p.c.; violazione dei principi generali che presiedono alla formazione e sottoscrizione dei lodi arbitrali irrituali; violazione dei principi concernenti la natura negoziale del lodo arbitrale irrituale.<br />
Ad identica conclusione dovrebbe pervenirsi anche ove il lodo in questione sia inteso, anziché come provvedimento amministrativo, in termini di lodo arbitrale irrituale; ed invero anche i negozi giuridici sono sottoscritti non appena deliberati nel contenuto, in ossequio al principio di contestualità spaziale e temporale.<br />
E’ certo altresì che non si applica al lodo irrituale la normativa valevole per quello rituale.<br />
10) Violazione dell’art. 15 della Costituzione; non utilizzabilità ed inesistenza delle intercettazioni telefoniche; difetto di istruttoria e di motivazione; violazione degli artt. 271 e 266 del c.p.p.<br />
L’acquisizione delle intercettazioni telefoniche da parte della F.I.G.C. è avvenuta a norma dell’art. 2, III comma, della legge n. 401/89; si tratta degli atti del procedimento penale n. 43915/02 della Procura della Repubblica di Napoli e del decreto di autorizzazione alle intercettazioni del G.I.P. del Tribunale di Napoli in data 28/2/2005.<br />
Ad ogni buon conto, la ricorrente contesta la veridicità della trascrizione della intercettazione utilizzata; tra l’altro, il verbale non reca la sottoscrizione dell’ufficiale di polizia giudiziaria che lo avrebbe predisposto.<br />
Inoltre i provvedimenti impugnati non hanno attribuito alcun rilievo alle dichiarazioni rilasciate e firmate da Mazzei e Titomanlio il 5 ed il 10 giugno 2006, riguardanti la partita Arezzo &#8211; Salernitana, il che è, di per sé, sintomo di eccesso di potere.<br />
Si consideri ancora che l’utenza in uso al Meani è stata sottoposta ad intercettazione a partire dal 7/3/05, quando il Meani non era ancora iscritto nel registro delle notizie di reato, circostanza verificatasi solamente il successivo 11/5/06 per il reato previsto dall’art. 1 della legge n. 401/89 (che, tra l’altro, non consente le intercettazioni alla stregua di quanto disposto dall’art. 266 del c.p.p.).<br />
Ciò comporta che le intercettazioni all’utenza del Meani sono state eseguite al di fuori dei casi consentiti, con conseguente inutilizzabilità delle medesime a norma dell’art. 271 del c.cp.p.<br />
Va ancora considerato che la Federazione non ha acquisito ulteriori prove rispetto alla intercettazione della telefonata tra Meani e Titomanlio; il che appariva invece doveroso in considerazione di un quadro probatorio confuso, debole e contraddittorio.<br />
Si sono costituiti in giudizio il C.O.N.I. e la F.I.G.C. eccependo, nel loro insieme, l’inammissibilità del ricorso anzitutto per difetto di giurisdizione dell’adito giudice amministrativo vertendosi al cospetto di una sanzione disciplinare sportiva, consistente nella penalizzazione in classifica, e poi perché trattasi di pronuncia arbitrale impugnabile solamente per vizi della volontà ove ritenuta arbitrato irrituale, ovvero nei limiti dell’art. 829 del c.p.c. ove ritenuta arbitrato rituale, ed ancora eccependo l’inammissibilità parziale del ricorso principale (ed in particolare delle prime quattro censure), ove l’atto impugnato sia ritenuto un provvedimento amministrativo in ragione del mancato rispetto della regola del c.d. vincolo dei motivi, e comunque l’infondatezza nel merito del ricorso principale e dei motivi aggiunti; il C.O.N.I. ha altresì eccepito il proprio difetto di legittimazione passiva, nell’assunto della non imputabilità al medesimo del lodo arbitrale ai sensi di quanto disposto dall’art. 19, ultimo comma, del regolamento della Camera di Conciliazione ed Arbitrato per lo Sport.<br />
All’udienza del 7/6/2007 la causa è stata trattenuta in decisione.</p>
<p><b><P ALIGN=CENTER>DIRITTO<br />
</b></p>
<p>
<b><P ALIGN=JUSTIFY><br />
</b>1. &#8211; Deve essere preliminarmente disattesa l’eccezione di inammissibilità del ricorso per difetto di giurisdizione dell’adito giudice amministrativo, sollevata dalla F.I.G.C. nell’assunto che oggetto del gravame è una sanzione disciplinare sportiva (consistente nella penalizzazione in classifica), destinata ad esaurire i propri effetti nell’ambito dell’ordinamento settoriale, con conseguente irrilevanza per l’ordinamento statale, alla stregua anche di quanto disposto dall’art. 2 della legge 17/10/2003, n. 280.<br />
Non ignora il Collegio la serietà degli argomenti difensivi posti a sostegno dell’eccezione di difetto di giurisdizione, ed in particolare è consapevole della opinabilità di un criterio che fonda, in ultima analisi, la competenza giurisdizionale sugli effetti indiretti che possono scaturire dall’applicazione di una sanzione sportiva.<br />
Purtuttavia la Sezione ha finora riconosciuto, ancorché implicitamente, la propria giurisdizione, pure in fattispecie similari concernenti l’impugnativa di sanzioni disciplinari (anche connesse alla vicenda di “calciopoli”) da parte di società sportive, sulla base di un’interpretazione estensiva del combinato disposto dell’art. 1, II comma, e dell’art. 2, I comma, lett. b), della legge n. 280/03, con la conseguenza che prevalenti ragioni di coerenza sconsigliano (tanto più alla luce del contenuto della decisione) di sottoporre a revisione il proprio precedente indirizzo (cfr., ad esempio, T.A.R. Lazio, Sez. III ter, 1/9/2006, n. 7910).<br />
Ciò, è evidente, nella considerazione che non può negarsi, come dimostra, del resto, proprio la vicenda dell’Arezzo, che, per effetto della penalizzazione, è incorso nella retrocessione nella serie inferiore, una rilevanza per l’ordinamento giuridico statale di situazioni giuridiche soggettive geneticamente connesse con la penalizzazione irrogata dall’ordinamento sportivo.<br />
2. &#8211; Deve poi essere esaminata l’ulteriore eccezione di inammissibilità fondata sulla natura giuridica della decisione emessa dal Collegio arbitrale, e che ha come corollario anche la richiesta di estromissione dal giudizio del C.O.N.I.<br />
A questo riguardo, le parti resistenti assumono che l’atto impugnato ha natura arbitrale, trovando tale tesi ulteriore conferma nella considerazione che la controversia, di per sé non arbitrabile ai sensi dell’art. 27, III comma, dello Statuto federale all’epoca vigente, sia stata portata alla cognizione della Camera di Conciliazione e di Arbitrato per lo Sport a seguito di uno specifico accordo compromissorio, e quindi di un’investitura ad hoc.<br />
Ritiene il Collegio che anche tale eccezione, pur nella problematicità delle questioni giuridiche evocate, debba essere disattesa.<br />
Anzitutto, la documentazione versata in giudizio non consente di evincere una specifica natura del lodo arbitrale, oggetto del presente gravame, in quanto dal medesimo si evince solamente, a fronte dell’istanza arbitrale presentata dall’A.C. Arezzo, una declaratoria di ammissibilità della medesima, nell’assunto, tra l’altro, che la F.I.G.C. non ha contestato la competenza ed anzi ha successivamente presentato la dichiarazione del Commissario straordinario, legale rappresentante pro tempore, di “espressa accettazione dell’arbitrato, anche in deroga a quanto previsto dall’art. 27 St. F.I.G.C.”.<br />
La stessa “istanza di arbitrato” non permette di prefigurare un accordo compromissorio non inquadrabile nella ordinaria procedura arbitrale prevista dall’ordinamento sportivo in forza della clausola compromissoria, e configurata come ultima fase della c.d. “pregiudiziale sportiva”.<br />
Ricondotta in questi limiti, la questione della natura giuridica del lodo arbitrale assume i connotati del déjà  &#8211; vu.<br />
Senza ripercorrere tutte le tappe della giurisprudenza, è sufficiente ricordare come la sentenza del Consiglio di Stato, Sez. VI, 9/7/2004, n. 5025 abbia ritenuto che le decisioni della Camera di Conciliazione e di Arbitrato, organo cui compete, ai sensi dell’art. 12 dello Statuto del C.O.N.I., la pronuncia definitiva sulle controversie che contrappongono una Federazione a soggetti affiliati o tesserati, previo esaurimento dei ricorsi interni  alla singola Federazione, non costituiscono lodo arbitrale, ma rappresentano la pronuncia in ultimo grado della giustizia sportiva ed hanno il carattere sostanziale di provvedimento amministrativo; con la conseguenza che nei confronti delle suddette decisioni, seppure emesse con le forme e le garanzie del giudizio arbitrale, non vige la limitazione dei mezzi di impugnazione previsti dall’art. 829 del c.p.c. per i lodi arbitrali.<br />
La Sezione, non condividendo l’ipotesi ricostruttiva di un’attività amministrativa in forma arbitrale, con la sentenza 7/4/2005, n. 2571, è pervenuta alla diversa opzione ermeneutica che ravvisa nella decisione della Camera un lodo irrituale, con conseguente esclusione di un sindacato pieno da parte del giudice statale, che è peraltro consentito nei confronti del provvedimento amministrativo originario, adottato dalla Federazione o dal C.O.N.I.<br />
Peraltro con la successiva decisione 9/2/2006, n. 527, il Consiglio di Stato, Sez. VI, ha ribadito il proprio orientamento, confermando la tesi della natura amministrativa del giudizio della Camera di Conciliazione e Arbitrato, essenzialmente in ragione del natura di interesse legittimo della posizione giuridica azionata e della incompromettibilità in arbitri di tali posizioni giuridiche soggettive.<br />
Spettando al giudice d’appello la funzione nomofilattica, strumentale rispetto al valore imprescindibile della certezza del diritto, in assenza di elementi nuovi, che diano alimento all’attività ermeneutica, ritiene il Collegio di dover conformarsi al dictum del Consiglio di Stato in ordine alla natura amministrativa della decisione della Camera arbitrale.<br />
Ciò impone anzitutto di disattendere l’eccezione di inammissibilità del ricorso, argomentata dalle parti resistenti nella duplice prospettiva che si tratti di lodo rituale, ovvero irrituale.<br />
Al contempo, deve peraltro essere precisato come la configurazione in termini di provvedimento amministrativo della decisione del Collegio arbitrale non comporti l’inammissibilità del ricorso principale (e conseguenzialmente anche dei motivi aggiunti, di “prima generazione”) per la mancata evocazione in giudizio della Camera arbitrale, od, ancora, del Collegio arbitrale.<br />
Ed invero, sotto questo profilo, in disparte la considerazione che apparirebbe ben strano evocare in giudizio come contraddittore l’organo che ha deciso, in sede di riesame giustiziale, su di un reclamo amministrativo, si deve comunque considerare che seppure l’art. 19 del regolamento camerale, al quinto comma, dispone che il lodo è imputabile esclusivamente al Collegio arbitrale o all’arbitro unico, ed in nessun caso può essere considerato atto della Camera o del C.O.N.I., ciò non può automaticamente valere a configurare detto organo come Autorità resistente, occorrendo, verosimilmente, allo scopo, un’autorizzazione legislativa al conferimento di una potestà pubblicistica.<br />
In ogni caso, come statuito, nella materia in esame, dalla già richiamata decisione del Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 527/2006, in applicazione analogica della disciplina concernente i ricorsi amministrativi, seppure “la decisione del ricorso gerarchico (proprio od improprio), specialmente quando è confermativa del provvedimento impugnato, sostituisce ed assorbe il provvedimento stesso, va anche rilevato che, nella giurisprudenza amministrativa si è sempre ritenuto che, nel caso di successivo esperimento della tutela giurisdizionale, si determinano effetti devolutivi che consentono al giudice non solo di pronunciarsi sulla decisione gerarchica, ma altresì di sindacare il provvedimento sottostante (con conseguente carenza di interesse alla contestazione dei vizi propri della decisione giustiziale quando siano dedotti, con effetto devolutivo, vizi, in astratto risolutivi per la soddisfazione dell’interesse del ricorrente, che affettano il provvedimento sottostante) considerando legittimo contraddittore l’autorità che ha emanato il provvedimento impugnato e non quella che ha adottato la decisione giustiziale”.<br />
Nella vicenda controversa appare dunque inequivoco come contraddittore necessario sia la F.I.G.C.<br />
3. &#8211; Diverso spessore, nel descritto background pubblicistico, viene invece ad assumere l’ulteriore eccezione di inammissibilità del ricorso con riguardo al c.d. vincolo dei motivi, in ragione del quale non potrebbero trovare ingresso in questa sede le prime tre censure del ricorso principale, con le quali si deducono vizi procedimentali, nonché la quarta censura concernente l’impugnativa dell’art. 9, III comma, del codice di giustizia sportiva, ossia della norma che prevede la responsabilità presunta, in quanto non previamente dedotte in sede amministrativo &#8211; arbitrale.<br />
L’eccezione merita sostanziale condivisione.<br />
Occorre muovere dalla considerazione che, effettivamente, con l’istanza di arbitrato del 26/10/06 l’Arezzo S.p.a. si è limitata a dedurre l’insussistenza dell’illecito (1° motivo), a contestare la configurabilità di una propria responsabilità presunta ex art. 9 del codice di giustizia sportiva (2° motivo), ed infine ad invocare una riduzione della penalizzazione (3° motivo).<br />
Sono dunque effettivamente rimaste estranee alla fase amministrativa le censure, dedotte in questa sede, relative ai vizi procedimentali, e soprattutto quella che sorregge l’impugnativa delle norme del codice di giustizia sportiva che disciplinano la fattispecie della “responsabilità presunta” delle società sportive.<br />
Anche in questa prospettiva, il Collegio non può che richiamare la giurisprudenza del Consiglio di Stato, che, coerentemente con la premessa della natura di atto amministrativo del “lodo arbitrale”, ritiene inammissibili le censure dedotte per la prima volta in sede giurisdizionale.<br />
Ciò nella considerazione che l’art. 2 della legge n. 280/03 ha previsto che gli atti della federazioni sportive possono essere impugnati in sede giurisdizionale solo dopo la preventiva impugnazione, quale condizione di procedibilità, innanzi alla Camera arbitrale, dovendo trovare contemperamento i principi sulla tutela giurisdizionale con quelli sull’autonomia dell’ordinamento sportivo (in termini Cons. Stato, Sez. VI, 19/6/2006, n. 3559).<br />
4. &#8211; Peraltro, anche a volere interpretare non restrittivamente tale indirizzo giurisprudenziale, non applicando dunque al rapporto tra giustizia sportiva e giurisdizione statale la preclusione della previa deduzione dei motivi (ad instar di quanto avviene nel rapporto tra ricorso amministrativo e ricorso giurisdizionale : in termini Cons. Stato, Sez. VI, 30/3/1994, n. 455; Cons. Stato, Sez. IV, 19/3/1996, n. 355), ma solo quella della previa impugnazione degli atti federali dinanzi alla Camera arbitrale, le prime tre censure del ricorso principale devono comunque essere disattese, perché infondate.<br />
In particolare, è infondato il primo motivo del ricorso principale con il quale si deduce la violazione del principio, solennemente proclamato dall’art. 25 della Costituzione, del giudice naturale precostituito per legge, lamentandosi come, nella vicenda che ha portato all’adozione dei provvedimenti impugnati, tanto le persone fisiche componenti della C.A.F., quanto quelle della Corte federale siano state nominate post &#8211; factum, e per di più in assenza di un qualsivoglia criterio normativamente predeterminato.<br />
Ed invero, a prescindere dal fatto che il principio della precostituzione del giudice prioritariamente impone che l’organo sia determinabile sulla base di regole vigenti nel dies facti, occorre considerare che l’invocata norma costituzionale non è certamente applicabile alla C.A.F. od alla Corte federale.<br />
La Sezione ha avuto recentemente occasione (cfr. T.A.R. Lazio, Sez. III ter, 8/6/2007, n. 5280) di ricordare come le decisioni degli organi di giustizia sportiva in questa sede gravati siano l’epilogo di procedimenti amministrativi (seppure in forma giustiziale), e non già giurisdizionali, sì che non possono ritenersi presidiati dalle garanzie del processo.<br />
Alla “giustizia sportiva” si applicano, dunque, oltre che le regole sue proprie, previste dalla normativa federale, per analogia, quelle dell’istruttoria procedimentale, ove vengono acquisiti fatti semplici e complessi, che possono anche investire la sfera giuridica di soggetti terzi.<br />
Ora, a parte che la dedotta illegittimità della “tardiva” nomina dei componenti della C.A.F. non è stata dedotta da parte ricorrente dinanzi alla Corte federale, si è trattato comunque di atto dovuto, in ragione del fatto che, secondo quanto rappresentato dalla F.I.G.C. nei propri scritti difensivi, erano venuti a mancare nell’”organico” della C.A.F. ben quattordici componenti (a seguito della delibera del C.S.M. del 15/6/2006) con la conseguenza che ne rimanevano in carica solamente dodici componenti, e dunque un numero inferiore a quanto prescritto dall’art. 31, II comma, dello Statuto federale, e dall’art. 26, II comma, del codice di giustizia sportiva.<br />
Di qui l’indifferibilità di un provvedimento del Commissario straordinario di reintegra dell’organico della C.A.F.<br />
4.1. &#8211; Le considerazioni ora esposte inducono a respingere anche il secondo ed il terzo motivo di gravame, con cui si lamenta, con argomentazioni similari a quelle poste a sostegno della violazione dell’art. 25 della Costituzione, l’infrazione del divieto di istituire giudici straordinari, nonché la violazione dell’art. 51 del c.p.c.<br />
Sotto il primo profilo, anche a prescindere dalla genericità della censura, appare sufficiente ribadire, ancora una volta, come siano inapplicabili agli organi di giustizia sportiva le norme di rango costituzionale che concernono l’attività giurisdizionale e l’organizzazione dei plessi giudiziari.<br />
Per quanto riguarda poi l’asserito dovere di astensione del giudice avente interesse diretto nella causa, in ragione delle modalità di designazione, cui corrisponderebbe un diritto soggettivo della parte alla ricusazione del giudice che tale obbligo abbia disatteso, quanto sopra osservato circa le ragioni della reintegra dell’organico della C.A.F. (ammesso che a tale circostanza alluda parte ricorrente) depone per l’infondatezza della censura.<br />
E comunque, a ragionare, ma impropriamente per quanto già osservato, in termini processuali, la presenza di un iudex suspectus doveva essere quanto meno denunciata alla Corte federale che sarebbe così stata chiamata ad esercitare un controllo specifico sul contenuto della pronuncia resa con il concorso del medesimo.<br />
Nella prospettiva del procedimento amministrativo, invece, ove, in generale, la ricusazione costituisce una facoltà, e non un onere, sì che il difetto di legittimazione dei titolari della potestas decidendi può essere fatta valere anche con l’impugnativa del provvedimento finale, occorre peraltro considerare che la lamentata parzialità non è stata in alcun modo allegata, ma è solo presunta, o, forse meglio, data per scontata.<br />
Non è stata comunque dedotta la sussistenza di alcuna delle ragioni di astensione codificate dall’art. 51 del c.p.c.<br />
4.2. &#8211; Le considerazioni esposte  nel punto sub 3) della presente motivazione inducono invece a ritenere inammissibile la censura obiettivamente più delicata del gravame, e cioè il quarto motivo mediante il quale si contesta, impugnandosi la prescrizione regolamentare che la prevede, la legittimità della responsabilità presunta, deducendosi che nessuna relazione esisteva tra l’Arezzo ed i “soggetti intercettati”, ed, ancora, l’impossibilità, per la società, di fornire una prova negativa.<br />
Non può negare il Collegio come tale ipotesi di responsabilità ponga (ben più della responsabilità oggettiva, comunque fondata sul rapporto di causalità) problemi di compatibilità con i principi che governano i procedimenti sanzionatori, e forse anche con i modelli di responsabilità conosciuti dall’ordinamento giuridico statale.<br />
Va però aggiunto come proprio  tali ragioni, che attengono, in definitiva, all’enucleazione dei limiti di relazione sistemica tra ordinamento sportivo ed ordinamento statale, imponevano che della relativa questione fosse investito l’organo arbitrale, a tutela dell’autonomia dell’ordinamento sportivo, e nel rispetto della clausola compromissoria accettata dai soggetti dell’ordinamento federale quale parte integrante del vincolo associativo.<br />
Come si è già osservato, si desume tanto dalla disamina del lodo arbitrale, quanto dalla lettura dell’istanza di arbitrato, che la società ricorrente in sede arbitrale non ha impugnato, od almeno contestato la legittimità dell’art. 9, III comma, del codice di giustizia sportiva (alla cui stregua “le società sono presunte responsabili degli illeciti sportivi a loro vantaggio, che risultino commesi da persone ad esse estranee”), ma ha solamente dedotto l’insussistenza in concreto di una siffatta responsabilità.<br />
5. &#8211; Con il quinto motivo di ricorso si deduce poi il difetto di istruttoria, nella prospettiva che la sanzione gravata troverebbe il proprio supporto probatorio esclusivamente nell’intercettazione della conversazione telefonica intercorsa tra Meani e Titomanlio, da cui sarebbe stata erroneamente inferita l’alterazione del risultato della gara Arezzo &#8211; Salernitana.<br />
Anche tale censura non appare meritevole di positiva valutazione.<br />
Giova premettere come le intercettazioni telefoniche provenienti dal procedimento penale pendente dinanzi all’Autorità giudiziaria napoletana sono state acquisite dagli uffici federali ai sensi dell’art. 2, III comma, della legge 13/12/1989, n. 401, che consente agli organi della disciplina sportiva di chiedere copia degli atti del procedimento penale a norma dell’art. 116 del c.p.p.<br />
Dette intercettazioni sono state legittimamente valutate in sede amministrativa, in conformità del principio di libera utilizzazione degli elementi di prova acquisiti in procedimenti diversi, che opera in assenza di un principio di tipicità dei mezzi di prova.<br />
Quanto poi alla loro valenza probatoria, non può essere trascurato come anche la giurisprudenza penale, ai diversi fini del giudizio penale, costantemente afferma che nell’interpretazione dei fatti comunicativi le regole del linguaggio e della comunicazione costituiscono il criterio di inferenza (premessa maggiore) che, muovendo dal testo della comunicazione o comunque della struttura del messaggio (premessa minore), consente di pervenire alla conclusione interpretativa. Sicchè le valutazioni del giudice di merito sono censurabili solo quando si fondino su criteri interpretativi inaccetabili (difetto della giustificazione esterna), ovvero applichino scorrettamente tali criteri (difetto della giustificazione interna) (in termini Cass. pen., Sez. V,  9/2/2007, n. 5699, nonché Cass. pen., Sez, V, 16/2/2000, n. 6350).<br />
Nel caso di specie, l’interpretazione del significato delle intercettazioni coinvolgenti l’Arezzo è adeguatamente e logicamente motivata nelle decisioni degli organi federali, e risulta compatibile con il senso comune e con i limiti di una plausibile opinabilità di apprezzamento, secondo la formula ricorrente nella giurisprudenza penale.<br />
Ne deriva, ancora, che l’interpretazione del fatto comunicativo (e cioè della conversazione intercettata) è incensurabile in questa sede di giurisdizione di legittimità, seppure esclusiva.<br />
6. &#8211; Con il sesto mezzo si allega la violazione dell’art. 12 del codice di giustizia sportiva, nell’assunto che detta norma non consenta l’irrogazione della sanzione della penalizzazione di punti da scontare in altro campionato in caso di alterazione del risulato di una sola gara, quale che sia il titolo di responsabilità.<br />
La censura è infondata, se non anche inammissibile per non essere stata dedotta in sede amministrativa.<br />
Ed, invero, la norma applicabile al caso di specie non è l’art. 12 del codice di giustizia sportiva, ma l’art. 6 dello stesso corpus normativo, il quale, con riferimento all’illecito sportivo, al quarto comma, stabilisce, con previsione esaustiva, che “se viene accertata la responsabilità oggettiva o presunta della società ai sensi dell’art. 9, comma 3, il fatto è punito, a seconda della sua gravità, con le sanzioni di cui all’art. 13, comma 1, lett. f), g), h) e i)”.<br />
E’ proprio l’art. 13, sub lett. f), a contemplare la sanzione della “penalizzazione di uno o più punti in classifica”, aggiungendo che “la penalizzazione sul punteggio, che si appalesi inefficace nella stagione sportiva in corso, può essere fatta scontare, in tutto o in parte, nella stagione sportiva seguente”.<br />
Quanto alla dedotta ingiustizia manifesta, va ricordato come tale figura sintomatica dell’eccesso di potere (similarmente alla disparità di trattamento) richiede che situazioni identiche siano disciplinate in modo ingiustificatamente diverso, ed è evidente che tale giudizio di equivalenza risulta precluso dall’accertamento di autonome fattispecie di responsabilità.<br />
7. &#8211; Con l’ultimo motivo del ricorso principale si deduce l’insussistenza della responsabilità presunta per la commissione di un illecito sportivo, in quanto non risulta provato il coinvolgimento (e/o la conoscenza) dell’Arezzo nei fatti contestati al Titomanlio.<br />
Il mezzo è infondato, e non merita dunque una positiva valutazione.<br />
Occorre considerare al proposito che l’illecito sportivo (di cui all’art. 6 del codice di giustizia sportiva) si configura come illecito di pericolo, o, meglio, a consumazione anticipata, concretandosi nel “compimento, con qualsiasi mezzo, di atti diretti ad alterare lo svolgimento o il risultato di una gara ovvero ad assicurare a chiunque un vantaggio in classifica”.<br />
Non assume dunque rilievo la condotta assunta in campo dal Titomanlio, ed in particolare se la di lui condotta sia stata effettivamente parziale, quanto piuttosto l’idoneità degli atti compiuti a mettere in pericolo il bene protetto.<br />
Al contempo, e nei limiti del sindacato di legittimità concesso al giudice amministrativo, la disamina della trascrizione della comunicazione telefonica intercorsa tra Meani e Titomanlio consente di ritenere immune da vizi logici la decisione della Corte federale laddove afferma che “dagli atti si ricavano elementi che … consentono di ritenere fallita, e, dunque, non pienamente integrata, la prova, incombente sull’incolpata, della estraneità all’illecito e della correlativa inconsapevolezza”.<br />
Depone quanto meno nel senso della conoscenza, da parte dell’Arezzo, della condotta illecita di terzi quella parte della conversazione intercettata, ovviamente contestualizzata, in cui il Titomanlio, su domanda del Meani, identifica nella società odierna ricorrente il soggetto che sta facendo pressioni sul vice &#8211; designatore Mazzei.<br />
8. &#8211; Con il primo ed il secondo motivo aggiunto, che possono essere trattati congiuntamente, in quanto connessi, la società ricorrente deduce poi l’inesistenza del lodo, o comunque la sua illegittimità per difetto di rituale sottoscrizione, assumendo come solamente in caso di arbitrato rituale, ex art. 823 del c.p.c., sia consentita la scissione tra il momento deliberativo ed il momento della sottoscrizione della decisione, risultando invece ciò precluso sia nel caso in cui il lodo si configuri in termini di provvedimento amministrativo, sia nel caso in cui lo si ritenga un lodo irrituale, di natura dunque negoziale.<br />
Le censure sono destituite di fondamento.<br />
E’ infatti l’art. 19 del regolamento camerale, neppure fatto oggetto di gravame, a prevedere che “il lodo è deliberato dallo organo arbitrale riunito in conferenza personale a maggioranza dei voti”; il secondo comma stabilisce altresì, ai fini che qui rilevano, come “i componenti del collegio arbitrale prima del deposito possano sottoscrivere il lodo in luoghi e tempi diversi. Ogni arbitro deve indicare il luogo e la data in cui la firma è stata apposta. Le sottoscrizioni dei componenti del collegio arbitrale possono risultare da esemplari diversi del lodo, purchè dichiarati tra loro conformi dalla Segreteria”.<br />
Ne discende che, quale che sia la natura giuridica del lodo in esame, e senza che possa assumere rilievo la circostanza che l’organo arbitrale sia un collegio perfetto, risulta comunque certamente consentita la dissociazione tra la deliberazione e la sottoscrizione del lodo.<br />
9. &#8211; Con l’ultima censura  si deduce l’inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche, acquisite dalla F.I.G.C., ai sensi del combinato disposto degli artt. 266 e 271 del c.p.p., oltre che l’insufficienza del quadro probatorio posto a fondamento del provvedimento sanzionatorio.<br />
Il mezzo è infondato, se non anche irricevibile per tardività.<br />
Con riferimento al profilo probatorio, i limiti del sindacato consentito al giudice amministrativo, preclusivi di una nuova valutazione di merito, consentono di fare rinvio a quanto già precedentemente esposto, in particolare al punto sub 7) della motivazione.<br />
Per quanto concerne invece la pretesa inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche, in quanto asseritamente acquisite al di fuori dei limiti di ammissibilità previsti dall’art. 266 del c.p.p., ritiene il Collegio sufficiente osservare come il divieto di utilizzazione concerne il procedimento penale, e comunque richiede un accertamento che rientra nella competenza esclusiva del giudice penale (Cass., Sez. I, 30/3/1993, Grosoli ed altri), il quale dispone la distruzione della relativa documentazione (art. 271, III comma, del c.p.p.).<br />
Deve dunque condividersi l’orientamento giurisprudenziale alla stregua del quale l’inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche non può spiegare effetti oltre gli ambiti processuali penali e, pertanto, non può impedire l’apprezzamento delle stesse in sede disciplinare (così T.A.R. Puglia, Bari, Sez. I, 19/4/2001, n. 1199).<br />
10. &#8211; In conclusione, alla stregua di quanto precede, il ricorso, con la connessa domanda risarcitoria, deve essere respinto, in quanto infondato.    <br />
Sussistono giusti motivi per disporre tra le parti la compensazione delle spese di giudizio.</p>
<p><b><P ALIGN=CENTER>P.Q.M.
</p>
<p>
<P ALIGN=JUSTIFY><br />
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio &#8211; Sezione III Ter,</b> definitivamente pronunciando, respinge il ricorso.<br />
Compensa tra le parti le spese di giudizio.<br />
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall&#8217;Autorità amministrativa.</p>
<p>Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 7.6.2007.<br />
Francesco	Corsaro	Presidente<br />
Stefano	Fantini	Componente, Est.</p>
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		<item>
		<title>T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione II bis &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.3024</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-ii-bis-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-3024/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jun 2007 22:00:00 +0000</pubDate>
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<p>Va respinta la domanda cautelare avverso un permesso di costruire in sanatoria, impugnato dal controinteressato, atteso che le opere di cui trattasi erano da tempo state realizzate. (G.S.) REPUBBLICA ITALIANA TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALEPER IL LAZIOROMA SEZIONE SECONDA BIS Registro Ordinanze: 3024/2007Registro Generale: 3360/2000 nelle persone dei Signori: PATRIZIO GIULIA PresidenteFRANCESCO</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-ii-bis-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-3024/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione II bis &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.3024</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;"></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Va respinta la domanda cautelare avverso un permesso di costruire in sanatoria, impugnato dal controinteressato,  atteso che le opere di cui trattasi erano da tempo state realizzate. (G.S.)</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p align=center><b>REPUBBLICA ITALIANA<br />
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE<br />PER IL LAZIO<br />ROMA </b></p>
<p align=center><b>SEZIONE SECONDA BIS</b></p>
<p>Registro Ordinanze: 3024/2007<br />Registro Generale: 3360/2000<br />
nelle persone dei Signori:<br />
PATRIZIO GIULIA Presidente<br />FRANCESCO RICCIO Cons., relatore<br />
SOLVEIG COGLIANI Cons.<br />
ha pronunciato la seguente</p>
<p align=center><b>ORDINANZA</b></p>
<p>nella Camera di Consiglio  del 21 Giugno 2007<br />
Visti i motivi aggiunti al ricorso 3360/2000  proposto da:<br />
<b>VOCATURO GILDA IN GALASSO </b><br />
rappresentato e difeso da:<br />
DI CIOLLO AVV. FRANCESCOcon domicilio eletto in LATINAVIA CARDUCCI, 7presso DI CIOLLO AVV. FRANCESCO  </p>
<p align=center>contro</p>
<p><b>COMUNE DI TERRACINA</b><br />
e nei confronti di<b>FRATICELLI GABRIELLA</b><br />
per l&#8217;annullamento,<br />previa sospensione dell&#8217;esecuzione,<br />
del permesso di costruire in sanatoria n. 5435 del 24.1.2007</p>
<p>Visti gli atti e i documenti depositati con il ricorso;<br />Vista la domanda di sospensione della esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dal ricorrente;<br />
Udito il relatore Cons. FRANCESCO RICCIO  e uditi, altresì, i difensori delle parti come da verbale di udienza;<br />
Visti gli artt. 19 e 21, u.c., della Legge 6 dicembre 1971, n. 1034, e l&#8217;art. 36 del R.D. 17 agosto 1907, n. 642;<br />
Ritenuto che non sussistono i presupposti per disporre l’accoglimento dell’istanza incidentale di sospensione dell’atto impugnato, trattandosi di un rilascio di una concessione edilizia in sanatoria per opere già da tempo realizzate dalla controinteressata;</p>
<p align=center><b>P.Q.M.<br /></b></p>
<p>Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione Seconda bis, RESPINGE la suindicata domanda incidentale di sospensione.</p>
<p>La presente ordinanza sarà eseguita dalla Amministrazione ed è depositata presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.</p>
<p>ROMA, li 21 Giugno 2007</p>
<p>PRESIDENTE<br />
CONSIGLIERE</p>
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		<title>T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione III ter &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.2994</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-iii-ter-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-2994/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jun 2007 22:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-iii-ter-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-2994/</guid>

					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-iii-ter-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-2994/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione III ter &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.2994</a></p>
<p>Non va sospesa la cancellazione dal ruolo dei conducenti dei servizi pubblici non di linea per mancanza dei requisiti morali, mancando la giurisdizione in materia di iscrizione ad albi, ruoli o elenchi professionali qualora detta iscrizione non implichi valutazione discrezionale ma solo il riscontro formale di presupposti predeterminati dalla legge.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-iii-ter-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-2994/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione III ter &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.2994</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-iii-ter-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-2994/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione III ter &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.2994</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;"></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Non va sospesa la cancellazione dal ruolo dei conducenti dei servizi pubblici non di linea per mancanza dei requisiti morali, mancando la giurisdizione in materia di iscrizione ad albi, ruoli o elenchi professionali qualora detta iscrizione non implichi valutazione discrezionale ma solo il riscontro formale di presupposti predeterminati dalla legge. (G.S.)</p>
<p>La possibilita’ di conservare gli effetti di una domanda proposta a giudice privo di giurisdizione non può essere interpretata nel senso di attribuire comunque la competenza a decidere – seppure nella sola prima sede cautelare – ad un giudice che ne è privo ma solo, appunto, di “conservare” gli effetti eventualmente medio tempore prodottisi. (G.S.)</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p align=center><b>REPUBBLICA  ITALIANA<br />
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE<br />PER IL LAZIO<br />ROMA </b></p>
<p align=center><b>SEZIONE TERZA TER</b></p>
<p>Registro Ordinanze: 2994/2007<br />
Registro Generale: 4771/2007<br />
nelle persone dei Signori:<br />
FRANCESCO CORSARO Presidente<br /> MARIA LUISA DE LEONI Cons.<br />GIULIA FERRARI Cons., relatore<br />
ha pronunciato la seguente</p>
<p align=center><b>ORDINANZA</b></p>
<p>nella Camera di Consiglio  del 21 Giugno 2007<br />
Visto il ricorso 4771/2007  proposto da:<br />
<b>CICOLANI ELENA</b>rappresentata e difesa da:<br />
MAURILLI AVV. VALENTINA &#8211; ROMANELLI AVV. CHIARAcon domicilio eletto in ROMAVIA PACUVIO, 34presso ROMANELLI AVV. CHIARA </p>
<p align=center>contro</p>
<p><b>CAMERA COMMERCIO INDUSTRIA ARTIGIANATO AGRICOLTURA DI ROMA</b> rappresentato e difeso da:<br />
COGO AVV. GIAMPAOLO MARIAcon domicilio eletto in ROMAL.GO MESSICO, 7presso la sua sede;</p>
<p>per l&#8217;annullamento,<br />
previa sospensione dell&#8217;esecuzione,<br />
&#8211; della determinazione n. 111/2007 datata 05.03.2007, comunicata in data 12.03.2007 con cui la Camera di Commercio industria Artigianato Agricoltura di Roma ha disposto di procedere alla cancellazione del nominativo della signora Elena Cicolani dal ruolo<br />
Visti gli atti e i documenti depositati con il ricorso;<br />Vista la domanda di sospensione della esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dal ricorrente;<br />
Visto l&#8217;atto di costituzione in giudizio di:<br />
CAMERA COMMERCIO INDUSTRIA ARTIGIANATO AGRICOLTURA DI ROMA<br />
Udito il relatore Cons. Giulia FERRARI e uditi altresì per le parti gli avvocati come da verbale di udienza.<br />
Visti gli artt. 19 e 21, u.c., della Legge 6 dicembre 1971, n. 1034, e l&#8217;art. 36 del R.D. 17 agosto 1907, n. 642;<br />
Ritenuto di dover confermare quanto già affermato in un recente precedente (19 marzo 2007 n. 2374) in ordine al difetto di giurisdizione di questo giudice, &#8211; peraltro non espressamente esclusa dal Consiglio di Stato in una recente pronuncia (ord. 4.4.2007 n. 1773) e invece ritenuta dal Giudice ordinario adito in un caso analogo a quello in esame &#8211; atteso che le controversie in materia di iscrizione ad albi, ruoli o elenchi professionali riguardano posizioni di diritto soggettivo e, come tali, sono devolute alla giurisdizione del giudice ordinario qualora detta iscrizione non implichi valutazione discrezionale ma solo il riscontro formale di presupposti predeterminati dalla legge (Cass. civ., SS.UU., 27 giugno 2006 n. 14760; 13 aprile 1994 n. 3466; 9 febbraio 1993  n. 1613; Cons.Stato, IV Sez., 31 dicembre 2003 n. 9298; T.A.R. Milano 4 febbraio 1998 n. 186);<br />
Considerato che, nel caso in esame, l’iscrizione al ruolo provinciale dei conducenti dei servizi pubblici di trasporto non di linea, previsto dall’art. 16 L. reg. Lazio 26 ottobre 1993 n. 58, è subordinata al possesso di una serie di requisiti tassativamente previsti dal successivo art. 17, con la conseguenza che alcuna discrezionalità sussiste in capo all’Amministrazione a fronte dell’istanza di iscrizione o, come nella specie, nell’ipotesi  di cancellazione per il venire meno di uno dei predetti requisiti;<br />
Ritenuto che detta conclusione non sembra essere scalfita dalla recente decisione della Corte Costituzionale n. 77 del 12 marzo 2007, che – dichiarando l’illegittimità costituzionale  dell’art. 30 L. n. 1034 del 1971 nella parte in cui non prevede che gli effetti della domanda proposta a giudice privo di giurisdizione si conservino – non può essere interpretata nel senso di attribuire comunque la competenza a decidere – seppure nella sola prima sede cautelare – ad un giudice che ne è privo ma solo, appunto, di “conservare” gli effetti eventualmente medio tempore prodottisi.<br />
Ritenuto, stante il carattere assorbente della questione relativa al difetto di giurisdizione di questo giudice, che non sussistono i presupposti per l’accoglimento dell’istanza cautelare.</p>
<p align=center><b>P.Q.M.<br /></b></p>
<p>Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio – Sezione Terza Ter respinge la suindicata domanda incidentale di sospensione.</p>
<p>La presente ordinanza sarà eseguita dalla Amministrazione ed è depositata presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.</p>
<p>ROMA, li  21 giugno 2007</p>
<p>Il Presidente: Francesco CORSARO</p>
<p>L’Estensore: Giulia FERRARI</p>
<p>Views: 0</p><p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-iii-ter-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-2994/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione III ter &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.2994</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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		<item>
		<title>T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione I ter &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.3002</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-i-ter-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-3002/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jun 2007 22:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-i-ter-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-3002/</guid>

					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-i-ter-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-3002/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione I ter &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.3002</a></p>
<p>Non va sospeso il decreto del Ministero dell’Interno di dispensa dal servizio per fisica inabilita’ qualora emergano profili di inammissibilita’ del ricorso per difetto di giurisdizione del giudice adito.(G.S.) REPUBBLICA ITALIANA TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALEPER IL LAZIOROMASEZIONE PRIMA TER Registro Ordinanze:3002/2007Registro Generale: 4531/2007 nelle persone dei Signori: LUIGI TOSTI Presidente ITALO</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-i-ter-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-3002/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione I ter &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.3002</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-i-ter-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-3002/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione I ter &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.3002</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;"></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Non va sospeso il decreto del Ministero dell’Interno di dispensa dal servizio per fisica inabilita’ qualora emergano profili di inammissibilita’ del ricorso per difetto di giurisdizione del giudice adito.(G.S.)</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p align=center><b>REPUBBLICA  ITALIANA<br />
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE<br />PER IL LAZIO<br />ROMA<br />SEZIONE PRIMA TER  </b></p>
<p>Registro Ordinanze:3002/2007<br />Registro Generale: 4531/2007<br />
nelle persone dei Signori:<br />
LUIGI TOSTI Presidente<br /> ITALO VOLPE Cons.<br />MARIA ADA RUSSO Primo Ref., relatore<br />
ha pronunciato la seguente</p>
<p align=center><b>ORDINANZA</b></p>
<p>nella Camera di Consiglio  del 21 Giugno 2007<br />
Visto il ricorso 4531/2007  proposto da:<br />
<b>MAISTO TAMMARO </b><br />
rappresentato e difeso da:LEPORE AVV. GAETANO &#8211; LEPORE AVV. CARLOcon domicilio eletto in ROMAVIA CASSIODORO, 6pressoLEPORE STUDIO LEGALE</p>
<p align=center>contro</p>
<p><b>MINISTERO DELL&#8217;INTERNO </b>rappresentato e difeso da:AVVOCATURA DELLO STATO con domicilio eletto in ROMAVIA DEI PORTOGHESI, 12presso la sua sede</p>
<p><b>INPDAP &#8211; ISTIT. NAZ.LE PREVIDENZA DIPENDENTI AMM.NE PUBBLICA  </b><br />
per l&#8217;annullamento,<br />
previa sospensione dell&#8217;esecuzione,<br />
della revoca e/o annullamento implicito del decreto del Ministero dell’Interno di dispensa dal servizio per fisica inabilita’ del 7.11.2003, a firma del Direttore Centrale per le Risorse Umane, Calvo;</p>
<p>Visti gli atti e i documenti depositati con il ricorso;<br />Vista la domanda di sospensione della esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dal ricorrente;<br />
Visto l&#8217;atto di costituzione in giudizio di:<br />
MINISTERO DELL&#8217;INTERNO<br />
Udito il relatore Primo Ref. MARIA ADA RUSSO  e uditi altresì per le parti, gli avvocati come da verbale d’udienza;<br />
Visti gli artt. 19 e 21, u.c., della Legge 6 dicembre 1971, n. 1034, e l&#8217;art. 36 del R.D. 17 agosto 1907, n. 642;<br />
Considerato che, ad una prima sommaria delibazione, emergono profili di inammissibilita’ del ricorso per difetto di giurisdizione del giudice adito e per tardivita’ dell’impugnazione;</p>
<p align=center><b>P.Q.M.</b></p>
<p>
dichiara inammissibile la suindicata domanda incidentale di sospensione.</p>
<p>La presente ordinanza sarà eseguita dalla Amministrazione ed è depositata presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.</p>
<p>ROMA, li 21 Giugno 2007</p>
<p>Views: 0</p><p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-i-ter-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-3002/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione I ter &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.3002</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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		<item>
		<title>Consiglio di Stato &#8211; Sezione V &#8211; Sentenza &#8211; 21/6/2007 n.3318</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/consiglio-di-stato-sezione-v-sentenza-21-6-2007-n-3318/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jun 2007 22:00:00 +0000</pubDate>
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<p>Pres. Elefante, Est. BuonvinoA.T.I. Berloco A. &#8211; Berloco F. (Avv.ti G. Valla, F. Calcagnile) c/ Comune di Altamura (Avv.R.G. Rodio) sulla sussistenza della giurisdizione del g.o. sulle controversie in materia di riserve iscritte in uno S.A.L. connesso al contratto d&#8217;appalto Giurisdizione e competenza &#8211; Appalti pubblici &#8211; Giurisdizione del g.a.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/consiglio-di-stato-sezione-v-sentenza-21-6-2007-n-3318/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione V &#8211; Sentenza &#8211; 21/6/2007 n.3318</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">Pres. Elefante,          Est. Buonvino<br />A.T.I. Berloco A. &#8211; Berloco F. (Avv.ti G. Valla, F. Calcagnile) c/ Comune di Altamura (Avv.R.G. Rodio)</span></p>
<hr />
<p>sulla sussistenza della giurisdizione del g.o. sulle controversie in materia di riserve iscritte in uno S.A.L. connesso al contratto d&#8217;appalto</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Giurisdizione e competenza &#8211; Appalti pubblici &#8211; Giurisdizione del g.a. &#8211; Sulle controversie aventi ad oggetto la spettanza delle riserve iscritte in uno stato di avanzamento lavori – Non sussiste – Ragioni.</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>Rientrano nella giurisdizione del g.o. le controversie relative all’an delle riserve iscritte nello stato di avanzamento lavori connesso ad un contratto di appalto. Tali pretese, difatti, non attengono alla revisione dei prezzi contrattuali in adeguamento agli indici ISTAT, in relazione alla quale è configurabile la giurisdizione del g.a., attesa la facoltà discrezionale della p.a. di accordare o meno detta revisione, ma si riferiscono ad asseriti inadempimenti della p.a., a fronte dei quali viene richiesto l’incremento in questione, al fine di ricondurre il rapporto contrattuale all’originario equilibrio civilistico. Pertanto, trattandosi di controversie attinenti alla patologia del contratto, direttamente riferibili alla fase esecutiva dello stesso, deve escludersi in tale materia la giurisdizione del g.a..</p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">sulla sussistenza della giurisdizione del g.o. sulle controversie in materia di riserve iscritte in uno S.A.L. connesso al contratto d&#8217;appalto</span></span></span></p>
<hr />
<p align=center><b>REPUBBLICA ITALIANA			<br />	<br />
	   IN NOME DEL POPOLO ITALIANO</b></p>
<p>N.  3318/07 REG.DEC.<br />
			N.  2655  REG:RIC.<br />	<br />
  ANNO 2006</p>
<p align=center><b>Il  Consiglio  di  Stato  in  sede  giurisdizionale<br />
  Quinta  Sezione  </b></p>
<p>ha pronunciato la seguente</p>
<p align=center><b>DECISIONE</b></p>
<p>sul ricorso in appello n. 2655/2006, proposto dalla<br />
<b>A.T.I. BERLOCO ANTONIO – BERLOCO FILIPPO</b>, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avv.ti Giacomo VALLA e Fiorenzo CALCAGNILE ed elettivamente domiciliata in Roma, piazza Capo di Ferro 13, presso la Segreteria del Consiglio di Stato,</p>
<p align=center>c o n t r o</p>
<p>il <b>Comune di ALTAMURA</b>, in persona del Sindaco p.t., costituitosi in giudizio, rappresentato e difeso dall’avv. Raffaele Guido RODIO presso il quale è elettivamente domiciliato in Roma, via Cosseria 2,<br />
per la riforma<br />
della sentenza del TAR della Puglia, sede di Bari, Sezione III, 22 dicembre 2005, n. 5520;</p>
<p>visto il ricorso in appello con i relativi allegati;<br />
visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune appellato;<br />
viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;<br />
visti gli atti tutti di causa;<br />
vista l’ordinanza della Sezione n . 2804 del 6 giugno 2006;<br />
relatore, alla pubblica udienza del 5 dicembre 2006, il Consigliere Paolo BUONVINO;<br />
uditi, per le parti, gli avv.ti VALLA e CERCEO, per delega dell’avv. RODIO.<br />
Ritenuto e considerato, in fatto e in diritto, quanto segue:</p>
<p align=center><b>F A T T O   e   D I R I T T O</b></p>
<p>1) &#8211; Con il ricorso di primo grado è stato chiesto, dall’odierna appellante, l’annullamento della delibera della Giunta Comunale di Altamura n. 95 del 19 luglio 2005 che ha dichiarato “la decadenza dell’ATI Berloco Antonio-Berloco Filippo” dal diritto di far valere le riserve iscritte nel 3° Stato di Avanzamento Lavori connesso al contratto di appalto rep. n. 3338 dell’08.05.2000, stipulato inter partes.<br />
Con la sentenza in forma semplificata qui appellata il TAR ha ritenuto che le controversie nascenti dall&#8217;esecuzione di contratti di appalto di opere pubbliche, successive alla fase dell&#8217;aggiudicazione, hanno ad oggetto posizioni di diritto soggettivo, inerenti a rapporti contrattuali di natura privatistica, essendo le parti tenute ad eseguire il contratto  nel rispetto delle norme dettate dagli art. 1374 e 1375 c.c.; e che, pertanto, la controversia in esame rientrava nella giurisdizione del giudice ordinario, inerendo alla pronuncia di decadenza dal diritto di far valere riserve iscritte nello stato di avanzamento dei lavori.<br />
Per l’ATI appellante la sentenza sarebbe erronea in quanto le controversie quale quella di specie, inerendo all’an e non al quantum della pretesa sottesa alla apponibilità o meno delle riserve scritte in sede di S.A.L., rientrerebbero nella giurisdizione del giudice amministrativo.<br />
Si è costituito in giudizio il Comune appellato che insiste per il rigetto dell’appello e la conferma della sentenza appellata.<br />
Nelle proprie memorie le parti ribadiscono i rispettivi assunti difensivi.</p>
<p>2) – L’appello è infondato.<br />
La controversia in esame ha ad oggetto il provvedimento con cui il Comune ha dichiarato la decadenza della ricorrente dal diritto di far valere le riserve iscritte in uno stato di avanzamento lavori connesso ad un contratto d’appalto.<br />
Si tratta, invero, di pretese che non attengono alla revisione prezzi contrattuali (né, del resto, gli incrementi richiesti sono stati in tal senso qualificati dall’originaria ricorrente, con la conseguenza che la giurisdizione non potrebbe neppure radicarsi sotto il profilo della prospettazione di parte).<br />
Le riserve in questione riguardano, infatti, oneri derivanti da ridotta attività di cantiere, dal ritardato incameramento dell’utile sui lavori, dalla loro ritardata esecuzione, da sperpero di manodopera, da ritardata emissione del saldo, da ritardata esecuzione di attività connesse ai lavori, da ritardato recupero dei costi di impianto cantiere, da manutenzione delle opere realizzate, oneri da errate contabilizzazioni di opere etc.<br />
Per l’effetto, le pretese fatte valere appaiono intese a ricondurre il rapporto contrattuale all’equilibrio civilistico originario.<br />
Si esula, quindi, dall’ambito delle iscrizioni volte a conseguire il riconoscimento del diritto alla revisione dei prezzi contrattuali in relazione al quale soltanto è configurabile la giurisdizione del giudice amministrativo; solo in tali casi, infatti, viene in discussione il potere discrezionale dell’amministrazione di riconoscere o meno – nell’an – la spettanza del compenso revisionale; compenso riconducibile ad automatismi normativi che si innestano nel contratto e che possono portare all’adeguamento dei prezzi contrattuali correlati all’incremento annuale degli indici ISTAT.<br />
Nel caso in esame si controverte, invece, in ordine a questioni che esulano da ogni adeguamento dei prezzi contrattuali agli indici ISTAT e che attengono, invece, solo ad asseriti inadempimenti da parte dell’amministrazione in relazione ai quali viene richiesto un incremento dei compensi pattuiti; incremento denegato dall’Amministrazione per contrasto con una norma impeditiva dalla stessa P.A. ritenuta operante nella specie, se pure entrata in vigore dopo la stipula contrattuale (ma prima dell’iscrizione delle riserve).<br />
In definitiva, come ritenuto dai primi giudici, la presente controversia attiene alla patologia del contratto, riferibile direttamente alla fase esecutiva dello stesso, con la conseguente esclusione in materia della giurisdizione del giudice amministrativo.</p>
<p>3) – Per tali motivi l’appello in epigrafe appare infondato e, per l’effetto, deve essere respinto.<br />
Le spese del grado di giudizio seguono, come di norma, la soccombenza e sono liquidate nel dispositivo.</p>
<p align=center><b>P.Q.M.</b></p>
<p>il Consiglio di Stato, Sezione quinta, respinge l’appello in epigrafe.<br />
Condanna l’appellante al pagamento, a favore del Comune appellato, delle spese del grado che liquida in complessivi € 2.500,00(duemilacinquecento/00).<br />
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’autorità amministrativa.</p>
<p>Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 5 dicembre 2006, con l&#8217;intervento dei Signori:<br />
AGOSTINO    ELEFANTE    &#8211;    Presidente<br />
CORRADO ALLEGRETTA  –  Consigliere<br />
CHIARENZA MILLEMAGGI–Consigliere<br />
PAOLO   BUONVINO  –  Consigliere   est.<br />
CESARE  LAMBERTI &#8211; C o n s i g l i e r e</p>
<p>DEPOSITATA IN SEGRETERIA<br />
Il 21-06-2007<br />
(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)</p>
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		<title>T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione II bis &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.3017</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-ii-bis-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-3017/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jun 2007 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-ii-bis-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-3017/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione II bis &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.3017</a></p>
<p>Non va sospeso il provvedimento preordinato alla costituzione di una servitù permanente di fognatura pubblica, in considerazione dell’interesse pubblico sottostante alla realizzazione della struttura di urbanizzazione rispetto a quello dei soggetti interessati all’allacciamento. (G.S.) REPUBBLICA ITALIANA TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALEPER IL LAZIOROMA SEZIONE SECONDA BIS Registro Ordinanze: 3017/2007Registro Generale: 4489/2007 nelle</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-ii-bis-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-3017/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione II bis &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.3017</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-ii-bis-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-3017/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione II bis &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.3017</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;"></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Non va sospeso il provvedimento preordinato alla costituzione di una servitù permanente di fognatura  pubblica, in considerazione dell’interesse pubblico sottostante alla realizzazione della struttura di urbanizzazione rispetto a quello dei soggetti interessati all’allacciamento. (G.S.)</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p align=center><b>REPUBBLICA  ITALIANA<br />
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE<br />PER IL LAZIO<br />ROMA </b></p>
<p align=center><b>SEZIONE SECONDA BIS</b></p>
<p>Registro Ordinanze: 3017/2007<br />Registro Generale: 4489/2007<br />
nelle persone dei Signori:<br />
PATRIZIO GIULIA Presidente<br />PAOLO RESTAINO Cons., relatore<br />
SOLVEIG COGLIANI Cons.<br />
ha pronunciato la seguente</p>
<p align=center><b>ORDINANZA</b></p>
<p>nella Camera di Consiglio  del 21 Giugno 2007<br />
Visto il ricorso 4489/2007  proposto da:<br />
<b>DEZZI ARGANTE ED ALTRI &#8211; DEZZI MARIA LETIZIA &#8211; GAUDINO ANNA MARIA &#8211; VENTOLA GENNARO</b>rappresentato e difeso da:<br />
MARINO AVV. GIORGIOcon domicilio eletto in ROMAVIA OPPIDO MAMERTINA, 4presso NEGRETTI AVV. GIANDOMENICO</p>
<p align=center>contro</p>
<p><b>COMUNE DI CASTEL GANDOLFO</b> rappresentato e difeso da:<br />
MICHETTI AVV. ENRICOcon domicilio eletto in ROMAVIA GIOVANNI NICOTERA,  29presso la sua sede</p>
<p><b>COMUNE DI ALBANO LAZIALE </b><br />
<b>REGIONE LAZIO</b> rappresentato e difeso da:<br />
FORTE AVV. CLAUDIOcon domicilio eletto in ROMAVIA MARCANTONIO COLONNA, 27presso la sua sede</p>
<p>e nei confronti di<b>SOC GEOSERVICE 2000 SRL</b><br />
e nei confronti di<b>SOC ICOGI SPA- TEICO SRL ATI</b><br />
e nei confronti di<b>DEZZI BRUNO </b></p>
<p>e nei confronti di<b>DEZZI PALMIRO</b><br />
e nei confronti di<b>DEZI ALFIERO </b> rappresentato e difeso da:<br />
ORTOLANO AVV ANTONIO &#8211; DE MARCO AVV. FABIOcon domicilio eletto in ROMAVIALE REGINA MARGHERITA 278presso SPROVIERI MICHELE<br />
per l&#8217;annullamento,<br />previa sospensione dell&#8217;esecuzione,<br />
dell’avviso di comunicazione di costituzione di servitù permanente di fognatura per pubblica utilità di aree prot. 042787/25/07 del 12.3.2007.</p>
<p>Visti gli atti e i documenti depositati con il ricorso;<br />Vista la domanda di sospensione della esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dal ricorrente;<br />
Visto l&#8217;atto di costituzione in giudizio di:<br />
COMUNE DI CASTEL GANDOLFO<br />DEZI ALFIERO<br />REGIONE LAZIO<br />
Udito il relatore Cons. PAOLO RESTAINO  e uditi, altresì, i difensori delle parti come da verbale di udienza;<br />
Visti gli artt. 19 e 21, u.c., della Legge 6 dicembre 1971, n. 1034, e l&#8217;art. 36 del R.D. 17 agosto 1907, n. 642;<br />
Ritenuto che, con riferimento agli elementi richiesti dall’art. 21 della legge 6.12.1971, n. 1034, come integrato dall’art. 3 della legge 21 luglio 2001, n. 205, allo stato NON appaiono sussistere i presupposti per accogliere la istanza incidentale di misure cautelari formulata da parte ricorrente in considerazione dell’interesse pubblico sottostante alla realizzazione della struttura di urbanizzazione di cui trattasi rispetto a quello dei soggetti interessati all’allacciamento.<br />
Stabilisce alla udienza pubblica del 22 novembre 2007 la trattazione nel merito del ricorso</p>
<p align=center><b>P.Q.M.<br /></b></p>
<p>Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio – Sezione II bis – RESPINGE la domanda incidentale di sospensione.</p>
<p>La presente ordinanza sarà eseguita dalla Amministrazione ed è depositata presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.</p>
<p>ROMA, li 21 Giugno 2007</p>
<p>PRESIDENTE<br />
CONSIGLIERE</p>
<p>Views: 0</p><p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzadue/t-a-r-lazio-roma-sezione-ii-bis-ordinanza-sospensiva-21-6-2007-n-3017/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione II bis &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 21/6/2007 n.3017</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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