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	<title>20/7/2011 Archivi - Giustamm</title>
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	<title>20/7/2011 Archivi - Giustamm</title>
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		<title>Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.4393</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-20-7-2011-n-4393/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-20-7-2011-n-4393/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.4393</a></p>
<p>Pres. Coraggio, Est. Contessa. 1. Processo amministrativo – Antitrust – Decisioni – Rigetto impegni – Impugnabilità diretta – Non sussiste – Ragioni di ordine sostanziale. 2. Processo amministrativo – Antitrust – Decisioni – Rigetto impegni – Impugnabilità diretta – Non sussiste – Ragioni di ordine formale. 3. Processo – Posizioni</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-20-7-2011-n-4393/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.4393</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-20-7-2011-n-4393/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.4393</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">Pres. Coraggio, Est. Contessa.</span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">1. Processo amministrativo – Antitrust – Decisioni – Rigetto impegni – Impugnabilità diretta – Non sussiste – Ragioni di ordine sostanziale.	</p>
<p>2. Processo amministrativo – Antitrust – Decisioni – Rigetto impegni – Impugnabilità diretta – Non sussiste – Ragioni di ordine formale.	</p>
<p>3. Processo – Posizioni giuridiche di matrice comunitaria – Tutela – Stati membri – Autonomia processuale – Condizioni.</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>1. Va esclusa la diretta impugnabilità dell’atto con cui l’A.G.C.M. rigetta la proposta di impegni formulata ai sensi dell’art. 14-ter della l. 287 del 1990 perché, dal punto di vista sostanziale, non si limita in alcun modo la possibilità per il soggetto inciso da atti amministrativi illegittimi (laddove concretamente lesivi della sua sfera giuridica) di insorgere in sede giudiziaria al fine di ottenere una tutela di carattere pieno ed effettivo, conformemente ai pertinenti canoni costituzionali (art. 24, Cost.), in quanto tale possibilità è riconosciuta in sede di impugnazione del provvedimento finale della serie procedimentale e le eventuali illegittimità inerenti la fase dell’esame degli impegni sono idonee a riverberarsi con effetto viziante su quest’ultimo (con esclusione delle violazioni di carattere meramente procedimentale, inidonee in quanto tali a determinare un diverso esito del procedimento e, in via mediata, un contenuto provvedi mentale di carattere diverso).	</p>
<p>2. L’esclusione della impugnabilità dell’atto con cui l’A.G.C.M. rigetta la proposta di impegni formulata ai sensi dell’art. 14-ter della l. 287 del 1990 trova ragione anche in un ordine di rilievi di carattere ‘formale’ che riguarda l’assetto dei presupposti e delle condizioni dell’azione per la proposizione della domanda in sede giurisdizionale. Infatti, l’esame della pertinente normativa depone nel senso del carattere non immediatamente lesivo dell’atto con cui l’A.G.C.M. respinge la proposta di impegni presentata dai soggetti sottoposti ad indagine per violazione degli articoli 2 e 3 della legge 287/90 e, in via mediata, nel senso della sua non diretta impugnabilità nella sede giurisdizionale, stante l’assenza di un interesse concreto ed attuale alla sua rimozione, inteso quale utilità a far ripristinare la situazione giuridica lesa dall’atto impugnato attraverso la mera rimozione dell’atto stesso, ovvero attraverso il ripristino del pregresso assetto di interessi reso possibile a seguito dell’attività conformativa resa necessaria dal giudicato di annullamento. In tale prospettiva, va considerato che anche a seguito dell’atto di rigetto degli impegni, non si consolida in capo ai soggetti proponenti alcun pregiudizio di carattere definitivo, non risultando l’atto in questione idoneo a determinare un arresto procedimentale in senso proprio, ovvero ad incidere con carattere di irretrattabilità sugli esiti dell’istruttoria antitrust nel suo complesso, ovvero ancora a determinare in altro modo una effettiva compressione delle posizioni giuridiche del soggetto proponente.	</p>
<p>3. Il principio di autonomia processuale degli Stati membri comporta che, a fronte di posizioni giuridiche soggettive di matrice comunitaria, gli ordinamenti nazionali ben possano approntare strumenti di tutela differenziati al livello interno, a condizione che tali rimedi rispettino i princìpi di non discriminazione e di salvaguardia dell’effet utile imposti dall’ordinamento UE. Pertanto la fissazione dei presupposti e delle condizioni processuali per assicurare pienezza ed effettività di tutela alle posizioni giuridiche di matrice comunitaria possono essere declinati in modo autonomo dagli ordinamenti processuali interni, fatte salve le ipotesi di errore manifesto nell’interpretazione e nell’applicazione delle pertinenti disposizioni del diritto UE. (Nella specie, il Consiglio di Stato ha affermato che non sono stati addotti elementi atti a ritenere che la limitazione dell’impugnabilità degli atti amministrativi a quelli soltanto idonei a ledere un interesse di carattere concreto ed attuale renda impossibile o estremamente difficile ottenere la piena tutela (anche giurisdizionale) delle richiamate posizioni giuridiche di matrice UE).</p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p>N. 04393/2011REG.PROV.COLL.<br />	<br />
N. 00097/2011 REG.RIC.<br />	<br />
<b></p>
<p align=center>	<br />
REPUBBLICA ITALIANA<br />	<br />
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO<br />	<br />
Il Consiglio di Stato<br />	<br />
<i>in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)</p>
<p>	<br />
</i></p>
<p align=justify>	<br />
</b>ha pronunciato la presente<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>SENTENZA</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>sul ricorso numero di registro generale 97 del 2011, proposto </p>
<p>dall’<b>Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato </b>&#8211; <b>Antitrust</b>, rappresentata e difesa dall&#8217;Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, n. 12; <br />	<br />
<i><b></p>
<p align=center>contro</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</i>Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A.<i></b></i>; 	</p>
<p><b>Banca Sella Holding S.p.A.</b>, rappresentata e difesa dagli avvocati Piero Fattori, Antonio Lirosi, Marco Martinelli, Matteo Padellaro e Alberto Pera, con domicilio eletto presso Partners Gianni, Origoni, Grippo &#038; in Roma, via delle Quattro Fontane 20; 	</p>
<p><b>Barclays Bank Plc</b>, rappresentata e difesa dagli avvocati Cristoforo Osti e Aristide Police, con domicilio eletto presso Aristide Police in Roma, via di Villa Sacchetti, n. 11;	</p>
<p><b>Deutsche Bank S.p.A.</b>, rappresentata e difesa dagli avvocati Marcello Clarich, Giuliano Fonderico, Stefania Bariatti, Emilio Cucchiara e Matteo Farneti, con domicilio eletto presso Marcello Clarich in Roma, piazza del Popolo, n. 18; 	</p>
<p><b>Intesa Sanpaolo S.p.A.</b>, rappresentata e difesa dall&#8217;avvocato Angelo Clarizia, con domicilio eletto presso Angelo Clarizia in Roma, via Principessa Clotilde, n. 2;	</p>
<p><b>Istituto Centrale delle Banche Popolari S.p.A.</b>, rappresentato e difeso dagli avvocati Francesco Scanzano, Stefania Bariatti, con domicilio eletto presso Studio Legale Chiomenti in Roma, via XXIV Maggio, n. 43;	</p>
<p><b>Mastercard S.P.R.L.</b>, rappresentata e difesa dagli avvocati Filippo Lattanzi, Francesco Cardarelli e Andrea De Matteis, con domicilio eletto presso Filippo Lattanzi in Roma, via G.P. Da Palestrina, n. 47; 	</p>
<p><b>Mastercard Incorporated, Mastercard International Incorporated</b>, rappresentati e difesi dagli avvocati Francesco Cardarelli, Filippo Lattanzi e Andrea De Matteis, con domicilio eletto presso Filippo Lattanzi in Roma, via Pierluigi Da Palestrina, n. 47; <br />	<br />
<i><b></p>
<p align=center>nei confronti di</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</i>Unicredit S.p.a.<i></b></i>, rappresentata e difesa dall&#8217;avvocato Fabio Cintioli, con domicilio eletto presso Fabio Cintioli in Roma, via Salaria, n. 259; 	</p>
<p><b>Banca Nazionale del Lavoro Spa</b>, rappresentata e difesa dagli avvocati Francesco Anglani, Claudio Tesauro e Domenico Ielo, con domicilio eletto presso Bonelli Erede Pappalardo in Roma, via Salaria, n. 259; </p>
<p><i><b></p>
<p align=center>per la riforma</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b></i>della sentenza del T.A.R. LAZIO – ROMA, SEZIONE I, n. 33474/2010, resa tra le parti, concernente RIGETTO DI IMPEGNI PRESENTATI NELL&#8217;AMBITO DI UN PROCEDIMENTO RELATIVO A PRATICHE ANTICONCORRENZIALI</p>
<p>Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;<br />	<br />
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Banca Sella Holding S.p.A., di Barclays Bank Plc, di Deutsche Bank S.p.A., di Intesa Sanpaolo S.p.A., dell’Istituto Centrale delle Banche Popolari S.p.A., di Mastercard S.P.R.L., di Mastercard Incorporated, di Mastercard International Incorporated, di Unicredit Spa e di Banca Nazionale del Lavoro Spa;<br />	<br />
Viste le memorie difensive;<br />	<br />
Visti tutti gli atti della causa;<br />	<br />
Relatore nell&#8217;udienza pubblica del giorno 29 aprile 2011 il Cons. Claudio Contessa e uditi per le parti l’avvocato dello Stato Arena, nonché gli avvocati Lirosi, Pera, Osti, Police, Fonderico, Bariatti, Clarizia, Lattanzi, Cardarelli, Cintioli, Anglani, Tesauro, e De Matteis.;<br />	<br />
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.</p>
<p><b><P ALIGN=CENTER>FATTO</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>La vicenda all’origine del presente ricorso prende le mosse dalla delibera dell’ Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (d’ora innanzi: ‘l’AGCM’, ovvero: ‘l’Autorità’) in data 15 luglio 2009 con cui era stata avviata l’istruttoria ai sensi dell’art. 14 della l. 10 ottobre 1990, n. 287 nei confronti delle società Mastercard Incorporated, Mastercard International Incorporated e Mastercard Europe s.p.r.l. (d’ora in poi: ‘le società del gruppo MasterCard’) al fine di accertare l’esistenza di violazioni dell’art. 101 del TFUE (già: art. 81 del Trattato CE) consistenti nella definizione a livello associativo, da parte di tali società, delle commissioni interbancarie multilaterali nazionali per l’Italia nel settore delle carte di pagamento e nell’insieme delle intese verticali tra il circuito MasterCard e i propri <i>acquirer</i> nazionali.<br />	<br />
Secondo l’Autorità in particolare, l’intesa in parola avrebbe avuto per oggetto e per effetto la limitazione del confronto competitivo nel mercato nazionale dell’<i>acquiring</i> nel settore delle carte di pagamento.<br />	<br />
Nel corso dell’istruttoria, le società del gruppo MasterCard avevano fatto pervenire all’Autorità (dicembre 2009) una proposta di impegni ai sensi dell’art. 14-<i>ter</i> della l. 10 ottobre 1990, n. 287, ritenendo che l’eventuale accoglimento di tali impegni avrebbe potuto far venire meno i profili anticoncorrenziali oggetto dell’istruttoria.<br />	<br />
Con la delibera oggetto di impugnativa nell’ambito del primo ricorso, l’Autorità rigettava gli impegni presentati, ritenendo che gli stessi non potessero ritenersi né idonei, né sufficienti a far venire meno i profili anticoncorrenziali oggetto di istruttoria, come descritti nell’atto di avvio in data 15 luglio 2009.<br />	<br />
In particolare, l’Autorità riteneva che l’inidoneità degli impegni in parola a far venire meno i profili anticoncorrenziali oggetto di indagine derivasse:<br />	<br />
i) dal carattere temporalmente limitato degli impegni medesimi (con particolare riguardo alla proposta riduzione delle commissioni interbancarie multilaterali – ‘<i>multilateral interchange fees</i>’ -);<br />	<br />
ii) dal fatto che l’esistenza stessa degli impegni era stata condizionata dai proponenti al mancato esercizio, da parte loro, del diritto di recesso (diritto che, in base agli impegni proposti, avrebbe potuto essere esercitato –<i>inter alia</i> . nel caso in cui l’Autorità avesse concluso il procedimento istruttorio adottando misure che, “<i>secondo il giudizio di MasterCard sono in contrasto con gli accordi di licenza tra MasterCard e le banche o con le regole/procedure e/o pratiche di MasterCard</i>”);<br />	<br />
iii) dal fatto che la riduzione proposta della misura delle commissioni interbancarie multilaterali non trovasse fondamento su un’analisi economica di efficienza del sistema.<br />	<br />
L’atto di rigetto degli impegni veniva impugnato dalle società del gruppo MasterCard dinanzi al T.A.R. per il Lazio (ricorso n. 2203/2010) il quale, con la pronuncia oggetto del presente gravame, accoglieva il ricorso ed annullava l’atto reiettivo degli impegni.<br />	<br />
Al fine di una compiuta ricostruzione delle vicende rilevanti si osserva che, in data successiva al passaggio in decisione del ricorso in primo grado (l’udienza pubblica si era tenuta il 27 ottobre 2010), ma prima della pubblicazione della sentenza oggetto di gravame (16 novembre 2010), l’Autorità appellante adottò l’atto conclusivo del procedimento istruttorio, sanzionando le società del gruppo MasterCard e le altre imprese coinvolte nella pratica anticoncorrenziale oggetto di indagine (provvedimento in data 5 novembre 2010).<br />	<br />
Il provvedimento sanzionatorio è stato impugnato dalle società del gruppo MasterCard attraverso la proposizione dinanzi al T.A.R. per il Lazio di un autonomo ricorso (recante il n. 215/2011), allo stato non ancora definito.<br />	<br />
Ai fini della presente decisione, mette altresì conto osservare che, nell’adottare la pronuncia oggetto di appello, il Tribunale ha esaminato e respinto l’eccezione dell’Autorità secondo cui il ricorso avverso l’atto di reiezione degli impegni ai sensi dell’art. 14-<i>ter</i>, l. 287, cit. sarebbe inammissibile per difetto di un interesse immediato e diretto alla sua impugnativa.<br />	<br />
La pronuncia in questione veniva gravata in sede di appello dall’A.G.C.M. la quale ne chiedeva l’integrale riforma articolando i seguenti motivi di gravame:<br />	<br />
<i>1) sull’inammissibilità del ricorso di primo grado</i><br />	<br />
<i>2) sull’asserita esigenza di conformità</i><br />	<br />
<i>3) sulle motivazioni del provvedimento di rigetto</i><br />	<br />
Si costituivano in giudizio le società Mastercard Incorporated, Mastercard International Incorporated e Mastercard Europe s.p.r.l., le quali concludevano nel senso della reiezione del gravame. Le società in parola proponevano, altresì, appello incidentale avverso il capo della sentenza recante statuizioni in ordine alla parte del provvedimento dell’Autorità che si era occupato della questione delle clausole di recesso dagli impegni assunti.<br />	<br />
Si costituivano, altresì, le società Barclays Bank PLC, Banca Sella Holding s.p.a.; Banca Nazionale del Lavoro s.p.a., Unicredit s.p.a., Istituto Centrake delle Banche Popolari Italiane s.p.a. e Deutsche Bank s.p.a., le quali concludevano nel senso della declaratoria di inammissibilità o improcedibilità del gravame, e comunque nel senso della sua infondatezza.<br />	<br />
Con ordinanza 15 marzo 2011, n. 1948 questo Consiglio rappresentava che, dopo il passaggio in decisione della causa, erano stati rilevati “<i>seri dubbi in ordine alla ammissibilità del ricorso proposto in primo grado dalle società del gruppo MasterCard, in relazione alla questione dell’impugnabilità (immediata ovvero differita) del provvedimento con cui l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato respinge la proposta di impegni formulata da un’impresa coinvolta in un’istruttoria per l’accertamento di illeciti antitrust (art. 14-ter, l. 10 ottobre 1990, n. 287, come introdotto dall’art. 14 del d.l. 4 luglio 2006, n. 223, come modificato dalla relativa legge di conversione)</i>”.<br />	<br />
Conseguentemente, veniva assegnato un termine alle parti per presentare memorie sul richiamato profilo (art. 73 del c.p.a.).<br />	<br />
L’Autorità appellante, nonché le società del gruppo MasterCard e la soc. Unicredit s.p.a. depositavano tempestivamente memorie con cui argomentavano ulteriormente sul punto.<br />	<br />
All’udienza pubblica del 15 febbraio 2011 i procuratori delle parti costituite rassegnavano le proprie conclusioni e la causa veniva trattenuto in decisione.</p>
<p><b><P ALIGN=CENTER>DIRITTO</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>1. Giunge alla decisione del Collegio il ricorso in appello proposto dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato avverso la sentenza del T.A.R. del Lazio con cui è stato accolto il ricorso proposto dalle società del Gruppo MasterCard (recante il n. 2203/2010) e, per l’effetto, è stato annullato l’atto con cui l’Autorità aveva deliberato di rigettare gli impegni presentati dalle società in parola ai sensi dell’art. 14-<i>ter</i> della l. 10 ottobre 1990, n. 287 in relazione a un procedimento di indagine avviato ai sensi dell’art. 101 del TFUE (già: art. 81 TCE – intese vietate) in tema di determinazione delle commissioni interbancarie multilaterali nazionali per l’Italia (c.d. ‘<i>multilateral interchange fee</i>’).<br />	<br />
2. In primo luogo il Collegio ritiene di esaminare la questione di ordine processuale relativa alla diretta impugnabilità dell’atto con cui l’Autorità decide di respingere gli impegni proposti dalle imprese soggette a un’istruttoria Antitrust ai sensi del comma 1 dell’art. 14-<i>ter</i> della l. 10 ottobre 1990, n. 287.<br />	<br />
Secondo l’Autorità appellante, al quesito deve essere fornita risposta negativa, conformemente ad alcuni precedenti con cui lo stesso Tribunale ha osservato che l’atto di rigetto degli impegni si colloca in una fase ancora preliminare dell’istruttoria, nel corso della quale non è ancora dato sapere se la stessa si concluderà o meno con l’adozione di un provvedimento sanzionatorio.<br />	<br />
Ancora, l’appellante contesta l’argomento profuso dal Tribunale, secondo cui occorrerebbe tracciare un parallelismo fra &#8211; da un lato &#8211; l’atto di accoglimento degli impegni proposti (il quale, secondo la giurisprudenza prevalente è certamente impugnabile dalle imprese lese dalla condotta anticoncorrenziale) e – dall’altro – l’atto di rigetto degli impegni, a seguito del quale il procedimento istruttorio prosegue, senza alcuna certezza che esso si concluderà con l’accertamento dell’esistenza di un illecito <i>antitrust</i> e la conseguente adozione di un provvedimento di condanna.<br />	<br />
Secondo l’appellante, inoltre, se l’interesse al ricorso consiste in vantaggio diretto, pratico e concreto, connesso alla favorevole coltivazione dell’impugnativa, la sussistenza di un siffatto interesse non potrebbe affermarsi nel caso di un atto (il rigetto degli impegni) la cui eventuale rimozione in sede giurisdizionale non sarebbe comunque idonea a determinare alcun vantaggio effettivo in favore del soggetto agente.<br />	<br />
2.1. All’indomani della richiamata ordinanza di questa Sezione, n. 1948/2011, la Difesa erariale, le società del gruppo MasterCard e la soc. Unicredit s.p.a. producevano memorie con cui illustravano con ulteriori argomenti le proprie posizioni.<br />	<br />
2.1.1. In particolare, l’A.G.C.M. ribadiva la tesi della non diretta impugnabilità dell’atto con cui l’Autorità rigetta la proposta di impegni ai sensi dell’art. 14-<i>ter</i>, cit. con argomenti che possono essere così sintetizzati:<br />	<br />
&#8211; secondo una parte della giurisprudenza, l’atto di rigetto degli impegni proposti costituisce una misura soltanto preliminare a seguito della quale non è ancora dato sapere se la sanzione verrà irrogata oppure no (<i>i.e</i>.: se l’istruttoria concluderà<br />
&#8211; la sentenza del T.A.R. non è condivisibile laddove postula una sorta di inscindibile parallelismo sistematico fra – da un lato – l’atto con cui gli impegni vengono accolti (atto che, secondo la giurisprudenza maggioritaria è certamente impugnabile in mo<br />
&#8211; dal momento che l’atto di rigetto degli impegni non postula un accertamento in senso proprio dell’illecito <i>antitrust</i>, allo stesso non può neppure connettersi un danno alla reputazione d’impresa;<br />	<br />
&#8211; la non diretta impugnabilità dell’atto di rigetto degli impegni deve essere affermata (<i>inter alia</i>) per le medesime ragioni sistematiche le quali hanno solitamente indotto a negare a negare l’impugnabilità dell’atto di avvio dell’istruttoria;<br />	<br />
&#8211; vero è che, in alcuni casi, la giurisprudenza ha ammesso in via eccezionale l’autonoma impugnabilità dell’atto endoprocedimentale (in specie, laddove all’esito della sua adozione non residui alcuna possibilità circa un esito favorevole della complessiva<br />
&#8211; gli eventuali vizi dell’atto reiettivo degli impegni potranno comunque essere dedotti in giudizio in occasione dell’impugnativa avverso l’atto finale dell’istruttoria anche perché (pur difettando fra i due atti un nesso di presupposizione necessaria, no<br />
&#8211; la non diretta impugnabilità dell’atto di rigetto degli impegni è confermata indirettamente dallo stesso ordinamento comunitario (e, in particolare, dalle ‘<i>Best practices</i>’ adottate dalla Commissione europea nel marzo del 2010 in tema di procedure<br />
2.1.2. Al contrario, le società del gruppo Mastercard affermano la tesi dell’immediata e diretta impugnabilità dell’atto di rigetto degli impegni con argomenti che possono essere così sintetizzati:<br />	<br />
&#8211; l’atto di rigetto degli impegni è un vero e proprio provvedimento amministrativo e non un mero atto endoprocedimentale;<br />	<br />
&#8211; nel caso di specie, non potrebbe negarsi la diretta impugnabilità dell’atto di rigetto degli impegni, né la sussistenza delle condizioni dell’azione (in particolare: la sussistenza della legittimazione ad agire; la legittimazione al ricorso; la sussiste<br />
&#8211; quanto al primo aspetto (legittimazione ad agire, stante la sussistenza di effetti giuridici diretti in capo alla parte), sarebbero innegabili gli effetti negativi connessi all’atto di rigetto degli impegni (in particolare: la quasi certa sottoposizione<br />
&#8211; ancora, sarebbe innegabile il carattere provvedimentale dell’atto di rigetto degli impegni (il quale giunge all’esito di uno specifico sub-procedimento, disciplinato quanto agli aspetti procedurali da apposita delibera A.G.C.M.);<br />	<br />
&#8211; quanto al secondo aspetto (interesse ad agire, inteso come la possibilità per la parte di ottenere un vantaggio pratico e concreto dall’accoglimento del ricorso), l’atto di rigetto degli impegni priverebbe l’interessato di qualunque <i>chanche</i> di ve<br />
&#8211; quanto al terzo aspetto (sussistenza di una posizione giuridica differenziata – di interesse legittimo &#8211; alla rimozione dell’atto lesivo), le società deducenti affermano che, così come la prevalente giurisprudenza amministrativa ritiene sussistere una p<br />
&#8211; siccome la manifestazione di volontà espressa dall’amministrazione in sede di esame degli impegni ex art. 14-ter assume carattere autoritativo (e non è in alcun modo assimilabile a un modulo consensuale), ne consegue che essa non può sfuggire all’ordina<br />
&#8211; ancora, la sentenza di questo Consiglio n. 1190/2009 avrebbe confermato il principio della diretta impugnabilità dell’atto di rigetto degli impegni, i cui eventuali vizi non sono idonei a riverberarsi con effetto viziante sulla determinazione finale del<br />
&#8211; la Difesa erariale avrebbe fondato le proprie tesi difensive sulla presunta assimilazione fra l’impugnativa avverso l’atto di rigetto degli impegni e quella avverso le decisioni in tema di pratiche commerciali scorrette ai sensi del ‘codice del consumo’<br />
&#8211; “<i>negli ultimi anni la maggior parte dei procedimenti antitrust è stata conclusa con impegni, in linea con la nuova policy dell’AGCM</i>”. Tuttavia, in caso di illegittimo diniego di accettare gli impegni proposti, sarebbe necessario riconoscere sin d<br />
2.1.3. La società Unicredit s.p.a., a sua volta, ha ribadito la diretta ed immediata impugnabilità dell’atto di rigetto degli impegni con argomenti in parte comuni a quelli articolati dalle società del gruppo MasterCard. La società in questione ha, inoltre, articolato ulteriori argomenti che possono essere così sintetizzati:<br />	<br />
&#8211; sussisterebbe una giurisprudenza di questo Giudice di appello la quale avrebbe, appunto, affermato la diretta impugnabilità in parola (vengono citate, al riguardo, le pronunce di questa Sezione 23 marzo 2009, n, 1190 e 8 febbraio 2008, n. 424);<br />	<br />
&#8211; la stessa giurisprudenza della Corte di Giustizia avrebbe fornito un argomento dirimente nel senso della diretta impugnabilità dell’atto di rigetto degli impegni (viene citata, al riguardo, la pronuncia della Grande Sezione 29 giugno 2010, in causa C-44<br />
&#8211; è innegabile che l’atto di rigetto degli impegni incide in modo preclusivo su un autonomo interesse, connesso ad una peculiare utilità (quella di determinare l’anticipata conclusione del procedimento di indagine), sì da sconsigliare qualunque forma di ‘<br />
3. il ricorso in appello è meritevole di accoglimento, dovendosi escludere la diretta impugnabilità dell’atto con cui l’A.G.C.M. rigetta la proposta di impegni formulata ai sensi dell’art. 14-<i>ter</i> della l. 287 del 1990.<br />	<br />
3.1. Le conclusioni in parola sono confortate sia da ragioni – per così dire – di carattere ‘sostanziale’, inerenti la ratio stessa dell’istituto degli impegni nell’ambito più vasto dell’istituto dell’istruttoria antitrust per violazioni alle disposizioni di cui agli articoli 81 e 82 del TCE (in seguito: articoli 101 e 102 del TFUE) e, più in generale, nell’ambito dei procedimenti istruttori delle Autorità amministrative indipendenti; sia da ragioni – per così dire – ‘formali’, inerenti l’assetto dei presupposti e delle condizioni dell’azione per la proposizione della domanda in sede giurisdizionale.<br />	<br />
4. Il Collegio ritiene di prendere le mosse dall’esame del primo ordine di rilievi.<br />	<br />
4.1. Ci si riferisce al fatto che la fase di valutazione degli impegni (di cui deve ritenersi il carattere endoprocedimentale nell’ambito del più vasto alveo dell’indagine <i>antitrust</i> di cui al Capo II del Titolo II della l. 287 del 1990 – sul punto, cfr. <i>amplius</i>, <i>infra</i> -) non può che essere caratterizzata da un atteggiamento da parte dei soggetti coinvolti massimamente ispirato alla logica della leale collaborazione e del dialogo costruttivo.<br />	<br />
4.2. Ad avviso del Collegio, l’approccio in questione viene puntualmente confermato da un esame di carattere sistematico circa il ruolo dell’interlocuzione preliminare nell’ambito delle attività di vigilanza e controllo demandate alle Autorità amministrative indipendenti.<br />	<br />
Si osserva al riguardo che, tanto a fronte di attività delle <i>Authorities</i> di carattere tipicamente amministrativo, tanto a fronte di attività riconducibili alla sintetica (seppure non del tutto condivisibile) formula della c.d. ‘para-giurisdizionalità’, appare necessario assicurare la centralità del momento di interlocuzione preliminare prodromico all’adozione di atti squisitamente provvedi mentali.<br />	<br />
Ed infatti, se per un verso la configurazione ordinamentale delle Autorità di settore si caratterizza per la devoluzione di poteri e facoltà certamente più ampi rispetto a quelli di una tipica autorità amministrativa (ci si riferisce, in particolare, alla devoluzione di poteri di <i>cognitio</i> sconosciuti all’ordinaria esperienza amministrativa nazionale e di amplissimi poteri normativi e di spendita di discrezionalità tecnica), per altro verso – e dal punto di vista procedimentale – l’esercizio di tali poteri appare ispirato, specie nelle prime fasi procedimentali, ad una logica di sollecitazione morale nello spirito di leale collaborazione.<br />	<br />
Se questo è il corretto angolo prospettico entro il quale riguardare il complesso di poteri, facoltà e prerogative da riconoscere (rispettivamente) all’Autorità di settore e ai soggetti interessati dall’attività di indagine, ne consegue che, a fronte di più opzioni interpretative in astratto egualmente plausibili, l’interprete dovrà favorire quella maggiormente compatibile con il riconoscimento alla fase di presentazione e valutazione degli impegni di caratterizzazioni il più possibile volte all’individuazione di soluzioni condivise e il meno possibile volte all’anticipazione o alla sollecitazione del contenzioso in sede giurisdizionale.<br />	<br />
4.3. Si tratta, d’altronde, di un approccio <i>in toto</i> compatibile con la più recente evoluzione dell’ordinamento comunitario e della prassi applicativa della Commissione europea nella sua veste di Autorità antitrust al livello UE.<br />	<br />
Come correttamente ricordato dall’Autorità nei suoi scritti difensivi, infatti, la fase di esame degli impegni nell’ambito delle istruttorie di dimensione comunitaria (art. 9 del Reg. (CE) n. 1/2003) si è andata negli anni più recenti vieppiù caratterizzando con crescenti connotati di flessibilità ed informalità, finendo per favorire piuttosto le occasioni di dialogo collaborativo, che non l’adozione di atti formali oggetto possibile di impugnativa in sede giurisdizionale (in tal senso, il documento di consultazione dal titolo ‘<i>Best practices on the conduct of proceedings concerning Articles 101 and 102 TFEU</i>’ – marzo 2010 -).<br />	<br />
Addirittura, i più recenti orientamenti della Commissione sono nel senso di omettere (nel caso in cui la proposta di impegni non appaia meritevole di accoglimento) l’adozione di un qualunque provvedimento formale di rigetto, limitandosi alla pura e semplice prosecuzione del procedimento di indagine a suo tempo avviato.<br />	<br />
In definitiva, l’orientamento comunitario sembra muoversi nella direzione di una sostanziale de-procedimentalizzazione della fase di valutazione degli impegni (in particolare, laddove l’avviso sul punto da parte dell’Esecutivo UE sia di segno negativo).<br />	<br />
Ora, non si ritiene sistematicamente possibile che l’ordinamento interno si muova per intero nella medesima direzione; tuttavia appare auspicabile che esso non si muova (in base a una sorta di ‘errore pendolare’ e volgendo in senso diametralmente opposto rispetto alla linea di indirizzo tracciata dalla Commissione UE) verso un irrigidimento in senso formalisticamente provvedimentale della fase di proposizione ed esame degli impegni la quale deve pur sempre risultare caratterizzata invia prioritaria dal dialogo e dalla cooperazione fra le parti.<br />	<br />
4.4. Con l’approccio in questione non vuol certamente negarsi che, in sede di esame sugli impegni ex art. 14-<i>ter</i>, l’Autorità spenda un potere di carattere ontologicamente pubblicistico, ovvero affermare che la fase in questione risulti demandata a moduli consensuali di stampo privatistico.<br />	<br />
Allo stesso modo, non si intende negare che il provvedimento di accettazione degli impegni costituisca pur sempre (e nonostante il ricorso a moduli operativi ispirati al dialogo fra le parti) modalità di espressione di un potere autoritativo del medesimo segno di quello esercitato nel caso di esercizio del potere sanzionatorio finale.<br />	<br />
Si intende soltanto affermare che, nell’ambito del tratto endoprocedimentale caratterizzato dalla presentazione e dell’esame sulla proposta di impegni, l’Autorità (pur non dismettendo la titolarità e l’esercizio di prerogative di stampo pubblicistico) coopera con i soggetti privati secondo modalità ispirate al dialogo, alla leale collaborazione e alla partecipazione procedimentale, con la conseguenza che appare sistematicamente incongruo (lo si ripete, anche a fronte di opzioni interpretative di carattere alternativo in astratto parimenti plausibili) anticipare in via sistematica le occasioni di esito contenzioso (sempre che –<i>scil</i>. – ciò non venga reso necessario da arresti procedimentali ovvero da preclusioni al prosieguo dell’istruttoria, che comunque non sono individuabili nel caso del rigetto degli impegni).<br />	<br />
4.5. Ancora, con l’approccio dinanzi richiamato non si intende in alcun modo limitare la possibilità per il soggetto inciso da atti amministrativi illegittimi (laddove concretamente lesivi della sua sfera giuridica) di insorgere in sede giudiziaria al fine di ottenere una tutela di carattere pieno ed effettivo, conformemente ai pertinenti canoni costituzionali (art. 24, Cost.).<br />	<br />
Tuttavia, riconducendo la <i>res controversa</i> all’applicazione di generali princìpi di ordine processuale, si ritiene che tale possibilità debba essere riconosciuta in sede di impugnazione del provvedimento finale della serie procedimentale e ritenendo che le eventuali illegittimità inerenti la fase dell’esame degli impegni siano idonee a riverberarsi con effetto viziante su quest’ultimo (con esclusione delle violazioni di carattere meramente procedimentale, inidonee in quanto tali a determinare un diverso esito del procedimento e, in via mediata, un contenuto provvedi mentale di carattere diverso).<br />	<br />
5. Si è detto in precedenza che vi è un secondo ordine di rilievi (per così dire, di carattere ‘formale’) il quale induce ad escludere la impugnabilità dell’atto con cui l’A.G.C.M. rigetta la proposta di impegni formulata ai sensi dell’art. 14-<i>ter</i> della l. 287 del 1990. Tale ordine di rilevi riguarda lo stesso assetto dei presupposti e delle condizioni dell’azione per la proposizione della domanda in sede giurisdizionale.<br />	<br />
Al riguardo non può revocarsi in dubbio la correttezza dell’impostazione concettuale fornita dalle società del gruppo MasterCard e dalla società Unicredit, le quali ritengono che la vicenda di causa debba essere riguardata attraverso questo angolo visuale.<br />	<br />
5.1. E’ appena il caso di sottolineare al riguardo che i presupposti e le condizioni per la proposizione in sede giurisdizionale di ricorsi i quali abbiano ad oggetto gli atti adottati nella materia antitrust sono i medesimi che caratterizzano la generalità dei ricorsi e che, almeno sotto il profilo concettuale, essi non presentano peculiarità di sorta tali da sottrarli all’applicazione del generale regime di impugnativa.<br />	<br />
Né a conclusioni diverse può giungersi in relazione alla scaturigine comunitaria dell’istituto della cui applicazione nella presente sede si discute.<br />	<br />
5.1.1 Tanto premesso, e ai fini dello scrutinio della vicenda di causa, occorre soffermarsi in particolare sulla sussistenza delle condizioni dell’azione, intese (secondo un tradizionale approccio) come il complesso delle condizioni che inducono all’adozione di un provvedimento giurisdizionale di segno favorevole per la parte attrice.<br />	<br />
Ebbene, non vi sono nel caso di specie ragioni per negare che già in primo grado sussistesse in capo alle società in questione la legittimazione ad agire, intesa – in senso tradizionale &#8211; come la titolarità di un interesse sostanziale dedotto in giudizio che si assume leso e che il ricorrente tende a realizzare.<br />	<br />
Al contrario, si ritiene che non sussistesse in capo alle medesime società l’interesse ad agire, inteso (in senso parimenti tradizionale) quale utilità a far ripristinare la situazione giuridica lesa dall’atto impugnato attraverso la mera rimozione dell’atto stesso, ovvero attraverso il ripristino del pregresso assetto di interessi reso possibile a seguito dell’attività conformativa resa necessaria dal giudicato di annullamento.<br />	<br />
Ad avviso del Collegio, infatti, l’esame della pertinente normativa (in primis: l’art. 14-ter della l. 287 del 1990, come introdotto ad opera dell’art. 14 del d.l. 4 luglio 2006, n. 223, nella formulazione di cui alla relativa legge di conversione) depone nel senso del carattere non immediatamente lesivo dell’atto con cui l’A.G.C.M. respinge la proposta di impegni presentata dai soggetti sottoposti ad indagine per violazione degli articoli 2 e 3 della legge e, in via mediata, nel senso della sua non diretta impugnabilità nella sede giurisdizionale, stante l’assenza di un interesse concreto ed attuale alla sua rimozione.<br />	<br />
5.1.2. Giova premettere al riguardo che, se per un verso la giurisprudenza di primo grado ha più volte preso posizione in modo espresso sulla questione della diretta impugnabilità dell’atto di rigetto degli impegni, pervenendo talora alla soluzione affermativa (es.: T.A.R. Lazio, sent. 12457/2007) e talaltra alla soluzione negativa (es.: T.A.R. Lazio, sent. 2828/2010); al contrario, la questione non è stata sino ad ora affrontata in modo diretto da questo Consiglio di Stato.<br />	<br />
Al riguardo, infatti, non si può condividere né la tesi dell’Avvocatura erariale, secondo cui l’approccio negatorio della diretta impugnabilità del rigetto di impegni sarebbe stata sostenuta in una pronuncia di questa Sezione (la n. 4905/2010), nè la tesi della società Unicredit, secondo cui l’approccio favorevole sarebbe stato sostenuto dalle pronunce di questa Sezione, numm. 424/2008 e 1190/2009, atteso che la questione non viene mai affrontata in modo diretto.<br />	<br />
In definitiva, si deve ritenere che in assenza di puntuali precedenti giurisprudenziali di questo Giudice di appello in favore dell’una o dell’altra delle tesi in campo, la questione vada scrutinata ex novo nei suoi diversi aspetti.<br />	<br />
5.1.3. Venendo al merito della <i>res controversa</i>, si ritiene che un argomento dirimente in favore della tesi negatoria della diretta impugnabilità del rigetto degli impegni consista in ciò, che anche a seguito dell’atto di rigetto degli impegni, non si consolida in capo ai soggetti proponenti alcun pregiudizio di carattere definitivo, non risultando l’atto in questione idoneo a determinare un arresto procedimentale in senso proprio, ovvero ad incidere con carattere di irretrattabilità sugli esiti dell’istruttoria <i>antitrust</i> nel suo complesso, ovvero ancora a determinare in altro modo una effettiva compressione delle posizioni giuridiche del soggetto proponente.<br />	<br />
La giurisprudenza dello stesso Tribunale amministrativo regionale del Lazio (in particolare, la sentenza n. 8673/2009, correttamente richiamata dalla Difesa erariale) ha condivisibilmente ritenuto al riguardo che l’atto di rigetto degli impegni ex art. 14-<i>ter</i>, cit. non risulta direttamente impugnabile in quanto si colloca in una fase del tutto preliminare dell’istruttoria, nell’ambito della quale non è ancora dato sapere se essa si concluderà con l’adozione di un provvedimento sanzionatorio (né una certezza in tal senso può conseguire in modo diretto ed immediato al rigetto degli impegni).<br />	<br />
5.1.4. Al riguardo, le tesi dell’Autorità risultano condivisibili laddove affermano che le medesime ragioni che hanno indotto la giurisprudenza (essenzialmente, di primo grado) a negare la diretta impugnabilità della determinazione dell’Autorità di avviare l’istruttoria finalizzata all’accertamento della sussistenza dell’illecito antitrust, inducono del pari a propendere per la tesi della non diretta impugnabilità dell’atto con cui la stessa Autorità respinge la proposta di impegni formulata ai sensi dell’art. 14-ter, l. 287, cit.. <br />	<br />
Nell’uno e nell’altro caso, infatti, difetta in relazione agli atti di cui si discute, il carattere dell’immediata lesività, trattandosi di atti tipicamente endoprocedimentali, in quanto tali inidonei a ledere in modo immediato la sfera giuridica dei destinatari.<br />	<br />
5.2. Le società del Gruppo MasterCard e la società Unicredit affermano (con argomenti in parte assimilabili) che l’atto con cui l’Autorità rigetta la proposta di impegni, a ben vedere, non lascia residuare alcun ragionevole margine in ordine ai possibili esiti del procedimento di indagine, essendo praticamente certo (anche sulla base dell’esperienza applicativa) che al rigetto degli impegni farà seguito, dopo un lasso di tempo più o meno breve, un provvedimento di accertamento dell’illecito anticoncorrenziale e di irrogazione delle conseguenti sanzioni.<br />	<br />
5.2.1. Gli argomenti in questione non possono essere condivisi in quanto pretendono di fondare l’<i>ubi consistam</i> del carattere di concretezza ed attualità della lesione non già su un dato <i>ontologico</i> (l’immediata idoneità dell’atto a ledere la sfera giuridica dei destinatari), bensì su un dato <i>di carattere statistico</i> (ossia, la maggiore o minore probabilità che a un certo atto – di cui è certa l’attuale non lesività – faccia seguito un secondo atto, questa volta direttamente lesivo della sfera giuridica dei soggetti incisi).<br />	<br />
5.2.2. Al riguardo, è noto che la giurisprudenza di questo Consiglio di Stato ha talvolta temperato in via applicativa il principio della non immediata impugnabilità degli atti di carattere endoprocedimentale.<br />	<br />
Si è affermato al riguardo che la regola dell’inammissibilità dell’impugnativa degli atti endoprocedimentali incontra un’eccezione nell’ipotesi in cui gli stessi siano suscettibili di incidere immediatamente sulla posizione giuridica dell’interessato, come nel caso degli atti di natura vincolata (idonei in quanto tali ad imprimere un indirizzo ineluttabile alla determinazione conclusiva), ovvero degli atti interlocutori, laddove idonei a determinare un arresto procedimentale capace di frustrare l’aspirazione dell’istante a un celere soddisfacimento dell’interesse pretensivo prospettato (in tal senso –<i>ex plurimis</i> &#8211; : Cons. Stato, IV, 4 febbraio 2008, n. 296).<br />	<br />
Tuttavia, nel caso che ne occupa, nessuna delle richiamate condizioni risulta ravvisabile in relazione all’atto di rigetto degli impegni, in quanto: a) esso non è idoneo a determinare alcun effettivo arresto procedimentale (sul punto, cfr. <i>infra</i>, <i>sub</i> 4.1.4. e 4.2.2.; b) l’esito del richiamato tratto procedimentale non vincola con alcun grado di certezza gli esiti dell’istruttoria relativa ai profili anticoncorrenziali in quanto tale; c) il mero dato statistico relativo ai rapporti fra il rigetto degli impegni e l’adozione del provvedimento sanzionatorio non risulta idoneo a supportare l’immediato interesse all’impugnativa, difettando comunque la certezza che al primo farà certamente seguito il secondo di essi.<br />	<br />
Deve osservarsi al riguardo che altra cosa è affermare l’esistenza di un nesso di oggettiva connessione fra le due tipologie di valutazioni; mentre ben altra cosa è affermare (in assenza di argomenti sistematici in tal senso) l’esistenza del richiamato nesso di inscindibile presupposizione.<br />	<br />
5.2.3. Neppure può trovare accoglimento la tesi delle società appellate, secondo cui le ragioni sostanziali sottese alla decisione di respingere la proposta di impegni (risiedenti nel ritenuto, persistente carattere anticoncorrenziale della condotta posta in essere) sarebbero sostanzialmente le medesime che in seguito sosterranno la decisione di sanzionare i soggetti responsabili (ragione per cui la seconda di tali decisioni conseguirebbe in modo pressoché automatico alla decisione negatoria della proposta di impegni).<br />	<br />
Ed infatti, deve ritenersi che l’attività valutativa sottesa alla pronuncia in tema di impegni solo in parte coincide con quella sottesa all’adozione del provvedimento finale, non potendosi ritenere che fra l’esito della prima fase (la decisione sulla proposta di impegni) e quello del procedimento complessivo sussista un nesso di <i>presupposizione necessaria</i>.<br />	<br />
Ed infatti:<br />	<br />
&#8211; l’esame svolto dall’Autorità in relazione alle proposte di impegni verte su un aspetto – per così dire – ‘<i>teleologico’,</i> incentrandosi sull’idoneità delle misure proposte a rimuovere i profili anticoncorrenziali oggetto di indagine, mentre, l’esam<br />
Tale esame è ben lungi dall’avere carattere di definitività, come dimostra il ridottissimo corredo motivazionale dell’atto, a fronte della ben nota ricchezza argomentativa di quello finale.<br />	<br />
5.2.4. Quanto appena esposto rinviene una puntuale conferma proprio nelle vicende fattuali sottese al presente giudizio.<br />	<br />
Nel caso in esame, l’Autorità appellante aveva concluso nel senso della complessiva inidoneità degli impegni proposti ai sensi dell’art. 14-ter ritenendo dirimente la circostanza per cui le società del gruppo MasterCard ne avessero assoggettato la vincolatività a una sorta di condizione potestativa rimessa al giudizio dello stesso soggetto proponente <br />	<br />
Ebbene, è evidente che il giudizio in questione nulla ha a che vedere con la valutazione in ordine al carattere anticoncorrenziale delle pratiche in quanto tali, limitandosi – piuttosto – a constatare che un impegno subordinato al riconoscimento di facoltà di recesso così ampie e discrezionali non rappresentasse, a ben vedere, neppure un impegno in senso proprio.<br />	<br />
Il che dimostra in modo piuttosto evidente la sostanziale inidoneità della pronuncia negativa in tema di impegni ad anticipare o vincolare in qualche misura il provvedimento finale relativo alla questione – per così dire: ‘sostanziale’ – dell’esistenza in sè dell’illecito anticoncorrenziale.<br />	<br />
Concludendo sul punto, pur dovendosi riconoscere che fra l’atto di rigetto degli impegni e il provvedimento sanzionatorio che conclude il procedimento di cui al Capo II del Titolo II della l. 287 del 1990 sussiste un nesso di connessione oggettiva, non può al contrario affermarsi che fra i medesimi atti sussista un nesso di presupposizione necessaria.<br />	<br />
Ne consegue che l’atto di rigetto degli impegni (in sè, sprovvisto di un autonomo carattere di lesività) non risulta idoneo ad incidere in modo diretto ed immediato sulla posizione giuridica del soggetto sottoposto ad istruttoria (se non in base a un mero dato probabilistico, <i>ex se</i> inidoneo a giustificare il carattere di diretta impugnabilità).<br />	<br />
5.2.5. Per le ragioni appena esposte non può essere condivisa la tesi delle società del gruppo MasterCard secondo cui l’atto di rigetto degli impegni costituirebbe un provvedimento unilaterale idoneo ad esprimere una volizione definitiva da parte dell’Autorità.<br />	<br />
Al contrario, l’atto in questione (laddove di segno negativo), lungi dal costituire un arresto procedimentale in senso proprio, si limita a segnare la riconduzione di questo particolare tratto procedimentale nel più ampio alveo di un unitario procedimento istruttorio (il cui esito finale resta, comunque, aperto ad ogni possibile soluzione).<br />	<br />
5.2.6. Né può ritenersi che il carattere meramente endoprocedimentale dell’attività di esame sugli impegni possa essere negato (come ritenuto dalle società del gruppo MasterCard) in base al fatto che l’Autorità abbia adottato nell’ottobre del 2006 un’apposita delibera in tema di “<i>procedure di applicazione dell’articolo 14-ter della legge 10 ottobre 1990, n. 287</i>”.<br />	<br />
Al riguardo ci si limita ad osservare che il riconoscimento del carattere endoprocedimentale piuttosto che sub-procedimentale a un determinato tratto dell’agire amministrativo deve essere fondato su elementi di carattere <i>sostanziale ed intrinseco</i> e non già su dati di carattere <i>formale ed estrinseco</i>, quale l’adozione della richiamata delibera.<br />	<br />
Oltretutto, si osserva che nulla impedisce all’Amministrazione di limitarsi a disciplinare le modalità di esercizio di una mera fase endoprocedimentale, non sussistendo (al di là delle evidenti ragioni di opportunità) un vincolo assoluto a disciplinare ogni aspetto del procedimento con atti di carattere unitario<br />	<br />
5.2.7. Occorre, a questo punto, esaminare l’argomento delle società del gruppo MasetrCard secondo cui sussisterebbe un interesse diretto ed immediato all’impugnativa del rigetto degli impegni quanto meno poiché all’eventuale annullamento di tale atto potrebbe far seguito l’adozione, ad opera dell’AGCM di un (legittimo) provvedimento di accoglimento.<br />	<br />
L’argomento non può essere condiviso.<br />	<br />
Al riguardo, pur non potendosi negare l’esistenza in punto di fatto di un interesse a moltiplicare le occasioni di vaglio da parte dell’Autorità della proposta di impegni (reiterando di volta in volta le <i>chances</i> di ottenere un provvedimento di accoglimento), deve tuttavia osservarsi che un siffatto interesse di mero fatto non può risultare idoneo a supportare l’interesse all’impugnativa, difettando il requisito essenziale rappresentato dall’autonoma lesività dell’atto oggetto di impugnativa.<br />	<br />
Ciò, a tacere del fatto che il principio di pienezza ed effettività della tutela giurisdizionale non può essere inteso con un grado di ampiezza tale da ammettere ingiustificabili forme di frazionamento delle occasioni di impugnativa supportate dal solo interesse individuale a moltiplicare le iniziative contenziose, pur a fronte di una vicenda unitaria e in assenza delle necessarie condizioni dell’azione.<br />	<br />
5.2.8. Ancora, non è fondato l’argomento proposto dalle società del gruppo MasterCard, secondo cui l’accoglimento degli impegni sarebbe <i>ex se</i> idoneo ad apportare al proponente un’utilità di carattere finale anche al fine di evitare il possibile pregiudizio reputazionale (particolarmente sensibile per società quotate in borsa) connesso alle conseguenze – anche mediatiche &#8211; della notizia relativa al rigetto degli impegni.<br />	<br />
L’argomento non può essere condiviso in quanto, sotto il profilo formale, il rigetto degli impegni non costituisce in alcun modo (e per le ragioni in precedenza evidenziate) una sorta di ‘anticipazione’ del giudizio relativo alla sussistenza della violazione antitrust, il quale potrebbe supportare l’emanando provvedimento sanzionatorio. <br />	<br />
Ma anche a voler riguardare la questione dal punto di vista della concreta dinamica dei mercati, non appare evidente per quale ragione la società interessata da un’indagine <i>antitrust</i> potrebbe ritrarre un’utilità in termini reputazionali per effetto dell’accoglimento degli impegni, atteso che all’atto di accoglimento resta pur sempre sotteso un comportamento del soggetto interessato dai connotati sostanzialmente confessori in ordine alla sussistenza dell’illecito commesso (sì da rendere necessarie misure volte ad elidere gli effetti dell’illecito commesso e riconosciuto nella sua consistenza, con decisioni conoscibili dagli operatori di mercato).<br />	<br />
5.3. Si ritiene a questo punto di esaminare l’argomento (profuso da entrambe le parti appellate e posto dal T.A.R. a fondamento della propria decisione, anche in base a proprie precedenti pronunce) secondo cui la <i>res controversa</i> dovrebbe essere esaminata tracciando una sorta di ideale parallelismo fra:<br />	<br />
&#8211; da un lato, la giurisprudenza che ammette la diretta impugnabilità dell’atto di accoglimento degli impegni da parte dei soggetti terzi i quali si ritengano lesi dagli esiti di tale tipologia di chiusura del procedimento di indagine (fra tutte: T.A.R. La<br />
&#8211; dall’altro, la necessità di ammettere la diretta impugnabilità anche nel caso dell’atto di rigetto <i>ex</i> art. 14-ter, l. 287, cit.<br />	<br />
L’argomento è palesemente inconsistente.<br />	<br />
Ed infatti, sussiste un’obiettiva differenza in termini strutturali e concettuali fra – da un lato – l’atto con cui la proposta di impegni viene accolta (si tratta di un atto che determina un arresto procedimentale, nonché il consolidamento degli effetti per tutti i soggetti coinvolti e quindi un diretto effetto lesivo a carico dei soggetti terzi) e – dall’altro – l’atto con cui la medesima proposta viene respinta (si tratta, come già osservato in precedenza, di un atto che non determina in alcun modo il consolidamento delle posizioni giuridiche sottese, né risulta idoneo a determinarne in modo irretrattabile gli effetti).<br />	<br />
Ne consegue che la asimmetria in termini di impugnativa lamentata dalle società appellate trova adeguate ragioni giustificatrici nell’impostazione generale dei presupposti e delle condizioni per la proposizione dell’azione in sede giudiziale.<br />	<br />
5.4. Si ritiene a questo punto di esaminare l’argomento profuso dalla società Unicredit, la quale sottolinea la rilevanza ai fini della presente decisione dei princìpi enucleati dalla Corte di giustizia con la pronuncia della Grande Sezione 29 giugno 2010 in causa C-441/07.<br />	<br />
La richiamata pronuncia ha chiarito che la funzione amministrativa esercitata dalla Commissione europea (nella sua veste di Autorità antitrust comunitaria) in sede di decisione sugli impegni presenta un carattere parzialmente diverso rispetto a quella esercitata in sede di accertamento finale delle violazioni e di irrogazione delle sanzioni.<br />	<br />
Secondo le società appellate, tale indicazione vincolerebbe l’interprete (e il Giudice) nazionale i) in quanto nel caso in questione viene in rilievo l’applicazione diretta da parte dell’Autorità di norme comunitarie (artt. 101 e 102 del TFUE); nonché ii) in quanto lo stesso art. 14-<i>ter</i>, al comma 1 riconduce l’esercizio della discrezionalità esercitata<i> in subjecta materia</i> dall’Autorità all’ordinamento comunitario.<br />	<br />
L’argomento non può essere condiviso in quanto non appare condivisibile il presupposto concettuale ad esso sotteso (ossia, l’affermazione secondo cui la richiamata pronuncia della Corte di giustizia vincolerebbe l’interprete nazionale a ritenere la diretta impugnabilità degli atti reiettivi delle proposte di impegni).<br />	<br />
Al riguardo non si nega (anzi, lo si è affermato al punto 4.2.3. della presente decisione) che il vaglio compiuto dall’A.G.C.M. in sede di decisione sulla proposta di impegni verta su aspetti e presupposti in parte diversi rispetto a quelli su cui verte la decisione finale.<br />	<br />
Si è già osservato al riguardo che il primo di tali scrutini verte essenzialmente sull’aspetto <i>teleologico</i> relativo all’idoneità degli impegni proposti a rimuovere gli effetti della condotta anticoncorrenziale, mentre il secondo di essi verte sul diverso aspetto – per così dire – ‘<i>finale e sostanziale</i>’ relativo alla sussistenza o meno dell’illecito antitrust in quanto tale.<br />	<br />
Ciò che occorre, tuttavia, domandarsi è se tale parziale diversità di angoli prospettici legittimi (in punto di diretta impugnabilità) le conclusioni suggerite dalle odierne appellate, nonché se tali conclusioni siano in qualche misura rese necessarie dall’applicazione delle pertinenti norme del diritto comunitario.<br />	<br />
Ad avviso del Collegio entrambi gli interrogativi meritano una risposta in senso negativo.<br />	<br />
Quanto al primo quesito (e rinviando a quanto più diffusamente esposto in precedenza) si osserva che la questione della diretta impugnabilità o meno del rigetto degli impegni deve essere esaminata avendo riguardo alla carenza di immediata lesività connessa all’atto di rigetto degli impegni, non rilevando al riguardo la circostanza per cui l’esame ad esso sotteso verta su circostanze e presupposti in parte diversi rispetto a quelli sottesi al provvedimento finale concernente la sussistenza in se dell’illecito antitrust.<br />	<br />
Sotto tale aspetto, ci si limita ad osservare che l’impostazione concettuale qui seguita non priva l’operatore di far valere nella competente sede giurisdizionale eventuali vizi relativi alla fase di esame degli impegni proposti. <br />	<br />
Al contrario, siffatti vizi, concernendo una fase endoprocedimentale, si riverbereranno con effetto viziante sul provvedimento finale e potranno essere fatti valere in sede giudiziale, sia pure con i consueti limiti propri dei vizi di carattere procedimentale (sul punto, cfr. <i>amplius</i>, <i>infra</i>, <i>sub</i> 5). <br />	<br />
Tali considerazioni sono già sufficienti a dare risposta negativa anche al secondo dei richiamati interrogativi (relativo al se l’ordinamento comunitario imponga all’interprete nazionale di riconoscere la diretta impugnabilità dell’atto di rigetto degli impegni) deve essere risolto in senso negativo.<br />	<br />
Comunque, al riguardo si osserva ulteriormente:<br />	<br />
&#8211; che il principio di autonomia processuale degli Stati membri comporta che, a fronte di posizioni giuridiche soggettive di matrice comunitaria, gli ordinamenti nazionali ben possano approntare strumenti di tutela differenziati al livello interno, a condi<br />
&#8211; che la fissazione dei presupposti e delle condizioni processuali per assicurare pienezza ed effettività di tutela alle posizioni giuridiche di matrice comunitaria ben possano essere declinati in modo autonomo dagli ordinamenti processuali interni, fatte<br />
&#8211; che non sono stati addotti elementi atti a ritenere che la limitazione dell’impugnabilità degli atti amministrativi a quelli soltanto idonei a ledere un interesse di carattere <i>concreto ed attuale</i> renda impossibile o estremamente difficile ottener<br />
6. Per le ragioni sin qui esposte il ricorso in appello proposto dall’Autorità deve essere accolto e, per l’effetto, deve essere disposto l’annullamento senza rinvio della decisione impugnata, con declaratoria di inammissibilità del ricorso proposto in primo grado dalle società MasterCard Incorporated, MasterCard International Incorporated e MasterCard Europe s.p.r.l..<br />	<br />
Conseguentemente, non può trovare accoglimento l’appello incidentale proposto dalle medesime società avverso i capi della sentenza oggetto di gravame a sé sfavorevoli.<br />	<br />
La complessità e parziale novità delle questioni coinvolte dal presente giudizio giustifica l’integrale compensazione delle spese di lite fra le parti.</p>
<p><b><P ALIGN=CENTER>P.Q.M.</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)<br />	<br />
definitivamente pronunciando sull&#8217;appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla senza rinvio la decisione impugnata e dichiara inammissibile l&#8217;originario ricorso.<br />	<br />
Respinge l’appello incidentale.<br />	<br />
Dispone l’integrale compensazione delle spese di lite fra le parti.<br />	<br />
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall&#8217;autorità amministrativa.</p>
<p>Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 29 aprile 2011 con l&#8217;intervento dei magistrati:<br />	<br />
Giancarlo Coraggio, Presidente<br />	<br />
Rosanna De Nictolis, Consigliere<br />	<br />
Claudio Contessa, Consigliere, Estensore<br />	<br />
Giulio Castriota Scanderbeg, Consigliere<br />	<br />
Bernhard Lageder, Consigliere<br />
<b></p>
<p align=center>
<p align=justify>	<br />
</b>	</p>
<p align=center>DEPOSITATA IN SEGRETERIA<br />	<br />
Il 20/07/2011</p>
<p>	</p>
<p align=justify>
<p>Views: 0</p><p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-20-7-2011-n-4393/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.4393</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.4385</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-20-7-2011-n-4385/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-20-7-2011-n-4385/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.4385</a></p>
<p>Pres. Coraggio, Est. Contessa. Ric. Riun. Tamoil Italia s.p.a. (Avv.ti A. Degli Esposti, E. Tardella, R. Villata e C. Cattarin); Total Italia s.p.a. (Avv.ti S. Enne, D. Fosselard e F. Pacciani); Eni s.p.a. (Avv. A. Clarizia); Kuwait Petroleum Italia s.p.a. (Avv.ti G. Cosmelli e F. Satta) c. Autorità Garante della</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-20-7-2011-n-4385/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.4385</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-20-7-2011-n-4385/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.4385</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">Pres. Coraggio, Est. Contessa.<br /> Ric. Riun. Tamoil Italia s.p.a. (Avv.ti A. Degli Esposti, E. Tardella, R. Villata e C. Cattarin); Total Italia s.p.a. (Avv.ti S. Enne, D. Fosselard e F. Pacciani); Eni s.p.a. (Avv. A. Clarizia); Kuwait Petroleum Italia s.p.a. (Avv.ti G. Cosmelli e F. Satta) c. Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Avv. Stato) e altri.</span></p>
<hr />
<p>sull&#8217;errore di fatto revocatorio nel processo amministrativo</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">1. Processo amministrativo – Revocazione – Errore di fatto – Omesso esame di atti difensivi – Equiparazione omessa pronuncia.	</p>
<p>2. Concorrenza e mercato – Mercato rilevante – Individuazione – Accertamento in fatto – Conseguenze – Decisioni della Commissione – Principi dell’UE – Esclusione.	</p>
<p>3. Processo amministrativo – Revocazione – Errore di fatto – Interpretazione degli atti – Esclusione. 	</p>
<p>4. Processo amministrativo – Revocazione – Errore di fatto – Caratteri – Omesso esame di prove – Erronea o incompleta valutazione – Esclusione – Ragioni. 	</p>
<p>5. Processo amministrativo – Revocazione – Errore di fatto – Presupposti – Nesso di causalità necessaria tra errore e pronuncia</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>1. L’eventuale omesso esame di atti difensivi della parte è riconducibile all&#8217;errore di fatto, denunziabile con il rimedio ex art. 395, n. 4, c.p.c., quando si traduca in omissione di pronunzia su domande ed eccezioni proposte dalla parte medesima[1]	</p>
<p>2. Il procedimento valutativo in cui si sostanzia l’individuazione del mercato rilevante implica in primo luogo un accertamento in fatto (rimesso in via esclusiva alle Autorità nazionali) cui fa seguito, in relazione ai fatti accertati, l’applicazione delle norme e dei principi in subjecta materia, quali interpretati dalla giurisprudenza comunitaria e nazionale. Ne consegue che una questione interpretativa in ordine alle pertinenti disposizioni del diritto comunitario si può porre soltanto – per così dire ‘in astratto’ – in relazione alle regole e ai principi per la determinazione del mercato del prodotto rilevante e del mercato geografico rilevante. Al contrario, il procedimento di sussunzione ‘in concreto’ delle regole in parola alle peculiarità del caso di specie comporta una valutazione in fatto che esula dai profili di interpretazione dei Trattati istitutivi di cui è menzione al primo comma dell’art. 267 del TFUE e che risulta rimessa in via esclusiva alle Autorità nazionali. Pertanto, il fatto che la Commissione europea, nella sua veste di Autorità Antitrust comunitaria, abbia risolto un certo numero di casi analoghi (nella specie in tema di ‘jet fuel’) ritenendo che il mercato rilevante abbia una dimensione locale non può indurre a ritenere un principio di diritto comunitario volto ad affermare la natura sempre locale del mercato in parola. Al contrario, le conformi decisioni della Commissione devono essere riguardate soltanto come la sommatoria di una serie di giudizi in concreto, in quanto tale inidonei a fondare l’esistenza di un generale principio del diritto dell’Unione. Ne consegue che resti intatta in capo alle Autorità antitrust nazionali il potere di svolgere l’esame in concreto circa il carattere locale o nazionale del mercato rilevante e di operare la sussunzione del giudizio di fatto in tal modo reso in relazione ai pertinenti principi del diritto comunitario.[2]	</p>
<p>3. E’ idonea a concretare un errore di fatto revocatorio soltanto una erronea percezione del contenuto degli atti del giudizio la quale inerisca al contenuto meramente materiale degli atti e non alla relativa interpretazione[3].	</p>
<p>4. L’errore di fatto non è ravvisabile nel caso in cui si assuma essere stato omesso l&#8217;esame di prove documentali prodotte ovvero si sia proceduto ad una erronea o incompleta valutazione delle medesime, traducendosi tali doglianze in una censura di errore di giudizio che esorbita dall&#8217;ambito dell&#8217;impugnazione per revocazione e che, quindi, non è denunciabile con tale mezzo dovendosi l&#8217;erronea negazione di un fatto, inoltre, presentarsi come presupposto essenziale, se non unico, della decisione contestata ed assumere i caratteri dell&#8217;evidenza, dell&#8217;obiettività e della rilevabilità immediata[4]. Al riguardo va ritenuto che la lettura e l&#8217;interpretazione dei documenti di causa appartiene all&#8217;insindacabile valutazione del giudice e non può essere censurata quale errore di fatto previsto dall&#8217;art. 395 n. 4, c.p.c., salvo trasformare lo strumento revocatorio in un inammissibile terzo grado di giudizio. Ciò in quanto l&#8217;errore di fatto deducibile in sede di revocazione non è ravvisabile nel caso in cui si assuma che il giudice abbia omesso di esaminare, su questione oggetto di discussione tra le parti, le prove documentali esibite o acquisite d&#8217;ufficio, ovvero abbia proceduto ad una erronea ed incompleta valutazione delle medesime: siffatta doglianza si risolve in una censura di errore di giudizio, esorbitante in quanto tale dall&#8217;ambito della revocazione[5].	</p>
<p>5. L’errore di fatto idoneo a sorreggere il ricorso per revocazione è solo quello che consiste in un&#8217;errata percezione del contenuto degli atti del giudizio il quale sia risultato determinante sulla pronuncia, nel senso di determinare un rapporto di necessaria causalità tra l&#8217;erronea supposizione e la pronuncia stessa[6].	</p>
<p></b>____________________________________<br />	<br />
[1] Cfr. Cons. Stato, I, 5 novembre 2008, n. 3723.</p>
<p>[2] Cfr. Cons. Stato, VI, 25 marzo 2009, n. 1794. </p>
<p>[3] Cons. Stato, VI, 25 giugno 2002, n. 3463. </p>
<p>[4] Cons. Stato, III, 2 settembre 2010, n. 3083. </p>
<p>[5] Cons. Stato, VI, 29 gennaio 2008, n. 241. </p>
<p>[6] Cons. Stato, IV, 24 gennaio 2011, n. 503; id., VI, 16 marzo 2009, n. 1542; id., IV, 31 luglio 2007, n. 4251.</p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p><b></p>
<p align=center>REPUBBLICA ITALIANA<br />	<br />
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO<br />	<br />
Il Consiglio di Stato<br />	<br />
<i>in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)</p>
<p>	<br />
</i></p>
<p align=justify>	<br />
</b>ha pronunciato la presente<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>SENTENZA</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>sul ricorso numero di registro generale 5705 del 2008, proposto dalla </p>
<p><b>Società Tamoil Italia s.p.a.</b>, rappresentata e difesa dagli avvocati Andreina Degli Esposti, Emanuela Tardella, Riccardo Villata, e Claudia Cattarin, con domicilio eletto presso Riccardo Villata in Roma, via L. Bissolati, n. 76; 	</p>
<p align=center>contro</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
<b>Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato</b>, rappresentata e difesa dall&#8217;Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12; </p>
<p>	<br />
sul ricorso numero di registro generale 7519 del 2008, proposto dalla </p>
<p><b>soc. Total Italia s.p.a.</b>, rappresentata e difesa dagli avvocati Silvano Enne, Denis Fosselard e Filippo Pacciani, con domicilio eletto presso Legance Studio Legale Associato in Roma, via XX Settembre, n. 5; 	</p>
<p align=center>contro</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
<b>Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato</b>, rappresentato e difeso dall&#8217;Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12; 	</p>
<p><b>Maxoil Spa</b>, <b>Alitalia Linee Aeree Italiane s.p.a.</b> in amministrazione straordinaria; </p>
<p>sul ricorso numero di registro generale 7544 del 2008, proposto dalla<br />	<br />
<b>Società Eni S.p.A.</b>, rappresentata e difesa dall&#8217;avvocato Angelo Clarizia, con domicilio eletto presso Angelo Clarizia in Roma, via Principessa Clotilde, n. 2; 	</p>
<p align=center>contro</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
<b>Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato</b>, rappresentata e difesa dall&#8217;Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, n. 12; </p>
<p>sul ricorso numero di registro generale 7556 del 2008, proposto dalla <br />	<br />
<b>società Kuvait Petroleum Italia S.p.A.</b>, rappresentata e difesa dagli avvocati Giorgio Cosmelli e Filippo Satta, con domicilio eletto presso Studio Satta &#038; Associati in Roma, Foro Traiano, n. 1/A; 	</p>
<p align=center>contro</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
<b>Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato</b>, rappresentata e difesa dall&#8217;Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12; <br />	<br />
<i><b></p>
<p align=center>nei confronti di</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</i>Alitalia &#8211; Linee Italiane S.p.A.<i></b></i>; <br />	<br />
<i><b></p>
<p align=center>per la riforma</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b></i>quanto al ricorso n. 5705 del 2008:<br />	<br />
della sentenza del Consiglio di Stato, sezione VI, n. 424/2008, resa tra le parti;<br />	<br />
quanto al ricorso n. 7519 del 2008:<br />	<br />
della sentenza del Consiglio Di Stato, Sezione VI, n. 424/2008, resa tra le parti;<br />	<br />
quanto al ricorso n. 7544 del 2008:<br />	<br />
della sentenza del Consiglio di Stato, Sezione VI, n. 424/2008, resa tra le parti;<br />	<br />
quanto al ricorso n. 7556 del 2008:<br />	<br />
della sentenza del Consiglio di Stato, Sezione VI, n. 424/2008, resa tra le parti, concernenti <br />	<br />
RIPARTIZIONE DEL MERCATO DELLA FORNITURA DEL ‘JET FUEL’ E IMPEDIMENTO ALL’INGRESSO DI NUOVI OPERATORI</p>
<p>Visti i ricorsi in appello e i relativi allegati;<br />	<br />
Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Autorita&#8217; Garante della Concorrenza e del Mercato;<br />	<br />
Viste le memorie difensive;<br />	<br />
Visti tutti gli atti della causa;<br />	<br />
Relatore nell&#8217;udienza pubblica del giorno 29 aprile 2011 il Cons. Claudio Contessa e uditi per le parti gli avvocati Villata e Pacciani, l’avvocato dello Stato Fiorentino, nonché gli avvocati Clarizia, Cosmelli e Satta<br />	<br />
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.</p>
<p><b><P ALIGN=CENTER>FATTO</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>In data 9 dicembre 2004, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (d’ora innanzi: ‘l’A.G.C.M.’ ovvero ‘l’Autorità’) avviava nei confronti di alcune società attive nel settore petrolifero un procedimento istruttorio ai sensi dell’art. 14 della l. 10 ottobre 1990, n. 287, ritenendo che esse avessero realizzato un’intesa illecita, vietata ai sensi dell’art. 81 del TCE (in seguito: art. 101 TFUE) nel mercato del c.d. ‘<i>jet fuel</i>’ – carburante per il trasporto aereo –, “<i>in quanto costituita da un insieme di condotte volte al coordinamento del comportamento commerciale dei concorrenti all’interno di un contesto oligopolistico</i>”.<br />	<br />
All’esito dell’istruttoria, l’Autorità adottava il provvedimento 14 giugno 2006, n. 15604/06, con il quale, dopo aver accertato l’esistenza dell’illecito <i>antitrust</i> e la responsabilità (fra le altre) delle odierne ricorrenti, condannava le società coinvolte al pagamento di cospicue sanzioni pecuniarie (a tal fine, l’Autorità suddivideva le imprese partecipanti all’intesa in tre gruppi – a ciascuno dei quali corrispondeva una determinata quota di mercato – e abbinava a ciascuno di essi un’ammenda di base di un determinato ammontare).<br />	<br />
Il provvedimento sanzionatorio veniva impugnato dalle odierne ricorrenti dinanzi al T.A.R. del Lazio il quale, con quattro distinte pronunce (numm. 1741/07, 1748/07, 1745/07 e 1750/07) respingeva i ricorsi proposti.<br />	<br />
Le quattro compagnie in questione, quindi, proponevano ricorso in appello al Consiglio di Stato il quale, con la sentenza 8 febbraio 2008, n. 424, previa riunione dei ricorsi li respingeva (mentre dichiarava improcedibili gli appelli incidentali proposti dalle società Total Italia s.p.a. e Kuwait Petroleum Italia s.p.a.).<br />	<br />
La pronuncia in questione veniva gravata con il rimedio della revocazione ordinaria (art. 395, c.p.c.) dalle società Tamoil Italia s.p.a. (ricorso n. 5705/2008) Total Italia s.p.a. (ricorso n. 7519/2008), ENI s.p.a. (ricorso n. 7544/08) e Kuwait Petroleum Italia s.p.a. (ricorso n. 7556/2008).<br />	<br />
Si costituiva in giudizio l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato la quale concludeva nel senso dell’inammissibilità ovvero della reiezione dei proposti gravami.<br />	<br />
All’udienza pubblica del 29 aprile 2011 i procuratori delle parti costituite rassegnavano le proprie conclusioni e la causa veniva trattenuto in decisione.<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>DIRITTO</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>1. Giungono alla decisione del Collegio quattro ricorsi per revocazione ordinaria proposti da altrettante società attive nel settore petrolifero avverso la sentenza di questo Consiglio di Stato, n. 424/2008 con cui – previa riunione – sono stati respinti i ricorsi dalle stesse proposti avverso il provvedimento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (d’ora innanzi: ‘l’A.G.C.M.’ ovvero ‘l’Autorità’) con cui le società in parola erano state ritenute responsabili di una grave ipotesi di intesa vietata nel settore della distribuzione del ‘<i>jet fuel</i>’ – carburante per il trasporto aereo – e condannate alle conseguenti sanzioni pecuniarie.<br />	<br />
2. Il Collegio ritiene <i>in primis</i> di disporre la riunione dei ricorsi in epigrafe ai sensi dell’art. 70, c.p.a., sussistendo evidenti ragioni di carattere oggettivo e in parte soggettivo.<br />	<br />
3. In primo luogo si ritiene di esaminare il ricorso per revocazione proposto dalla soc. Tamoil Italia s.p.a. e recante il n. 5705/2008.<br />	<br />
Secondo la società ricorrente, nel decidere l’appello di suo interesse, il Giudice del gravame avrebbe omesso di prendere in considerazione uno specifico motivo di appello articolato contro la sentenza di primo grado, in tal modo determinando un errore di fatto revocatorio per omessa pronuncia, rilevante ai sensi di cui all’art. 395, c.p.c. in base alla prevalente giurisprudenza di questo Consiglio di Stato.<br />	<br />
In particolare, questo Giudice di appello avrebbe omesso di esaminare il motivo di gravame con cui si era contestata la pronuncia del T.A.R. per la parte in cui aveva ritenuto di poter desumere elementi circa la sussistenza di un’intesa violativa della concorrenza (<i>inter alia</i>) dal comportamento tenuto da ciascuna delle imprese compartecipi sul mercato nel corso del periodo oggetto di indagine.<br />	<br />
In sede di gravame, la soc. Tamoil Italia s.p.a. aveva contestato la motivazione offerta dal T.A.R. per la parte in cui aveva ritenuto che il comportamento sul mercato dell’odierna ricorrente si fosse caratterizzato per la consapevole desistenza dall’adottare qualunque strategia di mercato di carattere espansivo o, quanto meno, qualunque comportamento di mercato caratterizzato da dinamismo ed aggressività.<br />	<br />
In sede di appello la ricorrente aveva censurato l’erroneità <i>in parte qua</i> della richiamata pronuncia, per aver omesso di considerare che il comportamento in concreto tenuto sul mercato si fosse caratterizzato da forte dinamismo, sì da aver consentito di innalzare in modo sensibile la propria quota di mercato nel corso del periodo oggetto di indagine.<br />	<br />
Nella presente sede, la soc. Tamoil Italia s.p.a. lamenta che questo Giudice di appello abbia omesso di tenere in qualunque considerazione il richiamato motivo di appello e le ragioni allo stesso sottese, e in particolare il fatto che essa (al contrario di quanto dedotto nella sentenza di primo grado) avesse tenuto sul mercato un comportamento dinamico e caratterizzato da incrementi nelle vendite e nelle quote di mercato.<br />	<br />
Inoltre, il Giudice di appello avrebbe omesso di tenere in adeguata considerazione il fatto che, pur essendo stata provata l’esistenza di contatti con altre società operanti nel medesimo settore di attività, ciò non basterebbe a dimostrare come provata l’esistenza di un comportamento collusivo e partecipe della complessiva condotta anticoncorrenziale.<br />	<br />
3.1. Il ricorso per revocazione è inammissibile.<br />	<br />
3.2. Al riguardo, si osserva che il proposto gravame richiama in modo corretto l’orientamento secondo cui l&#8217;eventuale omesso esame di atti difensivi della parte è riconducibile all&#8217;errore di fatto, denunziabile con il rimedio <i>ex</i> art. 395, n. 4, c.p.c., quando si traduca in omissione di pronunzia su domande ed eccezioni proposte dalla parte medesima (Cons. Stato, I, 5 novembre 2008, n. 3723).<br />	<br />
Tuttavia, nel caso in oggetto, l’esame degli atti di causa mostra che questo Giudice di appello non abbia mancato di esaminare i motivi di appello con cui si era riaffermato che la società ricorrente aveva tenuto un comportamento dinamico e attivo sul mercato.<br />	<br />
Al contrario, la pronuncia oggetto di revocazione aveva puntualmente esaminato la questione del comportamento tenuto sul mercato dalla società Tamoil Italia nel corso del periodo oggetto di indagine, concludendo nondimeno nel senso della sussistenza di una condotta violativa del diritto comunitario e nazionale della concorrenza:<br />	<br />
Costituiscono puntuali conferme di quanto appena affermato:<br />	<br />
&#8211; il passaggio di pag. 70 della sentenza gravata, in cui si afferma che, nel corso del periodo oggetto di esame, fosse stato instaurato fra le società partecipi all’accordo un vero e proprio sistema di ‘<i>non belligeranza</i>’, alla cui configurazione no<br />
&#8211; il passaggio di pag. 79, da cui emerge che il Collegio avesse apprezzato e valutato la peculiarità del comportamento di mercato della soc. Tamoil Italia, riconoscendo in modo espresso che essa fosse quella che presentava il coefficiente di variazione de<br />
&#8211; il passaggio contenuto alle pagine 80 e 81, ove si legge che “<i>l’elemento della stabilità delle quote non è contraddetto dalla crescita della quota di mercato di Tamoil (5,49%), considerato che dalle stesse risultanze istruttorie è emerso, e l’Autorit<br />
<i>La crescita di Tamoil diventa così elemento di supporto della stabilità delle quote, in quanto dimostra che il semplice tentativo di condotte imprenditoriali autonome ed aggressive era idoneo a sortire gli effetti dell’aumento della quota di mercato; effetti che invece sono risultati assenti per le altre società, e tra queste le appellanti (l’Autorità ha poi tenuto conto di tale condotta di Tamoil ai fini della riduzione della sanzione)</i>”.<br />	<br />
In definitiva, non appare possibile affermare che il Giudice di appello abbia del tutto omesso di esaminare il motivo di appello relativo alle peculiarità del comportamento tenuto sul mercato dalla società Tamoil Italia.<br />	<br />
Al contrario, il comportamento in questione è stato puntualmente valutato dall’Autorità e ritenuto insufficiente per escludere la partecipazione di tale società all’intesa vietata (seppure la particolarità del medesimo comportamento è stata tenuta in considerazione in sede di determinazione della sanzione).<br />	<br />
Ebbene, a prescindere dalla condivisibilità <i>in se</i> delle valutazioni svolte dal Collegio decidente (si tratta di questione che esula dall’ambito di applicazione del rimedio revocatorio), si osserva che il rimedio in questione è stato esperito in carenza dei requisiti legittimanti.<br />	<br />
Dal che consegue la declaratorio di inammissibilità del ricorso.<br />	<br />
4. In secondo luogo si ritiene di esaminare il ricorso per revocazione proposto dalla soc. Total Italia s.p.a. e recante il n. 7519/2008.<br />	<br />
Secondo la società ricorrente, nel decidere l’appello di suo interesse, il Collegio avrebbe del tutto omesso di pronunciarsi sulla richiesta di procedere ad un rinvio pregiudiziale ai sensi dell’art. 267 del TFUE (già art. 234 del TCE) in relazione alla definizione di ‘mercato rilevante’ nel settore del ‘<i>jet fuel</i>’ (mercato che l’A.G.C.M. ha ritenuto essere nazionale, mentre la società ricorrente riteneva essere locale, con conseguente inapplicabilità della disciplina <i>antitrust</i> nella specie applicata).<br />	<br />
In particolare, nell’ambito del ricorso in appello, la società Total Italia aveva chiesto di sollevare la seguente questione per rinvio pregiudiziale: “<i>se, ai fini dell’applicazione dell’articolo 81 del Trattato CE, l’Autorità possa legittimamente attribuire al mercato rilevante (commercializzazione del jet fuel) una dimensione nazionale, ignorando immotivatamente i precedenti comunitari, univoci nel’affermare che i limiti di accesso alle infrastrutture logistiche di distribuzione (stoccaggio e messa a bordo) attribuiscono al mercato in questione una connotazione prettamente locale</i>”.<br />	<br />
Nella tesi della ricorrente, l’omissione di alcuna pronuncia in ordine al richiamato quesito rileverebbe ai fini dell’ammissibilità del rimedio revocatorio, anche in considerazione del fatto che, ai sensi del terzo comma dell’art. 267 TFUE i Giudici nazionali avverso le cui decisioni non sono ammessi mezzi di gravame hanno l’obbligo (e non solo la facoltà) di sollevare questioni pregiudiziali relative all’interpretazione e all’applicazione del diritto comunitario laddove le stesse risultino rilevanti ai fini del decidere.<br />	<br />
Al riguardo, rileverebbe la giurisprudenza comunitaria secondo cui il mancato rispetto da parte del Giudice nazionale di ultimo grado dell’obbligo di procedere al rinvio pregiudiziale dà luogo a una violazione manifesta del diritto comunitario (vengono citate, al riguardo, le sentenze della Corte di Giustizia delle CE 30 settembre 2003 in causa C-224/01 –<i>Köbler</i> – e 13 giugno 2006 in causa C-173/03 –<i>Traghetti del Mediterraneo</i> -).<br />	<br />
4.1. Il ricorso per revocazione è fondato nella sua parte rescindente, ma deve essere respinto quanto alla fase rescissoria.<br />	<br />
4.1.1. Quanto al primo profilo si osserva che, effettivamente, questo Giudice di appello ha omesso di rendere una qualunque pronuncia in ordine all’istanza (proposta dall’odierno ricorrente) finalizzata a sollevare una questione per rinvio pregiudiziale ai sensi dell’art. 267 del TFUE.<br />	<br />
4.1.2. Tuttavia, per ciò che attiene il <i>judicium rescissorium</i>, si deve concludere nel senso che la domanda per rinvio pregiudiziale non avrebbe comunque potuto trovare accoglimento nei termini indicati dalla società ricorrente.<br />	<br />
In sede di ricorso in appello, infatti, la soc. Total Italia aveva affermato che, sulla base della consolidata giurisprudenza dei Giudici comunitari (e della altrettanto consolidata prassi applicativa della Commissione europea nella sua veste di Autorità <i>antitrust</i> comunitaria) il mercato del ‘<i>jet fuel</i>’ non assumerebbe una dimensione nazionale, bensì locale, con la conseguenza di privare l’A.G.C.M. della <i>potestas decidendi</i> sulla presunta intesa limitativa della concorrenza.<br />	<br />
Al riguardo, la società in questione aveva osservato:<br />	<br />
&#8211; che, nel mercato in questione, l’infrastruttura specifica di distribuzione e carico che permette agli operatori di commercializzare il prodotto è limitata al singolo aeroporto;<br />	<br />
&#8211; che le particolarità del mercato in questione e i vincoli fisici relativi alle caratteristiche delle infrastrutture aeroportuali fanno sì che il mercato medesimo sia fortemente influenzato sia sotto il profilo della domanda, sia sotto il profilo dell’of<br />
&#8211; che, in definitiva, nel settore del ‘<i>jet fuel</i>’ dovrebbero essere individuati tanti mercati specifici per quanti sono gli aeroporti, anche laddove più aeroporti si trovino nella medesima zona;<br />	<br />
&#8211; che le Autorità nazionali (e, in particolare, i Giudici di ultima istanza) non potrebbero adottare decisioni le quali si discostano dal pertinente paradigma comunitario (anche per ciò che riguarda l’individuazione del ‘mercato rilevante’), se non indica<br />
&#8211; che gli argomenti in fatto e in diritto utilizzati dall’Autorità (e fatti salvi dai Giudici di primo grado e di appello) al fine di affermare la dimensione nazionale del mercato del ‘<i>jet fuel</i>’ risulterebbero erronei in quanto contrastanti con il<br />
4.1.2.1. I motivi dinanzi sinteticamente richiamati sono infondati.<br />	<br />
Si osserva al riguardo che il procedimento valutativo in cui si sostanzia l’individuazione del ‘mercato rilevante’ implica in primo luogo un accertamento <i>in fatto</i> (rimesso in via esclusiva alle Autorità nazionali) cui fa seguito, in relazione ai fatti accertati, l’applicazione delle norme e dei principi <i>in subjecta materia</i>, quali interpretati dalla giurisprudenza comunitaria e nazionale (sul punto, Cons. Stato, VI, 25 marzo 2009, n. 1794).<br />	<br />
Ne consegue che una questione interpretativa in ordine alle pertinenti disposizioni del diritto comunitario si può porre soltanto – per così dire: ‘in astratto’ &#8211; in relazione alle regole e ai princìpi per la determinazione del mercato del prodotto rilevante e del mercato geografico rilevante.(si tratta, però, di regole e princìpi la cui operatività invero è pacifica e che non è stata nel caso in esame posta in alcun modo in discussione).<br />	<br />
Al contrario, il procedimento di sussunzione ‘in concreto’ delle regole in parola alle peculiarità del caso di specie comporta una valutazione in fatto che esula dai profili di interpretazione dei Trattati istitutivi di cui è menzione al primo comma dell’art. 267 del TFUE e che risulta rimessa in via esclusiva alle Autorità nazionali <br />	<br />
D’altronde, il fatto che la Commissione europea, nella sua veste di Autorità Antitrust comunitaria, abbia risolto un certo numero di casi analoghi in tema di ‘<i>jet fuel</i>’ ritenendo che il mercato rilevante abbia una dimensione locale non può indurre a ritenere un principio di diritto comunitario volto ad affermare la natura sempre locale del mercato in parola.<br />	<br />
Al contrario, le conformi decisioni della Commissione devono essere riguardate soltanto come la sommatoria di una serie di giudizi in concreto, (in quanto tale inidonei a fondare l’esistenza di un generale principio del diritto dell’Unione). Ne consegue che resti intatta in capo alle Autorità <i>antitrust</i> nazionali il potere di svolgere l’esame <i>in concreto</i> circa il carattere locale o nazionale del mercato rilevante e di operare la sussunzione del giudizio <i>di fatto</i> in tal modo reso in relazione ai pertinenti princìpi del diritto comunitario.<br />	<br />
Si tratta, tuttavia, di una valutazione fattuale che esula dall’interpretazione delle disposizioni dei Trattati istitutivi.<br />	<br />
Ai limitati fini che qui rilevano si osserva, infine, che l’Autorità ha fornito una motivazione adeguata e scevra da palesi profili di abnormità in ordine alle ragioni che l’avevano indotta (discostandosi dalle conclusioni sovente tracciate dall’Esecutivo comunitario) ad affermare il carattere soltanto locale del mercato del ‘<i>jet fuel</i>’ (al riguardo, l’A.G.C.M.) aveva enfatizzato: a) la circostanza che la domanda di prodotto si estrinseca attraverso l’indizione da parte dei vettori di gare nazionali e b) che la prassi dei c.d. ‘<i>transfer stocks</i>’ risultasse di per sé idonea a neutralizzare le barriere di accesso nei singoli scali.<br />	<br />
5. In terzo luogo si ritiene di esaminare il ricorso per revocazione proposto dalla soc. ENI s.p.a. e recante il n. 7544/2008.<br />	<br />
Secondo la società ricorrente, la sentenza in epigrafe risulterebbe affetta da un duplice errore di fatto revocatorio, rilevante ai fini della riforma della pronuncia ai sensi dell’art. 395, c.p.c.<br />	<br />
5.1. Il primo errore di fatto revocatorio inficiante la sentenza di questo Consiglio di Stato n. 424/2008 consisterebbe nel mancato esame del motivo di gravame relativo alla mancata verbalizzazione, in sede di incontro istruttorio in data 8 marzo 2006, delle dichiarazioni rese dal sig. Giuseppe Gemma, consulente dell’IBAR (<i>Italian Board Airline Representatives</i>) e responsabile dell’approvvigionamento carburanti di Alitalia nel corso del periodo oggetto di istruttoria.<br />	<br />
Secondo la società ricorrente, in sede di verbalizzazione delle dichiarazioni rese nel corso dell’incontro tenutosi in data 8 marzo 2006, l’Autorità avrebbe omesso di dare conto delle dichiarazioni del sig. Gemma, le quali avrebbero escluso l’esistenza di uno scambio di informazioni sensibili, riservate e non altrimenti acquisibili fra le imprese coinvolte dall’indagine antitrust.<br />	<br />
Ancora, sia il T.A.R., sia questo Consiglio di Stato avrebbero omesso di tenere in qualunque considerazione il motivo di ricorso fondato sulla dichiarazione <i>pro veritate</i> resa in data 31 marzo 2006 dallo stesso sig. Gemma, il quale avrebbe di fatto smentito il contenuto delle dichiarazioni in precedenza verbalizzate, fornendo altresì una diversa versione delle dichiarazioni rese.<br />	<br />
5.1.1. Il ricorso per revocazione è <i>in parte qua</i> inammissibile per l’insussistenza del lamentato errore di fatto revocatorio sotto la specie dell’omesso esame di un motivo di gravame.<br />	<br />
Si osserva, infatti, che la pronuncia oggetto di gravame ha bensì affrontato il motivo di gravame con cui si era trattata la questione della verbalizzazione delle dichiarazioni rese dal sig. Gemma.<br />	<br />
Ed infatti, a pag. 39 della pronuncia in questione viene puntualmente affrontata e risolta in senso negativo la questione della lamentata inattendibilità del verbale di audizione del sig. Gemma, anche alla luce dell’opposta dichiarazione <i>pro veritate</i> dallo stesso successivamente resa. <br />	<br />
Al riguardo, questo Giudice di appello ha affermato che “<i>conviene affrontare subito la censura, per la sua incidenza sul procedimento e per l’assoluta inconsistenza che la caratterizza, posto che si tratta di una ritrattazione – per giunta in forma anomala – di dichiarazioni legittimamente acquisite all’istruttoria</i>”.<br />	<br />
Ora, al di là della condivisibilità in se del giudizio nella specie svolto circa l’originario contenuto del verbale di audizione in data 8 marzo 2006 e della successiva dichiarazione <i>pro veritate</i> in data 31 marzo 2006 (giudizio che esula dai limiti del rimedio revocatorio), risulta comunque priva di fondamento la censura secondo cui questo Giudice di appello avrebbe omesso una qualunque pronuncia circa il richiamato motivo di appello.<br />	<br />
Ed infatti, secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, è idonea a concretare un errore di fatto revocatorio soltanto una erronea percezione del contenuto degli atti del giudizio la quale inerisca al <i>contenuto meramente materiale</i> degli atti del giudizio e non alla relativa <i>interpretazione</i> (Cons. Stato, VI, 25 giugno 2002, n. 3463).<br />	<br />
Ebbene, nel caso in questione, questo Giudice di appello si è certamente pronunciato in ordine alla questione della duplice dichiarazione resa dal sig. Gemma in data 8 marzo e 31 marzo 2006, con la conseguenza che il lamentato vizio revocatorio sia stato inammissibilmente rivolto avverso il contenuto interpretativo della pronuncia oggetto di gravame.<br />	<br />
Ai limitati fini che qui rilevano, si osserva che nessun rilievo riveste ai fini del decidere la circostanza per cui nell’ambito della pronuncia oggetto di gravame, il sig. Gemma sia stato qualificato come ‘consulente’ della società ricorrente, piuttosto che dell’Alitalia.<br />	<br />
Si osserva al riguardo che l’errore in questione non ha comunque in alcun modo sull’economia della decisione, risultando comunque determinante ed assorbente la non valutabilità della sostanziale ritrattazione resa dal sig. Gemma rispetto a quanto in precedenza affermato e verbalizzato.<br />	<br />
5.2. Il secondo errore di fatto revocatorio inficiante la sentenza di questo Consiglio di Stato n. 424/2008 consisterebbe nel mancato esame della documentazione posta a supporto del motivo con cui si era censurata la decisione dell’Autorità in relazione alla questione del fallimento dei tentativi dei vettori aerei (e, segnatamente, di Alitalia) di ricorrere alla pratica dell’autorifornimento nel settore del ‘<i>jet fuel</i>’.<br />	<br />
In particolare, la società ENI s.p.a. lamenta che questo Giudice di appello non abbia in alcun modo esaminato il cospicuo apparato probatorio posto a supporto del motivo di gravame con cui si era lamentato che la decisione dell’A.G.C.M. non avesse tenuto in alcun conto gli argomenti profusi al fine di dimostrare che il fallimento dei tentativi di Alitalia di istituire un sistema di auto rifornimento non fosse in alcun modo imputabile ad ENI.<br />	<br />
5.2.1. Il ricorso per revocazione è <i>in parte qua</i> inammissibile.<br />	<br />
Al riguardo il Collegio ritiene di prestare adesione al consolidato orientamento secondo cui l&#8217;errore di fatto non è ravvisabile nel caso in cui si assuma essere stato omesso l&#8217;esame di prove documentali prodotte ovvero si sia proceduto ad una erronea o incompleta valutazione delle medesime, traducendosi tali doglianze in una censura di errore di giudizio che esorbita dall&#8217;ambito dell&#8217;impugnazione per revocazione e che, quindi, non è denunciabile con tale mezzo dovendosi l&#8217;erronea negazione di un fatto, inoltre, presentarsi come presupposto essenziale, se non unico, della decisione contestata ed assumere i caratteri dell&#8217;evidenza, dell&#8217;obiettività e della rilevabilità immediata (Cons. Stato, III, 2 settembre 2010, n. 3083).<br />	<br />
Si è condivisibilmente osservato al riguardo che la lettura e l&#8217;interpretazione dei documenti di causa appartiene all&#8217;insindacabile valutazione del giudice e non può essere censurata quale errore di fatto previsto dall&#8217;art. 395 n. 4, c.p.c., salvo trasformare lo strumento revocatorio in un inammissibile terzo grado di giudizio. Ciò in quanto l&#8217;errore di fatto deducibile in sede di revocazione non è ravvisabile nel caso in cui si assuma che il giudice abbia omesso di esaminare, su questione oggetto di discussione tra le parti, le prove documentali esibite o acquisite d&#8217;ufficio, ovvero abbia proceduto ad una erronea ed incompleta valutazione delle medesime: siffatta doglianza si risolve in una censura di errore di giudizio, esorbitante in quanto tale dall&#8217;ambito della revocazione (Cons. Stato, VI, 29 gennaio 2008, n. 241).<br />	<br />
Pertanto, non può essere ammesso il rimedio della revocazione ordinaria avverso il capo della sentenza gravata con cui il Giudice di appello ha concluso che il complesso degli elementi a disposizione deponesse nel senso che il pieno controllo della filiera logistica da parte delle compagnie petrolifere avesse impedito l’ingresso di nuovi fornitori, nonché la possibilità per il principale vettore nazionale di dotarsi di un sistema di auto rifornimento (o ‘<i>self supply</i>’).<br />	<br />
6. In quarto luogo si ritiene di esaminare il ricorso per revocazione proposto dalla soc. Kuwait Petroleum Italia s.p.a. e recante il n. 7556/2008.<br />	<br />
Secondo la società, la sentenza in epigrafe risulterebbe affetta da un errore di fatto revocatorio per non avere esaminato il motivo di gravame con cui (reiterando analogo motivo già svolto in primo grado) si era affermato che tale società non svolge alcuna attività di commercializzazione del ‘<i>jet fuel</i>’, dal momento che tale attività è svolta da altra società del gruppo (la società di diritto inglese <i>Kuwait Petroleum Internetional Aviation Company</i> – KPIAC -), mentre l’odierna appellante si limita alla mera esecuzione di contratti conclusi dalla KPIAC, svolgendo le materiali operazioni di approvvigionamento, stoccaggio e messa a bordo dei prodotti.<br />	<br />
Sia nel corso del primo grado, sia nel giudizio di appello, l’odierna ricorrente avrebbe sottolineato la netta separazione fra: a) l’attività commerciale svolta nel settore del ‘<i>jet fuel</i>’ dalla soc. KPIAC e b) l’attività meramente esecutiva demandata all’odierna ricorrente, ma il motivo in questione non sarebbe stato in alcun modo affrontato, in tal modo giustificando il ricorso al rimedio revocatorio.<br />	<br />
6.1. Il ricorso in questione è inammissibile, non essendo individuabile nel caso in questione un errore di fatto revocatorio ai sensi dell’art. 395, c.p.c.<br />	<br />
Come correttamente osservato dalla Difesa erariale, infatti, il provvedimento impugnato in primo grado dà adeguatamente conto del fatto che la condotta della soc. Kuwait Petroleum Italia s.p.a. fosse autonomamente idonea a supportare la determinazione sanzionatoria, anche a prescindere dalla circostanza per cui l’attività contrattuale e commerciale nel settore del ‘<i>jet fuel</i>’ fosse demandata alla società di diritto inglese KPIAC.<br />	<br />
Ed infatti, il provvedimento in questione (la cui correttezza è stata <i>in parte qua</i> riconfermata dal T.A.R. e da questo Giudice di appello) ha puntualmente motivato la determinazione assunta su una serie di circostanze certamente idonee ad innestare in capo all’odierna ricorrente un autonomo titolo di responsabilità nell’ambito della complessiva fattispecie antitrust.<br />	<br />
Ci si riferisce, in particolare:<br />	<br />
&#8211; alla circostanza per cui fosse l’odierna ricorrente a detenere le partecipazioni nell’ambito delle imprese comuni;<br />	<br />
&#8211; alla circostanza per cui fosse l’odierna ricorrente a risultare mittente e destinataria del flusso di comunicazioni attraverso il quale si era concretato lo scambio di informazioni;<br />	<br />
&#8211; alla circostanza per cui fosse l’odierna ricorrente ad avere svolto un ruolo attivo nella ripartizione delle quote di mercato negli scali italiani, ponendo in essere –<i>inter alia</i> – misure di carattere ritorsivo in danno di alcune società concorren<br />
Per le ragioni appena esaminate deve ritenersi l’insussistenza nel caso di specie di un errore di fatto revocatorio sotto la specie dell’omesso esame di un motivo di ricorso, sulla scorta del consolidato orientamento secondo cui l&#8217;errore di fatto idoneo a sorreggere il ricorso per revocazione è solo quello che consiste in un&#8217;errata percezione del contenuto degli atti del giudizio il quale sia risultato <i>determinante</i> sulla pronuncia, nel senso di determinare un rapporto di necessaria causalità tra l&#8217;erronea supposizione e la pronuncia stessa (Cons. Stato, IV, 24 gennaio 2011, n. 503; <i>id</i>., VI, 16 marzo 2009, n. 1542; <i>id</i>., IV, 31 luglio 2007, n. 4251).<br />	<br />
Ebbene, nel caso in esame non sussiste un siffatto rapporto di necessaria causalità in quanto il provvedimento oggetto di impugnativa fondava in modo autonomo (e scevro da vizi logici e valutativi) la responsabilità dell’odierna ricorrente in relazione all’illecito <i>antitrust</i> oggetto di indagine, pure a prescindere dalla questione relativa all’apporto fornito nella vicenda dalla società KPIAC.<br />	<br />
Per tali ragioni il ricorso per revocazione n. 7556/08 deve essere dichiarato inammissibile.<br />	<br />
7. Per i motivi sin qui esposti, i ricorsi in epigrafe, che devono essere definiti in modo congiunto devono essere decisi come segue:<br />	<br />
&#8211; i ricorsi numm. 5705/2008 (Tamoil Italia), 7544/2008 (ENI) e 7556/2008 (Kuwait Petroleum Italia) devono essere dichiarati inammissibili;<br />	<br />
&#8211; il ricorso n. 7519/2008 (Total Italia) deve essere respinto<br />	<br />
Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate in dispositivo. <br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>P.Q.M.</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) definitivamente pronunciando sui ricorsi in epigrafe, previa riunione, così decide:<br />	<br />
&#8211; dichiara inammissibili i ricorsi numm. 5705/2008 (Tamoil Italia s.p.a.), 7544/2008 (ENI s.p.a.) e 7556/2008 (Kuwait Petroleum Italia s.p.a.);<br />	<br />
&#8211; respinge il ricorso n. 7519/2008 (Total Italia s.p.a.).<br />	<br />
Condanna le società Tamoil Italia s.p.a., ENI s.p.a. e Total Italia s.p.a. alla rifusione delle spese di lite, che liquida in complessivi euro 5.000 (cinquemila) a carico di ciascuna di esse, oltre gli accessori di legge<br />	<br />
Condanna la società Kuwait Petroleum Italia alla rifusione delle spese di lite, che liquida in complessivi euro 10.000 (diecimila), oltre gli accessori di legge.<br />	<br />
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall&#8217;autorità amministrativa.</p>
<p>Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 29 aprile 2011 con l&#8217;intervento dei magistrati:<br />	<br />
Giancarlo Coraggio, Presidente<br />	<br />
Rosanna De Nictolis, Consigliere<br />	<br />
Claudio Contessa, Consigliere, Estensore<br />	<br />
Giulio Castriota Scanderbeg, Consigliere<br />	<br />
Bernhard Lageder, Consigliere<br />
<b></p>
<p align=center>	
</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b>	</p>
<p align=center>DEPOSITATA IN SEGRETERIA<br />	<br />
Il 20/07/2011</p>
<p align=justify>
<p>Views: 0</p><p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-20-7-2011-n-4385/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.4385</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>T.A.R. Toscana &#8211; Firenze &#8211; Sezione I &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.1264</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-toscana-firenze-sezione-i-sentenza-20-7-2011-n-1264/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-toscana-firenze-sezione-i-sentenza-20-7-2011-n-1264/">T.A.R. Toscana &#8211; Firenze &#8211; Sezione I &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.1264</a></p>
<p>P. Buonvino Pres. A. Cacciari Est. Ditta Individuale Verazzo M. (Avv. M. Caliendo) contro Siena Casa s.p.a. (Avv. R. Masini) e l’Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (Avvocatura dello Stato) e nei confronti della Cassa Edile Nazionale Artigianato Industria (non costituita) il ricorso avverso la</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-toscana-firenze-sezione-i-sentenza-20-7-2011-n-1264/">T.A.R. Toscana &#8211; Firenze &#8211; Sezione I &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.1264</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-toscana-firenze-sezione-i-sentenza-20-7-2011-n-1264/">T.A.R. Toscana &#8211; Firenze &#8211; Sezione I &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.1264</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">P. Buonvino Pres. A. Cacciari Est.<br /> Ditta Individuale Verazzo M. (Avv. M. Caliendo) contro Siena Casa s.p.a. (Avv. R. Masini) e l’Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (Avvocatura dello Stato) e nei confronti della Cassa Edile Nazionale Artigianato Industria (non costituita)</span></p>
<hr />
<p>il ricorso avverso la revoca di una aggiudicazione diviene improcedibile se non vengono impugnati gli atti della nuova gara indetta dall&#8217;amministrazione; sulla necessità del rispetto del D.M. 24 ottobre 2007 nella valutazione sulla gravità della violazione contributiva</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">1. Contratti della p.a. – Ricorso avverso revoca dell’aggiudicazione provvisoria – Indizione nuova gara – Mancata impugnazione – Improcedibilità – Sussistenza 	</p>
<p>2. Contratti della p.a. – Violazioni contributive – Valutazione della gravità della violazione &#8211; Art. 8, comma 3 del D.M. 24 ottobre 2007 – Applicazione – Necessità</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>1. In caso di revoca dell’aggiudicazione provvisoria e successiva indizione di una nuova procedura per l’aggiudicazione del medesimo contratto, il ricorso avverso l’esclusione diviene improcedibile laddove non vengano gravati anche gli atti della seconda procedura. Tale omissione difatti comporta il consolidamento dell’aggiudicazione in capo al vincitore della nuova procedura, il quale riveste la posizione di controinteressato, posizione che costituisce un limite all’operare dell’effetto caducante sulla nuova aggiudicazione	</p>
<p>2. Nel valutare la gravità dell’omissione contributiva le stazioni appaltanti devono tenere in considerazione quanto disposto dal decreto del Ministero del lavoro e della previdenza sociale 24 ottobre 2007. Quest’ultimo all’art. 8, comma 3, ha stabilito un generale limite nella gravità delle violazioni contributive ai fini della partecipazione alle gare di appalto consistente nella somma di € 100,00. E’ ben vero che detto decreto non è attuativo del codice appalti, tuttavia è stato emesso dall’autorità amministrativa competente in materia di contribuzione previdenziale ed assistenziale, in attuazione di norme di legge aventi ad oggetto anche la partecipazione alle gare per l’affidamento di contratti pubblici. Non si vede quindi per quali ragioni detto decreto non debba ritenersi vincolante per le stazioni appaltanti</p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p>N. 01264/2011 REG.PROV.COLL.<br />	<br />
N. 00359/2010 REG.RIC.</p>
<p><b>	</p>
<p align=center>
<p>REPUBBLICA ITALIANA <br />	<br />
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO<br />	<br />
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana<br />	<br />
<i>(Sezione Prima)<br />	
</p>
<p>	<br />
</i></p>
<p align=justify>	<br />
</b>ha pronunciato la presente</p>
<p><b><P ALIGN=CENTER>SENTENZA</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>sul ricorso numero di registro generale 359 del 2010, proposto da: 	</p>
<p><b>Verazzo Mario Ditta Individuale</b> in persona del legale rappresentante in carica, in proprio e quale capogruppo mandataria del R.t.i. con l’impresa Co.Dip di Nicola di Puorto, rappresentata e difesa dall&#8217;avv. Mario Caliendo, con domicilio presso la Segreteria del T.A.R. in Firenze, via Ricasoli 40; 	</p>
<p align=center>contro</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
<b>Siena Casa s.p.a.</b> in persona dell’Amministratore delegato in carica, rappresentata e difesa dall&#8217;avv. Roberta Masini, con domicilio eletto presso Patrizia Del Bene in Firenze, via Santa Reparata 40; l’<b>Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture </b>in persona del legale rappresentante in carica, rappresentata e difesa dall&#8217;Avvocatura distrettuale dello Stato presso la quale é domiciliata in Firenze, via degli Arazzieri 4; </p>
<p><i><b></p>
<p align=center>nei confronti di</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</i>Cassa Edile Nazionale Artigianato Industria<i></b></i> in persona del legale rappresentante in carica, n.c.; </p>
<p><i><b></p>
<p align=center>per l&#8217;annullamento</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b></i>&#8211; del provvedimento prot. n. 10433 del 28.12.2009, comunicato via fax il 5.1.10, recante revoca dell&#8217;aggiudicazione provvisoria dei lavori di completamento della costruzione di 8 alloggi in comune di Radicondoli all&#8217;ATI Verazzo Mario &#8211; Co.Dip;<br />	<br />
&#8211; del provvedimento prot. n. 238 del 13.01.2010, recante conferma della revoca dell&#8217;aggiudicazione provvisoria dei lavori di completamento di detti alloggi;<br />	<br />
&#8211; del provvedimento prot. n. 0CE6405R/U09 del 03.12.2009 della Cassa Edile Nazionale Artigianato ed Industria, recante comunicazione che la ditta individuale Verazzo non è in regola con gli adempimenti in favore dei lavoratori occupati alla data del 27.10<br />
&#8211; del provvedimento emesso dalla Siena Casa s.p.a. recante escussione della cauzione provvisoria presentata dalla ditta ricorrente, di cui si ignorano estremi e contenuto;<br />	<br />
&#8211; del provvedimento, di cui si ignorano estremi e contenuti, emesso dalla Siena Casa s.p.a. di comunicazione del provvedimento di esclusione dell&#8217;ATI Verazzo &#8211; Co.Dip Sr. e di ogni altro atto connesso, propedeutico, consequenziale se ed in quanto lesivo d<br />
<br />	<br />
Visti il ricorso e i relativi allegati;<br />	<br />
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Siena Casa s.p.a. e dell’Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture;<br />	<br />
Viste le memorie difensive;<br />	<br />
Visti tutti gli atti della causa;<br />	<br />
Relatore nell&#8217;udienza pubblica del giorno 22 giugno 2011 il dott. Alessandro Cacciari e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;<br />	<br />
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.<br />	<br />
<b><br />	<br />
<P ALIGN=CENTER>FATTO</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>La società Siena Casa s.p.a. ha indetto una gara ufficiosa ex art. 122, comma 7 bis, d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163, per il completamento della costruzione di otto alloggi. Essa ha il compito di gestire il patrimonio destinato all’edilizia residenziale pubblica dei Comuni del senese che ne sono soci, espletando anche attività di manutenzione ordinaria e straordinaria, e di realizzare nuove abitazioni destinate ad edilizia residenziale e non, anche convenzionata, per i Comuni medesimi. <br />	<br />
Nella gara è pervenuta la sola offerta del raggruppamento temporaneo (costituendo) ricorrente; all’esito del controllo sul possesso dei requisiti generali di partecipazione alle gare di appalto è stata riscontrata la mancanza della regolarità contributiva e conseguentemente revocata l’aggiudicazione provvisoria; segnalato il fatto all’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (nel seguito: “Autorità”) e disposta l’escussione della cauzione provvisoria. Tutti questi provvedimenti sono stati impugnati con il presente ricorso, notificato il 24 febbraio 2010 e depositato il 9 marzo 2010, per violazione di legge ed eccesso di potere sotto diversi profili.<br />	<br />
Si sono costituiti Siena Casa s.p.a. e l’Autorità chiedendo l’inammissibilità, l’improcedibilità e comunque la reiezione del ricorso nel merito. <br />	<br />
Con ordinanza n. 305 del 21 aprile 2010 è stata respinta la domanda cautelare. Siena Casa ha allora indetto una nuova procedura all’esito della quale, con atto dell’Amministratore delegato 2 novembre 2010 n. 1069, i lavori in oggetto sono stati aggiudicati all’impresa D.R. Costruzioni s.r.l.<br />	<br />
All’udienza del 22 giugno 2011 la causa è stata trattenuta in decisione.<br />	<br />
<b><br />	<br />
<P ALIGN=CENTER>DIRITTO</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>1. Il presente ricorso ha ad oggetto la revoca dell’aggiudicazione provvisoria di un contratto per lavori pubblici disposta a causa dell’asserita carenza di regolarità contributiva in capo alla capogruppo mandataria del raggruppamento temporaneo aggiudicatario. La ricorrente contesta la legittimità di tale provvedimento ed impugna anche i provvedimenti conseguenti emessi dalla stazione appaltante, ossia l’escussione della cauzione provvisoria versata per la partecipazione alla gara e la segnalazione del fatto all’Autorità.<br />	<br />
1.1 Con primo motivo di ricorso viene dedotto difetto di motivazione perché la stazione appaltante non avrebbe verificato né la definitività dell’accertamento sull’irregolarità contributiva, né la gravità della violazione che peraltro è stata successivamente regolarizzata.<br />	<br />
Con secondo, quarto e quinto motivo la ricorrente lamenta che una serie di documenti rilasciati dagli enti pubblici preposti ne hanno costantemente attestato in precedenza la regolarità contributiva, e non è mai stato notificato alcun avviso di accertamento a suo carico. Si sarebbe quindi creato un affidamento circa la regolarità nell’adempimento agli obblighi previdenziali, di talché la dichiarazione del legale rappresentante di essere in regola con i medesimi non potrebbe essere considerata falsa, poiché é stata resa sulla base delle pregresse attestazioni suddette.<br />	<br />
Con terzo motivo deduce che non potrebbe essere considerato grave, ai fini della partecipazione alle gare di appalto, il mancato versamento di € 171,00 relativamente al solo mese di giugno 2009.<br />	<br />
Con sesto motivo si duole che sia mancata la comparazione, nell’impugnato provvedimento di revoca, tra l’interesse della ricorrente al mantenimento dell’atto e quello pubblico alla sua revoca.<br />	<br />
Con settimo motivo lamenta mancata comunicazione dell’avvio del procedimento.<br />	<br />
Con ottavo motivo contesta l’iscrivibilità del fatto nel Casellario stante l’assenza dell’elemento soggettivo del mendacio nella dichiarazione di regolarità contributiva rilasciata, che era basata sulle attestazioni rilasciate dagli enti preposti.<br />	<br />
In memoria depositata per la discussione sulla domanda cautelare contesta poi l’irrogazione della “triplice sanzione”, ossia non solo l’esclusione dalla gara ma anche l’escussione della cauzione provvisoria e la segnalazione all’Autorità, poiché nel caso di specie si controverte sul mancato possesso di un requisito generale, e non speciale, per la partecipazione alla gara in discussione. La triplice sanzione sarebbe applicabile solo in caso di carenza dei requisiti speciali. <br />	<br />
Viene chiesto anche il risarcimento dei danni.<br />	<br />
1.2 Siena casa eccepisce in via preliminare l’inammissibilità del ricorso, essendo la revoca intervenuta su un provvedimento di aggiudicazione provvisoria, e la sua improcedibilità per difetto d’interesse sopravvenuto poiché la ricorrente non ha partecipato alla nuova procedura per l’affidamento del contratto.<br />	<br />
Nel merito replica puntualmente, deducendo in particolare che l’irregolarità sarebbe stata definitiva tant’è che l’impresa stessa l’ha successivamente regolarizzata, e dovrebbe essere considerata grave alla luce di quanto stabilito dal decreto del Ministero del lavoro e della previdenza sociale 24 ottobre 2007 (art. 8, comma 3). Nel caso di specie non sarebbe poi stata necessaria una particolare motivazione dell’atto di autotutela, stante il breve lasso di tempo intercorso fra l’emanazione di quest’ultimo e del provvedimento revocato.<br />	<br />
2. In via preliminare il ricorso deve essere dichiarato inammissibile quanto all’impugnazione della segnalazione del provvedimento di esclusione all’Autorità. La segnalazione non ha di per sé valore lesivo, poiché il periodo di interdizione dalla partecipazione alle gare per l’affidamento di contratti pubblici inizia con l’iscrizione nel Casellario. E’ quindi tale ultimo atto che comporta l’origine di una situazione lesiva per l’interessato. La segnalazione avvia il procedimento per l’iscrizione del fatto, ma l’Autorità dispone poi di un potere valutativo sulla sua rilevanza ai fini dell’iscrizione e la sussistenza del medesimo e deve pertanto esaminare eventuali elementi a discarico, che l’interessato ha diritto di presentare.<br />	<br />
Il procedimento in contraddittorio è stato regolamentato con determinazione dell’Autorità 12 gennaio 2010, n. 1, che non è applicabile alla fattispecie in esame prodottasi in epoca antecedente, tuttavia la conclusione poteva egualmente evincersi dalla determinazione dell’Autorità 10 gennaio 2008, n. 1, la quale stabilisce di non procedere all’iscrizione in caso di inesistenza dei presupposti o inconferenza della notizia comunicata dalla stazione appaltante (T.A.R. Lazio Roma III, 11 novembre 2009 n. 11068). Anche all’epoca dei fatti in esame quindi la segnalazione non comportava automaticamente l’iscrizione del fatto nel Casellario e la decisione in merito era rimessa all’Autorità, che già disponeva di un doveroso margine di valutazione onde verificare se sussistessero o meno i presupposti per farvi luogo. L’iscrizione e non la segnalazione, già all’epoca dei fatti in esame, aveva dunque valenza costitutiva degli effetti sanzionatori ed alla seconda non seguiva automaticamente la prima. <br />	<br />
Tali considerazioni rendono pertanto priva di interesse la decisione del ricorso in ordine all’impugnazione della segnalazione all’Autorità, e con essa le censure di cui all’ottavo motivo.<br />	<br />
3. Venendo alle eccezioni preliminari formulate dall’intimata Siena Casa, deve essere respinta quella di inammissibilità del ricorso. Il provvedimento gravato infatti, se pure interviene su un atto avente carattere interinale quale l’aggiudicazione provvisoria che é insuscettibile di creare un affidamento qualificato (C.d.S. VI, 6 aprile 2010 n. 1907), è tuttavia idoneo a creare un arresto procedimentale, perché se non viene posto nel nulla inibisce definitivamente l’accesso al bene della vita da parte della ricorrente, la quale pertanto non può non essere ammessa all’impugnazione.<br />	<br />
Deve invece essere accolta l’eccezione di improcedibilità, nei termini che seguono.<br />	<br />
L’intimata stazione appaltante, a seguito della reiezione della domanda cautelare formulata dalla ricorrente, ha indetto una nuova procedura per l’aggiudicazione del contratto in discussione. Alla procedura non ha partecipato la ricorrente che non ha ne nemmeno gravato gli atti i quali, in ipotesi di fondatezza del ricorso in esame, sarebbero affetti da invalidità derivata. Ne segue pertanto che l’accoglimento del ricorso in esame non potrebbe comportare l’attribuzione alla ricorrente del bene della vita in discussione, ossia l’aggiudicazione del contratto pubblico <i>de quo</i>, poiché ormai si è consolidata l’aggiudicazione in capo al vincitore della seconda procedura. L’accoglimento del ricorso non la travolgerebbe poiché i suoi atti non trovano ragione esclusiva nel provvedimento odiernamente gravato e non ne sono una conseguenza necessitata, in quanto tra l’uno e gli altri sono intervenute ulteriori determinazioni discrezionali del soggetto pubblico intimato (C.d.S. V, 28 ottobre 2008 n. 5384). Inoltre, e l’argomento é decisivo, nella vicenda in esame è sopravvenuto un soggetto controinteressato identificabile nel nuovo aggiudicatario del contratto pubblico in discussione. È ben vero che il presente processo riguarda l’atto di revoca dell’aggiudicazione alla ricorrente, tuttavia una concezione processuale che non si concentra più solo sul provvedimento ma ha ad oggetto il complessivo rapporto di diritto pubblico, non può non prendere in esame l’ingresso in quest’ultimo, a seguito di fatti sopravvenuti, di un nuovo soggetto controinteressato. <br />	<br />
La circostanza rileva in particolare ai fini della valutazione in termini invalidanti o caducanti degli effetti derivanti sulla nuova aggiudicazione dall’eventuale accoglimento del presente ricorso, e ad escludere la seconda opzione vale la considerazione che la riaggiudicazione del contratto alla ricorrente dovrebbe passare attraverso la revoca dell’aggiudicazione effettuata al vincitore della seconda procedura. Il limite all’operare dell’effetto caducante deve infatti essere identificato nella presenza di soggetti terzi controinteressati che non hanno potuto difendersi nel processo sull’atto presupposto (C.d.S. VI, 22 novembre 2004 n. 7642). In tal caso l’effetto dell’annullamento di quest’ultimo sull’atto presupponente non potrà che essere di (mera) invalidazione, con conseguente necessità di gravare anche quest’ultimo nei termini decadenziali. La ricorrente non ha provveduto in tal senso e pertanto deve ritenersi che, sotto questo profilo, il ricorso sia divenuto improcedibile. <br />	<br />
Non può poi ipotizzarsi che residui un interesse all’accertamento dell’illegittimità dell’atto a fini risarcitori, poiché il mancato accesso al bene della vita conseguente al consolidamento dell’aggiudicazione alla controinteressata sopravvenuta è stato determinato dal comportamento della medesima ricorrente, che non ha provveduto all’impugnazione degli atti della seconda gara. Trattasi di onere da ritenere sussistente anche in relazione a giudizi proposti prima dell’entrata in vigore del nuovo codice processuale amministrativo, e che nella fattispecie era esigibile secondo un criterio di diligenza anche accedendo ad un’interpretazione prudente dell’art. 1227 c.c., che valuti caso per caso il grado di esigibilità del rimedio annullatorio da parte dell’interessato (C.d.S. VI, 31 marzo 2011 n. 1983). La controversia infatti era già oggetto di un processo pendente avanti il giudice amministrativo nell’ambito del quale la ricorrente facilmente avrebbe potuto proporre motivi aggiunti avverso la seconda procedura. <br />	<br />
Si aggiunga che, come dedotto dalla stazione appaltante intimata, la ricorrente, avendo regolarizzato la sua posizione contributiva, avrebbe anche potuto partecipare alla seconda gara.<br />	<br />
Nei termini suddetti il ricorso deve pertanto essere dichiarato improcedibile.<br />	<br />
4. L’interesse della ricorrente all’annullamento del provvedimento gravato permane tuttavia in relazione all’escussione della cauzione provvisoria, poiché questa é stata disposta come conseguenza di quello. <br />	<br />
La ricorrente ha contestato che in caso di mancato possesso dei requisiti generali possa essere applicata la cosiddetta triplice sanzione, ossia l’esclusione dalla gara congiuntamente all’escussione della cauzione provvisoria ed alla segnalazione all’Autorità. Tale censura rappresenta un motivo nuovo e avrebbe quindi dovuto essere dedotta nel ricorso e non in memoria; in ogni caso è infondata poiché mentre l’impugnazione della segnalazione all’Autorità è stata dichiarata inammissibile, questa Sezione ha già statuito che la cauzione provvisoria presentata dai partecipanti alle gare di appalto ha la funzione di garantire la stazione appaltante per la mancata sottoscrizione del contratto causato da un fatto riconducibile all’aggiudicatario, come previsto dall’art. 75, comma 6, d.lgs. 163/2006, e può quindi essere escussa laddove esso risulti carente sia dei requisiti speciali, che di quelli generali previsti per la partecipazione alle gare (T.A.R. Toscana I, 6 aprile 2011, n. 606). <br />	<br />
Nel caso di specie la stazione appaltante ha riscontrato un’irregolarità contributiva alla data del 27 ottobre 2009 attestata dalla Cassa Edile della provincia di Caserta. L’irregolarità è stata successivamente sanata il 3 dicembre 2009. A dire della ricorrente l’irregolarità in questione, ammontante a € 171,00 per il solo mese di giugno 2009, non potrebbe essere considerata grave; rileverebbe inoltre la successiva regolarizzazione e pertanto male avrebbe la stazione appaltante disposto la revoca dell’aggiudicazione. Per di più l’ irregolarità non sarebbe stata definitivamente accertata.<br />	<br />
Il Collegio ritiene che il rilascio del documento di regolarità contributiva negativo di cui si tratta fosse ostativo all’esecuzione dell’appalto aggiudicato alla ricorrente.<br />	<br />
In primo luogo deve rilevarsi che non può essere presa in considerazione la successiva regolarizzazione effettuata dalla ricorrente, perché la regolarità contributiva deve essere posseduta fin dalla data di presentazione dell’offerta o della domanda di partecipazione e mantenuta per tutto il corso della gara medesima (C.d.S. IV, 12 marzo 2009 n. 1458). Non è contestato che nel caso di specie, alla data cui l’ente previdenziale riferisce l’irregolarità nel versamento dei contributi, la gara fosse in corso di espletamento. <br />	<br />
Quanto alla definitività o meno dell’accertamento la ricorrente non offre alcuna prova in proposito e anzi, come correttamente dedotto dalla resistente, ha provveduto a regolarizzare la propria posizione dimostrando così con comportamento concludente che l’irregolarità accertata era definitiva. <br />	<br />
Il mancato inoltro dell’avviso da parte della Cassa Edile non assume rilievo a questo proposito, poiché ha la funzione di invitare l’impresa alla regolarizzazione e non avrebbe cancellato l’irregolarità contributiva quale fatto storico ostativo alla partecipazione della ricorrente all’appalto di che trattasi. <br />	<br />
In ordine poi alla gravità dell’omissione contributiva il Collegio ritiene che le stazioni appaltanti debbano tenere in considerazione quanto disposto dal decreto del Ministero del lavoro e della previdenza sociale 24 ottobre 2007. Quest’ultimo all’art. 8, comma 3, ha stabilito un generale limite nella gravità delle violazioni contributive ai fini della partecipazione alle gare di appalto consistente, per quanto rileva nella presente sede, nella somma di € 100,00. E’ ben vero che detto decreto non è attuativo del codice appalti, come rilevato nella sentenza della quarta sezione del Consiglio di Stato 24 febbraio 2011, n. 1228; tuttavia a parere del Collegio tale considerazione non autorizza a non ritenerlo vincolante. Se pure il decreto suddetto non è stato emanato nell’attuazione del codice dei contratti pubblici, tuttavia è stato emesso dall’autorità amministrativa competente in materia di contribuzione previdenziale ed assistenziale, in attuazione di norme di legge aventi ad oggetto anche la partecipazione alle gare per l’affidamento di contratti pubblici. Non si vede quindi per quali ragioni detto decreto non debba ritenersi vincolante per le stazioni appaltanti.<br />	<br />
L’azione amministrativa non può oggi essere concepita come svolgentesi in compartimenti non comunicanti tra loro, poiché tende sempre più a svilupparsi in modo interconnesso rispetto a tutti gli ambiti su cui incide. Neanche i blocchi normativi che disciplinano i diversi settori dell’azione amministrativa, a loro volta, possono quindi essere concepiti a compartimenti stagni poiché ciò che accade ad esempio nell’ambito delle gare di appalto per l’affidamento dei contratti pubblici può essere rilevante, per restare nell’ambito della materia oggetto di controversia, anche in relazione al diverso ambito di azione amministrativa volto all’applicazione della normativa previdenziale ed assistenziale. Appare quindi logico che una normativa dettata in attuazione di quest’ultima possa spiegare effetti anche nell’ambito della contrattualistica pubblica, poiché i diversi settori amministrativi, in una logica modernamente sistemica e volta all’attuazione del principio di efficienza dell’amministrazione, non può non prendere in considerazione (ed anzi valorizzare) le diverse correlazioni esistenti fra gli stessi, al fine di un complessivo miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza dell’azione amministrativa in tutti gli ambiti in cui si svolge. <br />	<br />
Va poi sottolineata l’esigenza di disporre di definizioni normative uniformi in relazione a concetti elastici ed indeterminati, quali la “gravità” delle violazioni in materia previdenziale e contributiva, per evitare che possano essere variamente apprezzati da ciascuna stazione appaltante. L’opzione è stata fatta propria dal legislatore il quale, all’art. 4, comma 2, lett. b), n. 4 del d.l. 13 maggio 2011 n. 70 ha previsto, quale definizione legislativa della gravità delle violazioni in materia previdenziale ed assistenziale, che siano gravi proprio quelle ostative al rilascio del documento unico di regolarità contributiva e che sono appunto stabilite dal decreto del Ministero del lavoro e della previdenza sociale di cui si tratta. Tale disposizione, <i>ratione temporis</i>, non è applicabile alla controversia in esame, tuttavia può essere assunta quale criterio ermeneutico a dimostrazione della volontà del legislatore di identificare un limite certo nella definizione della gravità delle violazioni alle norme in materia di contribuzione previdenziale ed assistenziale, ai fini della partecipazione alle gare di appalto.<br />	<br />
Non hanno rilievo, nella presente sede, i richiami ad un presunto affidamento ingenerato dal rilascio pregresso di documenti positivi di regolarità contributiva poiché è onere dell’impresa interessata verificare puntualmente l’adempimento dei propri obblighi.<br />	<br />
Se, come sopra dimostrato, la determinazione del concetto di gravità delle violazioni alle norme in materia di contributi previdenziali ed assistenziali ostativa all’affidamento di contratti pubblici legittimamente può essere disposta anche da una normativa che non sia volta specificamente ad attuare il codice dei contratti pubblici, e ciò è avvenuto con il decreto del Ministero del lavoro e della previdenza sociale 24 ottobre 2007, ne segue che alla stazione appaltante intimata nel caso di specie non residuavano spazi di discrezionalità ed era pertanto vincolata a disporre la revoca dell’aggiudicazione disposta a favore della ricorrente.<br />	<br />
Deve infine essere rilevato che la sentenza della seconda sezione di questo Tribunale n. 125/2008 non è applicabile alla presente controversia perché in quella fattispecie era stato rilevato un errore da parte della Cassa Edile, e le affermazioni della stessa che vengono riportate nel ricorso costituiscono un <i>obiter dictum</i>. <br />	<br />
Quanto infine ai vizi formali e procedimentali dedotti con sesto e settimo motivo va ricordato che l’aggiudicazione provvisoria costituisce un atto ad effetti instabili poiché è soggetta all’approvazione da parte dell’organo competente, e l’efficacia della stessa aggiudicazione definitiva a sua volta è subordinata alla positiva verifica circa il possesso in capo al concorrente aggiudicatario dei requisiti dichiarati ai fini della partecipazione alla gara. La mancanza di questi ultimi pertanto costituisce un vincolo per la stazione appaltante che é obbligata a disporre la revoca dell’aggiudicazione disposta. Nel caso di specie non era pertanto necessario l’inoltro della preventiva comunicazione di avvio procedimento (C.d.S. V, 9 aprile 2010 n. 1997), e del resto l’aggiudicataria provvisoria non avrebbe potuto fornire alcun elemento utile alla stazione appaltante. <br />	<br />
L’interesse pubblico alla revoca risulta poi valutato ed esplicitato dalle norme cui la stazione appaltante ha dato applicazione e che, si ripete, non le lasciavano spazi di ulteriore discrezionalità.<br />	<br />
5. In conclusione il presente ricorso deve essere dichiarato in parte inammissibile, in parte improcedibile e per il resto deve essere respinto, nei termini sopradescritti.<br />	<br />
Le spese processuali possono essere compensate in ragione della complessità della questioni affrontate e delle oscillazioni giurisprudenziali in materia.</p>
<p><b><P ALIGN=CENTER>P.Q.M.</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara in parte inammissibile e in parte improcedibile e per il resto lo respinge, nei sensi e termini di cui in motivazione.<br />	<br />
Spese compensate.<br />	<br />
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall&#8217;autorità amministrativa.</p>
<p>Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 22 giugno 2011 con l&#8217;intervento dei magistrati:<br />	<br />
Paolo Buonvino, Presidente<br />	<br />
Carlo Testori, Consigliere<br />	<br />
Alessandro Cacciari, Primo Referendario, Estensore<br />
<b></p>
<p align=center>
<p align=justify>	<br />
</b>	</p>
<p align=center>DEPOSITATA IN SEGRETERIA<br />	<br />
Il 20/07/2011</p>
<p align=justify>
<p>Views: 0</p><p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-toscana-firenze-sezione-i-sentenza-20-7-2011-n-1264/">T.A.R. Toscana &#8211; Firenze &#8211; Sezione I &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.1264</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione III &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.6720</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-lazio-roma-sezione-iii-sentenza-20-7-2011-n-6720/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 22:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-lazio-roma-sezione-iii-sentenza-20-7-2011-n-6720/</guid>

					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-lazio-roma-sezione-iii-sentenza-20-7-2011-n-6720/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione III &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.6720</a></p>
<p>Pres. Amoroso, est. De Bernardi G. Rossi (Avv. D. De Marco) c. Università&#8217; degli Studi di Roma “La Sapienza” (Avv. Stato) Università – Preside di facoltà – Nomina – Durata – Riduzione causa pensionamento – Illegittimità &#8211; Ragioni In materia di nomina a Preside di Facoltà Universitaria, l’eventuale pensionamento dell’eletto</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-lazio-roma-sezione-iii-sentenza-20-7-2011-n-6720/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione III &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.6720</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-lazio-roma-sezione-iii-sentenza-20-7-2011-n-6720/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione III &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.6720</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;"><i>Pres.</i> Amoroso, <i>est. </i>De Bernardi<br /> G. Rossi (Avv. D. De Marco) c. Università&#8217; degli Studi di Roma “La Sapienza” (Avv. Stato)</span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Università – Preside di facoltà – Nomina – Durata – Riduzione causa pensionamento – Illegittimità &#8211; Ragioni</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>In materia di nomina a Preside di Facoltà Universitaria, l’eventuale pensionamento dell’eletto non costituisce causa di decadenza dalla carica e non può quindi giustificare la riduzione del periodo della predetta carica, oltretutto in carenza di specifiche disposizioni statutarie che prevedano la modificabilità della durata di una carica elettiva o la sussistenza della condizione di eleggibilità per tutta la durata del mandato.</p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p>N. 06720/2011 REG.PROV.COLL.<br />	<br />
N. 02089/2011 REG.RIC.</p>
<p><b></p>
<p align=center>IN NOME DEL POPOLO ITALIANO<br />	<br />
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio<br />	<br />
(Sezione Terza)</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b>ha pronunciato la presente<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>SENTENZA</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>sul ricorso numero di registro generale 2089 del 2011, proposto dal <br />	<br />
professor <b>Gianluigi Rossi</b>, rappresentato e difeso dall&#8217;avv. Dante De Marco, con domicilio eletto presso di questi in Roma, viale XX1 Aprile 81;	</p>
<p align=center>contro</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
<b>l’Università&#8217; degli Studi di Roma “La Sapienza”</b>, rappresentata e difesa dall&#8217;Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi 12;<br />	<br />
<i><b></p>
<p align=center>per l&#8217;annullamento</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b></i>del provvedimento rettorale n.126 del 26.10.2010: con cui se ne è decretata la nomina a Preside della Facoltà di Scienze Politiche, Sociali e delle Comunicazioni dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” (solo) sino al 31.10.2011.</p>
<p>Visto il ricorso, con i relativi allegati;<br />	<br />
Visto l’atto di costituzione in giudizio della p.a.;<br />	<br />
Visti gli atti tutti della causa;<br />	<br />
Relatore, nell&#8217;udienza pubblica del giorno 15 luglio 2011, il dott. Franco Angelo Maria De Bernardi e uditi – per le parti – i difensori come da verbale;<br />	<br />
Ritenuto e considerato quanto segue.<br />	<br />
<b>	</p>
<p align=center>FATTO e DIRITTO</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b>Ritenendolo illegittimo sotto più profili, il professor Gianluigi Rossi ha impugnato il provvedimento rettorale n.126 del 26.10.2010: con cui se ne è decretata la nomina a Preside della Facoltà di Scienze Politiche, Sociali e delle Comunicazioni dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” (solo) sino al 31.10.2011; e non (come egli, alla luce di quanto deliberato – sul punto – dal competente Consiglio di Facoltà, si sarebbe atteso) sino al 31.10.2013.<br />	<br />
All’esito della discussione svoltasi nella pubblica udienza del 15.7.2011, il Collegio – trattenuta la causa in decisione – constata come le pretese attoree siano intrinsecamente fondate.<br />	<br />
Al riguardo; premesso che la contestata limitazione temporale è stata disposta in considerazione del fatto che il Rossi (per sopraggiunti limiti di età) dovrebbe cessare dal servizio a decorrere dall’1.11.2011, si osserva<br />	<br />
<i>-che la (tuttora vigente) legge n.168/89, nel rispetto delle prerogative costituzionali di cui godono le Università, ha stabilito che queste debbano esser disciplinate esclusivamente dai loro Statuti e Regolamenti</i>;<br />	<br />
<i>-che (con particolare riferimento al caso di specie) la vigente normativa di settore prevede che i Presidi di Facoltà (scelti tra i professori, anche non di ruolo, di 1^ fascia) durino in carica un triennio</i>;<br />	<br />
<i>-che, nella circostanza, il Rettore ha quindi introdotto una sostanziale modificazione di tale normativa. (Scaturente dallo Statuto della “Sapienza”, che non prevede affatto che i Presidi debbano permanere nella condizione di eleggibilità per tutta la durata dei mandati conferitigli, e dallo stesso Regolamento di Facoltà)</i>.<br />	<br />
E dunque; atteso<br />	<br />
<i>-che il cennato Statuto non consente assolutamente di modificare la durata (triennale) di una carica elettiva</i>;<br />	<br />
<i>-che l’eventuale pensionamento dell’eletto non costituisce (neppure) causa di decadenza dalla carica stessa</i>;<br />	<br />
<i>-che, del resto, il Rossi aveva tempestivamente chiesto di potersi giovare di quanto previsto – in tema di trattenimento in servizio – dall’art. 72 del (regolarmente convertito) D.L. n.112/2008</i>;<br />	<br />
<i>-che il decreto rettorale col quale se ne è disposto (ai sensi della discussa, e discutibile, “legge Gelmini”) il collocamento a riposo al compimento del 70° anno di età è tuttora “sub judice”</i>,<br />	<br />
il Collegio – assorbito ogni ulteriore motivo di gravame – non può (appunto) che concludere per la fondatezza della proposta impugnativa.<br />	<br />
La peculiarità della fattispecie, e la sostanziale novità delle questioni trattate, inducono – comunque – all’integrale compensazione delle spese di lite.<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>P.Q.M.</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza)<br />	<br />
<i>-accoglie il ricorso indicato in epigrafe e, per l’effetto, annulla (“in parte qua”) il provvedimento costituente oggetto</i>;<br />	<br />
<i>-compensa, tra le parti, le spese del giudizio</i>.<br />	<br />
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall&#8217;Autorità amministrativa.</p>
<p>Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio del giorno 15 luglio 2011, con l&#8217;intervento dei magistrati:<br />	<br />
Bruno Amoroso, Presidente<br />	<br />
Domenico Lundini, Consigliere<br />	<br />
Franco Angelo Maria De Bernardi, Consigliere, Estensore</p>
<p>	</p>
<p align=center>DEPOSITATA IN SEGRETERIA<br />	<br />
Il 27/07/2011</p>
<p align=justify>
<p>Views: 0</p><p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-lazio-roma-sezione-iii-sentenza-20-7-2011-n-6720/">T.A.R. Lazio &#8211; Roma &#8211; Sezione III &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.6720</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.4392</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-20-7-2011-n-4392/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 22:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-20-7-2011-n-4392/</guid>

					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-20-7-2011-n-4392/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.4392</a></p>
<p>Pres. Severini, Est. Contessa Mediamarket s.p.a. (Avv.ti L. Mazzarelli e G. Albertini) c/ AGCM (Avv.Stato) 1. Pubblicità ingannevole – Messaggio – Omissioni informative – Ingannevolezza – Sussiste -Consumatore – Elementi essenziali dell’offerta – Disponibilità – Irrilevanza. 2. Pubblicità ingannevole – Messaggio – Omissioni informative – Ingannevolezza – Valutazione – Potenzialità</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-20-7-2011-n-4392/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.4392</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-20-7-2011-n-4392/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.4392</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">Pres. Severini, Est. Contessa<br /> Mediamarket s.p.a. (Avv.ti L. Mazzarelli e G. Albertini) c/ AGCM (Avv.Stato)</span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">1. Pubblicità ingannevole – Messaggio – Omissioni informative – Ingannevolezza – Sussiste -Consumatore – Elementi essenziali dell’offerta – Disponibilità – Irrilevanza.	</p>
<p>2.  Pubblicità ingannevole – Messaggio – Omissioni informative – Ingannevolezza – Valutazione – Potenzialità lesiva – Sufficienza.	</p>
<p>3. Pubblicità ingannevole – AGCM – Sanzioni – Discrezionalità – Sussiste – Proporzionalità e ragionevolezza – Rispetto – Necessità &#8211; Conseguenze.</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>1. In tema di pubblicità ingannevole, nelle ipotesi di campagne informative che colpevolmente omettano elementi essenziali dell’offerta, non si può esigere dal consumatore medio un compito di sostanziale supplenza in relazione a omissioni informative del professionista. Pertanto, la circostanza che il consumatore possa consultare il regolamento di un concorso pubblicizzato, disponibile presso i punti vendita, che riporta informazioni essenziali ed ulteriori rispetto a quelle dell’offerta, non esclude l’ingannevolezza della promozione.	</p>
<p>2. Ai fini della valutazione della gravità di una omissione informativa di un’offerta promozionale e dell’individuazione del carattere decettivo di un messaggio pubblicitario è sufficiente l’idoneità della promozione a distorcere la scelta dei consumatori, a prescindere dalla circostanza che in concreto sia stato leso un solo utente.	</p>
<p>3. In tema di pubblicità ingannevole, l’AGCM pur essendo dotata di ampia discrezionalità nell’applicazione delle sanzioni, è tenuta al rispetto dei principi generali di ragionevolezza e proporzionalità. Di conseguenza, nessuna censura può essere sollevata nei confronti di una sanzione imposta tenendo conto dell’importanza e della dimensione economica dell’operatore, della portata offensiva della pratica, dell’elevata capacità di penetrazione del messaggio, della durata della violazione, delle specifiche circostanze aggravanti.</p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p>N. 04392/2011REG.PROV.COLL.<br />	<br />
N. 10631/2010 REG.RIC.<br />	<br />
<b></p>
<p align=center>	<br />
REPUBBLICA ITALIANA<br />	<br />
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO<br />	<br />
Il Consiglio di Stato<br />	<br />
<i>in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)</p>
<p>	<br />
</i></p>
<p align=justify>	<br />
</b>ha pronunciato la presente<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>SENTENZA</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>sul ricorso numero di registro generale 10631 del 2010, proposto da </p>
<p><b>Mediamarket s.p.a.</b>, in persona del legale rappresentante, rappresentata e difesa dagli avvocati Letizia Mazzarelli e Giovanni Albertini, con domicilio eletto presso Letizia Mazzarelli in Roma, via Panama, 58; 	</p>
<p align=center>contro</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
<b>Autorità garante della concorrenza e del mercato &#8211; Antitrust</b>, rappresentata e difesa dall&#8217;Avvocatura generale dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, n. 12; 	</p>
<p><b>Autorità per le garanzie nelle comunicazioni</b>; </p>
<p><i><b></p>
<p align=center>per la riforma</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b></i>della sentenza del T.A.R. LAZIO – ROMA, SEZIONE I, n. 30421/2010, resa tra le parti, concernente PROCEDIMENO RELATIVO A PRATICA COMMERCIALE SCORRETTA RELATIVA ALLA COMUNICAZIONE COMMERCIALE DENOMINATA &#8220;GLI EUROPEI CHE VORREI&#8221;</p>
<p>Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;<br />	<br />
Visto l&#8217;atto di costituzione in giudizio dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato &#8211; Antitrust;<br />	<br />
Viste le memorie difensive;<br />	<br />
Visti tutti gli atti della causa;<br />	<br />
Relatore nell&#8217;udienza pubblica del giorno 15 aprile 2011 il Cons. Claudio Contessa e uditi per le parti l’avvocato Mazzarelli e l&#8217;avvocato dello Stato Massarelli;<br />	<br />
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.<br />	<br />
<b><br />	<br />
<P ALIGN=CENTER>FATTO</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>Nell’ottobre del 2008 l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (d’ora in poi: ‘l’A.G.C.M.’ ovvero ‘l’Autorità’) rivolgeva alla società Mediamarket s.p.a. una richiesta di informazioni ai sensi del comma 1 dell’articolo 4 del ‘Regolamento sulle procedure istruttorie in materia di pratiche commerciali scorrette’, adottato con delibera dell’Autorità del 15 novembre 2007.<br />	<br />
In particolare, la condotta oggetto di esame si riferiva alle comunicazioni commerciali relative alla promozione intitolata “<i>Gli Europei che vorrei – Vinci fino a 5 volte il valore del tuo acquisto</i>”, relativa al periodo dal 3 al 17 maggio 2008, diffuse dalla società ora appellante attraverso il canale radio-televisivo e tramite pieghevole/<i>depliant</i> con i quali veniva pubblicizzata la possibilità di vincere fino a cinque volte il valore di un prodotto acquistato presso i punti vendita Mediaworld, nel periodo di validità della promozione, senza evidenziare la presenza di specifiche e significative limitazioni, ovvero che soltanto l’acquisto di determinati prodotti, appartenenti a specifiche categorie merceologiche avrebbe dato diritto a partecipare al concorso.<br />	<br />
In data 14 gennaio 2009 l’Autorità notificava all’appellante la comunicazione di avvio del procedimento con cui veniva ipotizzata la violazione degli articoli 20 (divieto delle pratiche commerciali scorrette), 21 (azioni ingannevoli) e 22 (omissioni ingannevoli) del d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206, <i>Codice del consumo</i>.<br />	<br />
Secondo l’Autorità, infatti, il comportamento posto in essere dalla società era idoneo a falsare in modo apprezzabile il comportamento economico dei destinatari, in quanto il contenuto del messaggio diffuso era idoneo a ingenerare nei consumatori “<i>la convinzione che la partecipazione al concorso ‘Gli Europei che vorrei’ sia legata all’effettuazione di un qualsiasi acquisto (…) presso i punti vendita del professionista e non soltanto ad alcuni ben determinati prodotti appartenenti a specifiche categorie, limitazione che non viene specificata nei messaggi radio-tv e presentata in maniera non sufficientemente percepibile nello stesso depliant</i>”.<br />	<br />
Con atto in data 11 marzo 2009 l’Autorità comunicava che il termine di conclusione della fase istruttoria era fissato alla data del 26 marzo 2009.<br />	<br />
Nel corso dell’istruttoria perveniva il parere dell’Autorità garante per le comunicazioni (atto in data 28 aprile 2009), la quale concludeva nel senso della violazione delle richiamate disposizioni del <i>Codice del consumo</i> .<br />	<br />
Con il provvedimento oggetto del primo ricorso (adottato nell’adunanza del 4 giugno 2009), l’Autorità appellata dichiarava che la pratica commerciale in questione era effettivamente scorretta per avere in modo ingannevole omesso di fornire talune informazioni necessarie al destinatario finale al fine di orientare consapevolmente le proprie scelte di acquisto.<br />	<br />
In particolare, l’Autorità osservava:<br />	<br />
&#8211; che gli <i>spot</i> radiofonici e televisivi diffusi dall’appellante (acquisiti agli atti dell’istruttoria) erano idonei ad ingenerare nei destinatari – contrariamente al vero – il convincimento per cui acquistando un qualunque prodotto presso i punti v<br />
&#8211; che le omissioni informative in tal modo realizzate assumevano carattere di ingannevolezza in quanto relative a una precisa condizione imposta per la partecipazione al concorso. In tal modo, quindi, il destinatario della campagna informativa poteva esse<br />
&#8211; che a nulla valeva, in favore della società, la circostanza che all’acquirente fosse comunque consentito di prendere conoscenza delle regole integrali del concorso (attraverso il relativo regolamento, disponibile presso tutti i punti vendita). Infatti a<br />
&#8211; che “<i>la scorrettezza della pratica si concretizza, quindi, nel momento in cui sostanzialmente si invita il consumatore, sulla base di falsi presupposti, a recarsi presso i punti vendita Mediaworld, prospettandogli la possibilità di partecipare ad un<br />
Quanto alla determinazione del <i>quantum</i> della sanzione, l’Autorità (valutate tutte le circostanze del caso e la specifica gravita della condotta nel suo complesso) ne fissava l’ammontare in euro centomila.<br />	<br />
L’atto in questione veniva impugnato dalla società Mediaworld dinanzi al Tribunale amministrativo regionale per il Lazio il quale, con la pronuncia oggetto del presente gravame, respingeva il ricorso.<br />	<br />
La sentenza veniva gravata in appello dalla medesima società, la quale deduceva i seguenti motivi:<br />	<br />
<i>1) Violazione e falsa applicazione dei princìpi di cui 24 e 111 della Costituzione.</i><br />	<br />
Il Tribunale amministrativo aveva omesso di considerare che il procedimento istruttorio delineato dall’art. 16 del ‘Regolamento sulle procedure istruttorie in materia di pratiche commerciali scorrette’, adottato con delibera dell’Autorità del 15 novembre 2007 non consentiva all’imprenditore interessato di conoscere l’esito della fase istruttoria, né di poter efficacemente svolgere le proprie difese prima del deferimento della questione al Collegio, indipendentemente dal fatto che sia intervenuta o meno una modifica dei ‘capi di imputazione’.<br />	<br />
Sotto tale aspetto, per l’appellante il Tribunale ha omesso di considerare che il meccanismo in tal modo delineato viola i princìpi di cui agli articoli 24 e 111 Cost., nonché delle disposizioni di cui agli articoli 14, 16 e 18 l. 24 novembre 1981, n. 689.<br />	<br />
<i>2) Violazione e falsa applicazione degli artt. 18, comma 1, lettere e) ed h) e 20, comma 1 del Codice del consumo – Carenza di istruttoria e di motivazione – Irragionevolezza ed ingiustizia – Eccesso di potere.</i><br />	<br />
La sentenza ha, per l’appellante, omesso di dare adeguatamente conto delle ragioni per cui ha ritenuto il carattere ingannevole della pratica commerciale, malgrado l’appellante avesse dimostrato la possibilità per il consumatore di prendere pienamente visione del regolamento dell’iniziativa e delle relative limitazioni.<br />	<br />
Del resto, sarebbe irragionevole pretendere che un messaggio radiofonico o televisivo (necessariamente limitato alla durata di pochi secondi) dia pienamente contezza di tutti gli aspetti di un’iniziativa per forza di cose notevolmente complessa.<br />	<br />
Inoltre, l’appellante afferma di aver posto i consumatori in condizione di orientare in modo consapevole le scelte, ponendo nei punti vendita taluni ‘segnalatori’ sugli scaffali, al fine di evidenziare i prodotti il cui acquisto avrebbe dato titolo a partecipare all’iniziativa promozionale.<br />	<br />
<i>3) Violazione e falsa applicazione degli artt. 21, comma 1, lettere b) e c) e 22 del Codice del consumo – Omessa e insufficiente motivazione – Eccesso di potere per travisamento dei fatti.</i><br />	<br />
La sentenza ha omesso di motivare le ragioni per cui si era ritenuto che la pratica commerciale presentava il carattere di ‘idoneità lesiva’ che, solo, può consentire di supportare una pronuncia di segno negativo ai sensi degli articoli 20, 21 e 22 del <i>Codice del consumo</i>.A suo avviso la sentenza ha omesso di considerare:<br />	<br />
&#8211; che, a fronte della pratica commerciale in questione, si era registrata un’unica, isolata segnalazione;<br />	<br />
&#8211; che la nozione di potenzialità lesiva va misurata ponderando in modo adeguato (da un lato) il canone di particolare diligenza richiesto all’operatore professionale e (dall’altro) l’onere di normale avvedutezza che, comunque, può essere richiesto in capo<br />
<i>4) Violazione e falsa applicazione dell’art. 27, comma 9 del Codice del consumo – Eccesso di potere – Carente od omessa motivazione – disparità di trattamento.</i><br />	<br />
Per quanto attiene il <i>quantum</i> della sanzione irrogata dall’Autorità, la sentenza non offe alcuna motivazione affettiva a supporto della propria determinazione reiettiva.<br />	<br />
Si costituiva in giudizio l’A.G.C.M., la quale concludeva nel senso della reiezione del gravame.<br />	<br />
All’udienza pubblica del giorno 15 aprile 2011 il ricorso veniva trattenuto in decisione.<b><br />	<br />
<P ALIGN=CENTER>DIRITTO</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>1. Giunge alla decisione del Collegio l’appello proposto dalla Mediamarket s.p.a. avverso la sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Lazio con cui è stato respinto il ricorso avvero il provvedimento dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato con cui era stato dichiarato il carattere scorretto di una pratica commerciale posta in essere attraverso una promozione intitolata ‘<i>Gli Europei che vorrei – Vinci fino a 5 volte il valore del tuo acquisto</i>’.<br />	<br />
2. Il ricorso è infondato.<br />	<br />
2.1. Con il primo motivo di gravame l’appellante ha lamentato sotto svariati profili le violazioni al diritto di difesa che sarebbero cagionate dalla particolare struttura dell’art. 16 del ‘Regolamento sulle procedure istruttorie in materia di pratiche commerciali scorrette’.<br />	<br />
Il motivo è infondato.<br />	<br />
Al riguardo si osserva:<br />	<br />
&#8211; che, in relazione alla concreta dinamica del procedimento istruttorio e sanzionatorio all’origine dei fatti di causa, la Mediamarket s.p.a. non può lamentare alcuna violazione delle garanzie partecipative, dal momento che essa è stata posta concretament<br />
&#8211; che l’appellante non può lamentare il fatto che l’articolo 16 del richiamato regolamento consenta all’Autorità (in via astratta) di modificare l’iniziale incolpazione senza porre il professionista coinvolto in condizione di articolare le proprie controd<br />
&#8211; che le norme costituzionali (articoli 24 e 111 Cost.) di cui si assume la violazione sono richiamati in modo in conferente, atteso che nel caso di specie si fa questione della legittimità di un procedimento amministrativo di carattere sanzionatorio, men<br />
Si osserva, infine, che non risulta pertinente il richiamo alle disposizioni di cui agli articoli 14, 16 e 18 della l. 24 novembre 1981, n. 689, atteso che le norme in questione sono inapplicabili in relazione al particolare procedimento di accertamento e sanzione per le violazioni di cui alla Parte II, Titolo III del <i>Codice del consumo</i>.<br />	<br />
Infatti, il comma 13 dell’articolo 27 del <i>Codice</i> (nella formulazione <i>ratione temporis</i> rilevante) stabilisce che “<i>per le sanzioni amministrative pecuniarie conseguenti alle violazioni del presente decreto si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni contenute nel capo I, sezione I, e negli articoli 26, 27, 28 e 29 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni</i>”.<br />	<br />
La disposizione in questione rende, quindi, inapplicabili le previsioni procedimentali generali di cui agli articoli 14, 16 e 18 della legge n. 689 del 1981, che sono altrove contenute, cioè nel Capo I, Sezione II di quella medesima legge.<br />	<br />
2.2. Parimenti infondato è il secondo motivo di ricorso, con cui si è lamentato che il primo giudice non ha tenuto in adeguata considerazione la possibilità, comunque offerta agli utenti, di consultare il regolamento del concorso, in tal modo prendendo piena conoscenza di tutte le clausole e le limitazioni della promozione denominata ‘Gli Europei che vorrei’.<br />	<br />
Al riguardo, la decisione impugnata in prime cure (puntualmente confermata dal Tribunale amministrativo) ha condivisibilmente affermato che la circostanza per cui il regolamento del concorso fosse disponibile presso i punti vendita non risultasse idonea ad elidere o mitigare il carattere potenzialmente decettivo della campagna informativa.<br />	<br />
Ciò in quanto il messaggio promozionale (in cui si sostanzia il primo contatto da parte di un operatore professionale su cui grava un onere di particolare diligenza) deve essere caratterizzato <i>ab initio</i> dai canoni di chiarezza e completezza.<br />	<br />
Ebbene, tale essendo la funzione del messaggio pubblicitario, se per un verso non è esigibile che risulti esaustivo di tutte le caratteristiche proprie di un’offerta complessa; per altro verso non può obliterarsi il fatto che nella specie taceva o poteva indurre in errore circa una delle caratteristiche fondanti dell’offerta (di suoidonea ad orientare le scelte del consumatore).<br />	<br />
Nemmeno si può ammettere che l’onere di media diligenza comunque gravante sul consumatore che si accosta a un’offerta commerciale, possa essere esteso sino a far gravare sul destinatario finale gli effetti di una pratica commerciale comunque ingannevole ed imporre in capo a lui obblighi eccedentari rispetto a quelli propri di un comportamento mediamente avveduto.<br />	<br />
In definitiva, a fronte di una campagna informativa che colpevolmente sottace alcuni fra gli elementi essenziali dell’offerta, non si può esigere dal consumatore medio un compito di sostanziale supplenza in relazione a omissioni informative del professionista, le cui conseguenze non possono che essere imputate al professionista medesimo, quale corollario dello speciale canone di diligenza che, ai sensi dell’art. 20 e tenuto conto degli obblighi generali di informazione dell’art. 5 del <i>Codice</i>, necessariamente deve caratterizzarne l’operato.<br />	<br />
2.3. Del pari infondato è il terzo motivo di appello, con cui si lamenta che la sentenza in epigrafe non ha valutato la concreta idoneità della pratica commerciale a falsare in modo effettivo il comportamento economico del consumatore (secondo la ricorrente, la circostanza sarebbe smentita dal fatto che in relazione alla campagna informativa era stato presentato un unico esposto).<br />	<br />
Al riguardo si osserva che, come condivisibilmente rilevato dal primo giudice, la normativa di settore (e, in particolare, il comma 1 dell’art. 21, del <i>Codice</i>) riconosce il carattere dell’ingannevolezza anche nel caso di pratiche che siano soltanto idonee ad indurre in errore il consumatore medio riguardo agli elementi essenziali del prodotto o del servizio offerto.<br />	<br />
Consegue da quanto sopra che, la gravità dell’omissione informativa e il carattere obiettivamente decettivo del messaggio pubblicitario nel suo complesso risultavano idonee a fondare il giudizio di idoneità lesiva pronunciato dall’Autorità, a nulla rilevando la circostanza per cui, in concreto, solo un consumatore avesse ritenuto di denunciare il richiamato carattere di ingannevolezza.<br />	<br />
2.4. Si osserva, infine, che è infondato il motivo di appello con cui si censura la parte della sentenza con la quale è stata confermata la determinazione dell’Autorità relativa al <i>quantum</i> della sanzione.<br />	<br />
Va premesso al riguardo che il motivo in parola si limita a lamentare il carattere ‘semplicistico’ della decisione adottata sul punto dal Tribunale amministrativo, senza svolgere in concreto alcun effettivo motivo di doglianza.<br />	<br />
Ad ogni modo, mette conto richiamare il principio generale secondo cui, anche nella materia delle pratiche commerciali scorrette, l&#8217;Autorità dispone di un ampio potere discrezionale sia in sede di determinazione dei criteri in base ai quali determinare gli importi delle sanzioni, sia in sede di sussunzione al caso specifico dei criteri determinativi in tal modo prefissati. <br />	<br />
Si è osservato al riguardo che l&#8217;ampia discrezionalità sanzionatoria spettante all&#8217;Autorità (sia in sede determinativa, sia in sede applicativa) è altresì assoggettata al rispetto dei generali principi della ragionevolezza e della proporzionalità (Cons. Stato, VI, 29 dicembre 2010, n. 9575).<br />	<br />
Riconducendo i princìpi in questione alle peculiarità del caso di specie, si osserva che le determinazioni sanzonatorie assunte dall’Autorità e impugnate in primo grado resistono alle censure proposte, atteso che:<br />	<br />
&#8211; per le ragioni dinanzi svolte <i>sub</i> 2.1 – 2.3, la decisione dell’Autorità risulta corretta laddove ha ritenuto il carattere scorretto della richiamata pratica commerciale;<br />	<br />
&#8211; l’Autorità ha valutato in modo congruo e non irragionevole la specifica gravità della condotta in tal modo realizzata in relazione a tutte le circostanze rilevanti nel caso di specie (ci si riferisce, in particolare: a) all’importanza e dimensione econo<br />
3. Per le ragioni sin qui esposte l’appello in epigrafe deve essere respinto.<br />	<br />
Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate in dispositivo.<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>P.Q.M.</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)<br />	<br />
definitivamente pronunciando sull&#8217;appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.<br />	<br />
Condanna la società appellante alla rifusione delle spese di lite, che liquida in complessivi euro 7.000 (settemila), oltre gli accessori di legge.<br />	<br />
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall&#8217;autorità amministrativa.</p>
<p>Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 15 aprile 2011 con l&#8217;intervento dei magistrati:<br />	<br />
Giuseppe Severini, Presidente<br />	<br />
Rosanna De Nictolis, Consigliere<br />	<br />
Roberto Garofoli, Consigliere<br />	<br />
Bruno Rosario Polito, Consigliere<br />	<br />
Claudio Contessa, Consigliere, Estensore	</p>
<p align=center>
<p>DEPOSITATA IN SEGRETERIA<br />	<br />
Il 20/07/2011</p>
<p align=justify>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.4291</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-20-7-2011-n-4291/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-20-7-2011-n-4291/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.4291</a></p>
<p>Pres. Severini &#8211; Est. Contessa Mediamarket s.p.a. (Avv.ti L. Mazzarelli e G. Albertini) c/ AGCM (Avv. Stato) 1. Pratiche commerciali scorrette – Vendita via internet &#8211; Promozione e vendita – Fasi funzionalmente autonome – Conseguenze. 2. Pratiche commerciali scorrette – Vendita via internet – Messaggio promozionale – Tempistica di spedizione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-20-7-2011-n-4291/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.4291</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-20-7-2011-n-4291/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.4291</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">Pres. Severini &#8211; Est. Contessa<br /> Mediamarket s.p.a. (Avv.ti L. Mazzarelli e G. Albertini) c/ AGCM (Avv. Stato)</span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">1. Pratiche commerciali scorrette – Vendita via internet &#8211; Promozione e vendita – Fasi funzionalmente autonome – Conseguenze.	</p>
<p>2. Pratiche commerciali scorrette – Vendita via internet – Messaggio promozionale – Tempistica di spedizione – Modalità di pagamento – Correlazione – Omessa indicazione – Ingannevolezza.	</p>
<p>3. Pratiche commerciali scorrette – Vendita via internet – Assistenza post- vendita – Gestione reclami – Omessa informativa – Illiceità – Ragioni. 	</p>
<p>4. Pratiche commerciali scorrette – Vendita via internet – Prodotto – Indisponibilità relativa o assoluta – Omessa indicazione – Illiceità – Ragioni.	</p>
<p>5.  Pratiche commerciali scorrette – Vendita via internet – Sanzioni – AGCM – Determinazione – Criteri.</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>1.In tema di pratiche commerciali, i momenti della promozione e della vendita, se pure collegati fra loro dall’unica finalità dell’acquisizione del consenso del consumatore, restano comunque funzionalmente autonomi e rispondono ad interessi eterogenei tanto in relazione al soggetto che diffonde le pratiche, tanto in relazione al soggetto che delle stesse è destinatario. Pertanto gli illeciti commessi nelle sue fasi vanno considerati come pratiche commerciali scorrette distinte.	</p>
<p>2. In tema di vendite via internet, è ingannevole un messaggio promozionale privo dell’indicazione espressa della correlazione tra la tempistica di spedizione degli ordini e le modalità di pagamento prescelte, data la collocazione delle informazioni sui due aspetti in diverse pagine del sito internet. Infatti, i dati a disposizione degli utenti risultano in tal modo ambigui ed idonei a falsare la libertà di scelta dei consumatori.        	</p>
<p>3. In tema di vendite via internet, l’assistenza post-vendita e le modalità di gestione dei reclami rientrano, ai sensi dell’art. 21 del Codice del Consumo, tra gli elementi che devono costituire oggetto di previa ed adeguata informativa al fine di orientare in modo consapevole le scelte dei consumatori. Pertanto, è illecita la condotta del professionista che metta a disposizione strumenti di tutela per gli utenti nel caso di ritardo nella consegna dei prodotti secondo modalità estemporanee non rese note ex ante.   	</p>
<p>4. In tema di vendite via internet, è ingannevole un messaggio promozionale che non renda immediatamente percepibile per il cliente se l’indisponibilità del prodotto sia assoluta o relativa e  che non fornisca in proposito ex ante informazioni chiare ed esaustive circa le modalità di acqusisizione ed evasione dell’ordine. 	</p>
<p>5. In tema di vendite via internet, è legittima la decisione dell’Autorità che abbia determinato quali criteri per determinare le sanzioni per pratiche commerciali scorrette la valutazione dell’informativa in ordine alla consegna dei beni; dell’informativa in ordine al trattamento dei reclami; dell’informativa in ordine alle ipotesi di indisponibilità dei beni.</p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p><b></p>
<p align=center>REPUBBLICA ITALIANA<br />	<br />
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO</p>
<p>Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale<br />	<br />
(Sezione Sesta)</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b>ha pronunciato la presente<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>SENTENZA</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>sul ricorso numero di registro generale 10630 del 2010, proposto da </p>
<p>Mediamarket s.p.a., in persona del legale rappresentante, rappresentata e difesa dagli avvocati Letizia Mazzarelli e Giovanni Albertini, con domicilio eletto presso Letizia Mazzarelli in Roma, via Panama, n. 58; <br />	<br />
<i><b></p>
<p align=center>contro</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b></i>Autorità garante della concorrenza e del mercato &#8211; Antitrust, rappresentata e difesa dall&#8217;Avvocatura generale dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;<br />
Autorità per le garanzie nelle comunicazioni; <br />	<br />
<i><b></p>
<p align=center>per la riforma</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b></i>della sentenza del T.A.R. LAZIO – ROMA, SEZIONE I, n. 30417/2010, resa tra le parti, concernente PROCEDIMENTO RELATIVO A DUE PRATICHE COMMERCIALI SCORRETTE RELATIVE A &#8220;MODALITÀ E PROCEDURE PER LA CONSEGNA DI BENI ACQUISTATI ON LINE&#8221;</p>
<p>Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;<br />	<br />
Visto l&#8217;atto di costituzione in giudizio dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato &#8211; Antitrust;<br />	<br />
Viste le memorie difensive;<br />	<br />
Visti tutti gli atti della causa;<br />	<br />
Relatore nell&#8217;udienza pubblica del giorno 15 aprile 2011 il Cons. Claudio Contessa e uditi per le parti l’avv. Mazzarelli e l&#8217;avvocato dello Stato Massarelli;<br />	<br />
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>FATTO</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>Nell’agosto del 2008 l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (d’ora in poi: ‘l’A.G.C.M.’ ovvero ‘l’Autorità’) avviava nei confronti della società appellante un procedimento istruttorio ai sensi dell’art. 27 del d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206 (Codice del consumo) avente ad oggetto:<br />	<br />
A) le modalità di consegna dei beni acquistati on-line e il trattamento dei reclami proposti dai clienti. <br />	<br />
Quanto al primo profilo, il sito Internet gestito dall’appellante sembrava riportare informazioni non veritiere e comunque obiettivamente decettive in ordine all’effettiva tempistica di evasione degli ordini relativi agli acquisti effettuati.<br />	<br />
Quanto al secondo profilo, le informazioni fornite agli utenti risultavano lacunose per ciò che attiene le procedure di reclamo e rimborso per le ipotesi di mancato rispetto della tempistica di consegna.<br />	<br />
B) le modalità e la tempistica di informazione ai potenziali clienti in ordine all’indisponibilità di un prodotto per il quale l’utente di internet avesse manifestato un interesse all’acquisto.<br />	<br />
Nel corso dell’istruttoria, la società appellata faceva pervenire memorie e documentazione al fine di confermare la piena liceità delle pratiche commerciali oggetto di indagine.<br />	<br />
Nel corso dell’istruttoria perveniva, altresì, il parere dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (atto in data 16 febbraio 2009), la quale concludeva nel senso della contrarietà delle pratiche commerciali in questione in relazione alle previsioni di cui agli articoli 20 (divieto delle pratiche commerciali scorrette), 21 (azioni ingannevoli) e 22 (omissioni ingannevoli) del d.lgs. n. 206 del 2005.<br />	<br />
Secondo l’Autorità, infatti, il comportamento posto in essere dalla società appellata sarebbe risultato idoneo a falsare in modo apprezzabile il comportamento economico dei destinatari per ciò che riguarda le modalità di consegna dei prodotti offerti, nonché per ciò che riguarda la disponibilità di informazioni esaurienti in ordine alle conseguenze correlate all’indisponibilità dei beni ordinati.<br />	<br />
Con il provvedimento adottato nell’adunanza del 19 febbraio 2009 (e fatto oggetto di impugnativa in prime cure), l’A.G.C.M. deliberava:<br />	<br />
A) che la pratica commerciale dinanzi richiamata <i>sub</i> A) configurava una pratica commerciale scorretta ai sensi degli articoli 20, comma 1, 21, comma 1, lettere <i>b), c) e g)</i>, nonché 22, commi 1, 2 e 4 lettera <i>d)</i> del <i>Codice del consumo</i>. In relazione a tale violazione l’Autorità, tenuto conto delle circostanze del caso, riteneva congrua l’irrogazione di una sanzione pecuniaria pari ad euro centotrentamila;<br />	<br />
B) che la pratica commerciale dinanzi richiamata <i>sub</i> B) configurava a propria volta una pratica commerciale scorretta ai sensi degli articoli 20, comma 1, 21, comma 1, lettere <i>b) e c)</i>, nonché 22, commi 1 e 2 del <i>Codice del consumo</i>. In relazione a tale violazione l’Autorità, tenuto conto delle circostanze del caso, riteneva congrua l’irrogazione di una sanzione pecuniaria pari ad euro cinquantamila.<br />	<br />
L’atto in questione veniva gravato in sede di appello dalla società Mediamarket, la quale ne lamentava l’erroneità articolando i seguenti motivi di appello.<br />	<br />
<i>1) Quanto alla illegittima configurabilità di ‘due’ pratiche commerciali scorrette. Violazione di legge. Eccesso di potere per travisamento dei fatti. Contraddittorietà manifesta;</i><br />	<br />
Secondo l’appellante, la sentenza è erronea per la parte in cui ha ritenuto l’esistenza di due distinte pratiche commerciali, oggetto di autonome valutazioni ai fini sanzionatori (la prima inerente le modalità di consegna dei beni e il trattamento dei reclami; la seconda relativa all’indisponibilità dei prodotti acquistati).<br />	<br />
Al contrario, le due richiamate attività sono necessariamente da riferire a un’unica pratica commerciale, relativa alle modalità di ordine e di consegna dei prodotti acquistati via Internet dai propri clienti.<br />	<br />
<i>2) Violazione e falsa applicazione degli articoli 20, 21, lettere b) e g) e 22, commi 1, 2 e 4, lettera d) del codice del consumo. Eccesso di potere per travisamento dei fatti. Violazione di legge.</i><br />	<br />
La sentenza è erronea sotto ciascuno dei (tre) profili in relazione ai quali è stata ritenuta la sussistenza di una pratica commerciale scorretta.<br />	<br />
Quanto alle informative relative alle modalità di evasione degli ordini e di consegna dei beni, la sentenza di fatto è appiattita sulle valutazioni formulate dall’Autorità e non ha tenuto in adeguata considerazione: a) il fatto che le informazioni rese ai potenziali clienti sia prima, sia dopo l’ottobre del 2008 erano del tutto esaurienti; b) il fatto che la attività commerciale dell’interessata aveva costituito oggetto di reclamo in soli due casi a fronte di decine di migliaia di consegne annue; c) il fatto che in uno dei casi oggetto di reclamo, la disfunzione lamentata era dipesa da una causa di forza maggiore (lo sciopero nazionale dei trasportatori); d) il fatto che le informazioni rese disponibili via Internet rendevano chiaro e percepibile per l’utente che i termini “<i>evasione dell’ordine</i>” e “<i>spedizione dell’ordine</i>” si riferiva al momento in cui la merce veniva consegnata al vettore (il che avveniva in un momento successivo a quello in cui la società aveva certezza circa l’avvenuto pagamento della merce). Sotto tale aspetto, non sussisteva alcuno dei profili di ambiguità censurati dalla censura in questione.<br />	<br />
Quanto alle informative relative alla gestione dei reclami finalizzati alla richiesta di rimborso del supplemento di spedizione relativo al servizio di trasporto in caso di mancato rispetto dei termini previsti per la consegna, la sentenza per l’appellante ha omesso di considerare: a) che l’appellante aveva correttamente riconosciuto ai propri clienti, per il caso di mancata consegna della merce entro la tempistica prevista, la possibilità di chiedere la risoluzione del contratto (con integrale restituzione delle spese di consegna) in aggiunta all’ordinario esercizio del diritto di recesso riconosciuto dal codice del consumo (il quale, tuttavia, avviene al netto delle spese di spedizione per il cliente); b) che la società appellante riconosce ai clienti i quali abbiano subito un danno per effetto del ritardo nella consegna un integrale ristoro, previa dimostrazione degli elementi costitutivi del danno subito; c) che nessun addebito può essere mosso alla società appellante in ordine alla mancata indicazione delle modalità di risoluzione delle controversie di cui all’art. 12 del d.lgs. 9 aprile 2003, n. 70, atteso che la normativa in questione neppure prevede in via generale un siffatto obbligo informativo<br />	<br />
Per quanto concerne, poi, la questione dell’ambiguità informativa circa l’indisponibilità del prodotto, l’appellante afferma che la sentenza ha omesso di considerare che le modalità concrete di gestione ed evasione degli ordini di acquisto impartiti <i>on-line</i> non configuravano alcuno dei richiamati profili di ambiguità, dal momento che il potenziale cliente veniva adeguatamente informato della indisponibilità del prodotto prescelto e delle possibilità (laddove esistenti) di ovviare a tale indisponibilità.<br />	<br />
<i>3) Violazione e falsa applicazione dell’art. 27, comma 9 del codice del consumo con riferimento all’art. 8 della legge 689/1981. Eccesso di potere.</i><br />	<br />
Cica la quantificazione delle sanzioni irrogate a fronte dei due richiamati profili di illecito antitrust, la società Mediamarket ritiene che l’Autorità (e il Tribunale amministrativo regionale) non abbiano tenuto in adeguata considerazione: a) l’insussistenza delle pratiche scorrette oggetto di contestazione; b) l’insussistenza di due pratiche distinte (potendosi, al limite, configurare l’esistenza di una pratica di carattere unitario); c) l’erroneità della valutazione in ordine alla specifica gravità dei fatti contestati, anche in relazione alle contestate circostanze aggravanti.<br />	<br />
Si costituiva in giudizio l’A.G.C.M., la quale concludeva nel senso della reiezione della’ppello.<br />	<br />
All’udienza pubblica del giorno 15 aprile 2011 il ricorso veniva trattenuto in decisione.<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>DIRITTO</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>1. Giunge alla decisione del Collegio l’appello proposto dalla Mediamarket s.p.a. avverso la sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Lazio con cui è stato respinto il ricorso avvero il provvedimento dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato con cui era stato dichiarato il carattere scorretto di alcune pratiche commerciali poste in essere nell’ambito delle proprie attività di vendita di prodotti on-line e, per l’effetto, era stata irrogata alla medesima società una sanzione complessiva pari ad euro centottantamila.</p>
<p>2. Il ricorso è infondato.<br />	<br />
2.1. In primo luogo deve essere affrontato il motivo di appello con cui (reiterando analogo motivo già articolato in primo grado e ritenuto infondato dal primo giudice) la Mediamarket s.p.a. contesta la sussistenza di una duplice pratica commerciale, reclamando l’unicità della vicenda storica all’origine del provvedimento oggetto di censura.<br />	<br />
2.1.1. Il motivo è infondato, dovendosi confermare la legittimità della valutazione dell’Autorità, la quale ha ritenuto che il complesso delle circostanze rilevanti deponesse nel senso della sussistenza di due distinte pratiche commerciali (l’una relativa alla questione della consegna dei beni e del trattamento dei reclami; l’altra relativa alle modalità di informazione per il caso di indisponibilità di un bene ordinato).<br />	<br />
Al riguardo, la sentenza oggetto di gravame risulta meritevole di conferma laddove ha rilevato:<br />	<br />
&#8211; che le richiamate pratiche commerciali, se pure accomunate da un dato unitario (l’essere state poste in essere nell’ambito della commercializzazione di prodotti attraverso un sito internet) restano caratterizzate da autonomia strutturale e giustificano<br />
&#8211; che le omissioni e le ambiguità riscontrate nell’ambito della complessiva attività diffusiva posta in essere dalla società appellante attengono a fasi ben distinte del ciclo di promozione e vendita dei prodotti commercializzati, rispondenti – tra l’altr<br />
&#8211; che le richiamate circostanze di carattere funzionale non potevano essere superate in base al solo fatto che l’attività di promozione e commercializzazione fosse riferibile a un unico soggetto e che la stessa fosse realizzata attraverso un canale unitar<br />
2.2. Il secondo motivo di appello è infondato in relazione a ciascuno dei tre aspetti in cui si articola (corrispondenti ai tre profili della lamentata pratica commerciale scorretta).<br />	<br />
2.2.1. In primo luogo, sono infondati i motivi di appello con cui si censura la sentenza del Tribunale amministrativo in relazione alla parte della decisione dell’Autorità relativa alle modalità di evasione e spedizione degli ordini effettuati <i>online</i>.<br />	<br />
Al riguardo si osserva che la pronuncia è meritevole di conferma laddove ha rilevato il carattere del tutto congruo della pronuncia dell’Autorità in relazione al carattere ambiguo delle informazioni diffuse sul sito internet dell’appellante in ordine alla tempistica di ‘<i>evasione’</i> degli ordini e di ‘<i>spedizione’</i> dei prodotti.<br />	<br />
Al riguardo, l’Autorità aveva motivato in modo adeguato le ragioni che inducevano ad affermare il carattere obiettivamente ambiguo delle informazioni rese ai potenziali clienti in ordine ai richiamati aspetti, con particolare riguardo alla circostanza per cui la tempistica di spedizione degli ordini variava in relazione alla modalità di pagamento prescelta.<br />	<br />
Infatti, nell’iniziale struttura del sito Internet dell’appellante – prima della modifica apportata nelle more dell’indagine, in data 6 ottobre 2008 – le informazioni relative alla correlazione fra la tempistica di evasione degli ordini e spedizione della merce e le modalità di pagamento prescelte erano collocate in differenti pagine del sito internet, sì da rendere difficoltoso per l’utente medio comprendere ed apprezzare l’esistenza della richiamata relazione e di orientare conseguentemente le proprie scelte economiche.<br />	<br />
A conclusioni diverse non si può giungere in relazione al fatto che le segnalazioni degli utenti relative alla non corretta informazione resa via internet fossero di numero estremamente limitato, atteso che la pertinente disciplina (<i>in primis</i>: il comma 1 dell’art. 21, d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206) estende il divieto di pratiche commerciali ingannevoli (e le conseguenti sanzioni) anche alle pratiche soltanto idonee ad indurre in errore il consumatore medio riguardo agli elementi rilevanti al fine di assumere una consapevole decisione di acquisto.<br />	<br />
Per le medesime ragioni, non si può giungere a conclusioni diverse da quelle appena delineate in relazione al fatto (meramente occasionale e quindi irrilevante ai fini del decidere) che in uno dei casi oggetto di reclamo il ritardo nella consegna fosse dovuto a causa di forza maggiore, indipendente dalla volontà dell’operatore (lo sciopero nazionale dei trasportatori).<br />	<br />
Anche in questo caso, infatti, ciò che supporta adeguatamente l’avversata determinazione sanzionatoria è l’indubbia ambiguità del messaggio pubblicitario diffuso dall’appellante e la sua idoneità a falsare il comportamento economico dei destinatari.<br />	<br />
Ancora, l’appello risulta infondato in relazione al motivo articolato <i>sub</i> B.1 (si tratta del motivo relativo alle modalità di consegna dei beni ordinati). <br />	<br />
Anche nella presente sede di appello, Mediamarket s.p.a. torna a reclamare la correttezza dell’informazione resa alla propria utenza, affermando che i messaggi diffusi informassero in modo adeguato gli utenti circa il fatto che i termini ‘<i>evasione’</i> e la ‘<i>spedizione’</i> dell’ordine fossero riferiti al momento in cui la merce veniva consegnata al vettore (momento che, a sua volta, poteva variare in relazione alla modalità di pagamento prescelta).<br />	<br />
L’appellante osserva al riguardo che “<i>come logico e come chiaramente ed espressamente indicato [nel sito Internet,] nel caso in cui il pagamento venisse effettuato tramite bonifico bancario, bollettino postale o finanziamento, la consegna al vettore era subordinata alla verifica del buon esito del pagamento medesimo o alla approvazione del finanziamento</i>”.<br />	<br />
Secondo l’appellante, il Tribunale amministrativo ha omesso di considerare che, sia prima che (a maggior ragione) dopo le modifiche apportate al sito internet nell’ottobre del 2008, le informazioni rese ai potenziali clienti in ordine alle nozioni di ‘<i>evasione’</i> e ‘<i>spedizione’</i> degli ordini, nonché in relazione ai rapporti fra tale tempistica e le modalità di pagamento prescelte fossero del tutto corrette e idonee a supportare l’adozione di decisioni commerciali pienamente consapevoli.<br />	<br />
Il motivo è infondato in quanto del tutto correttamente il Tribunale amministrativo ha confermato la congruità dell’operato dell’Autorità, la quale:<br />	<br />
&#8211; ha rilevato che, nella sua iniziale struttura, il sito internet dell’appellante non rendeva in alcun modo percepibile in modo immediato per l’utente medio l’esistenza di una differenziazione nella tempistica di evasione e spedizione dell’ordine in relaz<br />
&#8211; ha escluso che fosse ‘<i>logico’</i> o ‘<i>espressamente indicato</i>’ un dato che, per essere correttamente inteso, comportava il collegamento e la messa in relazione di informazioni contenute in diverse pagine del sito Internet;<br />	<br />
&#8211; ha ritenuto che il messaggio diffuso (per la parte in cui ometteva o non rendeva immediatamente percepibile la relazione esistente fra modalità di pagamento prescelta e ‘<i>evasione’</i> o ‘<i>spedizione’</i> dell’ordine) risultava particolarmente svant<br />
&#8211; ha concluso nel senso che “<i>le pagine del sito in questione appaiono ingannevoli e idonee a indurre in errore il consumatore in quanto ambigue ed omissive, laddove omettono riferimenti rilevanti di cui il consumatore medio ha bisogni per prendere una<br />
2.2.2. In secondo luogo, sono infondati i motivi di appello con cui si censura la sentenza del Tribunale in relazione alla parte della decisione dell’Autorità relativa alle modalità di gestione dei reclami.<br />	<br />
Al riguardo, l’appellante ha ribadito in sede di appello la sostanziale correttezza del proprio operato, avendo posto in essere una serie di misure adeguate e favorevoli per il cliente per il caso di ritardo nella consegna (in particolare: a) possibilità per il cliente di risolvere l’ordine; b) possibilità di vedersi riconoscere un ristoro per il disagio subito a causa del ritardo nell’evasione dell’ordine).<br />	<br />
Il motivo è infondato in quanto (come correttamente osservato dal Tribunale amministrativo) ciò che si è contestato all’appellante non è stata la mancanza in assoluto di misure volte a far fronte al ritardo nella consegna, quanto – piuttosto – la mancata predeterminazione di modalità uniformi e conoscibili volte a fronteggiare tali ipotesi di ritardo (e le relative conseguenze).<br />	<br />
Al riguardo, l’Autorità ha correttamente richiamato le previsioni di cui all’articolo 21 del <i>Codice del consumo</i> in tema di azioni ingannevoli (e, in particolare, la lettera b) del comma 1, secondo cui fra gli elementi che devono costituire oggetto di previa, adeguata informativa al fine di orientare in modo consapevole le scelte commerciali del consumatore vi è l’assistenza post-vendita, nell’ambito della quale una parte determinante è costituita dalle modalità di gestione dei reclami).<br />	<br />
Ancora, l’Autorità ha correttamente richiamato la previsione di cui all’art. 22, comma 4, lettera d) del <i>Codice</i>, secondo cui costituiscono ‘omissioni ingannevoli’, tra le altre, quelle relative alle modalità di trattamento dei reclami.<br />	<br />
Pertanto, la decisione dell’Autorità risulta congruamente fondata sulla circostanza (invero, confermata dalle risultanze in atti) secondo cui la società appellante avesse, sì, realizzato strumenti di tutela per gli utenti per il caso di ritardo nell’evasione e consegna degli ordini, ma vi avessero provveduto secondo modalità sostanzialmente estemporanee e non rese note <i>ex ante</i>, con la conseguenza di privare il potenziale cliente di un rilevante strumento conoscitivo finalizzato ad orientare in modo consapevole le proprie decisioni di carattere commerciale.<br />	<br />
2.2.3. In terzo luogo va affrontato il motivo di appello con cui (reiterando analogo motivo già articolato in primo grado e ritenuto infondato dal Tribunale amministrativo) sono stati dichiarati infondati i motivi di ricorsi relativi alla seconda delle richiamate pratiche commerciali (quella relativa all’ipotesi di indisponibilità del prodotto, meglio descritta in premessa).<br />	<br />
L’appellante lamenta che il giudice non ha tenuto in adeguata considerazione le argomentazioni svolte in relazione alle ipotesi in cui l’indisponibilità del prodotto era dipesa da cause di forza maggiore.<br />	<br />
In particolare, l’appellante osserva che, in tali ipotesi essa procedeva a rendere pienamente edotto il potenziale cliente circa la temporanea indisponibilità del prodotto, ponendo – tuttavia – lo stesso in condizione di scegliere se essere informato o meno circa il momento in cui il bene di interesse fosse tornato nuovamente disponibile.<br />	<br />
Ad avviso dell’appellante, il comportamento in tal modo tenuto non comportava alcuna colpevole omissione, né privava il potenziale cliente della possibilità di orientare in modo consapevole le proprie scelte commerciali (se del caso, semplicemente astenendosi dal chiedere ulteriori informazioni in ordine al bene temporaneamente indisponibile).<br />	<br />
2.2.3.1. Il motivo è infondato.<br />	<br />
Ed infatti, come correttamente rilevato dal primo giudice, ciò che l’Autorità ha inteso stigmatizzare non era il fatto in se che, in taluni casi, il bene fosse di fatto indisponibile (anche per cause di forza maggiore estranee al comportamento dell’appellante).<br />	<br />
Al contrario, ciò che l’Autorità ha stigmatizzato è il fatto che l’appellante abbia realizzato una vera e propria ambiguità informativa, non rendendo immediatamente percepibile per il cliente se l’indisponibilità del prodotto fosse assoluta o relativa (nel senso che il prodotto avrebbe potuto rendersi nuovamente disponibile dopo un lasso di tempo più o meno limitato) e, in quest’ultima ipotesi, non fornendo <i>ex ante</i> informazioni chiare ed esaustive circa le modalità di acquisizione ed evasione dell’ordine.<br />	<br />
Ancora, l’Autorità ha contestato che, in talune ipotesi, nonostante il professionista sappia che il bene ordinato è momentaneamente indisponibile, la circostanza non viene immediatamente resa nota al cliente atteso che l’appellante confida nel fatto che il fornitore possa ricostituire le scorte in tempo utile per evadere regolarmente l’ordine. <br />	<br />
Tuttavia, anche in tali ipotesi, le pertinenti disposizioni del <i>Codice del consumo</i> imporrebbero al professionista di rendere all’utente una informativa – nei limiti del possibile &#8211; piena ed esauriente circa le informazioni rilevanti di cui il cliente ha bisogno per prendere una decisione commerciale consapevole.<br />	<br />
Anche in questo caso, quindi, il provvedimento impugnato in primo grado risulta ragionevole e congruo laddove non ha sanzionato la Mediamarket s.p.a. per una circostanza incolpevole (ovvero, l’indisponibilità del prodotto in quanto tale), quanto – piuttosto – per le colpevoli omissioni informative nei confronti della potenziale clientela in relazione a circostanze rilevati al fine di assumere una decisione di acquisto adeguatamente ponderata.<br />	<br />
2.3. Si osserva, infine, che è infondato il motivo di appello con cui si censura la parte della sentenza con la quale è stata confermata la determinazione dell’Autorità relativa al quantum risarcitorio.<br />	<br />
In via generale, mette conto richiamare il principio generale secondo cui, anche nella materia delle pratiche commerciali scorrette, l&#8217;Autorità dispone di un ampio potere discrezionale sia in sede di determinazione dei criteri in base ai quali determinare gli importi delle sanzioni, sia in sede di sussunzione al caso specifico dei criteri determinativi in tal modo prefissati. <br />	<br />
Si è osservato al riguardo che l&#8217;ampia discrezionalità sanzionatoria spettante all&#8217;Autorità (sia in sede determinativa, sia in sede applicativa) è altresì assoggettata al rispetto dei generali principi della ragionevolezza e della proporzionalità (Cons. Stato, VI, 29 dicembre 2010, n. 9575).<br />	<br />
Riconducendo i princìpi in questione alle peculiarità del caso di specie, si osserva che le determinazioni sanzionatorie assunte dall’Autorità e impugnate in primo grado resistono alle censure proposte, atteso che:<br />	<br />
&#8211; per le ragioni dinanzi svolte <i>sub</i> 2.1, la decisione sanzionatoria dell’Autorità risulta corretta laddove ha affermato l’esistenza di una duplice pratica commerciale oggetto di indagine (e di sanzione);<br />	<br />
&#8211; per le ragioni dinanzi svolte <i>sub</i> 2.2., la medesima decisione risulta corretta laddove ha ritenuto il carattere scorretto delle pratiche commerciali sotto il triplice profilo: a) dell’informativa in ordine alla consegna dei beni; b) dell’informat<br />
&#8211; l’Autorità ha valutato in modo congruo e non irragionevole la specifica gravità della condotta in tal modo realizzata in relazione a tutte le circostanze rilevanti nel caso di specie e in modo altrettanto congruo ne ha fatto derivare le necessarie conse<br />
<br />	<br />
3. Per le ragioni sin qui esposte l’appello in epigrafe deve essere respinto.<br />	<br />
Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate in dispositivo.<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>P.Q.M.</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)<br />	<br />
definitivamente pronunciando sull&#8217;appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.<br />	<br />
Condanna la società appellante alla rifusione delle spese di lite, che liquida in complessivi euro 5.000 (cinquemila), oltre gli accessori di legge.<br />	<br />
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’autorità amministrativa.</p>
<p>Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 15 aprile 2011 con l&#8217;intervento dei magistrati:<br />	<br />
Giuseppe Severini, Presidente<br />	<br />
Rosanna De Nictolis, Consigliere<br />	<br />
Roberto Garofoli, Consigliere<br />	<br />
Bruno Rosario Polito, Consigliere<br />	<br />
Claudio Contessa, Consigliere, Estensore	</p>
<p align=center>DEPOSITATA IN SEGRETERIA<br />	<br />
Il 20/07/2011</p>
<p align=justify>
<p>Views: 0</p><p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-20-7-2011-n-4291/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.4291</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Consiglio di Stato &#8211; Sezione V &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 20/7/2011 n.3223</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-v-ordinanza-sospensiva-20-7-2011-n-3223/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 22:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-v-ordinanza-sospensiva-20-7-2011-n-3223/</guid>

					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-v-ordinanza-sospensiva-20-7-2011-n-3223/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione V &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 20/7/2011 n.3223</a></p>
<p>Va sospesa la sentenza di diniego sanatoria di occupazione abusiva (per sublocazione) di alloggio popolare, diniego fondato sulla proprieta&#8217; di altro immobile (che il ricorrente riteneva fosse inadeguato). Il ricorso era stato respinto per difetto di instaurazione del contraddittorio. (G.S.) N. 03223/2011 REG.PROV.CAU. N. 04773/2011 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA Il Consiglio</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-v-ordinanza-sospensiva-20-7-2011-n-3223/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione V &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 20/7/2011 n.3223</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-v-ordinanza-sospensiva-20-7-2011-n-3223/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione V &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 20/7/2011 n.3223</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;"></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Va sospesa la sentenza di diniego sanatoria di occupazione abusiva (per sublocazione) di alloggio popolare, diniego fondato sulla proprieta&#8217; di altro immobile (che il ricorrente riteneva fosse inadeguato). Il ricorso era stato respinto per difetto di instaurazione del contraddittorio. (G.S.)</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p>N. 03223/2011 REG.PROV.CAU.<br />	<br />
N. 04773/2011 REG.RIC.           	</p>
<p align=center><b>REPUBBLICA ITALIANA<br />	<br />
Il Consiglio di Stato<br />	<br />
in sede giurisdizionale (Sezione Quinta)</b></p>
<p>ha pronunciato la presente	</p>
<p align=center><b>ORDINANZA</b></p>
<p>sul ricorso numero di registro generale 4773 del 2011, proposto da:<br />	<br />
<b>Anna Di Fusco, Gennaro Porpora, Lucio Porpora, Barbara Porpora, Marta Porpora, Bruno Porpora,</b> rappresentati e difesi dall&#8217;avv. Angelo Sorace, con domicilio eletto presso l’avv. Sveva Bernardini in Roma, via Cicerone 49;	</p>
<p align=center>contro</p>
<p>il <b>Comune di Napoli</b>, rappresentato e difeso dagli avvocati Anna Pulcini e Giuseppe Tarallo, con domicilio eletto presso l’avv. Gian Marco Grez in Roma, corso Vittorio Emanuele II, 18; 	</p>
<p>per la riforma<br />	<br />
della sentenza del T.A.R. CAMPANIA &#8211; NAPOLI: SEZIONE V n. 03463/2010, resa tra le parti, concernente DINIEGO SANATORIA OCCUPAZIONE ABUSIVA ALLOGGIO POPOLARE	</p>
<p>Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;<br />	<br />
Visto l&#8217;art. 98 cod. proc. amm.;<br />	<br />
Visto l&#8217;atto di costituzione in giudizio del Comune di Napoli;<br />	<br />
Viste le memorie difensive;<br />	<br />
Visti tutti gli atti della causa;<br />	<br />
Vista la domanda di sospensione dell&#8217;efficacia della sentenza del Tribunale amministrativo regionale di reiezione del ricorso di primo grado, presentata in via incidentale dalla parte appellante;	</p>
<p>Relatore nella camera di consiglio del giorno 19 luglio 2011 il Cons. Doris Durante;<br />	<br />
Uditi per le parti gli avvocati Scarano, per delega dell&#8217;avv. Sorace, e Tarallo;	</p>
<p>Ritenuto di sospendere l’esecutività della sentenza appellata con riguardo al danno grave dedotto dai ricorrenti;	</p>
<p align=center><b>P.Q.M.<br /></b></p>
<p>Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta) accoglie l&#8217;istanza cautelare (Ricorso numero: 4773/2011) e, per l&#8217;effetto, sospende l&#8217;esecutività della sentenza impugnata.<br />	<br />
Fissa la pubblica udienza del 21 febbraio 2012 per la trattazione della causa nel merito.<br />	<br />
Compensa le spese della presente fase cautelare.	</p>
<p>La presente ordinanza sarà eseguita dall&#8217;Amministrazione ed è depositata presso la segreteria della Sezione che provvederà a darne comunicazione alle parti.	</p>
<p>Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 19 luglio 2011 con l&#8217;intervento dei magistrati:<br />	<br />
Pier Giorgio Trovato, Presidente<br />	<br />
Carlo Saltelli, Consigliere<br />	<br />
Roberto Chieppa, Consigliere<br />	<br />
Paolo Giovanni Nicolo&#8217; Lotti, Consigliere<br />	<br />
Doris Durante, Consigliere, Estensore	</p>
<p>L&#8217;ESTENSORE   IL PRESIDENTE 	</p>
<p>DEPOSITATA IN SEGRETERIA<br />	<br />
Il 20/07/2011	</p>
<p>IL SEGRETARIO<br />	<br />
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Consiglio di Stato &#8211; Sezione V &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.4396</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-v-sentenza-20-7-2011-n-4396/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 22:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-v-sentenza-20-7-2011-n-4396/</guid>

					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-v-sentenza-20-7-2011-n-4396/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione V &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.4396</a></p>
<p>Pres. Trovato – Est. LottiDe Sarlo Installazioni Srl (Avv. A. Caggiula) c/ Comune di Manduria (Avv. V. Gigante) e Mengoli Mario Elettromeccanica (Avv. R. G. Marra) sulla necessità per il concorrente terzo classificato di impugnare l&#8217;originaria aggiudicazione al fine di poter contestare la successiva aggiudicazione al secondo classificato disposta in</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-v-sentenza-20-7-2011-n-4396/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione V &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.4396</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-v-sentenza-20-7-2011-n-4396/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione V &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.4396</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;"><i>Pres.</i> Trovato – <i>Est.</i> Lotti<br />De Sarlo Installazioni Srl (Avv. A. Caggiula) c/ Comune di Manduria (Avv. V. Gigante) e Mengoli Mario Elettromeccanica (Avv. R. G. Marra)</span></p>
<hr />
<p>sulla necessità per il concorrente terzo classificato di impugnare l&#8217;originaria aggiudicazione al fine di poter contestare la successiva aggiudicazione al secondo classificato disposta in esecuzione di una pronuncia giurisdizionale</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Contratti della p.a. – Gara – Aggiudicazione – Annullamento – Aggiudicazione a seconda classificata – Ricorso terza classificata – Impugnazione originaria aggiudicazione al primo – Necessità – Sussiste – Conseguenze – Ricorso inammissibile</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>Il ricorso del concorrente terzo classificato in graduatoria avverso l’aggiudicazione di una gara disposta a seguito dell’accoglimento del ricorso proposto dalla seconda classificata avverso l’originaria aggiudicazione è inammissibile qualora egli abbia omesso di impugnare l’originario provvedimento di aggiudicazione. Infatti, l’aggiudicazione disposta in esecuzione di una pronuncia giurisdizionale non riapre i termini di impugnazione per le altre imprese concorrenti. Di conseguenza, la mancata contestazione della prima aggiudicazione preclude la contestazione della successiva, in quanto il concorrente terzo classificato è leso dall’originario provvedimento di aggiudicazione che cristallizzava una graduatoria che lo vedeva seguire due concorrenti (1).	</p>
<p></b>_______________________________</p>
<p>(1) Contra cfr. Cons. Stato V, <a href="/ga/id/2011/6/17542/g">Sentenza 20 giugno 2011, n. 3671</a></p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p>N. 04396/2011REG.PROV.COLL.<br />	<br />
N. 04456/2011 REG.RIC.</p>
<p><b></p>
<p align=center>REPUBBLICA ITALIANA<br />	<br />
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO<br />	<br />
Il Consiglio di Stato<br />	<br />
<i>in sede giurisdizionale (Sezione Quinta)</p>
<p>	<br />
</i></p>
<p align=justify>	<br />
</b>ha pronunciato la presente<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>SENTENZA</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>sul ricorso numero di registro generale 4456 del 2011, proposto da: 	</p>
<p><b>De Sarlo Installazioni Srl</b>, rappresentata e difesa dall&#8217;avv. Alfredo Caggiula, con domicilio eletto presso Marco Gardin in Roma, via L. Mantegazza 24; 	</p>
<p align=center>contro</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
<b>Comune di Manduria</b>, rappresentato e difeso dall&#8217;avv. Vincenzo Gigante, con domicilio eletto presso E Associati Srl Grez in Roma, corso Vittorio Emanuele II, 18; <br />	<br />
<i><b></p>
<p align=center>nei confronti di</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</i>Mengoli Mario Elettromeccanica<i></b></i>, rappresentata e difesa dall&#8217;avv. Roberto Gualtiero Marra, con domicilio eletto presso Marco Gardin in Roma, via Laura Mantegazza, 24; <br />	<br />
<i><b></p>
<p align=center>per la riforma</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b></i>della sentenza del T.A.R. PUGLIA &#8211; SEZ. STACCATA DI LECCE: SEZIONE III n. 00726/2011, resa tra le parti, concernente AFFIDAMENTO SERVIZIO DI MANUTENZIONE IMPIANTI DI PUBBLICA ILLUMINAZIONE &#8211; RIS.DANNI</p>
<p>Visti il ricorso e i relativi allegati;<br />	<br />
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Comune di Manduria e di Mengoli Mario Elettromeccanica;<br />	<br />
Viste le memorie difensive;<br />	<br />
Visti tutti gli atti della causa;<br />	<br />
Relatore nella camera di consiglio del giorno 19 luglio 2011 il Cons. Roberto Chieppa e uditi per le parti gli avvocati Caggiula, Gigante e Marra;<br />	<br />
Sentite le stesse parti ai sensi dell&#8217;art. 60 cod. proc. amm.;</p>
<p>Ritenuto di poter definire il giudizio con sentenza in forma semplificata come da avviso dato all’odierna camera di consiglio alle parti presenti;<br />	<br />
Rilevato che con l’impugnata sentenza il Tar ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso l’aggiudicazione della gara indetta dal comune di Manduria in favore della ditta Mengoli (disposta dopo l’accoglimento del ricorso proposto da quest’ultima, seconda classificata, avverso l’originaria aggiudicazione);<br />	<br />
Ritenuto di dover confermare la statuizione di inammissibilità sulla base di una motivazione parzialmente differente, in quanto:<br />	<br />
a) l’ultima aggiudicazione disposta in favore della ditta Mengoli è stata effettuata in esecuzione di una pronuncia giurisdizionale e non riapre i termini di impugnazione per le altre imprese concorrenti;<br />	<br />
b) l’odierna appellante, terza classificata, è stata, infatti, lesa dall’originario provvedimento di aggiudicazione, che cristallizzava una graduatoria che la vedeva seguire due concorrenti;<br />	<br />
c) pur non risultando la prova della tempestiva comunicazione all’appellante dell’originario provvedimento di aggiudicazione, tale provvedimento, ormai conosciuto, non è stato impugnato con il ricorso di primo grado, essendo l’oggetto del giudizio stato limitato al secondo provvedimento di aggiudicazione e ad atti non definitivi della prima fase di svolgimento della gara;<br />	<br />
d) la mancata contestazione della prima aggiudicazione preclude all’appellante la contestazione della successiva aggiudicazione, disposta in via esecutiva di una pronuncia giurisdizionale;<br />	<br />
Ritenuto, pertanto, di dover respingere il ricorso in appello e che alla soccombenza seguono le spese nella misura indicata in dispositivo.<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>P.Q.M.</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), respinge il ricorso in appello indicato in epigrafe.<br />	<br />
Condanna l’appellante alla rifusione delle spese di giudizio, liquidate nella somma di Euro 2.500,00, oltre Iva e C.P., in favore di ciascuna parte appellata costituita.<br />	<br />
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall&#8217;autorità amministrativa.</p>
<p>	<br />
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 19 luglio 2011 con l&#8217;intervento dei magistrati:<br />	<br />
Pier Giorgio Trovato, Presidente<br />	<br />
Carlo Saltelli, Consigliere<br />	<br />
Roberto Chieppa, Consigliere, Estensore<br />	<br />
Paolo Giovanni Nicolo&#8217; Lotti, Consigliere<br />	<br />
Doris Durante, Consigliere</p>
<p>	</p>
<p align=center>DEPOSITATA IN SEGRETERIA<br />	<br />
Il 20/07/2011</p>
<p align=justify>
<p>Views: 0</p><p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-v-sentenza-20-7-2011-n-4396/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione V &#8211; Sentenza &#8211; 20/7/2011 n.4396</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Consiglio di Stato &#8211; Sezione IV &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 20/7/2011 n.3133</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-iv-ordinanza-sospensiva-20-7-2011-n-3133/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 22:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-iv-ordinanza-sospensiva-20-7-2011-n-3133/</guid>

					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-iv-ordinanza-sospensiva-20-7-2011-n-3133/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione IV &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 20/7/2011 n.3133</a></p>
<p>Va accolta la domanda cautelare di un&#8217;impresa avverso il diniego autorizzazione del Ministero dell&#8217;Economia e finanza a partecipare alle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture da parte di impresa operante in un paese (San Marino) inserito nella c.d. black list, in mancanza di determinati requisiti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-iv-ordinanza-sospensiva-20-7-2011-n-3133/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione IV &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 20/7/2011 n.3133</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-iv-ordinanza-sospensiva-20-7-2011-n-3133/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione IV &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 20/7/2011 n.3133</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;"></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Va accolta la domanda cautelare di un&#8217;impresa avverso il diniego autorizzazione del Ministero dell&#8217;Economia e finanza a partecipare alle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture da parte di impresa operante in un paese (San Marino) inserito nella c.d. black list, in mancanza di determinati requisiti se il provvedimento gravato pare fondarsi su una valutazione istruttoria non completa, in relazione alla molteplicità di elementi da acclarare, e peraltro basata su elementi non univoci; nelle more della decisione di merito o dell’eventuale rivalutazione della vicenda da parte dell’amministrazione, pare necessario salvaguardare il profilo di danno evidenziato e collegato all’esercizio del diritto d’impresa; in primo grado l&#8217;istanza era stata respinta per contrasto con le risultanze di un giudizio penale e di indagini in corso svolte dalla Guardia di Finanza. (G.S.)</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p>N. 03133/2011 REG.PROV.CAU.<br />	<br />
N. 05304/2011 REG.RIC.           	</p>
<p align=center><b>REPUBBLICA ITALIANA<br />	<br />
Il Consiglio di Stato<br />	<br />
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)</b></p>
<p>ha pronunciato la presente	</p>
<p align=center><b>ORDINANZA</b></p>
<p>sul ricorso numero di registro generale 5304 del 2011, proposto da <b>Karnak s.p.a.</b>, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall&#8217;avv. Angelo Clarizia, con domicilio eletto presso Angelo Clarizia in Roma, via Principessa Clotilde N.2;	</p>
<p align=center>contro</p>
<p><b>Ministero dell&#8217;economia e delle finanze</b>, in persona del ministro legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, e presso la stessa domiciliato ex lege in Roma, via dei Portoghesi n.12; 	</p>
<p>nei confronti di<br />	<br />
<b>Errebian s.p.a.</b>, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv. Laura Neroni Mercati, Marco Rago, con domicilio eletto presso Marco Rago in Roma, via Cola di Rienzo, 264; 	</p>
<p>per la riforma<br />	<br />
dell&#8217;ordinanza cautelare del T.A.R. LAZIO &#8211; ROMA: SEZIONE II n. 02298/2011, resa tra le parti, concernente dell&#8217; ordinanza cautelare del T.A.R. LAZIO &#8211; ROMA: SEZIONE II n. 02298/2011, resa tra le parti, concernente DINIEGO AUTORIZZAZIONE MINISTERIALE A PARTECIPARE ALLE PROCEDURE DI AGGIUDICAZIONE DEI CONTRATTI PUBBLICI DI LAVORI, SERVIZI E FORNITURE DA PARTE DI IMPRESA OPERANTE IN UN PAESE (S.MARINO) INSERITO NELLA C.D. BLACK LIST, IN MANCANZA DI DETERMINATI REQUISITI – MCP.	</p>
<p>Visto l&#8217;art. 62 cod. proc. amm;<br />	<br />
Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;<br />	<br />
Visti tutti gli atti della causa;<br />	<br />
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dell&#8217;economia e delle finanze e di Errebian s.p.a.;<br />	<br />
Vista la impugnata ordinanza cautelare del Tribunale amministrativo regionale di accoglimento della domanda cautelare presentata dalla parte ricorrente in primo grado;<br />	<br />
Viste le memorie difensive;	</p>
<p>Relatore nella camera di consiglio del giorno 19 luglio 2011 il Cons. Diego Sabatino e uditi per le parti gli avvocati Angelo Clarizia, Maura Neroni Mercati, nonché l&#8217;avvocato dello Stato Carla Colelli;	</p>
<p>considerato che il provvedimento gravato pare fondarsi su una valutazione istruttoria non completa, in relazione alla molteplicità di elementi da acclarare, e peraltro basata su elementi non univoci;<br />	<br />
considerato che, nelle more della decisione di merito o dell’eventuale rivalutazione della vicenda da parte dell’amministrazione, pare necessario salvaguardare il profilo di danno evidenziato e collegato all’esercizio del diritto d’impresa;	</p>
<p align=center><b>P.Q.M.<br /></b></p>
<p>Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)<br />	<br />
Accoglie l&#8217;appello (Ricorso numero: 5304/2011) e, per l&#8217;effetto, in riforma dell&#8217;ordinanza impugnata, accoglie l&#8217;istanza cautelare in primo grado.<br />	<br />
Ordina che a cura della segreteria la presente ordinanza sia trasmessa al Tar per la sollecita fissazione dell&#8217;udienza di merito ai sensi dell&#8217;art. 55, comma 10, cod. proc. amm.<br />	<br />
Compensa integralmente tra le parti le spese della presente fase cautelare.	</p>
<p>La presente ordinanza sarà eseguita dall&#8217;Amministrazione ed è depositata presso la segreteria della Sezione che provvederà a darne comunicazione alle parti.	</p>
<p>Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 19 luglio 2011 con l&#8217;intervento dei magistrati:<br />	<br />
Anna Leoni, Presidente FF<br />	<br />
Sergio De Felice, Consigliere<br />	<br />
Sandro Aureli, Consigliere<br />	<br />
Diego Sabatino, Consigliere, Estensore<br />	<br />
Raffaele Potenza, Consigliere	</p>
<p>L&#8217;ESTENSORE   IL PRESIDENTE 	</p>
<p>DEPOSITATA IN SEGRETERIA<br />	<br />
Il 20/07/2011	</p>
<p>IL SEGRETARIO<br />	<br />
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Consiglio di Stato &#8211; Sezione IV &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 20/7/2011 n.3129</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-iv-ordinanza-sospensiva-20-7-2011-n-3129/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 22:00:00 +0000</pubDate>
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<p>Va respinta la domanda cautelare avanzata dal Ministero avverso al sentenza che accoglie un ricorso in materia di revisione della patente disposta per esaurimento dei 20 punti, a seguito di un verbale di contestazione, impugnato regolarmente dianzi al giudice di pace di Vasto e la cui efficacia è stata sospesa.</p>
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<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;"></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Va respinta la domanda cautelare avanzata dal Ministero avverso al sentenza che accoglie un ricorso in materia di revisione della patente disposta per esaurimento dei 20 punti, a seguito di un verbale di contestazione, impugnato regolarmente dianzi al giudice di pace di Vasto e la cui efficacia è stata sospesa. Infatti la sentenza TAR impugnata si basa su un elemento di fatto incontestato, ossia l’avvenuta sospensione, nel giudizio di opposizione davanti al giudice ordinario, di uno dei verbali che hanno fondato la valutazione finale dell’amministrazione. (G.S.)</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p>N. 03129/2011 REG.PROV.CAU.<br />	<br />
N. 05033/2011 REG.RIC.           	</p>
<p align=center><b>REPUBBLICA ITALIANA<br />	<br />
Il Consiglio di Stato<br />	<br />
in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)</b></p>
<p>ha pronunciato la presente	</p>
<p align=center><b>ORDINANZA</b></p>
<p>sul ricorso numero di registro generale 5033 del 2011, proposto dal <b>Ministero delle infrastrutture e dei trasporti</b>, in persona del ministro legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, e presso la stessa domiciliato ex lege in Roma, via dei Portoghesi n.12;	</p>
<p align=center>contro</p>
<p><b>Giuseppe Mecoli</b>, non costituito in giudizio; 	</p>
<p>per la riforma<br />	<br />
della sentenza del T.A.R. ABRUZZO &#8211; SEZ. STACCATA DI PESCARA: SEZIONE I n. 00096/2011, resa tra le parti, concernente REVISIONE E REVOCA PATENTE DI GUIDA	</p>
<p>Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;<br />	<br />
Visto l&#8217;art. 98 cod. proc. amm.;<br />	<br />
Viste le memorie difensive;<br />	<br />
Visti tutti gli atti della causa;<br />	<br />
Vista la domanda di sospensione dell&#8217;efficacia della sentenza del Tribunale amministrativo regionale di accoglimento del ricorso di primo grado, presentata in via incidentale dalla parte appellante;	</p>
<p>Relatore nella camera di consiglio del giorno 19 luglio 2011 il Cons. Diego Sabatino e udita per le parti l’avvocato dello Stato Carla Colelli;	</p>
<p>considerato che la sentenza si basa su un elemento di fatto incontestato, ossia l’avvenuta sospensione, nel giudizio di opposizione davanti al giudice ordinario, di uno dei verbali che hanno fondato la valutazione finale dell’amministrazione;	</p>
<p align=center><b>P.Q.M.<br /></b></p>
<p>Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)<br />	<br />
Respinge l&#8217;istanza cautelare (Ricorso numero: 5033/2011).<br />	<br />
Nulla per le spese.	</p>
<p>La presente ordinanza sarà eseguita dall&#8217;Amministrazione ed è depositata presso la segreteria della Sezione che provvederà a darne comunicazione alle parti.	</p>
<p>Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 19 luglio 2011 con l&#8217;intervento dei magistrati:<br />	<br />
Anna Leoni, Presidente FF<br />	<br />
Sergio De Felice, Consigliere<br />	<br />
Sandro Aureli, Consigliere<br />	<br />
Diego Sabatino, Consigliere, Estensore<br />	<br />
Raffaele Potenza, Consigliere	</p>
<p>L&#8217;ESTENSORE   IL PRESIDENTE 	</p>
<p>DEPOSITATA IN SEGRETERIA<br />	<br />
Il 20/07/2011	</p>
<p>IL SEGRETARIO<br />	<br />
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)</p>
<p>Views: 0</p><p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-iv-ordinanza-sospensiva-20-7-2011-n-3129/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione IV &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 20/7/2011 n.3129</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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