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	<title>15/6/2011 Archivi - Giustamm</title>
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	<title>15/6/2011 Archivi - Giustamm</title>
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	<item>
		<title>T.A.R. Sardegna &#8211; Sezione I &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.558</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-sardegna-sezione-i-sentenza-15-6-2011-n-558/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-sardegna-sezione-i-sentenza-15-6-2011-n-558/">T.A.R. Sardegna &#8211; Sezione I &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.558</a></p>
<p>Pres. f.f. ed est. A. Maggio N. V. (avv.ti N. Ribichesu e E. Dessì) c/ Comune di Arzachena (avv. M. Pisano) Commissione esaminatrice del concorso per l’Assegnazione di 9 Autorizzazioni per noleggio conducente (n.c.) e nei confronti di Salvatore C. Di T. e altri (OMISSIS) (avv.ti F. Musilli e R.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-sardegna-sezione-i-sentenza-15-6-2011-n-558/">T.A.R. Sardegna &#8211; Sezione I &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.558</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-sardegna-sezione-i-sentenza-15-6-2011-n-558/">T.A.R. Sardegna &#8211; Sezione I &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.558</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">Pres. f.f. ed est. A. Maggio<br /> N. V. (avv.ti N. Ribichesu e E. Dessì) c/ Comune di Arzachena (avv. M. Pisano) Commissione esaminatrice del concorso per l’Assegnazione di 9 Autorizzazioni per noleggio conducente (n.c.) e nei confronti di Salvatore C. Di T. e altri (OMISSIS) (avv.ti F. Musilli e R. Figari)</span></p>
<hr />
<p>sul conferimento di autorizzazione per l&#8217;esercizio del servizio di noleggio con conducente ai sensi dell&#8217;art. 7, comma 2, L 15 gennaio 1992 n. 21</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Autorizzazione e concessione – Autorizzazione per l&#8217;esercizio del servizio di noleggio con conducente – Conferimento – Art. 7, comma 2, L. 15 gennaio 1992 n. 21 – Trasmissione del titolo a società in accomandata – Non vi rientra</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>La trasmissione della autorizzazione per l&#8217;esercizio del servizio di noleggio con conducente dalla persona fisica titolare a una società integra un vero e proprio trasferimento e non il “conferimento” contemplato dall’art. 7, comma 2, L. 15 gennaio 1992 n. 21 (nella specie,l’originario titolare della autorizzazione per l&#8217;esercizio del servizio di noleggio con conducente l’aveva conferita in una società in accomandita nella quale aveva assunto il ruolo di accomandante)</p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p><b></p>
<p align=center>REPUBBLICA ITALIANA<br />	<br />
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO</p>
<p>Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna<br />	<br />
(Sezione Prima)</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b>ha pronunciato la presente<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>SENTENZA</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>sul ricorso numero di registro generale 171 del 2011, proposto da:<br />
<br />	<br />
N. V., rappresentato e difeso dall&#8217;avv. Nicola Ribichesu, ed elettivamente domiciliato presso lo studio dell’avv. Erika Dessì in Cagliari, via Solmi n. 30; 	</p>
<p align=center>contro</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
Comune di Arzachena, rappresentato e difeso dall&#8217;avv. Marco Pisano, presso il cui studio in Cagliari, via Puccini n. 2, è elettivamente domiciliato;<br />
Commissione esaminatrice del concorso per l’Assegnazione di 9 Autorizzazioni per noleggio con conducente, non costituita in giudizio; 	</p>
<p align=center>nei confronti di</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
S. C. DiT. E altri (OMISSIS), rappresentati e difesi tutti dall&#8217;avv. Fabio Musilli, ed elettivamente domiciliati presso lo studio dell’avv. Renato Figari in Cagliari, via Roma n. 74; 	</p>
<p align=center>per l&#8217;annullamento</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
della graduatoria relativa al concorso per l&#8217;assegnazione di nove autorizzazioni per noleggio con conducente indetto dal comune di Arzachena;<br />	<br />
del bando di concorso nella parte in cui prevede attribuzione di punteggio in considerazione de requisito della residenza;<br />	<br />
del regolamento comunale recante la disciplina dell&#8217;attività di noleggio con conducente approvato con delibera del consiglio comunale n. 87 del 29/11/2006;<br />	<br />
di tutti gli atti del concorso ivi compresi quelli concernenti il rilascio delle conseguenti autorizzazioni per noleggio con conducente.</p>
<p>Visti il ricorso e i relativi allegati.<br />	<br />
Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Arzachena e dei sig.ri Alberto Azara, Antonello Cucciari, Salvatore Cristian Diturco, Giovanni Mascia, Mauro Morghenti, Mauro Pusceddu e Agostino Serra.<br />	<br />
Visto il ricorso incidentale da questi ultimi proposto. <br />	<br />
Viste le memorie difensive prodotte dalle parti.<br />	<br />
Visti tutti gli atti della causa.<br />	<br />
Nominato relatore per l&#8217;udienza pubblica del giorno 8 giugno 2011 il Consigliere Alessandro Maggio e uditi l’avv. N. Ribichesu per il ricorrente, l’avv. M. Pisano per l’amministrazione resistente e l’avv. F. Musilli per i controinteressati.<br />	<br />
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>FATTO</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>Il comune di Arzachena ha bandito un concorso per l’assegnazione di 9 autorizzazioni per lo svolgimento dell’attività di noleggio con conducente.<br />	<br />
Al concorso ha, tra l’altro, partecipato il sig. Nino Vargiu, classificandosi al tredicesimo posto.<br />	<br />
Ritenendo il provvedimento di approvazione della graduatoria e tutti gli ulteriori atti meglio indicati in epigrafe illegittimi, il sig. Vargiu li ha impugnati deducendo vizi di violazione di legge ed eccesso di potere.<br />	<br />
Si sono costituiti in giudizio per resistere al ricorso tanto l’intimata amministrazione, quanto i controinteressati Alberto Azara, Antonello Cucciari, Salvatore Cristian Diturco, Giovanni Mascia, Mauro Morghenti, Mauro Pusceddu e Agostino Serra.<br />	<br />
I controinteressati hanno pure proposto ricorso incidentale col quale hanno lamentato che il ricorrente principale non avrebbe potuto essere ammesso alla selezione, per aver trasferito ad altro soggetto un’autorizzazione per noleggio con conducente ottenuta dal comune di Calangianus prima del decorso di 5 anni dal rilascio.<br />	<br />
Alla pubblica udienza del 8/6/2011, la causa su richiesta delle parti è stata trattenuta in decisione.<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>DIRITTO</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>Va prioritariamente esaminato il ricorso incidentale proposto dai controinteressati, essendo quest’ultimo diretto a contestare, ancorchè attraverso la prospettazione di una questione attinente al merito della vicenda, la legittimazione processuale del sig. Vargiu (T.A.R. Sardegna, I Sez., 15/4/2004, n. 500; Cons. Stato, VI Sez. 15/4/2008 n. 1750).<br />	<br />
Stabiliva il bando di concorso, che “non può essere attribuita l’autorizzazione per n.c.c. a chi abbia trasferito a terzi una precedente autorizzazione da meno di cinque anni alla data di scadenza del presente bando” (15/7/2009).<br />	<br />
Orbene, il sig. Vargiu, titolare dell’autorizzazione per noleggio con conducente 19/11/2001 n. 2, rilasciatagli dal comune di Calangianus, con istanza in data 26/7/2004 – e quindi entro il quinquennio dalla data di scadenza fissata nel bando – ha chiesto al suddetto comune di volturare la menzionata autorizzazione a nome della Services Airport di Marco Corda &#038; C. s.a.s. nella quale egli rivestiva il ruolo di socio accomandante col 5 % delle quote sociali. E l’ente con determinazione del successivo 2 agosto ha accolto la domanda, autorizzando la detta società all’esercizio del servizio.<br />	<br />
Deducono i ricorrenti incidentali che nel descritto contesto sarebbero ravvisabili tutti i connotati di un trasferimento di autorizzazione, che, in quanto avvenuto nel quinquennio dalla data di scadenza indicata nel bando, avrebbe dovuto comportare l’esclusione dal concorso del ricorrente principale.<br />	<br />
Obietta quest’ultimo che egli si sarebbe limitato a conferire la propria licenza ad una società, così come consentito dall’art. 7, comma 2, della L. 15/1/1992 n. 21.<br />	<br />
Sennonché conferimento di licenza è trasferimento sarebbero istituti profondamente differenti tra loro, come emergerebbe anche dal fatto che quest’ultimo è preso in considerazione dal successivo art. 9 della medesima legge. E il bando, nel porre la clausola preclusiva invocata dai ricorrenti incidentali, avrebbe fatto riferimento soltanto al vero e proprio trasferimento. <br />	<br />
La tesi del sig. Vargiu non è convincente.<br />	<br />
L’art. 7della citata L. n.21/1992 dispone: <br />	<br />
“1 I titolari di licenza per l&#8217;esercizio del servizio di taxi o di autorizzazione per l&#8217;esercizio del servizio di noleggio con conducente, al fine del libero esercizio della propria attività, possono: <br />	<br />
a) essere iscritti, nella qualità di titolari di impresa artigiana di trasporto, all&#8217;albo delle imprese artigiane previsto dall&#8217;articolo 5 della legge 8 agosto 1985, n. 443 ; <br />	<br />
b) associarsi in cooperative di produzione e lavoro, intendendo come tali quelle a proprietà collettiva, ovvero in cooperative di servizi, operanti in conformità alle norme vigenti sulla cooperazione; <br />	<br />
c) associarsi in consorzio tra imprese artigiane ed in tutte le altre forme previste dalla legge; <br />	<br />
d) essere imprenditori privati che svolgono esclusivamente le attività di cui alla lettera b) del comma 2 dell&#8217;articolo 1. <br />	<br />
2 Nei casi di cui al comma 1 è consentito conferire la licenza o l&#8217;autorizzazione agli organismi ivi previsti e rientrare in possesso della licenza o dell&#8217;autorizzazione precedentemente conferita in caso di recesso, decadenza od esclusione dagli organismi medesimi. <br />	<br />
3 In caso di recesso dagli organismi di cui al comma 1, la licenza o l&#8217;autorizzazione non potrà essere ritrasferita al socio conferente se non sia trascorso almeno un anno dal recesso”.<br />	<br />
Dalla lettura della trascritta norma emerge inequivocabilmente che il “conferimento” dalla medesima preso in considerazione è solo quello che avvenga a favore di uno degli organismi tassativamente indicati nel primo comma, fra i quali non sono contemplate le società. <br />	<br />
Ove quindi l’autorizzazione al noleggio con conducente venga conferita ad una società, è configurabile un’ipotesi di trasferimento dell’autorizzazione stessa, salvo che l’originario titolare divenga socio della società e conservi personalmente l’esercizio dell’autorizzazione che viene volturata in capo al nuovo soggetto giuridico (cfr Cons. Stato, V Sez., 15/2/2010 n. 811). <br />	<br />
E ciò sempre che si ammetta la possibilità di volturare il titolo autorizzatorio ad una società, il che è dubbio posto che l’art. 8 comma 1 della ricordata L. n. 21/1992, dispone che l&#8217;autorizzazione all&#8217;esercizio del servizio di autonoleggio con conducente può essere rilasciata solo a singole persone fisiche (cfr. Cons. Stato, VI Sez., 14/4/2008 n. 1583). <br />	<br />
Nel caso di specie, il ricorrente principale ha trasmesso l’autorizzazione rilasciata dal comune di Calangianus ad una società in accomandita semplice (la Services Airport di Marco Corda &#038; C.), di cui egli era socio accomandante (col 5 % delle quote sociali), senza peraltro conservarne l’esercizio (attribuito invece al socio accomandatario), così dando luogo ad un vero e proprio trasferimento del titolo, che essendo intervenuto “da meno di cinque anni alla data di scadenza del presente bando” non consentiva la sua partecipazione al concorso. <br />	<br />
Il ricorso incidentale va quindi accolto con conseguente annullamento del provvedimento di ammissione al concorso del ricorrente principale.<br />	<br />
L’accoglimento della controricorso determina l’improcedibilità dell’impugnazione principale.<br />	<br />
Sussistono validi motivi per disporre l’integrale compensazione di spese ed onorari di giudizio.<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>P.Q.M.</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>Accoglie il ricorso incidentale e dichiara improcedibile quello principale.<br />	<br />
Spese compensate. <br />	<br />
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall&#8217;autorità amministrativa.</p>
<p>Così deciso in Cagliari nella camera di consiglio del giorno 8 giugno 2011 con l&#8217;intervento dei magistrati:<br />	<br />
Alessandro Maggio, Presidente FF, Estensore<br />	<br />
Grazia Flaim, Consigliere<br />	<br />
Giorgio Manca, Primo Referendario<br />	<br />
<b></p>
<p align=center>DEPOSITATA IN SEGRETERIA<br />	<br />
Il 15/06/2011</p>
<p align=justify>	<br />
</b></p>
<p>Views: 0</p><p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-sardegna-sezione-i-sentenza-15-6-2011-n-558/">T.A.R. Sardegna &#8211; Sezione I &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.558</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>T.A.R. Liguria &#8211; Genova &#8211; Sezione II &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.939</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-liguria-genova-sezione-ii-sentenza-15-6-2011-n-939/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 22:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-liguria-genova-sezione-ii-sentenza-15-6-2011-n-939/</guid>

					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-liguria-genova-sezione-ii-sentenza-15-6-2011-n-939/">T.A.R. Liguria &#8211; Genova &#8211; Sezione II &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.939</a></p>
<p>E. Di Sciascio Pres. &#8211; O.M. Caputo Est. Società Cinexpo Srl (Avv.ti L. Cocchi, G. Taccogna) contro Porto Antico di Genova Spa (Avv.ti G. Morbidelli, A. Mozzati, G. Maraini) e nei confronti di The Space Cinema 1 Spa (Avv.ti F. Iacovone, F. Munari, F. Sciaudone, A. Blasi) la controversia sull&#8217;affidamento</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-liguria-genova-sezione-ii-sentenza-15-6-2011-n-939/">T.A.R. Liguria &#8211; Genova &#8211; Sezione II &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.939</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-liguria-genova-sezione-ii-sentenza-15-6-2011-n-939/">T.A.R. Liguria &#8211; Genova &#8211; Sezione II &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.939</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">E. Di Sciascio Pres. &#8211; O.M. Caputo Est.<br /> Società Cinexpo Srl (Avv.ti L. Cocchi, G. Taccogna) contro Porto Antico di Genova Spa (Avv.ti G. Morbidelli, A. Mozzati, G. Maraini) e nei confronti di The Space Cinema 1 Spa (Avv.ti F. Iacovone, F. Munari, F. Sciaudone, A. Blasi)</span></p>
<hr />
<p>la controversia sull&#8217;affidamento da parte di Porto Antico di Genova s.p.a. di un immobile adibito a multisala non rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Giurisdizione e competenza &#8211; Controversia sull’affidamento di una multisala da parte di Porto Antico di Genova s.p.a. &#8211; Giurisdizione del giudice amministrativo &#8211; Insussistenza</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>La veste imprenditoriale posseduta da Porto Antico di Genova s.p.a. (che sopporta il rischio derivante dalla gestione delle aree demaniali senza fruire di finanziamenti pubblici), il fatto che non esercita alcun pubblico servizio, il tipo di contratto e la natura dei beni oggetto di contratto (demaniali con destinazione commerciale), escludono, complessivamente considerati, che la controversia inerente l’affidamento, da parte della stessa, di un complesso immobiliare da destinare a multisala, sia devoluta alla giurisdizione del giudice amministrativo</p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p><b></p>
<p align=center>REPUBBLICA ITALIANA<br />	<br />
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO</p>
<p>Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria<br />	<br />
(Sezione Seconda)</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b>ha pronunciato la presente<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>SENTENZA</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>sul ricorso numero di registro generale 1238 del 2010, proposto da: 	</p>
<p>Societa&#8217; Cinexpo Srl, rappresentato e difeso dagli avv. Luigi Cocchi, Gerolamo Taccogna, con domicilio eletto presso Luigi Cocchi in Genova, via Macaggi 21/5 &#8211; 8; <br />	<br />
<i><b></p>
<p align=center>contro</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b></i>Porto Antico di Genova Spa, rappresentato e difeso dagli avv. Giuseppe Morbidelli, Andrea Mozzati, Gianpaolo Maraini, con domicilio eletto presso Andrea Mozzati in Genova, via Corsica, 2/11; <br />	<br />
<i><b></p>
<p align=center>nei confronti di</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b></i>The Space Cinema 1 Spa, rappresentato e difeso dagli avv. Flavio Iacovone, Francesco Munari, Francesco Sciaudone Avv.To, Andrea Blasi, con domicilio eletto presso Francesco Munari in Genova, largo S. Giuseppe, 3/23; <br />	<br />
<i><b></p>
<p align=center>per l&#8217;annullamento</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b></i>AGGIUDICAZIONE PROCEDURA PER LOCAZIONE COMPLESSO IMMOBILIARE DA DESTINARE USO CINEMA MULTISALA</p>
<p>Visti il ricorso e i relativi allegati;<br />	<br />
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Porto Antico di Genova Spa e di The Space Cinema 1 Spa;<br />	<br />
Visto l&#8217;atto di costituzione in giudizio ed il ricorso incidentale proposto dal ricorrente incidentale The Space Cinema 1 S.p.A., rappresentato e difeso dagli avv. Flavio Iacovone, Francesco Munari, Francesco Sciaudone, Andrea Blasi, con domicilio eletto presso Francesco Munari in Genova, largo S. Giuseppe, 3/23; <br />	<br />
Viste le memorie difensive;<br />	<br />
Visti gli artt. 35, co. 1, e 85, co. 9, cod. proc. amm.;<br />	<br />
Visti tutti gli atti della causa;<br />	<br />
Relatore nell&#8217;udienza pubblica del giorno 20 aprile 2011 il dott. Oreste Mario Caputo e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;<br />	<br />
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.<br />	<br />
<b></p>
<p align=center>FATTO e DIRITTO</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b>Cinexpo s.r.l. ha impugnato gli atti della procedura indetta da Porto Antico s.p.a. per l’individuazione del conduttore degli immobili, insistenti sul demanio marittimo dell’area portuale di Genova, da destinarsi a cinema multisala.<br />	<br />
Cumulativamente ha chiesto la declaratoria d’inefficacia del contratto di locazione stipulato con la società controinteressata.<br />	<br />
Presupposto dell’impugnazione, e della giurisdizione del giudice amministrativo a conoscere della vicenda dedotta in causa, è la qualificazione di organismo di diritto pubblico e/o di soggetto tenuto a seguire le procedure ad evidenza pubblica di Porto Antico.<br />	<br />
Qualificazione soggettiva che, congiuntamente alla società controinteressata conduttrice degli immobili, Porto Antico contesta, formulando la relativa eccezione di inammissibilità.<br />	<br />
La ricorrente, in risposta, ha disorganicamente richiamato ampia messe di riferimenti normativi e giurisprudenziali, assunti a tante tessere di un mosaico che paleserebbe “la missione pubblica affidata” alla stazione appaltante, da cui conseguirebbe la natura di organismo di diritto pubblico.<br />	<br />
L’eccezione d’inammissibilità è fondata.<br />	<br />
In realtà lo stesso criterio ricostruttivo impiegato, di scaturigine comunitaria, vale a dire quello che per individuare i soggetti “sostanzialmente pubblici”, o comunque tenuti ad osservare i principi dell’evidenza pubblica a tutela della concorrenza, va pragmaticamente alla ricerca delle c.d. <i>costitutive conditions</i>, ora codificate all’art. 3, comma 26, d.lgs. n. 163/06, porta ad opposta soluzione.<br />	<br />
Analiticamente sul punto.<br />	<br />
Quanto al profilo soggettivo, Porto Antico s.pa., concessionaria dell’area demaniale, partecipata dal comune di Genova (a sua volta autorità concedente), dall’Autorità Portuale e dalla Camera di Commercio, esercita attività imprenditoriale avente ad oggetto la valorizzazione di aree, edifici e strutture del porto antico di Genova.<br />	<br />
Non riceve provvidenze pubbliche; si autofinanzia; affronta e, conseguentemente, sopporta il rischio inerente alla gestione imprenditoriale delle aree demaniali: ossia esercita un’attività antitetica a quella demandata all’organismo pubblico tanto da tradursi in una vera e propria antonimia normativa rispetto alla formula, nelle disciplina invocata, della società pubblica che “persegue bisogni di interesse generale non aventi carattere industriale o commerciale”.<br />	<br />
Porto Antico non è inoltre esercente di servizio pubblico.<br />	<br />
Venendo a quello oggettivo, il contratto di locazione, oggetto della domanda di declaratoria d’inefficacia, esorbita, ai sensi dell’art. 133 lett e) n. 1 , d.lgs. n. 104/1, dalle categorie negoziali tipizzate devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. <br />	<br />
Quanto all’ulteriore profilo della natura dei beni, l’art. 2, comma 1, dello statuto, disaggrega lo scopo sociale, specificandolo nella “promozione delle attività che si svolgeranno nei relativi comparti immobiliari”.<br />	<br />
Vale a dire – è importante sottolineare fin d’ora – che (almeno parte de)gli immobili che sono allogati nell’ area demaniale portuale, quelli per cui è causa, in forza dello statuto non sono stati destinati al soddisfacimento di esigenze di pubblico interesse: con la sola prescrizione della valorizzazione patrimoniale dell’<i>asset</i> immobiliare, anche la destinazione commerciale è senz’altro consentita. <br />	<br />
Del resto, la ricorrente – va ricordato – era la precedente conduttrice dei locali destinati a cinema multisala.<br />	<br />
È recente, ma nient’affatto innovativa, la presa di posizione della Suprema corte che, in ordine all’effettivo regime pubblicistico dei beni demaniali, opera una netta distinzione fra “una visione prettamente patrimoniale-proprietaria ed una prospettiva personale-collettivistica” (cfr., Cass. sez. un . 16 febbraio 2011 nn. 3811, 3812 e 3813; ID., sez. un, 18 febbraio 2011 nn. 3936, 3937, 3938 e 3939).<br />	<br />
Immobili, pur facenti parte del demanio marittimo, che hanno (ricevuto in forza di atti o provvedimenti) destinazione commerciale, ossia, per impiegare la categoria concettuale coniata dalla Cassazione, che sono strumentali all’esercizio d’attribuzioni dominicali dell’ente pubblico, non sono <i>tout court</i> assorbiti nel regime pubblicistico strettamente demaniale.<br />	<br />
Il rilievo è dirimente in ragione del fatto che per tali beni non è astrattamente predicabile il regime della sub-concessione o del sub-ingresso nella concessione che, per assicurare che non venga elusa o bypassata la regola del confronto concorrenziale per l’affidamento dei beni demaniali in concessione, questo Tribunale ha ritenuto essere assoggettati al regime dell’autorizzazione di cui all’art. 18 l. n. 84/94 (cfr., Tar Liguria sez II, 12 novembre 2010 n. 10382; CGA, 27 aprile 2009 n. 302).<br />	<br />
Sicché, anche da quest’angolo visuale inteso a valorizzare la qualità demaniale dei beni e con essa la concessione quale strumento di guadagno per soggetti operanti sul mercato (cfr,, da ultimo, su tale accezione, Cons. St., sez. VI, 30 settembre 2010 n. 7239), ed anche a voler prescindere sia dalla natura privatistico-contrattuale del modulo d’affidamento che dalla qualificazione imprenditoriale del concessionario, gli immobili in questione sono comunque sottratti alla regola dell’evidenza pubblica.<br />	<br />
Del resto significativamente sul punto, la stessa ricorrente richiama la pronuncia della Cassazione (sez. un. ord. n. 10218 del 2006) che ha escluso la qualificazione di Grandi Stazioni Ferroviarie come organismo di diritto pubblico, sul rilievo che l’attività esercitata ha avuto ad oggetto beni solo “fisicamente ed occasionalmente collegati agli immobili della stazione”: ossia beni non strumentali alla gestione di un’attività d’interesse pubblico.<br />	<br />
Al dato topografico e del (tutto sommato estrinseco) collegamento spaziale, dopo le recenti richiamate sentenze della Cassazione, va ora aggiunto quello (intrinseco) della effettiva destinazione che i beni hanno in concreto ricevuto.<br />	<br />
Conclusivamente la veste imprenditoriale posseduta da Porto Antico, il tipo di contratto e la natura dei beni oggetto di contratto, escludono, complessivamente considerati, che la controversia sia devoluta alla giurisdizione del giudice amministrativo.<br />	<br />
Il margine d’incertezza che nel caso in esame caratterizza l’individuazione della giurisdizione giustifica la compensazione delle spese di lite. <br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>P.Q.M.</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Seconda)<br />	<br />
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile.<br />	<br />
Indica nel giudice civile l’autorità giudiziaria eventualmente deputata a conoscere della vicenda. <br />	<br />
Spese compensate.<br />	<br />
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall&#8217;autorità amministrativa.</p>
<p>Così deciso in Genova nella camera di consiglio del giorno 20 aprile 2011 con l&#8217;intervento dei magistrati:<br />	<br />
Enzo Di Sciascio, Presidente<br />	<br />
Raffaele Prosperi, Consigliere<br />	<br />
Oreste Mario Caputo, Consigliere, Estensore	</p>
<p align=center>DEPOSITATA IN SEGRETERIA<br />	<br />
Il 15/06/2011</p>
<p align=justify>
<p>Views: 0</p><p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-liguria-genova-sezione-ii-sentenza-15-6-2011-n-939/">T.A.R. Liguria &#8211; Genova &#8211; Sezione II &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.939</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.3647</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-15-6-2011-n-3647/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 22:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-15-6-2011-n-3647/</guid>

					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-15-6-2011-n-3647/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.3647</a></p>
<p>Pres. Maruotti &#8211; Est. Atzeni Gestioni Industriali s.r.l. (Avv.ti P. Guadagni, E. Soprano) c/ il Ministero dell&#8217;interno, U.T.G. &#8211; Prefettura di Napoli (Avv. Stato) in tema di presupposti per l&#8217;adozione dell&#8217;informativa prefettizia antimafia 1. Contratti della P.A. – Informativa antimafia – Adozione – Presupposti &#8211; Elementi presuntivi e indiziari –</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-15-6-2011-n-3647/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.3647</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-15-6-2011-n-3647/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.3647</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">Pres. Maruotti &#8211; Est. Atzeni<br /> Gestioni Industriali s.r.l. (Avv.ti P. Guadagni, E. Soprano) c/ il Ministero dell&#8217;interno, U.T.G. &#8211; Prefettura di Napoli (Avv. Stato)</span></p>
<hr />
<p>in tema di presupposti per l&#8217;adozione dell&#8217;informativa prefettizia antimafia</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">1. Contratti della P.A. – Informativa antimafia – Adozione – Presupposti &#8211; Elementi presuntivi e<br />
indiziari – Sufficienza – Insussistenza reati in sede penale – Irrilevanza.	</p>
<p>2. Contratti della P.A. – Informativa antimafia – Adozione – Quadro indiziario – Valutazione – Discrezionalità &#8211; Conseguenze – Sindacato del G.A. – Difetto di motivazione, illogicità,  travisamento &#8211; Merito – Preclusione.	</p>
<p>3.  Contratti della P.A. – Informativa antimafia – Adozione – Presupposti – Intercettazioni tra terzi – Rilevanza.	</p>
<p>4. Contratti della P.A. – Informativa antimafia – Adozione – Elementi indiziari – Successivo comportamento contrario – Decorso del tempo – Discrezionalità – Sussiste.</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>1. L&#8217;informativa antimafia, emessa ai sensi dell&#8217;art. 10, comma 7, lett. c) d.P.R. 252/1998, prescinde completamente da ogni provvedimento penale a carico degli appartenenti all&#8217;impresa, sia pure di carattere preventivo o anche assolutorio, e si giustifica considerando il pericolo dell&#8217;infiltrazione mafiosa, che non deve essere immaginifico né immaginario, ma neppure provato, purché sia fondato su elementi presuntivi e indiziari, la cui valutazione è rimessa alla lata discrezionalità del prefetto, sindacabile in sede di legittimità sotto il profilo della illogicità, incoerenza o inattendibilità. Infatti, l&#8217;informativa antimafia non risponde a finalità di accertamento di responsabilità, ma ha carattere accentuatamente preventivo-cautelare, con la conseguenza che elementi, che, in sede penale, non sono valsi ad accertare la sussistenza di un reato, possono ben essere suscettibili di diversa valutazione in sede amministrativa, al fine di fondare un giudizio di possibilità che l&#8217;attività considerata possa subire condizionamenti da soggetti legati alla criminalità organizzata. 	</p>
<p>2. Il Prefetto, nel rendere le informazioni antimafia richieste ai sensi dell&#8217;art. 10, comma 7, lett. c), d.P.R. n. 252 del 1998, non deve basarsi necessariamente su specifici elementi, ma deve effettuare la propria valutazione sulla scorta di uno specifico quadro indiziario, ove assumono rilievo preponderante i fattori induttivi della non manifesta infondatezza che i comportamenti e le scelte dell&#8217;imprenditore possano rappresentare un veicolo di infiltrazione delle organizzazioni criminali negli appalti delle pubbliche amministrazioni, per cui il sindacato del giudice amministrativo non può impingere nel merito, restando, di conseguenza, circoscritto a verificare sotto il profilo della logicità, il significato attribuito agli elementi di fatto e l&#8217;iter seguito per pervenire a certe conclusioni, anche perché le informative prefettizie in questione costituiscono esplicazione di lata discrezionalità, non suscettibile di sindacato di merito in assenza di elementi atti a evidenziare profili di deficienza motivazionale, di illogicità e di travisamento.	</p>
<p>3. E’ legittima l’informativa antimafia adottata a carico di un’impresa nell’ipotesi in cui gli amministratori della suddetta, siano descritti, in una conversazione intercettata, intercorsa fra due appartenenti alla criminalità organizzata, come soggetti che hanno pagato periodicamente  tangenti al gruppo criminale, il quale in contraccambio li ha agevolati nell’acquisizione di commesse.	</p>
<p>4. In tema di informativa antimafia, gli elementi ricavabili dalla presenza di forti indizi di contiguità con la criminalità organizzata possono essere superati solo qualora questi siano contraddetti da un successivo comportamento tale da non confermare il suddetto elemento indiziario; rientra nella discrezionalità dell’Amministrazione valutare per quanto tempo debba protrarsi tale comportamento per superare la rilevanza dei suddetti indizi.</p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p><b></p>
<p align=center>REPUBBLICA ITALIANA<br />	<br />
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO</p>
<p>Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale<br />	<br />
(Sezione Sesta)</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b>ha pronunciato la presente<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>SENTENZA</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>sul ricorso numero di registro generale 4805 del 2010, proposto da </p>
<p>Gestioni Industriali s.r.l. in persona del legale rappresentante, rappresentata e difesa dagli avv.ti Pasquale Guadagni ed Enrico Soprano, con domicilio eletto presso l’avv. Enrico Soprano in Roma, via degli Avignonesi n. 5;<br />	<br />
<i><b></p>
<p align=center>contro</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b></i>il Ministero dell&#8217;interno, U.T.G. &#8211; Prefettura di Napoli, in persona del Ministro in carica, rappresentato e difeso dall&#8217;Avvocatura Generale dello Stato, domiciliato per legge presso i suoi uffici in Roma, via dei Portoghesi n. 12;<br />
il Comune di Pomigliano d&#8217;Arco in persona del Sindaco in carica, non costituito in questo grado del giudizio;	</p>
<p>Sigma s.a.s. in persona del legale rappresentante, non costituita in questo grado del giudizio; <br />	<br />
<i><b></p>
<p align=center>per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo della Campania, sede di Napoli, Sezione Prima, n. 01835/2010, resa tra le parti;</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b></i>Visti il ricorso in appello ed i relativi allegati;<br />	<br />
Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell&#8217;Interno, U.T.G. &#8211; Prefettura di Napoli;<br />	<br />
Viste le memorie difensive;<br />	<br />
Visti tutti gli atti della causa;<br />	<br />
Relatore nell&#8217;udienza pubblica del giorno 5 aprile 2011 il Cons. Manfredo Atzeni e uditi per le parti gli avvocati Soprano e dello Stato Vitale;<br />	<br />
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.<br />	<br />
<b></p>
<p align=center>FATTO e DIRITTO</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b>1. Con ricorso al Tribunale amministrativo della Campania, sede di Napoli, rubricato al n. 3682/2009, Gestioni industriali s.r.l. in persona del legale rappresentante impugnava la nota n. 783/09 in data 29 maggio 2009 con la quale la Sigma s.a.s., appaltatrice per il Comune di Pomigliano D’Arco di alcuni lavori pubblici, avendo chiesto alla stazione appaltante l’autorizzazione ad avvalersi della suddetta s.r.l. per la fornitura ed il trasporto di calcestruzzo, le comunicava che alla luce delle informative antimafie ricevute ed in ottemperanza al dettato del protocollo di legalità sottoscritto con la Prefettura di Napoli era impossibile definire alcun accordo commerciale.<br />	<br />
La società impugnava inoltre la nota del Comune di Pomigliano d’Arco n. 3603 in data 26 maggio 2009, di diniego dell’autorizzazione di cui si tratta, e la nota della Prefettura di Napoli n. 3879 in data 5 maggio 2009, nonché ogni ulteriore atto connesso e conseguente.<br />	<br />
Essa lamentava carenza di istruttoria e motivazione, nonché l’assenza di elementi indiziari di controindicazione mafiosa, nulla emergendo dai certificati del casellario giudiziale e dei carichi pendenti degli amministratori della Società, chiedendo quindi l’annullamento dei provvedimenti impugnati.<br />	<br />
Con la sentenza in epigrafe, n. 1835 in data 8 aprile 2010, il Tribunale amministrativo della Campania, sede di Napoli, Sezione Prima, respingeva il ricorso.</p>
<p>2. Avverso la predetta sentenza propone appello Gestioni industriali s.r.l., contestando gli argomenti che ne costituiscono il presupposto e chiedendo la sua riforma, previa sospensione, e l’accoglimento del ricorso di primo grado.<br />	<br />
Alla camera di consiglio del 13 luglio 2010 è stata decisa la riunione al merito dell’istanza cautelare.<br />	<br />
Si è costituito in giudizio il Ministero dell’interno chiedendo il rigetto del ricorso.<br />	<br />
L’appellante ha depositato memoria.<br />	<br />
La causa è stata assunta in decisione alla pubblica udienza del 5 aprile 2011.</p>
<p>3. L’appello è infondato.<br />	<br />
3.1. I termini della discrezionalità attribuita all’Amministrazione in ordine al rilascio di informative antimafie sono stati precisati da orientamento, invero pacifico, di questa Sezione, del quale è espressione, ad esempio, la decisione 14 aprile 2009, n. 2276, con la quale è stato affermato che l&#8217;informativa antimafia, emessa ai sensi dell&#8217;art. 10, comma 7, lett. c) d.P.R. 252/1998, prescinde completamente da ogni provvedimento penale a carico degli appartenenti all&#8217;impresa (sia pure di carattere preventivo o anche assolutorio), e si giustifica considerando il pericolo dell&#8217;infiltrazione mafiosa, che non deve essere immaginifico né immaginario, ma neppure provato, purché sia fondato su elementi presuntivi e indiziari, la cui valutazione è rimessa alla lata discrezionalità del prefetto, sindacabile in sede di legittimità sotto il profilo della illogicità, incoerenza o inattendibilità.<br />	<br />
Pur se non è accettabile, in presenza di elementi indiziari evanescenti, che venga enfatizzato il rischio di infiltrazione mafiosa al fine di emettere una informativa antimafia, non è altrettanto accettabile che lo stesso rischio venga sottovalutato perché, in sede penale, non sono stati accertati elementi sufficienti per affermare la responsabilità penale.<br />	<br />
Pertanto, l&#8217;informativa antimafia non risponde a finalità di accertamento di responsabilità, ma ha carattere accentuatamente preventivo-cautelare, con la conseguenza che elementi, che, in sede penale, non sono valsi ad accertare la sussistenza di un reato, possono ben essere suscettibili di diversa valutazione in sede amministrativa, al fine di fondare un giudizio di possibilità che l&#8217;attività considerata possa subire condizionamenti da soggetti legati alla criminalità organizzata. <br />	<br />
Deve dunque concludersi nel senso che il prefetto, nel rendere le informazioni antimafia richieste ai sensi dell&#8217;art. 10, comma 7, lett. c), d.P.R. n. 252 del 1998, non deve basarsi necessariamente su specifici elementi, ma deve effettuare la propria valutazione sulla scorta di uno specifico quadro indiziario, ove assumono rilievo preponderante i fattori induttivi della non manifesta infondatezza che i comportamenti e le scelte dell&#8217;imprenditore possano rappresentare un veicolo di infiltrazione delle organizzazioni criminali negli appalti delle pubbliche amministrazioni, per cui il sindacato del giudice amministrativo non può impingere nel merito, restando, di conseguenza, circoscritto a verificare sotto il profilo della logicità, il significato attribuito agli elementi di fatto e l&#8217;iter seguito per pervenire a certe conclusioni, anche perché le informative prefettizie in questione costituiscono esplicazione di lata discrezionalità, non suscettibile di sindacato di merito in assenza di elementi atti a evidenziare profili di deficienza motivazionale, di illogicità e di travisamento.<br />	<br />
3.2. Nel caso di specie, l’Amministrazione ha operato nel rispetto dei principi appena riassunti.<br />	<br />
L’informativa, negativa per l’appellante, si basa principalmente su un’intercettazione ambientale risalente all’anno 2001 (il provvedimento impugnato risale all’anno 2009).<br />	<br />
Nella conversazione, intercorsa fra due appartenenti alla criminalità organizzata, gli amministratori della società appellante sono descritti come soggetti che hanno pagato periodicamente le tangenti al gruppo criminale, il quale in contraccambio li ha agevolati nell’acquisizione di commesse.<br />	<br />
Ritiene il Collegio che giustamente l’indizio è stato valutato di estrema gravità, e costituisca quindi utile presupposto dell’informativa.<br />	<br />
E’ vero che l’appellante, o meglio i suoi amministratori, sono descritti, nella conversazione intercettata, come vittime del reato di estorsione, ma al tempo stesso gli intercettati danno atto di una loro piena compenetrazione nel sistema criminale, al quale hanno contribuito finanziariamente ma ricavandone benefici per il conseguimento di nuove commesse, sulle quali ovviamente pagare ulteriori tangenti.<br />	<br />
Gli amministratori della Società appellante sono risultati quindi come vittime ma allo stesso tempo beneficiari del sistema criminale.<br />	<br />
Ad avviso del Collegio un elemento indiziario di tale gravità conserva la propria forza nel tempo, e rientra nella discrezionalità dell’Amministrazione valutare quando questa sia venuta meno.<br />	<br />
Al riguardo, più che il semplice decorso del tempo rilevano elementi positivi, dai quali risulti che gli indizi, pur gravi, sono superati in forza di successivi comportamenti.<br />	<br />
In altri termini, afferma il Collegio che gli elementi ricavabili dalla presenza di forti indizi di contiguità con la criminalità organizzata possono essere superati solo qualora questi siano contraddetti da un successivo comportamento tale da non confermare il suddetto elemento indiziario; rientra nella discrezionalità dell’Amministrazione valutare per quanto tempo debba protrarsi tale comportamento per superare la rilevanza dei suddetti indizi.<br />	<br />
L’argomentazione proposta non può, in conclusione, essere condivisa.</p>
<p>4. L’appello deve, di conseguenza, essere respinto.<br />	<br />
Le spese del presente grado del giudizio, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>P.Q.M.</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) definitivamente pronunciando sull&#8217;appello n. 4805/10, come in epigrafe proposto, lo respinge.<br />	<br />
Condanna l’appellante al pagamento, in favore della controparte costituita, di spese ed onorari del presente grado del giudizio, che liquida in complessivi € 4.000,00 (quattromila/00), oltre agli accessori di legge, se dovuti.<br />	<br />
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall&#8217;autorità amministrativa.</p>
<p>Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 5 aprile 2011 con l&#8217;intervento dei magistrati:<br />	<br />
Luigi Maruotti, Presidente<br />	<br />
Rosanna De Nictolis, Consigliere<br />	<br />
Maurizio Meschino, Consigliere<br />	<br />
Bruno Rosario Polito, Consigliere<br />	<br />
Manfredo Atzeni, Consigliere, Estensore	</p>
<p align=center>DEPOSITATA IN SEGRETERIA<br />	<br />
Il 15/06/2011</p>
<p align=justify>
<p>Views: 0</p><p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-15-6-2011-n-3647/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.3647</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.3642</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-15-6-2011-n-3642/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 22:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-15-6-2011-n-3642/</guid>

					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-15-6-2011-n-3642/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.3642</a></p>
<p>Pres. Maruotti &#8211; Est. Atzeni Poste Italiane Spa (Avv. Clarizia) c/ Malpensa Logistica Europa Spa (Avv.ti F. Cardarelli, G. Cocco), Alha Airport Spa (Avv.ti A. Abbamonte, L. Breviglieri, D. De Pascale) sulla legittimità della procedura negoziata nell&#8217;ipotesi in cui la partecipazione alla fase negoziale sia riservata solo al concorrente primo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-15-6-2011-n-3642/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.3642</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-15-6-2011-n-3642/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.3642</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">Pres. Maruotti &#8211; Est. Atzeni<br /> Poste Italiane Spa (Avv. Clarizia) c/ Malpensa Logistica Europa Spa (Avv.ti F. Cardarelli, G. Cocco), Alha Airport Spa (Avv.ti A. Abbamonte, L. Breviglieri, D. De Pascale)</span></p>
<hr />
<p>sulla legittimità della procedura negoziata nell&#8217;ipotesi in cui la partecipazione alla fase negoziale sia riservata solo al concorrente primo in graduatoria</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">1. Contratti della P.A. &#8211; Gara – Procedura negoziata – Individuazione migliore offerta &#8211;  Successiva negoziazione con un solo operatore economico – Legittimità – Sussiste.	</p>
<p>2. Contratti della P.A. – Gara – Procedura negoziata &#8211;  Fase della negoziazione &#8211;  Ammissione dei concorrenti – Discrezionalità – Sussiste.</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>1. E’ legittima la procedura negoziata svolta ai sensi dell’art. 3 punto 40 D.lgs. 163/2006, limitando la partecipazione alla fase negoziale, che segue all’individuazione della migliore offerte, ad un solo operatore economico, anche in assenza di una espressa previsione nel bando. Il “rilancio” dell’offerta pur provvisoriamente vincitrice costituisce una possibilità per migliorare anche la più favorevole proposta contrattuale, ottenendo così un ulteriore risparmio per l’Amministrazione. Inoltre, qualora più operatori siano ammessi alla fase negoziata, gli stessi possono non trovare motivo per presentare la migliore offerta nella prima fase della procedura, presentandola invece nella successiva fase di confronto diretto, e ribassando la proposta nella sola misura in cui ciò sia necessario per superare le offerte degli altri concorrenti.	</p>
<p>2. Nelle procedure negoziate rientra nella discrezionalità della stazione appaltante decidere quali imprenditori ammettere alla fase negoziale, a seconda delle circostanze e soprattutto del contenuto delle diverse offerte.</p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p><b></p>
<p align=center>REPUBBLICA ITALIANA<br />	<br />
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO</p>
<p>Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale<br />	<br />
(Sezione Sesta)</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b>ha pronunciato la presente<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>SENTENZA</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>sul ricorso in appello numero di registro generale 490 del 2007, proposto da </p>
<p>Poste italiane s.p.a., in persona del legale rappresentante, rappresentata e difesa dall&#8217;avv. Angelo Clarizia, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Principessa Clotilde n. 2;<br />	<br />
<i><b></p>
<p align=center>contro</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b></i>Malpensa logistica Europa (MLE) s.p.a. in persona del legale rappresentante, rappresentata e difesa dagli avv. Francesco Cardarelli, Giovanni Cocco, con domicilio eletto presso l’avv. Francesco Cardarelli in Roma, via Giovanni Pierluigi Da Palestrina n. 47;<br />	<br />
<i><b></p>
<p align=center>nei confronti di</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b></i>Alha Airport s.p.a., in persona del legale rappresentante, rappresentata e difesa dagli avv.ti Andrea Abbamonte, Luca Breveglieri e Dario De Pascale, con domicilio eletto presso l’avv. Andrea Abbamonte in Roma, via degli Avignonesi n. 5;<br />	<br />
<i><b></p>
<p align=center>per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo della Lombardia, sede di Milano, Sezione I, n. 00008/2007, resa tra le parti, concernente AGGIUDICAZIONE SERVIZIO DI HANDLING AEROPORTUALE DI POSTA IN PARTENZA E ARRIVO</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b></i>Visti il ricorso in appello ed i relativi allegati;<br />	<br />
Viste le memorie difensive;<br />	<br />
Visti tutti gli atti della causa;<br />	<br />
Relatore nell&#8217;udienza pubblica del giorno 5 aprile 2011 il Cons. Manfredo Atzeni e uditi per le parti gli avvocati Clarizia, Cardarelli e Soprano, per delega dell’avvocato Abbamonte;<br />	<br />
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.<br />	<br />
<b></p>
<p align=center>FATTO e DIRITTO</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b>1. Con ricorso al Tribunale amministrativo della Lombardia, sede di Milano, rubricato al n. 3005/2006, MLE, Malpensa logistica Europa s.p.a., impugnava l’atto con il quale Poste italiane s.p.a. all’esito della procedura negoziata, indetta con bando inviato all’Ufficio pubblicazioni ufficiali della Comunità europea in data 20 luglio 2006, aveva aggiudicato ad Alha airport s.p.a. il servizio di “handling” aeroportuale di posta in partenza ed in arrivo nell’aeroporto internazionale di Milano Malpensa, unitamente agli atti presupposti tra i quali, in particolare, il bando di gara ed il capitolato d’oneri con i relativi allegati.<br />	<br />
La società sosteneva che illegittimamente la stazione appaltante dopo l’individuazione delle migliori offerte aveva limitato la fase negoziata alla sola migliore offerta, chiedendo quindi l’annullamento dei provvedimenti impugnati; chiedeva inoltre la reintegrazione in forma specifica ovvero il risarcimento per equivalente previa declaratoria di nullità o inefficacia del contratto eventualmente stipulato.<br />	<br />
Con la sentenza in epigrafe il Tribunale amministrativo della Lombardia, sede di Milano, Sezione I, accoglieva il ricorso, annullando gli atti dell’intera procedura di gara e disponendo la sua ripetizione a partire dal bando.</p>
<p>2. Avverso la predetta sentenza propone l’appello in epigrafe Poste italiane s.p.a., contestando gli argomenti che ne costituiscono il presupposto e chiedendo la sua riforma, previa sospensione, ed il rigetto del ricorso di primo grado.<br />	<br />
Con l’ordinanza n. 545 in data 30 gennaio 2007 è stata accolta l’istanza cautelare.<br />	<br />
Si è costituita in giudizio MLE, Malpensa logistica Europa s.p.a., chiedendo il rigetto dell’appello principale e proponendo appello incidentale, con il quale propone i seguenti nuovi motivi, non dedotti in primo grado:<br />	<br />
A) l’aggiudicataria ha ceduto il contratto ad altro soggetto, del quale non è stato verificato il possesso dei requisiti generali e speciali, ai sensi dell’art. 51 del codice degli appalti, e comunque il nuovo soggetto non doveva essere ammesso al subentro;<br />	<br />
B) l’istruttoria relativa all’aggiudicataria è stata comunque insufficiente;<br />	<br />
C) la commissione di gara non era competente per la fase negoziale.<br />	<br />
L’appellante incidentale ribadisce inoltre le argomentazioni a sostegno della sua impugnazione.<br />	<br />
Le parti hanno depositato memoria.<br />	<br />
La causa è stata assunta in decisione all’udienza del 5 aprile 2011.</p>
<p>3. L’appello principale è fondato.<br />	<br />
Nel caso in esame la stazione appaltante ha impostato una gara fra più imprese, procedendo poi alla rinegoziazione dell’offerta con quella che aveva presentato la proposta migliore.<br />	<br />
Ad avviso della parte appellata, le cui considerazioni sono state fatte proprie dal primo giudice, sarebbe contrario alla normativa nazionale e comunitaria e comunque illogico avviare la contrattazione con una sola impresa, in quanto la mancanza della concorrenza renderebbe antieconomico, per quest’ultima, proporre ulteriori ribassi.<br />	<br />
Le pur acute osservazioni proposte dall’appellata non possono essere condivise.<br />	<br />
La controversia riguarda l’applicazione dell’art. 3, punto 40, del D. Lgs.12 aprile 2006, n. 163, ai sensi del quale le procedure negoziate sono quelle in cui “le stazioni appaltanti consultano gli operatori economici da loro scelti e negoziano con uno o più di essi le condizioni dell’appalto”.<br />	<br />
L’enunciato della norma impone di condividere la deduzione dell’appellante principale, in quanto non esclude affatto la possibilità di condurre la procedura negoziata con un solo operatore economico.<br />	<br />
Inoltre, l’art. 56, quarto comma, del D. Lgs. 12 aprile 2006, n. 163, espressamente prevede la possibilità di costruire il procedimento svolgendolo “in fasi successive per ridurre il numero di offerte da negoziare” specificando solo che “il ricorso a tale facoltà è indicato nel bando di gara o nel capitolato d’oneri”.<br />	<br />
La normativa nazionale è conforme a quella comunitaria, in quanto l’art. 1 § 11, lett. d), della direttiva 31 marzo 2004 n. 2004/18/CE e l’art. 1 § 9, lett. c), della direttiva 31 marzo 2004 n. 2004/17/CE sono sostanzialmente identici al richiamato art. 3, punto 40, del D. Lgs.12 aprile 2006, n. 163.<br />	<br />
L’appellata chiede la rimessione degli atti alla Corte di giustizia, al fine di accertare l’effettiva portata della normativa comunitaria applicabile, ma l’istanza non può essere accolta in quanto già con decisione della Quinta Sezione 31 dicembre 2003 , n. 9305, questo Consiglio di Stato ha affermato che “non è possibile la rimessione alla Corte di giustizia delle Comunità europee, ai sensi dell&#8217;art. 234, trattato Cee, della questione relativa all&#8217;interpretazione del d.lg. n. 157 del 1995, nella parte in cui introduce misure limitative dell&#8217;accesso alle procedure d&#8217;appalto, laddove non sussistano dubbi interpretativi sull&#8217;applicazione del trattato e i principi, univoci nella loro portata vincolante per gli Stati membri, risultino rispettati.”<br />	<br />
Il principio è conforme all’orientamento pacifico del giudice comunitario (fra le tante, Corte di giustizia, sentenza del 15 settembre 2005 in causa 495/03).<br />	<br />
Atteso che nel caso di specie le disposizioni comunitarie applicabili non presentano dubbi intepretativi, non vi è luogo a rinvio pregiudiziale.<br />	<br />
Ciò premesso, l’osservazione proposta dall’appellata circa l’illogicità dell’apertura della negoziazione ad un solo contraente non consente di superare l’univoca espressione utilizzata dal legislatore.<br />	<br />
Inoltre, la denunciata illogicità non sussiste.<br />	<br />
Il “rilancio” dell’offerta pur provvisoriamente vincitrice può infatti essere opportuno per portare il risultato della gara oltre il limite al di sotto del quale la stazione appaltante non intende stipulare il contratto, ed inoltre costituisce pur sempre una possibilità per di migliorare anche la più favorevole proposta contrattuale, ottenendo così un ulteriore risparmio per l’Amministrazione.<br />	<br />
Inoltre, qualora più operatori siano ammessi alla fase negoziata, gli stessi possono non trovare motivo per presentare la migliore offerta nella prima fase della procedura, presentandola invece nella successiva fase di confronto diretto, e ribassando la proposta nella sola misura in cui ciò sia necessario per superare le offerte degli altri concorrenti.<br />	<br />
Afferma, in conclusione, il Collegio che ai sensi dell’art. 3, punto 40, del D. Lgs.12 aprile 2006, n. 163, il quale riprende il contenuto dell’art. 1 § 11, lett. d), della direttiva 31 marzo 2004, n. 2004/18/CE, e dell’art. 1 § 9, lett. c), della direttiva 31 marzo 2004 n. 2004/17/CE, la stazione appaltante è legittimata a limitare la partecipazione alla fase negoziale che segue all’individuazione della migliore offerta anche ad un solo operatore economico, evidentemente quello che ha presentato la suddetta proposta.<br />	<br />
L’appellata sostiene, in subordine, che la normativa di gara non prevede l’ammissione di un unico imprenditore alla fase negoziata.<br />	<br />
L’appellante principale contesta tale affermazione, rilevando che tale scelta è univocamente esplicitata nell’art. 11 del bando.<br />	<br />
Ad avviso del Collegio la problematica non è rilevante, in quanto la normativa in commento, sopra riportata, impone alla stazione appaltante esclusivamente di prevedere già nella normativa di gara lo svolgimento della fase endoprocedimentale di “rilancio”, ma non prevede affatto di esplicitare “a priori” la scelta di limitare quest’ultima ad una sola offerta.<br />	<br />
Tale scelta rientra quindi nella discrezionalità della stazione appaltante che, a seconda delle circostanze, e soprattutto del contenuto delle diverse offerte, può decidere quali imprenditori ammettere alla fase conclusiva.<br />	<br />
Atteso che l’appellata non contesta la logicità della scelta di cui ora si discute, essendosi limitata ad affermare l’illegittimità complessiva di tale impostazione, l’appello principale deve essere condiviso.</p>
<p>4. Il Collegio deve quindi prendere in esame l’appello incidentale con il quale vengono dedotti profili di impugnazione non proposti in primo grado, riguardanti la mancata approvazione del verbale di gara, la mancata verifica dei requisiti dell’aggiudicataria, dopo la conclusione della fase negoziale, e dei requisiti del ramo d’azienda, scorporato, cui è stato affidato il contratto, la tardiva presentazione della fidejussione, il difetto di motivazione in ordine alla restrizione della fase negoziale ad un solo soggetto e l’incompetenza della commissione di gara in ordine allo svolgimento della fase negoziale.<br />	<br />
L’appellante incidentale lamenta la mancata acquisizione di tutti gli atti del procedimento al giudizio di primo grado, circostanza che legittimerebbe la proposizione di nuove censure in appello.<br />	<br />
La tesi non è condivisibile (art. 354 c.p.c., all’epoca applicabile anche al giudizio amministrativo).<br />	<br />
Come ha chiarito questo Consiglio (Sez., VI, 6 settembre 2010, n. 6473), la produzione di nuovi documenti, atti e doglianze sulla cui base vengono formulati nuovi motivi in grado di appello è preclusa dall&#8217;art. 345 c.p.c., così come la produzione di nuovi documenti e prove a sostegno della domanda non introdotti in primo grado. Ciò perché, nel giudizio amministrativo, all&#8217;appello è applicabile l&#8217;art. 345 c.p.c., onde è inammissibile la produzione di nuove prove e di nuovi documenti, tranne che tale produzione tardiva non sia giustificata dalle ragioni specificamente indicate dalla norma citata (per causa non imputabile alla parte, forza maggiore, scoperta tardiva o fatto dell&#8217;avversario).<br />	<br />
Infatti, i motivi aggiunti sono ammessi nel processo amministrativo per dedurre censure che si siano potute formulare solo in seguito alla produzione di documenti da parte dell&#8217;amministrazione e dei contro interessati, sicché la legge 21 luglio 2000, n. 205, che ha modificato l&#8217;art. 21 l. n. 1034 del 1971, ammettendo la proposizione dei motivi aggiunti anche per impugnare nuovi provvedimenti, emessi in corso di giudizio, connessi con l&#8217;oggetto del ricorso e concernenti le stesse parti, va intesa nel senso che, in assenza di un&#8217;espressa e inequivoca estensione al grado di appello, si riferisce al solo giudizio di primo grado.”<br />	<br />
Osserva il Collegio che l’appellante incidentale non può dedurre, a giustificazione della proposizione delle censure solo in secondo grado, l’impossibilità di accedere alla documentazione di gara durante il primo grado del giudizio, in quanto questo è stato definito dal primo giudice con sentenza semplificata, a seguito della discussione in camera di consiglio dell’istanza cautelare pendente il procedimento per l’accesso agli atti, in assenza di una richiesta di rinvio della medesima camera di consiglio.<br />	<br />
L’appello incidentale deve quindi essere dichiarato inammissibile.</p>
<p>5. La parte appellata ripropone la censura assorbita dal primo giudice, con la quale lamentava la violazione dell’art. 226, terzo comma, del D. Lgs. 12 aprile 2006, n. 163, in quanto la stazione appaltante non avrebbe risposto ad una sua richiesta di chiarimenti circa l’effettiva volontà di negoziare con una sola impresa, in tal modo impedendole di formulare la propria offerta in termini tali da consentirle di essere ammessa alla successiva fase procedimentale.<br />	<br />
Osserva il Collegio come l’argomentazione confermi quanto già affermato al § 3.<br />	<br />
Invero, la stessa parte conferma che, qualora più operatori economici siano ammessi alla fase negoziale, questi possono avere convenienza a proporre ribassi non eccessivi, riservandosi di ribassare ulteriormente nel confronto con le altre imprese, e nei limiti evidenziati dal confronto stesso.<br />	<br />
Comunque, l’argomentazione deve essere disattesa, prescindendo anche dalla questione relativa alla ricezione, da parte della stazione appaltante, della richiesta di chiarimenti, in quanto l’art. 11 del capitolato in termini univoci manifesta la volontà di aprire la fase negoziata “in favore dell’impresa che avrà presentato l’offerta annua complessiva più bassa”.<br />	<br />
Di conseguenza, il chiarimento richiesto appare manifestamente superfluo, per cui la mancata risposta non ha influito sulla regolarità della procedura.</p>
<p>6. In conclusione, l’appello principale deve essere accolto, mentre l’appello incidentale deve essere dichiarato in parte inammissibile e in parte infondato.<br />	<br />
Le spese dei due gradi del giudizio, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>P.Q.M.</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) definitivamente pronunciando sull&#8217;appello principale n. 490 del 2007, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, in riforma della sentenza gravata e previa reiezione dell’appello incidentale nei sensi indicati in motivazione, respinge il ricorso di primo grado.<br />	<br />
Condanna l’originario ricorrente al pagamento di spese ed onorari, che liquida in complessivi € 8.000,00 (ottomila/00) oltre agli accessori di legge, per entrambi i gradi del giudizio, in favore di ciascuna delle controparti costituite.<br />	<br />
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall&#8217;autorità amministrativa.</p>
<p>Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 5 aprile 2011 con l&#8217;intervento dei magistrati:<br />	<br />
Luigi Maruotti, Presidente<br />	<br />
Rosanna De Nictolis, Consigliere<br />	<br />
Maurizio Meschino, Consigliere<br />	<br />
Bruno Rosario Polito, Consigliere<br />	<br />
Manfredo Atzeni, Consigliere, Estensore	</p>
<p align=center>DEPOSITATA IN SEGRETERIA<br />	<br />
Il 15/06/2011</p>
<p align=justify>
<p>Views: 0</p><p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-15-6-2011-n-3642/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.3642</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Corte Costituzionale &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.192</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/corte-costituzionale-sentenza-15-6-2011-n-192/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 22:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/corte-costituzionale-sentenza-15-6-2011-n-192/</guid>

					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/corte-costituzionale-sentenza-15-6-2011-n-192/">Corte Costituzionale &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.192</a></p>
<p>Pres. Maddalena &#8211; Est. Finocchiaro sull&#8217;illegittimità costituzionale delle norme della Regione Piemonte che dispongono la sospensione delle autorizzazioni per realizzare impianti di energia da fonti rinnovabili fino all&#8217;approvazione delle linee guida nazionali Ambiente e territorio – Energia da fonti rinnovabili – Impianti – Art. 27 l.r. Piemonte n. 18/2010 &#8211;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/corte-costituzionale-sentenza-15-6-2011-n-192/">Corte Costituzionale &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.192</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/corte-costituzionale-sentenza-15-6-2011-n-192/">Corte Costituzionale &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.192</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">Pres. Maddalena &#8211; Est. Finocchiaro</span></p>
<hr />
<p>sull&#8217;illegittimità costituzionale delle norme della Regione Piemonte che dispongono la sospensione delle autorizzazioni per realizzare impianti di energia da fonti rinnovabili fino all&#8217;approvazione delle linee guida nazionali</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Ambiente e territorio – Energia da fonti rinnovabili – Impianti – Art. 27 l.r. Piemonte n. 18/2010 &#8211; Autorizzazione – Sospensione – Fino all’approvazione delle linee guida nazionali &#8211; Illegittimità costituzionale – Ragioni</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>E’ costituzionalmente illegittimo l’ Art. 27 l.r. Piemonte n. 18/2010 che dispone la sospensione le procedure autorizzative per la realizzazione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili in determinate parti del territorio regionale, fino all’approvazione delle linee guida nazionali. Infatti, tale disposizione contrasta con la norma di principio dell’art. 12, comma 4, del d.lgs. n. 387 del 2003 che fissa in centottanta giorni il termine per la conclusione del procedimento al fine di consentire la semplificazione amministrativa e di garantire l’uniformità sull’intero territorio nazionale delle regole del procedimento autorizzativo.</p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p><b><P ALIGN=CENTER>REPUBBLICA ITALIANA<br />	<br />
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO</p>
<p>LA CORTE COSTITUZIONALE</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>composta dai signori: Presidente: Paolo MADDALENA; Giudici : Alfio FINOCCHIARO, Alfonso QUARANTA, Franco GALLO, Luigi MAZZELLA, Gaetano SILVESTRI, Sabino CASSESE, Giuseppe TESAURO, Paolo Maria NAPOLITANO, Giuseppe FRIGO, Alessandro CRISCUOLO, Paolo GROSSI, Giorgio LATTANZI,<br />	<br />
ha pronunciato la seguente <br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>SENTENZA</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>nel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 15 e 27 della legge della Regione Piemonte 3 agosto 2010, n. 18 (Assestamento al bilancio di previsione per l’anno finanziario 2010 e disposizioni finanziarie), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso notificato il 1°-5 ottobre 2010, depositato in cancelleria il 6 ottobre 2010 ed iscritto al n. 101 del registro ricorsi 2010. </p>
<p>Visto l’atto di costituzione della Regione Piemonte; <br />	<br />
udito nell’udienza pubblica del 5 aprile 2011 il Giudice relatore Alfio Finocchiaro; <br />	<br />
uditi l’avvocato dello Stato Diana Ranucci per il Presidente del Consiglio dei ministri e l’avvocato Giovanna Scollo per la Regione Piemonte. <br />	<br />
<b></p>
<p align=center>Ritenuto in fatto</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b>1. – Con ricorso notificato alla Regione Piemonte il 1° ottobre 2010, e depositato presso la cancelleria della Corte costituzionale il 6 ottobre 2010 (reg. ric. n. 101 del 2010), il Presidente del Consiglio dei ministri ha proposto questione di legittimità costituzionale in via principale degli articoli 15 e 27 della legge della Regione Piemonte 3 agosto 2010, n. 18 (Assestamento al bilancio di previsione per l’anno finanziario 2010 e disposizioni finanziarie), per violazione, rispettivamente, dell’art. 117, secondo comma, lettera s), e dell’art. 117, primo, secondo, lettere e) ed s), e terzo comma, della Costituzione. <br />	<br />
2. – Il ricorrente espone che l’art. 15, intitolato «Modifiche della legge regionale n. 56/1977», inserisce dopo l’articolo 16 di quest’ultima legge (legge Regione Piemonte 5 dicembre 1977, n. 56, Tutela ed uso del suolo), l’articolo 16-bis, censurabile per quanto disposto dai commi 2 e 3. <br />	<br />
2.1. – In particolare, il comma 2 della nuova disposizione prevede che, nel caso di adozione da parte del Consiglio comunale di un Piano di alienazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare, qualora la Regione non esprima il proprio dissenso entro 90 giorni dalla ricezione della deliberazione comunale e della relativa completa documentazione, le modificazioni dello strumento urbanistico generale vigente, ivi contenute, si intendono approvate. <br />	<br />
Il comma 3 del medesimo articolo prevede che nel caso di modificazioni relative a terreni non edificati, qualunque sia la destinazione dello strumento urbanistico generale vigente, la deliberazione comunale di adozione del Piano delle alienazioni e valorizzazioni del patrimonio immobiliare, dopo la pubblicazione e le eventuali osservazioni, deve essere trasmessa alla Regione e alla Provincia interessata per l’approvazione, tramite Conferenza dei Servizi ai sensi degli articoli 14 e seguenti legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi), della relativa variante urbanistica. <br />	<br />
2.2. – Il Piano comunale di alienazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare, rivestendo dunque una rilevanza urbanistica con il conseguente possibile impatto sul territorio, ricade nel campo di applicazione della vigente normativa sulla Valutazione Ambientale Strategica di Piani e Programmi (VAS), disciplinata dall’articolo 6, commi da 2 a 3-bis, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale) e, pertanto, deve essere sottoposto almeno alla verifica di assoggettabilità a VAS di cui all’art. 12, comma 6, del medesimo decreto legislativo. Inoltre, nel caso in cui le previsioni del Piano comunale di alienazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare comportino modifiche sostanziali al Piano urbanistico comunale, tali da avere conseguenze ambientali rilevanti, è necessario attivare la procedura di VAS. <br />	<br />
La mancata sottoposizione, da parte della normativa regionale sui Piani comunali di alienazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare, alla disciplina sulla VAS, presenterebbe profili di illegittimità costituzionale in quanto recherebbe disposizioni difformi dalla normativa statale di riferimento, afferente alla materia della «tutela dell’ambiente e dell’ecosistema» di cui all’art. 117, comma 2, lettera s), per la quale lo Stato ha competenza legislativa esclusiva. <br />	<br />
3. – Secondo il ricorrente, poi, l’art. 27, recante «moratoria delle procedure relative a impianti fotovoltaici non integrati», prevede la sospensione sine die delle procedure autorizzative in corso o attivate successivamente all’entrata in vigore della legge regionale medesima, relative ad impianti fotovoltaici non integrati da realizzare su terreni ricompresi nelle aree di esclusione di cui al paragrafo 3.3 dell’allegato alla Deliberazione della Giunta regionale 28 settembre 2009, n. 30-12221. <br />	<br />
3.1. – La disposizione impugnata eccederebbe la competenza della Regione, invadendo quella statale in materia di tutela della concorrenza e ambiente di cui all’art. 117, secondo comma, lettere e) ed s), nonché in materia di «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia», di cui all’art. 117, terzo comma, Cost., e ciò per contrasto con la normativa statale di principio in materia di fonti rinnovabili, dettata dal decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 (Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità), oltre che con le norme internazionali (Protocollo di Kyoto) e comunitarie (art. 3 della Direttiva 27 settembre 2001, n. 2001/77/CE, Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità), e dunque anche con violazione dell’art. 117, primo comma, Cost. <br />	<br />
Osserva il ricorrente che il bilanciamento tra le esigenze connesse alla produzione di energia e gli interessi, variamente modulati, rilevanti in questo ambito, impone una prima ponderazione concertata in ossequio al principio di leale cooperazione, al fine di consentire alle Regioni ed agli enti locali di contribuire alla compiuta definizione di adeguate forme di contemperamento di tali esigenze. Una volta raggiunto tale equilibrio, con la formulazione delle linee guida, ogni Regione potrà adeguare i criteri così definiti alle specifiche caratteristiche dei rispettivi contesti territoriali. <br />	<br />
La costruzione e l’esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili, nonché gli interventi di modifica e le opere connesse, sono soggetti ad una autorizzazione unica, rilasciata dalla Regione o altro soggetto istituzionale delegato dalla Regione (art. 12, comma 3), a seguito di un procedimento unico al quale partecipano tutte le Amministrazioni interessate, nel termine massimo di centottanta giorni (comma 4). <br />	<br />
L’indicazione di tale termine deve qualificarsi quale principio fondamentale in materia di «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia», in quanto questa disposizione risulta ispirata alle regole della semplificazione amministrativa e della celerità garantendo, in modo uniforme sull’intero territorio nazionale, la conclusione entro un termine definito del procedimento autorizzativo. <br />	<br />
In definitiva, la norma impugnata, nella parte in cui sospende fino all’adozione del provvedimento regionale di recepimento delle linee guida nazionali, le procedure autorizzative pendenti (in corso o attivate dopo l’entrata in vigore della legge regionale) per la realizzazione degli impianti fotovoltaici non integrati, si porrebbe in contrasto con i suddetti principi, essendo evidente che la sospensione del procedimento di autorizzazione incide sul rispetto del termine massimo di conclusione del procedimento. <br />	<br />
4. – Si è costituita in giudizio la Regione Piemonte, chiedendo dichiararsi l’infondatezza del ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri. <br />	<br />
4.1. – Riguardo alla prima censura la Regione osserva che nel giudizio di costituzionalità dell’art. 58, commi 1 e 2, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito nella legge 6 agosto 2008, n. 133, promosso da essa e da altre Regioni nella parte in cui tale normativa prevedeva che la delibera del Consiglio comunale che approva il Piano delle alienazioni immobiliari costituisce variante automatica, la Corte costituzionale ne ha dichiarata, con sentenza n. 340 del 2009, l’illegittimità per violazione dell’art. 117, terzo comma, Cost.: stabilendo 1’effetto di variante ed escludendo che la variante stessa debba essere sottoposta a verifiche di conformità, con l’eccezione dei casi previsti nell’ultima parte della disposizione (la quale pure contempla percentuali volumetriche e termini specifici), la disciplina non era semplicemente finalizzata a prescrivere criteri ed obiettivi, ma si risolveva in una normativa dettagliata che non lascia spazi d’intervento al legislatore regionale. <br />	<br />
Dando esecuzione alla citata pronuncia, la Regione Piemonte si è limitata a regolamentare l’istituto del Piano di alienazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare degli enti locali nell’ambito delle proprie competenze come delineate anche dalla sentenza citata. Se nella normativa non si cita l’istituto della VAS (così come non se ne parlava nella norma statale di riferimento), non è certo per derogare ad esso. Bensì si dà per scontata (senza necessità di un richiamo espresso) l’applicazione di norme (statali e regionali) in vigore da molti anni. <br />	<br />
La legge regionale 14 dicembre 1998, n. 40 (Disposizioni concernenti la compatibilità ambientale e le procedure di valutazione), del resto, unitamente alle successive disposizioni attuative, obbliga il proponente la variante alla procedura di verifica e di valutazione a seconda dei casi. In particolare, con delibera di Giunta Regionale 9 giugno 2008 n. 12-8931 avente ad oggetto proprio l’applicazione del d.lgs. n. 152 del 2006 (ed in particolare i “primi indirizzi operativi per l’applicazione delle procedure in materia di valutazione ambientale strategica di piani e programmi”), sono state individuate le tipologie di varianti ai piani da sottoporre a valutazione ambientale o a preventiva verifica di assoggettabilità a valutazione, sulla base delle caratteristiche del territorio interessato o della variante in oggetto. <br />	<br />
Ad avviso della Regione, non si vede come tale normativa possa intendersi implicitamente abrogata o derogata da una norma successiva che, semplicemente, in attuazione di una norma statale parzialmente dichiarata incostituzionale, prevede una procedura di variante semplificata al fine di consentire la valorizzazione dell’immobile da parte dell’Amministrazione pubblica. <br />	<br />
4.2. – Riguardo alla seconda censura, la Regione osserva che l’art. 27 della legge regionale n. 18 del 2010, stabilendo una moratoria delle procedure relative ad impianti fotovoltaici non integrati da realizzare su terreni ricompresi nelle aree di esclusione di cui al paragrafo 3.3 dell’allegato alla deliberazione della Giunta Regionale 28 settembre 2009, n. 30-12221, persegue lo scopo di salvaguardare alcune parti del territorio piemontese dalla proliferazione incontrollata e pregiudizievole degli impianti fotovoltaici c.d. “a terra”, ossia non integrati. <br />	<br />
Tale tipologia di impianti, benché alimentati da fonte energetica rinnovabile, per sua natura implica rilevanti impatti di carattere ambientale e di consumo del territorio, e non può essere quindi essere sottratta a tempo indeterminato al principio di individuazione delle aree non idonee alla loro localizzazione, sancito dal d.lgs. n. 387 del 2003, solo in virtù del fatto che non sono state finora approvate, a distanza di sette anni dall’entrata in vigore dello stesso, le linee guida nazionali dirette a disciplinare lo svolgimento del procedimento unico per il conseguimento dell’autorizzazione. <br />	<br />
Solo a partire dal 2009, il Ministero dello sviluppo economico, al fine di procedere alla stesura delle linee guida, ha costituito specifici tavoli di lavoro che hanno visto la partecipazione di rappresentanti dei Ministeri coinvolti e di alcune Regioni, tra le quali il Piemonte. Dopo la sua elaborazione, lo schema di linee guida è stato oggetto di confronti tecnici in molteplici sedute interregionali fino ad essere poi esaminato nella seduta tecnica della Conferenza unificata svoltasi il 22 febbraio 2010 e da ultimo licenziato in quella del 15 aprile 2010. In attesa delle linee guida, si ravvisa la necessità di porre temporaneamente un freno alla realizzazione indiscriminata degli impianti fotovoltaici a terra, sospendendo le procedure autorizzative in corso relativamente ad impianti da realizzare sui terreni ricompresi in determinate aree, fino al recepimento regionale delle linee guida nazionali. <br />	<br />
Tale situazione di stallo ha costretto la Regione a individuare uno strumento che consenta temporaneamente di salvaguardare alcuni siti da interventi i cui effetti, pur pregevoli sotto il profilo dell’utilizzo delle fonti rinnovabili, avrebbero come inevitabile risvolto la compromissione di aree ricomprese nelle aree di esclusione o di repulsione indicate al paragrafo 3.3 della Relazione programmatica dell’energia approvata dalla deliberazione della Giunta regionale 28 settembre 2009, n. 30-12221. <br />	<br />
Va puntualizzato che la suddetta Relazione Programmatica quale “atto propedeutico all’aggiornamento del Piano energetico ambientale Regionale approvato con deliberazione del Consiglio Regionale 3 febbraio 2004, n. 351-3642”, individua i criteri di localizzazione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, la cui portata è stata specificata da apposita Circolare regionale interpretativa del 29 marzo 2010. <br />	<br />
Anche alla luce delle emanande linee guida nazionali per la disciplina del procedimento di cui all’articolo 12 del d.lgs. n. 387 del 2003, la Circolare ha precisato che le indicazioni della Relazione Programmatica sull’energia non possono che intendersi al momento quali primi indirizzi volti ad orientare le valutazioni degli Enti locali piemontesi nell’espressione degli atti di rispettiva competenza nell’ambito di procedimenti autorizzatori e/o di valutazione di impatto ambientale. <br />	<br />
Le argomentazioni svolte dalla Presidenza del Consiglio dei ministri a proposito della violazione del termine per la conclusione del procedimento, starebbero proprio a dimostrare come tale norma non possa che essere intesa “a regime”. In caso contrario, le Regioni sarebbero ristrette tra l’inerzia ministeriale nella stesura delle linee guida e il termine di centottanta giorni per concludere i procedimenti autorizzativi in assenza delle medesime linee guida. Questo lasso di tempo può di fatto compromettere il territorio neutralizzando l’esito finale delle linee guida e le competenze stesse delle Regioni che, quanto alla produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia, in una con il governo del territorio e la valorizzazione dei beni culturali e ambientali, rientrano nelle materie di legislazione concorrente. <br />	<br />
5. – Nell’imminenza dell’udienza, la Regione Piemonte ha fatto pervenire alla Corte copia delle delibera di Giunta Regionale 14 dicembre 2010 n. 3-1183, in cui, preso atto dell’approvazione delle linee guida nazionali, con decreto ministeriale 10 settembre 2010, pur in attesa dell’assegnazione alle Regioni delle rispettive quote minime di produzione di energia da fonti rinnovabili, vengono individuati siti ed aree non idonei all’installazione di impianti fotovoltaici “a terra”, e si dispone la cessazione del regime di sospensione di cui all’art. 27 delle legge regionale n. 18 del 2010. <br />	<br />
5.1. – Successivamente la Regione ha fatto pervenire nota con cui preannuncia che in data 4 aprile 2011, il Consiglio regionale avrebbe promulgato un testo legislativo di modifica dell’art. 16-bis della legge regionale n. 56 del 1977, nel senso di aggiungere un comma 4-bis, con cui si specifica che «le modificazioni allo strumento urbanistico generale, di cui al presente articolo sono soggette alla fase di verifica di assoggettabilità alla valutazione ambientale strategica». La stessa legge sarebbe entrata in vigore il giorno stesso della pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione. Dal che la difesa regionale ha inferito la cessazione della materia del contendere, o comunque il venir meno dell’interesse da parte dello Stato a coltivare la prima questione di legittimità costituzionale. <br />	<br />
5.2. – Nel corso dell’udienza la Regione ha depositato copia del Bollettino Ufficiale Regione Piemonte n. 13 del 31 marzo 2011 recante Legge regionale 29 marzo 2011, n. 3 (Modifica all’articolo 16-bis della legge regionale 5 dicembre 1977, n. 56 – Tutela ed uso del suolo). <br />	<br />
<b></p>
<p align=center>Considerato in diritto</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b>1. – Il Presidente del Consiglio dei ministri dubita della legittimità costituzionale degli artt. 15 e 27 della legge della Regione Piemonte 3 agosto 2010, n. 18 (Assestamento al bilancio di previsione per l’anno finanziario 2010 e disposizioni finanziarie). <br />	<br />
1.1. – Osserva il ricorrente che l’art. 15, della legge della Regione Piemonte 3 agosto 2010, n. 18 (Assestamento al bilancio di previsione per l’anno finanziario 2010 e disposizioni finanziarie), intitolato «Modifiche della legge regionale n. 56/1977», inserisce, dopo l’art. 16 di quest’ultima (legge Regione Piemonte 5 dicembre 1977, n. 56, Tutela ed uso del suolo), l’art. 16-bis, che regola la procedura di approvazione del Piano di alienazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare. Il comma 2 prevede che nel caso di adozione del piano da parte del Consiglio comunale, le modificazioni dello strumento urbanistico generale, ivi contenute, si intendono approvate qualora la Regione non esprima il proprio dissenso entro novanta giorni dalla ricezione della deliberazione comunale e della relativa completa documentazione; nel caso che il piano apporti modificazioni riguardo al regime dei terreni non edificati, quale che ne sia la destinazione urbanistica, è necessaria l’approvazione della variante tramite la Conferenza dei Servizi, e, a tal fine, in base al comma 3, la deliberazione di adozione del piano deve essere trasmessa alla Regione e alla Provincia interessata. <br />	<br />
Il Piano comunale di alienazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare, rivestendo dunque una rilevanza urbanistica con il conseguente possibile impatto sul territorio, ricadrebbe nel campo di applicazione della vigente normativa sulla Valutazione Ambientale Strategica di Piani e Programmi (VAS) disciplinata dall’articolo 6, commi da 2 a 3-bis, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale) e pertanto dovrebbe essere sottoposto almeno alla verifica di assoggettabilità a VAS di cui all’art. 12, comma 6, del medesimo decreto legislativo. Inoltre nel caso in cui le previsioni dello stesso Piano comportino modifiche sostanziali al Piano urbanistico comunale, tali da avere conseguenze ambientali rilevanti, sarebbe necessario attivare la procedura di VAS. <br />	<br />
La mancata sottoposizione, da parte della normativa regionale sui Piani comunali di alienazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare, alla disciplina sulla VAS, presenterebbe dunque profili di illegittimità costituzionale recando disposizioni difformi dalla normativa statale di riferimento, afferente alla materia della «tutela dell’ambiente e dell’ecosistema» di cui all’art. 117, comma 2, lettera s), per la quale lo Stato ha competenza legislativa esclusiva. <br />	<br />
1.2. – Secondo la difesa della Regione Piemonte, la norma impugnata regolerebbe gli effetti urbanistici della approvazione del Piano delle alienazioni e valorizzazioni, e non citando l’istituto della VAS, non avrebbe certo inteso derogare alla sua applicazione, imponendosi al contrario un’interpretazione logica che dà per scontata (senza necessità di espresso richiamo) l’applicazione delle norme statali e regionali, che quella valutazione impongono. <br />	<br />
Nelle more del giudizio di costituzionalità risulta, peraltro, promulgata dal Presidente della Giunta regionale la legge regionale 29 marzo 2011, n. 3 (Modifica all&#8217;articolo 16-bis della legge regionale 5 dicembre 1977, n. 56 (Tutela ed uso del suolo), pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte n. 13 del 31 marzo 2011, con cui si è aggiunto un comma 4-bis all’art. 16-bis: la norma specifica ora che «le modificazioni allo strumento urbanistico generale, di cui al presente articolo sono soggette alla fase di verifica di assoggettabilità alla valutazione ambientale strategica». <br />	<br />
1.3. – La modifica apportata, da parte della legge regionale n. 3 del 2011, alla citata disposizione, ha determinato la cessazione della materia del contendere sul ricorso dello Stato avverso l’art. 16-bis della legge n. 18 del 2010, anche in considerazione della circostanza – desumibile dal tenore della difesa della Regione in ordine alla prassi amministrativa seguita, non contraddetta dal ricorrente, secondo cui la verifica di assoggettabilità andava comunque compiuta – che la norma impugnata non ha comunque determinato medio tempore approvazione di Piani di alienazioni e valorizzazioni senza preventiva sottoposizione a VAS. <br />	<br />
2. – Il ricorrente impugna anche l’art. 27 della legge della Regione Piemonte n. 18 del 2010, recante il titolo «Moratoria delle procedure relative a impianti fotovoltaici non integrati», che sospende le procedure autorizzative in corso o attivate successivamente all’entrata in vigore della legge regionale medesima, relative ad impianti fotovoltaici non integrati, da realizzare su terreni ricompresi in determinate aree di pregio ambientale, individuate dalla Giunta regionale. <br />	<br />
La previsione della legge regionale eccederebbe la competenza della Regione, invadendo quella statale in materia di tutela della concorrenza e ambiente di cui all’art. 117, secondo comma, lettere e) ed s), e violando la normativa di principio statale in materia di «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia», di cui all’art. 117, terzo comma, Cost., oltre che le norme internazionali e comunitarie con conseguente violazione anche del primo comma dell’art. 117 Cost., essendo evidente – ad avviso del ricorrente – che la sospensione del procedimento di autorizzazione incide sul rispetto del termine massimo di conclusione del procedimento, fissato in centottanta giorni dall’art. 12, comma 4, del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 (Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità), che è ispirato alle regole della semplificazione amministrativa e della celerità, e garantisce in modo uniforme sull’intero territorio nazionale, la conclusione entro un termine definito del procedimento autorizzativo. <br />	<br />
2.1. – La difesa regionale replica che la moratoria delle procedure di autorizzazione degli impianti fotovoltaici non integrati agli edifici, da realizzare su terreni ricompresi nelle aree di esclusione di cui al paragrafo 3.3 dell’allegato alla deliberazione della Giunta Regionale 28 settembre 2009, n. 30-12221, persegue lo scopo di salvaguardare alcune parti del territorio piemontese dalla proliferazione incontrollata e pregiudizievole di tali impianti, che implicano rilevanti impatti di carattere ambientale e di consumo del territorio, in attesa delle linee guida nazionali, atteso che a distanza di sette anni dall’entrata in vigore del d.lgs. n. 387 del 2003, delle linee guida, dirette a disciplinare lo svolgimento del procedimento unico per il conseguimento dell’autorizzazione, non sono state emanate. <br />	<br />
2.2. – La questione è fondata. <br />	<br />
2.3. – La normativa internazionale, quella comunitaria, e quella nazionale, manifestano ampio favor per le fonti energetiche rinnovabili, nel senso di porre le condizioni per la massima diffusione dei relativi impianti. In ambito nazionale, la normativa comunitaria è stata recepita dal decreto legislativo n. 387 del 2003, il cui art. 12 enuncia i princìpi fondamentali della materia, di potestà legislativa concorrente, della «produzione, trasporto e distribuzione di energia», cui le Regioni sono vincolate (sentenze nn. 124, 168, 332 e 366 del 2010). Pur non potendosi trascurare la rilevanza che, in relazione agli impianti che utilizzano fonti rinnovabili, riveste la tutela dell’ambiente e del paesaggio, il bilanciamento tra le esigenze connesse alla produzione di energia e gli interessi ambientali impone una preventiva ponderazione concertata in ossequio al principio di leale cooperazione, che il citato art. 12 rimette all’emanazione delle linee guida, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, d’intesa con la Conferenza unificata. <br />	<br />
Solo in base alla formulazione delle linee guida, ogni Regione potrà adeguare i criteri così definiti alle specifiche caratteristiche dei rispettivi contesti territoriali, non essendo nel frattempo consentito porre limiti di edificabilità degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, su determinate zone del territorio regionale (sentenze nn. 166 e 382 del 2009; nn. 119 e 344 del 2010; n. 44 del 2011), e nemmeno sospendere le procedure autorizzative per la realizzazione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili in determinate parti del territorio regionale, fino all’approvazione delle linee guida nazionali (sentenze n. 364 del 2006, n. 382 del 2009, nn. 124 e 168 del 2010). <br />	<br />
E’ evidente che, prevedendo la sospensione dei procedimenti in corso al momento della sua entrata in vigore, e di quelli che saranno iniziati in seguito, la legge regionale ha l’effetto di procrastinare per un periodo di tempo indeterminato il rilascio della relativa autorizzazione, così contravvenendo alla norma di principio (art. 12, comma 4, del d.lgs. n. 387 del 2003), che, ispirata alle regole della semplificazione amministrativa e della celerità, e volta a garantire, in modo uniforme sull’intero territorio nazionale, le regole del procedimento autorizzativo, fissa in centottanta giorni il termine per la conclusione del procedimento. <br />	<br />
L’impossibilità, da parte delle Regioni, di interferire sulla procedura autorizzatoria, facendone dipendere la durata dai tempi di emanazione delle linee guida nazionali, rende poi irrilevante che queste ultime siano state adottate, con decreto ministeriale 10 settembre 2010 (Linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili) (sentenze n. 344 del 2010 e n. 67 del 2011), e che le Regioni vi si siano adeguate. <br />	<br />
D’altro canto il regime autorizzatorio configurato dall’art. 6 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28 (Attuazione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE.), successivamente intervenuto, che ha ratificato le disposizioni delle Linee guida, ivi compresa la possibilità, per le Regioni, di estendere la soglia di applicazione della procedura semplificata agli impianti di potenza nominale fino ad 1 MW elettrico, ha ovviamente applicazione a decorrere dalla sua entrata in vigore (29 marzo 2011). <br />	<br />
L’art. 27 della legge regionale n. 31 del 2010 è, dunque, costituzionalmente illegittimo per violazione dell’art. 117, terzo comma, Cost., in quanto in contrasto con il principio fondamentale fissato dall’art. 12, comma 4, del d.lgs. n. 387 del 2003. <br />	<br />
L’accoglimento di tale questione comporta l’assorbimento della censura formulata con riferimento all’art. 117, primo e secondo comma, lettere e) ed s), Cost. <br />	<br />
<b></p>
<p align=center>per questi motivi</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b>LA CORTE COSTITUZIONALE <br />	<br />
dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 27 della legge della Regione Piemonte 3 agosto 2010, n. 18 (Assestamento al bilancio di previsione per l’anno finanziario 2010 e disposizioni finanziarie); <br />	<br />
dichiara cessata la materia del contendere relativamente alla questione di legittimità costituzionale dell’art. 15 della legge della Regione Piemonte n. 18 del 2010, proposta, in riferimento all’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, dal Presidente del Consiglio dei ministri con il ricorso indicato in epigrafe. </p>
<p>Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, l&#8217;8 giugno 2011. </p>
<p>Depositata in Cancelleria il 15 giugno 2011. </p>
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			</item>
		<item>
		<title>Corte Costituzionale &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.187</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/corte-costituzionale-sentenza-15-6-2011-n-187/">Corte Costituzionale &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.187</a></p>
<p>Pres. Maddalena &#8211; Est. Napolitano sull&#8217;illegittimità costituzionale delle norme della regione marche che qualificano &#8220;privo di rilevanza economica&#8221; il servizio idrico integrato 1. Ambiente e territorio – Acque reflue urbane – Impianti di depurazione &#8211; Art. 30 L.r. Marche n. 16/2010 – Illegittimità costituzionale – Ragioni &#8211; Mancato adeguamento alla</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/corte-costituzionale-sentenza-15-6-2011-n-187/">Corte Costituzionale &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.187</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/corte-costituzionale-sentenza-15-6-2011-n-187/">Corte Costituzionale &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.187</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">Pres. Maddalena &#8211; Est. Napolitano</span></p>
<hr />
<p>sull&#8217;illegittimità costituzionale delle norme della regione marche che qualificano &ldquo;privo di rilevanza economica&rdquo; il servizio idrico integrato</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">1. Ambiente e territorio – Acque reflue urbane – Impianti di depurazione &#8211; Art. 30 L.r. Marche n. 16/2010 – Illegittimità costituzionale – Ragioni &#8211; Mancato adeguamento alla disciplina nazionale.  	</p>
<p>2. Ambiente e territorio &#8211; Servizio idrico integrato &#8211; Art. 40, c. 2 L.r. Marche n. 16/2010 &#8211; Qualifica di servizio privo di rilevanza economica &#8211; Illegittimità costituzionale – Ragioni – Disciplina nazionale &#8211; Qualificazione difforme. 	</p>
<p>3. Ambiente e territorio – Rifiuti prodotti sulle navi &#8211; L.r. Marche n. 16/2010, art. 42, cc. 7 e 9 &#8211; Affidamento della gestione al Comune &#8211; Illegittimità costituzionale – ragioni – Violazione competenza esclusiva statale.</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>1. E’ costituzionalmente illegittimo l’art.30 L.r. Marche n. 16/2010 poiché  individua una tempistica per la realizzazione e l’adeguamento alla disciplina nazionale ed al piano regionale degli impianti per la depurazione delle acque reflue urbane relativi ad insediamenti con oltre duemila abitanti difforme dai termini fissati dall’art. 27 del d.lgs. n. 152/1999. A tal fine è irrilevante la circostanza che l’art. 27 sia stato abrogato dal Codice dell’Ambiente dal momento che, in assenza di una proroga dei termini in esso stabiliti per l’adeguamento degli impianti, non è venuta meno la loro obbligatorietà (considerato anche che l’abrogazione è intervenuta dopo lo scadere di detti termini).	</p>
<p>2. E’ costituzionalmente illegittimo l’art. 40, comma 2, della legge regionale Marche n. 16 del 2010 secondo cui il servizio idrico integrato in quanto di interesse generale riconducibile ai diritti fondamentali della persona non rientra tra i servizi pubblici locali a rilevanza economica poiché in contrasto con la disciplina nazionale. Infatti, il legislatore statale, in coerenza con la normativa comunitaria e sull’incontestabile presupposto che il servizio idrico integrato si inserisce in uno specifico e peculiare mercato, ha correttamente qualificato tale servizio come di rilevanza economica, conseguentemente escludendo ogni potere degli enti infrastatuali di pervenire ad una diversa qualificazione.	</p>
<p>3. E’ costituzionalmente illegittimo l’art. 42 commi 7 e 9 della legge regionale delle Marche n. 16 del 2010 che affida al Comune la disciplina della gestione dei rifiuti prodotti all’interno di una nave nel corso del tragitto compiuto da questa dal porto di partenza a quello di arrivo per violazione della competenza statale. Infatti, tale gestione rientra nella materia della tutela dell’ambiente e dell’ecosistema di competenza esclusiva della Stato e non nella  materia, di competenza regionale concorrente, relativa ai porti e aeroporti civili e alle grandi reti di trasporto e navigazione ed il legislatore statale con l’ art. 5, comma 4, del d.lgs. n. 182 del 2003 ha, viceversa, individuato nella Regione il soggetto pubblico cui tale funzione è assegnata.</p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p><b><P ALIGN=CENTER>REPUBBLICA ITALIANA<br />	<br />
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO</p>
<p>LA CORTE COSTITUZIONALE</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>composta dai signori: Presidente: Paolo MADDALENA; Giudici : Alfio FINOCCHIARO, Alfonso QUARANTA, Franco GALLO, Luigi MAZZELLA, Gaetano SILVESTRI, Sabino CASSESE, Giuseppe TESAURO, Paolo Maria NAPOLITANO, Giuseppe FRIGO, Alessandro CRISCUOLO, Paolo GROSSI, Giorgio LATTANZI,<br />	<br />
ha pronunciato la seguente <br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>SENTENZA</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>nel giudizio di legittimità costituzionale degli artt. 30, 40, comma 2, e 42, commi 7 e 9, della legge della Regione Marche 15 novembre 2010, n. 16 (Assestamento del Bilancio 2010), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorso spedito per la notifica il 17 gennaio 2011, depositato in cancelleria il 25 gennaio 2011 ed iscritto al n. 2 del registro ricorsi 2011. </p>
<p>Visto l’atto di costituzione della Regione Marche; <br />	<br />
udito nell’udienza pubblica del 19 aprile 2011 il Giudice relatore Paolo Maria Napolitano; <br />	<br />
uditi l’avvocato dello Stato Paola Palmieri per il Presidente del Consiglio dei ministri e l’avvocato Stefano Grassi per la Regione Marche. <br />	<br />
<b></p>
<p align=center>Ritenuto in fatto</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b>1. – Giusta conforme deliberazione governativa, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, ha promosso, con ricorso notificato in data 17 gennaio 2011, questione di legittimità costituzionale degli artt. 30, 40, comma 2, e 42, commi 7 e 9, della legge della Regione Marche 15 novembre 2010, n. 16 (Assestamento del Bilancio 2010), affermandone il contrasto con l’art. 117, commi primo e secondo, lettere e) ed s), della Costituzione. <br />	<br />
2. – In particolare, osserva il ricorrente che l’art. 30 della legge regionale n. 16 del 2010 integra, al comma 1, prevedendo interventi definiti indifferibili ed urgenti, il Piano d’ambito di cui all’art. 149 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale). Ciò allo scopo di scongiurare situazioni di emergenza sanitaria derivanti dalla chiusura degli scarichi di acque reflue non a norma e di garantire il raggiungimento degli obiettivi fissati dal piano di tutela delle acque approvato con deliberazione dell’Assemblea regionale n. 145 del 26 gennaio 2010, il quale prevede la realizzazione di interventi per l’adeguamento e la realizzazione di impianti di depurazione delle acque reflue urbane e per il loro collettamento a tali strutture. Al comma 2 viene indicata la data del 31 dicembre 2015 quale termine per la realizzazione degli interventi di cui sopra per gli agglomerati urbani con almeno duemila abitanti equivalenti e, al comma 3, è, infine, previsto che, nel periodo necessario per la realizzazione dei predetti interventi e, comunque, non oltre il termine del 31 dicembre 2015, le Province possano rilasciare autorizzazioni provvisorie relative agli scarichi di cui al comma 1 (cioè quelli «non conformi alla normativa vigente»). <br />	<br />
2.1. – Ad avviso del ricorrente la descritta disciplina viola l’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione «per il tramite della normativa statale di riferimento in materia ambientale, da considerarsi quale disciplina interposta». <br />	<br />
Viene, a tal proposito, richiamato il decreto legislativo n. 152 del 2006 che, fra l’altro, disciplina la tutela delle acque dall’inquinamento e la gestione delle risorse idriche, con disposizioni che costituiscono principi generali di tutela dell’ambiente sia alla luce delle disposizioni costituzionali che di quelle di fonte internazionale e comunitaria. <br />	<br />
In particolare, l’impugnato art. 30 della legge regionale n. 16 del 2010 prevede la realizzazione di interventi che già avrebbero dovuto essere realizzati in attuazione di quanto previsto sia dall’art. 149 del d.lgs. n. 152 del 2006 sia dagli artt. 100 e seguenti del medesimo provvedimento legislativo. <br />	<br />
La disposizione censurata, incidendo sulla medesima materia disciplinata dal d.lgs. n. 152 del 2006, non solo rimette ad un successivo programma redatto in base ad essa l’individuazione delle priorità negli interventi da realizzare e dei relativi tempi, ma fissa, altresì, al 31 dicembre del 2015 il termine massimo per la loro realizzazione con riferimento agli «agglomerati urbani con almeno duemila abitanti equivalenti», consentendo, anche che, sino a tale data, le Province autorizzino provvisoriamente l’utilizzo di scarichi non a norma. <br />	<br />
Siffatta normativa, osserva il ricorrente, pur dichiarandosi finalizzata a tutelare l’igiene e la sanità pubblica, in realtà introduce una deroga alla operatività della normativa statale in materia di tutela dell’ambiente, consentendo, in contrasto con questa, il perpetuarsi di situazioni di mancato adeguamento degli scarichi idrici ai dettami comunitari e nazionali in materia. <br />	<br />
2.2. – Sul punto parte ricorrente ricorda che, a mente degli artt. 27 e 31 del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152 (Disposizioni sulla tutela delle acque dall’inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall’inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole), il termine entro il quale gli agglomerati urbani con un numero di abitanti superiore a 15.000 dovevano dotarsi di una rete fognaria e di un sistema di trattamento delle acque reflue era fissato al 31 dicembre 2000 mentre per quelli aventi un numero di abitanti compreso fra 2.000 e 15.000 il termine era fissato al 31 dicembre 2005. Allorché la predetta normativa è stata abrogata, a seguito dell’entrata in vigore del decreto legislativo n. 152 del 2006, non è stato previsto alcun differimento dei ricordati termini né sono state individuate situazioni legittimanti deroghe al principio, stabilito dall’art. 100 del medesimo decreto legislativo n. 152 del 2006, secondo il quale gli agglomerati urbani con un numero di abitanti equivalenti superiore a 2.000 dovevano essere provvisti di reti fognarie. <br />	<br />
Rilevato che fra le specifiche finalità indicate all’art. 73 del d.lgs. n. 152 del 2006 vi è la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento idrico ed il risanamento dei corpi idrici inquinati, da realizzarsi, tra l’altro, tramite l’adeguamento dei sistemi di fognatura, collegamento e depurazione degli scarichi idrici, nell’ambito del servizio idrico integrato, nonché tramite l’adozione di misure volte al controllo degli scarichi e delle emissioni nelle acque superficiali, osserva ancora il ricorrente che l’impugnato art. 30, rinviando la realizzazione degli interventi di adeguamento e consentendo alle Province di autorizzare in via provvisoria scarichi non conformi alla normativa, si pone in diretto contrasto con la normativa statale, la quale non giustifica né differimenti temporali né deroghe per casi particolari. Esso, quindi, disciplinando aspetti indubbiamente attinenti alla materia ambientale, in maniera difforme rispetto alle disposizioni statali contenute nel decreto legislativo n. 152 del 2006, viola la competenza esclusiva statale di cui all’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost. <br />	<br />
2.3. – Infatti, prosegue il ricorrente, pur essendo vero che, stante la natura trasversale della materia «ambiente», le Regioni possono stabilire, nell’esercizio delle loro competenze, livelli di tutela più elevati, ciò può, comunque avvenire, non al fine di tutelare direttamente il bene ambientale, ma solo per disciplinare adeguatamente gli oggetti riconducibili alle loro specifiche competenze. <br />	<br />
Nel caso che interessa, invece, la Regione è direttamente intervenuta, attraverso la previsione di una proroga nella realizzazione degli interventi necessari e della possibilità di consentire indebite deroghe, sui regimi di tutela riservati, invece, alla competenza esclusiva dello Stato. <br />	<br />
3. – Riguardo al comma 2 dell’art. 40 della legge regionale n. 16 del 2010 – il quale prevede che il servizio idrico integrato, poiché di interesse generale e riconducibile a diritti fondamentali, non rientra tra i servizi pubblici locali a rilevanza economica – il ricorrente osserva che esso si pone in contrasto con l’art. 23-bis del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, il quale, nel disciplinare l’affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, ne ha affermato la pertinenza alla competenza esclusiva dello Stato in tema di tutela della concorrenza e di determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni che debbono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, precisando, altresì, che le disposizioni in esso contenute si applicano a tutti i servizi pubblici locali. <br />	<br />
In particolare, il ricorrente segnala che nella giurisprudenza della Corte già è stata affermata la omologia fra la nozione di «servizio pubblico locale di rilevanza economica» e quella, di fonte comunitaria, di «servizio di interesse economico generale» così come quella fra i concetti di «rilevanza economica» e di «interesse economico generale», intendendosi per tale, secondo la giurisprudenza comunitaria, un interesse che attiene a prestazioni dirette a soddisfare i bisogni di una generalità di utenti e rese nell’esercizio di un’attività economica, cioè consistente nell’offrire beni o servizi su di un determinato mercato. <br />	<br />
Poiché siffatta nozione, avente un contenuto oggettivo, viene utilizzata quale criterio discretivo per l’applicazione delle norme a tutela della concorrenza in tema di affidamento della gestione dei servizi pubblici, ne deriva che la determinazione delle condizioni di rilevanza economica dei servizi pubblici stessi è riservata alla competenza legislativa esclusiva dello Stato in tema di tutela della concorrenza. <br />	<br />
Sotto tale profilo l’art. 40 della legge regionale n. 16 del 2010, il quale sottrae dall’ambito dei servizi pubblici locali a rilevanza economica il servizio idrico integrato, esulerebbe dalla competenza legislativa regionale. <br />	<br />
3.1. – Peraltro, soggiunge il ricorrente, la Corte, con la sentenza n. 325 del 2010, originata da un ricorso proposto avverso una legge dello Stato dalla Regione Marche, già ha affermato che è fatto divieto, stante la portata oggettiva della nozione di «interesse economico», sia agli Stati membri dell’Unione europea che agli enti infrastatuali di decidere discrezionalmente sulla sussistenza o meno dell’interesse in questione, precisando altresì, con specifico riferimento al servizio idrico integrato, che correttamente il legislatore statale lo ha qualificato come servizio di rilevanza economica, escludendo, conseguentemente, «ogni potere degli enti infrastatuali di pervenire ad una diversa qualificazione». <br />	<br />
Conclude sul punto il ricorrente ricordando che, sulla base della giurisprudenza della Corte, la disciplina concernente le modalità dell’affidamento della gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, non ascrivibile né alla competenza legislativa statale in materia di determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali né a quella relativa alla individuazione delle funzioni fondamentali di Comuni, Provincie e Città metropolitane, va, invece, ricondotta alla competenza statale in tema di tutela della concorrenza, data la sua diretta incidenza sul mercato. <br />	<br />
D’altra parte, precisa il ricorrente, oltre a violare l’art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione, l’art. 40 della legge regionale n. 16 del 2010 si pone altresì in contrasto con il primo comma dell’art. 117 della Costituzione, in quanto, restringendo la nozione di servizio pubblico locale a rilevanza economica, in deroga alla previsione contenuta nell’art. 23-bis del d.l. n. 112 del 2008, e, di conseguenza, escludendo l’affidamento e la gestione del servizio idrico integrato dall’ambito di operatività della disciplina comunitaria in tema di concorrenza, libertà di stabilimento e libera prestazione dei servizi, limita, violando il predetto parametro costituzionale, l’applicazione nel nostro ordinamento dei vincolanti principi comunitari vigenti nelle sopraindicate materie. <br />	<br />
4. – Il ricorrente deduce, infine, l’illegittimità costituzionale anche dell’art. 42, comma 7, della legge regionale n. 16 del 2010, in quanto, nel modificare l’art. 4 della legge regionale 12 ottobre 2009, n. 24 (Disciplina regionale in materia di gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati), prevede che il compito di «curare» le procedure per l’affidamento del servizio di gestione dei rifiuti di cui all’art. 5, comma 4, del decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 182 (Attuazione delle direttiva 2000/59/CE relativa agli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi ed i residui del carico), sia assegnato ai Comuni territorialmente competenti. <br />	<br />
Lamenta il ricorrente che la disposizione impugnata, affidando ai Comuni le procedure relative al servizio di gestione dei rifiuti portuali, si pone in contrasto con l’art. 5, comma 4, del d.lgs. n. 182 del 2003, il quale, invece, attribuisce siffatta competenza alle Regioni, peraltro previa intesa con l’Autorità marittima per i fini di interesse di quest’ultima. <br />	<br />
Parimenti in contrasto con le norme statali in materia ambientale è, secondo l’avviso del ricorrente, il comma 9 del medesimo art. 42, il quale, interpretando autenticamente il comma 1 dell’art. 61 della legge regionale 17 maggio 1999, n. 10 (Riordino delle funzioni amministrative della Regione e degli Enti locali nei settori dello sviluppo economico ed attività produttive, del territorio, ambiente e infrastrutture, dei servizi alla persona e alla comunità, nonché dell’ordinamento ed organizzazione amministrativa), dispone che, fra le funzioni amministrative attribuite ai Comuni, concernenti la manutenzione dei porti, ci siano anche quelle aventi ad oggetto le procedure relative all’affidamento del servizio di gestione dei rifiuti di cui all’art. 5, comma 4, del d.lgs. n. 182 del 2003. <br />	<br />
L’attribuzione di tale funzione ai Comuni contrasta anch’essa con l’art. 5, comma 4, del d.lgs. n. 182 del 2003 che, come detto, assegna, invece, tale compito alle Regioni, d’intesa con l’Autorità marittima. <br />	<br />
4.1. – Siffatto contrasto, unitamente all’intervento legislativo nella materia «tutela dell’ambiente e dell’ecosistema» riservata alla competenza statale, integra, secondo il ricorrente, la violazione dell’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione. <br />	<br />
5. – Conclusivamente, il ricorrente, oltre a chiedere la dichiarazione di illegittimità costituzionale delle norme censurate, chiede altresì, stante la particolare gravità dell’illegittimità per violazione delle competenze in materia di concorrenza e dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario, la sospensione cautelare della esecuzione del solo art. 40, comma 2, della legge regionale delle Marche n. 16 del 2010. <br />	<br />
6. – Si è costituita in giudizio la Regione Marche, in persona del Presidente della Giunta regionale, contestando la fondatezza della questione di legittimità costituzionale sollevata con il ricorso in esame nella parte in cui essa ha per oggetto l’art. 30 e i commi 7 e 9 dell’art. 42 della legge regionale n. 16 del 2010, mentre, per quel che concerne il comma 2 dell’art. 40 della citata legge regionale, prende atto dell’orientamento espresso dalla Corte con le sentenze n. 325 del 2010 e 26 del 2011, peraltro ritenendo che non sussistano gli estremi per l’invocata sospensione cautelare degli effetti della disposizione legislativa censurata. <br />	<br />
6.1. – Con riferimento alla censura rivolta all’art. 30 della legge regionale n. 16 del 2010, la difesa regionale osserva che si deve, in primo luogo, fare chiarezza sul significato normativo della disposizione censurata, la quale ha ad oggetto esclusivamente gli scarichi di acque reflue provenienti dagli agglomerati urbani. L’ambito di applicazione della disposizione regionale, pertanto, è inequivocamente riferito agli scarichi delle pubbliche fognature e, più in generale, agli scarichi di acque reflue urbane posti sotto la responsabilità dei gestori del servizio idrico integrato. <br />	<br />
Ad avviso della resistente, ratio e finalità della disciplina sono chiaramente sintetizzate nell’incipit del comma 1, cioè scongiurare una situazione emergenziale dovuta al fatto che nella Regione Marche sussistono ancora situazioni di non conformità delle predette tipologie di scarichi alla normativa vigente, le quali imporrebbero – a rigore – la chiusura immediata di tali scarichi, con evidenti ripercussioni sia di natura igienico-sanitaria sia di natura propriamente ambientale. <br />	<br />
Sulla base di queste premesse, aggiunge la Regione, è possibile scomporre la disposizione impugnata in due parti. Coi primi due commi, il legislatore regionale ha previsto la necessità di procedere all’integrazione coattiva dei piani d’ambito di cui all’art. 149 del d.lgs. n. 152 del 2006 con un «programma di interventi indifferibili e urgenti per l’adeguamento o la realizzazione di impianti di depurazione delle acque reflue urbane e collettamento a impianti di depurazione» il quale preveda, altresì, la definizione delle priorità delle opere e dei loro tempi, individuando, comunque il termine inderogabile del 31 dicembre 2015 per gli interventi relativi agli agglomerati urbani con popolazione superiore ai duemila abitanti equivalenti. Gli interventi consistono, dunque, esclusivamente in opere pubbliche infrastrutturali poste a carico dei gestori del servizio idrico integrato, da finanziare direttamente con fondi pubblici o coi proventi della tariffa riscossa per i servizi idrici. <br />	<br />
Nella seconda parte il legislatore regionale, col comma 3, ha previsto un regime di “autorizzabilità provvisoria” degli scarichi esistenti ed ancora non conformi alla normativa limitato al solo periodo necessario alla realizzazione degli interventi di cui al comma 1 (e comunque non oltre il termine massimo ivi fissato); regime provvisorio giustificato proprio dalla necessità di conseguire, a fronte di una generalizzata situazione di irregolarità degli scarichi delle acque reflue, l’adeguamento di quelli provenienti dagli agglomerati urbani della Regione alle vigenti discipline nazionali e comunitarie, nonché agli obiettivi del Piano di tutela delle acque (Pta). <br />	<br />
6.2. – Di ciò, aggiunge la Regione, essa si era fatta carico già in sede di redazione del Pta, di cui all’art. 121 del d.lgs. n. 152 del 2006, che era stato dalla medesima approvato, previa “validazione” da parte del Ministero dell’ambiente nonché di altre autorità pubbliche. Nel Pta, verificata la non conformità ai parametri normativi di ben 55 agglomerati urbani aventi popolazione superiore a duemila abitanti equivalenti su di un totale di 95 e rilevata la necessità di idonei interventi, si precisava che sarebbe stato compito della Giunta regionale verificare la congruenza e la sufficienza di tali interventi, la cui tempistica, peraltro, era fissata in un arco molto ampio di tempo. <br />	<br />
Andando a sintetizzare il contenuto del Pta, la Regione osserva che esso indicava: gli interventi infrastrutturali già previsti in ogni Ambito territoriale ottimale (Ato) nonché i relativi costi; i termini, ordinatori, entro i quali i gestori del servizio idrico integrato dovevano procedere alla loro realizzazione; la necessità del tempestivo adeguamento dei piani d’ambito al Pta, mediante un programma approvato dalla Giunta regionale avente, riguardo agli interventi ritenuti più urgenti, efficacia cogente per i gestori del servizio idrico; la previsione di termini massimi, anche essi ordinatori, per l’adeguamento degli impianti di depurazione ai valori limite. <br />	<br />
Emergerebbe quindi chiaramente la connessione che lega il contenuto del censurato art. 30 della legge regionale n. 16 del 2010 con le previsioni del Pta che sono rese in termini più rigorosi: il primo, infatti, per la Regione, prevede come coattiva la integrazione dei piani d’ambito che il Pta prevede come facoltativa; fissa tassativamente, e non in via meramente ordinatoria, al 31 dicembre 2015 il termine per gli interventi di adeguamento negli agglomerati urbani con almeno duemila abitanti equivalenti; consente esplicitamente alle Province di autorizzare, sino alla tempestiva realizzazione di tali interventi, scarichi nelle pubbliche fognature non a norma, facoltà questa che, ad avviso della Regione, doveva ritenersi implicitamente contemplata anche dal Pta. <br />	<br />
Dal descritto quadro emergerebbe, secondo la Regione, «l’assurdità della tesi sostenuta dalla ricorrente», in base alla quale, dovendo le reti fognarie e gli impianti di depurazione essere già stati adeguati e non essendo consentita la persistenza di scarichi non a norma, la Regione Marche, preso atto della diversa situazione esistente nel suo territorio, non poteva prevedere un programma di adeguamento degli impianti esistenti, ma doveva procedere alla chiusura di quelli non a norma, senza tenere conto, nel fare ciò, delle gravi implicazioni pratiche che tale decisione avrebbe comportato (evacuazione dei centri abitati non a norma; sistemazione dei cittadini trasferiti in abitazioni; immediata realizzazione di impianti a norma). <br />	<br />
6.3. – Al di là di tali conseguenze, precisa la resistente, la tesi posta a base del ricorso è errata in diritto, come dimostra l’analisi di numerose disposizioni contenute nel d.lgs. n. 152 del 2006. <br />	<br />
A tal proposito la resistente, convenendo sul fatto che la disposizione censurata, data la prevalenza sulle concorrenti materie della sanità e dell’igiene pubblica, sia riconducibile all’ambito materiale della «tutela dell’ambiente e dell’ecosistema», rileva che essa ha ad oggetto la tutela delle acque dall’inquinamento e la gestione del servizio idrico integrato, temi riguardo ai quali il legislatore del d.lgs. n. 152 del 2006 ha affidato alle Regioni una «vastissima serie di competenze normative ed amministrative» delle quali si deve tenere conto nel valutare la legittimità della disciplina ora in esame. <br />	<br />
Nella comparsa sono esaminate, quindi, diverse disposizioni contenute nel d.lgs. n. 152 del 2006: in particolare gli artt. 73 (il quale, nell’indicare gli strumenti tramite i quali conseguire gli obiettivi generali di tutela idrica, segnala l’adeguamento dei sistemi di fognatura, il collegamento e la depurazione degli scarichi nonché la graduale diminuzione di questi), 100 (il quale, dopo aver imposto la dotazione di reti fognarie per le acque reflue prodotte da agglomerati aventi almeno 2000 abitanti equivalenti, prevede che, relativamente ad insediamenti, installazioni o edifici isolati, siano le Regioni ad individuare sistemi pubblici o sistemi alternativi che assicurino la medesima protezione ambientale sia i tempi per l’adeguamento degli scarichi esistenti ad essi), 105 (il quale prevede le modalità di trattamento delle acque reflue urbane), 121 (che prevede, quale fondamentale strumento di tutela delle risorse idriche, il Pta, affidato alla competenza delle Regioni ed approvato all’esito di un procedimento che vede coinvolto il Ministero dell’Ambiente e le Autorità di bacino, ed il cui comma 3 prevede che il Pta contenga, fra l’altro, le misure volte alla tutela qualitativa e quantitativa del sistema idrico, mentre il successivo comma 4 addita fra contenuti del medesimo Pta «l’indicazione della cadenza temporale degli interventi e delle relative priorità»), 124 (in base al quale il regime autorizzatorio degli scarichi delle acque reflue domestiche e delle reti fognarie è definito dalle Regioni nei limiti di cui all’art. 101, commi 1 e 2, ed il cui comma 6, affida alle Regioni la disciplina delle fasi di autorizzazione provvisoria degli impianti di depurazione delle acque reflue), 126 (secondo il quale le Regioni disciplinano le modalità di approvazione degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane nonché di autorizzazione provvisoria in sede di avvio dell’impianto), 149 (il quale detta la disciplina del piano d’ambito, predisposto dalla Autorità d’ambito e approvato dalla Regione, nel quale è contenuto un programma di interventi, con l’indicazione delle relative infrastrutture e dei tempi per la loro realizzazione). <br />	<br />
6.4. – La Regione osserva, infine, che, ove non fossero sufficienti i descritti indici normativi a dimostrare l’esistenza di specifiche competenze regionali in tema di adeguamento delle reti fognarie esistenti e degli impianti di depurazione e trattamento delle acque reflue, ivi compreso il regime di autorizzazione provvisoria degli scarichi non ancora conformi alla disciplina vigente, decisivo rilievo in tal senso avrebbe l’art. 170 del d.lgs. n. 152 del 2006 che, al comma 5, espressamente, afferma che «le Regioni definiscono, in termini non inferiori a due anni, i tempi di adeguamento alle prescrizioni […] contenute nella legislazione regionale attuativa della parte III del presente decreto e nei» Pta. <br />	<br />
Ritiene, pertanto, la resistente difesa che, a fronte del descritto quadro normativo, sarebbe assai difficile sostenere che il legislatore regionale abbia introdotto una proroga nella realizzazione del programma per l’adeguamento delle reti fognarie ed un regime derogatorio per gli esistenti scarichi non a norma, con ciò ponendosi in contrasto con le previsioni del legislatore statale in materia di «tutela dell’ambiente». <br />	<br />
D’altra parte la Regione Marche sottolinea che disposizioni legislative analoghe a quella ora in esame sono state introdotte in altre legislazioni regionali, come, ad esempio, la legge regionale della Toscana 3 marzo 2010, n. 28, recante «Misure straordinarie in materia di scarichi nei corpi idrici superficiali. Modifica alla legge regionale 31 maggio 2006, n. 20 (Norme per la tutela delle acque dall’inquinamento) e alla legge regionale 18 maggio 1998, n. 25 (Norme per la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti inquinati)», senza che il Governo abbia ritenuto di doverle censurare di fronte alla Corte costituzionale. <br />	<br />
7. – Passando all’esame delle censure aventi ad oggetto i commi 7 e 9 dell’art. 42 della legge regionale n. 16 del 2010, la difesa regionale, messa in luce la connessione esistente fra le due disposizioni, rileva come, diversamente da quanto sostenuto da parte ricorrente, non vi sia motivo per ritenere che, per effetto di esse, sia venuta meno, nel procedimento volto all’affidamento del servizio di gestione di rifiuti portuali, l’intesa con l’Autorità marittima prescritta dal legislatore statale. Infatti, rispetto alla normativa invocata dal ricorrente quale parametro interposto, l’unica differenza sta nello spostamento della competenza della “cura” delle predette procedure di affidamento dalla Regione al Comune, senza, si ribadisce, che ne sia coinvolta la restante struttura procedurale. <br />	<br />
Fermo questo, la resistente osserva che, pertanto, la questione si concentra sulla sussistenza o meno di una competenza regionale a disporre il trasferimento in capo ai Comuni della predetta funzione amministrativa. <br />	<br />
7.1. – A tal proposito, la Regione ricorda come la disposizioni indicata dal ricorrente come norma interposta, cioè l’art. 5, comma 4, del d.lgs. n. 182 del 2003, sia frutto di una novella inserita dall’art. 4-bis del decreto legge 25 settembre 2009, n. 135 (Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee), disposizione quest’ultima a sua volta introdotta in occasione della conversione in legge del predetto decreto legge, intervenuta con legge 20 novembre 2009, n. 166. <br />	<br />
Scopo dichiarato della novella era di evitare la apertura di una ulteriore procedura di infrazione a carico dello Stato italiano di fronte agli organi della Giustizia comunitaria per non avere provveduto ad elaborare un piano di raccolta dei rifiuti per ciascun porto italiano. <br />	<br />
Ritiene la resistente difesa che l’ambito materiale cui ascrivere l’intervento legislativo statale non sia quello della tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, essendo esso volto a dare attuazione alla disciplina comunitaria in materia di trasporti marittimi che il legislatore costituzionale, ai sensi dell’art. 117, terzo comma, della Costituzione, ha affidato alla potestà legislativa concorrente di Stato e Regioni, sotto la specie dei «porti ed aeroporti civili» e delle «grandi reti di trasporto e navigazione». <br />	<br />
Di ciò sarebbe consapevole lo stesso legislatore statale che, all’art. 16, comma 2, del d.lgs. n. 182 del 2003, ha espressamente fatto salva la competenza legislativa regionale nel dare attuazione alla Direttiva comunitaria 2000/59/CE nel rispetto dei vincoli derivanti, appunto, dal diritto comunitario e dei «principi fondamentali» espressi dal decreto legislativo stesso. <br />	<br />
Così stando le cose, la normativa regionale non avrebbe invaso un ambito competenziale statale, ma si sarebbe mossa, nel rispetto dei principi fondamentali rinvenibili nella legislazione statale, entro i limiti della competenza regionale al fine di dare attuazione al diritto comunitario. <br />	<br />
7.2. – Peraltro, soggiunge conclusivamente la Regione, la infondatezza della questione di legittimità costituzionale dei commi 7 e 9 dell’art. 42 della legge regionale n. 16 del 2010, emergerebbe anche là dove si aderisse alla tesi governativa che assegna l’intervento legislativo regionale alla materia «tutela dell’ambiente», dato che esso, infatti, si sarebbe realizzato in esecuzione di quanto previsto dagli artt. 196 e 199 del d.lgs. n. 152 del 2006. La prima delle due disposizioni citate assegna alla competenza regionale sia la predisposizione, adozione e aggiornamento dei piani di gestione dei rifiuti, sia la regolamentazione della attività di gestione dei rifiuti stessi, mentre l’art. 199, al comma 3, lettera b), prevede che nel piano regionale di gestione dei rifiuti sia trattata anche la questione dei «flussi di rifiuti disciplinati da una normativa comunitaria specifica», e al comma 4, lettera a), che esso possa contemplare anche «gli aspetti organizzativi connessi alla gestione dei rifiuti». <br />	<br />
Tali previsioni, ad avviso della Regione Marche, dimostrano che la competenza normativa regionale sull’attività di gestione dei rifiuti, ivi compresi gli aspetti organizzativi, deriva da esplicite scelte del legislatore statale. Pertanto, ben poteva la Regione, spendendo detta sua competenza ed applicando i principi di sussidiarietà ed adeguatezza, allocare presso i Comuni la funzione amministrativa relativa alle procedure di affidamento del servizio di gestione dei rifiuti portuali. <br />	<br />
8. – Riguardo, infine, alla questione avente ad oggetto l’art. 40, comma 2, della legge regionale n. 16 del 2010, la Regione prende atto che, immediatamente dopo la promulgazione della predetta legge, la Corte costituzionale, con la sentenza n. 325 del 2010, successivamente ribadita dalla sentenza n. 26 del 2011, ha affermato che esula dalla potestà normativa regionale la possibilità di qualificare il servizio idrico integrato in termini di irrilevanza economica; ritiene, pertanto, di non contestare tale indirizzo giurisprudenziale. <br />	<br />
Osserva, peraltro, che la natura sostanzialmente programmatica della disposizione in questione porta ad escludere la sussistenza di un suo immediato effetto, di talché, difettando qualsivoglia pericolo di pregiudizio per l’interesse pubblico e per l’ordinamento giuridico della Repubblica nella pendenza del giudizio, non si giustificherebbe la richiesta di sospensione cautelare degli effetti della norma impugnata formulata da parte ricorrente. <br />	<br />
9. – In prossimità della data fissata per la discussione del ricorso la Regione Marche ha depositato una breve memoria illustrativa nella quale, ferme le conclusioni già rassegnate, ha ribadito che le disposizioni contenute negli artt. 30 e 42, commi 7 e 9, della legge regionale n. 16 del 2010 si fondano su diverse disposizioni legislative statali che, pur con riguardo alla materia di legislazione esclusiva della tutela dell’ambiente, affidano alle Regioni, anche dopo la revisione del Titolo V della Parte II della Costituzione effettuata nel 2001, una competenza legislativa «integrativa-attuativa». <br />	<br />
A sostegno di tale tesi parte resistente osserva che non solo essa ha trovato fautori nella dottrina, ma anche che la medesima troverebbe un ampio riscontro nella giurisprudenza della Corte, da essa richiamata, la quale avrebbe più volte scrutinato in senso favorevole la legittimità di disposizioni legislative regionali emanate in attuazione di norme statali che, seppure all’interno di ambiti materiali riconducibili alla legislazione esclusiva dello Stato, avevano riconosciuto la competenza legislativa delle Regioni. <br />	<br />
<b></p>
<p align=center>Considerato in diritto</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b>1. – Il Presidente del Consiglio dei ministri dubita della legittimità costituzionale degli artt. 30, 40, comma 2, e 42, commi 7 e 9, della legge regionale delle Marche 15 novembre 2010, n. 16 (Assestamento del Bilancio 2010), affermandone il contrasto con l’art. 117, commi primo e secondo, lettere e) ed s), della Costituzione. <br />	<br />
Con riferimento all’impugnato art. 40, comma 2, della legge regionale n. 16 del 2010, il ricorrente chiede, altresì, che, in pendenza di giudizio, sia sospesa, ai sensi dell’art. 35 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), la sua esecuzione. <br />	<br />
2. – Con l’art. 30 della legge regionale n. 16 del 2010 la Regione Marche ha inteso ovviare alla generalizzata situazione di non conformità alla normativa vigente che caratterizza il sistema di smaltimento e depurazione degli scarichi idrici negli agglomerati urbani ubicati nella Regione aventi almeno duemila abitanti equivalenti, secondo la definizione di «abitante equivalente» fornita dall’art. 74, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale). <br />	<br />
La Regione ha previsto che, in attuazione della norma censurata, sia integrato il piano d’ambito di cui all’art. 149 del d.lgs. n. 152 del 2006 con una serie di interventi, definiti indifferibile ed urgenti, atti ad adeguare e realizzare impianti di depurazione delle acque reflue, nonché la rete di collettori, perché queste pervengano ai predetti impianti. In occasione della cennata integrazione dovranno essere anche stabilite le priorità per la realizzazione di tali interventi, nonché i relativi tempi, che, comunque, giusta la previsione contenuta nel comma 2 della censurata disposizione legislativa regionale, non potranno superare la data del 31 dicembre 2015. Entro tale periodo, ovvero in quello più breve entro il quale gli interventi saranno realizzati, è consentito alle Province di autorizzare, in via provvisoria, gli scarichi non conformi alla normativa vigente. <br />	<br />
2.1. – Il ricorrente Presidente del Consiglio deduce il contrasto della citata disposizione legislativa regionale con l’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, essendo la legge regionale intervenuta nella materia della «tutela dell’ambiente e dell’ecosistema», riservata alla competenza legislativa esclusiva dello Stato, e violando, altresì, diversi principi fondamentali espressi dal decreto legislativo n. 152 del 2006. <br />	<br />
La questione di legittimità costituzionale è fondata. <br />	<br />
Non vi è alcun dubbio (né la Regione lo solleva) sul fatto che l’ambito materiale cui ascrivere la disposizione legislativa in esame sia quello della tutela ambientale. Infatti, anche di recente, questa Corte ha espressamente affermato che «la disciplina degli scarichi idrici, come più in generale la tutela delle acque dall’inquinamento, è ascrivibile alla competenza legislativa esclusiva dello Stato» (sentenza n. 44 del 2011). <br />	<br />
Nello svolgimento di siffatta competenza, pertanto, lo Stato è abilitato ad adottare una propria disciplina, che costituisce un limite adeguato di tutela non derogabile dalle Regioni (sentenza n. 61 del 2009). Queste ultime, a loro volta, attesa la possibilità che la competenza in materia ambientale sia intercettata dalle competenze, concorrenti o residuali, proprie delle Regioni, possono, nell’esercizio di queste ultime, o adeguarsi al predetto limite ovvero determinare limiti di tutela più elevati rispetto a quelli statali (sentenza n. 30 del 2009), ma mai dettarne di nuovi più blandi. <br />	<br />
2.2. – Nel caso che interessa è, viceversa, palese che la legislazione della Regione Marche, individuando una tempistica per la realizzazione e l’adeguamento di impianti per la depurazione delle acque reflue urbane relativi ad insediamenti con oltre duemila abitanti equivalenti, consente il protrarsi della attuale situazione di diffusa irregolarità addirittura sino al 31 dicembre 2015, cioè per oltre 10 e 15 anni rispetto ai termini fissati dall’art. 27 del d.lgs. 11 maggio 1999, n. 152 (Disposizioni sulla tutela delle acque dall’inquinamento e recepimento della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane e della direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall’inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole). Quest’ultimo, infatti, prevedeva che «1. Gli agglomerati devono essere provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane: a) entro il 31 dicembre 2000 per quelli con un numero di abitanti equivalenti superiore a 15.000; b) entro il 31 dicembre 2005 per quelli con un numero di abitanti equivalenti compreso tra 2.000 e 15.000». <br />	<br />
La circostanza che il suddetto d.lgs. n. 152 del 1999 sia stato abrogato dall’art. 175 del successivo d.lgs. n. 152 del 2006 non influisce sulla precedente conclusione, in quanto l’abrogazione è stata disposta quando il termine (anche quello più ampio, relativo agli agglomerati con un numero di abitanti compreso tra le 2.000 e 15.000 unità) era già scaduto e, quindi, quanto era previsto dalla citata disposizione legislativa doveva ritenersi già attuato. In assenza di una proroga di detti termini, da disporsi prima della scadenza, o di una riapertura dei termini stessi, l’abrogazione della suddetta disposizione non vale infatti a far venir meno l’obbligatorietà di un adempimento che doveva essere effettuato prima della data in cui l’abrogazione è stata disposta. <br />	<br />
Del resto il d.lgs. n. 152 del 2006, nel dettare un’ulteriore e più significativa disciplina relativa agli scarichi, parte dal presupposto che quanto disposto in tale materia dal precedente d.lgs. n. 152 del 1999 sia stato realizzato. <br />	<br />
Ciò risulta evidente quando, all’art. 100, dà per scontato che gli agglomerati con un numero di abitanti equivalenti superiore a 2000 siano provvisti di una rete fognaria per il collettamento delle acque reflue urbane; quando all’art. 101 fa riferimento agli «obiettivi di qualità» ed ai «valori limite» degli scarichi; quando all’art. 105 prevede che gli scarichi di acque reflue urbane provenienti da agglomerati con meno di 10.000 abitanti equivalenti «recapitanti» in acque marino-costiere debbano essere sottoposti ad un adeguato trattamento di depurazione; quando all’art. 116 fa riferimento ai programmi integrativi dei piani di tutela delle acque, che debbono essere approvati dalle Regioni entro l’anno 2009 ed attuati da queste entro il 2012. <br />	<br />
Si tratta, in definitiva, di disposizioni che mirano a migliorare, fissando livelli di trattamento più elevati, una situazione di fatto, relativamente alla rete degli scarichi fognari, che si presuppone esistente. <br />	<br />
Il censurato art. 30 della legge regionale prevedendo, al comma 3, altresì, la possibilità che le Province autorizzino, per la stessa durata quinquennale (ancorché in via provvisoria), gli scarichi idrici non conformi alla normativa vigente, legittimandone, per tale ampio periodo, l’esercizio, determina anche esso un livello di protezione del bene ambientale senza dubbio deteriore rispetto a quello stabilito dalla legislazione statale. <br />	<br />
Il fatto che la Regione Marche – peraltro neppure nell’esercizio di una sua potestà legislativa, dato che l’intervento normativo in questione si caratterizza per essere esclusivamente riferibile alla tutela ambientale – abbia predisposto, tramite l’art. 30 della legge regionale n. 16 del 2010, strumenti che, come sopra messo in luce, incidono sulla tutela ambientale in senso deteriore rispetto a quelli approntati dallo Stato – come plasticamente fotografa la previsione della stessa autorizzabilità in deroga di scarichi non a norma – dimostra l’esorbitanza della disposizione legislativa regionale nei confronti dei limiti competenziali stabiliti dall’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., il cui rispetto impone che solo allo Stato spetti di decidere anche per ciò che riguarda possibili trattamenti derogatori, qualora vi siano gravi situazioni contingenti. <br />	<br />
Né ha rilievo, ai fini della eventuale declaratoria di non fondatezza della sollevata questione di legittimità costituzionale della norma ora in esame, il fatto, affermato dalla Regione Marche, che altra disposizione, avente tenore analogo o anche identico a questa ed adottata da una diversa Regione, non sia stata oggetto di censura da parte governativa. <br />	<br />
Nessuna forma di acquiescenza riguardo ad altre successive norme, infatti, è dato riscontrare nel nostro ordinamento nella mancata impugnazione di una disposizione di legge pur avente il medesimo contenuto dell’altra sopravvenuta. <br />	<br />
3. – Riguardo all’impugnazione dell’art. 40, comma 2, della legge regionale n. 16 del 2010 – il quale prevede testualmente che «Il servizio idrico integrato in quanto di interesse generale riconducibile ai diritti fondamentali della persona non rientra tra i servizi pubblici locali a rilevanza economica» – deve preliminarmente osservarsi che, essendo trattata la questione di legittimità costituzionale di siffatta norma in tempi ravvicinati rispetto alla presentazione del ricorso, non mette conto esaminare se ricorrano o meno gli estremi per procedere alla richiesta sospensione della esecuzione, ex art. 35 della legge n. 87 del 1953, dell’atto impugnato. <br />	<br />
Ad avviso dello Stato la censurata disposizione regionale, determinando la sottrazione della disciplina dell’affidamento della gestione del servizio idrico integrato alla applicazione delle norme nazionali e comunitarie in tema di concorrenza, libertà di stabilimento e libera prestazione dei servizi, si porrebbe in contrato sia con l’art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione, che assegna alla competenza esclusiva dello Stato la disciplina posta a «tutela della concorrenza», sia con l’art. 117, primo comma, della Costituzione che vincola l’esercizio della potestà legislativa anche delle Regioni al rispetto dell’ordinamento comunitario. <br />	<br />
3.1. – La questione è fondata. <br />	<br />
3.2. – Al riguardo, tenuto anche conto di quanto sostenuto sul punto dalla difesa regionale, è sufficiente richiamare, in breve, quanto, di recente, osservato da questa Corte allorché ebbe ad affermare – nell’esaminare la coerenza costituzionale, posta in dubbio dalla stessa Regione ora resistente, dell’art. 23-bis, commi 2, 3 e 4, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato a seguito della entrata in vigore dell’art. 15, comma 1, del decreto legge 25 settembre 2009, n. 135 (Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee), convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 2009, n. 166 – che «il legislatore statale, in coerenza con la […] normativa comunitaria e sull’incontestabile presupposto che il servizio idrico integrato si inserisce in uno specifico e peculiare mercato (come riconosciuto da questa Corte con la sentenza n. 246 del 2009), ha correttamente qualificato tale servizio come di rilevanza economica, conseguentemente escludendo ogni potere degli enti infrastatuali di pervenire ad una diversa qualificazione» (sentenza n. 325 del 2010). <br />	<br />
La difforme affermazione contenuta nell’art. 40, comma 2, della legge regionale n. 16 del 2010, è, pertanto, affetta da un evidente vizio di legittimità costituzionale. <br />	<br />
4. – Anche i commi 7 e 9 dell’art. 42 della legge regionale n. 16 del 2010, disposizioni fra loro indissolubilmente legate da un vincolo di intima coerenza logica, sono censurati dal Presidente del Consiglio. Il primo prevede la novellazione dell’art. 4 della legge regionale 12 ottobre 2009, n. 24 (Disciplina regionale in materia di gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati), attraverso l’inserimento, dopo il comma 1, di un ulteriore comma 1-bis, in base al quale la cura delle procedure relative all’affidamento del servizio di gestione dei rifiuti prodotti dalle navi e dei residui del carico spetta ai Comuni territorialmente competenti. Il secondo fornisce l’interpretazione autentica del comma 1 dell’art. 61 della legge regionale 17 maggio 1999, n. 10 (Riordino delle funzioni amministrative della Regione e degli Enti locali nei settori dello sviluppo economico ed attività produttive, del territorio ambiente e infrastrutture, dei servizi alla persona e alla comunità, nonché dell’ordinamento ed organizzazione amministrativa), nel senso che tra le funzioni amministrative concernenti la manutenzione dei porti, attribuite ai Comuni, sono comprese le procedure relative all’affidamento del servizio di gestione dei rifiuti prodotti dalle navi e dei residui del carico. Essi sono censurati dal Presidente del Consiglio dei ministri in quanto individuano – in materia attribuita dall’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione alla competenza esclusiva dello Stato, poichè relativa alla «tutela dell’ambiente e dell’ecosistema» – il soggetto cui è assegnata la cura delle procedure per l’affidamento del servizio di gestione di una particolare tipologia di rifiuti non nella Regione – così come stabilito dall’art. 5, comma 4, del decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 182 (Attuazione della direttiva 2000/59/CE relativa agli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi ed i residui di carico) – ma nel Comune territorialmente competente (cioè quello ove è ubicato il porto nel quale la nave produttrice dei rifiuti è pervenuta). <br />	<br />
Oltre a ciò lo Stato ha censurato le predette disposizioni in quanto esse prevedrebbero, in ulteriore contrasto con la previsione del citato art. 5, comma 4, del decreto legislativo n. 182 del 2003, che nella cura delle predette procedure l’Ente territoriale operi in assenza di una previa intesa con l’Autorità marittima per i fini di interesse di quest’ultima. <br />	<br />
4.1. – Anche in questo caso la questione è fondata. <br />	<br />
4.2. – Ritiene, infatti, questa Corte che non possa dubitarsi che l’ambito materiale cui ascrivere l’intervento legislativo in questione sia quello della disciplina dei rifiuti, ricadente, per costante giurisprudenza costituzionale, nella più generale materia della «tutela dell’ambiente e dell’ecosistema» (così, fra le più recenti, le sentenze n. 373 del 2010, n. 127 del 2010 e n. 61 del 2009). <br />	<br />
Il fatto che i rifiuti di cui si tratta siano stati prodotti all’interno di una nave nel corso del tragitto compiuto da questa dal porto di partenza a quello di arrivo pare, invero, circostanza irrilevante e non certamente idonea ad attrarre, così come sostenuto dalla resistente difesa, siffatta disciplina alla materia, di competenza regionale concorrente, relativa ai porti e aeroporti civili e alle grandi reti di trasporto e navigazione. <br />	<br />
Ciò che nella fattispecie ha rilievo non è il luogo di produzione dei rifiuti, ma il fatto che di rifiuti si tratti. Un diverso argomentare porterebbe, ad esempio, a ricondurre alla competenza regionale concorrente afferente alla tutela della salute la tematica relativa alla gestione dei rifiuti di provenienza sanitaria, laddove la loro disciplina invece pertenga, sia pure sotto la specie dei rifiuti speciali, alla competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela dell’ambiente. <br />	<br />
Quanto osservato in ordine alla individuazione dell’ambito materiale cui appartiene la normativa censurata, conduce alla affermazione della illegittimità costituzionale delle due disposizioni impugnate. <br />	<br />
Questa Corte, infatti, ha chiaramente precisato che all’attribuzione allo Stato della competenza in ordine alla disciplina dei rifiuti consegue che «non sono […] ammesse iniziative delle Regioni di regolamentare nel proprio ambito territoriale la materia» (sentenza n. 373 del 2010), posto che la normativa statale esistente in tema di rifiuti si pone come un limite alla disciplina che le Regioni e le Province autonome dettano in altre materie di loro competenza (sentenze n. 314 del 2009 e n. 62 del 2008). <br />	<br />
4.3. – Applicando siffatti principi alla disciplina ora in scrutinio si evidenzia che il legislatore regionale delle Marche ha inteso allocare, con un suo atto legislativo, la funzione amministrativa relativa alla cura delle procedure finalizzate all’affidamento del servizio di gestione della ricordata categoria di rifiuti presso l’ente territoriale Comune, laddove la legge dello Stato (il più volte ricordato art. 5, comma 4, del d.lgs. n. 182 del 2003) ha, viceversa, individuato nella Regione il soggetto pubblico cui tale funzione è assegnata. <br />	<br />
L’evidenziata discrasia normativa giustifica di per sé la pronunzia di illegittimità costituzionale, a nulla valendo quanto sostenuto dalla resistente difesa, la quale fonderebbe la legittimazione della Regione ad intervenire sulla disciplina relativa all’affidamento del servizio di gestione dei rifiuti in questione, col potere di arrecarvi modifiche rispetto al modello fornito dal legislatore statale, sul contenuto degli artt. 196 e 199 del decreto legislativo n. 152 del 2006. <br />	<br />
È, infatti, vero che tali disposizioni prevedono, la prima, la assegnazione alla competenza regionale sia della predisposizione, adozione e aggiornamento dei piani di gestione dei rifiuti, che della regolamentazione della attività di gestione dei rifiuti stessi e, la seconda, che nel piano regionale di gestione dei rifiuti sia trattata anche la questione dei «flussi di rifiuti disciplinati da una normativa comunitaria specifica» (che nel caso di specie è costituita dalla Direttiva 27 novembre 2000, n. 2000/59/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio relativa agli impianti di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi e i residui di carico), tuttavia non è dato ricavare da ciò la conseguenza che alla Regione spetti anche la facoltà di riallocare al Comune, con un suo atto legislativo, la funzione amministrativa di cui all’art. 5, comma 4, del d.lgs. n. 182 del 2003. <br />	<br />
L’affermazione dell’illegittimità costituzionale in radice delle due disposizioni censurate assorbe il profilo afferente al dedotto vizio di costituzionalità causato dall’affermato mancato coinvolgimento, sotto la forma dell’intesa fra essa e l’Ente locale, dell’Autorità marittima nella procedura volta all’affidamento del servizio di gestione dei rifiuti prodotti dalle navi. <br />	<br />
<b></p>
<p align=center>per questi motivi</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b>LA CORTE COSTITUZIONALE <br />	<br />
dichiara l’illegittimità costituzionale degli artt. 30, 40, comma 2, e 42, commi 7 e 9, della legge della Regione Marche 15 novembre 2010, n. 16 (Assestamento del Bilancio 2010). </p>
<p>Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta l&#8217;8 giugno 2011. </p>
<p>Depositata in Cancelleria il 15 giugno 2011. </p>
<p>Views: 0</p><p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/corte-costituzionale-sentenza-15-6-2011-n-187/">Corte Costituzionale &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.187</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>T.A.R. Puglia &#8211; Lecce &#8211; Sezione I &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.1081</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-puglia-lecce-sezione-i-sentenza-15-6-2011-n-1081/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-puglia-lecce-sezione-i-sentenza-15-6-2011-n-1081/">T.A.R. Puglia &#8211; Lecce &#8211; Sezione I &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.1081</a></p>
<p>Antonio Cavallari – Presidente, Carlo Dibello – Estensore. sulla normativa riguardante l&#8217;emissione di sostanze inquinanti nell&#8217;aria ambiente 1. Ambiente e territorio – Inquinamento aria – Art.3, d.lg. n.152 del 2007 – Interpretazione. 2. Ambiente e territorio – Tutela dell’ambiente – Sviluppo sostenibile – Canone – Interpretazione. 3. Ambiente e territorio</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-puglia-lecce-sezione-i-sentenza-15-6-2011-n-1081/">T.A.R. Puglia &#8211; Lecce &#8211; Sezione I &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.1081</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-puglia-lecce-sezione-i-sentenza-15-6-2011-n-1081/">T.A.R. Puglia &#8211; Lecce &#8211; Sezione I &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.1081</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">Antonio Cavallari – Presidente, Carlo Dibello – Estensore.</span></p>
<hr />
<p>sulla normativa riguardante l&#8217;emissione di sostanze inquinanti nell&#8217;aria ambiente</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">1. Ambiente e territorio – Inquinamento aria – Art.3, d.lg. n.152 del 2007 – Interpretazione.	</p>
<p>2. Ambiente e territorio – Tutela dell’ambiente – Sviluppo sostenibile – Canone – Interpretazione.	</p>
<p>3. Ambiente e territorio – Inquinamento aria – Sostanze inquinanti nell’aria ambiente – Ordinanza extra ordinem – In caso di superamento del valore obiettivo – Adozione – Impossibilità.</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>1. In tema di emissione di sostanze inquinanti nell’aria ambiente, l’art.3, d.lg. 3 agosto 2007 n.152, ha natura cogente, destinata a rimanere, per così dire,  quiescente fino al 31 dicembre 2012 e si manifesta solo se, superata la data indicata, sia accertato il mancato contenimento delle sostanze in aria, e, in specie, del benzo(a)pirene nei limiti ivi prefissati.	</p>
<p>2. In tema di ambiente, il canone dello sviluppo sostenibile implica senz’altro la  necessità di dare all’interesse alla protezione dell’ambiente  prioritaria considerazione; esso deve, tuttavia, declinarsi , secondo quanto emerge dall’art 3-bis del Codice dell’ambiente ( d.lgs. n.152 del 2006), in una logica di equilibrato rapporto tra dinamiche della produzione e del consumo e salvaguardia ambientale, tanto è vero che la stessa normativa si premura di evitare che l’impresa debba sostenere costi sproporzionati, ossia insostenibili per il mantenimento di adeguati livelli di occupazione.	</p>
<p>3. In tema di emissione di sostanze inquinanti nell’aria ambiente, la normativa di settore è costruita su livelli di graduale conseguimento di una qualità della vita realmente soddisfacente, sicché l’ordinanza extra ordinem è strumento non compulsabile dalla p.a. non appena si registri il superamento, in misura ridotta, del valore obiettivo; al contrario, il  primo passo per la p.a. deve essere quello di reperire, all’interno della normativa costruita su livelli di graduale allarme, il rimedio specificamente individuato per arginare la situazione di crisi ambientale.</p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p>N. 01081/2011 REG.PROV.COLL.<br />	<br />
N. 01224/2010 REG.RIC.<br />	<br />
<b></p>
<p align=center>
<p>REPUBBLICA ITALIANA <br />	<br />
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO<br />	<br />
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia<br />	<br />
<i>Lecce &#8211; Sezione Prima</p>
<p>	<br />
</i></p>
<p align=justify>	<br />
</b>ha pronunciato la presente<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>SENTENZA</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>sul ricorso numero di registro generale 1224 del 2010, integrato da motivi aggiunti, proposto da: 	</p>
<p><b>Ilva Spa</b>, rappresentata e difesa dagli avv. Francesco Perli, Roberto Gualtiero Marra, con domicilio eletto presso Roberto Gualtiero Marra in Lecce, piazza Mazzini 72; 	</p>
<p align=center>contro</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
<b>Comune di Taranto</b>, rappresentato e difeso dall&#8217;avv. Leone Pelle&#8217;, con domicilio eletto presso Tommaso Fazio in Lecce, piazzetta Montale,2; </p>
<p><b>Arpa Puglia</b>, rappresentata e difesa dagli avv. Vittorio Triggiani, Laura Marasco, con domicilio eletto presso Arpa Dipartimento Provinciale in Lecce, via Miglietta N. 2; Asl Ta/1, Regione Puglia;</p>
<p><b>Eni Spa</b>, rappresentata e difesa dall&#8217;avv. Ernesto Sticchi Damiani, con domicilio eletto presso Ernesto Sticchi Damiani in Lecce, via 95 Rgt Fanteria, 9;</p>
<p><b>Ministero dell&#8217;Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare</b>, rappresentato e difeso dall&#8217;Avvocatura Distrettuale Stato, domiciliata in Lecce, via F.Rubichi 23; </p>
<p><i><b></p>
<p align=center>e con l&#8217;intervento di</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b></i>ad opponendum:</p>
<p><b>Comitato Promotore Taranto Futura,</b> rappresentato e difeso dall&#8217;avv. Nicola Russo, con domicilio eletto presso Segreteria Tar in Lecce, via F. Rubichi 23; <br />	<br />
<i><b></p>
<p align=center>per l&#8217;annullamento</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b></i>dell’ordinanza n. 39 del 7 giugno 2010 del sindaco del comune di Taranto , notificata ad ILVA in data 8 giugno 2010, con la quale, sulla base della Relazione Tecnica Preliminare dell’ARPA Puglia 4 giugno 2010 sul benzo(a)pirene aerodisperso , è stato ingiunto alla ricorrente :<br />	<br />
1) di predisporre , nel termine di 30 giorni dalla notifica dell’ordinanza stessa un piano di ottimizzazione della gestione degli impianti , secondo le migliori tecniche disponibili (BAT), finalizzato alla limitazione/minimizzazione delle ricadute in ambito urbano;<br />	<br />
2) di avviare con immediatezza ogni attività finalizzata all’installazione di un sistema di monitoraggio a videocamera delle immissioni diffuse e di quelle convogliate ;<br />	<br />
3) di avviare con immediatezza ogni attività finalizzata all’installazione di un sistema di monitoraggio ad alta risoluzione temporale lungo il perimetro dello stabilimento (Fence monitoring);<br />	<br />
4) di avviare con immediatezza ogni attività finalizzata alla installazione di un monitoraggio in continuo di IPA e BTEX e campionamento polveri sulle macchine caricatrici e sfornatrici, che consentano un prelievo mediato lungo l’intero sviluppo delle batterie;<br />	<br />
-della Relazione tecnica preliminare 4.6.2010 Arpa puglia ;<br />	<br />
&#8211; della nota ARPA Puglia del 21 giugno 2010;<br />	<br />
-della nota 29 giugno 2010 dell’Azienda sanitaria locale Taranto 1;<br />	<br />
-della nota 29 giugno 2010 della Regione Puglia ;</p>
<p>Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;<br />	<br />
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Comune di Taranto , di Arpa Puglia, di Eni Spa e di Ministero dell&#8217;Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare, ;<br />	<br />
Visto l’atto di intervento ad opponendum del Comitato Referendario Taranto Futura<br />	<br />
Viste le memorie difensive;<br />	<br />
Visti tutti gli atti della causa;<br />	<br />
Relatore nell&#8217;udienza pubblica del giorno 12 gennaio 2011 il dott. Carlo Dibello e uditi per le parti i difensori Perli, Marra, G. Pellè, in sostituzione di L. Pellè, Marasco, Sticchi Damiani Ernesto, Libertini, Russo;<br />	<br />
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.</p>
<p><b><P ALIGN=CENTER>FATTO</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>Ilva spa ricorre avverso l’ordinanza del 7 giugno 2010, con la quale il sindaco del Comune di Taranto, sulla base della relazione Tecnica preliminare redatta da ARPA Puglia trasmessa in data 4 giugno 2010 sul benzo(a)pirene aerodisperso, che ha evidenziato tra l’altro , il superamento del livello di 1 ng/m3 del valore di benzo(a)pirene e nel cui ambito si sostiene che “più del 99% del livello misurato di benzoapirene pari a 1,3 ng/mc nella stazione di via Macchiavelli proviene dallo stabilimento ILVA di Taranto” ha ingiunto alla ricorrente di predisporre, nel termine di trenta giorni dalla notifica del provvedimento, un piano di ottimizzazione della gestione degli impianti , secondo le migliori tecniche disponibili, finalizzato alla limitazione/minimizzazione delle ricadute in ambito urbano, nonché una serie di misure volte a consentire un costante monitoraggio delle immissioni propagate dallo stabilimento produttivo.<br />	<br />
L’ordinanza è stata adottata sulla premessa che:<br />	<br />
“detto superamento è da addebitare in larga misura ai processi produttivi condotti nell’area a caldo dello stabilimento siderurgico ILVA e, prevalentemente, all’interno di tale area, dalla cokeria;<br />	<br />
occorre adottare ogni utile provvedimento finalizzato a ricondurre lo stato di qualità dell’aria al di sotto dei valori obiettivo di cui al d.lgs 152/07;<br />	<br />
in sede di rilascio dell’AIA, la Commissione IPPC ha già formulato specifiche indicazioni inerenti l’adeguamento degli impianti alle migliori tecniche disponibili (BAT);<br />	<br />
attese le evidenze sopra riferite ed i tempi lunghi connessi al alla definizione della procedura AIA, appare indispensabile anticipare l’esecuzione delle prescrizioni di cui sopra, costituendo le suddette circostanze pericolo evidente per l’ambiente e la salute pubblica, non altrimenti tutelabili <br />	<br />
Viene anche impugnata:<br />	<br />
la stessa Relazione Tecnica Preliminare dell’Arpa Puglia 4 giugno 2010, che ha costituito il presupposto istruttorio assunto a fondamento del provvedimento contingibile e urgente;<br />	<br />
la nota ARPA Puglia del 21 giugno 2010, con la quale vengono proposte misure di riduzione/modulazione del ciclo produttivo dello stabilimento di Taranto della ricorrente , nonché prescrizioni non previste da alcuna norma di legge e/o più restrittive di quelle fissate dalla legge per la riduzione del livello di benzo(a)pirene nell’aria;<br />	<br />
la nota 29 giugno 2010 dell’Azienda Sanitaria Locale TA/1 con la quale si propone l’emissione di apposito provvedimento che obblighi ILVA ad adottare ed attuare …misure di potenziamento delle attività di monitoraggio dell’aria e per una riduzione di benzo(a)pirene nell’aria;<br />	<br />
la nota 29 giugno 2010 , con la quale la Regione Puglia ha rappresentato la necessità di integrare l’attuale rete di monitoraggio con una opportuna rete di centraline per il monitoraggio della qualità dell’aria , ubicate sia all’interno che all’esterno dei perimetri degli stabilimenti industriali con particolare riferimento al benzo(a)pirene .<br />	<br />
La tesi sviluppata dalla difesa della società ILVA si incentra essenzialmente :<br />	<br />
-sulla natura programmatica e non immediatamente cogente del cd valore obiettivo , ossia del limite di 1 ng/mc di benzo(a)pirene nell’aria, da raggiungere entro la data del 31.12.2012, secondo quanto prescrive la direttiva comunitaria 2004/107/CE , poi tr<br />
sulla natura non indifferibile e urgente del provvedimento impugnato , attesa la insussistenza di una effettiva situazione di pericolo per la salute pubblica tale da imporre il ricorso ad un’ordinanza extra ordinem ;<br />	<br />
sui profili di criticità che la relazione tecnica preliminare redatta da ARPA Puglia presenta per avere ritenuto che lo stabilimento ILVA di Taranto e, più in specie, la cokeria, fossero responsabili in via pressoché esclusiva – addirittura in misura superiore al 99% &#8211; della propagazione di un quantitativo inaccettabile di benzo(a)pirene, nonostante la compresenza in città e nel sito industriale oggetto di attenzione di una serie di possibili vettori di inquinamento, ivi incluso il massiccio traffico veicolare .<br />	<br />
Si è costituito in giudizio il Comune di Taranto per resistere al ricorso e ai motivi aggiunti dei quali ha chiesto il respingimento sostenendo che sussiste , in realtà, una situazione di emergenza sanitaria tale da legittimare il provvedimento sindacale impugnato, essendo non contestato che il benzo(a)pirene rappresenta elemento di pericolo per la salute umana.<br />	<br />
Anche ARPA Puglia si è costituita in giudizio per sostenere la tesi secondo la quale gli atti posti in essere da ARPA- essenzialmente la Relazione Tecnica Preliminare del 4 giugno 2010-costituiscono iniziative obbligatorie a protezione della salute da esposizioni di lungo periodo al benzo(a)pirene .<br />	<br />
Si aggiunge, inoltre, che, attesa la inclusione della città di Taranto nell’elenco delle aree urbane a più forte esposizione al rischio ambientale di cui si controverte- e tanto fin dal D.M. 25.11.1994, il valore obiettivo non può costituire l’unico parametro di riferimento ma, oltre a dover essere perseguito precettivamente fin da ora a cagione dell’ultrattività di alcune norme di settore, ad esso deve affiancarsi la predisposizione di un piano di risanamento da parte della Regione, in caso di superamento dei limiti tabellari di sostanze inquinanti.<br />	<br />
In sostanza, ciò che conta è che, per una città come Taranto, la normativa da applicare presenta elementi di specialità che suggeriscono interventi prudenziali di immediata attuazione.<br />	<br />
Si sono poi costituiti in giudizio ENI Spa, la ASL/TA 1, il Ministero dell’Ambiente e del Territorio che hanno chiesto respingersi il ricorso.<br />	<br />
Infine, ha spiegato atto di intervento ad opponendum il Comitato Promotore Referendario Taranto Futura, con la richiesta di respingimento del ricorso basata sulla asserita evidenza scientifica di una situazione di grave allarme per la salute nella città di Taranto, per come derivante dallo stabilimento ILVA . <br />	<br />
La controversia è passata in decisione alla pubblica udienza del 12 gennaio 2011. <br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>DIRITTO</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>La materia di cui si discute nella presente controversia , e cioè il tema della emissione di sostanze inquinanti nell’aria ambiente, e i connessi rimedi approntati dall’ordinamento giuridico , ha registrato l’intervento fondamentale della Comunità Europea( oggi Unione Europea).<br />	<br />
Il 15 dicembre 2004 è stata emanata la direttiva 107, con la quale il Parlamento Europeo e il Consiglio, nel quadro del sesto programma comunitario di azione in materia di ambiente, adottato con decisione n.1600/2002/CE, hanno indicato agli Stati membri la necessità di ridimensionare l’inquinamento dell’aria ad un livello tale da ridurre al minimo gli effetti nocivi per la salute umana, tenendo conto in particolare delle categorie vulnerabili della popolazione, e per l’ambiente nel suo complesso , nonché l’esigenza, parimenti fondamentale ,di migliorare la sorveglianza e la valutazione della qualità dell’aria , inclusa la deposizione di sostanze inquinanti, garantendo altresì la divulgazione delle informazioni al pubblico.<br />	<br />
Nella parte preambolare della direttiva comunitaria si stabilisce , al punto 6, che “ in particolare, è necessario che i <i>valori obiettivo</i> di cui alla presente direttiva non siano considerati <i>norme di qualitàambientale</i> quali definite all’articolo 2 , paragrafo 7 della direttiva 96/61/CE e che, conformemente all’articolo 10 di tale direttiva , richiedono condizioni più rigorose di quelle ottenibili con l’applicazione delle migliori tecniche disponibili “.<br />	<br />
E’ già tracciata, dunque, una netta linea di demarcazione tra <i>le norme di qualità ambientale</i> , definite come “ la serie di requisiti che devono sussistere in un determinato momento in un dato ambiente o in una parte di esso, secondo quanto stabilito dalla legislazione comunitaria”( art 2, par. 7 della direttiva 96/61/CE) e i <i>valori obiettivo,che costituiscono non una disciplina valida in determinato momento</i>,ma un obiettivo da raggiungere. <br />	<br />
E, tra le finalità della direttiva comunitaria in argomento , l’art 1 prevede appunto di “ fissare un valore obiettivo per la concentrazione di arsenico, cadmio, nickel e benzo(a)pirene nell’aria ambiente per evitare, prevenire o ridurre gli effetti nocivi di arsenico, cadmio, nickel e degli idrocarburi policiclici aromatici sulla salute umana e sull’ambiente nel suo complesso”<br />	<br />
Detto valore obiettivo, per quel che concerne il benzo(a)pirene è stabilito, nell’allegato I alla direttiva, in 1 ng / m3 di aria .<br />	<br />
Ma lo stesso art 2 della direttiva definisce il valore obiettivo quale “concentrazione nell’aria ambiente fissata onde evitare , prevenire o ridurre gli effetti nocivi per la salute umana e l’ambiente nel suo complesso che <i>dovrà essere raggiunta per quanto possibile nel corso di un dato periodo</i>”<br />	<br />
Per perseguire detta finalità , “gli Stati membri prendono tutte le misure necessarie , che non comportano costi sproporzionati , per assicurare che, <i>a partire dal 31.12.2012</i>, le concentrazioni nell’aria ambiente di arsenico, cadmio, nickel e benzo(a)pirene, valutate ai sensi dell’art 4, non superino i valori obiettivo di cui all’allegato 1” <br />	<br />
La direttiva comunitaria , inoltre, stabilisce che “ gli Stati Membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 15 febbraio 2007 .<br />	<br />
La direttiva comunitaria in esame è stata attuata dallo Stato italiano, con il varo del d.lgs 152/2007, il cui art. 1 esordisce affermando che “Il presente decreto si propone l&#8217;obiettivo di migliorare, in relazione all&#8217;arsenico, al cadmio, al nichel ed agli idrocarburi policiclici aromatici, lo stato di qualità dell&#8217;aria ambiente e di mantenerlo tale laddove buono. Assicura inoltre la raccolta e la diffusione di informazioni esaurienti in merito alle concentrazioni nell&#8217;aria ambiente ed alla deposizione dell&#8217;arsenico, del cadmio, del nichel, degli idrocarburi policiclici aromatici e del mercurio. Ai fini previsti dal comma 1 sono stabiliti:a) i valori obiettivo per la concentrazione nell&#8217;aria ambiente dell&#8217;arsenico, del cadmio, del nichel e del benzo(a)pirene;b) i metodi e criteri per la valutazione delle concentrazioni nell&#8217;aria ambiente dell&#8217;arsenico, del cadmio, del mercurio, del nichel e degli idrocarburi policiclici aromatici;c) i metodi e criteri per la valutazione della deposizione dell&#8217;arsenico, del cadmio, del mercurio, del nichel e degli idrocarburi policiclici aromatici .<br />	<br />
L’art 3 del decreto legislativo sopra citato , nel disciplinare il perseguimento del valore obiettivo stabilisce che “ L&#8217;allegato I stabilisce i valori obiettivo relativi all&#8217;arsenico, al cadmio, al nichel ed al benzo(a)pirene. “ <br />	<br />
Conformandosi alle indicazioni della direttiva comunitaria da attuare, il decreto legislativo fissa in 1 ng/m3 il valore obiettivo del benzo(a)pirene da raggiungere entro il 31.12.2012 <br />	<br />
Si prevede, altresì, che <i>“ il perseguimento del valore obiettivo non comporta, per gli impianti soggetti al decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, condizioni piu&#8217; rigorose di quelle connesse all&#8217;applicazione delle migliori tecniche disponibili</i>.”<br />	<br />
A tanto deve aggiungersi che , a norma dell’art 3, comma 5 del decreto legislativo 152/2007 ” Per i livelli del benzo(a)pirene nelle aree urbane elencate nel decreto del Ministro dell&#8217;ambiente in data 25 novembre 1994, i commi 2 e 3 si applicano con riferimento all&#8217;obiettivo di qualita&#8217; definito e individuato dagli allegati II e IV di tale decreto. In tali aree urbane, le regioni e le province autonome adottano, in caso di superamento dell&#8217;obiettivo di qualita&#8217;, <i>un piano di risanamento</i>, al quale si applicano le disposizioni contenute nel decreto del Ministro dell&#8217;ambiente e della tutela del territorio 1° ottobre 2002, n. 261, e, in caso di <i>rischio di superamento dell&#8217;obiettivo di qualità</i>, un <i>piano di azione</i> ai sensi dell&#8217;articolo 7 del decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 351. Se tali aree urbane coincidono anche in parte con le zone e gli agglomerati individuati ai sensi degli articoli 7, 8 e 9 del decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 351, le regioni e le province autonome possono adottare piani integrati” . <br />	<br />
Dunque è già possibile pervenire , alla luce della legislazione comunitaria passata in rassegna, e delle disposizioni dettate dal legislatore nostrano in attuazione della medesima , ad alcune conclusioni, che il Collegio intende ora analiticamente esporre.<br />	<br />
1) Si deve propendere, in primo luogo, per la natura programmatica del valore obiettivo, il che esclude il carattere immediatamente cogente della previsione.<br />	<br />
Si tratta, più in dettaglio , di un parametro che il legislatore europeo, recependo i dati messi a disposizione del pubblico dalla comunità scientifica in un dato momento storico, ha ritenuto di poter individuare quale traguardo da raggiungere improrogabilmente entro una certa data .<br />	<br />
Questo comporta almeno due conseguenze, sul piano strettamente giuridico : da un lato , il raggiungimento del valore obiettivo è giuridicamente ben possibile fino al 31.12.2012, il che implica il graduale conseguimento della meta , in linea con l’avanzare del progresso tecnologico in materia, ossia con la possibilità di impiego di tecniche di prevenzione sempre più efficaci e innovative da applicare ai processi produttivi di carattere industriale ; d’altro canto, prima del 31.12.2012 non possono essere attivate misure di carattere sanzionatorio quand’anche il valore obiettivo sia superato. <br />	<br />
La natura cogente della prescrizione, destinata a rimanere, per così dire, quiescente fino al 31.12.2012 si manifesta solo se , superata la data fatidica indicata, sia accertato il mancato contenimento delle sostanze in aria, e, in specie, del benzo(a)pirene nei limiti prefissati.<br />	<br />
Si è già ricordata, in proposito, la distinzione che il legislatore europeo traccia tra valore obiettivo e norma di qualità ambientale , a significare che mentre il primo è un traguardo, la seconda attiene a requisiti che devono reperirsi fin da ora. <br />	<br />
Questa argomentazione non significa naturalmente accogliere l’idea che il termine fissato dal legislatore europeo e fedelmente riproposto dal legislatore nazionale possa consumarsi in una attesa inerte ; è infatti logico e ragionevole che chi gestisce siti altamente inquinanti abbia cura di predisporre tempestivamente cautele idonee a conseguire l’obiettivo nel termine individuato .<br />	<br />
Ma la predisposizione di misure e dispositivi precauzionali atti a conseguire l’obiettivo di contenere il livello di sostanze inquinanti nell’aria costituisce oggetto di un’ attività preparatoria la cui messa in atto rappresenta traguardo desiderabile prima del 31.12.2012, il cui inadempimento produce conseguenze sanzionatorie solo dopo lo scadere del termine previsto e ora ricordato . <br />	<br />
Del resto, la tesi della immediata natura precettiva del valore obiettivo contrasta con la stessa esegesi del termine “obiettivo”, chiaramente indicativo di un traguardo da raggiungere entro un dato periodo di tempo.<br />	<br />
Le cose non cambiano se si analizza il d. lgs. 155 del 2010, il quale, nel recepire la direttiva comunitaria 2008/50 in materia , fissa nel 1 gennaio 2013  il termine a partire dal quale la concentrazione di benzo(a)pirene nell’aria deve essere contenuta nel limite di 1 ng/m3 di aria <br />	<br />
Si rammenta,peraltro,che il d.lgs. n.155 del 2010 è entrato in vigore dopo l’atto impugnato. <br />	<br />
2) La condotta concretamente esigibile da parte dei responsabili di uno stabilimento produttivo come quello oggetto della presente controversia , al fine di conformarsi agli obblighi contemplati in materia di protezione dell’aria ambiente dalla normativa esistente alla data dell’atto impugnato ,consiste nell’impiego delle <i>migliori tecniche disponibili</i> in un dato momento storico al fine di contenere la propagazione in aria di benzo(a)pirene.<br />	<br />
Il risultato ora descritto è frutto, in prima istanza, della piana lettura di una norma comunitaria già ricordata , la quale distingue nettamente il valore obiettivo dalla norma di qualità ambientale, prescrivendo che il primo non deve essere considerato alla stregua del secondo. <br />	<br />
In secondo luogo, e in una linea di ideale continuità tra le fonti, la conclusione che si enuncia nasce dalla disamina dell’art 3 del d.lgs 152/2007, a tenore del quale “ Il perseguimento del valore obiettivo non comporta, per gli impianti soggetti al decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59,- tra cui , proprio lo stabilimento ILVA di Taranto- condizioni piu&#8217; rigorose di quelle connesse all&#8217;applicazione delle migliori tecniche disponibili.”<br />	<br />
Una disposizione del genere non è più contenuta nel d.lgs. n.155 del 2010,in ossequio ad una diversa articolazione normativa della direttiva 2008/50 che non conosce più la distinzione fra norme di qualità ambientale e valori obiettivo e non assume più le ( Best available technologies ) migliori tecniche disponibili fra gli elementi discriminanti.<br />	<br />
In riferimento alla norma ratione temporis applicabile,tuttavia,giova rammentare, a tal proposito, che ILVA spa si è adeguata già da tempo alle migliori tecniche disponibili , avendo predisposto una serie di interventi specifici e misure volte ad un ridimensionamento del livello di benzo(a)pirene proveniente dallo stabilimento tarantino.<br />	<br />
Offre testimonianza di ciò, in particolare, il Rapporto Tecnico Finale del 5 dicembre 2006, predisposto dalla Segreteria Tecnica istituita con decreto del Ministero dell’Ambiente del 15 novembre 2005, presso il Ministero dell’Ambiente per l’adeguamento dello stabilimento ILVA alle migliori tecniche disponibili.<br />	<br />
Nel rapporto in argomento, i tecnici del settore danno atto che l’azienda ha provveduto ad intraprendere le azioni per l’attuazione degli adeguamenti impiantistici alle migliori tecniche disponibili tra cui in particolare risultano completati i seguenti interventi:<br />	<br />
interventi sulle cokerie, in particolare nuova caricatrice per le batterie 5 e 6 ; miglioramento di alcuni sistemi di abbattimento polveri, in particolare per le batterie da 7 a 12, per l’impianto di agglomerazione 2 e per l’altoforno 5; miglioramento di alcuni impianti di trattamento acque, in particolare per gli altoforni 2 e 5 e per l’impianto laminazione a caldo PLA/2; miglioramento di alcuni sistemi di gestione , movimentazione e stoccaggio dei materiali .<br />	<br />
A tanto deve aggiungersi che ILVA , in attesa del rilascio dell’AIA, ha già realizzato alla data del 31.5.2010 tutti gli interventi ambientali di adeguamento alle M.T.D. 31.1.2005, sostenendo costi per 907, 5 milioni di euro.<br />	<br />
Ma è la stessa Agenzia Regionale di Protezione Ambientale della Puglia, con propria nota del 21 giugno 2010 ad affermare che “ ..la cokeria ILVA – ossia proprio il sito che fornisce il maggior apporto alla propagazione di B(a)p nell’aria &#8211; è già stata sottoposta, allo stato attuale, a tutti gli interventi di adeguamento connessi con l’applicazione delle migliori tecniche disponibili.<br />	<br />
E non è senza significato notare che la stessa ARPA Puglia finisce col proporre addirittura interventi di riduzione del ciclo produttivo il che , però, rimanda la soluzione della criticità ambientale a una strategia di politica aziendale non priva di risvolti sociali i quali restano al di fuori della presente controversia . <br />	<br />
3) La soluzione dei conflitti in materia ambientale è affidata al principio dello sviluppo sostenibile .<br />	<br />
Il canone dello sviluppo sostenibile implica senz’altro la necessità di dare all’interesse alla protezione dell’ambiente prioritaria considerazione; esso deve , tuttavia, declinarsi , secondo quanto emerge dall’art 3 bis del codice dell’ambiente ( d.lgs. n.152 del 2006), in una logica di equilibrato rapporto tra dinamiche della produzione e del consumo e salvaguardia ambientale, tanto è vero che la stessa normativa , come si è avuto occasione di verificare, si premura di evitare che l’impresa debba sostenere costi sproporzionati, ossia insostenibili per il mantenimento di adeguati livelli di occupazione. <br />	<br />
Per questa ragione, occorre anche valutare l’esigenza di far sì che il comportamento giuridicamente imposto o esigibile dall’industria non sia fonte, appunto, di costi sproporzionati per l’impresa. <br />	<br />
4) Il ricorso ad un provvedimento contingibile e urgente , come quello che forma oggetto della presente impugnativa giurisdizionale, è illegittimo se ancorato al presupposto del solo superamento del valore obiettivo, non solo perché questo non ha natura cogente se non dopo il 31.12.2012, ma anche perché l’affermazione- che pure si legge nell’ordinanza- della conseguente sussistenza di una emergenza sanitaria va analiticamente illustrata e non può rappresentare un dato assiomatico,che trova la sua unica giustificazione nel superamento di un valore che non è attuale.<br />	<br />
Insomma, un conto è il superamento, ad es, in termini contenuti del valore obiettivo ( si rammenta,un valore da non superare a decorrere da una data futura) come accaduto nella specie, &#8211; 1,3 ng per m3 di aria- altro è il massiccio discostamento dei valori rilevati in concreto nelle varie stazioni cittadine di monitoraggio, dal medesimo valore obiettivo. <br />	<br />
Sotto tale profilo, sembra al Collegio di poter ragionare in questi termini:<br />	<br />
la situazione di emergenza sanitaria derivante dal superamento di soglie di accettabile esposizione a sostanze inquinanti propagate nell’aria investe il pianeta in tutta la sua interezza o, per lo meno, nella sua gran parte; ciò significa che l’impiego di provvedimenti urgenti atti a tutelare la salute umana è , in linea teorica, desiderabile ogni giorno ed in ogni parte del globo per raggiungere condizioni ottimali di azzeramento del rischio per la salute , così da migliorare lo standard della qualità della vita . <br />	<br />
Ma , in questa materia , proprio la scienza giuridica ha elaborato i concetti di normale tollerabilità delle immissioni ( norma che opera nei conflitti tra proprietari di fondi finitimi ma che ha potenzialità applicative anche al di là dei micro conflitti dominicali :vedi art.844 c.c.), di valore obiettivo, di norma di qualità ambientale , tutte categorie che denunciano, evidentemente sulla base di studi scientifici, l’attivazione di livelli graduali di allarme , superati i quali possono scattare misure precauzionali di intensità crescente, fino al culmine del ricorso a vere e proprie misure di urgenza.<br />	<br />
La immissione nell’ordinamento giuridico di concetti di tale natura risponde alla primaria esigenza di assicurare la certezza del diritto, impartendo ai consociati regole che presentano un livello elevato di affidabilità perché descrivono chiaramente i comportamenti che sono solamente desiderabili distinguendoli da quelli che, invece, si impongono legalmente a tutti con forza cogente.<br />	<br />
In altri termini, una cosa è ciò che la legislazione afferma essere traguardo da raggiungere ; altro è parlare di limite o di valore o livello di immediata applicazione di uno standard, di un parametro che si considera come condizione indispensabile di sopravvivenza nel momento attuale, alla luce delle migliori informazioni e conoscenze possedute dalla comunità scientifica.<br />	<br />
Ma se la normativa di settore è costruita su livelli di graduale conseguimento di una qualità della vita realmente soddisfacente ,ne consegue che l’ordinanza extra ordinem – ultimo baluardo di difesa della collettività organizzata che non sa più cosa fare di fronte all’emergenza &#8211; è strumento non compulsabile dalla P.a. non appena si registri il superamento , in misura ridotta, del valore obiettivo, come nella specie,<br />	<br />
Al contrario , il primo passo per la P.a. deve essere quello di reperire, all’interno di una normativa complessa costruita su livelli di graduale allarme , il rimedio specificamente individuato per arginare la situazione di crisi ambientale . <br />	<br />
Se è così, non si può fare a meno di sottolineare che il sistema prevede, in caso di superamento del valore obiettivo in una città critica come Taranto, il ricorso ad un piano di risanamento , di competenza della Regione, e, solo se si corre il rischio del superamento dell’obiettivo di qualità , la predisposizione di un piano di azione, sempre ad opera dell’ente Regione. <br />	<br />
Ed infatti, come si è già detto, a norma dell’art 3, comma 5 del decreto legislativo 152/2007 ” Per i livelli del benzo(a)pirene nelle aree urbane elencate nel decreto del Ministro dell&#8217;ambiente in data 25 novembre 1994, i commi 2 e 3 si applicano con riferimento all&#8217;obiettivo di qualità definito e individuato dagli allegati II e IV di tale decreto. <i>In tali aree urbane, le regioni e le province autonome adottano, in caso di superamento dell&#8217;obiettivo di qualità, un piano di risanamento, al quale si applicano le disposizioni contenute nel decreto del Ministro dell&#8217;ambiente e della tutela del territorio 1° ottobre 2002, n. 261, e, in caso di rischio di superamento dell&#8217;obiettivo di qualità, un piano di azione ai sensi dell&#8217;articolo 7 del decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 351. </i>Se tali aree urbane coincidono anche in parte con le zone e gli agglomerati individuati ai sensi degli articoli 7, 8 e 9 del decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 351, le regioni e le province autonome possono adottare piani integrati” . <br />	<br />
Da tale normativa non si discosta,nell’impostazione generale,il d.lgs. n.155 del 2010.<br />	<br />
Ora,venendo ad applicare quanto detto nella valutazione della ordinanza impugnata,si giunge a ritenere quanto segue.<br />	<br />
Il provvedimento afferma, in primo luogo, che “la Relazione Tecnica Preliminare dell’Arpa ha evidenziato il superamento del livello di 1 ng/m3 del valore di benzo(a)pirene.<br />	<br />
Ma abbiamo visto che le norme consentono di raggiungere il valore obiettivo – che non deve essere considerato norma di qualità ambientale &#8211; entro il 31.12.2012.<br />	<br />
Si dice, poi, che detto superamento è da addebitare in larga misura ai processi produttivi condotti nell’area a caldo dello stabilimento siderurgico ILVA e, prevalentemente, all’interno di tale area, dalla cokeria.<br />	<br />
Ma , in una cornice di riferimento di cui abbiamo già detto prima, si tratta di affermazione che sconta un deficit istruttorio notevole , tenuto conto dei molteplici fattori inquinanti nella città di Taranto .<br />	<br />
Anche l’affermazione secondo la quale “occorre adottare ogni utile provvedimento finalizzato a ricondurre lo stato di qualità dell’aria al di sotto dei valori obiettivo di cui al d.lgs 152/07” non può porsi a fondamento di un provvedimento contingibile e urgente <br />	<br />
L’ordinanza extra ordinem è, per sua natura, strumento cui è possibile ricorrere in una situazione di inevitabilità altrimenti del pericolo , ossia quando le fonti non contemplano alcun rimedio per fronteggiare casi di criticità ambientale.<br />	<br />
La norma offre , invece, in questi casi, rimedi tipici quali un piano di risanamento e un piano di azione ambientale a cura dell’ente Regione .<br />	<br />
Ed ancora , quando si afferma che “in sede di rilascio dell’AIA , la Commissione IPCC ha già formulato specifiche indicazioni inerenti l’adeguamento degli impianti alle migliori tecniche disponibili”, si rappresenta una circostanza che attiene al diverso procedimento amministrativo di rilascio della Autorizzazione unica in materia ambientale, ma si dimentica il dato che ILVA si è già adeguata alle migliori tecniche disponibili in un dato momento, e lo ha fatto con particolare riguardo alla principale sorgente di inquinamento dell’aria, ossia le cokerie .<br />	<br />
Infine, sostenere che sia indispensabile anticipare l’esecuzione delle prescrizioni di cui sopra , dato che le circostanze descritte costituiscono pericolo evidente per la salute pubblica , è affermazione che,da un lato, conferisce al provvedimento contingibile e urgente il ruolo , improprio , di porre rimedio al pericolo del pericolo; dall’altro, disattende competenze e modalità di intervento tassativamente disciplinate,che subordinano l’intervento dell’autorità ad adempimenti istruttori più approfonditi ed in situazioni diverse e ben più gravi rispetto a quella di specie. <br />	<br />
In sintesi si assume a giustificazione dell’intervento il superamento ( non provato ) da parte dell’ILVA di un dato che non dovrà essere superato dal 31 dicembre 2012.<br />	<br />
In ultima analisi, l’ordinanza è illegittima e va annullata.<br />	<br />
In questo senso , il ricorso è meritevole di accoglimento. <br />	<br />
Le spese possono essere compensate attesa la particolare complessità della controversia <br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>P.Q.M.</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce &#8211; Sezione Prima<br />	<br />
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla l’ordinanza del sindaco di Taranto impugnata.<br />	<br />
Spese compensate . <br />	<br />
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall&#8217;autorità amministrativa.</p>
<p>Così deciso in Lecce nella camera di consiglio del giorno 12 gennaio 2011 con l&#8217;intervento dei magistrati:<br />	<br />
Antonio Cavallari, Presidente<br />	<br />
Carlo Dibello, Primo Referendario, Estensore<br />	<br />
Claudia Lattanzi, Referendario</p>
<p>	<br />
DEPOSITATA IN SEGRETERIA<br />	<br />
Il 15/06/2011</p>
<p></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 15/6/2011 n.2562</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-ordinanza-sospensiva-15-6-2011-n-2562/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-ordinanza-sospensiva-15-6-2011-n-2562/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 15/6/2011 n.2562</a></p>
<p>Non va sospesa, ma va fissato sollecitamente il merito, nel giudizio avverso l&#8217;approvazione della graduatoria di merito del concorso per il conferimento di n. 5 posti nel profilo di dirigente presso l&#8217;ISTAT, tanto piu&#8217; se il pregiudizio lamentato non appare connotato dall’attualità e dalla gravità, poichè l’impugnativa tende al travolgimento</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-ordinanza-sospensiva-15-6-2011-n-2562/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 15/6/2011 n.2562</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;"></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Non va sospesa, ma va fissato sollecitamente il merito, nel giudizio avverso l&#8217;approvazione della graduatoria di merito del concorso per il conferimento di n. 5 posti nel profilo di dirigente presso l&#8217;ISTAT, tanto piu&#8217; se il pregiudizio lamentato non appare connotato dall’attualità e dalla gravità, poichè l’impugnativa tende al travolgimento dell’intera procedura e l’interesse sotteso potrà trovare eventualmente adeguata tutela in sede di pronuncia sul merito del ricorso. (G.S.)</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p>N. 02562/2011 REG.ORD.CAU.<br />	<br />
N. 03084/2011 REG.RIC.           	</p>
<p align=center><b>REPUBBLICA ITALIANA<br />	<br />
Il Consiglio di Stato<br />	<br />
in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)</b></p>
<p>ha pronunciato la presente	</p>
<p align=center><b>ORDINANZA</b></p>
<p>sul ricorso numero di registro generale 3084 del 2011, proposto da:<br />	<br />
<b>Roberta Vivio</b>, rappresentata e difesa dagli avv.ti Roberto Colagrande, Santi Dario Tomaselli, con domicilio eletto presso lo studio Scoca in Roma, via G. Paisiello n. 55;	</p>
<p align=center>contro</p>
<p><b>ISTAT-Istituto Nazionale di Statistica</b>, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi n. 12; <b>Commissione esaminatrice del concorso interno per n.5 posti profilo dirigente di ricerca</b>; 	</p>
<p>nei confronti di<br />	<br />
<b>Massimo Greco</b>, <b>Luisa Frova</b>, non costituiti; 	</p>
<p>per la riforma<br />	<br />
dell’ordinanza sospensiva del T.A.R. LAZIO &#8211; ROMA: SEZIONE III-QUATER n. 01057/2011, resa tra le parti, concernente APPROVAZIONE GRADUATORIA DEL CONCORSO PER IL CONFERIMENTO DI N. 5 POSTI NEL PROFILO DI DIRIGENTE DI RICERCA DI PRIMO LIVELLO PROFESSIONALE	</p>
<p>Visto l’art. 62 cod. proc. amm.;<br />	<br />
Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;<br />	<br />
Visti tutti gli atti della causa;<br />	<br />
Visto l’atto di costituzione in giudizio di Istat-Istituto Nazionale di Statistica;<br />	<br />
Vista l’impugnata ordinanza cautelare del Tribunale amministrativo regionale di reiezione della domanda cautelare presentata dalla parte ricorrente in primo grado;<br />	<br />
Viste le memorie difensive;	</p>
<p>Relatore nella camera di consiglio del giorno 14 giugno 2011 il Cons. Bernhard Lageder e udito per le parti l’avvocato Colagrande;	</p>
<p>Ritenuto che le esigenze della ricorrente siano apprezzabili favorevolmente – specie con riguardo al quarto, quinto e sesto motivo di ricorso – e tutelabili adeguatamente con la sollecita definizione del giudizio nel merito ai sensi dell’art. 55, comma 10, cod. proc. amm.;<br /> <br />
ritenuto che sussistano i presupposti di legge per dichiarare le spese del doppio grado cautelare interamente compensate fra le parti;	</p>
<p align=center><b>P.Q.M.<br /></b></p>
<p>Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull’appello cautelare, come in epigrafe proposto, accoglie l’appello (Ricorso numero: 3084/2011) ai sensi di cui in motivazione e, per l’effetto, in parziale riforma dell’ordinanza impugnata, ordina che a cura della segreteria la presente ordinanza sia trasmessa al T.A.R. per la sollecita fissazione dell’udienza di merito ai sensi dell’art. 55, comma 10, cod. proc. amm.; dichiara le spese del doppio grado cautelare interamente compensate fra le parti. 	</p>
<p>La presente ordinanza sarà eseguita dall’Amministrazione ed è depositata presso la segreteria della Sezione che provvederà a darne comunicazione alle parti.	</p>
<p>Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 14 giugno 2011 con l&#8217;intervento dei magistrati:<br />	<br />
Giuseppe Severini, Presidente<br />	<br />
Roberto Garofoli, Consigliere<br />	<br />
Bruno Rosario Polito, Consigliere<br />	<br />
Roberto Giovagnoli, Consigliere<br />	<br />
Bernhard Lageder, Consigliere, Estensore	</p>
<p>L&#8217;ESTENSORE   IL PRESIDENTE 	</p>
<p>DEPOSITATA IN SEGRETERIA<br />	<br />
Il 15/06/2011	</p>
<p>IL SEGRETARIO<br />	<br />
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>T.A.R. Emilia Romagna &#8211; Parma &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.198</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-emilia-romagna-parma-sentenza-15-6-2011-n-198/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-emilia-romagna-parma-sentenza-15-6-2011-n-198/">T.A.R. Emilia Romagna &#8211; Parma &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.198</a></p>
<p>M. Arosio Pres. &#8211; E. Loria Est. Marsh S.p.a. in proprio e in qualità di mandataria dell’A.T.I. costituenda con Assiteca BSA S.r.l. (Avv.ti D. Barigazzi, G. Gariboldi e S. Soncini) contro il Comune di Reggio nell’Emilia (Avv. S. Gnoni) e nei confronti di Union Brokers S.r.l. (Avv. P. Coli) sull&#8217;onere</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-emilia-romagna-parma-sentenza-15-6-2011-n-198/">T.A.R. Emilia Romagna &#8211; Parma &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.198</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/t-a-r-emilia-romagna-parma-sentenza-15-6-2011-n-198/">T.A.R. Emilia Romagna &#8211; Parma &#8211; Sentenza &#8211; 15/6/2011 n.198</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;">M. Arosio Pres. &#8211; E. Loria Est. <br /> Marsh S.p.a. in proprio e in qualità di mandataria dell’A.T.I. costituenda con Assiteca BSA S.r.l. (Avv.ti D. Barigazzi, G. Gariboldi e S. Soncini) contro il Comune di Reggio nell’Emilia (Avv. S. Gnoni) e nei confronti di Union Brokers S.r.l. (Avv. P. Coli)</span></p>
<hr />
<p>sull&#8217;onere motivazionale da parte della commissione di gara in ordine alla corretta attribuzione dei punteggi, ancor più in presenza di criteri di valutazione generici</p>
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Contratti della p.a. – Fissazione dei sub criteri e sub punteggi ad opera del bando – Necessità – Fissazione di criteri generici &#8211; Attribuzione dei punteggi &#8211; Onere motivazionale da parte della commissione – Sussistenza – Incomprensibilità delle ragioni di un dato punteggio &#8211; Illegittimità</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<p>Anche se le modifiche recate all’articolo 83 del d.lgs. cit. da parte del d.lgs. 152/2008 hanno limitato la discrezionalità della commissione di gara nel fissare i criteri motivazionali demandando al bando (o alla lettera di invito) la massima specificazione dei sub criteri, sub pesi e sub punteggi, ciò non elimina, ma al contrario, accresce l’intensità dell’onere motivazionale da parte della commissione di gara in ordine alla corretta attribuzione dei punteggi stessi, in omaggio al principio della massima trasparenza e della par condicio. Ciò tanto più in presenza, come in specie, di criteri di valutazione generici, non assistiti dalla previsione di ulteriori specificazioni. A tale onere la commissione di gara non ha adempiuto, non essendo possibile comprendere in alcun modo quali siano state le ragioni che hanno comportato il distacco di quattro punti tra la prima e la seconda classificata, per cui si ritiene che la valutazione non abbia corrisposto ai canoni richiesti dal decreto legislativo 163/2006 s.m.i. e dalla legge 241/1990.</p>
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p><b></p>
<p align=center>REPUBBLICA ITALIANA<br />	<br />
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO</p>
<p>Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna<br />	<br />
sezione staccata di Parma (Sezione Prima)</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b>ha pronunciato la presente<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>SENTENZA</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>sul ricorso numero di registro generale 88 del 2011, proposto da </p>
<p>Marsh S.p.a., in proprio e in qualità di mandataria dell’A.T.I. costituenda con Assiteca BSA S.r.l., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avv.ti Daniela Barigazzi, Gianluca Gariboldi e Stefano Soncini, con domicilio eletto presso l’avv. Daniela Barigazzi, in Parma, via Repubblica, 97;<br />	<br />
<i><b></p>
<p align=center>contro</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b></i>Il Comune di Reggio nell’Emilia, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall&#8217;avv. Santo Gnoni, con domicilio eletto presso l’avv. Giorgio Pagliari, in Parma, borgo Antini 3;<br />	<br />
<i><b></p>
<p align=center>nei confronti di</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b></i>Union Brokers S.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall&#8217;avv. Paolo Coli, con domicilio eletto presso l’avv. Mario Ramis, in Parma, Borgo G. Tommasini 20;<br />	<br />
<i><b></p>
<p align=center>per l&#8217;annullamento</p>
<p>	</p>
<p align=justify>	<br />
</b></i>del provvedimento di aggiudicazione definitiva del servizio consulenza e brokeraggio assicurativo assunto con determinazione dirigenziale PG n. 725/2011 del 17 gennaio 2011, con il quale è stato affidato dal Comune di Reggio Emilia alla società Union Brokers S.r.l. l’incarico di broker assicurativo, nonché di ogni altro atto o provvedimento allo stesso presupposto, conseguente o comunque connesso ivi inclusi, occorrendo, il bando di gara inviato per la pubblicazione in data 24 marzo 2010, il capitolato speciale d’appalto, il bando di gara integrale e la relativa approvazione con determina dirigenziale n. 27436 di PG del 7 dicembre 2009, il verbale intestato come “verbale di aggiudicazione provvisoria” recante timbro di protocollo del 19 maggio 2010, le decisioni assunte nelle sedute del 24 dicembre 2010 &#8211; 27 dicembre 2010 e 28 dicembre 2010 di cui si da atto del verbale, nonché della decisione della commissione assunta il 28 dicembre 2010, relativa alla seconda seduta pubblica con attribuzione del punteggio alla Union Brokers S.r.l. di complessivi 78 punti, l’eventuale diniego di intervento di autotutela a seguito delle comunicazioni in data 18 febbraio 2011, nonché il provvedimento di ammissione alla procedura della controinteressata, nonché tutti i verbali di gara inclusi quelli che hanno ritenuto ammissibile e valutato positivamente l’offerta del concorrente aggiudicatario rispetto quella dell’ATI Marsh, nonché la proroga del contratto eventualmente ed illegittimamente assunta in favore di Union Brokers S.r.l. con provvedimento non noto, successivamente a quelle disposte dapprima sino al 14 agosto 2010 e poi fino al 18 settembre 2010, nonché le ulteriori, ove queste sussistano.</p>
<p>Visti il ricorso e i relativi allegati;<br />	<br />
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Comune di Reggio nell’Emilia e di Union Brokers S.r.l.;<br />	<br />
Vista la rinuncia della parte ricorrente al decreto monocratico in data 1 marzo 2011;<br />	<br />
Vista l’ordinanza n. 87/2011 in data 09 marzo 2011;<br />	<br />
Viste le memorie difensive;<br />	<br />
Visti tutti gli atti della causa;<br />	<br />
Visti gli artt. 74 e 120, comma 10, del decreto legislativo 2 luglio 2010 n. 104;<br />	<br />
Relatrice nell&#8217;udienza pubblica del giorno 20 aprile 2011 la dott.ssa Emanuela Loria e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;<br />	<br />
Visto il dispositivo pubblicato ai sensi dell’art. 120, comma 9, del decreto legislativo 2 luglio 2010 n. 104;<br />	<br />
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>FATTO</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>Con il ricorso notificato in data 21 febbraio 2011 e depositato in data 01 marzo 2011, la ricorrente società, in proprio e in qualità di mandataria di un’A.T.I. da costituirsi con altra società, pure indicata in epigrafe, ha impugnato gli atti relativi al procedimento di gara indetto dal Comune di Reggio nell’Emilia, con bando inviato per la pubblicazione in data 24 marzo 2010 e avente ad oggetto l’appalto per “il servizio di consulenza e brokeraggio assicurativo a favore del Comune di Reggio Emilia” per il periodo dal 30 giugno 2010 al 30 giugno 2013.<br />	<br />
In particolare, il bando prevedeva che il criterio per l’aggiudicazione fosse quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa.<br />	<br />
Hanno presentato offerta nel termine di scadenza previsto dal bando la Marsh e Assiuteca BSA, in costituenda A.T.I., e la Union Brokers, società con la quale il Comune aveva già in essere i precedente contratto, che prorogava nelle more dello svolgimento della procedura di gara.<br />	<br />
In data 18 maggio 2010 si teneva la seduta di apertura delle buste contenenti la documentazione amministrativa; in data 18 novembre 2010, la Commissione convocava i concorrenti per la seduta definitiva del 23 novembre 2010 ma il giorno precedente perveniva alla ricorrente una comunicazione con la quale la seduta era rinviata per l’impedimento di uno dei componenti della commissione.<br />	<br />
Con la comunicazione del 21 dicembre 2010 la stazione appaltante riconvocava i concorrenti per il giorno 28 dicembre 2010, comunicando il cambiamento di uno dei membri della commissione.<br />	<br />
In data 22 gennaio 2011 veniva comunicata l’aggiudicazione definitiva alla contro interessata.<br />	<br />
Nel frattempo (13 gennaio 2011), la ricorrente chiedeva i documenti di gara e si avvedeva della inesistenza dei verbali delle sedute riservate di gara del 24 dicembre 2010, 27 dicembre 2010 e 28 dicembre 2010, in quanto, nonostante avesse reiteratamente richiesto i verbali, questi non le venivano comunicati.<br />	<br />
L’ATI ricorrente pertanto, preannunciava alla stazione appaltante l’intenzione di proporre ricorso ai sensi dell’art. 243 bis del d.lgs. 163/2006.<br />	<br />
Perveniva, quindi, alla ricorrente la documentazione precedentemente richiesta alla stazione appaltante, dalla quale tuttavia, la ricorrente non desumeva elementi nuovi, tali da desistere rispetto alla intenzione di proporre ricorso, intenzione che, pertanto, veniva formalmente confermata.<br />	<br />
La ricorrente si duole per i seguenti motivi:<br />	<br />
A. in via principale: l’illegittima attribuzione del punteggio relativo al criterio di aggiudicazione n. 3 “servizi aggiuntivi e/o migliorativi offerti” al concorrente Union Brokers s.r.l. come risultanti dalla tabella per punti 24 su 25 rispetto ai punti 20 su 25 attribuiti all’ATI Marsh.<br />	<br />
1.- Violazione e falsa applicazione di norme di legge di principi generali dell’ordinamento (artt. 83 e 84 d.lgs. 163/2006), anche in relazione agli artt. 1 e 3 L. 241/1990 nonché in relazione agli artt. 3 e 97 Cost. ed ai principi della direttiva 2004/18). Eccesso di potere per difetto del presupposto, illogicità manifesta e carenza di motivazione, travisamento, disparità di trattamento e sviamento. Violazione dei principi di cui agli artt. IV.2.1. del bando di gara nonché dell’art. II e III del capitolato speciale nonché art. IV del bando integrale.<br />	<br />
Il distacco tra la prima classificata, Union Brokers s.r.l. e la seconda classificata A.T.I. Marsh è costituito da 4 punti che corrispondono alla differenza di attribuzione del punteggio per il criterio di aggiudicazione “servizi aggiuntivi e/o migliorativi”, valevole 25 punti su 100. Sotto questo profilo è carente la motivazione per la quale è stato attribuito questo punteggio. Anche le verbalizzazioni delle sedute che la ricorrente è riuscita ad ottenere dopo vari solleciti, non contengono il benché minimo giudizio attributivo dei punteggi e si limitano a riportare che la Commissione ha esaminato “le tabelle di sintesi (…), relativamente ai criteri di aggiudicazione previsti dal bando di gara per ciascuna delle offerte presentate, elaborate dal Presidente con finalità preparatorie, istruttorie e strumentali della valutazione.”<br />	<br />
Dall’esame di tali documenti l’attribuzione del punteggio pari a 24 punti per quanto riguarda i punteggi aggiuntivi e/o migliorativi rispetto ai 20 punti attribuiti all’A.T.I. Marsh (verbale del 28 dicembre 2010), non si spiega in alcun modo palesandosi il vizio di difetto di motivazione.<br />	<br />
Inoltre, dall’esame dei documenti risulta che la maggior parte dei servizi aggiuntivi del progetto presentato da Union Brokers sono prestazioni minime oggetto dell’appalto.<br />	<br />
Un ulteriore profilo di censura consiste nella circostanza che i servizi aggiuntivi si ripetono tra di loro: quelli di cui ai punti 4, 10, 49, sono tutti collegati alla stima del patrimonio, quelli indicati ai punti 13 e 45 fanno riferimento alle polizze All-Risks.<br />	<br />
B.- In via subordinata: illegittimità delle operazioni svolte dalla commissione nelle sedute riservate del 24, 27 e 28 dicembre 2010 nonchè della seduta pubblica del 28 dicembre 2010 per difetto assoluto di motivazione nell’attribuzione dei punteggi numerici. Violazione del bando di gara e del capitolato per mancata esplicitazione logico-giuridica dei giudizi relativi alle offerte tecniche.<br />	<br />
2.- Violazione e falsa applicazione di norme di legge di principi generali dell’ordinamento (artt. 1, 2, 83 84 d.lgs. 163/2006; anche in relazione agli artt. 1 e 3 L. 241/1990 nonché in relazione agli artt. 3 e 97 Cost. e agli 3 e 97 Cost. e ai principi della direttiva 2004/18). Eccesso di potere per difetto del presupposto, illogicità manifesta e carenza della motivazione, travisamento, disparità di trattamento e sviamento. Sotto altro profilo. Violazione dei principi di cui agli artt. IV.2.1. del bando di gara nonché dell’art. II e III del capitolato speciale nonché art. IV del bando integrale. Il bando di gara prevedeva quale criterio di aggiudicazione quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa, ma dettava dei criteri generici per definire come pervenire a tale giudizio finale, per cui la commissione avrebbe dovuto accompagnare l’illustrazione logico-giuridica della valutazione, in assenza della quale l’indicazione del semplice punteggio numerico non consente di valutare e comprendere le ragioni del voto attribuito. Pertanto, la tabella riportata nel verbale, in assenza di qualunque spiegazione da parte dei commissari, non consente di ricostruire la motivazione del punteggio attribuito dalla commissione.<br />	<br />
C.- In via subordinata: in relazione alle operazioni di apertura delle offerte tecniche svoltesi in data 18 maggio 2010.<br />	<br />
3.- Violazione e falsa applicazione di norme di legge di principi generali dell’ordinamento (artt. 83 e seguenti d.lgs. 163/2006; anche in relazione agli artt.1 e 3 L. 241/90 nonché in relazione agli artt. 3 e 97 Cost. ed ai principi della Direttiva 2004/18). Eccesso di potere per erroneità dell’istruttoria. Violazione dei principi di cui agli artt. IV:2.1. del Bando di gara nonché del punto III del bando integrale.<br />	<br />
Il bando prevede che la procedura aperta verrà esperita il giorno 18.05.2010 alle ore 09,30 presso la sede del servizio Affari Istituzionali, in seduta pubblica e che in tale seduta si procederà alla verifica formale dell’offerta.<br />	<br />
Dalla verbalizzazione della seduta non risulta che la commissione abbia proceduto alla verifica formale dell’offerta tecnica, come previsto dall’art. III del bando di gara, la cui analisi istruttoria è stata rimessa al Presidente della Commissione. Risulta, infatti, che il Presidente abbia predisposto le tabelle di sintesi delle offerte nella sua autonomia e in altra sede.<br />	<br />
D. – Sull’applicazione del d.lgs. 163/2006 in relazione allo svolgimento delle sedute di gara nonché sull’illegittima proroga del servizio.<br />	<br />
4.- Violazione e falsa applicazione di norme di legge nazionali e di norme comunitarie nonché di norme regolamentari (d.lgs. 163/2006). Eccesso di potere per violazione dei principi che regolano lo svolgimento delle sedute delle Commissioni di gara. Illogicità manifesta. Travisamento e carenza di presupposto sotto altro profilo. Violazione delle regole relative alla proroga degli appalti di servizio e delle procedure negoziate. Illegittimità della mancata verbalizzazione delle sedute.<br />	<br />
Con tale censura la ricorrente si duole di due ulteriori profili di illegittimità delle procedura seguita dalla stazione appaltante: in primo luogo, non sarebbero state rispettate le regole di conservazione dei plichi, poiché, come risulta dal verbale di gara del 18 maggio 2010, nonché dai verbali delle sedute riservate del 24 dicembre e del 27 dicembre 2010 la Commissione, dopo aver aperto in pubblico i plichi ha consegnato al Presidente la documentazione senza verbalizzare in nessun modo le modalità di custodia della stessa. Analogamente dopo la seduta del 24 e 27 dicembre 2010, la commissione ha sospeso l’attività senza indicare in alcun modo le modalità di custodia dei plichi e la stessa circostanza si è verificata il 27 dicembre 2010.<br />	<br />
In secondo luogo, la ricorrente contesta le proroghe dei contratti intervenute dapprima sino al 14 agosto 2010 e poi fino al 18 settembre 2010, in favore di Union Brokers, giacché si tratta di attività che contrastano con il divieto di proroga dei contratti e con il divieto di trattativa negoziata in via diretta e senza consultare tre operatori ai sensi dell’art. 57 D.lgs. 163/2006, peraltro neppure prevista, nel caso di specie, nel bando di gara.<br />	<br />
Si sono costituiti in giudizio il Comune di Reggio nell’Emilia nonché la contro interessata, eccependo, in primo luogo la tardività della impugnativa del bando di gara e del capitolato speciale d’appalto e, comunque, resistendo al ricorso e chiedendone il respingimento nel merito.<br />	<br />
Con la nota in data 1 marzo 2011, la ricorrente ha rinunciato alla richiesta di decreto cautelare monocratico.<br />	<br />
Con ordinanza n. 87/2011 in data 10 marzo 2011 la Sezione ha accolto l’istanza cautelare e fissato il merito all’udienza pubblica del 20 aprile 2011.<br />	<br />
In vista della pubblica udienza le parti hanno depositato memorie riepilogative delle rispettive argomentazioni.<br />	<br />
Alla udienza pubblica del 20 aprile 2011 il ricorso è stato trattenuto in decisione.<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>DIRITTO</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>1. Il Collegio esamina, in primo luogo, l’eccezione di tardività sollevata dall’amministrazione comunale con riferimento al bando di gara e al capitolato speciale d’appalto.<br />	<br />
L’eccezione è sollevata adducendo la violazione dell’articolo 120 comma 5 del d.lgs. 104/2010 e dunque sostenendo che la ricorrente avrebbe dovuto impugnare il bando di gara entro 30 giorni dalla data del 24 marzo 2010, giorno in cui il bando è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.<br />	<br />
L’eccezione è destituita di fondamento, in quanto le clausole del bando che la ricorrente contesta con il ricorso non sono immediatamente lesive dei suoi interessi e non le hanno impedito di partecipare alla procedura di gara. Esse rientrano, pertanto, nel novero delle clausole “non escludenti” per le quali, secondo l’orientamento assunto dal Consiglio di Stato, in Adunanza Plenaria, con la sentenza n. 1/2003, non è necessario che vengano immediatamente impugnate, dovendo esserlo soltanto quelle che impediscono di presentare l’offerta.<br />	<br />
Invero, la ricorrente ha impugnato le clausole che stabiliscono le modalità di svolgimento del procedimento di gara e che riguardano i criteri di aggiudicazione, per cui appare logico che le abbia impugnate unitamente agli atti consequenziali e applicativi, a mezzo dei quali la commissione di gara ha dato la propria interpretazione delle medesime, attraverso il procedimento valutativo effettuato in merito alle offerte e al punteggio assegnato.</p>
<p>2. Venendo al merito delle questioni dedotte, il ricorso è fondato.<br />	<br />
In particolare, risultano fondate le censure contenute nel primo motivo e nel secondo motivo.<br />	<br />
In particolare con il primo, si sostiene che la commissione di gara avrebbe immotivatamente e erroneamente valutato i c.d. “servizi aggiuntivi” che dovevano essere presenti nel progetto e che sono risultati elemento discriminante per l’aggiudicazione dell’appalto, in quanto agli stessi era attribuito un peso massimo di 25 su 100 punti attribuibili e la ricorrente ha ottenuto 74 punti complessivi di cui 20 punti per i servizi aggiuntivi, a fronte di 78 punti attribuiti alla contro interessata, di cui 24 punti per i servizi aggiuntivi: è, pertanto, evidente come la valutazione di questo elemento delle offerte sia risultato determinante ai fini dell’aggiudicazione.<br />	<br />
Dall’esame dei verbali delle sedute della commissione del 24, 27 e 28 dicembre 2011, non si evince alcun criterio motivazionale in base al quale sarebbe stato attribuito il punteggio di 24 e di 20 a, rispettivamente, l’aggiudicataria e la seconda classificata; Vi è, infatti, un mero rinvio alle tabelle di sintesi allegate predisposte dal presidente della commissione <i>“con finalità preparatorie, istruttorie e strumentali alla valutazione”</i>, come affermato negli stessi verbali.<br />	<br />
La tabella non contiene alcun elemento da cui dedurre una sia pur minima motivazione, neanche <i>per relationem</i>, in quanto si limita a riportare i servizi aggiuntivi proposti dalle quattro offerenti.<br />	<br />
Non si riesce pertanto,a comprendere, in alcun modo quali siano state le ragioni che hanno comportato il distacco di quattro punti tra la prima e la seconda classificata, e ciò in violazione dell’articolo 83 del decreto legislativo 163/2006 e dei principi generali rivenienti dagli articoli 1 e 3 della legge 241/1990 s.m.i.<br />	<br />
Infatti, anche se le modifiche recate all’articolo 83 del d.lgs. cit. da parte del d.lgs. 152/2008, in adempimento delle direttive comunitarie e della sentenza della Corte di Giustizia Ce del 24 gennaio 2008, in C-532/06, hanno limitato la discrezionalità della commissione di gara nel fissare i criteri motivazionali demandando al bando (o alla lettera di invito) la massima specificazione dei sub criteri, sub pesi e sub punteggi, ciò non elimina, ma al contrario, accresce l’intensità dell’onere motivazionale da parte della commissione di gara in ordine alla corretta attribuzione dei punteggi stessi, in omaggio al principio della massima trasparenza e della <i>par condicio</i>.<br />	<br />
A tale onere, nel caso di specie, la commissione di gara non ha adempiuto, per cui si ritiene che la valutazione dei servizi aggiuntivi non abbia corrisposto ai canoni richiesti dal decreto legislativo 163/2006 s.m.i. e dalla legge 241/1990.</p>
<p>3. Anche il secondo mezzo proposto è fondato.<br />	<br />
A mezzo di esso viene riproposto il vizio di difetto assoluto di motivazione, nell’ambito del lavoro svolto dalla commissione di gara, nell’attribuzione dei punteggi numerici con riguardo a tutti gli elementi delle offerte, laddove nel primo motivo si aveva riguardo esclusivamente ai servizi aggiuntivi, in quanto ritenuti determinanti nell’esito finale della gara.<br />	<br />
Nonostante l’accoglimento del primo motivo determini il travolgimento dell’aggiudicazione il Collegio ritiene opportuno esaminare anche il secondo motivo, che appare, anch’esso, fondato.<br />	<br />
Il criterio di aggiudicazione era, come detto, quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa e il bando di gara prevedeva quali parametri di valutazione i seguenti: 1) modalità operative delle prestazioni oggetto del servizio, punti 50/100; 2) organizzazione interna dedicata al comune di Reggio Emilia intesa come struttura organizzativa, sede operativa, personale dedicato, attrezzature e metodologie informatiche, punti 15/100; piano di formazione e di aggiornamento del personale dell’Ente: punti 10/100; servizi aggiuntivi e/o migliorativi offerti: punti 25/100.<br />	<br />
Trattandosi di criteri di valutazione generici, non assistiti dalla previsione di ulteriori specificazioni, la commissione di gara avrebbe dovuto esplicitare in modo chiaro le motivazioni che la conducevano all’attribuzione dei singoli punteggi per ogni parametro delle offerte presentate.<br />	<br />
Così non è avvenuto in quanto, come già rilevato al motivo n. 1, le schede riepilogative allegate ai verbali delle sedute riservate non esternano alcun tipo di ragionamento logico-giuridico sotteso all’attribuzione matematica dei punteggi, per cui deve ritenersi che considerazioni analoghe a quelle più sopra svolte, possano essere ribadite anche in relazione agli ulteriori parametri da valutare.</p>
<p>4. Il Collegio ritiene che, alla luce delle argomentazioni testé enunciate, il ricorso sia da accogliere, con assorbimento delle ulteriori censure, e che la domanda di risarcimento del danno per equivalente sia da respingere in quanto – come risulta dalla dichiarazione resa in data 02.03.2011 del dirigente del Comune di Reggio Emilia preposto al servizio affari istituzionali – il contratto non è stato stipulato, per cui non è luogo alla dichiarazione di inefficacia dello stesso ai sensi degli articoli 121 e seguenti del d.lgs. 2 luglio 2010 n. 104; poiché la ricorrente è risultata seconda classificata e l’erronea attribuzione del punteggio per i servizi aggiuntivi si è rivelata determinante ai fini della non aggiudicazione dell’appalto alla medesima, vi è luogo per il risarcimento in forma specifica a mezzo dell’aggiudicazione alla ricorrente dell’affidamento in questione.</p>
<p>5. Le spese di giudizio seguono la regola della soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.<br />	<br />
<b><P ALIGN=CENTER>P.Q.M.</p>
<p>	<br />
<P ALIGN=JUSTIFY><br />	<br />
</b>definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla i provvedimenti impugnati con le conseguenze di cui in motivazione.<br />	<br />
Condanna il Comune di Reggio nell’Emilia (correggendo l’errore materiale contenuto nel dispositivo laddove era indicato il Comune di Parma) al pagamento delle spese di giudizio che liquida in euro 4.000,00 (quattromila/00), onnicomprensivi degli oneri di legge.<br />	<br />
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall&#8217;autorità amministrativa.</p>
<p>Così deciso, in Parma, nella camera di consiglio del giorno 20 aprile 2011 con l’intervento dei magistrati:<br />	<br />
Mario Arosio, Presidente<br />	<br />
Italo Caso, Consigliere<br />	<br />
Emanuela Loria, Primo Referendario, Estensore	</p>
<p align=center>DEPOSITATA IN SEGRETERIA<br />	<br />
Il 15/06/2011</p>
<p align=justify>
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			</item>
		<item>
		<title>Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 15/6/2011 n.2567</title>
		<link>https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-ordinanza-sospensiva-15-6-2011-n-2567/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-ordinanza-sospensiva-15-6-2011-n-2567/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 15/6/2011 n.2567</a></p>
<p>Va sospesa l&#8217;ordinanza del Comune recante ordine di rimozione di opere abusivamente realizzate su area demaniale marittima, sussistendo il previsto periculum derivante dalla immediata esecuzione del provvedimento impugnato. In primo grado cautelare vi era stato un rigetto perche&#8217; era emersa l&#8217;assenza di titolo idoneo per l’occupazione dell’area demaniale, l’atto impugnato</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-ordinanza-sospensiva-15-6-2011-n-2567/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 15/6/2011 n.2567</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-ordinanza-sospensiva-15-6-2011-n-2567/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 15/6/2011 n.2567</a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #808080;"></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;">Va sospesa l&#8217;ordinanza del Comune recante ordine di rimozione di opere abusivamente realizzate su area demaniale marittima, sussistendo il previsto periculum derivante dalla immediata esecuzione del provvedimento impugnato. In primo grado cautelare vi era stato un rigetto perche&#8217; era emersa l&#8217;assenza di titolo idoneo per l’occupazione dell’area demaniale, l’atto impugnato era ritenuto a natura vincolata ed infine l’art. 7 l. n. 241/90 non era stato ritenuto comportare, secondo quanto previsto dall’art. 21 octies comma 2° del medesimo testo normativo, l’annullamento giurisdizionale dell’atto impugnato, stante la correttezza sostanziale e la natura vincolata dello stesso e la tipologia del vizio dedotto; infine, era stata sottolineata la competenza del Comune intimato all’adozione del provvedimento impugnato alla luce dell’art. 77 l. r. n. 14/99. (G.S.)</span></span></span></span></span></p>
<hr />
<hr />
<p><span style="color: #808080;"><span style="vertical-align: inherit;"><span style="vertical-align: inherit;"></span></span></span></p>
<hr />
<p>N. 02567/2011 REG.PROV.CAU.<br />	<br />
N. 04169/2011 REG.RIC.	</p>
<p align=center><b>REPUBBLICA ITALIANA<br />	<br />
Il Consiglio di Stato<br />	<br />
in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)</b></p>
<p>ha pronunciato la presente	</p>
<p align=center><b>ORDINANZA</b></p>
<p>sul ricorso numero di registro generale 4169 del 2011, proposto da:<br />	<br />
<b>Giancarlo Tomassi</b>, rappresentato e difeso dagli avv. Fabio Francario ed Enrico Zampetti, con domicilio eletto presso Fabio Francario in Roma, via della Mercede, 11;	</p>
<p align=center>contro</p>
<p><b>Comune di Pomezia</b>, rappresentato e difeso dall&#8217;avv. Giovanni Pascone, con domicilio eletto presso Fabio Lucchesi in Roma, via Germanico N. 146; 	</p>
<p>nei confronti di<br />	<br />
<b>Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Agenzia del Demanio, Corpo delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera-Ufficio Locale Marittimo Guardia Costiera Torvajanica</b>, rappresentati e difesi dall&#8217;Avvocatura Generale dello Stato, domiciliati per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12; 	</p>
<p>per la riforma<br />	<br />
dell&#8217; ordinanza cautelare del T.A.R. LAZIO – ROMA, SEZIONE I QUATER, n. 828/2011, resa tra le parti, concernente ORDINE DI RIMOZIONE DELLE OPERE ABUSIVAMENTE REALIZZATE SULL&#8217;AREA DEMANIALE MARITTIMA	</p>
<p>Visto l&#8217;art. 62 cod. proc. amm;<br />	<br />
Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;<br />	<br />
Visti tutti gli atti della causa;<br />	<br />
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Comune di Pomezia; del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti; dell’ Agenzia del Demanio e del Corpo delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera-Ufficio Locale Marittimo Guardia Costiera Torvajanica;<br />	<br />
Vista la impugnata ordinanza cautelare del Tribunale amministrativo regionale di reiezione della domanda cautelare presentata dalla parte ricorrente in primo grado;<br />	<br />
Viste le memorie difensive;	</p>
<p>Relatore nella camera di consiglio del giorno 14 giugno 2011 il Cons. Antonio Malaschini e udito per le parti l’ avvocato Francario;	</p>
<p>Considerata la sussistenza del previsto periculum derivante dalla immediata esecuzione del provvedimento impugnato;	</p>
<p align=center><b>P.Q.M.<br /></b></p>
<p>Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)<br />	<br />
Accoglie l&#8217;appello (Ricorso numero: 4169/2011) e, per l&#8217;effetto, in riforma dell&#8217;ordinanza impugnata, accoglie l&#8217;istanza cautelare in primo grado.<br />	<br />
Compensa le spese della presente fase di giudizio.	</p>
<p>La presente ordinanza sarà eseguita dall&#8217;Amministrazione ed è depositata presso la segreteria della Sezione che provvederà a darne comunicazione alle parti.	</p>
<p>Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 14 giugno 2011 con l&#8217;intervento dei magistrati:<br />	<br />
Giuseppe Severini, Presidente<br />	<br />
Roberto Garofoli, Consigliere<br />	<br />
Bruno Rosario Polito, Consigliere<br />	<br />
Roberto Giovagnoli, Consigliere<br />	<br />
Antonio Malaschini, Consigliere, Estensore	</p>
<p>L&#8217;ESTENSORE   IL PRESIDENTE 	</p>
<p>DEPOSITATA IN SEGRETERIA<br />	<br />
Il 15/06/2011	</p>
<p>IL SEGRETARIO<br />	<br />
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)</p>
<p>Views: 0</p><p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/giurisprudenzatre/consiglio-di-stato-sezione-vi-ordinanza-sospensiva-15-6-2011-n-2567/">Consiglio di Stato &#8211; Sezione VI &#8211; Ordinanza sospensiva &#8211; 15/6/2011 n.2567</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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