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	<title>Serena Uccello Archivi - Giustamm</title>
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		<title>Valanga di pratiche con il nuovo processo, passato da metà ’98 alla competenza del giudice ordinario &#8211; Liti di lavoro, la conciliazione non filtra &#8211; Esaminato solo il 34% delle vertenze &#8211; Verso l’informatizzazione degli uffici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:20:16 +0000</pubDate>
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<p>Il Sole 24 Ore, 29 Novembre 1999 &#8211; Servizi_pubblici) Il nuovo processo del lavoro — che ha introdotto la conciliazione obbligatoria sia per il settore privato che per quello pubblico e ha incentivato il ricorso all’arbitrato — a un anno e mezzo dall’entrata in vigore fa fatica ad affermarsi. La</p>
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<p>Il Sole 24 Ore, 29 Novembre 1999 &#8211; Servizi_pubblici)</p>
<p>Il nuovo processo del lavoro — che ha introdotto la conciliazione obbligatoria sia per il settore privato che per quello pubblico e ha incentivato il ricorso all’arbitrato — a un anno e mezzo dall’entrata in vigore fa fatica ad affermarsi. La strada della conciliazione, infatti, è tutta in salita, in particolare per quanto riguarda le vertenze del settore privato.</p>
<p>Il raffronto tra otto mesi del ’98 (l’obbligatorietà della conciliazione è scattata il 23 aprile dello scorso anno per le cause private e il primo luglio per quelle pubbliche) e il primo semestre del ’99 lascia intendere che i ricorsi saranno numerosi: nel ’98, infatti, gli uffici provinciali del Lavoro hanno ricevuto 197.363 richieste private di conciliazione e nei primi sei mesi di quest’anno le richieste sono già 166.734. Aumento anche per le vertenze del settore pubblico: 14.389 richieste nel primo semestre di quest’anno, contro le 3.550 del secondo semestre ’98. Una valanga di ricorsi che, per quanto non metta in discussione la validità dello strumento conciliatorio, ha ribadito tuttavia la necessità di rivederne alcuni meccanismi. «Gli strumenti — spiega Paolo Matteini, esperto del ministero del Lavoro — sono sicuramente perfettibili. La conciliazione obbligatoria deve però essere rafforzata anche sul piano delle risorse e delle strutture».</p>
<p>In questa direzione va il progetto di informatizzazione degli uffici di conciliazione, che debutterà tra qualche giorno. Un filo diretto con l’amministrazione centrale, con due obiettivi prioritari: fornire un monitoraggio costante dei dati e, attraverso lo scambio di informazioni, consentire la messa a fuoco dei correttivi. Sarà inoltre possibile far dialogare gli uffici con altre amministrazioni (per esempio, con l’Aran per quanto riguarda le vertenze del pubblico impiego) o con il ministero della Giustizia.</p>
<p>Ma su quali ostacoli si è arenata la conciliazione?</p>
<p>Studiata per snellire la risoluzione del contenzioso e per scremare il numero di vertenze da sottoporre ai giudici del lavoro — che dal primo luglio ’98 hanno acquisito le competenze anche sui ricorsi di pubblico impiego — la conciliazione ha evidenziato già in fase di avvio la necessità di rivedere la disciplina prevista dal decreto legislativo 80/98. In precedenza, la possibilità facoltativa di pervenire a un accordo extra-giudiziale riguardava un numero minore di persone, ma intenzionate a risolvere in tempi brevi il contenzioso. L’introduzione dell’obbligo, invece, ha portato negli uffici delle direzioni provinciali del Lavoro una valanga di dipendenti, ben decisi, dopo la parentesi della conciliazione, a rivolgersi in ogni caso al giudice.</p>
<p>«Tutto è coinciso — spiega Antonio Freni, capo di Gabinetto del ministero del Lavoro — con il decentramento di alcune competenze, in materia di servizi per l’impiego, dall’amministrazione statale agli enti locali. Fatto che ha creato una certa confusione negli uffici».</p>
<p>A rallentare le vertenze del settore pubblico, invece, è la difficoltà nella formazione delle commissioni di conciliazione. Tanto i lavoratori quanto la pubblica amministrazione tendono a dilazionare i tempi delle convocazioni e a rifiutare l’accordo. L’amministrazione pubblica, spiega Matteini, «ha una scarsa esperienza con lo strumento conciliativo, essendo abituata a intraprendere la via giudiziale, anche se ciò implica pesanti aggravi di spesa, nella convinzione che è meglio farsi dare torto dal giudice, piuttosto che attivare percorsi di gestione attiva anche conciliativi, caratterizzati da un forte grado di discrezionalità».</p>
<p>Serena Uccello</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>(Il Sole 24 Ore, 29 Novembre 1999 &#8211; Servizi_pubblici)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/valanga-di-pratiche-con-il-nuovo-processo-passato-da-meta-98-alla-competenza-del-giudice-ordinario-liti-di-lavoro-la-conciliazione-non-filtra-esaminato-solo-il-34-delle-vertenze-verso/">Valanga di pratiche con il nuovo processo, passato da metà ’98 alla competenza del giudice ordinario &#8211; Liti di lavoro, la conciliazione non filtra &#8211; Esaminato solo il 34% delle vertenze &#8211; Verso l’informatizzazione degli uffici</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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