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	<title>Michele Calcaterra Archivi - Giustamm</title>
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		<title>FRANCIA: È la regola dei «tre terzi» che garantisce l’«egalité»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:20:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/francia-e-la-regola-dei-tre-terzi-che-garantisce-legalite/">FRANCIA: È la regola dei «tre terzi» che garantisce l’«egalité»</a></p>
<p>(Il Sole 24 Ore, 28 gennaio 2000 &#8211; Commenti ed inchieste) PARIGI In Francia non esiste alcuna legge specifica sulla par condicio. Ma niente paura: il rispetto dell’egalité, così importante per i francesi, è garantito da 30 anni da una &#8220;regola d’oro&#8221;, quella dei 3/3, controllata da vicino e costantemente</p>
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<p>(Il Sole 24 Ore, 28 gennaio 2000 &#8211; Commenti ed inchieste) </p>
<p>PARIGI In Francia non esiste alcuna legge specifica sulla par condicio. Ma niente paura: il rispetto dell’egalité, così importante per i francesi, è garantito da 30 anni da una &#8220;regola d’oro&#8221;, quella dei 3/3, controllata da vicino e costantemente monitorata dal Csa (Conseil superieur de l’audiovisuel), un’autorità amministrativa indipendente, creata negli Anni 80, che vigila sulla parità.</p>
<p>La regola dei 3/3 dice che gli interventi televisivi devono essere suddivisi per un terzo ciascuno tra il Governo, la maggioranza parlamentare e l’opposizione. I partiti che non sono rappresentati in Parlamento sono quindi esclusi. «Solo le televisioni — spiega un portavoce del Csa — sono interessate da questo regolamento, in quanto sono poche. Le radio, invece, che in Francia sono numerose, non devono sottostare a questo dispositivo, in quanto esiste una certa compensazione tra di loro». Assolutamente vietata è invece la pubblicità televisiva a fini politico­elettorali.</p>
<p>La Tv, quindi è obbligata a vegliare sull’equilibrio politico e più in generale culturale dei suoi programmi. E lo fa con estrema attenzione, tanto che le lamentele sono poche, così come non ci sono state mai sanzioni nei loro confronti. «Da parte nostra — continua il portavoce — per garantire l’imparzialità misuriamo secondo per secondo gli interventi dei politici e alla fine stiliamo un bilancio che mensilmente inviamo ai partiti e alle Tv stesse. E se si verificano dei problemi, mettiamo in guardia i responsabili delle emittenti».</p>
<p>Ma quali i problemi più frequenti? A esempio quando un ministro, come nel caso di quello dell’Ambiente, è anche segretario di un partito. Come considerare il suo intervento? Oppure quando all’interno dello stesso partito ci sono dei conflitti (lo scorso anno, a esempio, nel Fronte nazionale) e la copertura delle Tv è massiccia. Si tratta comunque di casi isolati, che non pongono dei problemi particolari.</p>
<p>Il sistema di controllo, secondo il Csa, è perfettibile, ma nello stesso tempo è perfetto. Negli ultimi 30 anni ha infatti funzionato bene, garantendo l’equilibrio e l’imparzialità della copertura dei dibattito politico. «Le regole — prosegue il portavoce del Csa — sono in costante discussione ed è probabile che in futuro possano subire dei cambiamenti in modo da accogliere anche i partiti che non sono rappresentati in Parlamento».</p>
<p>E per quanto riguarda i periodi elettorali, queste regole subiscono dei cambiamenti? «Rafforziamo i nostri controlli — conclude il portavoce — tenuto conto che i partiti politici hanno un premio a seconda della loro rappresentatività in Parlamento. Inoltre, per garantire l’imparzialità e la massima trasparenza, tiriamo a sorte l’orario delle trasmissioni e il partito che le deve coprire. Così non ci sono discussioni e si fa in modo che ci sia un regolare turnover».</p>
<p>Michele Calcaterra</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>(Il Sole 24 Ore, 28 gennaio 2000 &#8211; Commenti ed inchieste)</p>
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