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	<title>Maria Carla De Cesari Archivi - Giustamm</title>
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		<title>Concorsi, l’interno vince facileUniversità</title>
		<link>https://www.giustamm.it/dottrina/concorsi-linterno-vince-facileuniversita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Aug 2001 17:20:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/concorsi-linterno-vince-facileuniversita/">Concorsi, l’interno vince facileUniversità</a></p>
<p>Il primo bilancio della legge di riforma (210/98) dimostra che i posti sono prenotati (Il Sole 24 Ore, 20 agosto 2001) Concorsi universitari a risultato scontato. Così com’è, infatti, il meccanismo delle selezioni sancisce una sorta di &#8220;usucapione&#8221; del posto da parte dei docenti dell’università che emette il bando per</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/concorsi-linterno-vince-facileuniversita/">Concorsi, l’interno vince facileUniversità</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/concorsi-linterno-vince-facileuniversita/">Concorsi, l’interno vince facileUniversità</a></p>
<p>Il primo bilancio della legge di riforma (210/98) dimostra che i posti sono prenotati</p>
<p>(<a href="http://www.ilsole24ore.com/quotidiano/art.jhtml?artid=56208&amp;dnr=true">Il Sole 24 Ore</a>, 20 agosto 2001)</p>
<p>Concorsi universitari a risultato scontato. Così com’è, infatti, il meccanismo delle selezioni sancisce una sorta di &#8220;usucapione&#8221; del posto da parte dei docenti dell’università che emette il bando per professore ordinario: il 90% dei vincitori proviene dal medesimo ateneo.</p>
<p>È quanto emerge da un primo bilancio della legge 210/98 di riforma dei concorsi, ricostruito dal Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario a partire dalla pubblicazione dei primi bandi e dall’elezione delle commissioni giudicatrici rispettivamente a marzo e luglio 1999.</p>
<p>Come dimostrano i numeri, per diventare ordinario, non basta neppure l’&#8221;appartenenza&#8221; all’ateneo; &#8220;occorre&#8221; anche provenire dalle file degli associati, visto che in questa fascia erano collocati 3.212 docenti su 3.353 nuovi professori ordinari. Sono invece appena 99 i ricercatori che hanno fatto il &#8220;salto&#8221; tra i professori di prima fascia.</p>
<p>E gli esterni, i ricercatori che hanno fatto esperienza negli enti di ricerca? Sono mosche bianche: solo 42 sui 3.353 nominati in cattedra. Un po’ meglio va tra le file degli associati, dove chi non fa parte dell’ateneo locale ha qualche chance in più di conquistare un posto: gli esterni chiamati sono stati finora poco più del 22%, su 2.783 &#8220;arruolati&#8221; nella seconda fascia. E si contano, tra l’altro, 359 nuovi professori che in precedenza non figuravano nei ruoli accademici.</p>
<p>Troppo poco, comunque, per rovesciare il giudizio sul sistema: la riforma dei concorsi si dimostra uno strumento per la progressione di carriera all’interno dei singoli atenei, senza mobilità tra un’università e l’altra e seguendo senza scossoni la scala gerarchica di ricercatore, associato, ordinario. Certo, con il concorso si evita l’ascesa nei ruoli per scatti di anzianità. Ma è sufficiente per garantire vitalità alla didattica e alla ricerca accademica?</p>
<p>A rilanciare la riflessione è stata Letizia Moratti, ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, nel presentare il suo programma in Parlamento, lo scorso luglio. «È essenziale — ha affermato — il tema del reclutamento che va disciplinato in termini tali da consentire agli atenei di scegliere docenti di qualità». Tra le questioni che sembrano essere più urgenti c’è quella degli idonei: la legge 210/98, infatti, oggi consente, per ogni procedura concorsuale, di proclamare un vincitore e un idoneo (all’inizio erano due).</p>
<p>Il meccanismo ha l’obiettivo di mettere a disposizione, anche per gli atenei che non avessero bandito un concorso, una lista di candidati per posti da ordinario o associato già &#8220;saggiati&#8221; attraverso la valutazione comparativa. Il risultato, però, è una schiera di idonei — in tutto oltre 3mila — che potrebbero essere tentati (secondo alcuni) di far valere in Parlamento questo titolo, cui per ora non corrisponde un nuovo inquadramento.</p>
<p>Proprio contro questa eventualità Letizia Moratti ha messo le mani avanti, affermando che è «urgente un’azione di rettifica della normativa, recuperando il sistema del vincitore unico in luogo del vigente sistema dei due candidati idonei». Dopo il fallimento nella scorsa legislatura, sul tavolo del ministro figura anche la riforma dello stato giuridico dei docenti, un passaggio necessario nel quadro della riflessione sui «temi della qualità della ricerca e dell’insegnamento e della relativa valutazione», cui ha fatto cenno Moratti davanti alle commissioni parlamentari.</p>
<p>In attesa di ridefinire diritti e doveri dei professori universitari, &#8220;fermi&#8221; al 1980, solo la legge 370/99 ha messo in campo incentivi per i docenti che si impegnano nell’innovazione didattica e fondi legati alla valutazione da parte degli studenti. E se questo è il poco oggi a disposizione per far emergere e premiare il merito, non va dimenticato che la riforma dell’autonomia debutta senza che vi sia alcuno strumento che &#8220;obblighi&#8221; a coordinare l’attività di insegnamento e di tutoraggio all’interno delle strutture didattiche.</p>
<p>Tornando al bilancio delle legge 210/98, finora sono stati messi in palio, con 10.357 procedure, 11.420 posti. Chiuso il 65% dei concorsi, i vincitori chiamati sono stati 6.760, mentre gli idonei inseriti nei ruoli nella nuova posizione sono 3.026.</p>
<p>Quanto alle aree disciplinari relative ai posti a concorso basta un solo dato per esemplificare le dinamiche accademiche: il 21% dei chiamati fa riferimento alle scienze mediche, dove il rapporto professori/studenti è di circa uno a 8. È la democrazia dei numeri: chi ha più posti negli organi accademici continua a imporsi.</p>
<hr />
<p>Note</p>
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