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	<title>Giovanni Sartori Archivi - Giustamm</title>
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		<title>Un sistema che vieti le ammucchiate Il referendum però non basta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:20:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/un-sistema-che-vieti-le-ammucchiate-il-referendum-pero-non-basta/">Un sistema che vieti le ammucchiate Il referendum però non basta</a></p>
<p>(Il Corriere della Sera, 26 gennaio 1999) Con ogni probabilità il referendum si farà. Dopo il via libera della Corte costituzionale oramai può essere bloccato soltanto da una nuova legge elettorale approvata in tempo dal Parlamento. Il ministro per le Riforme Giuliano Amato sta ancora provando a produrla. Ma senza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/un-sistema-che-vieti-le-ammucchiate-il-referendum-pero-non-basta/">Un sistema che vieti le ammucchiate Il referendum però non basta</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/un-sistema-che-vieti-le-ammucchiate-il-referendum-pero-non-basta/">Un sistema che vieti le ammucchiate Il referendum però non basta</a></p>
<p>(Il Corriere della Sera, 26 gennaio 1999)</p>
<p>Con ogni probabilità il referendum si farà. Dopo il via libera della Corte costituzionale oramai può essere bloccato soltanto da una nuova legge elettorale approvata in tempo dal Parlamento. Il ministro per le Riforme Giuliano Amato sta ancora provando a produrla. Ma senza idee nuove. Ripropone il già proposto «doppio turno eventuale». Una ennesima bruttura (come dirò) che merita di finire, come tutte le altre che l&#8217;hanno preceduta, nel cestino della carta straccia. È bene, dunque, che il referendum avvenga. Perché è bene azzerare tutto e così ripartire da zero. </p>
<p>Si eccepirà: da zero no, perché dal referendum uscirà una legge elettorale autoapplicativa, già pronta per l&#8217;uso. Ma &#8211; insisto &#8211; si deve ugualmente ripartire da zero perché si deve ripartire da questa domanda: se restiamo a una legge «fotocopia» del referendum, restiamo con una buona legge? La risposta è: assolutamente no. </p>
<p>L&#8217;unico difetto del Mattarellum, del sistema che andremo ad abrogare, non è soltanto di essere in parte (per un quarto) un sistema proporzionale; è anche di essere (per tre quarti) un sistema maggioritario a un turno. Pertanto un referendum che cancella soltanto la quota proporzionale del Mattarellum ci lascia con un sistema interamente maggioritario a un solo turno. Avremmo così eliminato un difettino per ingigantire un difettone. A che pro? Un milione a chi me lo sa spiegare e giustificare. Pago bene perché il nodo della questione è lì. </p>
<p>Partiamo da questa constatazione. Finché abbiamo votato, per circa 45 anni, con la proporzionale i nostri partiti rilevanti erano circa sei; ma da quando votiamo con il Mattarellum i partiti con voce in capitolo sono raddoppiati, sono diventati una dozzina. Come mai? Siccome il Mattarellum è proporzionale solo in parte, la colpa di questa proliferazione di nuovi partitini può essere soltanto del meccanismo maggioritario. Come effettivamente è. Questo punto penetra con difficoltà perché sembra contro-intuitivo. Non si è sempre detto che il maggioritario riduce il numero dei partiti? Ma se così si è sempre detto, allora si è sempre detto male. La tesi corretta è che quando un sistema è già bipartitico, allora il maggioritario secco (all&#8217;inglese) lo mantiene tale; ma che quando un sistema è già di frammentazione partitica (come in Italia), allora il maggioritario secco alimenta la frammentazione. Come passo a dimostrare. </p>
<p>Il principio dei sistemi maggioritari è che il voto avviene in collegi uninominali in ciascuno dei quali il vincitore &#8211; il candidato più votato &#8211; prende tutto, e cioè conquista il seggio. In Italia alle elezioni del 1996 nella grandissima maggioranza dei collegi (l&#8217;86 per cento) per vincere il seggio è bastato il 40 per cento dei voti. Il che equivale a dire che per non perdere occorre arrivare a quel livello. E siccome anche i nostri maggiori partiti si trovano in zona 20 per cento, per raddoppiare, per arrivare al 40, devono fabbricare ammucchiate. Queste ammucchiate le possiamo nobilitare come «poli»; ma la realtà è che nel 1996 l&#8217;Ulivo è stato più di ogni altra cosa una cordata. E se andremo a rivotare con l&#8217;uninominale secco torno a scommettere il già promesso milione che una simile ammucchiata di «arrembaggisti» dovrà essere riammucchiata. </p>
<p>Veniamo ora al segreto di Pulcinella, alla domanda: una ammucchiata elettorale come si fa? Esemplifico a sinistra anche se il problema è identico a destra o per la destra. Si fa così. Ciascun cespuglio e partitino va da Veltroni e gli dice: amatissimo maestro e donno, sai bene che senza di me al 40 per cento non arrivi, e quindi che senza di me andrai a perdere. Pertanto sei costretto ad imbarcarmi, e il mio prezzo sarà quello indicato dai sondaggi a me più favorevoli. </p>
<p>Così sui 630 seggi in palio il 3, 5, 7, 10 per cento finisce per andare, in regalia forzosa, ai partitini. E questo è il meccanismo ricattatorio che li moltiplica e mantiene in vita. </p>
<p>Importa sottolineare che il mercato delle vacche che sono andato descrivendo non si traduce soltanto in un sistema altamente disfunzionale di paralisi politica. Si traduce anche in un sistema di abuso partitocratico a danno della libertà di scelta dell&#8217;elettore. Quando i partiti vanno al voto in ammucchiata, l&#8217;elettore si ritrova, nel suo collegio, al cospetto di un candidato scelto per lui dalle ammucchiate in contesa. Così un simpatizzante di Dini rischia di imbattersi in un candidato cossuttiano e, analogamente, un liberale Forzista rischia di imbattersi in un candidato ex fascista. È necessario che sia così? No, non è necessario. È soltanto una stortura imposta da un sistema elettorale nocivo e distorcente. </p>
<p>Concludo. Tutti i sistemi elettorali escogitati e proposti dal ministro Amato postulano ammucchiate, e quindi vanno respinti alla stessa stregua del Mattarellum e del «patto della crostata» stipulato ai tempi della Bicamerale. Il sistema elettorale che serva al Paese (perché atto a ridurre la frammentazione e per ciò stesso a favorire la governabilità) può soltanto essere, nell&#8217;ambito del maggioritarismo, un sistema a doppio turno di collegio nel quale i partiti si presentano al primo turno nella loro identità. Lo spartiacque è questo: ammucchiate o no. Purtroppo Amato è ancora dalla parte delle ammucchiate. I referendari debbono essere dalla parte contraria, dalla parte di un maggioritario senza ammucchiate. Ma perciò si debbono schierare per il doppio turno. Altrimenti continueremo ad avere elezioni truffaldine che vanificano l&#8217;intento referendario. </p>
<p>di GIOVANNI SARTORI </p>
<p>Martedì, 26 Gennaio 1999<br />
Commenti</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>(Il Corriere della Sera, 26 gennaio 1999)</p>
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