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	<title>Giovanni Pitruzzella Archivi - Giustamm</title>
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		<title>Per il «no» 83 parlamentari  L’attesa promozione dei ricercatori ieri non è passata: il disegno adesso andrà in aula &#8211; Sanatoria contro il buon senso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:20:35 +0000</pubDate>
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<p>(Il Sole 24 Ore, 17 dicembre 1999 &#8211; Commenti ed inchieste) ROMA La &#8220;sanatoria&#8221;, per ora, non è passata. L’attesa promozione a professori universitari di migliaia di ricercatori è rimandata. La commissione Cultura della Camera avrebbe dovuto approvare ieri, in sede deliberante, il relativo disegno di legge (contro il quale</p>
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<p>(Il Sole 24 Ore, 17 dicembre 1999 &#8211; Commenti ed inchieste) </p>
<p>ROMA La &#8220;sanatoria&#8221;, per ora, non è passata. L’attesa promozione a professori universitari di migliaia di ricercatori è rimandata. La commissione Cultura della Camera avrebbe dovuto approvare ieri, in sede deliberante, il relativo disegno di legge (contro il quale prende posizione l’articolo qui a fianco), ma non ha potuto farlo, perché la raccolta di firme che chiedevano la discussione del provvedimento in aula ha avuto successo: il presidente della commissione Cultura ha ricevuto ieri le firme di 83 parlamentari, più che sufficienti a ottenere la discussione del provvedimento in seduta plenaria, e ha dovuto prenderne atto. Il disegno di legge affronterà dunque una discussione generale in cui gli oppositori potranno far valere le proprie ragioni.</p>
<p>La figura del ricercatore universitario si è profondamente modificata nel corso degli anni. Nata in origine con soli compiti di ricerca, che escludevano addirittura ogni tipo di attività didattica, ha poi assunto un carico didattico — lezioni, esami, seminari — sempre più assorbente. E il disegno di legge ne trae le conseguenze. Molti ricercatori però, divenuti tali &#8220;ope legis&#8221;, non hanno mai vinto un vero concorso.</p>
<p>L’attesa promozione dei ricercatori ieri non è passata: il disegno adesso andrà in aula &#8211; Sanatoria contro il buon senso </p>
<p>di Giovanni Pitruzzella</p>
<p>Un’alleanza trasversale tra settori della maggioranza e della cosiddetta opposizione, con l’attiva partecipazione del ministro popolare Ortensio Zecchino, sta per sferzare un colpo mortale all’Università italiana, cedendo alle pressioni del peggior sindacalismo di marca assistenzialistica.</p>
<p>Con il disegno di legge che ieri la commissione Cultura della Camera dei deputati avrebbe dovuto esaminare in sede deliberante (cioè con il potere di approvarlo senza bisogno del voto dell’assemblea) circa ventimila ricercatori universitari diventeranno, senza concorso, professori universitari. Una legge di sostanziale sanatoria, probabilmente incostituzionale, che avrà un’importante conseguenza: la partecipazione, con pieni diritti, dei neoprofessori agli organi collegiali dell’Università.</p>
<p>Ciò significa che la nostra Università sarà in mano a soggetti promossi professori senza alcuna verifica della loro attitudine all’insegnamento e alla ricerca. A questo proposito è opportuno sottolineare che attualmente, di norma, prima di diventare professore ordinario è necessario superare ben sei successive prove concorsuali. I gruppi sindacali che hanno fatto breccia nel cuore del ministro dell’Università e in tanti parlamentari, cercano di eludere la sostanza del problema con due argomenti. Il primo è che, in fondo, si sta istituendo una terza fascia di professori che non intaccherebbe il ruolo e i compiti di quelli che fino a oggi sono diventati professori universitari a seguito di concorsi selettivi.</p>
<p>Il secondo è che con la legge che elargisce a tutti il titolo di professore si sanano vecchie ingiustizie. Entrambi gli argomenti sono fallaci. Il primo non tiene conto di come, per effetto del disegno di legge, tutti i ricercatori e gli assistenti ordinari parteciperanno agli organi collegiali delle Università, Consigli di facoltà in testa. E poiché il regolamento sull’autonomia didattica delle Università in corso di emanazione attribuisce a tali organi competenze rilevantissime in tema di programmazione, organizzazione della didattica e della ricerca, e attribuzione dei compiti ai singoli docenti, ciò equivarrà a trasferire nelle loro mani le scelte più importanti in questi campi così delicati.</p>
<p>Se poi si tiene conto del fatto che attualmente i ricercatori sono 19.080 e che a essi vanno aggiunte alcune migliaia di assistenti, è facile rendersi conto di come essi avranno la maggioranza in quasi tutti i consigli di facoltà. Sicché, l’Italia sarà l’unico Paese occidentale ad avere Università dirette non già dagli studiosi più autorevoli e conosciuti, bensì dal personale più numeroso anche se scientificamente meno qualificato.</p>
<p>Tutto ciò oltre a essere contrario al buon senso è anche contrario alla Costituzione. Infatti, la Corte costituzionale, da ultimo con la sentenza n. 1 del 1999, considera incostituzionali le promozioni senza concorso perché in contrasto con il &#8220;buon andamento&#8221; dell’amministrazione. Ma i valenti ingegneri costituzionali che siedono in alcune Commissioni parlamentari, dopo i bei successi ottenuti sul terreno delle riforme istituzionali, hanno sfogato la loro ansia creativa sull’Università e così hanno cercato di superare il problema di costituzionalità sostenendo che non si promuove nessuno perché si sta istituendo una terza fascia di professori, che mantengono lo stato giuridico proprio dei vecchi ricercatori.</p>
<p>L’argomento è sbagliato per la semplice ragione che, come tra l’altro ha puntualizzato il Consiglio di Stato in due recenti pronunce, la partecipazione agli organi collegiali costituisce un aspetto fondamentale dello stato giuridico. Perciò attribuendo a tutti i ricercatori il diritto di partecipare agli organi di governo dell’Università, si viene a modificare il loro stato giuridico, cioè a realizzare una promozione senza concorso. Si aggiunga che l’ultima versione del testo all’esame del Parlamento, sia pure con una formulazione ambigua, pare abrogare le norme sulle supplenze, probabilmente con la larvata intenzione di fare sì che i neoprofessori abbiano anche un insegnamento universitario.</p>
<p>Quanto al secondo argomento, si tratta di una vera e propria offesa alla storia e alla ragione. Infatti, esso equivale a dire che per rimediare a qualche singola ingiustizia si deve creare un esito che è complessivamente ingiusto per gli studenti, per i giovani studiosi che troveranno sbarrati gli accessi alla carriera universitaria e per la qualità della ricerca scientifica. A cui va aggiunto il fatto che la stragrande maggioranza dei ricercatori che diventeranno professori non appartengono alle nuove leve assunte mediante concorso, ma sono precari stabilizzati nei ruoli universitari da una legge di sanatoria degli anni 80. Così di sanatoria in sanatoria un certo sindacalismo e un certo ceto politico stanno facendo di tutto per soffocare la nostra Università in un piatto egualitarismo, che completa la riforma in chiave burocratizzante e antiautonomistica dello stato giuridico dei professori sempre ideata dal ministro Zecchino.</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>(Il Sole 24 Ore, 17 dicembre 1999 &#8211; Commenti ed inchieste)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/per-il-no-83-parlamentari-lattesa-promozione-dei-ricercatori-ieri-non-e-passata-il-disegno-adesso-andra-in-aula-sanatoria-contro-il-buon-senso/">Per il «no» 83 parlamentari  L’attesa promozione dei ricercatori ieri non è passata: il disegno adesso andrà in aula &#8211; Sanatoria contro il buon senso</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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