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	<title>Giorgio Santilli Archivi - Giustamm</title>
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	<title>Giorgio Santilli Archivi - Giustamm</title>
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		<title>L’Antitrust boccia le amministrazioni che aggirano o ignorano le procedure della concorrenza &#8211; «Appalti vietati senza gare» &#8211; Il Parlamento: va rivisto il decreto che esclude a vita gli imprenditori che hanno patteggiato processi</title>
		<link>https://www.giustamm.it/dottrina/lantitrust-boccia-le-amministrazioni-che-aggirano-o-ignorano-le-procedure-della-concorrenza-appalti-vietati-senza-gare-il-parlamento-va-rivisto-il-decreto-che-esclude-a-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:20:35 +0000</pubDate>
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<p>(Il Sole 24 Ore, 21 dicembre 1999 &#8211; Italia &#8211; economia) ROMA &#8211; Bacchettate agli enti pubblici che aggirano le procedure di gara negli appalti; ma anche un richiamo a quelle amministrazioni che estendono a dismisura l’oggetto statutario delle spa miste da loro controllate, riducendo così lo spazio delle attività</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/lantitrust-boccia-le-amministrazioni-che-aggirano-o-ignorano-le-procedure-della-concorrenza-appalti-vietati-senza-gare-il-parlamento-va-rivisto-il-decreto-che-esclude-a-vita/">L’Antitrust boccia le amministrazioni che aggirano o ignorano le procedure della concorrenza &#8211; «Appalti vietati senza gare» &#8211; Il Parlamento: va rivisto il decreto che esclude a vita gli imprenditori che hanno patteggiato processi</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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<p>(Il Sole 24 Ore, 21 dicembre 1999 &#8211; Italia &#8211; economia) </p>
<p>ROMA &#8211; Bacchettate agli enti pubblici che aggirano le procedure di gara negli appalti; ma anche un richiamo a quelle amministrazioni che estendono a dismisura l’oggetto statutario delle spa miste da loro controllate, riducendo così lo spazio delle attività economiche sottoposte — mediante la gara — all’area della concorrenza.</p>
<p>L’Antitrust torna sulla materia degli appalti con un vero e proprio decalogo alle amministrazioni. È il frutto di un lavoro di «analisi di numerosi bandi di gara», dice un comunicato dell’Autorità. Intanto, Camera e Senato invitano il Governo a rivedere le norme che escludono a vita imprenditori e professionisti che hanno patteggiato le pene nell’ambito dei procedimenti di tangentopoli.</p>
<p>A entrambi i rami del Parlamento questa sanzione — contenuta nei regolamenti attuativi della Merloni-ter — è parsa eccessiva. Il Senato ha chiesto «un limite temporale» al divieto di partecipazione alle gare; la Camera ha raccomandato al Governo di definire con precisioni i casi in cui debba valere l’esclusione e di valutare «la coerenza della disciplina prevista nei casi di sentenza di applicazione della pena su richiesta (patteggiamento) con le previsioni dell’articolo 445, secondo comma, del codice di procedura penale».</p>
<p>Una prima risposta dovrebbe arrivare con il doppio provvedimento che il Governo varerà entro la fine dell’anno: il decreto legge che archivia definitivamente l’Albo costruttori e definisce le regole per la fase di passaggio verso il nuovo sistema; il regolamento che definisce il nuovo sistema della qualificazione in tutti i suoi aspetti. Il primo provvedimento dovrebbe essere approvato domani dal Governo in carica; il secondo forse dal nuovo Governo, nell’ultima settimana dell’anno. Sul regolamento, per altro, Camera e Senato si sono divisi sulla spinosa questione della partecipazione delle associazioni di categoria alle Soa, le spa private che daranno alle imprese la &#8220;patente&#8221; della qualificazione. Il Senato si è pronunciato a favore di questo ingresso, la Camera contro, ribadendo il principio della «assoluta indipendenza» di queste spa.</p>
<p>Il decalogo dell’Antitrust (si vedano i punti salienti nella scheda) riguarda tutti gli appalti pubblici, comprese le forniture. A questo proposito, il documento è stato inviato anche alle Asl e alle aziende ospedaliere, che avevano avanzato non pochi quesiti.</p>
<p>Tre le raccomandazioni che meritano di essere segnalate. La prima è il richiamo alle amministrazioni aggiudicatrici perché non deroghino alla procedura della gara formale se non «eccezionalmente» e quando sia «espressamente» previsto dalla normativa. Due paletti robusti che non lasciano spazi alle trattative private.</p>
<p>Una seconda raccomandazione concerne un’inutile e dannosa restrizione della partecipazione alla gara che spesso le amministrazioni utilizzano: quella di prevedere livelli di fatturato spropositati rispetto a quelli necessari. Questa seconda osservazione potrebbe pesare anche nel dibattito sul decreto per la qualificazione nei lavori pubblici, visto che alcune associazioni imprenditoriali hanno rimproverato al Governo di porre inopportunamente al centro del nuovo sistema più rigorosi requisiti relativi proprio alla cifra d’affari.</p>
<p>Il terzo richiamo dell’Autorità riguarda le spa miste costituite da enti locali. Ancora una volta l’Antitrust boccia la prassi di estendere l’attività di queste società: in questo modo si affidano direttamente — quindi senza confronti competitivi — più attività di quanto non sia necessario sulla base dell’atto di affidamento del servizio. Inoltre — dice l’Antitrust — qualora queste spa miste si comportino come amministrazioni aggiudicatrici dovranno, a loro volta, applicare la normativa sugli appalti pubblici. E quindi andare in gara.</p>
<p>Giorgio Santilli</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>(Il Sole 24 Ore, 21 dicembre 1999 &#8211; Italia &#8211; economia)</p>
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		<title>Lavori pubblici &#8211; A un anno dalla Merloni-ter via libera del Governo al regolamento attuativo &#8211; I magistrati ordinari esclusi dai collegi arbitrali  &#8211; Scatta la rivoluzione degli appalti  &#8211; Concorsi di progettazione a due stadi &#8211; Nasce il responsabile di procedimento</title>
		<link>https://www.giustamm.it/dottrina/lavori-pubblici-a-un-anno-dalla-merloni-ter-via-libera-del-governo-al-regolamento-attuativo-i-magistrati-ordinari-esclusi-dai-collegi-arbitrali-scatta-la-rivoluzione-degli-appalti-concorsi-d/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:20:35 +0000</pubDate>
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<p>Il Sole 24 Ore, 11 dicembre 1999 &#8211; Norme e tributi) ROMA Il Governo ha gettato l’ancora che darà stabilità e certezza al lungo percorso di riforma del quadro normativo in materia di lavori pubblici. Con l’approvazione definitiva del regolamento generale sui lavori pubblici, a un anno esatto dal varo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/lavori-pubblici-a-un-anno-dalla-merloni-ter-via-libera-del-governo-al-regolamento-attuativo-i-magistrati-ordinari-esclusi-dai-collegi-arbitrali-scatta-la-rivoluzione-degli-appalti-concorsi-d/">Lavori pubblici &#8211; A un anno dalla Merloni-ter via libera del Governo al regolamento attuativo &#8211; I magistrati ordinari esclusi dai collegi arbitrali  &#8211; Scatta la rivoluzione degli appalti  &#8211; Concorsi di progettazione a due stadi &#8211; Nasce il responsabile di procedimento</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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<p>Il Sole 24 Ore, 11 dicembre 1999 &#8211; Norme e tributi)</p>
<p>ROMA  Il Governo ha gettato l’ancora che darà stabilità e certezza al lungo percorso di riforma del quadro normativo in materia di lavori pubblici. Con l’approvazione definitiva del regolamento generale sui lavori pubblici, a un anno esatto dal varo della Merloni-ter, si spengono, infatti, tutte le tentazioni di restaurazione e di ritorno al passato che — dalla prima legge Merloni approvata nel febbraio 1994 — sono state in questi anni assai numerose. Nello stesso tempo, l’approvazione del regolamento generale (che deve comunque essere registrato dalla Corte dei conti) consentirà alla legge quadro di entrare completamente in vigore: molte norme, infatti, restavano sospese proprio per l’assenza del provvedimento regolamentare.</p>
<p>Altri dati possono dare il senso del passaggio «storico» di ieri (così lo ha definito il ministro dei Lavori pubblici, Enrico Micheli). Basti pensare che il precedente regolamento generale in materia di lavori pubblici, tuttora vigente, era stato approvato nel 1895. In quel caso ci erano voluti trent’anni dall’approvazione della legge fondamentale (1865) per mettere a punto la disciplina regolamentare. Oppure — altro segnale del cambiamento epocale — occorre ricordare che il regolamento «delegificante» contiene un elenco di provvedimenti legislativi, approvati tra il 1865 e il 1991, che vengono abrogati in tutto o in parte. Si tratta di quella stratificazione di norme, deroghe, eccezioni, buchi, su cui è prosperata la Tangentopoli degli appalti.</p>
<p>Ma a dare peso al regolamento sono soprattutto le novità che vi sono contenute. Quella che ha scatenato le maggiori polemiche politiche è la riforma degli arbitrati. Ed è quella su cui ancora ieri si è discusso in Consiglio dei ministri: il ministro della Giustizia, Oliviero Diliberto, ha preteso infatti che si eliminasse la presenza dei magistrati ordinari dai collegi arbitrali. L’Associazione nazionale magistrati aveva minacciato di trasformare il regolamento sugli appalti in un caso politico, considerando anche che è stato ammesso un referendum popolare per l’abrogazione delle norme che consentono ai magistrati di otterenere incarichi extragiudiziali. Nei collegi arbitrali restano, comunque, i magistrati amministrativi e contabili.</p>
<p>Una soluzione si è trovata anche all’altra questione politicamente spinosa, l’applicazione del regolamento alle Regioni. La disciplina regolamentare si applicherà alle Regioni finché esse non avranno emanato leggi coerenti con il quadro di principi disposto dalla Merloni. E comunque, anche dopo questa emanazione, legge nazionale e norme regolamentari relative si continueranno ad applicare per i lavori regionali finanziati dallo Stato o per quelli realizzati dalle Regioni nello svolgimento di funzioni delegate dallo Stato.</p>
<p>Il terzo problema che aveva goduto della ribalta della cronaca in questi mesi di preparazione del regolamento era quello dei concorsi di progettazione e della pubblicità per gli incarichi di progettazione sotto la soglia di 40mila Dsp (81,2 milioni di lire). Si era verificato, infatti, che un buon 50-60% degli appalti di ingegneria era nuovamente sprofondato nel l’ombra, senza che se ne avesse più alcuna notizia. Un risultato inaccettabile per una legge che aveva portato trasparenza nel sistema degli appalti. E, infatti, il Parlamento prima e il Governo poi hanno ripristinato un obbligo di pubblicità preventiva e successiva, senza peraltro intaccare la discrezionalità delle amministrazioni pubbliche nella scelta dell’affidatario.</p>
<p>Per il concorso di progettazione, è stata inserita la cosiddetta procedura «in due gradi» che prevede la presentazione di un progetto preliminare nella prima fase di selezione e di un progetto definitivo nella seconda fase di scelta del vincitore. Questo dovrebbe consentire una snellezza tale da vincere la diffidenza delle amministrazioni sui tempi e la perplessità dei progettisti chiamati a sostenere spesso costi eccessivi per la partecipazione.</p>
<p>Ma la parte del regolamento che peserà in termini più innovativi sul sistema degli appalti è probabilmente la definizione delle funzioni del responsabile del procedimento, figura centrale nel nuovo percorso dell’opera pubblica. Si tratta di una figura tecnica che seguirà l’opera passo dopo passo dalla progettazione al collaudo. Altro capitolo fondamentale, la dettagliata elencazione dei contenuti dei tre livelli progettuali (preliminare, definitivo ed esecutivo): dovrebbe definitivamente chiudere l’era dei &#8220;progetti volanti&#8221; e delle varianti in corso d’opera.</p>
<p>Giorgio Santilli</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>(Il Sole 24 Ore, 11 dicembre 1999 &#8211; Norme e tributi)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/lavori-pubblici-a-un-anno-dalla-merloni-ter-via-libera-del-governo-al-regolamento-attuativo-i-magistrati-ordinari-esclusi-dai-collegi-arbitrali-scatta-la-rivoluzione-degli-appalti-concorsi-d/">Lavori pubblici &#8211; A un anno dalla Merloni-ter via libera del Governo al regolamento attuativo &#8211; I magistrati ordinari esclusi dai collegi arbitrali  &#8211; Scatta la rivoluzione degli appalti  &#8211; Concorsi di progettazione a due stadi &#8211; Nasce il responsabile di procedimento</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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		<title>Confronto difficile tra il ministro e le imprese: niente modifiche al regolamento, forse una circolare bis Appalti, linea dura di Bordon Bargone: «Sulle Soa l’Autorità si gioca la credibilità e vanno evitate penalizzazioni per chi investe»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:20:21 +0000</pubDate>
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<p>(Il Sole 24 Ore, 15 marzo 2000 &#8211; Edilizia e territorio) ROMA Non decolla il tavolo Governo-imprese-stazioni appaltanti sul «regolamento Bargone» per la qualificazione negli appalti. O, almeno, la prima riunione di ieri non ha avvicinato di un centimetro le posizioni del ministero dei Lavori pubblici e quelle delle imprese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/confronto-difficile-tra-il-ministro-e-le-imprese-niente-modifiche-al-regolamento-forse-una-circolare-bis-appalti-linea-dura-di-bordon-bargone-sulle-soa-lautorita-si-gioca-la-credibi/">Confronto difficile tra il ministro e le imprese: niente modifiche al regolamento, forse una circolare bis Appalti, linea dura di Bordon Bargone: «Sulle Soa l’Autorità si gioca la credibilità e vanno evitate penalizzazioni per chi investe»</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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<p>(Il Sole 24 Ore, 15 marzo 2000 &#8211; Edilizia e territorio)</p>
<p>ROMA Non decolla il tavolo Governo-imprese-stazioni appaltanti sul «regolamento Bargone» per la qualificazione negli appalti. O, almeno, la prima riunione di ieri non ha avvicinato di un centimetro le posizioni del ministero dei Lavori pubblici e quelle delle imprese. Il ministro, Willer Bordon, ha confermato quanto aveva già anticipato lunedì il sottosegretario Bargone: il regolamento non si tocca, il tavolo serve a far funzionare al meglio le regole esistenti. È andato deluso così chi si attendeva un atteggiamento di maggiore flessibilità da parte di Bordon, che si è limitato a concedere, in più, la sola disponibilità a una circolare-bis, qualora ci fosse bisogno di superare specifiche difficoltà.</p>
<p>Le amministrazioni hanno confermato la preoccupazione per la perdita del paracadute Anc. L’assessore ai Lavori pubblici di Roma, Esterino Montino, ha ribadito che le maggiori difficoltà stanno nella verifica dell’attrezzatura tecnica e delle spese per la «manodopera tecnica». Montino ha chiesto la proroga del certificato Anc in termini di prova documentale; ma Bordon e Bargone hanno fatto quadrato. Il ministero ha anche rigettato la proposta Anci-Upi di affidare a commercialisti e revisori dei conti la verifica dei bilanci delle imprese.</p>
<p>Un’altra questione è il rifiuto delle Regioni e delle Province a statuto autonome di applicare il regolamento. La provincia di Trento ha approvato una legge che proroga l’Albo (bocciata dal Consiglio dei ministri), la Sardegna continua a pubblicare i bandi con riferimento all’Albo regionale. Senza contare poi che molte amministrazioni stanno pubblicando, dopo il 1° marzo, bandi con riferimenti all’Albo costruttori, ormai illegittimi. Dovranno ritirarli, modificarli o rischiare che siano impugnati.</p>
<p>L’altra questione caldissima è quella delle Soa. Anche chi, tra imprese e amministrazioni, le ha viste come una soluzione inadeguata o sbagliata, capisce ora che l’unica vera via di uscita all’impasse sta nell’accorciare la fase transitoria e mettere a regime il più in fretta possibile il nuovo sistema. I riflettori si spostano, perciò, sui regolamenti che consentiranno alle Soa di avviare l’attività: il dibattito di lunedì al convegno organizzato da «Verso l’Europa» è significativo. Se il capo dell’ufficio legislativo dei Lavori pubblici, Marco Corsini, ha individuato uno dei punti di forza del nuovo sistema «nei meccanismi di controllo, verifica e vigilanza che erano mancati all’Albo costruttori», Bargone ha detto senza mezzi termini che nella definizione delle regole che consentiranno alle Soa di operare «l’Autorità di vigilanza si gioca molta della propria credibilità». E ha invitato l’Authority a definire regole chiare «per evitare che chi investe in queste nuove attività butti via i soldi». Chiara la preoccupazione che un eccesso di rigore o di formalismo possa pregiudicare il decollo di queste società che costituiranno lo scheletro del nuovo sistema.</p>
<p>La questione oggi centrale è, in effetti: come dare certezza a chi intende costituire una Soa — e dunque investire e assumere il personale richiesto dal regolamento — che poi otterrà effettivamente l’autorizzazione a esercitare l’attività? «Si può ipotizzare un preaccreditamento che rinvii a un momento successivo gli investimenti più onerosi e le assunzioni di personale», è la soluzione indicata da Bargone. L’Autorità risponderà con le linee-guida entro una decina di giorni.</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>Il Sole 24 Ore, 15 marzo 2000 &#8211; Edilizia e territorio)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/confronto-difficile-tra-il-ministro-e-le-imprese-niente-modifiche-al-regolamento-forse-una-circolare-bis-appalti-linea-dura-di-bordon-bargone-sulle-soa-lautorita-si-gioca-la-credibi/">Confronto difficile tra il ministro e le imprese: niente modifiche al regolamento, forse una circolare bis Appalti, linea dura di Bordon Bargone: «Sulle Soa l’Autorità si gioca la credibilità e vanno evitate penalizzazioni per chi investe»</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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		<title>Lavori pubblici &#8211; Verifica già in fase transitoria per il regolamento che azzera l’Albo costruttori &#8211; Appalti, avvio ad alto rischio  &#8211; Bargone: «Istruzioni del Governo per aiutare le amministrazioni»</title>
		<link>https://www.giustamm.it/dottrina/lavori-pubblici-verifica-gia-in-fase-transitoria-per-il-regolamento-che-azzera-lalbo-costruttori-appalti-avvio-ad-alto-rischio-bargone-istruzioni-del-governo-per-aiutare-le-amm/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:20:16 +0000</pubDate>
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<p>(Il Sole 24 Ore, 23 gennaio 2000 &#8211; Norme e tributi) ROMA &#8211; Il «regolamento Bargone» sulla qualificazione negli appalti pubblici, approvato venerdì definitivamente dal Consiglio dei ministri, disegna un sistema che sarà a pieno regime per tutti solo il 1° gennaio 2002. Ma imprese e amministrazioni pubbliche dovranno fronteggiare</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/lavori-pubblici-verifica-gia-in-fase-transitoria-per-il-regolamento-che-azzera-lalbo-costruttori-appalti-avvio-ad-alto-rischio-bargone-istruzioni-del-governo-per-aiutare-le-amm/">Lavori pubblici &#8211; Verifica già in fase transitoria per il regolamento che azzera l’Albo costruttori &#8211; Appalti, avvio ad alto rischio  &#8211; Bargone: «Istruzioni del Governo per aiutare le amministrazioni»</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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<p>(Il Sole 24 Ore, 23 gennaio 2000 &#8211; Norme e tributi) </p>
<p>ROMA &#8211; Il «regolamento Bargone» sulla qualificazione negli appalti pubblici, approvato venerdì definitivamente dal Consiglio dei ministri, disegna un sistema che sarà a pieno regime per tutti solo il 1° gennaio 2002. Ma imprese e amministrazioni pubbliche dovranno fronteggiare subito numerose novità, puntualmente previste per la fase transitoria dal regolamento stesso. Si tratta di una fase biennale, articolata con due distinti regimi di regole per il 2000 e il 2001. Lo spirito è quello di arrivare gradualmente, ma senza titubanze, al nuovo sistema.</p>
<p>La clamorosa novità dell’ultima settimana — l’azzeramento immediato delle iscrizioni e dei certificati dell’Albo nazionale costruttori — segna ovviamente una rottura brusca con il passato. Una rottura che non c’era stata neanche all’inizio dell’anno con il decreto legge 502/1999 che, pur confermando la puntuale fine dell’Albo costruttori alla data prevista del 31 dicembre 1999, faceva ancora riferimento al vecchio sistema per la dimostrazione, da parte delle imprese, dei requisiti richiesti per essere ammessi alle gare.</p>
<p>Con il Dl 502, in sostanza, non solo i nuovi requisiti si dovevano dimostrare con i vecchi strumenti (certificato Anc), ma l’iscrizione restava una condizione necessaria per essere ammessi alle gare. Un sistema congelato, di fatto, che sembrava dovesse transitare tale e quale nel «regolamento Bargone».</p>
<p>Poi, il colpo di scena, dovuto a un fatto apparentemente secondario: l’ingorgo di diecimila domande ferme ai comitati Anc (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri). Per spazzare via le recriminazioni di imprese escluse dalla sopravvenuta scomparsa dell’Albo e ogni ipotesi di gestioni-stralcio, il Governo ha spinto sull’acceleratore della liberalizzazione. Ha scongelato il sistema transitorio dai lacci dell’Anc e ha tagliato i ponti con il vecchio sistema, in perfetta coerenza, peraltro, con le previsioni della legge Merloni-ter.</p>
<p>Questa rottura porterà, ovviamente, maggiori difficoltà nell’applicazione della disciplina. Secondo le principali associazioni delle imprese, sconcertate dalla «repentina» eliminazione delle iscrizioni Anc, questo passaggio potrebbe portare alla paralisi del sistema.</p>
<p>«Non ci saranno effetti devastanti — risponde il sottosegretario ai Lavori pubblici, Antonio Bargone — e noi aiuteremo le amministrazioni appaltanti a superare le difficoltà legate a questo passaggio. Stiamo già preparando le istruzioni utili a questo scopo». In arrivo, dunque, prima della fine di febbraio (il Dl 502 decade alla mezzanotte tra il 28 e il 29 febbraio), una circolare del ministero dei Lavori pubblici o forse addirittura della presidenza del Consiglio.</p>
<p>Dal punto di vista delle imprese, il passaggio dal Dl 502 al «regolamento Bargone» porterà altre due novità rilevanti.</p>
<p>La prima è l’introduzione di un ulteriore vincolo posto alle imprese nella spesa sostenuta per la manodopera: il requisito minimo resta fissato al 15% della cifra d’affari, ma ritorna anche l’ulteriore vincolo del 40% di questa spesa destinato al personale operaio. Rientra anche l’alternativa di una spesa per la manodopera pari al 10% della cifra d’affari, ma in questo caso occorrerà dimostrare che l’80% di questa spesa riguardi personale tecnico laureato o diplomato.</p>
<p>L’altra novità riguarda le grandi opere sopra i 40 miliardi. Viene inasprita la richiesta della cifra d’affari in lavori: non dovrà più essere, nel quinquennio precedente al bando di gara, pari almeno a 2,5 volte l’importo a base d’asta, ma a tre volte. Per partecipare a una gara da 50 miliardi, occorrerà dimostrare una cifra d’affari quinquennale non più di 125 miliardi, ma di 150 miliardi.</p>
<p>Sul piano dei requisiti, però, le novità più importanti riguardano il regime per il 2001. Dal prossimo 1° gennaio, raddoppierà per tutti la richiesta relativa alle attrezzature tecniche (2% della cifra d’affari e non più 1% come per il 2000). Tutti i requisiti relativi alla cifra d’affari in lavori e alla categoria prevalente cresceranno, inoltre, del 30%: il Consiglio dei ministri ha deciso uno sconto rispetto al 40% proposto dai Lavori pubblici. Infine — ma è il passaggio più importante — a un anno dall’entrata in vigore del regolamento, le imprese dovranno presentarsi alle gare sopra i dieci 10 miliardi di lire con l’attestato delle Soa: per le grandi imprese, dunque, il nuovo sistema sarà già a regime dal marzo 2001.</p>
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<p>Note</p>
<p>(Il Sole 24 Ore, 23 gennaio 2000 &#8211; Norme e tributi)</p>
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		<title>Lavori pubblici &#8211; Approvato in via definitiva il regolamento che pone le «Soa» private al centro del sistema di qualificazione &#8211; Appalti, l’Albo costruttori esce di scena &#8211; Il Governo conferma l’azzeramento delle vecchie iscrizioni &#8211; Periodo transitorio di due anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:20:16 +0000</pubDate>
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<p>(Il Sole 24 Ore, 22 gennaio 2000 &#8211; Norme e tributi) ROMALa guerra dell’Albo costruttori è finita. Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri in via definitiva il «regolamento Bargone» che definisce il nuovo sistema di qualificazione per le imprese appaltatrici di lavori pubblici. La sua messa a punto ha</p>
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<p>(Il Sole 24 Ore, 22 gennaio 2000 &#8211; Norme e tributi)</p>
<p>ROMALa guerra dell’Albo costruttori è finita. Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri in via definitiva il «regolamento Bargone» che definisce il nuovo sistema di qualificazione per le imprese appaltatrici di lavori pubblici. La sua messa a punto ha richiesto dodici mesi di lavoro in un clima tesissimo. Con un colpo di scena dell’ultima settimana, il Governo ha deciso di liquidare definitivamente anche l’eredità dell’Albo costruttori, dopo aver sostenuto per un anno che la transizione biennale verso il nuovo sistema sarebbe stata ancora centrata sui vecchi certificati &#8220;congelati&#8221; e sulle iscrizioni all’Anc.</p>
<p>La svolta è arrivata per aggirare l’ingorgo di diecimila pratiche che negli ultimi mesi erano state presentate dalle imprese ai comitati dell’Albo, nel tentativo di acquisire nuove iscrizioni e forse anche per mantenere in vita una gestione stralcio proprio per l’esame di queste pratiche.</p>
<p>Su questo punto, i due Governi D’Alema sono stati irremovibili: nessuna proroga, di nessun tipo, per l’Albo nazionale costruttori, che — istituito da una legge del 1962 — ha regnato sul sistema degli appalti per 38 anni. Le imprese iscritte erano ormai 50mila, ma nessuno sa quante di queste fossero attive; in Francia e Germania non si va oltre le 5mila.</p>
<p>Il primo tentativo di abolire l’Albo lo fece nel ’92 l’allora ministro dei Lavori pubblici, Francesco Merloni. La fine vera e propria dell’Anc arriva solo otto anni dopo. Ha detto ieri il sottosegretario ai Lavori pubblici, Antonio Bargone, padre del regolamento, in un’intervista a Radio-24: «Molti hanno fatto calcoli sbagliati pensando che fosse possibile una proiezione dell’Albo costruttori oltre la scadenza del 31 dicembre 1999. Ma così non poteva essere perché quella data è fissata per legge e solo una legge avrebbe potuto prorogarla».</p>
<p>Partita chiusa, dunque. Il regolamento, prima di entrare in vigore, dovrà essere registrato dalla Corte dei Conti e poi pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale». I tempi sono strettissimi perché il 29 febbraio scade il decreto legge 502 che ha fatto da ponte a questo provvedimento. Ma nessuno, nel Governo, dubita che il regolamento sarà registrato ed entrerà in vigore.</p>
<p>La prima conseguenza del regolamento è l’apertura del mercato a imprese non iscritte all’Anc. Uno spiraglio di liberalizzazione che potrà avere effetti rivoluzionari nel settore, soprattutto se si assomma ad altre novità, come quella dell’obbligo di subappaltare fornitura e posa in opera di prefabbricati industriali. Potranno entrare in questo mondo anche imprese che hanno effettuato lavori privati o lavori all’estero.</p>
<p>Per ora, però, l’effetto principale rischia di essere negativo. Soprattutto sulle amministrazioni pubbliche, che perderanno la sicurezza del certificato Anc nell’ammettere le imprese alle gare. Un rischio di paralisi, insomma, non è del tutto scongiurato.</p>
<p>In prospettiva, il mercato dei lavori pubblici è destinato ad affollarsi di nuovi soggetti, finora del tutto estranei a questo mondo. Il ruolo-chiave lo svolgeranno le «Soa», società organismo di attestazione. Sono loro che danno, più del resto, il senso e il segno del passaggio di epoca. Saranno loro a valutare se le imprese abbiano i requisiti richiesti dal regolamento per partecipare alle gare.</p>
<p>Si passa così da un sistema di qualificazione pubblico e accentrato, come era l’Albo costruttori, a un sistema privato e diffuso, sul modello della certificazione di bilancio. Normale che il regolamento usi mille accortezze per evitare non solo l’inquinamento o l’impreparazione di questi soggetti, ma anche il dubbio che non siano soggetti indipendenti. Anche se, alla fine, è stato eliminato il divieto di partecipazione azionaria da parte di associazioni imprenditoriali, resta un tetto del 10% per la singola associazione e del 20% complessivo, oltre alla clausola di reciprocità: che ammette questi soggetti solo se, allo stesso tempo, entreranno nel capitale della stessa Soa anche rappresentanti delle amministrazioni appaltanti.</p>
<p>Le novità dell’ultima ora hanno portato un alleggerimento dei requisiti richiesti alle imprese nel 2001 (l’incremento rispetto a quelli del 2000 sarà del 30 e non del 40%). Incentivi anche alle imprese che si consorziano. È l’altra faccia della politica del Governo: da una parte si elimina l’iscrizione all’Anc (che per le piccole imprese poteva essere considerata un valore patrimoniale) e si rendono più severi i requisiti per partecipare alle gare; dall’altra, si usa la mano larga con i consorzi, consentendo di sommare le iscrizioni delle imprese partecipanti ai fini della partecipazione agli appalti. Sarà la nuova era a dimostrare se tanti piccoli fanno un gigante.</p>
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<p>Note</p>
<p>Il Sole 24 Ore, 22 gennaio 2000 &#8211; Norme e tributi)</p>
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		<title>Appalti &#8211; Attesa oggi la pubblicazione in Gazzetta del «regolamento Bargone» che azzera le iscrizioni e i certificati Anc &#8211; Cala il sipario sull’Albo costruttori &#8211; Le nuove Soa al centro del sistema &#8211; Verifiche sulle imprese in base ai bilanci 1994-98 &#8211; Proteste dalle Pmi</title>
		<link>https://www.giustamm.it/dottrina/appalti-attesa-oggi-la-pubblicazione-in-gazzetta-del-regolamento-bargone-che-azzera-le-iscrizioni-e-i-certificati-anc-cala-il-sipario-sullalbo-costruttori-le-nuove-soa-al-ce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:20:11 +0000</pubDate>
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<p>Il Sole 24 Ore, 29 febbraio 2000 &#8211; Norme e tributi) ROMA Da domani il vecchio certificato dell’Albo costruttori non avrà più valore. Esce di scena dopo 28 anni di vita e di polemiche, lasciando in eredità al sistema degli appalti 50mila imprese in cerca di un traghetto per approdare</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/appalti-attesa-oggi-la-pubblicazione-in-gazzetta-del-regolamento-bargone-che-azzera-le-iscrizioni-e-i-certificati-anc-cala-il-sipario-sullalbo-costruttori-le-nuove-soa-al-ce/">Appalti &#8211; Attesa oggi la pubblicazione in Gazzetta del «regolamento Bargone» che azzera le iscrizioni e i certificati Anc &#8211; Cala il sipario sull’Albo costruttori &#8211; Le nuove Soa al centro del sistema &#8211; Verifiche sulle imprese in base ai bilanci 1994-98 &#8211; Proteste dalle Pmi</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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<p>Il Sole 24 Ore, 29 febbraio 2000 &#8211; Norme e tributi) </p>
<p>ROMA Da domani il vecchio certificato dell’Albo costruttori non avrà più valore. Esce di scena dopo 28 anni di vita e di polemiche, lasciando in eredità al sistema degli appalti 50mila imprese in cerca di un traghetto per approdare alla nuova sponda. Una sponda su cui ad accoglierle — certamente non tutte — ci saranno nuovi requisiti (in molti casi più severi), la novità della certificazione di qualità e soprattutto le Soa, le «società organismo di attestazione»: queste Spa private saranno chiamate a fare l’esame alle imprese di costruzioni (si veda l’articolo in questa pagina) e a costituire il perno del passaggio da un sistema di qualificazione pubblico, accentrato e formale a un sistema misto, diffuso e sostanziale, in cui sarà necessaria una verifica dell’operatività aziendale. Da un sistema in cui le associazioni di categoria giocavano un ruolo centrale fin dalla predisposizione della pratica a un sistema in cui dovranno stare in posizione defilata.</p>
<p>A sancire definitivamente il passaggio d’epoca sarà la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale di oggi del «regolamento Bargone» che istituisce il nuovo sistema per le imprese realizzatrici di lavori pubblici, in coerenza con la Merloni-ter. Il regolamento contiene una novità non inclusa nel Dl 502/99, che aveva dettato la disciplina transitoria dei primi due mesi del 2000: le iscrizioni all’Anc e i certificati relativi perdono valore, sono azzerati. Nel verificare i requisiti richiesti alle imprese per entrare in gara, le stazioni appaltanti non potranno più fare affidamento sul certificato Anc, come fatto finora.</p>
<p>Il principale problema che dovrà risolvere la circolare in arrivo dal ministero dei Lavori pubblici è proprio questo: quali criteri dovranno utilizzare le stazioni appaltanti chiamate a svolgere compiti di verifica nei due anni di periodo transitorio? Dalle prime anticipazioni è già chiaro che dovranno utilizzare i bilanci dell’ultimo quinquennio «disponibile», quindi in prima battuta i bilanci del quinquennio 1994-98, non essendo ancora disponibile il bilancio 1999.</p>
<p>Nessun riferimento al certificato Anc, che si pensava potesse costituire, se non una prova, almeno un indizio del possesso dei requisiti. Il ministero dei Lavori pubblici ha escluso una citazione in questo senso, non essendo ormai il documento previsto da nessuna norma.</p>
<p>Di fronte a questa novità epocale, il mondo delle costruzioni si presenta diviso. Le grandi imprese rappresentate dall’Agi, le cooperative, le imprese industriali dei materiali (che acquisiscono spazi inediti), molte medie imprese del sistema Ance hanno accolto il passaggio con sostanziale favore, nella convinzione che il cambiamento sarà salutare per il settore. Lo stesso presidente dell’Ance, Vico Valassi, pur chiedendo cautela al ministero dei Lavori pubblici per ridurre l’impatto sulle imprese e sulle amministrazioni pubbliche, ha avallato il nuovo sistema, nato dalla tessitura del cosiddetto «patto Bargone-Valassi».</p>
<p>Tra le piccole imprese e gli artigiani, soprattutto nel centro-sud, prevale, invece, la preoccupazione, quando non addirittura la contestazione dura. Momento clou di questo atteggiamento critico è stata la manifestazione organizzata prima di Natale a Roma dal presidente dell’Acer (l’Ance romana), Paolo Buzzetti (si veda «Il Sole-24 Ore» del 15 dicembre scorso). L’Acer ha formalizzato nei giorni scorsi, sulla scorta di questa battaglia interna, la candidatura di Buzzetti alla presidenza Ance, in scadenza a giugno.</p>
<p>Non meno severa è stata la reazione del Governo, che, di fronte a una decina di migliaia di domande presentate all’Albo costruttori, nella speranza di tenerlo in vita in qualche modo, ha azzerato il valore delle iscrizioni Anc, come, per altro, prescriveva la Merloni-ter. Addio passaggio morbido.</p>
<p>Uno scontro durissimo che dura da un anno. Ad alimentare le nuove contestazioni di Buzzetti i dati sugli appalti, che a gennaio sono crollati del 48% su dicembre (si veda Il Sole-24 Ore del 6 febbraio). Il dato va riferito per altro all’effetto del Dl 502, meno criticato del «regolamento Bargone», perché lasciava transitoriamente in vita il certificato Anc.</p>
<p>«È una riforma radicale del sistema ed è normale che nella prima fase ci sia un rallentamento» risponde il sottosegretario ai Lavori pubblici, Antonio Bargone. Anche il presidente dell’Autorità di vigilanza, Francesco Garri, considera logica una decelerazione in presenza di cambiamenti sostanziali. «Occorre però — ha detto Garri — completare in fretta le riforme e dare certezze agli operatori del mercato». Altrimenti sì che il sistema rischierebbe di incepparsi.</p>
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<p>Note</p>
<p>(Il Sole 24 Ore, 29 febbraio 2000 &#8211; Norme e tributi)</p>
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