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	<title>Gianmarco Falduti Archivi - Giustamm</title>
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	<title>Gianmarco Falduti Archivi - Giustamm</title>
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		<title>L’ECOMAFIA: TRA LA TUTELA DELL’AMBIENTE ED IL CONTRASTO ALLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA NEL NUOVO CODICE DEGLI APPALTI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jul 2024 16:18:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrinan/lecomafia-tra-la-tutela-dellambiente-ed-il-contrasto-alla-criminalita-organizzata-nel-nuovo-codice-degli-appalti/">L’ECOMAFIA: TRA LA TUTELA DELL’AMBIENTE ED IL CONTRASTO ALLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA NEL NUOVO CODICE DEGLI APPALTI</a></p>
<p>Riv. n. 7/2024 Codice ISSN: 1972-3431 GIANMARCO FALDUTI Sommario: 1. La tutela dell’ambiente e la macromafia: introduzione al fenomeno. – 2. L’Ecomafia: il business dei rifiuti. – 3. Gli strumenti di contrasto al crimine organizzato e di tutela dell’ambiente alla luce del nuovo Codice degli Appalti. – 4. Riflessioni conclusive</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrinan/lecomafia-tra-la-tutela-dellambiente-ed-il-contrasto-alla-criminalita-organizzata-nel-nuovo-codice-degli-appalti/">L’ECOMAFIA: TRA LA TUTELA DELL’AMBIENTE ED IL CONTRASTO ALLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA NEL NUOVO CODICE DEGLI APPALTI</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrinan/lecomafia-tra-la-tutela-dellambiente-ed-il-contrasto-alla-criminalita-organizzata-nel-nuovo-codice-degli-appalti/">L’ECOMAFIA: TRA LA TUTELA DELL’AMBIENTE ED IL CONTRASTO ALLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA NEL NUOVO CODICE DEGLI APPALTI</a></p>
<p>Riv. n. 7/2024</p>
<p>Codice ISSN: 1972-3431</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><strong>GIANMARCO FALDUTI</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Sommario: 1. La tutela dell’ambiente e la macromafia: introduzione al fenomeno. – 2. L’Ecomafia: il business dei rifiuti. – 3. Gli strumenti di contrasto al crimine organizzato e di tutela dell’ambiente alla luce del nuovo Codice degli Appalti. – 4. Riflessioni conclusive e prospettazioni future.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">SINTESI</p>
<p style="text-align: justify;">Il settore dell’ambiente è ormai da anni terreno fertile per gli interessi della criminalità organizzata, dal cui contatto, nel mondo degli Appalti, è nata la cd. Ecomafia.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio analizza la natura della Ecomafia ed il suo business sui rifiuti, nonché gli strumenti messi a disposizione dal nuovo Codice Appalti per fronteggiarla, fornendo una prospettiva sull’ambiente e sulla ricerca di una economia verde e sostenibile.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">ABSTRACT</p>
<p style="text-align: justify;">The environmental sector has long been a fertile ground for the interests of organized crime, giving rise to the so-called Ecomafia in the realm of public procurement.</p>
<p style="text-align: justify;">This study examines the nature of the Ecomafia and its waste management business, as well as the tools provided by the new Public Procurement Code to combat it, offering a perspective on the environment and the pursuit of a green and sustainable economy.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">PAROLE CHIAVE: <em>ambiente, sostenibilità, rifiuti, mafia, ecomafia, pubblica amministrazione, appalti, antimafia, economia verde</em></p>
<p style="text-align: justify;">KEYWORDS: <em>environment, sustainability, waste, mafia, ecomafia, public administation, public contracts, anit-mafia, green economy</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<ol style="text-align: justify;">
<li><strong> La tutela dell’ambiente e la macromafia: introduzione al fenomeno</strong></li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La parola “ambiente” e la tutela che ne segue, sta assumendo ormai molta più rilevanza degli anni passati, frutto anche di uno sviluppo tecnologico in continua espansione e di un’etica umana che spesso mette da parte l’importanza di un ambiente sano, anche per motivi egoistici. Basti pensare alle crisi climatiche, l’effetto serra, lo scioglimento dei ghiacciai, il buco dell’ozono, la perdita di biodiversità e l’alterazione degli ecosistemi. Siamo quindi difronte ad un’emergenza ambientale, in cui la tutela dell’ecosistema e il fine della sostenibilità assume la connotazione di interesse pubblico, universale, da proteggere.</p>
<p style="text-align: justify;">La definizione di ambiente in chiave giuridica, è stata da sempre protagonista di una complessa ricostruzione dottrinale e giurisprudenziale, dovuta anche al fatto che allo stato odierno non esiste una definizione legislativa. Una prima ricostruzione è quella tripartita, secondo la quale l’ambiente è costituito da istituti riguardanti la tutela paesaggistica e culturale, la lotta all’inquinamento in ogni sua forma e il governo del territorio.<a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><sup>[1]</sup></a> Parte della dottrina intende l’ambiente come bene pubblico, ed in quanto tale i danni ambientali sono concepiti come danni pubblici erariali;<a href="#_ftn2" name="_ftnref2"><sup>[2]</sup></a> dall’altra parte vi è invece chi ritiene che l’ambiente sia un bene comune appartenente a tutti i cittadini.<a href="#_ftn3" name="_ftnref3"><sup>[3]</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">Da un punto di vista squisitamente scientifico ed ecologico l’ambiente è facilmente te definibile come equilibrio ecologico dei singoli ecosistemi e, per ciò che concerne la tutela, questa è intesa come tutela dell’equilibrio stesso.<a href="#_ftn4" name="_ftnref4"><sup>[4]</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la giurisprudenza, non vi sono nozioni univoche. Tuttavia, l’orientamento prevalente ritiene che l’ambiente sia un “<em>bene immateriale unitario, sebbene a varie componenti, ciascuna delle quali può anche costituire, isolatamente e separatamente, oggetto di cura e di tutela; ma tutte, nell&#8217;insieme, sono riconducibili ad unità</em>”. Sicché “<em>il fatto che l&#8217;ambiente possa essere fruibile in varie forme e differenti modi, così come possa essere oggetto di varie norme che assicurano la tutela dei vari profili in cui si estrinseca, non fa venir meno e non intacca la sua natura e la sua sostanza di bene unitario che l&#8217;ordinamento prende in considerazione</em>”. È un bene non suscettibile di una situazione di tipo appropriativo, ricondotto “alla categoria dei cd. beni liberi”, fruibile dalla collettività e dai singoli.<a href="#_ftn5" name="_ftnref5"><sup>[5]</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">Per definizione l’ambiente è un bene universale, mondiale, ed è per questo che la sua disciplina e tutela è centrale nella Comunità Europea. Infatti, il Trattato UE prevede che l’Unione Europea “<em>si adopera per lo sviluppo sostenibile dell&#8217;Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un&#8217;economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell&#8217;ambiente</em>”<a href="#_ftn6" name="_ftnref6"><sup>[6]</sup></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la sua importanza, la difesa e la tutela dell’ambiente è ormai garantita anche a livello costituzionale. Dal 2022<a href="#_ftn7" name="_ftnref7"><sup>[7]</sup></a>, infatti, viene tutelato prima dall’art. 9 Cost.<a href="#_ftn8" name="_ftnref8"><sup>[8]</sup></a> e poi, a fini del riparto della competenza tra Stato e Regioni, dall’art. 117 Cost.<a href="#_ftn9" name="_ftnref9"><sup>[9]</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">Si è definita la tutela ambientale come emergenza, visto il continuo depredamento dell’ecosistema per mano dell’uomo. Orbene, un’altra emergenza che assume da decenni importanza fondamentale in uno Stato democratico di diritto, è la mafia, che spesso, come vedrà più avanti, si interseca proprio con l’ambiente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fenomeno mafioso, sia a livello nazionale che internazionale, appare ben ramificato ed esteso a macchia d’olio a tal punto da inquinare la vita sociale, sicché il suo condizionamento e la sua ingerenza riguarda dall’ambiente politico-istituzionale<a href="#_ftn10" name="_ftnref10"><sup>[10]</sup></a>, all’ambiente imprenditoriale<a href="#_ftn11" name="_ftnref11"><sup>[11]</sup></a>, fino ad arrivare anche al settore ambientale. L’abilità e la forza della mafia si riconoscono nella capacità, camaleontica, di confondersi nella società civile, attraverso “<em>l’uso dell’intimidazione e della violenza, per il numero e la statura criminale dei suoi adepti, per la sua capacità ad essere sempre diversa e sempre uguale a sé stessa</em>”<a href="#_ftn12" name="_ftnref12"><sup>[12]</sup></a> .</p>
<p style="text-align: justify;">La mafia odierna si può definire come “macromafia” in quanto invade i settori centrali dell’economia<a href="#_ftn13" name="_ftnref13"><sup>[13]</sup></a>: dalle infrastrutture, dai commerci di vario genere fino alla sanità e all’ambiente. Le odierne associazioni mafiose, che tendono a consolidare il potere ed il controllo sul territorio infiltrandosi nel tessuto economico nazionale<a href="#_ftn14" name="_ftnref14"><sup>[14]</sup></a>, sono ben diverse dalle mafie storiche, che si limitavano al controllo del cd. latifondo.<a href="#_ftn15" name="_ftnref15"><sup>[15]</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">L’organizzazione mafiosa è venuta ormai in contatto da più anni con il settore ambiente, in quanto terreno fertile per traffici illeciti e speculazioni a danni dell’ecosistema. Esempi classici di ambiti in cui la criminalità organizzata ha condizionato e danneggiato l’ambiente sono il traffico illecito di rifiuti, l’avvelenamento delle acque e il cd. cemento illegale. La mafia ormai, da “organizzazione” con fini di controllo territoriale, è diventata imprenditore occulto ed illecito, e nell’enorme disciplina dell’ambiente si è fatta conoscere con il nome di “Ecomafia”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<ol style="text-align: justify;" start="2">
<li><strong> L’Ecomafia: il business dei rifiuti</strong></li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Il primo contatto tra la criminalità organizzata e l’ambiente, avviene ad opera della Camorra, più di preciso dalla Nuova Camorra Organizzata fondata da Raffaele Cutolo negli anni ’70.<a href="#_ftn16" name="_ftnref16">[16]</a> La criminalità ambientale trova poi il suo primo punto di spicco sotto la spinta dei clan “casalesi”<a href="#_ftn17" name="_ftnref17">[17]</a>, riuscendo velocemente a monopolizzare il ciclo del cemento<a href="#_ftn18" name="_ftnref18">[18]</a> e quindi a raccogliere risorse, materiali ed economiche, per organizzare il traffico illecito di rifiuti nella cd. “<em>Campania felix</em>”<a href="#_ftn19" name="_ftnref19">[19]</a>, nel casertano (quella che poi darà luce alla famosa “Terra dei fuochi”<a href="#_ftn20" name="_ftnref20">[20]</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Il termine “Ecomafia” è stato utilizzato per la prima volta dall’associazione “Legambiente”.<a href="#_ftn21" name="_ftnref21"><sup>[21]</sup></a> L’Ecomafia rappresenta un’arteria delle organizzazioni mafiose, specializzata nel settore ambientale, avente come “<em>core business</em>” l’esercizio di attività criminali legate allo sfruttamento delle risorse naturali che arrecano danni all’ecosistema, tra le quali la gestione e lo smaltimento di rifiuti, l’avvelenamento delle acque ed il fenomeno del cd. cemento illegale.  L’Ecomafia, al suo interno, si può suddividere i due grandi filoni. Il primo filone si compone degli illeciti ambientali commessi dalle organizzazioni criminali, aventi ad oggetto lo sfruttamento, la trasformazione e dunque il danneggiamento dell’ambiente (e la gestione e lo smaltimento dei rifiuti è il settore più preoccupante). Il secondo, attiene alle attività delle Ecomafie che condizionano le attività imprenditoriali lecite, infiltrandosi nel tessuto economico nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Legambiente, associazione che si occupa della tutela dell’ambiente e dell’ecosistema in toto considerato, stila annualmente il “Rapporto Ecomafie”, ed i dati che emergono sono estremamente preoccupanti: si pensi che nel 2023 tra reati ambientali ed illeciti amministrativi si sfiora la soglia dei 100.000 (centomila).<a href="#_ftn22" name="_ftnref22"><sup>[22]</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">I settori preferiti e più ambiti dagli interessi mafiosi, sono proprio quelli dei rifiuti e del cemento illegale.  Il ciclo illegale dei rifiuti, pur essendo il settore maggiormente preoccupante per la tutela dell’ambiente, diminuisce con una riduzione sia del numero di illeciti penali, pari a 5.606, (−33,8%), sia delle persone denunciate (6.087, −41%), ma aumentano le inchieste in cui viene contestata l’attività organizzata di traffico illecito di rifiuti (268 contro le 151 del 2021). Crescono anche gli illeciti amministrativi (10.591, +21,4%) e in misura leggermente minore le sanzioni, che sono state 10.358, pari al +16,2%.  L’abusivismo edilizio, con tutto quello che ad esso è connesso, rappresenta l’altro settore che attrae la criminalità ambientale. Da uno sguardo al quadro complessivo dei reati ambientali emerge infatti che gli illeciti legati al ciclo del cemento ammontano a 12.216, pari al 39,8% del totale, con una crescita del +28,7% rispetto al 2021. Crescono del 26,5% le persone denunciate (12.430), del 97% le ordinanze di custodia cautelare (65), addirittura del 298,5% il valore dei sequestri e delle sanzioni amministrative, per oltre 211 milioni di euro. Viene stimato in crescita, da 1,8 a 2 miliardi di euro, anche il business dell’abusivismo edilizio.<a href="#_ftn23" name="_ftnref23">[23]</a></p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente, il segmento in cui la criminalità organizzata condiziona maggiormente l’ambiente è quello dello smaltimento dei rifiuti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il testo di riferimento per la gestione dei rifiuti è proprio Codice dell’Ambiente<a href="#_ftn24" name="_ftnref24"><sup>[24]</sup></a>, nel quale si prevedono misure volte a tutelare l’ambiente e la salute umana. Il “rifiuto” è definito come “<em>qualsiasi sostanza ad oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o abbia l’obbligo di disfarsi</em>”, e la stessa norma definisce i vari tipi di rifiuti a secondo della loro natura e/o provenienza: ad esempio rifiuto pericoloso, rifiuto non pericoloso, rifiuti urbani.<a href="#_ftn25" name="_ftnref25"><sup>[25]</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">Come qualsiasi branca giuridica, vi sono dei principi guida ed ispiratori che regolano ed animano la gestione dei rifiuti, si pensi al principio di precauzione, di prevenzione, di sostenibilità, di proporzionalità.<a href="#_ftn26" name="_ftnref26"><sup>[26]</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">Lo smaltimento e la gestione dei rifiuti hanno ormai generato un vero e proprio mercato globale, un traffico illecito transfrontaliero, che vede le imprese lecite ottenere un significativo risparmio economico sui costi, di qualsiasi genere, attraverso l’attività illecita, monopolizzata dalla criminalità organizzata. L’Ecomafia opera nella maniera più varia, basti pensare al riempimento di cave, lo stoccaggio in siti abusivi, lo sversamento dei liquidi direttamente nei terreni, il seppellimento nelle fondamenta di edifici o al di sotto del manto stradale, o ancora l’incendio doloso e lo sversamento navale.<a href="#_ftn27" name="_ftnref27"><sup>[27]</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">L’ingerenza e l’infiltrazione mafiosa così diffusa nel mercato dei rifiuti è dovuta sia ad elementi strutturali<a href="#_ftn28" name="_ftnref28"><sup>[28]</sup></a> che congiunturali. Tra i fattori strutturali gioca un ruolo fondamentale l’elevato quantitativo di rifiuti prodotti: nel 2021, la produzione nazionale dei rifiuti urbani si attesta a 29,6 milioni di tonnellate, in aumento rispetto ai 28,9 milioni del 2020.<a href="#_ftn29" name="_ftnref29"><sup>[29]</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ai fattori strutturali si intersecano poi i fattori congiunturali, la cui forma più evidente è incarnata dalle cicliche “emergenze rifiuti” scaturite da crisi nei sistemi di raccolta e smaltimento dei rifiuti<a href="#_ftn30" name="_ftnref30"><sup>[30]</sup></a>; in questo modo si aggrava ulteriormente il già fragile sistema impiantistico locale, mentre a livello istituzionale si assiste alla reiterazione di situazioni e soluzioni emergenziali, come i commissari, contraddistinte da ampi poteri discrezionali che attraggono ancor di più gli interessi delle organizzazioni mafiose.<a href="#_ftn31" name="_ftnref31"><sup>[31]</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ed è proprio qui che si innestano le varie problematiche della gestione dei rifiuti in cui vengono attratti come falene alla luce, le organizzazioni criminali. Vi è infatti una “gerarchia” nella gestione del rifiuto<a href="#_ftn32" name="_ftnref32">[32]</a>, che va a smembrare il procedimento di smaltimento in più fasi: prevenzione, preparazione al riutilizzo, riciclo, recupero, smaltimento. Nella disamina dell’emergenza Ecomafie, gioca un ruolo fondamentale la fase della prevenzione, tra l’altro anche principio cardine in materia ambientale<a href="#_ftn33" name="_ftnref33">[33]</a>, poiché l’esorbitante numero di rifiuti prodotti annualmente, genera un vulnus nella corretta gestione dei rifiuti ed attira la criminalità organizzata, che tende a sopperire, ovviamente con attività illecite, le lacune della gestione lecita.</p>
<p style="text-align: justify;">
<ol style="text-align: justify;" start="3">
<li><strong> Gli strumenti di contrasto al crimine organizzato e di tutela dell’ambiente alla luce del nuovo Codice degli Appalti</strong></li>
</ol>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come ampiamente descritto, l’Ecomafia muove i suoi interessi all’interno del business dei rifiuti ed anche nell’edilizia. Siamo quindi nel mondo delle procedure ad evidenza pubblica regolate dal Codice Appalti. È proprio questo il terreno di incontro tra Ecomafia e Ambiente.<a href="#_ftn34" name="_ftnref34"><sup>[34]</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">L’attenzione va posta ora sul settore dei rifiuti, la loro gestione ed il loro smaltimento, che avviene tramite l’affidamento diretto<a href="#_ftn35" name="_ftnref35"><sup>[35]</sup></a>. Senza qui soffermarsi sull’analisi della procedura di affidamento diretto, basti rappresentare le novità introdotte dal Codice Appalti &#8211; D.lgs. n. 36/2023 &#8211; per far fronte alle ingerenze della criminalità organizzata ed anche a tutela dell’ambiente.</p>
<p style="text-align: justify;">Già ad un primo sguardo, i nuovi principi introdotti all’interno del Codice, guidano il tutto ad una maggiore sostenibilità, maggiore trasparenza, senza trascurare l’anticorruzione.<a href="#_ftn36" name="_ftnref36"><sup>[36]</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">Per ciò che concerne l’affidamento diretto, un principio specifico, è il principio di rotazione<a href="#_ftn37" name="_ftnref37"><sup>[37]</sup></a>. Come ha evidenziato notevole giurisprudenza, “<em>il principio di rotazione costituisce necessario contrappeso alla notevole discrezionalità riconosciuta all’amministrazione nel decidere gli operatori economici da invitare nel caso di procedura negoziata</em>”<a href="#_ftn38" name="_ftnref38"><sup>[38]</sup></a> ed ha “<em>l’obbiettivo di evitare la formazione di rendite di posizione e persegue l’effettiva concorrenza, giacché consente la turnazione tra diversi operatori nella realizzazione del servizio, consentendo all’amministrazione di cambiare per ottenere un miglior servizio</em>”.<a href="#_ftn39" name="_ftnref39"><sup>[39]</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">In sostanza la ratio di tale principio è da ricercare nella garanzia della libera concorrenza, onde evitare una monopolizzazione dell’affidamento. Così facendo, il principio di rotazione, si pone in prima linea come antidoto all’ingerenza della criminalità organizzata in dette procedure, proprio perché il “monopolio” costituisce caratteristica tipica del <em>modus operandi </em>delle organizzazioni mafiose che tendono a stabilirsi definitivamente e a ramificarsi esercitando un potere tale da non consentire ad altri operatori la partecipazione o, nel caso, l’aggiudicazione della procedura di gara.</p>
<p style="text-align: justify;">Strumento di lotta all’ingerenza della criminalità organizzata, ed anche all’Ecomafia, è anche l’ormai famosa interdittiva antimafia<a href="#_ftn40" name="_ftnref40"><sup>[40]</sup></a>, strumento giuridico che consente alle autorità competenti di adottare misure preventive nei confronti di soggetti ritenuti affiliati o contigui alla criminalità organizzata. Le misure preventiva possono includere sia l’interdizione dalla partecipazione a gare d’appalto pubbliche sia la revoca di contratti già stipulati con la Pubblica Amministrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Rilievo particolare, sempre in termini di contrasto alle ingerenze mafiose, assumono poi gli artt. 94-95 del Codice Appalti, che prevedono rispettivamente le cause di esclusione automatica e non automatica dell’operatore economico. Nelle prime confluiscono quelle situazioni di maggiore criticità, rispetto alle quali non sono applicabili procedure correttive da parte dell’operatore economico e per le quali la stazione appaltante non ha margine valutativo discrezionale, tra le quali ad esempio le condanne definitive per reati gravi, la sussistenza di ragioni di decadenza, sospensione o divieto determinate dalla normativa antimafia.<a href="#_ftn41" name="_ftnref41"><sup>[41]</sup></a> Nelle seconde  è possibile rinvenire tutte le cause ostative derivanti da infrazioni gravi alla normative in materia di tutela ambientale, nonché  quelle cause collegate all’aver commesso illeciti professionali gravi o, ancora, alle situazioni che finiscono per elidere e depotenziare l’affidabilità dell’operatore economico.<a href="#_ftn42" name="_ftnref42"><sup>[42]</sup></a></p>
<p style="text-align: justify;">Guardando ora da un’altra prospettiva, ovvero quella di tutela ambientale <em>strictu sensu, </em>il è da evidenziare che il nuovo Codice degli Appalti ha previsto degli istituti in cui l’ambiente e la sostenibilità sono protagonisti. L’art. 57 del Codice<a href="#_ftn43" name="_ftnref43"><sup>[43]</sup></a>, infatti, prevede che le stazioni appaltanti debbano inserire nella documentazione progettuale e di gara almeno le specifiche tecniche e le clausole contrattuali contenute nei cd. Criteri Ambientali Minimi (CAM). Per Criteri Ambientali Minimi (CAM) si intendono i requisiti ambientali definiti per le varie fasi del processo di acquisto, volti ad individuare la soluzione progettuale, il prodotto o il servizio migliore sotto il profilo ambientale lungo il suo ciclo di vita, tenuto conto della disponibilità di mercato. La giurisprudenza ha chiarito la finalità dell’obbligo dei CAM, statuendo che la ratio di tale obbligo è da rinvenirsi “<em>nell’esigenza di garantire che la politica nazionale in materia di appalti pubblici verdi sia incisiva non solo nell’obiettivo di ridurre gli impatti ambientali, ma nell’obiettivo di promuovere modelli di produzione e consumo più sostenibili, “circolari” e nel diffondere l’occupazione “verde” (così, da ultimo, la sentenza n. 6934/2022). La previsione in parola, e l’istituto da essa disciplinato, contribuiscono dunque a connotare l’evoluzione del contratto d’appalto pubblico da mero strumento di acquisizione di beni e servizi a strumento di politica economica: in particolare, come affermato in dottrina, i cc.dd. green public procurements si connotano per essere un “segmento dell’economia circolare</em>”<a href="#_ftn44" name="_ftnref44"><sup>[44]</sup></a>. Sempre il Consiglio di Stato ha sottolineato che “<em>questa sentenza rafforza la necessità di una precisa e dettagliata inclusione dei CAM nelle leggi di gara. Essa contribuisce a trasformare i contratti pubblici in strumenti di politica economica, sociale e ambientale.”.<a href="#_ftn45" name="_ftnref45"><sup><strong>[45]</strong></sup></a></em>.</p>
<p style="text-align: justify;">In sostanza i Criteri Ambientali Minimi sempre più stringenti e la loro pedissequa applicazione orientano l’operatore economico ad adottare tecnologie, prodotti, sistemi e modalità maggiormente “<em>green</em>” e sostenibili; <a href="#_ftn46" name="_ftnref46"><sup>[46]</sup></a> ed inoltre, rappresentano uno strumento di “contrasto” non secondario per arginare le ingerenze ed i condizionamenti della criminalità organizzata in generale, ed<em> in species</em> nei settori d’interesse tipici dell’Ecomafia, rifiuti ed edilizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli strumenti diretti di lotta alla mafia e quindi all’Ecomafia, sono molteplici e dotati tutti di una certa intensità. Questo fa comprendere quanto la lotta a questa piaga, emergenziale, sia fondamentale per uno Stato democratico in cui deve regnare la legalità, e fa comprendere anche che il contrasto alle ingerenze di ogni tipo ed in ogni settore della criminalità organizzata sia tra i primi posti nell’agenda del legislatore. Infine, il nuovo Codice Appalti rafforza ulteriormente gli strumenti di lotta all’infiltrazione mafiosa nelle imprese che si affacciano al mondo degli Appalti, attraverso principi guida, strumenti di interdizione e, dal punto di vista ambientale, criteri obbligatori a tutela dell’ambiente e dell’ecosistema.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<ol style="text-align: justify;" start="4">
<li><strong> Riflessioni conclusive e prospettazioni future</strong></li>
</ol>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">La tutela dell’ambiente appare ormai fondamentale nel mondo moderno, è una vera è propria emergenza che deve essere accompagnata da costanza e dedizione, da tutti i punti di vista che vengono in gioco. Come si è potuto analizzare, spesso, la questione della tutela dell’ambiente si incontra con un altro annoso e storico problema, quello della mafia. Anche questa abbisogna di un’opera di contrasto costante e senza sosta, con l’obiettivo di estirpare la criminalità organizzata da ogni tessuto economico e sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Dei passi in avanti, su entrambe le questioni, sono stati fatti negli anni da parte sia del legislatore sia da ogni cittadino attraverso la propria presa di coscienza e di conoscenza.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Ecomafia è quindi in continua evoluzione, agisce in maniera camaleontica, e per contrastarla vi è bisogno che anche il legislatore adotti questo modus operandi, soprattutto in termini di prevenzione.</p>
<p style="text-align: justify;">All’interno di questo “quadro”, preoccupante, si inseriscono anche alcune proposte formulate proprio da Legambiente, associazione in prima linea nella tutela dell’ambiente, finalizzate a rendere più efficaci le azioni di prevenzione e di contrasto a tale forma di criminalità; ad esempio, l’introduzione di nuove e più adeguate sanzioni penali contro la gestione illecita dei rifiuti, l’approvazione delle leggi contro le Ecomafie e il saccheggio del patrimonio culturale, archeologico ed artistico, la lotta all’abusivismo edilizio, con una forte e continua demolizione degli immobili costruiti illegalmente.</p>
<p style="text-align: justify;">In definitiva è fondamentale una cultura della legalità, prima a livello sociale e poi a livello istituzionale, tesa ad incentivare condotte che si allineino ai canoni della legalità, della convivenza democratica, del rispetto della natura e dell’ambiente.</p>
<p style="text-align: justify;">Così come appare fondamentale puntare sulla cd. “<em>green economy</em>”, incentivando un modello economico che consenta di raggiungere vero benessere e vera equità sociale, riducendo contemporaneamente rischi ambientali e scarsità ecologica.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo con il miglior trattamento delle risorse naturali e con le oculate guide dello sviluppo scientifico, e legislativo, sarà possibile ambire alla sostenibilità con legalità ed armonia sociale, con l’obiettivo di ridurre al minimo i disastri ambientali e l’operare delle Ecomafie.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Cfr. M.S. Giannini, “<em>Ambiente”: saggio sui diversi suoi aspetti giuridici</em>, in <em>Scritti</em>, Vol. VI 1970- 1976, Milano, 2005, (originariamente in <em>Riv. trim. dir. pubbl.</em>, 1973, I, 15 ss.); A. Predeieri, voce <em>Paesaggio</em>, in Enc. Dir., XXXI, Milano, 1981</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Cfr. S. Cassese, <em>I beni pubblici: circolazione e tutela</em>, Milano, 1969</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Cfr. U. Mattei, <em>Beni comuni. Un manifesto</em>, Roma-Bari, 2012</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> Si veda diffusamente B. Caravita-A. Morrone, <em>Ambiente e Costituzione</em>, in B. Caravita-A. Morrone (a cura di), <em>Diritto dell’ambiente</em>; G. Rossi, <em>La “materializzazione” dell’interesse all’ambiente</em>, in G. Rossi (a cura di),<em> Diritto dell’ambiente</em>, Torino, 2017</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> Cfr. Corte Costituzionale n. 641/1987; da ultimo, Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria, n. 10/2019</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref6" name="_ftn6">[6]</a> Cfr. Art. 3 paragrafo 3, Trattato UE</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref7" name="_ftn7">[7]</a> Cfr. Legge costituzionale n. 1/2022</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref8" name="_ftn8">[8]</a> Cfr. Art. 9 Cost.: “<em>La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.  Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali</em>.”</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref9" name="_ftn9">[9]</a> Cfr. Art. 117 comma 2 lett. s) Cost.: “<em>Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: […]  s) tutela dell&#8217;ambiente, dell&#8217;ecosistema e dei beni culturali</em>.”</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref10" name="_ftn10">[10]</a> Sullo Scioglimento del Consiglio Comunale si veda diffusamente: R. Rolli, <em>Dura lex, sed lex. Scioglimento dei Consigli comunali per infiltrazioni mafiose, interdittive prefettizie antimafia e controllo giudiziario</em>, Istituzioni del Federalismo, 2022; F.G. Scoca, <em>Scioglimento degli Organi elettivi per condizionamento della criminalità organizzata</em>, in Riv. Giur. It., 2016; R. Rolli, <em>I “tentacoli” della criminalità organizzata nelle vicende amministrative degli enti locali</em>, in <em>L’amministrazione nell’assetto costituzionale dei poteri pubblici. Scritti per Vincenzo Cerulli Irelli</em>, Giappichelli, 2021; R. Rolli, <em>Il comune degli altri. Lo scioglimento degli organi di governo degli enti locali per infiltrazioni mafiose</em>, Aracne Editrice, 2013; F. Astone, F. Manganaro, R. Rolli, <em>Legalità ed efficienza nell’amministrazione commissariata, Atti del XXIV Convegno di Copanello Montepaone</em>, 21-22 giugno 2019, ESI, 2020; N. Posteraro, <em>Scioglimento e controlli</em>, in <em>Lo scioglimento degli enti locali. Una introduzione</em>, R. Rolli (a cura di), Aracne editrice, Roma, 2013; R. Rolli, <em>Principio di Democrazia e scioglimento dei Consigli comunali per infiltrazione mafiosa: la partecipazione alla luce del pensiero di Mario Nigro</em>, nomos-leattualitaneldiritto.it, 2024</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref11" name="_ftn11">[11]</a> Sull’Interdittiva antimafia si veda diffusamente: F. G. Scoca, <em>Le interdittive antimafia e la razionalità, la ragionevolezza e costituzionalità della lotta «anticipata» alla criminalità organizzata</em>, in Giustamm., 2018; R. Rolli, <em>L’informativa antimafia come “frontiera avanzata” (Nota a sentenza Cons. Stato, Sez. III, n. 3641 dell’8 giugno 2020)</em>, in Giustizia insieme, 2020; M.  Mazzamuto, <em>Profili di documentazione amministrativa antimafia</em>, in Giustamm., 2016; G. Amarelli, <em>Interdittive antimafia e</em> <em>‘valori fondanti della democrazia’: il pericoloso equivoco da evitare</em>, in Giustizia insieme, 2020; V. Lembo, <em>Le interdittive antimafia: il difficile equilibrio tra libertà economica e sicurezza</em>, in Riv. pen., 2022; M. A. Sandulli, <em>Rapporti tra il giudizio sulla legittimità dell&#8217;informativa antimafia e l&#8217;istituto del controllo giudiziario</em>, Giustizia- Amministrativa, 2022; R. Rolli, <em>L’informazione antimafia come “frontiera avanzata” (nota a sentenza Consiglio di Stato Sez. III n. 3641 dell’08.06.2020)</em>, Giustizia insieme, 2020; R. Rolli, M. Maggiolini, <em>Informativa antimafia e contraddittorio procedimentale (nota a Cons. St. sez. III, 10 agosto 2020, n. 4979)</em>, Giustizia insieme, 2020; R. Rolli, M. Maggiolini, <em>Brevi note sul riformato contraddittorio procedimentale in tema di interdittiva antimafia (nota a Ordinanza TAR Lecce, sez. III, n. 116/2022)</em>, Giustizia insieme, 2022</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref12" name="_ftn12">[12]</a> Cfr. G. Falcone, P. Marcelli, <em>Cose di Cosa Nostra</em>, Milano, 1993</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref13" name="_ftn13">[13]</a> P. Arlacchi, <em>La mafia imprenditrice. L’etica mafiosa e lo spirito del capitalismo</em>, Bologna, 1983; A. Becchi-G. Rey, <em>L’economia criminale</em>, Roma-Bari, 1994. Per uno spaccato criminologico attuale della questione si veda E. Savona, <em>La regolazione del mercato della criminalità</em>, in Aa.Vv., <em>Verso un nuovo codice penale: itinerari, problemi, prospettive</em>, Milano, 1993; E. Ciconte, <em>Storia criminale. La resistibile ascesa di mafia, ‘ndrangheta e camorra dall’Ottocento ai giorni nostri</em>, 2008, Soveria Mannelli; I. Sales, <em>Storia delle mafie italiane. Perché le mafie hanno avuto successo</em>, Soveria Mannelli, 2015; L. Paoli, <em>Fratelli di sangue. Cosa nostra e ‘ndrangheta</em>, Bologna, 2000</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref14" name="_ftn14">[14]</a> Cfr. R. Sciarrone, <em>Mafie Vecchie e Mafie Nuove. Radicamento ed espansione</em>, Roma, 2009</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref15" name="_ftn15">[15]</a> Si veda R. Rolli, <em>Dura lex, sed lex. Scioglimento dei Consigli comunali per infiltrazioni mafiose, interdittive prefettizie antimafia e controllo giudiziario</em>, Istituzioni del Federalismo, 2022; F.G. Scoca, <em>Scioglimento degli Organi elettivi per condizionamento della criminalità organizzata</em>, in Riv. Giur. It., 2016; R. Rolli, <em>I “tentacoli” della criminalità organizzata nelle vicende amministrative degli enti locali</em>, in <em>L’amministrazione nell’assetto costituzionale dei poteri pubblici. Scritti per Vincenzo Cerulli Irelli</em>, Giappichelli, 2021.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref16" name="_ftn16">[16]</a> F. Barbagallo, <em>Storia della camorra</em>, Roma-Bari, Laterza, 2010</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref17" name="_ftn17">[17]</a> G. Gribaudi, <em>Traffici criminali. Camorra, mafie e reti internazionali dell’illegalità</em>, Torino, Bollati Boringhieri, 2009</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref18" name="_ftn18">[18]</a> M. Anselmo<em>, L’impero del calcestruzzo in Terra di Lavoro: le trame dell’economia criminale dei clan dei casalesi</em>, in G. Gribaudi, (a cura di), <em>op. cit.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref19" name="_ftn19">[19]</a> M. Andretta, <em>Da Campania felix a discarica. Le trasformazioni in Terra di lavoro dal dopoguerra ad oggi</em>, in Meridiana, XX, 2008</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref20" name="_ftn20">[20]</a> P. Peluso, <em>Dalla terra dei fuochi alle terre avvelenate: lo smaltimento illecito dei rifiuti in Italia</em>, in Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza, IX, 2015; S. Pellegrini, <em>L’impresa grigia. Le infiltrazioni mafiose nell’economia legale. Un’analisi sociologico-giuridica,</em> Roma, Ediesse, 2018,</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref21" name="_ftn21">[21]</a> <em>Le ecomafie &#8211; il ruolo della criminalità organizzata nell&#8217;illegalità ambientale</em>, legambiente.it, 1994; M. Massari &#8211; P. Monzini, <em>Dirty Business in Italy: A Case-study of Illegal Trafficking in Hazardous Waste</em>, in Global Crime, 2004</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref22" name="_ftn22">[22]</a> Cfr<em>. Rapporto Ecomafia 2023</em>, legambiente.it</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref23" name="_ftn23">[23]</a> Per una disamina approfondita dei dati richiamati si rinvia al <em>Rapporto Ecomafia 2020-2021-2022-2023</em>, legambiente.it</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref24" name="_ftn24">[24]</a> Cfr. D.lgs. n. 152/2006; cfr. artt. 176-266</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref25" name="_ftn25">[25]</a> Cfr. Art. 183 D.lgs. n. 152/2006</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref26" name="_ftn26">[26]</a> Sui principi che regolano la gestione dei rifiuti si veda diffusamente: R. Bifulco – A. D’aloia (a cura di), <em>Un diritto per il futuro</em>, Napoli, 2008; G. Cordini-P. Fois-S. Marchisio, <em>Diritto ambientale. Profili internazionali europei e comparati</em>, Torino, Giappichelli, 2017; B. Caravita-L. Cassetti-A. Morrone, <em>Diritto dell’ambiente</em>, Il Mulino, 2016; A. Crosetti-R. Ferrara-F. Fracchia (a cura di), <em>Introduzione al diritto dell’ambiente</em>, Laterza, 2018; N. Lugaresi, <em>Diritto dell’Ambiente</em>, Cedam, 2020; L. Salvemini, <em>I principi di diritto dell’ambiente</em>, Giappichelli, 2019</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref27" name="_ftn27">[27]</a> P. Peluso,<em> op. cit.</em>; S. Pellegrini, <em>op. cit.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref28" name="_ftn28">[28]</a> M. Massaeri &#8211; P. Monzini, <em>op. cit</em>.; D. Fortini, <em>Rifiuti urbani e rifiuti speciali: i fattori strutturali delle ecocamorre</em>, in Meridiana, 2012</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref29" name="_ftn29">[29]</a> Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), Rapporto Rifiuti Urbani – Edizione 2023, Roma, 2023.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref30" name="_ftn30">[30]</a> Cfr. F. Barbagallo, <em>op. cit.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref31" name="_ftn31">[31]</a> Cfr. L. Bonzanni<em>, Ecomafie, oggi: l’inversione della rotta dei rifiuti illeciti</em>, Diacronie. Studi di Storia Contemporanea: Mafia e storiografia. Premesse culturali e prospettive attuali<em>, </em>2019</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref32" name="_ftn32">[32]</a> Cfr. Direttiva 2008/97/CE; nonché D.lgs. n. 152/2006</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref33" name="_ftn33">[33]</a> Sul principio di prevenzione si veda diffusamente: P. DELL’ANNO, <em>Princìpi del diritto ambientale europeo e nazionale</em>, Milano, 2004; F. DE LEONARDIS, <em>Principio di prevenzione e novità normative in materia di rifiuti</em>, in Riv. quadr. dir. amb<em>.</em>, 2012; L. SALVEMINI, <em>I princìpi del diritto dell’ambiente</em>, Torino, 2019</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref34" name="_ftn34">[34]</a> Cfr. G. Di Gaspare, <em>Diritto dell’economia e dinamiche istituzionali</em>, Padova, 1° ed., 2003</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref35" name="_ftn35">[35]</a> Cfr. Art. 50 D.lgs. n. 36/2023</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref36" name="_ftn36">[36]</a> Sui principi del nuovo Codice Appalti si veda diffusamente: A. Saitta, <em>I principi generali del nuovo Codice dei contratti pubblici</em>, giustiziainsieme.it, 2023; L. R. Perfetti, <em>Sul nuovo Codice dei contratti pubblici. In principio</em>, Urbanistica e Appalti, 2023; A. M. Chiarello, <em>Una nuova cornice di principi per i Contratti pubblici</em>, ildirittodelleconomia.it, 2023; F. Cintioli, <em>Il principio del risultato nel nuovo codice dei contratti pubblici, </em>in <em>Dir. e proc. amm</em>., 2023; G. Napolitano, <em>Committenza pubblica e principio del risultato</em>, in www.astrid-online.it, 2023; M.A. Sandulli, <em>Prime considerazioni sullo Schema del nuovo Codice dei contratti pubblici</em>, in giustiziainsieme.it, 2022</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref37" name="_ftn37">[37]</a> Cfr. Art. 49 D.lgs. n. 36/2023</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref38" name="_ftn38">[38]</a> Cfr. Consiglio di Stato, Sez. V, n. 2655/2020;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref39" name="_ftn39">[39]</a> Cfr. Consiglio di Stato, Sez. V, n. 3942/2019</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref40" name="_ftn40">[40]</a> Sull’Interdittiva antimafia si veda diffusamente: F. G. Scoca, <em>Le interdittive antimafia e la razionalità, la ragionevolezza e costituzionalità della lotta «anticipata» alla criminalità organizzata</em>, in Giustamm., 2018; R. Rolli, <em>L’informativa antimafia come “frontiera avanzata” (Nota a sentenza Cons. Stato, Sez. III, n. 3641 dell’8 giugno 2020)</em>, in Giustizia insieme, 2020; R. Rolli-M. Maggiolini, <em>Informativa antimafia e contraddittorio procedimentale (nota a Cons. St. sez. III, 10 agosto 2020, n. 4979),</em> Giustizia insieme, 2020; R. Rolli-M. Maggiolini, <em>Brevi note sul riformato contraddittorio procedimentale in tema di interdittiva antimafia (nota a Ordinanza TAR Lecce, sez. III, n. 116/2022)</em>, Giustizia insieme, 2022; R. Rolli-F. De Cicco, <em>Mafia e Contratti pubblici: ciò che cambia con il nuovo Codice</em>, ratioiuris.it, 2023</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref41" name="_ftn41">[41]</a> Cfr. Art. 94 D.lgs. n. 36/2023</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref42" name="_ftn42">[42]</a> Cfr. Art. 95 D.lgs. n. 36/2023</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref43" name="_ftn43">[43]</a> Cfr. Art. 57 D.lgs. n. 36/2023</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref44" name="_ftn44">[44]</a> Cfr. Consiglio di Stato, n. 8773/2022;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref45" name="_ftn45">[45]</a> Cfr. Consiglio di Stato, n. 4701/2024</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="#_ftnref46" name="_ftn46">[46]</a> Cfr. www.mite.gov.it</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrinan/lecomafia-tra-la-tutela-dellambiente-ed-il-contrasto-alla-criminalita-organizzata-nel-nuovo-codice-degli-appalti/">L’ECOMAFIA: TRA LA TUTELA DELL’AMBIENTE ED IL CONTRASTO ALLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA NEL NUOVO CODICE DEGLI APPALTI</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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