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	<title>Gian Antonio Stella Archivi - Giustamm</title>
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	<title>Gian Antonio Stella Archivi - Giustamm</title>
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		<title>Una situazione disastrosa: quasi diciassette anni per una sentenza, 800 mila pratiche arretrate«Noi del Tar, abbandonati da tutti» I magistrati amministrativi: in Germania sono in 2400, noi solo quattrocento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:20:30 +0000</pubDate>
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<p>(Il Corriere della Sera, Sabato, 20 Marzo 1999 &#8211; Cronache) ROMA &#8211; «Bassanini ci fa: &#8220;Basta! Avete ragione! Cambiamo tutto! Facciamo una legge di un solo articolo, così acceleriamo! Massima urgenza!&#8221;. Ciao. Spa-ri-ti. Lui e il governo: &#8220;Il ministro non c&#8217;è&#8221;, &#8220;Il ministro è occupato&#8221;, &#8220;Il ministro richiamerà&#8221;. Per mesi».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/una-situazione-disastrosa-quasi-diciassette-anni-per-una-sentenza-800-mila-pratiche-arretratenoi-del-tar-abbandonati-da-tutti-i-magistrati-amministrativi-in-germania-sono-in-2400-noi/">Una situazione disastrosa: quasi diciassette anni per una sentenza, 800 mila pratiche arretrate«Noi del Tar, abbandonati da tutti» I magistrati amministrativi: in Germania sono in 2400, noi solo quattrocento</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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<p>(Il Corriere della Sera, Sabato, 20 Marzo 1999 &#8211; Cronache)</p>
<p>ROMA &#8211; «Bassanini ci fa: &#8220;Basta! Avete ragione! Cambiamo tutto! Facciamo una legge di un solo articolo, così acceleriamo! Massima urgenza!&#8221;. Ciao. Spa-ri-ti. Lui e il governo: &#8220;Il ministro non c&#8217;è&#8221;, &#8220;Il ministro è occupato&#8221;, &#8220;Il ministro richiamerà&#8221;. Per mesi». Linda Sandulli, segretario dell&#8217;Associazione nazionale magistrati amministrativi, al Tar del Lazio dove lavora non ha una stanza, non ha una scrivania, non ha un computer, non ha neanche una cassettiera tutta sua ove riporre qualche fascicolo (deve accontentarsi della metà di uno schedario in concubinaggio con un collega). Rabbia, però, tanta.<br />
E davanti ai numeri pubblicati dal Corriere, a quei 16 anni e dieci mesi di attesa media di una sentenza, a quelle oltre 800 mila pratiche arretrate, a quei 38 anni che sarebbero necessari a Napoli solo per smaltire i faldoni accatastati nei depositi, sbotta: «Meno male che ci sparate addosso. Almeno qualcuno, forse, si accorgerà del disastro. Perché siamo sul serio abbandonati da Dio. Basti dire che l&#8217;ultimo provvedimento legislativo, che poi non riguardava neppure le strutture ma i benefici di carriera, è del 1990». </p>
<p>Quando la durata media di un processo&#8230; </p>
<p>«Era la metà di adesso. Da allora la situazione dei Tar è stata lasciata precipitare. Non c&#8217;è mai stato nemmeno quel minimo di attenzione che pur sarebbe doverosa non tanto verso di noi ma verso i cittadini. Perché i 3.150 arretrati che ho sulla groppa io come ognuno dei miei colleghi, parliamoci chiaro, in realtà sono sulla groppa della gente. Che deve aspettare anni le sentenze. In realtà non è che siano proprio 17&#8230;». </p>
<p>Lo dicono le statistiche. </p>
<p>«Lo so. Ma molti ricorsi vengono poi abbandonati da chi li propone. E tutti sanno che con le &#8220;sospensive&#8221; riusciamo a intervenire anche molto in fretta. Certo, restano provvedimenti &#8220;provvisori&#8221; però&#8230;». </p>
<p>Però? </p>
<p>«Non è vero che sospendono e basta. Come non è vero che i Tar paralizzi- no tutto con le ordinanze &#8220;cautelari&#8221; partendo da un semplice dubbio. Queste polemiche, queste ironie, questo fastidio che si leggono nelle reazioni alle nostre decisioni sono ingiusti. Questa storia delle bocciature! Ma su due o tremila ricorsi, quanti pensa che ne accogliamo? Il 2%, forse. Eppure&#8230; Questa è una scelta po-li- ti-ca. Decidono che le bocciature non si possono impugnare? Benissimo. Mica immaginiamo che un giudice possa sostituire un corpo di docenti. Noi applichiamo le leggi. Fine. Non è che ci alziamo la mattina e decidiamo di fare una &#8220;sospensiva&#8221; per il gusto di farla. Ma lo sa in quanti lo fanno il nostro lavoro all&#8217;estero?». </p>
<p>Quanti? </p>
<p>«La Germania, per dire, ha 2.400 magistrati amministrativi». </p>
<p>E noi quattrocento? </p>
<p>«Esatto. In un Paese come il nostro. Le pare mai possibile? Trenta alle funzioni direttive, 270 ai Tar e 100 al Consiglio di Stato». </p>
<p>Vuol dire che lo sfascio dipende dai buchi in organico? </p>
<p>«No, non solo. Dovremmo essere almeno il doppio: questo è certo. Ma è chiaro che c&#8217;è di più. Il problema è anche il sovraccarico di competenze». </p>
<p>Vi hanno appena tolto quelle sul pubblico impiego dandole al giudice ordinario&#8230; </p>
<p>«Grazie: era un terzo del lavoro. Ma proprio qui si vede che lo Stato ci ha ignorato. Per sbrigare solo questo carico in più Diliberto ha detto di volere assumere 400 magistrati: noi siamo 270! E non solo ci restano almeno 300 mila arretrati da smaltire ma siamo stati caricati di competenze nuove. Con materie dove a volte è necessario il decreto ingiuntivo che noi non possiamo emettere». </p>
<p>Insomma: tutte le colpe sono dello Stato. E voi? </p>
<p>«Certo che abbiamo una colpa: abbiamo gridato troppo poco forte». </p>
<p>Ci credo, molti suoi colleghi erano troppo impegnati a fare soldi con gli arbitrati&#8230; </p>
<p>«Lo dice a me? Questa è un&#8217;ombra che pesa su tutti noi mentre solo una minoranza ha portato a casa il bottino! La battaglia contro gli arbitrati l&#8217;abbiamo cominciata undici anni fa! Il fatto è che quando si parla di denaro non tutti sono d&#8217;accordo a moralizzare. Dentro il Csm amministrativo noi 270 dei Tar abbiamo 6 rappresentanti, quelli del Consiglio di Stato sono 100 (ma solo la metà fa attività giurisdizionale occupandosi dei ricorsi in appello, l&#8217;altra ha un ruolo consultivo per il governo e il Parlamento) e ne hanno 7. Siamo arrivati a dimetterci in massa per non far passare gli arbitrati voluti dai consiglieri di Stato! A portare un libro bianco nelle mani di Bassanini!». </p>
<p>E non è successo nulla? </p>
<p>«Bassanini in realtà, alla fine, la legge l&#8217;ha fatta. E l&#8217;ha pure sostenuta, all&#8217;inizio. Ma poi, chissà&#8230; Il buio». </p>
<p>Gian Antonio Stella</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>(Il Corriere della Sera, Sabato, 20 Marzo 1999 &#8211; Cronache)</p>
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		<title>E il magistrato torna a regalarsi l&#8217;arbitrato</title>
		<link>https://www.giustamm.it/dottrina/e-il-magistrato-torna-a-regalarsi-larbitrato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:20:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/e-il-magistrato-torna-a-regalarsi-larbitrato/">E il magistrato torna a regalarsi l&#8217;arbitrato</a></p>
<p>(pubblicato ne Il Corriere della Sera del 13.01.1999) Zitti zitti quatti quatti, un giorno di novembre in cui eravamo distratti dal processo Clinton, dai guai di Ronaldo e dal lancio di Zorro, hanno ripristinato un altro pezzetto della Prima Repubblica che sembrava impossibile ripristinare: gli arbitrati. Vale a dire quel</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/e-il-magistrato-torna-a-regalarsi-larbitrato/">E il magistrato torna a regalarsi l&#8217;arbitrato</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/e-il-magistrato-torna-a-regalarsi-larbitrato/">E il magistrato torna a regalarsi l&#8217;arbitrato</a></p>
<p>(pubblicato ne Il Corriere della Sera del 13.01.1999)</p>
<p>Zitti zitti quatti quatti, un giorno di novembre in cui eravamo distratti dal processo Clinton, dai guai di Ronaldo e dal lancio di Zorro, hanno ripristinato un altro pezzetto della Prima Repubblica che sembrava impossibile ripristinare: gli arbitrati. Vale a dire quel sistema di «giustizia parallela» che nel solo 1992 aveva consentito a magistrati come Pasquale De Lise, consigliere di Stato e già capo di Gabinetto di Guido Carli al Tesoro, di «arrotondare» lo stipendio di 245 milioni di allora con quello che lui chiamava, simpaticamente, «il guadagno legittimo di qualche soldo»: 848 milioni extra. Pari oggi a un miliardo, cinquanta milioni e spiccioli.<br />
Se ne sono accorti, sobbalzando sulla sedia per lo stupore («mai al mondo ci saremmo aspettati che ci riprovassero», spiegano) quelli dell&#8217;Associazione nazionale magistrati amministrativi, che in questi anni sono stati tra i più decisi, insieme con il Csm, nella guerra alle ambiguità, alle interferenze, agli inquinamenti provocati da questa contestatissima distribuzione a un gruppetto di giudici di una massa di denaro pari, prima della (momentanea) stretta moralizzatrice, a una cinquantina di miliardi l&#8217;anno. Soldi incassati per far marciare in fretta, una o due settimane, cause giudiziarie che altrimenti sarebbero durate anni. </p>
<p>Questo erano gli arbitrati: una «corsia preferenziale» disegnata da una legge del 1962 in base alla quale un&#8217;azienda in causa con un ente pubblico poteva (o doveva) scavalcare la legge ordinaria chiedendo un collegio composto di solito da un magistrato del Consiglio di Stato, un avvocato dello Stato, un giudice di corte d&#8217;Appello e due rappresentanti delle parti. </p>
<p>Si sa come va con le cause, da noi: i processi pendenti sono quasi cinque milioni e per avere un verdetto di primo grado in sede civile ci vogliono in media 1.207 giorni. Mediamente. Perché lo stilista Valentino, per vedersi dar ragione contro un signore che approfittando del proprio cognome si era arricchito giocando sull&#8217;equivoco del marchio, ci ha messo quasi 11 anni. </p>
<p>Le alternative erano (e restano) due: o riformare davvero il sistema giudiziario per garantire processi rapidi o consentire, per evitare paralisi, questa specie di corti parallele, in grado di rendere ricchi un po&#8217; di giudici. Manco a dirlo: la preferita, per molti magistrati, è sempre stata la seconda. </p>
<p>Col risultato che, al contrario di quanto accade nelle cause civili, non solo lo Stato (guarda la coincidenza) perdeva la maggior parte degli arbitrati ma ci rimetteva perfino se gli capitava di vincere: la legge dice infatti che le spese processuali in caso di vittoria dell&#8217;azienda che fa causa sono tutte a carico dell&#8217;ente pubblico ma in caso di vittoria dell&#8217;ente pubblico si dividono a metà. Geniale. </p>
<p>Per capire l&#8217;andazzo è sufficiente ricordare una battuta di Aldo Quartulli, allora a capo del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, il Csm dei magistrati amministrativi, e fortissimo rastrellatore di arbitrati: «Le sentenze sono la moglie, gli incarichi l&#8217;amante». Un&#8217;amante generosa. </p>
<p>Basti dire che nel solo biennio 1991-92 un manipolo di 24 magistrati si spartì le parcelle (in genere tra il 3 e il 6 per cento) di una mole di «verdetti paralleli» per un totale di 1.052 miliardi. O che Renato Laschena, attuale presidente del Csm amministrativo, nel triennio 1989-91 «arrotondò» con arbitrati 870 milioni di oggi. O che a Napoli, come scoprì Ferdinando Imposimato, qualche fantasiosa funzionaria regionale, moglie di qualche fantasioso avvocato, teneva ferme le pratiche per il pagamento delle convenzioni alle cliniche private in modo che queste chiedessero un arbitrato che coinvolgesse (guarda caso) il marito. </p>
<p>O ancora che Filippo Verde, uno dei giudici al centro del chiacchierato «lodo Mondadori», fu denunciato dai super-ispettori del Secit perché (non bastandogli evidentemente altri regalucci come la vacanza da 37 milioni avuta in dono dalla Canon dopo la firma di un contratto per la vendita di una certa quantità di fotocopiatrici al ministero della Giustizia dove era distaccato) s&#8217;era scordato di mettere nel 740 qualcosa come 400 milioni. Un vuoto di memoria che peraltro aveva colpito un bel po&#8217; di suoi colleghi magistrati (per un totale di 10 miliardi di evasione) tra i quali, udite udite, il segretario generale del ministero delle Finanze («solo 40 milioni, scusate: un errore materiale») Claudio Zucchelli. </p>
<p>Insomma: uno scandalo. Uno scandalo così scandaloso che nel marzo 1994 Carlo Azeglio Ciampi e Francesco Merloni dissero basta. E cambiarono la legge abolendo di fatto gli arbitrati. Ma era solo l&#8217;inizio di un tormentone. Ripristinate dal governo Berlusconi e ri-sospese dal governo Dini, le «corti parallele» invocate da tanti giudici armati di codicilli («sono abolite, sì però in punto di diritto non è chiaro se ci si riferisce solo a quelle nuove, quindi le vecchie&#8230;») sono state in questi anni sottoposte a un bombardamento incessante. </p>
<p>Prima il Csm, seguito da parte del Csma: basta, mai più arbitrati. Poi l&#8217;impegno di Di Pietro ai Lavori pubblici: mai più. Poi la proposta di legge di Bassanini: mai più. Poi quella di Flick: mai più. Poi la «bozza Boato», che sospendeva le vecchie e le assorbiva nella riforma della Bicamerale: mai più. </p>
<p>Il coro è tale che il 15 luglio &#8217;98, nelle nuove norme che regolano la magistratura, il Parlamento vota la incompatibilità tra il ruolo di magistrato e gli incarichi extragiudiziali. E&#8217; la fine. Pare. Ma solo fino al 18 novembre. Quando, umma umma, su proposta del governo (con una spintarella particolare, dicono, del sottosegretario Antonio Bargone) passa nel totale silenzio la «Merloni Ter». Che prevede l&#8217;adozione d&#8217;un nuovo regolamento per i collegi arbitrali e decreta: «Dalla data di entrata in vigore del regolamento cessano d&#8217;avere efficacia gli articoli 42, 43, 44, 45&#8230;», cioè le vecchie norme che consentono ai magistrati di partecipare agli arbitrati. </p>
<p>Chiaro? Fino ad allora tutto resta come prima. Facciamo una scommessa? Quel regolamento (rifinito dai magistrati distaccati nei ministeri) andrà per le lunghe, lunghe, lunghe&#8230; </p>
<p>GIAN ANTONIO STELLA</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>(pubblicato ne Il Corriere della Sera del 13.01.1999)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/e-il-magistrato-torna-a-regalarsi-larbitrato/">E il magistrato torna a regalarsi l&#8217;arbitrato</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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		<title>E IN DIRETTA TV LA NOTTE DELLE BEFFE</title>
		<link>https://www.giustamm.it/dottrina/e-in-diretta-tv-la-notte-delle-beffe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:20:30 +0000</pubDate>
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<p>«Gegè, prendi &#8216;o pezzo mio ch&#8217;aggi&#8217; a fa&#8217; delle correzioni: dove sta scritto sì mettici no, dove sta scritto no mettici sì. Grazie caro. Buonanotte». Forse Gianfranco Fini non conosceva la leggendaria raccomandazione data allo stenografo del suo giornale da un mitico inviato napoletano la sera in cui un colpo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/e-in-diretta-tv-la-notte-delle-beffe/">E IN DIRETTA TV LA NOTTE DELLE BEFFE</a></p>
<p>«Gegè, prendi &#8216;o pezzo mio ch&#8217;aggi&#8217; a fa&#8217; delle correzioni: dove sta scritto sì mettici no, dove sta scritto no mettici sì. Grazie caro. Buonanotte». Forse Gianfranco Fini non conosceva la leggendaria raccomandazione data allo stenografo del suo giornale da un mitico inviato napoletano la sera in cui un colpo di scena lo costrinse a rovesciare l&#8217;articolo appena scritto sul più bello che gli avevano scodellato davanti un piatto di fumanti rigatoni. </p>
<p>La reazione del presidente di Alleanza nazionale, però, è stata all&#8217;altezza: «Un commento? Non posso che rispondere all&#8217;opposto di quello che ho detto in tivù fino a un&#8217;ora fa». </p>
<p>«Praticamente la Prima e la Seconda Repubblica sono cadute nello stesso modo: sotto le domande di un Borrelli», ridacchia perfido Enrico Mentana, giocando, canaglia, sul cognome del capo del pool «Mani pulite» e del direttore del Tg1. </p>
<p>Lo speciale sul referendum condotto l&#8217;altra sera da uno sfortunato Giulio Borrelli, squadernando la più lussuosa compagnia di leader di partito mai vista insieme in uno studio tivù, da Veltroni a Berlusconi, da Di Pietro a Marini, da Bertinotti a Bossi, ha segnato un passaggio epocale nella storia della politica italiana: la morte in diretta del «ciacolaio» post elettorale. Schiantatosi su una serie di ruzzoloni indimenticabili. </p>
<p>«Mai dire cose che poi non puoi smentire», raccomandavano le vecchie volpi diccì, inascoltate maestre di chi come D&#8217;Alema dice oggi: «Parlo solo alla tv: l&#8217;inaffidabilità dei giornali è tale che se voglio dir qualcosa vado davanti a una telecamera». E lì sono rimasti l&#8217;altra sera: inchiodati su una cassetta. Come Tonino Di Pietro che, dopo aver annunciato nel pomeriggio «il quorum ci sarà, e anche abbondante», davanti alle prime proiezioni dell&#8217;Abacus che danno il quorum per fatto, supera la naturale modestia («Sono solo uno dei tanti che ha raccolto le firme») per sottolineare: «Molti sono stati alla finestra e adesso vorrebbero cantare vittoria. No. Questa è la volontà dei cittadini, una volontà sofferta, importante, che deve fare riflettere il sistema politico». </p>
<p>«Andiamoci piano col dare per sicuri i dati», ammonisce Walter Veltroni, colto da un fastidiosissimo presentimento che tra mille «se, se, se&#8230;» gli dà un&#8217;aria di ingobbita mestizia: «Non vorrei che questa &#8220;diretta&#8221; entrasse nella storia delle &#8220;ultime parole famose&#8221;». Ma in linea da Arcore, scintillante nella spaziosa fronte e nel sorriso, Silvio Berlusconi, autore dopo una sconfitta elettorale di qualche anno fa del più celebre dei ribaltoni virtuali («Gli elettori si sono sbagliati: eran buoni gli exit poll») lo bacchetta immediatamente. </p>
<p>«A sentire Cossutta e Veltroni e anche altri stasera non c&#8217;è stato un referendum ma un sondaggio dell&#8217;Abacus e Datamedia!», dice. E spiega: «Invece quello che è uscito fuori è un sistema elettorale preciso. Gli italiani hanno votato una legge precisa: vogliono che si confrontino due coalizioni, con alleanze dichiarate e programmi precisi. Senza l&#8217;escamotage di un doppio turno con un primo turno in cui ognuno si presenta con il proprio programma e poi nel secondo turno si fanno delle alleanze non dichiarate che quindi tradisce l&#8217;ispirazione di questa legge». Qualche malalingua insinua che è andato a votare all&#8217;ultimo istante per saltare sul carro di chi in quel momento pareva destinato a vincere? Macché. Durissimo e purissimo: «Denunceremo come imbroglioni e truffatori coloro che vorranno che si cambi la legge uscita dalle urne!». </p>
<p>Giovanni Alemanno, bellicoso post missino, non si fa però incantare: loro, i referendari, sono i veri vincitori! E pensando già al «dopo» nella certezza del trionfo detta un flash: «Se passa questo referendum penso proprio che si crei una crisi per la leadership del Polo. Tutti quelli che si sono schierati per il &#8220;no&#8221; sono da sempre le persone più vicine a Berlusconi». E chi dovrebbe essere il nuovo leader? Ovvio: Fini. Il quale, al di là delle cautele di circostanza, non ha dubbi: «Il sistema che avevamo era misto, da questa sera c&#8217;è un sistema totalmente maggioritario: ecco il punto politico irreversibile». Di più. A questo punto, punzecchia l&#8217;amico Silvio sottolineando il dissenso davanti ad alcuni milioni di italiani, «sarà politicamente molto, ma molto difficile per noi votare al Quirinale un esponente dei partiti del &#8220;no&#8221;». </p>
<p>Travolto dall&#8217;entusiasmo, quel vecchio fanfaniano di Gian Paolo Cresci, che rastrella cariche ciabattando per il Palazzo dai tempi delle Kessler ma è stato traghettato dalla destra nel terzo millennio, saluta la svolta gagliardamente. E immemore della prudenza che ai suoi tempi spinse i nemici dell&#8217;«Unità» a titolare «Il compagno Nenni ha informato il compagno Togliatti che la Repubblica ha vinto», spara a tutta pagina: «Una valanga di &#8220;sì&#8221; travolge la partitocrazia». Sobrietà confermata dal catenaccio («Primi contraccolpi: il Polo si interroga sulla leadership di Berlusconi») e ribadita nel fondo firmato da lui medesimo: «Gli elettori hanno sconfitto il regime». Alcune centinaia di chilometri più a nord, sedotto anche da Datamedia e dai calcoli di Nicola Piepoli secondo cui una percentuale del 26% alle ore 17 dà la «sicurezza assoluta» del quorum, ci casca anche Romano Prodi: «Se i risultati sono quelli delle proiezioni, è una grandissima vittoria. E&#8217; una giornata importantissima. Ormai non si può più tornare indietro dal maggioritario. C&#8217;è stata una scommessa sull&#8217;astensionismo e una sul &#8220;no&#8221; e sono entrambe perdute. E&#8217; la fine dei ribaltoni, è la stabilità del governo, è un voto per la governabilità». </p>
<p>Ma il reuccio del commento pronto-uso, inarrivabile, è sempre lui, Clemente Mastella. Perde per un punto? «Tutto sommato è un pareggio e come in tutti i pareggi gridare vittoria è solo una piccola esibizione propagandistica». Vince per mezzo punto? «Siamo in presenza di una rivoluzione al contrario! E&#8217; la vittoria della politica! La sconfitta di Veltroni e di Fini, dei tanti inutili nuovismi e di un parolaio come Di Pietro. E la conferma che Segni, scusate, porta una iella pazzesca». Vai Gegè: «Dove c&#8217;è un &#8220;no&#8221; mettici un &#8220;sì&#8221;, dove c&#8217;è un &#8220;sì&#8221;&#8230;».</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>(Il Corriere della Sera, 20 aprile 1999)</p>
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		<title>Il Consiglio di presidenza ripristina le &#8220;corti parallele&#8221; abolite dagli ultimi governi  Giudici, riecco gli arbitrati d&#8217;oro  Decisione a sorpresa dei magistrati amministrativi: in gioco 50 miliardi.  Ottantotto i casi redistribuiti.  Sessantadue le toghe prescelte.  &#8220;Abbiamo solo applicato la legge  in attesa di norme d&#8217;attuazione&#8221;</title>
		<link>https://www.giustamm.it/dottrina/il-consiglio-di-presidenza-ripristina-le-corti-parallele-abolite-dagli-ultimi-governi-giudici-riecco-gli-arbitrati-doro-decisione-a-sorpresa-dei-magistrati-amministrativi-in-gioco-50-miliardi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:20:26 +0000</pubDate>
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<p>(Il Corriere della Sera &#8211; Giovedì, 1 aprile 1999 &#8211; Cronache) ROMA &#8211; Protetto da Papa Zosimo, santo patrono della sua giornata d&#8217;oro, il consigliere di Stato Raffaele De Lipsis, l&#8217;altra mattina, è stato benedetto per un&#8217;ora e mezzo da una fortuna sfacciata. Alle undici ha avuto l&#8217;incarico per un</p>
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<p>(Il Corriere della Sera &#8211; Giovedì, 1 aprile 1999 &#8211; Cronache)</p>
<p>ROMA &#8211; Protetto da Papa Zosimo, santo patrono della sua giornata d&#8217;oro, il consigliere di Stato Raffaele De Lipsis, l&#8217;altra mattina, è stato benedetto per un&#8217;ora e mezzo da una fortuna sfacciata. Alle undici ha avuto l&#8217;incarico per un arbitrato di qualche miliardo e alle dodici e trenta ha ottenuto il permesso di fare il capo di gabinetto profumatamente pagato al ministro delle Poste, Salvatore &#8220;Totò&#8221; Cardinale. L&#8217;incarico è per norma interna incompatibile con gli arbitrati? Tutto in regola: l&#8217;altra nomina, in punto di diritto, l&#8217;aveva avuta prima. </p>
<p>La botta di &#8220;buena suerte&#8221; del braccio destro giuridico del braccio destro politico di Clemente Mastella, d&#8217;altra parte, non è che un piccolo dettaglio di quanto è accaduto martedì nel palazzo patrizio che ospita a Roma il Consiglio di presidenza della Giustizia Amministrativa. Il quale, dopo anni di tentativi falliti, è riuscito appunto a ripristinare ciò che da anni tutti i governi da Carlo Azeglio Ciampi in qua (salvo quello di Silvio Berlusconi) credevano di avere ormai abolito: gli arbitrati miliardari. Ne hanno distribuiti 88 per un totale di 575 miliardi, da rivalutare fino a salire a circa 900. </p>
<p>Il che vuol dire, dato che mediamente queste &#8220;corti parallele&#8221; decidono di trattenersi dal 4 all&#8217;11 per cento di parcella con una media intorno al 6%, che i 62 magistrati baciati dalla fortuna (o da qualche parente in Comune con la dea bendata tipo Roberto Politi, primo tra i giudici del Tar scelto dalla commissione referente presieduta dallo zio della moglie, Andrea Camera&#8230;) si divideranno la loro quota di una cinquantina di miliardi. Uscendo finalmente dalle penose ristrettezze cui erano costretti da uno stipendio che per un consigliere di Stato è mediamente intorno ai 10 milioni. Netti. </p>
<p>Obiezione scontata: abbiamo solo applicato la legge in attesa del regolamento di attuazione&#8230; Non è così. E lo dimostra non solo la durissima contestazione interna della componente minoritaria dei Tar (la quale ha 6 membri a rappresentare 270 colleghi contro i 7 che rappresentano i cento consiglieri di Stato: unico esempio di oligarchia alla vigilia del 2000) ma il modo in cui il Csm degli amministrativi, rovesciando la scelta del Csm che ha stroncato da anni questi incarichi extra-giudiziari ai magistrati ordinari, è arrivato alla decisione. Presa nella speranza (a pensar male si fa peccato però&#8230;) che lo scandalo venisse sepolto sotto le bombe in Serbia. </p>
<p>Un passo indietro, fino al 31 agosto 1996, quando, appena eletto alla guida del Consiglio di presidenza della Giustizia Amministrativa, Renato Laschena, che pure aveva arrotondato lo stipendio nel triennio 1989/91 con 870 milioni di arbitrati, confida al &#8220;Sole 24 ore&#8221; che la pacchia delle &#8220;corti parallele&#8221; che risolvevano a pagamento certe cause contro enti pubblici che altrimenti sarebbero durate anni, è davvero finita: &#8220;Ci siamo resi conto che l&#8217;istituto degli arbitrati era ormai sotto accusa da parte dell&#8217;opinione pubblica la quale critica non tanto la partecipazione dei magistrati ai collegi quanto l&#8217;arbitrato in sé, definito uno dei sistemi per dare l&#8217;assalto alla diligenza dello Stato. Ci siamo detti: se le cose stanno in questi termini, è necessario togliere gli incarichi extra&#8221;. </p>
<p>Chiaro, no? &#8220;Assalto alla diligenza&#8221;. Ma erano tre anni fa, al ministero dei Lavori pubblici c&#8217;era un Tonino Di Pietro che minacciava sfracelli contro questa scorciatoia che arricchiva alcune decine di giudici senza intaccare (se non addirittura aggravando) la catastrofe dei tribunali civili, l&#8217;opinione pubblica sperava ancora che Mani Pulite avesse segnato una svolta, il &#8220;Mondo&#8221; pubblicava inchieste che cavavano la pelle a giudici come Claudio Zucchelli che da segretario generale delle Finanze si era &#8220;dimenticato&#8221; di denunciare 40 milioni extra o Pasquale De Lise, che definiva 848 milioni presi con gli arbitrati &#8220;il guadagno legittimo di qualche soldo&#8221;. </p>
<p>Tre anni ed è cambiata l&#8217;aria. Così, nonostante l&#8217;abolizione degli arbitrati decisa nel &#8217;93 da Francesco Merloni, confermata dalla bozza Boato caduta con la Bicamerale e riconfermata dal disegno di legge passato al Senato il 17 luglio con l&#8217;esplicito divieto ai magistrati di partecipare ancora alle &#8220;corti parallele&#8221;, ecco che a metà marzo (guarda caso nei giorni in cui precipita la situazione nel Kossovo) Laschena fissa come ordine del giorno della prima riunione utile del Csma, il 25 marzo, l&#8217;agognata distribuzione degli arbitrati. </p>
<p>Il giorno fatidico, però, la protesta di Mara Bruzzese, uno dei membri della minoranza contraria agli arbitrati, fa saltare tutto: non è stata convocata in tempo. Ma come: proprio ora che tutti i giornali, tutte le tivù, tutta l&#8217;opinione pubblica hanno gli occhi puntati sui bombardamenti nei Balcani? Come si fa a perdere un&#8217;occasione simile? Seduta stante, per la prima volta nella storia, la riunione viene riconvocata al più presto possibile: cinque giorni dopo. E per aggirare altri sgambetti della contestatrice (che è incinta e si dà malata&#8230;) viene cooptato in tutta fretta un suo supplente, Carlo Visciola, che non era neppure il primo dei supplenti. </p>
<p>Riunione durissima. Tre magistrati dei Tar contrari agli arbitrati sbattono la porta e se ne vanno come fecero in massa i loro predecessori un paio di anni fa, due restano per votare contro lanciando ai colleghi favorevoli alla spartizione dei miliardi accuse pesantissime: &#8220;Lasciatemi esprimere tutto il senso di frustrazione, di scoramento, di impotenza, di umiliazione&#8221;, si sfoga Mario Arosio. Ma non c&#8217;è niente da fare. Mentre la Nato bombarda e Primakov vede saltare la sua mediazione e migliaia di profughi premono alle frontiere, il Consiglio di presidenza, aumma aumma, riesce finalmente a recuperare quel vecchio modo di &#8220;fare qualche soldo&#8221;. Chissà che almeno, stavolta, li denuncino al fisco&#8230; </p>
<p>Gian Antonio Stella</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>(Il Corriere della Sera &#8211; Giovedì, 1 aprile 1999 &#8211; Cronache)</p>
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		<title>Ritornano gli arbitrati d’oro per i giudici «double face»</title>
		<link>https://www.giustamm.it/dottrina/ritornano-gli-arbitrati-doro-per-i-giudici-double-face/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:20:02 +0000</pubDate>
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<p>Il capo di gabinetto del premier chiamato a dirimere un conflitto tra privati e Farnesina (Il Corriere della Sera, 20 gennaio 2003, prima pagina) Dovendo smaltire la miseria di 932.897 cause arretrate (2.454 a testa: auguri) molti magistrati dei Tar e del Consiglio di Stato non stanno nella pelle: vogliono</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/ritornano-gli-arbitrati-doro-per-i-giudici-double-face/">Ritornano gli arbitrati d’oro per i giudici «double face»</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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<p>Il capo di gabinetto del premier chiamato a dirimere un conflitto tra privati e Farnesina</p>
<p>(<a href="http://www.corriere.it/">Il Corriere della Sera</a>, 20 gennaio 2003, prima pagina)</p>
<p>Dovendo smaltire la miseria di 932.897 cause arretrate (2.454 a testa: auguri) molti magistrati dei Tar e del Consiglio di Stato non stanno nella pelle: vogliono tornare a farsi carico pure degli arbitrati. Quei processi «privati» profumatamente pagati a parte che sollevarono tanti scandali da venir soppressi da una legge. E tale è la loro smania di accumulare incarichi extra che hanno preso a bombardare il «loro» Tar del Lazio di ricorsi contro il «loro» Consiglio di Presidenza (il Csm delle toghe amministrative) colpevole di arginare le autorizzazioni. E chi presiede quel Tar? Un giudice per decenni premiato da una miriade di arbitrati e incarichi extra. Chiamato a decidere sulle scelte del proprio organo di autogoverno. Un cortocircuito micidiale. </p>
<p>Riassunto delle puntate precedenti: gli arbitrati sono una «corsia preferenziale» voluta da una legge del 1962 in base alla quale un’azienda in lite con un ente pubblico poteva (o doveva) scansare le lungaggini delle cause civili (ultimo dato: 1.009 giorni solo per il primo grado di giudizio) chiedendo un collegio composto generalmente da un consigliere di Stato, un avvocato dello Stato, un giudice di Corte d’appello e due rappresentanti delle parti. </p>
<p>Certo: dal 1962 ad oggi avrebbero potuto riformare il sistema per garantire processi rapidi. Ma vuoi mettere i vantaggi monetari di queste corti parallele? </p>
<p>Basti ricordare il caso dei 24 magistrati che nel biennio 1991/1992 si spartirono le parcelle (media: 4%) di «verdetti paralleli» per 1.052 miliardi. O quello di Francesco Brignola, presidente per millenni del Tar della Campania, che nel 1992 denunciò un reddito di un miliardo e 546 milioni (di allora!) grazie ai «redditi di lavoro autonomo». Cioè una pioggia di arbitrati che in gran parte vedevano di là le cliniche private, di qua quella Regione Campania i cui atti amministrativi finivano proprio sul suo tavolo. Va da sé che non ebbe il tempo di dare una scossa al tribunale che dirigeva. Così intasato dai fascicoli pendenti che nel 1998, poco dopo l’addio del nostro, i giudici partenopei erano già impegnati sulla carta fino al 20 luglio 2037. </p>
<p>Una vergogna. Al punto che nel marzo 1994 Carlo Azeglio Ciampi e Francesco Merloni dissero basta. La loro legge che aboliva gli arbitrati era però solo l’inizio di una indecorosa telenovela. </p>
<p>Ripristinate dal primo governo Berlusconi, ri-abolite dal governo Dini, combattute a spada tratta dal Csm e dal suo omologo Consiglio di Presidenza amministrativo, recuperate qua e là da ingordi merlettai del codicillo («sono abolite sì, ma in punto di diritto ci si riferisce solo a quelle nuove: quindi le vecchie restano valide&#8230;») le «corti parallele» sembrarono infine spazzate via dal voto del Parlamento che il 15 luglio ’98, nella scia di una scelta trasversale alla sinistra e alla destra fatta già in Bicamerale, sancì la incompatibilità tra il ruolo di magistrato e gli incarichi extragiudiziali. </p>
<p>Cinque anni e mille polemiche dopo, siamo ancora infognati là: sì, no, ni&#8230; Con una differenza: che nel 2001 è entrata in funzione la Camera Arbitrale. La quale ammette sì il ricorso alla corte parallela, che in certi casi può essere utile, ma abolisce quella discrezionalità che permetteva alle parti di andare a scegliersi l’arbitro col risultato che i prescelti (Tizio coinvolgeva Caio, Caio tirava dentro Sempronio) erano sempre gli stessi: quelli che avevano più potere ed erano in grado di farlo pesare dentro i Tar e il Consiglio di Stato creando spesso incroci di competenze assai ambigue. Nuova regola: la redistribuzione. </p>
<p>Ma il braccio di ferro è più duro di prima. Da una parte c’è il Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa che con regole rigidissime cerca di contenere «l’assalto alla diligenza» (la definizione è di uno dei beneficiati del vecchio sistema, il giudice Renato Laschena) dei soliti noti. Dall’altra un piccolo esercito di magistrati che sostanzialmente accusano il loro organo di autogoverno di avere adottato criteri trinariciuti da egualitarismo sovietico. </p>
<p>Il risultato è il cortocircuito di cui dicevamo: i ricorsi individuali o collettivi al Tar del Lazio contro i No detti dal «Csm» amministrativo sono già venti. Una enormità. </p>
<p>E sul tavolo di chi sono finiti questi fascicoli? Di Corrado Calabrò. Il quale è sì un poeta e un romanziere (è arrivato secondo a un premio Strega col feuilleton Ricorda di dimenticarla ambientato in una Roma «borghesuccia e sporcacciona») ma soprattutto è un uomo che in questa materia è navigato assai: oltre a essere stato uno dei protagonisti della stagione d’oro degli arbitrati (nel solo ’91 se ne occupò per un totale di 36 miliardi di allora), ha avuto una sfilza d’incarichi extra interminabile: capo di gabinetto ministeriale di Riccardo Misasi e poi di Filippo Maria Pandolfi e poi di Giovanni Galloni e poi di Giancarlo Pagliarini e poi di Rainer Masera e poi ancora consigliere d’amministrazione dell’Authority sul settore assicurativo&#8230; Cosa ne pensi della poesia non è chiarissimo (un giorno spiegò in una intervista: «Viviamo in una logosfera che ci esteriorizza senza estrinsecarci»), ma cosa ne pensi degli arbitrati lo possiamo immaginare. </p>
<p>Sullo sfondo, tuttavia, brucia un altro focolaio ancora: quello, appunto, dei capi di gabinetto e degli esperti giuridici «prestati» al governo o ad altri organi centrali. Magistrati che conservano il posto anche se restano «provvisoriamente» fuori ruolo anche per anni e con il posto conservano lo stipendio: da 5 mila euro netti al mese in su. Con la conseguenza che il Consiglio di Stato, ad esempio, è costretto dal Tesoro a mantenere il bilancio in pareggio nonostante un taglio del 14% sull’anno passato e insieme a fornire la busta paga a una fetta di magistrati che rappresenta il 16% dell’organico. Per capirci: come se i 6.731 magistrati ordinari sparsi per i Palazzi di Giustizia italiani fossero amputati di 1.077 unità, pari a tutti i giudici siciliani, marchigiani e friulani messi insieme. Ma non basta: nel tentativo di contenere l’emorragia, il Consiglio di Presidenza degli amministrativi ha cercato tra mille ostilità di fissare alcune regole minime. </p>
<p>Esempio: chi già prende uno stipendio come consigliere di Stato e uno come capo di gabinetto abbia almeno il pudore di non cumulare anche arbitrati. Una posizione largamente condivisa se addirittura l’attuale ministro degli Esteri Franco Frattini si è battuto per anni (prima d’accettare lui stesso la presidenza di un arbitrato sulla Tav) perché fosse decisa l’«incompatibilità totale» tra il lavoro del giudice e gli incarichi extra. Macché: contro la posizione del proprio organo di autogoverno si è levato perfino Antonio Catricalà, che oltre ad essere consigliere di Stato fuori ruolo e capo di gabinetto a Palazzo Chigi ha portato a casa qualche settimana fa anche la presidenza di un arbitrato tra la Mediacoop Internazionale e la Farnesina, dove allora sedeva ad interim il suo diretto superiore Silvio Berlusconi e oggi siede quello che per la carriera parallela è considerato il suo fratello gemello, il già citato Frattini. </p>
<p>Vi chiederete: quanto guadagnano con questi incarichi extra tutti ’sti giudici prestati al governo? Boh&#8230; </p>
<p>Una volta, oltre al prestigio e al potere, incassavano un paio di milioni in più al mese. Ma dal 2001 la legge è cambiata. E il capo di gabinetto di un ministero importante può essere pagato (sempre al di là dello stipendio da consigliere di Stato) oltre 200 o 300 milioni di vecchie lire l’anno. Ma esattamente quanto, visto che si tratta di soldi pubblici dati a funzionari pubblici e regolato dalla legge del ’96 sulla trasparenza degli stipendi pubblici? </p>
<p>Il «Consiglio di Presidenza» lo ha chiesto al governo con una lettera ufficiale. Risposta firmata dallo stesso Catricalà: informazioni riservate. Privacy. </p>
<p>&#8212; *** &#8212;</p>
<p>Documenti correlati:</p>
<p>TAR LAZIO, SEZ. I – <a href="/ga/id/2002/11/2562/g">Sentenza 31 ottobre 2002</a>* (annulla diverse disposizioni contenute nella delibera del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa 18 dicembre 2001 recante &#8220;norme generali per il conferimento o l&#8217;autorizzazione di incarichi non compresi nei compiti e nei doveri d&#8217;ufficio dei magistrati amministrativi&#8221;).</p>
<p>Pagina di approfondimento sugli arbitrati dei Giudici amministrativi*.</p>
<p>V. anche i verbali delle riunioni del Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa (link al sito del Segretariato della Giustizia amministrativa)</p>
<p>V. F. ALBERONI, <a href="/ga/id/2003/2/1179/d">Pochi ricercatori in Italia perché l&#8217;Università li mortifica</a>.</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/ritornano-gli-arbitrati-doro-per-i-giudici-double-face/">Ritornano gli arbitrati d’oro per i giudici «double face»</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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