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	<title>Francesco Giavazzi Archivi - Giustamm</title>
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	<title>Francesco Giavazzi Archivi - Giustamm</title>
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		<title>Il monopolio della formazione dei dirigenti pubblici IL BUROCRATE E&#8217; SALVO</title>
		<link>https://www.giustamm.it/dottrina/il-monopolio-della-formazione-dei-dirigenti-pubblici-il-burocrate-e-salvo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:20:30 +0000</pubDate>
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<p>(Il Corriere della Sera, giovedì 10 giugno 1999) A pochi giorni dalla decisione di riorganizzare la macchina dello Stato, riducendo a 11 il numero dei ministeri, il governo ha compiuto una scelta che vanifica ogni tentativo di introdurre più efficienza nella pubblica amministrazione. Il decreto legislativo di riordino della Scuola</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/il-monopolio-della-formazione-dei-dirigenti-pubblici-il-burocrate-e-salvo/">Il monopolio della formazione dei dirigenti pubblici IL BUROCRATE E&#8217; SALVO</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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<p>(Il Corriere della Sera, giovedì 10 giugno 1999)</p>
<p>A pochi giorni dalla decisione di riorganizzare la macchina dello Stato, riducendo a 11 il numero dei ministeri, il governo ha compiuto una scelta che vanifica ogni tentativo di introdurre più efficienza nella pubblica amministrazione. Il decreto legislativo di riordino della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, approvato ieri dal Consiglio dei ministri (con il solo Amato contrario), rafforza ed estende il monopolio della Scuola nella formazione dei funzionari. </p>
<p>Meno male che Massimo D&#8217;Alema, il 22 ottobre scorso, nel presentare il suo governo al Parlamento, aveva affermato: «Non è sui banchi di questo governo che troverete i difensori dello statalismo». </p>
<p>E invece è facile prevedere che la Scuola, come scrisse Sabino Cassese, continuerà a «diffondere nello Stato il virus dell&#8217;inefficienza». L&#8217;articolo 1 della nuova legge protegge la Scuola da ogni concorrenza. </p>
<p>Esso recita infatti: «E&#8217; compito della Scuola la cura della formazione iniziale e permanente dei dirigenti e funzionari dello Stato; eventuali offerte formative presentate ad amministrazioni statali da soggetti terzi saranno valutate dalla Scuola». L&#8217;articolo 7 garantisce un futuro ai suoi dipendenti: «La Scuola continua ad avvalersi del personale in servizio; gli incarichi dei professori sono mantenuti; l&#8217;attuale direttore ne diviene il rettore, l&#8217;attuale segretario generale il direttore»; la lettera d dell&#8217;articolo 1 le attribuisce nuovi poteri di coordinamento su tutte le scuole pubbliche di formazione. </p>
<p>La formazione e la selezione di nuovi funzionari pubblici è il punto debole della riforma avviata dal ministro Bassanini, che per altri aspetti è riuscita in pochi anni a ottenere risultati importanti. La trasformazione del contratto dei dipendenti pubblici in un rapporto di diritto privato, la nomina a termine dei dirigenti, la possibilità per un nuovo governo di sostituire i dirigenti di grado più elevato sono state poco meno di una rivoluzione. </p>
<p>E tuttavia i cittadini fanno fatica ad accorgersi che qualcosa sta davvero cambiando. Cambiano le norme, ma non le persone, ed è difficile, pressoché impossibile, che funzionari da anni abituati al tran tran quotidiano all&#8217;improvviso smettano di considerare l&#8217;impiego pubblico una sine cura. L&#8217;eliminazione del ministero del Bilancio, e il suo accorpamento con il Tesoro, è stata un successo. Ma se la gestione dei fondi strutturali europei, e più in generale l&#8217;intervento pubblico nel Mezzogiorno, hanno fatto un salto di qualità, il merito è tutto dei due nuovi funzionari che Ciampi ha portato al Bilancio. Ma egli ha dovuto cercarli fuori dall&#8217;amministrazione dello Stato: il primo alla Banca d&#8217;Italia, l&#8217;altro in un&#8217;istituzione finanziaria privata. </p>
<p>Quanto sia efficiente la Scuola alla quale il governo oggi delega il monopolio della formazione dei suoi funzionari lo si può dedurre dall&#8217;impegno degli attuali docenti, che vengono tutti confermati. Quattro quinti dell&#8217;insegnamento sono svolti da docenti part-time (alcuni anni fa erano 980) ciascuno dei quali insegna non più di mezza giornata all&#8217;anno. Gli insegnanti stabili sono per lo più professori universitari in aspettativa, che hanno trovato nella Scuola un comodo approdo romano. La Scuola non è neppure a buon mercato: nel 1998 è costata ai contribuenti oltre 33 miliardi, circa 150 milioni per giorno di formazione. </p>
<p>La soluzione è la liberalizzazione. Occorre eliminare il monopolio della Scuola, meglio ancora chiuderla. E creare incentivi perché nascano nuove scuole, pubbliche e private, che preparino per una carriera nella pubblica amministrazione. Tutto il contrario di una legge il cui principio costitutivo si può così riassumere: la pubblica amministrazione si forma da sé. </p>
<p>Un giorno Giovanni Giolitti, allora capo del governo, chiese chi fosse l&#8217;azzeccagarbugli che aveva redatto un provvedimento di legge portato in Consiglio dei ministri. «Che vuole, eccellenza &#8211; rispose il suo capo di gabiletto -, è da molti anni al ministero, prima lavorava in una prefettura».</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>(Il Corriere della Sera, giovedì 10 giugno 1999)</p>
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		<title>L&#8217;occasione perduta</title>
		<link>https://www.giustamm.it/dottrina/loccasione-perduta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:20:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/loccasione-perduta/">L&#8217;occasione perduta</a></p>
<p>(Il Corriere della Sera, 11 dicembre 2002, prima pagina) Le dimissioni unanimi dei rettori potevano essere l&#8217;occasione per avviare una riflessione seria sullo stato delle nostre università, i cui problemi dipendono solo in parte dalla scarsità di risorse pubbliche che l&#8217;Italia dedica alla ricerca. Anche a questo servono i gesti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/loccasione-perduta/">L&#8217;occasione perduta</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/loccasione-perduta/">L&#8217;occasione perduta</a></p>
<p>(Il Corriere della Sera, 11 dicembre 2002, prima pagina)</p>
<p>Le dimissioni unanimi dei rettori potevano essere l&#8217;occasione per avviare una riflessione seria sullo stato delle nostre università, i cui problemi dipendono solo in parte dalla scarsità di risorse pubbliche che l&#8217;Italia dedica alla ricerca. Anche a questo servono i gesti plateali. Ma se il governo, come pare, chiuderà il caso concedendo qualche soldo in più, e se i rettori si accontenteranno, l’università avrà perso un’altra occasione. </p>
<p>Restituire agli atenei le risorse che la Finanziaria aveva tagliato significa ricondurli alle condizioni nelle quali si trovavano prima dei tagli: ne vale la pena? A leggere l&#8217;ampio rapporto sulla ricerca italiana presentato nei giorni scorsi da Confindustria, e l&#8217;analogo studio sulle nostre università, presentato un anno fa, sembrerebbe proprio di no. </p>
<p>Davvero i rettori pensano che bastino un po&#8217; di soldi in più per cambiare le cose? Le risorse di cui dispongono le università dipendono dal governo, ma la loro organizzazione dipende dai rettori. </p>
<p>Due fattori, prima ancora dei soldi, sono alla radice dei problemi: la proliferazione delle sedi, che ha distribuito le risorse a pioggia, un po&#8217; dovunque in Italia, e il reclutamento dei professori. </p>
<p>Della prima i rettori non sono direttamente responsabili, perché le università sono istituite per legge. Ma ciò che essi potrebbero almeno fare è impedire che ciascuna nuova sede replichi ciò che già esiste, spesso a pochi chilometri di distanza. Solo nelle università del Nord esistono 17 dipartimenti o istituti universitari di studi classici (latino e greco) più che in Inghilterra. I dipartimenti di matematica sono 19. Bisogna stupirsi se talvolta i corsi tenuti in queste sedi hanno meno studenti che dita di una mano? E se le biblioteche non hanno i soldi per acquistare i libri? Non ho mai letto di un rettore che abbia deciso di chiudere un dipartimento, accorpandolo a quello di una sede vicina. </p>
<p>I dati che emergono dai concorsi universitari sono disarmanti. </p>
<p>L&#8217;89,3% dei nuovi professori ordinari assunti tra il 1999 e il 2002 sono candidati interni promossi di grado. La percentuale per i professori associati è il 76%. E il fenomeno non riguarda solo le università del Sud, che devono promuovere gli interni perché pochi sono disposti a trasferirvisi: nella mia università, la Bocconi, le percentuali non sono sostanzialmente diverse. </p>
<p>Come ha lucidamente osservato Paola Potestio (Il Sole-24 Ore, 24 novembre) questi dati «qualificano i concorsi come una grande ope legis, che si è tradotta in una massiccia e incontrollata promozione interna. In solo due anni i professori ordinari sono cresciuti del 10,4% sottraendo risorse alla possibilità di ingaggiare giovani. Su un totale di 74 sedi universitarie, il numero dei professori ordinari è cresciuto in 71 sedi (con tassi di oltre il 20% in 27 sedi e compresi tra il 10 e il 20% in 21 sedi). Il numero dei giovani ricercatori è cresciuto in sole 26 sedi, si è ridotto in ben 40 sedi. Un bel contributo all&#8217;invecchiamento dell&#8217;università». Non mi risulta che contro il meccanismo perverso dei concorsi i rettori abbiamo mai usato l&#8217;arma delle dimissioni di massa. </p>
<p>Anche gli istituti di ricerca si lamentano per i tagli che subiscono in Finanziaria. </p>
<p>Dalla lettura del bilancio 2001 del Cnr (il Consiglio nazionale per le ricerche) si apprende che l&#8217;ente ha destinato a una ricerca su «Roma Capitale» 3,6 milioni di euro. Su un bilancio di oltre 800 milioni, di cui 540 pubblici, sembrerebbe una cifra irrisoria. E tuttavia 3,6 milioni (7 miliardi di vecchie lire) sono quanto basta per istituire, a tempo indeterminato, una cattedra di chimica molecolare, o di tecnologia dei materiali. </p>
<p>Viene voglia di incoraggiare il ministro dell&#8217;Economia, il professor Giulio Tremonti, a resistere ai suoi colleghi, anzi ad accentuare i tagli. Forse i rettori inizierebbero a riflettere seriamente sulle loro responsabilità. </p>
<p>giavazzi_f@yahoo.com</p>
<hr />
<p>Note</p>
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