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	<title>Francesco Alberoni Archivi - Giustamm</title>
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	<title>Francesco Alberoni Archivi - Giustamm</title>
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		<title>Pochi ricercatori in Italia perché l&#8217;Università li mortifica</title>
		<link>https://www.giustamm.it/dottrina/pochi-ricercatori-in-italia-perche-luniversita-li-mortifica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:20:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/pochi-ricercatori-in-italia-perche-luniversita-li-mortifica/">Pochi ricercatori in Italia perché l&#8217;Università li mortifica</a></p>
<p>(Il Corriere della Sera, 20 gennaio 2003, prima pagina) Il presidente della Repubblica, il ministro, i giornalisti, i professori si lamentano che in Italia, rispetto agli altri Paesi sviluppati, ci siano pochi «ricercatori». E tutti propongono di aumentarne il numero. Ma cosa significa «ricercatore» negli Stati Uniti, in Inghilterra, in</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/pochi-ricercatori-in-italia-perche-luniversita-li-mortifica/">Pochi ricercatori in Italia perché l&#8217;Università li mortifica</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/pochi-ricercatori-in-italia-perche-luniversita-li-mortifica/">Pochi ricercatori in Italia perché l&#8217;Università li mortifica</a></p>
<p>(Il <a href="http://www.corriere.it/">Corriere della Sera</a>, 20 gennaio 2003, prima pagina)</p>
<p>Il presidente della Repubblica, il ministro, i giornalisti, i professori si lamentano che in Italia, rispetto agli altri Paesi sviluppati, ci siano pochi «ricercatori». E tutti propongono di aumentarne il numero. </p>
<p>Ma cosa significa «ricercatore» negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Francia? Uno che studia, che fa ricerca. E quindi sono «ricercatori» i giovani medici di Bethesda, ma anche i professori di Harvard, gli studiosi dell&#8217;Istituto Pasteur e i premi Nobel del Massachusetts institute of technology (Mit). </p>
<p>Chi sono invece in Italia i «ricercatori»? Sono coloro che occupano l&#8217;ultimo gradino della scala gerarchica dell&#8217;Università. Il pubblico non sa che, dal punto di vista della carriera, in Italia non ci sono tante Università, ma Una Sola Immensa Università, esattamente come c&#8217;è un&#8217;unica Arma dei carabinieri. E, nell&#8217;Arma dei carabinieri, incominci come tenente, poi diventi capitano e così via fino a generale. Lo stesso nell&#8217;Università, dove incominci come ricercatore poi, con concorsi nazionali, diventi associato, infine ordinario. </p>
<p>Il «ricercatore» occupa la posizione accademica più bassa, in cui nessuno vuol restare perché non conta nulla, lavora molto e, se non fa carriera, si sente un fallito. Il «ricercatore» ha perciò un unico sogno: smettere di esserlo e diventare professore. Ma come può diventarlo? Con l&#8217;appoggio di un «maestro». </p>
<p>Il «maestro» è il padre-padrone dell&#8217;Università italiana, l&#8217;unico arbitro del successo dell&#8217;allievo, del suo reddito, della sua dignità, del suo destino. Se il maestro non fa parte di una potente cricca politico-accademica, se muore, se lo abbandona, l&#8217;allievo è finito, non farà più un passo in avanti. Fosse anche il più grande scienziato del mondo, non troverà un altro professore che lo aiuta. Perché tutti hanno già dei figli-allievi da spingere e non possono imbarcare i bastardi di un&#8217;altra covata. Chi non è nella lista deve andarsene. Può, naturalmente, emigrare negli Stati Uniti dove guardano alle capacità. </p>
<p>Ma se l&#8217;allievo ha assoluto bisogno del maestro, il maestro ha assoluto bisogno dell&#8217;allievo. Perché nell&#8217;Università italiana tutto si fa con votazioni e, come in politica, comanda chi controlla più voti. Ciascun professore deve perciò mettere in cattedra il numero maggiore possibile di allievi che gli assicurino i voti sicuri grazie ai quali potrà avere un peso nella coalizione politico-accademica che controlla i concorsi. E se l&#8217;allievo è mediocre, addirittura incapace? Pazienza. L&#8217;importante è che ubbidisca, che voti come gli viene ordinato, che stia alle regole. </p>
<p>L&#8217;Università italiana non è più, come era nel passato, il vertice dell&#8217;alta cultura e della scienza. E&#8217; massificata, burocratizzata, livellata. </p>
<p>Salvo eccezioni, chi comanda non sono i grandi scienziati, gli studiosi di genio. Ma coloro che controllano i voti ed i concorsi, abili nel piazzare dappertutto i propri uomini. Gente con una mentalità più politica che scientifica. </p>
<p>Certo, ci sono anche dei veri maestri che si prodigano per i giovani con talento e vocazione, ma sono sempre più frustrati. </p>
<p>Di conseguenza, finché il sistema universitario italiano resterà così, tutto il denaro che il governo vi pomperà dentro, servirà solo ad aumentare il numero dei professori prodotti dall&#8217;infernale meccanismo elettorale. Non all&#8217;insegnamento di eccellenza, non al reclutamento degli studiosi di genio, che amano la scienza e sono destinati a fare grandi scoperte.</p>
<p>&#8212; *** &#8212;</p>
<p>Documenti correlati:</p>
<p>GIOVANNI VIRGA, <a href="/ga/id/2003/1/1139/d">Una università senza futuro</a> (www.giust.it, n. 12-2002).</p>
<p>FRANCESCO GIAVAZZI, <a href="/ga/id/2002/12/1140/d">L&#8217;occasione perduta</a> (Il Corriere della Sera, 11 dicembre 2002).</p>
<p><a href="/ga/id/2002/12/1142/d">Bocciato al concorso mai sostenuto &#8211; All’ateneo di Siena una commissione mette a verbale la non idoneità di un candidato “fantasma”</a> (Il Giornale, 9 dicembre 2002).</p>
<p><a href="/ga/id/2002/12/1141/d">Il prof. va al concorso</a> &#8211; Dalla chiamata all’esame dei candidati: tempi, costi, &#8220;trucchi&#8221; (Il Sole 24 Ore, agosto 2002).</p>
<p>FRANCESCO RUBBIA, <a href="/ga/id/2002/4/740/d">Discrezionalità delle commissioni di concorso ed osservanza dei parametri di valutazione previsti dalla normativa di settore</a> &#8211; commento a TAR Puglia-Bari, Sez. I, sentenza 19 febbraio 2002, che ha annullato giudizi di idoneità a professore, censurando la pratica delle edizioni provvisorie (www.giust.it, n. 3-2002).</p>
<p>FRANCESCO ALBERONI, <a href="/ga/id/2001/10/584/d">Ecco cosa ti aspetta se vuoi insegnare all&#8217;Università</a> (Il Corriere della Sera, 15 ottobre 2001)</p>
<p>GIOVANNI VIRGA, <a href="/ga/id/2001/9/570/d">Le regole dei concorsi universitari</a> (www.giust.it, n. 9-2001).</p>
<p>MARIA CARLA DE CESARI, <a href="/ga/id/2001/0/741/d">Concorsi, l’interno vince facile &#8211; Università &#8211; Il primo bilancio della legge di riforma (210/98) dimostra che i posti sono prenotati (Il Sole 24 Ore, 20 agosto 2001).</p>
<p>PAOLA POTESTIO, <a href="/ga/id/2000/0/341/d">Rischio di &#8220;accordi&#8221; per i nuovi concorsi</a> (Il Sole 24 Ore, 13 novembre 1999).</p>
<p>V. anche G. A. STELLA, <a href="/ga/id/2003/2/1180/d">Ritornano gli arbitrati d’oro per i giudici «double face»</a>.</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/pochi-ricercatori-in-italia-perche-luniversita-li-mortifica/">Pochi ricercatori in Italia perché l&#8217;Università li mortifica</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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		<item>
		<title>Ecco cosa ti aspetta se vuoi insegnare all&#8217;Università</title>
		<link>https://www.giustamm.it/dottrina/ecco-cosa-ti-aspetta-se-vuoi-insegnare-alluniversita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:19:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/ecco-cosa-ti-aspetta-se-vuoi-insegnare-alluniversita/">Ecco cosa ti aspetta se vuoi insegnare all&#8217;Università</a></p>
<p>La carriera universitaria, che dovrebbe allevare individui liberi e creativi, in Italia produce dipendenza, incertezza e servilismo. Nel sistema economico chi non si trova bene in una impresa se ne cerca un’altra, ed ogni impresa sceglie la persona più adatta ai suoi scopi. Nell’università no. Perché anche se, formalmente, ci</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/ecco-cosa-ti-aspetta-se-vuoi-insegnare-alluniversita/">Ecco cosa ti aspetta se vuoi insegnare all&#8217;Università</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/ecco-cosa-ti-aspetta-se-vuoi-insegnare-alluniversita/">Ecco cosa ti aspetta se vuoi insegnare all&#8217;Università</a></p>
<p>La carriera universitaria, che dovrebbe allevare individui liberi e creativi, in Italia produce dipendenza, incertezza e servilismo. Nel sistema economico chi non si trova bene in una impresa se ne cerca un’altra, ed ogni impresa sceglie la persona più adatta ai suoi scopi. Nell’università no. Perché anche se, formalmente, ci sono moltissimi atenei, è come se ce ne fosse uno solo. Tutti i programmi sono centralizzati e, per ogni materia, tutti i professori vengono scelti da un unico gruppo di potere nazionale. </p>
<p>Il laureato, di solito, incomincia la carriera universitaria con un Assegno di Ricerca. Decide una Commissione Giudicatrice. In realtà è il professore che presenta il suo candidato, e i suoi colleghi lo promuovono in quanto lui promette di promuovere uno dei loro. Così il giovane incomincia a lavorare con quel «maestro» da cui dipenderà, d’ora in avanti, tutto il suo futuro. Dopo un tirocinio di alcuni anni, gli dicono di prepararsi al Concorso Statale per diventare Ricercatore. Qui la commissione è eletta da tutti i professori italiani della materia con un meccanismo elettorale complicatissimo. Che, però, è governato da un ristretto gruppo di potere politicamente orientato, e decide in anticipo chi dovrà essere promosso e chi no. Perciò al nostro giovane andrà bene solo se il suo maestro è inserito nella cordata giusta. Mettiamo che riesca. </p>
<p>Ora è diventato Ricercatore. Ha circa 35 anni, uno stipendio da fame e deve aspettare tre anni per la conferma. Tre anni sulle spine. Ma è la regola: deve sempre sentirsi sotto giudizio, chinare la testa, fare il bravo. </p>
<p>Dopo qualche anno, se ha fatto le ricerche gradite ai superiori, lo autorizzeranno a partecipare al Concorso di Professore Associato. Anche questa Commissione Giudicatrice Nazionale viene eletta dallo stesso Gruppo di Potere che ha scelto quella del concorso precedente. Ed ha già stabilito, in anticipo, chi vincerà e chi no. Supponiamo che lo facciano vincere. E’ sui 45 anni e deve fare altri tre anni per avere la conferma. Quindi pazienza e prudenza. </p>
<p>Passa altro tempo e, al nostro amico, resta solo l’ultima tappa, quella di Professore Ordinario, la più difficile. Ora deve assolutamente essere nella cordata giusta, aver dato le giuste garanzie politiche, non avere nemici ed essere stato inserito con molto anticipo nell’elenco di coloro che saranno promossi. Se si è comportato proprio per bene può farcela, entro i 55 anni. Più i soliti tre anni per la conferma. Così, verso i sessant’anni, sarà finalmente libero di creare e di scrivere quello che pensa, prima di andare in pensione a 65. </p>
<p>Signor ministro, mi creda, oggi chi fa carriera universitaria in Italia è come un cane tenuto al guinzaglio per tutta la vita. Una condizione umiliante. Ma non sono gli uomini ad essere malvagi, sono sbagliate le regole, le istituzioni. L’autonomia non esiste, la concorrenza non esiste, le elezioni del Cun e delle commissioni dei concorsi nazionali sono manovrate. </p>
<p>Negli Stati Uniti i professori li scelgono le Università in base alle loro esigenze. Perciò un bravo ricercatore può fare una carriera folgorante. Quando Watson e Crick hanno scoperto l’elica del Dna e hanno preso il premio Nobel, Crick era giovanissimo e nemmeno dottore. Da noi no. Per questo c’è la fuga dei cervelli, le personalità più creative lasciano l’università, e i professori di valore sono amareggiati e senza fiducia. </p>
<p>&#8212; *** &#8212;</p>
<p>Il Corriere della Sera, 15 ottobre 2001, prima pagina)<br />
www.corriere.it/alberoni </p>
<p>&#8212; *** &#8212;</p>
<p>V. in questa rivista in argomento:<br />
<br />G. Virga, <a href="/ga/id/2001/9/570/d">Le regole dei concorsi universitari</a><br />
<br />M.C. De Cesari, <a href="/ga/id/2001/0/741/d">Concorsi, L&#8217;interno vince facile</a> (Il Sole 24 Ore, 20 agosto 2001).<br />
<br />P. Potestio, <a href="/ga/id/2000/0/341/d">Rischio di &#8220;accordi&#8221; per i nuovi concorsi</a> (Il Sole 24 Ore del 13 novembre 1999).<br />
<br />V. anche il  forum on line.</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/ecco-cosa-ti-aspetta-se-vuoi-insegnare-alluniversita/">Ecco cosa ti aspetta se vuoi insegnare all&#8217;Università</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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		<title>Ecco cosa ti aspetta se vuoi insegnare all&#8217;Università</title>
		<link>https://www.giustamm.it/dottrina/ecco-cosa-ti-aspetta-se-vuoi-insegnare-alluniversita-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Oct 2001 18:20:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/ecco-cosa-ti-aspetta-se-vuoi-insegnare-alluniversita-2/">Ecco cosa ti aspetta se vuoi insegnare all&#8217;Università</a></p>
<p>(Il Corriere della Sera, 15 ottobre 2001, prima pagina) La carriera universitaria, che dovrebbe allevare individui liberi e creativi, in Italia produce dipendenza, incertezza e servilismo. Nel sistema economico chi non si trova bene in una impresa se ne cerca un’altra, ed ogni impresa sceglie la persona più adatta ai</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/ecco-cosa-ti-aspetta-se-vuoi-insegnare-alluniversita-2/">Ecco cosa ti aspetta se vuoi insegnare all&#8217;Università</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/ecco-cosa-ti-aspetta-se-vuoi-insegnare-alluniversita-2/">Ecco cosa ti aspetta se vuoi insegnare all&#8217;Università</a></p>
<p>(<a href="http://www.corriere.it/">Il Corriere della Sera</a>, 15 ottobre 2001, prima pagina)</p>
<p>La carriera universitaria, che dovrebbe allevare individui liberi e creativi, in Italia produce dipendenza, incertezza e servilismo. Nel sistema economico chi non si trova bene in una impresa se ne cerca un’altra, ed ogni impresa sceglie la persona più adatta ai suoi scopi. Nell’università no. Perché anche se, formalmente, ci sono moltissimi atenei, è come se ce ne fosse uno solo. Tutti i programmi sono centralizzati e, per ogni materia, tutti i professori vengono scelti da un unico gruppo di potere nazionale.</p>
<p>Il laureato, di solito, incomincia la carriera universitaria con un Assegno di Ricerca. Decide una Commissione Giudicatrice. In realtà è il professore che presenta il suo candidato, e i suoi colleghi lo promuovono in quanto lui promette di promuovere uno dei loro. Così il giovane incomincia a lavorare con quel «maestro» da cui dipenderà, d’ora in avanti, tutto il suo futuro. Dopo un tirocinio di alcuni anni, gli dicono di prepararsi al Concorso Statale per diventare Ricercatore. Qui la commissione è eletta da tutti i professori italiani della materia con un meccanismo elettorale complicatissimo. Che, però, è governato da un ristretto gruppo di potere politicamente orientato, e decide in anticipo chi dovrà essere promosso e chi no. Perciò al nostro giovane andrà bene solo se il suo maestro è inserito nella cordata giusta. Mettiamo che riesca.</p>
<p>Ora è diventato Ricercatore. Ha circa 35 anni, uno stipendio da fame e deve aspettare tre anni per la conferma. Tre anni sulle spine. Ma è la regola: deve sempre sentirsi sotto giudizio, chinare la testa, fare il bravo.</p>
<p>Dopo qualche anno, se ha fatto le ricerche gradite ai superiori, lo autorizzeranno a partecipare al Concorso di Professore Associato. Anche questa Commissione Giudicatrice Nazionale viene eletta dallo stesso Gruppo di Potere che ha scelto quella del concorso precedente. Ed ha già stabilito, in anticipo, chi vincerà e chi no. Supponiamo che lo facciano vincere. E’ sui 45 anni e deve fare altri tre anni per avere la conferma. Quindi pazienza e prudenza.</p>
<p>Passa altro tempo e, al nostro amico, resta solo l’ultima tappa, quella di Professore Ordinario, la più difficile. Ora deve assolutamente essere nella cordata giusta, aver dato le giuste garanzie politiche, non avere nemici ed essere stato inserito con molto anticipo nell’elenco di coloro che saranno promossi. Se si è comportato proprio per bene può farcela, entro i 55 anni. Più i soliti tre anni per la conferma. Così, verso i sessant’anni, sarà finalmente libero di creare e di scrivere quello che pensa, prima di andare in pensione a 65.</p>
<p>Signor ministro, mi creda, oggi chi fa carriera universitaria in Italia è come un cane tenuto al guinzaglio per tutta la vita. Una condizione umiliante. Ma non sono gli uomini ad essere malvagi, sono sbagliate le regole, le istituzioni. L’autonomia non esiste, la concorrenza non esiste, le elezioni del Cun e delle commissioni dei concorsi nazionali sono manovrate.</p>
<p>Negli Stati Uniti i professori li scelgono le Università in base alle loro esigenze. Perciò un bravo ricercatore può fare una carriera folgorante. Quando Watson e Crick hanno scoperto l’elica del Dna e hanno preso il premio Nobel, Crick era giovanissimo e nemmeno dottore. Da noi no. Per questo c’è la fuga dei cervelli, le personalità più creative lasciano l’università, e i professori di valore sono amareggiati e senza fiducia.</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/alberoni">www.corriere.it/alberoni</a></p>
<p>&#8212; *** &#8212;</p>
<p>V. in questa rivista in argomento:</p>
<p>G. Virga, <a href="http://dbase2.ipzs.it/fcgi-free/db2www/giust/giust_it.mac/dispositivo?codarti=633&amp;flagdispositivo=1&amp;visualizza=1">Le regole dei concorsi universitari</a> (<a href="http://www.giust.it/">www.giust.it</a>, n. 9-2001).</p>
<p>M.C. De Cesari, <a href="http://dbase2.ipzs.it/cgi-bin/db2www/giust/giust_it.mac/dispositivo?codarti=834&amp;flagdispositivo=1&amp;visualizza=1">Concorsi, L&#8217;interno vince facile</a> (Il Sole 24 Ore, 20 agosto 2001).</p>
<p>P. Potestio, <a href="http://dbase2.ipzs.it/cgi-bin/db2www/giust/giust_it.mac/dispositivo?codarti=370&amp;flagdispositivo=1&amp;visualizza=1">Rischio di &#8220;accordi&#8221; per i nuovi concorsi</a> (Il Sole 24 Ore del 13 novembre 1999).</p>
<p>V. anche il <a href="http://www.lexitalia.it/ubb/Forum1/HTML/000276.html">forum on line</a>.</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/ecco-cosa-ti-aspetta-se-vuoi-insegnare-alluniversita-2/">Ecco cosa ti aspetta se vuoi insegnare all&#8217;Università</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nota a TAR VENETO, SEZ. II – Sentenza 18 giugno 2001 n. 1587 e 1588</title>
		<link>https://www.giustamm.it/dottrina/nota-a-tar-veneto-sez-ii-sentenza-18-giugno-2001-n-1587-e-1588/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Jun 2001 17:22:32 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/dottrina/nota-a-tar-veneto-sez-ii-sentenza-18-giugno-2001-n-1587-e-1588/</guid>

					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/nota-a-tar-veneto-sez-ii-sentenza-18-giugno-2001-n-1587-e-1588/">Nota a TAR VENETO, SEZ. II – Sentenza 18 giugno 2001 n. 1587 e 1588</a></p>
<p>Le due sentenze sottoriportate del TAR Veneto nn. 1587 e 1588 (di contenuto analogo), si occupano della questione delle cosiddette concessioni edilizie temporanee o in precario, unitamente alla questione delle antenne radio base per telefonia cellulare. La vicenda è abbastanza semplice. Il Comune di Rovigo aveva rilasciato due concessioni edilizie</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/nota-a-tar-veneto-sez-ii-sentenza-18-giugno-2001-n-1587-e-1588/">Nota a TAR VENETO, SEZ. II – Sentenza 18 giugno 2001 n. 1587 e 1588</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/nota-a-tar-veneto-sez-ii-sentenza-18-giugno-2001-n-1587-e-1588/">Nota a TAR VENETO, SEZ. II – Sentenza 18 giugno 2001 n. 1587 e 1588</a></p>
<p>Le due sentenze sottoriportate del TAR Veneto nn. <a href="dispositivo?codgiur=1476&amp;visualizza=1">1587</a> e <a href="dispositivo?codgiur=1477&amp;visualizza=1">1588</a> (di contenuto analogo), si occupano della questione delle cosiddette concessioni edilizie temporanee o in precario, unitamente alla questione delle antenne radio base per telefonia cellulare.</p>
<p>La vicenda è abbastanza semplice.</p>
<p>Il Comune di Rovigo aveva rilasciato due concessioni edilizie dichiarando espressamente che venivano rilasciate &#8220;in precario&#8221;. Dopo una segnalazione di Legambiente Veneto, la Provincia di Rovigo (titolare del potere di annullamento ex art. 80 L.r. Veneto 61/85, che trae origine dal potere di annullamento regionale di cui all’art. 27, l. 17 agosto 1942 n. 1150), annullava la concessione edilizia, evidenziando numerosi vizi, tra cui quello in esame.</p>
<p>Le società ricorrenti avevano impugnato l’atto affermando che la clausola in precario doveva ritenersi una clausola accessoria e accidentale alla concessione da valutarsi tamquam non esset.</p>
<p>Il TAR ha deciso confermando il provvedimento di annullamento e qualificando la clausola in precario come elemento essenziale ed illegittimo viziante l’intero atto.</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/nota-a-tar-veneto-sez-ii-sentenza-18-giugno-2001-n-1587-e-1588/">Nota a TAR VENETO, SEZ. II – Sentenza 18 giugno 2001 n. 1587 e 1588</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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