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	<title>Donatella Stasio Archivi - Giustamm</title>
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	<title>Donatella Stasio Archivi - Giustamm</title>
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		<title>Giusto processo &#8211; La prima eccezione sollevata a Milano &#8211;  La fase transitoria è già a rischio di costituzionalità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:24:23 +0000</pubDate>
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<p>ROMA &#8211; Cominciano a piovere le prime eccezioni di incostituzionalità con riferimento al decreto legge con le norme transitorie sul &#8220;giusto processo&#8221;, da oggi all’esame della commissione Giustizia della Camera che se ne occuperà parallelamente al disegno di legge con le norme di attuazione del &#8220;giusto processo&#8221;. Norme, queste ultime,</p>
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<p>ROMA &#8211; Cominciano a piovere le prime eccezioni di incostituzionalità con riferimento al decreto legge con le norme transitorie sul &#8220;giusto processo&#8221;, da oggi all’esame della commissione Giustizia della Camera che se ne occuperà parallelamente al disegno di legge con le norme di attuazione del &#8220;giusto processo&#8221;. Norme, queste ultime, di cui tutti continuano a chiedere la rapida approvazione: gli avvocati, che ieri si sono nuovamente appellati al presidente della Repubblica affinché il Parlamento applichi «presto e bene» la riforma del &#8220;giusto processo&#8221;, di cui considerano elemento «essenziale» la separazione delle carriere tra giudici e Pm, oggetto di uno dei referendum sulla Giustizia, sostenuto dai penalisti; i magistrati, che ieri hanno fatto appello al ministro della Giustizia Diliberto affinché le norme transitorie del &#8220;giusto processo&#8221; siano coerenti con una disciplina a regime, da approvare al più presto, per limitare l’area del diritto al silenzio in modo che il contraddittorio «sia effettivo in tutti i processi, vecchi e nuovi». Posizioni diverse, e non da oggi, quelle di magistrati e avvocati, che da oggi e fino a mercoledì prossimo sfileranno davanti alla commissione Giustizia della Camera (oggi i penalisti, martedì l’Associazione nazionale magistrati, mercoledì il Consiglio nazionale forense).</p>
<p>Dunque, parte da Milano l’offensiva degli avvocati contro il decreto con cui il Governo ha escluso l’applicazione dei principi del &#8220;giusto processo&#8221; ai dibattimenti già aperti. A sollevare la prima eccezione di incostituzionalità è stato l’avvocato Raffaele Della Valle nell’ambito del processo su Militaropoli (una settantina di giovani e alcuni loro genitori sono accusati di aver pagato somme di danaro per evitare la naja). Secondo Della Valle, il decreto contrasterebbe con l’articolo 2 della legge costituzionale, che rinvia a una legge (e non a un decreto) per «l’applicazione dei princìpi» del giusto processo ai procedimenti penali in corso. Inoltre, creerebbe una disparità di trattamento tra gli imputati di processi non ancora cominciati e processi già in corso. Il Tribunale si è riservato di decidere.</p>
<p>Ma l’eccezione di Milano è soltanto la prima di una lunga serie alle quali stanno lavorando gli avvocati. La conferma è venuta durante il convegno dei penalisti a sostegno dei referendum sulla &#8220;giusta giusta&#8221;, a cominciare da quello sulla separazione delle carriere, «essenziale» per realizzare in pieno il &#8220;giusto processo&#8221; con riferimento alla terzietà e all’imparzialità del giudice. Il presidente Giuseppe Frigo non nasconde le distanze che su questi temi dividono i penalisti dal ministro Diliberto. «Ma ora il nostro interlocutore è il Parlamento», osserva Frigo, che oggi sarà ascoltato dalla commissione Giustizia della Camera sull’attuazione del &#8220;giusto processo&#8221; e sul decreto con le norme transitorie.</p>
<p>Comincia infatti soltanto oggi l’iter della conversione in legge del decreto davanti alla commissione Giustizia di Montecitorio (relatrice la presidente Finocchiaro, che ieri è stata ricevuta da Ciampi). Un giorno è infatti andato perduto perché il Ddl di conversione, per errore, era stato mandato al Senato invece che alla Camera, dov’era destinato secondo gli accordi tra Governo e maggioranza. Martedì prossimo, la commissione ascolterà anche l’Anm, che ieri ha avuto un incontro a tutto campo col ministro Diliberto, definito «cordiale e costruttivo» dall’ufficio stampa di via Arenula. Si è parlato di giudice unico e di reclutamento dei magistrati ma anche di &#8220;giusto processo&#8221; e della necessità di avere subito norme di attuazione del nuovo 111 della Costituzione.</p>
<p>«Noi vogliamo una disciplina a regime che limiti il diritto al silenzio — spiega il vicepresidente Giovanni Salvi — perché abbiamo interesse che il contraddittorio sia effettivo per tutti i processi, vecchi e nuovi. E vorremmo norme transitorie che si confrontino con questa previsione a regime». Di qui l’auspicio che, durante i 60 giorni per la conversione in legge del decreto, almeno la Camera riesca a licenziare la legge di attuazione del 111. Infine, l’Anm ha ribadito al ministro anche la preoccupazione per le ripetute minacce di sciopero degli avvocati e la necessità di una regolamentazione delle astensioni dalle udienze. Diliberto ha ascoltato, per lo più in silenzio. Non senza ricordare ai suoi interlocutori, di tanto in tanto, che sulla giustizia il Governo è, di fatto, in minoranza. Non a caso ieri i socialisti hanno dato il loro pieno appoggio a tutti i referendum sulla materia.</p>
<hr />
<p>Note</p>
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		<title>Monito dei giudici sull’uso apertamente dilatorio e strumentale delle impugnazioni Corte di cassazione all’attacco sui ricorsi per evitare il carcere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:20:26 +0000</pubDate>
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<p>Da &#8220;Il Sole-24 ORE&#8221; (Norme e Tributi) di Martedì 13 Aprile 1999 ROMA — Tre milioni: è il prezzo della libertà conquistata da uno spacciatore di droga grazie a un ricorso in Cassazione che per legge non avrebbe mai dovuto essere presentato ma che gli ha consentito di raggiungere l’obiettivo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/monito-dei-giudici-sulluso-apertamente-dilatorio-e-strumentale-delle-impugnazioni-corte-di-cassazione-allattacco-sui-ricorsi-per-evitare-il-carcere/">Monito dei giudici sull’uso apertamente dilatorio e strumentale delle impugnazioni Corte di cassazione all’attacco sui ricorsi per evitare il carcere</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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<p>Da &#8220;Il Sole-24 ORE&#8221; (Norme e Tributi) di Martedì 13 Aprile 1999 </p>
<p>ROMA — Tre milioni: è il prezzo della libertà conquistata da uno spacciatore di droga grazie a un ricorso in Cassazione che per legge non avrebbe mai dovuto essere presentato ma che gli ha consentito di raggiungere l’obiettivo dichiarato di allontanare nel tempo l’arresto. Un ricorso &#8220;inammissibile&#8221;, ha sentenziato la Cassazione, stigmatizzando l’uso &#8220;strumentale e dilatorio&#8221; che viene fatto dei mezzi di impugnazione e condannando il ricorrente a pagare non solo le spese processuali ma anche un’ulteriore somma di tre milioni (il massimo previsto) in favore della Cassa delle ammende. Ma che cosa sono tre milioni di fronte alla prospettiva di evitare il carcere? Nulla, ovviamente. Tant’è che di ricorsi presentati a fini puramente strumentali o dilatori è piena zeppa la giustizia italiana, che sempre più spesso arriva al traguardo di una condanna definitiva quando è ormai troppo tardi. Con buona pace dell’effettività della pena.</p>
<p>Il caso su cui si è pronunciata la Cassazione (si veda &#8220;Il Sole-24 Ore&#8221; del 28 febbraio 1999) è emblematico di come l’uso strumentale e dilatorio dei mezzi di impugnazione sia diventato un mezzo ordinario di difesa, e ripropone perciò il problema dell’abuso delle garanzie. </p>
<p>Ma la singolarità di questo caso sta nel fatto che, a differenza di molti altri ad esso analoghi, qui il fine dilatorio era espressamente dichiarato. </p>
<p>I fatti risalgono al 1994: un uomo accusato di detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio viene condannato a 4 anni di reclusione a seguito di giudizio abbreviato. In appello decide di patteggiare per ridurre la pena, che infatti scende a 3 anni e 10 mesi, più 34 milioni di multa. Avendo già scontato un anno agli arresti domiciliari, gli rimangono 2 anni e 10 mesi. È il 13 marzo del ’98 e continuano a rincorrersi le voci di amnistie e di condoni. Ma, soprattutto, il Parlamento sta per approvare la legge Simeone-Saraceni (entrata in vigore l’estate successiva) che consente di evitare il carcere (usufruendo di misure alternative) a chi sia stato condannato, in via definitiva, a una pena inferiore a tre anni di reclusione (anche se residuo di una pena maggiore). L’uomo va dal suo avvocato e lo supplica di fare qualsiasi cosa pur di non farlo andare in prigione. Sostiene di essere cambiato, di aver trovato un lavoro stabile e di rigare dritto ormai da tempo. L’unico modo per impedire che scattino le manette sarebbe il ricorso in Cassazione, ma non ci sono le condizioni previste dalla legge per presentarlo poiché in appello si è patteggiato sulla pena. L’avvocato, però, decide lo stesso di ricorrere. Sa bene che si tratta di una forzatura e che l’esito sarà negativo, ma è l’unico modo per guadagnare tempo. E lo scrive anche nel ricorso in Cassazione che ha &#8220;il solo fine — precisa — di procrastinare l’immediato passaggio in giudicato della sentenza e di evitare l’esecuzione dell’arresto che vanificherebbe gli sforzi di risocializzazione del ricorrente&#8221;.</p>
<p>Scontata la sentenza di &#8220;inammissibilità&#8221; (in corso di pubblicazione in questi giorni). Ma nella motivazione la Corte, visto il gran numero di ricorsi a fini dilatori (anche se non dichiarati), ne ha approfittato per ricordare che l’impugnazione è l’atto con cui l’interessato si rivolge al giudice di grado superiore per criticare la decisione adottata e ottenerne la modifica nel senso e per le ragioni specificamente indicate e che il suo contenuto è &#8220;rigorosamente&#8221; definito dal Codice di procedura penale, che nel riconoscere alla parte &#8220;le più ampie possibilità di iniziativa contro le decisioni ritenute erronee, ha inteso al tempo stesso evitare ogni uso strumentale e meramente dilatorio dei rimedi previsti&#8221;. </p>
<p>Di qui la condanna al pagamento non solo delle spese processuali ma anche di 3 milioni in favore della Cassa delle ammende. Intanto, però, il ricorrente ha raggiunto il suo scopo: nelle more del ricorso in Cassazione il Parlamento ha approvato la legge Simeone che gli consentirà di non scontare nemmeno un giorno di prigione.</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>Da &#8220;Il Sole-24 ORE&#8221; (Norme e Tributi) di Martedì 13 Aprile 1999</p>
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		<title>Il Governo resuscita il «galleggiamento» dei Consiglieri di Stato.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:20:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/il-governo-resuscita-il-galleggiamento-dei-consiglieri-di-stato/">Il Governo resuscita il «galleggiamento» dei Consiglieri di Stato.</a></p>
<p>(Il Sole 24Ore &#8211; venerdì 9 Aprile 1999 &#8211; Norme e tributi) ROMA — Bloccata per sei mesi dopo l’approvazione in commissione Affari costituzionali del Senato, la miniriforma della giustizia amministrativa riemerge; anzi, &#8220;galleggia&#8221;. Un emendamento a firma del Governo, infatti, fa risorgere dopo sette anni quel che Amato aveva</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/il-governo-resuscita-il-galleggiamento-dei-consiglieri-di-stato/">Il Governo resuscita il «galleggiamento» dei Consiglieri di Stato.</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/il-governo-resuscita-il-galleggiamento-dei-consiglieri-di-stato/">Il Governo resuscita il «galleggiamento» dei Consiglieri di Stato.</a></p>
<p>(Il Sole 24Ore &#8211; venerdì 9 Aprile 1999 &#8211; Norme e tributi)</p>
<p>ROMA — Bloccata per sei mesi dopo l’approvazione in commissione Affari costituzionali del Senato, la miniriforma della giustizia amministrativa riemerge; anzi, &#8220;galleggia&#8221;. Un emendamento a firma del Governo, infatti, fa risorgere dopo sette anni quel che Amato aveva soppresso per sempre: l’allineamento stipendiale, detto &#8220;galleggiamento&#8221;, grazie al quale magistrati e alti funzionari di Stato adeguavano la propria retribuzione a quella del collega con lo stipendio maggiore, che a sua volta lo conservava dalla diversa amministrazione di provenienza (per esempio, organi costituzionali autonomi, come la Corte costituzionale o le Camere; talvolta l’avvocatura dello Stato).</p>
<p>Prima di arrivare all’oscuro emendamento, occorre fare un po’ di chiarezza. Dopo una lunga (per non dire sospetta) serie di rinvii, la famosa riforma proposta dal Governo a fine ’97, e poi innovata durante la lunga discussione in commissione (si veda «Il Sole-24 Ore» del 16 febbraio scorso), è giunta ieri all’esame dell’Aula di Palazzo Madama. Il relatore Giovanni Pellegrino (Ds) non ha nascosto la soddisfazione e ha ringraziato il Governo per l’ulteriore contributo ai &#8220;tempi supplementari&#8221;, quando è stata trovata la copertura per un pur modesto aumento di organico sia dei giudici amministrativi (Tar) sia dei consiglieri di Stato.</p>
<p>Questo avverrà con alcuni emendamenti sui quali — in linea generale — il relatore ha preannunciato parere favorevole.<br />
In effetti gli emendamenti del Governo si occupano anche di questioni processuali in senso stretto, con significative innovazioni al decreto legislativo 80 dello scorso anno, che aveva introdotto una prima importante riforma, attraverso la devoluzione delle controversie di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni al giudice ordinario, e al contemporaneo ampliamento della competenza in materia di sanità, servizi pubblici e previdenza, in forma di &#8220;giurisdizione esclusiva&#8221;, comprensiva dell’eventuale risarcimento del danno.</p>
<p>Il disegno di legge già prevede una serie di snellimenti procedurali, soprattutto in materie sensibili come gli appalti pubblici; gli emendamenti del Governo intervengono per precisare o per estendere (per esempio, le decisioni saranno adottate in forma semplificata anche per i ricorsi pensionistici davanti alla Corte dei conti), nonché per ampliare gli organici del Consiglio di stato di tre presidenti di sezione e 10 consiglieri; e quelli dei giudici dei Tar di 60 referendari: 16 miliardi di lire l’anno, all’incirca, per i quali finalmente s’è trovata copertura.</p>
<p>Fin qui tutto bene. Se non fosse per l’articolo 9ter, uno di quelli scritti apposta per apparire innocui e incomprensibili: prima si concede ai giudici amministrativi l’applicazione, «ai soli effetti giuridici», di tre vecchie leggi affinché «la (loro) nomina sia anticipata nella misura necessaria e sufficiente ad evitare una maggiore anzianità dei consiglieri di Tar&#8230;». Il salto nel buio avviene quando si passa dagli effetti giuridici a quelli (non dichiarati) economici: «Continua altresì ad applicarsi l’articolo 4, nono comma, della legge 6 agosto 1984, n. 425, nei confronti dei vincitori dei concorsi previsti dall’articolo 19, primo comma, n. 3, della legge 27 aprile 1982, n. 186».</p>
<p>Qui &#8220;galleggiamento ci cova&#8221;, deve essersi detta l’Anma, l’associazione dei magistrati amministrativi (Tar), che a tarda sera accusa il Governo «di aver attribuito a pochi grand commis di Stato un sistema di benefici economici che solo pochi anni fa era stato eliminato per tutto il pubblico impiego». Perentorio l’invito conclusivo «al ritiro dell’emendamento». Si tratta di poche decine di persone, meno di trenta, perché solo un quarto di consiglieri di Stato viene nominato per concorso (la metà proviene, per anzianità, dai Tar; un quarto è di nomina politica); e in effetti il presidente Laschena più volte ha lamentato la (presunta) sperequazione economica ai danni dei consiglieri più giovani e tra i più bravi (visto che provengono dal concorso).</p>
<p>Da qui a far risorgere il galleggiamento, il passo non è comunque breve. A proposito: il nono comma che continuerebbe «ad applicarsi», riguarda(va) i magistrati ordinari di Corte d’appello e Cassazione, ai quali veniva riconosciuta un’anzianità «pari a quella del magistrato di pari qualifica con maggiore anzianità effettiva che lo segue nel ruolo».</p>
<p>Angelo Ciancarella</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>(Il Sole 24Ore &#8211; venerdì 9 Aprile 1999 &#8211; Norme e tributi)</p>
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