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	<title>Davide Occhetti Archivi - Giustamm</title>
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	<title>Davide Occhetti Archivi - Giustamm</title>
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		<title>Le politiche di semplificazione amministrativa in Francia, con particolare riferimento al silenzio-assenso e al regime della déclaration préalable</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:34:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/le-politiche-di-semplificazione-amministrativa-in-francia-con-particolare-riferimento-al-silenzio-assenso-e-al-regime-della-declaration-prealable/">Le politiche di semplificazione amministrativa in Francia, con particolare riferimento al silenzio-assenso e al regime della déclaration préalable</a></p>
<p>SOMMARIO: 1. Le politiche di semplificazione amministrativa in Francia; 2. La semplificazione amministrativa come semplificazione normativa; 3. La semplificazione amministrativa come semplificazione procedimentale: l&#8217;introduzione del principio «silence vaut accord»; 4. La déclaration administrative préalable. &#160; 1. LE POLITICHE DI SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA IN FRANCIA &#160; a) L&#8217;evoluzione delle politiche di semplificazione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/le-politiche-di-semplificazione-amministrativa-in-francia-con-particolare-riferimento-al-silenzio-assenso-e-al-regime-della-declaration-prealable/">Le politiche di semplificazione amministrativa in Francia, con particolare riferimento al silenzio-assenso e al regime della déclaration préalable</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/le-politiche-di-semplificazione-amministrativa-in-francia-con-particolare-riferimento-al-silenzio-assenso-e-al-regime-della-declaration-prealable/">Le politiche di semplificazione amministrativa in Francia, con particolare riferimento al silenzio-assenso e al regime della déclaration préalable</a></p>
<p><strong>SOMMARIO</strong>: 1. <em>Le politiche di semplificazione amministrativa in Francia</em>; 2. <em>La semplificazione amministrativa come semplificazione normativa; </em>3. <em>La semplificazione amministrativa come semplificazione procedimentale: l&#8217;introduzione del principio «silence vaut accord»</em>; 4. <em>La</em> déclaration administrative préalable.<br />
&nbsp;<br />
<strong>1. LE POLITICHE DI SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA IN FRANCIA</strong><br />
&nbsp;<br />
<em>a) L&#8217;evoluzione delle politiche di semplificazione amministrativa in Francia</em><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La questione della semplificazione delle norme e dei procedimenti amministrativi è all&#8217;ordine del giorno in Francia, soprattutto a causa della crisi economica mondiale degli ultimi anni.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il tema, già presente nel dibattito politico-istituzionale, divenne di pressante attualità solo alla fine degli anni Ottanta (<a href="#_ftn1" name="_ftnref1" title="">[1]</a>), con la circolare <em>Rocard</em> del 23 febbraio 1989, “<em>relative au renouveau du service public</em>”.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Essa fissava, in un&#8217;ottica programmatica, quattro grandi orientamenti: 1) una nuova politica di gestione dei rapporti di lavoro (gestione più dinamica del personale e sviluppo del dialogo sociale), 2) una politica di sviluppo delle responsabilità (con i <em>projets de service, </em>che esponessero i valori ispiratori e gli obiettivi dei servizi), 3) un compito di valutazione delle politiche pubbliche e, da ultimo, 4) il miglioramento dell&#8217;informazione al pubblico, la personalizzazione delle relazioni tra amministratori e amministrati, la partecipazione dei cittadini al miglioramento dei servizi pubblici e la semplificazione delle procedure, generalizzando lo scambio elettronico dei dati tra le imprese e le amministrazioni.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La successiva circolare <em>Juppé</em> del 26 luglio 1995, “<em>relative à la préparation et à la mise en oeuvre de la réforme de l&#8217;État et des services publics</em>” si collocava in quest&#8217;ultima prospettiva, imponendo ad ogni amministrazione di adottare un programma di miglioramento e di semplificazione delle sue relazioni con il pubblico, anche attraverso la lotta contro la cattiva qualità redazionale delle norme. In quest&#8217;ottica, essa imponeva che ogni nuovo progetto di testo fosse accompagnato da una proposta di abrogazione di disposizioni almeno equivalenti (<a href="#_ftn2" name="_ftnref2" title="">[2]</a>), così come da un <em>étude d&#8217;impact</em>.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La circolare <em>Juppé</em> è stata seguita da numerosi altri documenti di orientamento, tra cui si segnala l&#8217;importante circolare del 15 maggio 1996 “<em>relative à la mise en oeuvre du plan de réforme de l&#8217;État”</em>(<a href="#_ftn3" name="_ftnref3" title="">[3]</a>)<em>. </em>Essa poneva l&#8217;obiettivo della riduzione del numero delle autorizzazioni e delle <em>déclarations administratives préalables</em> (<a href="#_ftn4" name="_ftnref4" title="">[4]</a>), sulla base di tre direttive: 1) la soppressione del maggior numero possibile di dispositivi di <em>autorisation</em> e di <em>déclaration préalable</em>; 2) l&#8217;evoluzione dei dispositivi di <em>autorisation</em> verso il regime della <em>déclaration préalable</em>; 3) l&#8217;estensione al maggior numero possibile di dispositivi (vuoi di <em>autorisation</em> vuoi di <em>déclaration</em>) del principio dell&#8217;<em>accord implicite</em> per il caso del silenzio (<a href="#_ftn5" name="_ftnref5" title="">[5]</a>).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Si segnala, inoltre, la circolare del 30 maggio 1996, “<em>relative à la codification des textes législatifs et réglementaires”.</em> La codificazione costituisce una della più grandi tappe della costruzione contemporanea del diritto francese. Essa prepara e facilita la tappa successiva (che ancora, peraltro, attende di essere raggiunta), che è quella della semplificazione dei testi, con la soppressione, modificazione e armonizzazione dei testi codificati.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; I governi successivi a quello presieduto da <em>Alain Juppé</em> hanno proseguito lo sforzo della riforma amministrativa (<a href="#_ftn6" name="_ftnref6" title="">[6]</a>). Si segnala, oltre all&#8217;approvazione dell&#8217;importante legge n. 2000-321 del 12 aprile 2000<em>, “relative aux droits des citoyens dans leurs relations avec les administrati</em><em>ons</em>”, la circolare del 25 giugno 2003 “<em>relative aux stratégies ministérielles de réforme</em>”, con cui il governo <em>Raffarin</em> organizzava la sua politica di riforma dello Stato intorno a tre assi: 1) la decentralizzazione (che ha trovato traduzione nella legge n. 2004-809 del 13 agosto 2004, “<em>relative aux libertés et responsabilités locales</em>”), 2) la <em>réforme budgétaire, </em>3) la semplificazione delle procedure amministrative, la quale è stata portata avanti soprattutto con <em>lois d&#8217;habilitation, </em>tra cui si segnalano la loi n. 2003-591 del 2 luglio 2003 (<a href="#_ftn7" name="_ftnref7" title="">[7]</a>) e la loi n. 2004-1343 del 9 dicembre 2004 di semplificazione del diritto (<a href="#_ftn8" name="_ftnref8" title="">[8]</a>).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il governo <em>De Villepin</em>, con le circolari del 29 settembre 2005 “<em>relative à la mise en place du programme d&#8217;audits de modernisation</em>” e del 13 luglio 2006 “<em>relative à la conduite des audits de modernisation</em>”, si poneva ormai in una prospettiva di gestione economica e di <em>budget</em> delle politiche di semplificazione delle norme e dei procedimenti amministrativi.<br />
&nbsp;<br />
<em>b) Il rapporto con la crisi economica</em><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Negli ultimi anni, si diceva, per effetto della crisi economica mondiale, si è accentuata la prospettiva economicistica della semplificazione amministrativa, vista come strumento per l&#8217;abbattimento della spesa pubblica e per il rilancio della competitività delle imprese.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nel primo senso si è posto, in particolare, il rapporto del 2005 sul debito pubblico emanato dalla commissione presieduta da <em>Michel Pébereau</em> (<a href="#_ftn9" name="_ftnref9" title="">[9]</a>), il quale evidenziava come gli eccessi e le incoerenze dell&#8217;apparato amministrativo costituiscano una delle cause principali del debito pubblico. Esso avviava la <em>Révision générale des politiques publiques</em> (RGPP), che si poneva tre obiettivi: 1) individuazione dei possibili risparmi in materia di spese di intervento e di funzionamento; 2) riduzione di costi, strutture e personale; 3) azioni miranti a riformare l&#8217;amministrazione, razionalizzandone le strutture amministrative, sia centrali che deconcentrate, esternalizzando le priorità d&#8217;azione non strategiche ed eliminando le procedure superflue (<a href="#_ftn10" name="_ftnref10" title="">[10]</a>).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nella lotta contro la spesa pubblica si è posto anche il rapporto del dicembre 2007 emanato dal gruppo di lavoro presieduto da <em>Alain Lambert</em> (<a href="#_ftn11" name="_ftnref11" title="">[11]</a>), che univa il metodo adottato dalla RGPP con la politica di semplificazione, anche normativa(<a href="#_ftn12" name="_ftnref12" title="">[12]</a>).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; L&#8217;esigenza della semplificazione amministrativa come strumento per il rilancio della competitività delle imprese emerge invece, in particolare, dal secondo rapporto <em>Warsmann</em> del 2011 (<a href="#_ftn13" name="_ftnref13" title="">[13]</a>), che evidenziava procedure ed oneri amministrativi inutili cui le imprese sono soggette che frenano lo sviluppo della loro competitività (<a href="#_ftn14" name="_ftnref14" title="">[14]</a>).<br />
&nbsp;<br />
<strong>2. LA SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA COME SEMPLIFICAZIONE NORMATIVA</strong><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il concetto di semplificazione amministrativa è un concetto amplissimo, che va dalla “<em>réforme de l&#8217;</em><em>É</em><em>tat</em><em>”</em>, alla “<em>réforme de l&#8217;administration</em>”, fino alla “<em>réforme territoriale</em>”. Esso, infatti, costituisce di per sé un termine generico, che designa un metodo generale, più che un contenuto obiettivo o un risultato specifico.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;Si possono individuare due diverse prospettive entro cui si collocano le politiche di semplificazione amministrativa in Francia.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Un primo indirizzo ha posto la semplificazione amministrativa nella logica della revisione del quadro normativo. Già attuale nella citata circolare del 30 maggio 1996, “<em>relative à la codification des textes législatifs et réglementaires”, </em>l&#8217;imperativo della semplificazione normativa è divenuto di pressante attualità con il rapporto <em>Warsmann </em>del 2008 (<a href="#_ftn15" name="_ftnref15" title="">[15]</a>), che intendeva promuovere una reale strategia d&#8217;azione per migliorare la semplicità e la accessibilità della norma.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il rapporto <em>Doligé</em> del 2011 (<a href="#_ftn16" name="_ftnref16" title="">[16]</a>) metteva in evidenza la necessità di consultare le collettività territoriali in merito alla produzione delle norme che le riguardano, riaffermava l&#8217;imperativo della riduzione delle norme e promuoveva la messa in opera di una “<em>instance d&#8217;évaluation partagée (État/collectivités) des normes”.</em><br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Si segnalano inoltre, sempre con specifico riferimento alla semplificazione normativa, quattro importanti leggi di semplificazione (<a href="#_ftn17" name="_ftnref17" title="">[17]</a>).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Questo processo di emersione della semplificazione normativa si andrà ulteriormente accentuando con la sostituzione nel 2012 della <em>Modernisation de l&#8217;action publique</em> (MAP) alla RGPP, ad opera del governo <em>Ayrault</em>. Da semplice conseguenza della RGPP, la semplificazione normativa diviene un orizzonte a parte delle politiche di modernizzazione e di riforma dello Stato.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La MAP si segnala, anzitutto, per la creazione di strutture <em>ad hoc</em> (<a href="#_ftn18" name="_ftnref18" title="">[18]</a>), quali il <em>Secrétariat général pour la modernisation de l&#8217;action publique</em> (SGMAP) (<a href="#_ftn19" name="_ftnref19" title="">[19]</a>) e il <em>Comité interministériel pour la modernisation de l&#8217;action publique</em> (CIMAP) (<a href="#_ftn20" name="_ftnref20" title="">[20]</a>). Quest&#8217;ultimo s&#8217;è riunito a più riprese, tra la fine del 2012 e la fine del 2013, adottando un gran numero di decisioni e di orientamenti che strutturano tutta la politica attuale di semplificazione normativa.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Con il CIMAP del 18 dicembre 2012 tutta la strategia di semplificazione normativa si è strutturata intorno a tre assi: 1) garantire la qualità di tutte le nuove norme, 2) limitare l&#8217;inflazione normativa (principio «<em>une norme créée, une norme supprimée</em>») e 3) semplificare le norme esistenti. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Con il CIMAP del 2 aprile 2013 lo “<em>choc de simplification”</em>, voluto dal Presidente <em>Hollande</em> (<a href="#_ftn21" name="_ftnref21" title="">[21]</a>), si concretizza in dieci misure, tra cui una nuova “<em>moratoire général sur les normes”</em> e la conferma del massiccio ricorso alle ordinanze per accelerare la semplificazione.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Conformemente agli orientamenti del CIMAP del 2 aprile 2013 sono state, infine, approvate numerose leggi di abilitazione (<a href="#_ftn22" name="_ftnref22" title="">[22]</a>), tra cui la legge n. 2013-1005 del 12 novembre 2013, “<em>habilitant le gouvernement à simplifier les relations entre l&#8217;administration et les citoyens</em>” (introduttiva del principio per cui «<em>le silence gardé pendant deux mois par l&#8217;autorité administrative vaut acceptation</em>», su cui vedi ampiamente <em>infra</em>) (<a href="#_ftn23" name="_ftnref23" title="">[23]</a>).<br />
&nbsp;<br />
<strong>3. LA SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA COME SEMPLIFICAZIONE PROCEDIMENTALE: L&#8217;INTRODUZIONE DEL PRINCIPIO «<em>SILENCE VAUT ACCORD</em>»</strong><br />
&nbsp;<br />
a) <em>Il regime vigente fino alla riforma del 2013</em><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Una seconda prospettiva è quella della semplificazione procedimentale, che ha come scopo quello di operare una selezione fra i procedimenti, così da ricondurre a modelli più semplici i procedimenti di interesse minore. Tra questi modelli spiccano, in particolare, il principio per cui il silenzio “<em>vaut décision d&#8217;acceptation</em>” e il regime della “<em>déclaration préalable</em>”.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Con riguardo, anzitutto, al silenzio dell&#8217;amministrazione, il principio tradizionale in Francia è quello per cui il silenzio ha valore di rigetto. Esso fu introdotto dal <em>décret imperial</em> del 2 novembre 1864, il quale, all&#8217;art. 7, disponeva che il ricorso gerarchico proposto ad un ministro contro un atto di un suo subordinato che fosse stato privo di risposta nel termine di quattro mesi doveva intendersi come implicitamente rigettato e che questo rigetto si sarebbe potuto impugnare di fronte al <em>Conseil d&#8217;État</em>. Questo principio fu poi esteso dall&#8217;art. 3 della legge 17 luglio 1900 a tutte le autorità amministrative (<a href="#_ftn24" name="_ftnref24" title="">[24]</a>).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Esso era quindi previsto originariamente solo per l&#8217;amministrazione contenziosa (<a href="#_ftn25" name="_ftnref25" title="">[25]</a>). Il principio sarà ripreso successivamente, con riferimento all&#8217;amministrazione attiva, dal decreto 53-934 del 30 settembre 1953, istitutivo dei Tribunali Amministrativi e, dopo l&#8217;entrata in vigore della Costituzione del 1958, dal decreto 65-29 dell&#8217;11 gennaio 1965, relativo ai termini del ricorso contenzioso in materia amministrativa (<a href="#_ftn26" name="_ftnref26" title="">[26]</a>). Il termine di quattro mesi decorso il quale si formava il silenzio-rigetto fu poi ridotto a due mesi dall&#8217;art. 21 della L. n. 2000-231 del 12 aprile 2000 (<a href="#_ftn27" name="_ftnref27" title="">[27]</a>).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Si trattava di un approccio “contenzioso” al silenzio dell&#8217;amministrazione (<a href="#_ftn28" name="_ftnref28" title="">[28]</a>), avente come fine quello di permettere l&#8217;accesso al giudice. Esso, se da un lato garantiva la tutela al cittadino, consentiva allo stesso tempo all&#8217;Amministrazione di preservare gli interessi cui era deputata.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Si trattava di un principio talmente ancorato alla tradizione giuridica francese, da essere qualificato come generale da due pronunce del <em>Conseil Costitutionel</em> (<a href="#_ftn29" name="_ftnref29" title="">[29]</a>).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Peraltro, in materia urbanistica, si deve segnalare la riforma del 1970 (decreto 28 maggio 1970), che ha reso il silenzio-assenso su “<em>permis de construire</em>” da eccezione (che presupponeva, nella normativa precedente, ritardi gravi e reiterati dell&#8217;amministrazione e richiedeva atti di impulso procedimentale da parte del cittadino ulteriori rispetto alla domanda) a esito normale del procedimento (<a href="#_ftn30" name="_ftnref30" title="">[30]</a>). Questo principio è oggi consacrato dall&#8217;art. R. 421-1 <em>Code de l&#8217;Urbanisme</em>, il quale dispone che “<em>A défaut de notification d&#8217;une décision expresse dans le délai d&#8217;instruction </em>[&#8230;]<em>, le silence gardé par l&#8217;autorité compétente vaut, selon les cas: […] </em><em>b) Permis de construire, permis d&#8217;aménager ou permis de démolir tacite</em>”.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; A partire dagli anni Novanta si è iniziato a discutere di estendere il campo di applicazione del silenzio-assenso. Il documento che segna questo cambio di prospettiva è il <em>Rapport</em> “<em>Picq</em>” del 1994 (<a href="#_ftn31" name="_ftnref31" title="">[31]</a>), il quale proponeva che tutte le domande di autorizzazione di carattere non finanziario fossero considerate come accettate in assenza di un rifiuto esplicito nel termine di due mesi. L&#8217;obiettivo era una maggiore tutela degli interessi degli amministrati e una maggiore efficienza dell&#8217;amministrazione. Infatti, in questo modo, una logica amministrativa si sostituisce a quella contenziosa: la portata data al silenzio diviene uno strumento di modernizzazione dell&#8217;amministrazione e di miglioramento delle sue relazioni con i cittadini (<a href="#_ftn32" name="_ftnref32" title="">[32]</a>).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; A seguito di questo rapporto, la circolare del Primo Ministro <em>Juppé</em> del 15 maggio 1996 (su cui v. <em>supra</em>) ha invitato i ministri a prevedere tutti i casi in cui il silenzio potesse avere valore di accettazione, nell&#8217;ottica della maggior estensione possibile del principio, per permettere un&#8217;accelerazione dei termini di risposta dell&#8217;amministrazione, al fine di avvicinare l&#8217;amministrazione ai cittadini e di migliorare l&#8217;efficacia dell&#8217;organizzazione dello Stato. Ma, alla fine, la legge 12 aprile 2000 confermò, come si è detto, il principio del silenzio-rigetto, pur accompagnandolo da numerose deroghe.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La logica propria del silenzio-assenso è pertanto differente da quella del silenzio-rigetto (<a href="#_ftn33" name="_ftnref33" title="">[33]</a>): non si tratta più di permettere l&#8217;accesso al giudice, ma di “<em>mettre en marche l&#8217;appareil administratif</em>”(<a href="#_ftn34" name="_ftnref34" title="">[34]</a>). Se la decisione implicita di rigetto è il frutto di un approccio contenzioso al silenzio dell&#8217;amministrazione, con la decisione implicita di assenso la logica contenziosa cede il passo a una “<em>logica di azione”</em> (<a href="#_ftn35" name="_ftnref35" title="">[35]</a>).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Peraltro, si può sostenere che, in alcuni casi, la logica che sta dietro al silenzio-assenso vada al di là di finalità meramente tecniche o di accelerazione delle procedure, ponendosi nell&#8217;ottica della riduzione del ruolo di talune amministrazioni di fronte a posizioni di libertà del cittadino. Alla logica del “<em>faire</em>” si sostituirebbe quella del “<em>laissez faire</em>” (<a href="#_ftn36" name="_ftnref36" title="">[36]</a>). In materia urbanistica, ad esempio, con riguardo all&#8217;Italia, l&#8217;introduzione del silenzio-assenso ad opera dell&#8217;art. 8, d.l. 23 gennaio 1982, n. 9 confermerebbe la tesi che qualifica lo <em>ius aedificandi</em> come un diritto in attesa di espansione e la concessione edilizia (oggi permesso di costruire) come atto sostanzialmente autorizzatorio (<a href="#_ftn37" name="_ftnref37" title="">[37]</a>).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Quanto alla qualificazione giuridica del silenzio-assenso, la dottrina francese e la giurisprudenza del <em>Conseil d&#8217;État </em>propendono per la sua assimilazione all&#8217;atto amministrativo (<a href="#_ftn38" name="_ftnref38" title="">[38]</a>). In tal senso pare disporre lo stesso dato normativo, laddove il silenzio-assenso viene definito “<em>décision tacite</em>” o “<em>implicite</em>” (vedi il citato art. R. 421-1 <em>Code de l&#8217;Urbanisme</em>) e laddove si prevede la possibilità del suo annullamento d&#8217;ufficio (“<em>retrait</em>”) (per il “<em>permis tacite</em>”, vedi l&#8217;art. L. 424-5 <em>Code de l&#8217;urbanisme</em>) (<a href="#_ftn39" name="_ftnref39" title="">[39]</a>).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; In Italia, invece, la dottrina esclude la riconducibilità del silenzio assenso all&#8217;atto amministrativo. Esso sarebbe “<em>Untätigkeit</em>”, inattività, quindi mancanza di un atto. Esso è un mero fatto giuridico cui gli effetti dell&#8217;atto amministrativo si correlano solo in termini di equipollenza<a href="#_ftn40" name="_ftnref40" title="">[40]</a>.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; In dottrina si proponeva la sua assimilazione alla logica delle valutazioni legali tipiche, richiamandosi alla teoria delle dichiarazioni con valore legale tipico, ampiamente studiata dalla dottrina privatistica (<a href="#_ftn41" name="_ftnref41" title="">[41]</a>). Questo riferimento alla teoria della dichiarazione legale tipica va rifiutato, perché non estendibile al silenzio-assenso, pur dovendosi ribadire la qualificazione del silenzio-assenso come valutazione legale tipica. Ancora, una dottrina (peraltro, molto criticata) s&#8217;è richiamata alla tecnica delle finzioni giuridiche, che ha il merito di identificare il regime giuridico conseguente alla formazione del silenzio-assenso, che è quello dell&#8217;atto amministrativo (in Germania lo si qualifica <em>Genehmigungsfiktion)</em> (<a href="#_ftn42" name="_ftnref42" title="">[42]</a>).<br />
&nbsp;<br />
b) <em>La riforma del 2013</em><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; L&#8217;art. 1 della citata legge n. 2013-1005 del 12 novembre 2013 “<em>Habilitant le Gouvernement à simplifier les relations entre l&#8217;administration et les citoyens</em>” generalizza il principio per cui il silenzio dell&#8217;Amministrazione vale “<em>décision implicite d&#8217;acceptation</em>”. Esso modifica l&#8217;art. 21 della legge 12 aprile 2000, fissando il principio per cui &#8220;<em>le silence gardé pendant deux mois par l&#8217;autorité administrative sur une demande vaut décision d&#8217;acceptation</em>&#8221; (<a href="#_ftn43" name="_ftnref43" title="">[43]</a>).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; In realtà, la portata della disposizione si è rivelata ben presto inferiore alle attese, per le numerose deroghe previste (<a href="#_ftn44" name="_ftnref44" title="">[44]</a>) vuoi dallo stesso art. 21, l. 12 aprile 2000, per come modificato nel 2013 (<a href="#_ftn45" name="_ftnref45" title="">[45]</a>), vuoi tramite rinvio a successivi decreti governativi (<a href="#_ftn46" name="_ftnref46" title="">[46]</a>). Il 23 ottobre 2014 il Governo ha, infatti, adottato ben quarantadue decreti che derogano al principio del silenzio-assenso in favore del silenzio-rigetto, contribuendo a creare un sistema confuso e ben poco leggibile. All&#8217;annunciato “<em>choc de simplification</em>” è seguito, paradossalmente, uno “<em>choc de complexification</em>” (<a href="#_ftn47" name="_ftnref47" title="">[47]</a>).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La lista dei procedimenti a cui si applica il principio, dispone il nuovo art. 21 della legge 12 aprile 2000, “<em>est publiée sur un site internet relevant du Premier ministre”</em> (<a href="#_ftn48" name="_ftnref48" title="">[48]</a>). In effetti, questa riforma necessitava che fossero analiticamente elencate le procedure d&#8217;autorizzazione previste da testi legislativi o regolamentari applicabili ai differenti ministeri. Si trattava di valutare, caso per caso, in collegamento coi ministeri, l&#8217;opportunità di far rientrare o meno le varie procedure nell&#8217;ambito del regime del silenzio-assenso (<a href="#_ftn49" name="_ftnref49" title="">[49]</a>).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Alla fine, il Governo ha individuato circa 1200 procedure cui il principio si applica. Peraltro, se si è notato come questo numero avrebbe potuto essere ugualmente raggiunto sotto il regime precedente, a titolo di eccezione al principio del silenzio rigetto, in un comunicato del Consiglio dei Ministri del 22 ottobre 2014 si legge che le procedure esaminate erano state circa 3600, con la conseguenza che solo in un terzo dei casi trova applicazione il principio del silenzio-assenso. “<em>Curieux « principe » que celui d&#8217;application (très) minoritaire et qui nécessite, pour être opposable à une administration, l&#8217;approbation préalable de cette même administration&#8230;</em>” (<a href="#_ftn50" name="_ftnref50" title="">[50]</a>).<br />
&nbsp;<br />
<strong>4. LA <em>DÉCLARATION ADMINISTRATIVE PRÉALABLE</em></strong><br />
&nbsp;<br />
a) <em>Il regime della </em>déclaration administrative préalable<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Una semplificazione più radicale rispetto a quella operata dal silenzio-assenso è quella della <em>déclaration administrative préalable. </em>Essa consiste in un dispositivo volto a rendere pubbliche le intenzioni del dichiarante, così da consentire all&#8217;amministrazione l&#8217;esecuzione di un controllo (<a href="#_ftn51" name="_ftnref51" title="">[51]</a>).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Si sottolinea, peraltro, che essa, come accade nel silenzio-assenso, è volta a comprimere la libertà di iniziativa del dichiarante e, in questo senso, non è distante dal regime autorizzatorio (<a href="#_ftn52" name="_ftnref52" title="">[52]</a>). “<em>La déclaration préalable n&#8217;a pas pour seule fin d&#8217;informer l&#8217;administration de maniere à ce qu&#8217;elle puisse exercer des contrôle</em>” ma, piuttosto, “<em>s&#8217;associe à un règime préventif, c&#8217;est-à-dire que l&#8217;administration, prévenue par la déclaration, put s&#8217;opposer à l&#8217;activitè déclarée, l&#8217;interdire avant qu&#8217;elle ne naisse. On n&#8217;est pas loin des méchanismes d&#8217;autorisation: la différence tient à ce que les administrés n&#8217;ont pas les mêmes formalités à accomplir, et ne sont pas suspendus à l&#8217;accord de l&#8217;administration</em>” (<a href="#_ftn53" name="_ftnref53" title="">[53]</a>).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; In Italia, invece, la dottrina ricostruisce la s.c.i.a. come caratterizzata dalla circostanza che la legittimazione a svolgere l&#8217;attività denunciata è attribuita direttamente dalla legge. La comunicazione all’amministrazione, pertanto, non ha valore costitutivo, ma ha la funzione di consentire all’amministrazione di avviare le verifiche del caso, le quali si risolvono soltanto in misure che possono inibire l’inizio o la prosecuzione dell’attività del privato (<a href="#_ftn54" name="_ftnref54" title="">[54]</a>). “<em>In questo modo è evocato immediatamente il tema del riconoscimento di una posizione di libertà del cittadino. Non va intesa come libertà da ogni vincolo di origine pubblicistica (in genere il quadro normativo cui deve conformarsi l’attività del privato non è scalfito dall’introduzione della d.i.a.), ma va intesa come libertà qualificata da una legittimazione ‘non amministrativa’, e perciò ‘originaria’, a svolgere quella attività. La descrizione del fenomeno come ‘liberalizzazione’, che è imprecisa e abusata da tanti punti di vista, per il profilo appena segnalato esprime un carattere reale dell’istituto”</em> (<a href="#_ftn55" name="_ftnref55" title="">[55]</a>).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La riconduzione della s.c.i.a. nell&#8217;ambito del regime autorizzatorio è stata esclusa anche dalla giurisprudenza italiana, in particolare dalla sentenza dell&#8217;Adunanza Plenaria n. 15/2011, che ha confermato la collocazione della s.c.i.a. nell&#8217;ambito delle attività liberalizzate (<a href="#_ftn56" name="_ftnref56" title="">[56]</a>).<br />
&nbsp;<br />
<em>b) La</em> déclaration administrative préalable<em> in materia urbanistica</em><br />
&nbsp;<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La vicinanza della <em>déclaration préalable</em> al regime autorizzatorio emerge con netta evidenza con riguardo alla materia urbanistica.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nell&#8217;ambito delle autorizzazioni urbanistiche, il meccanismo più importante e che costituisce, per così dire, il principio generale, è quello del <em>permis de construire, </em>regolato dagli articoli L. 431-1 s. del <em>Code de l&#8217;Urbanisme</em>. Accanto ad esso troviamo, tuttavia, alcune eccezioni. Anzitutto, altre due categorie di permessi: il <em>permis d&#8217;aménager</em> e il <em>permis de démolir, </em>la cui disciplina è peraltro in gran parte identica a quella del <em>permis de construire. </em>In secondo luogo, e soprattutto, il meccanismo della <em>déclaration préalable,</em> alternativa al <em>permis de construire</em> (<em>déclaration des travaux</em>) o al <em>permis d&#8217;aménager</em> (<em>déclaration des aménagements</em>)<a href="#_ftn57" name="_ftnref57" title="">[57]</a>.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La <em>déclaration préalable</em> conferisce i mezzi all&#8217;amministrazione di verificare che il progetto di costruzione rispetta la normativa urbanistica vigente. Essa è richiesta per gli interventi di minore importanza, elencati, con riferimento alle nuove costruzioni, dagli articoli da R.421-9 ss. <em>Code de l&#8217;urbanisme </em>e, con riferimento ai lavori da eseguire su costruzioni già esistenti, dagli articoli R.421-17 s. <em>Code de l&#8217;urbanisme </em>(<a href="#_ftn58" name="_ftnref58" title="">[58]</a>)<em>.</em><br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Anzitutto, la <em>déclaration</em> dovrà avere i contenuti previsti dall&#8217;art. R. 431-35 <em>Code de l&#8217;urbanisme </em>e ad essa dovrà essere allegato un <em>dossier, </em>il quale, ai sensi dall&#8217;art. R. 431-36 <em>Code de l&#8217;urbanisme, </em>dovrà contenere “<em>un plan de situation du terrain, un plan de masse et une représentation de l&#8217;aspect extérieur de la construction, faisant apparaître les modifications projetées” </em>(<a href="#_ftn59" name="_ftnref59" title="">[59]</a>).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ai sensi dell&#8217;art. R. 423-23 <em>Code de l&#8217;urbanisme, </em>il temine di istruzione per le <em>déclarations préalables</em> è di un mese se il <em>dossier</em> è completo. Se il <em>dossier</em> è incompleto, il termine è di un mese per richiedere le parti mancanti, attraverso lettera raccomandata con avviso di ricevimento. In tal caso, l&#8217;interessato dispone di un termine di 3 mesi per completare il suo <em>dossier</em>. Nel termine di istruzione, l&#8217;amministrazione potrà adottare una <em>décision d&#8217;opposition à la déclaration préalable</em>, la quale deve essere notificata al richiedente attraverso lettera raccomandata con avviso di ricevimento (<a href="#_ftn60" name="_ftnref60" title="">[60]</a>).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Laddove alla scadenza del termine di un mese non intervenga alcuna decisione esplicita, si forma implicitamente, ai sensi dell&#8217;articolo R.424-1 <em>Code de l&#8217;urbanisme,</em> una “<em>décision de non-opposition”</em>: “<em>A défaut de notification d&#8217;une décision expresse dans le délai d&#8217;instruction</em> [&#8230;]<em>,</em> <em>le silence gardé par l&#8217;autorité compétente vaut, selon les cas : a) Décision de non-opposition à la déclaration préalable</em>; [&#8230;]<em>”</em> (<a href="#_ftn61" name="_ftnref61" title="">[61]</a>)<em>.</em><br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il tenore letterale di questa norma conferma senz&#8217;altro l&#8217;affermazione della dottrina francese (di cui si diceva) circa la vicinanza della <em>déclaration préalable</em> al regime autorizzatorio. Del resto, si è osservato come importanti siano le affinità col <em>permis de construire</em>: i due dispositivi comportano delle regole comuni relative all&#8217;autorità competente a statuire e decidere, alle modalità dell&#8217;istruzione, alla durata di validità dell&#8217;autorizzazione e al controllo della conformità dei lavori (<a href="#_ftn62" name="_ftnref62" title="">[62]</a>).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Peraltro, in giurisprudenza, la piena sovrapponibilità della <em>non opposition </em>al provvedimento autorizzatorio non è stata immune da contrasti. La discussione ha avuto, in particolare, ad oggetto l&#8217;assoggettabilità della <em>non opposition </em>all&#8217;istituto del c.d. <em>déféré préfectoral. </em>L&#8217;articolo L.2131-6 del <em>Code Général des Collectivités Territoriales</em> prevede, infatti, che il Prefetto possa “<em>déférer au Tribunal Administratif</em>” gli atti menzionati all&#8217;articolo L2131-2 che ritenga illegittimi nei due mesi seguenti alla loro trasmissione. Tra questi atti figurano, all&#8217;articolo L.2131-2, &#8220;<em>Le permis de construire et les autres autorisations d&#8217;utilisation du sol </em>[&#8230;]&#8221;.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; In proposito, ci si interrogava da tempo se anche le <em>déclarations préalables </em>fossero assoggettabili a tale controllo di legalità, non essendo ancora ben chiaro se esse fossero da assimilarsi alle <em>autorisations</em> (<a href="#_ftn63" name="_ftnref63" title="">[63]</a>).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La <em>Cour Adiministrative d&#8217;Appel</em> di Nantes, nel 2000, si era espressa in senso positivo (<a href="#_ftn64" name="_ftnref64" title="">[64]</a>), contrariamente all&#8217;opinione della <em>Cour Adiministrative d&#8217;Appel</em> di Lyon del 1998 (<a href="#_ftn65" name="_ftnref65" title="">[65]</a>).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Alla fine, in una sentenza del 19 aprile 2011, il <em>Conseil d&#8217;État</em> ha affermato “<em>qu&#8217;une décision de non-opposition à des travaux soumis au régime de la déclaration préalable [&#8230;] </em>doit être regardée comme une autorisation<em> d&#8217;utilisation du sol au sens du 6° de l&#8217;article L. 2131-2 du code général des collectivités territoriales”</em> (<a href="#_ftn66" name="_ftnref66" title="">[66]</a>). Questa soluzione è stata confermata dal <em>Conseil d&#8217;État</em> con la sentenza <em>SARL Prestig&#8217;Immo</em> del 2013 (<a href="#_ftn67" name="_ftnref67" title="">[67]</a>).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Le esitazioni circa l&#8217;inquadramento della <em>déclaration préalable</em> nell&#8217;ambito del regime autorizzatorio derivavano anche dal fatto che, ai sensi dell&#8217;art. L. 424-5 <em>Code de l&#8217;urbanisme</em>, la <em>déclaration préalable </em>non poteva essere annullata d&#8217;ufficio (“<em>retrait</em>”). La legge ALUR del 24 marzo 2014 (<a href="#_ftn68" name="_ftnref68" title="">[68]</a>) è intervenuta sul punto, permettendone l&#8217;annullamento d&#8217;ufficio alle stesse condizioni richieste per il permesso di costruire, ovvero se è illegittimo e nel termine di tre mesi decorrenti dalla sua formazione (<a href="#_ftn69" name="_ftnref69" title="">[69]</a>).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Corollario dell&#8217;inquadramento della <em>décision de non</em> <em>opposition</em> nell&#8217;ambito del regime autorizzatorio è che la tutela dei terzi sarà assicurata dallo stesso strumento previsto con riferimento al <em>permis</em>, ovvero dall&#8217;azione di annullamento davanti al tribunale amministrativo, nel termine di due mesi decorrente dalla sua affissione sul terreno (art. R 600-2 <em>Code de l&#8217;Urbanisme</em>: &#8220;<em>Le délai de recours contentieux à l&#8217;encontre d&#8217;une décision de non-opposition à une déclaration préalable ou d&#8217;un permis de construire, d&#8217;aménager ou de démolir </em><em>court à l&#8217;égard des tiers à compter du premier jour d&#8217;une période continue de deux mois d&#8217;affichage sur le terrain des pièces mentionnées à l&#8217;article R. 424-15&#8243;). </em><br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; In caso di <em>non-opposition</em>, infatti, la <em>déclaration préalable</em> deve essere affissa sul terreno, alle stesse condizioni di un permesso di costruire (C. urb., art. R. 424-15). L&#8217;affissione in municipio (<em>affichage administratif</em>) è ugualmente prevista, per il termine di due mesi, a far data dal ricevimento della domanda, ma (per effetto del decreto del 5 gennaio 2007) non condiziona più il decorso dei termini di ricorso (<a href="#_ftn70" name="_ftnref70" title="">[70]</a>).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; In Italia, invece, dato l&#8217;inquadramento della s.c.i.a. nell&#8217;ambito delle attività liberalizzate, si esclude che i terzi possano tutelarsi attraverso un&#8217;azione di annullamento. In proposito, l&#8217;adunanza plenaria del Consiglio di Stato, con la citata pronuncia n. 15/2011, ha prospettato una soluzione che non appariva percorribile (<a href="#_ftn71" name="_ftnref71" title="">[71]</a>). E&#8217; quindi intervenuto il legislatore (v. art. 6 dl. n. 138/2011, conv. l. 148/2011), prevedendo che i terzi possano diffidare l&#8217;amministrazione all&#8217;adozione delle misure interdittive o repressive e, in caso di inerzia, tutelarsi mediante ricorso avverso il silenzio.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La validità della <em>déclaration préalable</em> è di due anni. Se, nel corso dei lavori, il cantiere si interrompe per più di un anno consecutivo, essa va perenta (<a href="#_ftn72" name="_ftnref72" title="">[72]</a>).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; In conclusione, il fatto che la giurisprudenza del <em>Conseil d&#8217;État</em>, nelle sue recenti pronunce del 2011 e del 2013, abbia sostenuto la piena sovrapponibilità della <em>décision de non opposition </em>alla <em>autorisation </em>testimonia, a mio modo di vedere, un approccio ricostruttivo che, diversamente da quello adottato dal legislatore italiano, non riesce a distaccarsi dal binomio provvedimento-tutela di annullamento.</p>
<div>&nbsp;</p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div id="ftn1"><a href="#_ftnref1" name="_ftn1" title="">[1]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; DYENS, <em>Normes: vers une réelle simplification? &#8211; La simplification: actualité d&#8217;une vieille idée</em>, in <em>Act. jur. coll. terr.</em>, 2015, 62 ss.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn2"><a href="#_ftnref2" name="_ftn2" title="">[2]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Si tratta del medesimo spirito con cui il Presidente <em>François</em> <em>Hollande</em> ha sostenuto, di recente, nel quadro dello “<em>choc de simplification</em>” che a una norma creata ne corrisponda una soppressa (v. <em>infra</em>).</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn3"><a href="#_ftnref3" name="_ftn3" title="">[3]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; DYENS<em>, Normes: vers une réelle simplification? </em>cit<em>., </em>62 ss<em>.</em></div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn4"><a href="#_ftnref4" name="_ftn4" title="">[4]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Su cui v. <em>infra.</em></div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn5"><a href="#_ftnref5" name="_ftn5" title="">[5]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Su cui v. <em>infra</em>.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn6"><a href="#_ftnref6" name="_ftn6" title="">[6]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; DYENS, <em>Normes: vers une réelle simplification? </em>cit<em>.,</em> 62 ss.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn7"><a href="#_ftnref7" name="_ftn7" title="">[7]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La quale delegava il governo a prendere, con ordinanza, misure volte soprattutto a favorire lo scambio di informazioni tra le amministrazioni, di modo che il cittadino non fosse costretto a presentare più volte i medesimi documenti, o ancora a semplificare certe formalità per le imprese, così come le modalità di funzionamento delle collettività territoriali.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn8"><a href="#_ftnref8" name="_ftn8" title="">[8]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La quale abilitava il governo ad adottare 66 ordinanze, con l&#8217;obiettivo di semplificare le procedure amministrative, di abrogare le disposizioni inutili, di fare entrare in vigore o di semplificare sette codici.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn9"><a href="#_ftnref9" name="_ftn9" title="">[9]</a><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Rompre avec la facilité de la dette publique,</em> <em>La documentation française</em>, Parigi, 2005.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn10"><a href="#_ftnref10" name="_ftn10" title="">[10]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; DYENS, <em>Normes: vers une réelle simplification? </em>cit<em>.,</em> 62 ss.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn11"><a href="#_ftnref11" name="_ftn11" title="">[11]</a><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Les relations entre l&#8217;État et les collectivités locales</em>, <em>La documentation française</em>, Parigi, 2007.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn12"><a href="#_ftnref12" name="_ftn12" title="">[12]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; DYENS, <em>Normes: vers une réelle simplification? </em>cit<em>.,</em> 62 ss.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn13"><a href="#_ftnref13" name="_ftn13" title="">[13]</a><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp; La simplification du droit au service de la croissance et de l&#8217;emploi</em>, <em>La documentation française</em>, Parigi, 2011.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn14"><a href="#_ftnref14" name="_ftn14" title="">[14]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; DYENS, <em>Normes: vers une réelle simplification? </em>cit<em>.,</em> 62 ss.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn15"><a href="#_ftnref15" name="_ftn15" title="">[15]</a><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Simplifions nos lois pour guérir un mal français</em>, <em>La Documentation française</em>, Parigi, 2009.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn16"><a href="#_ftnref16" name="_ftn16" title="">[16]</a><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp; La simplification des normes applicables aux collectivités locales</em>, <em>La documentation française</em>, Parigi, 2011.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn17"><a href="#_ftnref17" name="_ftn17" title="">[17]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Legge n. 2007-1787 del 20 dicembre 2007, “<em>relative à la simplification du droit</em>”; legge n. 2009-526 del 12 maggio 2009 “<em>de simplification et de clarification du droit et d&#8217;allégement des procédures</em>”; legge n. 2011-525 del 17 maggio 2011 “<em>de simplification et d&#8217;amélioration de la qualité du droit</em>”; legge n. 2012-387 del 22 marzo 2012 “<em>relative à la simplification du droit et à l&#8217;allégement des démarches administratives</em>”.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn18"><a href="#_ftnref18" name="_ftn18" title="">[18]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Con riferimento alle collettività territoriali è stato creato, con la legge 17 ottobre 2013, un <em>Conseil national d&#8217;évaluation des normes</em> (CNEN), col compito principale di essere consultato circa l&#8217;impatto tecnico e finanziario, per le collettività territoriali, dei progetti di legge, di regolamento o di atto dell&#8217;Unione Europea che creano o modificano norme loro applicabili e, col decreto del 7 marzo 2014, un mediatore delle norme, cui le collettività territoriali e i loro raggruppamenti potranno far presenti le difficoltà incontrate nella messa in opera delle leggi o dei regolamenti.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn19"><a href="#_ftnref19" name="_ftn19" title="">[19]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Incaricato di coordinare, favorire e sostenere i lavori condotti dalle Amministrazioni al fine di valutare e modernizzare l&#8217;azione pubblica, di migliorare il servizio reso ai cittadini e agli utenti e di contribuire alla buona gestione delle risorse pubbliche.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn20"><a href="#_ftnref20" name="_ftn20" title="">[20]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Incaricato, in particolare, di sviluppare la semplificazione delle norme e delle procedure.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn21"><a href="#_ftnref21" name="_ftn21" title="">[21]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Lo “<em>choc de simplification</em>”, annunciato il 28 marzo 2013 dal Presidente <em>François Hollande</em>, consiste in 200 misure riguardanti le imprese, i privati e le amministrazioni.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn22"><a href="#_ftnref22" name="_ftn22" title="">[22]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Legge n. 2013-569 del 13 luglio 2013, “<em>habilitant le gouvernement à adopter des mesures de nature législative pour accélérer les projets de construction</em>”; legge n. 2013-1005 del 12 novembre 2013, “<em>habilitant le gouvernement à simplifier les relations entre l&#8217;administration et les citoyens</em>”; legge n. 2014-1 del 2 gennaio 2014, “<em>habilitant le gouvernement à simplifier et sécuriser la vie des entreprises</em>”; legge n. 2014-1545 del 20 dicembre 2014, “<em>relative à la simplification de la vie des entreprises et portants diverses dispositions de simplification et de clarification du droit et des procédures administratives</em>”.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn23"><a href="#_ftnref23" name="_ftn23" title="">[23]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; DYENS, <em>Normes: vers une réelle simplification? </em>cit<em>.,</em> 62 ss.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn24"><a href="#_ftnref24" name="_ftn24" title="">[24]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; RIBES, <em>Le nouveau principe «silence de l&#8217;administration vaut acceptation»</em>, in <em>Act</em><em>. j</em><em>ur</em><em>. </em><em>dr</em><em>. a</em><em>dm.</em>, 2014, 389; TIFINE, <em>Quarante-deux décrets définissent 1686 exceptions au principe selon lequel le silence de l&#8217;administration vaut acceptation à l&#8217;expiration d&#8217;un délai de deux mois: où la recherche de la simplification contribue à l&#8217;illisibilité du droit</em>, in &lt;<em>www.lexbase.fr</em>&gt;, 2015; DE GRAAF-HOOGSTRA, <em>Silence is Golden? Tacit Authorizations in the Netherlands, Germany and France, </em>in<em> Review of European Administrative Law, </em>2013, 25 ss.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn25"><a href="#_ftnref25" name="_ftn25" title="">[25]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; TRAVI, <em>Silenzio-assenso ed esercizio della funzione amministrativa</em>, Padova, 1985, 45, che si richiama ad HAURIOU, <em>Précis de droit administratif</em>, 11 ed., Parigi, 1927, 370 ss.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn26"><a href="#_ftnref26" name="_ftn26" title="">[26]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; TRAVI, <em>Silenzio-assenso ed esercizio della funzione amministrativa</em> cit., 45, che si richiama ad ODENT, <em>Contentieux administratif</em>, vol. II, Parigi, 1966, 642 ss,.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn27"><a href="#_ftnref27" name="_ftn27" title="">[27]</a><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp; RIBES</em><em>, Le nouveau principe «silence de l&#8217;administration vaut acceptation»</em> <em>cit.,</em> 389; TIFINE, <em>Quarante-deux décrets </em>cit<em>.</em></div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn28"><a href="#_ftnref28" name="_ftn28" title="">[28]</a><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp; RIBES</em><em>, Le nouveau principe «silence de l&#8217;administration vaut acceptation»</em> <em>cit.,</em> 389.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn29"><a href="#_ftnref29" name="_ftn29" title="">[29]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Cons. const., décision n. 69-55 L del 26 giugno 1969, in <em>Rec. Cons. const.</em>, 1969, 27 (su cui TRAVI, <em>Silenzio-assenso ed esercizio della funzione amministrativa</em> cit., 159. Tale decisione respingeva implicitamente la tesi, sostenuta da LIET-VEAUX in <em>Evolution aberrante de la procédure du Silence</em>, in <em>Rev. adm.</em>, 1964, 253 ss., sulla incompatibilità del principio del silenzio-rigetto con i caratteri costituzionali del diritto di proprietà e del diritto di costruire); Cons. const., décision n. 94-352 DC del 18 gennaio 1995, in <em>Rec. Cons. const.</em>, 1995, 170. Sul punto, TIFINE, <em>Quarante-deux décrets </em>cit<em>.</em></div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn30"><a href="#_ftnref30" name="_ftn30" title="">[30]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; TRAVI, <em>Silenzio-assenso ed esercizio della funzione amministrativa</em> cit., 45.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn31"><a href="#_ftnref31" name="_ftn31" title="">[31]</a><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp; L&#8217;</em><em>État </em><em>État en France: servire une nation ouverte sur le monde: rapport au Premier ministre, La documentation française</em>, Parigi, 1995.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn32"><a href="#_ftnref32" name="_ftn32" title="">[32]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; RIBES, <em>Le nouveau principe «silence de l&#8217;administration vaut acceptation»</em> <em>cit.,</em> 389 ss.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn33"><a href="#_ftnref33" name="_ftn33" title="">[33]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; RIBES, <em>Le nouveau principe «silence de l&#8217;administration vaut acceptation»</em> <em>cit.,</em> 389 ss.; BROYELLE, <em>Le silence de l&#8217;administration en droit administratif français</em>, in PARISIO (a cura di), <em>Silenzio e procedimento amministrativo in Europa: una comparazione tra diverse esperienze</em>, Milano, 2006.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn34"><a href="#_ftnref34" name="_ftn34" title="">[34]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; PAUTI, <em>Les décisions implicites d&#8217;acceptation et de la jurisprudence administrative</em>, in&nbsp; <em>Rev. dr. publ</em>., 1975, 1546.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn35"><a href="#_ftnref35" name="_ftn35" title="">[35]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; DEVOLVÉ, <em>Le silence en droit public</em>, in <em>Rev. dr. publ</em>., 2012, 1171.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn36"><a href="#_ftnref36" name="_ftn36" title="">[36]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Come osserva TRAVI, <em>Silenzio-assenso ed esercizio della funzione amministrativa </em>cit., 44 s., tra gli anni Sessanta e Settanta, in Francia, proprio in materia urbanistica, una dottrina sottolineò proprio quest&#8217;aspetto, per cui il silenzio-assenso consentirebbe il superamento di una regolamentazione amministrativa fondata sul principio di interdizione, auspicando una maggiore estensione del silenzio-assenso con riferimento alle attività incidenti su libertà fondamentali. Questa logica sarebbe stata recepita dal legislatore in occasione della citata riforma del 1970.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn37"><a href="#_ftnref37" name="_ftn37" title="">[37]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; TRAVI, <em>Silenzio-assenso ed esercizio della funzione amministrativa </em>cit., 40.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn38"><a href="#_ftnref38" name="_ftn38" title="">[38]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; In tal senso già TRAVI, <em>Silenzio-assenso ed esercizio della funzione amministrativa</em> cit., 80, che cita LAVIEILLE, <em>Le permis de construire</em>, 996 e le conclusioni del rappresentante del Governo nell&#8217;esame del caso <em>Ville de Limoges</em>, deciso da CE, 18 luglio 1973, in <em>Rev. dr. publ.</em>, 1974, 559.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn39"><a href="#_ftnref39" name="_ftn39" title="">[39]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; TRAVI, <em>Silenzio-assenso ed esercizio della funzione amministrativa</em> cit., 44 ss.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn40"><a href="#_ftnref40" name="_ftn40" title="">[40]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; TRAVI, <em>Silenzio-assenso ed esercizio della funzione amministrativa</em> cit., 109 ss. Diversamente dalla tesi più risalente, che assimilava il silenzio-assenso all&#8217;atto amministrativo. In verità già in passato si assisteva ad una corrente dottrinale che escludeva l&#8217;assimilazione del silenzio all&#8217;atto giuridico: TRENTIN, <em>L&#8217;atto amministrativo, </em>Roma, 1915; RESTA, <em>Il silenzio nell&#8217;esercizio della funzione amministrativa., </em>Roma, 1932; ROMANO, <em>Frammenti di un dizionario giuridico</em>, Milano, 1947, 6 (voce <em>Atti e negozi giuridici</em>).</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn41"><a href="#_ftnref41" name="_ftn41" title="">[41]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; MANIGK, <em>Das Rechtswirksame Verhalten</em>, Berlino, 1939 (si pensi all&#8217;ipotesi della rinnovazione legale del contratto di locazione per effetto della mancata disdetta del locatore e della perdurante occupazione dell&#8217;immobile da parte del conduttore: ciascuna delle due parti può evitare la rinnovazione legale, ponendo in essere la condotta prevista dalla legge e costituita dall&#8217;invio della disdetta o dal rilascio dell&#8217;immobile).</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn42"><a href="#_ftnref42" name="_ftn42" title="">[42]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; TRAVI, <em>Silenzio-assenso ed esercizio della funzione amministrativa</em> cit., 94 ss.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn43"><a href="#_ftnref43" name="_ftn43" title="">[43]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; La disposizione entra in vigore trascorso un anno per gli “<em>actes relevant de la compétence des administrations d&#8217;</em><em>É</em><em>tat ou de ses établissements publics administratifs</em>” e dopo due anni per gli “<em>actes des collectivités territoriales, de leurs établissements publics ou des organismes chargés de la gestion d&#8217;un service public administratif</em>”.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn44"><a href="#_ftnref44" name="_ftn44" title="">[44]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; TIFINE, <em>Quarante-deux décrets </em>cit<em>.; </em>DE GRAAF-HOOGSTRA, <em>Silence is Golden? </em>cit<em>.,</em> 25 ss.<em>; </em>RIBES,<em> Le nouveau principe «silence de l&#8217;administration vaut acceptation» </em>cit., 389 ss; BRIANT, <em>Normes: vers une réelle simplification ? &#8211; Le silence éloquent de l&#8217;administration &#8211; La «révolution administrative» du silence valant acceptation</em>, in <em>Act. jur. coll. terr.</em>, 2015, 67 ss.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn45"><a href="#_ftnref45" name="_ftn45" title="">[45]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; La norma prevede quattro ipotesi: &#8220;<em>lorsque la demande ne tend pas à l&#8217;adoption d&#8217;une décision présentant le caractère d&#8217;une décision individuelle; lorsque la demande ne s&#8217;inscrit pas dans une procédure prévue par un texte législatif ou réglementaire ou présente le caractère d&#8217;une réclamation ou d&#8217;un recours administratif; si la demande présente un caractère financier sauf, en matière de sécurité sociale, dans les cas prévus par décret ; dans les relations entre les autorités administratives et leurs agents</em>&#8220;.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn46"><a href="#_ftnref46" name="_ftn46" title="">[46]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ai sensi dell&#8217;art. 21 co. 1: “<em>Dans les cas, précisés par décret en Conseil d&#8217;</em><em>É</em><em>tat</em><em>, où une acceptation implicite ne serait pas compatible avec le respect des engagements internationaux et européens de la France, la protection de la sécurité nationale, la protection des libertés et des principes à valeur constitutionnelle et la sauvegarde de l&#8217;ordre public</em>”; ai sensi del comma 2, “<em>Des décrets en Conseil d&#8217;É</em><em>tat</em><em> et en conseil des ministres peuvent, pour certaines décisions, écarter l&#8217;application du premier alinéa du I eu égard à l&#8217;objet de la décision ou pour des motifs de bonne administration. Des décrets en Conseil d&#8217;É</em><em>tat</em><em> peuvent fixer un délai différent de celui que prévoient les premier et troisième alinéas du I, lorsque l&#8217;urgence ou la complexité de la procédure le justifie</em>”. Sul punto, TIFINE, <em>Quarante-deux décrets </em>cit<em>.</em></div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn47"><a href="#_ftnref47" name="_ftn47" title="">[47]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; CASSIA, <em>Silence de l&#8217;administration : le «choc de complexification», </em>in<em> Recueil Dalloz, </em>2015, 201 ss.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn48"><a href="#_ftnref48" name="_ftn48" title="">[48]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Questa lista, di 113 pagine, è scaricabile dal sito internet &lt;<em>www.legifrance.gouv.fr</em>&gt;. La lista non ha valore giuridico, ma è pubblicata a puro scopo informativo, recensendo i procedimenti che non rientrano in nessuna delle eccezioni previste dalla legge o dai decreti.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn49"><a href="#_ftnref49" name="_ftn49" title="">[49]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; TIFINE, <em>Quarante-deux décrets </em>cit<em>.</em></div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn50"><a href="#_ftnref50" name="_ftn50" title="">[50]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; CASSIA, <em>Silence de l&#8217;administration : le «choc de complexification» </em>cit<em>.,</em> 201.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn51"><a href="#_ftnref51" name="_ftn51" title="">[51]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; SAÏDIÉ, <em>La déclaration administrative préalable à l&#8217;exercice d&#8217;une activité</em>, in <em>Act. jur. dr. adm.</em>, 2013, 514 ss.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn52"><a href="#_ftnref52" name="_ftn52" title="">[52]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; J.B. AUBY, H.&nbsp;PERINET-MARQUET, <em>Droit de l&#8217;urbanisme et de la construction</em>, 10 ed., Parigi, 2015, 491; SAÏDIÉ, <em>La déclaration administrative préalable </em>cit<em>.</em>, 514 ss.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn53"><a href="#_ftnref53" name="_ftn53" title="">[53]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; AUBY, PERINET MARQUET, NOGUELLOU, <em>Droit de l&#8217;urbanisme et de la construction</em>, cit. 491.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn54"><a href="#_ftnref54" name="_ftn54" title="">[54]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; TRAVI, <em>La tutela nei confronti della d.i.a. Tra modelli positivi e modelli culturali</em>, in <em>Dir. pubbl.,</em> 2014.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn55"><a href="#_ftnref55" name="_ftn55" title="">[55]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; TRAVI, <em>La tutela nei confronti della d.i.a. </em>cit<em>.</em></div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn56"><a href="#_ftnref56" name="_ftn56" title="">[56]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; <a href="https://www.giustamm.it/bd/giurisprudenza/17924">Cons. Stato, Ad. Plen., 29 luglio 2011, n. 15</a>. Essa ha pertanto smentito quell&#8217;approccio adottato da parte della giurisprudenza (cfr., <em>ex plurimis, </em>Cons. Stato, Sez. IV, 4 maggio 2010, n. 2558; 24 maggio 2010, n. 3263; 8 marzo 2011, n. 1423), secondo cui la d.i.a. “<em>rappresenta un modulo di semplificazione procedimentale che consente al privato di conseguire, per effetto di un’informativa equiparabile ad una domanda, un titolo abilitativo costituito da un’autorizzazione implicita di natura provvedimentale che si perfeziona a seguito dell’infruttuoso decorso del termine previsto dalla legge per l’adozione del provvedimento di divieto”.</em></div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn57"><a href="#_ftnref57" name="_ftn57" title="">[57]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; AUBY-PERINET MARQUET-NOGUELLOU, <em>Droit de l&#8217;urbanisme et de la construction</em>, cit., 425 ss.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn58"><a href="#_ftnref58" name="_ftn58" title="">[58]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; AUBY-PERINET MARQUET-NOGUELLOU, <em>Droit de l&#8217;urbanisme et de la construction</em>, cit., 493.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn59"><a href="#_ftnref59" name="_ftn59" title="">[59]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; AUBY-PERINET MARQUET-NOGUELLOU, <em>Droit de l&#8217;urbanisme et de la construction</em>, cit., 494.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn60"><a href="#_ftnref60" name="_ftn60" title="">[60]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; AUBY-PERINET MARQUET-NOGUELLOU, <em>Droit de l&#8217;urbanisme et de la construction</em>, cit. 494.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn61"><a href="#_ftnref61" name="_ftn61" title="">[61]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; AUBY-PERINET MARQUET-NOGUELLOU, <em>Droit de l&#8217;urbanisme et de la construction</em>, cit. 494.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn62"><a href="#_ftnref62" name="_ftn62" title="">[62]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; PLANCHET, <em>Le contrôle de légalité des autorisations d&#8217;urbanisme implicites: des certitudes, enfin!</em>, in <em>Act</em><em>. j</em><em>ur</em><em>. </em><em>dr</em><em>. a</em><em>dm.</em>, 2014, 463 ss.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn63"><a href="#_ftnref63" name="_ftn63" title="">[63]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; PLANCHET, <em>Le contrôle de légalité des autorisations d&#8217;urbanisme implicites: des certitudes, enfin! </em>c<strong>it.</strong>, 463 ss. In senso negativo si erano espresse la circolare del 28 giugno 1985 “<em>relative au contrôle de légalité des autorisations et actes pris par les communes et les établissements publics de coopération intercommunale en matière d&#8217;occupation ou d&#8217;utilisation du sol, annexe I</em>” e la circolare del 25 luglio 1986 “<em>relative aux simplifications administratives apportées en matière d&#8217;autorisation et de déclaration de construire</em>”.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn64"><a href="#_ftnref64" name="_ftn64" title="">[64]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; CAA Nantes, 31 mai 2000, n. 98-1334, M. et Mme Pons, in <em>Bull. jur. dr. urb.</em>, 2000, 286.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn65"><a href="#_ftnref65" name="_ftn65" title="">[65]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; CAA Lyon, 26 mai 1998, n. 96LY00400, Commune d&#8217;Auribeau-sur-Siagne c/ Préfet des Alpes- Maritimes, in <em>Bull. jur. dr. urb.,</em> 1998, 309.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn66"><a href="#_ftnref66" name="_ftn66" title="">[66]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; CE, 19 avril 2011, n. 313469, Galle, in <em>Act. jur. coll. terr.,</em> 2011, 405.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn67"><a href="#_ftnref67" name="_ftn67" title="">[67]</a><strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp; </strong>CE, 23 octobre 2013, <em>SARL Prestig’immo, n.</em> 344454, in <em>Lebon</em>, 2013. Sul punto, PLANCHET, <em>Le contrôle de légalité des autorisations d&#8217;urbanisme implicites: des certitudes, enfin! </em>cit<em>.</em>, 463 ss.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn68"><a href="#_ftnref68" name="_ftn68" title="">[68]</a><strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;</strong> Loi n. 2014-366. del 24 marzo 2014 “<em>pour l&#8217;accès au logement et un urbanisme rénové</em>”.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn69"><a href="#_ftnref69" name="_ftn69" title="">[69]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; AUBY-PERINET MARQUET-NOGUELLOU, <em>Droit de l&#8217;urbanisme et de la construction</em>, cit., 494. Anche in Italia il potere di autotutela di cui dispone l&#8217;amministrazione ai sensi degli articoli 21 <em>quinquies </em>e 21 <em>nonies </em>della legge 7 agosto 1990, n. 241 (ai sensi dell&#8217;art. 19, comma 3 L. 241/1990), decorso senza esito il termine per l’esercizio del potere inibitorio, ha costituito un argomento a sostegno della valenza provvedimentale dell’istituto.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn70"><a href="#_ftnref70" name="_ftn70" title="">[70]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; AUBY-PERINET MARQUET-NOGUELLOU, <em>Droit de l&#8217;urbanisme et de la construction</em>, cit. 494.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn71"><a href="#_ftnref71" name="_ftn71" title="">[71]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; La Plenaria, in particolare, sosteneva che, laddove il terzo si fosse ritenuto leso anteriormente alla scadenza del termine perentorio fissato dalla legge per l&#8217;esercizio del potere inibitorio da parte dell&#8217;Amministrazione, questi avrebbe potuto proporre un&#8217;azione di accertamento al giudice amministrativo diretta ad ottenere una pronuncia di verifica dell&#8217;insussistenza dei presupposti di legge per l&#8217;esercizio dell&#8217;attività oggetto della denuncia. Laddove, invece, il terzo si fosse ritenuto leso dallo svolgimento dell&#8217;attività e dal mancato esercizio del potere inibitorio, venendo in rilievo un provvedimento tacito negativo (silenzio-diniego), questi si sarebbe potuto tutelare attraverso un&#8217;azione impugnatoria ai sensi dell&#8217;art. 29 c.p.a.</div>
<p>&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
<div id="ftn72"><a href="#_ftnref72" name="_ftn72" title="">[72]</a>&nbsp;&nbsp;&nbsp; AUBY-PERINET MARQUET-NOGUELLOU, <em>Droit de l&#8217;urbanisme et de la construction</em>, cit. 494.</div>
</div>
<hr />
<p>Note</p>
<p>Views: 0</p><p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/le-politiche-di-semplificazione-amministrativa-in-francia-con-particolare-riferimento-al-silenzio-assenso-e-al-regime-della-declaration-prealable/">Le politiche di semplificazione amministrativa in Francia, con particolare riferimento al silenzio-assenso e al regime della déclaration préalable</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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