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	<title>Antonello Cherchi Archivi - Giustamm</title>
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	<title>Antonello Cherchi Archivi - Giustamm</title>
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		<title>Sezioni stralcio affidate a magistrati in pensione e professori universitari</title>
		<link>https://www.giustamm.it/dottrina/sezioni-stralcio-affidate-a-magistrati-in-pensione-e-professori-universitari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:24:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/sezioni-stralcio-affidate-a-magistrati-in-pensione-e-professori-universitari/">Sezioni stralcio affidate a magistrati in pensione e professori universitari</a></p>
<p>Sezioni stralcio affidate a magistrati in pensione e professori universitari, ai quali spetterà il compito di tagliare in cinque anni l’imponente contenzioso arretrato (oltre 900mila ricorsi tra Tar e Consiglio di Stato) che affligge il processo amministrativo. Aumento degli organici &#8220;togati&#8221;: il primo grado potrà contare su 120 nuovi giudici</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/sezioni-stralcio-affidate-a-magistrati-in-pensione-e-professori-universitari/">Sezioni stralcio affidate a magistrati in pensione e professori universitari</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/sezioni-stralcio-affidate-a-magistrati-in-pensione-e-professori-universitari/">Sezioni stralcio affidate a magistrati in pensione e professori universitari</a></p>
<p>Sezioni stralcio affidate a magistrati in pensione e professori universitari, ai quali spetterà il compito di tagliare in cinque anni l’imponente contenzioso arretrato (oltre 900mila ricorsi tra Tar e Consiglio di Stato) che affligge il processo amministrativo. Aumento degli organici &#8220;togati&#8221;: il primo grado potrà contare su 120 nuovi giudici (di cui 60 già previsti dalla legge 205/2000) e l’appello su 33 (di cui 13 già contemplati nella legge 205). Assunzione di personale amministrativo, con la creazione di nuove figure professionali, dall’assistente informatico al funzionario istruttore del fascicolo, a cui spetterà collaborare con il magistrato nella preparazione del caso.</p>
<p>Un pacchetto di iniziative su cui il ministero della Funzione pubblica, l’Associazione magistrati del Consiglio di Stato e l’Anma (l’Associazione a cui fanno capo i giudici Tar) hanno già raggiunto un’intesa di massima. Dopo lo sciopero-fiume annunciato e in parte realizzato dalle toghe di primo grado — partito il 2 novembre, si è concluso lunedì scorso, ma nelle intenzioni originarie sarebbe dovuto andare avanti fino agli inizi di gennaio —, il tavolo di lavoro sui problemi della giustizia amministrativa inizia a dare i suoi frutti.</p>
<p>Sono bastate poche sedute per mettere d’accordo tutti. D’altra parte, «le proposte del Governo si conoscevano da tempo», sottolinea il ministro della Funzione pubblica, Franco Bassanini (si veda anche l’articolo sotto). E se le risorse finanziarie (58 miliardi) per attuare gli interventi saranno inserite nella manovra di fine anno, per dare invece corpo legislativo alle iniziative si dovrà ricorrere a un disegno di legge. «Così sarà per le sezioni stralcio e l’istituzione di figure professionali — spiega Bassanini —. Un disegno di legge che, se l’accordo tra le parti non verrà meno, potrà conoscere un iter rapido».</p>
<p>Accordo che, però, non sembra temere rischi. «Sulle sezioni stralcio — afferma Gabriella De Michele, presidente dell’Anma — abbiamo sottoposto al ministro una nostra proposta. Viene previsto che ne facciano parte i magistrati in pensione, a cui affidare le cause pendenti depositate entro il 31 dicembre ’96. A cominciare da quelle più vecchie. Sarà il Consiglio di presidenza, il nostro organo di autogoverno, a decidere di volta in volta se limitare il settore di intervento delle sezioni stralcio. Ci possono, infatti, essere tribunali che hanno, per esempio, un grosso arretrato in materia di pubblico impiego, altri che invece sono afflitti da altre materie».</p>
<p>«Sulle sezioni stralcio — sottolinea Corrado Calabrò, presidente dell’associazione dei magistrati del Consiglio di Stato — siamo d’accordo, purché sia un’iniziativa a termine: non si deve andare oltre i cinque anni. Prevalentemente, dovrebbero essere costituite da magistrati in pensione e professori universitari, sia a riposo sia in attività».</p>
<p>L’istituzione delle sezioni stralcio consentirà di prendere fiato in attesa di effettuare il reclutamento dei nuovi magistrati. I primi rinforzi, infatti, non potranno arrivare se non tra due anni: il tempo necessario per indire il concorso e svolgere le selezioni. Una boccata di ossigeno potrà, inoltre, venire dall’aumento del personale amministrativo e dall’introduzione di figure specializzate. I magistrati spingono per ottenere assistenti in grado di preparare il dossier del processo, in modo da velocizzare le cause. Il Governo si è detto disponibile e ha anche stanziato due miliardi per la formazione di queste nuove figure.</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/sezioni-stralcio-affidate-a-magistrati-in-pensione-e-professori-universitari/">Sezioni stralcio affidate a magistrati in pensione e professori universitari</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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		<title>Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa &#8211; Sezioni stralcio per tagliare 900mila cause &#8211; D’accordo Funzione pubblica, Tar e Consiglio di Stato: ne faranno parte magistrati e professori &#8211;  È previsto anche l’aumento degli organici e l’introduzione di figure specializzate che possano collaborare a fianco dei giudici</title>
		<link>https://www.giustamm.it/dottrina/consiglio-di-presidenza-della-giustizia-amministrativa-sezioni-stralcio-per-tagliare-900mila-cause-daccordo-funzione-pubblica-tar-e-consiglio-di-stato-ne-faranno-parte-magistrati-e-prof/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:24:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/consiglio-di-presidenza-della-giustizia-amministrativa-sezioni-stralcio-per-tagliare-900mila-cause-daccordo-funzione-pubblica-tar-e-consiglio-di-stato-ne-faranno-parte-magistrati-e-prof/">Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa &#8211; Sezioni stralcio per tagliare 900mila cause &#8211; D’accordo Funzione pubblica, Tar e Consiglio di Stato: ne faranno parte magistrati e professori &#8211;  È previsto anche l’aumento degli organici e l’introduzione di figure specializzate che possano collaborare a fianco dei giudici</a></p>
<p>Il Sole 24 Ore, 11 Dicembre 2000 &#8211; norme e tributi) Sezioni stralcio affidate a magistrati in pensione e professori universitari, ai quali spetterà il compito di tagliare in cinque anni l’imponente contenzioso arretrato (oltre 900mila ricorsi tra Tar e Consiglio di Stato) che affligge il processo amministrativo. Aumento degli</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/consiglio-di-presidenza-della-giustizia-amministrativa-sezioni-stralcio-per-tagliare-900mila-cause-daccordo-funzione-pubblica-tar-e-consiglio-di-stato-ne-faranno-parte-magistrati-e-prof/">Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa &#8211; Sezioni stralcio per tagliare 900mila cause &#8211; D’accordo Funzione pubblica, Tar e Consiglio di Stato: ne faranno parte magistrati e professori &#8211;  È previsto anche l’aumento degli organici e l’introduzione di figure specializzate che possano collaborare a fianco dei giudici</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/consiglio-di-presidenza-della-giustizia-amministrativa-sezioni-stralcio-per-tagliare-900mila-cause-daccordo-funzione-pubblica-tar-e-consiglio-di-stato-ne-faranno-parte-magistrati-e-prof/">Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa &#8211; Sezioni stralcio per tagliare 900mila cause &#8211; D’accordo Funzione pubblica, Tar e Consiglio di Stato: ne faranno parte magistrati e professori &#8211;  È previsto anche l’aumento degli organici e l’introduzione di figure specializzate che possano collaborare a fianco dei giudici</a></p>
<p>Il Sole 24 Ore, 11 Dicembre 2000 &#8211; norme e tributi) </p>
<p>Sezioni stralcio affidate a magistrati in pensione e professori universitari, ai quali spetterà il compito di tagliare in cinque anni l’imponente contenzioso arretrato (oltre 900mila ricorsi tra Tar e Consiglio di Stato) che affligge il processo amministrativo. Aumento degli organici &#8220;togati&#8221;: il primo grado potrà contare su 120 nuovi giudici (di cui 60 già previsti dalla legge 205/2000) e l’appello su 33 (di cui 13 già contemplati nella legge 205). Assunzione di personale amministrativo, con la creazione di nuove figure professionali, dall’assistente informatico al funzionario istruttore del fascicolo, a cui spetterà collaborare con il magistrato nella preparazione del caso.</p>
<p>Un pacchetto di iniziative su cui il ministero della Funzione pubblica, l’Associazione magistrati del Consiglio di Stato e l’Anma (l’Associazione a cui fanno capo i giudici Tar) hanno già raggiunto un’intesa di massima. Dopo lo sciopero-fiume annunciato e in parte realizzato dalle toghe di primo grado — partito il 2 novembre, si è concluso lunedì scorso, ma nelle intenzioni originarie sarebbe dovuto andare avanti fino agli inizi di gennaio —, il tavolo di lavoro sui problemi della giustizia amministrativa inizia a dare i suoi frutti.</p>
<p>Sono bastate poche sedute per mettere d’accordo tutti. D’altra parte, «le proposte del Governo si conoscevano da tempo», sottolinea il ministro della Funzione pubblica, Franco Bassanini (si veda anche l’articolo sotto). E se le risorse finanziarie (58 miliardi) per attuare gli interventi saranno inserite nella manovra di fine anno, per dare invece corpo legislativo alle iniziative si dovrà ricorrere a un disegno di legge. «Così sarà per le sezioni stralcio e l’istituzione di figure professionali — spiega Bassanini —. Un disegno di legge che, se l’accordo tra le parti non verrà meno, potrà conoscere un iter rapido».</p>
<p>Accordo che, però, non sembra temere rischi. «Sulle sezioni stralcio — afferma Gabriella De Michele, presidente dell’Anma — abbiamo sottoposto al ministro una nostra proposta. Viene previsto che ne facciano parte i magistrati in pensione, a cui affidare le cause pendenti depositate entro il 31 dicembre ’96. A cominciare da quelle più vecchie. Sarà il Consiglio di presidenza, il nostro organo di autogoverno, a decidere di volta in volta se limitare il settore di intervento delle sezioni stralcio. Ci possono, infatti, essere tribunali che hanno, per esempio, un grosso arretrato in materia di pubblico impiego, altri che invece sono afflitti da altre materie».</p>
<p>«Sulle sezioni stralcio — sottolinea Corrado Calabrò, presidente dell’associazione dei magistrati del Consiglio di Stato — siamo d’accordo, purché sia un’iniziativa a termine: non si deve andare oltre i cinque anni. Prevalentemente, dovrebbero essere costituite da magistrati in pensione e professori universitari, sia a riposo sia in attività».</p>
<p>L’istituzione delle sezioni stralcio consentirà di prendere fiato in attesa di effettuare il reclutamento dei nuovi magistrati. I primi rinforzi, infatti, non potranno arrivare se non tra due anni: il tempo necessario per indire il concorso e svolgere le selezioni. Una boccata di ossigeno potrà, inoltre, venire dall’aumento del personale amministrativo e dall’introduzione di figure specializzate. I magistrati spingono per ottenere assistenti in grado di preparare il dossier del processo, in modo da velocizzare le cause. Il Governo si è detto disponibile e ha anche stanziato due miliardi per la formazione di queste nuove figure.</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/consiglio-di-presidenza-della-giustizia-amministrativa-sezioni-stralcio-per-tagliare-900mila-cause-daccordo-funzione-pubblica-tar-e-consiglio-di-stato-ne-faranno-parte-magistrati-e-prof/">Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa &#8211; Sezioni stralcio per tagliare 900mila cause &#8211; D’accordo Funzione pubblica, Tar e Consiglio di Stato: ne faranno parte magistrati e professori &#8211;  È previsto anche l’aumento degli organici e l’introduzione di figure specializzate che possano collaborare a fianco dei giudici</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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		<item>
		<title>I magistrati rispondono alle critiche del presidente del Consiglio sulle opere pubbliche bloccate a causa delle «sospensive» Tar, giudici contro D’Alema</title>
		<link>https://www.giustamm.it/dottrina/i-magistrati-rispondono-alle-critiche-del-presidente-del-consiglio-sulle-opere-pubbliche-bloccate-a-causa-delle-sospensive-tar-giudici-contro-dalema/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:20:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/i-magistrati-rispondono-alle-critiche-del-presidente-del-consiglio-sulle-opere-pubbliche-bloccate-a-causa-delle-sospensive-tar-giudici-contro-dalema/">I magistrati rispondono alle critiche del presidente del Consiglio sulle opere pubbliche bloccate a causa delle «sospensive» Tar, giudici contro D’Alema</a></p>
<p>(Il Sole 24 Ore, 21 ottobre 1999 &#8211; Norme e tributi) ROMA — «Chiedo al Governo di portarmi un esempio, un solo esempio, di opera pubblica bloccata, dalla fine del ’97 a oggi, a causa delle sospensive concesse dal giudice amministrativo». È seccata Linda Sandulli, segretario dell’Associazione nazionale magistrati amministrativi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/i-magistrati-rispondono-alle-critiche-del-presidente-del-consiglio-sulle-opere-pubbliche-bloccate-a-causa-delle-sospensive-tar-giudici-contro-dalema/">I magistrati rispondono alle critiche del presidente del Consiglio sulle opere pubbliche bloccate a causa delle «sospensive» Tar, giudici contro D’Alema</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/i-magistrati-rispondono-alle-critiche-del-presidente-del-consiglio-sulle-opere-pubbliche-bloccate-a-causa-delle-sospensive-tar-giudici-contro-dalema/">I magistrati rispondono alle critiche del presidente del Consiglio sulle opere pubbliche bloccate a causa delle «sospensive» Tar, giudici contro D’Alema</a></p>
<p>(Il Sole 24 Ore, 21 ottobre 1999 &#8211; Norme e tributi) </p>
<p>ROMA — «Chiedo al Governo di portarmi un esempio, un solo esempio, di opera pubblica bloccata, dalla fine del ’97 a oggi, a causa delle sospensive concesse dal giudice amministrativo». È seccata Linda Sandulli, segretario dell’Associazione nazionale magistrati amministrativi (Anma), di dover rispondere agli attacchi che l’Esecutivo muove periodicamente ai Tar. Qualche mese fa era stato il ministro dei Lavori pubblici, Enrico Micheli, a puntare il dito contro le lungaggini della giustizia amministrativa, questa volta le critiche sono arrivate direttamente dal premier, Massimo D’Alema (si veda «Il Sole-24 Ore» del 13 ottobre).</p>
<p>«Ma lo sa il nostro Governo — incalza la Sandulli — che ben due leggi prevedono procedure veloci proprio in materia di appalti pubblici?». Il riferimento è all’articolo 31-bis della legge 109/94 (la legge Merloni), il quale stabilisce che nella camera di consiglio fissata per discutere la sospensiva, le parti possono chiedere di esaminare la questione nel merito e, in questo caso, l’udienza viene fissata entro 60 giorni. Tempi rapidi anche per conoscere il dispositivo della sentenza, che deve essere reso noto entro sette giorni.</p>
<p>Nel ’97 è poi arrivata la legge 135, di conversione del decreto legge 67 (cosiddetto &#8220;salvacantieri&#8221;), che all’articolo 19 ha previsto altre procedure snelle, sempre in materia di appalti pubblici. Infatti, già in sede di discussione dell’ordinanza cautelare il giudice può decidere — se ritiene che il caso sia sufficientemente istruito — di intervenire con una sentenza abbreviata. Se invece accorda la sospensiva, allora l’udienza di merito deve essere fissata entro 60 giorni. Termini che valgono anche per l’appello davanti al Consiglio di Stato.</p>
<p>«Quando si parla di ordinanze cautelari che spostano i tempi delle opere pubbliche all’infinito — afferma il segretario dell’Anma — significa una sola cosa: essere disposti ad accettare l’idea che i magistrati viòlino le leggi, dato che queste dispongono termini perentori. E sfido chiunque a dimostrarlo. Mi sento di garantire che la stragrande maggioranza dei Tar rispettano le scadenze. Lo stesso accade con i processi in materia elettorale e con quelli per le espulsioni di stranieri, procedimenti dove sono ugualmente richiesti tempi stretti di decisione».</p>
<p>A conforto delle parole, Linda Sandulli cita i dati di due grandi Tribunali: quello di Palermo e Roma. A Palermo la prima sezione ha ricevuto, dall’inizio di gennaio al 31 marzo ’99, 55 ricorsi, per 19 dei quali la sospensiva è stata accolta. Il tempo medio per la fissazione dell’udienza di merito è di un mese e 15 giorni. A Roma, il Tar ha ricevuto, dal 1° gennaio ’97 al 30 aprile ’99, 68 richieste di sospensiva in materia di appalti pubblici, accordata in 12 casi. I lavori per il Giubileo hanno invece prodotto, sempre nello stesso periodo, 27 ricorsi, uno solo dei quali ha ottenuto la sospensiva. Tutti i procedimenti hanno avuto la corsia preferenziale e sono stati rispettati — assicurano al Tar — i termini della legge 135.</p>
<p>«Non c’è dubbio — commenta la Sandulli — che il valore della giustizia stia anche nella rapidità. Ma il legislatore vuol fare le nozze con i fichi secchi: con il disegno di legge all’esame della Camera (fermo da metà settembre alla commissione Giustizia, ndr) intende ridurre ulteriormente i tempi dei processi, dimenticandosi che i magistrati Tar sono solo 300 e le strutture sono inadeguate. Il fatto è che il Governo è solerte nel criticare, meno quando si tratta di trovare le soluzioni a evidenti carenze degli uffici pubblici».</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>(Il Sole 24 Ore, 21 ottobre 1999 &#8211; Norme e tributi)</p>
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		<item>
		<title>Lo stipendio galleggia (e sale)</title>
		<link>https://www.giustamm.it/dottrina/lo-stipendio-galleggia-e-sale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:20:30 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.giustamm.it/dottrina/lo-stipendio-galleggia-e-sale/</guid>

					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/lo-stipendio-galleggia-e-sale/">Lo stipendio galleggia (e sale)</a></p>
<p>(Il Sole 24 Ore, 29 Ottobre 1999 &#8211; Prima pagina) ROMA — Andati a fondo sette anni fa, i super-stipendi dei grand commis tornano a &#8220;galleggiare&#8221;. A riportarli in superficie è l’abilità leguleia e la perseveranza di nove giovani consiglieri di Stato, che hanno presentato un ricorso straordinario al Capo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/lo-stipendio-galleggia-e-sale/">Lo stipendio galleggia (e sale)</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/lo-stipendio-galleggia-e-sale/">Lo stipendio galleggia (e sale)</a></p>
<p>(Il Sole 24 Ore, 29 Ottobre 1999 &#8211; Prima pagina)</p>
<p>ROMA — Andati a fondo sette anni fa, i super-stipendi dei grand commis tornano a &#8220;galleggiare&#8221;. A riportarli in superficie è l’abilità leguleia e la perseveranza di nove giovani consiglieri di Stato, che hanno presentato un ricorso straordinario al Capo dello Stato.</p>
<p>Batti e ribatti, prima o poi i risultati arrivano. E così dopo due anni l’allineamento di stipendio a quello dei colleghi con più anni di servizio — e, di conseguenza, con una busta paga più pesante — è ora cosa fatta. Ciampi ha firmato il decreto che fa rivivere il tanto vituperato &#8220;galleggiamento&#8221;. Lo ha fatto dopo il parere positivo del Consiglio di Stato, pronunciato sulla base di una norma dell’84 studiata per i magistrati ordinari e che si pensava morta e sepolta.</p>
<p>È un giochino fatto in casa, accusa l’Associazione nazionale magistrati amministrativi (che raggruppa i giudici dei Tar). E per questo ha chiesto l’intervento del presidente del Consiglio Massimo D’Alema e del ministro del Tesoro Giuliano Amato, paventando i pesanti riflessi sulla spesa pubblica e la pericolosa reazione a catena.</p>
<p>Ma dal Consiglio di Stato replicano: non si tratta del vecchio allineamento stipendiale, bensì di un meccanismo che premia i vincitori del concorso di accesso a Palazzo Spada, riequilibrando le sorti tra chi è più avanti nella carriera (ma più giovane) e chi, entrato dopo, ha maggiore anzianità di servizio e, dunque, stipendi più elevati.</p>
<p>A indurre i nove consiglieri di Palazzo Spada a presentare un ricorso straordinario al Capo dello Stato è stata la convinzione che alla loro situazione di giovani giudici vincitori di concorso — sorpassati economicamente da colleghi più anziani, ma arrivati al Consiglio di Stato successivamente — si potesse applicare l’articolo 4, comma 9, della legge 425/84. Norma studiata quando esisteva il concorso per l’accesso in Cassazione e che aveva lo scopo di riconoscere un’anzianità economica «pari a quella del magistrato di pari qualifica con maggiore anzianità effettiva che lo segue in ruolo».</p>
<p>Come vuole la procedura, il Quirinale ha chiesto il parere del Consiglio di Stato, che ha dato il via libera all’applicazione della disposizione dell’84. A quel punto il Presidente della Repubblica avrebbe dovuto firmare il decreto e ripristinare il galleggiamento, affossato nel ’92. Ma, la presidenza del Consiglio, a cui spetta istruire la pratica, non ha dato corso. Per pudicizia, fanno capire tanto i magistrati dei Tar che un’interpellanza parlamentare (primo firmatario Marco Boato) presentata qualche giorno fa sull’argomento.</p>
<p>Di recente, però, Palazzo Chigi ha deciso di riprendere in mano le carte e le ha rinviate al Consiglio di Stato per un riesame. Non prima, però, di aver tentato la strada parlamentare. Un emendamento presentato di soppiatto a inizi di aprile al disegno di legge sulla riforma della giustizia amministrativa (ancora in discussione), si proponeva lo stesso scopo. Anche quella volta ci fu la levata di scudi dei magistrati Tar e l’emendamento venne ritirato.</p>
<p>Allora si è ritornati alla vecchia strada. Ma Palazzo Spada questa volta ha fatto sapere che non c’era niente da riesaminare e pertanto ha dichiarato la richiesta inammissibile. La pratica ha quindi potuto prendere la via del Colle e il Presidente Ciampi ha posto fine alla vicenda firmando il decreto che permetterà ai nove ricorrenti di galleggiare.</p>
<p>Antonello Cherchi</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>(Il Sole 24 Ore, 29 Ottobre 1999 &#8211; Prima pagina)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/lo-stipendio-galleggia-e-sale/">Lo stipendio galleggia (e sale)</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il Consiglio di Stato estende l’accesso agli atti sui servizi pubblici trasparenza totale</title>
		<link>https://www.giustamm.it/dottrina/il-consiglio-di-stato-estende-laccesso-agli-atti-sui-servizi-pubblici-trasparenza-totale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:20:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/il-consiglio-di-stato-estende-laccesso-agli-atti-sui-servizi-pubblici-trasparenza-totale/">Il Consiglio di Stato estende l’accesso agli atti sui servizi pubblici trasparenza totale</a></p>
<p>(Il Sole 24 Ore &#8211; Giovedì 29 aprile 1999 &#8211; Norme e tributi) ROMA — La trasparenza non conosce le sottili differenze dei codici. Dunque, sia che l’attività abbia natura pubblicistica o privatistica, la pubblica amministrazione deve comunque garantire l’accesso agli atti, in modo da tener fede al principio sancito</p>
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<p>(Il Sole 24 Ore &#8211; Giovedì 29 aprile 1999 &#8211; Norme e tributi)</p>
<p>ROMA — La trasparenza non conosce le sottili differenze dei codici. Dunque, sia che l’attività abbia natura pubblicistica o privatistica, la pubblica amministrazione deve comunque garantire l’accesso agli atti, in modo da tener fede al principio sancito dall’articolo 97 della Costituzione del buon andamento e dell’imparzialità dei pubblici uffici. Principio che deve essere tenuto ben presente anche dai privati che gestiscono servizi di interesse pubblico, i quali non possono sottrarsi alle regole sulla trasparenza fissate dalla legge 241 del ’90.</p>
<p>L’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato, chiamata a scegliere tra una applicazione restrittiva della trasparenza (il diritto di accesso si applica solo quando l’ufficio esercita con strumenti pubblicistici) e una estensiva (la regola vale anche quando la pubblica amministrazione agisce secondo il diritto privato), ha scelto la seconda possibilità. Con la decisone 4/99 ha risolto il conflitto giurisprudenziale che si era creato al Consiglio di Stato, affermando che «l’istituto dell’accesso trova applicazione nei confronti di ogni tipologia di attività della pubblica amministrazione».</p>
<p>«Ogni attività dell’amministrazione — ha specificato l’Adunanza plenaria —, anche quando le leggi amministrative consentono l’utilizzazione di istituti del diritto privato, è vincolata all’interesse collettivo, in quanto deve tendere alla sua cura concreta, mediante atti e comportamenti comunque finalizzati al perseguimento dell’interesse generale».</p>
<p>Ed è per questo che l’articolo 22 della legge 241, che disciplina il diritto di accesso, si applica sempre, anche agli atti di diritto privato. Proprio perché l’attività amministrativa è «configurabile non solo quando l’amministrazione eserciti pubbliche funzioni e poteri autoritativi, ma anche quando essa (nei limiti consentiti dall’ordinamento) persegua le proprie finalità istituzionali mediante un’attività sottoposta, in tutto o in parte, alla disciplina prevista per i rapporti tra i soggetti privati (anche quando gestisca un servizio pubblico o amministri il proprio patrimonio o il proprio personale)».</p>
<p>D’altra parte, la legge 241 non ha introdotto alcuna deroga «alla generale operatività dei principi della trasparenza e dell’imparzialità», così come non ha garantito «alcuna &#8220;zona franca&#8221;» nei confronti dell’attività disciplinata dal diritto privato. Le indicazioni della legge 241 sono così in sintonia con la recente tendenza di ridurre il tradizionale divario, che riverbera poi sulla scelta del giudice a cui affidare i conflitti, tra atti amministrativi autoritativi e di diritto privato. Pertanto, puntualizza l’Adunanza plenaria, ai fini dell’accesso non solo non è importante se la disciplina sia pubblicistica o privatistica, ma neanche se, in caso di contenzioso, ci si rivolga al giudice ordinario o a quello amministrativo.</p>
<p>Il faro della trasparenza è l’interesse collettivo, quello stesso perseguito dall’articolo 97 della Costituzione. E l’interesse collettivo merita identica tutela anche nel caso di gestione dei servizi pubblici, «poco importando sotto tale aspetto se esso sia svolto da un soggetto pubblico o da un privato in regime di mercato e concorrenza o di esclusiva».</p>
<p>Infatti, anche l’attività degli enti pubblici economici e dei gestori di servizi pubblici, «quando si manifesta nella gestione di interessi pubblici», rientra nell’ambito di applicazione dell’articolo 97 della Costituzione: «Essa, pur se sottoposta di regola al diritto comune, è svolta, oltre che nell’interesse proprio, anche per soddisfare quelli della collettività ed ha rilievo pubblicistico, sicché si deve attenere ai principi della trasparenza e del buon andamento».<br />
Dunque, l’articolo 23 della legge 241, che disciplina l’accesso agli atti dei concessionari di servizi pubblici, si applica anche all’imprenditore privato gestore di un servizio pubblico. Deve, infatti, essere salvaguardato «l’interesse pubblico all’effettuazione di scelte corrette da parte del gestore, quando esse siano finalizzate all’organizzazione efficiente e alla qualità del servizio».</p>
<p>Secondo questi principi, le Ferrovie dello Stato, per quanto privatizzate, devono consentire al proprio dipendente di accedere agli atti relativi a un corso di formazione per quadri. È indubbio — hanno concluso i giudici — che il rispetto della trasparenza dei concorsi indetti dalle Fs (che si erano appellate al Consiglio di Stato) coinvolge interessi di natura pubblicistica e contribuisce a «instaurare corretti rapporti, anche di natura sindacale, tra le società e i propri dipendenti, con potenziali riduzioni di tensioni e proteste e con la conseguente maggiore qualità, funzionalità ed efficienza del servizio».</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>(Il Sole 24 Ore &#8211; Giovedì 29 aprile 1999 &#8211; Norme e tributi)</p>
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		<title>Tra riservatezza e diritto di accesso un equilibrio sempre più precario</title>
		<link>https://www.giustamm.it/dottrina/tra-riservatezza-e-diritto-di-accesso-un-equilibrio-sempre-piu-precario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:20:26 +0000</pubDate>
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<p>Il Sole 24 Ore &#8211; Venerdì 5 febbraio 1999 &#8211; Norme e tributi V. anche il testo della sentenza del CdS, Sez. VI, 26 gennaio 1999 n. 59 (con un breve commento). ROMA — Tra diritto alla privacy e diritto di accesso agli atti amministrativi l’equilibrio si fa un po’</p>
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<p>Il Sole 24 Ore &#8211; Venerdì 5 febbraio 1999 &#8211; Norme e tributi</p>
<p>V. anche il testo della sentenza del CdS, Sez. VI, <a href="http://www.giust.it/cds1/constato6_1999-0059.htm">26 gennaio 1999 n. 59</a> (con un breve commento).</p>
<p>ROMA — Tra diritto alla privacy e diritto di accesso agli atti amministrativi l’equilibrio si fa un po’ più precario dopo la decisione 59/99 della sesta sezione del Consiglio di Stato, che ha privilegiato il primo a scapito della conoscenza dei documenti custoditi da un ufficio pubblico (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri). In passato, invece, i giudici amministrativi avevano sostenuto a più riprese la priorità, seppure con le dovute cautele, della trasparenza amministrativa.</p>
<p>Principio suggellato dal verdetto del massimo consesso di Palazzo Spada: «non sembra esservi dubbio — aveva affermato l’Adunanza plenaria nella decisione 5/97 — che nel conflitto tra accesso e riservatezza di terzi la normativa statale abbia dato prevalenza al primo, allorché sia necessario per curare e difendere i propri interessi giuridici».</p>
<p>E proprio per esigenze di difesa una ditta privata aveva chiesto all’Inail di accedere alla documentazione clinica di due dipendenti. Si trattava, infatti, di intervenire nel procedimento per il riconoscimento come patologie professionali delle malattie contratte dai due lavoratori.</p>
<p>Contrariamente a quanto sostenuto dal Tar, la sesta sezione del Consiglio di Stato ha ravvisato nella legge 675/96 sulla privacy un «ostacolo insormontabile» alle richieste di accesso dell’azienda. I giudici hanno prima chiarito che per quanto l’articolo 43, comma 2, della legge 675 faccia salva la normativa in materia di trasparenza amministrativa, questo non significa che le regole sulla privacy non proiettino nuova luce sul diritto di accesso. In particolare quando, come nel caso in questione, siano in ballo dati di carattere sanitario, tutelati con particolare attenzione dall’articolo 22 della legge 675.</p>
<p>«Dopo l’entrata in vigore della legge 675 — hanno spiegato i giudici — nel caso di richiesta di accesso a documenti contenenti dati personali sensibili relativi a terzi posseduti da una pubblica amministrazione, il diritto alla difesa prevale su quello alla riservatezza solo se una disposizione di legge espressamente consente al soggetto pubblico di comunicare a privati i dati oggetto della richiesta».</p>
<p>Il riferimento è all’articolo 27, comma 3, della legge sulla privacy e a nulla può servire il fatto che i datori di lavoro solitamente gestiscano, sia pure con il tramite del medico designato, i dati sanitari dei dipendenti. Nel caso della richiesta inoltrata all’Inail, infatti, non esiste alcuna legge che consenta all’istituto di far conoscere all’esterno le cartelle cliniche custodite.</p>
<p>E non vale neppure il rilievo del Tar circa il fatto che, diversamente da quello alla privacy, il diritto di difesa abbia rilievo costituzionale. «Il diritto alla difesa — ha risposto il Consiglio di Stato — non deve essere assolutizzato rispetto a quello alla riservatezza, dovendo l’amministrazione adottare tutte le precauzioni necessarie per limitare al minimo le lesioni che a quest’ultimo possono derivare dall’esercizio del diritto di difesa».</p>
<p>Antonello Cherchi</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>Il Sole 24 Ore &#8211; Venerdì 5 febbraio 1999 &#8211; Norme e tributi</p>
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