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	<title>Aldo Rizzo Archivi - Giustamm</title>
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		<title>Costituzioni, i casi Francia e Israele  Cattivi modelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:20:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/costituzioni-i-casi-francia-e-israele-cattivi-modelli/">Costituzioni, i casi Francia e Israele  Cattivi modelli</a></p>
<p>(La Stampa, 4 marzo 2000) Due modelli costituzionali stranieri, ai quali ha guardato e ancora guarda il dibattito politico italiano, hanno dato nei giorni scorsi cattiva prova di sè. I due modelli sono quello israeliano e quello francese. In Israele, come si sa, vige dal 1996 l’elezione diretta del primo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.giustamm.it/dottrina/costituzioni-i-casi-francia-e-israele-cattivi-modelli/">Costituzioni, i casi Francia e Israele  Cattivi modelli</a> proviene da <a href="https://www.giustamm.it">Giustamm</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/costituzioni-i-casi-francia-e-israele-cattivi-modelli/">Costituzioni, i casi Francia e Israele  Cattivi modelli</a></p>
<p>(La Stampa, 4 marzo 2000) </p>
<p>Due modelli costituzionali stranieri, ai quali ha guardato e ancora guarda il dibattito politico italiano, hanno dato nei giorni scorsi cattiva prova di sè. I due modelli sono quello israeliano e quello francese. In Israele, come si sa, vige dal 1996 l’elezione diretta del primo ministro: ciò che in Italia chiamiamo «premierato». Essa fu ovviamente introdotta per assicurare una maggiore stabilità politica. Il primo a beneficiarne fu il leader della destra, Netanyahu. Il quale dovette però fare i conti con una maggioranza parlamentare talmente composita e rissosa da rendere necessarie nuove elezioni, che l’anno scorso diedero la vittoria al leader della sinistra, Barak.</p>
<p>Ebbene, la maggioranza raccolta da Barak nella Knesset si è rivelata non meno eterogenea e discorde. Ben tre partiti su sei si sono espressi, mercoledì scorso, contro il primo ministro, su un tema cruciale come il negoziato di pace con la Siria. Che va avanti comunque, ma si vedrà con quali problemi per il leader laborista. L’altro episodio, quello francese, riguarda anch’esso il Medio Oriente, ma vale, più in generale, per la politica estera di Parigi. Jospin contro Chirac, e viceversa, sulla linea francese tra arabi e israeliani, e indirettamente sulle rispettive competenze, o quote di potere, nella cosiddetta Repubblica semipresidenziale. La «coabitazione» tra un capo dello Stato di centrodestra e un premier di centrosinistra si rivelerà ancora più ardua con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali, che vedranno entrambi direttamente candidati. </p>
<p>C’è un terzo episodio, di tutt’altro segno, in Germania. Lì c’è un «vecchio» sistema parlamentare, che ha mostrato di reggere bene, con le elezioni nello Schleswig-Holstein, allo sconquasso della Tangentopoli democristiana. La Cdu è stata ragionevolmente punita, ma il «regime» bipolare, e fondamentalmente bipartitico, che ha finora dato stabilità alla democrazia tedesca, non è stato messo in discussione. Vuol dire che la salvezza, anche per noi, è in un «proporzionale», corretto dagli «sbarramenti»? Non esattamente. Per aspirare, in Italia, con decine di partiti, a quel tipo di stabilità, è probabilmente necessario un più netto «maggioritario». Ma è vero che, invece di escogitare nuove ricette costituzionali, basta la volontà politica di semplificare e razionalizzare gli schieramenti. Ciò che in Italia ancora non si vede.</p>
<hr />
<p>Note</p>
<p>(La Stampa, 4 marzo 2000)</p>
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