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	<title>Commemorazione Archivi - Giustamm</title>
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		<title>Commemorazione Prof. Luciano Vandelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Giustamm.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 17:31:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/commemorazione-prof-luciano-vandelli/">Commemorazione Prof. Luciano Vandelli</a></p>
<p>Il Dipartimento di Scienze Giuridiche nonché la Scuola di Specializzazione in Studi sull&#8217;Amministrazione Pubblica (SPISA) in persona dei rispettivi Direttori Prof.Michele Caianiello e Prof.Giuseppe Caia, mi hanno affidato il compito e l&#8217;onore di celebrare in questo luogo che è solenne espressione dei valori rappresentati dall&#8217;Alma Mater Studiorum, la figura di</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.giustamm.it/dottrina/commemorazione-prof-luciano-vandelli/">Commemorazione Prof. Luciano Vandelli</a></p>
<p>Il Dipartimento di Scienze Giuridiche nonché la Scuola di Specializzazione in Studi sull&#8217;Amministrazione Pubblica (SPISA) in persona dei rispettivi Direttori Prof.Michele Caianiello e Prof.Giuseppe Caia, mi hanno affidato il compito e l&#8217;onore di celebrare in questo luogo che è solenne espressione dei valori rappresentati dall&#8217;Alma Mater Studiorum, la figura di Luciano Vandelli, quale accademico, quale studioso delle istituzioni, quale amico.<br /> Ovviamente sono estremamente colpito e addolorato dalla scomparsa di Luciano, che per me è stato un collega ed un amico fraterno per tantissimi anni, ma mi colpisce altrettanto emotivamente la circostanza che oggi siamo qui in tantissimi a ricordarlo, quasi senza soluzione di continuità con i festeggiamenti, non parlerei di celebrazioni che i suoi allievi prima, i colleghi spagnoli e la città di Bologna poi gli hanno dedicato a seguito della sua uscita dai ruoli dell&#8217;Università, a partire dalle due giornate di studio del 21-22 ottobre 2016 in onore di Luciano su &#8220;Istituzioni, riforme e ruolo del giurista&#8221; (i cui Atti sono oggi raccolti in un volume dei Quaderni dalla Spisa), alle celebrazioni nel gennaio scorso per il conferimento del dottorato <em>honoris causa</em> en Derecho da parte dell&#8217;Università di Barcellona, al recentissimo conferimento del Nettuno d&#8217;Oro della Città di Bologna. In tali felici occasioni, numerosi colleghi ed amici hanno avuto modo di esprimere il loro profondo e sincero apprezzamento sulla figura di Luciano Vandelli, e sulle sue indiscusse ed alte qualità sul piano scientifico, istituzionale ed umano.<br /> Per cui, non è per me agevole in questa sede ed in relazione al carattere solenne che tale celebrazione assume, poter estrapolare dal laborioso e poliedrico percorso di vita di Luciano elementi caratterizzanti la sua personalità che già altri non abbiano messo in evidenza.<br /> Mi sia consentito dunque di prendere avvio dalla figura di Luciano quale collega e soprattutto quale amico, perché il nostro rapporto sin dal 1970, anno nel quale sia pure in sessioni diverse (se non sbaglio a febbraio Luciano e a novembre io) abbiamo conseguito la laurea in Giurisprudenza ed abbiamo iniziato a collaborare presso la cattedra del Prof.Alessi e successivamente con il Prof.Roversi Monaco, si è sviluppato per oltre quarantacinque anni secondo percorsi accademici paralleli ed in larga parte differenti, sempre però improntato ad una solida e fraterna amicizia e a reciproca stima.<br /> Sin dall&#8217;inizio del suo percorso accademico, Luciano ha manifestato, al di là dell&#8217;apparente pacatezza, una vivacità, un fervore, una curiosità ed un desiderio di apprendere, di conoscere persone e cose, di studiare approfondendo le sue conoscenze giuridiche, fuori dal comune, frutto anche di un bagaglio culturale &#8211; lo si percepiva chiaramente &#8211; che si portava dietro dagli anni del liceo e, ovviamente, dell&#8217;Università.<br /> Trieste (ove fu inquadrato come assistente ordinario in uno degli ultimi concorsi, prima della soppressione di detta figura), Cagliari, Torino furono le prime tappe del suo girovagare, alla ricerca di nuove conoscenze e del suo arricchimento personale e poco più tardi la sua apertura internazionale Spagna, Francia, America latina, ove ha lasciato un segno indelebile, oltre che della sua incommensurabile cultura giuridica e non solo, della sua umanità, del suo senso etico, della sua passione democratica, della sua apertura al confronto e al dialogo, creando una fitta rete di rapporti di colleganza e di fraterna amicizia con tutti i più autorevoli amministrativisti spagnoli, francesi e dell&#8217;America latina. Basti pensare che la sua monografia sull&#8217;Ordinamento regionale spagnolo del 1980, poi tradotta in spagnolo nel 1982 reca il prologo di Eduardo Garcia de Enterria, sicuramente uno dei più autorevoli e conosciuti giuristi spagnoli del secolo scorso.<br /> Dopo queste parentesi internazionali, dedicate alla ricerca, alla comparazione, ma anche alla formazione (insegnamento come professore invitato o associato a Parigi, a Montpellier, Maitre de conference presso l&#8217;ENA, che hanno inciso significativamente sul completamento della sua formazione di studioso delle istituzioni secondo un metodo comparatistico ma attento anche alla ricostruzione storica; esperienze che Luciano ha continuato a coltivare sino a pochi mesi fa, con enorme fatica, ma con eroica sopportazione della malattia, che gli richiedeva uno sforzo fisico enorme, senza però incidere sulla sua vivacità intellettuale e sulla sua ferrea volontà di dare, di adoperarsi sino all&#8217;ultimo in favore di un reale processo di riforma delle istituzioni. Dopo quella iniziale parentesi internazionale, dicevo, Luciano ed io ci ritrovammo come professori associati nella Facoltà di Scienze Politiche di Bologna, per poi radicarci stabilmente, lui dal 1987 ed io dopo la lunga parentesi trentina nella Facoltà di Giurisprudenza di Bologna, poi dopo la riforma Gelmini Scuola di Giurisprudenza e Dipartimento di Scienze Giuridiche.<br /> Nel frattempo, Luciano ha vissuto le varie esperienze di amministratore pubblico, che hanno caratterizzato una determinata stagione della sua vita (Assessore agli affari istituzionali nella Giunta Vitali del Comune di Bologna, Vice Presidente della Provincia di Bologna, Assessore all&#8217;Innovazione Amministrativa e alle Autonomie Locali della Regione Emilia Romagna, cui è seguita da ultimo una ulteriore esperienza, in larga parte lontana dai suoi consueti interessi scientifici, quale componente e poi Vice Presidente del Consiglio di Giustizia Amministrativa). L&#8217;esperienza quale Amministratore regionale e locale (qualcuno, in altre occasioni ha parlato in proposito dell&#8217;esperienza politica di Luciano, in realtà, Luciano non è mai stato un politico, bensì un intellettuale, uno studioso delle e nelle istituzioni (cit.Gardini) prestato alla politica, chiamato a progettare e attuare soluzioni razionali preordinate a far funzionare meglio le istituzioni territoriali e soprattutto a porle realmente al servizio dei cittadini) ha consentito di cementare ulteriormente la sua vocazione di giurista riformatore, alla continua ricerca e alla implementazione di soluzioni atte a consentire alle istituzioni di ammodernarsi, di fronteggiare sempre nuove sfide.<br /> Durante tale parentesi, i nostri rapporti di amicizia e di collaborazione non sono venuti meno e soprattutto non è venuto meno, se non a tratti, il suo impegno per l&#8217;Università e nell&#8217;Università e, in particolare, per e nella SPISA, un grande amore per entrambi, sin dagli anni in cui, unico cattedratico di Diritto Amministrativo il Prof.Alessi, cattedra e Scuola costituivano un tutt&#8217;uno. E i grandi amori giovanili non vengono mai meno. Così come non è mai venuto meno l&#8217;Amore, molto protettivo, nei confronti dei Suoi Allievi e, altresì, della Città in cui è nato e vissuto. Ho ancora vividamente impresso nella memoria il suo affresco su Bologna, in occasione della Sua locuzione all&#8217;atto del conferimento del Nettuno d&#8217;oro, sui portici, che descrive con tratti quasi pittorici &#8220;<em>I portici ti proteggono, ti riparano, ti consentono di passeggiare tranquillamente&#038; E in più assumono forme diverse, tracciano ombre che cambiano in continuazione, disegnano sui pavimenti schemi rigorosi e curve fantasiose&#038; Per quanto mi riguarda, preferisco quelli dei vicoli, con le loro geometrie semplici, i soffitti bassi in legno, gli edifici che alternano sfumature rosseggianti, arancioni, ocra, gialle&#038;</em>&#8220;, proiettando poi il Suo discorso &#8211; e qui torna fuori l&#8217;intellettuale riformatore &#8211; sull&#8217;obiettivo Portici quale Patrimonio dell&#8217;Umanità, sui rapporti tra Città e Università, sugli studenti, sugli studenti fuori sede che sono di entrambe parte viva e pulsante.<br /> Luciano è stato poi per un triennio Direttore della Scuola e successivamente durante la mia Direzione, Luciano è stato per me, oltre che un Amico leale e fidato, un incommensurabile e insostituibile compagno di cordata per il suo apporto sul piano delle relazioni e dei rapporti internazionali sempre disponibile con grande generosità e prontezza a suggerire, proporre iniziative formative e di ricerca, individuando e contattando i relatori anche stranieri più qualificati, senza nulla pretendere in termini di visibilità per sé, in nome di quell&#8217;amore per l&#8217;istituzione Spisa che non è mai venuto meno, sino agli ultimi giorni della sua vita e che anche grazie a Lui ha acquisito una visibilità in ambito nazionale e internazionale ancora maggiore.<br /> Negli ultimi anni quando arrivavo alla Scuola, per assolvere ai miei doveri di Direttore, Luciano era spesso presente seduto alla scrivania della sua stanzetta a lavorare. Ci salutavamo con la confidenza che caratterizzava il nostro rapporto e Luciano sorrideva, con quel sorriso un po&#8217; sbilenco, ma rassicurante, che esprimeva tutta la Sua disponibilità e condivisione e che, credo, nessuno di noi potrà mai dimenticare.<br /> Non voglio qui ricordare la Sua straordinaria produzione scientifica e anche letteraria o le Sue altrettanto straordinarie capacità quale disegnatore e vignettista, frutto della Sua grande cultura e della Sua poliedrica intelligenza, o il Suo ruolo, discreto ma deciso e spesso determinante che lo ha visto partecipe delle grandi stagioni di riforme, da quella del &#8217;77 a quella del &#8217;90, del &#8217;97 quando la Riforma Bassanini ha provato a rilanciare l&#8217;idea di sussidiarietà, decentrando molte funzioni ai territori e riducendo quelle delle Amministrazioni centrali; alla Riforma Costituzionale del 2001 alla Madia del 2013, <strong>quanto</strong> il Suo essere intellettuale, giurista curioso ed eclettico capace di spaziare dal Diritto Amministrativo, alla Scienza dell&#8217;Amministrazione, alla Sociologia e alla Psicologia del Lavoro, un giurista per di più amante della parte umanistica e storica del diritto, dell&#8217;uomo e delle storie umane che stanno sullo sfondo delle norme giuridiche e soprattutto un giurista riformatore che ha posto come obiettivo e come aspirazione del suo incedere a cavallo tra opera scientifica e impegno civile e istituzionale la razionalizzazione del rapporto tra centro e periferia, tra istituzioni locali e cittadini, tant&#8217;è che anche quando si è occupato di Amministrazione nazionale si è posto sempre in un&#8217;ottica che privilegiava il riparto di competenza tra centro e autonomie o il ruolo che le istituzioni locali possono svolgere in seno alle amministrazioni nazionali.<br /> Non c&#8217;è dubbio, dunque, che lungo tutta la Sua vita Luciano Vandelli abbia operato come un autentico autonomista e, in proposito, mi piace ricordare una parte di un suo scritto, evidenziato da Nico Falcon nel suo intervento in occasione dei festeggiamenti in onore di Luciano del 2016 in cui invitava &#8220;<em>a muoversi con grande determinazione, nella razionalizzazione delle funzioni, nella semplificazione delle attività, nella distinzione dei ruoli e delle competenze dei vari livelli, ridisegnando gli elementi e i diritti che attengono al nucleo imprescindibile dell&#8217;unità giuridica ed economica del Paese in rapporto ai profili che richiedono opportunamente una differenziazione che rifletta le concrete esigenze e istanze dei territori, evitando al tempo stesso ogni tendenza a risolvere le incongruenze e i malfunzionamenti del sistema attraverso operazioni di nuova centralizzazione delle funzioni in capo allo Stato&#038;</em>&#8220;.<br /> Ma ancora più significativamente mi piace da ultimo ricordare i passi conclusivi della sua <em>lectio magistralis</em>, quasi una sorta di testamento spirituale, in occasione del recente conferimento del dottorato <em>honoris causa</em> in Derecho da parte dell&#8217;Università di Barcellona, in cui Luciano riflettendo sulle relazioni e trasformazioni dei poteri pubblici si sofferma da ultimo sulle trasformazioni dei tratti fondamentali del concetto stesso di autonomia secondo una logica collaborativa e dialogante. Dialogo tra poteri pubblici e cittadini, dialogo europeo e globale, dialogo tra poteri dello Stato, tra potere centrale e autonomie per concludere &#8220;<em>già alla fine del secolo XIX, il fondatore della psicologia sociale, Gustave Le Bon, avvertiva che le istituzioni sono figlie dei costumi e che non è sufficiente cambiare i codici per cambiare comportamenti e costumi. Certo, il dialogo trova nelle norme principi, modalità, strumenti. Eppure, tradurre questi principi, modalità, strumenti in concreta realtà nel funzionamento dei nostri sistemi si presenta, sotto vari profili, ancora come un obiettivo. Un obiettivo che richiede l&#8217;impegno di tutti. Istituzioni e cittadini. Perché il dialogo trasformi davvero il funzionamento delle nostre istituzioni, perché cambi davvero i rapporti tra istituzioni e società. Non è un impegno leggero, né semplice e neppure breve. Ma ne vale davvero la pena&#8221;.</em><br /> Grazie Luciano per tutto quanto ci hai dato e anche per questo Tuo ultimo insegnamento.<br />  </p>
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<p>Note</p>
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