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n. 11-2011 - © copyright

 

CRISTIANA BENETAZZO
(Ricercatore di Diritto amministrativo
nell’Università degli Studi di Padova)


Indennità di espropriazione, edificabilità legale e vincoli urbanistici, nella giurisprudenza comunitaria e nazionale.


SOMMARIO: 1. Inquadramento generale dell’istituto indennitario e principali fasi storiche che ne hanno caratterizzato lo sviluppo: dalla sentenza n. 5/1980 della Corte costituzionale all’art. 5-bis della legge n. 359/1992. – 2. L’iniziale rigetto della questione di legittimità costituzionale dell’art. 5-bis della legge n. 359/1992 e le censure successivamente sollevate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo nei confronti della suddetta disposizione: l’incongruità dell’indennizzo in rapporto al valore venale del bene; la violazione del principio del giusto processo (artt. 1 e art. 6 della CEDU). – 3. Le sentenze della Corte costituzionale n. 348 e n. 349 del 24 ottobre 2007 ed il particolare percorso argomentativo seguito per giungere alla declaratoria di illegittimità costituzionale dell’art. 5-bis: la norma censurata, quantificando in misura incongrua l’indennità di esproprio e prevedendo l’applicabilità ai giudizi in corso della disciplina da essa introdotta, viola il diritto di proprietà ed il principio del giusto processo sanciti, rispettivamente, dall’art. 1 e dall’art. 6 della CEDU, e, conseguentemente, i corrispondenti obblighi internazionali assunti dallo Stato. – 4. La nuova disciplina posta dall’art. 2, comma 89, della legge n. 244/2007 e il problema irrisolto della valutazione dell’edificabilità dei terreni ai fini della determinazione dell’indennità di esproprio. Adesione delle più recenti pronunce della Cassazione all’orientamento prevalente della stessa giurisprudenza di legittimità che ritiene sufficiente, ai fini di tale ricognizione, l’edificabilità legale. – 5. La posizione della Cassazione sul problema del riconoscimento della qualità edificatoria alla c.d. edificabilità legale induce a soffermarsi sull’attualità (o meno) della distinzione tra vincoli espropriativi e vincoli conformativi. Esame delle disposizioni (in specie, l’art. 37, comma 3, del d.P.R. n. 327/2001) che stabiliscono l’edificabilità dei terreni a fini indennitari in rapporto ai più recenti orientamenti della Corte di cassazione e del Consiglio di Stato sulla distinzione tra vincoli espropriativi e vincoli conformativi; in particolare, il criterio discretivo rappresentato dalla possibile edificazione privata per uno scopo privato. Gli altri criteri: la presenza di uno strumento urbanistico di secondo livello o di un piano particolareggiato; l’esistenza, nelle planimetrie di piano, delle c.d. retinature lenticolari; la dimensione del vincolo. – 6. La possibile diversa lettura dell’art. 37, comma 3, del d.P.R. n. 327/2001 alla luce della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e del principio di sussidiarietà orizzontale.

 

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(pubblicato il 25.11.2011)

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