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| n. 11-2011 - © copyright |
PASQUALE DE LISE
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CELEBRAZIONE PER IL 180° ANNIVERSARIO
DEL CONSIGLIO DI STATO
Intervento del Presidente del Consiglio di
Stato
Pasquale de Lise
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1. Premessa e ringraziamento
Signor
Presidente della Repubblica, Autorità, Signore e
Signori,
desidero esprimere al Capo dello Stato la più viva e
profonda riconoscenza di tutta la Magistratura amministrativa per
aver voluto ospitare nel Palazzo del Quirinale - il luogo più caro
agli Italiani - la cerimonia celebrativa dei 180 anni del Consiglio
di Stato.
L’evento di oggi costituisce il punto più avanzato di
un percorso di inusuale lunghezza e ricchezza per un’Istituzione
dello Stato, le cui pronunce sono ormai patrimonio acquisito della
nostra civiltà giuridica e sociale.
E’ un anniversario che
coincide con quello dei 150 anni dell’Unità d’Italia, e ciò
rappresenta in modo simbolico il nostro lavoro come un “servizio”
reso al Paese e ai suoi cittadini.
La storia di questi 180 anni è
infatti quella della garanzia di un “servizio”, non dell’esercizio
di un “potere”. È la storia della continua ricerca di quel
“miglioramento nelle cose pubbliche” indicato sin dal 1831
dall’Editto di Racconigi.
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2. Il Consiglio di Stato nella storia
d’Italia
Il prestigio dell’Istituto e dei suoi componenti, la
marcata indipendenza di azione, la costante modernità
dell’interpretazione del suo ruolo ne hanno consentito l’evoluzione
anche in contesti storici differenti.
Sorto come organo
consultivo, per temperare l’assolutismo regio con le aspirazioni
liberali, il Consiglio di Stato dell’epoca albertina si fece subito
pioniere delle garanzie nei confronti dell’amministrazione.
Dopo
l’Unità d’Italia - quando la scelta della giurisdizione unica si
rivelò presto inidonea ad assicurare una efficace tutela del
cittadino - apparve naturale rivolgersi al Consiglio di Stato per
“completare” il sistema giurisdizionale.
Il Consiglio continuò ad
esercitare il ruolo di garante della giustizia nell’amministrazione,
a difesa del cittadino nei confronti del potere pubblico, non solo
durante i governi democratici ma anche durante il regime fascista,
nei cui confronti seppe mantenere - come è stato riconosciuto fin
dall’Assemblea Costituente - un alto grado di
autonomia.
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3. Il Consiglio di Stato e la
Costituzione
La Costituzione repubblicana ha consolidato
l’assetto della giustizia amministrativa, innestandovi nuovi
principi e nuovi profili di organizzazione generale. In tal modo si
è consentito ad un sistema che aveva dimostrato di funzionare bene
in passato di fornire una efficace risposta di giustizia anche in un
contesto del tutto nuovo.
E’ stata conservata, in particolare, la
coesistenza delle funzioni consultive e giurisdizionali, consacrando
quella “intima unità delle sue attribuzioni” che, nella visione di
Santi Romano, implicano entrambe un sindacato sugli atti
amministrativi, l’uno preventivo, l’altro successivo, che “si
integrano e si completano a vicenda”.
La Costituzione ha,
inoltre, delineato un sistema di tutela piena ed effettiva degli
interessi legittimi sì da rendere il giudice amministrativo, come la
Consulta ha avuto modo di chiarire negli anni più recenti, non un
“giudice speciale”, bensì il giudice ordinario del legittimo
esercizio del potere pubblico, in una visione di unità funzionale,
non organica, della giurisdizione.
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4. I TAR e l’evoluzione delle forme di
tutela
La modificazione certamente più significativa rispetto
all’assetto originario è stata la nascita, nel 1971, dei Tribunali
amministrativi regionali, ed è emblematico che il 180° anniversario
del Consiglio di Stato cada contemporaneamente al quarantennale
della legge istitutiva dei TAR. Essi sono parte integrante del
sistema unitario della giustizia amministrativa, del quale
rappresentano, al contempo, il primo contatto con i cittadini e
l’elemento di diffusione e di radicamento nel territorio.
Nel
corso degli anni il sistema della Giustizia amministrativa ha
mostrato di saper cogliere, incoraggiare, talvolta addirittura
anticipare i progressivi, profondi mutamenti che hanno investito e
continuano a investire l’amministrazione pubblica, soprattutto in
occasione della grande riforma introdotta dalla legge n. 241 del
1990 sul procedimento amministrativo, elaborando nuovi strumenti,
raffinando quelli esistenti, sviluppando le molteplici potenzialità
insite nei principi costituzionali (basti pensare a quello del
giusto processo) e nei valori sostanzialistici del diritto
europeo.
Un importante fattore di trasformazione è derivato anche
dai processi di privatizzazione e di liberalizzazione di ampi
settori dell’economia. Il mutamento dello Stato da imprenditore a
regolatore non ha ridotto il ruolo del giudice amministrativo ma lo
ha, in parte, modificato in quello di “garante dei garanti”
della concorrenza e della regolazione nei principali settori
produttivi, portandolo a divenire il giudice naturale dell’interesse
pubblico nell’economia.
Questa evoluzione ha trovato il proprio
coronamento con l’adozione del codice del processo amministrativo
dello scorso anno: il risultato di un’operazione, già in precedenza
tentata e mai portata a compimento, che costituisce ad un tempo la
testimonianza dei cambiamenti che hanno caratterizzato la Giustizia
amministrativa e lo strumento per valorizzarli anche mediante il
loro inserimento in un sistema organico di tutele.
Nel codice
hanno trovato, infatti, consacrazione il diverso ruolo del giudice
amministrativo, che si esprime nella maggiore qualità dei poteri ad
esso attribuiti, il cambiamento dell’interesse legittimo, divenuto
posizione sostanziale tutelabile anche per equivalente, ed il
mutamento delle manifestazioni del potere pubblico, non più
identificate nel solo provvedimento autoritativo.
In questo
quadro di profonde trasformazioni, un ruolo fondamentale viene
svolto dal nostro organo di autogoverno, il Consiglio di Presidenza
della Giustizia amministrativa, nel quale la presenza dei membri
laici realizza il collegamento con il Parlamento e, quindi, con le
istanze generali della società.
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5. Verso il futuro
Gli anniversari
servono per ritrovare le proprie radici. E per guardare al futuro
con più fiducia.
Voltarsi indietro per riscoprire la storia della
nascita, del rafforzamento e dello sviluppo della giustizia
amministrativa vuol dire rinnovare quell’idem sentire che
talvolta sembra mancare nel nostro Paese, e rinvenire nuovo slancio
per compiere al meglio il nostro dovere di servitori dello
Stato.
Guardare alla tradizione quindi, ma, nello stesso tempo,
volgere lo sguardo al futuro.
Viviamo tempi di grandi cambiamenti
e di grandi difficoltà. La drammatica crisi economico-finanziaria in
atto nel nostro Paese e in tutto il mondo impone scelte coraggiose e
incisive cui non può restare estraneo il sistema della Giustizia
amministrativa.
La globalizzazione supera molti spazi e traccia
nuovi confini: muta le realtà nazionali e quelle locali, modifica le
identità e ridisegna i rapporti tra autorità e libertà.
I grandi
processi migratori pongono in una luce prima non conosciuta la
questione della cittadinanza e della coesione sociale.
Le
dinamiche dell’integrazione europea e del commercio mondiale
introducono elementi non solo di confronto ma anche di competizione
fra gli ordinamenti. Ciò rende indispensabile un costante dialogo
fra le Corti, per evitare ciò che un illustre giurista ha definito
il “caos di Babele”.
Pubblico e privato si intrecciano
secondo sequenze non consuete.
La Giustizia amministrativa
accompagna questi processi: nuovi diritti del cittadino nei
confronti dei poteri pubblici, privatizzazioni e liberalizzazioni,
organizzazione dei grandi servizi e qualità delle prestazioni,
attività di regolazione e sindacato sugli atti delle Autorità
indipendenti costituiscono i settori verso cui si muovono, oggi, i
nostri orizzonti.
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6. Le sfide di domani
Il Consiglio di
Stato ha avuto sinora la capacità di evolversi, rispondendo alle
esigenze dei diversi contesti storici e cogliendo le pulsioni della
società, poiché con le sue pronunce, ma anche con i modi e i tempi
del suo processo, ha apportato un contributo di semplificazione, ha
favorito l’attuazione e l’accelerazione dei cambiamenti e ha
costituito un fattore di sviluppo e di competitività, di crescita e
di modernizzazione del Paese. Tutto ciò ha consentito alla Giustizia
amministrativa di raggiungere un elevato livello di efficienza nel
quadro del sistema giudiziario italiano.
Come ha affermato il
Professor Cassese, la qualità dell’ ”offerta” di giustizia
amministrativa è dimostrata dal costante aumento della sua
“domanda”.
Ma nel lavoro della giurisdizione non esiste un
traguardo al quale ci si possa fermare, un obiettivo finale. Esiste
solo l’impegno, costante, ad adeguare le esigenze di tutela
all’evoluzione, anch’essa costante, della società, dei costumi, dei
valori, delle idee, e quindi delle aspettative di chi domanda
giustizia.
Ci ritroviamo pienamente nelle parole del
vicepresidente del Conseil d’Etat Jean-Marc Sauvé - che
ringrazio per la sua presenza - secondo cui, al di là delle
differenze ordinamentali, la Giustizia amministrativa trova radice
nella tradizione giuridica ma si nutre della modernità del diritto,
anche di derivazione comunitaria e internazionale, costituendo un
ponte ideale tra il passato e il futuro della società.
Il Paese
ha necessità di una giustizia sempre più rapida e sempre migliore.
Una giustizia che sia in grado di offrire una risposta concreta, in
termini di tutela, alle aspettative dei cittadini, di fornire
indirizzi chiari all’amministrazione, di offrire al sistema-Paese
riferimenti stabili in un quadro normativo spesso incerto.
Le
sfide di oggi riguardano, da un lato, il progresso nel cammino delle
conquiste giurisprudenziali, soprattutto con l’affermazione della
“satisfattività” della tutela del cittadino, ma riguardano pure,
dall’altro, la necessità di non perdere la visione di sistema della
giurisprudenza, di assicurare la chiarezza e la univocità degli
indirizzi, di considerare che la “certezza del diritto” è divenuta
“diritto alla certezza”.
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7. Le risposte: responsabilità, professionalità,
indipendenza
I valori fondamentali cui la magistratura
amministrativa deve continuare ad ispirarsi affinché questa
evoluzione possa proseguire sono almeno tre: responsabilità,
professionalità e indipendenza.
Responsabilità. Il nostro
è un mestiere difficile: la crescente incidenza delle pronunce del
giudice amministrativo su temi di grande attualità, spesso anche di
rilievo politico, ci rende più esposti che in passato ai giudizi e
alle critiche.
Di fronte a ciò, è necessario rispondere con il
nostro lavoro, con il nostro senso del servizio, tenendo presente la
necessità di dover “rendere conto” dell’attività svolta: non solo
alla nostra coscienza ma anche all’esterno, ai cittadini, al
Paese.
Il prestigio di cui l’Istituzione ha goduto fin dalla sua
nascita, oggi non è più correlato all’esercizio della funzione ma al
modo con cui la si esercita. Dobbiamo quindi lavorare per rafforzare
la fiducia e il rispetto nei confronti della Giustizia
amministrativa.
Così come dobbiamo assicurare il valore del
decoro, evitando atteggiamenti - secondo la Sua definizione, Signor
Presidente - “impropriamente protagonistici o
personalistici”.
Professionalità. I giudici amministrativi
devono essere sempre più attrezzati, anche culturalmente, alle nuove
esigenze del diritto e del processo.
Le selettive modalità di
accesso, per il Consiglio di Stato e per i TAR, garantiscono una
rigorosa valutazione del magistrato al suo ingresso in carriera, ma
questo non deve consentirci di “dare per scontata”, negli anni
successivi, una professionalità che va invece aggiornata e
dimostrata, giorno per giorno, “sul campo” delle aule
d’udienza.
Indipendenza. È il supremo valore, che dobbiamo
meritare con la responsabilità e con la professionalità di cui ho
appena detto.
Il Consiglio di Stato è da 180 anni un’Istituzione
di garanzia e di tutela, da oltre 120 un Giudice indipendente di
fronte al potere pubblico.
Indipendenza non vuol dire
rinchiudersi in una turris eburnea, isolarsi dal tessuto
civile del Paese, né tantomeno rivendicare competenze nei confronti
di altre Istituzioni, ma svolgere senza condizionamenti un servizio
alla collettività, una missione di giustizia per i cittadini.
***
La circostanza di celebrare il nostro
anniversario qui con Lei, Signor Presidente, è per noi motivo di
orgoglio, ma è anche la dimostrazione dell’indipendenza della
Magistratura amministrativa, che riconosce nel Capo dello Stato il
Garante supremo dei valori della Costituzione.
Per questo La
ringraziamo, Signor Presidente. Del Suo sostegno abbiamo bisogno per
continuare ad assicurare, nella perenne dialettica fra tradizione e
modernità, la Giustizia, intesa in senso ampio, quale, come diceva
Aristotele, “virtù nel vero senso della parola”.
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(pubblicato il
2.11.2011)
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