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| n. 11-2011 - © copyright |
Saluto del Presidente della
Repubblica
Giorgio Napolitano
alla Cerimonia del 180°
anniversario del Consiglio di Stato
Quirinale, 31 ottobre
2011
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E’ davvero un felice incrocio quello che oggi, sul
finire del 2011, noi celebriamo tra 180° anniversario della nascita
del Consiglio di Stato e 150° dell’Unità d’Italia. Esso vale
innanzitutto a richiamare l’importanza del terreno su cui si
impiantò il nostro Stato nazionale, il valore dei tratti liberali e
moderni che poterono attingersi dall’evoluzione del Piemonte sabaudo
come antecedente storico del Regno d’Italia ; il valore di
istituti come, appunto, il Consiglio di Stato, anticipato già da
Carlo Alberto nel 1831. In occasione del centenario, Santi Romano
sottolineò come la introduzione di quell’istituto avesse
rappresentato “una concessione, sia pur modesta, alla tendenza verso
un regime costituzionale”, “un passo notevole sulla via delle
auspicate riforme politiche”.
Il nuovo Regno, tuttavia, con la
legge del 1865 inizialmente rifiutò l’idea di un contenzioso
amministrativo speciale con l’argomento, proprio delle correnti
liberali dell’epoca, che l’amministrazione dovesse essere sottoposta
al giudice comune. L’esigenza di garantire effettivi strumenti di
tutela al cittadino nei confronti degli apparati pubblici spinse
però il legislatore a ritornare su quella decisione nel 1889, con
l’istituzione della quarta sezione del Consiglio di Stato e quindi
nel 1890 con la legge sulla giustizia amministrativa. Fu a Silvio
Spaventa che toccò, dopo essersi eloquentemente battuto per
l’approvazione di tali norme, l’opera di “formazione” della quarta
sezione del Consiglio di Stato.
Lo mise bene in luce Benedetto
Croce, in una vigorosa pagina del giugno 1925, reagendo in modo
sprezzante al tentativo del fascismo ormai dominante di presentare
lo Spaventa come precursore della propria idolatria dello
Stato.
A quel “forte giurista”, che aveva pagato con l’esilio e
con la condanna all’ergastolo di Santo Stefano la sua fede liberale,
“importava semplicemente”, nel richiamarsi al concetto dello Stato
di diritto – così scrisse Croce – “la necessità di garantire a tutti
i cittadini la giustizia, rendendo più certe e meglio amministrate
le norme legislative e impedendo o frenando l’arbitrio dei partiti
che prendono il governo”.
Nello stesso spirito sono sempre state
e sono chiamate a svolgersi sia le funzioni giurisdizionali sia le
funzioni consultive del Consiglio di Stato. Esse appartengono
entrambe alla sfera delle garanzie e degli equilibri istituzionali,
a tutela dei diritti dei cittadini e del corretto operare di uno
Stato che voglia restare ancorato a principi di libertà e
democrazia.
Credo che alcuni di questi aspetti non abbiano
assunto sufficiente evidenza nelle celebrazioni, pur così ricche di
significati, del 150° dell’Unità d’Italia. Anche perciò appare
felice e stimolante l’incrocio, prima richiamato, con il 180°
anniversario del Consiglio di Stato. C’è da far conoscere e
apprezzare meglio l’intero quadro delle nostre istituzioni, senza
sottovalutare gli “organi ausiliari”, il loro ruolo e la loro
“indipendenza di fronte al governo”. Si avverte oggi un acuto
bisogno di più cultura delle istituzioni, di più senso delle
istituzioni, di più attenzione all’esercizio delle funzioni dello
Stato e alle condizioni in cui versano le sue strutture
portanti.
E vorrei qui dire per inciso che è ormai essenziale una
visione ampia, innanzitutto europea, dell’evolversi e
dell’intrecciarsi delle esperienze istituzionali, senza cadere
peraltro in equivoci pericolosi. La necessità, cioè, sempre più
matura, di estendere l’area della sovranità condivisa il cui
esercizio sia affidato in Europa alle istituzioni dell’Unione, nulla
toglie all’esigenza di un efficace funzionamento e quindi di un
rafforzamento delle strutture di uno Stato nazionale come il nostro,
storicamente caratterizzato da intrinseche debolezze e oggi esposto
a rischi di grave inadeguatezza. Anche nel quadro di un ulteriore
avanzamento del processo di integrazione europea, restano affidate
inderogabili funzioni agli Stati nazionali, e decisivo resta il loro
concorso al perseguimento delle stesse politiche comuni
europee.
“Responsabilità, professionalità, indipendenza” sono –
ha detto il Presidente De Lise – i valori fondamentali cui la
magistratura amministrativa deve continuare a ispirarsi dinanzi alle
sfide dell’oggi ; così da contribuire a una migliore
giustizia e – mi si permetta di richiamare anche questa esigenza – a
una migliore legislazione. Per quanto antico o permanente sia il
rischio del legiferare confusamente, in modo contraddittorio e
tecnicamente difettoso, non c’è dubbio che in tempi recenti vi sia
stato un sensibile scadimento del processo di formazione delle
leggi.
E auspico perciò che un forte impegno a reagire a tale
scadimento possa venire dalle energie che per varii canali può
dispensare il corpo dei Consiglieri di Stato : in particolare
nello svolgimento di funzioni di consulenza e collaborazione in seno
ai ministeri, da assolvere sempre con pieno senso e scrupolo del
servizio esclusivamente rivolto all’interesse pubblico.
Sappiamo
d’altronde quale magnifica fucina e scuola di formazione di
servitori della cosa pubblica responsabili, professionali e
indipendenti sia stato e resti il Consiglio di Stato. Questa è
certamente l’occasione per tributare un omaggio a tante figure del
passato e del presente, in special modo a coloro che si affermano
anche in età assai giovane nel superare rigorose selezioni e
nell’adempiere il loro servizio. Sono stati evocati oggi, com’era
giusto, in primo luogo nomi di grandi italiani, da quello già da me
citato di Silvio Spaventa, a quello di Giovanni Giolitti – guida
sapiente, in un periodo storico cruciale, dello Stato liberale – a
quello di Meuccio Ruini, la cui significativa esperienza in
Consiglio di Stato lo predispose in non lieve misura a fare al
meglio la sua parte di accurato conduttore dell’opera di
progettazione della nostra Carta fondamentale in seno all’Assemblea
Costituente.
E il modo migliore di raccogliere queste molteplici
eredità resta quello di consolidare le basi della Costituzione
repubblicana, gli equilibri e le garanzie che essa ha fondato, di
partire di qui anche nel guardare a ogni esigenza di riforma che si
possa seriamente proporre nell’interesse generale.
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(pubblicato il
2.11.2011)
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