Giustizia Amministrativa - on line
 
Articoli e Note
n. 2 -2010 - © copyright

 

ROBERTO FUSCO

Resoconto del convegno
IL NUCLEARE. IERI, OGGI E DOMANI
Roma, 29 gennaio 2010 - LUISS Guido Carli - Facoltà di Giurisprudenza


Il 29 gennaio 2010, presso l’aula Giovanni Nocco della Facoltà di Giurisprudenza della LUISS Guido Carli, si è svolto il Convegno dal titolo “Il nucleare. Ieri, oggi e domani”, inserito nell’ambito del Corso di perfezionamento in Diritto dell’Energia organizzato presso la medesima Facoltà.
Dopo l’introduzione del prof. Marcello Clarich, sono state svolte cinque relazioni: dell’ing. Giovanni Lelli “Il contributo degli esperti e lo stato dell’arte”, del prof. Giovanni Giuseppe Gentile “Gli strumenti giuridici utilizzati per l’arresto del nucleare in Italia”, del prof. Francesco Vetrò “Gli aspetti istituzionali e normativi per il riavvio del nucleare”, dell’ing. Ugo Spezia “L’energia nucleare in Italia e nel mondo” e del prof. Sergio Garribba “Prospettive attuali e future”. Alle relazioni sono poi seguiti due brevi interventi: del prof. Roberto Pessi, Preside della Facoltà di Giurisprudenza della LUISS Guido Carli e dell’avvocato Luigi Manzi. Moderatore del Convegno è stato il prof. Aristide Police.
L’incontro è stata un’occasione per approfondire l’attuale e dibattuto tema del ritorno al nucleare nel nostro Paese. Sono stati analizzati i motivi che, alla fine degli anni ’80, hanno determinato l’abbandono di tale tecnologia e quelli che oggi hanno indotto il Governo al nuovo cambio di rotta, gli strumenti legislativi che sono stati approntati per attuare tale scelta di politica energetica e i principali problemi, giuridici e sociali, che detta scelta comporterà nell’immediato futuro.
Il prof. Clarich ha introdotto il tema del Convegno ponendo l’accento sul bisogno di uno Stato – Regolatore affidabile, che nel breve termine appronti interventi legislativi adeguati e che nel lungo periodo dia la continuità necessaria (al di là della singola legislatura) a questa importante scelta politica che è stata presa dall’attuale Governo.
L’ing. Lelli ha svolto un breve inquadramento storico del fenomeno dell’energia nucleare nel nostro Paese. E’ stato evidenziato come il contesto nazionale odierno è profondamente diverso da quello in cui il nucleare nacque (anni ‘60): il regime monopolistico di ENEL ed ENI ha lasciato spazio al ad un mercato liberalizzato. Ci sono regole comunitarie che impongono in capo agli Stati membri specifici obblighi in materia energetica. Le infrastrutture e le tecnologie si sono notevolmente evolute, come si è evoluta anche l’informazione e la conoscenza in tale ambito, a tal punto da rendere possibile un’analisi più critica e consapevole dell’energia nucleare in passato spesso ingiustamente demonizzata. A tale premessa è seguita poi una sommaria analisi delle principali disposizioni della legge n. 99/’09 intitolata "Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia", contenente la delega al Governo per la definizione del pacchetto normativo finalizzato alla reintroduzione del nucleare.
Il prof. Gentile si è occupato delle ragioni per le quali l’Italia, alla fine degli anni ‘80, ha abbandonato l’energia nucleare ed ha illustrato gli strumenti politici e legislativi utilizzati per attuare tale scelta. L’energia nucleare (essendo comparsa nella sua versione militare-distruttiva) è spesso vista dall’opinione pubblica come un qualcosa da cui bisogna difendersi piuttosto che una fonte di energia con la quale si può progredire. E proprio sfruttando tale atavica paura nei confronti di questa tecnologia, in passato alcuni strumenti giuridici sono stati utilizzati in maniera abusiva contro di essa. Il più significativo abuso è stato perpetrato con il cd. “referendum antinucleare” che nell’86 ha di fatto chiuso le porte al nucleare. L’abrogazione delle norme oggetto dei tre distinti quesiti referendari proposti, infatti, di per se non era tale da determinare l’abolizione del nucleare in Italia. A tale risultato si è arrivati tramite dei successivi interventi legislativi promossi a seguito del plebiscitario esito referendario. In tal caso, pertanto, vi è stato uno stravolgimento della funzione dell’istituto del referendum, da strumento abrogativo e di contrappeso alla volontà politica, a mezzo di sondaggio d’opinione sulla continuazione o meno del programma nucleare, eludendo in tal modo la mancanza nel nostro ordinamento del referendum consultivo nazionale.
Il prof. Vetrò si è invece soffermato sugli assetti istituzionali e normativi per il riavvio dell’esperienza nucleare in Italia e sui problemi connessi a tale decisione. Il percorso di tale riavvio, che costituisce una scelta sia di politica energetica (esigenza di diversificazione delle fonti energetiche e insufficienza delle rinnovabili) che di politica industriale (valorizzazione del cd. know-how), si colloca in uno scenario istituzionale profondamente diverso rispetto al recente passato del nucleare in Italia. Il ritorno a tale tecnologia sarà estremamente problematico soprattutto per due ragioni: la paura della pericolosità degli impianti nucleari (cd. effetto Chernobyl) e la potestà concorrente delle Regioni in materia energetica. Riguardo al primo profilo è di grande importanza lo svolgimento di un procedimento di comunicazione pubblica che deve accompagnare la formazione delle scelte normative al fine di creare il consenso. Sul problema del riparto Stato – Regioni, che è sicuramente quello più critico, la soluzione proposta è quella attribuire un ruolo importante alle Regioni per la scelta dei siti attraverso un’intesa forte nei confronti delle Regioni nel cui territorio andrebbero costruiti gli impianti.
L’ing. Spezia ha tratteggiato un interessantissimo quadro dell’energia nucleare in Italia e nel mondo. Il relatore è partito dall’analisi del crescente fabbisogno elettrico nel nostro Paese: l’energia elettrica che importiamo è, infatti, in massima parte derivante dal nucleare. E’ seguita poi una panoramica mondiale dei reattori nucleari in esercizio e in costruzione che evidenzia come Stati Uniti, Francia e Giappone siano di gran lunga i Paesi con maggiori impianti. L’energia nucleare ha un ruolo molto importante nella riduzione delle emissioni di gas serra che dovranno essere ridotte nei prossimi anni dall’Italia come dagli altri Paesi europei (come prescritto dal Protocollo di Kyoto). Il relatore poi si è soffermato sugli accordi stipulati dall’Italia con Francia e Stati Uniti. Con la Francia è stato concluso un importante accordo di partnership che aprirà all’industria italiana la possibilità di partecipare alla realizzazione degli impianti di tecnologia EPR che attualmente sono in costruzione in Francia. Con gli Stati Uniti è stato invece sottoscritto un accordo di collaborazione che consentirà all’industria italiana di partecipare alla realizzazione degli impianti di tecnologia AP1000 in costruzione in Cina e in autorizzazione negli USA. Il relatore ha, infine, posto l’accento sul ruolo dello Stato in tale settore, che dovrà essere un ruolo di controllo e regolazione in un contesto tale da garantire lo sviluppo del settore secondo le regole del mercato.
Il prof. Garribba, nella prima parte del suo intervento, si è soffermato sulle due principali motivazioni che hanno determinato il nostro Paese a ritornare alla tecnologia nucleare, ossia: la necessità di avere una maggiore sicurezza energetica (che va perseguita attraverso la diversificazione delle fonti) e la necessità di ridurre le emissioni di gas serra così come previsto dalla normativa comunitaria e nazionale. Nella seconda parte dell’intervento il relatore, invece, ha tracciato delle linee guida che andrebbero seguite per creare il consenso sociale nei confronti dell’energia nucleare. A tal fine è necessario avere: delle istituzioni credibili che siano in grado di gestire un sistema complesso come quello nucleare; un collegamento europeo e internazionale per uno sviluppo del sistema nucleare italiano in un rapporto di collaborazione a vari livelli (istituzioni, ricerche, imprese, formazione) con altri Stati; l’assimilazione delle tecnologie da altri Paesi più progrediti di noi in materia; una programmazione efficiente e trasparente per la gestione dei rifiuti radioattivi; e un’attività di formazione – informazione energetica generale, nell’ambito della quale il nucleare deve apparire come una componente fondamentale di una più ampia strategia energetica nazionale.
Al termine delle relazioni, dopo il saluto del Preside della Facoltà di Giurisprudenza Roberto Pessi, è seguito un breve intervento dell’avv. Luigi Manzi che, riprendendo la problematica del riparto Stato – Regioni affrontata dal prof. Vetrò, ha ricordato che più di metà delle Regioni hanno adito la Corte Costituzionale per veder dichiarata l’incostituzionalità degli art. 25, 26 e 27 della legge n. 69/2009 nella parte in non prevede un’intesa forte con le Regioni per individuazione dei siti dove localizzare gli impianti (prescrivendo soltanto che le Regioni debbano essere sentite nell’ambito della conferenza unificata).
Il Convegno si è concluso con un breve dibattito nell’ambito del quale sono state rivolte ai relatori alcune brevi domande.

 

_________________________________________
*Dottorando di ricerca in Diritto Amministrativo presso l’Università degli Studi di Trieste.

 

(pubblicato il 5.2.2010)

Clicca qui per segnalare la pagina ad un amico Stampa il documento