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n.3-2009 - © copyright

CORTE DI CASSAZIONE - SEZIONI UNITE - Sentenza 16 febbraio 2009 n. 3677
Pres. Prestipino – Rel. La Terza – P.M. Martone
Comune di Limbiate (avv.ti Valentini, Pepe) c. D’Amato e Ficarra (avv.ti Fontana, Moshi)


1. – Giurisdizione e competenza – Pubblico impiego – Atti di organizzazione P.A. – Presupposti di atti di gestione del rapporto di lavoro – Giurisdizione G.O.

 

2. – Pubblico impiego – Dirigenti – Disapplicazione provvedimento riforma pianta organica – Perdita efficacia provvedimento revoca incarico.

 

3. - – Pubblico impiego – Dirigenti – Disapplicazione provvedimento riforma pianta organica - Conseguenze – Diritto alla reintegrazione nell’incarico.

 

4. – Risarcimento e danni – Danno esistenziale – Categoria autonoma - Esclusione.

 

5. – Risarcimento e danni – Danno morale – Risarcimento – Prova danni – Necessità.

1. – Le controversie concernenti gli atti di organizzazione dell’amministrazione rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario, e sono passibili di disapplicazione, in tutti i casi in cui costituiscano provvedimenti presupposti di atti di gestione del rapporto di lavoro del pubblico dipendente.

 

2. – In caso di illegittimità, per contrarietà alla legge, del provvedimento di riforma della pianta organica di un Comune, con soppressione delle posizioni dirigenziali, questo deve essere disapplicato dal giudice ordinario, con conseguente perdita di effetti dei successivi atti di gestione del rapporto di lavoro, costituiti dalla revoca dell’incarico dirigenziale a tempo determinato.

 

3. – A seguito della perdita degli effetti della revoca dell’incarico dirigenziale, il dirigente ha diritto alla riassegnazione di tale incarico precedentemente revocato, per il tempo residuo di durata, detratto il periodo di illegittima revoca.

 

4. – Il danno esistenziale non costituisce una categoria autonoma di pregiudizio ma rientra nel danno morale.

 

5. – Il diritto al risarcimento del danno morale non può prescindere dall’allegazione da parte del richiedente degli elementi di fatto dai quali desumere l’esistenza e l’entità del pregiudizio.


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