Il 23 Marzo 2009, presso la Residenza di Ripetta in Roma, si è svolta una tavola rotonda sugli arbitrati nel settore degli appalti pubblici. Obiettivo dell’incontro è stato quello di valutare se si possa ancora riconoscere utilità allo strumento degli arbitrati, a fronte del divieto di utilizzo, da parte della p.a., di tale istituto, sancito dall’art. 3, co. 19, l. 244/2007 (legge finanziaria 2008) e fatto oggetto di una serie di proroghe (l’ultima delle quali contenuta nel d.l. 30 dicembre 2008, n. 207, c.d. mille proroghe, convertito nella l. 27 febbraio 2009, n. 14).
Il convegno è stato introdotto da Luigi Giampaolino, Presidente dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici (Cfr. vedi introduzione pubblicata a parte).
Il Presidente, dopo aver evidenziato la funzione dell’arbitrato come strumento alternativo di risoluzione delle controversie, ha invitato a riflettere sull’opportunità di conservare e rafforzare il sistema del “doppio binario”, giudiziario e stragiudiziale. In particolare, secondo Giampaolino, occorrerebbe: favorire l’arbitrato amministrato rivedendone i costi e i tempi; prevedere, per tutti gli arbitrati, una composizione dell’organo secondo l’importanza e la complessità della controversia; introdurre una nuova disciplina della Camera Arbitrale chiamando a farne parte, oltre che i rappresentanti delle istituzioni, i rappresentanti degli altri interessi in gioco, sia pubblici che privati.
E’ intervenuto il coordinatore dei lavori, Donato Bruno, Presidente della Commissione affari istituzionali della Camera dei Deputati. Il Presidente ha sottolineato come, dai dati forniti dall’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici nel 2007, risulti evidente la soccombenza delle Pubbliche Amministrazioni in quasi tutti i giudizi arbitrali, sia amministrati che liberi, e l’addebito delle spese connesse al funzionamento del giudizio a carico perlopiù delle stazioni appaltanti. Nonostante tali aspetti problematici, Bruno ha affermato che l’abolizione tout court dell’arbitrato, disposta dalla legge finanziaria per il 2008 (legge 244/2007), non appare un rimedio soddisfacente e al contrario rischia di creare gravi danni alle imprese.
Ha preso la parola, successivamente, Cesare Trevisani, Vice presidente per le Infrastrutture, logistica e mobilità di Confindustria, il quale ha sostenuto la necessità di confermare l’istituto dell’arbitrato, posto che la sua abolizione danneggerebbe le imprese, costrette a subire i lunghi tempi della giustizia civile. Al riguardo, il relatore, ha posto l’accento sulla circostanza che gli istituti bancari sarebbero poco propense a concedere credito alle imprese, a fronte dei rischi connessi ai lunghi tempi del contenzioso. Trevisani ha altresì formulato proposte volte a migliorare il funzionamento dell’arbitrato consistenti, in particolare, nel rendere obbligatoria la clausola arbitrale nei contratti pubblici, confermare il pre-contenzioso, incidere sulle procedure di gara privilegiando il dialogo competitivo e le offerte economicamente più vantaggiose.
Il convegno è proseguito con la relazione di Guido Alpa, Professore ordinario di diritto privato all’Università “La Sapienza” di Roma e Presidente del Consiglio Nazionale Forense. Secondo il Prof. Alpa deve ritenersi “singolare” il divieto generalizzato di utilizzo dell’arbitrato da parte della p.a., ai sensi dell’art.3, co.19 l. 244/2007, che sembra in contrasto con il diritto comunitario nonchè con l’ordinamento costituzionale interno, poichè priva il privato della possibilità di ottenere una risoluzione celere delle controversie. Alla luce di tali considerazioni il relatore ritiene opportuna l’abrogazione del citato divieto, tenuto conto che il giudizio arbitrale giova a tutti: alle imprese, che necessitano di certezze che la giustizia civile non è in grado di assicurare, alla collettività, alla p.a., ed in ultimo all’immagine del Paese.
Successivamente, Franco Gaetano Scoca, Professore ordinario di Diritto Amministrativo presso l’Università “La Sapienza” di Roma, dopo aver tracciato un quadro evolutivo della normativa sull’arbitrato, con le contraddizioni e problematiche correlate ha prospettato soluzioni de iure condendo. In particolare, secondo il relatore, occorrerebbe mantenere l’arbitrato nell’unica forma dell’arbitrato amministrato, lasciando tuttavia alle parti la nomina del terzo arbitro, garantendo ampia libertà delle forme, ed eliminando prescrizioni e preclusioni oggi vigenti.
È poi intervenuto alla tavola rotonda, Luigi Grillo, Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, il quale, in linea con i precedenti interventi, ha sostenuto la necessità di conservare e “migliorare con serietà” l’istituto dell’arbitrato, proponendo di ridurre i costi del giudizio, ripartendoli tra p.a. ed imprese.
Ha concluso i lavori Carlo Deodato, Capo dell’ufficio legislativo presso il Ministero per la Pubblica Amministrazione ed Innovazione, il quale, nel riferire la posizione del Ministro Renato Brunetta sul tema oggetto del convegno, ha sottolineato come la rilevata soccombenza della p.a. nei giudizi arbitrali sia indice di “una macroscopica inefficienza della p.a.” nella esecuzione dei contratti e nella gestione dell’arbitrato, superabili, ad es., garantendo maggiore trasparenza nella scelta degli arbitri. Rilevi critici sono stati espressi inoltre riguardo all’attuale tessuto normativo, tenuto conto, in particolare, delle incertezze derivanti dalle proroghe all’applicazione del divieto di cui all’art. 3, l. 244/2007, l’ultima delle quali è contenuta nella citata l. 14/2009.
In conclusione, dal convegno è emersa da parte di tutti i relatori la necessità di conservare l’istituto dell’arbitrato, ferma restando l’esigenza di provvedere ad una razionale revisione dello stesso.
È chiaro dunque che “gli arbitrati servono ancora”. |