La nuova normativa tv (specificatamente, gli artt. 45 e ss. del D.Lgs n. 177/2005, il cd. Testo Unico Radiotv) si fa carico di precisare le caratteristiche del servizio pubblico radiotv, anche al fine di sopire eventuali dubbi della Commissione europea sulla compatibilita' del trattamento riservato alla Rai con la normativa antitrust in materia di aiuti di Stato. Non a caso, nell'assolvere il canone della Rai, la Commissione ha ritenuto dirimente la circostanza che la nuova legislazione nazionale si fa carico di circoscrivere in maniera piu' puntuale le attivita' di servizio pubblico rispetto alle restanti attivita' commerciali dell'emittente nonche' di predisporre un sistema di verifica puntuale della separazione contabile e della relativa finalizzazione delle risorse pubbliche - cio' anche tramite la previsione della vigilanza di soggetti esterni, tra cui l'Agcom (C(2005)1164 fin; vd. amplius l'Agenda delle Comunicazioni n. 09/05 in questa Rivista on line).
In particolare, la nuova normativa persegue l'obiettivo di individuare (per quanto possibile!) la programmazione che costituisce servizio pubblico tramite il potenziamento della funzione del contratto di servizio triennale. Quest'ultimo, lungi dal rappresentare come nel passato una descrizione piuttosto vaga e astratta delle attivita' della Rai, oggi deve indicare in dettaglio gli specifici obblighi di servizio pubblico a cui e' tenuta l'emittente sia a livello nazionale che regionale. A tale riguardo, significativamente, il Ministro delle Comunicazioni ha sottoposto a consultazione pubblica la definizione del contenuto del contratto per gli anni 2006/08 (vd. l'Agenda delle Comunicazioni n. 07/06 in questa Rivista on line).
La vigilanza sul rispetto del contratto di servizio e' affidata all'Agcom che, nel caso di reiterazione delle violazioni, puo' disporre persino la sospensione dell'attivita' d'impresa.
Le linee guida, oggetto del presente provvedimento, costituiscono lo strumento tramite cui il regolatore, prima della sottoscrizione del contratto di servizo, individua quali sono gli obiettivi che giustificano il canone radiotv. In sostanza, l'Agcom e' chiamata ad "attualizzare" ogni 3 anni la missione della Rai in relazione allo sviluppo dei mercati, al progresso tecnologico e alle esigenze culturali, interpretando ed applicando i principi espressi dalle fonti primarie nel nuovo contesto.
La stessa geografia del provvedimento rileva quale e' l'idea del servizio pubblico dell'Agcom: qualita' (capo II); innovazione tecnologica (capo III) e sviluppo dei mercati (capo IV).
In termini generali, il provvedimento giustifica l'esistenza del servizio pubblico alla luce della diversa e superiore connotazione culturale della programmazione e della missione di favorire l'alfabetizzazione digitale e lo sviluppo, anche tecnologico, del paese. A tale ultimo riguardo il servizio pubblico radiotv tende quindi ad assomigliare al servizio universale delle tlc, ponendo in capo alla Rai la missione di garantire la diffusione della tecnologia in maniera equilibrata sul territorio: le trasmissioni tv diventano pertanto lo strumento (indiretto) tramite cui avvicinare la popolazione ai nuovi media ed abbattere il digital divide.
Questi obiettivi di interesse generale giustificano, oltre che il canone, una forte ingerenza pubblica nella conduzione dell'emittente: il CdA della Rai e' spesso affiancato da organismi esterni con funzioni di vigilanza con una evidente sovrapposizione rispetto al suo tradizionale ruolo nella "diarchia" gestionale dell'emittente pubblica (CdA: vigilanza sul rispetto degli interessi generali; DG: gestione in chiave manageriale dell'impresa).
Piu' in dettaglio:
-il capo II impone alla Rai - oltre che di organizzare la programmazione secondo alcune tipologie predefinite (quali l'informazione politica e d'attualita'; la comunicazione sociale; l'educazione e la formazione; la promozione culturale e le trasmissioni per i minori) - di distinguere chiaramente tra i diversi generi, evitando la commistione tra le diverse tipologie ed indicando la programmazione predeterminata per legge e quella invece rimessa alla discrezionalita' editoriale. In tale maniera, oltre ad essere evitate quelle trasmissioni di difficile inquadramento (si pensi al cd. infoentertainment ovvero alla frequente partecipazione di personaggi politici alle trasmissioni calcistiche che hanno sollevato in passato piu' di una difficolta' nell'applicazione della normativa in materia di par condicio), dovrebbe essere chiara l'imputazione dei costi della programmazione nella contabilita' separata del servizio pubblico.
Le linee guida indicano in dettaglio le caratteristiche della programmazione riservata ai minori; le attivita' da intraprendere per consentire alle persone con disabilita' sensoriali la fruizione dei programmi tv; le misure per le minoranze linguistiche; la promozione della programmazione regionale e locale nonche' di quella nazionale nel contesto internazionale. Da sottolineare l'obbligo di fornire i servizi sul traffico stradale (eventualmente anche in lingua straniera), potenziando Isoradio, nonche' quello di garantire alle comunita' italiane all'Estero l'accesso alla comunicazione politica ed informativa nei periodi elettorali.
La Rai deve misurare il grado di qualita' della propria programmazione - anche tramite la consultazione delle associazioni dei consumatori - nonche' pubblicare il risultato di tale indagine sul proprio sito (d'altronde, la creazione di un Qualitel specifico per la Rai era stata gia' preannunciata dal Ministro nei mesi scorsi; vd. l'Agenda delle Comunicazioni n. 08/06 in questa Rivista on line). Tale sistema di valutazione della qualita' e' sottoposto al controllo di una commissione di 7 saggi esterni scelti da Agcom e Ministero.
Sempre ad un organo esterno - che risponde direttamente all'Agcom, al Ministero ed alla Commissione Parlamentare - e' affidato il compito di verificare la programmazione sociale.
-Il capo III impone alla Rai di favorire alla transizione verso la tv digitale terrestre anche tramite il lancio di un nuovo programma generalista in chiaro privo di pubblicita' ed in grado di catturare audience. Di rilievo la circostanza che il piano editoriale di tale canale deve essere autorizzato dall'Agcom. Per il resto, la Rai deve favorire la conoscenza internazionale dell'Italia tramite la realizzazione di programmi via cavo e satellite nonche' l'evoluzione tecnologica del paese tramite l'utilizzazione delle nuove tecnologie di trasmissione (quali il DVB-H, l'IPTV).
-Il capo IV impone poi alla Rai di adottare criteri tecnici ed economici di gestione idonei a conseguire l'efficienza aziendale, ivi inclusa la razionalizzazione del proprio assetto organizzativo.
In conclusione, tali linee generali appaiono concretamente in grado di rivoluzionare l'immagine del servizio pubblico radiotv nel nostro paese.
Infatti, l'Agcom - forse con la "mano pesante" - e' intervenuta dove era maggiore la stasi aziendale e del mondo politico sul problema Rai: la sua accountability. Le misure che consentiranno all'utente di verificare la qualita' della programmazione Rai (o comunque di verificare il giudizio che della stessa da la Rai) sono, infatti, fondamentali per disinnescare la "corsa verso il basso" ingaggiata con le emittenti commerciali; differenziare adeguatamente la programmazione-servizio pubblico; rivelare all'abbonato qual'e' il prodotto per cui paga il canone; eliminare l'autoreferenzialita' che sovente presiede alle valutazioni dell'azienda sulle proprie trasmissioni.
More solito, tutto dipende da come queste misure verrano attuate e (soprattutto) vigilate dal complesso reticolo istituzionale creato da queste linee guida. |