| T.A.R. TOSCANA - FIRENZE - SEZIONE III - Sentenza 13 aprile 2005
n. 1596
E. Lazzeri Pres. M. Colombati Est.
B. Toci (Avv. M. Morettini) contro il Comune di Montecarlo
(non costituito) |
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1. Edilizia ed urbanistica - Manufatto stabilmente
infisso al suolo – Titolo edilizio autorizzatorio – Necessità
- Eventuale natura pertinenziale - Irrilevanza
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2. Edilizia ed urbanistica – Natura precaria
dell’opera edilizia realizzabile sine titulo - Non dipende
dai materiali utilizzati o dal suo ancoraggio al suolo –
Si desume dall’uso a cui l’opera è destinata - Cuccia del
cane di due metri di altezza destinata a dare un’utilità
prolungata nel tempo – Non è precaria – Ordine di demolizione
- legittimità
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1. Un manufatto stabilmente infisso al suolo
(nella fattispecie una tettoia) necessita di titolo edilizio
poiché è il risultato di un’attività che comporta trasformazione
edilizia e urbanistica. Né la eventuale natura pertinenziale
può esonerarlo dal titolo perché occupa comunque un’area
diversa rispetto alla res principalis
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2. La precarietà di un’opera edilizia non
dipende dai materiali utilizzati o dal suo ancoraggio al
suolo, bensì dall’uso a cui è destinato, cosicché una struttura
destinata a dare un’utilità prolungata nel tempo non può
considerarsi precaria e realizzabile senza titolo. Peraltro
appare singolare che il “canile” in oggetto abbia una altezza
di oltre 2 metri, del tutto improbabile rispetto alla sua
destinazione a ricovero di un cane. Ne consegue, in assenza
di titolo edilizio, la legittimità dell’ordine di demolizione
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REPUBBLICA ITALIANA
In nome del Popolo Italiano
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IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE
PER LA TOSCANA
- III^SEZIONE-
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ha pronunciato la seguente:
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SENTENZA
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sul ricorso n. 644/1996 proposto
da TOCI BRUNELLA, rappresentata e difesa dall'avv.
Massimo Morettoni con domicilio eletto presso la Segreteria
Generale di questo T.A.R. in Firenze, Via Ricasoli n. 40;
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contro
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- IL COMUNE DI MONTECARLO, in persona
del Sindaco pro tempore, non costituitosi in giudizio;
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PER L‘ANNULLAMENTO
dell'ordinanza n. 9391/1995 recante demolizione di tettoia
e manufatto uso canile, ai sensi dell'art. 7 l. n. 47/1985;
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Visto il ricorso e la relativa documentazione;
Visti gli atti tutti della causa;
Udito, alla pubblica udienza del 17 marzo 2005, - relatore
il Consigliere Marcella Colombati -, nessuno comparso per
le parti;
Ritenuto e considerato in fatto ed in diritto quanto segue:
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FATTO e DIRITTO
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Con ricorso notificato il 18.1.1996, la sig.ra
Brunella Toci ha chiesto l’annullamento dell’ordinanza del
Sindaco del Comune di Montecarlo (LU) n. 9391/95 del 21.11.1995
con il quale è stata disposta la demolizione: a) di una
tettoia ad uso autorimessa e riparo piante, costituita da
struttura metallica infissa al suolo con plinti in calcestruzzo
e con copertura di plastica e canniccio, di circa 26 mq.
e ml. 2,10 di altezza; b) di un manufatto destinato a canile
costituito da struttura metallica non infissa al suolo e
con manto di copertura in lamiera, di mq. 7,6 e di ml. 2,10
di altezza; entrambi abusivi in quanto realizzati “in assenza
di concessione edilizia” e siti in zona con destinazione
residenziale di saturazione B.1.2.
Questi i motivi: 1) violazione e falsa applicazione di legge
ed eccesso di potere per sviamento: entrambi i manufatti
non abbisognano di concessione edilizia; il primo è una
pertinenza dell’abitazione; il secondo è di minime dimensioni
e non può essere ritenuto una costruzione; 2) violazione
e falsa applicazione di legge, omessa comunicazione dell’avvio
del procedimento; 3) violazione e falsa applicazione di
legge, omessa motivazione in particolare sull’interesse
pubblico a demolire; 4) carenza di legittimazione passiva
perché i manufatti in contestazione sono in comproprietà
col proprio marito, al quale l’atto non è stato notificato.
Con ordinanza n. 323 del 1996 è stata accolta l’istanza
cautelare.
Non si è costituito in giudizio il Comune intimato.
All’udienza del 17 marzo 2005 la causa è passata in decisione.
Nessuno comparso in udienza, il Collegio ignora se sia stata
presentata, successivamente al provvedimento impugnato,
istanza di sanatoria nonché l’esito della stessa.
In ogni caso le censure sono tutte infondate.
Quanto al primo manufatto (tettoia), è sufficiente ricordare
la prevalente giurisprudenza secondo cui un manufatto stabilmente
infisso al suolo necessita di titolo edilizio poiché è il
risultato di un’attività che comporta trasformazione edilizia
e urbanistica (ex plurimis: Cons. di Stato, n. 1441/2001)
né la eventuale natura pertinenziale può esonerarlo dal
titolo perché occupa comunque un’area diversa rispetto alla
res principalis (Tar Toscana, III, n. 1841/2000; Tar Bologna
. 238/2003).
Quanto al secondo manufatto (canile), sebbene risulterebbe
non infisso al suolo, è singolare che la sua altezza sia
di oltre 2 metri, del tutto improbabile rispetto alla sua
destinazione a ricovero di un cane. Inoltre la precarietà
di un’opera edilizia non dipende dai materiali utilizzati
o dal suo ancoraggio al suolo, bensì dall’uso a cui è destinato,
cosicché una struttura destinata a dare un’utilità prolungata
nel tempo non può considerarsi precaria e realizzabile senza
titolo (Tar Bologna n. 238/2003). Anche per l’asserito canile,
pertanto, si giustifica la demolizione.
Quanto alla omessa previa comunicazione dell’avvio del procedimento,
è giurisprudenza costante di questa Sezione che le disposizioni
di tipo garantistico di cui agli artt. 7 e seg. della legge
n. 241/90 non trovano applicazione in materia di abusi edilizi.
Il provvedimento impugnato appare sorretto da idonea, seppur
succinta motivazione, ove si consideri che di fronte ad
un abuso edilizio, che ha carattere per sua natura permanente,
la p.a. non può che procedere nel modo in concreto seguito,
essendo la sua attività vincolata all’osservanza della legge;
né la ricorrente ha fornito elementi probatori circa una
diversa determinazione che il Comune avrebbe dovuto assumere.
E’ noto che l’ordinanza di demolizione non deve essere sorretta
da una specifica motivazione circa la sussistenza dell’interesse
pubblico a disporre la sanzione, in quanto non può ammettersi
nessun legittimo affidamento alla conservazione di una situazione
di fatto abusiva che il tempo non può aver legittimato (Tar
Toscana, III, n. 1816/2001). Infine non è illegittimo l’ordine
di demolizione dei manufatti abusivi notificato ad uno solo
dei comproprietari, e cioè alla ricorrente, spettando solo
ai comproprietari non notificati di far valere l’omesso
adempimento (Tar Napoli, n. 3495/2002).
In conclusione, per l’infondatezza di tutti i motivi, il
ricorso non può essere accolto. Nulla sulle spese,
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P. Q. M.
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Il Tribunale amministrativo regionale della
Toscana, sezione Terza, definitivamente pronunciando, rigetta
il ricorso in epigrafe; nulla sulle spese.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità
amministrativa.
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Così deciso in Firenze, il 17 marzo 2005,
dal Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana, in
Camera di Consiglio, con l’intervento dei signori:
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Dott. Eugenio LAZZERI - Presidente
Dott. Marcella COLOMBATI - Consigliere, est.
Avv. Rita CERIONI - Consigliere
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DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 13 aprile 2005
Firenze, lì 13 aprile 2005
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